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Locri (RC). Visite guidate, scavi archeologici, incontri, GEA: ecco il ricco programma di eventi nel mese di giugno al museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri

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La sede del museo Archeologico nazionale di Locri (foto drm-calabria)

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Gli studenti delle classi III e IV D dell’indirizzo Turismo dell’Istituto “G. Marconi” di Siderno, qui con la professoressa Margherita Milanesio, saranno guide d’eccezione alla scoperta del parco archeologico di Locri (foto drm-calabria)

Si prospetta intenso il mese di giugno 2024 al parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri che oltre alla consueta visita agli scavi archeologici, al complesso museale del Casino Macrì e al museo del territorio di Palazzo Nieddu proporrà per tutto il mese una serie di attività diversificate, per abbracciare target di pubblici differenti e coinvolgere visitatori con interessi diversi. Si parte con l’offerta di un servizio che si ripete annualmente: dall’11 al 15 giugno 2024, dalle 9 alle 14, gli studenti delle classi III e IV D dell’indirizzo Turismo dell’istituto “G. Marconi” di Siderno saranno guide d’eccezione alla scoperta del parco archeologico. L’iniziativa è svolta nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PTCO) e della Convenzione che il Museo di Locri ha attivato già da qualche anno con l’istituto. La visita guidata è gratuita, ferma restando l’ordinaria bigliettazione di ingresso.

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Missione archeologica dell’università di Torino a Locri: la campagna 2023 (foto drm-calabria)

Dal 13 giugno al 28 luglio 2024 avrà luogo l’annuale missione archeologica dell’università di Torino, guidata dai professori Diego Elia e Valeria Meirano che, insieme a studenti, dottorandi e studiosi, porteranno avanti attività di ricerca in collaborazione con la direzione del Parco.

locri-epizefiri_parco_gea-2024_locandinaIl 15 e 16 giugno 2024 ricorrono invece le “Giornate Europee dell’Archeologia”, evento continentale che vuole avvicinare il pubblico alla ricerca scientifica e nella scoperta del patrimonio archeologico europeo. Due gli appuntamenti in programma. Nel pomeriggio del 15 giugno, dalle ore 17, il laboratorio per bambini “Archeologi per un giorno” in cui i partecipanti saranno coinvolti nella simulazione di uno scavo archeologico. L’attività è rivolta a bambini dagli 8 ai 12 anni, è gratuita e la prenotazione è obbligatoria. Il 16 giugno, dalle 9 alle 19.30, l’offerta del parco archeologico si arricchirà con l’apertura straordinaria del Teatro Greco Romano in contrada Pirèttina, nel Comune di Portigliola, con ingresso gratuito.

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Al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri la direttrice Elena Trunfio, il direttore generale Musei Massimo Osanna, e il direttore regionale Musei Filippo Demma (foto drm-calabria)

Il 21 giugno 2024, l’atteso evento dal titolo “Il Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Per una nuova visione di futuro” che avrà lo scopo di illustrare alla comunità il progetto di riqualificazione dell’intera area archeologica che si appresta a cambiare completamente volto. Dalle 17.30 al museo Archeologico, il gruppo di progettazione, presieduto dal direttore della direzione regionale Musei Calabria Filippo Demma e dalla direttrice di Locri Epizefiri Elena Trunfio, illustrerà nel dettaglio gli interventi previsti nel primo lotto del progetto, che porterà al miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva del Parco.

locri-epizefiri_archeologico_un-caffè-storicamente-corretto_i-giovedì-del-circolo_giugno-24_locandinaLa programmazione del mese si chiuderà giovedì 27 giugno 2024, dalle 17.30, con il consueto appuntamento con “Un caffè…storicamente corretto – I giovedì del Circolo di Studi Storici Le Calabrie al museo Archeologico di Locri”. Nel primo degli appuntamenti estivi, Bianca Stranieri dell’università della Campania “L. Vanvitelli” relazionerà sul tema “Un fil di seta tra la Calabria e Napoli”.

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Cédric Gobeil, curatore del museo, su “News from the Place of Truth. Some further considerations and thoughts about Deir el-Medina”. In presenza e on line

torino_egizio_conferenza-news-from-the-place-of-truth-some-further-considerations-and-thoughts-about-deir-el-medina_gobeil_locandinaIl lavoro svolto a Deir el-Medina, così come gli studi condotti sugli artefatti provenienti dal sito, continuano a portare a nuove scoperte. Martedì 14 maggio 2024, alle 18, appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino con la conferenza “News from the Place of Truth. Some further considerations and thoughts about Deir el-Medina” di Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio. Conferenza in lingua inglese, ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.co.uk/…/some-further…. Live streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Data l’impossibilità di dettagliarle tutte in una singola conferenza, le novità provenienti dal “Luogo della Verità” si focalizzeranno su tre argomenti principali attualmente in fase di studio da parte del museo Egizio. Inizieremo con un aggiornamento dall’ultima missione sul campo condotta nella tomba del custode Khawy (TT 214), per poi proseguire con una rivalutazione di una delle cappelle votive, con l’uso di nuove tecnologie, metodologia che costituisce anche un elemento centrale dell’ultimo argomento che farà luce su una promettente scoperta dalla collezione del nostro museo.

Cédric Gobeil, curatore del Museo dal 2019, è un egittologo specializzato in archeologia della vita quotidiana e cultura materiale del Nuovo Regno, con un focus primario su Deir el-Medina, argomenti per i quali sta portando avanti un lavoro sul campo in Egitto e Sudan. Dopo aver conseguito il dottorato in Francia (presso l’Université Paris IV-Sorbonne), ha lavorato in Egitto per l’Institut français d’archéologie orientale du Caire e nel Regno Unito per l’Egypt Exploration Society. Oltre all’attività curatoriale è anche professore a contratto presso il Dipartimento di Storia dell’Université du Québec à Montréal e ricercatore associato presso l’Unità di ricerca HiSoMA di Lione (CNRS).

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Andreas Dorn (Uppsala University) in “The stories of the oldest geological map of mankind: the Turin gold mine papyrus”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-the-stories-of-the-oldest-geological-map-of-mankind-the-turin-gold-mine-papyrus_andreas-dorn_locandinaIl Papiro delle Miniere di Torino è considerato la mappa geologica più antica dell’umanità. Da un punto di vista di marketing, il nome “Papiro delle Miniere”, attribuito alla mappa più di cento anni fa, fu la scelta migliore, ma ignora completamente l’azione principale documentata: il trasporto della pietra di Bekhen, uno scisto grigio scuro/grovacca usato per la produzione di statue, avvenuto nella metà della XX dinastia (Nuovo Regno, intorno al 1150 a.C.). Giovedì 2 maggio 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio, ne parla Andreas Dorn (Uppsala University, Svezia) nella conferenza “The stories of the oldest geological map of mankind: the Turin gold mine papyrus”, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Introduce Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio di Torino. L’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/the-stories-of-the-oldest…. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La mappa sul recto del Papiro delle Miniere mostra una sezione del Wadi Hammamat, una valle desertica che collega la Valle del Nilo con il Mar Rosso. Le didascalie, ben scritte e facili da leggere, sono state riprodotte e descritte in centinaia di pubblicazioni accademiche e divulgative di cartografia, geologia ed egittologia. L’opposto è accaduto con il verso del Papiro, che contiene più di dieci testi diversi, tra cui una lettera al re, diversi inni e preghiere, la consegna di grano, note amministrative sulla raccolta di scalpelli di rame da parte dell’amministrazione centrale e diversi disegni non correlati, tra cui uno di un coccodrillo. Questi testi, le origini del papiro, le cave di Bekhen e le miniere d’oro sono presentati nel loro contesto geografico e storico più ampio, con l’obiettivo di comprendere il papiro come una eccezionale testimonianza della dinamica cultura scrittoria Ramesside.

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L’egittologo Andreas Dorn (Uppsala University)

Andreas Dorn è professore all’università di Uppsala dal 2018. Ha lavorato a Gottinga, Liegi, Bonn e Friburgo. Ha completato i suoi studi a Basilea con la laurea magistrale su scatole e scrigni utilizzati nelle feste processionali alla fine dell’Antico Regno e una tesi sulle capanne degli operai nella Valle dei Re nel Nuovo Regno. Le sue ricerche includono in particolare la storia culturale e sociale dell’antico Egitto con focus su religione, testi letterari e amministrativi, architettura e arte. Le sue ricerche sono strettamente legate a progetti archeologici come lo scavo della tomba dello scriba Amunnacht a Deir el-Medina (Nuovo Regno); la documentazione di centinaia di graffiti nell’Antica Tebe Occidentale (dalla preistoria fino alla tarda antichità); la pubblicazione di etichette di giare dalla “Città Dorata” del tempo di Amenhotep III e lavori ad Elkab.

Torino. Al museo Egizio conferenza di Federica Ugliano, curatore del museo, su “Alle origini di una civiltà millenaria. La collezione predinastica del museo Egizio”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-alle-origini-di-una-civiltà-millenaria-la-collezione-predinastica-del-museo-egizio_ugliano_locandinaTra le molte antichità conservate al museo Egizio di Torino, i reperti che risalgono all’epoca predinastica rappresentano una parte della collezione meno conosciuta, ma estremamente affascinante, frutto degli acquisti sul mercato antiquario e degli scavi della Missione Archeologica Italiana agli inizi del Novecento. Ne parla Federica Ugliano, curatore del museo Egizio, nella conferenza “Alle origini di una civiltà millenaria. La collezione predinastica del museo Egizio”. Appuntamento martedì 23 aprile 2024, alle 18, in sala Conferenze. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/alle-origini-di-una-civilta… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Prima che fosse introdotta la scrittura, prima dei faraoni e prima delle piramidi come si viveva in Egitto? Attraverso la storia della formazione della collezione, saranno gli oggetti stessi a raccontarci le origini di questa civiltà millenaria.

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L’egittologa Federica Ugliano, curatore del museo Egizio di Torino

Federica Ugliano ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi umanistici (Scienze dei Beni culturali) all’università di Trento, con una tesi dedicata allo studio della collezione predinastica del museo Egizio, di cui ha curato anche il riallestimento. Ha partecipato a diversi scavi in Italia e in Egitto (Luxor, Abido e Eliopoli). Tra i suoi interessi rientrano la cultura materiale del periodo predinastico, la storia della ricerca archeologica agli inizi del XX secolo e lo studio degli archivi egittologici.

Torino. Al museo Egizio l’egittologa Jade Bajeot (Polska Akademia Nauk Varsavia) in “Oltre la forma: tradizioni artigianali e società predinastica”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-oltre-la-forma-tradizioni-artigianali-e-società-predinastica_locandinaUno degli approcci più innovativi e promettenti per lo studio dei reperti ceramici è quello tecnologico, che si propone di ricostruire tutte le fasi della lavorazione dei vasi, con l’obiettivo di indagare l’identità dei ceramisti e di conseguenza l’organizzazione sociale dei gruppi umani. Le tradizioni tecniche vengono infatti tramandate di generazione in generazione e la loro identificazione nel contesto dell’Egitto predinastico permette di approfondire la nostra conoscenza dei gruppi che abitavano il Delta e la Valle del Nilo e di seguirne le evoluzioni e le interazioni nel tempo, fino alla formazione dello Stato faraonico. Giovedì 18 aprile 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio, ne parla Jade Bajeot (Polska Akademia Nauk Varsavia) nella conferenza “Oltre la forma: tradizioni artigianali e società predinastica”, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Introduce la curatrice Federica Ugliano. L’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/oltre-la-forma-tradizioni…. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Nel corso di questa presentazione delineeremo i tratti generali delle società predinastiche e vedremo quali nuove informazioni sono state ottenute grazie allo studio tecnologico, come ad esempio, quelle sulla possibile presenza di gruppi seminomadi presenti ai margini del Delta occidentale e finora mai documentati.

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L’egittologa Jade Bajeot a tell el-Iswid

Dopo la laurea magistrale in Egittologia, Jade Bajeot ha conseguito un dottorato di Ricerca in Archeologia alla Sapienza università di Roma, con una tesi dedicata agli scavi italiani del sito predinastico di Maadi, fino a quel momento inediti. Ha partecipato a diversi scavi in Italia, Turchia ed Egitto e a partire dal 2017 si specializza nello studio tecnologico della ceramica che applica al materiale di vari siti (Tell el-Iswid, Tell el-Samara, Tell el-Fara’in/Buto e Aswan). Nel 2022, con il progetto TECHNOPREGYPT – Ceramic technology and the socio-political environment of Predynastic Egypt, ottiene un contratto post-dottorale Polonez-Bis 1 presso l’istituto IKSIO PAN di Varsavia.

Torino. Al museo Egizio conferenza del curatore Tommaso Montonati su “Un direttore dimenticato? La figura di Giulio Farina attraverso gli scavi d’archivio”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_un-direttore-dimenticato_la-figura-di-giulio-farina_locandinaGiulio Farina è stato direttore del museo Egizio di Torino dal 1928 al 1946, e la sua direzione attraversa un periodo storico delicato, che si conclude con il secondo conflitto mondiale. Ne parla Tommaso Montonati, curatore del museo Egizio, nella conferenza “Un direttore dimenticato? La figura di Giulio Farina attraverso gli scavi d’archivio”. Appuntamento martedì 9 aprile 2024, alle 18, in sala Conferenze. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/un-direttore-dimenticato… Live streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Giulio Farina succede a Ernesto Schiaparelli, uno dei direttori che più hanno contribuito alla crescita del Museo. Questa conferenza vuole delineare la figura e lo “spirito” di questo egittologo, capace di riportare il Museo a scavare in Egitto pur con numerose difficoltà, oltre che tratteggiare il suo lavoro nella riorganizzazione degli spazi museali e nel restauro di reperti. Lo scoppio della guerra lo vedrà in prima linea per la protezione delle antichità, nonostante la malattia lo conduca inesorabilmente verso la morte, avvenuta il 23 dicembre 1947.

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L’egittologo Tommaso Montonati (foto museo egizio)

Tommaso Montonati è egittologo addetto all’archivio storico del Museo. La sua attività principale consiste nel coordinamento nell’ambito dei progetti di digitalizzazione e studio degli archivi fotografici e storici del Museo, per la creazione di un database centrale. I suoi interessi sono rivolti alla nascita e allo sviluppo della missione archeologica italiana in Egitto, allo studio di strutture e antichità di Medio Regno provenienti dai siti provinciali scavati da Schiaparelli, soprattutto Qau el-Kebir, e alla storia del Museo.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Dimitri Laboury (università di Liegi) in “Who were the 18th-dynasty painters of Theban Tombs?”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-who-were-the-18th-dynasty-painters-of-theban-tombs_dimitri-laboury_locandinaIl museo Egizio di Torino è oggi famoso in tutto il mondo per la sua eccezionale collezione di reperti provenienti dal sito di Deir el-Medina, insediamento degli artisti e degli artigiani che realizzarono le tombe reali nella Valle dei Re durante il Nuovo Regno (ca. 1550-1080 a.C.). A causa della contiguità del loro insediamento coevo alla necropoli dell’élite tebana, spesso si è ipotizzato che questi dipendenti reali fossero anche responsabili della decorazione di tali tombe private altamente lodate. Mettendo in discussione questa ipotesi, la conferenza mira ad affrontare la questione dell’identità dei pittori di queste tombe durante la XVIII dinastia. Giovedì 4 aprile 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio, ne parla Dimitri Laboury (università di Liegi) nella conferenza “Who were the 18th-dynasty painters of Theban Tombs?”, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. l’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/who-were-the-18th-dinasty…. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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L’egittologo Dimitri Laboury (università di Liegi)

Formatosi come storico dell’arte oltre che come egittologo, Dimitri Laboury si è specializzato nello studio della storia dell’arte dell’antico Egitto. È professore di storia dell’arte e archeologia dell’antico Egitto presso l’università di Liegi, in Belgio, dove insegna anche storia dell’antico Egitto e storia delle religioni egiziane. Grazie a una sovvenzione per incentivi alla ricerca del F.R.S.-FNRS, il suo principale progetto di ricerca attuale è dedicato allo studio dei pittori e delle pratiche pittoriche nella necropoli tebana e, più ampiamente, degli artisti nella società dell’antico Egitto.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Pascal Vernus parla di “Egyptian hieroglyphs and the issue of figurativity in the most ancient scripts”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-egyptian-hieroglyphs-and-issue-of-figurativity-in-the-most-ancient-script_locandinaLa caratteristica più sorprendente dei geroglifici dell’antico Egitto è che si tratta di rappresentazioni figurative che possono essere più o meno identificate, anche da chi è completamente estraneo alla civiltà egiziana. Per designare questa caratteristica, il termine “iconicità”, comunemente usato, appare troppo generico e sarebbe preferibile l’uso del termine “figuratività” derivato dalla Storia dell’Arte (cfr. “arti figurative”). Se ne parla giovedì 21 marzo 2024, alle 18, al museo Egitto di Torino nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, con un incontro a cura di Pascal Vernus su “Egyptian hieroglyphs and the issue of figurativity in the most ancient scripts”. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo e l’ingresso è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/egyptian-hieroglyphs-and…. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La figuratività non è limitata agli antichi geroglifici egiziani, era originariamente presente anche nei più antichi sistemi di scrittura provenienti dalla Cina, dalla Valle degli Indi, da Elam, dalla Mesopotamia, dall’impero ittita, da Creta e dal Mesoamerica. La figuratività originale della scrittura è soggetta a evoluzione e può svanire nel tempo; una bella illustrazione è fornita dal nostro alfabeto latino. Molte lettere risalgono ai geroglifici egiziani attraverso gli alfabeti proto-sinaitico, fenicio ed ebraico, per esempio, la lettera “a” trae la sua origine in un geroglifico egiziano completamente figurativo a forma di testa di bue.

Pascal Vernus, “agrégé de lettres classiques”, “Docteur d’État” dalla Sorbona, è stato membro scientifico dell’Institut Français d’Archéologie du Caire (1973-1976). È stato nominato Professore («Directeur d’études») presso l’École Pratique des Hautes Études, IVe Sezione, alla Cattedra “Egittologia” nel 1976, fino al suo pensionamento diventando “Professore emerito”. Ha tenuto lezioni presso l’Università Ain Shams al Cairo, presso l’Università di Yale (USA), presso la Nova Universitad (Lisbona), presso l’Autonoma Universitad (Barcellona). È stato membro scientifico della Spedizione Archeologica Spagnola ad Heracleopoli. Ha pubblicato circa duecento contributi riguardanti la storia, la religione, la letteratura, la lingua e la scrittura degli antichi Egizi. Alcune delle sue pubblicazioni includono: Dictionnaire des Pharaons; Affaires et scandales sous les Ramsès; Chants d’amour de l’Égypte antique; Sagesses de l’Égypte pharaonique; Dictionnaire amoureux de l’Égypte pharaonique; Le bestiaire des pharaons (in collaborazione con J. Yoyotte).

Torino. Al museo Egizio l’egittologa Leire Olabarria (University of Birmingham) in “Making memories in Middle Kingdom Egypt”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-making-memories-in-middle-kingdom-egypt_leire-olabarria_locandinaSpesso considerati testimoni materiali di un desiderio di commemorazione, i reperti epigrafici devono essere considerati all’interno di una più ampia rete di relazioni che include le persone che li hanno posseduti e fatti, il contesto ambientale e paesaggistico e altri oggetti. Giovedì 22 febbraio 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, ne parla Leire Olabarria (University of Birmingham) nella conferenza “Making memories in Middle Kingdom Egypt” (Creare ricordi nel Medio Regno d’Egitto), nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. l’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: https://www.eventbrite.co.uk/…/making-memories-in… Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. L’Egitto, spesso definito come una cultura della monumentalità, fornisce un esempio significativo per esplorare questa dimensione materiale della memoria. In questa conferenza Leire Olabarria prenderà Abydos nel Medio Regno come caso studio per esplorare il potenziale dei reperti iscritti per creare, favorire e tramandare memoria. Un repertorio di tecniche potrebbe essere utilizzato per suscitare il ricordo in questo contesto, e la relatrice si concentrerà su idee di incarnazione per caratterizzare la memoria come una pratica esecutiva.

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L’egittologa Leire Olabarria (University of Birmingham)

Leire Olabarria ha un dottorato in Egittologia all’università di Oxford. Attualmente è docente di Egittologia all’università di Birmingham, dove ricopre anche il ruolo di coordinatrice accademica della Collezione Eton Myers. Le sue principali aree di ricerca includono parentela e matrimonio, paesaggi rituali, monumentalità, memoria, archeologia funeraria del Medio Regno e costruzione della conoscenza egittologica. È interessata anche alle ricezioni dell’antico Egitto nella cultura popolare, avendo pubblicato su argomenti come musica heavy metal e letteratura controfattuale.

Albenga (Sv). Al museo Navale romano incontro di studio “Archeologia Subacquea. Fra antichi relitti e nuove ricerche”, organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione Ingauna con Federico Lambiti ed Emilia De Palo

albenga_museo-navale-romano_incontro-di-studio-archeologia-subacquea-tra-antichi-relitti-e-nuove-ricerche-locandinaSabato 20 gennaio 2024, alle 16, incontro di studio “Archeologia Subacquea. Fra antichi relitti e nuove ricerche”, organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione Ingauna. Appuntamento a Palazzo Peloso Cepolla, museo Navale romano, sala del Camino, in piazza S. Michele 12 ad Albenga (Sv). Introduce e modera l’archeologa Daniela Gandolfi dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Museo Clarence Bicknell. Quindi la presentazione di nuovi studi. L’archeologo Federico Lambiti parlerà del relitto A di Bergeggi, il relitto del transatlantico SS Transylvania, una lussuosa nave passeggeri sequestrata dalla Royal Navy per il trasporto truppe, colpito dai siluri di un sottomarino tedesco durante la Prima Guerra mondiale, e affondato al largo dell’isola di Bergeggi, davanti alla spiaggia degli Inglesi, tra le acque cristalline dell’incontaminata baia di Punta Prodani, nella Riviera di Ponente (Sv), e ritrovato a 630 metri di profondità il 6 ottobre 2011 dal Centro Carabinieri Subacquei di Genova Voltri in collaborazione con Gay Marine di Lomazzo (Co),  ditta specializzata nella progettazione e produzione di veicoli subacquei ad alta tecnologia. Segue l’intervento dell’archeologa ingauna Emilia De Palo su “Il relitto della Pria Pula a Genova Pegli”, una nave romana tardorepubblicana rinvenuto da due ragazzi nell’estate del 1952 a 5 metri di profondità nel mare di Pegli (Ge), proprio di fronte al museo di Archeologia ligure, con un carico composto da anfore da vino di origine italica e piatti a vernice nera trovati ancora impilati, recuperato sotto la direzione di Nino Lamboglia, l’archeologo ligure che per primo sviluppò l’archeologia sottomarina. Il tema proposto è sviluppato anche nella sua tesi di laurea in Archeologia Classica “Il Relitto tardorepubblicano della Pria Pula di Genova Pegli. Una rilettura dei dati archeologici” conseguita da Emilia De Palo alla fine del Corso di Laurea Magistrale in Archeologia e Storia antica dell’università di Torino, e per la quale alla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum a novembre 2023 ha ricevuto la Targa alla memoria di Claudio Mocchegiani Carpano, un riconoscimento riservato agli studenti universitari che hanno svolto, tra il 2021 e il 2023, la migliore tesi di laurea sull’archeologia subacquea: ricerca, scavo, restauro, studio, storia, metodologie, tutela, valorizzazione e turismo archeologico subacqueo.