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Torino. Al museo Egizio la conferenza “The 99%: life and death of commoners in Ancient Egypt” Richard Bussmann (University of Cologne), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

L’antico Egitto è noto soprattutto per i suoi monumenti, le opere d’arte raffinate e il ricco patrimonio testuale. Sebbene queste fonti restino fondamentali per comprendere la società egizia, un numero crescente di egittologi sensibili agli aspetti sociali critica il punto di vista elitario della documentazione conservata e, di conseguenza, le rappresentazioni dell’Egitto antico basate su di essa. Gli sviluppi più recenti della disciplina dimostrano un crescente interesse nel tradurre queste critiche in approcci alternativi allo studio dell’Egitto. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 1° luglio 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “The 99%: life and death of commoners in Ancient Egypt” Richard Bussmann (Institute of African Studies and Egyptology, University of Cologne). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.co.uk/e/1433056363159…. L’intervento sarà in inglese con traduzione simultanea in sala. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La conferenza di Richard Bussmann esplora le possibilità di indagare quel 99% della popolazione che fu esclusa dall’accesso ai saperi e agli oggetti di prestigio. In dialogo con gli studi subalterni, si sostiene che idee e pratiche possano variare all’interno della società, ma non si distribuiscono secondo gruppi sociali nettamente distinti. Il punto di partenza per questa riflessione più ampia è rappresentato dal materiale proveniente dagli scavi a Zawyet Sultan, nell’Egitto Medio.

L’egittologo Richard Bussmann (università di Cologna)

Richard Bussmann ha studiato Egittologia, Assiriologia e Teologia alle università di Heidelberg, Berlino e Gottinga, conseguendo il dottorato nel 2007 alla Freie Universität di Berlino. Dal 2010 al 2016 è stato docente di Egittologia e Archeologia egizia allo University College London. Dal 2016 è professore ordinario di Egittologia all’università di Colonia. Bussmann è co-direttore della missione archeologica a Zawyet Sultan, nell’Egitto Medio. È presidente del Verband der Ägyptologie e segretario generale della International Association of Egyptologists. I suoi interessi di ricerca comprendono l’archeologia e la società dell’antico Egitto, gli approcci comparativi alle società complesse delle origini, l’urbanizzazione nell’Africa nord-orientale e la teoria archeologica. Il suo recente libro The Archaeology of Pharaonic Egypt: Society and Culture 2700 to 1700 BC (2023) offre una sintesi teoricamente informata dell’Antico e del Medio Regno.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Sixteen Years of the University of Jaén in Qubbet el-Hawa: Major Results” con Alejandro Jimenez-Serrano (University of Jaén), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Nel 2008, l’Università di Jaén ha ripreso gli scavi archeologici a Qubbet el-Hawa. Gli obiettivi principali del nuovo progetto di ricerca erano la costituzione di un team interdisciplinare e lo studio di un gruppo specifico di tombe ancora mai state scavate o solo parzialmente esplorate: i complessi funerari della XII dinastia nella necropoli, dove veniva sepolta l’élite di Elefantina. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 17 giugno 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Sixteen Years of the University of Jaén in Qubbet el-Hawa: Major Results” con Alejandro Jimenez-Serrano (University of Jaén). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/sixteen-years-of-the…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. L’incontro è in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. In sedici stagioni di scavo, l’Università di Jaén ha concentrato i propri sforzi sul versante sud-orientale della collina, in particolare sulla tomba QH33, dove è stato individuato il luogo di sepoltura di due governatori della tarda XII dinastia. Sono stati inoltre scavati QH34, così come gli appartamenti funerari di Sarenput II nelle tombe QH31 e QH32. Sul lato nord della collina è stata sgomberata la tomba QH35p ed è in corso il completamento dello scavo dei pozzi funerari di Sarenput I. Durante questi scavi nell’area sud-orientale di Qubbet el-Hawa, sono state scoperte diverse nuove tombe, molte delle quali ancora intatte. Questi ritrovamenti ci hanno permesso di approfondire la comprensione dell’organizzazione della necropoli durante la XII dinastia e di identificare alcune usanze funerarie potenzialmente locali riscontrabili in queste sepolture.

L’egittologo Alejandro Jiménez-Serrano (università di Jaén)

Alejandro Jiménez-Serrano è professore di Egittologia e Archeologia del Vicino Oriente Antico all’università di Jaén. Ha conseguito la specializzazione in Archeologia all’università di Jaén e quella in Egittologia all’University College London (UCL). Dal 2008, dirige un progetto interdisciplinare nella necropoli di Qubbet el-Hawa (Assuan, Egitto). Gli obiettivi principali di questo progetto sono stati lo scavo delle tombe della XII dinastia presenti in questa necropoli, alcune delle quali non erano mai state scavate o solo parzialmente esplorate. I risultati di queste ricerche sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche e in monografie, come “Results of the 2019 Research Season at Qubbet el-Hawa” (curato insieme ad altri autori, UJA Editorial, 2021). È autore anche di altri libri, tra cui “Descendants of a Lesser God. Regional Power in Old Middle Kingdom Egypt” (AUC Press, 2023), in cui presenta la storia delle regioni più meridionali dell’Egitto e dei territori circostanti durante l’Antico e il Medio Regno.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Un’archeologia della psiche: i sogni e la loro interpretazione nell’Antico Egitto” con Luigi Prada dell’università di Uppsala, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

I sogni sono un fenomeno universale che permea la vita umana, e quella degli Egiziani antichi non faceva eccezione. Dall’Antico Regno sino al Periodo Copto, testimonianze relative alla dimensione onirica e alla vita del subconscio sono registrate in testi di ogni natura, da steli monumentali contenenti decreti regi, a umili documenti di vita quotidiana malamente tracciati su frammenti di ceramica. Se ne parla al museo Egizio di Torino lunedì 16 giugno 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Un’archeologia della psiche: i sogni e la loro interpretazione nell’Antico Egitto” con Luigi Prada dell’università di Uppsala. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/unarcheologia-della-psiche…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. A partire dal Nuovo Regno, gli Egizi iniziarono persino a comporre libri di oniromanzia (ovvero, di interpretazione di sogni), intesi a decifrare messaggi enigmatici e premonizioni che si riteneva fossero contenuti nei sogni stessi. Questa conferenza presenterà i risultati di una vasta ricerca sul mondo dei sogni nell’Antico Egitto, e in particolare introdurrà il pubblico a un gruppo di papiri contenenti libri di oniromanzia tuttora inediti, rivelando aspetti sconosciuti della psiche antico-egiziana.

L’egittologo Luigi Prada dell’università di Uppsala

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano e la pubblicazione di testi inediti. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle Università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, ed è ora Associate Professor in egittologia all’Università di Uppsala e Research Associate presso quella di Oxford. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford e Uppsala ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Fino al maggio di quest’anno, è stato Presidente di ACME, collaborando per anni con Fondazione Museo Egizio.

Padova. A Palazzo Liviano presentazione del libro “L’VIII secolo a.C. in Veneto” di Vanessa Baratella e del libro “Padova 800 a.C.” a cura di Vanessa Baratella e Massimo Vidale

L’VIII secolo a.C. in Veneto e a Padova in particolare lunedì 19 maggio 2025, alle 16.45, al museo di Scienze archeologiche e d’Arte di Palazzo Liviano a Padova, quando – a cura del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova – verranno presentati due libri: “L’VIII secolo a.C. in Veneto. Tipocronologia ed aspetti culturali sulla base delle evidenze funerarie” di Vanessa Baratella (Sap libri), interviene Marco Pacciarelli (università di Napoli “Federico II”); e il libro “Padova 800 a.C. Storia di un laboratorio e dei suoi metallurghi” a cura di Vanessa Baratella e Massimo Vidale (edizioni Antilia), interviene Cristiano Iaia (università di Torino).

Copertina del libro “L’VIII secolo a.C. in Veneto. Tipocronologia ed aspetti culturali sulla base delle evidenze funerarie” di Vanessa Baratella

L’VIII secolo a.C. in Veneto. Tipocronologia ed aspetti culturali sulla base delle evidenze funerarie. L’VIII secolo a.C. rappresenta un momento di cruciale importanza sul piano storico, sociale, politico ed economico per il Veneto preromano: è infatti in questo preciso orizzonte cronologico che i centri veneti sono coinvolti nel cosiddetto fenomeno della protourbanizzazione. Tale fenomeno si manifesta attraverso un processo di selezione e la concentrazione del popolamento in siti di notevoli dimensioni e densamente abitati – come Este, Padova, Gazzo Veronese, Oderzo e Concordia –, nei quali emergono in modo evidente strutture sociali di tipo gentilizio-clientelare. In concomitanza con l’affermazione del modello protourbano si attesta in tutto il Veneto l’adozione di un preciso repertorio di forme e decorazioni, che si discosta in modo evidente da quello tipico delle ultime fasi del Bronzo Finale e che viene definito, per l’appunto, veneto. Gli studi e le ricerche sul Veneto preromano si sono susseguiti sin dalla fine dell’Ottocento e hanno avuto sostanziale continuità fino ai primi vent’anni del Novecento. Dopo una lunga interruzione, dagli anni ’60 del Novecento l’interesse per il tema ha ripreso consistenza, attraverso la pubblicazione di fondamentali studi sulla cronologia relativa e assoluta e l’edizione di importanti contesti, tra i quali i sepolcreti del centro di Este. A seguito dell’ormai imponente mole di dati a disposizione per questo orizzonte, derivanti sia delle ricerche ottocentesche che dagli scavi più recenti, sorge ad oggi l’esigenza di una loro sistematizzazione, attraverso lo studio tipologico e cronologico dei materiali ed il loro inquadramento culturale, ai fini di un’analisi organica ed esaustiva delle occorrenze fino ad oggi note. Questo volume si propone, pertanto, di illustrare i risultati dello studio delle evidenze funerarie edite provenienti dalle necropoli venete e datate, in letteratura, all’VIII secolo a.C.; a questo ampio campione è stata affiancata una selezione di sepolture provenienti dai nuclei di necropoli di Este Fondo Rebato e Fondo Capodaglio ex-Nazari, contesti di fondamentale importanza che, ad oggi, risultano ancora pressoché del tutto inediti. Questo lavoro ha permesso di ottenere la formalizzazione di una tipologia di tutti i materiali (manufatti ceramici e diverse categorie di oggetti in bronzo – armi, ornamenti, vasellame in lamina –) e di proporne un inquadramento cronologico. La ricerca di confronti e parallelismi per i tipi individuati, volta alla definizione delle traiettorie di comunicazione e scambio con le comunità coeve, è stata condotta a medio ed ampio raggio, ovvero sia in contesti italiani – in primis di ambito villanoviano e golasecchiano – sia in quelli centroeuropei ed europei occidentali, nelle aree coinvolte dall’orizzonte di Hallstatt. Infine, l’applicazione del metodo statistico-combinatorio al fine dell’elaborazione di una tabella di associazione ha aperto la strada ad una nuova riflessione sulle potenzialità informative del campione analizzato: alcuni aspetti peculiari del rituale funerario veneto della prima età del Ferro, tra i quali, su tutti, la pratica delle riaperture delle tombe, giocano un ruolo particolarmente rilevante nella possibilità di identificare e definire fasi e sotto fasi dell’orizzonte in esame.

Copertina del libro “Padova 800 a.C. Storia di un laboratorio e dei suoi metallurghi” a cura di Vanessa Baratella e Massino Vidale

Padova 800 a.C. Storia di un laboratorio e dei suoi metallurghi. Questo progetto si è protratto per quasi tre anni (dallo scavo, alle analisi e alla pubblicazione dei risultati), e si è cercato di rispondere a molte domande sull’archeologia di Padova antica: si potevano datare con tecniche radiometriche i primi livelli abitativi di Padova? Dove si fabbricavano le ceramiche usate nei primi tempi della città? I vasi conservavano tracce di quanto gli antichi mangiavano e bevevano? Come erano organizzati il lavoro dei lapicidi e dei metallurghi, e i reticoli commerciali che tali attività sostenevano? La sfida è stata quella di cercare le tracce del sorgere di una intera città con uno scavo dilazionato nel tempo e in assoluto riduzionista, essendo il cuore dei dati incentrato su due metri cubi di deposito archeologico, nel quale erano tuttavia celati un sorprendente insieme di vasi ceramici e resti di installazioni e pratiche metallurgiche. I dati di scavo e lo studio formale dei reperti, sia artificiali sia biologici, sono stati integrati con una nutrita serie di approfondimenti analitici.

Torino. Al museo Egizio (ma eccezionalmente a Palazzo d’Azeglio) la conferenza “Una storia in frammenti: gli scavi italiani a Eliopoli” con Federica Ugliano curatrice del museo Egizio, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Tra i numerosi scavi condotti da Ernesto Schiaparelli, direttore del museo Egizio di Torino e fondatore della MAI (Missione Archeologica Italiana) in Egitto, particolare importanza rivestono quelli effettuati sul sito di Eliopoli. Quattro diverse campagne di scavo – condotte tra il 1903 e il 1906 – hanno portato alla luce le antiche vestigia di uno dei luoghi più sacri per gli antichi Egizi: la mitica “città del Sole”, sede della collina primordiale da cui ebbe origine tutta la creazione. Se ne parla al museo Egizio di Torino giovedì 24 aprile 2025, alle 18.30, eccezionalmente a Palazzo d’Azeglio in via Principe Amedeo 34 a Torino, nell’incontro “Una storia in frammenti: gli scavi italiani a Eliopoli” con Federica Ugliano curatrice del museo Egizio. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.co.uk/…/una-storia-in-frammenti… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Nonostante l’intensa attività archeologica e gli importanti risultati ottenuti, Schiaparelli non riuscì mai a pubblicarne i risultati; la sua documentazione di scavo – taccuini, lettere, mappe, schizzi e lastre fotografiche – è rimasta per molto tempo quasi completamente sconosciuta e inedita. Grazie a una nuova analisi di tutto il materiale di archivio disponibile, al confronto con i risultati ottenuti dagli scavi attualmente in corso sul sito e allo studio dei manufatti conservati presso il Museo Egizio, è possibile per la prima volta ricostruire in maniera completa l’attività di ricerca e gli scavi della MAI ad Eliopoli e definire il contributo italiano alla conoscenza di uno dei principali siti archeologici dell’antico Egitto.

L’egittologa Federica Ugliano (museo egizio)

Federica Ugliano è curatrice della sezione predinastica del museo Egizio. Nel 2016 ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi umanistici (Scienze dei Beni culturali) all’università di Trento, con una tesi dedicata allo studio della collezione predinastica del Museo, di cui ha curato anche il riallestimento del 2015. Negli ultimi anni si è divisa tra attività di ricerca in università e centri di ricerca (università di Pisa e ISPC-CNR) e studio della collezione del museo. Ha partecipato a diversi scavi in Italia e in Egitto (Luxor, Abido e Eliopoli) e tra i suoi interessi rientrano la cultura materiale del periodo predinastico, la storia della ricerca archeologica agli inizi del XX secolo e lo studio degli archivi egittologici.

Parma. All’Auditorium del Complesso monumentale della Pilotta presentazione del libro “Giovanni Bernardo De Rossi. Uno studioso della letteratura ebraica e dei suoi testimoni” a cura di Stefano Cassini

Lunedì 14 aprile 2025, alle 17, all’Auditorium del Complesso monumentale della Pilotta a Parma, presentazione del libro “Giovanni Bernardo De Rossi. Uno studioso della letteratura ebraica e dei suoi testimoni” a cura di Stefano Cassini (Olschki editore), che approfondisce la ricca produzione di Giovanni Bernardo De Rossi, considerato il maggiore ebraista e semitista italiano tra fine XVIII e l’inizio del XIX secolo. Ingresso libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti (max 100). L’evento è organizzato in collaborazione del CRELEB – Centro di Ricerca europeo Libri Editoria Biblioteca dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Programma, Dopo i saluti di Paola Cirani, direttrice della Biblioteca Palatina di Parma, intervengono Chiara Pilocane (università di Torino) e Alberto Salarelli (università di Parma). Modera Edoardo Barbieri (università Cattolica di Milano).

Copertina del libro “Giovanni Bernardo De Rossi. Uno studioso della letteratura ebraica e dei suoi testimoni” a cura di Stefano Cassini

Il libro. Giovanni Bernardo De Rossi (1742-1831), sacerdote piemontese e professore dell’Università di Parma, fu il maggiore ebraista e semitista italiano tra fine XVIII e inizi XIX secolo. Appassionato raccoglitore di manoscritti e antiche edizioni di testi ebraici e non solo, allestì una collezione oggi depositata alla Biblioteca Palatina di Parma, che è tuttora uno dei più importanti fondi mondiali di questo materiale. Con le sue numerose pubblicazioni, De Rossi non si segnalò solo come uno dei primi bibliografi della stampa ebraica, ma anche come studioso attento della letteratura biblica e rabbinica, filologo, traduttore, nonché collaboratore di Giambattista Bodoni nella stampa in caratteri “esotici”.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Corvée e lavoro obbligato nell’Antico Egitto” con Federico Poole curatore del museo Egizio, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Coscrizioni e corvée sono chiamate forzate al lavoro, per un tempo limitato e ragioni eccezionali, che comportano di distogliere le persone dalle proprie occupazioni abituali e nell’antico Egitto, lo Stato e i suoi funzionari potevano imporre lavoro obbligato per un certo periodo di tempo. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 8 aprile 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Corvée e lavoro obbligato nell’Antico Egitto” con Federico Poole curatore del museo Egizio. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/e/corvee-e-lavoro-obbligato-nellantico-egitto-tickets-1301827494079?aff=ebdsoporgprofile&_gl=1*11iaaqi*_up*MQ..*_ga*MTUwNzk1NzAyOS4xNzQzNDM0MDM3*_ga_TQVES5V6SH*MTc0MzQzNDAzNy4xLjAuMTc0MzQzNDAzNy4wLjAuMA… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. In questa conferenza, Federico Poole presenta alcuni casi di chiamata al lavoro obbligata: dal trasporto di una statua di 700 tonnellate ai lavori agricoli. Il tema è molto rilevante e noto agli studi, sebbene siano disponibili ancora pochi dettagli.

L’egittologo Federico Poole, curatore del museo Egizio di Torino

Federico Poole è curatore al museo Egizio dal 2013. È direttore della Rivista del Museo Egizio e della serie di monografie scientifiche “Studi del Museo Egizio”. Ha co-curato le mostre “Il Nilo a Pompei”, “Una statua sonora”, “Un falso autentico: la statua di Neshor” e “Il dono di Thot”, e gli allestimenti della Galleria della Scrittura e della Galleria dei Re. Dal 2020 insegna Antichità egizie all’università di Torino.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Ricette di produzione ceramica: chiavi per ricostruire il passato” con Silvia Amicone dell’università di Tubinga, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

torino_egizio_conferenza-ricette-di-produzione-ceramica_amicone_locandinaLa ceramica è una delle testimonianze più preziose per comprendere la vita quotidiana e le dinamiche sociali delle civiltà antiche. Oltre al loro valore estetico e funzionale, i manufatti ceramici ci offrono informazioni fondamentali sulle competenze tecnologiche e sulle conoscenze artigianali dei popoli del passato. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 1° aprile 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Ricette di produzione ceramica: chiavi per ricostruire il passato” con Silvia Amicone dell’università di Tubinga. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/ricette-di-produzione…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Questo intervento si focalizza su come lo studio interdisciplinare delle ricette di produzione ceramica possa rivelare non solo le tecnologie impiegate, ma anche le reti di scambio, le influenze culturali e le gerarchie sociali che ne hanno determinato lo sviluppo. Attraverso l’analisi scientifica dei materiali, unita a tecniche archeologiche e archeometriche, emergono nuove prospettive sulle interazioni tra tecnologia e società, permettendo di ricostruire non solo i processi produttivi, ma anche le relazioni umane e culturali che caratterizzavano le antiche civiltà.

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L’archeologa Silvia Amicone dell’università di Tubinga

Silvia Amicone è docente presso l’università di Tubinga, dove si occupa dello studio della tecnologia ceramica antica attraverso un approccio interdisciplinare. Dopo aver conseguito un dottorato in archeologia e archeometria, ha collaborato con numerosi istituti di ricerca internazionali, concentrandosi in particolare sulla produzione ceramica nel mondo antico. La sua ricerca unisce l’analisi dei materiali con metodi scientifici e archeologici per comprendere le tecniche e il sapere degli antichi ceramisti. Attraverso i suoi studi, indaga come le pratiche tecnologiche riflettano dinamiche sociali, culturali e commerciali. Ha pubblicato articoli in riviste accademiche internazionali ed è relatrice in numerose conferenze del settore. Oltre alla ricerca, è impegnata nella formazione di giovani studiosi e nello sviluppo di progetti di collaborazione interdisciplinare.

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza “The Mensa Isiaca: a monument to the Christian Faith” di dunque Jean Winand dell’università di Liegi apre il ciclo di incontri di marzo

torino_egizio_conferenze-di-marzo_the-Mensa-Isiaca-a-monument-to-the-Christan-Faith_winand._locandinaCon l’incontro “The Mensa Isiaca: a monument to the Christian Faith” giovedì 6 marzo 2025, alle 18.30, al museo Egizio di Torino al via le conferenze del mese di marzo, a ingresso è libero, con prenotazione su Eventbrite. Disponibile anche lo streaming (in diretta e in differita). Comincia dunque Jean Winand dell’università di Liegi che parlerà della Mensa Isiaca. L’evento si tiene nella Sala Conferenze, a ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/…/the-mensa-isiaca-a-monument… In inglese con traduzione simultanea in sala. Live streaming sulla nostra pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, e con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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La Mensa Isiaca nella prima sala del museo (foto museo egizio)

La scoperta della Mensa Isiaca (o Tabula Bembina) all’inizio del XVI secolo diede nuovo impulso alla frenesia geroglifica nell’Europa occidentale. Questo manufatto, che per due secoli fu ritenuto di estrema antichità, è in realtà un’opera romana del I secolo d.C. che probabilmente aveva un ruolo nel culto di Iside. Tuttavia, gli umanisti erano convinti che potesse fornire la chiave per decifrare i geroglifici. Il padre Athanasius Kircher (1602-1680) attribuì alla Mensa Isiaca un posto di rilievo nei suoi studi. Secondo lui, essa era la prova che gli Egizi avevano conservato una parte significativa della saggezza cristiana trasmessa da Dio ad Adamo. Uno scarabeo con testa umana, situato sul bordo inferiore della Mensa, giocò un ruolo cruciale nella sua ricostruzione della trasmissione della Fede. Curiosamente, questa figura è stata riprodotta in quattro manoscritti arabi del XVII-XVIII secolo del trattato del pseudo-Ibn Wahshiyya sulla scrittura segreta.

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L’egittologo Jean Winand (università di Liegi)

Nato nel 1962, Jean Winand è professore ordinario all’università di Liegi. È stato preside della facoltà di Lettere (2011-2017) e primo vice-rettore dell’università (2018-2022). È vincitore del premio annuale della Reale Accademia del Belgio, del premio quinquennale della Fondazione Universitaria del Belgio e dell’Anneliese Maier Forschungspreis (della Humboldt Stiftung, Germania). È membro della Reale Accademia del Belgio. Nel 2024-2025 sarà professore ospite al Collège de France (Parigi), l’università di Torino e l’università Carlo di Praga. Dal 2021 è titolare di una cattedra UNESCO. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano la scrittura geroglifica, le lingue e la letteratura dell’antico Egitto. Ha pubblicato ampiamente sulle questioni relative al tempo e all’aspetto nella lingua egizia antica, nonché su vari aspetti della sintassi e della semantica lessicale. Si interessa anche alla ricezione della scrittura geroglifica nel Rinascimento e nell’epoca barocca, con un’attenzione particolare alle opere del gesuita Athanasius Kircher. È l’ideatore del progetto Ramses, un corpus ampiamente annotato di tutti i testi in egiziano tardo, fondato nel 2007, che gestisce insieme a Stéphane Polis.

torino_egizio_conferenze-di-marzo_locandinaPROGRAMMA CONFERENZE DI MARZO 2025. Sabato 8 marzo 2025, alle 18, “Dal cuore dell’Iran all’antico Egitto: Pegah Moshir Pour e il ruolo femminile nei millenni” con Pegah Moshir Pour, Federica Facchetti e Cinzia Soddu. Martedì 11 marzo 2025, alle 18.30, “La creazione del confine geopolitico nell’antico Egitto” con Maria Carmela Gatto. Martedì 18 marzo 2025, alle 18.30, “Le tante vite e morti delle statue egizie” con Simon Connor. Martedì 25 marzo 2025, alle 18.30, “I libri della respirazione nei papiri del museo Egizio” con Letizia Loprieno.

Locri (RC). Oltre 20mila visitatori al parco archeologico. La direttrice Elena Trunfio fa il bilancio del 2024: “È stato un anno intenso che ci ha visto impegnati in diverse le linee di azione: e il 2025 porterà la rifunzionalizzazione delle contrade Marasà e Parapezza

Veduta panoramica del teatro greco nel parco archeologico di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)

“Grazie alle oltre 20.500 persone che quest’anno hanno visitato Locri Epizefiri! Chiudiamo l’anno con un +20% di presenze rispetto al 2023 e un bilancio certamente positivo”. La fine e l’inizio di un nuovo anno impongono una riflessione sul lavoro svolto e sulle prospettive future e a Locri Epizefiri, parlando di bilancio, l’esito del 2024 non può che essere positivo. Intanto per numero di presenze: si contano oltre 20.500 visitatori con un aumento di circa il 20% rispetto allo scorso anno, un dato importante per il Parco più grande della Locride e della provincia di Reggio Calabria che, grazie a un’offerta di valorizzazione variegata, è riuscito anche quest’anno ad attrarre diversi target di pubblico, confermandosi uno dei luoghi della cultura più visitati nella Regione. Un successo che passa da importanti collaborazioni e da un approccio gestionale che vede nella partecipazione della comunità la strategia per aumentare il senso di appartenenza e incidere nella crescita del territorio. “È stato un anno intenso che ci ha visto impegnati in diverse le linee di azione: non solo la valorizzazione ma anche i servizi educativi nonché l’impulso fondamentale dato alla ricerca e al miglioramento infrastrutturale del Parco e dei nostri Musei”, spiega la direttrice Elena Trunfio. “Ognuno di questi ambiti è stato portato avanti con importanti collaborazioni che ci hanno permesso di alzare il livello di qualità delle nostre attività oltre che contribuire in maniera più efficace al soddisfacimento dei bisogni del nostro pubblico”. In tema di valorizzazione, anche quest’anno si è offerto un programma variegato costruito insieme agli attori locali, prima di tutto con le Amministrazioni. Oltre all’ormai consueta sinergia con i Comuni di Locri e Portigliola che, ogni anno, forniscono supporto alle attività di valorizzazione del Parco, si è rafforzato il legame con la Regione Calabria: “Vorrei ringraziare i sindaci Fontana e Luglio, nonché l’assessore Bumbaca del Comune di Locri e il vicesindaco di Portigliola Macrì per la presenza costante, siamo un esempio di condivisione virtuosa di intenti e di lavoro di squadra per il raggiungimento di obiettivi comuni”.

locri-epizefiri_parco_aromi-d-italia-2024_locandinaUn ulteriore ringraziamento va alla Regione Calabria, in particolare all’assessorato al Lavoro e al Turismo, con l’assessore Giovanni Calabrese, col quale la direzione del Parco ha stretto rapporti di collaborazione fattiva, mirata alla costituzione di un tavolo di lavoro per la definizione delle strategie utili ad una migliore valorizzazione turistica dell’area e della Regione tutta. Locri Epizefiri ha infatti ospitato diversi progetti di marketing territoriale, anche a carattere nazionale, come ad esempio l’iniziativa “Aromi d’Italia”, promossa dalla Regione Calabria, che ha visto la partecipazione di influencer ed esperti del mondo della gastronomia in un’attività di comunicazione funzionale alla promozione del territorio.

locri-epizefiri_archeologico_un-caffè-storicamente-corretto_logo_locandinaUn altro importante risultato è quello legato ai servizi educativi: i laboratori del Museo dei ragazzi sono ormai un appuntamento mensile che coinvolge ragazzi e bambini di tutte le età alla scoperta della polis e non solo. Oltre 15 laboratori, promossi dal Museo e dalle associazioni che con esso collaborano, per portare avanti la missione di educare le giovani generazioni al patrimonio. Diverse poi le occasioni di approfondimento culturale con visite guidate, in particolare quelle animate dell’Archeoclub Locri, eventi di promozione territoriale, come quelli realizzati con il Gal Terre Locridee ma anche incontri tematici. Particolare successo nel 2024 ha avuto il ciclo di incontri “Un caffè…storicamente corretto” promosso insieme al Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” e curato dalla direttrice Trunfio e dalla presidente del Circolo Marilisa Morrone. “L’iniziativa ha avuto un esito molto positivo, sia in termini di partecipazione che di promozione della ricerca scientifica verso un pubblico non specialista. Devo ringraziare la presidente Morrone e tutti i soci per questa collaborazione talmente tanto proficua che abbiamo scelto di promuovere una seconda edizione nel 2025”, prosegue Trunfio.

L’area archeologica di Centocamere nel parco archeologico di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)
Locri Epizefiri: il team di scavo dell’università di Bologna. Al centro, in piedi, il prof. Vincenzo Baldoni, la direttrice Elena Trunfio, la prof. Elisabetta Govi, e il direttore Filippo Demma (foto drm-calabria)

Ma il 2024 è stato anche l’anno di importanti accordi con Università: oltre all’ormai consolidato rapporto con il dipartimento di Studi storici dell’ateneo di Torino, si è stipulato un’intesa con l’Alma Mater Studiorum di Bologna, in particolare con la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici. Da tale collaborazione è nata una prima campagna di scavi archeologici nelle contrade di Marasà e Parapezza, dirette da Filippo Demma, che hanno permesso di dare alla luce importanti e rilevanti risultati, in particolare per la comprensione dell’area sacra del Thesmophorion. In termini di accordi, degno di nota è certamente il protocollo di intesa stipulato con l’ordine degli Architetti e dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Reggio Calabria, finalizzato alla redazione delle linee guida per la gestione e manutenzione delle componenti verdi del Parco: “Credo che questo genere di accordo sia il primo in Italia tra ministero della Cultura e Ordini professionali. Un rapporto di lavoro in cui credo molto e che ci permetterà di affrontare le tematiche del paesaggio in un’ottica di sperimentazione e formazione”.

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Veduta aerea del Tempio di Marasà nel parco di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)

Tanti dunque i progetti avviati che nel 2025 troveranno piena realizzazione, come ad esempio la rifunzionalizzazione del Parco, nei settori in contrada Parapezza e Marasà che si prospetta innovativo. “Ci aspetta un altro anno impegnativo ma il lavoro non ci spaventa. Abbiamo immaginato un futuro diverso per questo luogo e a piccoli passi stiamo andando avanti in un percorso che permetterà a Locri Epizefiri di raggiungere standard elevati di fruizione. Vorrei ringraziare per questo i dipendenti del Museo e tutti i colleghi della direzione regionale Musei, per il loro costante lavoro, nonché i direttori Demma e Sudano per avere sempre creduto e sposato l’idea di un Parco diverso, prodotto della contemporaneità”, conclude la direttrice Trunfio.