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Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma

Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni

Archeologia in lutto. All’età di 83 anni il 15 settembre 2020 è morto a Roma, dove era nato nel 1937, Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana all’Università di Cagliari e di Perugia, allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli e di Massimo Pallottino. A dare l’annuncio, Massimo Osanna, da poco passato dalla direzione del parco archeologico di Pompei alla direzione generale dei musei del Mibact: “È con profondo dolore e con sentita gratitudine per il grande contributo apportato alla Cultura, che la Direzione Generale dei Musei, a nome di tutto il comparto museale e archeologico, saluta un grande uomo e un grande Maestro, Mario Torelli, oggi venuto a mancare. Da tempo e nell’ultimo periodo stava lavorando, in qualità di curatore, al progetto di una grande mostra su Pompei e Roma, che a breve avrebbe inaugurato nelle sedi di Pompei e del Colosseo, le cui Istituzioni sono oggi dirette da due suoi allievi e dove vi lavorano diversi suoi ex studenti.  Un archeologo dalle importanti scoperte (come Gravisca, porto di Tarquinia) e fondamentali ricerche, grande maestro di intere generazioni di studenti che affascinava e motivava per il suo modo di fare lezione intrecciando arte, artigianato, storia politica, sociale ed economica, e di tanti allievi accompagnati lungo il percorso di prestigiose carriere. Accademico dei Lincei, Premio Balzan, studioso di vastissime conoscenze e di grande capacità critica che gli consentiva di mettere in relazione dati archeologici con fonti letterarie ed epigrafiche secondo un approccio moderno e originale, sempre estremamente rigoroso. Quale professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana ha insegnato in diverse Università italiane e straniere -da ultimo, quest’anno presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli – affrontando i principali ambiti della cultura antica, dal mondo greco a quello etrusco e a quello romano, tracciando un percorso unico nella ricerca archeologica, diventando così un punto di riferimento imprescindibile per generazioni di studiosi delle culture antiche”.

Il prof. Mario Torelli agli scavi di Gradisca (foto da Tusciaweb)

Il catalogo della mostra “Gli Etruschi” a Palazzo Grassi curata da Mario Torelli

Ha diretto gli scavi del santuario etrusco di Minerva e Santa Marinella (1964 – 1966), del santuario etrusco di Porta Cerere di Veio (1966 – 1969), del santuario greco di Gravisca, l’antico porto di Tarquinia (1969 – 1979), del santuario extra-urbano di Afrodite a Paestum (1982 – 1985), del santuario di Demetra e dell’agorà di Heraclea (1985 – 1991) presso Policoro. È stato Visiting Professor presso diverse istituzioni all’estero, tra cui: università del Colorado (1974); università del Michigan (1978); università della California (1979); Scuola Normale Superiore di Parigi (1984); università di Parigi La Sorbona (1985); Collegio di Francia (1986), università di Alberta, Canada (1986); docente a Oxford (1988), università di Bristol (1993). Nel 1982 Torelli diviene membro dell’Insitute for Advanced Study di Princeton (New Jersey) e del Getty Center per la Storia dell’arte e scienze umane a Los Angeles (1990 – 1991). Curatore scientifico del museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, è membro ordinario dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici a Firenze, è stato socio corrispondente del Mitglieder del Deutsches Archäologisches Institut, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia Europea, dell’Accademia nazionale dei Lincei. Ha ricevuto la Laurea honoris causa dalle Università di Tübingen (Germania) e di Jaén (Spagna). Ha curato l’allestimento di numerose mostre archeologiche in Italia e all’estero, tra cui Gli Etruschi a Palazzo Grassi a Venezia (26 novembre 2000 – 1º luglio 2001) e L’Iliade tenutasi a Roma, al Colosseo, nel 2006.

Apre il museo multimediale “Annibale al Trasimeno”: pannelli didascalici, multimediali interattivi, animazioni e video tematici per rivivere la grande battaglia, ricostruita in cinema 4D, che vide la disfatta dell’esercito romano ad opera dei cartaginesi di Annibale

Il manifesto del museo multimediale “Annibale sul Trasimeno” a Tuoro sul Trasimeno

Museo “Annibale al Trasimeno”: sala multimediale

Il 21 giugno 217 a.C. nella zona collinare intorno al lago Trasimeno, che oggi è compresa nel Comune di Tuoro  sul Trasimeno, in provincia di Perugia, si consumò la disfatta dell’esercito romano, comandato da Caio Flaminio, a opera dell’esercito cartaginese di Annibale. A distanza di 2234 anni, il 24 giugno 2017, alle 16, a Palazzo Capra di Tuoro sul Trasimeno, apre il museo “Annibale al Trasimeno”, dove rivive la storia dell’epica battaglia tra i romani e i cartaginesi: gli eventi storici vengono rievocati attraverso 15 pannelli didascalici, tre multimediali interattivi, animazioni e venti video tematici; un percorso di visita che conduce al nucleo centrale dalla narrazione, con i due condottieri a confronto in due videoracconti e alla battaglia, ricostruita in un cinema 4D, con animazioni tridimensionali e una fruizione multisensoriale. Il rinnovato allestimento museale è frutto di un bando di gara del Comune di Tuoro sul Trasimeno, aggiudicato all’impresa di innovazione tecnologica e culturale Space Spa. Guarda il video:

Museo “Annibale al Trasimeno2: la sala delle fonti storiche

Il museo “Annibale al Trasimeno”, accolto negli spazi del Palazzo del Capra già sede del Centro di documentazione “Giancarlo Susini”, è un museo multimediale che conduce il visitatore attraverso cinque ambienti espositivi accompagnandolo prima alla scoperta di un territorio di notevole rilevanza naturalistica, demo-etno-antropologica e geologica, per affrontare poi il nucleo centrale dalla narrazione – la battaglia – analizzato con l’ausilio delle fonti storiche ed interpretato attraverso l’uso dell’animazione grafica secondo le principali teorie della strategia militare.

Museo “Annibale al Trasimeno”: la battaglia del 217 a.C. ricostruita con il cinema 4D

Ricreato il contesto e presentato lo scenario degli avvenimenti, il piano superiore lascia spazio alle emozioni presentando i due condottieri a confronto ed accogliendo il visitatore nel cuore della scena di battaglia, all’interno della sala dedicata al cinema 4D. Uno dei primi esempi, a Tuoro, di impiego di tale tecnologia in ambito museale. Strumento di narrazione e comunicazione unico nel suo genere, il video immersivo in 4D per uno spazio temporale di circa 8 minuti ricostruisce, tramite effetti tridimensionali e polisensoriali, la vittoria dell’esercito cartaginese ai danni dell’esercito romano. Il percorso si conclude con un ultimo ambiente espositivo posto nell’edificio prospiciente il nucleo principale del museo, spazio di approfondimento ed interazione con tavoli touch e mappe multimediali su temi legati all’archeologia del territorio e alle rievocazioni storiche, oltre a un leggio interattivo per visualizzare la storia della battaglia in fumetto: filtri narrativi e registri di comunicazione diversi per illustrare temi ed eventi connessi nel tempo alla battaglia del Trasimeno.

Annibale nelle ricostruzioni multimediali del nuovo museo

Appuntamento dunque al 24 giugno 2017 per l’inaugurazione del nuovo museo “Annibale al Trasimeno”, con l’intervento di Patrizia Cerimonia, sindaco di Tuoro sul Trasimeno; Giovanni Brizzi, dell’università di Bologna, ed Ermanno Gambini, dell’università di Perugia, ideatori e consulenti scientifici; Giorgio Bonamente, dell’università di Perugia; Francesca Romana Conti, di Space, che ha curato l’allestimento; e Fernanda Cecchini, assessore alla Cultura della Regione Umbria.

“…comunicare l’archeologia…”: il Gruppo archeologico bolognese apre il ciclo di incontri del 2015 con un omaggio a Elena Rossi

Elena Rossi (a destra), presidente del Gruppo Archeologico Bolognese, nel 2006 nello scavo archeologico di Pantelleria con il Gabo

Elena Rossi (a destra), presidente del Gruppo Archeologico Bolognese, nel 2006 durante uno scavo archeologico sull’isola di Pantelleria con il Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Il nuovo anno sociale del Gruppo archeologico bolognese, che aderisce ai Gruppi Archeologici d’Italia, inizia nel ricordo e nell’omaggio di Elena Rossi e con qualche novità. Diversamente dagli anni precedenti, il ciclo di conferenze che apre l’attività dell’anno, “…comunicare l’archeologia…”, fiore all’occhiello del Gabo, non avrà più un unico programma semestrale, ma si articolerà in due trimestri. Il primo ciclo, che inizia giovedì 29 gennaio, vedrà la partecipazione di relatori di primo piano: Giorgia Baldacci, dottore di ricerca in Archeologia dell’università di Venezia; Francesca D’Annunzio, archeologa; Barbara Faenza, egittologa; Emanuele Greco, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene; Maria Teresa Guaitoli, docente di Archeologia classica all’università di Bologna; cap. Ciro Imperato, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna; Marco Mengoli, archeologo; Silvia Romagnoli, etruscologa; Valeria Tosti, dottore di ricerca in Archeologia all’università di Perugia. Come si diceva, il ciclo è un omaggio a Elena Rossi, presidentessa del Gruppo Archeologico Bolognese, prematuramente scomparsa nel gennaio 2010. “Sono passati cinque anni da quando Elena ci ha lasciato”, ricordano commossi gli amici del Gruppo archeologico bolognese. “In questi anni i più volonterosi di noi hanno cercato di proseguire sulla strada che, con la sua energia e voglia di fare, lei ci aveva indicato. Malgrado i tanti problemi che una associazione come la nostra deve affrontare, primi fra tutti quelli economici e logistici, il GABo procede nella sua attività di “…comunicare l’archeologia…”. Elena – continua il ricordo del Gabo -, per la sua grande passione per l’archeologia e per l’amore per la cultura classica greca, aveva previsto nel testamento un lascito per borse di studio a favore di studenti della Scuola Archeologica Italiana di Atene. Nel corso del 2014 due studenti hanno usufruito di queste borse di studio. Anche quest’anno questi studenti vengono a Bologna a presentare il loro lavoro di ricerca a quanti hanno stimato Elena e hanno condiviso per tanti anni la sua passione per l’archeologia”.

Elena Rossi ha messo a disposizione un lascito per giovani borsisti alla Scuola Archeologica Italiana ad Atene

Elena Rossi, indimenticata presidente del Gabo, per testamento ha messo a disposizione un lascito per giovani borsisti alla Scuola Archeologica Italiana di Atene

Emanuele Greco direttore Scuola Archeologica Italiana di Atene

Emanuele Greco direttore Scuola Archeologica Italiana di Atene

Proprio il primo incontro di “…comunicare l’archeologia…” è nel ricordo di Elena Rossi, nel quinto anniversario della sua scomparsa. Eccezionale l’incontro e quindi anche a sede e l’orario, diversi da tutti gli altri del ciclo. L’appuntamento è Giovedì 29 gennaio 2015, alle 16 nell’aula Prodi del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, in piazza S. Giovanni in Monte 2, a Bologna. Incontro con la Scuola Archeologica Italiana ad Atene e presentazione dei lavori dei due borsisti del lascito di Elena Rossi. Giorgia Baldacci, vincitrice borsa di studio “Elena Rossi” parla di “Oltre il Palazzo. Indagini nell’abitato minoico di Festòs (Creta)” e Valeria Tosti, vincitrice della borsa di studio “Elena Rossi e Guido Cordara” in “Topografia di Sparta, una città diversa dalle altre”. Interviene il prof. Emanuele Greco, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene.

Il cap. Ciro Imperato, comandante del nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri dell'Emilia Romagna

Il cap. Ciro Imperato, comandante del nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri dell’Emilia Romagna

Da martedì 17 febbraio, tutti gli incontri si tengono alle 21 al centro sociale G. Costa in via Azzo Gardino 48. Mario Mengoli introduce “La seconda guerra persiana”. Il martedì successivo, 24, Silvia Romagnoli presenta “Suggestioni di viaggio. Il regno Khmer”. Mentre Barbara Faenza martedì 3 marzo si sofferma su “Storie di mummie e di ladri di tombe”. Martedì 10 marzo importante incontro con il cap. Ciro Imperato, su “L’Arma per l’Arte: la tutela dei Beni Culturali. Il problema degli scavi clandestini e del traffico dei reperti archeologici in Italia”. Dai tombaroli alle ricerche serie: martedì 17 marzo Francesca D’Annunzio illustra “Lo scavo archeologico di Santa Maria Maggiore a Trento. La fase rinascimentale” in un incontro introdotto da Maria Teresa Guaitoli. Siamo così giunti agli ultimi appuntamenti del trimestre. Martedì 24 marzo è prevista la proiezione del documentario “Vulci. Voci dal Pianoro” con la presentazione di Silvia Romagnoli. Infine martedì 31 marzo per il ciclo “Incontri con i personaggi della storia”, le “Interviste impossibili” affrontano “Socrate” di Edoardo Sanguineti con Marco Mengoli nella parte di Socrate e Roberto Gaiba nella parte dell’intervistatore. La serata sarà introdotta dallo stesso Marco Mengoli.

Trovata a Orvieto la testa del dio degli Etruschi, Voltumna, nel tempio del Fanum Voltumnae il santuario federale della lega delle dodici città etrusche, localizzato dopo secoli di ricerche

La testa del dio degli Etruschi, Voltumna, trovato nello scavo di Fanum Voltumnae a Orvieto

La testa del dio degli Etruschi, Voltumna, trovato nello scavo di Fanum Voltumnae a Orvieto

L'etruscologa Simonetta Stopponi, direttore dello scavo a Campo Fiera

L’etruscologa Simonetta Stopponi, direttore dello scavo a Campo della Fiera a Orvieto

È stato un luogo sacro per eccellenza per quasi duemila anni, dal VI secolo a.C. alla Peste nera della fine del Trecento: del Fanum Voltumnae, il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche, ne hanno parlato le fonti antiche (lo storico romano Tito Livio ricorda che alle cerimonie religiose si accompagnavano fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni) e quelle medievali, ma la sua localizzazione è sempre rimasta avvolta nel mistero. Stavolta però gli archeologi e gli storici possono gridare “L’abbiamo trovato! Il Fanum Voltumnae è a Orvieto” con un certo margine di sicurezza. La localizzazione a Orvieto del Fanum è supportata anche da un documento epigrafico, il cosiddetto “Rescritto di Spello”, ossia la disposizione con la quale l’imperatore Costantino concedeva agli Umbri di poter celebrare, secondo un’antichissima consuetudine, le annuali cerimonie religiose e i giochi ad esse connessi a Spello, senza doversi più recare “presso Volsinii“. Se la Volsinii cui si fa riferimento può essere riconosciuta nell’attuale Bolsena, va detto che il richiamo a un’antichissima consuetudine e la puntualizzazione topografica (“presso”) conforta nel pensare alla Volsinii etrusca, Orvieto. Alcuni versi di un’elegia del poeta umbro Properzio rivelano inoltre inequivocabilmente l’origine volsiniese di Voltumna, il dio titolare del Fanum. In aggiunta Plinio il Vecchio ricorda che in occasione della conquista di Velzna/Volsinii/Orvieto furono depredate ben duemila statue di bronzo, che indicano l’esistenza di un importante luogo di culto.

L'area dello scavo di Fanum Voltumnae a Campo Fiera copre tre ettari

L’area dello scavo di Fanum Voltumnae a Campo Fiera copre tre ettari

Nella zona di Campo della Fiera, l’area pianeggiante a ovest del pianoro di tufo su cui sorge Orvieto, non solo è stato trovato un grosso tempio, e la via sacra che ad esso conduceva, ma anche una testa maschile che ha tutta l’aria di essere l’immagine di Voltumna, il dio degli Etruschi “titolare” del Fanum Voltumnae, che non era un dio qualsiasi ma la principale divinità dell’antico popolo. A dare l’annuncio nei giorni scorsi l’etruscologa Simonetta Stopponi, ordinario di Etruscologia e Antichità italiche dell’università di Perugia, da tre lustri alla ricerca del santuario federale degli etruschi, nel presentare i risultati della quindicesima campagna di scavo che si è tenuta questa estate.

Giovani impegnati nello scavo archeologico a Campo della Fiera

Giovani impegnati nello scavo a Campo della Fiera

La mappa delle dodici città che formavano la lega etrusca

La mappa delle dodici città che formavano la lega etrusca

Il Fanum Voltumnae si trova dunque in località Campo della Fiera, toponimo che ricorda come la zona fu sede di fiere e mercati periodici per secoli, epoca romana compresa, fino al 1384, l’anno della micidiale peste nera che spopolò città e campagne. Nel 1876 i primi scavi archeologici restituirono resti di strutture murarie in tufo e furono recuperate pregevoli terrecotte architettoniche oggi al Pergamon Museum di Berlino. Nel Duemila le indagini sono riprese anche sulla spinta di studi più recenti secondo i quali il mitico Fanum Voltumnae, massimo santuario del popolo etrusco, doveva trovarsi proprio a Campo della Fiera. Inutilmente cercato fin dal Quattrocento (I tentativi sono stati molteplici ma i risultati non sono stati mai confortati da una prova decisiva. Le ipotesi hanno interessato molte località, da Viterbo a Bolsena, da Montefiascone fino al Voltone, nei pressi di Farnese. In realtà l’unico indizio scritto sulla localizzazione del fanum si trova in un’epigrafe di età imperiale romana, molti secoli dopo la fine dell’indipendenza dell’ultima città etrusca), il Fanum era il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche. E poiché, come abbiamo visto, Tito Livio ricorda la presenza concomitante di fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni, doveva trattarsi di un’area molto vasta, capace di ospitare tutte le delegazioni e accogliere così tante manifestazioni diverse.

Una splendida statua recuperata a Campo Fiera

Una splendida statua recuperata a Campo Fiera

Il sito, indagato dal 2000 in un’area che supera i tre ettari di superficie, ha restituito ad oggi straordinarie evidenze archeologiche che avvalorano con sempre maggior sicurezza l’identificazione di questo luogo con Fanum Voltumnae, il celebre santuario federale degli Etruschi che qui, come indicano numerosi documenti di carattere epigrafico e letterario, svolgevano le riunioni e le cerimonie religiose della lega. Gli scavi in Campo della Fiera sono a cura dell’Università di Perugia su concessione ministeriale e vengono finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

Un interessante ex voto di produzione greca trovato a Fanum Voltumnae

Un interessante ex voto di produzione greca trovato a Fanum Voltumnae

L'area sacra del santuario federale etrusco sta restituendo grandi vestigia

L’area sacra del santuario federale etrusco sta restituendo grandi vestigia

Scoperto il tratto di strada etrusca che collegava Orvieto con Bolsena

Scoperto il tratto di strada etrusca che collegava Orvieto con Bolsena

Già nel 2013, nel corso della quattordicesima campagna di scavo, sono state tante le novità emerse. Nella parte meridionale dello scavo erano già stati individuati il basamento di un imponente edificio sacro e la struttura di una fontana di metà del quinto secolo a.C. con gocciolatoio a protome leonina. L’anno scorso, a quota più alta, sono emerse le strutture di canalizzazione che facevano confluire l’acqua verso la fontana e altri edifici segnalati da grandi blocchi in tufo dei quali si intende proseguire l’indagine. Scendendo a valle, in prossimità di una villa moderna, è emerso un altro edificio sacro, significativo per la presenza di una piattaforma in tufo con foro e tappo, funzionale alle offerte liquide rivolte alle divinità sotterranee, le divinità ctonie. All’interno del recinto sacro è stato effettuato il rinvenimento di una testa fittile maschile finemente lavorata e contraddistinta da un’imponente massa di capelli: un ritratto senza confronti noti e che lascia spazio a più che suggestive interpretazioni. Risultati eccezionali anche per la frequentazione di epoca romana del sito, testimoniata da una ben conservata struttura termale, probabilmente pertinente ad una lussuosa villa, dove è stato liberato l’intero percorso balneare. Dalle terme è affiorata una straordinaria spilla che raffigura una delle vicende più note del mito della fondazione di Roma: la Lupa che allatta i gemelli.

Nello scavo è stato riportato alla luce anche l'edificio medievale di San Pietro in vetere

Nello scavo è stato riportato alla luce anche l’edificio medievale di San Pietro in vetere

Nel 2013 è emersa anche la parete frontale della chiesa di San Pietro in vetere di epoca medievale, che ora è completamente visibile nelle sue dimensioni (35 metri x 7 metri). “Una ricerca importantissima”, sottolinea a professoressa Stopponi, “condotta con l’università di Foggia grazie alla preziosa collaborazione del professor Danilo Leone, in quanto si tratta dell’unica chiesa che sorgeva nei pressi del Ponte del Sole ove avvenne l’incontro tra Papa Urbano IV e il Corporale insanguinato portato da Bolsena. Inoltre, sono emersi i resti dell’annesso Convento e le basi delle colonne del chiostro. Da non dimenticare che il completamento delle ricerche della chiesa coincide in questo biennio 2013/2014 con la celebrazione del 750° anniversario del Miracolo Eucaristico, ricordato dal mondo della cristianità con il Giubileo Straordinario”.

Il ritrovamento della testa del dio etrusco Voltumna consolida l'ipotesi che questo è il Fanum Voltumnae

Il ritrovamento della testa del dio etrusco Voltumna consolida l’ipotesi che questo è il Fanum Voltumnae

Tratto della via sacra del Fanum Voltumnae

Tratto della via sacra del Fanum Voltumnae

E con la quindicesima campagna di scavo, nuovi eccezionali ritrovamenti. Dal sito di Campo della Fiera insieme a un tempio di grandi dimensioni, probabilmente il principale del Fanum, è venuta alla luce una splendida testa maschile in terracotta in origine policroma, a grandezza naturale e su base dello stesso materiale, che secondo i primi accertamenti potrebbe identificarsi proprio con Voltumna, divinità suprema del pantheon etrusco. Scoperto inoltre un tratto della via sacra che conduceva al tempio. “La testa – spiega Stopponi – è molto bella e ben conservata. È un ritrovamento importante così come quello del tempio, che misura 12 metri per 18. Finora non sono state rintracciate iscrizioni, ma stiamo ancora scavando e contiamo di trovare presto altro eccellente materiale. Sarà invece problematico far riaffiorare l’intera strada sacra. Sul percorso si trova infatti una villa privata la cui costruzione ha certo compromesso l’integrità della zona”.

Una statua di età imperiale ritrovata a Campo della Fiera

Una statua di età imperiale ritrovata a Campo della Fiera

Le ultime scoperte nell’area archeologica non si limitano tuttavia al periodo etrusco. In queste settimane, ricorda la professoressa Stopponi sono state scoperte le vestigia di un enorme edificio, lungo circa 30 metri, probabilmente il refettorio con relativo chiostro della chiesa medievale di San Pietro in Vetere.