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Parma. Inaugurata al Complesso della Pilotta la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere”. Ecco una speciale visita guidata con i video live del direttore Simone Verde e di altri curatori di sezione

Una mostra da non perdere. Meglio, occasione per “scoprire” il Complesso della Pilotta a Parma ripercorrendo le vicende da cui nacque la sua avventura culturale, ovvero la storia della collezione Farnese, delle sue pratiche enciclopediche ispiratrici – anche dopo il trasloco di volumi, quadri e antichità a Napoli – per il risarcimento delle raccolte sottratte a Parma da Carlo di Borbone. La grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” inaugurata il 18 marzo 2022 è tutto questo e molto ancora. La mostra è dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento, attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche. Realizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta in collaborazione con Università di Parma, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti PPC di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Arturo Toscanini, con il sostegno del Comune di Parma, del Comitato per Parma 2020, della Provincia di Parma e in partenariato con Electa, la partecipazione di Ambassade de France en Italie, Regione Emilia-Romagna Servizio Patrimonio culturale e Amici della Pilotta, “I Farnese. Architettura arte potere” si può visitare fino al 31 luglio 2022. La mostra è patrocinata dal Ministero della Cultura, è inserita nei progetti di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 e ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica.

L’esposizione coinvolge gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserisce nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugura la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenta oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. Il percorso espositivo, sviluppato su diversi nuclei tematici, Architettura, Arte, Potere è articolato nei diversi spazi del Complesso della Pilotta: i Voltoni del Guazzatoio, il Teatro Farnese, la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale. Ad accompagnare l’iniziativa una serie di pubblicazioni che approfondiranno la storia globale del collezionismo farnesiano, con contributi dei maggiori studiosi al mondo di questo tema, e le complesse vicende della committenza artistica e architettonica. Per presentare la mostra proponiamo una speciale visita guidata con il direttore del Complesso della Pilotta, Simone Verde, e alcuni curatori di sezione, attraverso dei video live dei protagonisti che illustrano gli aspetti più significativi della mostra in generale e delle sezioni in particolare.

Bruno Adorni, storico dell’Architettura, e co-curatore della sezione dedicata alle architetture dei Farnese nella grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” al Complesso della Pilotta a Parma, introduce alla sezione: 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presentano il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza.

Bruno Adorni, storico dell’Architettura, e Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, si soffermano sulla pianta iconografica della Pilotta esposta nella sezione Architettura della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” al Complesso della Pilotta a Parma. Concepito originariamente come contenitore dei servizi della corte farnesiana con lo scopo di integrare il sistema delle residenze ducali, la realizzazione del monumentale palazzo della Pilotta ebbe inizio con ogni probabilità intorno al 1583, durante gli ultimi anni del ducato di Ottavio Farnese (1547-1586) su progetto dell’urbinate Francesco Paciotto. Primo nucleo fu il cosiddetto Corridore, una galleria sopraelevata (oggi la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina). Dal 1602 Ranuccio I contribuì a definire quello che, ancora oggi, è l’assetto della Pilotta, quale severo edificio organizzato a creare un sistema di corti, connesso con il palazzo Ducale (distrutto dopo l’ultima guerra) e con quello del Giardino, sito sull’altra sponda del torrente Parma. I cortili interni e le ali realizzate da milioni di mattoni erano destinati a contenere magazzini, scuderie, caserme, nonché una grandiosa sala “polifunzionale” poi trasformata in teatro di corte. Il complesso deriva il suo nome dal gioco nobiliare della “pelota” che si praticava nei suoi cortili.

Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, spiega perché il Teatro Farnese, terminato nel 1618, ma inaugurato solo dieci anni dopo, fa parte integrante del percorso della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” al Complesso della Pilotta a Parma. La costruzione di una sala di spettacolo non fu una impresa ordinaria. La riscoperta del teatro antico, infatti, datava solo dai primi decenni del Cinquecento e aveva introdotto codici in netta rottura con le abitudini medioevali. Fu proprio nella reinvenzione del teatro, perciò, limitato nei secoli precedenti a rappresentazioni sacre nelle chiese o nelle piazze, che un nuovo modo di concepire i rapporti tra individuo e società, uomo e Dio, conobbe una delle forme più originali e caratteristiche dell’Europa moderna. Finalizzata a stupire per magnificenza, la sala era lunga 87 metri, larga 32 e alta 22, sovradimensionata rispetto alla piccola corte e per questo utilizzata solo nove volte, sempre per eventi dinastici, l’ultimo dei quali nel 1732 in onore di don Carlo di Borbone. Le rappresentazioni inscenate nell’edificio vennero tutte pensate come fulcro di complessi cortei propagandistici che si snodavano con scenografie effimere lungo il percorso che conduceva in città le nuove duchesse.

Grazie alla mostra “I Farnese. Architettura, Arte, Potere”, oggi le città di Napoli e Parma tornano a unirsi nel segno dei Farnese e, in particolare, nel nome di Elisabetta Farnese che fece dono al figlio Carlo di Borbone, Re di Napoli dal 1734, di una parte cospicua della collezione ponendo il Regno di Napoli al cospetto dei grandi reami europei. Sostanziali i prestiti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte e dal Museo Archeologico nazionale di Napoli.

Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, illustra le ragioni che hanno portato all’allestimento della Galleria del Duca con l’esposizione della collezione farnese, a iniziare dalla Wunderkammer, andata distrutta nell’ultima guerra: più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real Bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permettono di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale. E poi 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, sono disposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. E in questa sezione c’è anche un prestito eccezionale, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento.

Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, ricostruisce la storia dei Colossi farnese presenti nel percorso espositivo della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” a Parma. La spettacolare coppia di Colossi in basanite del II sec. d.C., raffiguranti Dioniso ed Eracle, furono scoperti sul Palatino e trasferiti dai Farnese a Colorno per ornare il giardino della reggia. Nell’Ottocento, Paolo Toschi – celebre incisore e direttore dell’Accademia – convinse la duchessa Maria Luigia a ricoverarle nella grande e luminosa tribuna ovale della Galleria ducale (oggi Nazionale), dove si trovano tuttora. In corrispondenza con le due colossali statue romane di Ercole e Dioniso, è allestita una sezione dedicata all’architettura dei giardini e in particolare degli Horti farnesiani, dove i colossi furono rinvenuti negli anni Venti del Settecento. Sin dai tempi di Paolo III fu avviata, infatti, dai Farnese una intensa attività di scavo in varie zone di Roma, proseguita poi con i cardinali Alessandro e Odoardo, che consentì di radunare nelle residenze familiari una raccolta di arte antica assolutamente straordinaria per quantità e qualità dei pezzi archeologici, ulteriormente arricchita da una intensa attività di acquisti di collezioni aristocratiche romane. Nel 1720, a quasi un secolo dalla morte di Odoardo, gli scavi ripresero per impulso dei duchi Francesco e Antonio, in particolare sul Palatino, dove la famiglia possedeva un giardino acquistato dal cardinal Alessandro, i famosi Horti farnesiani. È da qui che proviene la parte della collezione Farnese di antichità giunta a Parma e scampata, pochi lustri dopo, per dimenticanza, costi o accidenti della storia, al trasferimento a Napoli delle raccolte storiche a opera di Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese.

Simone Verde introduce alla sezione della mostra “I Farnese. Architettura arte potere” dedicata alla colonizzazione del territorio, in uno spazio della Pilotta già dedicata ai Farnese in armi. La sezione è aperta da un’armatura che il direttore e curatore della mostra ha voluto presentare deposta, a ricordare i caduti nella battaglia di Fornovo. “E’ un morto deposto in un sarcofago di plexiglass”, spiega. E continua: “Inventato il ducato occorre amministrarlo. Per ambire al “buon governo” del territorio, e a sfruttarne il potenziale, occorre consolidare il controllo sulle terre ancora gestite da autonomie feudali e dotarsi di organismi amministrativi centralizzati e autorevoli, supportati da un apparato tecnico all’altezza. Riottenuta Piacenza nel 1556, un lungo processo porterà al graduale riassetto infrastrutturale, ma per vederne i primi esiti ci vorranno molti anni e tre confische, accompagnate da trucide esecuzioni, che ridurranno il residuo potere dei feudatari. Inoltre sarà necessaria la creazione di uffici operativi capaci di operare su vasta scala”.

Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, affronta il tema della colonizzazione del territorio, ultima sezione della mostra “I Farnese. Architettura arte potere”. Una campagna di accurati rilievi del territorio produce il fondamentale corpus di conoscenze e la necessaria consapevolezza per definire gli obiettivi progettuali. Si incoraggiano le manifatture tessili, la stampa, i molini, le saline, si favorisce l’agricoltura intensiva, l’incremento delle reti di adduzione e di scolo delle città, l’espulsione dai centri abitati delle manifatture che producono residui macerati, quali concerie e cartiere, e si riforma l’apparato burocratico e normativo. Consolidare il controllo ducale porta risultati importanti: nuova efficienza, salubrità e, per alcuni, un miglioramento delle condizioni di vita. Parma passa da 18.000 abitanti a 26.000, mentre Piacenza a fine secolo supera i 30.000. Le riforme si condensano infine negli Statuti del 1623 emanati dal cardinal Odoardo, che non saranno più modificati nel successivo arco dinastico.

L’architetto Pietro Zanlari chiude la visita della grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” tornando sul tema della colonizzazione del territorio. Mentre si celebra il definitivo riconoscimento del nuovo Stato farnesiano con l’inserimento delle mappe del ducato nelle gallerie delle carte geografiche che si vanno diffondendo nelle corti europee, e poi negli atlanti a stampa, gli uffici degli ingegneri delle congregazioni assumono un ruolo decisivo nella politica del territorio e il loro archivio cartografico si configura come un vero e proprio laboratorio progettuale per trasformare le politiche in azioni di governo.

Parma. Apre domani al Complesso Monumentale della Pilotta la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” che indaga con oltre 300 opere la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento

Ci siamo. A 27 anni dall’ultima iniziativa sul tema, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma ospita da domani, 18 marzo 2022, al 31 luglio 2022, la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione. La mostra, curata da Simone Verde con Bruno Adorni, Carla Campanini, Carlo Mambriani, Maria Cristina Quagliotti, Pietro Zanlari, è realizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta in collaborazione con università di Parma, Museo e Real Bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti e PPC di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Arturo Toscanini, e in partenariato con Electa. La mostra è patrocinata dal ministero della Cultura e dal Comune di Parma, ed è inserita nei progetti di Parma Capitale della Cultura 2020+21. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche. L’esposizione coinvolgerà gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserirà nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugura la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenta oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. I biglietti sono in vendita su https://ifarnese.ticka.it/

Ritratto di Papa Paolo III Farnese di Tiziano Vecellio (1543) conservato al Museo e Real bosco di Capodimonte a Napoli (foto capodimonte) olio su tela, cm 113,7 x 88.8 Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Da segnalare alcuni prestiti eccezionali, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: due globi Coronelli dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e, per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento. Tra i prestiti, un nucleo di circa 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presenterà, insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza. E quindi: 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, saranno esposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. Infine più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real Bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permetteranno di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale.

Parma. Presentata la grande mostra “I FARNESE. Architettura, Arte, Potere” di marzo che completa i quattro anni di lavori di riqualificazione e riallestimento del Complesso monumentale della Pilotta: museo Archeologico, museo Bodoniano, Biblioteca Palatina, Galleria nazionale. E chiude idealmente PARMA 2020 Capitale della Cultura

Veduta della cavea del Teatro Farnese al Palazzo della Pilotta, a Parma (foto di Giovanni Hänninen)

Parma_2200_logoIl Complesso della Pilotta, 40mila metri quadri espositivi nel cuore di Parma, si apre sempre più alla città e al mondo, dando concretezza a quell’opera generale di riqualificazione funzionale degli spazi e di ripensamento critico delle raccolte, con restauri e nuovi allestimenti che, iniziata nel 2017 con la nuova direzione, si concluderà proprio quest’anno, 2022. Con un evento culturale, rinviato ben due volte per la pandemia, destinato a riportare Parma sulle prime pagine internazionali e a chiudere al meglio l’anno di Parma 2020, Capitale della Cultura: parliamo della grande mostra “I FARNESE. Architettura Arte Potere”: a venticinque anni dall’ultima esposizione sul tema, il Complesso Monumentale della Pilotta ospiterà, dal 18 marzo al 31 luglio 2022, l’esposizione dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento, attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione.

Il Complesso della Pilotta a Parma, 40mila metri quadri, uno degli istituti più importanti d’Europa
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Simone Verde, direttore del Complesso monumentale della Pilotta (foto complessopilotta)

Sotto la direzione di Simone Verde, come si diceva, dal 2017 il Complesso Monumentale della Pilotta, uno degli istituti più importanti d’Europa, è oggetto di una titanica opera di restauro, riconcepimento e riallestimento finanziata con fondi del Ministero della Cultura. Se tra il 2018 e il 2021 sono state aperte circa 10 nuove sezioni tra cui la Sala del Trionfo, dedicata alle arti decorative, l’Ala Farnese, dedicata all’arte a Parma nel ‘500, l’Ala ovest, dedicata alla pittura italiana dalle origini al 1500, la Rocchetta con il suo Ottocento e il Mito di Correggio, un nuovo importantissimo tassello si è aggiunto a dicembre 2021 con l’Ala Nuova del museo Archeologico (sala Ceramiche e sale Egizie), prefigurazione del rifacimento totale delle collezioni di antichità previsto tra circa nove mesi. Un’opera titanica, come detto, che si conclude nel 2022 e che vede nella mostra sulle Collezioni Farnese la sua più alta celebrazione dacché questa mostra, riportando a Parma i capolavori da cui sono nate le collezioni della città nello stesso momento della conclusione dei cantieri in corso, celebrerà la rinascita e la rinascita del l’immenso Palazzo e dei suoi tesori.

La Galleria nazionale al Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto mic)

Numerose sono le tappe a venire sulla strada della conclusione di questo progetto: dopo l’apertura per Natale 2021 dell’Ala Nuova, segue quella del nuovo Museo Bodoniano, il più antico museo europeo della stampa, collocato nel cuore di un’ala tutta nuova della Biblioteca Palatina a firma di Guido Canali e ottenuta tramite la chiusura e la riqualificazione di uno spettacolare portico a tre navate finora estremamente  degradato; quindi l’inaugurazione dell’Ala Ovest e dell’Ala Nord -occupate dalla Galleria- completamente rinnovate, che ospiteranno una sezione tutta nuova sulla pittura Fiamminga le cui opere, circa una cinquantina, sono state in gran parte sottoposte a restauro e verranno messe in relazione all’arte manierista del ducato, nonché le sale dedicate alla pittura italiana ed europea del Sei e del Settecento; a marzo 2022, infine, l’apertura della mostra sulle collezioni dei Farnese che segnerà la fase conclusiva che porterà all’inaugurazione generale della Nuova Pilotta.

L’ingresso del museo Archeologico “protetto” dai due leoni al Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto complessopilotta)

L’Ala Nuova è il frutto di tre cantieri paralleli: la creazione di una nuova sala Ceramiche, la realizzazione di una sezione interamente dedicata alle collezioni egizie del Ducato, raccolte in particolar modo sotto la ducea di Maria Luigia ed il restauro delle facciate di pertinenza disegnate dall’architetto di corte, uno dei più importanti del neoclassicismo europeo, Ennemond Alexandre Petitot sul Cortile della Cavallerizza. Alla riqualificazione degli spazi interni di quest’Ala Nuova, corrisponde il rifacimento e il restauro dei prospetti esterni, in questo caso di una delle facciate neoclassiche più importanti d’Italia nonché del giardino su cui affaccia, ricavato sulle rovine dell’antica cavallerizza ducale. Un vero e proprio suggello alla ricomposizione dell’ala nuova che, se non fosse per la vastità del Palazzo e del Complesso della Pilotta, potrebbe costituire altrove un museo a sé.

La sala delle Ceramiche nell’Ala Nuova del Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto complessopilotta)

Nella sala Ceramiche gli interventi di ripristino e di riqualificazione del possente, elegante soffitto ligneo a cassettoni, di restauro e di riposizionamento del lungo tavolo ligneo su cui era esposto il Trionfo da Tavola, ritrovato in stato d’abbandono in uno dei depositi della Galleria Nazionale, hanno permesso di restituire al pubblico, in un adeguato contesto espositivo, le pregevoli collezioni greche, etrusche, italiche e romane del Museo. Le ceramiche, acquistate nell’Ottocento per il Museo Ducale dal direttore del museo Lopez per dotare il museo di un campionario delle produzioni ceramiche greche e italiche, sono esposte in forma unica al mondo e spettacolare, collocate singolarmente o a piccoli gruppi, in ordine cronologico, entro teche di vetro poggiate sul tavolo, riprendendo la conformazione originaria della sala e ispirandosi liberamente – dal punto di vista estetico e concettuale – alla celebre Sala Etrusca realizzata nel 1855 da Palagio Palagi per il Re Carlo Alberto di Savoia al castello di Racconigi.

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Vetrina con quattro bronzetti nella sala Ceramiche dell’Ala nuova del Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto archeobo-beniculturali)

Nelle quattro vetrine a muro collocate sulla parete nord sono esposti una notevole sequenza di bronzi (un elmo, due brocche, una cista, una Vittoria alata e due piccole sfingi), le collezioni luigine di bronzetti etrusco italici, ex-voto in terracotta e specchi etruschi, un’urna cineraria chiusina in terracotta, in un allestimento che valorizza le caratteristiche tipologiche, i temi trattati nelle raffigurazioni, e le tecniche di decorazione. Al centro della parete sud della Sala rifulge una quinta vetrina che ospita il bassorilievo, fondo di bacile, raffigurante la divinità Oceano. Quattro statue sono collocate fra le cinque finestre che si affacciano sul Lungoparma, mentre sul lato opposto, fra le due porte, sono collocati una testa e cinque busti; statue e busti, così come i leoni di età romana posti all’ingresso del museo, sono recentemente stati oggetto di un intervento di pulitura e di restauro finanziati dal Lions Club Parma Host.

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La sala Egizia dell’Ala nuova del Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto mic)

Proseguendo il percorso, ecco la sala Egizia. Gli importanti reperti della collezione egizia qui riuniti sono accompagnati da un apparato informativo che consente di capirne storia, significato e vicende. Il tutto in un ambiente immersivo che evoca le camere funerarie da cui questi millenari reperti provenivano. Attraversando un corridoio con il soffitto ribassato che allude al percorso nel ventre della terra che caratterizza le necropoli di Luxor, il visitatore si troverà all’interno di due sale dove, in teche appositamente concepite e in nicchie, potrà apprezzare i corredi funerari, i bellissimi sarcofagi e la mummia della collezione parmense. Reperti di cui è programmato a breve un intervento di restauro condotto in loco dagli specialisti, alla presenza dei visitatori. Quanto ai singoli documenti e reperti, la nuova Sezione Egizia si apre con alcuni lavori (testi e tavole) dell’egittologo Ippolito Rosellini, giovane collega di Jean François Champollion durante la spedizione franco toscana in Egitto nel 1828, finanziata da re Carlo X di Francia e dal granduca Leopoldo di Toscana. La spedizione toccò tutti i grandi luoghi dell’Egitto faraonico e produsse un’enorme quantità di documenti, copie di testi geroglifici, disegni e casse di antichità. Rossellini prima e gli eredi di Champollion poi pubblicarono il resoconto di quella spedizione accompagnandolo con grandi tavole a volte acquerellate e i primi fascicoli dell’opera vennero donati alla nascente biblioteca del Museo di Antichità dalla duchessa Maria Luigia e oggi sono esposti accanto al papiro di Amenothes, acquisito dal Museo nel 1830.

Ritratto di Papa Paolo III Farnese di Tiziano Vecellio (1543) conservato al museo e real bosco di Capodimonte a Napoli (foto capodimonte) olio su tela, cm 113,7 x 88.8 Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

E arriviamo alla grande mostra “I FARNESE. Architettura, Arte, Potere” ospitata al Complesso Monumentale della Pilotta dal 18 marzo al 31 luglio 2022, che giovedì 3 febbraio 2022 è stata presentata al teatro Farnese da tutti gli enti che hanno collaborato alla realizzazione di questo ambizioso progetto culturale: università di Parma, Museo e Real bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti PPC di Parma, fondazione Cariparma, fondazione Arturo Toscanini, con il sostegno del Comune di Parma e in partenariato con Electa. La mostra è patrocinata dal ministero della Cultura ed è inserita nei progetti di Parma Capitale della Cultura 2020+21. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche.

“Messa di San Gregorio”, mosaico di piume su tavola, realizzato in Messico nel 1539, e conservato al Musée des Amériques-Auch (foto Musée des Amériques Auch)

L’esposizione coinvolgerà gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserirà nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugurerà la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenterà oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. Da segnalare alcuni prestiti eccezionali, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: due globi Coronelli dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e, per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento.

Progetto assonometrico di Palazzo Farnese a Roma di Jacopo Meleghino (?), conservato nell’Archivio di Stato di Modena (foto Mappario Estense)

Tra i prestiti, un nucleo di circa 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presenterà, insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza.

La Tazza Farnese conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

E quindi: 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, saranno esposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. Infine più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal museo Archeologico nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permetteranno di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale.

Veduta del cortile di San Pietro Martire o della Pilotta nel Complesso monumentale della Pilotta a Parma (foto di Giovanni Hänninen)

Il risultato è un corpus di materiali museali ed archivistici che confluisce per la prima volta in una delle mostre più importanti mai realizzata sul tema del collezionismo rinascimentale e di sicuro la più ricca in assoluto sulla Collezione Farnese, in cui si ritrova una riflessione dell’aderenza tra residenze e raccolte artistiche, capace di evocare quel connubio tra opere e architettura che legava i contenuti al loro contenitore. Il percorso espositivo, sviluppato su diversi nuclei tematici, Architettura, Arte, Potere sarà articolato nei diversi spazi del Complesso della Pilotta: i Voltoni del Guazzatoio, il Teatro Farnese, la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale. Ad accompagnare l’iniziativa una serie di pubblicazioni che approfondiranno la storia globale del collezionismo farnesiano, con contributi dei maggiori studiosi al mondo di questo tema, e le complesse vicende della committenza artistica e architettonica.

Bologna. Al museo civico Archeologico week end con “Dante tra parole e musica”, lettura teatrale di Carlo Varotti, corollario della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”

Logo Archeologico-bn positivo_prove sovr“Percorsi nel tempo e nello spazio”: ogni settimana, i musei di Bologna i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici. Questa settimana, due appuntamenti al museo civico Archeologico di Bologna.

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Carlo Varotti, dell’università di Parma, impegnato in una lettura teatrale

bologna_archelogico_lettura-di-dante_logoVenerdì 17 settembre 2021, alle 21 (sold out), e sabato 18 settembre 2021, alle 19 (prenotazione obbligatoria: 18 settembre 2021 ore 19 | Dante tra parole e musica | Lettura teatrale di Carlo Varotti, musiche a cura di Alessandro Pirotti (google.com)), ingresso: gratuito: “Dante tra parole e musica”, lettura teatrale di Carlo Varotti, università di Parma. Musiche a cura di Alessandro Pirotti. Le letture intendono esaltare la natura teatrale e intimamente plurilinguistica del testo dantesco. Di qui la scelta di una ‘messa in voce’ in cui l’espressività dei personaggi viene sottolineata, nei diversi contesti emotivi (paura, incertezza, rabbia e orgoglio); e voci diverse, spesso fortemente connotate, assumono i diversi personaggi che ricorrono nei brani scelti: dai diavoli di Malebranche a Farinata e Cavalcante, al furbo e sfuggente barattiere navarrese, allo scaltro e infido Bonifacio VIII. Ognuno di essi portatore di un proprio universo umano, sociale e culturale. Parole e musica, infine. La scelta dei brani che accompagnano alcuni momenti del testo dialogano con le parole, con una funzione non esornativa, ma nella ricerca di una espressività che vuole essere coerente con i versi, e che con essi si incontri, alla ricerca di una suggestione anche ritmica.

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Locandina della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia” al museo civico Archeologico di Bologna

Lo spettacolo è realizzato in occasione della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia” a cura di Marinella Marchesi in corso al museo fino al 1° novembre 2021 nell’ambito della rassegna AGORÀ ARCHEOLOGIA. La piazza vicino alla piazza. Il museo civico Archeologico di Bologna celebra i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri dedicandogli un’esposizione temporanea che, attraverso materiali di varie provenienze, tutti appartenenti al proprio patrimonio, analizza personaggi e tradizioni miti-storiche del mondo antico, riprese e rielaborate in chiave cristiana nella costruzione dell’Aldilà della Divina Commedia. La narrazione del viaggio che Dante intraprende il 25 marzo del 1300 attraverso i tre regni oltremondani è infatti un insieme perfetto di influssi e apporti culturali, filosofici, teologici e letterari che provengono non solo dal mondo classico – quelli sicuramente più evidenti – ma anche dalle aree orientali del bacino del Mediterraneo, filtrati dalle tradizioni ebraica, greco-romana e cristiana e dalle successive dottrine medievali.

Il Covid non ferma il “Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological Project” (GILAP), la missione archeologica di Ca’ Foscari in Georgia co-diretto dalla prof.ssa Elena Rova con siti dal V al III millennio a.C. Potenziate le attività post-scavo. I risultati ad aprile a Bologna

Il Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological Project: la missione di Ca’ Foscari in Georgia
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La prof.ssa Elena Rova di Ca’ Foscari

Il Covid non ferma la missione archeologica di Ca’ Foscari in Georgia. Nonostante le difficoltà e incertezze dovute alla pandemia globale, un gruppo ristretto di archeologi di Ca’ Foscari è riuscito a portare a termine in sicurezza una breve missione di studio e ricerca in Georgia. La missione era stata originariamente programmata per settembre 2020, per completare la documentazione in sospeso e raccogliere campioni e calchi da studiare in Italia in attesa di tornare sul campo, ed è stata rimandata più volte prima di riuscire a partire. Il 17 gennaio 2021, però, la prof.ssa Elena Rova, responsabile della missione, Flavia Amato, assegnista del dipartimento di Studi Umanistici, e Vanessa Perissinotto, studentessa magistrale in Scienze dell’Antichità, sono atterrate sul territorio georgiano in pieno lockdown per recarsi a Lagodekhi, al confine orientale del Paese. La missione si è conclusa il 1° febbraio 2021 e ha appena ultimato con successo il necessario periodo di quarantena al rientro. “È molto importante”, sostiene la prof.ssa Rova, “che in questo periodo di difficoltà la missione dia ai partners locali, anche loro pesantemente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia, un segnale di continuità di presenza sul territorio, in modo che non vadano perduti i rapporti costruiti nel corso di più di 10 anni di lavoro, ferma restando la necessità di garantire che le attività si svolgano rispettando i protocolli di sicurezza e senza mettere a rischio la salute dei partecipanti”.

Lagodekhi (Georgia): veduta da drone dello scavo alla fine della campagna 2019 (foto unive)

georgian-italian-lagodekhi-archaeological-project_chiesa-medievale_foto-univeIl “Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological Project” (GILAP) è un progetto intrapreso nel 2018 dall’università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con la Municipalità e il Museo di Lagodekhi, coordinato da Elena Rova per la parte italiana e da Davit Kvavadze per la parte georgiana. Il territorio della Municipalità di Lagodekhi è di particolare importanza non soltanto per la sua estensione (900 km2), per la sua ricchezza storica e culturale o per la presenza di importanti siti medievali, ma soprattutto per la presenza di tumuli funerari monumentali (kurgan) risalenti alla seconda metà del III millennio a.C. e di numerosi siti del periodo calcolitico (V-IV millennio a.C.), piuttosto rari nel resto della regione. Il progetto ha una prospettiva regionale: affianca infatti allo scavo del sito calcolitico di Tsiteli Gorebi 5 (inizi del V millennio a.C.) ricognizioni di superficie estensive che mirano a mappare, anche attraverso l’analisi delle foto aeree e satellitari, i siti archeologici del territorio della Municipalità, in modo da fornire alle autorità locali uno strumento per poterli gestire e proteggere. 

Una fase delle ricognizioni nel 2019 a Tsiteli Gorebi 5 (foto unive)

La missione di ricerca ha permesso di completare la catalogazione e il disegno dei reperti rinvenuti durante le campagne di scavo e ricognizione 2019 del team GILAP e  di definire, con una visita al sito, le aree che saranno oggetto della prossima campagna di scavo, per ora prevista per la metà di giugno. Sono stati poi realizzati, utilizzando una pasta per impronte a bassa viscosità (la stessa usata dai dentisti), che penetra nei solchi e si adatta perfettamente alla morfologia del reperto, i calchi di tutti i manufatti in ossidiana e selce rinvenuti sul sito di Tsiteli Gorebi 5 che mostrassero tracce di utilizzo. Studiando al microscopio queste tracce in collaborazione con Davide D’Errico (dottorando dell’università di Leiden) e il Laboratorio di Analisi tecnologica e funzionale dei manufatti preistorici (Ltfapa) dell’università “Sapienza” di Roma si potrà determinare quali erano le funzioni assolte da questi strumenti (se servivano ad esempio per mietere il grano o piuttosto per la concia delle pelli o per tagliare i giunchi per confezionare ceste, stuoie ecc.). Questo è solo un esempio del vasto programma di analisi interdisciplinari e paleoambientali che la missione ha sviluppato nel corso del 2020, sfruttando i fondi e il tempo resisi disponibili per la forzata sospensione delle campagne di scavo.

Il recupero di reperti ossei nell’ambito della missione di Ca’ Foscari in Georgia (foto unive)

Sono stati completati lo studio delle ossa umane dalla necropoli di Doghlauri, l’analisi delle tracce sui manufatti in osso, lo studio sulla provenienza dell’ossidiana e un nuovo lotto di datazioni al 14C, e sono state avviate le analisi degli isotopi stabili sulle ossa umane e animali (in collaborazione con la prof.ssa Paola Iacumin dell’università di Parma) che permetteranno di conoscere le abitudini alimentari delle antiche popolazioni e i movimenti legati al pastoralismo transumante. Le analisi del DNA sulle ossa animali ritrovate a Tsiteli Gorebi 5 – in collaborazione con Ino Curik dell’università di Zagabria e Eva-Maria Geigl dell’institut Jacques Monod di Parigi – contribuiranno a ricostruire il quadro della diffusione delle razze di animali domestici. 

Vanessa Perissinotto impegnata nel disegno dei manufatti ceramici recuperati nella missione di Ca’ Foscari in Georgia (foto unive)

Alla fine della missione di studio, Vanessa Perissinotto si è trattenuta in Georgia, dove rimarrà fino alla fine di luglio 2021 nell’ambito di uno scambio Overseas tra Ca’ Foscari e l’università statale Ivane Javakhishvili di Tbilisi per seguire dei corsi e svolgere ricerche per la propria tesi sulle culture locali del V e IV millennio a.C. “Poter studiare a Tbilisi è una meravigliosa opportunità”, dice Vanessa, “aver accesso a bibliografia, materiali e siti sul posto, potendoli vedere, verificare e studiare dal vivo è davvero importante per il mio sviluppo in quanto archeologa. E il fatto di poter vivere questa esperienza in un contesto internazionale, nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia in corso, mi fa sentire ancora più grata”.

Flavia Amato impegnata nel campionamento finalizzato allo studio delle tracce d’uso su manufatti litici (foto unive)

La prof.ssa Rova sottolinea quanto sia importante, in questo momento, “reindirizzare l’attività di ricerca utilizzando la pausa di riflessione offerta dall’emergenza COVID per sviluppare tutte quelle attività di post-scavo (studio, analisi e pubblicazione dei dati raccolti) che spesso vengono sacrificate in favore dell’attività sul campo e, soprattutto, per programmare e avviare filoni di ricerca innovativi”. Per esempio, l’interruzione degli scavi ha permesso al gruppo di ricerca della professoressa di completare numerose pubblicazioni che erano rimaste in sospeso e di far svolgere analisi di laboratorio che aspettavano da tempo perché i fondi disponibili erano di solito utilizzati per gli scavi. Allo stesso tempo, la missione ha potuto avviare linee di ricerca innovative – come quella dell’analisi del DNA – per cui è necessaria la collaborazione di esperti esterni e sviluppare la propria attività di networking, curando i rapporti con i Georgiani e altre missioni straniere, anche attraverso eventi on line. Queste sono attività delle missioni archeologiche che di solito non attirano l’attenzione, ma che sono invece le più importanti ai fini dei risultati scientifici. Parte dei risultati di questi studi verrà presentata al congresso ICAANE (12th International Congress on the Archaeology of the Ancient Near East), che si terrà dal 6 al 10 aprile 2021 a Bologna.

Parma. Il Complesso della Nuova Pilotta pubblica on line sul portale Internet Culturale il prezioso nucleo dei 35 manoscritti greci, realizzati tra il X e il XVIII secolo, tesoro della Biblioteca Palatina

Il manoscritto Ms Parm 342 con le “Storie” di Tucidide, conservato alla Biblioteca Palatina di Parma (foto Biblioteca Palatina)

Vi puoi trovare le “Storie” dello storico greco Tucidide, note anche come “Guerra del Peloponneso”, o versioni antiche dei Vangeli, o ancora un rarissimo “Etimologico” di Simone grammatico. Sono solo alcuni dei 35 manoscritti greci realizzati tra il X e il XVIII secolo, uno dei tesori conservati dalla Biblioteca Palatina di Parma, che ora il Complesso della Pilotta mette a disposizione on line degli studiosi e degli appassionati di tutto il mondo. È questo il risultato di un lavoro scientifico e un progetto culturale che ha richiesto anni di studi specialistici, interventi tecnici di alto livello e collaborazioni prestigiose (partner del progetto sono la Biblioteca Palatina e l’Università di Parma), con il sostegno economico di tre realtà di gran livello: la Chiesi Farmaceutici spa  e la Dallara spa, che hanno garantito i fondi per la digitalizzazione dei preziosi manoscritti, e la ditta Memores di Firenze, che si è occupata dei passaggi tecnici imprescindibili per la pubblicazione delle immagini dei manoscritti. Il patrimonio librario della Biblioteca Palatina consta attualmente di circa 800mila volumi, di cui 6600 manoscritti (molti dei quali riccamente miniati), 3mila incunaboli, 15mila cinquecentine, 75mila lettere, 50mila stampe che documentano l’arte incisoria dal XV al XIX secolo.

Il Ms Pal 14,: un Sinassario, nome dato dal cristianesimo orientale a una collezione di agiografie, conservato alla Biblioteca Palatina di Parma (foto Biblioteca Palatina)

Massimo Magnani, professore di Lingua e Letteratura Greca dell’università di Parma, è il responsabile scientifico del progetto, oltre che curatore del convegno di studi sui manoscritti greci della Palatina, realizzato in Biblioteca nel novembre del 2019. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con la Direzione della Biblioteca Palatina. “Questa nuova apertura al mondo”, evidenzia Simone Verde, direttore del Complesso della Nuova Pilotta, “è un segno di come stiamo realizzando la Nuova Pilotta: non un fortino chiuso di sapere per pochi, ma una piattaforma dove i saperi vengono condivisi, con gli utenti e visitatori locali ma anche con coloro che a Parma non possono venire ma che vogliono conoscere i tesori incredibili della nostra Città. Ovunque essi siano”.

Il Ms Parm 2139 con l’Etimologico di Simeone grammatico, opera di valore inestimabile, conservato alla Biblioteca Palatina di Parma (foto Biblioteca Palatina)

Il gruppo dei 35 manoscritti greci è stato pubblicato su Internet Culturale, portale di accesso al patrimonio delle biblioteche pubbliche e di prestigiose istituzioni culturali italiane, curato dall’Istituto centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU). Si accede alla collezione con il seguente link: http://www.internetculturale.it/it/41/collezioni-digitali/29848/: Ogni singolo manoscritto può essere visualizzato, sfogliato, ingrandendo le pagine o particolari di pagina. Il dettaglio dell’immagine è altissimo, permettendo anche di cogliere il dettaglio fisico delle pergamene o delle carte sulle quali i testi sono stati scritti. La “esplosione” delle miniature, per altro bellissime, consente di percepire particolari che l’occhio umano non riuscirebbe a rilevare.

Il Manoscritto Ms. 5 Palatino, uno dei più preziosi del Fondo Palatino, sontuoso Tetraevangelo datato intorno all’anno Mille, conservato alla Biblioteca Palatina (foto Biblioteca Palatina)
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Paola Cirani, direttrice della Biblioteca Palatina

I 35 manoscritti greci della Palatina costituiscono un nucleo prezioso all’interno delle raccolte palatine. Sono presenti nei due fondi principali: Fondo Palatino (11) e Fondo Parmense (24). “On line è l’intera raccolta di manoscritti greci della nostra biblioteca”, afferma direttrice della Palatina, Paola Cirani. “Opere preziose e di enorme interesse, imprescindibili per studiosi di diverse discipline. 11 di essi provengono dal Fondo Palatino, nato dalla raccolta iniziata a Lucca dai Duchi di Borbone, che riunirono manoscritti acquistandoli da importanti collezioni private, come quella dei tre cardinali della famiglia Buonvisi. Uno dei pezzi più preziosi è il Ms. Pal. 5, sontuoso Tetraevangelo, datato intorno all’anno Mille. Altri 24 manoscritti appartengono al Fondo Parmense, dove si trovano grazie all’opera di Paolo Maria Paciaudi (1710-1785), primo bibliotecario della Palatina, e di Giovanni Bernardo de Rossi (1742-1831), artefice della raccolta di quel fondo ebraico di manoscritti e stampati, che rende unica a tutt’oggi la Biblioteca. Tra i tesori di questo fondo vi è il Rotolo in pergamena (Ms. Parm. 1217/2), riunito con altri tre in una custodia, arricchita dallo stemma impresso in oro di Ferdinando di Borbone, oltre all’Etimologico di Simone Grammatico, opera di valore inestimabile”.

Darwin Day a Rovereto. Tre appuntamenti con esperti etologi e biologi nel 210° anniversario della nascita del famoso naturalista britannico: “Il formichiere intelligente”, “Evoluzione a tutta birra”, “Le forme della natura”

Il 12 febbraio si celebra l’anniversario della nascita di Charles Darwin

“Il formicaio intelligente” di Donato Grasso

Tre appuntamenti per celebrare il compleanno di Charles Darwin, il famoso naturalista, biologo e geologo britannico, che formulò la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale, nato proprio il 12 febbraio di 210 anni fa. Li promuove la Fondazione Museo Civico di Rovereto, il CIMeC dell’università di Trento e la Società Museo Civico con il sostegno della Fondazione Caritro. Si inizia proprio martedì 12 febbraio, alle 18, in occasione del Darwin Day, alla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con l’incontro con l’etologo Donato Grasso che presenta il suo ultimo libro “Il formicaio intelligente”, edito da Zanichelli. Quali strategie può apprendere l’uomo dal comportamento delle formiche? Si chiede Grasso. Può sembrare strano ma le società di Homo sapiens – fa capire – potrebbero avere molto da imparare dalle colonie di formiche, microcosmi organizzati, efficienti, autonomi, collaborativi. Un super organismo dove i singoli individui, obbedendo ciascuno a semplici regole, fanno emergere complessi comportamenti collettivi da cui senza dubbio si può trarre spunti, studiando il successo evolutivo di questi insetti per inventare applicazioni pratiche utili alla nostra specie.

Donato Grasso, etologo dell’università di Parma, esperto di formiche

Donato Grasso è etologo, professore all’università di Parma ed esperto mirmecologo (studioso di formiche). “Le formiche – spiega – costruiscono nidi complessi, coltivano, allevano, sanno combattere come un esercito addestrato ma senza capi. Le nostre società di Homo sapiens sono molto diverse da quelle delle formiche. Possiamo. Gli algoritmi che si ispirano alle regole di un formicaio sono utili in molti ambiti, dall’ottimizzazione di Internet alla gestione del traffico stradale. Le formiche sanno bene come trovare la via più breve ed evitare ingorghi. Le zattere che formano intrecciando i loro corpi quando il nido viene alluvionato potrebbero ispirare la progettazione di nuovi materiali e di robot autoassemblanti. Alcune specie di formiche potrebbero essere usate nella lotta biologica agli insetti nocivi. Nuove molecole che sono state isolate dal veleno delle formiche potrebbero risultare efficaci contro i ceppi di batteri patogeni super resistenti. Ci sono migliaia di modi diversi di essere formica: frammenti di natura che nascondono tesori preziosi di inimmaginabile bellezza”.

Il prof. Omar Rota-Stabelli della Fondazione Edmund Mach

Gli altri appuntamenti. Venerdì 15 febbraio, alle 18, al Loco’s Bar (via Valbusa Grande, 7 Rovereto), “Evoluzione a tutta birra”. Il racconto di 9000 anni di arte birraia in compagnia di due biologi evoluzionisti: Omar Rota-Stabelli della Fondazione Edmund Mach e Lino Ometto dell’università di Pavia. Ingresso libero. Si chiude domenica 17 febbraio, nella sede di Palazzo Parolari (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), con “Le forme della natura. Ali, pinne, uova, semi… a cosa servono?”. Dalle 14.30 alle 18, si fanno scoperte insieme al Museo Civico in un pomeriggio di attività, per conoscere le sorprendenti forme degli esseri viventi e le loro funzioni. Per l’occasione saranno esposti curiosi reperti zoologici risalenti alla metà dell’Ottocento e conservati nei depositi del museo. Le attività sono comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo.

“Multa per aequora”: Parma ricorda con due volumi con contributi da tutta Europa quarant’anni di attività della prof. Sara Santoro, docente di Archeologia romana all’università di Parma

La locandina della presentazione a Parma dei due volumi “Multa per æquora. Il polisemico significato della moderna ricerca archeologica. Omaggio a Sara Santoro”

Il titolo del libro è impegnativo “Multa per æquora. Il polisemico significato della moderna ricerca archeologica. Omaggio a Sara Santoro”. Richiama l’inizio del Carme 101 del poeta romano Catullo: “Multas per gentes et multa per aequora vectus advenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis et mutam nequiquam alloquerer cinerem. quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum. heu miser indigne frater adempte mihi! (traduzione: Dopo aver viaggiato attraverso molte genti e molti mari (distese marine) ] sono giunto qui, o fratello, per queste tristi offerte ] per donarti l’estremo dono di morte e per parlare invano con il tuo cenere muto, dal momento che la sorte mi ha strappato proprio te, ] o misero fratello, strappato a me crudelmente!). E sarà proprio per ricordare Sara Santoro, docente di Archeologia romana all’università di Parma (1992-2009), che sono stati realizzati i due volumi dal titolo appunto “Multa per æquora. Il polisemico significato della moderna ricerca archeologica. Omaggio a Sara Santoro” che saranno presentati giovedì 14 giugno 2018, alle 16, all’auditorium dei Voltoni al complesso monumentale della Pilotta a Parma. L’opera, una raccolta di contributi di studiosi di tutta Europa, tratta di archeologia, storia dell’arte e promozione culturale: tutti temi che per quarant’anni hanno caratterizzato l’attività di ricerca ed insegnamento della studiosa. Interverranno: Simone Verde, direttore del complesso monumentale della Pilotta; Michele Guerra, assessore alla Cultura del Comune di Parma; Fabrizio Slavazzi, professore d’Archeologia e Storia dell’arte romana all’università di Milano; Marco Cavalieri, professore di Archeologia romana e Antichità italiche all’università di Lovanio e co-curatore dell’opera.

“Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana”: mostra con reperti, ologrammi, video, riproduzioni di archeologia sperimentale. Incontri “Gustare la storia” e visite guidate alla scoperta di Parma romana

La statua dell’Abbondanza assisa al trono simbolo della mostra “Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana”

Il logo del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”

Anello con incisa una lira: è tra i reperti in mostra

Due millenni di cultura dell’alimentazione rivivono attraverso preziosi reperti provenienti da importanti raccolte museali nella grande mostra “Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana“ allestita fino al 22 ottobre 2017 negli spazi della Galleria San Ludovico, a Parma. L’obiettivo, attraverso reperti archeologici provenienti dal museo Archeologico di Parma e dai musei civici di Reggio Emilia, insieme a oggetti, ambienti, allestimenti interattivi e multimediali, è quello di sottolineare quanto le radici della cultura alimentare del territorio affondino nell’antichità, riaffermando un’eredità ancora oggi straordinariamente vitale, come dimostra il riconoscimento di “Città Creativa della Gastronomia”, titolo riservato dall’Unesco a sole diciotto città nel mondo. La mostra “Archeologia e alimentazione”, curata da Filippo Fontana e Francesco Garbasi con la supervisione e la consulenza scientifica di Alessia Morigi, e promossa e organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Parma, in collaborazione con l’università di Parma, il Complesso monumentale della Pilotta e il gruppo archeologico VEA, rientra nel progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle soprintendenze Archeologia Belle arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato regionale del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna. Proprio nell’ambito di questo progetto in autunno ci sarà la riapertura del Ponte romano della Ghiaia, uno spazio riqualificato che tornerà a essere patrimonio della comunità e che presenterà a vista le due imponenti arcate in sasso, la creazione di un unico luogo pubblico museale all’aperto, con oltre  220 reperti archeologici di epoca romana ritrovati durante gli scavi e il recupero dei locali che saranno gestiti dall’università di Parma.

Le sale espositive della mostra “Archeologia e alimentazione” a Parma in Galleria San Ludovico

Tipario (sigillo) in bronzo di età romana

Con la mostra “Archeologia e alimentazione” – spiegano gli organizzatori – le vestigia di un passato antico tornano a vivere grazie a linguaggi contemporanei. Il visitatore, infatti, grazie all’archeologia sperimentale e ad allestimenti interattivi, è accompagnato all’interno di un percorso in cui, accanto ai manufatti provenienti dagli scavi realizzati in città, incontra alcuni ologrammi che riproducono oggetti archeologici di notevole interesse. A questi si aggiungono ambientazioni sonore, stimoli tattili e sensoriali e un video didattico che analizza le tappe principali che hanno contraddistinto lo sviluppo del territorio tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. Questo “viaggio nel tempo” affronta temi di grande interesse storico, come l’organizzazione delle colture, ottenuta attraverso il sistema della centuriazione, ovvero il fitto reticolato di canali, strade e solchi che formavano quella grande infrastruttura che ha permesso la bonifica, la suddivisione razionale e la coltivazione della Pianura Padana. In particolare, vengono poi approfondite le origini della cultura alimentare parmense, come la produzione di prosciutto e formaggio, documentando le abitudini alimentari di epoca romana riemerse con gli scavi archeologici. I reperti testimoniano infatti che, alla base dell’alimentazione quotidiana, c’erano i cereali, insieme ai legumi e alla frutta, così come la polenta e i bolliti di cereali.

Una mensa romana con ciotole, brocca e lucerna, riprodotta dagli archeologi sperimentali

Una preziosa caraffa in vetro di duemila anni fa

Grande spazio è dedicato al banchetto, inteso come rito sociale dove incontrarsi, parlare e mangiare insieme, che è analizzato attraverso la presentazione di oggetti solitamente utilizzati in questa occasione, provenienti da ritrovamenti archeologici in loco e riproduzioni realizzate da archeologi sperimentali, tra cui alcune suppellettili in materiali preziosi come vetro, ceramiche e metalli, che garantivano visibilità sociale e prestigio nella comunità romana. Per restituire al visitatore le suggestioni e le atmosfere del passato, la mostra – come si diceva – si avvale quindi dei nuovi metodi forniti dall’archeologia sperimentale e dai linguaggi interattivi che accompagnano il visitatore in un percorso tra reperti veri e ologrammi. Il percorso, arricchito dalla ricostruzione in 3D della forma urbis romana di Parma, prosegue infine al di fuori della sede espositiva con l’itinerario Parma Sotterranea, ideato per visitare i luoghi più significativi della città antica.

La domenica mattina visite guidate a Parma Sotterranea

Gruppo archeologico Vea

L’itinerario Parma Sotterranea è infatti uno degli eventi collaterali della mostra. Promosso dal gruppo archeologico VEA, il percorso museale all’aperto di ParmArcheologica è garantito da archeologi professionisti che conducono i visitatori alla scoperta dei luoghi urbani dell’antica Parma romana. L’itinerario, della durata di 2 ore e 30 minuti circa, parte proprio dalla sede della mostra in Galleria San Ludovico, per poi proseguire verso l’area archeologica e domus di San Paolo, le mura e le domus romane presso il museo Diocesano, l’area del Foro e del Capitolium di piazza Garibaldi, il Convitto Maria Luigia con i resti dell’anfiteatro, e per concludersi ammirando i meravigliosi mosaici della Domus romana di Palazzo Vitali-Mazza, eccezionalmente aperta per l’occasione. Nel corso della passeggiata, la narrazione fornirà le chiavi di lettura dei luoghi visitati per calarsi nell’ambiente della città storica fin dalle sue fasi di fondazione. Ai partecipanti verrà fatto dono di una scheda riassuntiva sotto forma di pieghevole realizzato con la collaborazione dei 3dArcheoLab. Questo strumento forma, inoltre, una parte interattiva della visita grazie ai contenuti attivabili tramite QrCode direttamente dal proprio smartphone. Per partecipare è necessario prenotare all’indirizzo mail info@foodvalleytravel.com; il costo è di 20 euro comprensivo dell’ingresso al museo Diocesano; i tour si tengono la domenica mattina, con un minimo di 6 partecipanti.

Apicio “protagonista” del primo incontro

Ricco il calendario di “Gustare la storia”: eventi collaterali alla mostra “Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma” tutti alle 11 alla Galleria San Ludovico a ingresso libero. Si inizia sabato 16 settembre 2017 con il critico letterario Francesco Gallina che parla di “Ghiri farciti, fenicotteri e polvere di datteri: la strabiliante cucina di Apicio”. Il sabato successivo, 23 settembre 2017, “Parmigiano Reggiano, il frutto antico del legame indissolubile fra l’uomo e la sua terra” con Michele Berini, segretario del consorzio Parmigiano-Reggiano sezione di Parma. Sette giorni dopo, sabato 7 ottobre 2017, sarà la volta di Giancarlo Gonizzi, coordinatore dei musei del Cibo di Parma, che affronterà le “Eccellenze complementari: caratteristiche comuni nelle produzioni tipiche della cultura alimentare parmigiana”. Ultimo appuntamento sabato 14 ottobre 2017:  con l’archeologa Manuela Catarsi “Alle radici della food valley: cibi e colture a Parma in età romana”.