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Ostia antica. Nella seconda campagna di scavo del progetto “OPS – Ostia Post Scriptum” scoperti due frammenti dei Fasti Ostienses che raccontano sulla vita politica e monumentale degli anni 126-128 d.C., sotto il regno di Adriano

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Frammento dei Fasti Ostienses scoperto nella seconda campagna di scavo nel progetto “OPS – Ostia Post Scriptum” (foto mic)

Due nuovi frammenti dei Fasti Ostienses emergono dalla seconda campagna di scavo del progetto “OPS – Ostia Post Scriptum”, curato dal parco archeologico di Ostia antica in collaborazione con l’università di Catania e il Politecnico di Bari. È stata la notizia di Ferragosto, data direttamente dal ministero della Cultura. “Anche l’ultima campagna di scavo appena conclusa nel parco archeologico di Ostia”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “ci regala tesori di inestimabile valore e preziosissime fonti documentali per comprendere le attività del grande imperatore Adriano. La scoperta di due frammenti dei Fasti ci permette di svelare pezzi importanti della vita di Ostia e della Capitale. Questi scavi hanno portato alla luce anche i resti di diverse decorazioni ed estese porzioni di pavimento a mosaico che presto saranno visibili al pubblico, proprio come già realizzato in altri siti archeologici della nostra Nazione grazie all’attività messa in campo in questi mesi dal ministero della Cultura”. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio: “Si tratta di una scoperta anch’essa straordinaria che, se da un lato accresce e integra quanto sappiamo sull’attività di quel grande imperatore che fu Adriano portando nuove acquisizioni sull’importantissima attività edilizia da lui condotta a Roma, dall’altro riconferma le immense potenzialità dell’antica Ostia per una sempre più approfondita conoscenza e divulgazione del nostro passato”.

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L’Area B del Parco archeologico, oggetto delle indagini, corrispondente al Foro di Porta Marina: al centro della piazza si trova un basamento quadrangolare (foto mic)

I frammenti dei Fasti, una sorta di cronaca incisa su lastre di marmo che riportano notizie preziose sulla storia politica e monumentale di Roma e di Ostia e la cui redazione spettava al pontifex Volcani, massima autorità religiosa locale, sono stati rinvenuti in seguito alle indagini effettuate nell’Area B del Parco archeologico, corrispondente al Foro di Porta Marina (già esplorata in passato ma che pone ancora molti e affascinati interrogativi), grande costruzione di forma rettangolare, porticata su tre lati e dotata di un’aula absidata su quello di fondo e originariamente pavimentata in opus sectile (con lastre di marmo di diverso colore). Al centro della piazza si trova un basamento quadrangolare, forse il sostegno di statua o una fontana. Nella zona interessata dallo scavo, già negli anni 1940-41 e 1969-72, vennero alla luce altri brani dei Fasti Ostienses.

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Uno dei due frammenti di Fasti Ostienses scoperti nell’Area B combacia esattamente con un altro scoperto in passato e conservato a Ostia (foto mic)

Uno dei due frammenti recuperati, che si congiunge perfettamente con un altro già conservato a Ostia e riferibile alla cronaca degli anni 126-128 d.C., menziona fatti e avvenimenti accaduti a Roma nel 128, sotto il regno di Adriano. Incrociando queste informazioni con quelle provenienti da altre fonti (letterarie, epigrafiche e numismatiche), si è potuto precisare il contenuto del testo da cui si evince che il primo gennaio del 128 Adriano assunse il titolo di pater patriae e la moglie Sabina quello di Augusta. Per celebrare questi titoli l’imperatore offrì al popolo un congiarium, cioè un’elargizione di denaro (Congiar Dedit recita l’iscrizione).

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Il frammento dei Fasti Ostienses con accanto la trascrizione dell’iscrizione (foto mic)

Successivamente, il 10 aprile del 128 (ante diem III Idus April riporta l’iscrizione) l’imperatore partì per l’Africa e, tornato a Roma tra la fine di luglio e gli inizi di agosto e prima di recarsi ad Atene, consacrò (Consecravit, recita l’iscrizione) un edificio, sicuramente un tempio nell’Urbe. Due sono le possibilità: il Pantheon, oppure più probabilmente il Tempio di Venere e Roma. Secondo un’ipotesi molto suggestiva, la consacrazione potrebbe essere avvenuta l’11 agosto del 128 d.C., ovvero nel giorno della ricorrenza dell’ascesa al trono di Adriano nel 117.

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Mappa dell’area archeologica di Ostia antica con la posizione delle due zone indagate (A e B) nella seconda campagna di scavo del progetto OPS (foto mic)

Le indagini, concluse a fine luglio, sono state condotte anche nell’Area A, mai scavata prima, situata all’interno del Parco tra il Piazzale delle Corporazioni, la ricca Domus di Apuleio, l’area sacra dei Quattro Tempietti e l’antico corso del Tevere.

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Fotopiano dell’area A nell’area archeologica di Ostia antica indagata dalla seconda campagna di scavo del progetto OPS (foto mic)

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Il pavimento a mosaico scoperto nell’area A dello scavo nel progetto OPS a Ostia antica (foto mic)

Qui sono venuti alla luce altri vani per un’estensione di circa 400 metri quadri e indagati a partire dai cospicui crolli dei piani superiori. Sono stati recuperati così, al loro interno, dei reperti ceramici, marmorei e l’originaria decorazione pittorica e in stucco oltre agli estesi resti di meravigliosi mosaici in tessere bianche e nere. Lungo il lato Sud dell’edificio è emerso un portico a pilastri impreziosito da uno splendido pavimento mosaicato, ancora in ottimo stato di conservazione e dal disegno complesso ed elegante, nel quale si alternano forme quadrate e a croce riempite da motivi a treccia, losanghe e forme ottagonali a elementi floreali e vegetali.

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Ambiente absidato, leggermente seminterrato, scoperto nell’area A nello scavo del progetto OPS a Ostia antica (foto mic)

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Mosaico a motivi esagonali scoperto nell’area A nello scavo del progetto OPS a Ostia antica (foto mic)

Più a Est il mosaico cambia motivo decorativo. Qui sono evidenti forme esagonali in cui si alternano lastre marmoree bianche e porzioni in tessere di colore rosso. Sul lato Ovest dell’area di scavo è stato, invece, rinvenuto uno stretto ambiente absidato nel quale si scendeva tramite quattro scalini fino a una quota più bassa rispetto a quella del restante complesso. Nella piccola abside, in alto, si conserva inoltre una nicchia inquadrata da due colonnine e rivestita da un intonaco su cui sono applicate conchiglie marine. Si trattava dunque di uno spazio seminascosto, “intimo”, dal carattere verosimilmente sacro, rituale, e dai risvolti interpretativi che si preannunciano sin d’ora decisamente affascinati.

Agrigento. Rinvenimenti importanti nella campagna di scavo nell’area vasta del santuario di Zeus promossa dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi nell’ambito della Convenzione con l’università Bordeaux- Montaigne

Nel breve video prodotto dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, introdotto dal presidente Roberto Sciarratta, con interventi della professoressa Laurence Cavalier, Institut Ausonius université Bordeaux Montaigne con Valentina Caminneci, archeologa del parco archeologico Valle dei Templi, e di Sebastiano Imposa professore associato di Geofisica applicata per l’archeologia università di Catania, si fa il bilancio della campagna di scavo promossa dal parco archeologico e paesaggistico, nell’ambito della Convenzione con l’università Bordeaux- Montaigne, Institut Ausonius, con il sostegno del Grand Programme de Recherche Human Past e del dipartimento di Sciences archéologiques de l’Université de Bordeaux. La campagna si è conclusa a maggio 2023 con importanti rinvenimenti. Quest’anno le ricerche si sono estese ad un settore mai esplorato, a Nord di Porta V, nell’area vasta del santuario di Zeus, vicino al tempio dei Dioscuri, dove indagini preventive geofisiche, a cura dell’università di Catania, hanno rivelato la presenza diffusa di anomalie nel sottosuolo, indizi di resti archeologici. Dai saggi sono emersi i resti di un muro in grossi blocchi di calcare che poggia in parte sulla roccia tagliata con un orientamento diverso da quello del vicino quartiere ellenistico-romano e numerosi frammenti di ceramiche, ora in fase di studio.

Taormina – Naxos Archeofilm: al via la prima edizione del festival di archeologia, arte e ambiente al teatro Antico di Taormina e al Teatro della Nike di Giardini Naxos: quattro giorni di proiezioni serali e incontri con i protagonisti della comunicazione culturale

taormina-naxos_archeofilm_2023_locandinaDinosauri, faraoni, il racconto del leggendario ingresso del cavallo di Troia e una inedita ricostruzione di Stromboli preistorica. Il meglio del grande cinema di documentazione è di scena in Sicilia per la prima edizione del “Taormina – Naxos Archeofilm”, il festival di archeologia, arte e ambiente in programma a Taormina (Teatro Antico, 14 e 16 luglio 2023) e Giardini Naxos (Parco archeologico – Teatro della Nike, 15 e 17 luglio 2023). Unica tappa in Sicilia, il “Taormina Naxos Archeofilm” s’inserisce nel quadro delle iniziative di Firenze Archeofilm, casa madre del grande “festival diffuso” organizzato dalla rivista “Archeologia Viva” (Giunti editore) che da anni, dopo l’ampia selezione internazionale fiorentina, trova ospitalità in varie prestigiose località italiane ed estere. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito, sia al Teatro Antico di Taormina che al Teatro della Nike al Parco di Naxos, e iniziano alle 21.15. “Manifestazioni come l’Archeofilm”, dice l’assessore ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, “hanno una grande valenza socio-culturale. Da un lato avvicinano le famiglie e i visitatori ai temi dell’archeologia, della tutela dei beni culturali e delle grandi scoperte degli studiosi che, dal mito di Troia ai dinosauri fino alle più recenti missioni di scavo nei mari siciliani, affascinano da sempre grandi e piccini, dall’altro sono un’occasione imperdibile per vivere la natura autentica dei monumenti di Taormina e Naxos e la loro storia”.

taormina-naxos_archeofilm_2023_brochure“Taormina – Naxos Archeofilm” è un progetto di grande respiro culturale – pensato per le famiglie, i ragazzini e per gli appassionati del mondo antico – prodotto e organizzato dal Parco archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, e dalla Fondazione Tusa, presieduta da Valeria Li Vigni, in collaborazione con Firenze Archeofilm/Archeologia Viva, diretta da Piero Pruneti – che, nell’arco di quattro giorni, proporrà al pubblico proiezioni di film-capolavoro selezionati a livello mondiale, incontri con i protagonisti della comunicazione, dibattiti e confronti sulle grandi civiltà del passato. Due i premi che saranno consegnati; il “Taormina – Naxos Archeofilm 2023” attribuito dal pubblico al film più gradito e il “Premio Sebastiano Tusa” assegnato alla personalità che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali. Tra un film e l’altro – in gara produzioni da Francia, Germania, Regno Unito e Italia – il pubblico avrà la possibilità di assistere alle interviste con grandi personaggi della divulgazione culturale tra cui Donatella Bianchi popolarissimo volto della trasmissione “Linea Blu” su Rai1 (Taormina, venerdì 14/7), Emilio Casalini, conduttore del programma “Generazione Bellezza” su Rai3 (Giardini Naxos, sabato 15/7) e lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi (Taormina, domenica 16/7). Si chiude nel segno della musica con l’evento “fuorifestival” a Naxos (lunedì 17/7) con una serata che prevede prima un cortometraggio francese dedicato al rinvenimento di impressionanti “vasi acustici” impiegati nell’antichità per amplificare l’acustica nelle chiese e a seguire il concerto dell’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori in collaborazione con il Conservatorio di musica Alessandro Scarlatti di Palermo. A giudicare i cortometraggi in gara sarà il pubblico che, in qualità di giuria popolare, potrà esprimere il proprio voto sui film in concorso per l’attribuzione del “Premio Taormina – Naxos Archeofilm 2023”. Partner tecnologico e main sponsor della manifestazione è Videobank. Partecipano al progetto l’università di Catania (dipartimento di Scienze politiche e sociali) e Universi Teatrali (Centro studi dell’università di Messina) con gli studenti tirocinanti e l’Archeoclub Giardini Naxos, Taormina e Valle Alcantara.

taormina-naxos_archeofilm_2023_14-luglio_locandinaVENERDÌ 14 LUGLIO 2023. A Taormina, Teatro Antico, ore 21.15. Apre il film “Jurassic Cash” di Xavier Lefebvre (Francia, 52’). Segue l’incontro con Donatella Bianchi, giornalista e conduttrice tv. Chiude la serata il film “L’antica nave del vino” di Riccardo Cingillo (Italia, 28’).

taormina-naxos_archeofilm_2023_15-luglio_locandinaSABATO 15 LUGLIO 2023. A Giardini Naxos, Teatro della Nike, ore 21.15. Apre il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Segue l’incontro con Emilio Casalini, giornalista e conduttore tv. Chiude la serata il film “Stromboli: a provocative island” di Pascal Guérin (Francia, 11’).

taormina-naxos_archeofilm_2023_16-luglio_locandinaDOMENICA 16 LUGLIO 2023. A Taormina, Teatro Antico, ore 21.15. Apre il film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May, Christian Twente (Germania, 52’). Segue l’incontro con l’on. Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura. Quindi cerimonia di premiazione con assegnazione del Premio “Sebastiano Tusa” attribuito dalla Fondazione Sebastiano Tusa, e del Premio “Taormina-Naxos Archeofilm” al film più gradito al pubblico. Chiude la serata il film “Sulle orme di Sebastiano” di Nicola Ferrari (Italia, 25’).

taormina-naxos_archeofilm_2023_17-luglio_locandinaLUNEDÌ 17 LUGLIO 2023. A Giardini Naxos, Teatro della Nike: FUORI FESTIVAL / ARCHEOLOGIA E MUSICA, ore 21.15. Apre il film “Vasi acustici” di Claude Delhaye (Francia, 8’). Segue il concerto dell’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori in collaborazione con il Conservatorio di musica Alessandro Scarlatti – Palermo.

Catania. Il Centro di Archeologia Cretese (CEARC) dell’università celebra il quarto di secolo con la mostra “Nell’Isola di Dedalo: i 25 anni di attività del CEARC” con gli scavi di Haghia Triada, Festòs e Priniàs, ma anche di Gortina e Cnosso. C’è anche la visita virtuale del Quartiere Sud-Ovest del Palazzo di Festòs

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La missione archeologica italiana a Festòs (Creta): il gruppo di lavoro 2022 diretto dal prof. Pietro Militello (con la lavagnetta in mano) (foto cearc)

È il 1998 quando all’università di Catania viene costituito il Centro di Archeologia Cretese (CEARC). E non fu un caso. Dietro c’era una peculiare esperienza catanese a Creta. Proprio in quell’isola greca l’ex istituto di Archeologia, poi dipartimento SAFIST, infine dipartimento di Scienze umanistiche e il dipartimento di Scienze della Formazione hanno due missioni archeologiche: la prima a Priniàs, provvista di propria sede e attiva dal 1969, la seconda a Festòs (con i due siti di Festòs e Haghia Triada), in concessione da parte della Scuola Archeologica Italiana di Atene e attiva dal 1977. Da queste due missioni sono nati filoni di ricerche e due generazioni di studiosi, oltre a una rete di rapporti internazionali che hanno giustificato la creazione di un Centro dedicato all’archeologia cretese, intesa nel senso più ampio del termine, dalla preistoria al medioevo, ma anche in una prospettiva più generalmente culturale, come studio delle ricerche a Creta, specialmente da parte italiana, e dell’influsso che esse hanno avuto nella cultura contemporanea.

catania_centro-archeologia-cretese_mostra-l-isola-di-dedalo_locandinaSono passati 25 anni, e il CEARC ha deciso di ricordare il quarto di secolo di attività con la mostra “Nell’Isola di Dedalo: i 25 anni di attività del CEARC” che celebra appunto i 25 anni (1998-2023) di ricerca del Centro di Archeologia Cretese istituito dall’università di Catania col coinvolgimento di centinaia tra studiosi e accademici dell’archeologia cretese: dalle missioni archeologiche, agli scavi, alle innovazioni tecnico-scientifiche. La mostra “Nell’isola di Dedalo. I 25 anni di attività del Centro di Archeologia Cretese” viene inaugurata lunedì 22 maggio 2023 a Catania, alle 12, al museo dei Saperi e delle Mirabilia, Palazzo Centrale d’Ateneo in piazza Università, dove rimarrà aperta fino al 30 giugno 2023. Saranno presenti per i saluti il rettore dell’università di Catania, prof. Francesco Priolo, e, in remoto, il prof. Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, e la prof.ssa Vasiliki Sythiakaki, direttrice dell’Eforia di Heraklion. Sarà anche presente il console onorario della Grecia per la Sicilia, Arturo Bizzarro Coutsogeorgou. La mostra è organizzata dal CEARC in collaborazione con il SIMUA. L’allestimento è a cura di SkenArte. Il progetto è stato finanziato con fondi del DISUM e del DISFOR dell’universitá di Catania e del CNR-ISPC. Hanno collaborato studiosi delle università di Bologna, Genova, UniNettuno e Ca’ Foscari. Il CEARC ringrazia la Scuola Archeologica Italiana di Atene e la Eforia alle antichità di Herakleion che rendono possibile le ricerche e gli scavi del Centro a Creta. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30 e il martedì e mercoledì anche il pomeriggio, dalle 15.30 alle 18.

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Festòs 2022: un momento dell’attività di ricerca della missione archeologica italiana (foto cearc)

La mostra vuole fare conoscere la civiltà cretese dalla prima occupazione fino all’età romana attraverso l’esperienza di 25 anni di ricerca del Centro negli scavi di Haghia Triada, Festòs e Priniàs, ma anche nei siti dove operano alcuni dei suoi membri, Gortina e Cnosso. La mostra comprende, oltre ai poster, video, riproduzioni sperimentali, modelli 3D e la visita virtuale e immersiva del Quartiere sud-ovest del Palazzo di Festós. Il CNR ISPC è presente con due sale: la prima dedicata alle attività della Missione archeologica italiana di Priniàs, diretta da Antonella Pautasso, dirigente di ricerca del CNR ISPC sede di Catania. Le attività della Missione sono illustrate da poster e riproduzioni video. Hanno collaborato all’allestimento dell’esposizione: Antonella Pautasso, Salvatore Rizza, Giacomo Biondi, Rossella Gigli, Tania Marchesini e Orazio Pulvirenti. La seconda sala è dedicata al Laboratorio archeologico congiunto internazionale W.A.L.(L.) e alle attività di rilievo digitale a Festòs, diretti da Francesca Buscemi, prima ricercatrice del CNR ISPC sede di Catania. La ricerca scientifica a Creta è illustrata mediante due video, un poster e una navigazione immersiva nel modello virtuale 3D del Quartiere sud-ovest del Palazzo di Festòs. Hanno collaborato all’allestimento: Marianna Figuera, Serena D’Amico, Giovanni Gallo, Thea Messina, Erica Platania, Flavia Toscano.

La visita virtuale del Quartiere Sud-Ovest del Palazzo di Festòs (a posti limitati) prevede la prenotazione al seguente link almeno 24h prima della visita: https://www.eventbrite.com/…/virtual-tour-del-quartiere… Si può così vivere l’esperienza unica e irripetibile di percorrere i passi degli antichi abitanti del Palazzo di Festòs. Grazie al Virtual Reality, ci si può immergere all’interno delle stanze labirintiche del Quartiere di S-W del Palazzo, oggi altrimenti inaccessibile al pubblico. Il palazzo di Festòs è uno dei più importanti siti della civiltà minoica; che si sviluppa a Creta tra la fine del III millennio e la fine del II a.C. Il Primo Palazzo (1900-1700 a.C.) fu distrutto da un terremoto. I resti del quartiere Sud-Ovest, che ha un elevato di 3 piani, dopo il terremoto furono completamente interrati per consentire la costruzione del Secondo Palazzo. Più di 3000 anni dopo, il quartiere è stato riportato alla luce perfettamente conservato. Ora c’è l’occasione di visitarlo grazie al modello 3D, realizzato dall’università di Catania, grazie a una collaborazione tra il DISUM e DICAR. L’esperienza immersiva sarà disponibile tutti i lunedì e venerdì dalle 10 alle 13 e tutti i martedì e mercoledì dalle 16 alle 18.

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, il prof. Orazio Licandro (università di Catania), in dialogo con il direttore Christian Greco, parla del suo nuovo saggio “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di marzo”

torino_egizio_conferenza-libro-cesare-deve-morire_orazio-licandro_locandinaL’assassinio di Giulio Cesare – evento cardinale nella storia della repubblica romana – è stato studiato e analizzato per secoli: la storiografia moderna sembra concordare sul fatto che i tre cesaricidi abbiano agito per impedire il disegno del generale di instaurare la monarchia a Roma attraverso la dittatura a vita, uno strumento assolutamente inedito e che minacciava di sconvolgere l’ordine istituzionale e sociale costituito. Tuttavia, il recente ritrovamento di una tavola su cui è inciso l’elenco delle liste magistratuali del 45-44 a.C., gli anni in cui maturò e si realizzò la congiura, offre nuove notizie omesse dalle fonti di tradizione manoscritta e riapre la discussione: Cesare era infatti stato già nominato dictator perpetuus, ma accanto a lui vi era Lepido, magister equitum perpetuus, fatto rivelatore dell’erronea attribuzione del significato “a vita” all’aggettivo perpetuus. Se Cesare non voleva farsi re, allora cosa cercavano di impedire Gaio Cassio, Marco e Decimo Bruto? E quale fu il vero ruolo di Antonio? Lunedì 14 novembre 2022, alle 18, nella Sala Conferenze del museo Egizio di Torino, il prof. Orazio Licandro (università di Catania), in dialogo con il direttore Christian Greco, parlerà del suo nuovo saggio edito da Baldini + Castoldi “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di marzo”. L’evento è in lingua italiana. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

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Copertina del libro “Cesare deve morire. L’enigma delle Idi di Marzo” di Orazio Licandro

Attraverso un’analisi attenta e dettagliata delle fonti antiche e della storiografia moderna, Orazio Licandro rilegge l’intera vicenda e, scandagliando i fondali oscuri della lotta politica, presta ascolto a un altro grande condottiero, sorta di alter ego di Cesare, ovvero Napoleone: anche lui, infatti, sospettava che ci fosse un’altra ragione dietro l’omicidio di un uomo che, col suo potere e la sua geniale irruenza, avrebbe potuto cambiare il corso della Storia. La sua azione militare, del resto, dopo la conquista esemplare della Gallia, era orientata verso Oriente come a voler ripercorrere le orme di un idolo del passato: Alessandro Magno; come lui, anche Cesare mirava forse a conquistare un vasto impero? Temevano i cesaricidi che tornasse in patria in trionfo, accolto dalla folla come un nuovo sovrano di stampo ellenistico? Partendo da queste domande, e alla luce delle nuove scoperte in campo epigrafico, questo saggio ci offre una rilettura approfondita e innovativa di uno dei più interessanti enigmi dell’antichità, una di quelle vicende sulle quali la Storia e la storiografia non smettono mai di interrogarsi.

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Orazio Licandro dell’università di Catania

Orazio Licandro, professore ordinario, insegna Storia delle istituzioni politiche dell’antichità, Papirologia, Paleografia e Storia romana al dipartimento di Scienze umanistiche dell’università di Catania, e Metodologie dello studio del documento antico alla Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dello stesso ateneo. Dal 2010 insegna anche Epigrafia e Papirologia giuridica presso il Corso di Alta formazione in Diritto romano della “Sapienza” università di Roma. Ha studiato a Heidelberg e a Monaco di Baviera. È visiting professor alla Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan (Cina); e lo è stato nel 2019 all’università di Vigo (Spagna). Sempre in Cina, conduce attività di ricerca scientifica quale componente dello Scientific Commettee di due progetti di ricerca internazionale: a) “Codex Theodosianus”, finanziato dal National Social Science Fund of China; b) “Advocatus in Roman Law”, finanziato dal Ministero della Giustizia della Repubblica Popolare Cinese. Attualmente partecipa al PRIN 2017 dal titolo “La certezza del diritto dal mondo antico alla discussione moderna”, nell’unità di ricerca della “Sapienza” Università di Roma. Dal 2020 è P.I. del progetto Piaceri, finanziato dall’Ateneo catanese, dal titolo “CAR – Carteggio Arangio-Ruiz”, in collaborazione con la Biblioteca Medicea Laurenziana e la Sapienza Università di Roma. È referente del Cooperative Agreement tra la Zhongnan University of Economics and Law (Wuhan, China) e l’Università degli Studi di Catania, attraverso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, approvato il 20 Luglio 2020. Dal dicembre 2015 partecipa in qualità di External Expert all’ERC “Scriptores iuris Romani”, Advanced Grant 2014. È membro della Società Italiana di Storia del Diritto, di cui è stato componente del direttivo nazionale con la carica di Tesoriere nel triennio 2016-2019, dell’Accademia Romanistica Costantiniana e dell’Associazione Internazionale di Studi Tardoantichi, dirige collane monografiche e fa parte di numerosi comitati scientifici di riviste internazionali di Classe A. Ha al suo attivo oltre 100 titoli, di cui 16 monografie, che spaziano dal diritto costituzionale alla storia politica romana dall’età arcaica a quella tardoantica, con particolare attenzione alla documentazione papiracea ed epigrafica.

Ostia antica. Il parco archeologico dopo alcuni decenni avvia il progetto di scavo e ricerca “Ostia Post Scriptum” in due contesti: dietro l’area dei Quattro Tempietti (Regio II) e nel foro di Porta Marina (Regio IV)

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Progetto “Ostia post scriptum”: nella planimetria dell’area archeologica di Ostia Antica indicate le due zone interessati da scavi e ricerche (foto parco ostia antica)

Il parco archeologico di Ostia antica avvia per la prima volta, dopo alcuni decenni, un proprio progetto di scavo e ricerca, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’università di Catania. Il progetto di ricerca, dal titolo “Ostia Post Scriptum” – proprio a indicare la ripresa delle attività di ricerca scientifica da parte del Parco – è volto a indagare con prospezioni geofisiche non invasive e saggi di scavo due contesti ostiensi di estremo interesse, ubicati rispettivamente nella Regio II, alle spalle dell’area dei Quattro Tempietti e della Domus di Apuleio, e nella Regio IV all’interno del Foro di Porta Marina, entrambi inseriti lungo i principali percorsi di visita dell’area archeologica di Ostia. Le ricerche sono programmate dal 29 agosto al 23 settembre 2022, con la partecipazione di docenti, ricercatori e studenti dei corsi di laurea, dottorato e specializzazione dell’università di Catania e con la collaborazione dell’università del Molise, sotto la supervisione del personale tecnico del parco archeologico di Ostia antica. Le indagini hanno principalmente finalità di ricerca scientifica e di formazione, ma mirano anche a un ampliamento della fruizione e della valorizzazione della stessa area archeologica attraverso l’organizzazione di iniziative di informazione e di divulgazione nell’ambito della public archaeology, con le quali si intende coinvolgere i visitatori (visite guidate al cantiere di scavo, conferenze e seminari sulle principali tematiche correlate alle ricerche, informazione sui canali social e web), da organizzarsi anche in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2022 (24 e 25 settembre 2022). Nel corso della campagna di scavo sui canali social del Parco sarà raccontato lo stato di avanzamento delle ricerche e le attività che si svolgeranno sul cantiere di scavo.

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Veduta panoramica dell’area archeologica di Ostia Antica (foto parco ostia antica)

Le ricerche assumono un carattere multidisciplinare, basato su un’indagine non invasiva ad ampio raggio affiancata da rilievi aerofotogrammetrici tramite drone e, naturalmente, sullo scavo stratigrafico. Preliminarmente all’avvio delle attività di scavo, infatti, è prevista una campagna di indagini non invasive, condotta con l’ausilio del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali (DIPBIOGEO) dell’università di Catania e del Dipartimento di Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’università del Molise. Le indagini, che comprenderanno prospezioni georadar e rilievo tramite drone equipaggiato con camera termica, saranno propedeutiche all’individuazione delle aree da sottoporre a indagine archeologica stratigrafica. Lo scavo, condotto nella rigorosa osservanza del metodo stratigrafico, sarà accompagnato dallo studio della cultura materiale e della gestione del catalogo e dei reperti mobili, oltre che dal rilievo e dalla ricostruzione tridimensionale di ogni singola struttura individuata, effettuati dagli allievi della Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio dell’università di Catania e sotto la supervisione dello staff del Parco. Le attività di pulizia e studio dei reperti mobili saranno contestuali allo svolgimento dello scavo.

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Planimetria dell’area dei Quattro Tempietti nel parco archeologico di Ostia Antica (foto parco ostia antica)

I contesti d’indagine: l’area a nord dei Quattro Tempietti. L’obiettivo del progetto – da condurre attraverso una preliminare campagna di indagini non invasive e quindi tramite scavo archeologico estensivo – è quello di analizzare un settore della città posto in prossimità dell’antico corso del Tevere e ubicato in una zona assolutamente centrale sotto il profilo topografico, delimitata dall’edificio dei Grandi Horrea a ovest, dal santuario repubblicano dei Quattro Tempietti, dal Mitreo delle Sette Sfere e dalla Domus di Apuleio a Sud, e dal piazzale delle Corporazioni a Est. Sorprendentemente, a dispetto della sua centralità, quest’area non è stata mai indagata prima d’ora. Invece si tratta di un’area piuttosto interessante. Nel complesso, dunque, questo settore si presenta come ideale per le nuove attività di scavo del Parco, qualificandosi quale bacino stratigrafico intatto. Lo scavo archeologico dell’area, oltre a restituire una continuità di percorso di visita tra il piazzale delle Corporazioni e i Grandi Horrea repubblicani, si candida ad apportare un significativo incremento delle conoscenze sullo sviluppo topografico, monumentale e diacronico di questa parte della città, dall’età repubblicana a quella imperiale. Questi gli obiettivi dell’intervento: stabilire la tipologia e la funzione delle strutture ivi presenti; indagare ove possibile la relazione con il complesso cultuale dei Quattro Tempietti e la Domus di Apuleio e con gli edifici pubblici funzionali alle attività mercantili e portuali connesse al fiume; ricostruire lo sviluppo diacronico dell’area, accertando eventuali mutamenti nella destinazione d’uso.

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Planimetria del Foro di Porta Marina nel parco archeologico di Ostia Antica (foto

I contesti d’indagine: il Foro di Porta Marina. Il Foro di Porta Marina si colloca immediatamente al di fuori dell’omonima porta cittadina, in contiguità con quella che un tempo era l’antica linea di costa. Il complesso circoscrive un’area di forma rettangolare circondata su tre lati da un portico colonnato con capitelli dorici, interrotto al centro da esedre rettangolari (sui lati Est e Ovest) e da un’aula absidata (sul lato di fondo meridionale). Al centro dell’area sorge una struttura quadrata di incerta interpretazione, forse identificabile con un altare. A un livello più alto, una grande cisterna in opera cementizia si addossa al lato orientale del muro perimetrale del Foro, inserendosi tra l’aula absidata e le mura repubblicane della città. Sul lato opposto, leggermente arretrata rispetto all’aula absidata, si sviluppa una piccola costruzione con corte centrale e ambienti circostanti. Nel suo insieme, tutto il complesso è realizzato in opera mista (reticolato e ricorsi in laterizio) ed è generalmente datato in età traianeo-adrianea. L’area è stata già indagata in passato in due occasioni: nel 1940-‘41 in maniera estensiva, ma superficiale, e poi nel 1969 con alcuni saggi dai quali emersero diversi frammenti dei Fasti Ostienses, cronaca marmorea che ci conserva notizie preziose sulla storia politica e monumentale di Roma e Ostia stessa e la cui redazione si ritiene fosse prerogativa del pontifex Volcani, massima autorità religiosa di Ostia. Diverse le ipotesi proposte negli anni dagli studiosi relativamente alla funzione del Foro di Porta Marina. La più accreditata è che si tratti di un luogo di culto all’aperto, che per la sua posizione extraurbana, il ritrovamento dei Fasti e la sua contiguità con il santuario della Bona Dea, andrebbe messo in relazione con Vulcano, divinità tutelare della colonia, il cui tempio (o templi), non è stato ancora identificato: se così fosse, l’edificio di età imperiale sorgerebbe quindi su un luogo di culto di età molto più antica, le cui strutture non sono ancora venute alla luce. Questi gli obiettivi dell’intervento: stabilire la funzione del complesso; stabilire lo sviluppo diacronico del complesso, verificando la presenza di strutture sottostanti e precedenti alle attuali; indagare l’aula absidata e verificarne la relazione con la cisterna adiacente; ricostruire l’arredo marmoreo del foro e la relazione dei paramenti marmorei (già ritrovati) con le strutture; ritrovare nuovi frammenti dei Fasti.

Augusta. Per le giornate europee dell’archeologia, conferenza a cura di Archeoclub e parco archeologico Leontinoi su “Jean Berard: Sicilia e Magna Grecia”, lo storico dell’antichità che ha dato un contributo significativo alla storia della colonizzazione greca in Sicilia

augusta_giornate-europee-archeologia_conferenza-jean-berard-sicilia-e-magna-grecia_locandinaPer il quarto anno di seguito, Archeoclub d’Italia sede di Augusta partecipa alle Giornate Europee dell’Archeologia. Questa volta ricorderà un’altra grande figura legata alla Sicilia ed al mondo della Magna Grecia: Jean Berard. Appuntamento venerdì 17 giugno 2022, nel salone di rappresentanza “Rocco Chinnici” del Comune di Augusta, dalle 18.30 alle 20, per la conferenza “Jean Berard: Sicilia e Magna Grecia”. Evento a ingresso gratuito a cura di Archeoclub sede di Augusta e del parco archeologico Leontinoi. I lavori saranno introdotti da Mariada Pansera, presidente di Archeoclub d’Italia sede di Augusta. Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Di Mare interverranno Lorenzo Guzzardi, direttore del parco archeologico Leontinoi; Massimo Cultraro, dirigente di ricerca Cnr-Ispc Catania e Massimo Frasca dell’università di Catania, già direttore della scuola di specializzazione in beni archeologici. Concluderà Reine Marie Berard, ricercatrice del Centre national de la rercherche scientifique (Cnrs) Aix –en –Provence, co-direttrice della missione francese a Megara Hyblaea (Ecole francaise de Rome). Sarà presente tutta la missione francese. Jean Berard (1908-1957), uno tra i più importanti storici dell’antichità, viene ricordato per il significativo contributo dato alla storia della colonizzazione greca in Sicilia, tracciandone la sua imponente e articolata biografia intellettuale nella quale la documentazione archeologica, non diversamente da una fonte storica, viene considerata parte integrante della medesima ricerca.

Archeologia in lutto. Febbraio si porta via due grandi archeologi: Marcello Piperno, innovatore degli studi preistorici, e Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese. Il ricordo di colleghi e amici

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L’archeologo Dario Palermo

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L’archeologo Marcello Piperno

Doppio lutto nel mondo dell’archeologia, non solo italiana, che perde, nel giro di due settimane di febbraio, Marcello Piperno e Dario Palermo. Il primo, grande studioso del Paleolitico, è scomparso il 14 febbraio 2022. Piperno, prima funzionario archeologo, poi docente a Napoli alla “Federico II” e infine a Roma alla “Sapienza”, è stato un grande innovatore degli studi preistorici, ha operando in varie località in Italia e all’estero, preoccupandosi sempre di coniugare la ricerca alla musealizzazione e alla valorizzazione dei resti archeologici. Il secondo ci ha lasciato il 26 febbraio 2022. Dario Palermo, docente di archeologia classica prima all’università di Torino e poi a Catania, ha condotto numerose ricerche in varie località della Sicilia e a Creta, a Priniàs, nella città arcaica della Patela. Corale e unanime il profondo cordoglio espresso “alle famiglie, agli allievi e agli amici e all’intera comunità archeologica” dalla Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia, come ricorda sul suo sito l’archeologo Giuliano Volpe dell’università di Bari.

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L’archeologo Marcello Piperno impegnato negli scavi nell’area di Melka Kunture, in Etiopia, ricca di siti preistorici

Lunedì 14 febbraio 2022, dopo una lunga malattia, è morto, all’età di 76 anni, Marcello Piperno. Lo ha annunciato sul proprio sito l’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, ripercorrendo i suoi importanti risultati raggiunti in anni di ricerche. “Studioso del Paleolitico di fama internazionale – scrive l’Iipp -, “Piperno è ben noto soprattutto per gli scavi effettuati in Etiopia, nell’area di Melka Kunture, ricca di siti olduvaiani e acheuleani in collaborazione con Jean Chavaillon dal 1999 al 2010; in questa località, inoltre, ha creato anche un Museo. Un altro importante scavo diretto da Piperno è quello del giacimento del Paleolitico inferiore di Notarchirico (Venosa), altro sito in seguito musealizzato; nel Lazio va ricordata la ricerca negli anni Ottanta del Novecento alla Grotta Guattari (San Felice Circeo, LT), in cui effettuando un calco della paleosuperficie e analizzando la tafonomia del deposito si poté capire per la prima volta l’influenza delle iene come agenti della formazione dello stesso. Va anche ricordata la sua partecipazione all’équipe che lavorò sull’importante scoperta dell’Uomo di Altamura e gli scavi della grotta di San Sebastiano (Mondragone, CE), sito ascrivibile a un orizzonte (l’aurignaziano) fino ad allora poco conosciuto in Campania. A Piperno si devono anche le ricerche effettuate negli anni Novanta del secolo scorso nel Vallo di Diano per poterne ricostruire il popolamento in età pre e protostorica. Nel Medio Oriente – continua lo scritto dell’IIpp – va ricordata la sua lunga collaborazione con Maurizio Tosi che lo portò a scavare e in seguito a pubblicare, assieme a Sandro Salvatori, la necropoli di Shahr-i-Shokta, del III millennio a.C. Dopo lunghi anni in cui lavorò come Ispettore all’allora soprintendenza speciale per la Preistoria e l’Etnografia, nel 1992 divenne professore associato di Paletnologia all’università “Federico II” di Napoli; in seguito fu professore ordinario della stessa materia all’università “La Sapienza” di Roma. Autore di numerose pubblicazioni e organizzatore di importanti convegni internazionali – conclude l’Iipp -, va anche ricordato il costante impegno nella divulgazione di alto profilo; come esempio può essere citata l’edizione italiana del Dizionario di Preistoria di A. Leroi Gourhan da lui curata agli inizi degli anni
Novanta. Esponente della generazione che innovò l’archeologia italiana, soprattutto nei metodi di lavoro sul campo, Marcello Piperno lascia un vuoto che sarà difficile colmare”.

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L’archeologo Marcello Piperno durante la direzione degli scavi nella Grotta di Roccia San Sebastiano a Mondragone (Ce)

La città di Mondragone (Ce) piange il professore Marcello Piperno, 76 anni, uno dei più importanti archeologi preistorici italiani. A Mondragone è stato componente del Comitato Scientifico del museo civico “Biagio Greco”, responsabile della sala preistorica, ed era, da più di vent’anni, direttore della campagna di scavo archeologico relativa appunto alla preistoria, che ha messo in luce la Grotta di Roccia San Sebastiano ed ha attestato la presenza dell’uomo di Neanderthal sul territorio mondragonese. “Salutiamo l’impegno garbato di Marcello Piperno sul nostro territorio”, scrive l’ex sindaco di Mondragone, Giovanni Schiappa, “e lo ringraziamo per aver onorato la nostra terra con i suoi appassionati studi, le sue indagini scrupolose, le meticolose ricerche e le brillanti campagne di scavo. Mancherà a Mondragone ed alla nostra voglia di riprendere il filo della storia. Ciao Prof”. E il centro culturale ‘Palazzo Tarcagnota’ di Mondragone: “Nessuno di noi poteva mai immaginare, che lungo la via per la Grotta di Roccia San Sebastiano, mentre eravamo alla ricerca dell’uomo della Preistoria, avremmo incontrato la Morte. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato così all’improvviso e che saremmo stati qui a ricordare insieme Marcello Piperno, il suo coraggio, la sua determinazione. Il Comune di Mondragone, il museo civico Archeologico “B. Greco” hanno perso un grande archeologo, il prof. Marcello Piperno, ma di più hanno perso un amico, un magnifico punto di riferimento di umanità ancor prima che di professionalità e rappresentatività. Marcello Piperno era un uomo straordinario, disponibile, accorto, semplice e per queste sue grandissime qualità umane era possibile apprezzarne e sentire il prezioso valore della sua vicinanza e della sua presenza. Ci mancherà il suo sorriso, la sua profonda umanità, la sua ironia. Sul piano professionale, nel campo della ricerca archeologica, ci mancherà invece, la sua azione, le sue parole, i suoi scritti, il suo insegnamento. Mondragone perde una figura monumentale, un cultore sincero della nostra Storia, che ha voluto generosamente donare la sua opera di studioso al nostro Museo, allestendo e sistemando una delle collezioni di reperti preistorici più importante in Europa. L’amministrazione comunale, il sindaco Virgilio Pacifico, il direttore del museo Archeologico Luigi Crimaco e Marianna Musella, responsabile del Laboratorio di Restauro, unitamente a Carmine Collina, Gustavo Riccio, Francesca Sogliani e a tutto il personale scientifico del Museo, con grande e sincero dispiacere, e nella speranza che dall’esperienza del dolore possa generarsi un insegnamento positivo vogliono ricordare e ringraziare il professor Marcello Piperno per la sua opera e per la sua amicizia”.

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L’archeologo Dario Palermo durante il suo intervento al convegno internazionale di studi “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale. Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)” tenutosi a Palermo ai primi di novembre 2021

Sabato 26 febbraio 2022, all’età di 71 anni, si è spento il professore Dario Palermo, ordinario di Archeologia Classica (già di Antichità Egee) dell’ateneo catanese. Durante la sua brillante carriera accademica ha ricoperto molti incarichi di prestigio, tra tutti direttore di Dipartimento, senatore accademico e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dal 2017 al 2020. Profondo conoscitore delle antichità egee e della civiltà cretese, era stato allievo del noto archeologo prof. Vincenzo La Rosa, di cui ha seguito le tracce nell’isola di Creta, dove ha scavato nel sito di Priniàs a partire dal 1974 e condotto la missione Archeologica Italiana sin dal 2006. In Sicilia le sue maggiori scoperte sono legate al mondo egeo e pre-greco in Occidente, nella montagna di Polizzello (CL), a Sant’Angelo Muxaro (AG), a Torricella di Ramacca (CT). Ha effettuato scavi inoltre nelle colonie greche di Leontinoi (SR) e Casmene (SR), e a Caltabellotta in Sicilia (AG). Nato a Meina (No) il 15 ottobre 1950. Laureato in Lettere classiche all’università di Catania, ha conseguito il diploma della Scuola di Perfezionamento in Archeologia classica della stessa università.

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L’archeologo Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese

Sit tibi terra levis” scrive la Scuola archeologica italiana di Atene in memoria di Dario Palermo, di cui è stato direttore della Missione Archeologica Italiana a Priniàs (Creta) dal 2006 al 2020. E l’archeologo Massimo Cultraro, dirigente di ricerca al Consiglio nazionale delle Ricerche e docente di Preistoria e Archeologia egea all’università di Palermo, formatosi alla Scuola archeologica italiana di Atene: “L’archeologia siciliana ed egeo-cretese perde Dario Palermo, un vero galantuomo di altri tempi, un docente di eccezionali doti comunicative, raffinato esploratore del passato, uomo mite che si è sempre distinto tra i rumorosi clamori di una disciplina spesso troppo urlata. Io perdo più semplicemente un amico, kalo taxidi file mou”. Un ricordo infine anche dalla Scuola di specializzazione in beni archeologici dell’università di Catania, di cui il prof. Palermo diresse la Scuola dal 2017 al 2020: “Il Direttore e il Consiglio scientifico della Scuola di Specializzazione in beni archeologici si stringono attorno alla famiglia per la scomparsa prematura del prof. Dario Palermo, archeologo raffinato e serio, profondo conoscitore della storia e dell’archeologia delle due isole in cui lavorò tanto, Sicilia e Creta”.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo incontro in presenza e on line con Daniele Malfitana e Antonino Mazzaglia su “Tutelare per conoscere: questioni di metodo”, un’occasione per una riflessione sul tema della tutela dei beni culturali e sulle sue applicazioni

Nuovo appuntamento promosso dal parco archeologico del Colosseo per il ciclo “Dialoghi in Curia”. Giovedì 10 febbraio 2022, alle 16.30, in presenza e on line, incontro con Daniele Malfitana e Antonino Mazzaglia su “Tutelare per conoscere: questioni di metodo”, un’occasione per una riflessione sul tema della tutela dei beni culturali e sulle sue applicazioni. Introduce e modera Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Daniele Malfitana (università di Catania – presidente Comitato Tecnico Scientifico per l’Archeologia – MiC) e Antonino Mazzaglia (CNR – ISPC, Catania) approfondiranno il ruolo specifico della tutela e di tutte le attività che permettono di riconoscere, proteggere e conservare i beni del nostro patrimonio per offrirli alla pubblica fruizione. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti QUI. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il Super Green Pass e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Progetto archeologico Kom al-Ahmer – Kom Wasit: dieci anni di indagini nel Delta del Nilo occidentale” a cura di Cristina Mondin dell’università di Padova, dove è emersa un’antica capitale. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 20 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Progetto archeologico Kom al-Ahmer – Kom Wasit: dieci anni di indagini nel Delta del Nilo occidentale” a cura di Cristina Mondin dell’università di Padova, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MDMwYzMzMzgtZWQwYS00MTcyLTg1YzItNGUzMWJkOGEzOWQ4%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Istantanee dallo scavo di Kom al-Ahmer e Kom Wasit nel Delta occidentale (foto unipd)
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Cristina Mondin dell’università di Padova

Era il 2014 quando il tam tam mediatico iniziò a far circolare nel mondo la notizia della scoperta un’antica capitale sul Delta del Nilo, a Kom al-Ahmer e Kom Wasit, siti a 6 km a Ovest del ramo Rosetta del Nilo, 35 km a Sud di Rosetta, 40 km a Sud-Est del porto di Thonis-Heracleion, e 52 km a Sud-Est del porto di Alessandria, proprio nella regione dove le fonti storiche e i geografi ellenistici e romani situano la capitale chiamata Metelite: il Progetto Kom al-Ahmer e Kom Wasit della missione archeologica italiana ha permesso di riportare in luce i resti di due città che con ogni probabilità costituirono gli insediamenti successivi della famosa e mai ritrovata Metelis, riferibili almeno all’epoca romana, tardo romana e primo periodo arabo. La campagna di ricerca, sotto la direzione del campo di Mohamed Kenawi (Bibliotheca Alexandrina – Università di Catania), Cristina Mondin (università di Padova), Giorgia Marchiori (CAIE – Centro Archeologico Italo Egiziano) e con la direzione scientifica di Emanuele Papi (università di Siena) e Paola Zanovello (università di Padova), si è svolta in collaborazione con numerosi specialisti internazionali.

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Il complesso termale emerso a Kom al-Ahmer nel Delta occidentale (foto kom-ahmer archaeological project)

“Questa regione del Delta è poco noto sotto il profilo archeologico”, ricorda Cristina Mondin, “perché le prospezioni sono state possibili solo dopo la costruzione della diga di Aswan nel 1971 e la conseguente bonifica. Fino a quel momento erano noti solo pochi siti, tra cui proprio quello di Kom al-Ahmer, visitato per la prima volta dall’italiano Achille Adriani, grande esperto di arte alessandrina, ma solo nel 1942 indagato sotto la direzione dell’ispettore egiziano Abd el-Mohsen el-Khashab, che portarono alla luce un grande complesso termale e numerose monete databili tra i primi decenni dell’età ellenistica (III sec. a.C.) e gli inizi della dominazione araba (VII-VIII sec.). Mentre nel vicino sito di Kom Wasit fu effettuato solo un piccolo sondaggio esplorativo nel 1944 da un altro ispettore egiziano, Labib Habachi, che permise d’individuare un piccolo complesso termale di età ellenistica (III sec. a.C.). Ma poi non se ne fece più nulla”.