Giornate europee del Patrimonio al parco archeologico dei Campi Flegrei: gli eventi al parco archeologico di Cuma e al castello di Baia
Il parco archeologico dei Campi Flegrei aderisce alle Giornate europee del Patrimonio 2022, iniziativa promossa dal ministero della Cultura e dedicata alla partecipazione al patrimonio culturale estesa a tutti i cittadini. Lo slogan scelto per questa edizione è “Patrimonio culturale sostenibile: un’eredità per il futuro”. Sabato 24 settembre 2022 il Parco ospita nei suoi luoghi mostre, passeggiate archeologiche e aperture straordinarie dei siti.

Scavi archeologici nella città bassa di Cuma condotti dal Centre Jean Bérard (foto pa-fleg)
24 settembre 2022, parco archeologico di Cuma (dalle 9.30 alle 17). Il parco archeologico dei Campi Flegrei apre le porte della città bassa di Cuma a quanti vorranno visitare l’area e conoscere le novità e gli aggiornamenti che provengono dalle attività di scavo e ricerca condotte nel sito dall’università di Napoli “Federico II”, dall’università di Napoli L’Orientale” e dal Centre Jean Bérard. In particolare, l’équipe federiciana, diretta dalla professoressa Carmela Capaldi, illustrerà l’organizzazione del foro nella sua fase di funzionamento di età imperiale, con un focus sugli edifici di alta rappresentanza ubicati sul lato nord della piazza, di cui prosegue la progressiva messa in luce. Al contempo, un ampio saggio di approfondimento effettuato al di sotto del lastricato di età romana permetterà di aprire una “finestra temporale” sulle importanti testimonianze che stanno emergendo relativamente all’organizzazione di questo settore della città nelle sue fasi di età greca e sannitica. Con l’università L’Orientale, sotto la guida del professor Matteo D’Acunto, si potrà invece entrare nel vivo di un cantiere archeologico assistendo in diretta al lavoro dell’équipe e agli interventi di scavo che si stanno conducendo presso l’abitato romano posto a nord del Foro. Si potranno dunque osservare sul campo attività, tecniche e metodologie proprie della ricerca archeologica, con uno spazio di approfondimento dedicato ai materiali di scavo e al loro prezioso corredo informativo. Il Centre Jean Bérard con la dottoressa Priscilla Munzi accompagnerà il pubblico nella visita della necropoli romana posta all’esterno della cinta muraria, in prossimità della Porta Mediana. Le indagini effettuate negli ultimi anni hanno permesso di indagare numerose tombe monumentali a camera ipogea per inumazioni plurime ma anche tombe individuali a cremazione, fornendo così nuovi dati e informazioni sui costumi funerari adottati dalle diverse componenti della comunità cumana. Orari di visita: 10, 11.30, 13, 15.

Visite guidate col prof. Carlo Rescigno e i colleghi dell’università Vanvitelli a Cuma (foto pa-fleg)
Il programma di sabato 24 settembre 2022 abbraccia anche l’Acropoli dove l’équipe dell’università della Campania Luigi Vanvitelli diretta dal professor Carlo Rescigno, illustrerà i risultati delle ricerche condotte presso la Rocca Cumana e, in particolare, gli esiti dell’ultima campagna di scavo, che ha interessato l’ampio spazio verde adiacente la terrazza inferiore. Qui è stato messo in luce, per una parte del suo sviluppo, un edificio ecclesiale absidato con annesso sepolcreto, il cui ritrovamento va ad arricchire di ulteriori tasselli il racconto e la conoscenza delle fasi medievali della città di Cuma. Orari di visita: 9.30, 11, 12.30, 14, 16. La prenotazione non è obbligatoria. Per entrambi gli eventi si accede con regolare biglietto di ingresso al sito.
24 settembre 2022, Castello di Baia (alle 11.30). Inaugurazione della mostra “TERRAMADRE riaffiora la vita” a cura di Premio Campi Flegrei 2022. La mostra porta a compimento la VI edizione del Premio Campi Flegrei, concorso fotografico curato dall’associazione culturale Flegrea Photo. Sono stati circa 40 i fotografi che hanno partecipato con oltre 200 immagini, selezionate dalla Giuria del Concorso, formata da Luigi Spina fotografo artista e presidente della stessa, Fabio Pagano direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e Francesco Soranno presidente di Flegrea Photo. Si accede con regolare biglietto di ingresso al sito.
Napoli. Il museo Archeologico nazionale presenta “Father and son 2”, il sequel del videogioco lanciato nel 2017, già scaricabile su Google Play e App Store. Il direttore Giulierini: “Il gaming è diventato arte”

Ragazzini provano il videogioco “Father and son 2” nella sala del Toro Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mario laporta / Kontrolab)
“Videogioco o arte?” Nella sala del Toro Farnese, risuona la domanda di Marianna: ha sedici anni, studia al liceo classico “Pietro Giannone” di Benevento e, al museo Archeologico nazionale di Napoli, è la prima giocatrice del videogioco “Father and son 2”. Accanto a lei c’è Luigi, allievo di Design della Comunicazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, già esperto del capitolo uno di “Father and son”. In questo flash dell’ufficio comunicazione del Mann la cronaca emozionale delle prove di gaming con il pubblico di “Father and son 2”, sequel del videogioco lanciato nel 2017 dal museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con l’associazione TuoMuseo, e che ora è giunto nel proprio luogo di nascita, dopo l’anteprima a “We Make Future”, il più grande festival sull’Innovazione digitale e sociale (Fiera di Rimini, 16-18 giugno 2022).

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, gioca col videogioco “Father and son 2” (foto mario laporta / Kontrolab)
“L’avventura di Father and Son continua. Siamo orgogliosi di presentare, all’interno del piano di digitalizzazione del Mann”, commenta il direttore del museo, Paolo Giulierini, “la seconda attesa ‘puntata’ del nostro videogame. Il Mann è stato il primo museo in Italia e probabilmente il primo archeologico in assoluto a puntare sul videogame come strumento di coinvolgimento dei più giovani nell’ambito di una azione di comunicazione che abbiamo subito immaginato globale. E grazie all’incontro con uno specialista di profonda cultura come Fabio Viola il gaming è diventato arte”. “Il videogioco come forma d’arte e, al contempo, strumento per raggiungere e coinvolgere nuovi pubblici internazionali”, afferma Fabio Viola, game designer e fondatore di TuoMuseo. “Un modello di narrazione interattivo e partecipativo che aiuta il museo ad andare nei tempi e negli spazi dei larghi pubblici. Questo sequel cambia la prospettiva ponendo al centro una protagonista femminile per far riflettere i giocatori su come un Si o un No possano cambiare per sempre le nostre e altrui vite”. E Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), che ha curato la supervisione del progetto del game, conclude: “Dopo il successo davvero straordinario della prima -puntata-, il Mann ha dunque ritenuto di voler proseguire nella strada tracciata qualche anno fa. Nuovi protagonisti, nuovi contesti, nuovi periodi storici, nuove emozioni: un nuovo approccio alla creazione e diffusione di prodotti culturali, nel segno dell’accessibilità”.

Frame del videogioco “Father and son 2” realizzato dal team internazionale di TuoMuseo guidato da Fabio Viola e Massimiliano Elia (foto mann)
Già selezionato dal Segretariato Generale del Ministero della Cultura tra i progetti innovativi per promuovere le attività di valorizzazione digitale degli istituti italiani, “Father and son 2” è scaricabile su Google Play e App Store: dopo il successo della prima puntata (cinque milioni di download in tutto il mondo, traduzioni nelle principali lingue europee, in arabo e in cinese, una versione in napoletano), c’è attesa per la continuazione del gioco dedicato al Mann e pensato non solo per i più giovani. “Così, nella sala del Toro Farnese”, raccontano al museo, “sono in tanti a cimentarsi con il game in un clima di festa: tra questi Tina, abbonata Openmann, gli studenti dell’Accademia di Belle Arte di Napoli con il loro docente di fotogiornalismo Mario Laporta, le gemelline Gemma e Aurora, che hanno il cellulare scarico, ma si fanno prestare il telefonino per entrare a far parte dei players”.
“Father and son 2” ha come protagonista una giovane donna, Sofia, impiegata al Mann e vicina alla laurea in archeologia. Sofia è la compagna di Michael, il ragazzo che, nella prima puntata del videogioco, andava alla ricerca del padre scomparso, un tempo archeologo proprio al museo Archeologico nazionale di Napoli. Il game ha come filo conduttore il tema dell’amore, declinato secondo diverse sfaccettature: punti nodali della storia sono l’incontro con un antico etrusco a Capua nel 475 a.C. e le vicende di Cleopatra e Marcantonio in navigazione nel Mediterraneo. Senza sacrificare un’incursione nella storia più recente: dal viaggio di Charles Dickens a Napoli nel 1844 sino a giungere circa cento anni dopo, ai momenti più tragici ed emozionanti delle Quattro Giornate che sconvolsero Napoli nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale. “Father and Son 2” è stato realizzato dal team internazionale di TuoMuseo guidato da Fabio Viola e Massimiliano Elia; della squadra fanno parte il game designer Sean Wenham, il compositore Arkadiusz Reikowski, lo sviluppatore Francesco Bizzini e l’animatore Angelo La Farina. In prospettiva, anche l’inserimento del Mann nell’universo Minecraft e la realizzazione di un’audiogame per non vedenti.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Red Venus” di Franz Cerami: arte e tecnologia per rappresentare la dea della bellezza. E il 18 maggio due affreschi digitali proiettati sulla volta del salone della Meridiana

Nel laboratorio di Franz Cerami: “Painting Venus” (foto mann)
La dea della bellezza incontra le nuove tecnologie: nella sala 90 del museo Archeologico nazionale di Napoli, dal 4 al 24 maggio 2022, è in programma la mostra “Red Venus” di Franz Cerami. Giovedì 18 maggio 2022, l’esposizione sarà accompagnata da una suggestiva videoinstallazione: sulla volta del Salone della Meridiana saranno proiettati due affreschi digitali, con dieci minuti di immagini in loop dedicate al tema della passione e valorizzate dalla colonna sonora degli “You are here”. “Cerami riesce a suscitare forti emozioni smaterializzando le opere tramite il digitale e, al contempo, proponendone una versione fisica”, afferma il direttore Paolo Giulierini. “Abbiamo voluto proiettare la sua creazione nel salone voltato della Meridiana, perché lì compare la nota iscrizione Iaceant nisi pateant voluta da Ferdinando IV, e riferita alle opere d’arte che si perdono se non sono esposte. Venere, dea della Bellezza, ci porta a incontrare in ogni tempo l’arte ed è rossa come la lava, il fuoco e la passione del cuore”.

Lightbox Venus Madonna di Franz Cerami alla mostra “Red Venus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il progetto di Cerami, realizzato in collaborazione con l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, si sviluppa attraverso due passaggi: l’allestimento, che includerà diciotto opere su carta dipinte con olio e grafite e otto lightbox retroilluminati, in dialogo con l’affresco di Marte e Venere in volo (il reperto appartiene alle collezioni del Mann, proviene da Ercolano e risale alla seconda metà del I sec. d.C.); il percorso sperimentale, che si riallaccia non solo all’intervento di arte pubblica itinerante con cui venne illuminato, nel 2019, il campanile di piazza Carità a Marcianise, ma si proietta anche verso una nuova mostra a Vienna nel 2023. Cerami racconta Venere come universo semantico polimorfo e tecnologico: “Red Venus è il colore Rosso”, commenta l’artista. “La fertilità, il colore del sangue. Sangue fertilità. Sangue che dà vita. Sangue battaglia. Sangue che si perde. Temi ricorrenti che continuano sotto traccia a lavorare nelle comunità e a definirne le identità”.

“Mars”, olio e grafite su carta di Franz Cerami alla mostra “Red Venus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il ricorso al linguaggio video rappresenta una prospettiva originale per incrociare il mondo classico, come dichiara la storica dell’arte Dominique Lora: “Le sequenze animate realizzate site-specific aprono un varco tra spazio immaginario e spazio reale, generando un luogo comunicativo”. Non a caso, il progetto di Cerami rientra anche nel più ampio framework sull’accessibilità proposto dal Mann in rete con l’accademia: “anche quando un’installazione di Franz Cerami si conclude, rimane in quel luogo come un riverbero di colore e di suoni, che dura nel tempo”, prospetta Ludovico Solima (università della Campania Luigi Vanvitelli).

L’artista Franz Cerami protagonista al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Franz Cerami. Il connubio tra arte e tecnologia è il punto focale della sua ricerca, condotta attraverso una tecnica mista che intreccia pittura classica, pittura digitale e videomapping. Seguendo questo fil rouge, Franz Cerami ha dato vita ad installazioni ed eventi di risonanza internazionale. Franz Cerami è nato a Napoli, dove risiede, nel 1963. Dal 2011 insegna Retorica e Digital Storytelling dei Beni Culturali presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha realizzato grandi dipinti murali digitali in musei come il Madre di Napoli, il Teatro dell’Opera di Yerevan, il Castel dell’Ovo di Napoli e negli spazi urbani e periferici di città come Yerevan, San Paolo, Lisbona, San Pietroburgo, Napoli. Nel 2020 ha realizzato, per il famoso brand italiano Voiello/Barilla, Magica, un’installazione su riti, segni e simboli di Napoli: un inno alla magia e al mistero della vita. Nel 2020 e nel 2021 è stato insignito, dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della prestigiosa nomina di Ambasciatore del Design Italiano nel mondo.
Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo presentazione del libro “Architetture perdute. Decorazioni architettoniche fittili dagli scavi tra Palatino, Velia e valle del Colosseo (VII-IV secolo a.C.)” di Clementina Panella, Carlo Rescigno, Antonio F. Ferrandes

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”: giovedì 25 novembre 2021, in Curia Iulia, alle 16.30, presentazione del recente volume “Architetture perdute. Decorazioni architettoniche fittili dagli scavi tra Palatino Velia e valle del Colosseo (VII-IV secolo a.C.)” di Clementina Panella, Carlo Rescigno, Antonio F. Ferrandes, edito da Naus. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; presentano Vincenzo Bellelli, dirigente di ricerca all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR; e Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. Saranno presenti gli autori. Prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti su www.eventbrite.it. Ingresso da Largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

La copertina del libro “Architetture perdute” di Clementina Panella, Carlo Rescigno, Antonio F. Ferrandes
Il libro indaga il paesaggio del costruito di un’area sacra emersa nel cuore della Roma arcaica nel corso degli scavi decennali condotti da Sapienza-Università di Roma tra le pendici del Palatino e la valle del Colosseo. Documentazione stratigrafica e presentazione analitica dei materiali architettonici si intrecciano in un racconto che permette di restituire la sequenza degli interventi di monumentalizzazione dell’area, ritenuta sede delle Curiae Veteres, tra epoca tardo orientalizzante e periodo tardo classico.

Clementina Panella (università Sapienza Roma)
Clementina Panella, già professore ordinario di ‘Metodologia e tecniche della ricerca archeologica’ alla Sapienza-Università di Roma, ha diretto importanti scavi: Ostia, Terme del Nuotatore; Cartagine, Centuria A; Roma, Porticus Liviae, area della Meta Sudans e pendici nord-orientali del Palatino. Le sue ricerche riguardano l’archeologia urbana, la topografia di Roma, la cultura materiale, in particolare le produzioni di età ellenistica e romana e i rapporti commerciali tra l’Italia e le province in età imperiale e tardoantica, e le metodologie delle scienze applicate allo studio dei siti archeologici pluristratificati.

Carlo Rescigno (università della Campania)
Carlo Rescigno è professore ordinario di ‘Archeologia Classica’ all’università della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore del corso di dottorato in ‘Archeologia e Culture del Mediterraneo Antico’ alla Scuola Superiore Meridionale. Conduce scavi e ricerche a Cuma, Stabiae e a Neapolis. È socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. È autore di oltre 100 pubblicazioni e di numerose monografie.

Antonio F. Ferrandes (università Sapienza Roma)
Antonio F. Ferrandes, ricercatore al dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza-Università di Roma, insegna ‘Archeologia della Produzione e del Commercio’ e ‘Classical Archaeology’. I suoi interessi riguardano i metodi della ricerca archeologica, l’archeologia urbana, l’archeologia dell’architettura e del paesaggio, la cultura materiale, l’archeologia della produzione e la storia dei commerci mediterranei (con un focus sulla città di Roma nel periodo medio- e tardo-repubblicano). Ha partecipato a numerose indagini sul campo (Roma, Ventotene, Pompei, Pantelleria) e alle ricerche sulle pendici nord-orientali del Palatino, cui ha dedicato numerosi rapporti preliminari e alla cui edizione definitiva sta attualmente lavorando.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale, nell’apertura serale, viene presentato in forma di pièce teatrale il videogame “Father&Son”, il primo di argomento archeologico lanciato da un museo (con quasi 5 milioni di download). Il video di Lucio Fiorentino sulla pièce sarà sui social a ottobre


Il videogame del Mann “Father and son” (foto mann)
“Father and son”: il videogame del museo Archeologico nazionale di Napoli diviene spettacolo teatrale. Dopo 4,8 milioni di download, per una frontiera di condivisione che travalica i confini europei spaziando verso Oriente, a partire dalla Cina, il videogame dei record (è stato il primo videogioco di argomento archeologico lanciato da un Museo), si fa spettacolo teatrale. Il gioco, voluto da direttore del Mann, Paolo Giulierini, e progettato dall’associazione TUOMuseo con il game designer Fabio Viola, sarà presentato in forma di pièce giovedì 9 settembre 2021 in occasione delle aperture serali dell’Istituto: due i turni delle performance (ore 20.30 e 21.30), a cura di Teatringestazione, per un itinerario che seguirà il viaggio di scoperta del giovane Michael; sarà proprio il ragazzo che, come nel game, esplorerà le sale del Museo, per ritrovare segni del padre, archeologo scomparso eppur presente grazie ai “messaggi” dell’arte. Per partecipare, obbligatoria la prenotazione telefonando ai Servizi Educativi del Mann (sino a giovedì, ore 10-13.30: 0814422329). Lo spettacolo è organizzato da Camilla Stellato; la regia è di Anna Gesualdi e la drammaturgia è di Giovanni Trono; l’assistente di produzione è Roberta Ruggiero. Il regista Lucio Fiorentino ha realizzato il video della pièce, che sarà anche presentata sui social a partire dal prossimo ottobre.
Videogame glocal (scaricato da numerosi utenti asiatici, è anche stato tradotto in una suggestiva versione in napoletano), “Father and son” conserverà, anche nella rilettura teatrale ideata da Ludovico Solima (“Università della Campania Luigi Vanvitelli”), il felice connubio tra comunicazione dei contenuti archeologici e veicolazione di un messaggio simbolico. In gruppi di venti persone per turno, con la guida dell’attore che interpreta Michael (Giovanni Trono), gli spettatori partiranno dal Giardino delle Fontane, seguendo il racconto anche attraverso cuffiette wireless: proprio da qui, giungeranno le voci registrate del ragazzo e di suo padre.

Tappe di questo viaggio, che rimanderà ad un percorso di speleologia (Michael Indosserà un caschetto da speleologo), saranno il Salone della Meridiana, le Sale degli Affreschi, per poi “scendere” in Sezione Egizia ed esplorare alcuni punti simbolo della Collezione Farnese (Sala dei Tirannicidi e Sala del Toro).
Napoli. Il Mosaico di Alessandro narrato con le nuove tecnologie al museo Archeologico nazionale: un sistema multicanale in 3D con contenuti aumentati e uso del videomapping che migliorano ulteriormente l’accessibilità nei confronti dei diversi pubblici ai quali il Mann si rivolge

Il Mosaico di Alessandro narrato con le nuove tecnologie: conclusa la prima fase di restauro sul capolavoro che rappresenta la celebre battaglia di Isso, la sezione dei Mosaici del museo Archeologico nazionale di Napoli si arricchisce grazie a un sistema multicanale in 3D con contenuti aumentati e uso del videomapping. L’iniziativa “Il Gran Mosaico”, che rientra fra le azioni previste dal progetto “Il Museo accessibile” (PON CULTURA E SVILUPPO FESR 2014-20 Decreto ADG 11/2016), prevede, in allestimento, quattro contenuti multimediali (tre video ed un ologramma). Ideazione, testi e coordinamento scientifico del progetto sono a cura dei Servizi Educativi del MANN- Lucia Emilio (responsabile) con Elisa Napolitano, Angela Rita Vocciante e Annamaria Di Noia, mentre la realizzazione è stata affidata a Protom Group SpA: finalità del programma di interventi “Museo Accessibile”, coordinato dal prof. Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), è l’inclusione di diversi tipi di visitatori, con particolare riguardo alle persone sorde.

“Il Mann è sempre più digitale e accessibile grazie a questo progetto prezioso che affianca lo storico restauro del mosaico di Alessandro, accompagnandoci in una nuova fruizione della sezione dei mosaici”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Grande cura scientifica, nuovi linguaggi e tecnologie, attenzione per l’inclusione, sono le linee guida di questi progetti, circa venti, che, partendo dalla copertura Wi-Fi del Museo nel 2017, portano oggi al Museo la realtà aumentata, con il macedone che racconta in ologramma le sue imprese. E altre sorprese ci attendono”. E il professor Ludovico Solima afferma: “Il Mann si avvia al completamento del programma “Il Museo accessibile”, del quale ho svolto il coordinamento scientifico, con la presentazione di questo progetto, che adotta un’innovativa modalità di narrazione del Mosaico di Alessandro: insieme ai tre filmati, che descrivono i luoghi, le tecniche e il viaggio dell’opera da Pompei al Mann, è stata infatti messa a punto da Protom un ologramma che mostra Alessandro descrivere i momenti salienti della Battaglia di Isso, con animazioni facciali e movimenti labiali che conferiscono a tale raffigurazione tridimensionale una significativa espressività. Con questo progetto, il Mann conferma la sua propensione all’innovazione, sperimentando linguaggi e tecnologie innovative, in grado di migliorare ulteriormente la propria accessibilità nei confronti dei diversi pubblici ai quali il Museo si rivolge”.

Nell’allestimento multimediale sono presenti tre video: parte 1) Il “Mosaico di Alessandro” racconta non solo il contesto in cui nasce l’opera, nella casa del Fauno di Pompei, ma anche la funzione che il capolavoro rivestiva all’interno della lussuosa domus e la specificità del soggetto rappresentato. Dal punto di vista tecnico, di particolare interesse è stata l’attività di modellazione e colorazione della Casa del Fauno, cui è seguita l’animazione del mosaico stesso; parte 2) “Le tecniche del Mosaico” descrive, attraverso la produzione di modelli virtuali rappresentativi della sezione di un mosaico di epoca romana, la prassi di realizzazione del capolavoro in dettaglio, secondo quanto definito dalle fonti ed evidenziato dalla ricerca archeologica; parte 3) “Il viaggio del Gran Mosaico” ripercorre le principali tappe storiche che portarono al distacco del capolavoro da Pompei ed al suo successivo arrivo al Museo. Di particolare suggestione è stata l’indagine sui documenti di archivio (prima metà del XIX secolo) e sulle fotografie (decenni iniziali del XX secolo). La tecnologia del digital composing (VFX) permette di evidenziare parti di testo sulle scannerizzazioni dei documenti storici e di animare le foto, proprio come se scorresse una macchina da presa nel seguire il racconto. Tutti i video prevedono dei sottotitoli, elaborati ad hoc per un pubblico di non udenti; Luigi Spina e Giorgio Albano hanno fornito alcune immagini dei cortometraggi.

In aggiunta a questi prodotti multimediali è stato realizzato un quarto contenuto, che rappresenta la battaglia di Isso tra storia e leggenda: ricalcando le tessere, è stato così realizzato un modello virtuale degli schieramenti, costituiti da centinaia di guerrieri delle due fazioni in uno scenario surreale, arido e polveroso. Con un movimento circolare a volo d’uccello, si raggiunge, così, il centro della scena: qui il fulcro emotivo della rappresentazione è costituito dallo scontro fra gli occhi di Alessandro e quelli del suo acerrimo nemico; sullo sfondo, tutti i personaggi, uomini ed animali, sono raffigurati come semplici silhoutte. Questa narrazione per immagini è il risultato di diversi passaggi tecnologici: 1. modellazione e sovrapposizione prospettica delle figure per la replica della battaglia (diorama); 2. disegno del paesaggio con effetti particellari; 3. rigging del busto di Alessandro (FACS); 4. animazione del 3D di Alessandro (lipsync) del racconto della battaglia di Isso; 5. produzione software (busto di Alessandro real-time); 6. sincronizzazione ologramma con video della battaglia.

L’animazione prevede un sonoro, con un avvincente racconto della battaglia scritto proprio dal direttore del Museo, Paolo Giulierini: a questa suggestiva narrazione, Protom ha abbinato un avatar, inserito in una cornice olografica digitale con sistema light-field in grado di offrire un ampio raggio di percezione della stereoscopia senza bisogno di occhiali o speciali visori. L’ologramma di Alessandro è stato realizzato da una scansione grezza, successivamente rielaborata in modo da consentire la corretta deformazione durante la produzione delle animazioni. Per i movimenti facciali dell’Avatar, sono state predisposte decine di copie dei modelli che ripropongono i fonemi corretti, come previsto dallo standard FACS (facial animation coding system). La precisione del lipsync (animazione del labiale), una delle più complesse pratiche dell’animazione al computer, enfatizza l’espressività dell’ologramma, che segue un semplice meccanismo di funzionamento, collegato ad un pc: terminato il set-up dell’hardware e avviato il dispositivo, il software parte automaticamente, in modo che la cornice riceva il segnale di avvio ed, illuminandosi, riproduca l’ologramma. L’ascolto è possibile attraverso un impianto di speaker collocato in prossimità della bacheca. Le installazioni multimediali, da oggi fruibili in sezione, si combinano con il riallestimento delle sale dei Mosaici: pannelli ed apparati didascalici sono stati aggiornati, seguendo l’immagine coordinata scelta dal Museo.

“È sempre una grande emozione restituire vita alla storia grazie al supporto delle tecnologie”, conclude Fabio De Felice, fondatore di Protom. “Il mosaico di Alessandro e la battaglia di Isso rappresentano un gioiello che da sempre il mondo ci invidia. Siamo entusiasti di partecipare a questa iniziativa, su proposta del MANN, di dare corpo e voce a un personaggio del calibro di Alessandro Magno e lavorare, con cura, alla ricostruzione di ambienti ed eventi storici. Portabilità e mobilità sono le caratteristiche che rappresentano il nostro lavoro, nato con l’obiettivo di avvicinare a una nuova fase della vita di questi capolavori, caratterizzata dall’incontro con le tecnologie, anche persone con diverse abilità, in particolare i non udenti, attraverso il ricorso ai sottotitoli”.
Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria tutto è pronto per la seconda edizione del Premio Bronzi di Riace che quest’anno cade nel Cinquantesimo del rinvenimento dei due capolavori. Sabato 13 agosto 2022, alle 21, con lo splendido sfondo sullo Stretto, dopo il grande successo della prima edizione, ritorna infatti sulla terrazza panoramica del MArRC, per il secondo anno consecutivo, il “Premio Bronzi di Riace”, nato nell’ambito dell’attività istituzionale del Museo di promozione e sviluppo della cultura, con il fine di tributare il proprio riconoscimento alle personalità che nell’ultimo periodo si sono distinte per il loro operato nel campo della tutela, della conoscenza, della divulgazione e della gestione del patrimonio culturale, finalità primarie della nostra istituzione museale. Il Premio è articolato in dieci sezioni: Studi Interdisciplinari per l’archeologia; Arte contemporanea e territorio; Legalità e territorio; Conservazione e restauro del patrimonio culturale; Tutela dei beni culturali e del paesaggio; Studi e ricerche sul patrimonio culturale; Archeologia e ricerca subacquea; Sinergie culturali tra le due sponde dello Stretto; Università e patrimonio culturale; Premio alla carriera. “In un anno così importante, a qualche giorno dall’anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, questo Premio ha una grande valenza”, dichiara Carmelo Malacrino, direttore del MArRC. “Si tratta di un riconoscimento prestigioso a tutti coloro che si fanno tessitori di rapporti e di crescita reciproca mediante la cultura, la tutela e le sinergie messe in campo ogni giorno, dimostrando, con le proprie competenze, il proprio impegno nei confronti della valorizzazione del nostro patrimonio. Anche con questa manifestazione il museo Archeologico conferma il suo carattere inclusivo, che unisce visitatori e cittadini in un’esperienza stimolante”. La partecipazione all’evento, inserito nelle programmazioni estive “Notti d’Estate al MArRC”, è inclusa nel biglietto d’ingresso al Museo che per l’apertura serale è di soli 3 euro e consentirà oltre all’accesso in terrazza, anche la visita al Museo fino alle 23, con ultimo ingresso alle 22.30.














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