A Pompei “Sogno di una notte di inizio estate”: in via delle Terme per osservare (in sicurezza) il sorgere del sole nel giorno del solstizio d’estate. Prenotazione obbligatoria. Archeologia e astronomia nel segno della conoscenza

L’hanno chiamato “Sogno di una notte di inizio estate”, ovvero archeologia e astronomia nel segno della conoscenza. È la proposta che il parco archeologico di Pompei fa per gli appassionati di archeo-astronomia: la possibilità di osservare il sorgere del sole riflettersi sui millenari basolati della città antica alle falde del Vesuvio. Quando? Il 21 giugno 2021, solstizio d’estate: nel giorno in cui il sole appare più alto nel cielo, sarà possibile osservare nell’area archeologica di Pompei il sorgere del sole, in asse lungo via delle Terme. I raggi solari, entrando parallelamente a quelli viari, inonderanno le strade (via delle Terme, via di Nola e via dell’Abbondanza), nell’attimo dell’alba di luce, riflettendosi sulle architetture e sui basalti stradali. Lunedì 21 giugno 2021 sarà possibile assistere a questo evento straordinario prenotando un ingresso al sito di Pompei a partire dalle 4.45. La prenotazione è obbligatoria, con acquisto biglietto su www.ticketone.it o presso le biglietterie del sito, da venerdì a domenica (orari di sportello/9 -17,30), per un numero massimo di 99 persone. Costo 20 euro (+ 1,50 euro prevendita on-line); ridotto 10 euro (+ 1,50 euro prevendita on-line) tra i 18 -25 anni e possessori Artecard. Gratuito al di sotto 18 anni. L’iniziativa è riservata a massimo 100 visitatori. I visitatori, che accederanno dal varco di ingresso agli scavi di Porta Marina Superiore e sosteranno lungo via delle Terme per osservare il fenomeno astronomico che avverrà alle 5.50. Saranno presenti professori e specialisti dell’università della Campania per le informazioni scientifiche, e saranno fornite brochure esplicative. Uscita da Piazza Esedra. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Scabec Regione Campania e fa parte del cartellone di eventi di Campania by night estate 2021. I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dalle disposizioni sanitarie. Nelle sere del 21 e 22 giugno, intorno alle 20, il tramonto è invece ben visibile in asse con il tempio dorico del Foro Triangolare.

Il ciclo si ripete continuo e sempre uguale, con una variazione di solo mezzo grado, un diametro solare, rispetto a ciò che avrebbero osservato gli antichi pianificatori dell’abitato. La forma della città, infatti, come era stato già ipotizzato a fine Ottocento, deriva il suo impianto dal movimento del sole e dall’evento solstiziale. Una caratteristica scientifica e culturale che si riflette nel modo di costruire le città, riscontrata anche in altri siti della pianura campana e che è oggetto di un progetto di ricerca di un gruppo di studiosi e dottorandi del laboratorio Capys dell’università della Campania. La città, ancora nel 79 d.C., conservava all’interno del suo impianto urbano lo schema antico di circa sette secoli. Le due diagonali tracciate dal solstizio, la prima che parte dal Tempio Dorico e attraversa obliquamente tutta la città, e la seconda che si riflette nell’impianto stradale, regolarono e scandirono lo spazio pubblico e privato fino alla tragica eruzione. Anche i culti e i rituali che si svolgevano nel Tempio Dorico dovevano adattarsi a questi elementi del calendario celeste. Archeologia e astronomia, correttamente integrate, ci aiutano a ritrovare le leggi non scritte di questa antica sapienza.

Il solstizio estivo, il momento estremo in cui il sole traccia nel cielo la sua orbita più lunga e raggiunge la posizione più estrema con punti di levata e tramonto verso settentrione, è l’apoteosi del ritmo annuale, il culmine della luce diurna: il sole sembra sostare per alcuni giorni in questa posizione prima di iniziare il suo percorso inverso e avviare il suo ritorno verso Sud e, con il decrescere delle giornate, verso il buio. Il ciclo delle stagioni è un orologio primordiale per la scansione dei ritmi dell’agricoltura, dell’allevamento, della pesca, delle guerre, sin dai tempi più remoti e permette una naturale integrazione tra uomo e ambiente. Il paesaggio celeste è dunque intrinsecamente legato alla città: esso non è solo una epifania lontana, ma ne permea e costruisce lo spazio. Come accade in altre città di fondazione greca, etrusca e romana, l’irraggiamento del sole era considerato un elemento fondante nella pianificazione urbana, per armonizzare l’orientamento con la direzione dei venti, con la morfologia del territorio e il deflusso delle acque. I dati raccolti in situ – frutto del programma specifico di studio e ricerca – permettono di simulare il movimento del sole e degli astri nei secoli lontani in cui fu fondata e visse Pompei e di verificare il sistema delle antiche misurazioni e gli orientamenti seguiti dagli antichi.

L’uso di un evento astronomico, quale il solstizio, come elemento di riferimento per la fondazione dell’impianto urbano della città ci fa comprendere come la nascita di Pompei fosse un atto rituale, sacro. Allo stesso tempo ci mostra l’attenzione per garantire buone condizioni “ambientali” alla nuova città, che doveva essere esposta a una maggiore insolazione nei mesi invernali e alla frescura in estate. Grazie a questo attento studio degli elementi astronomici, anche nel giorno più corto dell’anno, ovvero al solstizio d’inverno, l’ultimo raggio di sole del tramonto raggiungeva ogni angolo della città, e doveva essere così anche nella vicina Ercolano.
Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line di due libri sullo storytelling digitale: “I musei e le forme dello storytelling digitale” di Elisa Bonacini e “L’arte del coinvolgimento” di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone

Il sesto appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia”, ciclo di presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, è interamente dedicato al tema dello storytelling digitale e all’arte del coinvolgimento con la presentazione di due volumi, “I musei e le forme dello storytelling digitale” di Elisa Bonacini (Aracne editrice) e “L’arte del coinvolgimento” di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone (Hoepli – La Grande Libreria online), che saranno oggetto di riflessioni, alla luce anche dell’accelerazione imposta dalla pandemia che ha interessato l’ultimo anno. Appuntamento on line dalla Curia Iulia giovedì 20 maggio alle 16.30. A discutere di come si possa “coinvolgere” il pubblico nei musei e quali siano le nuove frontiere del digitale interverranno, insieme al direttore del PArCo Alfonsina Russo, Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”) e Stefano Borghini (PArCo). Per seguire la conferenza: collegarsi giovedì 20 maggio 2021, alle 16.30, all’indirizzo https://www.facebook.com/parcocolosseo; la conferenza sarà trasmessa nel primo post disponibile sulla pagina (non è necessario avere un account Facebook) e sarà disponibile anche sul canale YouTube; dopo il 22 maggio il video sarà disponibile qui: https://parcocolosseo.it/evento/dialoghi-in-curia-lo-storytelling-digitale-e-larte-del-coinvolgimento/; dopo il 22 Maggio l’audio sarà disponibile qui: https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC.

“I Musei e le forme dello storytelling digitale”, edito nel giugno 2020, in piena pandemia, è l’ultima fatica di Elisa Bonacini, archeologa specializzata nella comunicazione culturale con le nuove tecnologie e coordinatrice regionale per la Sicilia dell’evento annuale Invasioni Digitali. Nel volume l’autrice illustra le molteplici esperienze adottate nei musei e nel mondo culturale nel campo dello storytelling digitale, analizzandone 14 tipologie: orale, scritto, video, visuale, animato, interattivo, immersivo, social media storytelling, partecipativo, generativo, geo-storytelling, multimedia mobile storytelling, crossmediale e transmediale.

“L’Arte del coinvolgimento”, edito nel 2017, è il volume di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi al mondo della gamification. Fabio Viola, fondatore di TuoMuseo, Designer culturale e direttore scientifico Area Gaming della Scuola Internazionale di Comics di Firenze, ritenuto uno dei più influenti “gamification designer” al mondo, e Vincenzo Idone Cassone, docente di Sociosemiotica del design allo IAAD (Istituto d’arte applicata e design di Torino) hanno anticipato la nuova frontiera del concetto di coinvolgimento (engagement), individuando nei videogiochi una delle primarie forme di intrattenimento. Gli autori esplorano l’intersezione tra game design, scienza comportamentale e innovazione per fornire chiavi di azione utili a implementare le meccaniche e dinamiche di engagement nei contesti più vari: finanza, salute, educazione, lavoro, shopping, progettazione urbana e altro ancora.
Ercolano. Prima azione della convenzione tra il Parco archeologico e l’università “Vanvitelli”: presentate le nuove divise “condivise” per il personale

Partecipazione e connessioni anche alla base della progettazione delle nuove divise: al lavoro insieme il personale del Parco archeologico di Ercolano e gli studenti dell’università Vanvitelli. Il Parco archeologico di Ercolano, infatti, dopo la nuova veste dell’identità visiva, cambia abito anche al proprio personale e presenta le divise disegnate grazie alla progettazione congiunta con il dipartimento di Architettura e Disegno industriale, università della Campania “Luigi Vanvitelli”. La collezione “DIVISE CONDIVISE” nasce dalla co-progettazione che ha coinvolto nello studio propedeutico Università e componenti dello staff del Parco. La progettazione partecipata ha visto protagonisti docenti universitari, giovani laureati, tirocinanti e il personale del Parco, dalla elaborazione dei modelli, alla scelta dei tessuti e alla palette colori, per la realizzazione di indumenti comodi, confortevoli, ecologici, caratterizzati da tonalità ispirate direttamente dall’antica Ercolano, abiti pensati per chi vive e lavora a contatto con tanta bellezza, con accessori e stile di grande vestibilità che si prestano a una diffusione più ampia affinché tutti possano condividere anche attraverso un capo di abbigliamento i millenari valori estetici e culturali della città di Ercole.


La collezione Uomo autunno-inverno del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
Il gruppo di ricerca del Dipartimento, recependo tutte le istanze del Parco, è partito per la conformazione delle caratteristiche degli outfit dal Mediterraneo, luogo di contaminazioni culturali per eccellenza, dove mare e terra si uniscono in un abbraccio inscindibile. Il percorso di fashion design ha inizio dal triplice significato della parola habitus: ambito, modo di comportarsi, abito; dunque ciò significa che dallo studio di ogni singola località può nascere un artefatto, un accessorio di design, un vestito, come accade per le divise del Parco archeologico di Ercolano che ricordano la vasta gamma di forme, materiali e colori che si ritrovano nelle costruzioni pubbliche e private dell’antica città.


Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano
Dopo aver lanciato un programma basato sulle relazioni e connessioni con il territorio, in cui si innesta la Convenzione con il dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, responsabile scientifico la prof.ssa Maria Dolores Morelli, firmata nel luglio 2020, il Parco mette in campo la prima azione nello studio e progettazione delle divise stagionali per il personale del MIC in servizio presso il Parco archeologico di Ercolano, oggi pronte per la presentazione dei disegni della Collezione. “La realizzazione delle divise per i nostri addetti alla vigilanza”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “è un segnale che rende evidente l’appartenenza al luogo. Le linee semplici, i colori tenui e i materiali ecocompatibili interpretano perfettamente lo spirito del Parco, un luogo di rinascita continua tra passato e futuro. Il nostro personale è il nostro biglietto da visita e volevamo che si sentisse a proprio agio in divise eleganti e riconoscibili a partire dalle quali saranno creati altri capi di abbigliamento e accessori da offrire ai nostri visitatori. Sono molto soddisfatto della sinergia con l’università Vanvitelli e fiero della valorizzazione dei giovani in questo progetto, che lancia il forte segnale delle possibilità che questo territorio offre alle nuove generazioni”. “La Convenzione con il dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’università della Campania Luigi Vanvitelli”, spiega la prof. Ornella Zerlenga, direttore del Dipartimento, “è stata siglata al fine di strutturare uno stretto collegamento tra la realtà accademica e quella del sito archeologico, attuando forme di collaborazione scientifica e di ricerca per la formazione, l’orientamento e la didattica, su tematiche di convergente interesse per i due Enti, strutturando attività di ricerca in ambito culturale, produttivo, tecnologico, contribuendo al rafforzamento delle relazioni tra Università, Enti, Aziende, Associazioni per lo sviluppo di processi educativi-produttivi”.
Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line del libro di Massimo Osanna “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte“ con i professori Fabrizio Pesando e Carlo Rescigno

Per il secondo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”, ciclo promosso dal parco archeologico del Colosseo e dedicato alla presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, giovedì 25 marzo 2021 alla Curia Iulia è la volta di “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte“ (Rizzoli, 2019), il volume di Massimo Osanna, direttore generale uscente del parco archeologico di Pompei e oggi direttore generale dei Musei italiani. Appuntamento on line alle 11.30 sui canali social del PArCo. Ne parlano Fabrizio Pesando (università “L’Orientale” di Napoli) e Carlo Rescigno (università della Campania “Luigi Vanvitelli).

La copertina di Massimo Osanna libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli)
Il volume, attraverso le parole di Osanna, illustra “vita, misteri e segreti raccontati in venti nuove scoperte” esito delle recenti campagne di scavo che hanno accompagnato negli ultimi anni la rinascita del sito grazie ai restauri e all’apertura al pubblico di nuove aree. Affreschi, come la celebre immagine di Leda e il cigno rinvenuta nel 2018; splendidi mosaici come nella Casa di Orione, ricchissime domus rimaste sepolte fino a oggi, e ancora pitture, graffiti, architetture che vengono qui presentati per la prima volta in forma estesa al grande pubblico. Al contempo, Osanna ci restituisce “il presente di duemila anni fa”, illustrando con registro divulgativo ma approccio scientifico dove e come vivevano gli uomini e le donne travolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., cittadini di una città che non è mai morta davvero. Una biografia dei pompeiani che passa anche per gli oggetti (monete, gioielli, vasi, amuleti) e per le abitudini (dai ludus con i gladiatori e le bestie alla dieta), fino al momento fatale in cui il vulcano irrompe e immobilizza il fluire della vita. Un libro non solo per specialisti, corredato da immagini inedite, capace di farci “ritrovare” il tempo di Pompei, un eterno quotidiano – per molti versi così simile al nostro – conservato nei secoli sotto una spessa coltre di ceneri e lapilli.
Mibact. Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del parco archeologico di Pompei, subentra a Massimo Osanna: scelto tra 44 candidati. L’annuncio del ministro Franceschini. Il bilancio dei 7 anni di Osanna a Pompei e dei 6 anni di Zuchtriegel a Paestum

Da Paestum a Pompei, dalla Magna Grecia alla piena romanità: è un viaggio non solo nella topografia e nell’archeologia dell’Italia antica ma anche nella gestione del patrimonio culturale nazionale quello che si accinge a intraprendere Gabriel Zuchtriegel, 40 anni, archeologo classico, che il 20 febbraio 2021 è stato nominato dal ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, nuovo direttore del parco archeologico di Pompei. Nato nel 1981 a Weingarten, città della Repubblica Federale Tedesca, è stato il più giovane dei direttori nominati con la prima procedura pubblica internazionale per la selezione dei musei autonomi nel 2015, quando fu selezionato per guidare il parco archeologico di Paestum e Velia. Zuchtriegel ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn, dove nel 2010 ha concluso un dottorato di ricerca sul sito laziale di Gabii nei pressi di Roma. È stato borsista dell’Istituto Archeologico Germanico e della Fondazione Alexander von Humboldt, che nel 2012 l’ha portato all’università della Basilicata (Matera) per un progetto di ricerca triennale sulla colonizzazione greca lungo la costa Ionica.

Cittadino italiano: Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri
Ha insegnato presso gli atenei di Bonn, Matera, Napoli “Federico II” e Salerno ed è autore di numerosi articoli e monografie, tra cui “Colonization and Subalternity in Classical Greece”, Cambridge University Press 2018. Nel 2019, gli è stato riconosciuto il premio di Ravenna Festival. Nel 2015, ha collaborato nel “Grande Progetto Pompei” quale membro della Segreteria tecnica di progettazione. Da novembre 2015 dirige il parco archeologico di Paestum, al quale nel 2020 si è aggiunto il sito di Velia, ambedue iscritti nella lista del patrimonio Unesco. Zuchtriegel, che è sposato e ha due figli, è di origine tedesca; dal 2020 è anche cittadino italiano.
“Pompei è una storia di rinascita e riscatto”, ha dichiarato il ministro Franceschini, “un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari e che sono motivo di orgoglio per l’Italia. Nel ringraziare il professor Osanna per il grande lavoro svolto in questi anni a Pompei faccio i più profondi auguri di buon lavoro a Gabriel Zuchtriegel che lascia un’esperienza estremamente positiva a Paestum per un lavoro entusiasmante: il più bel lavoro al mondo per un archeologo”.

Massimo Osanna, direttore uscente e attualmente direttore generale dei Musei Statali, che ha guidato con successo l’investimento dei fondi europei del Grande Progetto Pompei e riaperto la stagione degli scavi nel sito con numerosi e straordinari rinvenimenti: “Con emozione saluto oggi il mio successore, augurandogli un lavoro proficuo e appassionante. Lascio un luogo straordinario che è stato il mio mondo degli ultimi sette anni, a cui ho dedicato energie passione e impegno: sono felice di poterlo affidare nelle mani del nuovo direttore, nella consapevolezza che lascio Pompei in uno stato ben diverso da quello in cui l’ho trovata. Molto orgoglio, ma anche gratitudine per quanti hanno operato per la salvezza di uno dei siti archeologici più importanti del mondo, dal ministro Franceschini ai direttori generali del Grande Progetto Pompei a tutti i funzionari e il personale che mi ha accompagnato in questa grande sfida”.
Il neodirettore Gabriel Zuchtriegel, che lascia un’eredità positiva nella gestione del parco archeologico di Paestum e Velia, al momento della nomina commenta: “Pompei è speciale non solo per il suo patrimonio archeologico inestimabile, ma anche per la squadra di professionisti e operatori che lavorano nel sito con grande impegno e competenza e che sono felice di poter guidare per garantire la tutela e la fruizione di un luogo unico al mondo”.

La procedura di selezione. Il nuovo direttore è stato scelto tra i 44 candidati, di cui 10 di origine straniera, che si sono sottoposti al vaglio della commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e attualmente ministro della Giustizia, e composta da: Luigi Curatoli, già generale dell’Arma dei Carabinieri e direttore del Grande Progetto Pompei; Carlo Rescigno, accademico dei Lincei e professore ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “L. Vanvitelli”; Andreina Ricci, già professoressa ordinaria di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica all’università di Roma “Tor Vergata”; Catherine Virlouvet, già direttrice della École française di Roma e professoressa emerita all’università d’Aix-Marseille. Al termine della selezione, conclusa con i colloqui dei dieci candidati della short list, tenutisi il 10 e 11 febbraio 2021, la commissione ha individuato la terna dei candidati da sottoporre al Ministro, tra i quali è stato nominato il nuovo direttore che prenderà prossimamente servizio. Oltre a Gabriel Zuchtriegel la terna era composta da Renata Picone, professoressa ordinaria di restauro nell’Università degli studi Federico II di Napoli, e Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano dal 2017.

Nuovi scavi 2018 a Pompei: Massimo Osanna scopre un affresco con il ritratto di donna in tondo dalla Casa del Giardino (foto Mibact)
Il parco archeologico di Pompei dal 2014 al 2021. Negli ultimi sette anni, sotto la guida del professor Massimo Osanna, il parco archeologico di Pompei è tornato a nuova vita: archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e uno staff di professionisti specializzati (geologo, vulcanologo, antropologo, archeobotanico, archeozoologo) e comunicatori hanno lavorato quotidianamente ottenendo straordinari risultati e hanno speso in modo efficiente le risorse europee rendendo il Parco un modello di spesa virtuoso a livello internazionale. Una forte attenzione è stata anche posta alle misure per migliorare l’accessibilità e la fruizione di quello che, con circa 4 milioni di visitatori all’anno, è il secondo sito più visitato d’Italia: 4 km di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria, un’offerta diversificata di visita con domus riaperte dopo il restauro e/o aperte per la prima volta, itinerari del verde con giardini storici ricostruiti, progetto di museo diffuso, uso delle tecnologie digitali e riallestimento di nuovi spazi espositivi. Dopo decenni si è tornati inoltre e a scavare in quella parte della città mai indagata finora.. Le indagini hanno restituito dati significativi per la conoscenza della città antica, oltre a eccezionali scoperte. Numerose sono state, in questi anni, le collaborazioni con le Università e i principali istituti di ricerca internazionali per indagini e ricerche archeologiche.


Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014
Il Grande Progetto Pompei. Il Progetto per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei (Grande Progetto Pompei) è stato finanziato dalla Commissione Europea quale Grande Progetto Comunitario. Importo complessivo: 105 milioni di euro. Cofinanziamento UE: 75%, quota nazionale: 25%. Interventi finanziati: 76. In 5 anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento, di cui: 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche); 8 per il piano della conoscenza; 2 per il piano della sicurezza; 7 per il piano della capacity building; 8 per la fruizione e comunicazione. Sono 74 gli interventi conclusi, di cui su 2 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Dall’inizio del GPP, grazie agli interventi di messa in sicurezza e restauro, sono stati consegnati alla fruizione pubblica 46 edifici, tra i quali i Praedia di Giulia Felice, la Casa del Criptoportico, la Casa di Leda e il Cigno, quella del Frutteto, la Casa degli Amanti e l’emblematica Villa dei Misteri. I nuovi scavi hanno restituito al mondo affreschi meravigliosi, mosaici unici e una nuova possibile ipotesi sulla datazione dell’eruzione del Vesuvio. Inoltre, grazie alle ultime tecnologie applicate alla ricerca (come per esempio i calchi di Fiorelli), è stato possibile acquisire nuovi e importanti dati di conoscenza sulla vita quotidiana e i costumi della città di Pompei.


Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia
Parco Archeologico di Paestum e Velia dal 2015 al 2021. Negli ultimi sei anni, sotto la guida dell’archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel, il parco archeologico di Paestum ha raggiunto numerosi e importanti risultati soprattutto in termini di tutela e ricerca, fruizione, valorizzazione e comunicazione, anche grazie all’autonomia gestionale e finanziaria di cui lo ha dotato la riforma Franceschini del 2014. Al centro della direzione Zuchtriegel sono stati gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione straordinaria e ordinaria e restauro, per i quali sono stati investiti oltre 9 milioni di euro. Tra questi: un sistema di monitoraggio sismico sul Tempio di Nettuno con tecnologie avanzate, sviluppato insieme all’università di Salerno e finanziato con il mecenatismo privato attraverso ArtBonus; il Sistema Hera, il catalogo online fruibile anche dagli utenti esterni, che connette dati geografici (GIS), collezioni e archivi e raccoglie 2.653 schede di monumenti e 17914 reperti; gli scavi archeologici promossi nell’ambito di progetti di tutela e valorizzazione, che hanno portato alla luce nuovi dati, tra cui un tempio dorico del V sec. a.C. precedentemente sconosciuto e che ha dato nuova luce alla storia dell’architettura pestana e magno-greca; le collaborazioni con università, CNR e società private che hanno portato a nuove scoperte anche grazie all’uso di tecnologie innovative come la geofisica e la fotografia multispettrale.

Fruizione, accessibilità, comunicazione. Esemplare, in termini di accessibilità così come di fruttuosa cooperazione tra pubblico e privato, è l’intervento sul tempio arcaico noto come “Basilica” che, dal 2016, è accessibile senza più barriere architettoniche grazie al finanziamento costituito dai proventi di una mostra in collaborazione con il concessionario. Attualmente, è l’unico tempio greco ancora in piedi pienamente agibile/praticabile in tutto il Mediterraneo. Nuovi percorsi, tra cui un parco giochi a tema archeologico, hanno aumentato allargato il pubblico e ampliato l’offerta, con particolare attenzione ai più piccoli. La comunicazione digitale, con strategie social diverse e coinvolgenti, hanno portato il Parco a raggiungere i 150 mila follower, aumentando così visibilità e interazione con gli utenti diffondendo la conoscenza del patrimonio in rete. Dal 2015 al 2019, durante la gestione Zuchtriegel, il pubblico del parco archeologico è cresciuto del 48% (2015: 279.078; 2019: 443.743) e nel 2020, a causa della pandemia, ha subito un forte calo pari a oltre il 70% in media con quanto accaduto a tutti i luoghi del Sistema Museale Nazionale. Con l’introduzione di un abbonamento annuale a partire dal 2016, è aumentato in modo significativo il coinvolgimento del territorio, con anche la nascita dell’associazione “Amici di Paestum” nel 2017. È proprio in collaborazione con le associazioni del territorio che si svolgono lavoratori inclusivi per scuole e famiglie, con una particolare attenzione allo spettro autistico.
“Pompei. La città viva”: è il primo podcast prodotto per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa. Sei episodi da ascoltare raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano

“Vivere” Pompei ascoltando. Dall’8 gennaio 2021 si potrà ascoltare “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P, piattaforma italiana dei podcast giornalistici, per il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con Electa, in occasione della prossima riapertura al pubblico dell’Antiquarium di Pompei. “Pompei è la città morta più viva che mai…”, “Pompei è un pilastro della nostra cultura e della nostra memoria…”, “Pompei è un mondo ed è anche il mio mondo…”, “Pompei continua a stupirci e lo farà sempre…” sono solo alcune delle dichiarazioni che si possono ascoltare nel trailer di presentazione del podcast (Trailer. Dall’8 gennaio 2021 il primo podcast su Pompei – Pompei. La città viva | Podcast on Spotify). Autori dei testi: Carlo Annese, Enrico Racca, Lucia Stipari; speaker: Matteo Alì, Arianna Granata; illustrazione della cover: Joey Guidone; musiche originali: Nicola Scardicchio, Michele Bozzi, flauto; Antonella Pecoraro, arpa; montaggio e post-produzione: Giacomo Qualcuno; Editing: Giulia Pacchiarini.

La serie prevede 6 episodi, con uscita settimanale il venerdì dall’8 gennaio 2021. Gli episodi saranno disponibili all’ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e su tutte le principali app gratuite per l’ascolto dei Podcast. Sei episodi, condotti da Carlo Annese, nei quali ventisei tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, insieme al direttore Massimo Osanna, raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano: dalla tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all’ultimo straordinario rilancio del Parco archeologico. Da alcuni anni, infatti, Pompei è una delle mete più richieste del turismo mondiale e non smette di rivelare sempre nuove, sorprendenti testimonianze del suo passato.

Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo e molti altri contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana, le arti e i costumi della città antica – dal cibo all’erotismo, dall’architettura delle domus ai giardini – mettendoli in relazione con i nostri tempi. Insieme a Cesare De Seta e Anna Ottani Cavina analizzano l’influenza che Pompei ha esercitato sulla cultura degli ultimi tre secoli, dal pensiero illuminista sulla catastrofe alla fascinazione dei viaggiatori romantici del Grand Tour fino ai best-seller sugli ultimi giorni prima della tragedia. E con Maria Pace Ottieri scoprono innumerevoli punti di contatto con la realtà di oggi, a cominciare dal rischio che corrono i 700mila abitanti dei sette Comuni dell’area vesuviana. “Quelle rovine ci dicono che siamo sostanzialmente gli stessi”, dice il popolare scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. “Quella città, con i suoi mercati e le sue case, con la sua divisione tra una borghesia commerciale e i suburbi popolari, ricalca nella stessa identica maniera quella che sarebbe oggi la città, se la si fotografasse in una situazione simile. E speriamo che non avvenga mai”.

Episodio 1. Il museo vivente. La città più antica del mondo vive nel presente e parla al futuro. Il clamoroso “effetto Pompei”, che ha portato il Parco archeologico quasi a raddoppiare i visitatori nel giro di pochi anni sfiorando i 4 milioni nel 2019, è il frutto di uno dei più ambiziosi interventi mai visti in Italia. Il Grande Progetto Pompei, avviato nel 2014 dopo decenni di incuria e cattiva gestione, coincide con l’ennesima rinascita della città, un patrimonio unico al mondo che il direttore Massimo Osanna ha trasformato in un brand internazionale e in un luogo che non smette di rivelare sempre nuove, straordinarie tracce della sua storia. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia Antica al Birkbeck College di Londra; Antonia Falcone, archeoblogger; Francesco Jodice, artista visuale; Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

Episodio 2. Vivere a Pompei: dall’arte allo street food. Pompei, museo a cielo aperto, è la maggiore fonte di informazioni sulla vita quotidiana degli antichi romani. E ogni nuovo ritrovamento, come in un puzzle, compone un’immagine in perenne mutamento e regala infinite sorprese. Seguendo idealmente due uomini nel loro ultimo giorno, prima dell’eruzione del Vesuvio, passeggeremo tra le strade traboccanti di vita e scopriremo la Pompei delle botteghe e la Pompei città d’arte, le taverne e le domus affrescate, simbolo di status sociale. Assaggeremo il vino che si è ripreso a produrre da alcuni anni e osserveremo gli edifici ancora intatti che all’inizio del ‘900 offrirono a Le Corbusier le basi per la sua idea di architettura. Intervengono: Giuseppe Di Napoli, docente di Disegno e Colore allo IED di Milano; Massimo Montanari, docente di Storia dell’Alimentazione all’università di Bologna; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Carlo Rescigno, docente di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Grete Stefani, funzionario archeologo; Marida Talamona, docente di Storia dell’Architettura contemporanea all’università Roma 3; Luana Toniolo, funzionario archeologo.

Episodio 3. Cinquantamila volte Hiroshima. Vivere sotto la minaccia della catastrofe, ieri e oggi. Senza saperlo, come accadde ai pompeiani del primo secolo dopo Cristo, oppure essendone perfettamente consapevoli, com’è oggi per i 700mila abitanti dei sette Comuni della vasta area vesuviana che vivono all’ombra del vulcano. La tragica eruzione che in meno di venti ore, il 24 ottobre dell’anno 79, proiettò in aria dieci miliardi di tonnellate di magma, vapori e gas, seppellendo la città, ha influenzato la scienza, da Plinio il Giovane alla vulcanologia moderna. E ha dato origine a una filosofia del disastro che ha avuto in Rousseau e negli Illuministi i principali interpreti. Intervengono: Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio vesuviano di vulcanologia di Napoli; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Maria Pace Ottieri, giornalista e scrittrice; Valeria Parrella, scrittrice; Andrea Tagliapietra, docente di Storia della Filosofia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Episodio 4. I volti della ricerca. La storia di Pompei è anche la storia epica degli scavi, iniziati nel 1748 sotto Re Carlo di Borbone e tuttora in corso, e con la prospettiva di altri importanti ritrovamenti nei 22 ettari ancora da scoprire. Raccontiamo il romanzo della rinascita della città antica, una saga popolata da uomini e donne che, spesso con colpi di genio, hanno restituito Pompei alla vita: da Giuseppe Fiorelli, l’inventore della celebre tecnica dei calchi, a Vittorio Spinazzola, che ebbe l’intuizione del museo diffuso; da Amedeo Maiuri, il “principe degli archeologi” (come lo definì Guido Piovene), ad Annamaria Ciarallo, che ha ricostruito la flora del tempo, fino a Massimo Osanna, che ha traghettato il Parco Archeologico in una nuova dimensione. Intervengono: Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Valeria Parrella, scrittrice; Grete Stefani, funzionario archeologo; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

Episodio 5. La città dell’amore. Uno dei ritrovamenti più recenti è anche il più affascinante: un piccolo, splendido affresco, sulla parete di una ricca domus, che ritrae Leda sedotta da Zeus. Per poterla avvicinare, il dio ha assunto l’aspetto di un cigno e si protende verso di lei quasi a chiederle un bacio. Le immagini a tema erotico sono molto frequenti, e non solo nelle stanze da letto, confermando l’idea, maturata nei secoli, di Pompei città del piacere, dove la vanità veniva alimentata da gioielli, profumi e unguenti. Fra verità e leggenda, entriamo nei luoghi che da sempre colpiscono l’immaginario popolare e degli studiosi: il lupanare, le terme pubbliche, ma anche gli spazi privati dove si svolgeva la prostituzione. Ancora oggi la città trasuda sensualità e ci racconta un’idea di bellezza che rappresenta un punto di riferimento anche per i canoni estetici attuali. Intervengono: Ria Berg, docente di Archeologia e Studi classici all’università di Helsinki; Pappi Corsicato, regista; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia antica al Birkbeck College di Londra; Valeria Parrella, scrittrice; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Danda Santini, direttore di Amica e IoDonna.

Episodio 6. Dal Grand Tour a Lonely Planet. La scoperta di Pompei, a metà del Settecento, è una vera rivoluzione, che sposta il baricentro dell’attenzione verso Sud. L’apertura degli scavi fa cambiare le rotte del Grand Tour europeo, e a Pompei arrivano in visita intellettuali e grandi artisti: da Winckelmann a Goethe, da Mozart a Picasso, fino ai… Pink Floyd. Nel frattempo cresce anche l’attrazione per il momento più drammatico per la città antica: l’eruzione del Vesuvio. Gli ultimi giorni di Pompei diventano un best seller nella letteratura, nella lirica e nel cinema, da Edward Bulwer-Lytton a Robert Harris, da Giovanni Pacini a Sergio Leone. Pompei diventa così un generatore di storie, che i nuovi ritrovamenti continuano a rendere praticamente inesauribile. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Cesare De Seta, professore emerito di Storia dell’Architettura all’università Federico II di Napoli; Luigi Farrauto, autore delle guide Lonely Planet; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Anna Ottani Cavina, docente di Storia dell’Arte alla Johns Hopkins University di Bologna; Paola Villani, docente di Letteratura italiana all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
“Mann at work, il museo che cresce”: presentato il Piano Strategico 2020-’23 del museo Archeologico nazionale di Napoli che fa i conti con il Covid-19. Il direttore Giulierini: “Il Mann sarà il più importante museo archeologico al mondo per l’arte classica. Consegneremo alla città di Napoli il suo museo completamente riaperto, epicentro di un ‘Quartiere della Cultura’ pronto ad accogliere nuovamente il mondo”
“Mann at work, il museo che cresce”: è lo slogan scelto per racchiudere la filosofia del secondo Piano Strategico 2020-2023 (edito da Electa), documento che focalizza i principali obiettivi da realizzare nel quadriennio appena iniziato, presentato in streaming nel rispetto delle norme anti-Covid, “manifesto” del secondo mandato della direzione di Paolo Giulierini che conferma un’innovativa impostazione di management: il “MANN at work” racconta se stesso e come cambierà nel prossimo futuro, in termini di ampliamento delle collezioni fruibili, organizzazione di grandi eventi, promozione di nuove interazioni territoriali, dove trait d’union di attività solo apparentemente diverse è l’accessibilità fisica e culturale del Museo. ”Ci avviamo verso un anno ‘strategico’ per il nostro Museo che, nel 2021 sarà interamente restituito alla fruizione del pubblico, mai così vasto e stupefacente nei suoi immensi giacimenti di capolavori, mai così aperto alla città”, esordisce Giulierini. “Lo annunciamo in giorni difficili, che ci chiamano alla testimonianza come presidi culturali e al massimo impegno verso gli obiettivi che ci siamo dati. Il Mann, museo della città, dalla prossima primavera avrà un nuovo accogliente atrio a ingresso libero, e sarà gratuito anche l’accesso al giardino storico della Vanella. Tremila sono i mq della nuova area espositiva. In estate riscopriremo, nell’ala occidentale, le splendide sale chiuse da mezzo secolo dove torneranno i capolavori della Campania Romana. In autunno, con il raddoppio delle sezioni pompeiane, il Mann potrà orgogliosamente definirsi il più importante museo archeologico al mondo per l’arte classica. In questi ultimi mesi la pandemia ci ha fatto riconsiderare la struttura stessa del nostro piano 2020-2023, che ora presentiamo anche alla luce delle attuali priorità. Resta comunque salda la rotta da noi prefissata all’inizio del primo mandato: lavoriamo per consegnare alla città di Napoli il suo museo completamente riaperto, epicentro di un ‘Quartiere della Cultura’ pronto ad accogliere nuovamente il mondo”.


Tanto pubblico attorno alle “Tre Grazie” uno dei capolavori di Antonio Canova esposti nella mostra al Mann

Il cratere di Altamura, uno dei capolavori della collezione Magna Grecia del Mann (foto Graziano Tavan)
Il Piano Strategico ’20-’23 è in raccordo e in continuità con il primo documento di programmazione (’16-’19), quattro anni densi di attività scientifiche, iniziative culturali, interventi sugli spazi museali, rapporti internazionali e di molteplici occasioni di relazione con il tessuto sociale, economico e civile del territorio: tutti dati raccolti nei Rapporti Annuali (l’ultimo, quello del 2019, è stato illustrato sempre in streaming da Elisa Napolitano e Pasquale Sasso) non solo esempio di trasparenza amministrativa, ed esempio in Italia per altre istituzioni culturali, ma anche strumenti di lavoro che vanno oltre gli addetti ai lavori. E i numeri di questi primi quattro anni di gestione Giulierini sono la conferma di questa politica culturale. Ingressi: +76% con un 2019 da record: 670.594 ingressi, +8,7% rispetto al 2018, 314 giorni di apertura al pubblico, con 13.500 metri quadri accessibili al pubblico. Entrate complessive del museo: registrato un trend crescente, passando da 16 milioni di euro del 2018 a 31,5 del 2020 (bilancio previsionale). Interventi strutturali: numerosi gli assi di intervento, tra questi il riallestimento o l’allestimento ex novo di collezioni permanenti; i lavori di completamento e di rifunzionalizzazione del cosiddetto Braccio Nuovo; la riapertura dei giardini storici e la valorizzazione di spazi verdi chiusi o in stato di abbandono. “Si è così passati dai circa 6.300 mq di superfici espositive a oltre 14.600 mq, cui si aggiungono i circa 3mila mq di giardini aperti al pubblico, che in precedenza erano invece chiusi”. Nuovi allestimenti: nel 2016, la Sala dei culti orientali e la Sezione Egizia, l’anno successivo la Sezione Epigrafica, nel 2018 la risistemazione dell’atrio del museo, unitamente al riallestimento della Tazza Farnese; nel 2019 è stata riaperta la sezione della Magna Grecia, uno dei nuclei storici del Mann; nel 2020 è stata inaugurata la Sezione della Preistoria e Protostoria ed è stato effettuato il restyling della sezione affreschi e dell’instrumentum pompeiano. Offerta culturale del museo: si è sviluppata attraverso lo svolgimento di numerose esposizioni temporanee, secondo alcuni assi narrativi principali: Archeologia del Mann, Alla scoperta dei tesori del Mann, Riflessione sull’antico, Classico-anticlassico, Contemporaneo e antico, Il museo ospite. “Complessivamente, sono state realizzate 21 mostre nel 2016, 19 esposizioni l’anno successivo, 23 mostre nel 2018 e 27 nel 2019. Tra le più importanti ricordiamo Pompei e l’Europa nel 2015, Mito e Natura nel 2016, Longobardi tra il 2017 e il 2018, Mortali Immortali, i tesori dello Sichuan tra il 2018 e il 2019, Canova e l’Antico nel 2019, Lascaux 3.0 e Gli Etruschi e il MANN nel 2020”.
E poi è arrivato il coronavirus. “I mesi compresi tra marzo e maggio 2020 sono risultati complicatissimi e hanno quasi messo in ginocchio il museo Archeologico nazionale di Napoli”, scrive Giulierini nella presentazione del Piano. “In questo periodo, ho visto all’interno dello staff persone piene di coraggio, che hanno saputo reagire alla grande e che non temono nuove sfide. Da chi è composto lo staff del Mann? Dai dipendenti, le cooperative, gli abbonati, i cittadini, le istituzioni, chi ama Napoli e la cultura, chi ha nostalgia delle giornate passate al museo. Per questo, con la riapertura avvenuta il 2 giugno 2020, non siamo stati a contare gli ingressi ma a osservare le relazioni immateriali e le alleanze che si sono create in questi anni, in primis con i cittadini, i reali proprietari del Mann. Mi piacerebbe vedere, al di là di chi entra, tutti coloro che con il loro affetto tutelano e valorizzano questo istituto. Questa sarebbe la prima grande vittoria dopo tante sconfitte. Questa è la differenza che abbiamo con tanti altri istituti. Il Mann ha, soprattutto, costruito una comunità di persone, legate dal “virus” dell’amore per la bellezza, il vero “bene culturale” per il quale vale la pena lavorare. Con questo spirito, ho lavorato alla redazione del nuovo Piano Strategico 2020-2023 del Mann”. E continua: “La pandemia che ha flagellato il nostro Paese, così come è accaduto nel resto del mondo, ha determinato anche uno slittamento nella predisposizione del nuovo Piano Strategico, la cui presentazione era stata inizialmente prevista per la fine del mese di maggio del 2020. Insieme al prof. Solima, abbiamo infatti dovuto riconsiderare i principali obiettivi del museo e, quindi, la stessa struttura del documento di programmazione, la cui prima stesura era stata completata nei primi mesi dell’anno. I contenuti del nuovo Piano Strategico sono stati dunque del tutto rivisitati, essendo cambiate drasticamente le condizioni di contesto e, quindi, le priorità del Mann, nell’immediato e negli anni futuri. Tale nuovo contesto ha portato però anche delle assolute novità: l’approccio professionale allo Smart Working, prima impensabile in una pubblica amministrazione; il dare sempre più fiducia ai dipendenti; lo stimolo alla creatività; la possibilità di uscire dagli schemi consolidati; l’opportunità di colmare il ritardo digitale; la possibilità di ragionare sulla centralità delle comunità e sull’importanza dei principi etici; l’importanza di saper giocare d’anticipo. Nonostante tutte le tempeste, rimane dunque la rotta prefissata all’inizio del primo mandato: riconsegnare alla città un museo completamente riaperto, con un’ala nuova, nuovi servizi museali, tre nuovi giardini e un terrapieno libero da autovetture, epicentro di un “Quartiere della Cultura” che ha come confini a Nord l’Istituto Colosimo, a Sud il Conservatorio di S. Pietro a Maiella, a Est e Ovest via Pessina e la “Via dei Musei”, luogo in cui confluiscono la costituenda tratta della metro che collegherà piazza Cavour con l’aeroporto e l’area sotterranea con nuovi spazi espositivi e di servizio. Di fronte al Mann, la Galleria Principe di Napoli diverrà lo spazio delle identità cittadine; di lato, sorgerà un futuro ingresso al museo dai giardini municipali di piazza Cavour”.

“Che musei ci attendono nel futuro? Come ci piacerebbe il Mann del futuro?”, si chiede Giulierini. “È una questione complessa che passa attraverso una parola d’ordine: “connessione”, con i propri contesti e con la realtà politico-culturale internazionale. Si tratta di un processo ineluttabile di osmosi, che conferisce al museo un ruolo di attore consapevole nella società, capace di adattarsi a nuove situazioni e di essere punto di analisi e di dibattito di tanti temi irrisolti, non solo legati all’arte ma anche all’attualità. Quella che era prima una torre di avorio spalanca le finestre e diventa il luogo della riflessione e dell’incontro. Se pensiamo ad un futuro per il Mann abbiamo in mente un luogo del benessere professionale, una piazza dove essere non astrattamente felici, ma felici perché consapevoli di poter acquisire elementi critici di lettura e comprensione della storia. E, ancora, sogniamo un luogo completamente accessibile, un istituto ecologico, un centro che fornisca le coordinate culturali e urbanistiche al proprio quartiere, una speranza di orientamento e di lavoro per i giovani che si accingono a gestire dal basso i beni culturali, un luogo di ricerca che sia espressione della migliore tecnologia, un punto di riferimento culturale del Mediterraneo e del Meridione del mondo: e solo alla fine una cattedrale della bellezza. Ne deriva, da tutto ciò, la reale potenzialità dell’autonomia museale, per troppo tempo schiacciata solo su quadri quantitativi e numerici, soprattutto dalla stampa, e invece vera rivoluzione, proprio per la capacità di generare nuove strategie e adattarsi rapidamente ad un mondo in rapida evoluzione”.
Il Piano Strategico 2020/2023 è stato presentato dallo stesso curatore Ludovico Solima, professore ordinario di Management per le imprese culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”: “Il Mann si conferma, con la nuova edizione del Piano Strategico, un museo allineato alle migliori pratiche manageriali dei più prestigiosi musei del mondo”, spiega. “Il nuovo documento di programmazione contiene peraltro molti contenuti originali e sarà da subito disponibile sia in italiano che in lingua inglese. La presentazione del Piano Strategico 2020-2023 è anche un segnale di speranza: con esso infatti il Mann disegna l’idea di un futuro possibile, da perseguire con fiducia, pur nella consapevolezza della situazione di grande difficoltà che stiamo vivendo”.


Piano strategico 2020-2023 del Mann: atrio e giardino a ingresso libero (foto Mann)

Lucerna in oro massiccio dono dell’imperatore Nerone a Venere, divinità tutelare di Pompei (foto Mann)
Sarà il 2021 l’anno di svolta per il Mann: da maggio 2021, l’Atrio e il rinnovato Giardino della Vanella diverranno spazi della cittadinanza e saranno liberamente accessibili, senza pagamento di un biglietto da parte del pubblico (il ticket sarà dovuto per la visita alle collezioni). Nell’ala occidentale del Mann, nelle splendide sale poste a piano terra e parzialmente chiuse da circa cinquanta anni, da giugno sarà ospitata la “Campania romana”: la Sezione raccoglierà circa duecento reperti, provenienti dalle principali città romane della nostra regione (non solo i grandi centri vesuviani come Pompei ed Ercolano, ma anche Cuma, Baia, Pozzuoli e Santa Maria Capua Vetere) e databili a partire dalla prima età imperiale; tra i capolavori esposti e presentati nuovamente dai depositi, vi sono le sculture che abbellivano gli edifici pubblici di Ercolano, le statue dell’Anfiteatro (II sec. d.C.) dell’antica Capua, le opere colossali del Capitolium di Cuma, la decorazione del Macellum di Pozzuoli.


Un compasso che sarà esposto nella Sezione Tecnologica (ottobre 2021) del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
A ottobre 2021, nel Braccio Nuovo del Museo, sarà presentato l’allestimento della Sezione Tecnologica del Mann: il progetto espositivo, realizzato in collaborazione con il museo Galileo di Firenze, si articolerà in tre livelli che prevedranno, per ciascuna area tematica, la presenza degli oggetti antichi, la ricostruzione moderna dei congegni e macchinari (torchio, vite di Archimede, noria, gru calcatoria, odometro, solo per fare alcuni esempi) ed i video esplicativi che ne illustreranno la funzione. Uno spazio ad hoc sarà dedicato alle tecnologie idrauliche che permettevano l’irreggimentazione delle acque a livello cittadino ed il rifornimento delle singole abitazioni. Ne saranno un esempio le grandi valvole idrauliche rivenute a Pompei, le fistule in piombo, le chiavi, i rubinetti, le bocche di fontana ed un unicum come la ricostruzione di un balneum domestico originale; dopo la breve e lungimirante esperienza del 1932, la Sezione tecnologica troverà, all’interno del Museo, una nuova dimensione allestitiva, che sottolineerà la vocazione didattica e lo spirito empirico dei contenuti scientifici proposti.


Piano strategico 2010-23 del museo Archeologico nazionale di Napoli: raddoppio della sezione pompeiana (foto Mann)

Collana in oro dell’area vesuviana (I sec. d.C.), che sarà esposta nelle collezioni pompeiane del museo Archeologico di Napoli (foto Mann)
Sempre alla fine del 2021, nelle sale 91-94 prospicienti al Salone della Meridiana, sarà inaugurata una nuova Collezione Pompeiana, con opere selezionate dai depositi e non esposte da almeno cinquant’anni: sculture, argenti, commestibili, armi gladiatorie consentiranno di ricostruire, grazie alle differenti tipologie di reperti presentati al pubblico, la cultura materiale, la vita quotidiana ed il gusto abitativo delle residenze private nelle città vesuviane tra il I sec. a.C. e l’eruzione del Vesuvio. Da non perdere, nel riallestimento, la scultura bronzea dell’Efebo dalla Casa del Citarista di Pompei, la Statua di Apollo in marmo dalla Casa del Menandro, numerosi gioielli in oro ed il tesoro di argenteria dalla Casa di Io e Inaco.

Il 2021 sarà anche l’anno della grande mostra su “I Gladiatori”, che, dall’8 marzo, costituirà un’occasione per valorizzare le armi gladiatorie appartenenti al patrimonio del Mann: questi reperti, da anni “in tour” per exhibit internazionali, saranno presentati, come si è detto, anche nelle collezioni pompeiane del Museo. Dalla Svizzera saranno dati in prestito importanti reperti, come il grande mosaico di Augusta Raurica, che, esposto per la prima volta interamente dopo il restauro, rappresenta scene di combattimenti su una superficie di eccezionale estensione. In esclusiva per il Mann, un focus sugli anfiteatri campani per valorizzare l’avanguardia architettonica e l’eccezionale patrimonio archeologico regionale. Tra le prestigiose collaborazioni della mostra, non poteva mancare, naturalmente, quella del Parco Archeologico del Colosseo.

Nel 2022, continuerà il lavoro di riapertura degli spazi museali: in aprile, sarà sistemato il terrapieno con una nuova fruibilità da parte del pubblico; in giugno, si potrà visitare la Sezione di Cuma, in cui figureranno reperti della raccolta cumana e provenienti dagli scavi Stevens: con queste opere, anche alla luce delle nuove ricerche archeologiche, si traccerà un quadro aggiornato dell’evoluzione storica della più antica colonia greca in Occidente. Sempre in giugno, sarà effettuato l’arricchimento allestitivo della Sezione di Napoli Antica: il progetto scientifico terrà conto dei risultati dei nuovi scavi, con particolare attenzione ai materiali provenienti dall’area del porto della città, dall’età ellenistica sino all’età bizantina ed oltre. In dicembre, prevista la presentazione della sezione dedicata al collezionismo e alla storia del Museo. Saranno quattro le grandi mostre dell’anno: i “Bizantini” ed i “Nuragici”, con relativi focus su popolazioni e culture del passato; la grande retrospettiva su Alessandro Magno; infine, i “Vulcanici”, che traccerà un nuovo dialogo con le tradizioni, antiche e presenti, del Sol Levante, partendo dai concetti di eruzione e ricostruzione.

Nel 2023, la dimensione “at work” connoterà gli spazi meno visibili del Museo: dalla cantierizzazione dei sotterranei al completamento del lavoro sui depositi, che prevedrà un riallestimento prima di Sing Sing (2020-2021), poi degli affreschi (2023). Tra i più importanti appuntamenti espositivi dell’anno, la mostra su “Samarcanda”. Fil rouge della programmazione triennale sarà la definizione di un Quartiere della Cultura, che avrà come baricentro il Mann e coinvolgerà non soltanto istituzioni culturali (partner della Rete Extramann, Accademia di Belle Arti ed Istituto Colosimo), ma anche imprenditori del circuito Negozio Amico ed artigiani operanti nel territorio: il Museo diverrà “espanso”, con focus espositivi nella Galleria Principe di Napoli e nell’Istituto Colosimo.



















Programma pluriennale: le iniziative. Il programma stagionale prevede per la Primavera “Close Up. Visite ai cantieri di restauro del parco”, Estate “I Venerdì di Ercolano. Serate estive con percorsi sensoriali”, Primavera e Autunno “AAA Aperitivi tra Archeologia e Arte contemporanea”. Le partecipazioni partecipate sul restauro e la conservazione, le esperienze multisensoriali delle visite serali, gli aperitivi tra archeologia e arte contemporanea sono solo alcune delle iniziative intese a far vivere ai visitatori, dal vivo e on line, tante emozioni e una visita sempre diversa e appassionante. Iniziative scientifiche: il Parco è anche un laboratorio permanente di ricerca e divulgazione scientifica, con molteplici occasioni di contaminazione interdisciplinare e approfondimento culturale tra conferenze, seminari e laboratori. Eventi speciali: manifestazioni in presenza e in remoto, culturali nazionali e internazionali, eventi del ministero della Cultura (“Aderiamo alle iniziative del calendario ministeriale”) e iniziative social (“Il Parco si apre anche al pubblico on line”) al Parco diventano speciali perché coinvolgono visitatori e community alla scoperta dell’identità, dei valori e della cultura del territorio.
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