Taranto. Al museo Archeologico nazionale presentazione di due libri dedicati al patrimonio archeologico del Salento e alla storia della ricerca in Puglia. Ecco il programma

Martedì 9 giugno 2026, alle 17.30, in Sala Lippolis del museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione di due libri dedicati al patrimonio archeologico del Salento e alla storia della ricerca in Puglia: “Il tesoretto di Salve nel museo Archeologico nazionale di Taranto” a cura di A. D’Andrea e G. Sarcinelli; e “Quintino Quagliati e l’archeologia del Salento” di A. Alessio, pubblicati col patrocinio di Lions Club Taranto Host. Interverranno Luciano Ciussi, presidente Lions Club Taranto Host; Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA; Francesco Villanova, sindaco del Comune di Salve; Patrizia Pizzolante, assessore alla Cultura del Comune di Salve; Giuseppe Sarcinelli, università del Salento; Arcangelo Alessio, già soprintendenza Archeologica della Puglia. Presenzierà Girolamo Tortorelli, Governatore del Distretto Lions 18A.
Flumeri (Av). Scoperta con i droni la città scomparsa Fioccaglia, l’antica Forum Aemilii, sulla Via Appia, nodo strategico nella Campania romana: individuati assi stradali, foro e teatro. Ora tutela e valorizzazione. Gli interventi di Ceraudo (UniSa), Onesti e Mancini (Sabap-Sa), Lanza (Comune)

Fioccaglia (Forum Aemilii): ortofoto e mappa magnetica con indicazione delle strutture scoperte (elab. LabTAF Unisalento)
Archeologia Hi-Tech a Flumeri (Av): grazie a prospezioni e droni individuano la città scomparsa di Fioccaglia sulla Via Appia. L’ultima campagna di ricerca nel sito archeologico di Fioccaglia, nel territorio di Flumeri in provincia di Avellino, ha prodotto risultati di eccezionale rilievo sull’articolazione urbanistica dell’antica città romana, confermando il valore strategico dell’insediamento lungo la Via Appia, riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il sito, identificato da alcuni studiosi con l’antica Forum Aemilii e risalente al II-I secolo a.C., rappresenta un tassello cruciale per comprendere il processo di romanizzazione dell’Irpinia. La sua importanza storica è legata anche alla presenza della Regina viarum e all’origine della Via Aemilia voluta dal console Marco Emilio Lepido nel 126 a.C. Già negli anni Ottanta del Novecento, le indagini avevano portato alla scoperta di un decumano basolato e di una domus di lusso decorata in primo stile pompeiano, attestando la presenza all’interno del centro di personaggi di rango elevato.
L’équipe di ricerca, diretta dal professor Giuseppe Ceraudo dell’università del Salento, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia e Belle arti per le province di Salerno e Avellino e con l’Amministrazione comunale di Flumeri, ha utilizzato tecnologie avanzate per individuare con chiarezza le strutture fondamentali dell’insediamento. Una serie di assi stradali che confermano la struttura dell’impianto ortogonale – tipico delle città romane di nuova fondazione – e la pianificazione di ampi isolati urbani con all’interno la presenza di edifici pubblici e privati. Il Foro: il cuore civile e commerciale della città, di cui è stata delineata la vasta piazza centrale e il perimetro degli edifici pubblici che vi si affacciavano. Il Teatro: la presenza di una grande struttura votata agli spettacoli e alla vita pubblica, finora ignota, è essenziale per attestare l’importanza e la monumentalità per la vita sociale e culturale di un centro urbano romano. Queste nuove evidenze rafforzano la convinzione che Fioccaglia fosse un centro organizzato e dotato di strutture monumentali, un dato che ne rivaluta il ruolo storico e strategico in relazione al tracciato della Via Appia. La documentazione e i dati raccolti saranno ora oggetto di studio approfondito. Il progetto prevede la prosecuzione delle indagini non invasive, volte a confermare le evidenze finora emerse ai fini della tutela e della valorizzazione del sito.
Il professor Ceraudo, direttore scientifico del progetto sottolinea l’importanza dell’approccio multidisciplinare: “La combinazione di prospezioni geofisiche con le indagini telerilevate tramite droni, dotati di sensori termici e multispettrali, ci ha fornito una quantità di dati senza precedenti. Questa integrazione di tecnologie non invasive ci ha permesso di ottenere una sorta di radiografia del centro abitato antico ancora presente sotto la superficie del terreno, identificando le strutture sepolte grazie alle variazioni nella crescita della vegetazione e alla composizione magnetica del sottosuolo, altrimenti non percepibili con metodi tradizionali. Avere le prove dell’articolazione del Foro e l’individuazione di un Teatro ci permette di riscrivere una pagina importante sulla romanizzazione dell’Irpinia e sull’evoluzione di un centro di fondazione romano in un momento cruciale per la storia di Roma, tra l’età dei Gracchi e Silla, e risulterà di fondamentale importanza per la pianificazione delle future attività sul sito”.
Il soprintendente ABAP per le province di Salerno e Avellino, l’architetto Anna Onesti, ha commentato: “La sinergia tra ricerca accademica e tutela ha dato risultati eccezionali. Le informazioni raccolte costituiscono la base per un nuovo piano di gestione e per la futura valorizzazione delle aree individuate”. Lorenzo Mancini, funzionario archeologo della soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, ha aggiunto: “La piana alla confluenza tra l’Ufita e il torrente Fiumarellasi conferma uno dei comprensori di maggiore interesse archeologico dell’intera Irpinia. Le indagini non invasive dell’Università del Salento nell’area del forum di Fioccaglia, in questo senso, integrano un quadro conoscitivo che va arricchendosi ogni giorno di nuovi dati grazie alle indagini nel sottosuolo legate alla realizzazione della Stazione Hirpinia dell’alta velocità, attualmente in corso, con la direzione scientifica della soprintendenza, all’intersezione fra i territori comunali di Flumeri, Ariano Irpino e Grottaminarda”.
“Questa scoperta – ha detto il sindaco di Flumeri, Angelo Lanza – è un motivo di grande orgoglio e un’opportunità di sviluppo per il nostro territorio. Il Comune è pronto a collaborare strettamente con l’Università e la Soprintendenza per garantire che Fioccaglia, nodo stradale strategico della Via Appia, diventi un punto di riferimento nell’offerta storico-culturale della Campania interna. Questa scoperta è un motivo di grande orgoglio e un’opportunità di sviluppo per il nostro territorio. Il Comune, pur senza trascurare le opportunità di sviluppo e trasformazione in atto nella Valle Ufita, dovute essenzialmente alla costruenda stazione Hirpinia per l’alta velocità, è pronto a collaborare strettamente con l’Università e la Soprintendenza per garantire che Fioccaglia, nodo stradale strategico della Via Appia, diventi un punto di riferimento nell’offerta storico-culturale della Campania interna”.
Aosta. Al Mega Museo, per “Aostae 2025”, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale: Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena. Ecco il programma
Per la rassegna Aostae 2025, che celebra i 2050 anni della fondazione di Augusta Praetoria, sabato 8 novembre 2025, dalle 9.30 alle 17, al Mega Museo – Area megalitica, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale. Attraverso la presentazione di studi scientifici e ricordi personali, verranno omaggiati Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena, gli archeologi scomparsi che hanno fatto la storia della soprintendenza regionale e della ricerca archeologica non solo valdostana. I colleghi di una vita, che con loro hanno condiviso scavi, esperienze, studi, fatiche e successi, si riuniranno nel loro ricordo in una giornata di emozioni e memoria.

Quando non c’erano i droni: Franco Mezzena sulla scala per le foto sull’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta all’inizio degli anni Ottanta del Novecento (foto graziano tavan)
Programma. Alle 9.30, caffè di benvenuto; 10, saluti istituzionali; 10.30, L’ARCHEOLOGIA VALDOSTANA TRA PASSATO E FUTURO (sala Civica): tavola rotonda moderata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Interventi: “Percorrendo la via delle Gallie: gli studi sulla strada e i ponti romani di Bard” di Maria Clara Conti (già università di Torino) e Alessandra Armirotti (soprintendenza Regione Autonoma Valle d’Aosta); “Quattro interpreti dell’archeologia valdostana, tra impegno scientifico e civile” di Andrea Vanni Desideri (università di Firenze); “Une collaboration exemplaire de part et d’autre des Alpes” di François Wiblé (ancien archéologue cantonal du Valais – Suisse); “Incontri ravvicinati: maestri e compagne di viaggio” di Maria Cristina Ronc (già soprintendenza RAVA); “Rosanna Mollo e il grande progetto stratigrafico del foro” di Sandro Caranzano (Centro Studi Archeologici Herakles); “In ricordo di Rosanna Mollo, Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin e Franco Mezzena. I pionieri e i paladini dell’archeologia valdostana” di Gaetano De Gattis (già soprintendenza RAVA); “Dalla pietra all’acqua. Viaggio nella preistoria della Sardegna” di Giorgio Murru (Museo di Laconi – Or); “Un magistero in levare” di Stefano Mammini, (archeologo e giornalista); “Quarant’anni di archeologia, scienza, passione e persone” di Lorenzo Appolonia, (già soprintendenza RAVA); “La fotografia per la promozione della conoscenza dei beni archeologici” di Nicola Castangia (fotografo e libero professionista); “Non citra nec ultra: un’archeologia di frontiera” di Paolo Güll (università del Salento); “Francesco Zorzi e Franco Mezzena tra scavi e scoperte al servizio del Museo di Storia Naturale di Verona” di Massimo Saracino (Musei civici di Verona); 13.30, pausa pranzo; 15, IN RICORDO DEGLI ARCHEOLOGI: dialogo condotto da Alessandra Armirotti, Gianfranco Zidda e Marcello Mezzena. Intervengono i colleghi di una vita: Lorenzo Appolonia, Giorgio Avati, Laura Berriat, Laura Caserta, Elisabetta Corni, Alda Dal Santo, Luciano David, Battista De Gattis, Gaetano De Gattis, Cristina De La Pierre, Roberto Domaine, Nathalie Dufour, Luciano Finessi, Enrichetta Jorioz, Dante Marquet, Francesca Martinet, René Monjoie, Sandra Moschella, Corrado Pedelì, Renato Perinetti, Enrico Peyrot, Sara Pinacoli, Tonino Sergi, Chantal Trèves, Massimo Vantini; 17, momento conviviale.
Convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera, in presenza e on line, per esplorare il mondo sonoro dell’antichità
Dal 12 al 14 giugno 2025, il convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera per esplorare il mondo sonoro dell’antichità: strumenti musicali, pratiche acustiche, oggetti sonori e il loro significato nei contesti archeologici e culturali dell’Europa antica. Il convegno, parte del progetto PRIN MUSE – MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy, riunisce esperti da tutta Europa per discutere il valore del patrimonio musicale antico, tra ricerca, conservazione e valorizzazione museale. Convegno in presenza e in diretta streaming sui canali YouTube dei Dipartimenti.
PADOVA, ANTEPRIMA GIOVEDÌ 12 GIUGNO 2025. Dipartimento dei Beni culturali. Nell’aula Sartori, dopo i saluti istituzionali, relazione introduttiva di Paola Dessì (università di Padova) e Donatella Restani (università di Bologna) “Il PRIN MUSE: saperi, metodi e prospettive di valorizzazione delle conoscenze per le comunità”: 12, Keynote Speaker Daniela Castaldo (università del Salento) “Dall’archeologia musicale all’antropologia sonora: un nuovo sguardo”.
ADRIA, PROGRAMMA DEL 12 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, alle 15, saluti della direttrice Alberta Facchi “Il Museo di Adria e il progetto MUSE”. PRIMA SESSIONE – Musealizzare gli strumenti musicali del mondo antico: il sonaglio di Adria Chair Paola Dessì. Alle 15.20, Paola Dessì (università di Padova) “Storie, esperienze sensoriali e accessibilità: un processo dialettico per la restituzione della multidisciplinarità della ricerca”; 15.40, Stefano Betto, Nicola Betto e Riccardo Soldati (TMB) “La ricerca pubblica e il mondo industriale: le indagini diagnostiche sui reperti di interesse sonoro e musicale”; 16, Anna Paola Fabbrocino, Andrea Franceschini, Niccolò Merendino, Giulio Pitteri e Antonio Rodà (università di Padova) “Un’istallazione interattiva per l’esplorazione multimodale del sonaglio di Adria”; 16.20, Alberta Facchi e Stefano Buson (museo Archeologico nazionale di Adria) “La rilettura di alcuni reperti in bronzo dalla tomba 39: possibili sonagli?”; discussione; 17, visita al museo Archeologico nazionale di Adria.
RAVENNA, PROGRAMMA DI VENERDÌ 13 GIUGNO 2025. Dipartimento di Beni Culturali Sala Conferenze, alle 9.45, saluti istituzionali; 10, Keynote speaker Raquel Jiménez Pasalodos (Universidad de Valladolid) “Digging in Museums: The Valorization of Archaeo-Musicological Heritage from Early 20th Century Excavations through Case Studies from the Iberian Peninsula”; pausa. SECONDA SESSIONE – MUSical Ecosystems in Veneto e Emilia-Romagna Chair Daniela Castaldo. Alle 11, Franco Marzatico (dirigente generale Unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali Provincia autonoma di Trento) “La syrinx in Triveneto tra realia e rappresentazione: alcune considerazioni sui contesti di rinvenimento”; 11.20, Mario La Rosa e Laura Noviello (università di Padova) “MUSE in Veneto: aggiornamenti su censimento e catalogazione dei reperti sonori e nuovi dati emersi”; 11.40, Chiara Pizzirani (università di Bologna) “Oggetti sonori nelle sepolture etrusche: qualche riflessione sui contesti di Bologna e di Spina”; 12, Giovanna Casali (università di Bologna) “L’operazione di censimento come base di conoscenza: i reperti archeologici di interesse musicale nei Musei dell’Emilia-Romagna”; discussione. TERZA SESSIONE – MUSE in dialogo con istituzioni museali e progetti internazionali Alle 15, Eleonora Rocconi (università di Pavia) e Sonia Martone (museo nazionale degli Strumenti Musicali di Roma) “Gli strumenti musicali romani della collezione Gorga al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma: indagine, studio, catalogazione e valorizzazione”; 15.20, Giuseppe Lepore, Paola Budano (università di Bologna) e Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana) “Testimonianze musicali nei Musei marchigiani: prospettive di studio”.
FERRARA, PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, sala delle Carte Geografiche: alle 10, saluti del direttore Tiziano Trocchi “Il Museo di Ferrara e il progetto MUSE”; alle 10.20, Keynote Speaker Alexandre Vincent (Université Lumière Lyon 2) “Cornua pompeiani: dal I al XXI secolo d.C.”. QUARTA SESSIONE – Nuove indagini sull’aerofono di Voghenza Chair Donatella Restani. Alle 11.15, Peter Holmes (London) “The Roman Brass Instrument Mouthpiece: Tuba, Cornu or Bucina? – Can we tell which?”; 12, visita al museo Archeologico nazionale di Ferrara.
VOGHIERA (Fe), PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo civico di Belriguardo, sala delle Bifore: alle 14.30, saluti dell’arch. Moreno Po “Il Museo di Belriguardo e il progetto MUSE”; 14.50, Fede Berti (Ferrara) e Cristina Servadei (Rimini) “Natura e funzioni dell’edificio di Vicus Habentia: i dati planimetrici, strutturali e i ritrovamenti”; 15.10, Marco Bonino (Bologna) “Auletes e keleustes, hortator e pausarius, riflessioni sulla voga delle navi a remi antiche”; 15.30, Daniela Castaldo (università del Salento) “Aerofoni di bronzo e segnali sonori nella flotta romana”; 15.50, Gabriele Bitelli e Anna Forte (università di Bologna) “Scansione e modellazione 3D ad alta risoluzione con tecniche geomatiche”; 16.10, Antonio Rodà, Andrea Franceschini e Giulio Pitteri (università di Padova) “Proposte per un’esposizione sonora dell’aerofono di Voghenza”; 17, visita al museo civico di Belriguardo; conclusioni.
Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella nella Recital Hall di Forio l’incontro “Il lascito della musica antica nello sviluppo della musica occidentale” con Massimo Raffa (università del Salento), secondo appuntamento del ciclo di conferenze del “Progetto Kepos, Incontri di Archeologia e Paesaggio”
Giovedì 29 maggio 2025, alle 19, ai Giardini La Mortella nella Recital Hall di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), la conferenza “Il lascito della musica antica nello sviluppo della musica occidentale”, secondo appuntamento del ciclo di conferenze del “Progetto Kepos, Incontri di Archeologia e Paesaggio”, dedicato al tema dello sviluppo della musica occidentale a cura del prof. Massimo Raffa, ricercatore di Musicologia e Storia della Musica all’università del Salento. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella Alessandra Vinciguerra, prenderà la parola il prof. Massimo Raffa. A moderare l’appuntamento sarà Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Ingresso libero dalle 18.30. Nonostante non sia più udibile e sia ridotta a poche diecine di frammenti, la musica greca antica ha funzionato, in diversi momenti della nostra storia musicale, come una sorta di reagente chimico che ha innescato cambiamenti e innovazioni. Ad esempio, la nascita del melodramma e poi alcune delle sue riforme più importanti, da Gluck a Wagner, si devono proprio al desiderio di restaurare l’antica musica ellenica, o almeno una certa immagine di essa, più o meno idealizzata. Ma il retaggio dell’esperienza musicale dei Greci è ben più profondo. Alcune idee fondamentali, come la distinzione tra suono e rumore, il concetto di melodia, il valore non solo emotivo, ma anche etico e politico dell’attività musicale, sono state formulate per la prima volta dai Greci e continuano a essere alla base del nostro modo di pensare la musica.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì
Martedì 8 aprile 2025, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì con il coordinamento scientifico di Paola Dessì (L’Erma di Bretschneider). Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio della musica antica, offrendo un’analisi interdisciplinare che integra archeologia, musicologia e storia della cultura. Attraverso un approccio metodologico innovativo, gli autori esplorano il ruolo degli strumenti musicali nell’antichità, rivelando come questi non solo producessero suoni, ma fossero anche portatori di significati simbolici e sociali. Intervengono Stella Falzone, direttrice del MArTA; Valentino Nizzo, università di Napoli L’Orientale; Antonio Origlia, università Federico II di Napoli; Massimo Raffa, università del Salento. Saranno presenti le autrici e i curatori del volume.

Copertina del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì
Focus del libro sono i realia, gli strumenti musicali e gli oggetti sonori custoditi nei musei, e la loro rappresentazione. Essi sono parte di una cultura musicale, solo in apparenza perduta, dei popoli a cui sono appartenuti. Per comprendere il significato che essi avevano nel mondo antico è necessario condividere metodologie e prospettive multi e interdisciplinari che consentano sia la valorizzazione di indicatori di attività connesse al suono, alla musica e alla danza nel record archeologico, sia la lettura contestualizzata del bene musicale come componente significativa del reperto. Il volume è un innovativo esempio di dialogo tra discipline musicologiche, archeologiche, fisiche e ingegneristiche che offre al lettore non solo una prospettiva sulla musica dell’antichità e sulle modalità di fruizione e di trasmissione, ma una più ampia prospettiva culturale, rispetto alla quale porsi in ascolto per comprendere e valorizzare l’uomo e l’umano.
Taormina. Iside tra Sant’Agata e Santa Lucia: a Palazzo Ciampoli la conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” con Tigano, Frisone e Cavillier, a margine della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”

Il culto di Iside, divinità dell’antico Egitto adorata anche in Sicilia durante l’epoca ellenistica-romana – culto che, secondo gli studiosi, sfociò in quello per Sant’Agata a Catania durante il periodo cristiano, mentre a Siracusa Santa Lucia è associata a Demetra – sarà il tema della conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” in programma martedì 10 settembre 2024 a Palazzo Ciampoli, alle 18. Un evento a latere della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium” (Palazzo Ciampoli, aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 19, fino al 30 novembre 2024: vedi Taormina. A Palazzo Ciampoli apre la mostra archeologica e multimediale “Da Tauromenion a Tauromenium. Alla scoperta della città invisibile tra storia e archeologia” con reperti, elementi architettonici, frammenti e statue rinvenuti durante gli scavi antichi e recenti (come la Sacerdotessa di Iside) e la ricostruzione animata degli edifici | archeologiavocidalpassato) che ha visto il rientro dal Museo Salinas di Palermo della statua della Sacerdotessa di Iside (II d.C.) ritrovata a Taormina nel 1867 in un terreno accanto alla chiesa di San Pancrazio. Edificio che anticamente era proprio un santuario dedicato alle divinità egizie di Iside e Serapide: un serapeion (tempio dedicato a Serapide) trasformato nei secoli in chiesa cristiana. A parlarne, introdotti da Gabriella Tigano (archeologa e direttrice del Parco archeologico Naxos Taormina) – che per questa mostra ha avuto in prestito la statua della sacerdotessa di Iside recuperata a Taormina nel 1867 e da allora esposta al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo – saranno Flavia Frisone (storica dell’università del Salento) e Giacomo Cavillier (egittologo dell’università del Cairo) che mostreranno come il culto di Iside, partendo dalle rive del Nilo, si sia integrato, trasformandosi nel contesto culturale del Mediterraneo antico.

Mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”: la Sacerdotessa di Iside osservata dagli archeologi Gabriella Tigano, Dario Barbera e Maria Grazia Vanaria (foto regione siciliana)

La prof. Flavia Frisone, storica greca dell’università del Salento (foto parco naxos taormina)

L’egittologo Giacomo Cavillier dell’università del Cairo (foto parco naxos taormina)
Al centro dell’incontro la straordinaria importanza del culto di Iside, il cui influsso si estese in tutto il Mediterraneo durante il periodo ellenistico e romano. Divinità dell’antico Egitto, terra che nell’antichità classica era considerata origine di culti arcani e venerabili, Iside ha esteso il proprio influsso ben oltre le sponde del Nilo. Dea protettrice e signora di arti magiche, Iside era considerata un nume capace di ascolto per i suoi devoti: una dimensione empatica e comunicativa che diede al suo culto una rilevanza unica e universale nel mondo ellenistico-romano. Lo spiega Flavia Frisone: “Prendendo le mosse da un reperto importantissimo segno della dimensione storica e culturale dell’antica Tauromenion, esploreremo una figura divina che espresse appieno il peculiare legame fra il mare e il sacro che fu di tutte le civiltà del Mediterraneo antico”. Mentre il racconto di Giacomo Cavillier parte “Dal culto isiaco nell’ Egitto tolemaico – spiega – per giungere nella Roma imperiale e cristiana. In questo sentiero magico-rituale, si tenterà di delineare importanti aspetti del sincretismo di Iside con divinità femminili del pantheon classico ed ellenistico e di fare emergere la sua dimensione culturale, politica e religiosa nel contesto imperiale romano”.

La statua della Sacerdotessa di Iside durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo nel progetto “No Memory” di Iole Carollo (foto iole carollo)
La statua della Sacerdotessa di Iside è stata restaurata nel 2016, durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo e fotografata, insieme ad altre sculture della collezione, da Iole Carollo, autrice del progetto “No memory” dedicato al periodo di chiusura del museo e alla narrazione dei reperti temporaneamente oscurati da teli e veline e quindi impossibilitati a rappresentare la memoria della collettività.














Il 5 e 6 dicembre 2024 Aquileia celebra i 26 anni dal riconoscimento Unesco e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra” con due convegni che si terranno negli spazi della cantina Ca’ Tullio (via Beligna 41, Aquileia) aperti al pubblico e agli operatori. E dopo il convegno “Aquileia meta sostenibile” di giovedì 5 dicembre 2024 (vedi 
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