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Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Francesco Meo, della Scuola di Specializzazione in Archeologia “Dinu Adamesteanu” dell’università del Salento, su “Taranto e i doni del suo mare: la porpora e il bisso”

taranto_mercoledì-del-marta_la-porpora-e-il-bisso_francesco-meo_locandinaIl progetto FISH&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies), realizzato grazie al Programma Interreg V-A Greece-Italy, torna a Taranto con la narrazione di una delle più importanti tradizioni artigianali legate al mare. Mercoledì 8 giugno 2022, per i “Mercoledì del MArTa”, alle 18, protagonisti del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” – con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia – saranno la porpora e il bisso nella conversazione on-line “Taranto e i doni del suo mare: la porpora e il bisso” di Francesco Meo, archeologo e docente della Scuola di Specializzazione in Archeologia “Dinu Adamesteanu” dell’università del Salento. Diretta sui canali Facebook, YouTube e Linkedin del museo Archeologico nazionale di Taranto.

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L’archeologo Francesco Meo

La conferenza si concentrerà sull’importante lavorazione dei murici per la porpora e della pinna nobilis per la pregiata produzione tessile tarantina del bisso, la “seta di mare”. Una delle caratteristiche che rendeva particolarmente preziose le stoffe tarantine era la loro tintura con la porpora estratta dai murici, i molluschi marini conosciuti a Taranto come “coccioli”. Il loro uso per l’estrazione del colorante, che Plinio chiama rubra Tarentina, era talmente elevato che nei pressi del Mar Piccolo si era creata una collinetta di gusci: il Monte dei Coccioli. Altra preziosa sostanza estratta dal mare è il bisso, il filamento con il quale il più grande mollusco marino, la pinna nobilis, è ancorato sul fondo del mare. Questo ciuffo, una volta ripulito e pettinato, può essere utilizzato nella tessitura e, se reso lucente, brilla come l’oro alla luce del sole, dando vita a numerose leggende. “Il bisso marino e la porpora erano, per Taranto, due risorse naturali di straordinaria importanza”, afferma Francesco Meo, “perché attorno a esse era sviluppata una vera e propria attività economica. Il filamento del bisso diveniva dorato ed era usato per produrre piccoli oggetti e per decorare preziosi abiti. L’estrazione della porpora era talmente importante che Taranto era conosciuta in tutto il Mediterraneo per la produzione di una tonalità di colore, la rubra tarentina appunto, che prendeva proprio il nome dalla città. Conoscere il valore di queste materie prime è importante perché vuol dire riscoprire le tradizioni e l’economia della stessa Taranto in età antica”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line col prof. Francesco D’Andria (Accademia nazionale dei Lincei) su “Castrum Minervae. Il santuario sul mare”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

taranto_mercoiledì-del-marta_castrum-minervae_d-andria_locandinaNuovo appuntamento del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” inserito nei “Mercoledì del Marta” con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia. Mercoledì 25 maggio 2022, alle 18, conferenza on line del prof. Francesco D’Andria, Accademia nazionale dei Lincei, professore emerito dell’università del Salento e direttore del museo Archeologico di Castro,  su “Castrum Minervae. Il santuario sul mare”. La conversazione, che sarà introdotta dalla direttrice Eva Degl’Innocenti e dal prof. Danilo Leone, sarà diffusa in diretta on-line sulle pagine Facebook, YouTube e Linkedln del MArTA.

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Lo scavo di Castrum Minervae a Castro, nel Leccese (foto MArTa)

La conferenza intende presentare i risultati di una delle più fortunate ricerche archeologiche realizzate in Puglia a partire dal 2000: quella appunto del Santuario di Atena affacciato sul mare di Castro, in provincia di Lecce. “Questa ricerca “, dice il prof. Francesco D’Andria, “ha permesso di identificare a Castro il Santuario di Atena, la dea che protegge i naviganti ed offre loro il dono di interpretare i venti e le correnti”. Posto sul promontorio iapigio, in posizione strategica, da un’altura sul porto, il santuario domina un tratto di mare, sul quale si affacciano i monti Cerauni della costa albanese e le isole di fronte a Corfù. “A questo celebre luogo di culto si riferisce il poeta Virgilio nell’Eneide”, continua il prof. D’Andria, “quando descrive il primo approdo di Enea in Italia, dopo un periglioso viaggio da Troia ormai distrutta dalle fiamme”. Gli scavi hanno riportato alla luce straordinarie opere della scultura antica, come la stessa statua di culto della dea che indossa l’elmo frigio ad indicare, come Enea, la sua origine troiana. A Castro era attiva, nel IV sec. a.C., una officina di scultori tarantini; le loro creazioni, insieme alle offerte votive, alla ceramica, alle iscrizioni attestano la presenza della città bimare lungo le coste del Salento, nel periodo della sua massima fioritura.

Castro (Lecce). Dagli scavi della colmata messapica emerge la parte inferiore di una statua collegabile al busto di una statua collegata al culto nel santuario di Atena. “Non si tratta di un semplice reimpiego, ma di una deposizione intenzionale, volta a occultare ritualmente i resti del luogo di culto”

La parte inferiore di una statua collegata al culto del santuario di Atena è emerso nello scavo della colmata messapica lungo la cortina muraria dell’antica città di Castro nel Leccese (foto sabap-br-le)

A Castro (Le), in località Capanne, nell’ambito degli scavi che interessano la cortina muraria della città antica, è emersa la parte inferiore di una statua di culto che sarebbe collegabile al busto di Atena. Lo annuncia Francesca Riccio, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce. Gli scavi, da diversi anni in concessione ministeriale alla Città di Castro, sono diretti dal prof. Francesco D’Andria, docente emerito dell’università del Salento e Accademico dei Lincei e seguiti dai funzionari della soprintendenza l’archeologa Serena Strafella e il restauratore conservatore Luisa Rosato. “Si tratta probabilmente della parte inferiore del busto della statua di culto di Atena”, spiega, “scoperta nel 2015 a Castro, rinvenuto nel medesimo contesto: adagiato all’interno della cosiddetta colmata messapica, cioè un esteso spazio in cui le strutture di epoca romana avevano inglobato quelle del periodo precedente (IV sec. a.C.) e che era stato riempito con un corposo scarico di terreno contenente pietre, blocchi e altri materiali provenienti in gran parte dal santuario di Atena. Anche le modalità di seppellimento non sembrano differenti: come anche per gli elementi di pertinenza del tempio e per gli altri frammenti di sculture, non si tratta di un semplice reimpiego, ma di una deposizione intenzionale, volta a occultare ritualmente i resti del luogo di culto. I dati ricavati nel corso di questi anni di ricerche hanno consentito di datare questa operazione entro la prima metà del II a.C.”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Manuela De Giorgi, dell’università del Salento, su “Le identità di un’isola: cultura artistica nella Sicilia medievale (secc. VI-XIII)”

Locandina dell’incontro on line “Le identità di un’isola: cultura artistica nella Sicilia medievale (secc. VI-XIII)”

Il 23 marzo 2022, alle 18, al museo Archeologico nazionale di Taranto, nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, si torna in Sicilia. Questa volta nel Medioevo. Sarebbe sufficiente la ben nota testimonianza del geografo arabo Muhammad al-Idrisi – contemporaneo di re Ruggero II, metà XII sec. – per comprendere la fama di cui Palermo (e la Sicilia tutta) godeva nel Mediterraneo medievale: “La più grande e la più bella metropoli del mondo e le sue bellezze sono infinite […] i suoi edifici abbagliano lo sguardo […]”. È la convivenza di più “anime” e di più culture che appassiona ancora oggi i visitatori dell’antica Trinachia e a cui mercoledì il MArTA ha deciso di dare risalto grazie alla conferenza on line della prof.ssa Manuela De Giorgi, dell’università del Salento, su “Le identità di un’isola: cultura artistica nella Sicilia medievale (secc. VI-XIII)”. La conferenza sarà in diretta streaming sui canali Facebook, YouTube e Linkedin del museo Archeologico nazionale di Taranto.

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Esempio di arte medievale in Sicilia (foto MArTa)

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La professoressa Manuela De Giorgi dell’università del Salento

La conferenza intende approfondire, attraverso una serie di monumenti, testimonianze materiali e personaggi storici di particolare rilievo nel panorama siciliano medievale, il lungo rapporto che la Sicilia intrattenne nei secoli in primo luogo con Bisanzio, per ragioni storiche, politiche e culturali. “Un’eredità bizantina”, spiega la professoressa De Giorgi, “che oltrepassa gli anni del diretto dominio dell’Impero d’Oriente sull’isola (VI-IX secc.) di cui saranno considerati alcuni casi interessanti sia di cultura materiale, sia di decorazione monumentale, e che passa quasi indenne anche alla breve parentesi della dominazione araba, arrivando a fondersi mirabilmente con le istanze ideologiche e autocelebrative della dinastia normanna (XI-XII secc.), che della Sicilia fece il proprio manifesto culturale”. Lo stretto legame con Bisanzio da una parte e con il mondo islamico dall’altro (in particolar modo con l’Ifriqiya e l’Egitto fatimide) sono le coordinate necessarie per comprendere appieno la portata storica di un’importante pagina del multiculturalismo nel Mediterraneo medievale, che la conferenza metterà in luce attraverso i monumenti e gli oggetti della cultura artistica della Sicilia fino all’epoca sveva: dalle grandi cattedrali agli straordinari cicli musivi, dalla produzione delle nobiles officinae di Palazzo ai muqarnas e al Tesoro della Cappella Palatina. Tutto riconduce ad un’ideologia dell’arte come strumento d’incontro e di condivisione, come testimonia anche il revival di epoca aragonese (tardo XIII-inizio XIV sec.) di modelli precedenti. 

Roma. All’Accademia nazionale dei Lincei incontro, in presenza e on line, con Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, su “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”

Un vaso recuperato dal carico del relitto di Otranto a 780 metri di profondità, e ora in restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale del Patrimonio naturale subacqueo (foto MIC)

roma_accademia-nazionale-dei-lincei_logoLa soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo ha avviato nel 2021 l’analisi, lo studio e il restauro di parte del carico di un relitto individuato nel 2018-2019 alla profondità di 780 metri, e a 22 miglia dalla costa nel Canale di Otranto, durante le operazioni di archeologia preventiva, preliminari alla realizzazione del gasdotto del TAP (Trans Adriatic Pipeline) (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato). Giovedì 10 marzo 2022, alle 15, l’Accademia nazionale dei Lincei, nella sede di via Longara a Roma, dedica un approfondimento a “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”, in presenza (prenotazione obbligatoria, è necessario inscriversi: MODULO ISCRIZIONE) e in streaming (sul canale dei Lincei: https://www.lincei.it/it/live-streaming). Dopo i saluti del linceo Roberto Antonelli, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo parlerà della scoperta del relitto e del patrimonio archeologico subacqueo. A seguire, introdotti e coordinati dal linceo Eugenio La Rocca dell’università La Sapienza di Roma, interverranno i lincei Francesco D’Andria (università del Salento) su “Documenti del commercio arcaico sulle due sponde del Canale di Otranto”, e Michel Gras (Centre National de la Recherche Scientifique – CNRS) su “I relitti di età arcaica tra archeologia e storia”.

Una fase della pulizia di un vaso recuperato dal Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

Il relitto di Otranto. L’area del naufragio è caratterizzata dalla presenza di circa 240 manufatti ceramici di provenienza corinzia, cronologicamente riferibili all’età alto-arcaica. Lo studio di una parte di questi materiali (tre anfore corinzie di tipo A, 4 hydriai, tre oinochoai trilobate, una brocca di impasto grossolano, forma comune a Corinto e un pithos frammentario che conservava al suo interno circa 36 skyphoi perfettamente impilati) e dei resti organici (numerosi noccioli di olive sono stati individuati nelle anfore corinzie di tipo A) sta offrendo interessanti dati che contribuiranno a migliorare, e probabilmente a ridisegnare, le conoscenze sui traffici marittimi in Adriatico nei primi decenni del VII sec. a.C. L’intervento, che ha richiesto l’impiego di tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto “oil & gas”, illustrerà le tecnologie utilizzate per la documentazione del sito archeologico e per il recupero di una piccola porzione del carico, e presenterà i risultati preliminari dello studio e delle analisi dei reperti recuperati, ora in corso di restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale. Vista l’importanza del rinvenimento, la stessa soprintendenza ha progettato il recupero dell’intero carico e sta valutando le possibilità di finanziamento.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), che dialogano con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

La locandina dell’incontro on line ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sono infatti Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), ad animare la conferenza ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’ di mercoledì 16 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta e moderata dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.

Monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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Giuseppe Sarcinelli (università del Salento)

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Domenico Luciano Moretti (università di Bologna)

“Analizzeremo le monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII (dalla conquista normanna sino alla dominazione angioina), attraverso la lettura dei rinvenimenti materiali e della documentazione scritta”, spiegano i due esperti, “gli atti notarili, i quaterni, i cartulari, i registri della cancelleria, per cercare di ricostruire non soltanto il quadro delle grandi operazioni economiche internazionali, con la coesistenza di moneta locale e di moneta “straniera”, ma anche, e soprattutto, quello delle piccole transazioni e della circolazione minuta di ogni giorno. Scopo finale, quello di portare le monete nelle botteghe, nei mercati e delle locande, per ricostruire il loro potere d’acquisto in rapporto con i prodotti e i generi di uso quotidiano”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line col prof. Aldo Siciliano dell’università del Salento, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Gli appuntamenti di febbraio sulla monetazione antica, e laboratori e workshop “Dar voce alla moneta”

Locandina dell’incontro on line “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”

Il primo appuntamento di febbraio 2022 dei “Mercoledì del MArTA” punta i riflettori su uno dei siti più iconici per la fondazione di Taranto: la zona di Leporano (lungo la costa ionico-salentina) dove sorgeva anche un antico santuario. Sarà infatti il prof. Aldo Siciliano, presidente dell’istituto per la Storia e l’archeologia della Magna Grecia e professore dell’università del Salento, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, a fare il punto su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Appuntamento on line mercoledì 2 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui profili Facebook e YouTube del MArTa.

La mappa della costa ionico-salentina con la posizione del Santuario della Sorgente a Leporano di Taranto (foto MArTa)
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Monete preromane dal Santuario alla Sorgente di Leporano (foto MArTa)

“Il santuario cosiddetto “della Sorgente” a Leporano occupa parte del fondo valle e si estende su tutto il costone ovest della depressione, adattandosi alle formazioni rocciose emergenti”, scrive il prof. Siciliano. “Gli scavi condotti nel 1977 hanno restituito, in un luogo nascosto contro il costone roccioso, un’arca litica, accuratamente sigillata, che custodiva probabilmente il thesauròs del santuario, trovato intatto e contenente oltre un migliaio di monete e alcuni oggetti preziosi in oro (anelli, orecchini, aghi, cammeo). Il materiale numismatico, tra l’altro, era costituito da stateri e dioboli di Taranto, Thuri ed Eraclea in argento. All’epoca del rinvenimento, gli studiosi parlavano genericamente di aurei dell’età del Molosso, proponendo una datazione al IV secolo. In realtà, per quanto riguarda le monete in oro emesse da Taranto, si tratta di 1 emistatere aureo probabilmente risalente a prima dell’età di Pirro. Monete ancora oggi poco indagate e che necessitano di un intervento di restauro, anche a causa della lunga esposizione in un contesto prossimo al mare, ma che fotografano un periodo in cui l’antica colonia spartana intratteneva rapporti proficui con tutto il resto del Mediterraneo”.

Monete romane conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

“Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia” sarà infatti il leitmotiv che contraddistinguerà tutte le conferenze tematiche dei mercoledì di febbraio 2022, e i laboratori destinati agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e ai visitatori. “L’impennata dello spread di questi giorni mostra come la moneta sia da sempre il termometro degli eventi culturali e socio-politici di un Paese”, commenta la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Le conferenze sulla moneta mostreranno quanto passato e presente siano fortemente connessi tra loro, a cominciare dalle dinamiche monetarie”. Dopo il prof. Siciliano, il programma prevede, sempre alle 18: mercoledì 9 febbraio, “I Dioboli nel sistema monetario tarantino” a cura dell’arch. Alberto D’Andrea, numismatico; mercoledì 16 febbraio, “Andar per compere nella Puglia medievale. Circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini” a cura del dott. Giuseppe Sarcinelli, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e della documentazione informatizzata delle evidenze numismatiche dell’università del Salento, e del dott. Domenico Luciano Moretti, dottorando in Scienze storiche e archeologiche. Memoria, Civiltà e Patrimonio all’università di Bologna; mercoledì 23 febbraio, “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze, svalutazioni e stagnazione dell’economia” a cura della prof.ssa Elena García Guerra, vice-direttrice dell’Escuela Espanola de Historia y Arquelogia – Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma.

La numismatica della Puglia pre-romana, attraverso lo studio delle monete prodotte in area dauna, peuceta e messapica, sarà al centro dei laboratori per studenti che si svolgeranno venerdì 4 febbraio 2022. Per queste attività, le scuole debbono inviare al Museo la loro richiesta di adesione al programma tramite e-mail a info@shopmuseomarta.it. Sabato 5 febbraio 2022 i laboratori di numismatica, tenuti dagli esperti Alberto D’Andrea, Giuseppe Sarcinelli e Gianluca Vero, saranno destinati ai visitatori del MArTA, che con il biglietto di ingresso al Museo potranno partecipare anche ad una attività che aprirà nuove e interessanti letture sulla storia e gli scambi commerciali da e per la Puglia. Per info e prenotazioni www.shopmuseomarta.it. E-mail info@shopmuseomarta.it.

Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: riportata alla luce la vita dell’antica comunità dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure

Veduta aerea dell’area di scavo della missione di Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi nell’antica Equilo in località Mure di Jesolo

Cosa mangiavano i primi jesolani? Come si muovevano? Che malattie li affliggevano? Sono queste le domande a cui gli archeologi del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia stanno cercando di dare risposta dopo aver riportato alla luce i resti dei primi abitanti della città. Gli studiosi, coordinati dal professor Sauro Gelichi, nella campagna 2021 – di cui ora viene presentato un primo bilancio – hanno concentrato la loro attività di ricerca e indagine sull’area del cosiddetto monastero di San Mauro, in prossimità del complesso monumentale delle “Antiche Mura”. I lavori sull’area, iniziati nel 2017, nel 2021 sono durati due mesi e hanno cercato di affrontare alcuni quesiti sorti in seguito ai ritrovamenti del recente passato (vedi Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020 | archeologiavocidalpassato). Se gli archeologi erano stati in grado di individuare strutture (chiese, abitazioni, banchine) e ricostruire, a grandi linee, la traiettoria storica di questo centro durante l’Alto Medioevo, era possibile – e come – accedere direttamente alla storia degli abitanti? Come intercettare le singole biografie di una comunità? L’opportunità è arrivata nell’ultima campagna con lo scavo del cimitero che si trovava all’interno e nei pressi della chiesa di San Mauro. Le precedenti indagini (2018-2020) avevano mostrato la ricchezza del patrimonio biologico e che, a ragione, si poteva considerare un promettente campione, sul piano qualitativo e quantitativo, in grado di accedere direttamente alla storia degli uomini e delle donne dell’Alto Medioevo di questo territorio.

Foto aerea delle due zone di scavo a Jesolo/Equilo: le Mure e San Mauro (foto unive)
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Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

La ricerca, in concessione ministeriale, è diretta dal professor Sauro Gelichi, del dipartimento di Studi umanistici, con la collaborazione sul campo della dottoressa Silvia Cadamuro, della dottoressa Anita Granzo e, per la parte di studio antropologico, dalle dottoresse Serena Viva e Francesca Bertoldi. Lo scavo è finanziato dal Comune di Jesolo e dal Fondo Scavi di Ateneo. La ricerca ha potuto contare sulla collaborazione di Poli-Medica S.r.l. per l’analisi delle lesioni traumatiche rinvenute sui resti scheletrici. Attivata una collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Fisica dell’università del Salento (professor Pierfrancesco Fabbri) per lo scavo e lo studio dei reperti osteologici e con l’università di Harvard (professor David Reich) per l’analisi del DNA, l’équipe ha completato lo scavo (e lo studio preliminare) di circa 140 individui, databili tra VIII e XII secolo. Un campione già al momento consistente, che si spera di poter raddoppiare se non triplicare con la campagna del prossimo anno. Si verrebbe così ad avere il campione di popolazione più numeroso scavato (e studiato) della laguna veneziana, relativo all’Alto Medioevo, e uno dei più cospicui noti al momento in Italia.

I giovani archeologi di Ca’ Foscari riportano in luce una sepoltura con inumato (foto unive)

“Le indagini che gli archeologi dell’università di Venezia stanno conducendo nel sito archeologico di Jesolo portano alla luce ogni anno incredibili novità che raccontano un pezzo dell’antica storia della nostra città”, dichiarano il sindaco della Città di Jesolo, Valerio Zoggia, e l’assessore alla Cultura, Giovanni Battista Scaroni. “Il lavoro svolto nel 2021 è stato, una volta ancora, eccezionale, e ci consentirà di scoprire le storie dei nostri antenati, di chi viveva su questo territorio ai suoi albori e del modo in cui si relazionavano tra loro le persone. Attendiamo con grande curiosità gli esiti degli approfondimenti, per non parlare di ciò che gli scavi ci regaleranno nel prossimo futuro”. E il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo: “Con lo scavo che abbiamo intrapreso quest’anno, 2021, il progetto archeologico sull’antica Equilo ha indiscutibilmente segnato un ulteriore salto di qualità, non solo per l’autorevolezza e l’internazionalità delle collaborazioni avviate, ma anche per le tematiche affrontate. Lo scavo di Jesolo si sta proponendo come il progetto archeologico più innovativo e promettente per quanto riguarda la storia della laguna nella post-antichità e, in relazione all’aspetto archeo-biologico, tra i principali in Italia”. 

Modello 3D di una sepoltura dell’antica Equilo realizzata dagli archeologi di Ca’ Foscari (foto unive)

Gli archeologi si attendono molto dalle ricerche in corso (a cui collaborano anche il professor Carlo Barbante, il professor Dario Battistel e la professoressa Clara Turetta del dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica): oltre a saperne di più sulla dieta alimentare, si investigheranno aspetti legati alla mobilità, alle malattie (come la talassemia) e al grado di conflittualità sociale. Inoltre lo studio tafonomico, unito a quello antropologico e archeologico, consentiranno di comprendere più nel dettaglio i comportamenti dei gruppi familiari in uno spazio di uso collettivo (come il cimitero), riflesso attraverso le pratiche funerarie e la gestione della memoria.  

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)

Il progetto di scavo, iniziato nel 2011 in prossimità dei resti dell’antica cattedrale – e che ha portato alla scoperta di ciò che rimaneva di una mansio di epoca tardo-antica -, si è spostato più a nord, nella zona dove, nel 1954, erano stati messi in luce – ma anche poi ri-sepolti – i ruderi di un complesso ecclesiastico. Il recupero dell’edificio – con il rinvenimento anche delle strutture di una chiesa precedente: VIII-IX secolo d. C. -, la scoperta delle fondazioni di un campanile, il ritrovamento di un molo con resti di imbarcazioni (monossili) di XI-XII secolo, erano stati in grado di rappresentare l’importanza del luogo e di descriverci con ricchezza di particolari, uno degli spazi insediati che avevano qualificato l’abitato dell’antica Equilo. Sede episcopale nell’alto medioevo, snodo commerciale e porto alle foci della Piave Vecchia, Equilo era stato uno di quegli insediamenti ‘nuovi’, sorti nell’area della laguna di Venezia (o suoi bordi), che fiorirono durante l’Alto Medioevo, per finire poi abbandonati per motivi politici (il predominio sempre più forte della Serenissima), ma anche paleoambientali (l’impaludamento dell’area a seguito delle deiezioni del fiume Piave). Di questa antica città, abbandonata verso il XIII secolo, solo l’archeologia è in grado di recuperare le tracce materiali, attraverso le quali farla rivivere.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Università del Salento a Soknopaiou Nesos (El-Fayyum): scavi dei templi” a cura di Paola Davoli dell’università del Salento (Lecce). Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 14 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Università del Salento a Soknopaiou Nesos (El-Fayyum): scavi dei templi” a cura di Paola Davoli dell’università del Salento (Lecce), promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MTI5Mzg2MzktMGE5MC00MWYxLWE2ZWYtY2Y1OWI0ZGM3ZTE0%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d  (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Il dromos di Soknopaiou Nesos a El Fayyum (foto unisalento)
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Paola Davoli (università del Salento)

Il progetto “Soknopaiou Nesos” del Centro di Studi Papirologici dell’università del Salento (Lecce), di cui Paola Davoli condivide la direzione, è nato nel 2001, con lo scopo di documentare il sito tramite moderne tecniche di indagine topografica ed archeologica, e si è ampliato grazie ai numerosi ritrovamenti coinvolgendo così specialisti in uno studio ampio ed interdisciplinare. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce significativi papiri ed edifici che rappresentano una delle più importanti fonti di informazione sull’Egitto Greco-Romano anche grazie al loro eccellente stato di conservazione.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale si celebrano la Giornata mondiale dell’Alimentazione e la prima Giornata del Mediterraneo con un convegno in presenza e on line in streaming

Il 40% della popolazione mondiale non è in grado di garantirsi una dieta sana. Nel contempo, sono circa 2 miliardi gli individui obesi o sovrappeso. Il 14% degli alimenti viene buttato via a causa di difetti di produzione e il 17% è sprecato dal consumatore finale. È quanto ha ricordato la FAO in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2021, lo scorso 16 ottobre. Quest’anno il CIHEAM (Mediterranean Agronomic Institute) di Bari e il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA organizzano l’evento dedicato alle celebrazioni della Giornata mondiale dell’Alimentazione e alla prima Giornata del Mediterraneo nella sede del museo, lunedì 29 novembre 2021, alle 10, in presenza e on line. Per partecipare in diretta Zoom all’evento è necessario registrarsi al link: https://events.iamb.it/p/event/gmed. Al convegno, organizzato in stretta collaborazione con Regione Puglia, fondazione “L’Isola che non c’è” e con la partecipazione del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, si parlerà di agricoltura, alimentazione e benessere, di patrimonio storico e archeologico. A dare il benvenuto agli ospiti saranno Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia; Maurizio Raeli, direttore del CIHEAM Bari; Mauro Massoni, capo ufficio II – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del MAECI; Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTa; Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo; Franco Giuliano, presidente della fondazione “L’Isola che non c’è”. Interverranno, tra gli altri, Felice Ungaro, direttore della struttura di coordinamento Health Marketplace della Regione Puglia; Gianluigi Cardone e Roberta Callieris del CIHEAM Bari. L’iniziativa del Museo virtuale del Mediterraneo, un viaggio alla scoperta delle antiche civiltà agricole del Mediterraneo, sarà illustrata da Girolamo Fiorentino, archeobotanico del dipartimento di Beni Culturali dell’università del Salento. All’evento parteciperanno anche le delegazioni di Albania, Egitto, Libano, Montenegro e Tunisia. Le conclusioni saranno affidate a Teodoro Miano, delegato italiano e vicepresidente del consiglio di amministrazione del CIHEAM, e a Luigi De Luca, responsabile dei Poli Biblio-Museali di Puglia. Modererà Lino Patruno, giornalista e scrittore. Durante il meeting, inoltre, sarà presentato il Progetto Ci.Bu.S.- Cibo buono per tutti: uno “start” per l’Human Pole Puglia.