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Forlì. Ai musei San Domenico la grande mostra “Ulisse. L’arte e il mito”. Un viaggio nell’arte mai raccontato che ripercorre, con 250 opere attraverso i secoli, le vicende del più antico e moderno personaggio della letteratura occidentale: Ulisse

La locandina della mostra “Ulisse. L’arte e il mito” a Forlì dal 19 maggio al 31 ottobre 2020

Dall’Odissea alla Commedia dantesca, da Tennyson a Joyce e a tutto il Novecento, di volta in volta, Ulisse è l’eroe dell’esperienza umana, della sopportazione, dell’intelligenza, della parola, della conoscenza, della sopravvivenza e dell’inganno. È “l’uomo dalle molte astuzie e “dalle molte forme”. Dopo la Guerra di Troia, quando affronta le sue avventure nel viaggio del lungo ritorno, egli è già un personaggio famoso. Ma quel viaggio è anche la faticosa riconquista di sé, della propria identità, attraverso il recupero narrativo della sua vicenda alla corte di Alcinoo, attraverso la memoria del ritorno. Così come accade all’arte, che narra narrandosi, che racconta l’oggetto e la sua forma stilistica. All’eroe omerico, eroe dell’esperienza umana, è dedicata la grande mostra “Ulisse. L’arte e il mito”, ospitata ai musei San Domenico di Forlì fino al 31 ottobre 2020, a cura della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e sotto l’egida di Gianfranco Brunelli, direttore dei progetti espositivi, e del comitato scientifico presieduto dal prof. Antonio Paolucci e con la main partnership di Intesa Sanpaolo. Una nuova, ambiziosa sfida. Un viaggio nell’arte mai raccontato che ripercorre, attraverso i secoli, le vicende del più antico e moderno personaggio della letteratura occidentale: l’uomo dal “multiforme ingegno”, Ulisse. La vasta ombra di Ulisse si è distesa infatti sulla cultura d’Occidente. Dal Dante del XXVI dell’Inferno allo Stanley Kubrick di 2001 – Odissea nello spazio, dal capitano Acab di Moby Dick alla città degli Immortali di Borges, dal Tasso della Gerusalemme liberata alla Ulissiade di Leopold Bloom l’eroe del libro di Joyce che consuma il suo viaggio in un giorno, al Kafavis di Ritorno ad Itaca là dove spiega che il senso del viaggio non è l’approdo ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure. È il mito che si è fatto storia e si è trasmutato in archetipo, idea, immagine. E che oggi, come nei millenni trascorsi, trova declinazioni, visuali, tagli di volta in volta diversi. Specchio delle ansie degli uomini e delle donne di ogni tempo.

La mostra era inizialmente prevista dal 15 febbraio al 21 giugno 2020. Ma la chiusura temporanea per decreto governativo legata alla pandemia da coronavirus di tutti i luoghi della cultura, compresi teatri e musei, ha costretto gli organizzatori a riprogrammare la mostra dal 19 maggio al 31 ottobre 2020. Per venire incontro a quanti avrebbero avuto piacere a visitare l’esposizione forlivese, durante il lockdown per iniziativa della Regione Emilia Romagna, è stato realizzato da LepidaTv un video sulla mostra “Ulisse, l’arte e il mito”. “Il più grande viaggio nell’arte”, spiegano i curatori del programma, “raccontato in un video documentario che affronta il tema di Ulisse e del suo mito, che da tremila anni domina la cultura dell’area mediterranea ed è oggi universale. La mostra illustra un itinerario senza precedenti, attraverso capolavori di ogni tempo: dall’antichità al Novecento, dal Medioevo al Rinascimento, dal naturalismo al neo-classicismo, dal Romanticismo al Simbolismo, fino alla Film art contemporanea”. Il documentario di Lepida Tv è stato curato da Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con Comune di Forlì, IBC, APT Emilia-Romagna, e Regione Siciliana.

Il “Concilio degli dei” del Rubens conservato al castello di Praga (foto museo Praga)

Fin dall’antichità gli artisti non hanno cercato di illustrare in forma puramente didascalica l’intera Odissea. Se l’età arcaica privilegia gli episodi di Polifemo, di Circe, di Scilla e delle Sirene, l’età classica aggiunge gli incontri e i riconoscimenti: l’incontro con Tiresia, Atena, Nausicaa e Telemaco, il dolore e l’inganno della tela di Penelope, il riconoscimento della nutrice Euriclea, la strage dei Proci. L’ellenismo aggiunge l’incontro domestico e commovente con il cane Argo, l’abbraccio e il riconoscimento tra Ulisse e Penelope, l’arte romana infine, oltre a ripetere i modelli precedenti, raffigura, quale epilogo consolatorio, l’abbraccio tra Ulisse e il padre Laerte. L’arte antica non è interessata a mettere in scena il poema epico, quanto un uomo che attraverso le sue molteplici e dolorose esperienze ha imparato a conoscere se stesso. Dante, che scrive 2000 anni dopo Omero, usa gli autori latini che sottolineano le qualità di Ulisse. Così nel canto XXVI dell’Inferno egli conferisce a Ulisse una nuova e diversa centralità. L’Ulisse di Dante non è spinto dalla nostalgia del ritorno, né, come l’Enea virgiliano, è mosso da una missione, egli è un viandante spinto dall’ardore “a divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore”, e si lancia “per altro mare aperto”, verso il “folle volo”.

La testa di Ulisse dal museo Archeologico nazionale di Sperlonga, simbolo della mostra di Forlì (foto museo Sperlonga)

Le sale del San Domenico (formato dalla chiesa di San Giacomo, da un primo chiostro ad essa adiacente e completamente chiuso e da un secondo chiostro, aperto su un lato) ospitano 250 opere tra le più significative, dall’antico al Novecento, suddivise in 16 sezioni, in un percorso museale che comprende pittura, scultura, miniature, mosaici, ceramiche, arazzi e opere grafiche, e che si snoda attraverso i più grandi nomi di ogni epoca. A partire dall’Ulisse di Sperlonga, opera in marmo del I sec. d.C., immagine simbolo della mostra, e dall’Afrodite Callipigia dell’antichità. Nella suggestiva cornice del San Giacomo è possibile ammirare il Concilio degli dei di Rubens, e via via la Penelope del Beccafumi, la Circe invidiosa di Waterhouse arrivata dall’Australia, fino a Le Muse inquietanti di De Chirico, all’Ulisse di Arturo Martini e al cavallo statuario di Mimmo Paladino. Di assoluto prestigio le collaborazioni con i più importanti musei nazionali e internazionali, tra i quali il Musée d’Orsay di Parigi, la Royal Academy di Londra, il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Metropolitan Museum of Art di New York, i musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, le Gallerie d’Italia, e l’università di Ginevra.

Il film “Ermitage. Il potere dell’arte” ha vinto il Nastro d’Argento 2020 – Sezione Documentari ed eventi d’Arte. Prodotto tra 3D Produzioni e Nexo Digital con la collaborazione di Villaggio Globale International e di Sky Arte, è diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi, con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

Il manifesto del film “Ermitage. Il potere dell’arte” diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi

Il film “Ermitage. Il potere dell’arte” ha vinto il Nastro d’Argento 2020 – Sezione Documentari ed eventi d’Arte. Dopo i Nastri d’Argento assegnati nei giorni scorsi per i lungometraggi, è stato annunciato il palmarès dei documentari 2020, che ha visto primeggiare il film dedicato al museo statale Ermitage, prodotto tra 3D Produzioni e Nexo Digital con la collaborazione di Villaggio Globale International e di Sky Arte. “Ermitage. Il potere dell’arte” diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi, che firma la sceneggiatura con Giovanni Piscaglia, con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo, è stato realizzato con la piena collaborazione del museo statale Ermitage di San Pietroburgo e del suo direttore Michail Piotrovskij per raccontare il grande museo sulla Neva in maniera inedita ed emozionante, attraverso i secoli della storia russa e le vicende culturali che hanno portato allo sviluppo delle sue collezioni nel cuore della città.

Il film “Ermitage. Il potere dell’arte” con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

“Ermitage. Il potere dell’arte”: un luogo e un racconto straordinari raccontati in modo magistrale in un docufilm che ha saputo affascinare anche una giuria di “addetti ai lavori”. Dal 1946, il premio Nastro d’Argento è assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici italiani (SNGCI) premiando ogni anno i migliori film, autori, interpreti, produttori e tecnici. Il documentario dedicato al grande museo russo, presentato nell’ottobre scorso in anteprima assoluta a Venezia, aveva ottenuto un successo strepitoso nei 3 giorni di programmazione a novembre 2019 nei cinema italiani – ponendosi al terzo posto dietro due Blockbuster come Jocker e Maleficent – per poi essere distribuito a livello internazionale. Grande successo anche la sua presentazione su Sky Arte. Selezionato nelle scorse settimana per la cinquina finalista della sezione documentari ed eventi d’arte della competizione, è stato premiato come vincitore del Nastro d’Argento in un’edizione del premio caratterizzata, a detta degli organizzatori, da una “qualità eccezionale, difficile persino da giudicare per gli spunti di approfondimenti e il racconto su arte, cinema, cultura, società”.

“Le Passeggiate del Direttore”: col 25.mo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco ci porta nel nuovo Egitto, quello successivo alla conquista di Alessandro Magno: con l’epoca greco-romana è l’Egitto di Cleopatra e dei Tolomei

Nel 332 a.C., con l’esercito di Alessandro Magno che conquista la terra dei faraoni, l’Egitto entra in una nuova fase che affronta il 25.mo appuntamento con le “Passeggiate del direttore”. Christian Greco ci spiega “Cleopatra e l’Egitto dei Tolomei”. Al museo Egizio di Torino c’è un reperto molto interessante che introduce questa nuova fase: è un elmo macedone, probabilmente appartenuto a uno dei soldati che erano al seguito di Alessandro Magno nella conquista del Paese. “Questo elmo a pilos”, spiega Greco, “ha un’iscrizione sulla parte frontale in cui leggiamo “Alexandrou tou Nikanoros”, ovvero “di Alessandro, il figlio di Nikanore” dove il nome con il patronimico indica appunto il soldato a cui questo elmo apparteneva”. Quando nel 332 a.C. Alessandro Magno entra in Egitto, conquista il Paese, va all’Oasi di Siwa e si fa dichiarare figlio del dio Amon. “E lui stesso si farà raffigurare poi come vero faraone, nella cappella della barca al tempio di Luxor dove, come un vero faraone, fa l’offerta al dio Amon. Sappiamo che nella conquista di Alessandro Magno di quello che allora era il mondo conosciuto, la conquista procede a tappe forzate, ma Alessandro morirà nel 323 a.C. Coloro che poi avranno il potere in Egitto saranno i diadokoi, i suoi successori, e nella fattispecie la famiglia dei Tolomei”.

Tolomeo II Filadelfo nelle fattezze di faraone e in quelle ellenistiche: teste conservate al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il nuovo Egitto è ben rappresentato da due teste di Tolomeo II Filadelfo, quello che rimane di due statue. “È interessante perché vediamo le modalità in cui esse potevano essere rappresentate”, fa notare Greco: “Da una parte la testa del faraone con la corona nemes con l’ureo al centro, quindi qui Tolomeo II si mostra come il vero faraone d’Egitto. Il faraone – ricordiamolo – dalla IV dinastia è “sa Ra”, figlio del dio Sole, è l’intermediario tra gli dei e gli uomini, è colui che è responsabile del mantenimento del maat, dell’ordine sulla terra. Nell’altra testa invece sempre Tolomeo Filadelfo è rappresentato con fattezze ellenistiche: sono le due culture che diventano ibride e che si influenzano l’una con l’altra”.

Particolare del busto della principessa tolemaica (Cleopatra?) al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

La principessa tolomaica: è la famosa Cleopatra? Vicino alle due teste di Tolomeo Filadelfo, vi è un busto di una principessa del quale si è molto parlato negli ultimi anni. “Nella didascalia”, sottolinea Greco, “scriviamo semplicemente “regina tolemaica” senza sbilanciarci. Perché? Perché alcuni ritengono che essa possa essere identificata come Cleopatra VII, la famosa Cleopatra, l’ultima regina tolemaica, colei che ebbe una relazione con Cesare e, dopo la morte di Cesare nel 44 a.C., con Marco Antonio. Colei che con Marco Antonio aveva un disegno importante di egemonia del Mediterraneo, disegno che venne a finire con la battaglia di Azio del 31 a.C. e la vittoria di Ottaviano. Momento che segna definitivamente la fine di qualsiasi forma di indipendenza dell’Egitto. Perché l’attribuzione è controversa? Si gioca tutto sul copricapo dove vediamo sembrano essere raffigurati tre urei. In realtà non siamo sicuri che si tratti di tre urei o di tre cobra perché forse quello centrale potrebbe essere stato la parte iniziale del volto di un avvoltoio. Infatti vediamo che ai lati della parrucca ci sono le piume di un avvoltoio. Ebbene, se fossero tre urei probabilmente questa statua potrebbe essere identificata con Cleopatra VII, o Cleopatra I o Arsinoe II. Quelle principesse e regine tolemaiche che avevano portato territori aggiuntivi all’Egitto stesso. Però su questo non siamo certi e vi è anche un altro elemento che pone alcuni dubbi: la resa del busto, con una veste molto attillata che invece sembrerebbe dare come indicazione cronologica l’inizio del regno dei Tolomei e non la fine. Però anche su questo elemento non c’è unanimità: una statua identificata come Cleopatra, conservata oggi all’Ermitage di San Pietroburgo, presenta una veste molto aderente, molto simile a quella che vediamo a Torino. Allora studi aggiuntivi sono necessari per capire se qui davanti a noi abbiamo Cleopatra VII o un’altra regina tolemaica. In ogni caso di sicuro abbiamo una rappresentante di questi diadokoi, di questi successori di Alessandro Magno che dominano nel Paese”.

Il direttore Christian Greco indica la figura di Cleopatra sulla stele cosiddetta di Callimaco (foto museo Egizio)

Un altro elemento interessante che ci attesta questo periodo è la cosiddetta stele di Callimaco, in cui da una parte è rappresentata Cleopatra VII, e dall’altra parte una rappresentazione di Cesarione, il figlio che lei ebbe con Cesare: Cleopatra fa un’offerta a Ra-Horakhti, mentre Cesarione fa un’offerta ad Amon. “Ebbene anche questo è un pezzo molto interessante. La superficie della stele non è omogenea: una parte è levigata invece una parte arretra. Che cosa è successo? Semplicemente questa era una stele più antica che è stata poi riutilizzata. È stata ridecorata dove sono state aggiunte le raffigurazioni di Cesarione e di Cleopatra, e dove è stata abbassata la superficie è stato aggiunto un testo in greco e in demotico. C’è dunque un’iscrizione bilingue e al contempo però c’è anche un’iscrizione geroglifica che si riferisce alle offerte votive che vengono fatte agli dei e che sono di un’età precedente. Ecco un tipo di esempio di come un oggetto possa raccontarci diverse storie, di come racchiude in sé la sua biografia che ci parla anche di un’evoluzione cronologica. Ci parla di un Egitto faraonico che entra in una nuova fase, in quella fase che noi chiamiamo greco-romana, interessantissima perché ci sono vari elementi di ibridazione con quella che è la cultura dominante, che è la cultura greca, e di cui l’Egitto diventerà uno dei centri propulsori, perché sarà proprio Alessandria, la nuova capitale, a diffondere la cultura greca in tutto il mondo”.

“Italy to the Hermitage”: l’Italia ricambia a San Pietroburgo e alla Russia la solidarietà dimostrata nel lockdown, con tre speciali visite on line in russo, realizzate da Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Nazionale dell’Umbria, e MANN di Napoli, e postate sui siti dei tre musei e rilanciate in Russia dall’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo

L’imponenza del Palazzo d’Inverno del museo Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

Venezia per il Nord, Perugia per il Centro, Napoli per il Sud, ricambiano a San Pietroburgo e alla Russia la solidarietà dimostrata all’Italia durante l’emergenza coronavirus. Così dopo “L’Ermitage all’Italia” arriva “Italy to the Hermitage”. Un simbolico ponte culturale tra l’Italia e la Russia: alle suggestive visite web promosse dal ciclo “L’Ermitage all’Italia”, con cui il prestigioso istituto russo ha omaggiato la nostra nazione durante il periodo di lockdown, da mercoledì 3 giugno 2020 (alle 17.30, ora italiana) saranno in rete, su Youtube e Facebook, i cortometraggi intitolati “L’Italia all’Ermitage”. Il progetto, che nel titolo richiama quello scelto dall’Istituzione russa per l’omaggio all’Italia (“L’Ermitage all’Italia”), è promosso da Ermitage Italia, è stato realizzato in collaborazione con Villaggio Globale International, e ha coinvolto tre istituzioni fortemente rappresentativi del Nord, del Centro e del Sud Italia: la Fondazione Muve-Musei Civici di Venezia diretta da Gabriella Belli, città dalle fortissime relazioni storiche con San Pietroburgo e sede di Ermitage Italia, “filiale” italiana dell’Ermitage; la Galleria nazionale dell’Umbria diretta da Marco Pierini, in collaborazione con la Fondazione CariPerugia Arte, e il MANN-museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, che ha stretto da alcuni anni un importante rapporto di collaborazione con il museo di San Pietroburgo e che ha coinvolto per questa iniziativa anche l’università L’Orientale di Napoli.

Ciascuno dei musei della rete ha predisposto un tour virtuale in russo (postati rispettivamente il 3, l’8 e il 15 giugno 2020 sui canali YouTube di ciascun museo), alla scoperta della bellezza del proprio patrimonio culturale: filo conduttore di tutti i video, non soltanto l’omaggio alla Russia e all’Ermitage di San Pietroburgo, ma anche l’idea che la cultura unisce, al di là delle distanze fisiche e dei confini geografici. E se la solidarietà, a causa dell’emergenza coronavirus, corre sul web, saranno i direttori dei tre musei, Paolo Giulierini (Mann), Gabriella Belli (musei civici di Venezia) e Marco Pierini (Galleria nazionale dell’Umbria), ad inaugurare il video del proprio museo con un messaggio di speranza: l’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo e l’Ermitage “riposteranno” i corti sui propri canali Youtube in Russia. L’iniziativa “Italy to the Hermitage” vede, infatti, la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo e ha l’appoggio dell’Ambasciata italiana in Russia e del Mibact.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo borbonico che è stato sede dell’Università fino al 1777 e dal 1816 sede del Real Museo Borbonico

Si parte mercoledì 3 giugno 2020 (alle 17.30 ora italiana) con il Mann di Napoli che condurrà tra le sale del museo alla scoperta delle sue prestigiose collezioni – dalle sezioni Egizia e della Magna Grecia di recente riapertura, alla famosissima Collezione Farnese, fino ai reperti delle città vesuviane di Pompei ed Ercolano – soffermandosi su tanti pezzi iconici di questo “tempio” dell’arte antica, come il famoso Vaso blu, il Mosaico di Alessandro Magno, la Tazza Farnese, i Corridori o i reperti del Gabinetto Segreto. Voci narranti saranno alcuni studenti dell’università L’Orientale di Napoli (Corso di Laurea in Lingue e Culture comparate), che hanno curato per l’occasione non solo la traduzione e la lettura dei testi in russo ma anche un particolare lessico archeologico italo-russo da sviluppare in futuro.

Il team del corso di laurea in Lingue e culture comparate dell’università degli Studi di Napoli “L’Orientale” che ha curato le traduzioni in russo (mosaico Mann)

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage) a San Petroburgo

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage) a Napoli

“I legami che intrecciano la storia di San Pietroburgo e Napoli sono almeno pari a quelli che uniscono l’Ermitage e il museo Archeologico nazionale”, commenta il direttore Paolo Giulierini: “Oggi omaggiamo l’istituto di San Pietroburgo e ringraziamo per i tanti momenti di bellezza, che l’Ermitage ha regalato al popolo italiano con splendidi filmati andati in rete nell’ultimo mese. E, con questo nostro cortometraggio, cementiamo il ricordo delle esposizioni realizzate in collaborazione con San Pietroburgo: penso alla meravigliosa mostra su Canova qui a Napoli ed al percorso -Pompei, Dei, eroi, uomini- in Russia”. Peculiarità del filmato dedicato al Mann e realizzato da ArsInvicta, non sarà soltanto la possibilità di percorrere, grazie alle immagini, le sale dell’Archeologico, spaziando dalla Collezione Farnese ai Mosaici, dal Tempio di Iside alla Villa dei Papiri, dalla Collezione Magna Grecia alla sezione Preistoria e Protostoria, per citare soltanto alcune delle tappe dell’itinerario video. Significativo, infatti, che il filmato del Mann nasca anche da un importante rete territoriale e intergenerazionale: le traduzioni, il doppiaggio del messaggio del direttore e le traduzioni dei testi sono a cura della prof. Michela Venditti e di quattro allievi del corso di laurea in Lingue e culture comparate dell’università di Napoli “L’Orientale”. Un segnale di cooperazione che, come sottolinea ancora Paolo Giulierini, “conferma il necessario apporto delle Accademie alla vita dei Musei, donando rigore scientifico e giovani energie a progetti di rilievo internazionale”. Appassionato ed attento il lavoro di Francesca Alifuoco, Esmira Asadova, Tommaso Di Maria ed Anna Kondrya che, insieme alla coordinatrice del corso, hanno dato voce, letteralmente, al racconto del Mann; l’entusiasmo e lo spirito di squadra non si fermano qui e guardano al futuro: “con questa esperienza, il nostro gruppo si è talmente coeso che abbiamo deciso di lavorare ancora insieme per creare un glossario inedito russo-italiano di termini archeologici. E, per questo, il dialogo con il Mann continuerà”, commenta la prof. Venditti.

La Sala Maggiore di Palazzo dei Priori, sede della Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia

L’8 giugno 2020, sempre alle 17.30 ora italiana, l’omaggio arriva da Perugia dallo storico Palazzo dei Priori, dove è ospitata la Galleria nazionale dell’Umbria, la quale dedica all’Ermitage e alla Russia una visita esclusiva agli highlights della raccolta, con alcuni dei massimi artisti dell’Italia centrale tra il XIV e il XVII secolo: da Arnolfo di Cambio a Gentile da Fabriano, da Duccio di Buoninsegna a Beato Angelico e Piero della Francesca, fino ai capolavori del Perugino con la celeberrima Adorazione dei Magi (1475 circa), a Pinturicchio e al barocco romano di Pietro da Cortona. Nell’occasione anche la Fondazione CariPerugia Arte aprirà le porte di Palazzo Baldeschi al Corso consentendo di scoprire il magnifico edificio e parte delle prestigiose raccolte.

Palazzo Ducale a Venezia, parte dei musei civici

Tocca infine alla Serenissima, con la Fondazione Musei Civici di Venezia (15 giugno 2020) concludere l’iniziativa e omaggiare in particolare San Pietroburgo e il suo Museo, ricordando la vicinanza della città lagunare alla storia e alla cultura russe. Il legame, in questo caso, sarà nel nome di un grandissimo esponente dell’arte universale e del Rinascimento veneziano, Tiziano, che muore in laguna nel 1576 per un’altra pandemia di quel tempo: la peste. A Palazzo Ducale grazie al comodato pluriennale di un importante collezionista belga, sarà possibile ammirare anche il Doppio Ritratto di Tiziano: un’opera piana di fascino legata anche alla Russia, raffigurante forse l’amante e la figlia del pittore riemerse, solo in epoca moderna, sotto l’effige di un più consono “Tobiolo e l’Angelo”. Un dipinto che il grande Maestro conservò presso la sua abitazione fino alla morte ma che a metà del XIX secolo – ormai camuffato da opera sacra – giunse, attraverso la Collezione Barbarigo, a San Pietroburgo, per alcuni anni nelle straordinarie raccolte dello zar Nicola I.

San Pietroburgo. Nuovo appuntamento dal museo Ermitage a sostegno dell’Italia dedicato alla pittura veneta nel Rinascimento da Cima da Conegliano a Giorgione e Tiziano con Irina Artemieva

“Annunciazione” di Cima da Conegliano conservata al museo Ermitage di San Pietroburgo

“Fuga in Egitto” di Tiziano Vecellio conservata al museo Ermitage di San Pietroburgo

Si rinnova l’impegno del museo Ermitage nel raccontare la grande arte italiana custodita nel museo russo di San Pietroburgo. Tra le numerose opere italiane conservate all’Ermitage un nucleo straordinariamente importante è quello dedicato alla pittura del Rinascimento veneto, che rappresenta un fenomeno originale e indipendente del Rinascimento italiano. È una scuola particolare e diversa dal resto dell’Italia. Questo grazie alle condizioni storiche ed allo sviluppo autonomo di Venezia, capitale della ricchissima Repubblica di San Marco che raggiunse il suo apice verso la metà del XV secolo. A partire da questo momento lo studio dei Bellini diventa un punto di riferimento per la nuova cultura Veneziana educando molti pittori di talento ed influenzando tutti i maestri dell’arte contemporanea. Dai dipinti di Bartolomeo Vivarini e Cima da Conegliano ai quadri di Giorgione e Tiziano: in soli dieci anni la Scuola Venete ne fece di strada. Partendo dai quadri veneziani Irina Artemieva, curatrice del Dipartimento della Pittura Veneta della Sezione Arte Figurativa dell’Europa Occidentale all’Ermitage, e condirettore di Ermitage Italia, presenta una selezione dei maggiori capolavori veneti del periodo.

1° maggio social al museo Archeologico nazionale di Napoli: dal mosaico fotografico “Mann at work” tra passato e presente, al Menologium rusticum Colotianum

Una squadra osserva l’obiettivo in un attimo di riposo, durante le operazioni di trasporto della statua di Ferdinando I, scolpita da Antonio Canova: foto del 1927 dall’Archivio Fotografico del Mann

Impegno, attenzione, spirito di squadra: valori caratteristici del lavoro, ieri come oggi. Il museo Archeologico nazionale di Napoli celebrerà il 1° maggio 2020 in versione social: e sceglierà di presentare, agli appassionati di Facebook ed Instagram, un interessante viaggio per immagini tra passato e presente. Risale al 1927, infatti, un suggestivo scatto dischiuso dall’Archivio Fotografico del Mann: una squadra osserva l’obiettivo in un attimo di riposo, durante le operazioni di trasporto della statua di Ferdinando I, scolpita da Antonio Canova. A questa splendida immagine d’epoca, in un mosaico che diviene una sorta di melting pot temporale, saranno abbinate tre istantanee del reportage fotografico di Paolo Soriani, che ha seguito le attività di spostamento dei reperti dal Mann all’Ermitage di San Pietroburgo, in occasione della grande mostra “Pompei. Uomini, dei, eroi”, allestita al museo russo: le immagini di Soriani hanno corredato l’Annual Report 2018 del Mann. Le composizioni fotografiche, che saranno postate venerdì 1° maggio 2020 sui canali social del MANN, sottolineeranno quanto, alle soglie del terzo millennio, l’evoluzione tecnologica debba essere accompagnata da fattori di perenne importanza: la passione, l’intelligenza e la cooperazione degli uomini. A conclusione della giornata, sempre sulle piattaforme online dell’Istituto, sarà possibile ammirare un reperto valorizzato in occasione della mostra “Mann on the moon”, organizzata al museo Archeologico nazionale di Napoli per i cinquant’anni dallo sbarco sulla luna: si tratta del Menologium rusticum Colotianum, un particolarissimo parallelepipedo del I sec. d.C. (appartenente alla Collezione Farnese), che riportava, per ogni mese, il numero dei giorni, definendo la durata delle ore di luce e della notte, le fasi lunari, l’elenco delle divinità celebrate, le feste religiose ed anche le lavorazioni agricole (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/07/18/mann-on-the-moon-il-museo-archeologico-di-napoli-celebra-i-cinquantanni-dallo-sbarco-sulla-luna-con-una-mostra-tra-archeologia-e-scienza/).

San Pietroburgo. Terzo appuntamento dal museo Ermitage a sostegno dell’Italia dedicato all’arte rinascimentale italiana da Simone Martini a Leonardo con Olga Macho

È nelle superbe sale dell’arte Rinascimentale italiana che ci conduce la terza puntata on line dedicata all’Italia dal museo statale Ermitage di San Pietroburgo, trasmessa giovedì 9 aprile 2020, sempre in lingua italiana. Dopo una brevissima introduzione con alcuni operatori scientifici e tecnici del museo in lingua russa, chiusa con l’intervento del direttore Michail Piotrovskij, continua l’omaggio del museo Ermitage al Bel Paese e l’abbraccio virtuale agli italiani. Dalla “Madonna annunciata” di Simone Martini fino ai capolavori di Leonardo, con la “Madonna Benois” e la “Madonna Litta”, accompagnati da Olga Macho, capo del settore per l’Educazione pubblica all’Ermitage.

San Pietroburgo. Secondo appuntamento dal museo Ermitage a sostegno dell’Italia dedicato a “Venezia nella Venezia del Nord. Canaletto, Marieschi e Guardi” con Irina Artemieva

L’imponenza del Palazzo d’Inverno del museo Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

Dopo lo straordinario successo della prima diretta in italiano trasmessa il 26 marzo dalle sale dell’Ermitage sul canale YouTube, secondo appuntamento dal museo Ermitage a sostegno dell’Italia in questo difficile momento, per raccontare la grande arte italiana custodita nel museo russo. Giovedì 2 aprile 2020 alle 18, la puntata è stata dedicata a “Venezia nella Venezia del Nord. Canaletto, Marieschi e Guardi”.

“Ricevimento dell’Ambasciatore Francese a Palazzo Ducale” dipinto da Canaletto e conservato al museo dell’Ermitage di san Pietroburgo (foto Ermitage)

I massimi protagonisti del vedutismo, il famoso genere pittorico del paesaggio urbano fiorito a Venezia nel Settecento, sono straordinariamente rappresentati nelle collezioni del museo di San Pietroburgo. Canaletto, Guardi, Bellotto, Marieschi e Carlevarjis raffigurano nelle loro tele, nel corso del XVIII secolo, palazzi e chiese, calli e canali della Serenissima – città tra le più amate dalla corte degli zar – innovando il senso della luce e la tecnica della rappresentazione in pittura. E del resto quale città meglio di Venezia, dove si fondono l’immagine e la maestosità degli edifici, può offrire straordinari scorci? ““Ah, signori miei, che città magnifica è questa Venezia!”, così si entusiasma per la città lagunare Anton P. Čechov. “Immagina una città fatta di caso e di chiese tante quante mai ne hai ancora vedute: un’architettura incantevole, ogni cosa grandiosa e leggera, come una gondola in una forma di uccello. Case e chiese simili han potuto costruirle solo uomini forniti di un gusto artistico e musicale eccelso e dal temperamento leonino”.

Ad accompagnarci tra i capolavori dell’Ermitage è Irina Artemieva, grande studiosa dell’arte italiana, conservatrice della pittura veneta del Museo di San Pietroburgo e condirettrice di Ermitage Italia.

San Pietroburgo. Il direttore dell’Ermitage manda un messaggio di solidarietà all’Italia, e lancia un ponte culturale tra Russia e Italia: raccontare in diretta in italiano dai palazzi dello zar l’inestimabile patrimonio conservato dell’arte italiana. Ecco la prima passeggiata

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo conserva centinaia di opere dell’arte italiana

Mikhail Piotrovsky, direttore generale del museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Pasquale Terracciano, ambasciatore italiano a Mosca

IL COVID -19 chiude i musei ai visitatori, ma i musei non chiudono! E ora c’è un ponte speciale tra Italia e Russia costruito grazie alla cultura. L’arte italiana conservata all’Ermitage di San Pietroburgo (3 milioni di opere: un patrimonio inestimabile di capolavori dell’antichità e dei maggiori maestri italiani, da Raffaello a Leonardo, da Giorgione a Tiziano da Michelangelo a Canaletto, da Caravaggio a Canova) raccontato direttamente dalle sale dei palazzi dello zar: una serie di appuntamenti in diretta on line in italiano, in programma nei prossimi giorni. Ad annunciarlo, con un video messaggio il 25 marzo 2020, sui canali social e sul sito del museo statale Ermitage, il direttore generale Mikhail Piotrovsky che ha espresso la vicinanza del Museo all’Italia, che come la Russia sta combattendo la guerra contro il virus, e in particolare a Venezia, sede di Ermitage Italia – centro studi e ricerche e avamposto di relazioni culturali tra il museo russo e il nostro Paese – e la città forse più vicina e legata storicamente a San Pietroburgo e al museo fondato da Caterina la Grande. “Raccontando dell’arte italiana all’Ermitage vorremmo esprimere la nostra solidarietà ai nostri amici”, dice Piotrovsky nel messaggio registrato, “e a tutti gli italiani che come noi stanno affrontando oggi l’epidemia. Non è la prima sciagura nella storia dell’Italia e della Russia e ce la faremo. L’arte aiuta a vivere e a sopravvivere e proprio la storia italiana lo conferma perfettamente”. Pronto il ringraziamento giunto, sempre on line, dall’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano, al Museo, al direttore dell’Ermitage e ad Ermitage Italia, per un’iniziativa che egli definisce “splendida”: “Le 302 opere di pittura italiana conservate all’Ermitage costituiscono”, ha precisato Terracciano, “la più evidente testimonianza dell’esistenza di un antichissimo ponte culturale tra Italia e Russia che si è sempre più consolidato nel corso degli anni attraverso mostre e scambi promossi con le più importanti Istituzioni museali italiane. Sono certo – ha concluso – che al termine di questo momento difficile la nostra collaborazione troverà un più forte slancio”.

La prima diretta live con una passeggiata attraverso le sale è andata in onda il 26 marzo 2020 dalle Sale Nobili del Palazzo d’Inverno del museo statale Ermitage di San Pietroburgo. Più di 11mila persone l’hanno seguita, accompagnati in lingua italiana da Olga Macho, capo del settore per l’Educazione pubblica all’Ermitage. “È un evento molto importante per noi. Vorremmo dare una mano ai cittadini dell’Italia che vivono adesso un periodo non facile. Non possiamo prestarvi un aiuto medico o finanziario, ma speriamo di fare almeno qualcosa per abbellire questo momento duro attenuandolo con la bellezza infinita dell’arte. Sono le nostre parole di sostegno morale a tutti gli amici dell’Ermitage in Italia, ai nostri collaboratori del Centro Ermitage-Italia a Venezia e assolutamente a tutti i cittadini italiani. È il nostro modo per dirvi che siamo insieme a voi, anche se virtualmente”. I prossimi appuntamenti prevedono: Passeggiando all’Ermitage – II parte; Gli anni di Leonardo e di Raffaello, ritorno dei quadri all’Ermitage; Venezia nella Venezia del Nord: Canaletto, Marieschi e Guardi; Il restauro degli affreschi della scuola di Raffaello per la prossima mostra all’Ermitage; Dietro le quinte, la mia opera preferita: Il Giovanni Battista di Tintoretto; Magazzini della moda: il guardaroba degli Zar; Gli antichi: etruschi e romani; Passeggiando nel Palazzo dello Stato Maggiore, tra Otto e Novecento; Il restauro delle pietre dure: restauratori al lavoro nelle sale del Palazzo d’Inverno.

“I Musei e questo futuro. Tempi di cambiamento”: convegno internazionale a Venezia con i direttori di grandi musei del mondo sui nuovi scenari europei

La locandina del convegno a Venezia sul futuro dei musei

In che modo si modificheranno i saperi, le conoscenze e dunque i luoghi tradizionalmente depositari della storia e della cultura, come i Musei? In che modo i Musei internazionali devono affrontare e stanno affrontando il tema del cambiamento della società e le nuove dinamiche che interessano lo scenario europeo? La risposta o le risposte tenterà di darle un importante convegno internazionale “I Musei e questo futuro. Tempi di cambiamento” dedicato alla sfide che i grandi musei sono chiamati ad affrontare di fronte ai cambiamenti che stanno interessando la società e l’Europa, sfide in un futuro che è già alle porte. Il convegno, sabato 12 ottobre 2019, dalle 11 alle 16, nel Salone dello Scrutino di Palazzo Ducale a Venezia, è promosso dal Comune di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia, il Museo Statale Ermitage ed Ermitage Italia in collaborazione con Villaggio Globale International.

I direttori Paolo Giulierini (Mann) e Michail Piotrovsky (Ermitage)

Il tema del convegno organizzato nell’occasione è di stringente attualità. Le cronache quotidiane, le innovazioni tecnologiche e le tendenze dei costumi, le stesse scelte della politica internazionale sottendono infatti problematiche di enorme rilevanza e mostrano i segni contraddittori del domani e del futuro. Che è già presente. Tutto ciò rende importante la riflessione sulle conseguenze dei cambiamenti in atto. Alla riflessione prenderanno parte – dopo i saluti di Mariacristina Gribaudi presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia e l’intervento introduttivo del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro – il direttore generale del museo statale Ermitage di San Pietroburgo Mikhail Piotrovsky, Gabriella Belli direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, Paolo Giulierini direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Fatma Nait-Yghil direttrice del museo Bardo di Tunisi, Simone Verde direttore del complesso monumentale della Pilotta di Parma ed Hermann Parzinger presidente della Fondazione del Patrimonio Culturale Prussiano di Berlino.

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Testimoni del passato e del presente e nel contempo protagonisti di una relazione forte con la gente, lente privilegiata per interpretare il mondo di oggi e di domani, i grandi Musei sono chiamati ad affrontare le crisi, le trasformazioni culturali, i nuovi linguaggi, i mutamenti di valori; devono confrontarsi con le aperture di frontiere o, viceversa, con l’innalzamento di nuovi muri e nuove emarginazioni; con dialoghi o con cesure internazionali. Proprio per questo i Musei oggi, pur preservando le loro missioni primarie di conservazione, tutela e valorizzazione, hanno trasformato le loro pratiche e le loro proposte culturali per essere più vicini alle comunità di riferimento, e domani? Gli interventi dei relatori aiuteranno a comprendere il nuovo ruolo al quale si preparano le istituzioni culturali europee.

Il convegno internazionale vede affiancati ancora una volta la città di Venezia e il prestigioso museo di San Pietroburgo che, sempre il 12 ottobre, prima del convegno, rinnoveranno ufficialmente il Protocollo d’Intesa che ha sancito la presenza nella città lagunare di “Ermitage Italia”. La filiale italiana del museo russo, con sede alle Procuratie Vecchie in piazza San Marco, è nata sotto l’egida dei rispettivi governi nell’ambito degli accordi bilaterali tra Italia e Russia ed destinata allo studio e alla ricerca sui rapporti artistici, storici e culturali tra i due Paesi.