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Cosa ci porta il 2025?  Ai musei Capitolini di Roma è in arrivo una grande mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione”, una delle più importanti espressioni del collezionismo italiano ed europeo

Locandina della mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione” a Villa Caffarelli (musei Capitolini) dall’11 febbraio al 18 maggio 2025

Cosa ci porta il 2025? Ai musei Capitolini di Roma è in arrivo una grande mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione”, una delle più importanti espressioni del collezionismo italiano ed europeo. Ospitata ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, dall’11 febbraio al 18 maggio 2025, la mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione”, a cura di Claudio Parisi Presicce e Chiara Rabbi Bernard, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura in collaborazione con Civita Mostre e Musei, costituisce uno degli eventi di punta organizzati dalla sovrintendenza Capitolina all’interno dell’intervento “#Amanotesa” (PNRR CAPUT MUNDI), finalizzato a favorire l’inclusione sociale attraverso l’incremento dell’offerta culturale.

roma_piazza-del-Campidoglio_di-michelangelo_foto-musei-capitoliniPiazza del Campidoglio a Roma, progettata da Michelangelo su commissione Papa Farnese (foto roma capitale)

Il progetto espositivo è dedicato al momento di profonda trasformazione urbanistica della città di Roma, promossa da Paolo III Farnese (r. 1534-1549). All’indomani del tragico Sacco del 1527, la città si ritrova di fronte alla necessità di una rinascita rapida e vigorosa. All’impulso di Papa Farnese, si devono alcuni grandiosi interventi, tra cui la monumentalizzazione della piazza del Campidoglio, affidata al genio di Michelangelo; la celebre statua equestre in bronzo di Marco Aurelio, trasferita nel 1538, per volontà del papa, dalla piazza del Laterano, diventa il centro del colle capitolino; attorno, simbolo del passato grandioso di Roma, Michelangelo progetta una quinta scenografica e monumentale.

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L’Ercole Farnese, statua monumentale conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Paolo III avvia anche la più importane collezione di arte e di antichità della Roma del Cinquecento. Risale al 1545-1546 il rinvenimento nelle Terme di Caracalla di alcuni colossi in marmo, tra cui l’Ercole, il Toro e la Flora Farnese. Le statue sono subito trasferite nel cortile del Palazzo Farnese in Campo de’ Fiori. Erede della collezione alla morte del papa è il nipote Alessandro (1520-1589), che trasforma Palazzo Farnese in una residenza raffinatissima, espressione suprema del potere farnesiano a Roma, in cui convivono sculture, iscrizioni e gemme antiche, preziosi elementi di arredo, disegni, incisioni, dipinti e affreschi dei maggiori artisti del tempo, tra cui Tiziano e i fratelli Carracci. Se il Campidoglio monumentalizzato da Michelangelo costituisce la massima manifestazione dell’incisività “pubblica” dei Farnese, il palazzo in Campo de’ Fiori ne rappresenta il potere privato.

roma_Palazzo-Farnese_facciata_restaurata_foto-roma-capitaleOspitare una mostra sulla collezione Farnese ai musei Capitolini (Villa Caffarelli), dunque, diventa una occasione preziosa per presentare e spiegare questa dinamica pubblico/privato in un momento solo apparentemente remoto, gli anni centrali del Cinquecento, ma in realtà molto più vicino a noi di quanto possiamo immaginare. Come negli anni Quaranta del Cinquecento, alla vigilia del Giubileo indetto da Paolo III, anche oggi Roma si rinnova, spinta dalla necessità di cambiare e trasformarsi, tra molti conflitti e molte incertezze.

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La statua in bronzo di Camillo, scultura del I sec. d.C. conservata ai musei Capitolini (foto roma capitale)

Articolata in sei sezioni, la mostra, ospitata negli spazi espositivi di Villa Caffarelli, è il risultato di una complessa campagna di prestiti che ha visto coinvolti numerosi musei italiani e stranieri. Il percorso espositivo prende l’avvio con la presentazione, attraverso planimetrie e incisioni, degli interventi di trasformazione della città alla vigilia del Giubileo del 1550. Il confronto tra il Camillo in bronzo delle collezioni capitoline, parte del nucleo dei bronzi lateranensi donati al “Popolo Romano” da Sisto IV nel 1471, e la sua copia in bronzo realizzata da Guglielmo della Porta per il Cardinale Alessandro Farnese negli anni Sessanta del Cinquecento, offre lo spunto per una prima riflessione sul rapporto tra collezione pubblica e collezione privata.

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Ritratto di Papa Paolo III Farnese di Tiziano Vecellio (1543) conservato al museo e real bosco di Capodimonte a Napoli (foto capodimonte) 

Segue una preziosa galleria di ritratti dei protagonisti della collezione negli anni del suo maggiore splendore, da papa Paolo III ai nipoti Alessandro e Ottavio (1524-1586). I grandi marmi rinvenuti nelle Terme di Caracalla, tra le prime sculture antiche a trovare posto nel cortile di Palazzo Farnese a Campo de’ Fiori, sono evocati da preziosi bronzetti, disegni e incisioni, nella sezione, intitolata “I Farnese e la passione per l’antichità”.

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La “Venere Callipigia”, uno dei capolavori conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il visitatore è quindi invitato a “entrare” nell’allestimento originario dell’antica collezione di Palazzo Farnese, percorrendo la “Sala dei Filosofi”, caratterizzata nel Cinquecento dalla presenza di statue, come la celebre Venere Callipigia del museo Archeologico di Napoli, e la splendida Galleria affrescata dai Carracci, qui evocata da importanti disegni preparatori degli affreschi e da alcune delle sculture più importanti esposte nel grande ambiente di rappresentanza, oggi conservate al museo Archeologico di Napoli, che tornano ad essere visibili a Roma dopo il loro trasferimento nel corso dell’ultimo decennio del XVIII secolo. Il percorso virtuale all’interno del palazzo riprende attraverso la ricostruzione del “Camerino” e della Galleria dei Quadri di Palazzo Farnese. La mostra si chiude con una stanza dedicata a un confronto tra due collezioni, quella dei Farnese e quella Orsini, appartenuta al celebre antiquario vicino alla nobile famiglia, accomunate entrambe da un comune destino di dispersione.

 

Roma. All’università di Roma Tre il convegno “Lungo l’acquedotto. L’Aqua Virgo nella sua storia passata e nel presente, dalla periferia al centro di Roma, tra archeologia e storia dell’arte”: storici dell’arte, archeologi, architetti, funzionari, ricercatori ne raccontano la forma, la storia, la fortuna, la funzione nella storia della città

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Martedì 3 dicembre 2024, dalle 9.30 alle 19, al dipartimento di Studi umanistici (aula magna – via Ostiense 234-236), il convegno “Lungo l’acquedotto. L’Aqua Virgo nella sua storia passata e nel presente, dalla periferia al centro di Roma, tra archeologia e storia dell’arte” a cura di Silvia Ginzburg e Francesca Mari. Storici dell’arte, archeologi, architetti, funzionari, ricercatori, cittadini impegnati nella conoscenza, conservazione, tutela dell’acquedotto Vergine ne raccontano la forma, la storia, la fortuna, la funzione nella storia della città, nel legame tra il suo centro e le sue periferie, nel suo rapporto con il passato e nel presente. Aderiscono: Accademia di Francia-Villa Medici; Bibliotheca Hertziana-Max-Planck Institut für Kunstgeschichte; dipartimento di Studi umanistici, università di Roma Tre; museo di Roma; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma; soprintendenza Capitolina ai Beni culturali.

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L’Acquedotto Vergine (Aqua Virgo) in via di Pietralata a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

L’Acquedotto Vergine, fondato da Marco Vipsanio Agrippa nel 19 a.C., alimenta ancora le maggiori fontane del centro storico. Attraverso un focus sugli umanisti che nel corso del XVI secolo hanno commissionato opere ad architetti, pittori, scultori, stuccatori per giardini e dimore lungo il percorso dell’Aqua Virgo, dalle sorgenti di Salone all’area del Nazareno, la ricerca mira a far percepire la continuità culturale che legava il centro e la periferia della Roma cinquecentesca. Si vuole così rendere fruibile attraverso diversi mezzi di disseminazione la dimensione diacronica dello spazio abitato, restituendo il senso di un contesto già unitario attraverso la conoscenza di opere d’arte ormai collocate in sedi distanti. Con il duplice obiettivo di un’indagine scientifica e della divulgazione dei suoi risultati, il progetto si avvale della collaborazione di prestigiosi istituti di ricerca e musei (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut, Accademia di Francia-Villa Medici, Archivio del Moderno, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Museo di Roma), della partecipazione di archeologi, storici dell’arte, architetti, restauratori della soprintendenza comunale e della soprintendenza speciale di Roma e di diverse università italiane e straniere, del dialogo con comunità patrimoniali e comitati popolari dei territori interessati. In un’ottica multidisciplinare si vuole ricostruire la storia della genesi e delle modifiche intervenute sui monumenti e sui paesaggi che insistono sul percorso dell’acquedotto, travolti da scelte urbanistiche spesso traumatiche, nel tentativo di ricostruirne la facies originaria, la fortuna, la vicenda conservativa e di ricostruire il significato di quegli episodi architettonici e decorativi cinquecenteschi nel rapporto con l’acquedotto allora, e oggi.

Programma. Alle 9.30, saluti: Alberto D’Anna (direttore del dipartimento di Studi umanistici, università di Roma Tre), Riccardo Santangeli Valenzani (università di Roma Tre), Ilaria Miarelli Mariani (direttrice del museo di Roma), Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Francesca Alberti (Accademia di Francia – Villa Medici), Silvia Ginzburg (università di Roma Tre). Interventi: alle 10, Francesca Mari (università di Roma Tre) “Agostino Steuco e l’acquedotto Vergine nel Cinquecento”; 10.20, Maria Elisa Amadasi (Scuola Normale Superiore di Pisa) “Aqua Virgo, duemila anni al servizio dell’Urbe. Storia del più antico acquedotto in funzione a Roma”; 10.40, Anna Ferrari Aggradi (Comunità Patrimoniale di Vigna Mangani) “L’acquedotto Vergine nel racconto della Comunità Patrimoniale di Vigna Mangani”; 11, pausa caffè; 11.20, Francesca Romana Cappa (sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali), Valeria Trupiano (ministero della Cultura, Istituto centrale per il Patrimonio Immateriale) “L’acquedotto Vergine inVita”; 11.50, Flavio Fianco (Comitato Popolare Monti di Pietralata) “La scoperta del Vergine”; 12.10, Maria Luisa Mutschlechner (soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma) “Alcune sistemazioni di paesaggio lungo il tracciato dell’Acqua Vergine fuori le mura”; 12.30, Maria Elisa Amadasi (Scuola Normale Superiore di Pisa), Cristina d’Agostini (soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma) “Le sorgenti dell’Aqua Virgo a Salone: nuove indagini in corso”; 13, discussione; 15, Andrea Bonavita (ricercatore indipendente) “Sui fonti dell’[Acqua] Vergine havea il suo bello Casalle. La villa del cardinale Trivulzio a Salone sotto nuova luce”; 15.20, Jana Zapletalová (Palacký University Olomuc), Grégoire Extermann (scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana) “Da Roma a Praga. L’eredità della Villa di Agostino Trivulzio in Europa centrale”; 15.50, Chiara Andreotti (soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma), Ilaria Sgarbozza (soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma) “La Villa Trivulzio, il vincolo di tutela e le trasformazioni della Campagna Romana”; 16.20, Serena Quagliaroli (università di Torino) “Stucco e tecniche antiche nelle dimore del Cinquecento: un itinerario lungo l’Aqua Virgo”; 16.40, pausa caffè; 17, Letizia Tedeschi (Archivio del Moderno dell’Accademia di Architettura di Mendrisio – università della Svizzera Italiana) “Giovanni Fontana (1540-1614) da bravissimo muratore a architetto delle acque. Un’ipotesi di ricerca”; 17.20, Enrico Da Gai (architetto e storico dell’architettura) “nella meglior aria di Roma”; 17.40, Monica Ceci (sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali), Lorenzo Kosmopoulos (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale) “Le arcate di via del Nazareno e l’arco di Claudio”; 18.10, Silvia Ginzburg (università di Roma Tre) “Polidoro e Maturino per Angelo Colocci”; 18.30, discussione e chiusura lavori.

Roma. Al museo dell’Ara Pacis prorogata la mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma” che con 240 reperti racconta il mondo del teatro antico, in un viaggio arricchito da installazioni multimediali: riprese aeree, videomapping, postazioni interattive, interventi recitati

roma_ara-pacis_mostra-TEATRO-Autori-attori-e-pubblico-nell-Antica-Roma_locandinaProrogata al 17 novembre 2024 la mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma”, ospitata dal 21 maggio al museo dell’Ara Pacis. L’esposizione racconta il mondo del teatro antico, dalla forza vitale degli spettacoli teatrali alla loro popolarità, fino alle vite difficili degli attori e degli altri grandi protagonisti di questa istituzione. Il visitatore/spettatore viene condotto ‘oltre’ la scena, dentro i meccanismi di produzione, nei ‘camerini degli attori’, sui palcoscenici e sugli spalti dei teatri antichi: una ricostruzione viva, in cui gli stessi protagonisti – attraverso interventi multimediali creati ad hoc – coinvolgono il pubblico raccontando le loro vite, le storie che hanno interpretato, il loro ruolo di autori o performers in una società così simile e insieme tanto diversa dalla nostra.

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L’ingresso della mostra “Teatro” al museo dell’Ara Pacis a Roma (foto monkeys video-lab)

Le maschere sono il filo conduttore di questa immersione: dalle più antiche tra quelle pervenute fino ai nostri giorni (V secolo a.C.) a quelle ellenistiche del III – II secolo a.C., fino a quelle, spettacolari, di epoca romana. Le maschere sono anche “caratteri” scenici di lunga durata, tragici, comici e grotteschi: il visitatore può così scoprire l’origine antichissima di tanti personaggi del teatro moderno, dal vecchio misantropo, al giovane seduttore, dal servo scaltro ai giovani amanti ostacolati dalle diverse condizioni sociali. Una tradizione viva e pulsante, che consente di aprire una finestra anche sul teatro contemporaneo. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Mostra a cura di Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo. Catalogo: L’Erma di Bretschneider, a cura di Salvatore Monda, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo.

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Coppa (kylix) di produzione attica, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze, con una delle rarissime rappresentazioni di una falloforia (foto maf)

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Il cratere di Pronomos, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli, forse il più importante tra i reperti a soggetto teatrale pervenuto (foto mann)

La mostra propone oltre 240 opere provenienti da 25 diversi prestatori con un percorso espositivo ricco di autentiche rarità come, ad esempio, la coppa di produzione attica proveniente dal museo Archeologico nazionale di Firenze con una delle rarissime rappresentazioni di una falloforia, processione in onore di Dioniso, dio del teatro; un esemplare unico di antica maschera in terracotta dal museo Archeologico regionale ‘Paolo Orsi’ di Siracusa o il famoso “vaso di Pronomos” dal museo Archeologico nazionale di Napoli, forse il più importante tra i reperti a soggetto teatrale pervenuto. Ancora, nella varietà dei reperti selezionati, si segnalano le straordinarie maschere miniaturistiche della tragedia e commedia greca provenienti dall’isola di Lipari; statuine di attori, danzatori e giocolieri del mondo magnogreco; la rappresentazione della “nascita di Elena dall’uovo” su un vaso magnogreco della serie raffigurante le commedie “fliaciche”;  una serie di miniature teatrali, molte mai esposte in mostra, provenienti da contesti tarquiniesi; rispetto al settore della musica di scena rari e delicati strumenti musicali originali come tibie, resti di cetre, crotali, sistri, molti dei quali  sono stati per l’occasione fedelmente riprodotti in copia in modo da consentire al visitatore di sperimentarne il suono; un “campionario” di modelli di maschere mai esposti a Roma provenienti dalla bottega di un artigiano di Pompei, i grandi affreschi parietali di un “camerino” per la compagnia teatrale provenienti dal teatro romano di Nemi; una serie di 12 gemme di epoca romana a soggetto teatrale; lo straordinario ritratto di Marcello e la maschera in bronzo di Papposileno della collezione Fondazione Sorgente Group.

La mostra propone un viaggio attraverso i secoli, con focus sull’età augustea, che nel coinvolgimento diretto del visitatore/spettatore intende avere il proprio punto di forza. Il racconto parte dalle radici greche, siciliane, magno greche, etrusche e italiche del teatro romano, dall’origine religiosa del ‘ludus’ e dai primi palcoscenici in legno, per arrivare allo splendore della frons scenae dei grandi teatri per decine di migliaia di spettatori, architetture che – come il foro o il tempio – caratterizzeranno la forma urbis dell’impero.

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Maschere miniaturistiche della tragedia e commedia greca provenienti dall’isola di Lipari (foto monkeys video-lab)

Il percorso espositivo si snoda attraverso sette sezioni, con un filo narrativo in senso cronologico. Ogni sezione è arricchita da istallazioni multimediali: riprese aeree, videomapping, postazioni interattive, interventi recitati da attori che danno voce agli autori e ai i protagonisti del teatro antico. La prima sezione, dal titolo Genesi, racconta l’importanza del culto dionisiaco alle radici della tradizione teatrale greca e il valore del teatro per la vita democratica ad Atene.  Successivamente, la seconda sezione, dal titolo Radici italiche e magnogreche, mette in risalto il contributo che l’Etruria, la Magna Grecia e i popoli italici fornirono al sorgere del teatro latino.

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Ricostruzione organo di Aquincum consetrvato al museo della Civiltà Romana a Roma (foto monkeys video-lab)

La commedia a Roma, la terza sezione, presenta la tradizione comica romana, passando dalla costruzione dei personaggi, vere e proprie maschere di tipi umani in Plauto, allo spirito riflessivo e introspettivo dei personaggi di Terenzio; la quarta sezione, dal titolo La tragedia a Roma, presenta i principali protagonisti della produzione tragica in periodo repubblicano, di cui poco resta, soffermandosi poi su due personaggi di grande caratura come Seneca e Nerone. Le vite, spesso al limite, di attori, danzatori, musici, mimi attraverso le testimonianze che ci raccontano cosa facessero in scena e cosa ‘oltre la scena’ sono al centro della quinta sezione, dal titolo I protagonisti e la musica. Vengono qui raccontati aspetti legati all’organizzazione degli spettacoli, come la composizione delle compagnie teatrali e la produzione degli artigiani che realizzavano le maschere. Tra i performer, uno spazio specifico viene riservata al fenomeno degli spettacoli di mimi e pantomimi in età imperiale.

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Plastico del teatro di Sabratha (foto monkeys video-lab)

La sesta sezione, dal titolo L’architettura, intende riflettere sull’eredità monumentale lasciata dal teatro antico, attraverso rovine architettoniche, in molti casi maestose e ancora funzionanti. Il passaggio della Roma repubblicana verso il regime imperiale (la grande transizione del I secolo a.C.) vede anche la costruzione dei primi teatri stabili a Roma e la codificazione della loro forma. Nel breve giro di pochi decenni sorgono i tre grandi teatri romani in muratura, nell’ordine il teatro di Pompeo (61-55 a.C.), capace di ca. 20.000 posti, circondato di portici e giardini, di cui poco rimane se non nella topografia di Roma, quello di Cornelio Balbo (dedicato nel 13 a.C.), anch’esso perduto, e il teatro di Marcello, quasi contemporaneo, intitolato da Augusto alla memoria dell’amato nipote. La collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma ha consentito la realizzazione di uno straordinario intervento video sul teatro di Pompeo, che dopo la mostra resterà patrimonio delle Istituzioni curatrici. L’attraversamento dell’antico si apre alla contemporaneità nell’ultima sezione della mostra, dal titolo Attualità del classico, realizzata in collaborazione e con il contributo del dipartimento di Lettere e Culture moderne dell’università di Roma Sapienza e dell’INDA (Istituto nazionale del Dramma antico): attraverso una selezione di locandine storiche di spettacoli realizzati al teatro greco di Siracusa, montaggi video di messe in scena contemporanee e altre testimonianze materiali e fotografiche, riferite in particolare all’esperienza del ‘Vantone’ di Pasolini, il percorso espositivo si chiude offrendo una “panoramica” sulla vitalità del teatro classico, dal primo Novecento ai nostri giorni.

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Pannelli multimediali alla mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma”, ospitata al museo dell’Ara Pacis foto monkeys video-lab)

Con la mostra “TEATRO. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma” si rinnova l’impegno della Sovrintendenza Capitolina nel rendere accessibili le esposizioni temporanee. La mostra è infatti progettata per essere fruibile dal più ampio pubblico possibile: grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità, con il dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e con la cooperativa Segni d’Integrazione Lazio, saranno disponibili percorsi e installazioni multisensoriali realizzati per ampliare i contenuti della mostra e avvicinarli alle differenti esigenze dei visitatori. Audiodescrizioni, video LIS, disegni a rilievo e riproduzioni tattili di opere e di strumenti musicali saranno fruibili nel percorso espositivo e scaricabili online. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è previsto un servizio di visite tattili e visite con interprete LIS gratuite.

Roma. Al via il ciclo di incontri “Le Ville raccontano”, presentazioni e incontri per valorizzare e rafforzare la conoscenza del patrimonio artistico delle ville e dei parchi della Capitale

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Il Casino dell’Orologio a Villa Borghese sede del ciclo di incontri “Le Ville raccontano” (foto roma capitale)

Riprende, dal 18 settembre 2024, il ciclo di incontri “Le Ville raccontano”, una serie di presentazioni e conferenze inedite promosse da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con l’obiettivo di continuare a valorizzare e rafforzare la conoscenza del patrimonio artistico delle ville e dei parchi della città di Roma. Gli incontri, condotti da storici dell’arte e archeologi della sovrintendenza Capitolina e altri studiosi del settore, saranno concentrati su temi specifici dell’arte, dell’archeologia e della cultura del verde e del paesaggio, con l’obiettivo di fare conoscere ed esplorare al grande pubblico il patrimonio delle ville storiche romane. Luoghi, opere e storie in genere poco noti e ricostruiti sulla scia di studi e approfondimenti scientifici nati e sviluppatisi intorno al mondo complesso e articolato delle ville storiche di Roma. Gli argomenti trattati sono andati evolvendo soprattutto sulla scia delle riflessioni emerse intorno alla semantica della “valorizzazione” e alle suggestioni delle storie evocate relative al patrimonio artistico delle Ville storiche. Anche questo nuovo ciclo di incontri fa parte di Patrimonio in Comune, programma di proposte culturali ed educative della sovrintendenza Capitolina per promuovere e diffondere la conoscenza di Roma e del suo patrimonio storico e culturale. Tutte le conferenze sono a ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento posti disponibili.

Mercoledì 18 settembre 2024, alle 17, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Angela Napoletano in “Grotte e ninfei a Villa Borghese”

Giovedì 26 settembre 2024, alle 17, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, “La villa Altoviti ai Prati di Castello. Eclissi di un paesaggio fluviale”, presentazione del volume di Alice S. Legé (storica dell’arte, Musée de Montmartre, Parigi), con la partecipazione di Alberta Campitelli, Claudia Conforti, Claudio Strinati

Martedì 22 ottobre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Alessandro Cremona ed Eleonora Ronchetti in “Il “gentile proprietario”: il barone Richard von Hoffmann e il rinnovamento della Villa Celimontana”

Mercoledì 23 ottobre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Angela Napoletano in “Sculture traianee a Villa Borghese”

Mercoledì 30 ottobre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Mara Minasi ed Elda Scoppetta in “Il Teatro delle Arti. Magnificenza, antichità e spettacolo nel giardino di Camillo Pamphilj al Gianicolo”

Venerdì 8 novembre 2024, alle 17.30, museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia n. 6, Claudio Crescentini in “Un Andy Warhol al Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese”

Martedì 19 novembre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Tania De Nile in “La diffusione dell’immagine delle ville di Roma nel Seicento: il caso di Johann Wilhelm Baur”

Martedì 26 novembre 2024, alle 16.30, Casino dell’Orologio a Villa Borghese, Salone del Pergolato, piazza di Siena n. 1, Alessandro Cremona in “La diffusione dell’immagine delle ville di Roma nel Settecento: Francesco Pannini e la perduta Collezione Maraini”

Orvieto (Tr). Al museo Etrusco “Claudio Faina” la mostra “Volsinio capto 265-264 a.C.” racconta la caduta in mano romana dell’ultima città etrusca, Velzna (Volsinii in latino, l’odierna Orvieto), alla vigilia della prima guerra punica, nel 264 a.C.

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Alla vigilia della prima guerra punica, nel 264 a.C. cadeva in mano romana l’ultima città etrusca, Velzna (Volsinii in latino, l’odierna Orvieto). Cruento e feroce nel loro ultimo contatto nell’antichità, il rapporto tra Roma e Orvieto diventa oggi legame di cultura e conoscenza con la mostra “Volsinio capto 265-264 a.C.”, ospitata dal 7 settembre all’8 dicembre 2024 nel museo Etrusco “Claudio Faina” di Orvieto e organizzata dalla fondazione per il museo “Claudio Faina” in collaborazione con Roma Capitale, assessorato alla Cultura, e la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. In mostra due importanti opere provenienti dalle collezioni dei musei civici di Roma Capitale: la base del donario dedicato dal console vincitore Fulvio Flacco nell’area sacra di Sant’Omobono, e una testa femminile in pietra lavica che in origine forse decorava una delle porte urbiche di Volsinii.

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Testa femminile da Orvieto (foto roma capitale)

UNA TESTA FEMMINILE DA ORVIETO (ARIANNA?) La testa, che costituisce una scultura da collegare a una struttura architettonica come suggerisce la zeppa destinata ad imperniare il pezzo a parete, fu rinvenuta prima del 1893 dall’ingegnere Riccardo Mancini. Egli la dice proveniente da una necropoli di Orvieto. Ė stato ipotizzato anche che fosse da riferire alla decorazione scultorea di una porta urbica. La sua eccezionalità risiede nell’iconografia, negli elementi antiquariali, nella peculiare cifra stilistica e nel pregio della sua alta qualità formale dagli esiti estetici ed espressivi suggestivi. Tra i suoi capelli è stato riconosciuto uno dei simboli dionisiaci più comuni: la corona di edera. L’individuazione di un elemento tanto qualificante dell’ambito dionisiaco, coincide pienamente con la proposta di Giovanni Colonna, secondo il quale il nostro personaggio può identificarsi con una Menade (forse Arianna?). La scultura è stata ascritta al primo Ellenismo, segnatamente per quanto riguarda la scultura lapidea funeraria, dove, però, non trova facili confronti stilistico-formali. Il suo artefice si mostra profondo conoscitore dei modelli greci e latore di richiami tardo-classici, per i quali è stato suggerito il nome dello scultore Skopas. La cronologia è collocabile agli inizi del III sec. a.C. e quindi pochi decenni prima della fine di Velzna (Volsinii, in lingua latina), l’ultima città-stato etrusca a cadere in mano romana

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Il donario di Marco Fulvio Flacco proveniente dall’area di Sant’Omobono a Roma (foto roma capitale)

IL DONARIO DI MARCO FULVIO FLACCO Il donario venne ritrovato nel 1961 nell’area di Sant’Omobono, a Roma, al di sotto del pavimento a lastre di tufo messo in opera dopo l’incendio del 213 a.C. I ventisei frammenti riferibili al monumento erano stati depositati attorno al basamento di un altro donario di forma circolare, anch’esso obliterato dalla stessa pavimentazione a lastre. Nove dei frammenti rinvenuti avevano dimensioni e lavorazione simili e recavano nella parte superiore tracce di perni per il fissaggio di piccole statue. Sei di essi presentavano lettere iscritte. L’archeologo Mario Torelli, che li ha studiati a fondo, ha ritenuto che i frammenti facciano parte di due donari gemini e rettilinei, recanti la medesima iscrizione, dove il console afferma di averli dedicati per la conquista della città etrusca di Velzna (Volsinii, in lingua latina) Essi dovevano trovarsi di fronte ai templi gemelli di Fortuna e Mater Matuta e celebravano il trionfo del dedicante, Marco Fulvio Flacco, sulla città di Velzna nel 264 a.C.

Roma. “Scopri la storia dell’antica Roma”: nei fine settimana biglietto integrato per la visita delle Domus Romane di Palazzo Valentini e lo spettacolo itinerante multimediale Viaggio nei Fori – Foro di Cesare

roma_foro-di-cesare_domus-palazzo-valentini_biglietto-integrato_locandina“Scopri la storia dell’antica Roma”: un’occasione unica per visitare due luoghi dell’antica Roma collegati tra loro da una storia millenaria. Grazie all’accordo tra la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, Città metropolitana di Roma capitale e le società di servizi Zetema Progetto cultura srl e Civita mostre e musei spa, dal 9 agosto e fino al 22 settembre 2024, i fine settimana estivi si arricchiscono di una nuova offerta culturale. Nelle serate di venerdì, sabato e domenica, è possibile accedere, con biglietto unico integrato, al percorso di visita delle Domus Romane di Palazzo Valentini e allo spettacolo itinerante multimediale Viaggio nei Fori – Foro di Cesare. Il biglietto, valido per la stessa serata, comprende sia la visita alle Domus (durata circa 1 ora: alle 19, 20 e 21) sia lo spettacolo multimediale (durata circa 50 minuti: alle 20.40, 21.20 e 22.20 fino al 31 agosto 2024; alle 20.20, 21.20 e 22.20 dal 1° al 22 settembre 2024). I nuovi biglietti integrati a 18 euro + 2 di prevendita sono acquistabili online, entro le 24 del giorno precedente a quello di visita, sui siti www.viaggioneifori.it (in inglese www.viaggioneifori.it/en/#buy) e www.palazzovalentini.it. Invece, per coloro che sono già in possesso di un biglietto per la visita alle Domus oppure di quello per lo spettacolo Viaggio nei Fori – Foro di Cesare, è disponibile il nuovo biglietto ridotto. Alla biglietteria delle Domus (via Foro Traiano 84) si può entrare con la tariffazione ridotta (8 euro) esibendo il biglietto valido per l’accesso al Viaggio nei Fori – Foro di Cesare; viceversa, alla biglietteria di Viaggio nei Fori (piazza della Madonna di Loreto) è possibile accedere con un costo ridotto (10 euro) dimostrando di essere già in possesso del biglietto per l’accesso alle Domus. È possibile effettuare l’acquisto online sui rispettivi siti web (www.viaggioneifori.it e www.palazzovalentini.it). Per i possessori di biglietto Domus, la riduzione per Viaggio nei Fori può essere richiesta anche presso i Tourist Infopoint dislocati in diversi punti della città. Al momento della visita bisogna poi mostrare entrambi i biglietti.

Roma. Per GEA 2024, la sovrintendenza Capitolina propone tre giorni di appuntamenti per diffondere la conoscenza del patrimonio archeologico della città di Roma

roma_gea-2024_locandinaDal 14 al 16 giugno 2024 tornano le Giornate europee dell’Archeologia cui aderisce anche la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali per diffondere la conoscenza del patrimonio archeologico della città di Roma: tre giorni con tanti appuntamenti nei musei e sul territorio per scoprire il patrimonio archeologico di Roma. La manifestazione è indetta dall’Institut national des recherches archéologiques préventives (INRAP) con il patrocinio del ministero della Cultura francese. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura. Prenotazione obbligatoria allo 060608 (tutti i giorni, ore 9-19). Attività gratuita. Ingresso secondo tariffazione vigente (gratuito per i possessori della Roma MIC Card) o gratuito per tutti nei musei gratuiti.

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Veduta dei musei Capitolini dal palazzo del Campidoglio (foto musei in comune)

Venerdì 14 giugno 2024, a largo Corrado Ricci, verranno condivise dalle archeologhe e dalle storiche dell’arte le recenti scoperte avvenute sul cantiere di scavo (ore 9.30 e 11, a cura di Antonella Corsaro e Nicoletta Bernacchio), mentre i più giovani si potranno cimentare in una simulazione di scavo archeologico all’Area archeologica dei Fori Imperiali (ore 10, a cura di Valentina Musella e Andrea Sebastiani); ai musei Capitolini, invece, verrà raccontato il Campidoglio nel medioevo (ore 16.30, a cura di Francesca Zagari).

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“La riscoperta delle civiltà orientali” al museo di Scultura Antica Barracco (foto musei in comune)

Sabato 15 giugno 2024, aperture straordinarie con visite guidate a Porta San Paolo (ore 10 e 11.30, a cura di Marina Marcelli, Cristina Carta, Alessandra Tedeschi) e al Casale di Giovio a Villa Doria Pamphilj (ore 10.30 a cura di Elda Scoppetta); al museo di Scultura Antica Barracco saranno narrate le avventure di eruditi ed esploratori e la nascita degli studi contemporanei sulle grandi civiltà preclassiche (ore 10.45 e 12.15, a cura di Alessandro di Ludovico) e, al museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Porta Aurelia si racconterà tra passato e presente con una visita didattica e laboratorio ludico per bambini (ore 11, a cura di Mara Minasi e volontarie del Servizio Civile Universale). In serata, musica e archeologia nella luce della nuova illuminazione artistica della Villa di Massenzio con la John Cabot Chamber Orchestra (ore 18.30 e 20, a cura di Ersilia Maria Loreti, Francesca Romana Cappa e Associazione Culturale Musicale John Cabot Chamber Orchestra).

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Visita guidata con apertura straordinaria di Porta S. Paolo, una delle più monumentali e meglio conservate di Roma (foto musei in comune)

Domenica 16 giugno 2024, nell’ambito del progetto “Archeologia in Periferia”, visita guidata all’Area archeologica di Settecamini, dove emerge un lungo tratto della via Tiburtina antica (ore 10.30, a cura di Francesca Romana Cappa e Associazione culturale Quattro Sassi), poi al museo di Scultura Antica Giovanni Barracco per parlare di calchi, copie e falsi in archeologia (ore 10.30 e 12, a cura di Anna Maria Rossetti), infine al museo di Casal de’ Pazzi, partendo dallo scavo e arrivando fino ad oggi, si evidenzierà la centralità del Museo nel tessuto sociale della periferia romana di Rebibbia (ore 11, a cura delle volontarie del Servizio Civile Universale).

Roma. Per Archivissima ’24 sul tema delle Passioni, incontro all’Archivio Storico Capitolino e visita guidata itinerante “Amore, Politica, Dibattiti, Follia, Arte, Archeologia”

roma_archivissima-24_locandinaVenerdì 7 giugno 2024 torna la Notte degli Archivi. Due le iniziative con cui la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali partecipa all’annuale evento inserito all’interno del festival Archivissima, che quest’anno esplora il tema delle Passioni, che viene sviluppato con un incontro all’Archivio Storico Capitolino e con una visita guidata tra i rioni Campitelli, Sant’Angelo, Regola e Pigna. Biglietto gratuito con prenotazione obbligatoria allo 060608 (attivo tutti i giorni, ore 9 – 19).

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La visita guidata itinerante “Amore, Politica, Dibattiti, Follia, Arte, Archeologia”, attraverso la narrazione di specifici episodi e la lettura di brani, illustra esempi di passione amorosa, politica, artistica e intellettuale. Curato da archeologhe e storiche dell’arte della Sovrintendenza con materiali provenienti dagli archivi della Direzione Interventi su Edilizia Monumentale, l’itinerario inizia alle 19 presso l’area archeologica del Teatro di Marcello dove sono lette e illustrate alcune pagine sulla liaison amorosa tra Vittoria Colonna e Umberto Boccioni; presso piazza Mattei si parla della Fontana delle Tartarughe tra leggende, aneddoti e documenti; l’itinerario prosegue verso piazza Cairoli con il monumento all’irredentista Federico Seismit Doda protagonista del Risorgimento e ministro di Francesco Crispi; una diversa passione, quella intellettuale, costituisce il tema contenuto nei documenti inediti  legati alle vicende della scoperta e della musealizzazione del complesso di San Paolo alla Regola agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, che videro contrapporsi l’architetto Italo Insolera e l’archeologo Lorenzo Quilici; il percorso si chiude presso l’Area Sacra di Largo Argentina dove viene raccontato attraverso i documenti d’archivio il “duello” tra l’archeologo Giuseppe Marchetti Longhi e lo storico dell’arte e architetto Antonio Muñoz.

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L’Archivio Storico Capitolino, in occasione dei 175 anni della Repubblica Romana, alle 18.30, propone “Passione Repubblicana. Carte e note dalla Repubblica Romana”, un incontro di parole e note sulla musica che animò l’ideale repubblicano del 1849, con la partecipazione di Nicola Piovani a dialogo con un quintetto di fiati della Banda dell’Esercito guidato dal maestro Maggiore Filippo Cangiamila. Sarà inoltre allestito un percorso espositivo dei documenti più rilevanti (alcuni inediti) relativi alla Repubblica Romana e conservati nei fondi dell’Istituto, visitabile fino alle 21 e nei giorni successivi negli orari di apertura al pubblico dell’Archivio (9-16, dal lunedì al venerdì), fino al 31 agosto.

Roma. Da maggio a settembre torna “Viaggio nel Foro di Cesare”, l’appassionante spettacolo multimediale che racconta e fa rivivere la scenografica area archeologica ideato dall’indimenticato Piero Angela e da Paco Lanciano con la sovrintendenza Capitolina

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Viaggio nel Foro di Cesare: spettacolo multimediale ideato da Piero Angela e Paco Lanciani (foto roma capitale)

Per romani e turisti, dal 22 maggio al 22 settembre 2024, torna l’atteso “Viaggio nel Foro di Cesare”, l’appassionante spettacolo multimediale che racconta e fa rivivere la scenografica area archeologica. Il progetto, promosso da Roma Capitale, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, prodotto e organizzato da Zètema Progetto Cultura, si avvale dell’ideazione e della cura dell’indimenticato Piero Angela e di Paco Lanciano e della stessa direzione scientifica della sovrintendenza Capitolina. Si potrà dunque tornare a godere di una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico, accompagnati dalla straordinaria voce narrante di Piero Angela e dalla visione di filmati, proiezioni e videomapping che ricostruiscono l’attuale area archeologica così come si presentava nell’antica Roma.

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Viaggio nel Foro di Cesare: possibilità di ascolto della narrazione in audiocuffia in 8 lingue (foto roma capitale)

Lo spettacolo – con possibilità di ascolto della narrazione in audiocuffia in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese) – si snoda lungo un percorso itinerante in quattro tappe, della durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento. I biglietti sono preacquistabili online sul sito www.viaggioneifori.it oppure direttamente sul posto e nei Tourist Infopoint dislocati in diverse zone della città. Per i possessori della Roma MIC card è previsto il biglietto d’ingresso ridotto. Lo spettacolo fa parte anche del circuito Roma Pass.

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Viaggio nel foro di Cesare: ingresso da piazza della Madonna di Loreto, in prossimità della Colonna Traiana (foto roma capitale)

Ingresso da piazza della Madonna di Loreto, in prossimità della Colonna Traiana. L’accesso all’area archeologica avviene dalla scala situata all’ingresso del Foro di Traiano. In funzione anche un ascensore per i disabili motori. Orari: dal 22 maggio al 31 luglio: tutti i giorni dalle 21 alle 23 (ogni 20 minuti): dal 1° al 31 agosto: tutti i giorni dalle 20.40 alle 23 (ogni 20 minuti); dal 1° al 22 settembre: tutti i giorni dalle 20 alle 22.20 (ogni 20 minuti). In caso di pioggia gli spettacoli sono sospesi. Durata: 50 minuti. Posti disponibili: max 50 persone a replica (ogni 20 minuti). Biglietti: intero, 15 euro; ridotto: 10 euro. La riduzione è prevista per: gruppi (superiori alle 10 unità), Forze dell’Ordine, militari, insegnanti, giornalisti, under 26, possessori della Roma MIC card. Lo spettacolo fa parte anche del circuito Roma Pass. Gratuito: disabili e accompagnatori, guide turistiche, bambini di età inferiore ai 6 anni.

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Viaggio nel Foro di Cesare: lo spettacolo si snoda lungo un percorso itinerante in quattro tappe (foto roma capitale)

VIAGGIO NEL FORO DI CESARE. Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. L’ingresso avviene da piazza della Madonna di Loreto, nei pressi della Colonna Traiana. Attraverso una scala si scende al livello dell’area archeologica dove gli spettatori verranno dotati di audiocuffie. In gruppo si attraverserà quindi il Foro di Traiano percorrendo una apposita passerella e tramite una galleria che passa sotto via dei Fori Imperiali, si raggiungerà il Foro di Cesare con i resti del Tempio di Venere. Si proseguirà fino alla Curia Romana e da qui all’uscita su via dei Fori Imperiali, all’altezza di largo Corrado Ricci.

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Viaggio nel Foro di Cesare: ricostruzione del foro di Cesare (foto roma capitale)

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Viaggio nel Foro di Cesare: sotto i portici ecco il negozio del nummulario (foto roma capitale)

Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati tra il 1924 e il 1932 per la costruzione dell’allora via dell’Impero (oggi via dei Fori Imperiali), quando una schiera di 1500 persone, tra muratori, manovali e operai, fu mobilitato per un intervento senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. La narrazione entra quindi nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la vittoria su Pompeo, e facendo rivivere l’emozione di quella che doveva essere la vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappariranno allo spettatore le tabernae del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti.

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Viaggio nel Foro di Cesare: ecco come doveva apparire l’interno della Curia, sede del Senato (foto roma capitale)

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Viaggio nel Foro di Cesare: iscrizioni (foto roma capitale)

Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare fece espropriare e demolire un intero quartiere per una spesa complessiva di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio tuttora esistente e che attraverso una ricostruzione virtuale realizzata con proiezioni sulla sua facciata, sarà possibile rivedere come appariva all’epoca, sia all’esterno che all’interno. In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

Roma. “Itinerari alla ricerca della luce. La danza a Villa di Massenzio”: per la Giornata internazionale della Danza tre giorni di lezioni aperte e performance intervallate da visite guidate nell’area archeologica sulla Via Appia Antica. Sabato 4 maggio apertura straordinaria fino alle 22

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Panoramica del complesso archeologico della Villa di Massenzio sulla Via Appia antica (foto monkeys video lab)

Roma celebra la Giornata Internazionale della Danza con tre giorni densi di eventi culturali e didattici gratuiti e aperti a tutti, eccezionalmente anche in orario serale. Nello scenario del Museo della Villa di Massenzio, l’imponente sito immerso nel verde della campagna romana, al IV miglio della via Appia Antica, dal 2 al 4 maggio 2024 è in programma “Itinerari alla ricerca della luce. La danza a Villa di Massenzio”, una serie di attività dedicate alla danza: incontri, prove aperte e performance pensate espressamente per una delle aree archeologiche più suggestive del suburbio romano. La manifestazione, a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dell’Accademia nazionale di Danza, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, è il primo evento speciale che inaugura le aperture serali della Villa, recentemente impreziosita da un nuovo impianto di illuminazione artistica, che ne consente la fruizione anche dopo il tramonto. Attività e ingresso gratuiti per tutti senza obbligo di prenotazione e senza limite di partecipanti a eccezione della visita di sabato 4 maggio 2024, alle 10.30, con traduzione LIS, per cui è prevista la prenotazione obbligatoria allo 060608 (max 25 partecipanti). È possibile partecipare anche ad una sola delle attività offerte. Info: 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19).

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Performance alla Villa di Massenzio nell’ambito dell’evento “Itinerari di luce, La danza a Villa di Massenzio” (foto roma capitale)

Il programma inizia giovedì 2 e venerdì 3 maggio 2024 con prove di danza aperte al pubblico realizzate dalle allieve dell’Accademia, rispettivamente dalle 13.30 e dalle 13. La kermesse culmina sabato 4 maggio 2024 con una lunga giornata di apertura a orario continuato dalle 10 alle 22 (ultimo ingresso alle 21.30). Si inizia alle 10 con una lezione di danza aperta al pubblico e successivamente una visita guidata alla scoperta del complesso monumentale, cui seguirà, dalle 12 alle 13 con intervalli di 10 minuti ciascuno, una sequenza di tre rappresentazioni di studi coreografici pensati appositamente per il Mausoleo di Romolo. La danza diventa mezzo di espressione contro ogni forma di violenza, alla ricerca di un dialogo di riconciliazione che accenda “la luce lungo il sentiero”, come suggerito dal titolo dell’evento.

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Panoramica del complesso archeologico della Villa di Massenzio sulla Via Appia antica con la nuova illuminazione seeale (foto monkeys video lab)

In occasione della straordinaria apertura in orario serale, dalle 19.15, al tramonto, i visitatori saranno accompagnati nel passaggio dalla luce al buio, quando la Villa, valorizzata dall’illuminazione artistica, diviene essa stessa spazio di arte e ombre, fino alle 20.30, quando il pubblico potrà assistere a una selezione di coreografie contemporanee, musiche e arrangiamenti originali.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 2 MAGGIO 2024. Mausoleo di Romolo, dalle 13.30 alle 15.30: lezioni di Progetto Individuale, docente Sandra Fuciarelli, con le allieve del primo Biennio di Coreografia che si preparano alle rappresentazioni di sabato 4 maggio 2024. Docente ospite Massimo Carrano (musica).

PROGRAMMA VENERDÌ 3 MAGGIO 2024. Mausoleo di Romolo, dalle 13 alle 15.30, lezioni di Composizione e Improvvisazione della danza con le allieve del secondo Triennio di Coreografia che si preparano alla rappresentazione di sabato 4 maggio 2024. Docenti Sandra Fuciarelli (danza) e Giorgina Tramontozzi (musica).

PROGRAMMA SABATO 4 MAGGIO 2024. Mausoleo di Romolo, dalle 10 alle 12, lezione aperta al pubblico di Progetto Individuale, primo Biennio di Coreografia. Complesso monumentale, dalle 10.30 alle 11.30, visita guidata, con traduzione LIS, a cura dei funzionari archeologi della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. Mausoleo di Romolo, alle 12, alle 12.30 e alle 13, rappresentazione di studi coreografici contro la guerra, composti in site specific per il Mausoleo di Romolo. Di e con le allieve del primo Biennio di Coreografia Claudia Bellomo, Federica Anzalone Pia, Sara Azzu, Rebecca Pianese, Martina Tordiglione, Ziying Zhang, Shiya Zhang, Wenqing li, Wang Jayuan, Xiaojie Wen e con la partecipazione di Massimo Carrano, musicista performer e docente dell’Accademia. Ogni performance si articolerà in tre tempi uguali di 20 minuti ciascuno, con intervalli di 10 minuti. Complesso monumentale, dalle 19.15 alle 20.15, visita guidata a cura dei funzionari archeologi della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. Area del complesso monumentale dall’ingresso al Mausoleo di Romolo, dalle 20.30 alle 21, rappresentazione di una selezione di studi coreografici contro la guerra, composti in site specific per il Mausoleo di Romolo. Con Dolores Pagnotta e Beatrice Tomasello del secondo Triennio tecnico-compositivo. Direzione musicale, musiche originali e arrangiamenti di Giorgina Tramontozzi. Partecipano le danzatrici Claudia Fiorio e Pan Zanghlongni, allieve del primo Biennio Scuola di Danza Contemporanea. Alla composizione degli studi hanno contribuito le allieve del secondo Triennio tecnico-compositivo Giada Magnaghi, Francesca Bernalda, Diletta Capodicasa, Federica De Cusatis, Sara Della Santa, Gaia Fiori, Martina Grecuccio, Rebecca Manca, Lara Marchioro, Dolores Pagnotta, Federica Papagni, Alice Perna, Giorgia Putignano e Beatrice Tomasello.