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#iorestoacasa. La decima e ultima “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci fa conoscere “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia

Aquileia ha fatto dieci: tante sono le “pillole video” che dal 27 marzo 2020 la Fondazione Aquileia ha promosso aprendo virtualmente le porte di Aquileia al pubblico questa iniziativa on-line che il pubblico ha da subito apprezzato molto: dieci pillole video alla scoperta delle meraviglie della città antica e delle sue tante anime attraverso alcuni narratori d’eccezione. L’ultima, la decima “pillola video”, con interventi di Cristiano Tiussi direttore della Fondazione Aquileia, Alessio Flaibani studente dell’università di Udine, Simonetta Bonomi soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, presenta “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia. “Durante la giornata, che contiamo di organizzare nuovamente appena sarà possibile, archeologi e studiosi accolgono cittadini e appassionati sugli scavi per mostrare e raccontare le scoperte e i risultati delle indagini più recenti grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio – Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, ArcheoClassica – università di Padova, università di Udine, università di Trieste, università di Verona, università di Venezia, Pro Loco Aquileia, Società Friulana di Archeologia, Associazione Nazionale per Aquileia”.

Al museo Archeologico nazionale di Adria “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”, appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po, prematuramente scomparso

Locandina della “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle” al museo Archeologico nazionale di Adria

Manifesto del convegno di Copparo “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”

Umberto Dallemulle era un appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po. A lui, prematuramente scomparso, il CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, il Polo museale del Veneto, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale di Adria, il gruppo archeologico adriese “F.A. Bocchi”, la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” e il gruppo archeologico Ferrarese, dedicano la “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Adria, in sala F.G. Bocchi, sabato 1° dicembre 2018, dalle 9.30 alle 13.30. Gli ospiti saranno accolti dalle studentesse e dagli studenti dell’IPSEOA “G. Cipriani” di Adria in un progetto di Alternanza Scuola Lavoro. Dopo i saluti Istituzionali, gli interventi: alle 9.45, Simonetta Bonomi, soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, su “Umberto Dallemulle e l’archeologia”; alle 10.15, Sandro Gino Spinello, già sindaco di Adria, su “Umberto Dallemulle, un non adriese che ha amato Adria”; alle 10.45, Patrizia Basso, dell’università di Verona, presenta il volume “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”, atti del convegno di Copparo 26 settembre 2015; alle 11.15, Maria Bernabò Brea, dell’istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presenta il n° LI-LIV della rivista PADUSA; alle 11.45, Raffaele Peretto, del CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, parla di “Paesaggi sepolti tra Adria e l’Isola di Ariano, nuove prospettive di ricerca”; alle 12.15, Alberta Facchi (polo museale del Veneto), Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari), Silvia Paltineri (università di Padova), Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo) illustrano il “Ritorno a San Basilio: ripresa delle ricerche e prospettive di valorizzazione nel sito protostorico”. Chiude i lavori l’aperitivo offerto in collaborazione con l’IPSEOA “G. Cipriani” e la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” di Adria.

A mezzo secolo dalla scoperta del grande abitato protostorico dell’età del Bronzo il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo ospita la tre giorni di convegno internazionale “Frattesina cinquant’anni dopo. Il Delta del Po tra Europa e Mediterraneo nei secoli attorno al 1000 a.C.”

Era il 1967 quando i soci del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo (Cpssae) scoprirono nelle campagne a sud-est dell’attuale centro di Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, l’abitato di Frattesina, villaggio protostorico sorto nel XIII secolo a.C. (Bronzo recente) che si estendeva per oltre 20 ettari (come mostra il video qui sopra del 2017 di Michele Baldo) lungo la riva destra del Po di Adria, il maggiore ramo del fiume durante l’età del Bronzo.  Frattesina conobbe la sua massima fioritura nel XII-XI sec. a.C. (Bronzo finale) seguita da una fase di decadenza fino all’inizio dell’età del Ferro (X sec. a.C.). Nel 50° anniversario della scoperta di Frattesina, al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo dal 13 al 15 aprile 2018 il Cpssae promuove il convegno internazionale “Frattesina cinquant’anni dopo. Il Delta del Po tra Europa e Mediterraneo nei secoli attorno al 1000 a.C.”. Un convegno che è già un successo a due settimane dalla sua apertura: gli organizzatori avvisano che per le giornate del 14 e 15 aprile non si accettano ulteriori iscrizioni, per superamento degli iscritti rispetto alla capienza della sala.

Il convegno si articolerà in tre giornate e su tre diverse tematiche: venerdì 13, i musei archeologici in Polesine a quattro anni dalla riforma Franceschini; sabato 14, il territorio tra Adige e Po nella tarda età del Bronzo; domenica 15, il “fenomeno Frattesina” tra Europa e Mediterraneo. Sono previste inoltre: una tavola rotonda dedicata alle tematiche della valorizzazione, della ricerca e della tutela nell’ambito archeologico museale; la presentazione del numero LI della rivista Padusa (Nuova Serie); la presentazione del volume “Frattesina: un centro internazionale di produzione e di scambio nella Tarda Età del Bronzo del Veneto” (Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei – Memorie di Scienze Morali); visite guidate del Museo Civico dei Grandi Fiumi di Rovigo e di quello Archeologico Nazionale di Fratta Polesine. Gli atti del convegno saranno pubblicati nel prossimo numero di Padusa, rivista archeologica del Cpssae.

Sono passati cinquant’anni dalla scoperta e dai primi scavi dell’abitato protostorico di Frattesina

Ricco il programma. Prima giornata venerdì 13 aprile 2018 “Cinquant’anni dopo… Giornata di studi sulla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio”, coordinata da Simonetta Bonomi. Dopo i saluti, apre i lavori alle 10.30, Raffaele Peretto, presidente del Cpssae di Rovigo, “La scoperta di Frattesina, il Cpssae e la nascita del museo Archeologico di Rovigo”; 10.50, Massimo Bergamin, sindaco di Rovigo, “Rovigo capitale europea della cultura 2021: la grande sfida”; 11.10, Cristiano Corazzari, assessore al Territorio, Cultura e Sicurezza della Regione del Veneto, “Musei e valorizzazione del territorio Veneto”; 11.30, Giuliano Volpe, “I musei e la riforma Franceschini”; 12, visita guidata al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo a cura di Raffaele Peretto, già direttore del museo. Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana inizia alle 14.30, con la tavola rotonda “Musei e territorio: l’archeologia tra tutela, valorizzazione e ricerca a quattro anni dalla riforma Franceschini” presieduta da Piero Pruneti. Intervengono: Pierluigi Cellarosi, Maria Teresa De Gregorio, Alberta Facchi, Daniele Ferrara, Federica Gonzato, Fabrizio Magani, Franco Nicolis, Carlo Peretto, Cristina Regazzo, Chiara Vallini.

Ambre ritrovate a Campestrin di Grignano Polesine oggi al museo dei Grandi Fiumi (foto RovigoOggi.it)

Il tesoretto al museo archeologico di Fratta Polesine

Seconda giornata sabato 14 aprile 2018 “La bassa pianura tra Adige e Po dalla tarda età del Bronzo all’inizio dell’età del Ferro”  coordinata da Maria Bernabò Brea e Anna Maria Bietti Sestieri. Alle 9.30, Paolo Bellintani presenta il numero 51 di Padusa, rivista del Cpssae. La Nuova Serie; 9.45, Giovanna Gambacurta, Claudio Balista, Marco Bertolini, Fiorenza Bortolami, Fiorenzo Fuolega, Marco Marchesini, Silvia Marvelli, Elisabetta Rizzoli, Ursula Thun Hohenstein, Erika Valli su “L’insediamento dell’età del Bronzo medio-recente di Adria (località Amolara) avamposto orientale della polity delle Valli Grandi Veronesi?”; 10.10, Claudio Balista, Maurizio Cattani, Lisa Guerra, Elena Maini, Paolo Marcassa, Marco Marchesini, Silvia Marvelli, Luca Rinaldi, Stefania Zuffi su “L’abitato di Ca’ Spadolino di Coccanile (Copparo – FE) e il popolamento lungo i rami meridionali del delta del Po nell’età del Bronzo”; 10.35, Michele Baldo, Claudio Balista, Paolo Bellintani su “Frattesina di Fratta Polesine: estensione, infrastrutture, definizione di aree funzionali ed evoluzione paleo-idrografia del territorio. Metodologie “a basso impatto” e risultati delle indagini sul campo – anni 2014-2016”. Alle 11.20, Luciano Salzani, Paolo Bellintani, Michele Baldo, Mirka Disarò, Ursula Thun Hohenstein su “Campestrin di Grignano Polesine: le ricerche sul campo”; 11.45, Elodia Bianchin Citton su “L’abitato protostorico di Montagnana-Borgo S. Zeno: aspetti topografici e infrastrutturali”; 12.10, Armando De Guio, Claudio Balista, Andrea Betto, Laura Burigana, Luigi Magnini su “Le Valli Grandi Veronesi e il Progetto AMPBV: linee di una rotta interpretativa bottom-up “contro-corrente” in un’area nodale di formazione della complessità sociale europea”. Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana coordinata Andrea Cardarelli e Mark Pearce apre alle 14.30: Thun Hohenstein, Ivana Angelini, Paolo Bellintani su “Aspetti tecnologici e archeometrici delle ambre di Campestrin di Grignano Polesine”; 14.55, Paolo Bellintani su “Le perle d’ambra tipo Tirinto. Per una revisione della problematica”; 15.20, Mateusz Cwaliński, Janusz Czebreszuk su “Circulation of amber in the Western Balkans during the Bronze Age and its significance for tracing trans-Adriatic contacts”. Segue la sessione dei poster col coordinamento scientifico di Massimo Saracino. E alle 18.15, partenza con autobus per Fratta Polesine con visita guidata alle 19  del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine a cura di Federica Gonzato.

Scavi archeologici recenti al sito protostorico di Frattesina Polesine

Ricostruzione del villaggio protostorico di Frattesina

Terza e ultima giornata domenica 15 aprile 2018 “Frattesina: una pagina di Storia europea” coordinata da Giovanni Leonardi e Federica Gonzato. Alle 9 si inizia con la presentazione del volume “Frattesina: un centro internazionale di produzione e di scambio nella Tarda Età del Bronzo del Veneto” a cura di Anna Maria Bietti Sestieri, Paolo Bellintani e Claudio Giardino. Interverranno: Anna Maria Bietti Sestieri, Paolo Bellintani, Claudio Giardino, Jacopo De Grossi Mazzorin; 9.45, Andrea Cardarelli, Claudio Cavazzuti, Francesco Quondam, Luciano Salzani su “Oltre il fiume, oltre la vita. Recenti sviluppi delle ricerche sulla necropoli delle Narde a Fratta Polesine”; 10.15, Paolo Bellintani, Ivana Angelini su “Frattesina e le origini del vetro europeo”. Alle 11, Michele Cupitò, Giovanni Leonardi, Elisa Dalla Longa, Claudio Balista, Laura Pau, Claudio Bovolato su “Pianura veronese e Polesine tra Bronzo recente e Primo Ferro iniziale. Dinamiche di popolamento, organizzazione del territorio e modelli di scambio”; 11.25, Marco Bettelli, Sara T. Levi su “Cinquanta sfumature di ceramica italo-micenea: Frattesina e altre nuances dal Mediterraneo centrale”; 11.50, Franco Marzatico su “Le Alpi centro-orientali. Barriera e ponte”. Dopo la pausa pranzo, la sessione pomeridiana coordinata da Armando De Guio e Claudio Giardino apre alle 14.45 con Elisabetta Borgna su “Il Caput Adriae tra Alpi e Adriatico durante la tarda età del Bronzo: apporti transalpini, relazioni pensinsulari, dinamiche di trasformazione”; 15.10, Andrea Cardarelli su “Frattesina e la tarda età del Bronzo fra Po e Tevere”; 15.55, Mark Pearce su “Frattesina: il significato storico”; 16.20, Anthony F. Harding su “The role of Frattesina in European prehistory”; 16.45, Reinhard Jung su “Frattesina fra Europa e Mediterraneo orientale”. Dopo le discussioni, chiusura dei lavori alle 18.20.

Ultime ricerche a Fimon, la pittura romana, la Padova di Tito Livio, le tombe di via Tiepolo, il collezionismo archeologico: cinque incontri promossi dalla soprintendenza nella propria sede di Padova e nell’area archeologica di Montegrotto aperte eccezionalmente al pubblico

La locandina dell’incontro con Elodia Bianchin Citton a Palazzo Folco di Padova sulle nuove ricerche nelle valli di Fimon

L’area archeologica Le Fratte vicino al lago di Fimon

Cinque occasioni per parlare di archeologia in due luoghi speciali: a Padova, Palazzo Folco, in via Aquileia 7, sede della soprintendenza; e a Montegrotto, l’area archeologica di via Neroniana. Il ciclo di conferenze, presentazioni di libri e aperture straordinarie tra settembre e ottobre promosso dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso rientra nel piano di valorizzazione del ministero dei Beni e attività culturali e del Turismo per l’ano 2017. Il primo appuntamento è in programma venerdì 29 settembre 2017 alle 16.30 a Palazzo Folco, che per l’occasione sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Il soprintendente Andrea Alberti introdurrà la presentazione del volume “Nuove ricerche nelle Valli di Fimon. L’insediamento del tardo Neolitico de Le Fratte di Arcugnano”, a cura di Elodia Bianchin Citton, già della soprintendenza, che descrive la densa attività di ricerca, condotta tra il 2008 e il 2011, nell’importante sito del Neolitico, cui sono seguite analisi sui materiali rinvenuti e approfondite ricerche col coinvolgimento degli specialisti della soprintendenza e professionisti esterni. All’incontro interverranno Simonetta Bonomi e Vincenzo Tiné, già soprintendenti Archeologia del Veneto. Le Fratte di Arcugnano è un insediamento perilacustre del Tardo Neolitico – Età del Rame che presenta una successione sedimentaria, con stratigrafia pollinica e macroresti vegetali. “I dati archeobotanici ricavati da focolari e depositi naturali dell’area di Fratte di Fimon”, scrive Elodia Bianchin Citton, “ci permettono di ricostruire l’ambiente e le attività umane durante la prima metà del IV millennio a.C.”. A un ambiente più antico, intorno al VI-V millennio, dominato dalle foreste latifoglie decidue, è seguito un impaludamento dovuto a una fase di ridotto livello lacustre e di espansione delle aree umide paludose vicine al bacino con presenza di ontani e salici. Sopra questa fase, inizia la frequentazione antropica con ritrovamento di focolari: siamo nella prima metà del IV millennio. “In accordo con i dati di scavo”, conclude l’archeologa, “le informazioni archeobotaniche supportano l’ipotesi di un utilizzo domestico dei focolari. I focolari venivano approntati mescolando dapprima sterco, strame e materiali esterni al bacino (come, ad esempio, terre rosse reperibili sui versanti dei Colli Berici) e poi alimentati in prevalenza con legna (combustibile primario). È possibile che lo sterco venisse usato anche come combustibile secondario. La presenza di cariossidi (come sono ad esempio le graminacee, ndr) carbonizzate nei livelli dei focolari 1 e 5 suggerisce l’accidentale combustione di cereali durante le fasi di preparazione del cibo”.

Incontro a Montegrotto sul giardino nella pittura romana

Il secondo appuntamento, “Se son rose, fioriranno 2.0. La parola all’esperta”, a cura della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con l’associazione Lapis, domenica 1° ottobre 2017 a Montegrotto Terme nell’area archeologica di via Neroniana, con apertura al pubblico dell’area archeologica dalle 16 alle 20, con possibilità di visite accompagnate. Alle 17, intervista alla prof.ssa Monica Salvadori dell’università di Padova, autrice del volume “Horti picti. Forme e significato del giardino dipinto nella pittura romana“. Iniziativa collegata con “La Fiera delle Parole”.

Copertina della guida archeologica “Padova. La città di Tito Livio”

Venerdì 6 ottobre 2017, si torna a Palazzo Folco, a Padova, che sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate, e utilizzo dei visori per la realtà aumentata. Alle 16.30, conferenza dal titolo “Nel bimillenario di Tito Livio” con Elena Pettenò (soprintendenza), Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Arturo Zara (università di Padova). In occasione delle celebrazioni culturali organizzate per il bimillenario della morte di Tito Livio, lo storico nato e morto a Padova, sono stati organizzati una serie di eventi e attività mirati alla valorizzazione del patrimonio culturale della città e rivolti soprattutto ai cittadini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/26/tito-livio-superstar-padova-celebra-il-bimillenario-della-morte-del-grande-storico-latino-col-progetto-livius-noster-convegni-incontri-spettacoli-musica-proiezioni-visite-guidate-reading-e-mol/). Si è anche realizzato il volume “Padova. La città di Tito Livio” (a cura di J. Bonetto, E. Pettenò, F. Veronese), una guida archeologica a carattere divulgativo. L’evento prevede la presentazione, in forma di “passeggiata archeologica” illustrata da immagini e relativa spiegazione, dei contenuti del testo, ovvero l’aspetto e le caratteristiche della Patavium di età romana quotidianamente vissuta, osservata e abitata da Tito Livio.

La necropoli preromana e romana di via Tiepolo a Padova

Venerdì 13 ottobre 2017, ancora a Palazzo Folco di Padova, che sarà aperto al pubblico gratuitamente dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Alle 16.30, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari, Venezia) e Mariangela Ruta (già soprintendenza Archeologia del Veneto) presentano il libro “Ritorno alle tombe di via Tiepolo”. Tra il 1990 e il 1991 sono venuti alla luce, a Padova in via Tiepolo, numerosi contesti funerari dallo scavo di una necropoli preromana e romana. Parte di queste tombe sono state scavate, restaurate e studiate; parte sono conservate entro cassoni che devono ancora essere scavati. Quest’anno ha preso avvio una limitata campagna di scavo, mirata a rivalutare lo stato complessivo di conservazione dei materiali conservati nei cassoni, con lo scopo di elaborare un nuovo progetto per approfondire la conoscenza della Padova antica. L’evento prevede la comunicazione dei nuovi dati di scavo, delle tecniche adottate e delle prospettive di studio e valorizzazione di questo importante contesto archeologico.

Approfondimento a Padova sul fenomeno del collezionismo archeologico

Ultimo incontro venerdì 20 ottobre 2017, sempre a Palazzo Folco di Padova, aperto al pubblico dalle 16 alle 20, con possibilità di visite guidate. Alle 16.30, Roberto Tasinato e Elena Pettenò (soprintendenza) e Monica Salvadori (università di Padova) intervengono su “Elogio di una amabile follia. Collezionismo e collezionisti del XX secolo”. Il collezionismo di oggetti antichi è un fenomeno che attraversa il periodo che va dall’Umanesimo all’Ottocento, con forme diverse e perseguito da soggetti diversi (artisti, re, “cultori delle patrie memorie”, canonici, avvocati, medici, ovvero borghesi, ricchi, che arricchiscono le loro dimore con manufatti acquistati o sul mercato antiquario o da privati). Meno nota è la sua evoluzione nella seconda metà del 1900, nell’immediato dopo guerra. L’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza, in relazione a raccolte o collezioni in possesso di soggetti privati, ha evidenziato una serie di questioni che hanno portato a specifici approfondimenti per comprendere l’attuale approccio all’antico. L’evento intende illustrare una preliminare riflessione circa questo fenomeno, mai approfondito prima d’ora. Per comprenderne il significato esso va contestualizzato nel contemporaneo alla luce dell’evoluzione della legislazione in materia e va considerato da un punto di vista archeologico, storico artistico e demoetnoantropologico.

Le coppe blu del maestro vetraio siro-palestinese Ennion del I sec. d.C., conservate nel museo di Adria, dopo le grandi mostre negli States, protagoniste dell’incontro in soprintendenza Archeologia del Veneto con Bonomi e Pettenò

Una coppa e un'anforetta in vetro soffiato colorato del maestro vetraio siro-palestinese Ennion del I sec. d.C.

Una coppa e un’anforetta in vetro soffiato colorato del maestro vetraio siro-palestinese Ennion del I sec. d.C.

Era un vero artista dell’arte vetraria vissuto nel I secolo d.C. Si chiamava e si firmava Ennion. Noto in tutto il Mediterraneo toccato dalle rotte commerciali per i suoi vetri colorati di stile inconfondibilmente sidonio. E forse lui pure, Ennion o Ennione, era della fenicia città di Sidone (oggi in Libano) anche per nascita. Le sue opere furono trovate un po’ dovunque: in Italia (specialmente ad Adria), Cipro, Panticapeo (Crimea) e sono tutte firmate. Secondo gli esperti avrebbe realizzato le sue opere soffiando il vetro in forme di terracotta. I vetri sono colorati con tecnica perfetta, in azzurro e in giallo ambra. Oggi di Ennione si conservano tazze, basse e rotonde con due anse, decorate a viticci ed elementi floreali, in molti musei tra i quali Adria, Modena, Parma, Palermo, Torino, Aquileia, Louvre di Parigi, Victoria and Albert Museum di Londra; mentre delle tre anforette note, due sono al Victoria and Albert Museum (una viene da Panticapeo, l’altra da Cipro), e la terza, pure dall’Oriente, è oggi al Metropolitan Museum di New York.

Una coppa in vetro blu firmata da Ennion e conservata al museo Archeologico di Adria

Una coppa in vetro blu firmata da Ennion e conservata al museo Archeologico di Adria

Simonetta Bonomi, soprintendente Archeologia del Veneto

Simonetta Bonomi, soprintendente Archeologia del Veneto

Proprio a “Ennion. Un artista del vetro e la sua eredità” è dedicato l’incontro promosso dalla soprintendenza Archeologia del Veneto, lunedì 29 febbraio 2016, alle 17, nella sede di via Aquileia 7 a Padova. La soprintendente Simonetta Bonomi e l’archeologa Elena Pettenò si soffermeranno sulla figura di Ennion, maestro vetraio siro-palestinese, sul quale è stata allestita una grande mostra itinerante “Ennion. Master of Roman Glass”, approdata tra il dicembre 2014 e l’aprile 2015 al Metropolitan Museum di New York – dopo Miami e Philadelphia –, con una ventina di capolavori firmati dal grande maestro vetraio, che era talmente orgoglioso della sua produzione di vetri soffiati da firmarli uno ad uno, apponendo una targhetta e inserendo il proprio nome a lettere greche. Accanto ai vetri di Ennion negli States è stata esposta anche una decina di opere realizzate da altri importanti maestri dell’antichità, in qualche modo contagiati da Ennion, tanto da riprenderne l’eleganza di forme, pulite e lineari, e di colori, tenui e delicati.

Le due coppe di Ennion trovate in una tomba romana a Cuora di Cavarzere e oggi al museo di Adria

Le due coppe di Ennion trovate in una tomba romana a Cuora di Cavarzere e oggi al museo di Adria

La terza tazza di Ennion trovata nel sepolcreto di Cuora di Cavarzere e oggi al Corning museum of Glass

La terza tazza di Ennion trovata nel sepolcreto di Cuora di Cavarzere e oggi al Corning museum of Glass

Maria Cristina Vallicelli, direttrice del museo di Adria

Maria Cristina Vallicelli, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria

Per illustrare l’incontro, la soprintendenza Archeologia del Veneto ha riprodotto una delle due coppe blu di Ennion conservate al museo Archeologico nazionale di Adria, ed esposte nella mostra al Met e poi, tra la primavera e l’autunno 2015, al Corning Museum of Glass nello Stato di New York dove sono state affiancate alla terza coppa adriese di Ennion, conservata nella città di Corning, noto centro americano di produzione del vetro. Queste due tazze blu di Ennion, come ricorda la direttrice del museo di Adria, Maria Cristina Vallicelli, “furono rinvenute tra il 1904 e il 1905, in località Cuora di Cavarzere, insieme ad altri cinque vetri eccezionali nel corredo funerario di una tomba romana a incinerazione. Quelle conservate ad Adria sono due coppe eccezionali, integre, realizzate con la tecnica della soffiatura a stampo, tecnica molto raffinata di origine orientale, introdotta in Italia settentrionale dallo stesso Ennione, che consentiva di ottenere superfici decorate a rilievo e forme dai profili articolati. Le due coppe adriesi, di un bel colore blu cobalto trasparente, sono molto simili tra loro, sebbene una abbia dimensioni maggiori ed una sola ansa verticale anziché due. Le pareti dal profilo carenato risultano decorate nella parte superiore da motivi vegetali, tra i quali si inseriscono due tabelle ansate con iscrizioni in greco: la firma del maestro vetraio “Ennione fece” e il messaggio augurante “il compratore venga ricordato””. Ma le coppe adriesi nel secolo scorso hanno avuto una storia tribolata, tanto che abbiamo rischiato di perdere per sempre questi capolavori. Come si diceva, le coppe furono rinvenute in una tomba romana a Cuora di Cavarzere che faceva parte di un piccolo sepolcreto di una famiglia agiata. Il sepolcreto, ricorda Vallicelli, “restituì una sessantina di vetri artistici, tra i quali una terza tazza di Ennione, che presero la via del commercio antiquario. Alcuni furono messi in vendita a Venezia. Circa 26 pezzi furono acquistati dal museo di Este e sono oggi al museo di Adria; altri furono acquistati dalla compagnia Venezia Murano per il Civico museo vetrario di Murano e altri, infine, assieme alla terza tazza adriese di Ennione finirono nella collezione Sangiorgi poi confluita nel Corning Museum of Glass”.

Il Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici (Cpssae) compie 50 anni: un film, una giornata di studi e una mostra tra ricordi, scoperte, impegno

Il film "Cinquant'anni di novità" di Giuseppe Mantovani con consulenza di Raffaele Peretto, presidente del Cpssae

Il film “Cinquant’anni di novità” di Giuseppe Mantovani con consulenza di Raffaele Peretto, presidente del Cpssae

Il logo del Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici

Il logo del Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici

“Cinquant’anni di scoperte, divulgazione, valorizzazione dell’identità dell’antico Polesine. Dai primi passi nelle campagne arate alla ricerca di antiche testimonianze del territorio, il Cpssae ha saputo con entusiasmo passione e impegno farsi conoscere e apprezzare dall’ambiente scientifico. Oggi è considerato un prestigioso centro di ricerca del settore in ambito nazionale”. Inizia così il racconto di mezzo secolo di vita del Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici nel film “Cinquant’anni di novità dal nostro passato. Cpssae 1964-2014” di Giuseppe Mantovani, con la consulenza di Raffaele Peretto, presentato alla 13.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal Gruppo archeologico bolognese. Mezz’ora di immagini e ricordi, testimonianze e ricerche, scoperte e collaborazioni: così poco a poco dalle campagne polesane dal fascino antico ecco riemergere il passato lontano: ceramiche medievali, abitati protostorici, necropoli dell’età del bronzo, tracce di centuriazione romana, abitati palafitticoli… Epoi ricerche che si concretizzano in mostre, cataloghi, e una rivista, Padusa, che quest’anno ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 50 numeri.

Un numero della rivista del Cpssae, Padusa: nel 2015 è uscito il numero n° 50

Un numero della rivista del Cpssae, Padusa: nel 2015 è uscito il numero n° 50

L'archeologo polesano Gherardo Ghirardini: a lui è dedicata una borsa di studio

L’archeologo polesano Gherardo Ghirardini: a lui è dedicata una borsa di studio

Quel filmato dedicato al mezzo secolo del Cpssae, che tanto successo ha riscosso alla proiezione bolognese, sembra propedeutico alla giornata di studi “Cinquant’anni di novità dal nostro passato”, venerdì 11 dicembre 2015, alle 9.30, al museo dei Grandi fiumi di Rovigo, in piazzale San Bartolomeo. Cui segue sabato 12 dicembre 2015, alle 10, al museo archeologico nazionale di Fratta Polesine l’inaugurazione della mostra fotografica “Frattesina: affiorano anche i ricordi. Il contributo del Cpssae”. Il Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici fu fondato il 17 dicembre 1964. “Gian Battista Siviero e Gianfranco Bellintani, che sono stati i primi due soci dell’associazione”, ricorda Raffaele Peretto, che del Cpssae oggi è il presidente, “si incontravano già nel 1965 nella libreria di Lino Vanzan in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo per parlare di ceramica graffita, quando nessuno sapeva cosa fosse e già dal primo numero di Padusa, dell’agosto 1965, si parlò di Xanto Avelli. A loro si unì Nino Suriani, mecenate della cultura e presidente del Cpssae, che mise a disposizione dei collaboratori le prime vetrine del nascente museo archeologico di Rovigo nel fabbricato dell’ex Val di Susa e partecipò agli scavi di Frattesina impegnandosi molto per la ricerca”. I ricordi si rincorrono. “Nelle prime ricerche di scavo, come ad esempio “Campagna numero 1” si dormiva nelle tende piantate sui confini delle proprietà vicino a Fratta: gli archeologi ed i volontari erano presenti assiduamente durante le fasi di aratura, pronti ad intervenire prima che passasse l’erpice. Anche per questo si è potuto ritrovare il “tesoretto di Frattesina” quasi intero. E nel 1968 il Cpssae pubblica sulla rivista Padusa la prima fotografia aerea nella quale sono visibili le tracce di centuriazione nella zona di Villadose. Le scoperte archeologiche polesane stimolano affascinanti ipotesi delle quali si parla nel primo convegno realizzato all’Accademia dei Concordi”. Gli anni passano, ma non vengono meno entusiasmo ed impegno. “Nel 2006 – continua Peretto – a Rovigo si costituisce il gruppo “Amici dei Musei” come affiliazione del Cpssae, inoltre si svolgono a cura della rivista Padusa incontri e corsi di formazione. Quest’anno si è giunti alla quinta edizione della borsa di studio “Gherardo Ghirardini. Progetti di ricerca a carattere archeologico”, grazie al contributo della Fondazione Banca del Monte; inoltre, nel tempo, è da sottolineare l’importante collaborazione con il Comune di Rovigo ed il notevole contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo”. Gherardo Ghirardini è stato un grande archeologo nato a Badia Polesine nel 1854. Fu professore nelle università di Pisa, Padova e Bologna, dove fu anche direttore del museo archeologico e dove morì nel 1920. È noto per i suoi studi sulla civiltà villanoviana e sugli antichi insediamenti archeologici in Veneto, in particolare nel territorio di Este. Per i suoi meriti scientifici, fu nominato socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, presidente della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna, membro ordinario dell’Istituto Archeologico Germanico, membro effettivo dell’Accademia delle Scienze.

Il vaso-cavallino ritrovato nel sito protostorico di Frattesina, simbolo del Cpssae

Il vaso-cavallino ritrovato nel sito protostorico di Frattesina, simbolo del Cpssae

cpssae50La giornata di studi di Rovigo di venerdì 11 dicembre 2015 si apre alle 10 con i saluti delle autorità; quindi Raffaele Peretto introduce la giornata. Seguono gli interventi di Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia del Veneto) e Federica Gonzato (museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine – Polo museale del Veneto) su “Territorio e Museo fra tutela e valorizzazione”. Dopo la pausa caffè, “La ripresa delle ricerche a Frattesina: campagna 2015” con chairman Simonetta Bonomi, soprintendente Archeologia del Veneto. Intervengono Paolo Bellintani (ufficio Beni archeologici della Provincia Autonoma di Trento), Michele Baldo (Cpssae) e Claudio Balista (Geoarcheologi associati Sas) su “Frattesina – campagna 2015. Sondaggi e ricognizioni di superficie”; quindi Claudio Balista su “L’abitato e il fiume: conoscenze precedenti e nuovi indicatori di ricerca sulla base dei risultati preliminari dei carotaggi meccanici 2015”. Nel pomeriggio, dalle 14.30, “L’ambra di Campestrin di Grignano Polesine” con chairman Anna Maria Bietti Sestieri (università del Salento – socio dell’Accademia Nazionale dei Lince). Intervengono Ursula Thun, Marco Bertolini (università di Ferrara) e Paolo Bellintani (Cpssae) su “La lavorazione dell’ambra: il caso di Campestrin di Grignano Polesine”; quindi Mauro Cesaretto (Archeo Faber), Francesco Pavan (4Nove-Laboratorio orafo) e Sara Garbellini (Archeo Faber) su “Ambra: laboratorio sperimentale”. Dopo la pausa, chiudono la giornata Ivana Angelini (università di Padova) su “L’ambra protostorica italiana: i risultati degli studi di provenienza”; Paolo Bellintani (Cpssae) su “Rame alpino, ambra baltica e vetro polesano”.

Altino preromana: il 24 aprile terza tappa verso il nuovo museo archeologico nazionale di Altino

Il nuovo museo archeologico nazionale di Altino: l'inaugurazione ufficiale è prevista per la prossima estate

Il nuovo museo archeologico nazionale di Altino: l’inaugurazione ufficiale è prevista per questa estate

Altino preromana, terza tappa di avvicinamento al nuovo museo archeologico. Venerdì 24 aprile la soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto propone “Verso Il Nuovo Museo Archeologico Nazionale di Altino – Lavori in corso #3”.  Appuntamento alle 15.30, alla nuova sede museale di via S. Eliodoro 56, per l’inaugurazione della sezione preromana del museo. L’inedito percorso espositivo si snoda al piano terra della nuova sede espositiva nell’edificio dell’ex-Risiera, recentemente restaurato. Numerosi reperti, esposti al pubblico per la prima volta, illustrano gli aspetti più interessanti della vita quotidiana, delle attività produttive, della religione e della ritualità funeraria di Altino preromana, importante città dei Veneti antichi, vivace emporio, tra terraferma e laguna, aperto ai traffici e alle rotte adriatiche. L’abitato di Altino fu fondato dai Veneti antichi nel I millennio a.C. e alla fine del VI secolo a.C. rappresentava ormai un porto di notevole importanza, tappa obbligata per i traffici mercantili che collegavano gli empori di Spina e Adria alle aree settentrionali. Articolato il programma della giornata: alle 15.30, inaugurazione dell’approdo per natanti sul canale di Santa Maria presso il nuovo museo; alle 16, presentazione della sezione preromana del nuovo museo con interventi di Simonetta Bonomi, soprintendente al Beni archeologici del Veneto; Daniele Ferrara, direttore del Polo museale del Veneto; Silvia Conte, sindaco di Altino; Mariolina Gamba, direttore del museo archeologico nazionale di Altino; Margherita Tirelli, curatrice del progetto scientifico. Alle 16.30, Loredana Capuis e Giovanna Gambacurta parleranno di “Altino preromana”. Quindi, dalle 17.15 alle 19, visite guidate alla sezione preromana del nuovo museo.

I Bronzi di Riace all’Expo 2015? Maroni e Sgarbi li chiedono ufficialmente e spiegano perché non è pericoloso ed è conveniente per la Calabria. Il soprintendente: inamovibili. I restauratori: microfratture, trasporto ad alto rischio. Il ministro: deciderà una commissione. Il Psi: a Milano un ologramma in 3D. Il Pd: decidano i calabresi con un referendum

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi osserva i Bronzi di Riace nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi osserva i Bronzi di Riace nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria

Ora è ufficiale. Non è più una “boutade” agostana che sa di provocazione: il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, e l’ambasciatore delle Belle arti per l’Expo, Vittorio Sgarbi, hanno chiesto ufficialmente al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini l’autorizzazione a portare in mostra all’Expo Milano 2015 i Bronzi di Riace.  Una richiesta che, come era logico, ha rinfocolato le polemiche con un botta e risposta senza esclusione di colpi, supportati da motivazioni ora tecnico-scientifiche ora politiche, tra i difensori a oltranza dell’inamovibilità dei due Guerrieri (soprintendente e restauratori in testa) e i propugnatori dell’opportunità promozionale dell’esposizione universale meneghina per dei tesori perché comunque non rischierebbero danni (gli organizzatori dell’Expo, ma non solo). Per ora il ministro Franceschini non si è espresso, né a favore né contro, ma ha annunciato la creazione di una commissione competente per dirimere la querelle e dare una risposta definitiva.

Primo piano della Statua A e della Statua B: i due Guerrieri di Riace

Primo piano della Statua A e della Statua B: i due Guerrieri di Riace

Roberto Maroni e Vittorio Sgarbi hanno chiesto i Bronzi per l'Expo

Roberto Maroni e Vittorio Sgarbi hanno chiesto i Bronzi per l’Expo

“Illustre Signor Ministro, in occasione dell’Expo universale di Milano, la Regione Lombardia intende rappresentare i valori più alti della civiltà artistica italiana. Milano, in questa occasione, non è soltanto il capoluogo della Lombardia ma la capitale culturale d’Italia e una delle più importanti europee. Per questo, come sono presenti i padiglioni di ogni nazione, Milano vuole presentarsi con le testimonianze universali di cui è più alto simbolo la Pinacoteca nazionale di Brera”. Così inizia la lettera al ministro Dario Franceschini del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e del critico d’arte Vittorio Sgarbi per chiedere il prestito dei Bronzi di Riace. “Così – prosegue la lettera – come era accaduto a Roma più di trent’anni fa, non per ragioni spettacolari, ma per mostrare le radici più profonde della civiltà occidentale, si è pensato, e si chiede di valutare al Presidente del Consiglio e al Ministro dei Beni Culturali, di esporre i due Bronzi di Riace, che soltanto ignoranza e malafede legano esclusivamente alla Calabria. Essi sono bensì patrimonio di tutti, patrimonio nazionale e beni dello Stato”. Secondo i due firmatari della lettera i Bronzi di Riace “sono trasportabilissimi, con tutte le cautele che le opere d’arte chiedono”. E “chi si preoccupa della fragilità dei Bronzi avrebbe dovuto avere il buon senso di non sottoporli a un terzo traumatico restauro in poco più di trent’anni, tanto più inutile e pericoloso di un trasferimento. Confidando nel buon senso e nella responsabilità del ministro, non abbiamo dubbi che la richiesta di prestito verrà accolta”. Sgarbi ha stimato in “5 milioni di euro” la parte di introiti provenienti dalla vendita dei biglietti per la visita dei monumenti che potrebbe essere versato alla Regione Calabria, a titolo di compensazione. Chi è contrario al trasferimento a Milano delle statue, come l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, secondo Sgarbi ha delle “motivazioni terzomondiste. È come se dicessero: ‘Noi vogliamo bene alla Calabria, per favore andate a Reggio’. Sono convinto che tra otto mesi Del Corno mi dirà che ho avuto una bella idea. Ci vuole un po’ di tempo”. Secondo Sgarbi “è bizzarro pensare che un visitatore dell’Expo, già stremato da Rampello, Maroni e Sgarbi, prenda un treno e vada a Reggio. ‘Mi dicono che in un paesino che si chiama Reggio ci sono delle statue di bronzo’: questo è quello che pensa uno che viene da Sydney. Li devi prendere a calci nel sedere per farli arrivare a Reggio, i visitatori”.

Nuccio Schepis durante i restauri dei Bronzi di Riace

Nuccio Schepis durante i restauri dei Bronzi di Riace

“A mio avviso sarebbe meglio non farli viaggiare”, interviene Nuccio Schepis, uno dei restauratori dei Bronzi di Riace, a proposito della querelle innescata da Vittorio Sgarbi sulla possibile “partecipazione” dei Bronzi all’Expo di Milano. “Le recenti radiografie hanno dimostrato che i Bronzi di Riace sono pieni di microfratture. Sono meravigliosi vecchi di oltre 2mila anni. Sarebbe meglio non muoverli da Reggio Calabria. Perché non è detto che non possano giungere a Milano dal museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria, ma ci sono dei rischi e tutto questo è inconfutabile. Sono come delle persone anziane con problemi alle ossa. Possono rompersi, sfaldarsi, piegarsi. E il guaio sarebbe poi irreparabile”. Schepis poi ricorda che al museo Archeologico di Reggio Calabria possono entrare, per visitare i Bronzi di Riace, al massimo 20 persone per volta. “I Bronzi sono super protetti, super sorvegliati, monitorati quotidianamente per quelle loro “microfessurazioni”. Ma non è sempre facile esaudire le numerose richieste dei visitatori. I gruppi di 20 persone che entrano per i Bronzi di Riace devono attraversare varie sale. In una di queste – spiega il noto restauratore – per precauzione vengono aspirate, per esempio, polveri e tutto quello che potrebbe danneggiare i Bronzi che ‘vivono’ grazie alla creazione di un microclima realizzato ad hoc. Non prevedo folle di visitatori a Milano anche per questo problema”. Schepis infine sottolinea che i Bronzi sono opere rare, nel mondo ce ne sono solo 5. “Potrebbe anche non succedere nulla a Milano – spiega ancora- Ma già solo il viaggio sarebbe un’operazione complessa e delicata proprio per la loro estrema fragilità e debolezza. E poi, non nascondiamocelo, il museo vive con i Bronzi. Perché toglierli a una città, di cui sono il vanto, l’orgoglio?», si domanda.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

“Legittimo il dibattito sull’opportunità di portare all’Expo i Bronzi di Riace, ma la priorità è stabilire se possono viaggiare altrimenti discutiamo a vuoto”, taglia corto il ministro Franceschini annunciando che sarà una “commissione di esperti interni ed esterni al Mibact a decidere se i Bronzi si possono trasportare”. “Una commissione è fattibile”, interviene la soprintendente ai Beni archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, da cui dipende il museo archeologico di Reggio Calabria in cui le due statue sono ospitate. “Ma gli esperti si devono misurare su questi dati di fatto che sono emersi dalle campagne di restauro. Da tutte le relazioni dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro fatte dopo le campagne di restauro di questi anni emerge infatti in grande evidenza la fragilità strutturale dei Bronzi di Riace. “Hanno delle microfessurazioni – ricorda – che rendono la struttura molto vulnerabile. Sono state fatte anche prove scientifiche con una campagna gammagrafica che è una sorta di radiografia e da questi accertamenti è stata confermata la vulnerabilità strutturale dei Bronzi. Le due statue, poi, sono molto sensibili all’ambiente tanto che nel museo di Reggio Calabria sono conservate in una sala climatizzata. Dalle ultime indagini fatte – conclude – è emersa anche una vulnerabilità delle due statue dal punto di vista chimico. Questi sono tutti dati oggettivi che non possono essere trascurati e che una eventuale commissione dovrà tenere in considerazione prima di decidere su un eventuale trasporto. C’è poi anche un aspetto di carattere sociale, perché la Calabria da sempre identifica nei Bronzi di Riace la massima espressione archeologica di tutto il territorio regionale”.

Il Satiro Danzante dopo aver girato per il mondo ora è tra i beni inamovibili del museo di Marsala

Il Satiro Danzante dopo aver girato per il mondo ora è tra i beni inamovibili del museo di Marsala

Immediata la replica di Sgarbi che – fa notare – “poiché il ministero ha una struttura verticistica, se il soprintendente ai beni archeologici della Calabria è contrario e il ministro favorevole, il trasporto si deve fare”. Poi torna sui Bronzi. “Il luogo dove l’opera d’arte sta è altra cosa da quello che l’opera è. Le nostre richieste sui Bronzi hanno generato reazioni scomposte e selvagge. I Bronzi di Riace sono stati trovati nel relitto di una nave che è naufragata al largo delle coste della Calabria, ma avrebbe potuto naufragare altrove. Stanno in Calabria per un motivo di natura legislativa. I Bronzi di Riace come valori di civiltà arrivano a Milano non contro Reggio Calabria, ma per portare la Calabria a Milano. Noi ribadiamo questa richiesta con la Calabria e per la Calabria”. Secondo Maroni e Sgarbi “ogni opera d’arte è fragile e chiede di essere conservata con prudenza, ma l’argomento applicato ai Bronzi è un’evidente menzogna di chi diffonde terrorismo, fingendo di ignorare la dimostrata resistenza sott’acqua, esposti a ogni rischio, di quei Bronzi che sono trasportabilissimi con tutte le cautele che le opere d’arte richiedono. I Bronzi non sono certo più fragili del Satiro danzante di Mazara del Vallo, dei cui movimenti nessuno si è preoccupato e che non ha avuto alcun danno”. Perciò la Regione Lombardia “nel chiedere responsabilmente questo prestito ha già condotto tutte le verifiche sulla fattibilità della trasferta e chiede che, della commissione che dovrà valutare i rischi, sia chiamato a far parte Bruno Zanardi, illustre restauratore che fu devoto allievo di Giovanni Urbani e che insegna all’Università di Urbino”.

Uno dei due Guerrieri adagiato durante i restauri

Uno dei due Guerrieri adagiato durante i restauri

Ma l’idea della commissione proprio non va giù a Francesco Alì e Pasquale Amato (Comitato per la Valorizzazione e la Tutela dei Bronzi di Riace), “È una sceneggiata quella messa in piedi dal ministro Franceschini che ha dichiarato di aver bisogno di esperti esterni al ministero per sapere se i Bronzi di Riace possano viaggiare o meno, con essa egli ha offeso e umiliato le relazioni scientifiche degli ultimi 40 anni redatte da soprintendenti, restauratori, esperti Iscr ed Enea che hanno già decretato la massima fragilità delle due statue che, in caso di spostamenti anche minimi, rischiano il danneggiamento irrimediabile e addirittura la distruzione”. Poi rincarano la dose: “O il ministro ha già deciso, nei fatti, di portare a Milano le delicate statue per promuovere un piano che mira solo a monetizzare a favore della Lombardia l’Expo, abbandonando il Mezzogiorno e il resto d’Italia, o piuttosto non è in grado di svolgere il ruolo che il suo mandato richiede: valorizzare il patrimonio ma preservandolo dal rischio altissimo della sua distruzione”. Secondo Alì e Amato “un serio programma per l’Expo 2015 non può ridursi a una processione di visitatori nella ricca Milano, lasciando il resto del Paese, Reggio e la Calabria in primis, non solo isolate dal resto dello Stivale, in termini di servizi e trasporti, ma anche svuotati del loro potere attrattivo che consiste soprattutto nei propri tesori”. I promotori del Comitato per la valorizzazione dei Bronzi di Riace e del museo Magna Grecia di Reggio Calabria chiedono che il ministro risponda “a chi chiede trasparenza sulle operazioni poco chiare che si stanno evidentemente realizzando per uno spostamento dei Bronzi che sembra già deciso a tavolino. Se non è così si chiarisca in quale considerazione il ministro abbia i propri esperti e i propri tecnici e soprintendenti, il cui parere, a quanto pare, per Franceschini vale meno del parere di un passante o del «capriccio» di un governatore leghista”.

La sala asettica che ospita i Bronzi di Riace nel museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria

La sala asettica che ospita i Bronzi di Riace nel museo nazionale Archeologico di Reggio Calabria

La parola torna alla politica. “Con cadenza sempre più frequente, la querelle attorno allo spostamento dei Bronzi di Riace torna a sconvolgere la cronaca di Reggio e della sua provincia”, stigmatizza Pierpaolo Zavettieri, capogruppo Socialisti Uniti – Psi nella Provincia di Reggio Calabria. “Dopo le Olimpiadi di Atene e il G8, adesso tocca all’Expò 2015, che si celebrerà a Milano, rivendicare la presenza dei «due guerrieri». Personalmente, ritengo corretta la posizione della soprintendente ai beni archeologici, Simonetta Bonomi. La motivazione non è affatto di carattere campanilistico, bensì tecnico. La lamina di bronzo, presente all’interno delle due antichissime sculture, è vuota e il rischio di causare danni irreparabili alle due statue, patrimonio dell’umanità, non può essere sottovalutato. Lo stesso ministro Franceschini può legittimamente costituire una commissione di esperti, benché appaia superflua anche in virtù dei pareri tecnici già forniti. Piuttosto, a mio avviso, occorrerebbe puntare a veicolare l’immagine dei Bronzi di Riace. Per Zavattieri, superata la fase della clonazione, che destò molte polemiche, “i due guerrieri potrebbero essere presenti all’Expò, ma attraverso la via cibernetica”. E precisa: “La mia proposta è che venga allestito un apposito padiglione al cui centro possa essere proiettato, in 3D, l’ologramma delle due statue, accompagnato da apposita contestualizzazione storica. Questo potrebbe essere l’inizio di una politica in grado di diffondere l’immagine dei Bronzi, portando indotto alla Calabria sia per ciò che concerne i beni culturali che per quanto riguarda l’economia locale. Non è una novità, tutti i musei più importanti lo fanno con le grandi opere, sarebbe il caso di cominciare a pensarlo anche alle nostre latitudini”.

I Bronzi di Riace sono il simbolo della Calabria: dopo i restauri sono stati sconsigliati i trasferimenti delle due statue

I Bronzi di Riace sono il simbolo della Calabria: dopo i restauri sono stati sconsigliati i trasferimenti delle due statue

In ogni caso, cerca di tirare le fila del discorso Stefano Pedica del Pd, l’ultima parola spetta ai calabresi. “Lanciamo un referendum on line sul sito del Mibact per chiedere l’opinione dei calabresi sul possibile trasferimento dei Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015. Fa bene il ministro Franceschini a proporre una commissione per stabilire se le statue sono idonee allo spostamento oppure no ma allo stesso tempo credo che sarebbe giusto consultare anche i calabresi. I bronzi di Riace sono diventati il simbolo della Calabria nel mondo e sono un patrimonio artistico che ogni anno attira migliaia di turisti in una terra tanto bella quanto sfortunata. I bronzi – conclude – sono un patrimonio universale che rappresenta la Calabria. Portarli via sarebbe come privare Roma per qualche mese del Colosseo. E poi Expo non deve essere un’opportunità solo per Milano. È un’occasione per mettere in vetrina tutti i tesori d’Italia e attirare turisti anche nelle altre Regioni”. Ma è proprio sui numeri che Sgarbi insiste per convincere il ministro. “Per i Bronzi quale percorso virtuoso migliore di farli vedere a cinque milioni di persone che non andrebbero mai a Reggio Calabria ma che il prossimo anno potrebbero tornare in Italia per vedere la Magna Grecia pensando che la Calabria non è soltanto ‘ndrangheta ma anche due capolavori. È talmente semplice. E se adesso ogni giorno incassano 840 euro d’estate e 320 d’inverno qui possono incassare 15 milioni di euro, prendiamo un milione di visitatori a 15 euro, di cui la Calabria può avere cinque milioni di euro”.

 

“Nessuno ha chiesto i Bronzi di Riace”. Il soprintendente: “A settembre riapre il cantiere. Il rinnovato museo della Magna Grecia (con i Bronzi) sarà pronto per l’Expo: i visitatori potranno venire a Reggio Calabria”

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

La sala a microclima controllato dove sono esposti i Bronzi di Riace nel museo della Magna Grecia

“Se non ci saranno intoppi, ai primi di settembre inizieranno i lavori per il completamento del Museo archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria, che dovrebbero concludersi in sei mesi”. Quindi in tempo per l’avvio di Expo Milano 2015: i visitatori dell’Esposizione universale potranno venire a Reggio Calabria. È questo l’annuncio più bello che si sente di fare Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria, in una settimana che ha visto i Bronzi di Riace, che del museo di Reggio e di tutta la Calabria sono il simbolo e il tesoro più famoso, al centro di una querelle nazionale dopo che Vittorio Sgarbi, nominato ambasciatore delle Belle Arti per l’Expo 2015, ha lanciato l’idea di portare i due guerrieri all’esposizione milanese. Ma “il caso Bronzi” non è stato ancor archiviato, e la “soprintendente di ferro” lo sa bene, come sa bene che non si può – nell’attuale sistema Italia – valutare l’importanza di un bene o di una istituzione culturale dalla sua redditività.

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

“Lo spostamento dei Bronzi di Riace li espone a rischi di danneggiamenti e di perdita. È un dato di fatto”, ribadisce decisa. “E comunque nessuno ha fatto richiesta per averli”. Da Simonetta Bonomi dipende il museo archeologico di Reggio Calabria in cui le due statue sono ospitate. “Come soprintendenza lo diciamo da 30 anni che c’è questo rischio, visto che ciclicamente scoppiano le solite polemiche. La prima fu addirittura nel 1982. Evidentemente ci si dimentica che queste statue hanno 2500 anni, 2000 dei quali trascorsi sotto l’acqua. La loro struttura è fragile anche da un punto di vista meccanico e non solo chimico-fisico. Spostarli vuol dire assumersi una grande responsabilità. A Reggio Calabria sono ospitati in una sala con un micro clima controllato per l’umidità e la temperatura, poggiati su basi antisismiche e con un filtraggio dei visitatori. Per spostarli occorrerebbero mezzi speciali e particolari accorgimenti nelle sale in cui dovessero essere ospitati. Ed i rischi ci sarebbero lo stesso. La corrosione ciclica, conosciuta come cancro del bronzo, può essere innestata anche da un piccolo incidente climatico. Ed una volta partita, la corrosione è difficile da fermare perché all’inizio si manifesta all’interno, quindi più difficilmente individuabile”. E comunque – è l’opinione del soprintendente – “l’Expo non è Milano, ma un’iniziativa che punta a valorizzare l’immagine di tutta l’Italia”.

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

Simonetta Bonomi interviene anche sulla redditività dei Bronzi: “È inaccettabile fare un discorso economico sui Bronzi. Un museo non nasce per fare cassa, ma per fare cultura. Non è una fabbrica di bulloni. Certo, se poi gli incassi ci sono è meglio, ma un museo non nasce per quello. Tra l’altro, i limiti di età per accedere gratis al museo non li stabiliamo noi ma sono decisi dal Ministero. E comunque a luglio è andata molto bene. Abbiamo avuto 16640 visitatori e non c’è stata una flessione di paganti. Tanto che, al netto degli oneri di concessione, restano 42mila euro netti, che significa 1500 euro al giorno con punte di 2000”.

 

In sei mesi 98mila visitatori a Reggio Calabria per i soli Bronzi. Petizione on-line “Proteggiamo i Bronzi di Riace dall’Expo”. Senza i guerrieri il museo della Magna Grecia chiude

Il Comitato Bronzi-Museo ha lanciato una petizione on-line "Proteggiamo i Bronzi di Riace"

Il Comitato Bronzi-Museo ha lanciato una petizione on-line “Proteggiamo i Bronzi di Riace”

“Proteggiamo i Bronzi di Riace” da chi l’anno prossimo li vuol portare all’Expo di Milano. È il mantra del Comitato per la Valorizzazione e la tutela dei Bronzi di Riace e del museo nazionale della Magna Grecia che invita a firmare la petizione “Proteggiamo i Bronzi”, lanciata in collaborazione con Firmiamo.it e Socialbombing.org, alla quale hanno già aderito migliaia di cittadini tra cui Gherardo Colombo, Marcelle Padovani, Pino Aprile, Cinzia Dal Maso, Celeste Costantino, 99 Posse. “A proposito dell’ennesimo attacco da parte della coppia Maroni-Sgarbi per i Bronzi all’Expo di Milano il Comitato Bronzi-Museo denuncia l’ennesima infamante e razzistica offensiva finalizzata a togliere al prestigioso museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria i suoi due Beni Identitari e Inamovibili – scrive il Comitato -. Si tratta di un’offensiva grave che non tiene conto del fatto che i Bronzi sono appunto Beni Identitari e Inamovibili del loro museo. Senza di loro – prosegue – esso perderebbe la più ragguardevole forza attrattiva e ne riceverebbe un ulteriore danno l’intera economia calabrese e meridionale già disastrata. Un esempio lampante di questa idea disastrosa è stato l’invio all’estero del Satiro Danzante di Mazara del Vallo: un fallimento totale, con un drastico calo di visite al museo che lo custodiva e senza i milioni di turisti in più strombazzati come prospettiva per la Sicilia”.

Visitatori nella sala che accoglie i Bronzi di Riace al museo della Magna Grecia

Visitatori nella sala che accoglie i Bronzi di Riace al museo della Magna Grecia

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni archeologici della Calabria

“Da cinque anni sono perseguitata da questa storia. Io non vedo qual è il problema. È la Calabria?”, è il commento amaro del soprintendente ai Beni archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, che torna a difendere i Bronzi di Riace, esposti dal dicembre scorso dopo un lungo restauro al museo nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria, ponendo l’accento sui numeri soddisfacenti di visitatori e sottolineando che l’Expo, vetrina per l’intera Italia, dovrebbe essere in grado di portare turismo anche in Calabria, senza che sia necessario spostare i Guerrieri a Milano. “Posso dimostrare che i numeri di visitatori a Reggio Calabria sono mediamente buoni. Nei primi sei mesi del 2014 ci sono stati 98mila visitatori. Negli ultimi mesi del 2009, prima che venissero portati al restauro, erano 68mila, e nei primi mesi del 2010 a palazzo Campanella ci sono stati 48mila visitatori», spiega il soprintendente. L’obiettivo è di arrivare a 240mila visitatori, pur tenendo conto che l’accesso alla sala dove sono esposti è contingentata perché è necessaria una sosta in un ambiente con condizioni particolari per una ventina di minuti. “Questi numeri, tra l’altro – precisa Bonomi – sono stati realizzati con il museo non ancora allestito completamente. La gente cioè è venuta a vedere soltanto i Bronzi”. Per il completamento del museo nazionale bisognerà aspettare almeno febbraio “se è vero che la consegna del cantiere sarà il primo settembre”.

I Bronzi di Riace sono il simbolo del Museo della Magna Grecia e di Reggio Calabria

I Bronzi di Riace sono il simbolo del Museo della Magna Grecia e di Reggio Calabria

La sola ipotesi di spostare i Bronzi a Milano rappresenta per il Comitato “un’offensiva grave che non tiene conto neanche del fatto che i Bronzi di Riace sono estremamente fragili. E la fragilità renderebbe altamente prevedibile il loro danneggiamento e la loro frantumazione in caso di sollecitazioni anche minime. Per questo il Comitato si augura che siano in molti nel Nord a condividere l’affermazione piena di buon senso dell’architetto milanese Stefano Boeri (“Problemi tecnici a parte, trovo più bello che i visitatori partano da Milano per andare a vedere i Bronzi a Reggio. Milano dovrebbe essere non solo la sede di Expo ma anche il volano per un viaggio in Italia”). Dopo 153 anni dal 1861 sarebbe una scossa nei confronti di coloro – e sono numerosi – che non riescono ancora ad accettare l’idea che la Calabria e il Sud possano custodire e valorizzare beni artistici di valore universale”. Proprio sull’Expo taglia corto Simonetta Bonomi che di trasferimenti dei Guerrieri a Milano non vuol sentire parlare: “L’Expo è una vetrina per tutta l’Italia, Milano deve essere capace di mandare gente ovunque nel Paese”. Il Ministero dei Beni culturali intanto sta organizzando iniziative e programmi di valorizzazione anche dell’area del bergamotto, nella zona meridionale del Reggino, in occasione dell’esposizione universale. Un prodotto dalle proprietà eccezionali, usato nella cosmesi e in campo farmacologico, che si unisce alle bellezze culturali e archeologiche che rendono unica la Calabria.

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

I tecnici, nei lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono molto fragili

A dar man forte ai difensori dei Bronzi è intervenuto anche il consigliere regionale di Forza Italia, Gesuele Vilasi, facendo il punto della situazione. “Primo riscontro ufficiale: i Bronzi di Riace sono stati visitati negli ultimi sei mesi da 98mila persone. Seconda questione: le statue presentano, secondo quanto rilevato dai tecnici, numerose microfratture che ne possono pregiudicare ulteriormente la loro integrità. Terza questione: muovere da Reggio Calabria i Bronzi, significa chiudere il museo nazionale della Magna Grecia, in questa fase, tra l’altro, interessato da una ristrutturazione che ne permette un utilizzo parziale”.

Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti, vuole portare i Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015

Vittorio Sgarbi, ambasciatore delle Belle arti, vuole portare i Bronzi di Riace a Milano per Expo 2015

Gabriele Vilasi, consigliere regionale di Forza Italia

Gabriele Vilasi, consigliere regionale di Forza Italia

Sul piano politico – assicura Vilasi – è chiaro che Fi è ufficialmente contraria alla trasferta dei Bronzi per l’Expo 2015. “Chiarito questo, ritengo assolutamente fuori controllo “l’intemerata” del prof. Vittorio Sgarbi, condita dai pregiudizi sulla ndrangheta e sui calabresi. La Calabria è terra difficile, ma al suo interno vivono migliaia di persone che ancora non hanno ceduto al ricatto della delinquenza organizzata, anzi, si rivolgono a gran voce allo Stato di attrezzare adeguatamente sul piano del contrasto e della prevenzione sociale, una forte azione di recupero del territorio e dell’agibilità civile”. “La cultura –conclude – non è un’esigenza soltanto del prof. Sgarbi, ma un bisogno di tutti i cittadini, soprattutto i calabresi, che con il loro potenziale di testimonianze archeologiche e paesaggistiche, possono davvero scrivere pagine nuove per attrarre visitatori e turisti e ridare alla società civile quella passione per la libertà, la sola che alimenta l’orgoglio di sentirsi cittadini e non sudditi. Mi auguro che le parole del prof. Sgarbi non siano state il classico ‘sasso in piccionaia’ giusto per testare la reazione della nostra regione, perché vorrebbe dire che i calabresi necessitano di vivere sotto tutela e sempre disponibili alle scelte altrui. Non è questa la strada per incontrarci: anzi, il tentativo di sottrarci una delle pochissime risorse come i Bronzi di Riace, costituirebbe davvero un atto di straordinaria arroganza verso cui dovremmo reagire adeguatamente”.