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Archeologia in lutto. Si è spento, stroncato da un male incurabile a 60 anni, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte. Ecco il ricordo di enti culturali e colleghi

Il prof. Clemente Marconi, il grande archeologo di Selinunte, morto a 60 anni (foto museiitaliani)

Archeologia in lutto. Il 23 luglio 2026, si è spento a New York, dove era docente alla New York University, stroncato da un male incurabile, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte, in Sicilia. Aveva 60 anni- Era nato a Rona il 12 gennaio 1966. Lascia la moglie Rosalia Pumo e due figli. La triste notizia è rimbalzata da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico fino alla Sicilia, dove le attestazioni di cordoglio sono venute da enti culturali e colleghi archeologi. A dare la triste notizia è stata proprio la moglie Rosalia Pumo, a sua volta archeologa, conosciuta al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, che ha informato innanzitutto il direttore del Parco archeologico di Selinunte Felice Crescente. “Il 22 luglio mio fratello Clemente si è addormentato per sempre”, scrive la sorella Carolina Marconi. “Per metà della sua vita è stato tormentato da problemi di salute. Ma ha sempre lottato come un leone, e la vita gli ha dato una moglie e due figli stupendi. Gli ha dato un lavoro che adorava, sempre in movimento fra New York, Roma, Milano e l’amata Selinunte. Ora è in pace, insieme a papà e a tutti gli altri cari che non ci sono più”. Ha ricoperto incarichi accademici sia negli Stati Uniti che in Italia, ricoprendo il ruolo di James R. McCredie Professor of Greek Art and Archaeology, professore universitario all’Institute of Fine Arts della New York University e professore ordinario di Archeologia classica al dipartimento di Patrimonio culturale e ambientale dell’università di Milano. Marconi diresse anche gli scavi dell’Istituto di Belle Arti della New York University e dell’università di Milano sull’acropoli di Selinunte. E la Scuola Archeologica Italiana di Atene: “Con lui l’archeologia classica perde uno dei suoi maggiori protagonisti. Ricercatore di eccezionale valore, maestro autorevole e innovatore, Clemente ha saputo congiungere come pochi il rigore del metodo, la conoscenza dell’arte greca e l’esperienza concreta dello scavo. Per noi, tuttavia, non era soltanto una figura eminente dell’archeologia. Era un amico generoso, affettuoso e leale, capace di entusiasmo, ironia e rara umanità. La sua assenza apre un vuoto che nessuna formula di circostanza può colmare. La Scuola si stringe con commozione alla famiglia, agli allievi, ai colleghi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Caro Clemente, ci mancheranno la tua lucidità, il tuo sorriso e la gioia con cui sapevi fare dell’archeologia una passione condivisa”.

Marconi ha conseguito la laurea in Lettere Classiche e Arti e Archeologia Greca e Romana all’università di Roma la Sapienza nel 1990. Nel 1997 ha conseguito il dottorato in Arte Classica e Archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è stato formato da Salvatore Settis. La sua formazione accademica ha enfatizzato un approccio interdisciplinare al mondo antico, fondendo metodologie storiche, filologiche, archeologiche e di storia dell’arte. Dopo aver conseguito il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Marconi ha insegnato, dal 1999 al 2006, Arte e Archeologia Greca nel dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia della Columbia University. Nel 2006 ha lasciato la Columbia University per entrare all’Institute of Fine Arts della New York University, dove ha insegnato Arte Greca e Archeologia. Nel 2010–2011 Marconi è stato Elizabeth A. Whitehead Professor all’American School of Classical Studies di Atene. Dal 2017 ha anche insegnato Archeologia Classica all’università di Milano. Nel 2019 è stato professore ospite all’Australian Archaeological Institute ad Atene. A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts—New York University a Selinunte. Oltre all’insegnamento e al lavoro sul campo, Marconi ha avviato il Seminario di Arte Antica e Archeologia presso l’Institute of Fine Arts della New York University nel 2012. Il seminario mira a esplorare criticamente nuove metodologie e approcci teorici nello studio dell’arte e dell’architettura antica. Nel 2021 è diventato membro dell’Accademia nazionale dei Lincei e dell’Academia Europaes.

A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts–New York University sull’acropoli di Selinunte, uno dei siti più significativi per l’archeologia greca e punica in Italia. Il suo lavoro a Selinunte, in collaborazione con il parco archeologico di Selinunte, e, a partire dal 2017, con l’università di Milano, ha visto la collaborazione di un numero considerevole di specialisti affiliati a numerose istituzioni accademiche e di ricerca europee e americane. Il suo lavoro portò a importanti scoperte riguardanti il principale santuario urbano del sito, lo sviluppo storico e l’archeologia della religione greca nei periodi Arcaico e Classico. I ritrovamenti del Tempio R, uno dei primi edifici monumentali di culto del sito, completamente sigillato nei suoi livelli arcaico e classico, contribuirono in modo significativo all’apertura, nel 2017, del museo locale nel Baglio Florio. Analogamente, la ricerca di Marconi sulle metope di Selinunte e il lavoro del progetto Selinunte sul Tempio B nel principale santuario urbano hanno portato a una nuova esposizione dei reperti provenienti da Selinunte al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, dove è stato nominato consulente per la ristrutturazione del museo tra il 2009 e il 2015.

Felice Crescente con Clemente Marconi (foto regione siciliana)

PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE, CAVE DI CUSA E PANTELLERIA. Quando il professor Clemente Marconi parlava di Selinunte, aveva gli occhi che brillavano, come un ragazzino al primo amore. Perché l’archeologo romano conosceva sul serio ogni pietra, restava sotto il sole asfissiante dell’estate se aveva anche lontanamente l’impressione che qualcosa di nuovo stava saltando fuori. E questa terra lo ha ricompensato, regalandogli i suoi segreti, la sua storia frastagliata che si leggeva in controluce, di reperto in reperto. Marconi amava Selinunte e Selinunte amava Marconi; era un rapporto esclusivo, non ammetteva terze parti. E questo suo amore spassionato lo ha trasferito alle decine di studenti provenienti da tutto il mondo, che ogni anno accorrevano a Selinunte. “Clemente Marconi ha veramente amato Selinunte, le ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico”, afferma, molto addolorato, Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte, “con un trasporto straordinario che andava ben oltre il lavoro da archeologo. Ogni sua campagna di scavo ci regalava un nuovo tassello della storia complessa e stratificata di questo sito che ha anche tanto da raccontarci. Ci mancherà moltissimo Clemente Marconi. Dalla mia finestra lo vedevo sugli scavi, sempre con un abito di lino bianco e il cappello, pareva una nuvola: ci mancheranno le sue discussioni dotte, la cura e la delicatezza che metteva in ogni studio o attività. Ma la sua eredità continuerà a vivere negli studi, nelle scoperte e nella memoria di Selinunte”.

MUSEI ITALIANI. I museiitaliani ricordano il prof. Clemente Marconi, archeologo classico di fama internazionale, che ha legato il suo nome agli scavi e alle ricerche archeologiche di Selinunte, a partire dai celebri studi sulle metope. Accademico dei Lincei e membro di numerose istituzioni scientifiche e accademie, si è contraddistinto per il rigore scientifico e metodologico e per la generosità nei confronti di colleghi e allievi. Negli ultimi mesi stava collaborando con la Direzione generale Musei al progetto di riallestimento del Museo archeologico nazionale di Metaponto: il prof. Massimo Osanna lo aveva chiamato a far parte del gruppo di lavoro, insieme al prof. Carlo Rescigno, per l’elaborazione del nuovo progetto espositivo del Museo, proprio in ragione della sua autorevole competenza sul mondo greco d’Occidente. Tutta la comunità scientifica del Ministero della Cultura si unisce nel ricordo dell’illustre studioso, e dell’esempio della sua straordinaria figura umana e professionale.

L’archeologo Clemente Marconi al museo Archeologico di Metaponto (foto drm-basilicata)

DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI BASILICATA. I Musei nazionali di Matera – Direzione Regionale Musei nazionali della Basilicata esprimono il più profondo cordoglio per la scomparsa del prof. Clemente Marconi, eminente archeologo, professore all’Università di Milano e all’Institute of Fine Arts di New York, Accademico dei Lincei, direttore della missione di scavo a Selinunte. Componente del comitato scientifico del museo Archeologico nazionale di Metaponto, aveva appena terminato la sistemazione della sezione scultorea del nuovo allestimento. Di lui ricordiamo, oltre alla profonda competenza scientifica, la straordinaria umanità, la simpatia, la cordialità e la contagiosa allegria. Raccogliamo con profonda gratitudine la preziosa eredità della sua esperienza metapontina, che sarà per sempre custodita nelle soluzioni espositive da lui ideate.

L’archeologo Clemente Marconi (foto drm-calabria)

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. I parchi archeologici di Crotone e Sibari e il direttore Filippo Demma salutano il professor Clemente Marconi: amico e maestro.

Rossella Giglio con Clemente Marconi (foto profilo FB rossella giglio)

Rossella Giglio, archeologa, Regione Siciliana. “Partecipo una tristissima notizia, la scomparsa a New York di Clemente Marconi, un collega, illustre studioso. Le nostre strade professionali per lungo tempo si sono incontrate proficuamente. Un abbraccio alla moglie Rosalia Pumi e a tutta la famiglia”.

Serena Raffiotta, archeologa. “Una brutta notizia per l’archeologia internazionale. Una grandissima perdita per la Sicilia. Clemente Marconi era amico di tutti. Un Genio nel campo della scultura e dell’architettura greca di Sicilia. È stato tra i primi a pubblicare studi scientifici di elevato rigore scientifico sugli acroliti e la Dea di Morgantina, esaminando i reperti negli Stati Uniti prima ancora del loro rimpatrio. Mancherà a tutti noi. Oggi è un giorno tristissimo. Condoglianze di vero cuore alla sua famiglia”.

Massimo Cultraro, archeologo. “In una torrida estate infuocata anche dalle sterili polemiche sul film di Nolan, oggi Clemente Marconi (1966-2026), archeologo e studioso visionario, termina la sua Odissea. Perdiamo un valido ricercatore e formatore di una vera scuola, a me viene sottratto un vecchio e speciale amico. Buona navigazione Clemente…verso le isole dei Beati dove un giorno ci riabbracceremo. Mi stringo a Rosalia e ai suoi ragazzi”.

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA. “Il parco archeologico di Ostia antica si unisce al cordoglio della comunità scientifica internazionale per la scomparsa di Clemente Marconi, archeologo di straordinario prestigio, studioso dell’arte e dell’architettura del mondo greco e protagonista di alcune tra le più importanti ricerche archeologiche degli ultimi decenni. Con il suo rigore scientifico, la passione per la ricerca e la generosità con cui ha condiviso il sapere con colleghi e allievi, Clemente Marconi ha lasciato un segno profondo negli studi sull’antichità, contribuendo in modo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio archeologico del Mediterraneo. La sua opera continuerà a vivere nelle sue pubblicazioni, nelle scoperte che ha consegnato alla comunità scientifica e nelle tante persone che ha formato e ispirato. Alla famiglia, ai colleghi, agli allievi e a tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e scientifico il Parco archeologico di Ostia antica esprime le più sentite condoglianze”.

Giuseppe Castellana, archeologo. “Ho appreso la notizia dolorosa della morte di Clemente Marconi che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare per le sue straordinarie doti di studioso quando lo ebbi come collaboratore borsista al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. Furono anni di intenso lavoro e Clemente schedò centinaia di manufatti del Museo di seconda scelta e di magazzino con profonda conoscenza. Fu un rapporto di amicizia sincera e al museo di Agrigento conobbe Rosalia Pumo con cui si fidanzò e che poi sposò. Siamo stati in certo senso complici di quel matrimonio che si tenne poi a Salemi. Quando partì per gli Stati Uniti perdemmo un grande collaboratore ma negli Stati Uniti si fece conoscere prima alla Columbia University e poi alla New York University come docente molto seguito ed apprezzato. Tutti i colleghi conoscono la sua rapida carriera di grande studioso della scultura greca e soprattutto di quella siceliota e selinuntina. Lo ricordo con grande affetto. Non ci siamo rivisti negli ultimi anni specie da quando sono andato in pensione. Ricordo un incontro che ebbi con Clemente a New York presso Central Park dove discutemmo di un progetto per una Mostra da realizzare proprio a New York sulle necropoli siceliote. Eravamo amareggiati per i tanti magnifici pezzi archeologici del Metropolitan Museum provenienti anche dalla Sicilia ma che non recavano mai la provenienza. Erano gli anni del ritorno in Sicilia della Dea di Aidone dal Paul Getty Museum di Los Angeles Malibu e delle accese polemiche che culminarono anche in una visita di Soprintendenti italiani organizzata dalla Ambasciata Americana in Italia sulla restituzione di opere provenienti dall’Italia in esposizione nei Musei Americani. A quella visita fui invitato assieme alla collega Ciiurcina allora direttrice del museo “Paolo Orsi” di Siracusa. Clemente fu uno degli archeologi che si batté per la restituzione di opere illegalmente trafugate. Clemente sei stato un grande studioso non solo ma sei stato un Uomo di grandi valori umani ed hai lasciato un patrimonio aere perennius. La Terra non ti sia grave. Riposa in pace. Alla moglie Rosalia e ai figli le più sentite condoglianze”.

Angela Bellia con Clemente Marconi (foto profilo FB bellia)

Angela Bellia, archeologa. “Oggi è un giorno di grandissima tristezza e di profonda inquietudine, di quelli in cui ci si interroga sul senso della vita e della morte, che ha portato via una persona buona, interamente dedita all’avanzamento della conoscenza. È venuto a mancare un caro amico e uno studioso straordinario, Clemente Marconi. È stato il supervisor della mia prima fellowship Marie Curie alla New York University dove mi ha accolta, e da lì il nostro lavoro è proseguito negli anni, condividendo la pubblicazione di volumi e la partecipazione a numerose conferenze. In tutto questo tempo, non mi ha mai fatto mancare il suo incoraggiamento e i suoi consigli preziosi. Clemente è stato un grande archeologo e storico dell’arte a cui va il merito indiscusso di aver aperto nuove strade nella ricerca e di aver proposto letture inedite. Ma al di là della sua immensa caratura accademica, era di una generosità rara. Lo è stato con me come lo era con tutti, dimostrando un’attenzione speciale e un grande supporto specialmente verso i ricercatori e le ricercatrici più giovani. Con il cuore a pezzi, mando il mio abbraccio più grande a sua moglie Rosalia Pumo, cara amica, e ai loro due ragazzi. Grazie di tutto, Clemente”.

Laura Volpe con Clemente Marconi (foto profilo FB volpe)

Laura Volpe, archeologa. “Ci sono persone che, forse senza rendersene conto, cambiano il corso della vita degli altri. Undici anni fa il professor Clemente Marconi mi diede un’opportunità e scelse di credere in me quando ero solo all’inizio del mio percorso. Oggi, se sono coordinatrice del Conservation Lab sullo scavo archeologico di Selinunte e se sono la professionista che sto diventando, è anche grazie alla fiducia che ripose in me. Porterò sempre con me gli insegnamenti ricevuti, il rigore, la passione e l’amore per questo straordinario lavoro che è l’archeologia. Nonché i suoi indimenticabili “Evviva!!!!”. Grazie Clemente per aver creduto in me e in tanti altri giovani. Il suo esempio continuerà a vivere nel nostro lavoro, ogni giorno. Che la terra di Selinunte Le sia lieve”.

Maria Cecilia Parra, archeologa. “Volevo rispettare il silenzio richiestomi sulla scomparsa di Clemente, ma vedo un pullulare di post e non posso non aggiungere il mio. Ma nel dolore, mi limito a ricordare Clemente nei suoi anni pisani e poi a Entella, con me sullo scavo di una cava di gesso nell’area del complesso monumentale del vallone orientale , e poi ancora in un sopralluogo, io e lui soli, in una cava di Menfi, lui con tutti i suoi strumenti per la lavorazione dei materiali lapidei … era il momento del suo studio sulle metope del tempio E di Selinunte … gli strumenti non piacquero ai Carabinieri che ci fermarono per strada ma … È superfluo parlare dello studioso valente che in tanti stanno ricordando, in questo momento ricordo soltanto l’amico. Ciao Clemente”.

Giuliano Volpe, archeologo. “Apprendo con profondo dispiacere della scomparsa di una grande studioso, un grande archeologo, Clemente Marconi, un esponente di punta della moderna archeologia classica”.

L’archeologa Serena Raffiotta racconta ad “archeologiavocidalpassato.com” la scoperta di Morgantina e la mostra fotografica che ne celebra i 70 anni della scoperta: allestita dall’Archeoclub nel museo di Aidone (En), sarà prorogata fino a gennaio

La gradinata trapezoidale dell’ekklesiasterion, simbolo di Morgantina (foto serena raffiotta)


L’archeologa Serena Raffiotta, in dialogo con Alessandra Cilio, interviene al XV festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (foto graziano tavan)

Il 18 agosto 1955, in contrada Serra Orlando (Morgantina, Aidone, En), ebbero inizio gli scavi sistematici condotti dalla missione americana della Princeton University, sotto la direzione degli archeologi Erik Sjöqvist e Richard Stillwell. Le fotografie di quel giorno raccontano con chiarezza quanto orgoglio e partecipazione la gente di Aidone mise in quell’evento: un’intera comunità riunita attorno alla rinascita di Morgantina. Il 18 agosto 2025, a 70 anni esatti da quel momento, al parco archeologico di Morgantina si è rivissuto quello stesso spirito: “Morgantina, 70 anni di scavi, storie e scoperte. 1955-2025”, una giornata di memoria, festa e identità condivisa. Serena Raffiotta, archeologa, socia ricercatrice del museo Archeologico regionale di Aidone, è stata ospite speciale al XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, nella sessione di Catania. E qui l’abbiamo incontrata per raccontare ad archeologiavocidalpassato.com la storia degli scavi e la mostra “Un re tra le rovine. Gustavo Vi Adolfo di Svezia a Serra Orlando e la scoperta di Morgantina. 1955-2025” promossa ad Aidone dall’Archeoclub Aidone Morgantina con il parco archeologico di Morgantina e della villa romana del Casale. Con un annuncio: la mostra sarà prorogata fino a un evento di chiusura a gennaio 2026.

“Quest’anno Morgantina compie 70 anni”, ricorda Serena Raffiotta: “70 candeline su questa torta importante. Nel 1955 arrivò nelle campagne di Aidone, contrada Serra Orlando, un gruppo di ricerca dell’università di Princeton con a capo il prof. Erik Sjöqvist, uno svedese, docente di Archeologia classica. Andavano cercando uno spazio dove i loro studenti di archeologia potessero mettere in pratica quello che studiavano nei corsi in università.

Sito di Morgantina: l’ekklesiasterion e il teatro (foto serena raffiotta)

E così furono fortunati perché a pochi giorni dall’inizio degli scavi misero in luce un monumento che oggi è il simbolo di Morgantina: la gradinata trapezoidale dell’ekklesiasterion, intuendo di essere arrivati nel posto giusto. Quello fu per loro un grande colpo di fortuna che però confermava quanto avevano già saputo facendo dei sopralluoghi e degli studi sul territorio qualche anno prima. Da 70 anni gli scavi continuano, la missione americana è ancora oggi presente sul sito. Per 40 anni è stata diretta da Malcolm Bell, il professore dell’università della Virginia che ha speso un’intera vita per Morgantina, e oggi – conclude Raffiotta – siamo contenti di averli ad Aidone, in Sicilia, perché comunque hanno investito tantissimo in questo progetto di ricerca importante, pubblicando tutti i risultati, una collana di monografie dedicate a Morgantina, che oggi per tutti gli studiosi di archeologia classica è un punto di riferimento indispensabile”.

La presentazione della mostra “Un re tra le rovine” nel museo Archeologico di Aidone (foto serena raffiotta)

 

Allestimento della mostra “Un re tra le rovine. Gustavo Vi Adolfo di Svezia a Serra Orlando e la scoperta di Morgantina. 1955-2025” al museo Archeologico di Aidone (foto zagara palermo)

“Per festeggiare con il pubblico i 70 anni della scoperta di Morgantina – ricorda Serena Raffiotta –, lo scorso giugno la sede locale dell’Archeoclub, appunto Archeoclub Aidone Morgantina, in collaborazione con il parco archeologico di Morgantina e della villa romana del Casale, ha allestito una mostra fotografica all’interno degli spazi museali proprio ad Aidone. La mostra mette in luce i primi mesi di ricerca a Serra Orlando quando ancora quelle monumentali rovine non erano riconosciute come i resti di Morgantina. Si parlava di un’anonima città nelle campagne di Aidone. E sono delle foto interessantissime, selezionate dall’università di Princeton che le ha concesse gentilmente in prestito per l’occasione. La mostra è dedicata in particolare al re Gustavo Adolfo VI di Svezia, il re archeologo, così come è conosciuto per la sua passione per il mondo antico e per aver investito ufficialmente, a nome proprio del regno che governava, in ricerche a Cipro, in Italia nella zona etrusca laziale, e in Sicilia proprio a Serra Orlando. Il re di Svezia fu presente ad Aidone nell’autunno del 1955, tra ottobre e novembre, e queste foto adesso in mostra al museo ce lo mostrano in abiti eleganti, passeggiare tra le rovine appena scoperte insieme al professore Sjöqvist, accogliere visitatori provenienti dal paese, incuriositi da quelle scoperte che stavano lì nascoste sotto i loro piedi, esaminare i reperti che venivano in luce, scrivere il suo taccuino – che è pure in mostra in copia al museo di Aidone. La mostra è a ingresso libero, ed è allestita negli spazi museali, quindi gli orari sono quelli di visita del museo, tutti i giorni dalle 9 alle 18, con ultimo ingresso alle 17. Ufficialmente rimarrà esposta fino a fine anno, quindi 31 dicembre, ma abbiamo già avuto informalmente una concessione di proroga perché contiamo di organizzare, sempre a nome di Archeoclub, un evento di chiusura a gennaio. Quindi vi invitiamo a raggiungerci ad Aidone”.

La mostra “Un re tra le rovine. Gustavo Vi Adolfo di Svezia a Serra Orlando e la scoperta di Morgantina. 1955-2025” è stata ideata da Archeoclub Aidone Morgantina, presieduto da Cinzia Randazzo, con la curatela scientifica di Serena Raffiotta, archeologa e studiosa di Morgantina nonché socia di Archeoclub d’Italia, e realizzata in stretta collaborazione con la Missione Archeologica Americana a Morgantina diretta da Alex Walthall, docente al Department of Classics della University of Texas at Austin. Fondamentale è stato il supporto dell’Università di Princeton, rappresentata da Julia Gearhart, direttore delle Visual Resources in seno al Department of Art and Archaeology della Princeton University, e di Leigh Anne Lieberman, Digital Project Specialist dello stesso dipartimento e Data Director della Missione Americana a Morgantina. Grazie alla collaborazione con l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, un prezioso contributo scientifico al progetto è stato offerto da Frederick Whitling, ricercatore svedese e noto studioso del Re Gustavo. L’evento è organizzato in sinergia con il parco archeologico di Morgantina e della villa romana del Casale di Piazza Armerina diretto da Carmelo Nicotra e con il Comune di Aidone.

Re Gustavo VI Adolfo e il professor Erik Sjöqvist a Serra Orlando (ottobre / novembre 1955) (foto Archivio di Princeton – Morgantina Collection, Department of Art and Archaeology)

 

Mostra “Un re tra le rovine” al museo Archeologico di Aidone: cassa con attrezzi e oggetti di scavo della missione americana a Morgantina (foto zagara palermo)

In mostra 40 fotografie in bianco e nero, in gran parte inedite, che raccontano la breve permanenza dei Reali di Svezia nel territorio aidonese a ottobre/inizi novembre del 1955, anno in cui un gruppo di archeologi e ricercatori americani diretti dallo svedese Erik Sjöqvist, accademico a Princeton, avviava un progetto di ricerca destinato a rimanere memorabile nella storia dell’archeologia internazionale. In mostra anche un gruppo di documenti inediti degli anni 1953-1955 messi a disposizione dall’archivio di Princeton, un paio di atti ufficiali reperiti presso l’Archivio di Stato di Enna e della corrispondenza privata dall’archivio di Marco Incalcaterra. Sono inoltre esibiti per la prima volta al pubblico alcuni interessanti oggetti dell’epoca di proprietà della Missione Americana a Morgantina, testimonianze di vita quotidiana e ricerca archeologica agli albori della spedizione a Serra Orlando.

Re Gustavo VI Adolfo e il professor Erik Sjöqvist a Serra Orlando (ottobre / novembre 1955) (foto Archivio di Princeton – Morgantina Collection, Department of Art and Archaeology)

“La mostra Un Re tra le rovine”, commenta Cinzia Randazzo, presidente in carica di Archeoclub Aidone Morgantina, “celebra i 70 anni dalla scoperta di Morgantina e racconta un momento storico fondamentale della sua storia. Morgantina è viva, è amata e capace di unire mondi lontani. Questo evento è più di una mostra: è un inno alla cooperazione, alla bellezza di un territorio che non smette mai di raccontare. La cultura è il nostro motore: conoscere il passato per comprendere il presente e costruire il futuro. Un evento che crea ponti oltre i confini e oltre il tempo, grazie all’amore per il patrimonio e alla collaborazione internazionale”.

“Gli dei violati. Archeologia ritrovata a Morgantina”: al museo Archeologico di Aidone Serena Raffiotta presenta i reperti prossimi al rientro, e a Morgantina passeggiata a tema archeomafie al santuario di San Francesco Bisconti: due appuntamenti delle locali sezioni dei Gruppi archeologici d’Italia

Nell’ambito delle Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata, la manifestazione dei Gruppi Archeologici d’Italia diffusa su tutto il territorio nazionale, venerdì 24 e sabato 25 ottobre 2025 “Gli dei violati. Archeologia ritrovata a Morgantina”, due appuntamenti dedicati alle archeomafie a Morgantina, grazie a una nuova fruttuosa collaborazione tra Archeoclub Aidone Morgantina e Gruppo Archeologico Litterio Villari di Piazza Armerina in collaborazione con il parco archeologico di Morgantina e della villa romana del Casale.

L’archeologa Serena Raffiotta davati alal Testa di Ade nel museo Archeologico di Aidone (En) (foto dal profilo FB)

Si inizia venerdì 24 ottobre 2025, alle 17, al museo Archeologico di Aidone (En), con la conferenza della socia archeologa Serena Raffiotta, che presenterà i reperti prossimi al rientro ad Aidone, attualmente esposti a Roma al Museo dell’Arte Salvata. Interverranno il direttore del parco archeologico di Morgantina e della villa romana del Casale Carmelo Nicotra e i presidenti delle associazioni organizzatrici, Roberto Scollo (Gruppo Archeologico Litterio Villari di Piazza Armerina) e Cinzia Randazzo (Archeoclub Aidone Morgantina).

La Testa di Ade – trafugata da Morgantina – esposta a Palermo dove è rimasta temporaneamente nel 2016, riportata in Italia dal nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (foto carabinieri TPC)

Si prosegue sabato 25 ottobre 2025, alle 10, a Morgantina, con la passeggiata a tema archeomafie al santuario di San Francesco Bisconti per raccontarne la scoperta fortuita alla fine degli anni Settanta, presentando interessanti documenti d’archivio raccolti durante le indagini condotte negli anni Ottanta. Per la passeggiata, di media difficoltà, si richiedono scarpe adatte, essendo una zona a tratti scoscesa. Appuntamento al parcheggio del sito. Info 3314857221, 3477542166.

Licodia Eubea (Ct). All’ultima giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagoniste le archeomafie con una tavola rotonda. Ultimi due film in concorso, e poi la consegna dei premi chiude l’edizione 2024

licodia-eubea_festival-2024_archeomafie_locandinaLe archeomafie protagoniste domenica 13 ottobre 2024, quinta e ultima giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) che vedrà gli ultimi due film in concorso prima di passare nel tardo pomeriggio alla cerimonia di premiazione che chiuderà l’edizione 2024. A introdurre la tavola rotonda “Rubare il passato. Tombaroli ladri e cacciatori di tesori: tra reale e immaginario”, sarò il film fuori concorso “Ladri di dei” (Italia 2010, 52′) di Adolfo Conti, che racconta il ruolo dei musei e la loro condotta etica rispetto al mercato illegale di opere d’arte. Si tratta di un traffico criminale dalle proporzioni colossali. Un fiume di merce e denaro secondo solo a quello della droga. Ma il dato meno conosciuto è il ruolo avuto dai musei e dalle grandi collezioni private, che questo saccheggio hanno finanziato indirettamente per anni. Alle 18.30, quindi la tavola rotonda che affronta proprio uno degli aspetti racchiuso in quel “un patrimonio da salvare” che è il tema prescelto dai direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele per l’edizione 2024, nonché filo rosso che ha collegato tutto il programma. Moderata dall’archeologa Serena Raffiotta, alla tavola rotonda partecipano Tsao Cevoli (direttore della rivista scientifica Archeomafie), la giornalista Rai Dania Mondini, l’archeologa Lidia Vignola (presidente dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie), il Luogotenente Fabrizio Mutarelli del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Siracusa.

licodia-eubea_festival-2024_premio-archeovisiva_locandinaDalle 19.30 la cerimonia di premiazione e la consegna dei premi: “Archeoclub d’Italia” al film più gradito dal pubblico; “ArcheoVisiva”  assegnato a un film votato dalla giuria internazionale di qualità (composta dall’autore e regista Massimo D’Alessandro; da Giulia Iannello, project manager di Magma – mostra di cinema breve; da Maria Turco, funzionaria archeologa della soprintendenza dei Beni Culturali di Catania e dal regista greco Vasileios Loules) e il premio “Antonino Di Vita” (dedicato al famoso archeologo, nume tutelare del festival) assegnato dal comitato scientifico a un professionista che ha speso la propria attività nella promozione e nella valorizzazione della conoscenza del patrimonio culturale.

I FILM DI DOMENICA 13 OTTOBRE 2024. Alle 16.30, il pomeriggio apre con il film in prima regionale “Empire Inca, l’histoire révélee” (Francia 2023, 52′) di Thibaud Marchant. Gli Inca erano padroni delle Ande e la prima superpotenza d’America. Dalla capitale Cuzco hanno conquistato un vasto territorio, dall’Ecuador al Cile, in circa un secolo. L’assenza di una lingua scritta ha fatto sì che la loro storia venisse tramandata dai conquistatori spagnoli. Per secoli l’archeologia si è basata su queste cronache, ma recenti progressi hanno svelato nuovi aspetti della storia Inca, sfidando vecchie credenze e rivelando la vera storia di questa leggendaria civiltà.

Segue, e chiude i documentari in concorso, in prima regionale il film “Passos perdidos” (Portogallo 2023, 9′) di Daniel Sousa. L’acciottolato portoghese è uno dei più grandi simboli della cultura di questo Paese, un’icona di ingegneria e orgoglio nazionale. Al tempo stesso, però, costituiscono un “sassolino nella scarpa” per la mobilità urbana.

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta, e visita guidata speciale ai nuovi scavi della Villa degli Anicii e nella Basilica di S. Stefano

appia-antica_parco_incontri-archeologia-alle-tombe-di-via-latina_9-marzo_locandinaTornano gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche promosse dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Appuntamento sabato 9 marzo 2024, alle 10, in via dell’Arco di Travertino 151. Attività gratuita su prenotazione scrivendo a pa-appia.tombelatine@cultura.gov.it. Questa volta si affronterà il tema del traffico illegale del patrimonio culturale con la presentazione del libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta (ed. Lussografica, 2020). Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverranno le curatrici, Simona Modeo e Serena Raffiotta, in dialogo con Fabio Isman, giornalista e scrittore, e Serena Epifani, archeologa e giornalista. A seguire, i partecipanti potranno effettuare una visita guidata speciale ai nuovi scavi della Villa degli Anicii e nella Basilica di S. Stefano.

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Copertina del libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta

Ladri di antichità. Il volume raccoglie i contributi di archeologi, studiosi, giornalisti e rappresentanti delle Istituzioni che, a vario titolo, in passato e di recente, hanno operato al fine di contrastare il traffico clandestino di testimonianze culturali, rubate o scavate illecitamente per arricchire musei e collezioni private di tutto il mondo. In questo contesto, si vuole focalizzare l’attenzione sui danni gravi e irreparabili causati dall’azione devastante dei tombaroli e dei trafficanti di antichità. Contrastare questo fenomeno, che da secoli danneggia la nostra ricchissima terra, equivale a salvaguardare in eterno la nostra storia e le nostre radici.

Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente a 82 anni Malcolm Bell III, luminare dell’archeologia classica a livello internazionale, specialista di Morgantina, nome indissolubilmente associato al suo da oltre 60 anni

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Il prof. Malcolm Bell III, l’archeologo di Morgantina, è morto a 82 anni a Roma

Archeologia in lutto. Il 7 gennaio 2024 si è spento a 82 anni, a Roma, in ospedale, portato via da un improvviso aggravarsi di una brutta influenza, l’archeologo Malcolm Bell III, luminare dell’archeologia classica a livello internazionale, specialista di Morgantina, nome indissolubilmente associato al suo da oltre 60 anni.  Era nato il 1° giugno 1941. L’Archeoclub Aidone Morgantina invita la comunità aidonese e chiunque abbia conosciuto e stimato il professore Malcolm Bell ad unirsi in preghiera domenica 14 gennaio 2024 alle 10.30 nella chiesa di Sant’Anna di Aidone, dove sarà celebrata una messa in suffragio del caro defunto.

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Il prof. Malcolm Bell III dell’università della Virginia (USA)

A ricordare la figura del professore Malcolm Bell III è l’archeologa siciliana Serena Raffiotta, ricercatrice nel museo Archeologico regionale di Aidone. “Malcolm Bell era l’amico di tutti”, scrive Raffiotta; “per me, prima ancora che un maestro, Mac era come un parente per la grande, forte e sincera amicizia che da sempre lega la mia alla sua famiglia. Quante calde estati trascorse negli anni Ottanta a Serra Orlando insieme ai suoi figli, ai tempi in cui bambini lo seguivano insieme alla moglie ad Aidone, trascorrendo in Sicilia qualche mese di vacanza mentre lui era dedito al suo lavoro e molto impegnato come direttore della missione americana a Morgantina. Dopo averlo sentito a Natale per i consueti auguri, lui felice di trascorrere le feste a Roma con figli e nipoti, lo avevo pensato proprio ieri pomeriggio, senza sapere che da qualche giorno si trovava ricoverato in ospedale per una pesante influenza. Avevo promesso a me stessa di impegnarmi personalmente per organizzare in primavera la presentazione ad Aidone del suo ultimo lavoro, la monumentale monografia sull’agorà di Morgantina edita un anno fa. Ne avevamo parlato mesi fa ma senza raggiungere un accordo, data l’incertezza sulla sua prossima trasferta in Sicilia a causa delle precarie condizioni di salute. Non avevo insistito, intuendo che non si sentiva sicuro di viaggiare soprattutto nella stagione fredda, ma in cuor mio non riuscivo ad accettare che non dovesse essere protagonista di una grande festa tutta per lui al museo, sapendo quali immani fatiche gli era costato lavorare a quest’ultima pubblicazione. E invece Mac ieri 7 gennaio 2024 è volato in cielo, così all’improvviso, nel silenzio e nella riservatezza che lo hanno sempre contraddistinto, lontano dalla sua cara Virginia, a Roma dove insieme alla moglie amava tanto stare e dove ha sempre avuto un’accoglienza speciale dagli amici dell’Accademia Americana, dove aveva vissuto da studente negli anni Sessanta e poi da docente negli anni Novanta e dove da qualche tempo trascorreva gran parte dell’anno, per poter stare più vicino ai suoi adorati figli e nipoti, residenti in Europa. È andato via senza prendersi i nostri accorati applausi, i nostri più bei complimenti e i nostri doverosi e dovuti ringraziamenti per aver investito la sua intera esistenza su Morgantina, per aver fatto di Aidone – dov’era amico di tutti – la sua seconda casa, per aver voluto tanto bene agli aidonesi da meritare nel 2008 la cittadinanza onoraria, per aver lavorato negli ultimi anni – impegnandosi senza sosta, notte e giorno, nonostante l’età avanzata – alla revisione dei dati di scavo in archivio e dei reperti nei depositi del museo di Aidone con l’obiettivo di regalare alla comunità scientifica mondiale il suo più importante studio su Morgantina, una monumentale e minuziosa opera – il volume VII dei Morgantina Studies – dedicata alle attività archeologiche nell’area dell’agorà. Il vuoto che lasci è incolmabile, mio carissimo Mac. E sono certa che la tua anima vivrà per sempre lì, tra le rovine di Morgantina, tra quelle pietre che le tue mani hanno accarezzato tante volte in cerca di risposte. Li a Serra Orlando, dove ogni giorno soffia un vento leggero che ristora, sono certa che ti rivedrò passeggiare, sorridente, calmo e paziente come sei sempre stato, immerso nella beatitudine che è dei buoni. Riposa in pace, Mac!”.

aidone_epigrafe-lutto-malcolm-bell-IIIMolte le partecipazioni al lutto. A cominciare dal sindaco di Aidone, Annamaria Raccuglia, insieme all’amministrazione comunale e al consiglio comunale: “Con grande rammarico abbiamo appreso la triste notizia della dipartita del prof. Malcolm Bell. Profondamente riconoscenti per l’impegno profuso nel corso della sua carriera per Aidone e Morgantina, partecipiamo al cordoglio della famiglia. Il 26 giugno 2008, il Comune di Aidone conferì la cittadinanza onoraria a Malcolm Bell III, professore di Storia dell’Arte all’università della Virginia, direttore degli scavi americani a Morgantina dal 1980, riconoscendo con gratitudine il suo fondamentale contributo alla conoscenza di Morgantina attraverso le ricerche scientifiche e le pubblicazioni sulla città antica. Di lui ricordiamo il garbo e l’entusiasmo nell’approccio con la comunità aidonese che ha sempre nutrito grande stima nei suoi confronti”. L’associazione Ecomuseo di Aidone “I semi di Demetra” ricorda il prof. Malcolm Bell III che “ha servito con passione e generosità la nostra Morgantina. Lo ricorderemo con tantissimo affetto per lo spessore umano e per le capacità professionali che lo hanno distinto, oltre a essergli profondamente riconoscenti per quanto ha fatto per tutta la comunità di Aidone”. I soci dell’Archeoclub Aidone-Morgantina lo ricordano con affetto e stima “grati della sua disponibilità anche quando ci accompagnava nelle interessanti Archeopasseggiate in cui ci faceva partecipi delle ultime scoperte inerenti Morgantina. Grazie Professore”. E scrivono: “Il suo amore per Aidone, la sua appassionata attività di ricerca dedicata a Morgantina, la sua gentilezza e disponibilità incondizionate e la sua affettuosa vicinanza alla nostra associazione saranno il più caro ricordo che custodiremo in eterno”.

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Il prof. Malcolm Bell III nel museo Archeologico di Aidone

Molti anche gli attestati in ricordo del “prof”. Caterina Greco, direttore del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo: “Con grande dolore apprendo della morte di Malcolm Bell, grande studioso di Morgantina (e non solo), cui la ricerca archeologica in Sicilia deve moltissimo. Nei primi anni 2000 stilammo insieme una convenzione di studio tra la Soprintendenza di Enna (il parco ancora non esisteva) e la Virginia University, in modo da dare continuità e il dovuto riconoscimento istituzionale al rapporto ultra decennale che legava la Missione Americana a Morgantina. E il suo ruolo fu fondamentale per il rientro in Sicilia di tanti preziosissimi cimeli illecitamente sottratti all’archeologia siciliana, in primis gli acroliti arcaici e gli argenti della casa di Eupolemos. Un grande studioso e un uomo riservato e gentile, amante della musica e dell’arte, cui mi hanno legato stima reciproca e amicizia sincera. E soprattutto un uomo integro e di principi saldi e incrollabili, che perseguiva con ammirevole tenacia. Ci mancherai molto Mac!”. Flavia Zisa, professore associato di Archeologia classica all’università Kore di Enna: “Mi dispiace davvero molto.  Studioso illuminato ed intuitivo. Le nostre vite si sono intrecciate in varie occasioni e in vari luoghi tra America e Italia. A lui devo l’amore per Morgantina e l’onore di aver scavato nell’agora con lui. Non sono stata sempre in sintonia con lui, ma non ho fatto in tempo a dirgli che invece ero d’accordo con lui su una ipotesi, che però lui stesso ha silenziato. Non la dirò più neanche io: era l’unico con cui avrei avuto il piacere di discuterne. Mi rimarrà la questione aperta… Raffinato, gentile, colto, amava moltissimo la Sicilia, pur rimanendo un perfetto americano in tutto e per tutto. Lo ringrazio per tante cose, per la città antica ci ha svelato ma, personalmente, lo ringrazio per quella giornata bellissima e indimenticabile trascorsa con mio padre, mia madre e mia nonna. C’era il sole, la luce, l’aria bella e i profumi. Buon viaggio, Malcolm dagli occhi sorridenti”. Ezio Di Serio di Enna: “Scompare un grande archeologo di fama internazionale che ha legato molto della sua vita al sito archeologico di Morgantina (Aidone). Addio grande Malcolm Bell III”. L’archeologa palermitana Francesca Spatafora: “Un’altra dolorosa perdita per tutti noi e per l’archeologia”.

Siracusa. Al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” si presenta il libro “Ladri di antichità” di Simona Modeo e Serena Raffiotta

siracusa_archeologico_giornate-europee-archeologia_presentazione-libro_ladri-di-antichità_locandinaL’associazione di volontariato culturale regionale SiciliAntica in collaborazione con il parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, nell’ambito delle giornate Europee dell’Archeologia, presenta il libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta. Appuntamento sabato 18 giugno 2022, alle 17, al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Ingresso libero. Presenta il volume Lorenzo Guzzardi, direttore del parco archeologico di Leontinoi che dialogherà con le curatrici Simona Modeo e Serena Raffiotta. Interverranno il direttore del parco archeologico di Siracusa Carlo Staffile, il magistrato Francesco Augusto Rio, il luogotenente c.s. Carabinieri TPCR di Siracusa Maurizio Cassia. Per SiciliAntica saranno presenti il presidente regionale Tonino Bellomo e la presidente locale Rosalia Giangreco. Il volume (Edizioni Lussografica) raccoglie i contributi di archeologi, studiosi, giornalisti e rappresentanti delle Istituzioni che, a vario titolo, in passato e di recente, hanno operato al fine di contrastare il traffico clandestino di testimonianze culturali, rubate o scavate illecitamente per arricchire musei e collezioni private di tutto il mondo. In questo contesto, si vuole focalizzare l’attenzione sui danni gravi e irreparabili causati dall’azione devastante dei tombaroli e dei trafficanti di antichità. Contrastare questo fenomeno, che da secoli danneggia la nostra ricchissima terra, equivale a salvaguardare in eterno la nostra storia e le nostre radici.

Dea di Morgantina: nel decennale della restituzione, protagonista all’apertura dell’XI Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica con il video-spot del Comune di Aidone, e su SkyArte nella seconda puntata di “Art Riders. Caccia ai tombaroli” che indaga sui furti più misteriosi di arte antica

La Dea di Morgantina, trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale dal Paul Getty Museum (foto RDCA)

Dal grande al piccolo schermo: protagonista la Dea di Morgantina. Nel decennale dello storico ritorno della preziosa statua del V sec. a.C., trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale, il Comune di Aidone ha prodotto un video-spot e SKY Arte una puntata sulla vicissitudini subite dalla Dea.

Morgantina, la città della dea. Lo spot sulla Dea di Morgantina giovedì 14 ottobre 2021 ha ufficialmente aperto l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct). Questo video è stato fortemente voluto dal Comune di Aidone con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Il filmato, nel decennale della restituzione della preziosa scultura all’Italia, è stato prodotto con la consulenza scientifica dell’archeologa Serena Raffiotta, assessore al Patrimonio Culturale di Aidone, e della prof.ssa Sonia Macrì, docente di Lingua e letteratura greca presso l’UKE Università Kore Enna. “Proiettare il nostro video a Licodia Eubea nell’ambito di un evento culturale di grande spessore quale è la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica”, sottolinea il sindaco di Aidone, Nuccio Chiarenza, “rappresenta un’occasione importante di promozione e valorizzazione del patrimonio archeologico aidonese. Ringraziamo l’archeologa Alessandra Cilio e il regista Lorenzo Daniele, direttori artistici della Rassegna di Licodia, per l’opportunità offertaci”.

Art Raiders. Caccia ai tombaroli. È la nuova serie Sky Original che indaga sui furti più misteriosi di arte antica. Come hanno fatto dei capolavori sepolti e dimenticati a finire nei musei più prestigiosi al mondo? Dopo il primo episodio dedicato a “Il Cratere di Eufronio”, nella seconda puntata, in programma martedì 26 ottobre 2021, alle 21.15, su Sky Arte, protagonista è la Dea di Morgantina. “Nell’anno del decennale del rimpatrio della pregevole scultura greca, simbolo di Morgantina e della nostra comunità”, commenta il sindaco Chiarenza, “siamo onorati che alla Dea sia stata concessa una vetrina così importante e che per l’ennesima volta torni sotto i riflettori della tv per raccontare al mondo, attraverso varie testimonianze, un’intrigante storia a lieto fine”.

Al via a Licodia Eubea (Ct) l’VIII Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica: 24 film; incontri con archeologi, divulgatori, registi; due mostre; un seminario-workshop sulla comunicazione archeologica. La memoria è il leitmotiv dell’edizione 2018

La locandina dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)

L’attesa è finita. Licodia Eubea (Ct) è pronta ad aprire al “cinema dell’Antico” con l’VIII edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, organizzata dal 18 al 21 ottobre 2018 dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. Ben 24 film in programma, di cui 20 in concorso: lavori di recente produzione, di respiro internazionale: Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Croazia, Turchia, Libia, Nuova Zelanda, Canada. “È un pezzo di mondo, quello che viene raccontato attraverso i documentari”, sintetizzano i direttori artistici, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: “ciascuno racconta, con rigore scientifico e grande personalità, il modo in cui l’uomo decide di ricordare o dimenticare il suo passato e le rovine che lo rappresentano, ma anche gli uomini e le donne che hanno contribuito a rivelarlo, a volte celebrati come Sir Arthur Evans, scopritore del mitico palazzo di Minosse a Knosso, altre volte precipitati in un pesante oblio, come l’archeologa preistorica trentina Pia Laviosa Zambotti, morta suicida negli anni Sessanta”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici della rassegna di Licodia Eubea

La memoria è il leitmotiv dell’VIII edizione della Rassegna: “Un tema complesso e attuale”, spiegano Cilio e Daniele, “a caratterizzare tanto le opere in concorso quanto gli incontri, le mostre e tutti gli eventi collaterali in programma. Memoria dell’Antico, ma anche memoria di chi l’Antico lo ha indagato e che, per ragioni storiche o sociali, è stato a lungo dimenticato. Memoria di luoghi, fatti e tradizioni: memoria come identità di una comunità. Ma anche negazione di memoria, laddove il patrimonio culturale venga violato, infranto, distrutto. E responsabili non sono solo coloro che alimentano i grandi conflitti mondiali, ma anche quanti semplicemente dimenticano, in un’epoca proiettata al domani, che fagocita e non assimila. Seguendo questo filo rosso, abbiamo selezionato 24 documentari italiani e stranieri: ciascuno affronta, con grande personalità e altrettanto rigore scientifico, questa vasta tematica. Ancora una volta il cinema si rivela specchio del nostro tempo e mezzo privilegiato per leggere i temi, le speranze, le tensioni che animano la nostra società. Le opere abbracciano epoche comprese tra la Preistoria e l’età contemporanea; narrano un caleidoscopio di storie ambientate in diverse parti del mondo, dalla Murgia al Veneto, dalla Polonia al Portogallo, dalla Turchia al Kurdistan, dall’Africa subsahariana alla Nuova Zelanda”.

L’archeologa Serena Raffiotta

Anche quest’anno il pubblico ha la possibilità di confrontarsi direttamente con i protagonisti della ricerca archeologica, i divulgatori, i registi e gli sceneggiatori che si spendono nel campo della comunicazione del mondo antico. E quest’anno, i nomi degli ospiti sono di tutto rispetto. A conversare con il pubblico del festival, nel pomeriggio di venerdì 19 ottobre, ci sarà l’archeologa Serena Raffiotta, con un intervento dal titolo: “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvare un’identità”. Il pomeriggio di sabato 20 ottobre, invece, sarà dedicato a uno dei giornalisti più impegnati a livello internazionale nella lotta al saccheggio del patrimonio storico-artistico, Fabio Isman, che presenterà (per la prima volta in Sicilia) il recente volume “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti”.

Il giornalista Graziano Tavan con l’archeologa Antonia Falcone

Ma le novità di questa nuova edizione del festival non finiscono qui. Oltre al consueto appuntamento dedicato alla didattica e ai cartoon per giovanissimi all’interno della sessione “Ragazzi e Archeologia” e alla “Finestra sul documentario siciliano”, la manifestazione si arricchisce di un workshop dedicato alla comunicazione del patrimonio culturale attraverso i media di ultima generazione. Il workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta”, tenuto dall’archeo-blogger Antonia Falcone e dal giornalista Graziano Tavan, in programma la mattina del 20 ottobre, punta ad essere una “palestra formativa” aperta a studenti universitari, giornalisti e operatori museali, per i quali la padronanza di strumenti e strategie comunicative nell’ambito dei beni culturali rappresenta oggi un requisito fondamentale. Il workshop è gratuito e aperto a tutti; registrarsi è possibile, attraverso la piattaforma Eventbrite.it.

Il regista Lucio Rosa e il direttore artistico Lorenzo Daniele

A far da cornice al festival, ben due mostre fotografiche: la prima, “Libia. Antiche Architetture Berbere” del fotografo e regista veneziano Lucio Rosa, dedicata ad un frammento d’Africa sempre più fragile e sgretolato; la seconda, “1915-1918. Licodia Eubea e i suoi figli nella Grande Guerra”, organizzata e allestita dall’infaticabile sezione locale dell’Archeoclub d’Italia. Durante i giorni del Festival, la mostra di Lucio Rosa sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, con la proiezione, a ciclo continuo, dei film “Il segno sulla pietra”, “Libia is near”, “Fabrizio Mori, un ricordo”. “Libia. Antiche Architetture Berbere”. E poi, a far da intermezzo tra il pomeriggio e la sera, gli aperitivi con visita guidata alle sale espositive del museo archeologico “Antonino Di Vita” e di quello etnografico “P. Angelo Matteo Coniglione”, a base di prodotti tipici della tradizione enogastronomica licodiana. E le escursioni alla scoperta del centro storico e dell’hinterland di Licodia Eubea, location di questo festival ma, al tempo stesso, scrigno ricco di autentici gioielli architettonici e storico-artistici.

A chiudere l’edizione 2018 della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica sarà la premiazione del film più votato dal pubblico (Premio “Archeoclub d’Italia”) e del film ritenuto migliore da una giuria internazionale di qualità (Premio “ArcheoVisiva”: una delle novità di quest’anno), assieme al Premio “Antonino Di Vita”, conferito a chi abbia speso la propria carriera nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale. “Ancora una volta, dunque, aggiungiamo tessere al mosaico, per incrementare la qualità dell’offerta culturale di questa manifestazione – conclude la Cilio –. Lo facciamo perché continuiamo a credere nel progetto, il cui obiettivo non è solo svelare la bellezza del cinema archeologico, ma anche di fare sistema, coinvolgendo autori, produttori, festival, pubblico e istituzioni. E, un anno dopo, siamo felici di constatare che a crederci siamo sempre di più”.

Il film “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia, una civiltà dimenticata” di Yann Coquart

Il programma. Giovedì 18 ottobre 2018. L’apertura del festival alle 17, all’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di S. Benedetto e S. Chiara, presso piazza Stefania Noce, in pieno centro storico, con gli interventi di Giacomo Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea; Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del Festival; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea; Rosalba Panvini, soprintendente BB.CC.AA. di Catania. Alle 17.30, per “Cinema e archeologia” i film “Az, Branko pridivkom Fučić / Nome Branko, cognome Fučić” di Bernardin Modrić (Croazia, 2016, 36’); “L’antico teatro di Herculaneum” di Raffaele Gentiluomo (Italia, 2014, 8’); “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia. Una civiltà dimenticata” di Yann Coquart, Luis Miranda (Francia, 2017, 52’); “Le mythe du Labyrinth / Il mito del Labirinto” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018, 26’). Alle 19.30, per “Incontri di archeologia”, inaugurazione della mostra fotografica “Libia. Antiche Architetture Berbere”. Interviene: Lucio Rosa, regista e fotografo. Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia”, il film “C’era una volta la terra” di Ilaria Jovine e Roberto Mariotti (Italia, 2018, 73’).

Tanti alunni e studenti coinvolti a Licodia Eubea nella sezione “Ragazzi e archeologia”

Venerdì 19 ottobre 2018. Si comincia al mattino, alle 10.30, con “Ragazzi e archeologia”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane, condotte dall’archeologa Elena Piccolo. Alle 17.30, apre la sezione “Cinema e archeologia” con i film “Fortificaciones, poblados y pizarras. La Raya en los inicios del Medievo / Fortificazioni, palizzate e ardesia. La Raya all’inizio del Medioevo” di Pablo Moreno Hernández (Spagna, 2018, 11’); “Bajo la duna / Sotto la sabbia” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016, 50’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene l’archeologa Serena Raffiotta su “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvaguardare un‘identità”. Segue il film “Pia Laviosa Zambotti. Storia di un’archeologa ritrovata” di Elena Negriolli (Italia, 2017, 42’). Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia” i film “Di cu semu. Reportage su rituali e sopravvivenze popolari” di Salvatore Russo, Giuppy Uccello (Italia, 2018, 24’); “Maria vola via” di Michele Sammarco (Italia, 2017, 16’).

Il libro di Fabio Isman “L’Italia dell’arte venduta”

Sabato 20 ottobre 2018. Si comincia al mattino alle 11. Per “Archeologia e comunicazione” il seminario e workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta” sulla comunicazione dell’Antico attraverso media tradizionali e di ultima generazione. Intervengono: Antonia Falcone, archeologa e blogger, e Graziano Tavan, giornalista e blogger. Alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “W poszukiwaniu średniowiecza / Alla ricerca dei secoli bui” di Jakub Stępnik (Polonia, 2017, 8’); “Shepherds in the cave / Pastori nella grotta” di Anthony Grieco (Canada-Italia, 2016, 84’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene il giornalista e scrittore Fabio Isman su “L‘Italia dell‘Arte venduta”. Segue il film “Artquake” di Andrea Calderone (Italia, 2017, 60’). Alle 20, per “Aperitivo al museo” visita guidata all’interno del museo Civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21.30, per “Cinema e archeologia” i film “Living Amid the Ruins / Vivere tra le rovine” di Işılay Gürsu (Turchia, 2017, 13’); “Peau d’Ame / Pelle d’anima” di Pierre-Oscar Lévy (Francia, 2017, 100’).

La consegna del premio “Antonino Di Vita” 2017: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo

Domenica 21 ottobre 2018. Si inizia alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “Il viaggiatore del Nord” di Alessandro Stevanon (Italia, 2016, 8’); “Meet Peter / Incontriamo Peter” di Gemma Duncan (Zuona Zelanda, 2017, 14’); “Bobadela Romana. Splendidissima Civitas” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2017, 20’); fuori concorso “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa (Italia, 1987, 26’). Alle 18.30, per “Finestra sul documentario siciliano” interviene il critico di Filmstudio Renato Scatà su “Quattro strani casi di cinema in Sicilia” con il film fuori concorso “La voce del corpo” di Luca Vullo (Italia, 2012, 30’). Alle 20, cerimonia di premiazione. Concetta Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Palazzolo Acreide, consegna il premio Archeoclub d’Italia al film più votato dal pubblico; Jay Cavallaro, documentarista e fotografo, a nome della giuria di qualità consegna il premio ArcheoVisiva al miglior film selezionato; Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità italiche all’università di Macerata, consegna il premio Antonino Di Vita -un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione, a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico.

“Barbablu” torna a casa: la Testa di Ade dal 21 dicembre sarà esposta definitivamente al museo Archeologico di Aidone (Enna)

La Testa di Ade, nota anche come "Barbablu", trafugata da Morgantina negli anni '70-'80

La Testa di Ade, nota anche come “Barbablu”, trafugata da Morgantina negli anni ’70-’80

“Barbablu” torna a casa. La famosa “Testa di Ade” dal 21 dicembre 2016 sarà esposta definitivamente al museo Archeologico di Aidone (Enna). Si chiude così un lungo contenzioso giudiziario con il Paul Getty Museum di Los Angeles che aveva acquistato la statua nel 1985 per esporla con tutti gli onori nella prestigiosa sede di Malibù. Ma quella “testa” famosa per il caratteristico colore blu della sua folta barba a riccioli, colore che richiama il concetto di eternità per l’assimilazione appunto dell’azzurro con il colore del cielo, era frutto di scavi clandestini. A dimostrarlo l’intuito di un’archeologa siciliana, Serena Raffiotta, figlia dell’ex procuratore di Enna Silvio Raffiotta, noto per il suo impegno nel recupero dei beni archeologici trafugati. Raffiotta studiando alcuni reperti in frantumi abbandonati dai tombaroli durante scavi clandestini a Morgantina, aveva notato quattro “riccioli” (recuperati tra il 1978 e il 1988). A distanza di diversi anni, nell’ambito di una collaborazione – avviata dal 2011 – tra il dipartimento dei Beni culturali della Regione Sicilia e il museo californiano è stato possibile compararli con la “testa” custodita al Getty. Si è così scoperto che quei riccioli appartenevano alla Testa di Ade. “Ricevuta la notifica del dissequestro da parte della Procura di Enna, con la direttrice del Polo museale di Enna, Piazza Armerina e Aidone, abbiamo operato affinché l’opera fosse esposta nel più breve tempo possibile nel museo di Aidone restituendola alla fruizione della comunità civica e di tutti i visitatori. Continueremo a impegnarci, con il contributo di tutte le istituzioni e dei cittadini di Aidone, per la promozione di questo territorio che racconta storie importanti della Sicilia antica”, spiega l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Carlo Vermiglio.

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

La testa di Ade era stata recuperata nel gennaio 2016 dalla missione del sostituto procuratore Francesco Rio, titolare delle indagini, che ha coordinato il Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale e il dipartimento dei Beni culturali della Regione Sicilia. Il 29 gennaio 2016 “Barbablu” atterrava all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo. Poi, in attesa di completare le formalità per la sua definitiva esposizione al museo di Aidone, la Testa di Ade è stata esposta dal maggio 2016 al museo Archeologico “Antonio Salinas” di Palermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/11/esposta-temporaneamente-al-museo-archeologico-salinas-di-palermo-la-testa-di-ade-barbablu-trafugata-dal-sito-siculo-greco-di-morgantina-negli-anni-70-80-e-restitui/).

Aidone Museo

Il museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, destinazione finale della Testa di Ade (foto di Vincenzo Capasso, http://notizie.comuni-italiani.it/foto/41404)

E ora il ritorno ad Aidone. “La testa di Ade ritorna nella sua sede espositiva naturale”, aggiunge la direttrice Giovanna Susan. “Non si tratta solo del recupero di un importante oggetto d’arte, ma della ricostituzione di un contesto archeologico. I riccioli che “attaccano”, prima ancora di essere una prova giuridica, costituiscono un dato scientifico che permette di ricostituire la provenienza della testa dal Santuario di San Francesco Bisconti a Morgantina dedicato a Demetra e Kore, la stessa provenienza della coppia di acroliti”. Il museo di Aidone ospita insieme alla coppia di acroliti, la statua di Demetra e gli argenti di Eupolemos trafugati da Morgantina e restituiti dai musei americani. “Si completa così il mito di Demetra e Kore, iniziato con il ritorno degli acroliti”, dice il sindaco di Aidone, Vincenzo Lacchiana. “Il nostro museo espone capolavori che assumono, per le vicende che li hanno contraddistinti, un valore universale in un territorio che negli anni è stato fortemente depredato”. Anche per Luisa Lantieri, assessore regionale alla Funzione pubblica che ha seguito la vicenda del rientro della testa ad Aidone, “il ritorno della testa di Ade ad Aidone è un altro passo in avanti nella valorizzazione del patrimonio artistico culturale del centro della Sicilia. La consegna ufficiale del reperto archeologico alla comunità aidonese, fortemente voluta da me e dall’assessore Carlo Vermiglio – aggiunge -, rappresenta un momento importante in grado di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sui tanti tesori che la nostra terra custodisce che creano opportunità di sviluppo economico se sapientemente utilizzate per attrarre flussi turistici”. Conclude l’assessore Vermiglio: “Questo museo si può considerare il museo dei nostoi, dei ritorni e della legalità e, in questo contesto, la testa di Ade rappresenta un simbolo della lotta contro la criminalità e il saccheggio del nostro patrimonio culturale”.