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Siracusa. Al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” si presenta il libro “Ladri di antichità” di Simona Modeo e Serena Raffiotta

siracusa_archeologico_giornate-europee-archeologia_presentazione-libro_ladri-di-antichità_locandinaL’associazione di volontariato culturale regionale SiciliAntica in collaborazione con il parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, nell’ambito delle giornate Europee dell’Archeologia, presenta il libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta. Appuntamento sabato 18 giugno 2022, alle 17, al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Ingresso libero. Presenta il volume Lorenzo Guzzardi, direttore del parco archeologico di Leontinoi che dialogherà con le curatrici Simona Modeo e Serena Raffiotta. Interverranno il direttore del parco archeologico di Siracusa Carlo Staffile, il magistrato Francesco Augusto Rio, il luogotenente c.s. Carabinieri TPCR di Siracusa Maurizio Cassia. Per SiciliAntica saranno presenti il presidente regionale Tonino Bellomo e la presidente locale Rosalia Giangreco. Il volume (Edizioni Lussografica) raccoglie i contributi di archeologi, studiosi, giornalisti e rappresentanti delle Istituzioni che, a vario titolo, in passato e di recente, hanno operato al fine di contrastare il traffico clandestino di testimonianze culturali, rubate o scavate illecitamente per arricchire musei e collezioni private di tutto il mondo. In questo contesto, si vuole focalizzare l’attenzione sui danni gravi e irreparabili causati dall’azione devastante dei tombaroli e dei trafficanti di antichità. Contrastare questo fenomeno, che da secoli danneggia la nostra ricchissima terra, equivale a salvaguardare in eterno la nostra storia e le nostre radici.

Dea di Morgantina: nel decennale della restituzione, protagonista all’apertura dell’XI Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica con il video-spot del Comune di Aidone, e su SkyArte nella seconda puntata di “Art Riders. Caccia ai tombaroli” che indaga sui furti più misteriosi di arte antica

La Dea di Morgantina, trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale dal Paul Getty Museum (foto RDCA)

Dal grande al piccolo schermo: protagonista la Dea di Morgantina. Nel decennale dello storico ritorno della preziosa statua del V sec. a.C., trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale, il Comune di Aidone ha prodotto un video-spot e SKY Arte una puntata sulla vicissitudini subite dalla Dea.

Morgantina, la città della dea. Lo spot sulla Dea di Morgantina giovedì 14 ottobre 2021 ha ufficialmente aperto l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct). Questo video è stato fortemente voluto dal Comune di Aidone con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Il filmato, nel decennale della restituzione della preziosa scultura all’Italia, è stato prodotto con la consulenza scientifica dell’archeologa Serena Raffiotta, assessore al Patrimonio Culturale di Aidone, e della prof.ssa Sonia Macrì, docente di Lingua e letteratura greca presso l’UKE Università Kore Enna. “Proiettare il nostro video a Licodia Eubea nell’ambito di un evento culturale di grande spessore quale è la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica”, sottolinea il sindaco di Aidone, Nuccio Chiarenza, “rappresenta un’occasione importante di promozione e valorizzazione del patrimonio archeologico aidonese. Ringraziamo l’archeologa Alessandra Cilio e il regista Lorenzo Daniele, direttori artistici della Rassegna di Licodia, per l’opportunità offertaci”.

Art Raiders. Caccia ai tombaroli. È la nuova serie Sky Original che indaga sui furti più misteriosi di arte antica. Come hanno fatto dei capolavori sepolti e dimenticati a finire nei musei più prestigiosi al mondo? Dopo il primo episodio dedicato a “Il Cratere di Eufronio”, nella seconda puntata, in programma martedì 26 ottobre 2021, alle 21.15, su Sky Arte, protagonista è la Dea di Morgantina. “Nell’anno del decennale del rimpatrio della pregevole scultura greca, simbolo di Morgantina e della nostra comunità”, commenta il sindaco Chiarenza, “siamo onorati che alla Dea sia stata concessa una vetrina così importante e che per l’ennesima volta torni sotto i riflettori della tv per raccontare al mondo, attraverso varie testimonianze, un’intrigante storia a lieto fine”.

Al via a Licodia Eubea (Ct) l’VIII Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica: 24 film; incontri con archeologi, divulgatori, registi; due mostre; un seminario-workshop sulla comunicazione archeologica. La memoria è il leitmotiv dell’edizione 2018

La locandina dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)

L’attesa è finita. Licodia Eubea (Ct) è pronta ad aprire al “cinema dell’Antico” con l’VIII edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, organizzata dal 18 al 21 ottobre 2018 dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. Ben 24 film in programma, di cui 20 in concorso: lavori di recente produzione, di respiro internazionale: Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Croazia, Turchia, Libia, Nuova Zelanda, Canada. “È un pezzo di mondo, quello che viene raccontato attraverso i documentari”, sintetizzano i direttori artistici, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: “ciascuno racconta, con rigore scientifico e grande personalità, il modo in cui l’uomo decide di ricordare o dimenticare il suo passato e le rovine che lo rappresentano, ma anche gli uomini e le donne che hanno contribuito a rivelarlo, a volte celebrati come Sir Arthur Evans, scopritore del mitico palazzo di Minosse a Knosso, altre volte precipitati in un pesante oblio, come l’archeologa preistorica trentina Pia Laviosa Zambotti, morta suicida negli anni Sessanta”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici della rassegna di Licodia Eubea

La memoria è il leitmotiv dell’VIII edizione della Rassegna: “Un tema complesso e attuale”, spiegano Cilio e Daniele, “a caratterizzare tanto le opere in concorso quanto gli incontri, le mostre e tutti gli eventi collaterali in programma. Memoria dell’Antico, ma anche memoria di chi l’Antico lo ha indagato e che, per ragioni storiche o sociali, è stato a lungo dimenticato. Memoria di luoghi, fatti e tradizioni: memoria come identità di una comunità. Ma anche negazione di memoria, laddove il patrimonio culturale venga violato, infranto, distrutto. E responsabili non sono solo coloro che alimentano i grandi conflitti mondiali, ma anche quanti semplicemente dimenticano, in un’epoca proiettata al domani, che fagocita e non assimila. Seguendo questo filo rosso, abbiamo selezionato 24 documentari italiani e stranieri: ciascuno affronta, con grande personalità e altrettanto rigore scientifico, questa vasta tematica. Ancora una volta il cinema si rivela specchio del nostro tempo e mezzo privilegiato per leggere i temi, le speranze, le tensioni che animano la nostra società. Le opere abbracciano epoche comprese tra la Preistoria e l’età contemporanea; narrano un caleidoscopio di storie ambientate in diverse parti del mondo, dalla Murgia al Veneto, dalla Polonia al Portogallo, dalla Turchia al Kurdistan, dall’Africa subsahariana alla Nuova Zelanda”.

L’archeologa Serena Raffiotta

Anche quest’anno il pubblico ha la possibilità di confrontarsi direttamente con i protagonisti della ricerca archeologica, i divulgatori, i registi e gli sceneggiatori che si spendono nel campo della comunicazione del mondo antico. E quest’anno, i nomi degli ospiti sono di tutto rispetto. A conversare con il pubblico del festival, nel pomeriggio di venerdì 19 ottobre, ci sarà l’archeologa Serena Raffiotta, con un intervento dal titolo: “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvare un’identità”. Il pomeriggio di sabato 20 ottobre, invece, sarà dedicato a uno dei giornalisti più impegnati a livello internazionale nella lotta al saccheggio del patrimonio storico-artistico, Fabio Isman, che presenterà (per la prima volta in Sicilia) il recente volume “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti”.

Il giornalista Graziano Tavan con l’archeologa Antonia Falcone

Ma le novità di questa nuova edizione del festival non finiscono qui. Oltre al consueto appuntamento dedicato alla didattica e ai cartoon per giovanissimi all’interno della sessione “Ragazzi e Archeologia” e alla “Finestra sul documentario siciliano”, la manifestazione si arricchisce di un workshop dedicato alla comunicazione del patrimonio culturale attraverso i media di ultima generazione. Il workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta”, tenuto dall’archeo-blogger Antonia Falcone e dal giornalista Graziano Tavan, in programma la mattina del 20 ottobre, punta ad essere una “palestra formativa” aperta a studenti universitari, giornalisti e operatori museali, per i quali la padronanza di strumenti e strategie comunicative nell’ambito dei beni culturali rappresenta oggi un requisito fondamentale. Il workshop è gratuito e aperto a tutti; registrarsi è possibile, attraverso la piattaforma Eventbrite.it.

Il regista Lucio Rosa e il direttore artistico Lorenzo Daniele

A far da cornice al festival, ben due mostre fotografiche: la prima, “Libia. Antiche Architetture Berbere” del fotografo e regista veneziano Lucio Rosa, dedicata ad un frammento d’Africa sempre più fragile e sgretolato; la seconda, “1915-1918. Licodia Eubea e i suoi figli nella Grande Guerra”, organizzata e allestita dall’infaticabile sezione locale dell’Archeoclub d’Italia. Durante i giorni del Festival, la mostra di Lucio Rosa sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, con la proiezione, a ciclo continuo, dei film “Il segno sulla pietra”, “Libia is near”, “Fabrizio Mori, un ricordo”. “Libia. Antiche Architetture Berbere”. E poi, a far da intermezzo tra il pomeriggio e la sera, gli aperitivi con visita guidata alle sale espositive del museo archeologico “Antonino Di Vita” e di quello etnografico “P. Angelo Matteo Coniglione”, a base di prodotti tipici della tradizione enogastronomica licodiana. E le escursioni alla scoperta del centro storico e dell’hinterland di Licodia Eubea, location di questo festival ma, al tempo stesso, scrigno ricco di autentici gioielli architettonici e storico-artistici.

A chiudere l’edizione 2018 della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica sarà la premiazione del film più votato dal pubblico (Premio “Archeoclub d’Italia”) e del film ritenuto migliore da una giuria internazionale di qualità (Premio “ArcheoVisiva”: una delle novità di quest’anno), assieme al Premio “Antonino Di Vita”, conferito a chi abbia speso la propria carriera nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale. “Ancora una volta, dunque, aggiungiamo tessere al mosaico, per incrementare la qualità dell’offerta culturale di questa manifestazione – conclude la Cilio –. Lo facciamo perché continuiamo a credere nel progetto, il cui obiettivo non è solo svelare la bellezza del cinema archeologico, ma anche di fare sistema, coinvolgendo autori, produttori, festival, pubblico e istituzioni. E, un anno dopo, siamo felici di constatare che a crederci siamo sempre di più”.

Il film “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia, una civiltà dimenticata” di Yann Coquart

Il programma. Giovedì 18 ottobre 2018. L’apertura del festival alle 17, all’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di S. Benedetto e S. Chiara, presso piazza Stefania Noce, in pieno centro storico, con gli interventi di Giacomo Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea; Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del Festival; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea; Rosalba Panvini, soprintendente BB.CC.AA. di Catania. Alle 17.30, per “Cinema e archeologia” i film “Az, Branko pridivkom Fučić / Nome Branko, cognome Fučić” di Bernardin Modrić (Croazia, 2016, 36’); “L’antico teatro di Herculaneum” di Raffaele Gentiluomo (Italia, 2014, 8’); “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia. Una civiltà dimenticata” di Yann Coquart, Luis Miranda (Francia, 2017, 52’); “Le mythe du Labyrinth / Il mito del Labirinto” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018, 26’). Alle 19.30, per “Incontri di archeologia”, inaugurazione della mostra fotografica “Libia. Antiche Architetture Berbere”. Interviene: Lucio Rosa, regista e fotografo. Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia”, il film “C’era una volta la terra” di Ilaria Jovine e Roberto Mariotti (Italia, 2018, 73’).

Tanti alunni e studenti coinvolti a Licodia Eubea nella sezione “Ragazzi e archeologia”

Venerdì 19 ottobre 2018. Si comincia al mattino, alle 10.30, con “Ragazzi e archeologia”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane, condotte dall’archeologa Elena Piccolo. Alle 17.30, apre la sezione “Cinema e archeologia” con i film “Fortificaciones, poblados y pizarras. La Raya en los inicios del Medievo / Fortificazioni, palizzate e ardesia. La Raya all’inizio del Medioevo” di Pablo Moreno Hernández (Spagna, 2018, 11’); “Bajo la duna / Sotto la sabbia” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016, 50’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene l’archeologa Serena Raffiotta su “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvaguardare un‘identità”. Segue il film “Pia Laviosa Zambotti. Storia di un’archeologa ritrovata” di Elena Negriolli (Italia, 2017, 42’). Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia” i film “Di cu semu. Reportage su rituali e sopravvivenze popolari” di Salvatore Russo, Giuppy Uccello (Italia, 2018, 24’); “Maria vola via” di Michele Sammarco (Italia, 2017, 16’).

Il libro di Fabio Isman “L’Italia dell’arte venduta”

Sabato 20 ottobre 2018. Si comincia al mattino alle 11. Per “Archeologia e comunicazione” il seminario e workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta” sulla comunicazione dell’Antico attraverso media tradizionali e di ultima generazione. Intervengono: Antonia Falcone, archeologa e blogger, e Graziano Tavan, giornalista e blogger. Alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “W poszukiwaniu średniowiecza / Alla ricerca dei secoli bui” di Jakub Stępnik (Polonia, 2017, 8’); “Shepherds in the cave / Pastori nella grotta” di Anthony Grieco (Canada-Italia, 2016, 84’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene il giornalista e scrittore Fabio Isman su “L‘Italia dell‘Arte venduta”. Segue il film “Artquake” di Andrea Calderone (Italia, 2017, 60’). Alle 20, per “Aperitivo al museo” visita guidata all’interno del museo Civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21.30, per “Cinema e archeologia” i film “Living Amid the Ruins / Vivere tra le rovine” di Işılay Gürsu (Turchia, 2017, 13’); “Peau d’Ame / Pelle d’anima” di Pierre-Oscar Lévy (Francia, 2017, 100’).

La consegna del premio “Antonino Di Vita” 2017: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo

Domenica 21 ottobre 2018. Si inizia alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “Il viaggiatore del Nord” di Alessandro Stevanon (Italia, 2016, 8’); “Meet Peter / Incontriamo Peter” di Gemma Duncan (Zuona Zelanda, 2017, 14’); “Bobadela Romana. Splendidissima Civitas” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2017, 20’); fuori concorso “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa (Italia, 1987, 26’). Alle 18.30, per “Finestra sul documentario siciliano” interviene il critico di Filmstudio Renato Scatà su “Quattro strani casi di cinema in Sicilia” con il film fuori concorso “La voce del corpo” di Luca Vullo (Italia, 2012, 30’). Alle 20, cerimonia di premiazione. Concetta Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Palazzolo Acreide, consegna il premio Archeoclub d’Italia al film più votato dal pubblico; Jay Cavallaro, documentarista e fotografo, a nome della giuria di qualità consegna il premio ArcheoVisiva al miglior film selezionato; Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità italiche all’università di Macerata, consegna il premio Antonino Di Vita -un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione, a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico.

“Barbablu” torna a casa: la Testa di Ade dal 21 dicembre sarà esposta definitivamente al museo Archeologico di Aidone (Enna)

La Testa di Ade, nota anche come "Barbablu", trafugata da Morgantina negli anni '70-'80

La Testa di Ade, nota anche come “Barbablu”, trafugata da Morgantina negli anni ’70-’80

“Barbablu” torna a casa. La famosa “Testa di Ade” dal 21 dicembre 2016 sarà esposta definitivamente al museo Archeologico di Aidone (Enna). Si chiude così un lungo contenzioso giudiziario con il Paul Getty Museum di Los Angeles che aveva acquistato la statua nel 1985 per esporla con tutti gli onori nella prestigiosa sede di Malibù. Ma quella “testa” famosa per il caratteristico colore blu della sua folta barba a riccioli, colore che richiama il concetto di eternità per l’assimilazione appunto dell’azzurro con il colore del cielo, era frutto di scavi clandestini. A dimostrarlo l’intuito di un’archeologa siciliana, Serena Raffiotta, figlia dell’ex procuratore di Enna Silvio Raffiotta, noto per il suo impegno nel recupero dei beni archeologici trafugati. Raffiotta studiando alcuni reperti in frantumi abbandonati dai tombaroli durante scavi clandestini a Morgantina, aveva notato quattro “riccioli” (recuperati tra il 1978 e il 1988). A distanza di diversi anni, nell’ambito di una collaborazione – avviata dal 2011 – tra il dipartimento dei Beni culturali della Regione Sicilia e il museo californiano è stato possibile compararli con la “testa” custodita al Getty. Si è così scoperto che quei riccioli appartenevano alla Testa di Ade. “Ricevuta la notifica del dissequestro da parte della Procura di Enna, con la direttrice del Polo museale di Enna, Piazza Armerina e Aidone, abbiamo operato affinché l’opera fosse esposta nel più breve tempo possibile nel museo di Aidone restituendola alla fruizione della comunità civica e di tutti i visitatori. Continueremo a impegnarci, con il contributo di tutte le istituzioni e dei cittadini di Aidone, per la promozione di questo territorio che racconta storie importanti della Sicilia antica”, spiega l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Carlo Vermiglio.

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

La testa di Ade era stata recuperata nel gennaio 2016 dalla missione del sostituto procuratore Francesco Rio, titolare delle indagini, che ha coordinato il Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale e il dipartimento dei Beni culturali della Regione Sicilia. Il 29 gennaio 2016 “Barbablu” atterrava all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo. Poi, in attesa di completare le formalità per la sua definitiva esposizione al museo di Aidone, la Testa di Ade è stata esposta dal maggio 2016 al museo Archeologico “Antonio Salinas” di Palermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/11/esposta-temporaneamente-al-museo-archeologico-salinas-di-palermo-la-testa-di-ade-barbablu-trafugata-dal-sito-siculo-greco-di-morgantina-negli-anni-70-80-e-restitui/).

Aidone Museo

Il museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, destinazione finale della Testa di Ade (foto di Vincenzo Capasso, http://notizie.comuni-italiani.it/foto/41404)

E ora il ritorno ad Aidone. “La testa di Ade ritorna nella sua sede espositiva naturale”, aggiunge la direttrice Giovanna Susan. “Non si tratta solo del recupero di un importante oggetto d’arte, ma della ricostituzione di un contesto archeologico. I riccioli che “attaccano”, prima ancora di essere una prova giuridica, costituiscono un dato scientifico che permette di ricostituire la provenienza della testa dal Santuario di San Francesco Bisconti a Morgantina dedicato a Demetra e Kore, la stessa provenienza della coppia di acroliti”. Il museo di Aidone ospita insieme alla coppia di acroliti, la statua di Demetra e gli argenti di Eupolemos trafugati da Morgantina e restituiti dai musei americani. “Si completa così il mito di Demetra e Kore, iniziato con il ritorno degli acroliti”, dice il sindaco di Aidone, Vincenzo Lacchiana. “Il nostro museo espone capolavori che assumono, per le vicende che li hanno contraddistinti, un valore universale in un territorio che negli anni è stato fortemente depredato”. Anche per Luisa Lantieri, assessore regionale alla Funzione pubblica che ha seguito la vicenda del rientro della testa ad Aidone, “il ritorno della testa di Ade ad Aidone è un altro passo in avanti nella valorizzazione del patrimonio artistico culturale del centro della Sicilia. La consegna ufficiale del reperto archeologico alla comunità aidonese, fortemente voluta da me e dall’assessore Carlo Vermiglio – aggiunge -, rappresenta un momento importante in grado di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sui tanti tesori che la nostra terra custodisce che creano opportunità di sviluppo economico se sapientemente utilizzate per attrarre flussi turistici”. Conclude l’assessore Vermiglio: “Questo museo si può considerare il museo dei nostoi, dei ritorni e della legalità e, in questo contesto, la testa di Ade rappresenta un simbolo della lotta contro la criminalità e il saccheggio del nostro patrimonio culturale”.

Esposta temporaneamente al museo archeologico Salinas di Palermo la Testa di Ade “Barbablu”, trafugata dal sito siculo-greco di Morgantina negli anni ’70-’80 e restituita nel gennaio 2016 dal Getty Museum di Los Angeles

La Testa di Ade, nota anche come "Barbablu", trafugata da Morgantina negli anni '70-'80

La Testa di Ade, nota anche come “Barbablu”, trafugata da Morgantina negli anni ’70-’80 del Novecento

“Barbablu” star temporanea del museo Salinas di Palermo. La Testa di Ade, più nota appunto col nomignolo “Barbablu” per il caratteristico colore blu della sua folta barba a riccioli, colore che richiama il concetto di eternità per l’assimilazione appunto dell’azzurro con il colore del cielo, è esposta da mercoledì 11 maggio 2016 al museo archeologico Salinas di Palermo, con orario 9.30-19 (dal martedì alla domenica, ingresso libero). Lo annuncia l’assessore regionale dei Beni Culturali, Carlo Vermiglio. “In qualità di custodi giudiziari, d’intesa con il sostituto procuratore di Enna, Francesco Rio, e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il direttore del museo Salinas, Francesca Spatafora, abbiamo deciso di restituire alla fruizione del pubblico “Barbablù”, la famosa Testa di Ade, trafugata negli anni ’70 dal sito archeologico di Morgantina e rientrata in Italia il 29 gennaio scorso. Il capolavoro dell’arte greco-ellenistica rappresenta un momento positivo e importante per la ricerca archeologica e soprattutto una vittoria per la legalità”.

Il teatro greco nel sito archeologico di Morgantina (Aidone, Enna)

Il teatro greco nel sito archeologico di Morgantina (Aidone, Enna)

La vicenda della Testa di Ade è emblematica. Il reperto era stato trafugato, come detto, alla fine degli anni Settanta del Novecento dall’area archeologica di Morgantina, nel territorio di Aidone, in provincia di Enna, importante città siculo-greca che, tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, è stata oggetto di numerosissimi scavi clandestini con conseguente trafugamento di inestimabili capolavori dell’arte greca (la coppia di acroliti arcaici, la colossale statua tardo-classica della dea, il tesoro di argenti ellenistici), illecitamente esportati e restituiti all’Italia negli ultimi anni, tutti attualmente custoditi nel museo Archeologico di Aidone.

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

Il momento della restituzione a Los Angeles della Testa di Ade da parte dei responsabili del Getty Museum alle autorità italiane

Ma come si è giunti a scoprire che quella Testa di Ade che nella seconda metà degli anni Ottanta viene esposta con tutti gli onori al Paul Getty museum di Los Angeles era frutto di scavi clandestini? L’eccezionale risultato è dovuto all’intuito e alla preparazione di una archeologa siciliana Serena Raffiotta, figlia dell’ex procuratore di Enna Silvio Raffiotta, da sempre in prima linea nella lotta per il recupero dei beni archeologici trafugati. Raffiotta studiando alcuni reperti in frantumi abbandonati dai tombaroli durante scavi clandestini a Morgantina, aveva notato quattro “riccioli” (recuperati tra il 1978 e il 1988). A distanza di diversi anni, nell’ambito di una collaborazione – avviata dal 2011 – tra il dipartimento dei Beni culturali della Regione Sicilia e il museo californiano è stato possibile compararli con la “testa” custodita al Getty. Si è così scoperto che quei riccioli appartenevano alla Testa di Ade, dimostrando così che “Barbablu” proveniva da scavi clandestini di Morgantina. Il Paul Getty Museum di Los Angeles l’aveva acquistata nel 1985 e collocata nella Getty Villa di Malibù.

La Testa di Ade a Palermo dove è stata riportata dal nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

La Testa di Ade a Palermo dove è stata riportata dal nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, che ha operato in sinergia con il dipartimento dei Beni culturali e su coordinamento della procura di Enna, ha acquisito i riscontri documentali utili per formalizzare la richiesta di rogatoria internazionale, poi indirizzata alle autorità statunitensi. La piena collaborazione con il dipartimento di Giustizia Usa e il Paul Getty Museum ha permesso, dopo l’espletamento delle procedure giudiziarie, l’organizzazione della missione di recupero. Il 24 gennaio 2016 militari del Nucleo di Palermo, insieme al sostituto procuratore Francesco Rio, titolare delle indagini, sono pertanto partiti alla volta di Los Angeles, facendo rientro il 29 gennaio scorso all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, con la Testa di Ade.

Il museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, destinazione finale della Testa di Ade

Il museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, destinazione finale della Testa di Ade

In attesa del ritorno definitivo al museo archeologico di Aidone che conserva i tesori di Morgantina, Barbablu è esposto al museo Salinas di Palermo. Il procuratore generale Massimo Palmeri ha ricostruito la storia di Barbablu. Determinante è stato, per il rientro della statua, il ruolo del sostituto Augusto Rio che ha avviato le procedure per la rogatoria internazionale ed è andato personalmente a Malibù a riprendere il reperto archeologico. “Le indagini che abbiamo avviato non sono concluse”, spiega Rio. “Vogliamo risalire a chi a suo tempo possa avere trafugato la statua”. Il comandante dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio di Palermo, Luigi Mancuso, ha parlato di momento importante nel contrasto del traffico internazionale di opere d’arte e di come il lavoro dei carabinieri sia puntato all’individuazione di reti nazionali ed internazionali, alla ricerca e al recupero dei beni culturali trafugati: “Tutto ciò ha consentito di creare una vera e propria banca dati capace di indicare quali siano i beni trafugati e la loro effettiva provenienza. L’attività scientifica che è alla base del nostro lavoro diventa poi lo strumento probatorio per consentire il recupero dei beni”.