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Archeologia in lutto. Si è spento a 73 anni l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. Il cordoglio di colleghi e amici

L’archeologo di Giulio Ciampoltrini venuto a mancare il 30 maggio 2026 a 73 anni (foto dal profilo FB di giulio ciampoltrini)

Un altro grave lutto ha colpito il mondo della cultura. Sabato 30 maggio 2026, all’età di 73 anni, si è spento a Grosseto l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia. Lascia la moglie Paola Rendini, anche lei archeologa. Ha operato prevalentemente in Toscana, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. È autore di oltre 400 pubblicazioni. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, il 25 settembre 1952, Ciampoltrini, dopo la laurea in Lettere conseguita all’università di Pisa nel 1975, ha proseguito la sua formazione alla Scuola di Specializzazione in Archeologia della stessa università e, successivamente, ha frequentato il corso di perfezionamento alla Scuola Normale Superiore tra il 1976 e il 1980. Oltre agli scavi, che hanno costituito il suo interesse principale, ha curato l’allestimento scientifico di mostre e musei, fra cui il museo nazionale di Villa Guinigi di Lucca.Sotto la sua direzione scientifica si ottiene la definitiva sistemazione della collezione archeologica nel 2004. Il 10 maggio 2004, insieme a Elisabetta Abela e Susanna Bianchini, ha curato la realizzazione del Convegno intitolato Nella terra del tempo. Gli scavi archeologici nel Complesso Galli Tassi di Lucca, di cui vengono pubblicati gli Atti nella Rivista di Archeologia, Storia e Costume, anno XXXIV, nn. 1-2, 2006, (ed. agosto 2006), a cura dell’Istituto Storico Lucchese. Il suo riesame dei mosaici nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata gli è valsa la pubblicazione nel 2005 nella rivista francese edita a Roma La mosaïque gréco-romaine. IX.Fu membro corrispondente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici e dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. Unanime il cordoglio tra i colleghi.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di claudio calastri)

Claudio Calastri, casa editrice Ante Quem. Certe notizie arrivano di sera, inaspettate e sgradevoli come il caldo di questi giorni. È morto Giulio Ciampoltrini, archeologo di razza, straordinario studioso della Maremma, della Lucchesia e della Toscana tutta. Ci siamo conosciuti ormai trent’anni fa, durante le sudate ore della mia tesi sull’agro di Cosa, quando ebbi modo di ascoltare da lui centinaia di racconti, spunti di riflessione, approfondimenti di ricerca, salaci punzecchiate a colleghi. Da allora non abbiamo mai smesso di sentirci e di vederci, nelle mie puntate alla Regia Soprintendenza alle Antichità della Toscana, lui e Paola sempre insieme, e in altre uscite pubbliche. Ci eravamo sentiti solo qualche settimana fa, per l’ennesimo confronto sui ruderi del Porto Cosano della Tagliata e sulla Domitiana positio a Santa Liberata; la voce era affaticata, ma non credevo, non sapevo. Spero di riuscire a portare a termine, insieme ai colleghi della SABAP Grosseto, un progetto di cui abbiamo parlato tante volte: riportare a Torre Saline alla foce dell’Albegna la magnifica statua in nudità eroica conservata ad Alberese, da lui magistralmente attribuita all’imperatore Gallieno in uno dei suoi tanti studi, rimasto fondamentale per l’archeologia di questa terra. Volevo telefonarti per parlartene, Giulio, ma non ho fatto in tempo. Un grande abbraccio a Paola.

CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI. La Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio della famiglia per la prematura scomparsa del dottor Giulio Ciampoltrini, funzionario archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, profondamente legato al suo territorio, nella sua lunga carriera ha diretto numerose campagne di scavo e di restauro, organizzato e curato mostre archeologiche e contribuito alla progettazione scientifica di musei statali (si ricordi il Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca) e enti locali; è stato autore di oltre 400 pubblicazioni. Dal carattere talvolta spigoloso, era persona di grande cultura e competenza; l’archeologia toscana perde uno studioso di grande spessore.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dalla pagina FB del maf)

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FIRENZE. Ci ha lasciati Giulio Ciampoltrini, grande studioso, arguto, sagace e penetrante, come solo lui sapeva essere. I corridoi del museo archeologico di Firenze e dell’allora Soprintendenza, per anni hanno sentito risuonare la sua voce, sempre insieme a quella della compagna di vita e di lavoro, Paola Rendini. Lassù all’ultimo piano degli uffici di via della Pergola, in quella stanza che condividevano, si sapeva sempre di trovarli, per confrontarsi, discutere e riflettere. Grazie di tutto Giulio e un abbraccio a Paola da tutti noi.

PARCO ARCHEOLOGICO DI ROSELLE. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini, già funzionario archeologo per la Soprintendenza Archeologica Toscana e appassionato studioso. Ci uniamo al ricordo e al cordoglio per la famiglia e la comunità scientifica.

MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA. Ci uniamo al cordoglio della comunità scientifica per la perdita di Giulio Ciampoltrini, funzionario Archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Sui suoi innumerevoli articoli e pubblicazioni molti di noi si sono formati durante la carriera universitaria ed hanno continuato a studiare nel loro lavoro al museo. È stato un onore collaborare con lui nel 2022 in occasione della mostra “Una terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana”.

MUGAR – MUSEO DELLA GARFAGNANA ARCHEOLOGICA. Ciao Giulio, se gran parte delle vetrine e dei magazzini sono pieni lo dobbiamo a te. Andremo avanti cercando di studiare e valorizzare sempre al meglio il tuo lavoro.

Massimo Baldacci, pensionato UniPi. Vengo a sapere con grande dolore della morte di Giulio Ciampoltrini: ai tempi del Liceo e poi dell’Università ci siamo scambiati idee, esperienze di studio e anche scherzi e battute. Poi l’ho visto sempre più raramente, e ultimamente ci sentivamo quasi solo su Facebook. Ma abbiamo sempre mantenuto sentimenti di reciproca amicizia. Un’ altra parte della mia giovinezza che se ne va.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di cristian pardossi)

Cristian Pardossi, Castelfranco di Sotto. Lo incontrai per la prima volta agli inizi degli anni Duemila, per la presentazione di uno dei tanti volumi che Giulio ha scritto e curato per la nostra collana “DSL – Documenti di Storia Locale”, dimostrando sempre un grande attaccamento per il suo paese natale anche se la professione e la vita lo avevano portato a vivere altrove. Mi ricordo anche la battuta fulminante che mi fece, con quel suo stile e quella postura che poi avrei imparato a conoscere negli anni: “Copertina rossa e immagini in bianco e nero. Sobrio, non c’è che dire. Sembra una di quelle pubblicazioni che giravano ai tempi di Enver Hoxha”. Negli anni successivi ci è capitato più volte di ridere su questo primo incontro, che poi chissà se davvero fu quello il primo: quando ho saputo che Giulio era figlio di Rina, la signora che abitava sull’angolo tra largo Carlo Alberto e via Dante dove abitavano i miei nonni, ho pensato che sicuramente ci saremo incontrati negli anni precedenti – lui a trovare la mamma a cui era molto legato, io bambino a casa dei nonni o in giro a giocare in strada per le vie del centro. Dopo quel libro ne sono venuti altri (memore della prima battuta facevo attenzione anche alla veste grafica!), e con il passare delle pagine è aumentata anche la stima reciproca, corroborata da diverse occasioni di collaborazione – ultima per quanto mi riguarda il tentativo poi interrotto dal cambio di legislatura di mettere insieme un’opera nuova sulla storia di Castelfranco dalle origini ai giorni nostri, dove provai a coinvolgere tra gli altri anche lui. Anche quando le occasioni di incontro si sono fatte più rare quella stima non è venuta meno; in questo caso si può dire che ci è venuto in soccorso proprio Facebook, dove abbiamo potuto confrontarci su alcune questioni inerenti la storia di Castelfranco ma anche su vicende politiche più contemporanee, ognuno consapevole della differenza di opinioni che c’era tra noi. Se ne va una persona colta, un profondo conoscitore della storia antica, un archeologo appassionato e competente: sono innumerevoli gli scavi che ha promosso e a cui ha preso parte, come le persone che grazie a lui si sono appassionate e avvicinate all’ archeologia. Come ricordavo all’ inizio, tra le centinaia di pubblicazioni che ha curato, ci sono anche quelle che figurano nella collana della nostra biblioteca e che invito tutti ad andare a consultare. Ma il contributo di Ciampoltrini al suo/nostro paese non si è limitato alla produzione scritta: Giulio è stato tra i protagonisti di quella stagione – forse la più effervescente della nostra storia recente – che portò all’apertura dei nostri piccoli musei, alla ritrovata attenzione verso la storia della Chiesa “della compagnia”, all’ avvio di nuovi scavi sul nostro territorio, offrendosi più di una volta insieme a colleghi, amici e appassionati – ricordo Daniele Casini, Roggero e Gabriele Manfredini e gli altri amici del Gruppo Archeologico Valdarno Inferiore, Giancarlo Nanni, Andrea Vanni Desideri, Augusto Andreotti, Savino Ruglioni, Giacomo Buoncristiani e tanti altri – per guidare i castelfranchesi vecchi e nuovi alla scoperta della storia di questo territorio. Mancheranno la sua competenza e la sua preparazione, ma i testi e gli studi che ci ha lasciato (è un privilegio che tocca a pochi) continueranno a essere un punto di riferimento per chi vuol conoscere la nostra storia. Per questo credo che la nostra comunità gliene debba essere grata. Alla moglie, ai familiari e agli amici le mie più sincere condoglianze.

Helga Di Giuseppe, archeologa. Che grande dolore oggi appendere del tuo viaggio. Sei una delle persone che ho stimato di più in archeologia per le tue conoscenze, la tua libertà e la tua rara umanità. Un grande dolore, ma ci rivedremo per farci ancora tante risate insieme. Un grande abbraccio Giulio.

Vittorio Mascelli, museo Gregoriano etrusco-musei Vaticani. E così se ne va anche Giulio Ciampoltrini. lo voglio ricordare con queste parole che sono tra quelle più lucide che ho letto in suo ricordo. Giulio era uno studioso dai vasti interessi, capace di spaziare dagli etruschi al medioevo in un battito di ciglia, caratterizzato da una spiccata passione per i territori d’origine. La sua cifra stilistica era l’ironia, ma un’ironia non accessibile a tutti, socratica, criptica, estremamente pungente, ma mai malevola e talora incomprensibile a chi non entrava in sintonia con il suo pensiero. Ho letto con sgomento che il suo carattere è stato definito “spigoloso” ma Giulio certo non lo era. Era decisamente un uomo di carattere che però aveva dalla sua un intelletto sottile, deciso e di una inaspettata sensibilità. Sempre presente in quella sala studio adiacente al suo ufficio che in tanti anni ha condiviso con Paola, resta una delle figure indelebili della mia formazione che hanno contribuito a spronare con sarcasmo le indecisioni e le paure di noi giovani sopraffatti spesso dalle “uterine” cazziate di personaggi ambigui. Giulio aveva ben chiare le difficoltà della vita e nonostante tutto aveva sempre una parola di sarcastico conforto. Se ne va con lui un ulteriore pezzo della gioventù che ho condiviso con tanti amici e colleghi. Sarebbe bello riuscire ad esser anche solo metà di quel che è stato lui per tanti di noi. A Paola il nostro più affettuoso pensiero in questi difficili momenti.

Elena Santoro, presidente Etruria Nova onlus. Ciao Giulio, oggi l’archeologia italiana perde un grande professionista. Sei stato un punto di riferimento importante durante tutti gli anni del progetto Marsiliana.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di paolo giulierini)

Paolo Giulierini, archeologo. Ciao Giulio… oggi è un sabato veramente crudele. Non mancavi mai nella Biblioteca di via della Pergola; archeologo elegante, colto, ironico, sei stato un funzionario e uomo dello Stato modello.

Leonardo Giovanni Terreni, archeologo. Purtroppo, poche ore fa, ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini! Un sincero amico e un grande archeologo e ricercatore. Sono costernato. Condoglianze e un abbraccio affettuoso a sua moglie Paola Rendini.

ARCHAEOREPORER. Ci sono archeologi che si identificano con una specializzazione. Giulio Ciampoltrini apparteneva a una generazione diversa: quella degli ispettori archeologi di formazione enciclopedica, capaci di muoversi con la stessa competenza tra preistoria, età etrusca, mondo romano e medioevo, leggendo il territorio nella sua lunga durata storica. Con la sua scomparsa, avvenuta nelle scorse ore, l’archeologia toscana perde una delle figure che più profondamente ne hanno segnato la ricerca e la tutela negli ultimi decenni. Per molti anni funzionario di quella che fu la Soprintendenza Archeologica della Toscana, negli uffici di via della Pergola a Firenze, Ciampoltrini è stato molto più di un ispettore. La sua presenza sul territorio, soprattutto nella provincia di Lucca ma non soltanto, ha accompagnato generazioni di archeologi, amministratori, studiosi e ricercatori. A distinguerlo era una curiosità intellettuale rara, che lo portava a interessarsi a ogni periodo storico e a ogni tipo di evidenza archeologica, senza confini disciplinari rigidi. Accanto all’attività di tutela, che svolgeva con una conoscenza diretta e capillare del territorio, Ciampoltrini ha sviluppato un’intensa attività scientifica. Decine e decine di saggi, articoli e contributi hanno documentato nel tempo scavi, ritrovamenti, interpretazioni e riletture storiche, lasciando una traccia concreta e duratura del suo lavoro. Non era il funzionario che si limitava agli aspetti amministrativi della professione: era uno studioso che trasformava sistematicamente l’esperienza maturata sul campo in ricerca e conoscenza condivisa. Per questo la sua figura ha lasciato un segno che va oltre la Soprintendenza. Le sue pubblicazioni hanno contribuito in modo determinante alla conoscenza archeologica della Toscana e il suo lavoro è stato un punto di riferimento non soltanto per i colleghi della tutela, ma anche per il mondo della ricerca universitaria e dell’accademia.

Maria Angela Turchetti, direzione regionale Musei della Toscana. Anni di Soprintendenza archeologica passati anche insieme a Giulio Ciampoltrini e a Paola Rendini… Tanti ricordi e momenti di confronto e condivisione, in biblioteca, in ufficio all’ultimo piano di via della Pergola o sul territorio orbetellano, grossetano e chiusino… Tanti studi, ovunque Giulio Ciampoltrini avesse svolto il suo lavoro da funzionario archeologo, attivissimo nell’interpretare a 360° i territori di cui si è occupato, attraversando epoche e tematiche. Ho apprezzato e ammirato la mente brillante e la vasta produzione scientifica, lo sforzo costante a pubblicare ogni scoperta archeologica anche apparentemente non eclatante… così da lasciare anche e soprattutto on line, su academia.edu. una messe importante di dati… Un pensiero e un abbraccio forte a Paola, inseparabile compagna, nella vita come nel lavoro.

Elena Sorge, funzionario archeologa sabap-pi-li. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini… 15 anni di vita praticamente in comune con lui e Paola la sua meravigliosa compagna di vita e di tante opere. I nostri uffici erano separati solo da una parete e potevamo discutere anche così a distanza scambiarci informazioni e pareri. Quante discussioni… Grazie di tutto Giulio… era bello anche litigare con te.

Flavia Zisa, archeologa università di Enna. Una notizia ferale mi giunge dalla mia amata Firenze, di un maestro, amico, confidente e gentilissimo archeologo che non c’è più. È un dramma che mi colpisce profondamente.  Ci eravamo sentiti da poco, parole durissime sulle notizie siciliane dei Bronzi, come dargli torto. Sono nata archeologicamente nella sua stanza, ovvero, nella LORO stanza, perché io imparai tutto dalla moglie, Paola Rendini, allieva di Di Vita che me la presentò e che mi ha istruita nell’archeologia non accademica ma del lavoro, del materiale, degli scavi, delle prime catalogazioni, della polvere, dei magazzini e della sapienza. Li vedevo sempre insieme, nella stessa stanza di Soprintendenza in via della Pergola. Come sia stato possibile unire due persone in matrimonio, nell’archeologia e nella stessa stanza di Soprintendenza e per decenni è un mistero per tutti noi che ogni giorno si apriva quella porticina della loro stanza stracolma di fascicoli e di libri. Il mio primo incarico all’Archeologico di Firenze, sul relitto del Campese, che mi diede la gioia unica di toccare materiale arcaico da tutto il Mediterraneo, dalla Fenicia all’Etruria. Il mio cuore è stracolmo di amore e dolore, ora che ricordo. La città di Firenze, l’archeologia, i tantissimi amici e moltissimo anche io soffriamo per la mancanza di Giulio Ciampoltrini. Mai nella vita ho avuto un problema con Giulio e con la sua dolcissima moglie, ed è cosa rarissima in decenni di amicizia e colleganza. Ma quanto rispetto c’è stato!! Ringrazio Elena Sorge per avermi subito avvista.  In questi momenti, ha ragione: siamo famiglia. Distrutta.

Nicoletta Barocca, archeologa. Voglio ricordarti così Giulio Ciampoltrini, con il mare di Talamone che tanto amavi e che ogni volta commentavi con tanto amore…. Non voglio pensare che tu vada via. Fa troppo male…

Simona Pozzi, archeologa sabap-gr. Caro Giulio Ciampoltrini la Maremma ti sarà sempre riconoscente per aver contribuito allo studio del suo passato e alla valorizzazione nel suo presente. Io personalmente ti sarò sempre grata per avermi insegnato con la tua ironia e il tuo acume a vivere e amare il mio lavoro da statale. Faccio a nome mio e dei colleghi della sede della Soprintendenza di Grosseto via Mazzini, le più sentite condoglianze alla moglie e nostra collega archeologa dott.ssa Paola Rendini

Lisa Rosselli, UniPi. Che grande dispiacere Giulio… studioso validissimo ed eclettico e persona generosa.

Cinzia Murolo, Rasenna Echoes. Ciao Giulio, mi mancheranno le nostre chiacchierate etrusche…

Roberto Petriaggi, archeologo. Il mio pensiero va al caro collega e amico Giulio Ciampoltrini che, come ho appreso improvvisamente poco fa, se ne è andato, lasciandoci soli in questo mondo tribolato e disonesto, troppo angusto per il suo Spirito libero e giusto. Ora si libra, nello spazio infinito, per sempre… “nella stagione che stagioni non sente”.

Paolo Liverani, UniFi. Un collega di grande valore, una grande mancanza.

Rosario Casillo, scrittore. Credimi Giulio ti voglio ricordare con l’ultima immagine che ho di te quando t’incontrai per caso a Firenze sui lungarni. Rimanemmo entrambi sorpresi di quell’incontro e il tuo sorriso che ricambiava il mio rimarrà sempre impresso nel mio cuore. Oggi le lastre del nostro paese hanno perso una grande persona. Spero che tu sia insieme a mamma Rina e a babbo Osvaldo.

Santino Alessandro Cugno, archeologo parco Appia antica. Un grandissimo dispiacere

Anna Iliana Casini, docente. Senza di lui non avrei fatto le mie tesi…grazie Giulio! buon viaggio. Commossa.

Valentino Nizzo, Università l’Orientale. Giulio era giustamente orgoglioso delle sue pubblicazioni. Le rendeva regolarmente disponibili sul suo vivacissimo profilo academia. Spesso le raccoglieva in forma monografica con un nuovo titolo per facilitare la ricerca degli studiosi ed evitare che si perdesse tra i mille rivoli del suo sapere. Era infatti un poliedrico e prolifico studioso. Attento. Puntuale. Curioso. Originale. Pativa un po’ la sua versatilità, non riuscendo a riconoscersi in nessun specifico inquadramento disciplinare. Meriti di altri tempi. Dei funzionari di una volta. Che sapevano leggere i territori affidatigli da tutte le prospettive possibili. Giulio era così e anche molto simpatico e ironico. Almeno nel mio sentire. Le volte che ho avuto il piacere di incontrarlo e ascoltarlo.

Licodia Eubea (Ct). Al primo “Incontro con l’Antico” l’archeologo Santino Alessandro Cugno (parco archeologico dell’Appia antica) ha presentato la graphic novel “Demetriade. La Gens Anicia e la via Latina”, da lui ideata, ed edita da Nubes, scaricabile gratuitamente on-line  

XV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: Alessandra Cilio intervista l’archeologo Santino Alessandro Cugno nell’ambito di “Incontro con l’Antico” (foto graziano tavan)

L’archeologo Santino Alessandro Cugno ideatore della graphic novel “Demetriade. La Gens Anicia e la via Latina” (foto graziano tavan)

Per il primo “Incontro con l’Antico” del XV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) venerdì 5 dicembre 2025, al Polo culturale della Badia di Licodia Eubea, Santino Alessandro Cugno, archeologo del parco archeologico dell’Appia Antica e responsabile del parco archeologico delle Tombe di Via Latina, in dialogo con Alessandra Cilio, co-direttrice artistica del Festival, ha presentato la graphic novel “Demetriade. La Gens Anicia e la via Latina” che lui ha ideato, edita da Nubes, realizzata degli sceneggiatori Sergio Vacca e Sonia Morganti con i disegni e i colori di Davide Pierotti. Il fumetto racconta le vicissitudini di una nobildonna romana della prima metà del V secolo d.C., convertita al Cristianesimo, e dell’origine della basilica di Santo Stefano protomartire al III miglio della via Latina, voluta proprio da Demetriade. La storia di Demetriade è quella di una fanciulla della nobile famiglia degli Anici che – guidata dal suo profondo amore per Cristo – attraversò un’epoca tempestosa e complessa, si confrontò con Sant’Agostino e San Girolamo e commissionò la costruzione della basilica di Santo Stefano nella sua proprietà sulla Via Latina. I resti dell’edificio furono ritrovati nel 1857 e sono ancora oggi oggetto di scavi e studi. “archeologiavocidalpassato.com” ha incontrato l’archeologo Santino Alessandro Cugno per parlare del fumetto, della rievocazione storica, e della sua pubblicazione gratuita online.

“Questo fumetto – spiega Santino Alessandro Cugno – nasce per far conoscere i nuovi scavi effettuati all’interno del parco delle Tombe della Via Latina, uno dei siti del parco archeologico dell’Appia antica a Roma, dedicati alla basilica paleocristiana di Santo Stefano protomartire, uno dei più importanti siti paleocristiani del suburbio di Roma. L’idea era quella di far conoscere a un pubblico più ampio possibile la storia di Demetriade, una nobildonna della famiglia degli Anici, insieme alla storia della Via Latina e alla storia della costruzione di questa basilica che molto probabilmente ha custodito anche le reliquie del primo martire della Chiesa, appunto Santo Stefano”

“Questo fumetto – spiega Santino Alessandro Cugno – nasce insieme a una rievocazione storica a cura dell’associazione Protectores Domini Nostri di Roma con lo scopo di raccontare negli stessi luoghi dove si verificarono i fatti una serie di eventi legati a Demetriade, agli Anici e alla Via Latina (vedi Appia antica (Roma). Alle Tombe di via Latina l’evento “DEMETRIADE – La Gens Anicia e la Via Latina”: visita guidata al Sepolcro Barberini, rievocazione storica e fumetto storico | archeologiavocidalpassato). Il fumetto si può scaricare gratuitamente presso il sito dell’editore Nubes, un editore specializzato i fumetti storici, soprattutto legati all’Antica Roma, nel sito ufficiale del parco archeologico dell’Appia antica, e ha avuto il prestigioso patrocinio, oltre a quello del parco dell’Appia antica, anche di SAMI, cioè della Società degli archeologi medievisti italiani”.

 

Licodia Eubea (Ct). Con la quarta giornata il XV Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico rientra nella sua sede storica: nove film, “Archeologia e ragazzi” (film, laboratori didattici, e visite guidate per le scuole), incontro con l’archeologo Santino Alessandro Cugno e la sera il cine-concerto “Mirabilia. Oltre l’ordinario”

Polo culturale della Badia a Licodia Eubea (foto fcca)

Venerdì 5 dicembre 2025, quarta giornata del XV Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico, la kermesse cinematografica e non solo rientra nella sua sede storica, Licodia Eubea, dopo le prime tre giornate che hanno visto il debutto a Catania. Ed è una giornata piena, con nove film in cartellone, la mattinata dedicata alle scuole con “Ragazzi e archeologia” (film, laboratori didattici, e passeggiate alla scoperta di Licodia Eubea), il primo Incontro con l’Antico (protagonista l’archeologo Santino Alessandro Cugno), e gran finale la sera con il cine-concerto “Mirabilia. Oltre l’ordinario”.

Frame del film “La reine d’Egypte / The queen of Egypt” di Erwan Le Gal

Frame del film Il fiume e Nina / The river and Nina” di Lorenzo Daniele

Frame del film “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson

Mattinata dunque intensa, che si apre alle 8.30, al Polo culturale della Badia, con la proiezione di quattro cortometraggi, in prima regionale (di cui uno fuori concorso): “La reine d’Egypte / The queen of Egypt” di Erwan Le Gal (Francia 2024, 6’). Nell’Egitto dell’8000 a.C., quando l’umanità apprese per la prima volta l’arte dell’apicoltura, la regina Nefertari vive le sue ultime ore accanto al faraone Ramses II, il grande amore della sua vita. In un intreccio di memoria, mito e natura, The Queen of Egypt evoca il crepuscolo di una civiltà e il volo delle api come simbolo d’eternità, in un racconto poetico che unisce amore, bellezza e nascita delle prime forme di armonia tra l’uomo e la natura. Segue “Il segreto della Dea / The secret of the Goddess” di Lorenzo Antonioni (Italia 2019, 26’). Al tempo degli Etruschi fervono i preparativi per la festa della dea della fertilità. Vulca, che lavora da un ceramista, è un bambino che si interroga sul mistero del divino ed intraprende un percorso interiore immergendosi nella natura. Quindi “Il fiume e Nina / The river and Nina” di Lorenzo Daniele (Italia 2025, 5’). Attraverso la tecnica dello stop motion, i bambini della Scuola dell’Infanzia del IV Istituto Comprensivo “D. Costa”, raccontano le vicende storiche di un territorio della Sicilia orientale, quello di Augusta, dai primi insediamenti umani in epoca preistorica, all’estrazione del sale in epoca moderna con la creazione delle saline, passando per le due Guerre Mondiali e la successiva industrializzazione che ha portato ricchezza, ma anche inquinamento. Il messaggio finale, tuttavia, è di grande speranza. Chiude questo gruppo di corti, “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson (USA 2024, 4’). Un viaggio nelle profondità di un mondo preistorico immaginario e un omaggio a ciò che la Terra cela nelle sue profondità.

Frame del film “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini

Frame del film “Diario di scavo” di Lorenzo Scaraggi

Alle 11.40, gli ultimi die film della mattinata: in prima regionale, “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo come la lavorazione del pesce e la pittura con l’ocra, e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio.In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale. Chiude, in prima nazionale, il film “Diario di scavo. Archeologi a Siponto / Excavation Diary. Archaeologists in Siponto” (Italia 2025, 55’) di Lorenzo Scaraggi, il regista pugliese vincitore del premio del pubblico la scorsa edizione. A Siponto, una giornata di scavo diventa il racconto del mestiere dell’archeologo. Diario di scavo osserva i gesti, il tempo e la cura di chi riporta alla luce la storia, rivelando il valore dell’archeologia pubblica come dialogo tra terra, ricerca e comunità.

Mentre al Polo culturale della Badia si proiettano i film, alle 9 e alle 11, con ritrovo in piazza Garibaldi, parte la visita guidata “Esplorando Licodia Eubea”: gli studenti degli istituti di istruzione di secondo grado verranno accompagnati in un affascinante percorso di consapevolizzazione al patrimonio culturale di Licodia Eubea, visitandone i monumenti e scoprendo le storie di chi li ha abitati. Invece dalle 10, all’auditorium della chiesa di Santa Lucia, il laboratorio “Mani nel passato: creare come gli Etruschi” Pensati per gli studenti degli istituti di istruzione di primo grado, i laboratori costituiscono un’occasione per tradurre in azione i contenuti proposti durante le proiezioni cinematografiche dei matinée scolastici. Il laboratorio “Mani nel passato: creare come gli Etruschi” sarà un vero e proprio viaggio nel tempo. I giovani partecipanti scopriranno come gli antichi Etruschi modellavano statuette votive in argilla e metallo tramite tecniche antiche e tradizionali, percorrendo così un affascinante percorso alla scoperta della loro religiosità.

Frame del film “La Muculufa” di Francesco Montefusco

Frame del film “Tiempo en Maya” di Alberto Josè Doctorovich

Frame del film “La Festa / The Mistery Play” di Manuel Gutierrez Aragón

Le proiezioni riprendono nel pomeriggio, alle 17, al Polo Culturale della Badia: si inizia con il film “La Muculufa” (Italia 2024, 22’) del regista argentino Francesco Montefusco (presente in sala). Muculufa è un suggestivo rilievo montuoso al confine tra Agrigento e Caltanissetta, attraversato dal fiume Salso, il più lungo di Sicilia, e noto per le sue miniere di zolfo. Oltre 4000 anni fa fu un importante centro per le popolazioni della Valle del Salso durante l’Età del Bronzo Antico. Questo santuario “pancastellucciano”, già oggetto di scavi pionieristici negli anni ’80, torna oggi alla luce grazie a un innovativo progetto di “archeologia del cielo”. Segue il film, in prima nazionale, “Tiempo en Maya” (Messico 2025, 29’) di Alberto Josè Doctorovich. Questo documentario, realizzato con la tecnica del timelapse, esplora le conoscenze astronomiche estremamente precise della civiltà Maya, come il loro calendario e le strutture allineate con il Sole, la Luna e Venere. Attraverso l’esplorazione dei principali siti archeologici, il film rivela il profondo legame dei Maya con i cicli celesti. Quindi, il film, in prima nazionale, “La Festa / The Mistery Play” (Spagna 2025, 60’) di Manuel Gutierrez Aragón. Nel Medioevo, il teatro rinacque grazie alla messa in scena, all’interno delle chiese, dei cosiddetti “drammi sacri”, che fiorirono in tutta Europa a partire dal XII secolo. Con il Concilio di Trento, la Chiesa li proibì e queste rappresentazioni scomparvero del tutto. Tutte, tranne una: i Misteri d’Elx, dove gli abitanti trasformano il dolore della morte nella gioia della celebrazione.

Incontro con l’antico. Alle 19, incontro con Santino Alessandro Cugno, archeologo del parco archeologico dell’Appia Antica e responsabile del parco archeologico delle Tombe di Via Latina, ideatore del graphic novel “Demetriade. La Gens Anicia e la via Latina” (edito da Nubes, realizzato degli sceneggiatori Sergio Vacca e Sonia Morganti con i disegni e i colori di Davide Pierotti), un fumetto che racconta le vicissitudini di una nobildonna romana della prima metà del V secolo d.C., convertita al Cristianesimo, e quindi la storia dell’origine della basilica di Santo Stefano protomartire al III miglio della via Latina. In tempi bui, la luce stende il suo chiarore verso orizzonti impensabili e rende capaci di azioni che superano la fragile vita umana. Questa è la storia di Demetriade, fanciulla della nobile famiglia degli Anici, che – guidata dal suo profondo amore per Cristo – attraversò un’epoca tempestosa e complessa, si confrontò con Sant’Agostino e San Girolamo e commissionò la costruzione della basilica di Santo Stefano nella sua proprietà sulla Via Latina. I resti dell’edificio furono ritrovati nel 1857 e sono ancora oggi oggetto di scavi e studi. Perché l’Amore, come la luce, raggiunge orizzonti impensabili anche nel tempo.

L’archeologo Santino Alessandro Cugno (parco archeologico dell’appia antica)

Santino Alessandro Cugno, specialista in Archeologia Tardoantica e Medievale, ha partecipato ad attività sul campo e ha in attivo una vasta bibliografia che spazia dalla topografia all’archeologia rupestre, dalla storia dell’archeologia alla museologia. Socio della SAMI, ha ricevuto la menzione di merito al Premio Umberto Zanotti Bianco di Italia Nostra.

Alle 19.30, pausa con “Calici d’autore”, ovvero un aperitivo rinforzato con i prodotti del territorio in compagnia degli ospiti del festival (registi, produttori, archeologi, antropologi e delegazioni artistiche dei film), che si trasforma in un momento conviviale e di confronto informale con il pubblico. Ingresso è a pagamento, e il ticket si può prenotare su https://www.rassegnalicodia.it/shop/.

Alle 21, “Mirabilia. Oltre l’ordinario”, proiezione di corti d’autore animati cui seguirà un cine-concerto: la proiezione di due film muti musicati dal vivo dai musicisti Mario Indaco, Giovanna Albani, Giuseppe Severini e Marilena Lanzafame che eseguiranno brani composti da Giovanna Albani e Daniele Maugeri.

Al via il XV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, il festival delle novità: doppia sede (si apre a Catania): 31 film (molti in prima nazionale); quattro premi; incontri con registi, divulgatori ed esperti; e poi visite guidate, workshop, laboratori del gusto, concerto e serata speciale. Ecco alcune anticipazioni del ricco programma

Manca solo una settimana. Il conto alla rovescia è iniziato per l’apertura della XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, dal 2 al 7 dicembre 2025, che possiamo definire tranquillamente l’edizione delle novità. Leitmotiv dell’FCCA 2025 sarà l’ombra, ovvero ciò che sfugge alla luce della conoscenza, che resta ai margini della narrazione o che il tempo ha velato, ma non cancellato”, spiega Alessandra Cilio, direttore artistico con Lorenzo Daniele. “L’ombra come luogo di attesa, di rivelazione, di ritorno. Nel cinema, come nella ricerca archeologica, la luce è indispensabile, ma è l’ombra a dare profondità, a suggerire l’invisibile. Scavare tra le ombre del mondo antico significa cercare ciò che è rimasto nascosto: frammenti di memoria, voci dimenticate, sguardi che ancora ci osservano da lontano. Ma l’ombra – fa presente Cilio – non appartiene solo al passato. È anche quella parte di noi che fatichiamo a riconoscere: paure, desideri, pensieri rimossi, tutto ciò che la società tende a respingere o marginalizzare. È l’ombra delle differenze negate, delle identità relegate in un angolo, dei tabù che attraversano la storia e ancora oggi condizionano il nostro modo di vedere. Portare luce su queste zone oscure significa dare voce a chi, troppo a lungo, è rimasto confinato in una dimensione liminale”.

Trentun film. Il tema dell’ombra, magnificamente illustrato nell’affiche di Pierluigi Longo (il volto di una Kore greca che cela un Daimon, una creatura perturbante nascosta dietro una superficie di apparente tranquillità), trova piena espressione nelle trentuno opere cinematografiche selezionate (di cui 3 fuori concorso), tra documentari, cortometraggi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo: un mosaico che attraversa epoche e contesti differenti, da quelli delle comunità preistoriche alpine alla civiltà nuragica, dal mondo greco e romano ai Longobardi, dall’America precolombiana ai centri di potere della cultura islamica,  ai riti di passaggio della tribù dei Maasai o a quelli che caratterizzano la Settimana Santa spagnola.  Molti, i film ad essere presentati per la prima volta in Italia, come: Chiribiquete. Amazonian Memory at Stake di Juan José Lozano (Colombia, 2025), Abiseo. El bosque cultural de los Chachapoya di Rosemarie Lerner (Perù, 2025), Army of Lovers di Lefteris Charitos, Brown. An Archaeological Perspective in Four Layers di Sophie Jackson (Regno Unito, 2025), La Festa di Mario Gutierrez Aragón e Pablo Mas Serrano (Spagna, 2025), La grande Histoire des végétariens di Martin Blanchard (Francia, 2025). Spazio anche all’anteprima assoluta de Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro di Lorenzo Mercurio, dedicato al celebre monumento normanno e alla sua storia”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio direttori artistici del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) (foto graziano tavan)

L’edizione delle novità, si diceva. A cominciare dalla doppia sede: non più solo Licodia Eubea ma anche Catania, in un dialogo simbolico tra città e territorio, università e comunità. Con la sua quindicesima edizione, “il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico – sottolinea Cilio – conferma la propria identità di laboratorio culturale aperto, in cui il cinema diventa strumento di conoscenza e cittadinanza. Da Licodia Eubea a Catania, il festival rinnova un modello di partecipazione che unisce ricerca, arte e formazione, offrendo un racconto sempre nuovo del nostro rapporto con il tempo e con la memoria. Perché l’ombra, in fondo, non è assenza di luce, ma la misura della sua profondità. Ed è lì, tra chiaroscuro e rivelazione, che continua a muoversi questo festival: un patrimonio vivo, in trasformazione, che da quindici anni illumina il passato per far comprendere meglio il presente”.

La sala del Centro universitario Teatrale – CUT che ospita la sezione di Catania del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (foto fcca)

Catania 2-4 dicembre 2025. Grazie alla nuova collaborazione con l’università di Catania – in particolare con i dipartimenti di Scienze della Formazione e di Scienze umanistiche – l’edizione 2025 del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico elegge a suo quartiere generale il CUT – Centro Universitario Teatrale di Catania che ospiterà ben 13 proiezioni nelle prime due giornate. Altra novità è la traduzione nella lingua dei segni LIS. Perseguendo infatti l’intento di rendere il festival il più possibile inclusivo, quest’anno la serata inaugurale di martedì 2 dicembre 2025 vedrà la partecipazione della cooperativa Passo in Segni che si occuperà del servizio di interpretariato in LIS (lingua dei segni italiana), permettendo così anche al pubblico sordo di partecipare attivamente a incontri e proiezioni, coerentemente con la filosofia del festival di partecipazione condivisa.

Frame del film “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi

La seconda giornata del festival si concluderà al Cinema King con un evento speciale (ingresso a pagamento, informazioni e prenotazioni su www.cinestudio.eu): la proiezione del documentario “Sotto le nuovole” di Gianfranco Rosi cui seguirà l’incontro con Donatella Palermo, produttrice cinematografica di documentari quali Notturno, Fuocoammare, In viaggio, firmati da Gianfranco Rosi e di lungometraggi come Tano da morire e Mi fanno male i capelli di Roberta Torre, Cesare deve morire o Meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani.

Panorama di Licodia Eubea (foto fcca)

Licodia Eubea 5-7 dicembre 2025. Nel week-end, ovvero da venerdì 5 a domenica 7 dicembre, il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico tornerà nella sua sede storica, il Polo Culturale della Badia di Licodia Eubea. Il legame con il territorio di Licodia Eubea, città-culla dell’archeologia preistorica e oggi roccaforte di un modo alternativo di fare cultura intorno al cinema e al patrimonio, è parte integrante del festival che in questi anni, in sinergia con alcune associazioni culturali del territorio, ha lavorato alacremente per valorizzare un luogo che può vantare bellezze archeologiche, naturalistiche e paesaggistiche. In un’ottica di scambio, anche quest’anno il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico affianca al premio cinematografico, che prevede la proiezione di 18 film, un’attività di promozione del territorio. Una serie di attività collaterali che spaziano dalle visite guidate per i principali luoghi d’interesse di Licodia Eubea ai workshop dedicati agli studenti, dai laboratori del gusto fino ai nuovi workshop sulle eccellenze enogastronomiche della tradizione locale, fino alle proiezioni di cortometraggi d’autore e cine-concerto ed esperienze immersive.

Maurizio Bettini, classicista e scrittore

La manifestazione ospita da sempre registi, divulgatori ed esperti del mondo antico provenienti da tutto il mondo, costituendo nel proprio settore un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale. Tra gli ospiti in programma, accanto ai registi delle pellicole in concorso, spiccano i nomi di Donatella Palermo, Santino Alessandro Cugno, Giuseppe Carleo e Maurizio Bettini. Donatella Palermo, produttrice cinematografica di documentari, si racconterà al pubblico a Catania la sera del 3 dicembre 2025 al Cinema King, in occasione della proiezione del recente documentario di Rosi Sotto le nuvole (Italia, 2025). Tre gli incontri in programma a Licodia Eubea: venerdì 5 dicembre 2025 l’archeologo Santino Alessandro Cugno racconterà (e mostrerà) come i risultati di uno scavo archeologico possano essere tradotti in un racconto a fumetti; domenica 7 dicembre 2025 sarà la volta di Giuseppe Carleo che presenterà La bocca dell’Anima (Italia, 2024), suo esordio alla regia all’interno della sezione fuori concorso “Finestra sul cinema siciliano”, uno spazio dedicato alle più interessanti produzioni isolane fortemente voluto, nel lontano 2014, dall’amico Sebastiano Gesù. Conosciuto al pubblico teatrale per le sue interpretazioni intense e la scrittura scenica legata alle tradizioni popolari, Carleo con questo film traduce in immagini un racconto che fonde tradizione, magia e religiosità, restituendo un ritratto visionario e poetico della memoria collettiva siciliana. Tra gli incontri più attesi, quello con Maurizio Bettini, professore emerito dell’università di Siena, autore di testi scientifici e divulgativi, ma anche ideatore di trasmissioni radiofoniche come C’era una volta il mito, Sussurri di Hermes e Io sono l’altro (Rai Radio 2) e La Gorgone. Miti dell’occhio e dello sguardo (Rai Radio 3), dedicate all’interpretazione e alla rilettura del mondo classico. Bettini sarà a Licodia Eubea il 7 dicembre 2025 per presentare il suo ultimo libro, Arrogante umanità. Miti classici e riscaldamento globale (Il Mulino, 2025), una riflessione che lega mito, responsabilità e crisi contemporanea.

XIV festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea: Massimo Frasca consegna il premio Antonino Di Vita a Tzao Cevoli (foto fcca)

I premi. La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico vedrà l’attribuzione di più premi, assegnati ad opere e personalità meritorie.  E anche qui con una novità: il premio Studenti UniCt. Lo storico Premio “Antonino Di Vita” sarà conferito a chi abbia impegnato la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale, attraverso la ricerca sul campo, il cinema o la letteratura. Il Premio “ArcheoVisiva”, affidato a una giuria internazionale di registi, studiosi, giornalisti e produttori, premierà l’opera che saprà coniugare rigore scientifico e valore cinematografico. Il Premio “Città di Licodia Eubea” verrà attribuito dal pubblico al film più apprezzato della rassegna. A partire da quest’anno una giuria di studenti universitari attribuirà, infine, il Premio “Studenti UniCt” al miglior cortometraggio in concorso: la sua istituzione rappresenta un passo significativo nel percorso di collaborazione con l’università di Catania, confermando il festival come spazio di confronto e formazione.

Non solo cinema. Il festival propone anche un articolato calendario di attività collaterali e di intrattenimento. A Catania, il 4 dicembre 2025, è prevista la visita guidata “Una città mille volti”, un percorso urbano costruito sullo storytelling dei protagonisti della città, tra luoghi simbolici e storie che ne definiscono l’identità. A Licodia Eubea, il 7 dicembre 2025, si terrà la visita “Alla scoperta di Licodia Eubea”, un’esperienza immersiva tra memoria, paesaggio e comunità. Il Laboratorio del Gusto, in programma nelle mattinate del 6 e 7 dicembre 2025, offrirà un viaggio enogastronomico tra le eccellenze agroalimentari del territorio ibleo: un workshop che unisce formazione e convivialità, trasformando il racconto dei prodotti in narrazione culturale. La sera del 5 dicembre 2025, spazio alla musica e al grande cinema con “Mirabilia. Oltre l’ordinario”: un cine-concerto in cui i capolavori della stagione del cinema muto e le produzioni sperimentali del cortometraggio animato del Novecento incontrano sonorità contemporanee. Le immagini dialogheranno con la chitarra elettrica di Mario Indaco e il barbytos di Giuseppe Severini, su brani inediti composti ad hoc dai Maestri Giovanna Albani e Daniele Maugeri.

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Roma antica e l’ideologia nazionale italiana. Trasformazioni di una città dal Risorgimento al fascismo” di Alessandro Sebastiani (Carocci editore) e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

Riprendono i tradizionali “Incontri di Archeologia alle Tombe di Via Latina”, occasioni uniche promosse dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valerii. Appuntamento sabato 25 ottobre 2025, alle 10.30, in via dell’arco di Travertino 151, con la presentazione del libro di Alessandro Sebastiani “Roma antica e l’ideologia nazionale italiana. Trasformazioni di una città dal Risorgimento al fascismo”, edito da Carocci editore, Collana Biblioteca di testi e studi. Dopo i saluti del responsabile del sito, Santino Alessandro Cugno, interverranno l‘autore il prof. Alessandro Sebastiani, chair and associate professor Department of Classics (SUNY), e la prof.ssa Martina Piperno, università La Sapienza. Al termine della presentazione i partecipanti potranno visitare la Tomba dei Valerii. Attività gratuita non soggetta a prenotazione

Copertina del libro “Roma antica e l’ideologia nazionale italiana. Trasformazioni di una città dal Risorgimento al fascismo” di Alessandro Sebastiani

Roma antica e l’ideologia nazionale italiana. Il libro esplora il complesso rapporto fra i resti monumentali classici di Roma e il loro utilizzo ideologico dal Regno d’Italia alla fine del regime fascista (1870-1945). Prendendo in esame alcuni monumenti della città, l’autore ci mostra come la loro romanitas sia stata intenzionalmente manipolata per costruire l’identità nazionale italiana moderna e contemporanea. Tale identità fu modellata grazie a una fusione di passato e presente, attraverso la creazione di luoghi simbolici e ideologici, alcuni dei quali vennero recuperati dal tessuto cittadino, come i Fori Imperiali, il Colosseo, il Mausoleo di Augusto e l’Ara Pacis, con una sistematica azione di isolamento urbanistico. Altri furono edificati ex novo, come il Palazzo di Giustizia, il Foro Italico o il quartiere dell’EUR, o plasmati realizzando grandi boulevards urbani per ufficializzare la creazione della capitale del Regno d’Italia e della Roma di Mussolini. Si trattò di un grande progetto di placemaking ideologico, dove l’archeologia classica e i monumenti dell’antichità divennero protagonisti della nascita dello Stato italiano.

Appia antica (Roma). All’Ex Cartiera Latina la giornata di studi “Come comunicare l’archeologia oggi? Roma e il suo territorio” per riflettere su modelli e buone pratiche di comunicazione in ambito archeologico. Ecco il programma

Come raccontiamo l’archeologia oggi? Riflettiamo abbastanza su metodi e strategie? Troviamo modi sempre nuovi e diversi per far dialogare i resti del passato con tutti noi? Fino a che punto usiamo il passato per vivere il presente? E come? A quali strumentalizzazioni è soggetto oggi l’uso politico del passato? Domande a cui tenterà di dare una risposta venerdì 19 settembre 2025, dalle 9.30, all’Ex Cartiera Latina, sede del parco regionale dell’Appia Antica, in via Appia Antica 42 a Roma, la giornata di studi “Come comunicare l’archeologia oggi? Roma e il suo territorio”, finalizzata a riflettere su modelli e buone pratiche di comunicazione in ambito archeologico con un focus su Roma e il suo territorio. La giornata di studi è organizzata dall’università di Ferrara, nata dall’idea di Rachele Dubbini, professoressa di Archeologia classica del dipartimento di Studi umanistici di Unife, in collaborazione con il Team Comunicazione del progetto archeologico Appia Antica 39 e all’interno del più ampio Laboratorio ECeC (Eredità Culturali e Comunità) con il contributo di Chiara Maria Marchetti, responsabile degli eventi ad Appia Antica 39. L’iniziativa è finanziata da un progetto 5×1000 dell’università di Ferrara, ha il supporto della Città Metropolitana di Roma e della Fondazione Patrum LUmen Sustine e gode dell’ospitalità del parco regionale dell’Appia Antica. La giornata è incentrata sul tema della comunicazione in ambito archeologico, in relazione soprattutto a scavi e progetti archeologici, per riflettere su casi studio ed esempi fruttuosi presenti sul territorio di Roma e dintorni, con lo scopo di avviare una nuova stagione di studi sul tema. L’evento rappresenta un’occasione per dialogare con e tra ricercatrici e ricercatori, professioniste/i e Istituti che si occupano di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico.

PROGRAMMA. Sessione mattutina. Alle 9.30, saluti istituzionali: Enrico Maria Guarneri, parco regionale dell’Appia Antica; Mariano Angelucci, Città metropolitana di Roma Capitale; Francesco Nazzaro, capo di gabinetto Città metropolitana di Roma Capitale; Simone Quilici, parco archeologico dell’Appia Antica; Marina Marcelli, sovrintendenza Capitolina. Nuove prospettive del Parco dell’Appia Antica: chair Martina Almonte (musei e parchi archeologici di Praeneste e Gabii). Alle 10, Caterina Rossetti (parco regionale dell’Appia Antica), “Cancelli aperti: l’archeologia per il pubblico al parco regionale dell’Appia Antica”; 10.20, Lorenza Campanella (parco archeologico dell’Appia Antica), “Raccontare la Regina Viarum. Esperienze di comunicazione e strategie di valorizzazione digitale nel Parco Archeologico dell’Appia Antica”; 10.40, Stefano Roascio (parco archeologico dell’Appia Antica), “Il percorso multimediale di Cecilia Metella/Castrum Caetani: dalla conoscenza alla valorizzazione”; 11, coffee break; 11.30, Santino Alessandro Cugno (parco archeologico dell’Appia Antica), “Esperienze di Archeologia Pubblica al Parco Archeologico delle Tombe di Via Latina: il fumetto storico su Demetriade, la Gens Anicia e la Via Latina”. Nuove forme di mediazione: Chair Chiara Maria Marchetti (Unife). Alle 11.50, Ian Ragueiro-Salcedo (Unife), “Raccontare l’Antica Roma con i videogiochi: nuove prospettive da Appia Antica 39”; 12.10, Jessica Mongillo (Unife), Benedetto Bramante (Unife), Michela di Meola Rotunno (Unife), Ian Ragueiro-Salcedo (Unife), Nicolò Scialpi (Unife), “Microfoni e necropoli: raccontare lutto, morte e archeologia in un podcast”; 12.30, Laura Larcan, giornalista, “Discussioni e considerazioni finali”; 13, pausa pranzo.

Sessione pomeridiana. Archeologia e social media: un bluff o una grande possibilità?: Chair: Rachele Dubbini (Unife). Alle 14.30, Marco Pedroni (Unife), “Narrazioni pubbliche dell’antico: archeologia, identità e potere nella comunicazione culturale contemporanea”; 14.50, Giulia Banfi (Unife), “Dallo scavo al feed digitale: raccontare l’archeologia tra algoritmi e social”; 15.10, Astrid D’Eredità (parco archeologico del Colosseo), “Quante storie… Cronaca di una giornata nella comunicazione del Parco Archeologico del Colosseo”; 15.30, Marina Lo Blundo (parco archeologico di Ostia antica), “Comunicare l’archeologia sui social istituzionali dei Musei. Il punto di vista del Parco archeologico di Ostia antica”; 15.30, coffee break; 16, Valeria Di Cola (progetto “Muri per tutti”), “Stories dalla terra: l’archeologia stratigrafica nella comunicazione via social”; 16.20, Michela di Meola Rotunno (Unife), Christian Bello (Unife), Martina De Giuseppe (Unife), “Appia Antica 39 e la sfida social”; 16.40, Gian Marco D’Eusebi (divulgatore social e content creator), “Giulio Cesare era un influencer”; 17, Cinzia Dal Maso, giornalista, discussione e considerazioni finali.

Appia Antica (Roma). Alla Tomba dei Valeri presentazione del libro “A tavola con gli antichi romani” dell’archeologo Giorgio Franchetti. Segue la visita della Tomba Barberini, e la degustazione storica di cibi ricostruiti dall’archeo-cuoca Cristina Conte

Sabato 31 maggio 2025, alle 11, all’interno della Tomba dei Valeri, nella splendida cornice delle Tombe della Via Latina nel parco archeologico dell’Appia Antica, a Roma, presentazione del libro “A tavola con gli antichi romani” dell’archeologo e divulgatore storico Giorgio Franchetti, accompagnata dalla degustazione storica di cibi ricostruiti. Non è necessaria la prenotazione. Il saggio di Giorgio Franchetti è un viaggio nel passato che permetterà ai lettori di sedere a tavola con i romani, scoprire le abitudini e ritualità legate al consumo del cibo e rispondere a una serie di domande riguardo le usanze enogastronomiche. Apre l’incontro l’introduzione del direttore del parco archeologico dell’Appia Antica, Simone Quilici, cui seguirà l’intervento del funzionario archeologo responsabile del sito, Santino Alessandro Cugno. Successivamente l’autore illustrerà il tema e Idamaria Marini, medico specializzato in nutrizione, proporrà un focus sugli aspetti dell’alimentazione antica giunti fino a noi. Al termine ci sarà la possibilità di visitare la Tomba Barberini e assaggiare gratuitamente alcune pietanze ricostruite in cucina dall’abile archeocuoca Cristina Conte, che ha collaborato al volume nella parte riservata alle ricette, basate sugli scritti di Catone, Varrone, Apicio e Columella. Si potrà assaggiare la patina apiciana, il libum di Catone, l’epityrum su una fetta di panis cibarius, il savillum e bere un bicchierino di mulsum, il vino speziato al miele.

Copertina del libro “A tavola con gli antichi romani” dell’archeologo Giorgio Franchetti

A tavola con gli antichi romani (edizioni Efesto). Come mangiavano gli antichi romani? Quanto spendevano per mangiare fuori casa? Cosa avremmo trovato nelle locande dell’epoca? Esistevano già le diete? E i sommelier? A queste, e ad altre domande, prova a rispondere l’autore, che prende il lettore per mano e lo conduce in un incredibile e coloratissimo viaggio nel tempo alla scoperta delle abitudini alimentari dei romani. Fino a stupire gli amici con una cena particolare, di quelle con cui il famoso Apicio si divertiva a sorprendere i propri invitati con piatti incredibili. All’interno ci sono 124 gustosissime ricette ricostruite dall’archeo-cuoca Cristina Conte ma anche 10 schede di approfondimento su alcuni importanti argomenti, come il garum, il mulsum, il myrtatum, cioè l’antica mortadella, e tanti aneddoti riguardo personaggi famosi dell’antica Roma. “È sempre una grande emozione – commenta Franchetti – mettermi al comando di questa macchina del tempo virtuale e spostare le lancette dell’orologio indietro di più di 27 secoli. Come facciamo ormai da 8 anni prenderemo per mano idealmente il pubblico e lo condurremo a ritroso nel tempo, partendo dall’inizio della storia di Roma. Entreremo nelle case dei Romani e scopriremo la loro ritualità quotidiana legata al cibo. Come sempre ci divertiremo, perché il cibo, oggi come 27 secoli fa, è un piacere della vita”.

L’archeologo Giorgio Franchetti

Giorgio Franchetti si è formato all’università della Tuscia di Viterbo e all’università Roma Tre, si è laureato con lode in Archeologia e Storia dell’arte e si è poi specializzato con lode in Archeologia. È membro della Society for the Promotion of Roman Studies (The Roman Society) di Londra e della Società Italiana di Storia della Medicina, oltre ad essere “ambassador” della FEISCT – Federazione Europea Itinerari Storici, Culturali e Turistici per i territori di Cerveteri e Tarquinia. Ha collaborato, negli ultimi 20 anni, a numerosi documentari per tv del settore storico come History Channel, National Geographic Channel e Discovery Channel, oltre a quelli per Ulisse di Alberto Angela e di Alessandro Barbero. È esperto di medicina antica e ha tenuto lezioni all’università Roma Tre, La Sapienza e l’università di Salerno.

Cristina Conte è una bravissima cuoca, inventrice degli anni ’80 della figura del “cuoco a casa”, ha partecipato a numerose trasmissioni tv, come Geo su Raitre e Cortesie per gli ospiti, e ha passato gli ultimi 15 anni a studiare e sperimentare la cucina antica.

Appia antica (Roma). Alle Tombe di via Latina l’evento “DEMETRIADE – La Gens Anicia e la Via Latina”: visita guidata al Sepolcro Barberini, rievocazione storica e fumetto storico

Domenica 4 maggio 2025, alle 10, nell’affascinante parco delle Tombe della via Latina, via dell’Arco di Travertino 151, Roma, si svolgerà l’evento “DEMETRIADE – La Gens Anicia e la Via Latina” dedicato alla figura di Demetriade appartenente alla potente famiglia romana degli Anicii che, proprio nel territorio occupato oggi dal Parco, possedeva una lussuosa villa. Dopo i saluti del direttore del parco archeologico dell’Appia Antica Simone Quilici e del funzionario archeologo Santino Alessandro Cugno, responsabile del sito, alle 10 il personale del Parco condurrà una visita guidata gratuita al Sepolcro Barberini. Alle 11 avrà luogo la rievocazione storica a cura dell’associazione culturale Protectores Domini Nostri. Alle 12 ci sarà la presentazione del fumetto storico “Demetriade la Gens Anicia e la Via Latina” (Nubes Editore, 2025). Copie omaggio del fumetto saranno distribuite al termine dell’evento fino ad esaurimento scorte. In occasione della #DomenicaAlMuseo l’ingresso sarà gratuito. Prenotazioni su Musei Italiani fino ad esaurimento posti al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Ad aquam orantes: Il culto delle divinità acquatiche nella Sicilia antica” di Simona Modeo e Silvana Chiara (Edizioni Lussografica) e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

Per gli “Incontri di Archeologia alle Tombe della Via Latina”, occasioni uniche promosse dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri, sabato 3 maggio 2025, alle 10.30, in via dell’Arco di Travertino 151, presentazione del libro “Ad aquam orantes: Il culto delle divinità acquatiche nella Sicilia antica” di Simona Modeo e Silvana Chiara, edito da Edizioni Lussografica, Collana Mesogheia 2024. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverranno Maria Amalia Mastelloni, già soprintendente del MIC e direttore del parco archeologico di Siracusa; Silvana Chiara, archeologa e curatrice; e Simona Modeo, curatrice e vicepresidente regionale di SiciliAntica. Nel corso dell’evento, i partecipanti potranno visitare la Tomba dei Valerii. Appuntamento in via dell’Arco di Travertino 151. Attività gratuita, prenotazioni al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…

Copertina del libro “Ad aquam orantes: Il culto delle divinità acquatiche nella Sicilia antica” di Simona Modeo e Silvana Chiara

Ad aquam orantes. Il culto delle divinità acquatiche nella Sicilia antica. Il libro raccoglie i contributi scientifici del XIX Convegno di Studi organizzato dalla sede nissena di SiciliAntica che ha avuto luogo a Caltanissetta il 22 ottobre 2023 presso la sala Morici del palazzo della Fondazione Sicana – Sicilbanca (ex Palazzo delle Poste). Il tema dell’annuale simposio scientifico è partito dalla considerazione che l’acqua è ritenuta, sin dai primordi dell’umanità, l’emblema della vita. Essa ha infatti tutte le caratteristiche del sacro, dove convivono gli opposti: la purezza e la fertilità, la morte e la distruzione, la memoria e l’oblio. Nell’acqua si distinguono due principi antitetici: il maschile e il femminile, le acque in movimento che scendono dal cielo a penetrare nel grembo della terra, e quelle che sgorgano, limpide, dalle sorgenti a portare la fertilità a tutto il territorio circostante o che ristagnano, immote, in luoghi paludosi e mefitici dove, secondo il folklore popolare, abitano streghe e nefaste divinità. Dai nessi simbolici, epocali e legati alle civiltà si snoda una narrazione opulenta di riferimenti.

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dalla preistoria alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto, 2024) e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

appia-antica_parco_tombe-via-latina_libro-l-apicoltura-nel-mediterraneo-antico_giorgio-franchetti_locandinaNuovo appuntamento con gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche proposte dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare gli esperti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Sabato 19 ottobre 2024, alle 10, Giorgio Franchetti sarà ospite del parco archeologico dell’Appia antica per parlare del suo libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dalla preistoria alla tarda antichità” (Edizioni Efesto, 2024). Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, ci sarà l’introduzione del prof. Daniele Manacorda e l’intervento dell’autore dott. Giorgio Franchetti. Nel corso dell’evento, i partecipanti potranno visitare la Tomba dei Valeri. Appuntamento in via dell’Arco di Travertino 151, Roma. Attività gratuita. Il biglietto può essere scaricato selezionando “Incontri di Archeologia” sull’App Musei Italiani, il giorno stesso presso il totem all’ingresso del sito, oppure online al link nel primo commento.

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Copertina del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dalla preistoria alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto)

L’apicoltura nel Mediterraneo antico. L’uomo ha sempre avuto, per lungo tempo inconsapevolmente, il migliore degli alleati in natura: l’ape. Dalla sua comparsa sulla terra, quasi 100 milioni di anni fa, è stata lei principalmente, insieme ad altri agenti pronubi, a permettere lo sviluppo, la diversificazione e la sopravvivenza di un complesso e meraviglioso apparato di reciproche biodipendenze che oggi chiamiamo semplicemente Natura. L’ape ha accompagnato l’umanità per l’intera durata del suo percorso evolutivo e infatti, seguendo le tracce di questo rapporto, possiamo risalire per millenni fino agli albori della Storia. Ma non solo. Possiamo spingerci più indietro ancora, con certezza al Neolitico e, secondo alcuni studiosi, anche alle fasi finali del Paleolitico. Testimonianze di come il miele abbia costituito per moltissimo tempo un elemento fondamentale di apporto calorico nella dieta umana sono rintracciabili nelle pitture rupestri di culture lontanissime anche a livello geografico, segno evidente di come universalmente l’uomo si fosse reso conto dell’importanza di questo insetto e dei suoi prodotti.