Roma. Al Colosseo la mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: oltre 300 reperti dai principali musei italiani e da Troia che per la prima volta approfondiscono i nessi storici e mitologici che legano le due città, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico

Dalla tavoletta in argilla da Hattusa che cita la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici alle oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann, dai corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma al rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina, dall’urna in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade ai rilievi in marmo da Afrodisia con miti iliadici, dal sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria con episodi dell’Iliade al mosaico di Teti dall’acropoli di Xanthos. Sono alcuni dei 300 reperti esposti nella mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” che dal 12 giugno al 18 ottobre 2026il parco archeologico del Colosseo ospita nell’Anfiteatro Flavio, una prima assoluta nel panorama espositivo internazionale che nasce dalla felice collaborazione culturale tra Italia e Türkiye. Mai prima d’ora, infatti, è stato dedicato un evento espositivo sui nessi storici e mitologici che legano le due città, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico. Promossa dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura italiano e dalla direzione generale dei Beni culturali e dei Musei del ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra i due Paesi, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo, sviluppo sostenibile e crescita sociale, civile ed economica. La mostra, curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bulent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem, Rüstem Aslan, offre al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma, riannodando idealmente i fili del mito, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che abbraccia circa tre millenni di civiltà anatolica e italica.


Il percorso è introdotto, già al primo ordine del Colosseo, da una replica monumentale del Cavallo di Troia, mentre nello spazio espositivo vero e proprio, allestito al secondo ordine del Colosseo, sono presentati oltre 300 reperti, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia: in particolare, sono più di duecento le opere in prestito da diciannove musei turchi e, tra queste, il nucleo più significativo comprende reperti mai esposti prima in Italia. I visitatori potranno ammirare pertanto eccezionali testimonianze riferibili alle due civiltà, a partire dalla straordinaria tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito archeologico dell’antica capitale ittita Hattuša, che registra il trattato formale tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa, offrendo la prova che collega la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici con la Wilusa menzionata dai testi ittiti e, quindi, alla realtà storica della tarda età del bronzo. All’orizzonte tra Neolitico Recente ed Eneolitico rimanda la statuetta di Dea Madre in marmo rinvenuta nella necropoli di Porto Ferro (Alghero). Si datano tra il 2500 il 2250 a.C. le oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann.

Sono in mostra anche alcuni corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma, identificata dagli studiosi come il luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro, mentre proviene da Castro (Lecce) la statuetta in bronzo di Atena Iliaca, la cui cronologia si colloca tra fine V e IV secolo a.C., ed alcuni oggetti preziosi appartenenti al tesoro della dea. Il rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina testimonia il mito dell’età dell’oro e del ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto. Risale al IV secolo a.C. l’urna sempre in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade. Eccezionale poi è la presenza di alcuni rilievi in marmo da Afrodisia, capolavori dell’arte romana imperiale con raffigurazioni di miti iliadici, provenienti dal tempio dedicato al culto di Augusto e della famiglia imperiale.

È esposto il sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria, recuperato nel 1997 in seguito a uno scavo clandestino, che costituisce un notevole esempio di “sarcofago asiatico a colonne” e sul quale sono scolpiti tre episodi dell’Iliade; un’iscrizione indica che venne prodotto tra il 212 e il 225 d.C. Sempre dalla Türkiye, da un complesso termale dell’acropoli di Xanthos, capitale della Licia, proviene il mosaico di Teti databile tra il III e il IV secolo d.C. Questi insieme a numerosi altri reperti sono esposti in un percorso che si sviluppa lungo un doppio binario, letterario e archeologico, restituendo una lettura critica e comparata delle fonti oggi disponibili. Attraverso il racconto di figure emblematiche quali Paride, Elena, Priamo, Ecuba, Cassandra, Ettore, Agamennone, Menelao, Achille, Patroclo, Enea, Lavinia, Ascanio e Romolo, la mostra propone un viaggio critico e accessibile nella memoria condivisa del Mediterraneo, evidenziando la perdurante attualità di miti e storie che continuano a costituire un ponte tra passato e presente.

“Con questa mostra”, si legge nella presentazione al catalogo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “il ministero della Cultura italiano e il ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye intendono far conoscere al vasto pubblico internazionale del Parco archeologico del Colosseo le vicende straordinarie di queste due città e dei loro antichissimi legami, in un racconto che intreccia storia, archeologia e mito. Oltre a illustrare con rigore scientifico i nudi fatti per come la ricerca contemporanea è in grado di ricostruirli, l’esposizione valorizza anche il pensiero mitistorico, secondo l’accezione di Andrea Carandini, come ermeneutica della realtà storica in grado di ricomprendere le leggende e la religione nell’organizzazione della società del tempo, nella prospettiva di consapevole appartenenza a una comune civiltà mediterranea”. “Realizzata grazie alla collaborazione tra il ministero della Cultura italiano e il ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye”, scrive nella presentazione al catalogo il ministro Mehmet Nuri Ersoy, “la mostra ci invita a rileggere Troia, la Guerra di Troia e i legami politici, culturali e mitologici stabiliti tra Roma e l’Anatolia. L’esposizione va ben oltre il racconto di una singola guerra o leggenda: esplora gli scambi politici e culturali avvenuti nel Mediterraneo orientale alla fine del II millennio a.C. e riflette su come questi abbiano continuato a risuonare fino ai giorni nostri, promuovendo al contempo un rinnovato dialogo tra le due aree geografiche”.

“La mostra presenta al pubblico”, osserva nella premessa al catalogo Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, “i primi risultati del progetto di valorizzazione delle comuni radici storiche tra Italia e Türkiye promosso dal Ministero della Cultura tramite il Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale in collaborazione con la Direzione Generale del Patrimonio Culturale dei Musei della Repubblica di Türkiye. Il progetto, elaborato dal Dipartimento nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato, prevede la realizzazione di una serie attività di ricerca, disseminazione e valorizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Türkiye, promuovere a livello internazionale la conoscenza dei rispettivi patrimoni culturali e favorire modelli di sviluppo basati su un turismo sostenibile e di qualità”. “Con questa rilevante iniziativa di diplomazia culturale”, si legge invece nel testo di premessa al catalogo di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo – il PArCo porta agli occhi del mondo la narrazione di un mito fondativo cruciale per la storia dell’umanità, restituendo al contempo le evidenze archeologiche di una civiltà generatrice. Il tutto in una esposizione che dà al racconto una dimensione concreta, capace di correlare la costruzione mitologica con il luogo che la ha ispirata”. “La mostra”, scrivono i curatori nella introduzione al catalogo, “vuole essere uno strumento meditato di ricerca, disseminazione e valorizzazione di una parte identitaria del patrimonio culturale di Italia e Türkiye, col quale i due Paesi condividono e mettono a disposizione della comunità scientifica e del pubblico internazionale una visione umanistica fatta di studio, innovazione, dialogo e reciproca amicizia”.



La mostra si apre al secondo ordine del Colosseo con una prima ampia sezione dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica del sito di Troia, attraverso un significativo nucleo di reperti provenienti dai musei turchi. Tale sezione offre, inoltre, una panoramica inedita sul mondo ittita e sulle diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C. La seconda sezione è dedicata alla Guerra di Troia, narrata a partire dal punto di vista dei Troiani, con particolare attenzione ai protagonisti e agli eventi principali del conflitto. Ampio spazio è riservato alla figura di Omero e al tema della tradizione epica, analizzata nei suoi risvolti filologici, storici e antropologici. La sezione si conclude con la caduta della città, la Ilioupersis, e l’avvio della diaspora che vede protagonista Enea. La terza sezione approfondisce il viaggio di Enea, ricostruito sulla base delle tradizioni letterarie – da Stesicoro a Virgilio – e della documentazione archeologica, con particolare enfasi sui contesti italiani tramite la valorizzazione di siti dell’Italia meridionale, della Sicilia e del Lazio legati al passaggio dell’eroe troiano. La sezione propone anche un quadro ricostruttivo del Lazio tra il XII e il IX secolo a.C., offrendo strumenti interpretativi per una contestualizzazione storica del mito. La quarta sezione è dedicata al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative di grande rilevanza. Viene ricostruito il quadro della Roma arcaica e approfondito il processo attraverso il quale i Romani elaborarono la propria origine troiana, elemento centrale nella costruzione dell’identità politica e ideologica della città. La sezione si conclude con un focus sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga eneadica.
Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello aragonese apre la mostra “Eneide”, sull’epopea dell’eroe troiano con 36 opere dell’artista Stefania Misso, da un progetto dell’Associazione Rotta di Enea

Venerdì 12 giugno 2026, alle 16, al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello aragonese di Baia (Na), in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia 2026, vernice della mostra “Eneide”, sull’epopea dell’eroe troiano, ispirata al poema di Virgilio, con 36 opere dell’artista Stefania Misso che l’Associazione Rotta di Enea, Itinerario culturale del Consiglio d’Europa dal 2021, d’intesa con il Parco archeologico, ha voluto trasformare in un progetto per i Campi Flegrei. All’inaugurazione, presente l’artista romana che da anni vive e opera in Sardegna, interverranno Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei; e Giovanni Cafiero, Maria Teresa Moccia di Fraia e Sergio Ferraro per l’Associazione Rotta di Enea; Rüstem Aslan, direttore degli scavi del sito Unesco di Troia. La mostra resterà aperta dal 13 giugno fino al 10 ottobre 2026.

Il progetto, curato dall’Associazione Rotta di Enea, comprende la mostra al museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia e laboratori creativi con le classi dell’istituto statale Virgilio di Pozzuoli, chiamati a realizzare, sotto la guida esperta dell’artista e del corpo docente dell’Istituto Virgilio, nuovi segni sibillini, presenti nell’esposizione sotto forma di libri d’arte. La partecipazione della comunità è il riferimento fondamentale per il Progetto “Eneide” ispirato dai principi della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società (CONSIGLIO D’EUROPA – FARO, 27.X.2005) ratificata dall’Italia con Legge n. 133/2020. La Convenzione di Faro sposta l’attenzione dal bene culturale in sé al suo valore per le persone e le comunità. Promuove la partecipazione democratica, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile, considera il patrimonio come risorsa per la qualità della vita.

L’eroe troiano, esule dopo la distruzione di Troia, rappresenta un simbolo senza tempo del peregrinare nel mondo alla ricerca di nuovi approdi. Ma mai da soli e solo per sé stessi. Enea porta con sé sulle spalle la tradizione (Anchise) e tiene per mano il futuro (Ascanio). Intorno a Enea fioriscono storie e personaggi, non solo Didone, ma Palinuro, Eurialo e Niso, e tanti altri. Le trame che con la cura delle mani d’artista di Stefania Missio vestono i personaggi dell’Eneide sono una espressione autentica di quella pietas e di quella umanità che caratterizzano l’opera di Virgilio. A questi sentimenti e a questi valori ancora oggi dobbiamo aggrapparci contro le derive di violenza e sopraffazione che le vicende internazionali dell’Ucraina e del Medio Oriente ci ricordano tristemente.

“Il lavoro paziente e pieno di umanità e amore per la nostra civiltà mediterranea di Stefania Missio”, dichiara il presidente della Rotta di Enea Giovanni Cafiero, “rispecchia perfettamente i valori cui si ispira la Rotta di Enea e trova la sua collocazione ideale nell’area dei Campi Flegrei, teatro delle vicende narrate nel VI libro dell’Eneide. In Europa, nel Mediterraneo e nel Mondo, dopo 3000 anni dalla guerra di Troia, ancora profughi, ancora vendette, ancora il tentativo di affermare la legge della forza. L’Eneide e il nostro Virgilio sono ancora un riferimento vivo, che ci ricorda che il progresso della civiltà umana deriva dall’empatia, dalla capacità di cooperare, dalla forza dei valori, dalla pazienza”. “Abbiamo ancora bisogno di Enea e della sua storia”, conclude il direttore del parco archeologico, Fabio Pagano, “abbiamo ancora necessità di raccontala, di indossarla, di interrogarci, di specchiarci. Stefania Missio ci offre una “trama di trame” dove condurre la nostra anima in un mondo popolato di immagini dal sapore arcaico nella veste di forme contemporanee. Una trasfigurazione dove l’antico muta la propria forma accompagnando Enea nella dimensione a lui più propria: quella dell’universale”.
Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con Rüstem Aslan, direttore degli scavi archeologici di Troia in Turchia, su “Troy. Story of a City from Myth to Archaeology” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano
“Troy. Story of a City from Myth to Archaeology” con Rüstem Aslan, direttore degli scavi archeologici di Troia in Turchia, è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Venerdì 24 marzo 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Troy. Story of a City from Myth to Archaeology” di Rüstem Aslan, direttore degli scavi archeologici di Troia in Turchia, che illustrerà la storia del sito e delle indagini che, iniziate più di un secolo fa, hanno stabilito una cronologia fondamentale per lo studio di questa area del Mediterraneo orientale. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. La conferenza sarà tenuta in lingua inglese. Saranno distribuite copie della relazione in lingua italiana. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su https://www.eventbrite.it/e/565153227517 o, in alternativa, in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo. Successivamente pubblicato su YouTube.

Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia
Rüstem Aslan si è laureato all’università di Istanbul, Facoltà di Lettere, Dipartimento di Preistoria. Nel 1988 ha partecipato come studente agli scavi archeologici di Troia iniziati dal prof. dr. M. Osman Korfmann. Dopo gli studi universitari, ha svolto gli studi di master e di dottorato su Troia e Troas sotto la guida del prof. Korfmann all’università di Tubinga (Germania). Dal 1988, oltre al suo lavoro in qualità di archeologo in diverse zone dell’Anatolia (Tekirdag, Urfa, Diyarbakir), ha partecipato ininterrottamente agli scavi di Troia. Dopo la morte del prof. Korfmann nel 2005, è diventato co-direttore degli scavi di Troia per poi divenirne direttore dal 2013. Rüstem Aslan è inoltre docente al Dipartimento di Archeologia dell’università Onsekiz Mart di Çanakkale, autore di numerosi libri e articoli su Troia e Troas in turco, inglese e tedesco, nonché di libri tradotti in inglese e in tedesco.
“Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta…”: a Comacchio la mostra “Troia. La fine della città. La nascita del mito” in collaborazione con il Mann. Prima parte: dai versi di Omero alla scoperta di Troia, passando per il giudizio di Paride, la bella Elena, l’inascoltata Cassandra e il mito di Telefo

Locandina della mostra “Troia. La fine della città. La nascita del mito” a Comacchio fino al 27 ottobre 2019

Μῆνιν ἄειδε θεὰ Πηληϊάδεω Ἀχιλῆως οὐλομένην, ἥ μυρί Ἀχαιοῖς ἄλγε’ ἔθηκε… “Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta, che (infiniti) lutti addusse agli Achei…”. Chi non ricorda dai tempi della scuola la traduzione di Vincenzo Monti del proemio dell’Iliade del poeta Omero? Anzi, del “primo poeta” come lui stesso scrive: “Il mio nome è Omero, il primo poeta. Canto la madre di tutte le guerre”. E la madre di tutte le guerre è la guerra di Troia, alla quale è dedicata un’interessante mostra aperta fino al 27 ottobre 2019 a Palazzo Bellini di Comacchio. Curata da Carla Buoite e Lorenzo Zamboni, da un’idea di Paolo Giulierini, Alice Carli e Roberto Cantagalli, la mostra “Troia. La fine della città. La nascita del mito” conferma la collaborazione tra il Comune di Comacchio e il museo Archeologico nazionale di Napoli, offrendo la possibilità di ammirare alcuni capolavori del patrimonio archeologico mondiale. Dopo la mostra “Lettere da Pompei. Archeologia della scrittura”, Palazzo Bellini ospita una nuova esposizione temporanea, ispirata alla più antica opera scritta dell’Occidente: l’Iliade. Sulla scia delle parole di Omero, la mostra “Troia. La fine della città, la nascita del mito” presenta, in una cornice evocativa, sculture, affreschi e vasi figurati originali che raccontano i miti e i personaggi dell’epico scontro. L’esposizione è ulteriormente arricchita da un prezioso reperto della raccolta cumana del museo Archeologico nazionale di Napoli, ora custodito nel suggestivo museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia.

Skyphos calcidese a figure nere, provenienza sconosciuta, 540 a.C. circa. Duello tra Achille (a sinistra) e Memnone (a destra), re degli Etiopi, alla presenza delle rispettive madri, la dea Teti e la dea Aurora. Conservato al Mann (foto Giorgio Albano, Mann)
E allora riprendiamo le parole di Omero prima di addentrarci nel percorso della mostra. “Seguitemi – scrive Omero – tra gli dei e gli eroi di un’epoca remota: vi canterò degli Achei armati di lancia: di Agamennone, crudele signore di popoli, e di suo fratello Menelao, dal grido possente; vi canterò di Achille piè veloce, simile a un dio, splendente nelle sue armi infallibili, e dell’amato Patroclo, guidatore di carri; ecco l’ingegnoso Ulisse, dalla mente fina, tessitore di inganni, e l’aitante Diomede, domatore di cavalli, dalla forza sovrumana; ed ecco i due Aiaci, il gigante Telamonio, e l’empio Oileo. Vi canterò l’eterno scontro con i Troiani, domatori di cavalli: ecco il vecchio re Priamo, nobile cuore, e accanto a lui Ettore, campione di Troia, sterminatore di uomini, dall’elmo lucente; ed ecco Paride, bello come un dio, abile con l’arco, ma dal cuore pavido, e al suo fianco Elena, la più bella delle donne, che ammalia al solo sguardo. Per lei le case bruciano, e le città cadono… Vi canterò di Enea, il figlio di Afrodite, la dea capricciosa le cui promesse d’amore portano gli uomini alla rovina; vi canterò di Cassandra, inascoltata profetessa di sventure, che con occhi dolenti già vede le fiamme lambire le mura di Troia. E nella mischia furibonda ecco scendere dall’Olimpo persino gli dei, schierati a fianco degli eroi: insieme ai Troiani combattono la celeste Afrodite, il saettante Apollo e il sanguinario Ares, mentre Era e Atena, potenti e vendicative, sono favorevoli ai Greci, e per loro Efesto, dio del fuoco, forgia armi invincibili… E al di sopra di tutti il Destino possente, che inesorabile decide le sorti degli uomini…”. I corpi degli eroi sono fredda cenere ormai – intervengono i curatori -, svanita è la memoria degli dei, ma il mito di Troia continua. Ecco la mostra.

Busto in marmo di Omero, Collezione Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Replica antonina (150-174 d.C.) da originale greco del I secolo a.C. (foto Giorgio Albano, Mann)
Omero, chi era veramente? Omero non è il nome di un poeta. È il nome di un collettivo di artisti, di una lunga schiera di aedi e cantori che per secoli hanno tramandato per via orale, arricchendola, un’antica materia epica. Omero, personaggio di cui non sappiamo nulla di certo, fu forse colui che per primo, verso l’VIII secolo a.C., fissò una parte di quel poema, componendo l’Iliade così come è arrivata fino a noi. L’Iliade è un’opera poetica che si ispira a vicende e personaggi risalenti a molti secoli indietro, ai periodi della civiltà micenea e della prima età del Ferro, tra la metà del II e gli inizi del I millennio a.C. Non racconta l’intera guerra di Troia, dalle premesse alla convulsa fine, ma, con una scelta narrativa sorprendente, solo una manciata di eventi che si svolgono nell’ultimo anno di conflitto: si concentra su alcuni episodi cruciali, legati ai principali eroi dei due schieramenti, Achille ed Ettore, e al loro rapporto con l’onore e la vergogna. Da un lato assistiamo al momentaneo ritiro di Achille dallo scacchiere bellico, offeso per un’ingiustizia subita che rischia di costare ai Greci la sconfitta definitiva. Dall’altro seguiamo la sorte tragica di Ettore, baluardo di Troia, ucciso e umiliato da Achille, quando finalmente costui tornerà in battaglia per vendicare la morte dell’amato Patroclo. Oltre all’Iliade, il ciclo troiano è composto da molti altri poemi, in parte oggi perduti, che narrano quello che accadde dopo l’uccisione di Ettore: la morte dello stesso Achille, la caduta di Troia, i viaggi di ritorno degli eroi. Da tremila anni i personaggi omerici continuano a popolare tragedie, poesie, romanzi, fumetti e film, rinnovando, nei secoli, la loro immortalità.

Cratere a figure rosse di produzione campana, da Frignano (Caserta), IV secolo a.C. La nascita di Elena dall’uovo, tra la madre Leda e un perplesso Tindaro, re di Sparta. Conservato al Mann (foto Patrizio Lamagna, Mann)
Tutta colpa della bella Elena… Il giudizio di Paride è a tutti gli effetti il primo concorso di bellezza della storia. Durante la festa di nozze di Peleo e Teti, futuri genitori di Achille, tra i divini convitati scoppia una grande contesa: una mela d’oro con la frase alla più bella rotola tra i piedi di tre invitate d’eccezione, Atena, Era e Afrodite. Subito tutte e tre si sentono chiamate in causa, pretendendo ognuna di essere la più bella. Il giudizio viene demandato ad un mortale, il bel Paride, ancora lontano dagli onori di corte e dal futuro di perdizione che lo attende. Il giovane non è però del tutto imparziale: pesa sulla sua scelta la promessa da parte di Afrodite dell’amore di Elena di Sparta, la cui bellezza era famosa in tutto il mondo. Elena ha tutto quello che rende una donna irresistibile secondo i canoni dell’epoca: bianche braccia, bella chioma, lungo peplo, ed è brava a tessere. La sua nascita ha del divino e prodigioso: dall’unione di Zeus con l’affascinante regina di Sparta, Leda (o secondo altre versioni del mito, con la dea Nemesi), emerse da un uovo, forma perfetta e simbolo di fecondità e rinascita. Icona dell’eterno femminino della cultura occidentale, Elena è in realtà una figura tragica, dotata di un fascino irresistibile, oggetto dei desideri e delle gelosie degli uomini, pedina nelle mani degli dei. La più bella tra le donne viene offerta come premio di un futile gioco tra dee capricciose, e scatenerà, suo malgrado, la crudele guerra, che infiniti lutti addusse agli Achei.

Affresco della Profezia di Cassandra, prima metà del I secolo d.C., da Pompei, Casa della Grata Metallica, Grande Triclinio. Al centro Cassandra, a sinistra, seduto, Priamo, con Paride col pomo della discordia, a destra Ettore, con la lancia. Conservato al Mann (foto Patrizio Lamagna, Mann)
La profetessa inascoltata. “Giungerà qui un’armata di guerra, e navi con le vele al vento riempiranno i lidi…”, scrive Quinto Ennio nel II sec. a.C. nella tragedia “Alexander”. Alle porte di Troia Cassandra, la più bella delle figlie del re Priamo, già vede le fiamme che avvolgeranno le mura della città. Il pomo della discordia, la promessa di Afrodite, l’incontro tra Paride ed Elena, la fuga dei due amanti a Troia, la guerra, la morte di Ettore, lo stratagemma del cavallo, la caduta della città: la triste fanciulla conosce già la sorte di ognuno, ma nessuno le darà credito. A Cassandra Apollo concesse in dono la capacità di vedere il futuro. La giovane non volle però cedere al suo amore, e il dio, offeso, si vendicò, privando di credibilità le sue profezie. Fiera e superba, Cassandra andrà incontro al proprio destino, lontano da Troia, da principessa ridotta a schiava, condannata, fino alla fine, a non essere creduta.

Rilievo neoattico in marmo pentelico, fine del I secolo a.C – inizi del I d.C., da Pompei, Casa del rilievo di Telefo. A sinistra, Achille consulta l’oracolo; a destra, Achille cura la ferita di Telefo. Conservato al Mann (foto Giorgio Albano, Mann)
Telépheion tráuma / La ferita di Telefo. “…così od’io che solea far la lancia / d’Achille e del suo padre esser cagione / prima di trista e poi di buona mancia…” scrive Dante nel Canto XXXI (4-6) dell’Inferno. Telefo, figlio di Eracle, è il sovrano di Misia, regione confinante con il territorio di Troia, e sposo di una delle innumerevoli figlie del re Priamo. I Greci, salpati alla volta di Troia, approdano per sbaglio in Misia, e subito infuria lo scontro. Telefo guida i suoi con successo, ma viene ferito dalla micidiale lancia di Achille, un’arma creata dal centauro Chirone. La ferita è terribile e sembra non guarire mai, lasciando Telefo in preda al tormento. Ancora una volta è una profezia, un oracolo a svelare la soluzione: “Solo chi ha inferto la ferita la potrà curare”. Achille acconsentirà così a guarire Telefo che, grato, indicherà finalmente agli Achei la strada per Troia. Quello di Telefo è un mito secondario nelle vicende della guerra di Troia, ma ne rappresenta una fondamentale premessa. Telefo divenne oggetto di culto eroico nella città di Pergamo, in Misia, e le sue gesta sono raffigurate sul fregio del celebre, omonimo Altare conservato a Berlino.

Heinrich Schliemann con gli scavatori che stanno riportando alla luce l’antica Troia sulla collina di Hisarlik in Turchia
La scoperta di Troia. Secondo la tradizione, il sito archeologico di Troia fu scoperto nel 1868 da Heinrich Schliemann, uno dei padri dell’archeologia, guidato solo dal suo intuito e con l’Iliade di Omero in mano, che lo aveva folgorato fin dall’età di 8 anni… In realtà la collina di Hisarlik (“il luogo della fortezza”), nell’attuale Turchia nordoccidentale, fu identificata come una possibile sede dell’antica Troia prima da Charles Maclaren e poi da Frank Calvert, viceconsole britannico e antiquario, che acquistò metà della collina e iniziò gli scavi nel 1865. Successivamente Schliemann venne a sapere degli scavi di Calvert, e decise di contribuire personalmente con le sue ingenti ricchezze. Schliemann era infatti un ricco mercante e uno spregiudicato uomo d’affari, oltre ad essere un grande appassionato di antichità greche. La sua “naturale inclinazione verso tutte le cose misteriose e meravigliose” delinea però più un romantico visionario che uno scienziato, cui va riconosciuta al più un’incrollabile determinazione. I suoi scavi a Hisarlik, dal 1870 al 1890, furono piuttosto dei brutali sterri, condotti con schiere di operai armati di pala, e delle rocambolesche ‘cacce al tesoro’, come quella del famoso “tesoro di Priamo”. Solo grazie all’opera dell’architetto Wilhelm Dörpfeld (1853-1940) si riuscì a trarre un primo spaccato sintetico del sito identificato con la Troia di Omero. Ma è soprattutto con l’avvento dell’archeologia moderna, prima con Carl Blegen (1887-1971) e poi con Manfred Korfmann (1942-2005) e gli scavi delle rispettive università di Cincinnati e Tubinga, che l’archeologia troiana ha compiuto enormi passi in avanti. Oggi gli scavi a Hisarlik sono ripresi sotto la direzione di Rüstem Aslan. Nel 1998 Troia è stata inserita nei siti del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e nel 2018 è stato inaugurato a Çanakkale un grandioso nuovo museo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/11/20/a-troia-aperto-il-nuovo-museo-dellantica-ilio-il-2018-e-stato-dichiarato-dalla-turchia-lanno-di-troia-nel-ventennale-delliscrizione-nella-lista-del-patrimonio-dell/). Dopo 3000 anni di storia, e 150 anni di scavi, Troia non smette di attrarre la nostra attenzione.
A Troia aperto il nuovo museo dell’antica Ilio: il 2018 è stato dichiarato dalla Turchia l’anno di Troia, nel ventennale dell’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità. L’anniversario ricordato alla XXI Bmta di Paestum, altro sito Unesco sempre dal 1998

Il direttore degli scavi di Troia, Rustem Aslan (al centro) con la targa ricevuta alla XXI Borsa mediterranea del Turismo archeologico (a sinistra il segretario Ugo Picarelli) per il ventennale dell’iscrizione nella lista dei siti Unesco
Il 2018 è stato proclamato dalla Turchia l’anno di Troia. Una scelta non casuale perché quest’anno ricorre il ventennale dall’inserimento del sito di Troia nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco. La ricorrenza è stata ricordata nel corso della XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, sito possiamo dire “gemello” perché diventato Patrimonio dell’Umanità nello stesso anno: il 1998. “Troia, tra l’Asia e l’Europa, tra il mar Egeo e il mar Nero, importantissima nell’età del Bronzo”, è stato sottolineato a Paestum, “riporta ai poemi di Omero e lascia aperto l’interrogativo sulla sua distruzione o una delle sue distruzioni: che sia stato il cavallo oppure no, è oggetto ancora di discussione”. L’area archeologica di Troia ha appena inaugurato un nuovo museo dal design moderno, e continua a essere interessata da scavi archeologici, soprattutto dopo l’arrivo del nuovo direttore Rustem Aslan, che proprio alla XXI Bmta – nell’ambito dell’incontro in collaborazione con l’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia – ha ricevuto una targa per celebrare i vent’anni del sito nella lista dell’Unesco.
Per tutto il 2018 sono state molte le iniziative, nazionali e internazionali, culturali, scientifiche e sportive, patrocinate dal ministero della Cultura e del Turismo turco per sensibilizzare il turismo verso l’antica città di Troia nella provincia nord-occidentale di Çanakkale. E i numeri sono stati confortanti: nel primo semestre del 2018 il numero di turisti è più che raddoppiato rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Ma di certo l’evento destinato a rinnovare l’attenzione sul sito di Troia è stata l’apertura, ai primi di novembre 2018, del museo dedicato all’antica città di Ilio, al confine del villaggio di Tevfikiye. Il progetto, scelto tra i 150 presentati al National Architectural Design Competition, è stato quello sviluppato dall’architetto Omer Selcuk Baz della Yalın Architecture. I lavori furono avviati nel 2013. L’area archeologica dista dal museo un migliaio di metri che si percorrono, a piedi o con una navetta, su una stradina – immersa in un grande giardino – pavimentata con blocchi di pietra che ricorda molto quelle delle antiche città ellenistiche.

L’archeologo tedesco Manfred Osman Korfmann, per 17 anni direttore degli scavi a Troia (foto arkeologjihaber)
Aprire un museo sul sito archeologico di Troia è stato il sogno a lungo accarezzato dall’archeologo tedesco Manfred Osman Korfmann, morto nel 2005 per un tumore all’età di 63 anni, il quale era divenuto famoso nel suo Paese, la Germania, per aver promosso nuovi scavi nell’antica Troia. Infatti dal 1988, anno in cui il governo turco gli aveva rilasciato un permesso di scavo esclusivo, al 2005, anno della sua morte, Korfmann ha diretto lo scavo di 13mila mq di superficie con l’aiuto di 370 archeologi, portando alla luce – tra l’altro – la parte inferiore della città di Troia e parte delle mura difensive. Ma il sogno di Korfmann era di riportare a Troia le testimonianze più significative del sito, conservate da decenni fuori dalla Turchia, come il famoso Tesoro di Priamo, scoperto da Heinrich Schliemann, e che oggi, dopo varie vicissitudini, è esposto al museo Puskin di Mosca. Ovviamente il sogno di Korfmann è rimasto tale. Delle tante richieste di rimpatrio inoltrate solo il Penn Museum (Pennsylvania) ha risposto affermativamente restituendo nel 2012 24 oggetti in oro.
Ma allora cosa possiamo ammirare nel nuovo museo di Troia? La maggior parte dei reperti esposti nel nuovo museo proviene da quattro musei turchi: solo il museo di Istanbul e quello di Topkapi hanno rifiutato il trasferimento dei pezzi originali proponendo delle copie, ma il ministero della Cultura ha respinto al mittente la proposta, ribadendo l’importanza di garantire ai visitatori solo il meglio, “per poter essere di esempio – è stato scritto – ai sette musei esteri che conservano i reperti contrabbandati della leggendaria Troia”. Il Museo, costruito su un’area coperta di circa 11mila metri quadrati, ha la forma di un grande cubo rivestito in pannelli di acciaio color ruggine, “colore che ricorda – spiegano gli architetti progettisti – le ceramiche riportate alla luce dal vicino sito archeologico e rimanda ad una storia vissuta: materiale e design architettonico che evocano quindi una connessione tra passato e presente. La struttura – continuano – è accessibile tramite una rampa che conduce al piano interrato; si ha come l’impressione di accedere alle sale espositive attraverso una spaccatura del sottosuolo: man mano che ci si avvicina alla struttura, che si vede però all’orizzonte, il paesaggio e la terra scompaiono gradualmente, lasciando alla vista solo porzioni di cielo. All’interno, una rampa elicoidale conduce il visitatore agli spazi espositivi e alla terrazza sul tetto. La verticalità riprodotta dalla rampa rappresenta la stratificazione archeologica. Dai punti di risalita interni, attraverso delle aperture sulle facciate, si può godere della bellissima vista del paesaggio circostante ricco di campi e reso suggestivo dalle rovine di Troia”.































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