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Roma. Al Mausoleo di Sant’Elena sulla Casilina al via “Sguardi d’Autore”: speciale visita guidata teatralizzata, durante la quale l’imperatore Costantino, l’artigiano Eutropos, l’eques Iulius Lucius, Papa Damaso prenderanno voce letteralmente con Giulia Anglani e Federico De Luca. Prenotazione obbligatoria e Super GreenPass

La locandina dell’evento “Sguardi di Storia” al Mausoleo di Sant’Elena a Roma

I monumenti non hanno solo una funzione di testimonianza storica, ma restano come luoghi ‘parlanti’ che raccontano una storia in relazione con il territorio circostante. Il Mausoleo di Sant’Elena sulla via Casilina ne è un esempio. L’imperatore Costantino, l’artigiano Eutropos, l’eques Iulius Lucius, Papa Damaso le loro vicende prenderanno voce… letteralmente. Una novità attende i visitatori del mausoleo di Sant’Elena in questo primo mese del 2022: “Sguardi di storia”, nuovo evento teatralizzato. Il debutto è previsto per domenica 16 gennaio 2022, alle 11, la prenotazione è obbligatoria (3396528887, chiamate e Whatsapp; santimarcellinoepietro@gmail.com). Accesso con Super Green Pass e mascherina. Dalla semplice visita guidata si passerà alla visita teatralizzata. La voce della guida Giulia Anglani sarà intervallata dalle ‘incursioni’ dei personaggi storici a cui darà volto ed espressione il giovane attore Federico De Luca. L’evento si potrà rivedere al link https://bit.ly/3mNF2oq.

Veduta aerea del mausoleo di sant’Elena a Roma (foto ssabap-roma)

“L’area del Mausoleo di Sant’Elena, all’interno del possedimento imperiale definito nel Liber Pontificalis come ad duas lauros o inter duas lauros, spiegano gli archeologi della Ssabap-Roma, “era interessata a partire dalla tarda età repubblicana da necropoli estese lungo l’antica via Labicana, l’attuale Casilina. Tra il II e il III sec. d.C. fu occupata dal cimitero degli equites singulares, cavalieri della guardia imperiale, ma già al tempo delle persecuzioni i cristiani scelsero questa località per le tombe di alcuni martiri subito oggetto di venerazione. Deliberatamente in questa zona, all’interno del fundus vicino al palazzo imperiale del Sessorium occupata da cimiteri di martiri, ma anche distruggendo la necropoli della guardia imperiale che egli stesso sciolse poiché schierata a favore di Massenzio, Costantino tra il 315 e il 325 d.C. realizzò la basilica circiforme in onore dei Santi Marcellino e Pietro, periti durante la persecuzione dioclezianea, e il mausoleo dinastico in cui sarà sepolta la madre Elena, secondo uno schema con il quale diede inizio alla cristianizzazione monumentale del suburbio”.

Ricostruzione assonometrica del mausoleo di sant’Elena a Roma (foto ssabap-roma)
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Planimetria e alzato del Il Mausoleo di sant’Elena a Roma su due tavole del Piranesi (foto ssabap-roma)

“A pianta circolare con diametro di oltre 20 metri – continuano gli archeologi Ssabap-roma -, preceduto sul lato Ovest da un atrio rettangolare originariamente collegato con il nartece della basilica, attualmente conservata solo al livello delle fondazioni, l’edificio presenta un basamento articolato internamente con nicchie alternativamente circolari e rettangolari in origine decorato da incrostazioni marmoree e una copertura a cupola decorata a mosaico comprensiva di due giri concentrici di anfore olearie iberiche, da cui il nome moderno di Tor Pignattara. Presso la basilica si sviluppò lo straordinario impianto delle catacombe dedicate ai Santi Marcellino e Pietro considerate, per il ricco corredo di pitture per lo più risalenti al IV secolo d.C., una vera e propria pinacoteca dell’epoca. La distruzione dell’edificio avvenne in un periodo collocabile presumibilmente tra il XI secolo, epoca della traslazione del corpo di Sant’Elena, e il XII secolo, quando il suo sarcofago di porfido venne trasportato in Laterano. La proprietà imperiale si trasmise quindi alla chiesa di Roma, perpetuando così il potere che passò dallo stato all’autorità ecclesiastica. Infatti all’interno del mausoleo, nel XVII secolo, furono costruite la chiesetta dedicata ai Santi Marcellino e Pietro e l’annessa canonica, ampliata nel XVIII secolo, in concomitanza con la chiusura della nicchia principale del tamburo, a est, ove era posto il sarcofago in porfido di Sant’Elena”.

Il Mausoleo di sant’Elena a Roma in una spettacolare immagine (foto ssabap-roma)

Il Mausoleo di Sant’Elena con il suo Antiquarium è stato restituito alla fruizione del pubblico esattamente due anni fa. L’allestimento concretizza la musealizzazione del territorio attraverso la lettura delle testimonianze nel loro contesto di origine: i reperti provenienti dal cimitero degli equites singulares e della sottostante catacomba illustrano infatti la progressiva cristianizzazione del suburbio. Il monumento è stato restaurato e valorizzato come museo del suo contesto cimiteriale, con la collezione dei reperti rinvenuti negli scavi effettuati dalla Soprintendenza e cortesemente prestati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, rinvenuti nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro. Grazie alla sinergia con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra il complesso monumentale è reso fruibile e aperto al pubblico in un percorso congiunto con le adiacenti catacombe.

Catacombe di Santa Sofia a Canosa di Puglia: a due anni dall’annuncio diventa operativo il passaggio dallo Stato Italiano allo Stato Pontificio dell’importante complesso sepolcrale cristiano del III-VIII secolo, unico in Puglia, premessa per il suo restauro e l’apertura al pubblico

Le catacombe cristiane di Santa Sofia, vicino a Canose, le uniche presenti in Puglia

Le catacombe cristiane di Santa Sofia, vicino a Canose, le uniche presenti in Puglia

L’annuncio dell’allora ministro per i Beni culturali Massimo Bray era stato bene augurante: le Catacombe di Santa Sofia a Canosa di Puglia riapriranno al pubblico grazie all’accordo firmato tra lo Stato Italiano (con il ministro Bray) e lo Stato del Vaticano (con Fabrizio Bisconti, membro della Pontificia commissione e soprintendente archeologico alle Catacombe). Era il gennaio 2014 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2014/01/12/a-canosa-di-puglia-saranno-visitabili-le-catacombe-di-s-sofia-accordo-tra-il-vaticano-e-litalia/). Da allora sono passati più di due anni. Le catacombe di Santa Sofia (III – VIII sec. d.C.), rinvenute negli anni ’50 del Novecento sulla statale 93 Canosa-Barletta, le uniche cristiane ritrovate in Puglia, tra le poche cristiane presenti in Italia meridionale insieme a quelle di Siracusa e Napoli, sono ancora chiuse, con l’accesso interdetto per ragioni di sicurezza. Ma stavolta forse ci siamo perché a Roma, nella sede della Pontifica commissione di Archeologia sacra, come annuncia il Comune di Canosa di Puglia, è stato firmato un passaggio tecnico decisivo per giungere al recupero e alla completa fruizione da parte del pubblico del sito paleocristiano: la consegna delle chiavi di accesso da parte del sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, al soprintendente archeologico delle Catacombe, Fabrizio Bisconti.

Catacombe di santa Sofia: la consegna delle chiavi di accesso da parte del sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, al soprintendente archeologico delle Catacombe, Fabrizio Bisconti

Catacombe di santa Sofia: la consegna delle chiavi di accesso da parte del sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, al soprintendente archeologico delle Catacombe, Fabrizio Bisconti

“Siamo riusciti a sbloccare una situazione ferma ormai dal lontano 2003, fatta anche di confronti tecnici e archeologici (culminati in un tavolo tecnico tenutosi a Bari nel 2013) e che soltanto adesso vedrà finalmente la luce”, riassume il sindaco La Salvia. “Era ora, oltre che assolutamente legittimo, che lo Stato pontificio entrasse nella piena disponibilità delle catacombe come da prescrizione concordataria. Ora partiranno gli studi per la manutenzione e ristrutturazione del manufatto da parte della Pontificia commissione di archeologia sacra. Siamo convinti che gli interventi che la soprintendenza archeologica delle Catacombe potrà ora mettere in atto produrranno ricadute positive sulla nostra città, ma anche sulla Puglia e su tutto il territorio nazionale, sotto l’aspetto culturale, turistico ed economico. Accoglieremo con grande favore le attività che si vorranno realizzare per la salvaguardia e la promozione di questo bene così importante”. Al sindaco fa eco mons. Felice Bacco, parroco della cattedrale San Sabino di Canosa: “Sono veramente moltissime le sorprese che le catacombe di Santa Sofia potranno riservarci, in termini di conoscenza della comunità cristiana che le ha realizzate, considerando la loro estensione. Credo sia superfluo anche sottolineare quanto la fruizione di queste catacombe, la loro valorizzazione, possano determinare in termini di sviluppo turistico e, quindi, economico: rappresenterebbero una grande opportunità per tutto il territorio. Per questo motivo non possiamo che guardare con grande favore il clima di collaborazione che si è venuta a determinare in questi ultimi tempi tra il Comune di Canosa e la Santa Sede, con il favorevole consenso del nostro vescovo mons. Luigi Mansi”.

Lo Stato Pontificio è entrato nella piena disponibilità delle catacombe di Santa Sofia

Lo Stato Pontificio è entrato nella piena disponibilità delle catacombe di Santa Sofia

Mons. Felice Bacco, parroco di San Sabino

Mons. Felice Bacco, parroco di San Sabino

Delle duecento catacombe cristiane che gestisce la Santa Sede, nel meridione sono solo presenti a Napoli, a Canosa, a Palermo e a Siracusa. “Questa è una ulteriore conferma”, continua mons. Bacco, “dell’importanza storica della Diocesi Primaziale di Canosa, che già nel 342 può vantare la presenza di un vescovo, Stercorio, il quale partecipa al Sinodo di Sardica (Sofia, Bulgaria). Questo significa che subito dopo l’Editto di Costantino (313), a Canosa c’è già una comunità ecclesiale organizzata, strutturata e con la presenza di un vescovo autorevole, che quindi partecipa a uno dei primi eventi ufficiali ecclesiali. Dopo Stercorio avremo Lorenzo, quindi Probo, Rufino, Memore, Sabino: sono poche le Diocesi che possono vantare una cronotassi di vescovi storicamente documentati nei primi secoli di Cristianesimo. Molte altre informazioni sulla vita ecclesiale della comunità cristiana dei primissimi secoli potrebbero essere ricavate dallo scavo archeologico sistematico delle catacombe, sicuramente dopo il consolidamento dell’intera area”.

A Canosa di Puglia saranno visitabili le catacombe di S. Sofia: accordo tra il Vaticano e l’Italia

L'area archeologica paleocristiana di Santa Sofia a Canosa di Puglia

L’area archeologica paleocristiana di Santa Sofia a Canosa di Puglia

Le catacombe di Santa Sofia a Canosa riapriranno al pubblico grazie all’accordo firmato tra l’Italia e lo Stato del Vaticano al quale quella necropoli paleocristiana appartiene in base al Concordato Stato-Chiesa del 1984. E in attesa di poter finalmente accedere a quello che è considerato uno dei siti paleocristiani più interessanti in Italia, Canosa ha aperto il museo paleocristiano della Cattedrale. Così la cittadina pugliese in provincia di Barletta-Andria-Trani aggiunge un altro tassello – il tardo antico – al già ricco patrimonio archeologico che vanta il territorio, dalla preistoria alla Magna Grecia ai romani. Canne, in epoca romana “vicus” di Canosa ed emporio fluviale sulla riva destra dell’Ofanto, è infatti a pochi chilometri. Basta il toponimo per evocare la famosa battaglia che vide i cartaginesi guidati da Annibale avere la meglio sull’esercito romano agli ordini del console Lucio Emilio Paolo. La disfatta del 216 a.C. sicuramente è l’evento più famoso che ha legato indissolubilmente il territorio alla Storia. Ma Canosa era già importante  secoli prima quando era sotto l’influenza greca: la produzione dei suoi vasi, molto tipica (tanto che oggi parliamo di “vasi canosini” con le caratteristiche decorazioni applicate), era molto apprezzata e diffusa. E a distanza di 23 secoli quei vasi canosini li possiamo ammirare nei maggiori e più prestigiosi musei del mondo.

Al centro della necropoli di Lamapopoli sorge la basilica di S. Sofia

Al centro dell’area di Lamapopoli sorge la basilica di S. Sofia

L’area archeologica paleocristiana di S. Sofia sorge a un chilometro dall’abitato di Canosa, sulla statale che conduce a Barletta, nella zona nota come Lamapopoli: qui si trovano i ruderi della basilica paleocristiana di Santa Sofia e delle catacombe, attualmente chiuse in attesa che siano consolidate e rese sicure le strutture rocciose a rischio crolli. L’area è databile dalla seconda metà del II al V-VI secolo. “Al centro della zona, il suggestivo luogo delle catacombe del periodo delle persecuzioni”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “sorge la basilica con l’ingresso lungo la riva del torrente Lamapopoli, costruita tra il V e il VI secolo come edificio funerario a carattere familiare. All’interno sono state rinvenute quindici sepolture, un sarcofago e tombe a cassa. La disposizione delle tombe è regolare, ma le acque del torrente ne hanno cambiato la fisionomia”.

I suggestivi ambienti delle catacombe di S. Sofia a Canosa

I suggestivi ambienti delle catacombe di S. Sofia a Canosa

Ora sarà la Pontificia commissione di archeologia sacra a gestire le catacombe per renderle fruibili al pubblico grazie all’accordo firmato tra il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, e Fabrizio Bisconti, membro della Pontificia commissione e sovrintendente archeologico alle catacombe di Santa Sofia a Canosa di Puglia. Da una decina di anni le catacomba di S. Sofia si conoscono un po’ meglio grazie all’accordo tra la Pontificia Commissione di archeologia sacra, l’Università degli studi di Bari, la Soprintendenza archeologica della Puglia e il Comune di Canosa che fa ha permesso una campagna di scavi proprio per avere a disposizione più informazioni. “Gli ambienti investigati – hanno spiegato i resoconti di scavo – sono caratterizzati da un’anarchia di tipologie tombali, abbastanza diversificate che coesistono molto probabilmente per ragioni di spazio; si tratta di sepolture ad arcosolio, sepolture a loculo con nicchie e sepolture pavimentali. Fra le tombe pavimentali oggetto di studio, una sepoltura, ha restituito otto deposizioni, presentandoci dunque il fenomeno di rioccupazione continua della stessa sepoltura. Delle otto, l’inumazione più recente è risultata essere una deposizione infantile che ha restituito cinque braccialetti di bronzo di tradizione tardo romana che trova attestazioni in Puglia fino al V-VI dopo Cristo”.

il Crocifisso d'avorio della Cattedrale (XII secolo) recuperato tre anni fa a Parigi dai carabinieri e ora al museo Paleocristiano di Canosa

il Crocifisso d’avorio della Cattedrale (XII secolo) recuperato tre anni fa a Parigi dai carabinieri e ora al museo Paleocristiano della Cattedrale di Canosa di Puglia

Sempre a Canosa di Puglia, Bray ha inaugurato il Museo Paleocristiano della Cattedrale, a Palazzo Minerva, dove, per l’occasione, è stato esposto al pubblico il Crocifisso d’avorio della Cattedrale (XII secolo) recuperato tre anni fa a Parigi dal Nucleo Tutela del patrimonio culturale dei carabinieri. Il ministro ha anche partecipato a Canosa ad un convegno promosso da Confindustria e dal Comune sulla gestione dei beni culturali. “La caratteristica dell’Italia – ha commentato Bray – è che ha fatto delle sue bellezze un motore di turismo consapevole. Se si mettono, dunque, insieme le sue bellezze, come Canne della Battaglia e Canosa, il turismo può diventare davvero una leva di sviluppo per il Paese, ma bisogna che si lavori con gli enti locali per sviluppare occupazione”.