Firenze. Al museo Archeologico nazionale ultimo appuntamento per “I Pomeriggi all’Archeologico”: incontro con Giulia Basilissi (restauratrice MAF), Claudia Noferi (curatrice MAF) e Donata Magrini (ricercatrice ISPC-CNR) su “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze ultimo appuntamento della stagione per “I Pomeriggi dell’Archeologico”: giovedì 4 giugno 2026, alle 17, la conferenza “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Claudia Noferi, curatrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Donata Magrini, ricercatrice ISPC-CNR. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. In un affascinante viaggio dove si intrecciano, interdisciplinarità, storia, archeologia, museologia, restauro e scienza, le tre relatrici vi racconteranno i perché di un progetto, vincitore della call dell’Infrastruttura europea di ricerca per l’Heritage Science (E-RIHS), condotto su uno dei più importanti monumenti dell’arte etrusca: il Sarcofago di Larthia Seianti. Saranno presentati i primi risultati delle indagini conoscitive sulla straordinaria policromia di questa opera, condotte con metodologie scientifiche non invasive, all’interno del progetto SHADES- Seianti’s Hues: Analysis, Diagnostics, Engagement, Showcase. Analisi sui pigmenti della policromia del sarcofago policromo di Larthia, la sposa eterna, nel museo Archeologico nazionale di Firenze.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Stefano Bruni (università di Ferrara) su “La fortuna della Chimera di Arezzo nel Novecento”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 28 maggio 2026, alle 17, la conferenza “La fortuna della Chimera di Arezzo nel Novecento” con Stefano Bruni (università di Ferrara). Un viaggio affascinante tra mito, archeologia e cultura contemporanea per riscoprire le molte “metamorfosi” di questo straordinario capolavoro etrusco. Negli ultimi anni molti sono stati gli studi e le ricerche dedicate al mondo etrusco e al suo riverbero nella cultura moderna, un fenomeno ampio e complesso, solo apparentemente periferico e marginale, che interessa non solo il mondo degli studi e dell’accademia, ma che spazia da quello delle arti – dalla pittura alla scultura, all’artigianato artistico, dalla letteratura alla musica – alla stessa ideologia politica e culturale che impronta con accenti diversi le iniziative e le liturgie della classe dirigente. In questo quadro un posto affatto particolare ha senza ombra di dubbio l’attenzione riservata alla Chimera, fin dalla sua scoperta ad Arezzo nel 1553, icona princeps dell’immaginario moderno, di cui nel corso della conferenza si ripercorrono la fortuna e le variegate metamorfosi che il monumento ha conosciuto nel Novecento.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, su “La cenatio rotunda della Domus Aurea”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 7 maggio 2026, alle 17, la conferenza “La cenatio rotunda della Domus Aurea” con Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, che esplorerà forma, struttura e funzionamento di uno degli ambienti più affascinanti dell’antichità. Un viaggio tra archeologia, fonti antiche e meraviglie dell’ingegneria romana, alla scoperta di uno dei più suggestivi enigmi della Roma imperiale. Ingresso gratuito su prenotazione scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Ricercata per decenni e alternativamente individuata nella sala ottagona del Padiglione di Colle Oppio o sul Palatino (sotto la cenatio Iovis della Domus Flavia e più di recente nell’area di Vigna Barberini), la celebre cenatio rotunda citata da Svetonio (Nero, 31) può essere oggi identificata proprio nella sala ottagona. Il riconoscimento e la collazione di una notevole messe di dati ed evidenze archeologiche, messe a confronto con le informazioni riportate nelle fonti letterarie, ci consente infatti di ricostruire, con buonissima approssimazione, forma, struttura e funzionamento della “sala rotante”: una controcalotta a lacunari aperti la quale girava, diebus ac noctibus vice mundi, a ridosso del rivestimento in lamine presumibilmente bronzee della grande cupola, azionata da un meccanismo idraulico e carica di significati simbolici di natura astronomica.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Maria Emanuela Alberti del dipartimento SAGAS dell’università di Firenze su “I tessuti e il mondo egeo: economia tessile e abbigliamento nell’Età del Bronzo”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 12 febbraio 2026, alle 17, la conferenza “I tessuti e il mondo egeo: economia tessile e abbigliamento nell’Età del Bronzo” con Maria Emanuela Alberti del dipartimento SAGAS dell’università di Firenze. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Sulla base degli studi più recenti, la conferenza illustra l’importanza dei tessuti nell’area egea dell’Età del Bronzo (soprattutto tra 1900 e 1200 a.C.). La produzione tessile è stata infatti un elemento economico fondamentale per le società palaziali dell’epoca. Unendo documentazione iconografica, materiale e testuale si possono illustrare non solo i cambiamenti tecnologici e di organizzazione produttiva occorsi nel tempo, ma anche i codici di abbigliamento e le loro trasformazioni tra ambito minoico e quello miceneo. Un breve resoconto di alcune attività sperimentali permetterà di apprezzare meglio le difficoltà e la bellezza insite in questo tipo di produzione.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, restauratrice del Maf; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del Maf; Alice Maccoppi, restauratrice
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per i “Pomeriggi dell’Archeologico” giovedì 5 febbraio 2026, alle 17, la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del museo Archeologico nazionale di Firenze; Alice Maccoppi, restauratrice. Prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Il celebre bassorilievo raffigurante la dea egizia Maat, simbolo di verità, giustizia e ordine cosmico, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e proveniente dalla tomba del faraone Seti I, rappresenta uno dei capolavori più significativi della collezione fiorentina. Il recente intervento di restauro, avviato in occasione dell’esposizione nella mostra Divine Egypt al Metropolitan Museum of Art di New York appena conclusasi, ha costituito un’importante occasione di studio, permettendo di ripercorrere la storia conservativa dell’opera e di approfondire le tecniche esecutive degli artigiani dell’antico Egitto. Durante l’incontro si offrirà l’inquadramento storico e collezionistico del bassorilievo, soffermandosi sulle modalità del suo arrivo a Firenze, e verranno illustrati alcuni dei risultati delle indagini diagnostiche non invasive condotte dal CNR-IFAC di Firenze. Queste analisi sono state fondamentali per valutare lo stato di conservazione, orientare le scelte di restauro e acquisire nuove informazioni materiali e tecniche, utili sia alla ricerca scientifica sia alla valorizzazione e divulgazione museale, per restituire al pubblico una lettura rinnovata di questo straordinario manufatto.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “Pomeriggi all’Archeologico” incontro col prof. Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, su “Uomini e dei dell’Appennino attorno al 1000 a.C.”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze riprendono i “Pomeriggi dell’Archeologico”: appuntamento giovedì 15 gennaio 2026, alle 17, con la conferenza “Uomini e dei dell’Appennino attorno al 1000 a.C.” del prof. Andrea Cardarelli (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Accademia dei Lincei). Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Nei secoli compresi all’incirca fra il 1200 e il 950 a.C. l’area appenninica, e più in generale le aree montane, registrarono un consistente aumento delle testimonianze archeologiche e degli insediamenti, che assunsero un ruolo particolarmente significativo nel quadro storico e archeologico dell’epoca. Alcune delle testimonianze riguardano sommità verosimilmente utilizzate come luoghi cerimoniali, che oltre alla funzione cultuale rivestirono probabilmente anche funzioni di coordinamento politico di territori tribali di cui il centro cerimoniale rappresentava il punto di riferimento identitario di varie comunità di villaggio. Tale modello costituì verosimilmente un efficace sistema di organizzazione del territorio alla fine dell’età del bronzo. Questa funzione terminò, o diventò meno rilevante, nei primi secoli del I millennio a.C. con la fondazione delle prime città, e in relazione alle prime formazioni etnico politiche note dalle fonti letterarie. In alcuni casi questi contesti cerimoniali tornarono poi ad ospitare attività cultuali secoli più tardi, in piena età preromana.
Firenze. Per “I pomeriggi dell’Archeologico” al MAF presentazione del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto). Interviene l’egittologa Valentina Santini
Alcuni milioni di anni fa i primi esemplari della specie homo fecero un incontro incredibile, che avrebbe per sempre segnato la vita dei futuri Sapiens. In un giorno qualunque, che sarebbe poi passato alla storia, per la prima volta i nostri antenati videro un organismo molto piccolo, che già da più di 90 milioni di anni popolava la Terra: l’ape. Nel libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto): l’autore ripercorre la storia, e in parte la preistoria, del rapporto uomo-ape andando alla ricerca di evidenze archeologiche confrontandole con le fonti scritte, con l’intento di raccontare un lato meno conosciuto delle pratiche in uso nel Mondo Antico e con l’accesa speranza di sensibilizzare le coscienze verso la tutela di questo nostro antichissimo alleato. Il libro sarà presentato giovedì 27 novembre 2025, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, nell’ambito de “I pomeriggi dell’Archeologico” con gli interventi dell’autore Giorgio Franchetti e dell’archeologa Valentina Santini. Un viaggio nel tempo e nello spazio, tra archeologia e storia, ma anche entomologia, etnografia, paleobotanica, paleontologia, antropologia, reso possibile grazie alla preziosa collaborazione di professionisti ed esperti dei vari settori. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: man-fi@cultura.gov.it.

Copertina del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti
L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità. L’uomo ha sempre avuto, per lungo tempo inconsapevolmente, il migliore degli alleati in natura: l’ape. Dalla sua comparsa sulla terra, quasi 100 milioni di anni fa, è stata lei principalmente, insieme ad altri agenti pronubi, a permettere lo sviluppo, la diversificazione e la sopravvivenza di un complesso e meraviglioso apparato di reciproche biodipendenze che oggi chiamiamo semplicemente Natura. L’ape ha accompagnato l’umanità per l’intera durata del suo percorso evolutivo e infatti, seguendo le tracce di questo rapporto, possiamo risalire per millenni fino agli albori della Storia. Ma non solo. Possiamo spingerci più indietro ancora, con certezza al Neolitico e, secondo alcuni studiosi, anche alle fasi finali del Paleolitico. Testimonianze di come il miele abbia costituito per moltissimo tempo un elemento fondamentale di apporto calorico nella dieta umana sono rintracciabili nelle pitture rupestri di culture lontanissime anche a livello geografico, segno evidente di come universalmente l’uomo si fosse reso conto dell’importanza di questo insetto e dei suoi prodotti. Dall’inizio dei tempi storici troviamo non solo raffigurazioni di api e della lavorazione del miele legate al fabbisogno alimentare ma, da subito, anche miti e culti legati a questa piccola e operosa creatura.
Firenze. Per “I pomeriggi all’Archeologico” al MAF la conferenza “Presentazione dellaSocietà delle Belle arti. Circolo degli artisti Casa di Dante Firenze. Punto d’incontro di artisti dal 1843”
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per la rassegna dei “Pomeriggi dell’Archeologico” conferenza della Società delle Belle arti. Circolo degli artisti “Casa di Dante” di Firenze “Presentazione della Società delle Belle arti. Circolo degli artisti Casa di Dante Firenze. Punto d’incontro di artisti dal 1843” per ricordare i grandi artisti dell’Associazione dalla fondazione a oggi. Interverranno Franco Margari, presidente dell’Associazione; Giuseppe Baldassarre, vicepresidente e critico letterario; Silvia Ranzi, storico dell’Arte; Giuseppe Venturini, artista e archeologo. Ingresso gratuito solo su prenotazione obbligatoria scrivendo all’indirizzo: man-fi@cultura.gov.it.
Firenze. Per “I pomeriggi all’Archeologico” al MAF la conferenza “Vini e vitigni del mondo romano: la classificazione di Plinio il Vecchio” con Eva Falaschi (Humboldt Fellow, Universität Tübingen)
Al museo Archeologico nazionale di Firenze ricomincia la rassegna dei “Pomeriggi dell’Archeologico” con la conferenza di Eva Falaschi (Humboldt Fellow, Universität Tübingen) “Vini e vitigni del mondo romano: la classificazione di Plinio il Vecchio”: appuntamento al MAF giovedì 2 ottobre 2025, alle 17; ingresso gratuito solo su prenotazione obbligatoria scrivendo all’indirizzo: man-fi@cultura.gov.it. La Naturalis Historia di Plinio il Vecchio è uno dei testi principali per conoscere la viticoltura, la vinificazione e il consumo di vino in epoca romana. Plinio restituisce due lunghe liste di vitigni e di vini, che rappresentano un unicum nella letteratura latina e il più antico tentativo di classificazione sopravvissuto nella storia europea. Ma quali criteri lo guidano nel costruire la sua descrizione di un fenomeno che ha plasmato la società e la cultura romane, e non solo?









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