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Ostia antica. Al parco archeologico “La memoria delle ossa”: due incontri dedicati all’Antropologia, per conoscere il lavoro dell’antropologo fisico partecipando alla ricostruzione dell’identikit dei resti umani recuperati dai recenti scavi

ostia-antica_incontri-di-antropologia_la-memoria-delle-ossa_locandinaPer gli “Incontri di antropologia a Ostia antica” appuntamento all’area archeologica di Ostia antica il 18 e il 25 maggio 2023 con “La memoria delle ossa”: due incontri dedicati all’Antropologia, per conoscere il lavoro dell’antropologo fisico e venire a contatto con i resti di uomini e donne ritrovati nei più recenti scavi archeologici della zona, partecipando alla ricostruzione del loro identikit. Prenotazione obbligatoria. Informazioni e prenotazioni a pa-oant.antropologia@cultura.gov.it. Gli incontri si svolgeranno, alle 16.30, al Laboratorio di Restauro all’interno degli Scavi di Ostia; l’ingresso è gratuito per i possessori di Fidelity Card, per i mecenati del Parco ed è invece compreso nel biglietto di ingresso agli Scavi di Ostia relativo al giorno dell’incontro stesso per i visitatori prenotati.

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Ossa umane conservate al Laboratorio di Restauro all’interno degli Scavi di Ostia (foto parco ostia antica)

Lo scheletro umano è costituito da tessuti mineralizzati, ossa e denti, che racchiudono nella loro struttura informazioni uniche sulla storia delle persone. In questi due incontri si potrà conoscere il lavoro dell’antropologo entrando in contatto con i resti di uomini e donne ritrovati nei più recenti scavi archeologici nella zona e partecipando alla ricostruzione del loro identikit.

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L’Uomo del Sarcofago di Terracotta nel Laboratorio di Restauro degli Scavi di Ostia (foto parco ostia antica)

Il Ragazzo e la Signora di Isola Sacra, l’Uomo del Sarcofago di Terracotta, il Giovane di Sant’Ippolito, sono alcuni dei personaggi che saranno presentati e di cui verrà illustrata la storia biologica: che età avevano, come si è arrivati alla determinazione del sesso, quali malattie hanno avuto durante la vita lievi o più gravi, ma comunque tali da lasciare un segno indelebile sui tessuti scheletrici. Si racconterà inoltre brevemente anche la storia dello scavo che ha portato alla loro scoperta. Gli scheletri selezionati per questo incontro provengono quindi dall’area geografica in cui ci troviamo e permettono di comprendere come si viveva in questa zona, quali mestieri si facevano e quale fosse lo stato salute della popolazione nel suo complesso.

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Scheda tecnica dei ritrovamenti ossei del Giovane di Sant’Ippolito a Ostia antica (foto parco ostia antica)

Si cercherà di illustrare in maniera divulgativa ma esaustiva quali sono le problematiche dell’Antropologia fisica, come si procede nella ricerca a livello nazionale e internazionale e soprattutto qual è il suo ruolo e la sua importanza all’interno del parco archeologico di Ostia antica, contesto in cui è possibile operare al meglio l’integrazione dei dati archeologici con quelli antropologici, contribuendo quindi ad una ricostruzione olistica della storia dell’uomo.

Fiumicino. Alla necropoli di Porto dell’Isola sacra il parco archeologico di Ostia antica promuove “Umbrae silentes”, visita guidata teatralizzata con MetisTeatro

ostia-antica_parco_umbrae-silentes_visita-guidata_locandinaL’appuntamento è domenica 7 maggio 2023 all’interno della Necropoli di Porto all’Isola Sacra (Fiumicino, Roma) dove, alle 11, il parco archeologico di Ostia antica, in collaborazione con MetisTeatro APS, presenta “Umbrae silentes”, visita teatrale drammatizzata di 45 minuti. Prenotazioni a: info@metisteatro.it. Ingresso al sito: gratuito, in occasione della prima domenica del mese. Visita guidata teatralizzata gratuita con Raffaele Albano, Enrico Ballabio, Rita Besson, Giorgia Cacciante, Angela Carbone, Gabriele Casali, Gaia Ciccone, Caterina Cosentino, Alessio Di Gese, Maria Giaccio, Sergio Ginebri, Paola Grasso, Omar Lombardi, Sophia Melato, Marco Monti, Veronica Morelli, Valentina Noviello, Sabrina Ottaviani, Giulia Savelloni, Riccardo Schiavon. Coordinamento e regia Alessia Oteri. L’evento prevede un percorso itinerante per il pubblico che, accompagnato dagli attori, avrà modo di visitare il sito archeologico della Necropoli di Porto e insieme fruire della parola antica e moderna vivendo un’esperienza immersiva e di straordinaria fascinazione.

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La necropoli di Porto all’Isola Sacra di Fiumicino (Roma) (foto pa-ostia)

Il progetto nasce dal desiderio di recuperare dalla lettura classica e contemporanea materiale drammaturgico riferibile alle discese nell’Ade, le tante catabasi che da sempre affascinano gli scrittori: dal densissimo corpus omerico ai Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese. Un excursus che intreccia monologhi e azioni sceniche tratte da autori diversi, da Omero a Virgilio, da Apollonio Rodio a Ovidio, sino a Pavese e Cocteau. Monologhi e brevissime scene a due interpreti per dare voce, non solo ai personaggi di Odisseo, Achille, Orfeo, Anticlea, Euridice, ma anche ed insieme a quella tradizione popolare che ruotava attorno alle prefiche, così viva in molte zone del sud Italia fino quasi ai giorni nostri. Canti, azioni sceniche, monologhi, che parlano di Nekya, caduta nell’abisso degli inferi, nel nulla, nel vuoto e insieme rinascita e catabasi.

Ostia antica. Il parco archeologico celebra il 2776° Natale di Roma col mosaico della Lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo

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Il mosaico della Lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo nella Domus della Fortuna Annonaria a Ostia Antica (foto parco ostia antica)

Il 21 aprile del 753 a.C. è il giorno nel quale, secondo la tradizione, Romolo fondò la città di Roma. Nel giorno del Natale di Roma, il parco archeologico di Ostia antica celebra il 2776° compleanno dell’Urbe con il mosaico che raffigura la Lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo. In questo dettaglio vediamo proprio i due gemelli che sono allattati dalla Lupa. L’animale è di profilo, mentre i due bambini seduti sotto il suo ventre, alzano le braccia a reclamare il latte. L’iconografia della Lupa con i Gemelli ha due varianti: una, più, tarda, risalente all’età adrianea, dunque dalla metà del II secolo d.C., vede la Lupa perfettamente di profilo; nell’iconografia più antica, di età repubblicana, invece, la lupa volge il muso verso i due gemelli. La Lupa del mosaico della Domus della Fortuna Annonaria segue quindi l’iconografia più tarda. In effetti il mosaico si data al III secolo d.C., perciò segue la variante iconografica più recente.

Firenze. A tourismA 2023 stand del Mic con focus su Altino, Metaponto, Sepino, Scolacium, e Ostia antica. Poi visite immersive, tavola rotonda sui bronzi dei musei delle Marche e filmato Rai sulla Regina viarum

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Lo stand del ministero della Cultura a tourismA 2023 (foto graziano tavan)

Il ministero della Cultura a “TourismA”, il Salone dell’archeologia e del turismo culturale al Palazzo dei Congressi, a Firenze, dal 24 al 26 marzo 2023. Il MiC, con il coordinamento del Servizio VI del Segretariato generale, è presente con uno spazio espositivo incentrato sulle iniziative di promozione del patrimonio archeologico, sulle strategie di valorizzazione e sulla conoscenza del mondo antico. Nello stand istituzionale vengono raccontati 5 luoghi della cultura, individuati in collaborazione con la Direzione generale Musei: il museo nazionale e area archeologica di Altino (Direzione regionale Musei Veneto); il parco archeologico Area urbana di Metaponto e Tempio delle Tavole Palatine (Direzione regionale Musei Basilicata); il parco archeologico di Sepino, in Molise; il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium (Direzione regionale Musei Calabria) e, infine, il parco archeologico di Ostia antica che viene mostrato dall’alto grazie alle riprese effettuate con un drone. Quest’ultimo è stato premiato con il Marchio del patrimonio europeo dalla Commissione europea, nel 2019.

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Frame del film di RaiCultura “Regina Viarum. La via Appia nella storia”

Nelle tre giornate del Salone ci sono anche momenti di alto confronto scientifico che danno poi ampio risalto alle iniziative del MiC, i cui progetti saranno oggetto di dibattito tra i maggiori esperti del settore. Tra queste, in particolare, si segnala (sabato 25, dalle 12 alle 17 nello stand del MiC) una visita immersiva, con visori oculus, del ‘Tempio del Belvedere’ e degli affreschi delle ‘Tombe Golini’ (museo Archeologico nazionale di Orvieto). Prevista poi una tavola rotonda, a cura dell’Istituto Centrale per il Restauro, dal titolo “Sulle vie dei bronzi. Sculture in bronzo e bronzo dorato dai Musei delle Marche” e la presentazione di “Regina Viarum. La via Appia nella storia”, realizzato da Rai Cultura in convenzione con MiC-Ufficio UNESCO e presentato in occasione dell’iter di candidatura della Via Appia Antica nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (link Regina Viarum. Via Appia nella storia – RaiPlay). “Il turismo culturale rappresenta un segmento importante  dell’intero settore in Italia”, interviene il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Per questo motivo il Ministero ha deciso di partecipare con convinzione a TourismA, portando una accurata selezione dei tesori meno conosciuti ma non per questo meno preziosi del nostro patrimonio archeologico”.

Parco archeologico di Ostia antica. Ecco “15 Stazioni. Viaggio lungo le antiche strade di Roma con il Teatro Mobile. Via crucis laica nel tempo della Pasqua” lungo Appia, Ostiense, Portuense e Tiburtina

ostia-antica_parco_via-crucis-laica_locandinaDal 25 marzo al 2 aprile 2023 il parco archeologico di Ostia antica, in collaborazione con il Teatro Mobile di Roma, presenta un programma di drammaturgie site specific che si inseriscono nel percorso delle “15 stazioni: viaggio lungo le antiche strade di Roma. Via Crucis laica nel tempo della Pasqua”. Sarà possibile partecipare ad un insolito viaggio a tappe-stazioni, uscendo dal centro di Roma, per attraversare l’Area archeologica di Ostia Antica, giungendo a Fiumicino, con i Porti Imperiali di Claudio e di Traiano e con la Necropoli di Porto all’Isola Sacra, sull’asse delle due direttrici delle vie Ostiense e Portuense che collegavano l’antica Roma con il mare. Un percorso di “viaggi con ascolto in cuffia”, con l’inserimento di momenti teatrali e letterari, ispirati alle 15 stazioni della Via Crucis, per la regia di Marcello Cava. Ogni viaggio-stazione sarà una messinscena in prima assoluta, con l’intervento sempre diverso ed originale, di personalità della cultura e dello spettacolo. Eventi gratuiti (durata 1 ora circa) fino ad esaurimento delle cuffie disponibili. Gli eventi sono tutti in movimento, si consigliano calzature comode. In caso di pioggia o di maltempo gli eventi potranno essere rinviati o interrotti. Informazioni e prenotazioni: http://www.teatromobile.eu/15-stazioni/. Ecco il calendario completo.

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La necropoli di Porto, all’Isola sacra, nel parco archeologico di Ostia antica (foto mic)

SABATO 25 MARZO 2023: ore 12, Necropoli di Porto all’Isola Sacra. “Viaggio X Di dove sei tu?” con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi. Musica dal vivo Felice Zaccheo con l’intervento di Evelina Meghnagi Il sito è raggiungibile percorrendo via dell’Aeroporto di Fiumicino sino a Via Cima Cristallo e poi Via Pal Piccolo, fino a via Monte Spinoncia 52. PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO. Ore 15, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XI Padre perché mi hai abbandonato?” con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi con l’intervento di Evelina Meghnagi e Elisabetta Colla, Flaviana Rossi, Lucia Staccone e con l’intervento di Felice Zaccheo PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO.

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La cavea del teatro romano di Ostia Antica oggi (foto parco archeologico ostia antica)

DOMENICA 26 MARZO 2023: ore 12, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XII Ecco tua madre” con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi e con l’intervento di Galatea Ranzi PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO. Ore 15, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XIII Nelle tue mani” da “Nel Nome della Madre” di Erri De Luca, con Galatea Ranzi, regia Gianluca Barbadori PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO.

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Il porto di Traiano nella ricostruzione della soprintendenza di Ostia e dell’Università di Southampton

DOMENICA 2 APRILE 2023: ore 12, porti imperiali di Claudio e Traiano. “Viaggio XVI” Domenica delle Palme con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi e con l’intervento di Aureliano Amadei. EVENTO GRATUITO (posti limitati) CON INGRESSO LIBERO (prima domenica del mese). Ore 15, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XVII” Domenica delle Palme con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi e con l’intervento di Gabriele Parrillo. EVENTO GRATUITO (posti limitati) CON INGRESSO LIBERO (prima domenica del mese).

“La villa dei Mosaici di Negrar (Vr): vecchi ritrovamenti e nuove scoperte”: è il poster presentato da Tinè, De Zuccato, Rinaldi e Basso al XXIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM) al parco archeologico di Ostia antica

ostia-antica_parco_XXIX-colloquio-aiscom_locandinaTre giorni per confrontarsi sulle problematiche del mosaico antico, tra nuove scoperte, conservazione dell’esistente, e valorizzazione dei siti. Si è tenuto a ostia antica, dal 15 al 18 marzo 2023, il XXIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM), con il patrocinio del Ministero della cultura e la partecipazione del parco archeologico di Ostia antica. I lavori, al Salone Riario nel complesso della Cattedrale di Santa Aurea, si sono articolati in tre giornate (15-17 marzo 2023), con nove sessioni (Ostia, Roma, Lazio e Italia centrale, Italia settentrionale, Italia meridionale, temi iconografici e tipologie decorative parte I e parte II, metodologia restauro e innovazioni tecnologiche parte I e parte II) e con una sessione poster in modalità online. Proprio in quest’ultima sessione è stato presentato il poster “La villa dei Mosaici di Negrar (Vr): vecchi ritrovamenti e nuove scoperte” a cura di Vincenzo Tinè, soprintendenza ABAP Ve Met; Gianni De Zuccato, soprintendenza ABAP Vr; Federica Rinaldi, parco archeologico del Colosseo; Patrizia Basso, università di Verona. Ecco il poster.

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La foto originale del 1922 rappresentante il mosaico della Sala A della villa romana di Negrar (foto archivio sabap-vr)

La villa dei mosaici vecchi ritrovamenti e nuove scoperte. Il contesto territoriale e lo scavo. Nel Comune di Negrar di Valpolicella in provincia di Verona, scavi condotti dalla soprintendenza Archeologia Beni culturali e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza stanno riportando in luce i resti di una villa tardoantica, che era già stata parzialmente individuata a fine Ottocento e negli anni ’20 del Novecento, ma poi interrata sotto i rigogliosi vigneti di questo territorio. Sin dai primi rinvenimenti erano emersi straordinari pavimenti musivi che per la complessità dei disegni e la presenza di soggetti figurati poco diffusi nel territorio avevano suscitato grande interesse sia tra il pubblico, sia tra gli studiosi. La ripresa dello scavo si inserisce in un ampio e virtuoso progetto di ricerca e valorizzazione che ha previsto un accordo di programma con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’Accademia di Belle Arti di Verona, che ha già realizzato i primi importanti interventi conservativi, il Politecnico di Milano e il Comune di Negrar; l’intervento è stato realizzato grazie agli accordi di partenariato pubblico-privato con i proprietari dei terreni, l’Azienda Agricola “La Villa” dei fratelli Matteo e Simone Benedetti e la “Società Agricola Franchini” di Giuliano Franchini e grazie al supporto operativo e logistico sul campo della Società Archeologica (SAP).

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Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)

La villa si estende su una superficie di almeno 3000 mq ed è disposta scenograficamente su più terrazzamenti, collegati fra loro da scale, secondo il declivio naturale del terreno (figg. 1-2). Il settore residenziale era organizzato attorno a un ampio giardino centrale dotato di fontana, delimitato da un portico, di cui si conservano in situ alcune basi di colonne. Tale portico era pavimentato su tre lati in mosaico e su un quarto in lastre di pietra locale. Anche il vasto vano absidato che costituiva la sala di rappresentanza sull’asse principale dell’edificio, affacciata su uno dei lati del porticato, presentava un ricco pavimento musivo. Sempre in mosaico era infine decorato l’ambiente centrale del settore termale della villa, dove si sono riconosciuti un calidarium e tepidarium alimentati da un praefurnium, un frigidarium dotato di una vasca rivestita in lastre di pietra locale, oltre a una latrina e a un possibile apodyterium. Di grande rilevanza è anche il vasto settore produttivo lastricato che faceva parte integrante del complesso: vi si sono riconosciuti vani dedicati alla lavorazione del vino (come confermano le prime analisi chimiche condotte) e probabilmente anche alla sua conservazione, per cui sembra si debba pensare – in continuità con la tradizione preromana – a botti lignee, data la totale assenza di dolia defossa. I vinaccioli rinvenuti nella canaletta in uscita dalla latrina, i macroresti di legno di vite raccolti nel prefurnio e i pollini di vite recuperati in più livelli pertinenti alla fase di vita del complesso contribuiscono ad attestare che l’economia della villa si basava sulla produzione vinicola, con una straordinaria continuità fino al presente.

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Fotorilievo della Villa dei Mosaici di Negrar (Vr) con indicazione della funzione dei diversi settori (foto sabap-vr)

I pavimenti musivi. L’ampliamento dello scavo della villa, come descritto, ha rappresentato un’occasione unica per arricchire la conoscenza del panorama musivo di questo contesto, già di per sé straordinario. Al nucleo di pavimentazioni musive, geometriche e figurate rinvenute durante le prime campagne di indagini, si sono aggiunte nuove superfici musive che assieme ai dati di scavo, in fase di studio, permettono di perfezionare il periodo di utilizzo della villa al primo quarto del IV secolo d.C. inserendo di diritto il territorio di Negrar nel più ampio contesto storico-culturale-economico della X Regio. Grazie allo scavo estensivo è stato definito il perimetro del settore di rappresentanza, un nucleo compatto di ambienti gravitanti sulla sala principale A con composizione ortogonale di meandri risparmianti riquadri (Décor, 192d) con soggetti legati al mondo del mito e dei ludi, in asse con il carré de triclinium del braccio di portico meridionale (vano ES); ai lati si dispongono, a Est, due vani “di servizio” decorati da seriali composizioni di croci e ottagoni formanti quadrati (Décor, 179a) o di cerchi tangenti formanti quadrati concavi (Décor, 231h) (vani B e C), a Ovest due ambienti inediti, il vano D con composizione ortogonale di ottagoni irregolari adiacenti con quattro lati concavi (formanti cerchi) (Décor, 168c), perimetrato da un bordo ad ogive, e il vano F con ottagoni irregolari (Décor, 172). Stile, cromia e riempitivi si ripetono in tutti i vani prediligendo le tonalità del rosso, rosa e grigio, nodi di Salomone, stuoie e fioroni.

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La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

Sia il settore di rappresentanza che il quartiere termale (vani T ed S) affacciano sui portici del giardino: le terme, di cui si conservano solo lembi della originaria pavimentazione con cerchi secanti con effetto di quadrifogli (Décor, 237) e ottagoni irregolari allungati (Décor, 172) gravitano sul braccio EE la cui pavimentazione presenta un disegno geometrico con composizione di ottagoni e rettangoli, più corsiva e meno vivace delle altre, caratterizzata anche da una minore attenzione al disegno preparatorio. Dalla parte opposta verso l’area lastricata si allunga il braccio EO che si distingue per l’originalità della composizione che non ha confronti in area italica: si tratta di una composizione ortogonale di quadrilobi eccedenti intorno ad un quadrato sulla diagonale con gli spazi di risulta caricati da un cerchio iscritto (Décor, 225b); nei cerchi compaiono due busti, uno femminile con ricco abbigliamento e uno maschile con folta barba, inseriti in un tappeto di soggetti di genere quali cantharoi, caproni, uccelli, cesti con grappoli d’uva, tutti orientati verso il giardino della villa. La lettura integrata dei mosaici della villa di Negrar consente di riconoscere quel nuovo corso stilistico, caratterizzato dalla complessità degli schemi, dall’ampliamento delle figure geometriche di base e dalla ridondanza decorativa, in cui convivono repertorio vegetale e animale. Tale nuovo corso ben si allinea alle mode presenti nei contesti tardo antichi dell’Italia settentrionale (Desenzano e Aquileia, ad esempio) oltre che del Mediterraneo, evocanti un contesto di benessere e ricchezza, conseguito anche tramite il richiamo al mondo della cultura e dei ludi.

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Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

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Il gruppo di lavoro per il parco archeologico in sopralluogo alla villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: da sinistra, il sindaco Roberto Grison, il soprintendente Vincenzo Tinè, l’architetto Luca Dolmetta, l’archeologo Gianni De Zuccato, l’archeologo Alberto Manicardi, l’architetto Giovanna Battista, e i rappresentanti delle aziende agricole Benedetti e Franchini (foto sabap-vr)

Le prospettive di valorizzazione. L’importanza del sito ha favorito lo stanziamento di un primo, consistente, contributo di 1,5 milioni di Euro da parte del ministero della Cultura con il quale si è dato avvio al progetto di valorizzazione, finalizzato alla piena fruizione pubblica dell’area archeologica della Villa dei Mosaici. Un primo step, in corso di realizzazione con previsione di apertura al pubblico a metà aprile 2023, prevede il completamento delle coperture provvisorie atte a mettere in sicurezza i mosaici e consentire il loro restauro, nonché l’allestimento di un percorso provvisorio di visita con pannellistica informativa. Le coperture sono già state acquistate e poste in opera grazie alla generosa disponibilità delle cantine proprietarie dei fondi e partners dell’iniziativa, Soc. Agr. Benedetti e Soc. Agricola Franchini (quest’ultima attraverso lo strumento fiscale dell’Art Bonus), mentre il percorso pedonale di visita con ausili didattici è in corso di realizzazione in queste settimane. Seguirà il complessivo resetting idrogeomorfologico dell’area, il restauro sistematico dei resti murari e musivi e il concorso di progettazione internazionale per la realizzazione del sistema definitivo di copertura e musealizzazione del sito sulla base di un articolato documento preliminare di progettazione, che ne orienti le modalità esecutive.

Parco archeologico di Ostia antica: con marzo inizia la riscopertura dei mosaici più delicati protetti nella stagione invernale dagli sbalzi di temperatura, dall’umidità e dalle precipitazioni

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La Statio 22: uno dei mosaici del Piazzale delle Corporazioni al parco archeologico di Ostia Antica (foto pa-ostia)

Con marzo, condizioni meteo permettendo, iniziano le operazioni di scopertura dei mosaici ostiensi. Erano stati coperti a dicembre con lo scopo di preservarli dall’esposizione alle intemperie, agli sbalzi termici e all’umidità (vedi Parco archeologico di Ostia antica: da metà dicembre i mosaici più delicati sono interessati dalla copertura stagionale perché non risentano degli sbalzi di temperatura, dell’umidità e di precipitazioni | archeologiavocidalpassato). Torneranno quindi ad essere visibili i grandi mosaici delle Terme di Nettuno, i mosaici del Piazzale delle Corporazioni, il mosaico del Mitreo di Felicissimo e tutti gli altri mosaici coperti per la stagione invernale. Ecco l’elenco dei mosaici interessati, che sono quelli più delicati di Ostia Antica: il mosaico di Piazzale della Vittoria, il mosaico dell’Augusteum della Caserma dei Vigili, i mosaici delle Terme di Nettuno (mosaici di Nettuno, di Anfitrite, dei lottatori e dei simboli), il mosaico della Caupona di Fortunato, i mosaici del Piazzale delle Corporazioni (lati N, W e lato E), i pavimenti della Domus di Apuleio, il mosaico del vestibolo delle Terme dell’Invidioso, il mosaico del Mitreo di Felicissimo, il mosaico delle Province, il mosaico del Caseggiato dell’Invidioso, il mosaico policromo del Sacello II, II, 4.

Bologna. Nella sede Sabap il pomeriggio di studi “POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani”: un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica

bologna_sabap_post-mortem_pomeriggio-di-studi_locandina“POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani” è l’interessante titolo del pomeriggio di studi promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Appuntamento venerdì 16 dicembre 2022, dalle 15.30 alle 18.30, nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della Sabap, in via IV Novembre 5 a Bologna. Evento gratuito senza necessità di prenotazione, ingresso consentito fino ad esaurimento posti. Per info: siriana.zucchini@cultura.gov.it; annalisa.capurso@cultura.gov.it. Sarà un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica. Gli interventi in programma affrontano il tema in senso diacronico, attraverso un approccio multidisciplinare, tenendo conto sia del dato archeologico sia di quello relativo alle evidenze “biologiche”.

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Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)

Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione all’incontro da parte di Monica Miari (SABAP BO, Funzionario delegato) e di Annalisa Capurso (SABAP BO), intervengono: Valeria Acconcia (ICA Istituto Centrale per l’Archeologia) e Paola Francesca Rossi (parco archeologico Ostia Antica – ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) su “Introduzione alle Linee Guida ICA-ICCD I resti scheletrici umani: dallo scavo, al laboratorio, al museo, 2022”. La pubblicazione è scaricabile sul sito dell’ICA: https://bit.ly/3PsP5gC. Monica Miari (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro e Teresa Nicolosi (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Elementi di ritualità nella manipolazione dei resti umani in età preistorica”; Vanessa Poli (SABAP BO) e Claudio Cavazzuti (Dipartimento di Storie Culture Civiltà, DiSCi – UNIBO) su “Alcuni rituali nelle necropoli ad incinerazione dell’età del Bronzo in Italia settentrionale”; Sara Campagnari (SABAP BO), Lisa Manzoli (archeologa e collaboratrice SABAP BO) e Michael Allen Beck De Lotto (Dipartimento Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica – UNIPD) su “Analisi preliminare dei rituali del sepolcreto di fase orientalizzante di Via Montello a Bologna”; Annalisa Capurso (SABAP BO) e Mirko Mattia e Marta Mondellini (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, Labanof – UNIMI) su “Una sepoltura multipla presso la chiesa di sant’Apollonio sulla rupe di Canossa”; Valentina Di Stefano (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Restituzione dei resti umani e ricomposizione della memoria di una comunità: il caso del cimitero ebraico medievale di Bologna”.

Parco archeologico di Ostia antica: da metà dicembre i mosaici più delicati sono interessati dalla copertura stagionale perché non risentano degli sbalzi di temperatura, dell’umidità e di precipitazioni

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Mosaico del Piazzale delle Corporazioni a Ostia antica con i naviculari et negotiantes Karalitani, ovvero armatori di navi e mercanti di Karalis (Cagliari) (foto parco ostia antica)

L’elenco è preciso: il mosaico di Piazzale della Vittoria, il mosaico dell’Augusteum della Caserma dei Vigili, i mosaici delle Terme di Nettuno (mosaici di Nettuno, di Anfitrite, dei lottatori e dei simboli), il mosaico della Caupona di Fortunato, i mosaici del Piazzale delle Corporazioni (lati N, W e lato E), i pavimenti della Domus di Apuleio, il mosaico del vestibolo delle Terme dell’Invidioso, il mosaico del Mitreo di Felicissimo, il mosaico delle Province, il mosaico del Caseggiato dell’Invidioso, il mosaico policromo del Sacello II, II, 4. Sono i mosaici più delicati di Ostia antica che da metà dicembre 2022 sono interessati dalla copertura stagionale con teli delta-lite per far sì che essi non risentano degli sbalzi di temperatura, dell’umidità e di precipitazioni e di eventuali ghiacciate.

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Il mosaico di Nettuno nelle Terme di Nettuno a Ostia antica (foto parco archeologico ostia antica)

La copertura stagionale dei mosaici è una delle attività di manutenzione ordinaria che il parco archeologico di Ostia antica svolge annualmente con lo scopo di preservare gli apparati musivi. L’operazione si rende necessaria perché i mosaici sono estremamente delicati e vanno soggetti ad infiltrazioni d’acqua e a ghiacciate, col rischio di distacco delle tessere. La copertura è realizzata con appositi teli in Delta-lite, una membrana impermeabile e traspirante che isola termicamente i pavimenti in mosaico, evita il formarsi di condensa da vapore acqueo, protegge dalla pioggia ed eventualmente dalla neve. In primavera, col progressivo miglioramento delle condizioni meteo e climatiche i teli di copertura verranno tolti.

Ostia antica. Ultimi giorni al parco archeologico per la mostra “Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922 – 2022)” a un secolo dalle prima rappresentazioni moderne nel teatro di Ostia antica, il cui restauro parte entro l’anno

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Uno spettacolo in scena al teatro di Ostia antica (foto da http://www.romatoday.it)

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Locandina della mostra “Chi è di scena!” al parco archeologico di Ostia Antica fino al 23 ottobre 2022

A cento anni dalle prime rappresentazioni moderne andate in scena nel Teatro di Ostia antica, una mostra e il volume che l’accompagna (Electa) celebrano un secolo di arte dello spettacolo in uno dei più importanti teatri romani dell’antichità. Il Teatro di Ostia antica è stato infatti protagonista per tutto il Novecento di una lunga stagione di eventi, un’intensa attività che ha visto l’alternarsi di commedie e drammi, che fino alla fine degli anni Sessanta si sono svolti in gran parte sotto l’egida dell’Istituto nazionale del Dramma Antico con la partecipazione di personalità di spicco, quali per esempio Duilio Cambellotti e Mario Sironi per le scene e i costumi, a cui si sono affiancati anche numerosi spettacoli di danza e in anni più recenti concerti di musica pop, rock ed elettronica.

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Rappresentazione dell’Aulularia di Plauto, 9 maggio 1922, al teatro di Ostia antica (foto parco archeologico di Ostia antica)

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Rappresentazione dell’Aulularia di Plauto, 9 maggio 1922, al teatro di Ostia antica (foto parco archeologico di Ostia antica)

Ma non c’è ancora molto tempo per vedere la mostra “Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922 – 2022)” promossa dal Parco archeologico di Ostia antica che ripercorre la storia delle manifestazioni che si sono tenute, e che ancora si svolgono, nel teatro romano dell’area archeologica. Chiuderà infatti, salvo proroghe, il 23 ottobre 2022. Divisa in cinque sezioni, l’esposizione è curata da Alessandro D’Alessio, Nunzio Giustozzi e Alberto Tulli, con l’organizzazione di Electa. L’idea della mostra nasce dalla ricorrenza dei cento anni dalle prime rappresentazioni teatrali. Nella primavera del 1922 veniva infatti messa in scena dai ragazzi delle scuole elementari di Ostia, nel teatro romano non ancora ricostruito, l’Aulularia di Plauto. Quella rappresentazione fu il banco di prova per l’introduzione di una forma teatrale più impegnativa e organizzata, per la quale si rese necessario operare una profonda trasformazione dell’edificio.

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Teatro nel 1927: sono quasi ultimati i lavori curati da Guido Calza per la ricostruzione della cavea (foto archivio parco archeologico ostia antica)

La mostra – attraverso materiali d’archivio, molti dei quali inediti, e un suggestivo montaggio video di fotografie e filmati d’epoca – traccia per la prima volta filologicamente la lunga storia di arti dello spettacolo che hanno dato lustro all’antico spazio scenico. Storia approfondita dal volume riccamente illustrato edito da Electa, con contributi che ricostruiscono anche le vicende legate agli scavi e ai restauri promossi in particolare da Guido Calza, permettendo al monumento di recuperare la sua antica funzione teatrale. Monumento che, entro fine anno, sarà oggetto di un intervento di restauro e rifunzionalizzazione sull’intera struttura. “Di tutto ciò, o di una sua discreta parte, abbiamo voluto render conto, per la prima volta in assoluto, nei fornici orientali del monumento, dove il visitatore può ammirare immagini, filmati, manifesti, maquettes e bozzetti di scenografie o costumi, abiti di scena e diversi altri documenti che raccontano, forse più e meglio di tante parole, la fortunata vicenda del teatro di Ostia in età contemporanea”, dice Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia antica. “Non una mostra archeologica dunque, eppur in certo qual modo una mostra di storia dell’archeologia, se e vero che l’utilizzo che ancora oggi noi facciamo dell’edificio, oltre a quello puramente scientifico, conservativo e didattico-esplicativo, scaturì dalla lungimirante visione di un archeologo”.

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Il manifesto di Mario Sironi del 1949 per “Medea – Il Ciclope” di Euripide al teatro di Ostia (foto AFI – Archivio fondazione INDA)

I numerosi materiali provengono dagli archivi non solo del parco archeologico di Ostia antica, ma anche della Biblioteca Museo Teatrale SIAE, dell’INDA, dell’Archivio Luce Cinecittà e degli artisti, tra cui l’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti – il quale firmò parecchi lavori come costumista e scenografo contribuendo non poco alla fortuna della programmazione – e da numerose collezioni private come la Collezione Andrea Sironi-Strauβwald. E proprio da un manifesto del 1949 di Mario Sironi e tratta l’immagine coordinata della mostra, realizzata dallo studio Leonardo Sonnoli (Leonardo Sonnoli, Irene Bacchi). Il tutto e esposto all’interno dei fornici del teatro stesso, in quattro moduli disegnati site-specific dallo studio Stefano Boeri Architetti. Allo spettacolo di Ostia mi ero avviato a denti stretti. Teatro antico, tragedia greca: due pericoli di barba. […] E trovai invece uno degli spettacoli più belli che abbia mai veduto. Alberto Savinio (1949)

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Manifesto di Duilio Cambellotti per “Sette a Tebe” di Eschilo, “Antigone” di Sofocle e “Le nuvole” di Aristofane, 1927 (foto di Marco Maria Pasqualini, courtesy galleria L’Image, Alassio (Sv)

PERCORSO MOSTRA. SEZIONE I. 1927 Sette a Tebe / Antigone / Le nuvole; 1928 Giulio Cesare. Alla lungimiranza dell’archeologo Guido Calza si deve la coraggiosa restituzione dell’edificio teatrale alla sua vocazione originaria in sintonia con l’attività dell’Istituto nazionale del Dramma Antico che stava riportando in auge in quegli anni le rappresentazioni classiche. Da Siracusa provenivano gli spettacoli inaugurali del 24 giugno 1927: I sette a Tebe di Eschilo, alternato ad Antigone di Sofocle e a Le nuvole di Aristofane. Fu Duilio Cambellotti a disegnare il manifesto e le scenografie. Foto storiche, bozzetti e maquettes ne evocano l’atmosfera sospesa: prismi come gole spalancate di draghi; su dall’alto sogguardavano le deità protettrici, impassibili, ricche di colori e d’oro mentre tutto il resto era addensato d’oscurità. Per una tragedia moderna di stampo ideologico, il Giulio Cesare di Enrico Corradini andato in scena la prima volta al Teatro Antico di Taormina e poi a Ostia nel giugno 1928, Cambellotti avrebbe concepito una potente identità visiva con l’irrevocabile passo del dittatore, i raffinati costumi all’antica dei protagonisti e i “raggruppamenti”: tavole pittoriche ricche di lumeggiature ed effetti chiaroscurali che scandivano i vari piani dell’azione e i momenti del dialogo anche attraverso una decisa connotazione di volti e gesti, da cinema.

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I Menecmi di Plauto al Teatro Romano di Ostia antica nel 1938 (foto Archivio Luce Cinecittà)

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Il manifesto di Duilio Cambellotti, manifesto per “Gli uccelli” di Aristofane, al teatro di Ostia antica, 1947 (foto Aleandri Arte Moderna, Roma)

SEZIONE II. 1938 Aulularia / I Menecmi; 1947 Gli uccelli. Un amletico attore intento a indossare maschere comiche e tragiche campeggia al centro della locandina creata da Duilio Cambellotti per le commedie plautine del 1938, Aulularia e I Menecmi, ambientate tra case, tetti e giardini in miniatura desunti dagli affreschi pompeiani, vivacemente colorati e resi plastici con materiali poveri come in un presepio napoletano. In più punti le scenografie erano sopravanzate dalle figure di mattatori del calibro di Luigi Almirante che col suo bizzarro falsetto e nella mimica eguagliava gli espressivi studi di fisionomie dello stesso Cambellotti. Spettacoli accattivanti da meritare persino insolite riprese aeree che trovarono larga eco sulle riviste nazionali ed estere contribuendo al lancio dell’immagine di Ostia antica nel mondo. Si imponevano all’attenzione anche per la presenza di “danze classiche” quale indispensabile accompagnamento dell’azione scenica con gruppi coreutici all’avanguardia nel panorama europeo dell’epoca: come quello di Tusnelda Risso Strub nei Menecmi, di Ada Franellich negli Uccelli del 1947. Per la commedia di Aristofane Cambellotti ideo un’architettura arborea fittizia che appare oggi, nel suo minimalismo, di una modernità sconvolgente. Era fatta solo di elementi naturali, aerei, fortemente evocatori di pace, come gli sgargianti costumi di fustagno del coro nella foggia di volatili.

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Bozzetto di Mario Sironi per un costume della Medea, 1949 (foto collezione privata)

SEZIONE III. 1949 Medea / Il ciclope. Nel comporre il manifesto delle rappresentazioni euripidee del 1949 Mario Sironi evoca archeologicamente l’ancestrale dramma di Medea, mutuando dalla paratassi della ceramica del Geometrico figure, vernici e segni stilizzati nei moduli di una pittura che già guarda alla svolta materica dei primi anni Cinquanta. Su una scenografia essenziale, in dialogo straniante con i ruderi e l’ambiente naturale – lo rivela una serie di fotografie con i protagonisti in pose recitanti – l’artista si dimostra consapevole dell’importanza dei costumi nella caratterizzazione degli interpreti. Clou dell’esposizione e una nutrita congerie di rigorosi figurini, pressoché inediti, in cui Sironi rivisita corpetti, chitoni e pepli attenendosi alle parti strutturali, in un repertorio di linee semplici, spesse e marcate, di bande a colori “neoplastiche” sdipanato sui corpi in sintonia con le ricerche non più figurative dell’epoca. Una sola, iconica caverna domina la scena del Ciclope, maestosa montagna di rude cartone segnato da graffiti, oscuro fondale per i movimenti dei personaggi: Ulisse ha dipinte solo le ossa del costato; Sileno barba e peli ovunque, grottesco con quell’enorme pancia; caliginose calzamaglie indossa il gruppo animalesco coreografato dalla Chladek; Polifemo in pelliccia, clava e maschera tribale come uno scafandro, cosi simile ai Mamuthones del carnevale sardo.

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Le allieve della la Scuola di Danze Classiche del Governatorato di Roma nel piazzale delle Corporazioni di Ostia antica, 1927 (foto di A. Porry-Pastorel – parco archeologico di Ostia antica)

SEZIONE IV. 1922… “L’evocazione rapida di un sogno”; Primavera 1922. I bambini delle elementari di Ostia recitano l’Aulularia di Plauto. Una serie di fotografie ritrovate tra le carte di Guido Calza, il copione “adattato”, un tema e tante testimonianze documentano questo primo, sperimentale tentativo di moderno “teatro all’aperto”: un semplice fondale dipinto come scenografia, autorità e invitati con il parasole plaudenti su una cavea che era ancora un pendio erboso. Mentre gli scavi di Ostia antica stavano diventando set fotografico per leggiadre danzatrici in abiti grecizzanti, era stato gettato il seme della lunga e feconda storia di rappresentazioni classiche, dal 1927 al 1969 organizzate con qualche soluzione di continuità dall’Istituto nazionale del Dramma Antico, e non solo, come rivela la cronologia visiva di 100 stagioni. Una ricca rassegna stampa, fotografie di scena, brevi filmati d’epoca fanno rivivere gli spettacoli di sempre più vario genere, svelando anche il dietro le quinte e gettando una luce vera sull’eterogeneo pubblico fatto di celebrità e di gente comune giunta in trenino ad affollare le serate estive. Una ribalta che ha visto negli anni avvicendarsi registi e attori, coreografi e ballerini, scenografi e costumisti tra i migliori nomi del panorama italiano e internazionale. Senza dimenticare la musica pop, rock ed elettronica cui il Teatro Romano di Ostia antica, sotto le stelle, ha regalato un’insolita, magica atmosfera per emozioni indimenticabili, tra cui, a titolo d’esempio, Jethro Tull, Patty Smith, Vinicio Capossela. Tra le foto di scena in mostra quella di Nuvole del 1955 con Arnoldo Foa e Olga Villi nell’Alcesti del 1956. Ancora Arnoldo Foa, con Valeria Moriconi, in una scena della commedia Pene d’amor perdute di William Shakespeare nel 1961, e nell’Anfitrione del 1962.

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Teatro di Ostia antica: la ricostruzione della facciata esterna,1939 (foto archivio parco archeologico di ostia antica)

SEZIONE V. Gli interventi di restauro e rifunzionalizzazione del Teatro Romano di Ostia (1913, 1926-’28, 1938-’39). “Ma la rappresentazione fatta ieri a Ostia ha dimostrato anche un’altra cosa. Ha dimostrato che bisogna in ogni modo incoraggiare – dal Governo, dal pubblico, dai giornali – l’opera di coloro che con assidua intelligente fatica, si studiano di rimettere in valore le nostre glorie passate, perché siano di ammaestramento e di stimolo alla infiacchita generazione presente” (Plauto sulle scene del Teatro di Ostia dopo diciotto secoli, “Il Giornale d’Italia”, 11 maggio 1922). Ben rende, questa citazione da un articolo non firmato (perché probabilmente scritto da Arturo Calza, padre dell’ispettore archeologo degli Scavi di Ostia), l’intenzione di Guido Calza di riadattare il teatro ad accogliere il pubblico delle rappresentazioni che vi si dovevano di lì in avanti svolgere. Cosi come appare illuminante, nella sua attualità, il riferimento alla “rimessa in valore” del patrimonio antico per finalità educative e di pungolo ai giovani. Già Vaglieri nel 1913, pur senza intraprendere un’anastilosi vera e propria, aveva fatto reintegrare la sommità delle coperture delle tabernae dell’edificio, a scongiurare il crollo delle murature liberate dalla terra che per secoli le aveva sepolte. Nel 1922, dunque, la cavea si presentava ancora come un catino sistemato a prato, scomodo e pericoloso, tanto che le recite di quell’anno fornirono a Calza l’ulteriore giustificazione per procedere alla sua ricostruzione. Terminata nel 1928, la nuova gradinata offriva ora un perfetto parterre, per così dire, agli spettatori che sempre più numerosi avevano preso ad assistere agli spettacoli qui organizzati dall’INDA. E comunque solo nel 1938-39, in occasione dei preparativi per la mai tenutasi Esposizione Universale di Roma del 1942 e in linea con le bombastiche modalità ideologiche del tempo, che il teatro di Ostia assume l’aspetto che tuttora lo contraddistingue, tramite la ricostruzione di alcune arcate del prospetto esterno, dell’ingresso centrale e delle tabernae poste ai lati di questo. In mostra alcune foto storiche dall’Archivio fotografico del parco archeologico di Ostia antica ripercorrono le trasformazioni e gli interventi di quegli anni: il teatro al termine degli scavi di Dante Vaglieri (1913); la ricostruzione della cavea (1926-28) quasi ultimata con il primo meniano pressoché completo e le volte di sostegno del secondo meniano gettate, mentre di lì a poco verranno posizionati i gradini del secondo ordine; la ricostruzione dell’ingresso principale (13 aprile 1939). In questa sezione sono visibili decorazioni marmoree a muro già cosi allestite sulle pareti del fornice.

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La cavea del teatro romano di Ostia Antica oggi (foto parco archeologico ostia antica)

IL TEATRO. Il teatro di Ostia antica è uno dei più antichi in muratura; fu costruito negli ultimi anni del I secolo a.C., come attestato dall’iscrizione che menziona Agrippa, genero di Augusto. Inizialmente concepito per ospitare circa 3000 spettatori, fu poi ampliato durante il regno dell’imperatore Commodo, alla fine del II secolo d.C.: il suo intervento porto la capienza della cavea, ovvero degli spalti per il pubblico, al ragguardevole numero di 4000 spettatori. Un portico con botteghe si apriva verso il Decumano Massimo, a cavallo del quale nel 216 d.C. fu realizzato un arco in onore dell’imperatore Caracalla in corrispondenza dell’ingresso del teatro. Lo stesso ingresso, la cui volta era decorata con stucchi, conduceva all’orchestra pavimentata in marmo, raggiungibile anche da due corridoi laterali, le parodoi. Nella tarda età imperiale il teatro inizio a ospitare anche spettacoli acquatici: il settore centrale dell’orchestra veniva allora allagato e vi si esibivano nuotatori e acrobati: fu così costruito un parapetto marmoreo che serviva a isolare la cavea, ovvero la gradinata, dall’orchestra. La scena era movimentata da nicchie; restano alcuni elementi marmorei, tra cui i mascheroni, in origine appartenuti al fronte scena. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e il progressivo abbandono di Ostia a partire dalla fine del V secolo d.C. anche il teatro fu abbandonato e andò in rovina. Durante il medioevo fu utilizzato come piccola fortezza e come deposito temporaneo per i marmi (statue, blocchi e lastre) da trasformare in calce. Poi anche questa piccola fortezza fu abbandonata e del teatro si perse traccia fino agli scavi archeologici della fine dell’Ottocento. Del teatro sopravvivevano pochissimi resti all’epoca, ma il monumento era troppo importante per non portarlo in luce e restaurarlo. Cosi, dal 1910 in avanti si susseguirono diverse campagne di scavo e di contestuale restauro. La prima, tra il 1910 e il 1913 porto in luce il perimetro esterno del teatro mentre la gradinata della Cavea, davvero fragile, fu ricoperta da terra in modo da formare un pendio erboso che consentisse di sfruttare quello spazio a fini teatrali. Gli scavi e i contestuali restauri, davvero ingenti, proseguirono negli anni seguenti. I lavori si conclusero nel 1927: fu ricostruita la cavea del teatro, in modo da poter ospitare spettatori cosi come avveniva in passato: il teatro poté così ospitare fino a 2700 spettatori, meno dei 3000 del teatro costruito 2000 anni prima, ma comunque un numero ragguardevole di persone.

IL PROGETTO DI RESTAURO ARCHITETTONICO DEL TEATRO > 2022. Dopo anni di lavori manutenzione ordinaria e riparazioni puntuali, grazie ai finanziamenti dei fondi CIPE è stato finalmente possibile progettare un intervento organico sull’intera struttura del teatro. I fondi stanziati comprendono i costi di realizzazione del cantiere, che avrà inizio entro il 2022. L’obiettivo fondamentale del progetto è quello del restauro del bene monumentale per mantenere viva la funzione del teatro come importante luogo di manifestazioni culturali, garantendo ai visitatori la fruizione degli spazi in totale sicurezza. Il progetto di consolidamento strutturale per il miglioramento sismico e stato realizzato dallo studio Iges World S.r.l., che ha gestito anche l’iter per l’ottenimento dell’autorizzazione sismica. Il progetto architettonico, a cura dello Studio Balletti e Sabbatini architetti, riguarda il restauro delle superfici, la rifunzionalizzazione di alcuni ambienti per la realizzazione di un polo multimediale consono all’implementazione dell’offerta informativa e divulgativa e la progettazione degli interventi sugli apparati decorativi, al fine di garantirne la tutela e la salvaguardia.