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Parco archeologico di Ostia antica. Presentazione on line del volume “Ostia I. Forma Urbis Ostiae” di Michael Heinzelmann con i risultati e la documentazione degli scavi stratigrafici nelle regioni III, IV e V a cura dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, con il supporto della Soprintendenza Archeologica di Ostia

La copertina del libro “Ostia I. Forma urbis Ostiae” di Michael Heinzelmann

Dal 1996 al 2001 l’Istituto Archeologico Germanico di Roma, in collaborazione con l’American Academy in Rome e con il supporto della Soprintendenza Archeologica di Ostia, ha svolto un progetto di ricerca interdisciplinare sul campo nelle aree della città portuale di Roma che non avevano ancora stato scavato. L’obiettivo era quello di utilizzare una combinazione di metodi di indagine non invasivi (analisi fotografica aerea, prospezione geofisica) e scavi stratigrafici mirati per ottenere nuove informazioni sulla struttura urbana complessiva di Ostia e sul suo sviluppo a lungo termine dalla sua fondazione nel IV secolo a.C. al suo abbandono nell’Alto Medioevo. “Ostia I. Forma Urbis Ostiae” di Michael Heinzelmann, primo volume della pubblicazione del progetto, con i risultati e la documentazione degli scavi stratigrafici nelle regioni III, IV e V, viene presentato on line giovedì 4 novembre 2021, alle 17. È possibile seguire la presentazione in diretta streaming sulla piattaforma Zoom. Il video dell’evento sarà disponibile sul canale YouTube del Parco. Tutte le info per seguire l’evento in streaming, e per vederlo successivamente su YouTube a questo link: https://www.ostiaantica.beniculturali.it/…/presentazio…/. Per partecipare non occorre registrazione.

Veduta zenitale della basilica paleocristiana a Sud della Regio V (foto parco ostia antica)

Il volume “Ostia I. Forma Urbis Ostiae” è dedicato – come si diceva – alla presentazione conclusiva dei reperti archeologici rinvenuti nel corso delle attività di ricerca che per circa un ventennio si sono svolte nel territorio ostiense. In una prima fase si è proceduto ad una sistematica raccolta ed analisi di rilievi aerofotogrammetrici storici e moderni, nonché alla realizzazione di prospezioni geofisiche su ampie superfici. Successivamente è stata effettuata una serie di scavi mirati, di piccole dimensioni, all’interno delle zone non ancora indagate delle Regiones III, IV e V.

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Aerofotogrammetria dell’area del porto fluviale di Ostia antica con le zone di intervento (foto Universität zu Köln)

Infine, tra il 2012 e il 2015, hanno avuto luogo esplorazioni geo-archeologiche integrative nella zona del porto fluviale a Ovest di Ostia e lungo il cosiddetto “Fiume Morto”. I sondaggi effettuati sono stati dedicati alla chiarificazione di diversi problemi e hanno interessato selezionate strutture edili o strade. Una questione prioritaria ha riguardato l’analisi della basilica paleocristiana, scoperta durante le prospezioni effettuate a Sud della Regio V, e delle fasi edilizie precedenti. Un’ulteriore priorità nell’analisi è stata rappresentata dalle mura tardo repubblicane, in quanto la loro datazione ed il loro successivo sviluppo durante il periodo imperiale sono stati finora controversi. Particolare interesse all’interno del progetto è stato assunto dalle vie di comunicazione terrestri e fluviali, in quanto queste rappresentano un buon indicatore delle dinamiche d’uso dei quartieri da esse collegati. Complessivamente nove sondaggi si sono occupati, con diversa intensità, dell’esame di strade e di una darsena a Ovest della Regio III e delle costruzioni attorno a essa. Un ultimo punto fondamentale del progetto ha riguardato l’analisi di abitazioni. A Ovest della Regio V, i risultati dell’aerofotogrammetria e delle analisi geofisiche hanno mostrato indicazioni della presenza di una grande domus in forma di casa a peristilio quasi quadrata. L’abitazione fu costruita in età flavia sopra un edificio non chiaramente identificato degli inizi del I secolo d.C. Nel corso dell’Impero e in età tardo-antica fu numerose volte ristrutturato e ridecorato. Le osservazioni contenute in questo primo volume forniscono numerose indicazioni per una rivalutazione dello sviluppo urbanistico di Ostia, dalla sua fondazione fino all’abbandono della città all’inizio del Medioevo. Queste, insieme ai risultati delle analisi aerofotogrammetriche e delle prospezioni geofisiche, verranno discusse nel secondo volume di prossima pubblicazione.

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L’archeologo Michael Heinzelmann

Il programma della presentazione. Dopo i saluti di Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, e di Norbert Zimmermann, Istituto Archeologico Germanico di Roma, presentazione del volume “Ostia I. Forma Urbis Ostiae. Untersuchungen zur Entwicklung der Hafenstadt Roms von der Zeit der Republik bis ins frühe Mittelalter, Sonderschriften des Deutschen Archäologischen Instituts Rom 25” (Wiesbaden 2020) di Michael Heinzelmann, Universität zu Köln. Quindi focus sulle ricerche presso la Basilica Costantiniana a cura di Franz Alto Bauer, Universität München. Chiude la discussione moderata da Carlo Pavolini, Università della Tuscia.

Parco archeologico di Ostia Antica. Grazie al progetto Digit@ostia la Biblioteca ostiense mette a disposizione di tutti diverse pubblicazioni dedicate a Ostia antica in consultazione libera e gratuita

Sul sito del parco archeologico di Ostia Antica sono a disposizione on line molte pubblicazioni dedicate a Ostia antica (foto parco ostia antica)

La Biblioteca ostiense mette a disposizione di tutti diverse pubblicazioni dedicate a Ostia antica in consultazione libera e gratuita in formato pdf: sul sito web del Parco si trova infatti il progetto Digit@ostia, dove sono raccolti articoli, opuscoli, contributi sia di carattere scientifico che divulgativo. La sezione “pubblicazioni dell’ex-Soprintendenza” raccoglie le opere divulgative a stampa prodotte dalla soppressa Soprintendenza archeologica di Ostia, precedente denominazione del Parco archeologico di Ostia antica. Nella sezione “Miscellanee Ostiensi” si trovano contributi di vari autori dalla metà dell’Ottocento fino a oggi su Ostia e Porto, nonché volumi di grande importanza per la storia degli studi ostiensi, come “Ostia colonia romana” di Ludovico Paschetto. Infine, la sezione “Miscellanea Raissa Calza” raccoglie gli scritti dell’archeologa e storica dell’arte attiva per più di trent’anni negli scavi di Ostia. 

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Il logo della collana “Scavi di Ostia” (foto parco ostia antica)

Pubblicazioni dell’ex-soprintendenza archeologica di Ostia. A partire dal dopoguerra la soprintendenza archeologica di Ostia antica, soppressa nel 2009 e accorpata alla Soprintendenza archeologica di Roma, ha curato la pubblicazione di opere divulgative di alto valore scientifico. Tra queste pregevoli pubblicazioni si ricorda la serie degli “Itinerari Ostiensi”, agili volumi dedicati a vari aspetti della città antica (vita quotidiana, necropoli, età repubblicana, ecc.), i pieghevoli dedicati alle aree archeologiche minori, realizzati in occasione del Giubileo del 2000, e infine le brochure realizzate per le aperture straordinarie dei monumenti in particolari occasioni (Giornate Europee del Patrimonio, Settimane della Cultura). Il parco archeologico di Ostia antica, erede della Soprintendenza, ha deciso di rendere disponibili gratuitamente queste pubblicazioni, che testimoniano vecchi allestimenti e sistemazioni del museo e dell’area archeologica.

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Alcuni volumi della “Miscellanea ostiense” (foto parco ostia antica)

Miscellanee Ostiensi. La sezione dei contributi miscellanei su Ostia e il suo territorio è una delle più antiche della Biblioteca, creata da Dante Vaglieri e poi ampliata sotto la direzione di Guido Calza. In essa sono confluiti testi di vari autori, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, che si sono occupati a vario titolo delle antichità di Ostia e di Porto. 

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Giovanni Becatti fu direttore degli Scavi di Ostia dal 1947 al 1950 (foto parco ostia antica)

Miscellanea Giovanni Becatti. Giovanni Becatti (5 dicembre 1912 – 10 aprile 1973) è stato uno dei più importanti archeologi ostiensi, fine studioso di statuaria antica e autore di significativi ritrovamenti. Formatosi alla Sapienza di Roma con Giulio Quirino Giglioli e alla Scuola Archeologica Italiana di Atene diretta da Alessandro Della Seta, Becatti giunse a Ostia nel 1938 come ispettore alle antichità, instaurando da subito un proficuo rapporto personale e professionale con Guido Calza, direttore degli Scavi, e con la studiosa Raissa Gourevitch (poi Calza). Dopo aver collaborato ai grandi scavi ostiensi per l’Esposizione Universale del 1942, dal 1947 al 1950 ricoprì l’incarico di direttore degli Scavi, per passare in seguito all’insegnamento universitario in vari atenei italiani ed esteri. Animato da un grande interesse per la scultura antica, collaborò all’allestimento del museo Ostiense pubblicando studi su un gran numero di opere, tra i quali ricordiamo il rilievo della pesca miracolosa dal Santuario di Ercole (inv. 157) e il gruppo dei lottatori (inv. 1138). Becatti continuò a seguire le scoperte ostiensi con interesse e partecipazione, concentrando la sua attenzione sulla tarda antichità. Già nel 1948 aveva pubblicato un saggio sulle abitazioni ostiensi del tardo impero; tornato sul campo nel 1959, riportò completamente alla luce l’edificio con opus sectile fuori Porta Marina, curandone la pubblicazione nella collana Scavi di Ostia. Per la stessa collana pubblicò inoltre il volume dedicato ai mosaici e ai pavimenti marmorei e il volume dedicato ai Mitrei, tuttora fondamentali per l’attività di ricerca e di restauro. Nel 1966 avviò infine il cantiere-scuola delle Terme del Nuotatore nel quale si formarono archeologi come Andrea Carandini, Clementina Panella e Maura Medri. Della sua vastissima bibliografia presentiamo in questa sede gli articoli e gli estratti dedicati alla sua trentennale attività ostiense.

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Raissa Gourevich Calza ritratta nel museo Ostiense nel 1964 (foto parco ostia antica)

Miscellanea Raissa Calza. È stato recentemente celebrato il quarantennale della scomparsa di Raissa Gourevich Calza (1894-1979), archeologa e storica dell’arte antica specializzata nella ritrattistica imperiale romana. Nata a Odessa in una ricca famiglia russa, Raissa crebbe nel vivace contesto culturale della Russia zarista, alla vigilia della sua caduta. Spostatasi in Italia dopo la Rivoluzione, conobbe a Roma Giorgio de Chirico, che divenne il suo secondo marito e con il quale si trasferì a Parigi. Qui decise di dedicarsi all’archeologia, frequentando i corsi dell’archeologo Charles Picard (1883-1965) all’Ecole du Louvre. In seguito alla burrascosa rottura con De Chirico, nel 1933 tornò in Italia, dove venne assunta agli Scavi di Ostia antica come assistente del Direttore, Guido Calza. Negli anni ostiensi documentò le interessanti scoperte che si stavano facendo durante gli scavi per l’Esposizione Universale del 1942, scrivendo il primo rendiconto dei ritrovamenti nella cosiddetta Sede degli Augustali. Grazie alla sua vasta conoscenza della scultura romana di età imperiale, dedicò vari articoli alle opere del museo Ostiense, del quale fu a lungo curatrice: i suoi studi culminarono nei due volumi dedicati ai ritratti nella collana “Scavi di Ostia”, tuttora strumento indispensabile per la conoscenza della scultura ostiense. La Biblioteca Ostiense vuole rendere omaggio alla figura di questa importante studiosa mettendo a disposizione una selezione dei suoi scritti dedicati a Ostia, di grande valore scientifico e caratterizzati da una prosa asciutta e vivace. Il parco archeologico di Ostia antica esprime la propria riconoscenza alle istituzioni e ai periodici che hanno consentito di pubblicare questi scritti.

Dal 6 agosto in tutti i siti del parco archeologico di Ostia antica si entra col Green Pass e un documento d’identità. Non si rimborsano i biglietti già emessi

Il teatro antico di Ostia (foto parco archeologico di Ostia antica)

icona-green-passDal 6 agosto 2021 è obbligatorio che i visitatori esibiscano la certificazione verde (cd. Green Pass) unitamente a un valido documento di identità, per l’accesso anche ai siti e monumenti del Parco archeologico di Ostia antica: Area archeologica di Ostia antica, Castello di Giulio II a Ostia antica, Area archeologica dei Porti Imperiali di Claudio e Traiano e Necropoli di Porto all’Isola Sacra a Fiumicino. Tale obbligo non si applica ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti esenti dall’obbligo vaccinale in possesso di adeguata certificazione medica. La certificazione verde COVID-19 è rilasciata dal ministero della Salute sulla base dei dati trasmessi dalle Regioni e Province Autonome relativi alla vaccinazione, alla negatività al test o alla guarigione dal COVID-19. La certificazione è emessa gratuitamente ed è scaricabile anche in formato digitale sulle app IO e Immuni, oltre che sul sito. In mancanza del Green Pass e di un documento valido non sarà possibile accedere alle aree archeologiche e monumentali; in quest’ultimo caso il biglietto eventualmente già acquistato online non verrà rimborsato. ​Restano in vigore le prescrizioni di sicurezza anti-COVID 19: all’ingresso è necessaria la misurazione della temperatura ed è obbligatorio indossare la mascherina; lungo il percorso di visita sono inoltre disponibili soluzioni igienizzanti.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel nono appuntamento, il viaggio parte dall’Arco di Tito, alle pendici del Palatino, per giungere alla Sinagoga del parco archeologico di Ostia Antica, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma

L’Arco di Tito, costruito sul punto più alto della Via sacra, domina il Foro Romano (foto PArCo)

Nono appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dalle pendici del Palatino, precisamente dall’Arco di Tito, e si arriva al parco archeologico di Ostia Antica, alla Sinagoga, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma.

L’Arco di Tito incorporato nella fortezza Frangipane come si vede nella “Veduta dell’Arco di Tito” di Bernardo Bellotto, olio su tela (1742-44), conservata all’Accademia Carrara di Bergamo (foto accademia carrara)

Costruito sul punto più alto della Via Sacra, l’Arco di Tito domina il paesaggio del Foro Romano: “Fu forse proprio la sua posizione – raccontano gli archeologi del PArCo – a far sì che nel Medioevo fosse incorporato nella fortezza costruita dalla famiglia Frangipane; fu poi parte del vicino convento di Santa Maria Nova, e solo tra il 1812 ed il 1824, grazie ai restauri di Raffaele Stern e Giuseppe Valadier, fu “liberato” assumendo l’aspetto attuale”.

L’Arco di Tito visto da Est, con l’iscrizione dedicatoria del Senato e del popolo romano all’Imperatore divinizzato (foto PArCo)

“L’arco, ad un solo fornice – spiegano gli archeologi del PArCo -, fu dedicato all’imperatore Tito dopo la sua morte (unico tra gli archi trionfali superstiti ad essere dedicato ad un imperatore divinizzato), per commemorare la vittoria nella Guerra giudaica conclusasi drammaticamente nel 70 d.C. con il saccheggio di Gerusalemme e con la distruzione del Tempio da parte dell’esercito romano. Sono proprio questi avvenimenti ad essere illustrati sui rilievi all’interno dell’arco, che per struttura e decorazione costituisce una dei capolavori dell’arte romana: nella sua decorazione, infatti, sono per la prima volta vengono introdotti in un monumento ufficiale gli elementi stilistici dell’arte popolare”.

Il soffitto cassettonato del fornice dell’Arco di Tito; nel riquadro al centro è raffigurata l’apoteosi dell’imperatore Tito, morto nell’anno 81 d.C. (foto PArCo)
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Copia del rilievo del fornice meridionale dell’arco di Tito con la rappresentazione della menorah e degli altri oggetti sacri portati via del tempio di Gerusalemme (foto PArCo)

“Nella volta, riccamente decorata a cassettoni, è raffigurata l’apoteosi dell’imperatore, portato in cielo da un’aquila. I due grandi rilievi sui lati interni del fornice rappresentano invece il trionfo di Tito: a Nord, Tito è sulla quadriga trionfale, incoronato dalla Vittoria; sul lato Sud, si vede invece il corteo che avanza verso la Porta Triumphalis: si distinguono gli oggetti saccheggiati al tempio di Gerusalemme, i vasi sacri, le trombe di argento e la menorah (il candelabro a sette braccia) che saranno poi esposti come “bottino di guerra” nel vicino Tempio della Pace. La fine della guerra giudaica, con l’imposizione del “Fiscus iudaicus”, la tassa da pagare al tempio di Giove Capitolino, segnò forse il momento di crisi più profonda tra la gerarchia imperiale e la numerosa ed influente comunità ebraica romana, considerata la più antica del mondo, stanziata a Roma probabilmente già dalla metà del II secolo a.C.”.

Veduta dall’alto della sinagoga a Ostia (foto parco archeologico ostia antica)

Ma una comunità ebraica numerosa doveva essere presente anche nella vicina Ostia Antica, come dimostra la scoperta della sinagoga, avvenuta nel 1961 durante i lavori di realizzazione della viabilità verso Fiumicino. L’edificio si impose subito all’attenzione degli archeologi per la sua monumentalità e per la sua lunga vita.

Veduta della sinagoga a Ostia: sorgeva lungo la via Severiana quasi in riva al mare (foto parco ostia antica)

La sinagoga di Ostia Antica sorgeva lungo la via Severiana quasi in riva al mare, fuori dalla porta cittadina (in età romana la linea di costa era molto arretrata rispetto all’attuale): “Una posizione decentrata”, sottolineano gli archeologi del PArCo, “che si spiega con il voler mantenere la propria identità religiosa ben distinta dalla serie di culti che si svolgevano in città e ai quali erano dedicati tantissimi luoghi, sacelli, templi e aree sacre, in funzione delle specificità delle singole divinità. Inoltre, per gli Ebrei le spiagge del Mediterraneo erano considerate luoghi puri per fare abluzioni rituali. L’edificio di culto era orientato in direzione Est/Sud-Est: ovvero in direzione di Gerusalemme”.

Particolare della sinagoga di Ostia con l’edicola all’interno dell’aula di culto (foto parco ostia antica)
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La menorah raffigurata nell’edicola della sinagoga di Ostia (foto parco ostia antica)

“Considerata per lungo tempo la più antica sinagoga dell’Occidente mediterraneo, secondo le ultime interpretazioni essa si imposta su un edificio privato del I secolo d.C. che solo all’inizio del III secolo fu destinato a sinagoga. Gli interventi strutturali più importanti risalgono però al IV secolo d.C. quando il complesso fu ampliato anche con funzioni di ospitalità per viaggiatori ebrei e con la realizzazione all’interno dell’aula di culto di un’edicola nella quale erano conservati i rotoli della Legge, la Torah. L’edicola – concludono – era un piccolo spazio absidato e monumentalizzato con colonnine con mensole decorate con la rappresentazione della menorah (il calendario a 7 bracci) a bassorilievo a lato dell’ingresso”.

Ostia antica. Il parco archeologico per le Giornate europee dell’Archeologia 2021 promuove tre laboratori didattici per bambini e un’attività per adulti

Tornano le Giornate Europee dell’Archeologia promosse dall’Inrap, l’Istituto nazionale di ricerca archeologica francese. Quest’anno il Parco archeologico è lieto di offrire tre laboratori didattici per bambini in età scolare (6-11 anni) e un’attività per adulti, nella splendida cornice delle sue aree archeologiche. Venerdì 18 giugno 2021, alle 16, “Frammenti di storie: faccia a faccia con gli antichi ostiensi”, laboratorio per adulti che con Paola Francesca Rossi che illustrerà quante informazioni si possono ricavare dalle ossa degli antichi abitanti di Ostia. Sabato 19 giugno 2021 laboratori didattici per bambini “Cercasi scheletro!” e “Occhio ai colori” con Serena Vaccaro e Maurizio Milana, che si terranno eccezionalmente nell’Area archeologica dei Porti imperiali di Claudio e Traiano (Comune di Fiumicino). I laboratori si svolgono in contemporanea su due turni, alle 11 e alle 16: per svolgere entrambe le attività, è necessario prenotarne una al mattino e una al pomeriggio. Domenica 20 giugno 2021, alle 11, nell’area archeologica di Ostia antica, i piccoli esploratori potranno mettere alla prova il loro senso dell’orientamento in una “Caccia al mosaico”, seguendo gli indizi in rima dell’archeologo Franco Tella. Per le attuali norme per il contrasto al Covid-19, i posti disponibili sono limitati. Quindi bisogna affrettarsi a prenotare all’indirizzo: pa-oant.laboratorididattici@beniculturali.it

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel secondo appuntamento, seguendo il culto di Cibele, il viaggio parte dal tempio della Magna Mater sul Palatino per arrivare al parco archeologico di Ostia Antica

Il tempio della Magna sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Secondo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Stavolta si parte dal Palatino e precisamente dall’area del Tempio della Magna Mater, prima divinità straniera accolta a Roma e celebrata con questo edificio inaugurato nel 191 a.C., per andare alla ricerca di un altro santuario dedicato alla stessa divinità: il viaggio, andando a ritroso nel tempo,arriverà nel parco archeologico di Ostia Antica.

Ricostruzione del tempio della Magna Mater sul Palatino (a sinistra); accanto ad esso, con diverso orientamento, è il più antico tempio della Vittoria, che ospitò la “pietra nera” simbolo della dea fino all’inaugurazione del tempio a lei dedicato nel 191 a.C. (foto PArCo)
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Statua della dea Cibele in trono, con il chitone stretto sotto il seno ed il mantello avvolto attorno ai fianchi; la statua, in marmo Pentelico, fu scoperta da Pietro Rosa nel 1872 durante gli scavi presso la gradinata del tempio ed è ora conservata al Museo Palatino (foto PArCo)

“Nel periodo drammatico della Seconda guerra Punica”, raccontano gli archeologi del PArCo, “prostrati da quasi 15 anni di ostilità, i Romani, su indicazione dei Libri Sibillini, scelsero di affidarsi alla protezione di una nuova divinità: Cibele, signora della natura e degli animali, venerata sul Monte Ida, nella Troade, sotto forma di una pietra nera. Il culto fu introdotto a Roma il 4 aprile del 204, e il tempio dedicato alla dea, che i Romani chiamarono Magna Mater, fu inaugurato nel 191 a.C. La sua costruzione costituì una rivoluzione nella topografia religiosa della Roma antica: per la prima volta una divinità straniera veniva accolta a Roma, non sul “periferico” Aventino, ma sul Palatino, all’interno del Pomerio, il recinto sacro della città, proprio accanto alle capanne romulee. La provenienza di Cibele dalla Troade, considerata, tramite Enea, progenitrice di Roma, facilitò forse questo posizionamento strategico.

Il basamento del tempio della Magna Mater sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Per ricordare la dedica del tempio – continuano gli archeologi del PArCo – si celebravano, dal 4 al 10 Aprile di ogni anno, i Ludi Megalenses, giochi scenici per cui scrissero commedie anche Plauto e Terenzio; l’11 aprile, a conclusione dei Ludi, si festeggiava il dies Natalis della dea, a cui si offriva il moretum, la tradizionale focaccia di erbe, formaggio, sale, olio e aceto. Del tempio, ricostruito dopo un incendio nel 111 a.C., e poi per volere di Augusto nel 3 d.C., si conserva oggi l’alto podio, sormontato da un boschetto di olmi, che lo ombreggia e ne accresce la suggestione.

Il campo della Magna Mater a Ostia antica (foto parco di Ostia Antica)

Ma ancor prima che a Roma, Cibele giunse ad Ostia: “Qui infatti arrivò via nave la pietra nera – continua il racconto degli archeologi del PArCo -, che fu poi trasferita su un’imbarcazione più piccola per la navigazione fluviale fino a Roma. Quando la nave, con pessimo auspicio, si incagliò nella sabbia, a salvarla fu una donna, Claudia Quinta, della quale si metteva in dubbio la moralità: chiedendo alla Dea Madre di dare a tutti un segno della sua castità, Claudia afferrò una fune dell’imbarcazione e riuscì a trainarla senza sforzo.

Il sacello di Attis al campo della Magna Mater a Ostia Antica (foto parco Ostia antica)

“Le attestazioni del culto di Cibele ad Ostia partono tuttavia dal I secolo d.C., e solo nel corso del secolo successivo avvenne la sistemazione del santuario: a differenza del tempio sul Palatino questo era prudentemente situato in un’area periferica della città, in prossimità di Porta Laurentina, e non era costituito solamente da un tempio, ma da una vasta area sacra, di forma triangolare. Al suo interno furono eretti templi e sacelli dedicati a Cibele e alle divinità a lei associate: oltre al tempio di Magna Mater vi si trovano infatti il sacello di Attis, il mitico pastore amante della dea, il tempio di Bellona, dea italica della guerra, e la sede degli Hastiferi i “portatori di lance”, che durante le cerimonie eseguivano danze rituali. Gli edifici – concludono gli archeologi del PArCo – erano disposti intorno a un ampio spazio aperto in cui si svolgevano i riti religiosi, tra i quali avevano un ruolo importante le processioni sacre e i riti iniziatici che prevedevano l’aspersione dei fedeli con il sangue dei tori uccisi nel corso dei sacrifici (taurobolia)”. Il Campo della Magna Mater fa parte del percorso di visita degli Scavi di Ostia. Per sapere di più sull’area archeologica di Ostia antica: https://www.ostiaantica.beniculturali.it/…/ostia-antica/

L’area archeologica di Ostia antica riapre dal 27 aprile in sicurezza con percorsi di visita modificati. Restano chiusi il museo Ostiense e le Case Decorate

Panoramica sull’area archeologica di Ostia antica (foto parco ostia antica)

ostia-antica_parco-archeologico_logoCi siamo! Da oggi, martedì 27 aprile 2021, riapre l’area archeologica di Ostia antica. L’orario sarà quello precedente alle chiusure autunnale e invernale: dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19, ultimo ingresso alle 18. Sarà possibile visitare l’area archeologica il sabato e la domenica solo su prenotazione (ad eccezione di sabato 1° maggio, giorno di chiusura del sito). Il parco sta predisponendo il sistema di prenotazione online, non appena sarà operativo sarà annunciato su tutti i canali web e social. Le visite guidate organizzate e gestite dal Concessionario sono per il momento sospese, pertanto non è possibile prenotarle. Prima di accedere alla biglietteria e in genere agli Scavi, un operatore autorizzato misurerà la temperatura corporea di ciascuno. L’accesso agli Scavi è infatti subordinato alla rilevazione della temperatura corporea dei visitatori al fine di ridurre e limitare il contagio da COVID-19: tale trattamento rientra nelle operazioni di prevenzione, tutela e sicurezza della salute pubblica, in ottemperanza alle disposizioni nazionali e regionali in materia. La temperatura sarà rilevata mediante pistola termoscanner: chi presenterà una temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5°C non potrà accedere all’area archeologica di Ostia antica, anche se munito dei dispositivi di protezione individuale. All’ingresso verrà fornita un’informativa contenente tutte le disposizioni da osservare durante la visita. Per accedere all’area archeologica di Ostia antica è necessario indossare la mascherina. La mascherina va indossata nel modo corretto, a coprire sia il naso che la bocca. all’interno dell’area archeologica sono stati collocati appositi cestini per la raccolta differenziata di guanti e mascherine usati. È necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone. In alcuni luoghi lungo il percorso di visita è stata collocata una apposita segnaletica, che ricorda il divieto di assembramenti. La distanza di almeno un metro va mantenuta sempre, a partire dalla biglietteria, al passaggio ai tornelli e una volta entrati nell’area archeologica. Per terra, davanti alla biglietteria, è apposta una segnaletica orizzontale che aiuterà a rispettare la corretta distanza. Lungo il percorso di visita sono disponibili alcune fontanelle di acqua potabile, con colonnine di igienizzante per le mani. Igienizza le tue mani se ne hai bisogno, ma non abusarne, nel rispetto di tutti gli altri visitatori.

La mappa dell’area archeologica di Ostia antica con i percorsi di visita in sicurezza
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Il teatro antico di Ostia (foto parco archeologico di Ostia antica)

Modifiche al percorso di visita. Per evitare il più possibile assembramenti e per consentire di mantenere la distanza di sicurezza tra le persone, il percorso di visita dell’area archeologica di Ostia subisce alcune modifiche. Tutte le terrazze panoramiche sono interdette. Le terrazze sono spazi di dimensioni ridotte, per raggiungere le quali bisogna percorrere scale spesso molto strette. Onde evitare assembramenti, sono stati interdetti i seguenti belvedere: Terme di Nettuno, Caseggiato del Sole, Domus del Protiro, Caseggiato di Giove e Ganimede, Portico di Pio IX. All’interno dell’area archeologica di Ostia antica per alcuni monumenti sono stati individuati dei percorsi obbligati, in modo tale da evitare che le persone possano incrociarsi o sfiorarsi involontariamente. Sempre nel rispetto del distanziamento tra le persone, sono stati individuati i seguenti percorsi obbligati: Teatro e Piazzale delle Corporazioni, Termopolio della via della Casa di Diana, Piccolo Mercato, dalle Terme del Buticoso alla Domus di Amore e Psiche, Terme del Foro, Caseggiato del Serapide, Terme dei Sette Sapienti, Caseggiato degli Aurighi. Sono stati inoltre individuati i seguenti percorsi a senso unico alternato: Porta Romana, Porta Marina, Porta Laurentina. Il parco raccomanda di attenersi scrupolosamente alle direzioni indicate dai cartelli: questi percorsi obbligati sono stati pensati proprio per evitare il più possibile occasioni di assembramento anche involontario. Lungo il tracciato dei percorsi a senso unico o a senso unico alternato non sono consentite soste; in tutti gli altri ambienti parzialmente coperti e non interdetti alla fruizione la sosta massima consentita è di 10 minuti.

Il museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)
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Le Case decorate del parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)

Con la riapertura al pubblico dell’area archeologica di Ostia antica il museo Ostiense resta chiuso. La chiusura è solo in parte legata all’emergenza COVID: il museo infatti ha sale di piccole dimensioni e non ha finestre che possano consentire un ricambio d’aria; ma la vera motivazione è che a brevissimo inizieranno i lavori di ristrutturazione dell’edificio con conseguente riallestimento delle opere nelle sue sale. Le visite alle Case Decorate sono sospese fino al perdurare dell’emergenza COVID in quanto sono luoghi che, per le modalità di visita e per gli spazi angusti, presentano un alto rischio di formazione di assembramenti. I visitatori in gruppo, così come i visitatori singoli, devono assolutamente attenersi al divieto di assembramento. È consentita la visita di gruppi organizzati accompagnate da guide turistiche a condizione che esse assicurino il distanziamento sociale e una modalità di visita ordinata fin dall’ingresso al Parco, evitando comunque ogni forma di assembramento. È consentito l’accesso di gruppi fino a 10 persone + guida senza l’uso di dispositivi particolari e fino a 25 persone + guida con uso di dispositivi audio (sistema integrato microfono-auricolari). Durante la visita dell’area archeologica e degli ambienti coperti presenti all’interno di essa dovranno essere rispettate tutte le norme sopraindicate. Ai servizi igienici potrà accedere una persona per volta. Si raccomanda a ciascuno la scrupolosa attenzione alle regole per una corretta pulizia delle mani nell’interesse della salvaguardia della salute di tutti.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo lancia il progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole far scoprire i legami profondi tra i monumenti del PArCo e quelli del territorio circostante: un percorso virtuale in 14 racconti che poi diventerà un percorso realmente percorribile

Una nuova rubrica lega il parco archeologico del Colosseo ai monumenti e ai luoghi di Roma e del Lazio​, in un percorso e itinerario di visita virtuale, pensato nel corso della pandemia, che finalmente potrà tornare ad essere anche reale. È il progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante. Oggi lunedì 26 aprile 2021 sui canali social del PArCo è stato pubblicato il video con la presentazione del progetto, che sarà l’occasione per dare il benvenuto e accogliere virtualmente tutti gli enti che hanno aderito. Da martedì 27 aprile 2021, e per quattordici martedì, la rubrica legherà il PArCo ai monumenti e ai luoghi di Roma e del Lazio, in un percorso e itinerario di visita virtuale, pensato nel corso della pandemia, che finalmente potrà tornare ad essere anche reale, grazie alla riapertura di Musei e Luoghi della Cultura prevista proprio a partire da oggi 26 aprile 2021. Le connessioni si svilupperanno attraverso il web e i profili social Facebook e Instagram del PArCo e di tutti gli enti coinvolti con gli hashtag #parcofuoridalparco e #percorsifuoridalparco. Al termine della campagna social l’intero percorso, di fatto realmente percorribile, sarà pubblicato sul sito web nella sezione Percorsi: https://parcocolosseo.it/percorsi/ con tutte le informazioni per la visita dei luoghi.

Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo (foto PArCo)

Da quando nel 2018 il Parco archeologico del Colosseo ha ottenuto il Marchio dell’Anno del Patrimonio Europeo con il progetto “Il PArCo fuori dal PArCo”, che ha l’obiettivo di promuovere l’osmosi dell’area archeologica di Foro Romano-Palatino, Domus Aurea e Colosseo con il territorio circostante, le attività per costruire una rete di relazioni storiche, sociali e culturali non si sono mai interrotte. All’interno di questo programma è nato il progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia”. Il percorso coinvolge istituti del ministero della Cultura operanti nel Lazio (tra cui la Direzione regionale Musei, le Gallerie nazionali Barberini Corsini, il museo nazionale Romano, i parchi archeologici dell’Appia Antica e di Ostia Antica), la Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali di Roma, l’Accademia nazionale dei Lincei con la Villa Farnesina, i Comuni di Cori e Priverno e la fondazione Roffredo Caetani, che hanno aderito all’iniziativa con grande entusiasmo.

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Lo stadio realizzato da Domiziano sul Palatino (foto PArCo)

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Piazza Navona a Roma che insiste sullo stadio di Domiziano (foto sovrintendenza capitolina ai beni culturali)

Il progetto prevede il “racconto” con testi e immagini, sui canal social del PArCo e delle istituzioni coinvolte, del legame che unisce la storia di un monumento o di un reperto del Parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello” situato in una delle realtà culturali che hanno aderito. I legami tra i monumenti saranno di diverso tipo: cronologico, tipologico, tematico, stilistico, iconografico, architettonico, storico. Così i Dioscuri di Cori dialogheranno con i Dioscuri dell’omonimo tempio affacciato sul Foro Romano; scopriremo che la Magna Mater è venerata sia sul Palatino che a Ostia; visiteremo le residenze urbane e suburbane di Livia la moglie di Augusto, tra Palatino e Prima Porta, e arriveremo fino a Priverno; seguiremo le tracce del Palladium da Sperlonga a Roma; passeggeremo nello stadio di Domiziano sul Palatino, imparando che l’imperatore ne aveva fatto costruire un altro che oggi è Piazza Navona; e ancora, scopriremo i legami tra la Chiesa di Santa Maria Nova nel Foro Romano e l’omonima tenuta nel Parco dell’Appia; ammireremo le pitture di Santa Maria Antiqua e quelle di Santa Maria Maggiore nel Giardino di Ninfa; infine, arrivando fino al Rinascimento e al Barocco, passeremo dalla Vigna Barberini sul Palatino al Palazzo Barberini, scopriremo i legami tra la Loggia Mattei e la Villa Farnesina, e seguiremo la storia della famiglia Farnese dai giardini sul Palatino al palazzo di Caprarola.

Archeologia in lutto. Si è spento dopo lunga malattia l’archeologo britannico Simon Keay, specializzato in particolare nei porti del Mediterraneo romano, figura fondamentale negli studi su Portus e Isola Sacra. Lo ricordano la British School di Roma (lì insegnava dal 2006) e il parco archeologico di Ostia antica (membro del Comitato scientifico dal 2018)

L’archeologo britannico Simon Keay sugli scavi di Portus (foto parco ostia antica)

Archeologia in lutto. Il 7 aprile 2021 si è spento dopo una  lunga malattia l’archeologo e accademico britannico Simon Keay a 66 anni (era nato il 21 maggio 1954), professore emerito di archeologia all’università di Southampton, specializzato nell’archeologia dell’Impero Romano, in particolare nei porti del Mediterraneo romano, nel commercio e nel cambiamento culturale in Italia e Iberia. Dal 2006 era professore di ricerca e direttore di archeologia alla British School di Roma. È stata proprio la BSR, “profondamente triste” ad annunciare la scomparsa di uno dei suoi membri più stimati. “Simon era un uomo gentile e generoso, pieno di vita ed energia”, scrivono Chris Wickham e Stephen Kay. “Era attivo, nonostante la sua malattia, nell’aiutarci, fino a pochi giorni prima della sua morte. La Scuola gli deve una somma incalcolabile. Inviamo le nostre più sentite condoglianze a Nina, James e Leo, e stiamo ricevendo messaggi da tutto il mondo che dimostrano l’alta considerazione con cui è stato tenuto. Lo commemoreremo correttamente, una volta superato lo shock della sua scomparsa”. E continuano: “Molti colleghi e amici della BSR avranno familiarità con il lavoro di Simon dal suo duraturo studio e classificazione delle anfore romane. Fu attraverso questa ricerca, che prevedeva uno studio approfondito del commercio nel Mediterraneo, che rimase affascinato dai porti e dal commercio. Fu questo che lo portò a Roma e iniziò il suo lungo e stretto rapporto con la BSR. Nel 1997, in seguito all’inizio dei lavori a Falerii Novi, Simon fu invitato dai colleghi italiani ad iniziare le ricerche a Portus, il porto imperiale di Roma. Iniziando con un’importante indagine geofisica nel 1998, Simon trascorse i successivi 23 anni studiando aspetti del porto, iniziando importanti scavi nel sito nel 2007. Nel 2018 è stato nominato membro del comitato scientifico consultivo del Parco Archeologico di Ostia antica sul quale ha prestato servizio con grande entusiasmo e borsa di studio. Più recentemente, Simon ha aperto il suo studio ai porti di tutto il mar Mediterraneo, e i libri su questo, per lo più pubblicati nella serie di archeologia BSR, stanno ancora uscendo. Insieme a un’ampia rete di colleghi e amici ha aperto la strada alla pratica della ricerca geofisica come metodo non invasivo di investigazione di siti in Italia su larga scala, e la sua eredità presso la BSR è ora un gruppo altamente specializzato che applica regolarmente queste tecniche in tutta Italia e nel Mediterraneo”.

L’archeologo Simon Keay, professore dell’università di Southampton, in un frame del documentario su Ostia antica e Portus girato nel 2018 per Sky-Arte (foto parco ostia antica)

A unirsi nel cordoglio per la prematura scomparsa del professor Simon Keay è il parco archeologico di Ostia antica di cui il professore era membro del Comitato scientifico. “Eminente studioso dell’archeologia e della storia dei porti e del commercio nel mondo romano, è stato una figura fondamentale negli studi su Portus e Isola Sacra, nel comprendere le articolazioni del grande porto di Roma imperiale con Ostia e il Trastevere Ostiense”, si legge sul sito del Parco. “Indagini geofisiche, ma anche scavi archeologici: in particolare le ricerche nel Palazzo Imperiale di Portus hanno consentito di comprendere l’articolazione del complesso e di portare in luce edifici come il piccolo anfiteatro e i Navalia, dei quali non si conosceva l’esistenza. Nel territorio, le indagini geofisiche si sono svolte principalmente su due fronti, l’uno volto a comprendere il collegamento tra Portus e Ostia attraverso Isola Sacra, l’altro rivolto a comprendere l’estensione e l’articolazione del bacino di Claudio e a individuare l’Isola Faro nota dalle fonti, ma della quale oggi non resta traccia. Delle ricerche a Isola Sacra aveva recentissimamente pubblicato una monografia, in collaborazione con il Parco: The Isola Sacra Survey: Ostia, Portus and the port system of Imperial Rome (a cura di S. keay, M. Millett, K. Strutt e P. Germoni), 2020; precedentemente aveva pubblicato due volumi dedicati a Portus: Portus (a cura di S. keay, M. Millett, L. Paroli e K. Strutt), 2005, e Portus and its hinterland (a cura di S. Keay e L. Paroli), 2011. Oltre a questi volumi, ha pubblicato numerosissimi contributi e report scientifici dedicati alle ricerche geofisiche e alle indagini archeologiche condotte a Portus”.

Il professor Simon Keay a Portus, in una delle sue appassionate lezioni (foto dr. Irene Selsvold su Twitter)

“Alla ricerca scientifica e formativa degli studenti, con il progetto PortusLimen”, continua il ricordo del Parco, “ha sempre abbinato l’attività di divulgazione, attraverso progetti quali il Portus Project, sul cui blog online ha pubblicato man mano il progredire delle ricerche, e attraverso ricostruzioni virtuali estremamente accurate che restituiscono le infrastrutture del porto di Traiano. Alle doti scientifiche si affiancano le qualità umane: ricorderemo sempre l’eleganza, la pacatezza, la cortesia e la pazienza del professor Keay, ma soprattutto la grande passione che lo animava, l’amore che provava per Portus e per la ricerca, e quel guizzo negli occhi, carico di forte motivazione”.

Per il Dantedì il parco archeologico di Ostia antica è andato a vedere come si presentava all’epoca di Dante, nel Trecento, la foce del Tevere (ricordata nel Purgatorio), alla Tor Boacciana

In occasione del Dantedì – le celebrazioni in onore di Dante Alighieri, anche il parco archeologico di Ostia antica ha voluto dare il suo contributo. Cosa c’entra Dante con Ostia? Ebbene, nel secondo Canto del Purgatorio, Dante cita la foce del Tevere. Il parco archeologico di Ostia antica ha deciso di andare a vedere come si presentava all’epoca di Dante, nel Trecento, la foce del Tevere. E sicuramente all’epoca la foce era dominata dalla Tor Boacciana. Proprio alla Tor Boacciana, raccontata dall’archeologo Dario Daffara, è dedicato il video che proponiamo per il Dantedì – e con il quale inaugura anche la rubrica video a cura del Parco “Play Ostia” che verrà pubblicata via via nelle prossime settimane.

Ond’io, ch’era a la marina volto / dove l’acqua di Tevero s’insala, / benignamente fu’ da lui ricolto. / A quella foce ha elli or dritta l’ala, / però che sempre quivi si ricoglie / qual verso Acheronte non si cala (La Divina Commedia, Purgatorio, Canto II, vv. 100-105). La foce del fiume che attraversa Roma e sulle cui sponde un tempo sorgeva Ostia antica – oggi la linea della costa è avanzata e alla foce sorgono la zona del Lido di Ostia a Sud e Fiumicino a Nord – viene identificata da Dante come il luogo in cui le anime attendono di essere trasportate dall’angelo nocchiero verso la spiaggia del Purgatorio. La foce del Tevere è menzionata infatti nel II Canto del Purgatorio al verso 101, quando Dante, proprio sulla spiaggia, incontra Casella, musico toscano, morto all’inizio del Trecento. Dante lo definisce suo amico: è probabile che Casella abbia musicato qualche canzone del poeta. Il musicista si presenta come anima intimamente tranquilla, staccata dalle cose del mondo eppure profondamente legata all’amico.