Rovereto Cinema Estate 2021. Nel Giardino delle sculture del MART il film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in Quarantena”
Appuntamento con il cinema archeologico a Rovereto. Venerdì 20 agosto 2021, alle 20.45, per Rovereto Cinema Estate 2021, nel Giardino delle sculture del MART a Rovereto (Tn), proiezione del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020) (vedi “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”: evento clou della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I protagonisti hanno spiegato quei tre mesi vissuti nel silenzio a curare il gigante fragile, e come è nato il progetto di narrare questa avventura unica. Poi le immagini hanno rapito il pubblico | archeologiavocidalpassato). Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro. L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Museo Civico in collaborazione con il Comune di Rovereto. Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti (200). L’accesso sarà consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19.
Roma. Il parco archeologico del Colosseo rinnova il suo impegno per la sicurezza di cittadini e visitatori. Ad agosto attivo un Presidio Medico sulla piazza del Colosseo

Il parco archeologico del Colosseo – in previsione dell’ondata di caldo in arrivo – ha attivato, avvalendosi della collaborazione dell’Organizzazione Europea Volontari di Prevenzione e Protezione Civile di Roma, un presidio di assistenza sanitaria composto da due ambulanze che sarà presente sulla piazza del Colosseo (lato Arco di Costantino) per offrire soccorso ai cittadini e ai numerosi turisti che nelle ultime due settimane sono progressivamente aumentati. “Mai come in questi ultimi anni la salute e la sicurezza dei nostri visitatori sono stati al centro del nostro impegno”, dichiara Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Per tale motivo anche quest’anno, in continuità con i precedenti, un presidio medico è a disposizione di cittadini e turisti con la dotazione di due ambulanze pronte a gestire e supportare ogni criticità venga riscontrata”. Il servizio è attivo dal 10 agosto al 9 settembre 2021, dalle 9 alle 19, sette giorni su sette.
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel quindicesimo e ultimo appuntamento il viaggio parte dal Tempio dei Dioscuri, al Foro Romano, e arriva sulla via Appia, seguendo la famiglia dei Metelli

I “Percorsi fuori dal PArCo” sono giunti all’ultima tappa. È stato un lungo viaggio ideale proposto dal parco archeologico del Colosseo che ci ha dato la possibilità di scoprire monumenti e luoghi significativi per l’evoluzione della civiltà romana… e non solo! Siamo dunque al quindicesimo e ultimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, Palazzo Farnese a Caprarola (Vt), le gallerie nazionali Barberini Corsini, la loggia di Galatea nella Villa Farnesina, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora una volta dal Foro Romano, esattamente come nella prima tappa dello scorso aprile, dal Tempio dei Castori, per giungere sulla via Appia, seguendo la famiglia dei Metelli.

“La storia è formata da luoghi, da eventi ma anche da persone”, spiegano gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo. “Per questo vogliamo concludere questo ciclo parlando di una delle famiglie più importanti della Roma repubblicana: i Metelli. La famiglia romana della gens Caecilia diede alla vita militare e politica romana numerosi esponenti protagonisti di avvenimenti importanti. Lucio Cecilio nel 250 a.C. riportò una vittoria significativa contro i Cartaginesi a Panormo. Quinto Cecilio Macedonico combatté la quarta guerra macedonica e ridusse la Macedonia a provincia romana nel 146 a.C. Inoltre, dopo il grandioso successo riportato, commissionò la Porticus Metelli, oggi meglio conosciuta come Portico di Ottavia dal nome della sorella di Augusto a cui fu dedicata dopo il restauro da parte del princeps”.

“La grandiosa costruzione rappresentava una novità assoluta nel panorama romano”, continuano gli archeologi del PArCo, “e riprendeva il modello della stoà greca, divenendo contenitore di opere d’arte di eccezione. Vogliamo ricordare infine Lucio Cecilio Metello Dalmatico, console dal 119 a.C., che prese il suo cognomen dalle vittorie riportate sui Dalmati. Con il bottino di guerra, nel 117 a.C., finanziò uno dei primi restauri del Tempio dei Castori nel Foro Romano, dandogli la struttura che ancora oggi possiamo in parte osservare”.

La famiglia dei Metelli restaurò ed eresse nuovi monumenti anche fuori dall’Urbe: “Uno dei più emblematici”, ricordano gli archeologi del PArCo, “è il Mausoleo di Cecilia Metella sulla Via Appia nel parco archeologico dell’Appia Antica che riveste grande importanza nell’ambito dell’architettura funeraria romana e testimonia il prestigio della famiglia dei committenti che potevano finanziare costruzioni simili sulla Regina Viarum. Il Mausoleo è uno degli edifici funerari più rappresentativi della via Appia Antica, vero e proprio monumento-simbolo che si staglia al III miglio della strada consolare. Si tratta di una tomba monumentale costruita fra il 30 e il 20 a.C. per ospitare le spoglie di Cecilia Metella, esponente dell’aristocrazia romana”.

“L’epigrafe, ancora visibile sulla parte alta del monumento”, sottolineano gli archeologi del PArCo, “ci svela che Cecilia era figlia del console Quinto Cecilio Metello, noto come ‘Cretico’ per aver conquistato l’isola di Creta. Il termine “Crassi” con cui si conclude l’iscrizione si riferisce al marito che era con ogni probabilità Marco Licino Crasso, distintosi al seguito di Cesare nella spedizione in Gallia tra il 57 e il 51 a.C. La tomba, che impressiona ancora oggi il viaggiatore per la sua imponenza ed eleganza, era un omaggio alla defunta ma anche e soprattutto una celebrazione delle glorie, delle ricchezze e del prestigio delle famiglie di appartenenza. Era costituita da un imponente cilindro, che si presenta ancora rivestito dalle originarie lastre di travertino, poggiante su un basamento a pianta quadrata di cui si conserva il solo nucleo cementizio in scaglie di selce. Sulla sommità del tamburo è un fregio marmoreo decorato con teste di bue e ghirlande di fiori e frutta da cui deriva il termine ‘Capo di Bove’ che a partire dal medioevo indica il monumento stesso e tutta la tenuta circostante”.

“Nel 1303, con l’aiuto di papa Bonifacio VIII, il mausoleo venne acquisito dalla famiglia Caetani e fortificato con un castrum formato da una cinta muraria, un palazzo e un torrione che si ergeva sulla mole della tomba romana. All’interno del villaggio fortificato – concludono – era anche la chiesa gotica di San Nicola, ancora oggi visibile di fronte al mausoleo”. Il Mausoleo di Cecilia Metella è in via Appia Antica 161. Aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso alle 18.30. Come arrivare: Metro A (Arco di Travertino) e poi autobus 660 oppure 118. Ingresso con La Mia Appia Card. Per sapere di più sulle modalità di accesso: http://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/…/prepara…/
Roma. Dal 6 agosto si accede al Parco archeologico del Colosseo solo con il Green Pass (ecco tutte le modalità e le eccezioni). Un qualcosa di simile succedeva duemila anni fa con la tessera hospitalis

“Ibam forte via Sacra, sicut meus est mos e… Santi Numi! Non ho con me la tessera hospitalis! Come farò adesso ad entrare nel Foro Romano?”. Con questa citazione dell’incipit della Satira 9 del Libro I di Orazio, gli archeologi del parco archeologico del Colosseo ricordano che nell’antica Roma la tessera hospitalis era un documento di riconoscimento e garanzia, sul quale si incidevano i nomi dell’ospite e dell’ospitato, indispensabile per l’accesso nell’Urbe. Duemila anni dopo sta per succedere qualcosa di simile. Dal 6 Agosto 2021, seguendo le disposizioni di legge, per entrare al parco archeologico del Colosseo si deve avere con sé una Certificazione Verde (unitamente ad un documento di identità in corso di validità). “Oggi come ieri, una tessera hospitalis sarà il tuo lasciapassare per l’ingresso nel cuore di Roma”. La Certificazione verde COVID-19 non è richiesta ai bambini esclusi per età dalla campagna vaccinale (al di sotto dei 12 anni) e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica. Con riferimento agli ingressi dai Paesi Israele, Canada, Giappone e Stati Uniti si precisa che in relazione alle certificazioni vaccinali emesse dalle Autorità sanitarie dei suddetti Paesi, in accordo a quanto indicato dalla Raccomandazione UE n. 2021/912 del 20 maggio 2021, esse dovranno riportare almeno i seguenti dati: identificativi della persona; relativi al tipo di vaccino e alla/e data/e di somministrazione. Si ricorda che i certificati dovranno essere accettati se in lingua italiana, inglese, francese o spagnola. Nel caso il certificato non fosse stato rilasciato in forma bilingue e non in una delle quattro lingue indicate dall’Ordinanza del ministro della salute del 18 giugno 2021, si ribadisce la necessità che venga accompagnato da una traduzione giurata. Tale documentazione andrà esibita negli accessi al Parco archeologico del Colosseo, contestualmente alla misurazione della temperatura. ATTENZIONE: in mancanza di Green Pass e di un documento valido non sarà possibile accedere al PArCo e il biglietto acquistato non sarà rimborsato.
Roma. Alla Domus Aurea l’attore Marton Csokas legge le poesie di Gabriele Tinti e fa rivivere l’arte un tempo presente nella reggia di Nerone
Nello straordinario contesto della Domus Aurea dove secoli di storia si sono incontrati e hanno dialogato, è ripartito il ciclo di #CantidiPietra, promosso e organizzato dal Parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Anantara Palazzo Naiadi e curato dallo scrittore e poeta Gabriele Tinti. In questo nuovo inizio è toccato all’attore neozelandese Marton Csokas, noto per la partecipazione a produzioni internazionali tra le quali la trilogia del Signore degli Anelli, far rivivere l’arte un tempo presente nell’eccezionale Reggia di Nerone. Dopo la collaborazione con attori come Alessandro Haber, Michele Placido, James Cosmo, Stephen Fry e Robert Davi che nel corso del 2020 hanno prestato la loro arte per celebrare le antiche divinità del Pantheon romano e alcuni dei più celebri monumenti del Foro Romano e del Palatino, è stata la volta di Marton Csokas. Per “Canti di pietra alla Domus Aurea” Marton Csokas legge “Rovine”, poesie dello scrittore e poeta Gabriele Tinti ispirate alle opere d’arte presenti nella residenza di Nerone. Le composizioni poetiche evocano gli affreschi di Fabullo e la statuaria che, grazie a Plinio il Vecchio, sappiamo essere stata vanto della collezione dell’imperatore. È noto infatti che Nerone utilizzò un grande numero di statue, portate a Roma dalla Grecia e dall’Asia minore, per decorare la sua residenza.
Al Web Marketing Festival di Rimini il PArCo ha presentato il video “La piattaforma WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo”: il GIS per monitorare e documentare il degrado dei pavimenti musivi e marmorei del Foro Romano e del Palatino

Il parco archeologico del Colosseo ha partecipato al Web Marketing Festival “We Make Future”, il Festival dell’Innovazione Sociale e Digitale, che si è tenuto a Rimini dal 15 al 17 luglio 2021, presente allo stand dell’Istituto centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio culturale – Digital Library, in collaborazione con il Segretariato generale del ministero della Cultura (MiC). Seguendo la mission di coordinare, valorizzare e promuovere i processi di digitalizzazione del patrimonio culturale, la Digital Library ha presentato al pubblico, insieme ai protagonisti delle iniziative, alcune delle migliori esperienze di utilizzo delle tecnologie digitali da parte degli Istituti del MiC. Tra queste il video informativo del parco archeologico del Colosseo “La piattaforma WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo” sull’utilizzo del Sistema Informativo Geografico per monitorare e documentare l’indice di danno e degrado delle superfici pavimentali musive e marmoree del Foro Romano e del Palatino.
Il WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo. “Nel 2018”, spiega Federica Rinaldi, responsabile del Colosseo e del progetto WebGis, “il parco archeologico del Colosseo ha avviato un progetto di monitoraggio e manutenzione programmata di tutte le superfici pavimentali, musive e marmoree, conservate al Foro romano e al Palatino. È un patrimonio di circa 200 unità pavimentali che sono conservate sia all’aperto sia all’interno degli edifici. Questa loro diversa collocazione fa sì che la risposta ai cambiamenti climatici ma anche all’usura dal calpestio del pubblico, abbia determinato diversi livelli conservativi e diversi livelli di degrado. Da un punto di vista tecnico, queste superfici pavimentali presentano varie tecniche di rivestimento: dal cementizio al tessellato all’opus sectile marmoreo. Quindi ciascuno di questi ha risposto e sta rispondendo a quelle che sono le variazioni climatiche – come dicevo – ma anche altri fattori in maniera diversa. Per poter conservare e trasmettere al futuro questo patrimonio, sia dal punto di vista della sua conservazione ma anche della sua valorizzazione, abbiamo avviato questo programma su base triennale che sta portando dei risultati molto soddisfacenti. È un programma che prevede innanzitutto delle attività ispettive quotidiane che vengono effettuate dalla ditta appaltatrice su tutte le superfici considerate e che di volta in volta, a seconda del livello conservativo, di degrado, di situazione di allarme che la ditta riscontra, può diventare un intervento di manutenzione ordinaria, che è quello a cui noi ovviamente puntiamo a lungo termine, o un intervento di manutenzione straordinaria se invece si tratta di intervenire possiamo dire quasi in emergenza. Per poter fare tutto questo, tenere sotto controllo questa grandissima mole di dati, che sono innanzitutto dati di archivio relativi agli interventi pregressi, che sono i dati archeologici, dati conservativi appunto, i dati delle attività quotidiane, abbiamo creato quasi da subito un sistema informativo, un GIS che supporta l’attività di cantiere giornalmente”. E continua: “L’aspetto principale di questo progetto è che è un progetto multidisciplinare, un progetto che coinvolge diverse professionalità, l’archeologo, l’architetto, l’informatico e ovviamente i restauratori. È uno staff che si è consolidato nel corso di questi tre anni e che vede da parte del PArCo la presenza di chi vi parla Federica Rinaldi come responsabile unico del progetto, direttore dei lavori Mària Bartoli con Alessandro Lugari, la collaborazione esterna dell’archeologa Francesca Sposito, la presenza dell’archeologo sul campo Francesca Boldrini del parco archeologico del Colosseo, e i diversi professionisti dall’informatico Ascanio Di Andrea agli architetti Mario Leante per quanto riguarda la sicurezza e Monica Cecchini. Tutte figure che come all’interno di una grande orchestra svolgono per competenza le loro attività con lo scopo di arrivare alla conservazione, alla cura e a un’adeguata valorizzazione del patrimonio musivo del PArCo”.



























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