Vetulonia. Annunciata una doppia inaugurazione (a giugno e luglio) per la mostra “Corpo a corpo” con alcuni capolavori dal Mann: nella seconda arriva uno dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano

Il gruppo bronzeo dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano, tra le opere più famose conservate al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Paolo Giulierini, direttore del Mann, e Simona Rafanelli, direttore del Muvet, a TourismA 2023 alla presentazione della mostra “Corpo a corpo” (foto graziano tavan)
L’invito per venire al museo di Vetulonia è ancora valido. Ma ieri, 4 giugno 2023, diversamente da quanto annunciato ufficialmente a TourismA 2023, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia non si è aperta la mostra “Corpo a corpo” con “pezzi forti” dal museo Archeologico nazionale di Napoli dedicata allo sport, l’agonismo, il rispetto dell’avversario nel mondo antico in un dialogo con il contemporaneo (vedi Vetulonia. Al museo Archeologico la nuova mostra-evento sarà “Corpo a corpo” con capolavori dal Mann dedicata allo sport, all’agonismo, al rispetto dell’avversario. Le anticipazioni di Rafanelli e Giulierini a TurismA 2023 | archeologiavocidalpassato). Ma è solo questione di giorni, come assicura la direttrice Simona Rafanelli, con due inaugurazioni: “La prima giovedì 15 giugno 2023, alle 18. La seconda, probabilmente sempre alle 18, ma l’orario è ancora da definire, un mese dopo, mercoledì 19 luglio, con un nuovo capolavoro dal museo Archeologico nazionale di Napoli”. E che capolavoro, come conferma lo stesso direttore del Mann, Paolo Giulierini: “A Vetulonia porterò uno dei due Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano”.
Napoli. Il ministro Sangiuliano: “Il museo Archeologico nazionale sarà museo di prima fascia, ed epicentro di un progetto culturale che dalla Galleria Principe arriva fino all’Albergo dei Poveri in via Foria”

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Mann Paolo Giulierini nella sala del Toro farnese (foto mann)
Il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà museo di prima fascia, come lo sono la Galleria Borghese, la Galleria degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta. E il parco archeologico del Colosseo, il Museo nazionale Romano e l’area archeologica di Roma e il parco archeologico di Pompei. E sarà un “Grande Mann” che si allarga nella città di Napoli con la “gestione- promozione” della galleria Umberto e nuovi spazi espositivi permanenti nell’Albergo dei Poveri in via Foria. Progetti ambiziosi annunciati dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, alla presentazione della grande mostra “Alessandro e l’Oriente” aperta al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28 agosto 2023.
“Il Mann è diventato un grande museo”, esordisce il ministro Sangiuliano, “anche grazie all’opera del direttore Paolo Giulierini a cui va sempre il mio plauso, senza dimenticare il lavoro di regia del direttore generale Luigi La Rocca, una persona che mi insegna molto e che ho assunto come docente su queste questioni. Il Mann diventerà – adesso ci stiamo lavorando – museo di prima fascia. Io mi domando come mai qualcuno non ci avesse pensato prima. Ma è un museo di prima fascia perché la storia della rappresentazione di quello che è qui dentro ne fa un museo di prima fascia. Questo è uno dei più importanti musei archeologici al mondo se non addirittura forse il più importante al mondo. Mi meraviglio che qualcuno non ci avesse pensato.

L’allestimento della mostra “Fuga dal museo” di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla nella galleria Principe di Napoli (foto Mann)
“E deve essere anche un luogo epicentro”, spiega il ministro. “In che senso? In queste sere ho ripreso un libro, una lettura che mi ha segnalato una delle consigliere più importanti che ho al ministero, Emma Giammattei (critica letteraria italiana, professore emerito di Letteratura italiana presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli e docente di Storia della critica presso l’Istituto italiano per gli studi storici fondato da Benedetto Croce, ndr), che voi tutti conoscete, una grande studiosa. E lei mi ha detto: rileggiti le pagine di Anna Maria Ortese sul libro L’Infanta sepolta, dove racconta la Grande Via. Qual è la Grande Via? È via Foria, perché tra la fine del XIX secolo e gli inizia del Novecento questa era una delle vie più importanti della città di Napoli. E allora io concepisco l’espansione del Mann innanzitutto pensando il fatto che il Mann possa prendere la cura e il rilancio della Galleria Principe, che è qui di fronte, una bellissima galleria che è oggettivamente in condizioni di degrado oggi, ma che invece può diventare un luogo di incontro, di cultura per i napoletani e per i tanti turisti che vengono nella nostra città.

Prospetto dell’Albergo dei Poveri, a Napoli, opera dell’architetto Ferdinando Fuga alla metà del Settecento (foto wikipedia)
“E poi come sapete stiamo lavorando al grande progetto dell’Albergo dei Poveri. E ringrazio la presenza del magnifico rettore della Federico II che con entusiasmo ha abbracciato questo progetto. Perché noi adesso abbiano 148 milioni di euro sull’Albergo dei Poveri: quindi già una somma consistente. Secondo me ce ne vogliono 300 come la grande biblioteca di Francia, però possiamo cominciare a fare. E lì noi immaginiamo di dare uno spazio importante al Mann. Lo abbiamo anche un po’ quantificato. Per esporre quelle collezioni che gli esperti – loro non io – riterranno dovranno essere esposte e trovare un posizionamento stabile. Pensiamo di portare l’università di Napoli Federico II con le sue eccellenze in questo ambito di studi, come l’archeologia, il restauro, che appartengono al DNA degli studi della Federico II. E poi – conclude Sangiuliano – portando lì spazi per i giovani, sale di lettura, biblioteche partecipate, sale multimediali, affinché poi ci sia questa condivisione anche umana dello spazio culturale. E questo appunto guardando la prospettiva della Grande Via con in mezzo poi l’Orto Botanico che è un’altra eccellenza alla quale noi dobbiamo guardare”.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” che racconta con 170 opere il percorso di conquista giunto fino alla lontana India, dopo aver annesso l’Egitto dei faraoni, il medio Oriente e la Persia

Locandina della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28
Ci siamo. Il 29 maggio 2023, al museo Archeologico nazionale di Napoli, apre la mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” dedicata alla figura del grande condottiero macedone: inaugurazione alle 17.30. Dal 29 maggio al 28 agosto 2023 viene raccontato attraverso circa 170 opere il percorso di conquista giunto fino alla lontana India, dopo aver annesso l’Egitto dei faraoni, il medio Oriente e la Persia dove Alessandro è incoronato Re dei re. Promossa dal ministero della Cultura italiano e dal ministero della Cultura e dello Sport della Grecia, l’esposizione è organizzata dal Mann, diretto da Paolo Giulierini, con il sostegno della Regione Campania e il parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Electa, in partnership con Intesa Sanpaolo. La curatela scientifica è di Filippo Coarelli e Eugenio Lo Sardo. “Il Mann”, spiega Paolo Giulierini, “ha pensato a questa mostra in primo luogo per celebrare l’avvio della fase esecutiva del restauro del grande mosaico della battaglia tra Alessandro e Dario, proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. L’incontro con l’Oriente rappresenta inoltre la cifra della nostra politica culturale e cioè l’idea che un museo sia un vero ombelico del mondo, dove si confrontano culture, identità e storie”. Alessandro, infatti, subì il fascino dell’Oriente. Ebbe modo di ammirare la porta dei leoni di Babilonia, i Grifoni di Susa, l’Apadana di Persepolis e gli elefanti turriti dell’India. Attraverso i numerosi materiali custoditi dal Mann e i preziosi prestiti di musei stranieri e italiani, in particolare del Museo delle Civiltà di Roma, la mostra evidenzierà i molti aspetti delle grandi civiltà antiche d’Oriente che in seguito furono recepiti e assimilati da quella greco-latina. La vita, le imprese e la fama che trasformò in leggenda Alessandro Magno sono raccontate nel catalogo, edito da Electa.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “La riscoperta di Ercolano. Da antiquaria a politica culturale dei Borbone per la gloria del Re” a cura di Aniello De Rosa
Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: venerdì 26 maggio 2023, alle 11, in sala Conferenza, presentazione del libro “La riscoperta di Ercolano, da antiquaria a politica culturale dei Borbone per la gloria del Re” a cura di Aniello De Rosa. Dopo i saluti di Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli, intervengono Aniello De Rosa, curatore, e presidente Accademia Ercolanese; Maria Lucia Siragusa, direttrice Biblioteca universitaria di Napoli; Antonello Migliozzi, ricercatore dipartimento di Agraria dell’università “Federico II” di Napoli; e Giuseppe Luongo, vulcanologo. Il volume fuori commercio, a cura di Aniello De Rosa e nel quale è presente un notevole contributo della direttrice della Biblioteca universitaria, Maria Lucia Siragusa, racchiude inediti documenti archivistici riguardanti la riscoperta di Ercolano prima (1738) e di Pompei dopo (1748) e del primo abuso edilizio dell’area Vesuviana (1709) perpetrato da Emanuel Mauritius de Lorena Principe d’Elboeuf.
Ischia. La fondazione Walton propone anche per il 2023 il progetto “Kepos. Archeologia e paesaggio”: sette incontri tra maggio e ottobre con studiosi, manager dei beni culturali ed esperti di divulgazione. Ecco il programma
Dopo il positivo riscontro avuto con Kepos 2022 “Paesaggi e Archeologia”, una serie di conferenze e convegni, focalizzato sul patrimonio archeologico, culturale e naturalistico del mondo mediterraneo, la Fondazione Walton torna a proporre questo progetto di divulgazione scientifica che si interroga sulle nuove forme di tutela, gestione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, presentate da specialisti del settore. Riprende il progetto di divulgazione culturale promosso dalla Fondazione Walton per parlare del patrimonio archeologico, culturale e naturalistico a cura dell’archeologa Mariangela Catuogno. Anche nel 2023 il progetto si snoda con sette incontri in calendario ai quali interverranno studiosi, manager dei beni culturali ed esperti di divulgazione, per un approccio multidisciplinare al tema. Sono previsti due appuntamenti al museo di Villa Arbusto, nell’ambito della collaborazione tra Fondazione William Walton e Comune di Lacco Ameno. Ai vari appuntamenti interverranno studiosi, funzionari pubblici, manager dei beni culturali ed esperti di divulgazione, altamente specializzati, per un approccio multidisciplinare al tema. Gli incontri sono tutti alle 18.30. Ingresso libero dalle 18. Informazioni e prenotazioni: 081-986220, dalle 10 alle 18, martedì, giovedì, sabato e domenica. Fondazione William Walton e La Mortella, via Francesco Calise 45, Forio (Na). Il termine greco Kepos indica il giardino di delizie, ma anche il grembo materno, il luogo in cui fermenta la vita e le idee. I Giardini La Mortella, luogo di diletto da sempre promotore di progetti culturali, vogliono porsi come stimolo di conoscenza, sperimentazioni e proposte concrete per gestione del patrimonio culturale, creando un confronto tra le realtà isolane e quelle nazionali, e spronare la comunità ischitana ad una partecipazione attiva e ad un processo di identificazione con il patrimonio storico ed ambientale dell’isola.
Il primo appuntamento si svolgerà giovedì 25 maggio 2023, ai Giardini La Mortella; con una perfetta convergenza tematica si parlerà di musica in ambienti museali, proprio nel luogo dedicato alla musica, la Sala concerti della Mortella. Il focus è sulle nuove forme di comunicazione del patrimonio museale, con interventi della scrittrice Cinzia Dal Maso, del Centro studi per l’archeologia pubblica Archeostorie®, e del maestro Federico Longo, compositore e direttore d’orchestra, che parleranno di una opera musicale site-specific composta per la Galleria Borghese di Roma.
A seguire giovedì 15 giugno 2023, sempre ai Giardini La Mortella, una conferenza anch’essa in perfetta sintonia con l’eccezionale contesto dei giardini, in cui Riccardo Motti, professore di Botanica sistematica al dipartimento di Agraria, università Federico II, racconterà dei suoi studi sulla flora antica rappresentata nelle opere d’arte Greco-Romane.
L’appuntamento successivo è previsto l’8 luglio 2023 al museo di Villa Arbusto. Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Federico Marazzi, professore di Archeologia cristiana e medievale, all’università Suor Orsola Benincasa; e Maria Luisa Tardugno, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio – area metropolitana di Napoli presenteranno una riflessione sul mondo Bizantino, prendendo spunto dalla grandiosa mostra organizzata al museo Archeologico di Napoli nel 2022.
Seguirà, il 5 agosto 2023, sempre a Villa Arbusto, l’incontro dedicato alla navigazione nel mondo antico, con una apertura di grande respiro sulle rotte del Mediterraneo presentata da Flavia Frisone, professore associato di Storia greca, all’università del Salento, Lecce.
Il 24 agosto 2023 invece gli incontri tornano ai Giardini La Mortella, dove si parlerà dell’affascinante mestiere dell’archeologo, tra prassi operative, indagini, tecniche e luoghi comuni con l’intervento di Enrico Giannicchedda, professore di Metodologia della ricerca archeologica all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Il ruolo dell’Arma dei Carabinieri nella salvaguardia dei Beni Culturali e Ambientali sarà l’argomento affrontato l’8 settembre 2023 ai Giardini La Mortella, con rappresentanti del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e del Comando per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica, che racconteranno la capillare opera di tutela e salvaguardia svolta quotidianamente dall’Arma.
Il settimo appuntamento, il 5 ottobre 2023 ai Giardini La Mortella, vedrà convergere tre direttori di aree marine protette: Salvatore Livreri, direttore area marina protetta “Isole Egadi”; Giulia Visconti, direttore area marina protetta “Capo Milazzo”; e Antonino Miccio, direttore area marina protetta “Regno di Nettuno” Isole di Ischia e Procida, per affrontare il tema della tutela delle emergenze archeologiche e monumentali che si trovano nel contesto di aree naturalistiche.
Vetulonia. Al museo Archeologico la nuova mostra-evento sarà “Corpo a corpo” con capolavori dal Mann dedicata allo sport, all’agonismo, al rispetto dell’avversario. Le anticipazioni di Rafanelli e Giulierini a TurismA 2023

Paolo Giulierini, direttore del Mann, e Simona Rafanelli, direttore del Muvet, a TourismA 2023 alla presentazione della mostra “Corpo a corpo” (foto graziano tavan)
Di sicuro della nuova mostra-evento al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia sappiamo il titolo, “Corpo a corpo”, la data della vernice, domenica 4 giugno 2023, e che “i pezzi forti” vengono dal museo Archeologico nazionale di Napoli, istituzione con il quale il Muvet continua la collaborazione. Ma alla presentazione a TourismA 2023, al centro congressi di Firenze, i due protagonisti, Simona Rafanelli direttrice del Muvet, e Paolo Giulierini direttore del Mann, hanno approfondito i temi affrontati dalla mostra, lo sport, l’agonismo, il rispetto dell’avversario, senza svelare i pezzi che saranno esposti.
“Con un grande direttore come Paolo Giulierini dal 2017 siamo riusciti con l’amministrazione di Castiglione della Pescaia a cui fa riferimento il museo di Vetulonia a organizzare delle mostre”, esordisce Rafanelli, “grazie alla volontà di Paolo Giulierini di voler favorire anche la promozione culturale di piccole realtà, di piccoli musei come quello di Vetulonia, piccoli musei etruschi ma con grandi idee: almeno ci proviamo. Insomma cerchiamo di promuovere eventi importanti. E grazie alla partecipazione del Mann, il museo Archeologico nazionale di Napoli, riusciamo a far ammirare nelle sale di Vetulonia dei capolavori che altrimenti nessuno mai avrebbe visto varcare l’ingresso al borgo di Vetulonia.
“L’ultima grande mostra col Mann da cui ripartiamo e ripartiremo con un allestimento gemello – continua Rafanelli – è quella che ha portato da noi una delle cinque danzatrici della Villa dei Papiri di Ercolano e che faceva pendant sempre per la parte antica con la Venere accoccolata in marmo della collezione Farnese. A Giulierini ho chiesto di non parlare esattamente di quali pezzi arriveranno, ma soltanto del tema che stiamo affrontando, anche perché per essere sinceri fino in fondo li stiamo decidendo – il Mann attualmente gestisce un’ottantina di mostre tra Italia e l’estero – per poter organizzare i prestiti in base a cosa c’è, cosa rientra, e poter prestare qualcosa di grande comunque a Vetulonia”.
“La cosa più importante”, sottolinea Paolo Giulierini, “è questa collaborazione metodologica tra il ministero della Cultura – in questo caso rappresentato dal Mann che comunque è una costola del ministero – e un museo civico e un Comune. Ciò dimostra che quando c’è da fare giurisprudenza si possono anche segmentare le cose, però quando c’è da raggiungere degli obiettivi bisogna fare squadra. Se ci fosse stato un vescovo avremmo dialogato con il vescovo, se ci fosse stata una soprintendenza avremmo fatto altrettanto: bisogna guardare la realtà. Il tema di fondo è che tutti noi dobbiamo riconoscere che si è al servizio dei cittadini. Se quindi avviene questo e quindi vogliamo fare una bella cosa, le competenze giurisprudenziali fanno un passo indietro in funzione dell’obiettivo finale.
“L’obiettivo finale è molto ambizioso quest’anno. Non entro nello specifico degli oggetti, perché sarà una sorpresa, una bellissima sorpresa. Ma faccio due sole riflessioni di fondo. La prima è che quando Simona parla con grande umiltà del borgo di Vetulonia lei cala la situazione nella contemporaneità. Ma se ci spostiamo indietro di duemila anni è Vetulonia la metropoli, e Firenze era ben poca cosa. Insomma per dire che anche e soprattutto in Toscana c’è il campanilismo. Ma anche in generale in Italia. Questa cosa è molto importante perché i destini delle città, dei centri abitati sono ciclici e quindi ciò che è una potenza ora poi non è più niente. E se questo avviene per via del tempo è un conto, ma se avviene per via di situazioni di guerra allora è ancora peggio.
“Quindi un messaggio di questo tipo, cioè impostare una mostra sui temi dello sport, dell’agonismo, del rispetto dell’avversario – continua -, è ancora più importante in questo momento. E infatti i greci ce lo hanno insegnato bene con l’invenzione delle Olimpiadi, con tutti gli altri giochi e feste, come i giochi nemei. Quando sostanzialmente anche le guerre erano fermate, credo che sia il più grande insegnamento – tra l’altro – da parte di un popolo che non era per niente propenso alla pace, perché i greci tra di loro erano molto bellicosi per pochi metri quadri di territorio, e poi quando non c’era più spazio – come sapete – le colonie diventavano la via di fuga. Quindi questi valori dell’agonismo e della kalokagathìa, cioè della purezza del corpo e dello spirito, sono la cornice generale all’interno della quale si muove il discorso.
“C’è poi tutta una serie di fonti antiche – ricorda – che ci aiutano a capire quanto lo sport e l’agonismo fossero ben evidenti non solo in Grecia ma anche in Magna Grecia e tra gli Etruschi. Molto interessanti sono le colonie della Magna Grecia. Fermiamoci solo su quella di Crotone. Crotone esprime dei campioni, dei campionissimi anzi. Milone ad esempio vince ben in sette Olimpiadi. Ora bisogna stare attenti perché facendo un po’ i calcoli questi erano atleti tra i 18 e i 40-45 anni, non si capisce bene. Però effettivamente ci sono dei documenti ufficiali di questo campionissimo. E naturalmente per le colonie greche tornare in madre patria e affermarsi significava portare gloria per la propria colonia, tant’è che spesso alcuni di questi premi venivano depositati nel Thesauroi di Delfi – per esempio – e di Olimpia stessa a significare quella gloria che l’atleta portava alla propria città.
“Poi ci sono casi di record in qualche modo ritoccati. Il famoso salto di Chionis che dalla trasposizione della misura greca in quella decimale nostra diventa di 17,50 metri: come è possibile? a meno che non si sia trattato di un salto triplo che però non esisteva nei giochi greci. Tant’è. E allora si può ricordare anche quel famoso detto latino che si rifà a un episodio di una vicenda greca dove un saltatore dice di aver saltato in lungo una misura eccezionale a Rodi (da un piede all’altro del Colosso, ndr) e l’altro rispondeva “Hic Rhodus hic salta” letteralmente “Qui è Rodi, salta qui” per dire “Dimostraci ciò che affermi, qua e adesso”. È una bella espressione. Ma quando si trattava di gareggiare, la competizione portava anche a queste estremizzazioni del risultato, questo fa parte dell’agonismo.
“Ovviamente per lo sport era previsto anche un tipo di dieta equilibrata. È evidente che chi doveva fare massa muscolare, come i lottatori o i pugilatori, doveva mangiare soprattutto dei contenuti proteici, quindi la carne e le uova soprattutto, mentre i velocisti avevano un altro tipo di alimentazione. Ma c’è un aspetto nel quale mi sono imbattuto facendo una tesi sulla musica nello sport nella ceramica attica, cioè sul fatto che molti sport in Gracia fossero accompagnati dalla musica, e questo aspetto si lega moltissimo all’argomento dell’anno scorso quando Simona ha scelto il tema della danza e quindi con la musica che in qualche modo faceva da sottofondo a questa pratica, di una danza che è grazia e armonia. Il gesto atletico è anzitutto armonia. Allora sappiamo, ad esempio, che il salto in lungo era preceduto e seguito nella sua esecuzione da un suonatore di aulos. E quindi c’era tutta una preparazione. Anche nella ceramica attica che si ritrova nelle tombe etrusche abbiamo scene di pugilatori e si vede sullo sfondo un auleta che probabilmente scandiva in forma più forte con il suono quando il colpo arrivava meglio. Su questo c’è un dibattito con Aristotele che dice che gli Etruschi fanno tre cose al suono dell’aulos: una era battere gli schiavi, una era il pugilato – a differenza dei greci che non lo facevano -, una terza era impastare il pane con questo sottofondo armonico. L’archeologia, invece, ha dimostrato che Aristotele non si ricordava – siamo nel IV sec. a.C. – di quello che succedeva in Grecia almeno un secolo e mezzo prima, perché la ceramica a figure nere presenta almeno 15-20 attestazioni figurate di pugili e di auleti che li accompagnano. Ma non è questo il punto. Il punto è che la musica imperversa lo sport come imperversa le danze pirriche, come imperversa anche gli eserciti quando non devono solo sfilare ma prendere coraggio per andare contro l’altra falange. Pensate ai tamburi, alle trombe. Quindi questo elemento musicale e sportivo è un elemento fondamentale che dalle colonie della Magna Grecia passano in Etruria e infine arrivano direttamente anche a Roma.
“E i luoghi dello sport sono i più vari: si va dallo stadio che serviva soprattutto per le corse lunghe, non è ben chiaro nel mondo etrusco dove avvenissero queste manifestazioni. Ci sono a volte nelle tombe rappresentazioni di balaustre dove le persone si mettevano: ci sono donne e uomini, cosa che invece in Grecia non si poteva fare. Però non dovevano esserci apprestamenti grandi. Probabilmente erano degli apprestamenti in legno con delle tribune che venivano costruiti in spazi aperti in particolari occasioni.
“Il Mann di Napoli – spiega Giulierini – conserva molti oggetti legati al mondo dello sport, e li conserva per tutte le civiltà di cui ho parlato, dalla Grecia classica attraverso i vasi alla Magna Grecia di cui conserviamo l’unico vaso che ritrae Milone di Crotone in una forma ovviamente generica, restituito nel 1997 dal museo “Getty” al Mann. E anche questa è una curiosità. Poi abbiamo oggetti del periodo romano che va inteso come quel periodo di gusto per la Grecia, quindi il I sec. a.C. – I sec. d.C., quando le grandi domus, le grandi ville di Pompei ed Ercolano ospitano spesso statue che in alcuni casi sono originali (anche se il dibattito è aperto sulla loro autenticità) e altre volte sono copie perfette di originali greci, e quindi di tante statue che afferivano al tema dell’attività sportiva, dalla lotta alla corsa al pugilato e in una miriade di possibilità. Naturalmente non mancano anche gli attrezzi che – ad esempio – fanno riferimento non solo ai momenti sportivi ma anche al momento della vittoria con l’incoronazione del vincitore, con la presenza della Nike che in qualche modo celebra con la posizione della corona la vittoria dell’atleta.
“Quindi l’ultima riflessione che voglio fare è che visto che lo sport è anche interruzione della guerra, lo sport è anche un legame con l’armonia, con la grazia, quindi in diretta continuità con l’aspetto della mostra precedente, possiamo anche dire che un inno allo sport e all’atletica è anche un inno alla sana competizione nel rispetto dell’avversario ma anche a un sano modo di vivere. Quindi una mostra dedicata a questi temi porta un museo anche a riflettere sul valore del messaggio che possono dare i musei. Il museo non è solo celebrazione dell’Antico ma anche di quanto la società moderna in alcuni casi abbia fatto dei passi avanti rispetto all’antico. Non mi riferisco tanto al tema dei record che ovviamente ogni età ha i suoi record perché non si possono paragonare i mezzi, l’alimentazione ma anche la crescita corporea di duemila anni fa rispetto ai nostri. Però per esempio l’età moderna a partire da dopo la rivoluzione inglese ha portato a una diffusione dello sport a tutte le classi sociali. Lo sport è stato anche una maniera di emergere, di avere del tempo libero per tutti, cosa che prima non era, ed era relegato solo agli elementi delle élite delle società greche e magno greche. Lo sport ha portato a un certo punto, nonostante ci siano casi nel mondo antico di donne che facevano sport soprattutto a Sparta, alla emancipazione sportiva della donna. E poi soprattutto lo sport è anche una manifestazione che spesso è stato vittima di alcuni regimi ed è stato utilizzato – come anche spesso la cultura classica – strumentalmente. È successo in diverse epoche. Ad esempio, l’impero britannico ha usato strumentalmente la Grecia classica, oppure la Germania si impadronì della cultura classica a fini strumentali, anche noi ci siamo caduti in questo aspetto nel Ventennio. Quindi lo sport è stato un elemento di propaganda del regime. E pensiamo quando Jessie Owens alle Olimpiadi di Berlino riesce a fare il capolavoro delle quattro vittorie che cosa significhi simbolicamente questo aspetto. Questo riscatto significa anelito di libertà ma significa anche una cosa bellissima che Jessie Owens era amico intimo del ragazzo tedesco con il quale stava insieme al di fuori delle competizioni sportive, perché erano persone che si rispettavano al di là dei regimi. Quindi in questa mostra – conclude Giulierini – si possono realizzare tutti questi aspetti. Complimenti a Simona e a tutta la comunità di Castiglione della Pescaia e Vetulonia perché scegliere oggi come tema lo sport significa non solo impegnarsi socialmente e culturalmente, ma anche in politica”.
Cortona. Al Maec inaugurate le Sale Corbelli che ospitano il nuovo allestimento della Collezione Egizia. L’intervento del vice lucumone, l’etruscologo Paolo Bruschetti, a TourismA 2023
Il nuovo allestimento della Collezione Egizia del MAEC (museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona) è realtà. Era stato annunciato in marzo a TourismA 2023, e venerdì 5 maggio 2023 sono state inaugurate al secondo piano di Palazzo Casali le due sale intitolate a Guido Corbelli, cui si deve la collezione Egizia. Il museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona può così proporre una specifica offerta culturale dedicata all’antica civiltà degli egizi con il progetto espositivo dell’architetto Andrea Mandara. I lavori sono stati realizzati grazie ad un cofinanziamento tra il Comune di Cortona e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, relativo al progetto “Gli Etruschi in Toscana le città dell’Etruria”. “Con questo nuovo investimento l’offerta culturale del Maec cresce ulteriormente”, dichiara il sindaco di Cortona, Luciano Meoni. “Dopo la realizzazione delle sale dedicate a Gino Severini e prima dell’apertura della mostra dedicata a Luca Signorelli, oggi l’Amministrazione comunale pone un altro mattone sul percorso di crescita del proprio patrimonio. Voglio ringraziare la Regione Toscana, oltre a tutto lo staff che si è occupato delle opere, a partire dall’ufficio Tecnico e l’ufficio Cultura. Con queste sale possiamo offrire un’esperienza più accattivante per i visitatori e in particolare modo alle famiglie, oltre che al mondo dell’istruzione. Cortona e il Maec sono fra le poche realtà in Toscana a poter strutturare una proposta culturale di questo genere”.

L’architetto Andrea Mandara illustra il nuovo allestimento della collezione Egizia del MAEC (foto comune di cortona)
“La Collezione egizia del Maec, dovuta alla generosità del vescovo cortonese monsignor Guido Corbelli che l’aveva raccolta nella terra del Nilo sul finire dell’Ottocento, costituisce un vanto per il nostro Museo, dove adesso fa ancor più bella mostra di sé grazie al nuovo allestimento”, dichiara Luigi Donati, lucumone dell’Accademia Etrusca. “Grazie ad esso, percorrendo le sale del museo, il visitatore potrà cogliere direttamente l’abissale differenza delle testimonianze archeologiche esistente fra un mondo etrusco in cui, per ragioni ambientali, ci sono pervenuti solo materiali inorganici, e quello degli egizi dove invece essi sono la normalità, restituendoci uno spaccato della loro vita reale che da noi può essere solo immaginata”. E Andrea Mandara, l’architetto curatore del progetto espositivo: “Con questo nuovo allestimento in continuità con quanto già fatto in altre sezioni del Maec, aggiorniamo l’offerta di visita delle collezioni. L’obiettivo è quello di far entrare il pubblico in una suggestione avvolgente del racconto, a partire dalla prima sala, dove si parla della vita quotidiana degli egizi, fino alla seconda dove si descrivono le sepolture. In quest’ultima sala prevale la presenza di una grande teca nella quale le mummie, prima esposte in sarcofagi singoli, ora sono esposte in una nuova ambientazione unica, nella quale si ricrea quasi l’interno di una tomba, completa dei suoi arredi. Le suggestioni grafiche, curate da Francesca Pavese, aiutano il visitatore a sentirsi quasi all’interno di quel mondo. Il nostro obiettivo è stato quello di costruire, insieme con i curatori, un nuovo racconto che, rispettando sempre il carattere collezionistico della raccolta, potesse offrire al visitatore del Maec un’esperienza nuova, più viva e coinvolgente”.
Paolo Bruschetti, vice lucumone e segretario accademia Etrusca di Cortona, etruscologo, che per anni si è occupato del museo, a TourismA 2023 aveva ripercorso la nascita e sistemazione della collezione Egizia del Maec. “A partire dal 1727, anno nel quale fu fondata, assieme al museo, l’accademia etrusca, sono confluiti beni culturali di qualsiasi tipo, frutto da un lato dell’esperienza culturale e collezionistica dell’accademia etrusca a partire dal Settecento e tuttora vitale. Ma anche da una volontà molto più recente che si è sviluppata tra il Comune di Cortona, l’accademia etrusca, la soprintendenza e il concorso dell’università, che hanno destinato nel nostro museo tutto ciò che veniva dai più recenti scavi nella necropoli di Cortona.
“Nel 2005 è nato il Maec – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, prima era solo il museo dell’Accademia etrusca, da allora diretto dal collega Paolo Giulierini che poi ha varcato i confini del nostro Granducato per arrivare fino ad altri regni, quelli borbonici. Da tutto questo insieme di situazioni è nato un complesso certamente unico nel suo genere che ritengo possa essere ascritto a un modello culturale valido per tutto il nostro Paese. In un contesto del genere un posto particolare è riservato all’archeologia egizia che tanto successo ha avuto fin dalle prime fasi dell’esperienza collezionistica di Cortona. Un primo nucleo, infatti, ridotto e limitato, di antichità egizie fu lasciato al nostro museo fino dagli ultimi anni del XVIII secolo, da quando una parte della collezione Venuti è arrivata nelle vetrine del museo che in quel momento era un contenitore estremamente eterogeneo e limitato ad alcune sale nelle quali erano insieme biblioteca, archivio, museo, quadreria, e tutto quello che si poteva immaginare in un contenitore di questo tipo. I Venuti insieme ad altri intellettuali cortonesi nel 1727 costituirono l’accademia etrusca e la costituirono come un sodalizio culturale che fin dall’inizio ebbe un posto importante nella cultura della nostra regione, nella cultura granducale di quest’epoca e degli illuministi italiani.

Il ritratto di mons. Guido Corbelli creatore della collezione Egizia del Maec (foto maec)
“Però il numero più importante del materiale della civiltà egizia è legato a una notissima figura di ecclesiastico cortonese che donò gli oggetti raccolti al museo della sua città natale. Questo ecclesiastico era appunto monsignor Guido Corbelli che, dopo una giovinezza abbastanza burrascosa, scelse l’abito francescano dei Minori osservanti al convento di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Grazie alle sue doti dottrinali e alle sue doti diplomatiche soprattutto, unite poi a una cultura molto profonda e molto articolata, conosceva tutte le lingue che potevano permettergli di viaggiare nel mondo – conosceva l’arabo, conosceva il greco, conosceva varie lingue orientali, aramaico e così via – arrivò così a svolgere tutta una serie di viaggi e di missioni in varie regioni del Medio Oriente che culminarono con la sua nomina da parte papale come 228mo Custode di Terrasanta. Quindi una sorta di plenipotenziario ecclesiastico in quella parte del mondo in un momento come quello della seconda metà dell’Ottocento di rapporti particolarmente complessi e difficili non solo dal punto di vista culturale e religioso, ma soprattutto politico ed economico. Non ci dimentichiamo che in quel periodo c’era una lotta, neanche tanto sommessa, tra vari imperialismi che in quella parte del Mediterraneo predominavano e si dimostravano molto importanti.
“In questo prestigioso ma difficilissimo incarico monsignor Corbelli fu seguace di un altro cortonese, frate Elia da Cortona, che fu il primo seguace di San Francesco, il costruttore della basilica di Assisi e della basilica di Cortona, e fu appunto il primo delegato papale per questa parte del mondo mediterraneo. E siamo nel XIII secolo, quindi ben sei secoli prima di monsignor Corbelli. E con questo incarico di delegato apostolico per l’Arabia e l’Egitto, ricevuto da papa Leone XIII, Corbelli che aveva la sua sede ad Alessandria d’Egitto impostò un dialogo interculturale e direi interreligioso in un periodo in cui parlare di ecumenismo era una cosa non normale. E durante il suo soggiorno alessandrino costituì una raccolta importante di oggetti che in piccola parte gli vennero donati nel corso delle sue visite pastorali e culturali, in gran parte lui aveva acquistato con sue risorse personali.
“Tutti questi materiali furono poi inviati tra il 1891 e il 1896 a Cortona con cinque blocchi di spedizioni attraverso il porto di Livorno che era una sorta di crocevia per tutta una serie di arrivi da viaggi culturali. Altri oggetti furono estrapolati dagli spedizionieri seguendo una volontà malamente espressa da monsignor Corbelli. Lui volle infatti che alcuni di questi pezzi fossero destinati alla raccolta di Assisi, e dette mandato agli spedizionieri di sceglierne alcuni. E gli spedizionieri che tutto erano meno che non solo egittologi ma persone di cultura, presero un po’ da una cassa un po’ dall’altra, e fu così che attraverso la disponibilità del cavaliere Alfonso Brizi, presidente dell’accademia properziana del Subasio di Assisi, un gruppetto di oggetti egizi giunsero appunto in questa raccolta. Nell’ultima parte della sua vita monsignor Corbelli fu nominato dal papa alla cattedra episcopale di Cortona che tenne fino al 1901, non fino alla morte. Fu un periodo abbastanza burrascoso, ebbe una serie di vicissitudini di gestione di questa società ecclesiastica cortonese piuttosto ribelle all’autorità vescovile dell’epoca, tanto che appunto nel 1901 lui rinunciò alla cattedra episcopale, si ritirò ad Assisi e morì nella stessa cella nella quale aveva condotto i suoi primi studi nel convento di Santa Maria degli Angeli. La prima ordinata raccolta dei materiali egizi di monsignor Corbelli non avvenne subito. Nel 1896 – dicevo – fu completata la spedizione, però non c’erano gli spazi, gli oggetti rimasero rinchiusi nelle casse fino alla fine degli anni Venti del Novecento allorché fu possibile allargare gli spazi del museo e dedicare anche alla collezione egizia una sala apposita. Solo in quel momento i materiali di Corbelli poterono essere visti nel loro splendore.

Sarcofagi esposti nella Collezione Egizia del Maec (foto comune di cortona)
“Le nuove sale sono il completamento di un discorso di ammodernamento e di nuova concezione museografica necessaria per una migliore fruizione di un patrimonio di grande rilievo. La collezione egizia è composta da circa 400 pezzi che comprendono tutte le epoche della storia dell’antica civiltà egizia. Siamo grati alla professoressa Guidotti che insieme con altri egittologi di Firenze ha curato il primo allestimento e ha insegnato a tutti noi, modesti etruscologi, quale era la vera natura di questa collezione. Ripeto, coprono tutte le epoche della civiltà egizia con esemplari di ogni categoria di materiali e con pezzi anche di grande valore storico e di qualità artistica non indifferente. Il nuovo allestimento è stato curato dall’architetto Andrea Mandara che ha elaborato tutta una serie di sistemazioni moderne del nostro museo e questo allestimento che vuole proporre proprio nell’intenzione di Mandara un rinnovato racconto di una civiltà mediterranea che tanta importanza ha avuto nella storia dell’uomo. Le nuove sale – conclude Bruschetti – sono dedicate alla figura di monsignor Corbelli: si chiameranno infatti sale Corbelli”.

Dettaglio dell’allestimento delle nuove sale della Collezione Egizia del Maec (foto maec)
I lavori hanno riguardato sale già libere da precedenti allestimenti che ora sono state restaurate, consolidate, dotate di tutti gli impianti, compreso quello di climatizzazione, e riallestite. Quest’ultimo lavoro, in particolare, ha riguardato un progetto espositivo e grafico per accompagnare il visitatore all’interno di un racconto che lo spinge ad approfondire la conoscenza del mondo egizio, attraverso un percorso tra le opere esposte. Il progetto grafico guida il visitatore ad attraversare la storia della proposta museale, segnando il passaggio da un’introduzione sulla generale questione della collezione e del collezionismo, al racconto della quotidianità degli egizi, documentati nella prima sala, quella dedicata alla vita, fino alla drammaticità della morte e della mummificazione, nella seconda. Nella prima sala, il progetto comprende quattro vetrine che raccolgono le opere della collezione e un apparato didascalico. Nella seconda sala, una grande teca accoglie la descrizione del tema dell’inumazione con l’esposizione di sarcofagi, mummie e arredi tombali. L’investimento complessivo sfiora i 190mila euro ed è sostenuto dall’Amministrazione comunale per una quota pari al 30% del totale, mentre il restante 70% è stato finanziato dalla Regione Toscana.
Napoli. Festa scudetto: divieto di transito e circolazione in centro storico: il museo Archeologico nazionale sarà aperto solo domenica mattina, e poi regolare da lunedì 1° a domenica 8 maggio (eccetto martedì)

La sezione Campania romana del Mann dialoga con il giardino delle Camelie (foto graziano tavan)
Festa dello scudetto del Napoli: definito il piano sicurezza. E a seguito dello slittamento alle 14 di domenica 30 aprile 2023 del divieto di circolazione, inizialmente previsto dalle 12, contenuto nell’ordinanza dirigenziale del Comune di Napoli n. 196 del 27.04.2023, che istituisce il divieto di transito e circolazione veicolare nel centro storico cittadino fino alle 4 di lunedì 1° maggio 2023, il museo Archeologico nazionale di Napoli comunica che sarà aperto dalle 9 alle 13 nella giornata di domenica 30 aprile 2023 ed osserverà il consueto giorno di riposo settimanale martedì 2 maggio 2023. La settimana successiva il Mann sarà visitabile tutti i giorni, da lunedì 1° a lunedì 8 maggio 2023, eccetto martedì. “È stato un aprile straordinario, che ha visto l’inaugurazione della Campania Romana e della mostra Picasso e l’antico”, commenta il direttore Paolo Giulierini. “Settantamila i visitatori, per un totale di 180mila dall’inizio del 2023, che segnano un incremento del 142% rispetto agli ultimi tre anni e del 58% rispetto al 2022. Con una media di circa 2500 persone al giorno stiamo raggiungendo lo straordinario successo di Canova nel 2019 e il 25 maggio 2023 ci attende la grande mostra su Alessandro Magno”.




Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 26 aprile 2023, alle 16.30, in sala conferenze, presentazione del libro “Ritorno ad Anxia. Ricerche archeologiche in un territorio della Lucania interna” (erreciedizioni), a cura di Maria Chiara Monaco e Fabio Donnici. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, con gli autori intervengono Francesco Canestrini, soprintendente per l’Archeologia Belle arti e Paesaggio della Basilicata, e Fabrizio Slavazzi, ordinario di Archeologia classica all’università di Milano Statale.
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