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Napoli. Al museo Archeologico nazionale ancora due settimane per visitare la mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” organizzata con Electa. L’intervento del direttore Giulierini. Gli approfondimenti sui principali temi della mostra

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Mostra “Alessandro Magno e l’Oriente”: da sinistra, i due curatori Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo tra il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il direttore del Mann Paolo Giulierini (foto graziano tavan)


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Locandina della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28 agosto 2023

Alessandro è stato re, filosofo, invincibile stratega e guerriero. Ha conosciuto meglio di ogni altro gli usi e i costumi dei popoli e delle genti di Europa e di Asia. È lui la guida che introduce il curioso visitatore alla scoperta delle sue imprese e delle grandi civiltà del passato. Un eroe che, come un’impareggiabile pop star, ha indossato gli abiti del faraone, quelli di Zeus, di Eracle, di Dioniso, di Shah di Persia, di raja di Taxila e dell’India. Solo le ali per ascendere al cielo non ha indossato, preferendo cavalcare due enormi e affamati grifoni come si raccontava nel Medioevo, attestando l’immediata aura di leggenda che ha avvolto Alessandro. La straordinaria figura di Alessandro Magno, le sue gesta, l’eco della sua immagine nei secoli, è narrata nella mostra “Alessandro Magno e l’Oriente”, a cura di Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, per l’organizzazione di Electa, con 170 opere provenienti da ogni angolo del mondo, dall’antica Persia al Gandhara, insieme ai numerosi reperti della collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Napoli, il solo museo in cui si conservino tre ritratti del Macedone e tra questi il più prezioso, il Mosaico della battaglia di Gaugamela, dove si ammira l’eroe in sella a Bucefalo, mentre si scaglia contro Dario sull’alto carro. Quest’opera, attualmente in restauro, (la cui riproduzione è posta a tappeto nel Salone della Meridiana nell’area dove è ricostruito l’ambiente della casa del Fauno) secondo gli studiosi è una copia romana di un sublime quadro del più noto pittore dell’antichità, Apelle. La mostra si può visitare, salvo proroghe, fino al 28 agosto 2023 (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” che racconta con 170 opere il percorso di conquista giunto fino alla lontana India, dopo aver annesso l’Egitto dei faraoni, il medio Oriente e la Persia | archeologiavocidalpassato).

“La mostra Alessandro Magno e l’Oriente”, spiega il direttore Paolo Giulierini ad archeologiavocidalpassato.com, “è una tappa fondamentale di questi anni di ricerca del museo. Si parte con i ritratti di Alessandro passando per gli affreschi di Boscoreale, quindi per l’Annunciazione del destino di Alessandro, e poi si continua con un confronto tra i Persiani e i Macedoni. Si prosegue nel salone della Meridiana con le grandi battaglie di Alessandro – Isso, Gaugamela e il Granico – e infine con l’entrata di Alessandro in Persia e l’arrivo in India: un incontro di popoli e tradizioni che fanno di questo di straordinario personaggio un simbolo di come oggi l’umanità dovrebbe muoversi e ascoltare le culture. D’altra parte la mostra non nasce isolata ma nasce nel seno dell’operazione di recupero del mosaico della battaglia di Alessandro, rinvenuto alla metà dell’Ottocento nella Casa del Fauno di Pompei, parte adesso la seconda fase con il recupero della parte posteriore e successivamente del tessellato del mosaico nella parte superiore: 12 mesi di lavoro, un milione di investimento per poter riavere, in pieno splendore, il più grande mosaico che l’antichità ci ha restituito”.

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Affresco con filosofo, Alessandro e l’Asia, da Boscoreale, Villa di P. Fannius Synistor, oecus (metà del I sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann – luigi spina)

I Macedoni a Boscoreale. Agli inizi del Novecento fu scoperta a Boscoreale, nei pressi di Pompei, una splendida villa romana, quasi interamente ricoperta da pregevoli affreschi del II stile eseguiti alla metà del I secolo a.C., nell’età di Pompeo e di Cesare. La sontuosa dimora apparteneva, prima dell’eruzione del Vesuvio, a un tale Fannius Synister. La maggior parte degli affreschi fu strappata e venduta all’asta a Parigi nel 1903; solo alcuni rimasero a Napoli, dove oggi possiamo ammirarli. Da allora molti studiosi hanno tentato di interpretare il ciclo pittorico concentrandosi soprattutto sulla sala più importante del complesso, l’oecus. Ma era difficile giungere ad una interpretazione condivisibile senza avere una visione d’insieme, cosa che fu possibile solo grazie a recenti studi pubblicati nel 2013. Si può ora dire con certezza che il ciclo ripropone temi propri dell’età ellenistica e i dipinti dell’oecus in particolare, come alcuni sostenevano, raffigurano una corte macedone. Tale ipotesi è suffragata dalla presenza degli scudi con l’astro a rilievo, dagli abiti dei personaggi e dalle caratteristiche architettoniche degli edifici. Le scoperte archeologiche, avvenute in Grecia nella regione macedone negli ultimi decenni, confermano questa iniziale intuizione. La figura su cui maggiormente si è discusso, rappresentata sulla parete sinistra della sala, è quella del giovane in piedi in cui per diversi e inequivocabili motivi si può riconoscere Alessandro stesso. I segni che inducono a questa identificazione sono: il diadema, la lancia, lo scudo macedone, la kausia (il copricapo ufficiale dei re macedoni), le vesti, le caratteristiche fisiognomiche del volto simili a quelle del grande mosaico di Pompei e l’ambientazione. Il giovane re domina uno stretto di mare, una chiara allusione ai Dardanelli, e la punta della lancia è confitta sulla sponda opposta (dorikteta – conquistata colla lancia), quella asiatica, dove una donna seduta, in vesti orientali, si regge il capo con la mano destra e guarda verso il giovane che regnava sui due continenti allora conosciuti, l’uno per legittima discendenza, l’altro per diritto di conquista. E chi altro, se non Alessandro, aveva riunito sotto un unico scettro le due parti del mondo?

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Alessandro Magno: dettaglio del grande mosaico della battaglia di Gaugamela, proveniente da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

L’immagine di Alessandro. Conosciamo Alessandro soprattutto attraverso le statue di Lisippo, l’unico artista, oltre ad Apelle, che ebbe il diritto di ritrarlo dal vivo. Ma del grande pittore di Colofone poco o nulla rimane e forse solo il grande mosaico della Casa del Fauno porta i segni della sua arte. Dello scultore invece sono giunte fino a noi alcune opere in cui si vede l’eroe in una postura a lui consueta, con il collo lievemente piegato verso sinistra e una celeste ispirazione nello sguardo. Plutarco riferisce che la carnagione del macedone era chiara e “il bianco della pelle diventava rosso particolarmente sul petto e sul volto”. Alcuni direbbero che era il segno di una certa femminea timidezza. Apelle lo rappresentò in un famoso dipinto nelle vesti di Zeus con un colorito bruno e scuro. Ma Plinio dice che il pittore aveva stabilito il principio teorico di “nascondere i difetti”, soprattutto quando ritraeva gli uomini famosi e potenti. Non sappiamo neanche quale fosse il vero colore dei suoi capelli, che pettinava colla scriminatura centrale, e, a differenza del padre e dei suoi conterranei, rasava accuratamente la barba. L’unico ritratto certo è nel citato mosaico conservato a Napoli, in cui lo si vede a cavallo, colla lancia ben ferma nella mano, avanzare deciso contro il carro di Dario. Ha i capelli rossicci e ondulati, gli occhi grandi e scuri un po’ inclinati verso il basso, il naso forte e leggermente adunco e la bocca piccola e contratta nella foga dell’azione e per lo sforzo. Sono gli stessi tratti che riconosciamo nell’affresco di Boscoreale in cui si profetizza il suo avvento sul trono dell’Asia. Molti particolari, in queste due immagini, discordano con i ritratti lisippei o col mosaico di Pella in cui è raffigurato nudo e giovane mentre caccia un leone. È difficile anche stabilire una somiglianza col padre. Molte fonti attendibili testimoniano che tra i due vi erano pochi tratti in comune. Anch’egli, quindi, come altri sovrani dopo di lui, volle diffondere di se stesso un’immagine ben diversa da quella reale e cambiò spesso abito e stile. Adottò senza esagerare i costumi orientali, si travestì da Eracle o da Dioniso e in Egitto vestì con i simboli e gli abiti del faraone. Il suo genio era poliedrico così come il suo aspetto, difficilmente assimilabile all’eroe alto, biondo, dagli occhi cerulei qualche anno fa propostoci da un bel film a lui dedicato.

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Tetradramma in argento di Filippo II che sul dritto mostra la testa laureata di Zeus (359-336 a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Filippo II, il padre. Il padre di Alessandro, Filippo II, era nato nel 382 a.C. a Pella, terzo figlio del re Aminta III, ed aveva poche speranze di salire al trono. Da giovane aveva vissuto a Tebe, forse nella casa paterna di Epaminonda, e aveva avuto modo di apprendere le più avanzate tecniche belliche. Per una serie di favorevoli circostanze divenne reggente della Macedonia nel 359 all’età di 22 anni; uno dei primi affari a cui si dedicò fu la riforma dell’esercito, e alla potenza della falange sommò l’impeto e la velocità della cavalleria. Con questi strumenti Filippo, dopo avere ampliato il suo regno nei Balcani e verso la Tracia, volse la sua attenzione alle antiche città della Grecia. Si mosse con grande prudenza, ed anche con un certo reverenziale timore nei confronti di Atene. Finanziava un po’ tutti, in particolare i partiti a lui legati, quello di Atene capeggiato da Eschine, e minava sottilmente alla base le antiche democrazie. Da buon stratega aveva capito l’importanza del dominio sugli stretti, i Dardanelli e il Bosforo e, avendo esteso il regno fino alle sponde del mar di Marmara, stava sottraendo ad Atene gli alleati indispensabili per mantenere il dominio sul mare.

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Medaglione in oro con, sul dritto, il busto di Olimpiade (III sec. a.C.) da Abukir, conservato al museo Archeologico nazionale di Tessalonica a Salonicco (foto graziano tavan)

Olimpiade, la madre. Olimpiade, la madre del nostro eroe, fu la quarta moglie di Filippo: si conobbero nel 357, a Samotracia, al santuario dei Grandi Dei. Lei, principessa dell’Epiro, il regno dei Molossi, era una donna dal carattere prorompente e volitivo. Una baccante, capace di amare e di uccidere con bruciante passione. Partorì Alessandro a Pella, il 6 di Ecatombeone, cioè il 20 o il 21 del mese di luglio. La sua nascita fu annunciata da diversi prodigi: il tempio di Artemide ad Efeso prese fuoco, il padre Filippo, dopo un lungo assedio, conquistò Potidea e i suoi cavalli vinsero ad Olimpia. Secondo Plutarco fu lei, offesa dal marito e temendo per la legittima successione al trono del figlio, ad organizzare l’assassinio di Filippo, avvenuto nel teatro di Ege (Verghina) nel 336 a.C. Olimpiade sopravvisse al figlio e con grande coraggio combatté, contro le mire di Cassandro, per difenderne la moglie e la progenie.

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Statuetta in bronzo di Alessandro su Bucefalo da Ercolano probabile copia in miniatura del Gruppo del Granico di Lisippo, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Al Granico. Al Granico, i satrapi dell’Anatolia erano tutti in prima linea. L’ala destra della cavalleria era comandata da Memnone il rodio. Poi c’era Arsame, satrapo della Cilicia; quindi Arsite con i Paflagoni e infine gli Ircani con Spitridate. Al centro vi erano cavalieri di varia nazionalità, duemila dei quali provenienti dalla Bactriana, al comando di Reomitre; all’ala destra i Medi. La fanteria era schierata di riserva in seconda linea. Tra questi spiccavano duemila mercenari greci. I Macedoni erano così disposti: all’ala destra sette squadroni di cavalleria degli eteri, con gli arcieri, al comando di Filota, i prodromi e lo squadrone di cavalleria di Socrate. Seguivano gli ipaspisti, armati di spada, affidati a Nicanore, il fratello di Filota, i pezeteri (cioè la fanteria) guidati da Perdicca, Ceno, Cratero, Aminta e Meleagro. All’ala sinistra la cavalleria tracia e tessala. I due eserciti più o meno si equivalevano. Alessandro non fu il primo a varcare il fiume. Prima di lui le unità speciali – il piccolo battaglione dei prodromi, i Peoni e lo squadrone di Socrate – ebbero il compito di scompaginare le file dell’esercito nemico, attestate sulla sponda opposta del fiume. La loro funzione era quella di aprire alcuni varchi nelle file avverse e di preparare il terreno per la decisiva carica del loro re. I Macedoni gridarono in coro “Enualio!”, per incoraggiare gli arditi che attraversavano la rapida corrente sotto i dardi e i giavellotti nemici. I due battaglioni soffrirono non poco e molti soldati furono uccisi, tranne quelli che ripiegarono verso Alessandro che, vista la situazione, si gettò nell’acqua con l’ala destra del suo schieramento, i fedeli eteri, e raggiunse rapidamente l’altra riva. Divampò la battaglia. Demarato di Corinto combatté fianco a fianco con il giovane re e con lui Aretis, il suo staffiere. La lancia si spezzò nel terribile scontro e il re dovette presto chiederne un’altra. Nella mischia gli sembrò di vedere Mitridate, il genero di Dario, cavalcare in avanscoperta con uno squadrone di cavalleria disposto a cuneo. Alessandro l’affrontò, disarcionandolo. Ma i due quasi si equivalevano per coraggio e maestria. Il nobile persiano Resace a sua volta colpì il Macedone con un fendente, e quasi gli spaccò l’elmo, secondo Plutarco gli infranse la corazza. Alessandro reagì con prontezza leonina e lo trafisse con la lancia. Nel frattempo, alle sue spalle, nella mischia, era accorso Spitridate, pronto a vibrare un colpo fatale. L’avventura d’Asia rischiava di naufragare in quell’istante. Ma Clito il Nero, accortosi del pericolo, giunse in aiuto del re. Impugnò a due mani la spada e tranciò la mano al satrapo nemico. Di quel gesto si poté vantare per lungo tempo con compagni e amici, ma la sua insistenza esasperò Alessandro che, in un momento di cieca rabbia, trucidò l’amico che l’aveva salvato.

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Stele egizia dal tempio di Iside a Pompei, con riferimenti alle imprese macedoni (fine del IV – inizi del III sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann – giorgio albano)

Egitto. L’Egitto fu una prova molto dura per le salde e semplici convinzioni dei Macedoni. Non dovettero combattere contro nemici forti e ben armati, ma piuttosto confrontarsi con idee molto diverse dalle loro. Si trovarono immersi in una delle più antiche civiltà del mondo e quell’anno di sosta, tra il 332 e il 331 a.C., li trasformò profondamente. Il primo a subire la malia dei luoghi fu proprio Alessandro. A Menfi fu accolto dai sacerdoti dei grandi santuari e nel tempio di Ptah fu incoronato faraone. I sacerdoti e le classi dominanti avevano le idee ben chiare. Il Paese sarebbe restato unito e pacifico solo a determinate condizioni, che Alessandro accettò. Doveva rispettarne la religione, gli usi e i costumi. Lasciare ai sacerdoti il loro potere e le loro ricchezze e occuparsi solo dell’ordine interno e della difesa dei confini. Secondo Curzio Rufo, un rodio di nome Eschilo e il macedone Peuceste furono nominati governatori del Paese e a Polemone fu affidato il compito di difendere, con una piccola flotta, le fortezze poste alle bocche del Nilo. Due egiziani, Doloaspi e Petisi, assursero a nomarchi, cioè reggenti dei due regni. Ma Petisi presto rinunciò all’incarico e tutto il potere amministrativo rimase nelle mani di Doloaspi. Non si hanno notizie sui due egiziani prescelti ma il nome Petisi richiama un altro notissimo personaggio: si tratta di un sacerdote di Amon-Ra, Petosiris, la cui tomba è uno splendido esempio di fusione dello stile egizio e di quello greco. Nella sua autobiografia il grande sacerdote narra di essere vissuto in un’epoca di estrema turbolenza, quando il Paese, retto da Nectanebo II (nelle fantasie del Romanzo di Alessandro il vero padre del Macedone), era libero dalla dominazione persiana. Poi, nel 352 a.C., le armate di Artaserse al comando di Mentore e di Bagoa costrinsero il faraone a fuggire nell’estremo Sud. L’eroe macedone si presentò come un pacificatore e spostò ad Alessandria, da lui fondata, tutte le attività economiche e commerciali, lasciando l’Egitto vero e proprio nelle mani delle aristocrazie sacerdotali.

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Rilievo in calcare con scena di battaglia tra Alessandro e Dario (fine II – inizi I sec. a.C.) conservato nel museo nazionale di Santa Maria delle Monache a Isernia (foto graziano tavan)

Gaugamela. La notte prima della battaglia Alessandro aveva a lungo ripassato i suoi piani e solo all’alba era andato a dormire. Come ultimo gesto pubblico aveva compiuto un sacrificio al dio della paura, Fobos. L’esercito persiano, composto da tanti diversi popoli, aveva tre principali punti di forza: la cavalleria, i carri falcianti e gli elefanti, non però in numero sufficiente per determinare le sorti dello scontro. Sul lato sinistro agiva la cavalleria bactriana, comandata da Besso, e sul destro quella persiana, affidata a Mazeo. Al centro operavano gli Immortali, i migliori guerrieri del Re dei Re. Il piano di Alessandro prevedeva una penetrazione degli eteri a cavallo, ai suoi diretti ordini, verso il centro dell’armata nemica. La sua azione doveva scattare fulminea dopo le prime cariche dei Persiani, che avrebbero sbilanciato in avanti l’esercito di Dario, lasciando dei possibili varchi di penetrazione. Frattanto Parmenione con i Tessali avrebbe dovuto riposizionarsi in diagonale e resistere alla carica dell’ala destra, comandata da Mazeo, mentre la falange macedone, dopo avere resistito all’attacco dei carri, avrebbe tenuto sotto pressione il centro dello schieramento nemico. La vittoria richiedeva tempismo ed intuito e un perfetto affiatamento tra gli eteri. Le cose andarono più o meno come lui aveva previsto e la fortuna, come in molte battaglie, aiutò i Macedoni. Le sorti dello scontro rimasero sospese per lungo tempo e la situazione si chiarì solo dopo la fuga precipitosa di Dario. In quello stesso frangente, però, Parmenione, sull’ala sinistra, stava per cedere e chiese aiuto ad Alessandro, che dovette abbandonare l’inseguimento di Dario e correre al galoppo verso quel lato del campo di battaglia. Nel mentre la falange era stata scompaginata dall’impeto dei cavalieri della guardia persiana che, per ordine di Dario, avevano proseguito la loro marcia fino all’accampamento macedone, al fine di liberare i membri della famiglia del re tenuti in ostaggio. I Greci avevano avuto così insperatamente il tempo di riorganizzarsi quando erano sul punto di soccombere. Fu una straordinaria ed inattesa vittoria. Dinanzi ad Alessandro si aprivano le porte dell’Oriente. Nessuno avrebbe contrastato la sua avanzata verso le splendide città di quella fertilissima terra La via della seta. Nel 328 a.C., Alessandro giunse a Maracanda (Samarcanda), nella Sogdiana. Proseguì di lì, declinando verso est, per raggiungere il fiume Iaxarte (il Syr Darya) dove fondò, nell’agosto del 329 a.C., la più lontana delle Alessandrie, Ultima, o Eschàte, che poi si è chiamata Leninabad. La città, situata nella parte sud occidentale della valle di Fergana (ora Chujand, in Tagikistan), ebbe vita lunga e gloriosa. Godeva di un’invidiabile posizione strategica e commerciale, sospesa tra due mondi: la Cina e l’Occidente. Furono soprattutto i cavalli di Fergana e i cammelli bactriani a incrementare gli scambi commerciali. L’imperatore Wu della dinastia Han definì quella razza equina con un termine felice: “cavalli celesti”. I discendenti dei Macedoni, che rimasero in quei luoghi, venivano chiamati dagli abitanti del celeste impero Da Yuan (i Grandi Ioni). Non erano nomadi, vivevano in città murate, ed erano divisi in tanti piccoli regni. Furono i primi a favorire il commercio della seta tra Oriente ed Occidente.

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Nozze di Alessandro e Roxane, affresco dalla Casa del Bracciale d’Oro di Pompei, conservato nel parco archeologico di Pompei (foto graziano tavan)

Roxane. In quella lontana regione viveva la bellissima Roxane, la prima moglie di Alessandro. Curzio Rufo racconta che lo straordinario sposalizio, reso eterno dal pennello del pittore greco Aezione, avvenne per un caso fortuito. Alessandro aveva preteso, come atto di omaggio, che i tre figli di un signorotto locale si arruolassero nel suo esercito. Questi organizzò un sontuoso banchetto all’uso orientale. Mentre i commensali stavano mangiando, fece entrare trenta nobili giovinette e tra queste la figlia del satrapo Oxiarte, Roxane. Appena Alessandro la vide provò per lei una fortissima attrazione e decise di sposarla. Plutarco afferma: “si trattò di una storia d’amore”. Ed aggiunge subito dopo: “perfettamente in armonia con i progetti politici di Alessandro”. Roxane non era particolarmente nobile. Ma la loro unione ebbe un enorme valore simbolico. Per avvicinare i vincitori ai vinti bisognava togliere agli uni la superbia e agli altri la vergogna, e quale altro messaggio, se non l’amore, poteva infrangere con un solo gesto le barriere della diffidenza?

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Rilievo in marmo dedicato a Efestione (IV sec. a.C.) da Pella, conservato nel museo Archeologico di Tessalonica (foto graziano tavan)

La morte di Alessandro. Efippo d’Olinto, un compatriota di Callistene, scrisse un libello intitolato Morte di Efestione e di Alessandro, di cui sono rimasti pochi frammenti. Vi si vede Alessandro minacciato dalle ombre del crepuscolo. Siamo nel 324 a.C., il re si comporta in modo stravagante, porta gli abiti sacri agli dèi: “Talvolta il mantello di porpora, le scarpe e le corna di Ammone”; altre volte si veste da donna, come Artemide; o si mostra all’esercito in abiti persiani e ostentando un arco e una lancia; o ancora come Ermes con i sandali alati, il largo cappello e il caduceo nella mano. Molti altri commentatori riferiscono che nell’ultimo mese di vita Alessandro aveva rinunciato alla sua proverbiale sobrietà. Roxane era giunta agli ultimi mesi di gravidanza e da lì a poco sarebbe nato un figlio maschio, il sospirato erede al trono, che Alessandro non conobbe mai. Un giorno, Medio, uno dei più fidati tra gli eteri, lo invitò a partecipare ad un banchetto. Il re accettò. Seduti a tavola con lui c’erano anche Perdicca, Tolomeo, Olchio, Lisimaco, Eumene e Cassandro. Alessandro bevve smodatamente. Domandò una coppa colma di quattro litri di vino e la bevve in un sorso e si accasciò sul cuscino. Alcuni dicono che quello fu il vero motivo della morte, avvenuta dopo undici giorni. I Diari reali permettono di seguire con una certa precisione gli eventi. La festa di Medio durò circa due giorni. Quindi, dopo il malore, il re si riprese e rimase a bere con gli amici fino a notte inoltrata. Ma aveva già la febbre. Andò avanti così, tra alti e bassi, fino a che non gli andò via la voce. La notizia si sparse tra i soldati. Alessandro convocò tutti i fidati compagni nel palazzo imperiale, paventava disordini. I Macedoni, sicuri che alcuni nascondessero la verità, si radunarono intorno alle porte della reggia. Finalmente riuscirono ad entrare e sfilarono davanti al suo letto. Li salutò uno per uno, sollevando appena la testa. Dopo due giorni di agonia morì. Era il 10 giugno del 323 a.C., avrebbe compiuto 33 anni nel mese di luglio. “Era”, scrive Arriano, “di corpo bellissimo, amante delle fatiche; acutissimo di mente e coraggioso”. Il suo corpo mummificato fu portato in Egitto ad Alessandria, dove giacque in una tomba voluta da Tolomeo, figlio di Lago.

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Testa in terracotta di Helios con raggi (in legno, integrazione moderna) (150-100 a.C.) conservata al museo Archeologico di Rodi (foto graziano tavan)

Imitatio Alexandri. Cesare, in Spagna, vedendo una statua di Alessandro si rattristò e gli amici lo videro piangere. Gliene chiesero il motivo ed egli rispose che l’eroe macedone alla sua età aveva conquistato mezzo mondo e regnava su infiniti popoli, mentre lui si affannava a combattere in Iberia. A Pompeo, il suo più acerrimo avversario, andò meglio. A poco più di 24 anni, le truppe lo acclamarono imperatore e Silla lo abbracciò e lo salutò a gran voce col soprannome di “Magno”. D’altronde avrebbe, nel corso della vita, ampliato i confini della Repubblica da un oceano all’altro e ne avrebbe esteso il dominio su tre continenti. Al suo terzo trionfo nel 61 a.C., quando aveva soggiogato la Media, la Mesopotamia, l’Armenia, la Siria e molti altri stati, non bastarono due giorni per fare sfilare le truppe, i vinti e gli elefanti. Lui e Cesare si contendevano la mitica eredità di Alessandro che a loro indicava la strada per divenire divini e cosmocrati, cioè imperatori del mondo. Il Macedone era riuscito lì dove molti altri, compreso il padre Filippo, avevano fallito. In Egitto i sacerdoti lo avevano venerato quale un dio sulla terra e l’oracolo di Siwa aveva confermato la sua diretta discendenza da Zeus. Anche gli imperatori romani dovettero coniugare gli opposti poli di un mondo diviso tra chi ammetteva che un regnante potesse essere divino in vita e chi non lo avrebbe in alcun modo accettato. Ottaviano fu quello che più di ogni altro individuò nel Macedone un modello ideale da imitare. Lo dichiarò esplicitamente e, quando giunse ad Alessandria, si recò sulla tomba dell’eroe, il famoso Soma, vi depositò una corona d’oro e la fece coprire di fiori. Quando gli chiesero se voleva vedere le tombe dei Tolomei, rispose “Volevo vedere un re e non dei morti”. A Roma Ottaviano, ormai divenuto Augusto, decorò il suo Foro con i dipinti di Apelle raffiguranti le vittorie di Alessandro. Per il suo Mausoleo utilizzò molto probabilmente i simboli e le immagini della tomba del Macedone – i gruppi scultorei di Achille e Pentesilea e di Aiace ed Achille – che aveva ammirato in Egitto. Dopo di lui fino ad Alessandro Severo tutti i sovrani, e in particolare Caracalla, in un modo o nell’altro ne seguirono le orme. Perfino Costantino, l’imperatore cristiano, che non poteva certo aspirare all’apoteosi in terra, esaltò l’humanitas di Alessandro. Virtù che, più della forza e della violenza, rende durature le conquiste e pacifica i popoli.

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Frame del video che racconta il trasferimento del Mosaico di Alessandro da Pompei al Real Museo Borbonico (foto mann)

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Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1916 (foto archivio mann)

Il restauro del mosaico della Battaglia di Gaugamela al centro della grande mostra su Alessandro Magno. Tema centrale della grande mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” è il restauro dello straordinario mosaico della Battaglia tra Alessandro Magno e Dario di Persia (331 a.C.), capolavoro iconico del MANN e tra i più celebri dell’antichità. L’opera musiva scoperta nel 1831, datata tra la fine del II e l’inizio del I sec. a.C., è straordinaria non solo per il soggetto rappresentato, ma anche per le sue dimensioni: quasi due milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m). Il ‘gran musaico’ (peso stimato circa 7 tonnellate) giunse a Napoli nel novembre del 1843, quando fu messo in cassa e condotto da Pompei al Real Museo Borbonico su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra dell’ala occidentale; mentre nel 1916 fu spostato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione mosaici, al piano ammezzato. La mostra su Alessandro accompagna quindi l’avvio della fase ‘esecutiva’ dei lavori. Grazie a un cantiere ‘trasparente’ il pubblico e, naturalmente, la comunità scientifica potranno seguire una nuova ‘grande impresa’ nel nome di Alessandro Magno, che richiederà il ribaltamento della colossale opera (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale partita la seconda e ultima fase di restauro del grande mosaico di Alessandro (termine lavori marzo 2024) in concomitanza dell’inaugurazione della mostra “Alessandro e l’Oriente” alla presenza del ministro Sangiuliano. Intervista esclusiva della responsabile dei restauri Maria Teresa Operetto | archeologiavocidalpassato).

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Restauratori al lavoro nel 2020 sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)

Un restauro epocale e indispensabile. Nata come mosaico pavimentale, l’opera è da oltre un secolo collocata in verticale, scelta fatta in virtù della presunta derivazione iconografica da un dipinto su tavola, ipotesi largamente condivisa dalla comunità scientifica. Dietro la superficie musiva si conservano ancora gli strati di preparazione antichi, ovvero malte realizzate oltre duemila anni fa. Nel corso del tempo il mosaico è stato oggetto solo di interventi di manutenzione ordinaria, eseguiti prevalentemente dai restauratori del Museo, consistenti in riadesioni puntuali di tessere, velinatura di piccole lesioni che sono andate formandosi, altre operazioni necessarie. Lo stato conservativo è andato, tuttavia, gradualmente peggiorando, ragion per cui da circa una ventina di anni il mosaico è diventato una sorta di ‘sorvegliato speciale’: si sono susseguite indagini diagnostiche e proposte di intervento, finalizzate alla definizione di un restauro complessivo e non più limitato a interventi puntuali. L’inaccessibilità del retro, infatti, non ha mai permesso di comprendere se e in che misura lo stato di conservazione delle malte originali è connesso ai fenomeni di degrado che si rilevano sulla superficie. Tali fenomeni consistono in: ampia depressione della superficie musiva nella parte centrale del mosaico, stato di generale e diffuso distacco delle tessere e della relativa malta di allettamento dagli strati preparatori sottostanti, rigonfiamenti puntuali in particolare lungo il perimetro, diffuse lesioni soprattutto in corrispondenza della citata depressione centrale. La scelta di intervenire anche sugli strati di preparazione che si trovano sulla parte posteriore del manufatto era pertanto improcrastinabile. Ne consegue che il ribaltamento del mosaico è una operazione propedeutica e necessaria alla esecuzione del restauro, per una conoscenza completa degli strati di sottofondo.

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Maria Teresa Operetto, responsabile del restauro del mosaico di Alessandro, mostra al ministro Gennaro Sangiuliano le fasi dell’intervento (foto graziano tavan)

La squadra del restauro. Questa seconda fase, in continuità con la precedente, è condotta prevalentemente con professionalità interne al MIC, ricorrendo ad incarichi esterni solo per le competenze non rinvenibili all’interno dell’Amministrazione. Il progetto si realizza con la collaborazione tra il Mann, l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e il parco archeologico del Colosseo, mentre per le indagini diagnostiche sono coinvolti l’università del Molise e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS), organizzazione accademica formata dal Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DiSTAR) dell’università di Napoli Federico II e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie (DST) dell’università del Sannio di Benevento. La progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sono state invece oggetto di una procedura di gara aperta, a seguito della quale le prestazioni sono state aggiudicate ad un raggruppamento temporaneo di imprese.

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Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

I tempi e lo stato dell’opera. Il restauro del mosaico di Alessandro si configura, alla luce di questi elementi, come una operazione complessa e articolata, nella quale si alternano fasi di progettazione e di esecuzione di lavori. A seguito della prima fase diagnostica sullo stato del manufatto, seguita dalla messa in sicurezza, il passo successivo è stata la elaborazione del PFTE, Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica posto a base di gara, sulla base del quale gli operatori economici che hanno aderito al bando hanno elaborato il progetto definitivo. La successiva progettazione esecutiva ha avuto ad oggetto il sistema di movimentazione meccanica dell’opera: adesso tutto è pronto per dare il via alla seconda fase esecutiva, che prevede, appunto, il ribaltamento del mosaico in modo da rendere accessibile il retro dell’opera e indagare lo stato di conservazione del supporto originario.

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Il grande mosaico della battaglia di Gaugamela tra Alessandro Magno e Dario III dalla Casa del Fauno di Pompei, simbolo del Mann (foto Pedicini Fotografi)

Il cantiere trasparente. Il mosaico verrà restaurato in situ, il cantiere sarà allestito nelle sale espositive e sarà quindi sempre direttamente visibile al pubblico, benché opportunamente delimitato e inaccessibile. Solo nelle fasi in cui le lavorazioni da eseguire siano incompatibili con la presenza di visitatori – montaggio del sistema di movimentazione, uso di solventi, ecc. – le sale saranno chiuse al pubblico, ma sarà comunque garantita la visione delle attività, grazie alla presenza di delimitazioni trasparenti, che garantiranno anche la protezione dalla polvere, e di supporti audiovisivi (webcam) che restituiranno le immagini dei restauratori al lavoro. Questo restauro epocale, pertanto, parte della mostra “Alessandro e l’Oriente”, verrà eseguito in diretta, sotto gli occhi dei visitatori del Museo e di coloro che, da remoto, si connetteranno al sito web del Mann. La comprensione degli interventi, inoltre, sarà integrata da appositi momenti di approfondimento con gli esperti. Il costo complessivo, gran parte finanziato con Fondo Sviluppo e Coesione (Piano stralcio cultura e turismo 2014/2020, Delibera CIPE 3/2016), dell’intervento è, in pari a circa 700.000 euro nella cifra è compresa la sponsorizzazione offerta dall’emittente giapponese The Asahi Shimbun, di 200.000 euro, prevista nell’ambito della collaborazione tra il Mann e il museo nazionale di Tokyo.

Napoli. Ponte di Ferragosto al museo Archeologico nazionale con Alessandro Magno e Picasso. Dopo un luglio da record (40mila visitatori) agosto si annuncia più ricco

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L’ingresso della mostra “Picasso e l’antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Si è aperto il lungo ponte di Ferragosto al museo Archeologico nazionale di Napoli che, come tutti i musei statali, sarà aperto nella festività del 15 agosto 2023 con i consueti orari e due eccezionali mostre: “Alessandro Magno e l’Oriente” (fino al 28 agosto 2023) e “Picasso e l’antico”, già visitate da oltre 250mila persone. Il museo posticipa pertanto il giorno di chiusura settimanale dal consueto martedì a mercoledì 16. Con l’ulteriore richiamo della nuova sezione dedicata alla Campania Romana – 2000 mq di allestimento e sale restaurate – il Mann sta vivendo un’estate da record, meta di visitatori da tutto il mondo e di tanti cittadini, ai quali sono proposte diverse formule di abbonamento annuale. I dati del mese di agosto si annunciano infatti più ricchi di quelli di luglio, che ha contato 40mila visitatori.

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Il salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli che ospita la sezione principale della mostra “Alessandro e l’Oriente” (foto graziano tavan)

“Benvenuti al Mann a Ferragosto”, è il saluto del direttore Paolo Giulierini, “siamo orgogliosi di contribuire in maniera significativa all’offerta culturale della città con due mostre premiate dai visitatori e dalla critica internazionale, che spesso sembra non accorgersi di quello che di importante accade nel Sud Italia. Puntare su due esposizioni così ambiziose in piena estate si è rivelata una buona scelta. Napoli è città d’arte sempre e deve proporre un cartellone da capitale in ogni periodo dell’anno. In particolare mi fa piacere ricordare l’originalità della mostra Picasso e l’antico, proposta italiana inserita nelle celebrazioni ufficiali di Spagna e Francia nel cinquantenario della morte dell’artista”.

Napoli. L’annuncio del direttore Giulierini: “Il museo Archeologico nazionale poco fa è stato decretato Museo di prima fascia”

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Il ministro Sangiuliano con la professoressa Capaldi nella visita della sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

“Il Mann poco fa è stato decretato Museo di prima fascia”. Ad annunciarlo, sul suo sito, con poche parole piene di soddisfazione, Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Vince il lavoro di questi 8 anni, di chi ha creduto nel nostro progetto; onore alla capacità decisionale del ministro Gennaro Sangiuliano. Viva Napoli e l’archeologia, mai più figlia minore. Comunque vada la città torna protagonista e il più grande museo di archeologia classica al mondo si riprende il rango che gli spetta”.

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Mann Paolo Giulierini nella sala del Toro farnese (foto mann)

Il ministro Sangiuliano l’aveva già annunciato a maggio, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Alessandro e l’Oriente” al Mann (vedi Napoli. Il ministro Sangiuliano: “Il museo Archeologico nazionale sarà museo di prima fascia, ed epicentro di un progetto culturale che dalla Galleria Principe arriva fino all’Albergo dei Poveri in via Foria” | archeologiavocidalpassato). “Il Mann è diventato un grande museo”, aveva esordito il ministro Sangiuliano, “anche grazie all’opera del direttore Paolo Giulierini a cui va sempre il mio plauso, senza dimenticare il lavoro di regia del direttore generale Luigi La Rocca, una persona che mi insegna molto e che ho assunto come docente su queste questioni. Il Mann diventerà – adesso ci stiamo lavorando – museo di prima fascia”. E ora ci siamo. Il museo Archeologico nazionale di Napoli diventa museo di prima fascia, come lo sono la Galleria Borghese, la Galleria degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta. E il parco archeologico del Colosseo, il Museo nazionale Romano e l’area archeologica di Roma e il parco archeologico di Pompei.

Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto paerco)

Se n’è andata in pochi giorni, colta da un male rapido ed implacabile che le ha rubato anche la possibilità di scambiare un ultimo, estremo sguardo con i suoi cari. Lutto nell’archeologia: è morta Vincenzina Castiglione Morelli, l’archeologa innamorata di Ercolano. I funerali si terranno a Napoli, sabato 22 luglio 2023, alle 10, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in piazza Vittoria. È Giuseppe Di Leva a farne un ritratto di affetto e riconoscenza: “Minuta, riservatissima, la dolce Nella – come la chiamavano affettuosamente tutti quelli che l’hanno conosciuta – se n’è andata stamani (21 luglio 2023), in questo torrido luglio, in silenzio, quasi in punta di piedi, come faceva sempre, con la sua raffinata educazione. Vincenzina Castiglione Morelli si laurea in archeologia con Achille Adriani ma è con Alfonso De Franciscis che partecipa ad una delle avventure pompeiane più esaltanti: lo scavo della Casa di Giulio Polibio. Fu lo stesso grande archeologo napoletano ad affidarle l’incarico dell’inventariazione e schedatura dei reperti rinvenuti nella domus pompeiana. Con un altro celebre archeologo, Werner Johannowsky, intraprese lo scavo dell’Anfiteatro presso la località Fornaci, procedendo poi con la catalogazione dei reperti provenienti dalla stipe di Teano che erano custoditi nei depositi del Mann denominati proprio Johannowsky. Sempre con De Franciscis partecipò allo scavo della villa romana del Naniglio di Gioiosa Ionica ed alla successiva pubblicazione dello stesso scavo insieme agli allestimenti delle relative mostre presso più sedi. Da affezionata allieva di De Franciscis, dopo la morte dell’archeologo napoletano, ne curò la pubblicazione di alcuni lavori, come quello sul Sacello degli Augustali a Miseno. Un altro omaggio, Nella rese anche a Johannowsky, curando – nel 2010 – l’antologia di scritti Dal Tifata al Massico”.

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Copertina del libro “Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano”

“Tante altre sono state le sue attività di curatela redazionale – continua De Leva – come il volume dell’IDSN Ager pompeianus et Ager Stabianus, e, nel 2015, con De Carolis e Salerno, il volume Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano. Nel 2011 Nella viene nominata Socia Corrispondente dell’Accademia Pontaniana e, dal 2016, ha avuto in affidamento dalla Direzione del Mann, su sua richiesta, il riordinamento dell’Archivio del professore Werner Johannowsky. Ma Nella era soprattutto una pompeianista. Colonna storica dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei, di cui era consigliere, all’area archeologica vesuviana la studiosa aveva dedicato numerosi articoli apparsi in riviste specializzate, una soprattutto, quella che possiamo a giusta ragione considerare la sua più dolce “pupilla”: Rivista di Studi Pompeiani. Correva il 1995 quando Nella ne divenne redattrice per poi assumere il ruolo – nel 2012 – di redattrice unica responsabile. Ed è a lei che, nel corso di oltre un ventennio, si deve forse soprattutto la tenacia con cui si è difesa una rivista che per tanti anni è stata strumento di conoscenza di ricerche archeologiche e di fondamentali contributi sull’area vesuviana. E sarà in sua memoria che, chi ne prenderà il posto in seno all’Associazione Internazionale Amici di Pompei, sarà chiamato a difendere non solo il prezioso lavoro di Nella ma una storia di passione per quell’antichità palpitante che continuiamo a scovare tra le pietre di Pompei”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli con Giuseppe Luongo nel 2017 in uno degli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Oggi la piangono in tanti – conclude -. E sono davvero parecchi quelli che l’hanno conosciuta. Ma a me piace ricordare in particolare Salvatore Nappo, Luciana Jacobelli, Margherita Tuccinardi, Antonio Varone, Angelandrea Casale, Grete Stefani, Antonio De Simone, Paola Miniero, Bianca Maria Sammarco, Stella Pisapia, Caterina Cozzolino, Peppino Lindinerro, Marco De Gemmis, Maria Rosaria Esposito a cui, chi scrive, è affezionato e legato come a degli zii e zie. Alla famiglia, ai suoi nipoti, cui Nella era legatissima e che i frequentatori delle sue conferenze al Mann hanno avuto addirittura modo di veder crescere, va tutto l’affetto e la vicinanza per una perdita grave”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto parco archeologico pompei)

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La copertina di un’edizione della Rivista di Studi Pompeiani di cui Vincenzina Castiglione Morelli è stata redattrice unica

Il parco archeologico di Ercolano e l’Herculaneum Conservation Project (HCP) si uniscono nel ricordo della straordinaria professionista. Il direttore del parco archeologico Francesco Sirano addolorato per la perdita, afferma: “Ho conosciuto Nella tanti anni fa in occasione della pubblicazione di un articolo sugli Atti dell’Accademia Napoletana di Archeologia e da allora ho avuto tanti contatti con lei, una persona molto discreta, sempre presente e dagli appassionati interessi condivisi per l’archeologia. L’ho ritrovata come direttore del parco archeologico di Ercolano e abbiamo collaborato in diverse occasioni, in particolare alla redazione annuale della parte di competenza di Ercolano nella Rivista di Studi Pompeiani e Nella rappresentava una presenza costante e vicina come di un’amica, una presenza sempre cortese pronta a sollecitare soluzioni. La sua scomparsa lascia tutto il personale del Parco e di HCP sgomenti. Non scompare solo una professionista ma una collega con la quale abbiamo stretto un rapporto reciproco di grande semplicità, stima e rispetto”.  I colleghi dell’HCP si stringono intorno alla famiglia nel ricordo personale e professionale della Castiglione Morelli sottolineando che la Rivista di Studi Pompeiani è l’unico ambito in cui la storia di Ercolano nel XXI secolo, il più grande partenariato pubblico privato per il patrimonio archeologico in Europa grazie al Packard Humanities Institute, viene raccontato in modo sistemico da oltre 15 anni, e questo è in gran parte merito suo.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)

Anche la direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa della prof.ssa Vincenzina Castiglione Morelli consigliere direttivo dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei. E, a nome di tutto il personale, saluta una grande studiosa ed una figura di grande spessore culturale, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Nella è stata una colonna della mia formazione da studente sino ai primi articoli e poi lavori assieme addirittura con grande onore mio. Mi mancherà tantissimo l’ultima telefonata che mi ha fatto pochi giorni fa fu bellissima … grazie di tutto quanto mi hai insegnato cara Nella”. Margherita Tuccinardi: “Ciao Nella carissima, amica, collega e soprattutto persona assolutamente speciale!”. Il grave lutto ha colpito l’associazione internazionale Amici di Pompei. Il presidente Antonio Varone e il segretario Angelandrea Casale porgono a nome dell’Associazione alla figlia dr.ssa Emilia Del Franco e ai familiari le più sentite condoglianze. Il direttore e lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si associano al dolore della famiglia di Nella Castiglione Morelli, “di cui ricorderemo sempre lo sguardo limpido e dolce, il tratto gentile della persona e l’onestà intellettuale”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Le sere del Mann” presentazione della guida della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” (Electa)

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Testa di Alessandro dal museo di Salonicco all’ingresso della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

napoli_mann_sere-d-estate-2023_locandinaUna “Sera al Mann” nel nome di Alessandro Magno. Nell’ambito delle aperture serali del giovedì, che rientrano nel Piano di Valorizzazione indetto dal ministero della Cultura, il 20 luglio 2023, alle 20, nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli, sarà presentata la guida – edita da Electa – della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” (aperta fino al 28 agosto 2023), curata da Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, anche autori del volume. Interverranno Paolo Giulierini, direttore Mann; Laura Forte, responsabile mostre Mann; Filippo Coarelli, co-curatore della mostra. Ingresso al museo Archeologico nazionale di Napoli al costo simbolico di 3 euro nella fascia oraria tra le 19 le 22.30, ultimo ingresso alle 22 con la possibilità di visitare anche le collezioni permanenti e la mostra “Picasso e l’antico” curata da Clemente Marconi.

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Copertina del libro “Alessandro e l’Oriente” (Electa) guida della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il libro “Alessandro Magno e l’Oriente”, edito da Electa, accompagna il visitatore nel racconto delle imprese del condottiero e stratega macedone. Gran parte delle opere esposte illustrano i brevi capitoli che, passo dopo passo, narrano l’ascesa e le battaglie di conquista di Alessandro. Numerosi i focus su reperti che contribuiscono alla ricostruzione della narrazione della straordinaria impresa del sovrano macedone: un viaggio lungo poco più di dieci anni, illustrato da una mappa con l’incredibile percorso di conquista e di scoperta che ha portato in Asia la cultura ellenistica, e allo stesso modo a far conoscere, recepire e assimilare le grandi culture antiche d’Oriente alla civiltà greco-romana. Una ricchissima bibliografia chiude la guida, fornendo utili consigli di lettura per approfondire studi e ricerche sulla storia e la fortuna del mito di Alessandro. Di prossima pubblicazione il volume di saggi “Alessandro Magno” a firma di Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo – anche curatori della pubblicazione -, Stefano De Caro, Anna Trofimova, Emanuele Greco, Calogero Ivan Tornese, Paola Piacentini, Luca Attenni, Fausto Zevi, Theodoros Mavrojannis, Elena Calandra, Michaelis Lefantzìs, Laura Giuliano, Lara Anniboletti, Paolo Giulierini, Laura Forte. I testi raccontano, da vari punti di vista, questo irripetibile momento della storia umana, a partire dalle fonti e dalla ricca iconografia che da sempre accompagna Alessandro Magno.

Vetulonia. Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” arrivano i Corridori della Villa dei Papiri: serata speciale con seconda inaugurazione della mostra “Corpo a corpo”. Ecco il programma

Stanno arrivando! Sono i Corridori della Villa dei Papiri di Ercolano che dal museo Archeologico nazionale di Napoli raggiungeranno il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia mercoledì 19 luglio 2023 ad arricchire la mostra “Corpo a Corpo: dalla bellezza classica dei capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli alla classicità del Bello nell’opera di IGOR MITORAJ”: alle 19, in piazza Vatluna, ci sarà dunque una seconda inaugurazione. Simona Rafanelli, la vulcanica direttrice del MuVet, l’aveva anticipato ai primi di giugno 2023 (vedi Vetulonia. Annunciata una doppia inaugurazione (a giugno e luglio) per la mostra “Corpo a corpo” con alcuni capolavori dal Mann: nella seconda arriva uno dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano | archeologiavocidalpassato), ma sembrava più un sogno che una programmazione certa, anche perché, nel frattempo, i Corridori erano stati portati alle Terme di Diocleziano a Roma per la mostra “L’istante e l’eternità” che chiude il 28 luglio 2023. Ma c’era la parola del direttore del Mann, Paolo Giulierini. E ora Vetulonia può festeggiare con i Corridori la seconda inaugurazione delal mostra “Corpo a corpo”.

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I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano, conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli, esposti alle Terme di Diocleziano (foto graziano tavan)

Vi aspettiamo in piazza Vetluna, mercoledì 19 luglio 2023, alle 19”, scrive lo staff del MuVet, “per festeggiare l’arrivo alla mostra evento 2023 “Corpo a Corpo” dei Corridori del museo Archeologico nazionale di Napoli. Sarà una serata straordinaria, come straordinarie sono le due iconiche statue di giovani atleti in bronzo (uno originale, l’altro in copia), in arrivo a Vetulonia direttamente dal museo delle Terme di Diocleziano a Roma dove erano esposte per una mostra. Per l’occasione il giovane regista Lorenzo Antonioni presenterà il video documentario “Viaggio nel Corpo a Corpo” che sarà proiettato per la prima volta nella sala principale della mostra e racconterà il progetto e il backstage della mostra. Andranno inoltre ad arricchire ulteriormente l’esposizione una selezione di reperti di epoca etrusca, legati al tema dell’agone sportivo, frutto della decennale collaborazione avviata con la sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico della Guardia di Finanza di Roma. Il museo resterà aperto per l’occasione fino alle 23”.

vetulonia_archeologico_mostra-corpo-a-corpo_arrivano-i-corridori_locandinaProgramma. Alle 19, saluti istituzionali: Elena Nappi, sindaco Castiglione della Pescaia; Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Chiara Lanari, Gabinetto Presidenza Regione Toscana. Intervengono per il Mann-museo Archeologico nazionale di Napoli: Paolo Giulierini, direttore scientifico; Stefania Saviano, direttore amministrativo; Patrizia Cilenti, segreteria della direzione; Daniela Savy, università Federico II di Napoli. Per la Fondazione museo Igor Mitoraj: Graziana Maddalena, curatrice e consulente archivi d’artista. Per l’Atelier Igor Mitoraj: Luca Pizzi, direttore artistico. Per la Guardia di Finanza di Roma: rappresentanti della sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico. Intervengono inoltre: Lorenzo Antonioni, regista cinematografico Shutters Production; Ginevra Niccolucci, presidente associazione culturale Prisma, Firenze; Matteo Trentanove, Illuminotecnica Exenia Firenze; coordina Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva e di TourismA-Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale. A seguire: in piazza, brindisi in piazza con il patrocinio di A.I.S.-Associazione Italiana Sommelier Toscana, delegazione di Grosseto; in museo, ingresso alla mostra con la direttrice e le archeologhe dello Staff fino alle 23. Evento Gratuito.

 

Napoli. Al museo Archeologico nazionale “Le sere del Mann”: aperture straordinarie nei giovedì di luglio a 3 euro con le grandi mostre Alessandro Magno e Picasso. Oltre 310mila i visitatori dei primi sei mesi dell’anno (+45% rispetto al 2022)

napoli_mann_sere-d-estate-2023_locandinaAl via “Le sere del Mann” con le grandi mostre su Alessandro Magno e Picasso. Tre le aperture serali del giovedì (dalle 19 alle 22.30, ultimo ingresso alle 22) il 6, 13 e 20 luglio 2023 con biglietto speciale al costo di 3 euro (1 euro sarà devoluto per l’Emilia Romagna colpita dall’alluvione) comprensivo delle collezioni – con l’opportunità di scoprire la nuova sezione Campania Romana – e delle mostre. E alcune iniziative speciali: il 6 luglio 2023, appuntamento nell’Atrio del Mann alle 21, visita guidata su prenotazione alla mostra “Alessandro Magno e l’Oriente”, a cura del direttore Paolo Giulierini; il 13 luglio 2023, alle 20 nel Giardino delle Fontane, presentazione del libro di Gastone Breccia “Il demone della battaglia. Alessandro a Isso”, Edizioni Il Mulino. L’autore ne parlerà con Paolo Giulierini e Gennaro Carillo; il 20 luglio 2023, alle 20, nel Giardino delle Fontane, presentazione della guida “Alessandro Magno e l’Oriente”, Edizioni Electa Mondadori, a cura di Paolo Giulierini e Laura Forte. Le aperture serali straordinarie saranno ripetute per tutti i giovedì di settembre.

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Oltre 310mila visitatori nei primi sei mesi del 2023 al Mann (foto mann)

Oltre 310mila visitatori dall’inizio dell’anno (più 45% rispetto al 2022), con le due grandi mostre “Alessandro Magno e l’Oriente” e “Picasso e l’antico” il Mann questa estate si pone al centro delle rotte culturali europee. “Napoli si conferma città d’arte attrattiva in tutte le stagioni. Puntare su una offerta estiva forte è stata una scelta vincente”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Dopo il successo della domenica gratuita con 4014 presenze, invitiamo cittadini e turisti a vivere il Museo nel mese di luglio cogliendo anche opportunità di visita come i Giovedì del MANN, gli abbonamenti e il biglietto valido due giorni”.

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Locandina della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28 agosto 2023

ALESSANDRO MAGNO E L’ORIENTE – 170 opere da tutto il mondo, dall’antica Persia al Gandhara, incontrano i capolavori del MANN in una grande mostra dedicata alla straordinaria figura di Alessandro (356-323 a.C.), l’eroe macedone che in poco più di dieci anni divenne re dell’Asia e dell’Europa. L’esposizione si articola su due piani: l’Atrio monumentale e il Salone della Meridiana al secondo piano, con rimandi tematici nei tre giardini storici. Il Mann è l’unico museo in cui si conservano tre ritratti del Macedone e tra questi il più prezioso: il Mosaico della battaglia di Alessandro e Dario. Quest’opera, attualmente in restauro, è sostituita in mostra da una riproduzione posizionata a pavimento nel Salone della Meridiana, nella sezione in cui è ricostruito l’ambiente della Casa del Fauno.

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Testa di Alessandro dal museo di Salonicco all’ingresso della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Nell’atrio si viene accolti dalle raffigurazioni del condottiero macedone su busti, gemme, sculture – tra cui il busto erma in prestito dal Museo del Louvre, copia romana di un originale di Lisippo – e un enigmatico genio alato (anche questo in prestito dal Louvre). Il peristilio e la sala principale della famosa Villa di Fannius Synistor di Boscoreale, uno dei più grandi enigmi della storia dell’arte, sono per la prima volta interamente ricostruiti e interpretati. Nel Salone della Meridiana sono esposti celebri manufatti, come il Vaso dei Persiani, risalente alla seconda metà del IV secolo a.C., sul quale è rappresentato l’eterno conflitto, raccontato da Omero, Erodoto, Eschilo, tra Europa e Asia, tra Grecia e Persia. L’esposizione prosegue con i viaggi di conquista e scoperta di Alessandro. In mostra è ricomposto il gruppo di statue equestri in marmo, proveniente dal santuario di Giunone Sospita a Lanuvio, conservato in parte al British Museum e in parte a Lanuvio. Curatori della mostra sono Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo. Fino al 28 agosto 2023.

napoli_mann_mostra-picasso-e-l-antico_inaugurazione_locandina-invitoPICASSO E L’ANTICO – 43 i lavori di Picasso messi a confronto con le sculture Farnese e i dipinti da Pompei. Il progetto, curato da Clemente Marconi, si inserisce nel programma internazionale “Picasso Celebrazioni 1973 – 2023: 50 mostre ed eventi per celebrare Picasso” nel cinquantenario della morte. La mostra ha l’intento di illustrare la profonda influenza di uno dei più grandi musei di arte classica sull’opera di uno dei più importanti artisti moderni. Allestita nelle sale della Collezione Farnese, l’esposizione si divide in due parti: la prima relativa ai soggiorni a Napoli di Picasso – delineando come si presentava al tempo della visita dell’artista il Museo, allora non ancora solo “archeologico” – la seconda relativa al confronto tra le opere del Museo e i lavori di Pablo Picasso. In mostra sono presentate 37 delle 100 tavole che compongono la Suite Vollard, eccezionale prestito del British Museum di Londra. A queste si aggiungono i rilevanti prestiti del Musée national Picasso-Paris e del Museo Gagosian di New York. L’eco profonda del viaggio in Italia del 1917 sulla produzione artistica di Picasso è stata riconosciuta da tempo; il soggiorno a Napoli ha a sua volta una rilevanza particolare: il naturalismo di questa fase picassiana assume forme esplicitamente classicizzanti, ben riconoscibili nella maggior parte dei dipinti e disegni non cubisti degli anni dal 1917 al 1925 e nell’opera grafica degli anni ’30. Fino al 27 agosto 2023.

Napoli. Al primo Digital day al museo Archeologico nazionale presentati 26 progetti digitali: Videogames, Tour Virtuali, App, video istallazioni e ricostruzioni 3D, il lancio della pagina sketchfab.com. Ecco alcune importanti novità e anticipazioni

napoli_mann_digital-day_presentazione_locandinaVideogames, Tour Virtuali, App, video istallazioni e ricostruzioni 3D, il lancio della pagina sketchfab.com

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Logo del MANN VRm il Mann Virtual Visit del museo Archeologico nazionale di Napoli

che si aggiunge agli altri social del Mann: l’archeologia non è mai stata così contemporanea. Nel suo primo Digital day, lunedì 19 giugno 2023, dalle 10 alle 17.30, aperto ai visitatori e agli appassionati di tecnologia, il museo Archeologico nazionale di Napoli ha presentato 26 progetti digitali per la valorizzazione realizzati grazie ai fondi PON Cultura e Sviluppo, tra i quali alcune importanti novità ed anticipazioni. “Dal 2015”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “abbiamo correttamente impiegato tutti i fondi destinati al digitale, per la valorizzazione e per la catalogazione: 4 milioni e 700mila euro circa, di cui 800mila già spesi e due tranches di 2 milioni e 500mila e 1 milione e 500mila spesi al 60% e destinati a progetti tutti già contrattualizzati. Sicuramente l’emergenza coronavirus ha dato una accelerazione alla digitalizzazione anche nel settore dei Beni Culturali, ma non avremmo potuto conseguire certi risultati se non fossimo partiti ben prima con la programmazione, puntando subito su linguaggi vicini ai più giovani, dai videogiochi ai fumetti, coinvolgendo Università e ricercatori. Per raccontare a tutti questa nostra ‘rivoluzione digitale’ abbiamo scelto una formula campus, ovvero presentazioni in Auditorium, con la possibilità per il pubblico di incontrare gli esperti, e attività di svago e relax nel giardino della Vanella, con l’invito a connettersi per scoprire la nostra offerta digitale, giocare e visitare le sale del Museo”. E il prof. Ludovico Solima (università della Campania Luigi Vanvitelli), coordinatore delle linee guida della digitalizzazione nel Piano Strategico del museo Archeologico nazionale di Napoli: “Il Mann è uno dei pochi musei al mondo che ha introdotto il tema delle strategie digitali all’interno della propria programmazione pluriennale, con la presentazione del secondo piano strategico nel 2020. È importante sottolineare che tutti i progetti annunciati sono stati realizzati o sono in corso di completamento. Alcuni di questi sono particolarmente innovativi, perché si collocano sulla frontiera della tecnologia. Come già accaduto in passato il MANN di Paolo Giulierini è stato un apripista, anche sul tema del digitale, dimostrando coraggio e capacità di visione”.

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La piattaforma VRMANN, app del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ecco le novità assolute presentate in anteprima: VR MANN è la piattaforma di navigazione per la visita virtuale del museo da remoto, illustrata da Francesco Gabellone (Technè. Servizi per comunicazione museale). Nella visita virtuale funzionalità avanzate permettono la fruizione ad altissima risoluzione delle sale (12K), la visione stereoscopica, sistemi multilingua e un tour assistito da una guida reale remota (“live-guided tour”) per gruppi di visitatori che potranno connettersi contemporaneamente sul web. La piattaforma è disponibile come WebApp, sia on-line che off-line, è compatibile con qualsiasi device e sistema operativo ed è integrata con schede di approfondimento, filmati, supporto LIS e modelli 3D interattivi.

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (primo accosciato a sinistra), con il gruppo dell’app Greenbike (foto mann)

APP “GREENBIKE MANN EST-OVEST: dall’arte al mare”. Segue la vocazione verde del museo la nuova APP, che ha la funzione di accompagnare l’utente alla scoperta della città metropolitana e delle bellezze del suo territorio attraverso il cicloturismo. Un progetto sostenibile che mette insieme paesaggio, storia, arte, archeologia, antropologia, curato da Paolo Giulierini, Daniela Savy, Riccardo Motti, Marialucia Giacco, Francesca Scamardella, Luca Simeone, Ludovica Lanzuise (Procida). Tutti gli itinerari prendono il via dal Mann (che ha appena inaugurato l’area bike esterna con rastrelliere, ricariche per bici elettriche e una fontanella) e Bicycle house nella Galleria Principe (afferente alla rete ExtraMann, progettata dall’Università Federico II nel quadro di OBVIA per il Mann). NAPOLI OVEST / Teatro Bellini, CSI Gaiola Pausyllipon, Chiesa di San Gennaro Pozzuoli, Anfiteatro Flavio, Serapeum, Tempio di Apollo lago d’Averno, Terme di Baia, Casina Vanvitelliana, Lago Miseno, Piscina Mirabile, Castello Aragonese, Museo archeologico di Baia. A questo itinerario è collegato quello di Procida, che si può raggiungere via mare da Pozzuoli. NAPOLI PROCIDA / Marina grande, Palazzo Merlato, i limoneti, il faro, il cottimo, Torre Aragonese in contrada Pozzovecchio, spiaggia del postino, la Parula, isolotto di Vivara, belvedere Centane, la casa di Graziella, Marina di Corricella, piazza dei Martiri, Santa Margherita nuova, Palazzo d’Avalos, Abbazia di san Michele. NAPOLI EST / Circumvesuviana, San Giovanni a Teduccio Polo UNINA, Pietrarsa, MAAV Museo del vino, Portici Reggia MUSA e Orto Botanico, Villa Campolieto, Ercolano. MANN E IL MARE / Acquedotto del Serino, Necropoli ellenistica, Pietrasanta, Chiesa dell’arte della Seta, Chiesa di San Pietro Martire, Porto Immacolatella, sito archeologico piazza Municipio, metro dell’arte, Palazzo Reale, Molo San Vincenzo. L’applicazione è disponibile sia per iOS che Android. L’app comprende svariate funzionalità, in italiano e in inglese, tra le quali sezioni dedicate alla descrizione degli itinerari (divisi per singoli punti di interesse) con collegamento a immagini di opere d’arte del MANN; geolocalizzazione dell’utente e dei siti; possibilità di filtrare il tipo di percorso; indicazione dei livelli di difficoltà dell’itinerario; linea grafica Kids. Il progetto di comunicazione comprende anche un video. L’App, realizzata da SPICI con il contributo di Hack The Duck, è stata illustrata da Mariangela Contursi (Dg SPICI).

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Locandina di Manncraft: il museo Archeologico nazionale nell’universo di Minecraft (foto mann)

MANNCRAFT. Il museo Archeologico nazionale di Napoli è tra i primi musei al mondo ad approdare all’universo di Minecraft (il celebre video gioco “sandbox” prodotto da Mojang e distribuito da Microsoft, capace di coinvolgere oltre 140 milioni di utenti attivi al mese). Per “sandbox” si intende un tipo di videogame che mette numerosi strumenti a disposizione dei giocatori, senza imporre un particolare obiettivo da raggiungere, lasciando loro la possibilità di inventare e modificare il gioco. Minecraft offre quindi ai suoi utenti (target 8-20 anni) piena libertà di invenzione e creazione. Non sorprende che sia stato adottato come strumento educativo da migliaia di scuole nel mondo, utile per avvicinare gli studenti all’apprendimento di varie discipline. Col tempo Minecraft è diventato un vero e proprio ecosistema, aperto ad iniziative di costruttori di mappe e creatori di contenuti. Il Mann approda a Minecraft in grande stile grazie ad una riproduzione in scala 1 a 1 dell’edificio principale e delle sue sale. Al suo interno, trova collocazione una selezione delle più celebri opere del Museo, riprodotte con lo stile a cubetti tipico di Minecraft. Il giocatore può interagire con le opere, ricavando le informazioni principali sulla loro storia, oppure esplorare la mappa dialogando con personaggi che non giocano, in grado di fornire ulteriori informazioni e aneddoti. Il gioco è disponibile da oggi e a fine giugno avrà un sito dedicato.

Fuga dal Museo è il titolo, ancora provvisorio, del nuovo gioco per dispositivi vocali Echo, che sarà distribuito a settembre sullo store digitale di Amazon. Si tratterà, a tutti gli effetti, di un escape game che richiederà all’utente di completare un percorso, le cui tappe saranno caratterizzate da porte da aprire e meccanismi da attivare. Grazie all’utilizzo della voce, il giocatore entrerà “virtualmente” all’interno delle sale del museo Archeologico nazionale di Napoli e diventerà protagonista di una misteriosa avventura, che gli richiederà di risolvere una serie di enigmi e di conoscere celebri personaggi storici legati alla storia del Museo. Interagendo con i dispositivi vocali Amazon Echo sarà possibile, molto facilmente, anche compiere azioni apparentemente complesse, come muoversi tra le sale, osservare oggetti posti in alto o in basso, aprire porte, azionare meccanismi, raccogliere indizi e tanto altro ancora. Fuga al Museo offrirà un’esperienza immersiva, in cui la curata componente sonora ricreerà un’atmosfera ricca di fascino e di mistero. Il progetto è presentato da Fabio Viola (Mobile idea srl).

Plastico di Pompei: Pompei e il MANN, la nuova video installazione. Opera del videoartista Pietro Galifi della Bagliva, prodotta da IMAGO MUSE, sarà collocata nella sala del Plastico di Fiorelli (attualmente in fase di montaggio). Sei monitor di differenti dimensioni illustreranno in loop la corrispondenza tra il plastico ricostruttivo e la città antica di Pompei. Un’intricata rete di relazioni che si arricchisce degli oggetti rinvenuti e conservati nelle collezioni del Museo.

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Rielaborazione 3D del Toro Farnese conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ecco gli altri progetti presentati nel corso della giornata, divisi per tematiche. ARCHEOLOGIA IN 3D: Digitalizzazione, modellazione e ricostruzione 3D di reperti della sezione Egizia del MANN, presentato da Davide Maria Calandra (DMC S.R.L.). Digitalizzazione e realizzazione con tecnologia 3D in metallo e polimeri del Toro Farnese, presentato da Alessandro Manzo. Il risultato è, per la prima volta, una riproduzione assolutamente fedele dell’opera, che potrà essere osservata da prospettive diverse e, toccata senza rischi per l’originale.

napoli_mann_mannapp_locandinaLE APP. MANNapp, presentata da Gianluigi De Lucia di Artware, da due mesi è la app gratuita riservata ai visitatori del museo. “ArtWareCaronte” è scaricabile gratuitamente inquadrando un QR Code o attraverso app-store. I contenuti audiovisivi, anche inediti, sono nel segno dell’inclusività. Tra le novità anche la possibilità per i visitatori di interagire commentando in tempo reale. Ulteriore elemento di innovazione è rappresentato da Archimede, la Web App dedicata alla visualizzazione dei dati sui visitatori mediante modelli di Data Science e Machine Learning. APP extraMANN: l’app di mappatura collaborativa che promuove il protagonismo attivo delle persone nel racconto dei siti extraMANN e del patrimonio culturale della città di Napoli, illustrata da Ilaria Vitellio di Cityopensource coinvolge gli oltre 40 siti della rete Obvia-ExtraMANN.  

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, gioca col videogioco “Father and son 2” (foto mario laporta / Kontrolab)

GAMING. Father and son 2 – Sequel di Father & Son, il primo videogame prodotto da un museo archeologico, è stato illustrato da Fabio Viola (Associazione culturale TUO Museo). Se nel primo episodio, l’utente era proiettato dall’Antico Egitto alla Napoli borbonica del Settecento, passando attraverso l’eruzione del Vesuvio vista da Pompei nel 79 d.C., nel secondo si può incontrare Cleopatra e Marco Antonio, in navigazione attraverso il Mediterraneo nel I secolo a.C. Arrivando in epoche più recenti, ci ritroviamo nel 1844 in compagnia di Charles Dickens durante la sua visita agli scavi di Ercolano e poi catapultati nella Napoli della Seconda guerra mondiale. Il videogame è stato recentemente segnalato con menzione speciale al Premio Gianluca Spina. Supervisore del progetto è il Prof. Ludovico Solima (Università della Campania L.Vanvitelli). “Project Ulisse – Le donne dell’Odissea come non sono mai state raccontate” è il titolo del videogioco i cui contenuti sono stati anticipati da Matilde Finarelli e Siro Toracchio di 20tab. Al centro della narrazione la storia di Ulisse e delle figure femminili che incontra nel suo percorso, cambiandolo per sempre. Un’avventura interattiva che farà riflettere sul ruolo della donna, in un contesto tanto antico quanto eccezionalmente attuale.

ACCESSIBILITÀ. I Capolavori del MANN – Raccontati dal Responsabile scientifico, prof. Alessandra Pagliano (università Federico II di Napoli, dipartimento di Architettura), sono circa 35 video dedicati alle principali collezioni del MANN. Attraverso la combinazione di grafica, animazione, suoni e racconto, forniscono accattivanti spiegazioni per varie tipologie di fruitori, articolate in quattro percorsi narrativi: SuperMANN, GigaMANN, UltraMANN e VirtualMANN. I contenuti sono stati elaborati tenendo conto delle necessità del pubblico con disturbo dello spettro autistico. GENS – Intrighi di famiglia è il nuovo format narrativo illustrato dalla prof. Alessandra Cirafici – (DADI Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli), fruibile nella App del Mann. La cifra innovativa della proposta è rappresentata sia dal linguaggio che dal ritmo narrativo adottato, assai prossimi alle strategie delle webseries.  

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Ricostruzione digitale della Quadriga di Ercolano nella sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

PRODOTTI DIGITALI PER ALLESTIMENTI PERMANENTI E MOSTRE. Campania Romana – Studio e video-ricostruzione della Quadriga di Ercolano. La proposta ricostruttiva digitale si fonda sull’integrazione di tutte le informazioni offerte dalla documentazione iconografica antica, dalle fonti storiche e d’archivio e dalle evidenze archeologiche. La sua verifica attraverso le tecniche del restauro digitale ha permesso di riconsegnare agli studiosi e al pubblico un monumento ancora lacunoso, ma ora sicuramente molto più leggibile e fruibile nei suoi aspetti tecnici, artistici, figurativi, storici. Sono intervenuti Stefania Pafumi (CNR-Istituto di Studi sul Mediterraneo, Napoli), Francesco Gabellone (CNR-Istituto Nanotec, Lecce), Fabiana Cerasa (Dottorato in Scienze per il Patrimonio e la Produzione Culturale, Università di Catania). Video ricostruttivo della decorazione pittorica dell’Anfiteatro di Pompei, realizzato per la mostra “Gladiatori” da Paolo Saracini – Altair Multimedia srl. “Progettazione, allestimento digitale e multimediale del Plastico del MANN” è il progetto illustrato da Mario Grimaldi.

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L’ipogeo dei Cristallini, com’è e com’era, nella sezione Napoli greco-romana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Sezione Napoli greco-romana – Ipogeo dei Cristallini. Presentazione del rilievo architettonico con tecnologia laser-scanner dell’Ipogeo dei Cristallini di Federico Capriuoli (ACAS 3D) e illustrazione dello Studio ricostruttivo e VR Virtual reality App dell’Ipogeo dei Cristallini, con interventi di Raffaella Bosso (Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli), Carlo Rescigno (università della Campania L. Vanvitelli – Scuola Superiore Meridionale), Francesco Gabellone. Lo studio ricostruttivo si inquadra nella più ampia finalità della conoscenza, valorizzazione e fruizione dei contesti delle necropoli magnogreca di Neapolis. L’obiettivo è quello di proporre forme di rappresentazione e metodi di comunicazione innovativi, che possano rivolgersi al grande pubblico, ma all’interno di un percorso rigoroso di ricerca. Il MANN dedicherà prossimamente un approfondimento sull’ipogeo dei Cristallini.

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BAIAExperience al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Sezione Mediterraneo antico – BAIAExperience. Viaggio virtuale nelle Terme sommerse di Baia. Con la tecnica della “fotografia VR” (Realtà Virtuale), è stato realizzato un video VR a 360° a partire da singole istantanee in qualità 4K collocate in punti selezionati lungo l’itinerario. La visita, della durata di circa venti minuti, si completa con un’audio descrizione in italiano e in inglese. Intervento di Nicolai Lombardo (associazione BAIAExperience).

La giornata si è chiusa con la proiezione dei video realizzati per importanti mostre, partendo da “Lucy. Sogno di un’evoluzione” e “Moebius. Alla ricerca del tempo,” realizzate in collaborazione con Comicon. Per la mostra Gladiatori sono stati illustrati il Totem Interattivo Multi-touch per la fruizione di modelli 3D (Davide Maria Calandra – DMC srl) e i Video ricostruttivi realizzati dal regista Aldo Zappalà (The Village doc&films), infine il progetto Slidedoor (Paolo Maria Chiarolanza – Intraluoghi) che ha messo in comunicazione l’atrio del MANN con il Colosseo. Contributo finale, le immagini del film “Agalma” di Doriana Monaco (voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Giufuni) che ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia – Giornate degli Autori nel 2020 ed è ambasciatore nel mondo della ‘vita segreta del museo’: intervento della produttrice Antonella di Nocera – Parallelo 41.

Vetulonia. Annunciata una doppia inaugurazione (a giugno e luglio) per la mostra “Corpo a corpo” con alcuni capolavori dal Mann: nella seconda arriva uno dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano

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Il gruppo bronzeo dei Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano, tra le opere più famose conservate al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

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Paolo Giulierini, direttore del Mann, e Simona Rafanelli, direttore del Muvet, a TourismA 2023 alla presentazione della mostra “Corpo a corpo” (foto graziano tavan)

L’invito per venire al museo di Vetulonia è ancora valido. Ma ieri, 4 giugno 2023, diversamente da quanto annunciato ufficialmente a TourismA 2023, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia non si è aperta la mostra “Corpo a corpo” con “pezzi forti” dal museo Archeologico nazionale di Napoli dedicata allo sport, l’agonismo, il rispetto dell’avversario nel mondo antico in un dialogo con il contemporaneo (vedi Vetulonia. Al museo Archeologico la nuova mostra-evento sarà “Corpo a corpo” con capolavori dal Mann dedicata allo sport, all’agonismo, al rispetto dell’avversario. Le anticipazioni di Rafanelli e Giulierini a TurismA 2023 | archeologiavocidalpassato). Ma è solo questione di giorni, come assicura la direttrice Simona Rafanelli, con due inaugurazioni: “La prima giovedì 15 giugno 2023, alle 18. La seconda, probabilmente sempre alle 18, ma l’orario è ancora da definire, un mese dopo, mercoledì 19 luglio, con un nuovo capolavoro dal museo Archeologico nazionale di Napoli”. E che capolavoro, come conferma lo stesso direttore del Mann, Paolo Giulierini: “A Vetulonia porterò uno dei due Corridori dalla villa dei Papiri di Ercolano”.

Napoli. Il ministro Sangiuliano: “Il museo Archeologico nazionale sarà museo di prima fascia, ed epicentro di un progetto culturale che dalla Galleria Principe arriva fino all’Albergo dei Poveri in via Foria”

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Mann Paolo Giulierini nella sala del Toro farnese (foto mann)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà museo di prima fascia, come lo sono la Galleria Borghese, la Galleria degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta. E il parco archeologico del Colosseo, il Museo nazionale Romano e l’area archeologica di Roma e il parco archeologico di Pompei. E sarà un “Grande Mann” che si allarga nella città di Napoli con la “gestione- promozione” della galleria Umberto e nuovi spazi espositivi permanenti nell’Albergo dei Poveri in via Foria. Progetti ambiziosi annunciati dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, alla presentazione della grande mostra “Alessandro e l’Oriente” aperta al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28 agosto 2023.

“Il Mann è diventato un grande museo”, esordisce il ministro Sangiuliano, “anche grazie all’opera del direttore Paolo Giulierini a cui va sempre il mio plauso, senza dimenticare il lavoro di regia del direttore generale Luigi La Rocca, una persona che mi insegna molto e che ho assunto come docente su queste questioni. Il Mann diventerà – adesso ci stiamo lavorando – museo di prima fascia. Io mi domando come mai qualcuno non ci avesse pensato prima. Ma è un museo di prima fascia perché la storia della rappresentazione di quello che è qui dentro ne fa un museo di prima fascia. Questo è uno dei più importanti musei archeologici al mondo se non addirittura forse il più importante al mondo. Mi meraviglio che qualcuno non ci avesse pensato.

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L’allestimento della mostra “Fuga dal museo” di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla nella galleria Principe di Napoli (foto Mann)

“E deve essere anche un luogo epicentro”, spiega il ministro. “In che senso? In queste sere ho ripreso un libro, una lettura che mi ha segnalato una delle consigliere più importanti che ho al ministero, Emma Giammattei (critica letteraria italiana, professore emerito di Letteratura italiana presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli e docente di Storia della critica presso l’Istituto italiano per gli studi storici fondato da Benedetto Croce, ndr), che voi tutti conoscete, una grande studiosa. E lei mi ha detto: rileggiti le pagine di Anna Maria Ortese sul libro L’Infanta sepolta, dove racconta la Grande Via. Qual è la Grande Via? È via Foria, perché tra la fine del XIX secolo e gli inizia del Novecento questa era una delle vie più importanti della città di Napoli. E allora io concepisco l’espansione del Mann innanzitutto pensando il fatto che il Mann possa prendere la cura e il rilancio della Galleria Principe, che è qui di fronte, una bellissima galleria che è oggettivamente in condizioni di degrado oggi, ma che invece può diventare un luogo di incontro, di cultura per i napoletani e per i tanti turisti che vengono nella nostra città.

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Prospetto dell’Albergo dei Poveri, a Napoli, opera dell’architetto Ferdinando Fuga alla metà del Settecento (foto wikipedia)

“E poi come sapete stiamo lavorando al grande progetto dell’Albergo dei Poveri. E ringrazio la presenza del magnifico rettore della Federico II che con entusiasmo ha abbracciato questo progetto. Perché noi adesso abbiano 148 milioni di euro sull’Albergo dei Poveri: quindi già una somma consistente. Secondo me ce ne vogliono 300 come la grande biblioteca di Francia, però possiamo cominciare a fare. E lì noi immaginiamo di dare uno spazio importante al Mann. Lo abbiamo anche un po’ quantificato. Per esporre quelle collezioni che gli esperti – loro non io – riterranno dovranno essere esposte e trovare un posizionamento stabile. Pensiamo di portare l’università di Napoli Federico II con le sue eccellenze in questo ambito di studi, come l’archeologia, il restauro, che appartengono al DNA degli studi della Federico II. E poi – conclude Sangiuliano – portando lì spazi per i giovani, sale di lettura, biblioteche partecipate, sale multimediali, affinché poi ci sia questa condivisione anche umana dello spazio culturale. E questo appunto guardando la prospettiva della Grande Via con in mezzo poi l’Orto Botanico che è un’altra eccellenza alla quale noi dobbiamo guardare”.