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Dagli Etruschi ai Gladiatori: il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli ha aperto e chiuderà idealmente la XXVI edizione degli Incontri di archeologia. Le grandi mostre, le nuove collezioni del Museo che cambia, il dialogo con il territorio, le tendenze più aggiornate degli studi di settore

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Paolo Giulierini, direttore del Mann, apre gli “Incontri di archeologia” 2020-2021 (foto Giuseppe Di Leva / Mann)


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Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli che organizza gli “Incontri di archeologia” (foto Mann)

Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli che organizza gli “Incontri di archeologia” (foto Mann)“Insieme, oggi come ieri, uniti e pronti a volare grazie alla cultura”: è uno dei tanti messaggi emersi dalla conferenza del direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, che il 15 ottobre 2020 ha inaugurato nel nuovo auditorium del museo la XXVI edizione degli Incontri di Archeologia (sempre alle 16, in auditorium) parlando di “Previsioni bestiali: leggere il futuro dal volo degli uccelli nel mondo etrusco”; e sarà sempre il direttore, nel cuore della primavera del prossimo anno, che illustrando il tema “I giochi gladiatori e il mondo etrusco” (15 aprile 2021), rintraccerà il fil rouge tra i due grandi eventi culturali della stagione 2020/2021 del MANN: la mostra sugli Etruschi e quella su Gladiatori. “Il Mann riparte con gli Incontri del giovedì, cosciente dell’importanza di valorizzare la ricerca scientifica e di comunicare in forma corretta le grandi novità dell’archeologia mondiale”, commenta Giulierini. “La storica rassegna, a cura dei Servizi Educativi (responsabile: Lucia Emilio), crea diverse finestre di approfondimento per provare a “guardare da vicino” l’arte antica”. Tutti gli eventi, gratuiti, sono organizzati in sicurezza e nel rispetto delle vigenti disposizioni anti-Covid: obbligatoria la prenotazione telefonica presso la Segreteria dei Servizi Educativi del Museo (tel. 0814422328/329, dal lunedì al venerdì, ore 9-15).

Pubblico distanziato agli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
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Le famose sculture dei Corridori, provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, conservate al Mann (foto Luigi Spina)

Le grandi mostre, le nuove collezioni del Museo che cambia, il dialogo con il territorio, le tendenze più aggiornate degli studi di settore: sono tanti i temi  approfonditi nella ventiseiesima edizione degli Incontri di Archeologia che racconteranno al pubblico l’unità nella diversità dei capolavori del passato. Antonio De Simone effettuerà un bilancio delle conoscenze sulla Villa dei Papiri (29 ottobre 2020), Antonio Scognamiglio mostrerà tecniche e saperi per ridare luce alla bellezza grazie al restauro (12 novembre 2020), Maria Morisco descriverà  il lungo lavoro di riordino dei depositi museali (21 gennaio 2021), Grete Stefani si soffermerà sulle storie quotidiane dischiuse dalle antiche suppellettili (25 marzo 2021).

Il castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto Pafleg)

Una visione olistica dell’arte antica per travalicare i confini delle città vesuviane, rappresentando le tante anime della Campania felix:  Cuma, dalle origini al presente, nell’analisi di Matteo D’Acunto (26 novembre 2020); il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, tra ricerca ed innovazione, nella strategia del direttore Fabio Pagano (14 gennaio 2021); Nola, che riecheggia il Ginnasio di Atene, nella lezione di Mario Cesarano (4 marzo 2021). 

Il gruppo dei Tirannicidi nella collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Anche per l’offerta culturale 2020/2021, gli Incontri di Archeologia prevedono alcuni eventi legati ad una parola chiave: per quest’edizione, il collezionismo, declinato secondo diverse accezioni.  Naturalmente, non potrà mancare il racconto del “Museo di Napoli. Collezione di Collezioni (1780-1980)” (l’incontro, previsto il 22 aprile 2021, sarà a cura di Andrea Milanese e dell’Ufficio Museografia del MANN); da non perdere anche la conferenza di Paola D’Alconzo sui soggetti pompeiani nel collezionismo del XVIII secolo (4 febbraio 2021), l’analisi di Federico Rausa su “I Farnese e l’antico” (18 febbraio 2021), l’excursus di Marco Nocca sui preziosi reperti della Collezione Borgia (11 marzo 2021).

Il direttore del Mann Paolo Giulierini con Maria Lucia Giacco, curatrice della collezione Magna Grecia (foto Graziano Tavan)

Non solo lectiones, ma anche occasioni per riflettere sul dialogo tra le arti: sarà inserita nell’ArcheoCineMann la proiezione di “Stonehenge” di N. Gilliam Smith​ (3 dicembre 2020), mentre “Il Vaso del caos” di Giovanni Greco (17 dicembre 2020) sarà un istrionico omaggio a Pirandello e Camilleri. Uno sguardo alle nuove collezioni per concludere la rassegna in maggio, svelando al pubblico anche alcuni reperti che saranno oggetto di riallestimento: giovedì 6, Carmela Capaldi si occuperà di statuaria campana, mentre il 13 sarà la volta di Maria Lucia Giacco con il focus sulle collezioni pompeiane. 

Al museo Archeologico nazionale di Napoli quattro giorni con la rassegna cinematografica “L’Altro Giappone – Il privato e la Storia”, uno spaccato inedito sulla vita e sulla società nipponiche

La locandina della rassegna cinematografica “L’altro Giappone. Il privato e la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli
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Il nuovo auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Conoscere il Giappone più autentico al museo Archeologico nazionale di Napoli. È un’occasione unica quella proposta “L’Altro Giappone. Il privato e la Storia”, la rassegna cinematografica organizzata dall’associazione  L’Altro Giappone in rete con il museo Archeologico nazionale di Napoli, primo evento di questo genere ospitato nel nuovo Auditorium del Mann, al quale sarà possibile accedere previa prenotazione e nel rispetto delle regole anti-COVID. Tra film, dibattiti ed incontri con gli esperti, la kermesse offre uno spaccato inedito sulla vita e sulla società nipponiche; grazie alla proiezione di rari ed imperdibili documentari, è possibile scoprire che la cultura orientale non è tanto lontana da noi. La manifestazione, che segue l’edizione numero zero tenutasi la scorsa primavera presso la sede de Lalineascritta, si articola su 4 date: sabato 17 e domenica 18, giovedì 22 e venerdì 23 ottobre 2020. Tutti gli eventi sono gratuiti. Gli ingressi sono contingentati, fino ad esaurimento dei posti disponibili, e avvengono solo dopo verifica della prenotazione. Si raccomanda di recarsi al Mann con congruo anticipo in quanto ogni evento rispetterà l’orario programmato. All’ingresso del museo, una telecamera termica consentirà la rilevazione della temperatura corporea, indicando come soglia limite per l’ingresso i 37.5°C; all’interno dell’auditorium sarà indispensabile indossare dispositivi di protezione individuale; vi sono pannelli informativi e indicatori per il distanziamento; in alcuni punti degli ambienti saranno disponibili dispenser con gel disinfettante. Prima dell’accesso alla sala sarà necessario verificare la prenotazione e le generalità. Le prenotazioni sono esclusivamente online sul sito http://laltrogiappone.it/. Contatti: laltrogiappone@gmail.com. Cell.: 3395422966.

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Il direttore Giulierini al dispenser con gel disinfettante (foto Mann)

Non casuale la scelta del museo Archeologico nazionale di Napoli come scenario della kermesse: “Napoli è legata da cinquanta anni alla gemella Kagoshima, una città giapponese che ha un affaccio sul mare e un vulcano”, spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Di fatto i legami con l’Oriente sono testimoniati sia dalle tante ceramiche e saloni decorati -alla giapponese- frutto di suggestioni derivate da colti viaggi ottocenteschi, in un’epoca in cui era forte il gusto per l’esotico, presenti nei principali musei, come Capodimonte, sia dalle piante giapponesi fiorite negli storici orti botanici, sia dalle straordinarie collezioni di armi e armature dei Samurai conservate al museo Filangieri. La presenza, di più, in città, dell’università l’Orientale, garantisce un soggetto scientifico di particolare rango che possa avviare rapporti di alto profilo. In questo contesto si è mosso il Mann, forte di un patrimonio archeologico pompeiano che deve la propria grandezza alle eccezionali condizioni di conservazione derivate dalla celebre e devastante eruzione del 79 d.C., che, da molti anni, ha una stabile attività internazionale di mostre anche con il Giappone. Il processo di avvicinamento al Giappone – conclude – inizia con l’organizzazione di una settimana di cultura giapponese nel mese di ottobre al Mann, in collaborazione con l’Associazione L’Altro Giappone: tante sorprese culturali attenderanno i nostri visitatori, perché il viaggio verso Oriente è appena iniziato”.

Frame del film “i-Documentary of the Journalist” che apre al Mann la rassegna “L’altro Giappone” (foto Mann)
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Frane del film “Still the Water” di Naomi Kawase

Quattro giorni di cinema e incontri (17 e 18, 22 e 23 ottobre 2020) La giornata di apertura del 17 ottobre, dedicata al sistema dell’informazione giapponese e realizzata in collaborazione con il Far East Film Festival, vedrà alle 16 la proiezione del documentario “i-Documentary of the Journalist” (Giappone, 2019) con le testimonianze di Pio D’Emilia, premiato corrispondente di lungo corso da Tokyo, oggi per SkyTG24, e presente nel documentario; Marta Stefanile, avvocata ed esperta di diritti civili; Antonio Moscatello, nipponista e giornalista dell’agenzia di stampa askanews. La mattina seguente, 18 ottobre, alle 11 ci si immergerà nell’agricoltura biologica nipponica, con il documentario “Bio” di Lorenzo Fodarella (Italia, 2019), nell’ambito della sezione ‘Terre d’incontro’ in cui si parlerà anche del gemellaggio tra Napoli e Kagoshima. Nel pomeriggio, alle 16, un evento eccezionale dedicato alla figura del grande fotoreporter Eugene Smith, con la proiezione di due documentari – “Eugene Smith, 678 Days in the Pacific” (Giappone, 2019) e “Photography is a Small Voice: Eugene Smith and Minamata” (Giappone, 2019), disponibili grazie alla collaborazione con NHK World, e incentrati sulle sue attività in Giappone. A commentarlo vi saranno il corrispondente in Italia del giornale giapponese Asahi shimbun, Shinichi Kawarada, e il fotoreporter Paolo Patrizi, vincitore del World Press Photo e del Sony World Photography Award. Le proiezioni sono state autorizzate da Aileen Mioko Smith, vedova dell’autore, espressamente per questa manifestazione. Il 22 ottobre alle 16 sarà la volta del documentario “Nobody To Watch Over Me” di Ryoichi Kimizuka (Giappone, 2009), in collaborazione con l’Istituto giapponese di cultura, dedicato alle contraddizioni del giornalismo e del mondo dei social media. Seguirà un approfondimento sulla cinematografia della regista Naomi Kawase, con la proiezione del film “Still the Water” (Giappone, 2014) introdotto da un talk che avrà come protagonisti Chiara Ghidini dell’università L’Orientale di Napoli e lo scrittore Amleto De Silva. La giornata finale del 23 ottobre inizierà alle 16 con il saluto del direttore del Museo, Paolo Giulierini, cui seguirà la presentazione del libro “Forse non tutti sanno che in Giappone” di Antonio Moscatello. La rassegna si concluderà con la speciale proiezione del documentario sulla figura del grande scrittore Ryūnosuke Akutagawa “A stranger in Shanghai” di Taku Kato (Giappone, 2019), prima visione assoluta in Italia grazie alla collaborazione con NHK World. A precederlo un dibattito con Giorgio Amitrano (università L’Orientale di Napoli), Paolo Villani (università di Catania) e Luca Milasi (università La Sapienza di Roma), e con Antonella Cilento (autrice e direttrice de Lalineascritta).

Giornate europee del Patrimonio: al museo Archeologico nazionale di Napoli entrata a 1 euro, concerto del Festival Barocco Napoletano, laboratorio didattico “Scriba per un giorno”

Affresco con Giove ed Europa conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

È un hashtag quasi socratico, che riveste un indubbio fascino per le istituzioni culturali e per il pubblico: in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (#Gep2020), #imparareperlavita sarà il filo conduttore social (e non solo) per un fine settimana da trascorrere all’insegna dell’arte. Sabato 26 e domenica 27 settembre 2020, anche il museo Archeologico nazionale di Napoli parteciperà alla manifestazione internazionale promossa dalla Commissione Europea e valorizzata dal Mibact: prevista, come da tradizione ormai consolidata, l’apertura serale del sabato (dalle 20 alle 23; l’ultima emissione di ticket sarà alle 22), con la possibilità di visitare collezioni permanenti ed esposizioni al prezzo simbolico di 1 euro, salvo le gratuità di legge. “L’Europa è per noi la cornice istituzionale di riferimento all’interno della quale ci muoviamo, sia rispetto ai valori mutuati dalla classicità, come la democrazia, sia rispetto ai finanziamenti che ci giungono, tramite Mibact o Regione, da Bruxelles. Celebrare l’Europa, di cui il Mann possiede la più bella rappresentazione su affresco, e il suo patrimonio, è un atto di grande valore”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio saranno fruibili le collezioni permanenti del Museo (eccezion fatta per gli ambienti chiusi a causa dell’Emergenza Covid) e la mostra “Gli Etruschi e il MANN”.

Laboratori didattici al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

In calendario, due appuntamenti che seguiranno il fil rouge di #imparareperlavita: naturalmente, vi sarà un laboratorio didattico per bambini, che impareranno ad essere “Scriba per un giorno”; l’evento, in programma domenica 27 settembre 2020, alle 11, sarà articolato nella visita guidata alla Sezione Egizia, cui seguirà un momento di esercizio pratico alla scoperta della scrittura geroglifica. Il percorso, realizzato da Coopculture in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo, sarà organizzato secondo le disposizioni anti-Covid e sarà necessario inoltrare adesione obbligatoria all’indirizzo mail prenotazioni@coopculture.it (per informazioni, possibile contattare, sino a venerdì, ore 9-12, anche i Servizi Educativi del Museo al numero 0814422328).

Concerto del Festival Barocco Napoletano al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Eppure il tema delle Giornate Europee del Patrimonio sottintenderà anche una dimensione più generale di propensione all’apprendimento: per sottolineare l’importanza della curiosità e dell’attitudine sempre incline a cogliere le simmetrie tra arti diverse, sabato sera (allee 20.30, sala del Toro Farnese) sarà proposto un concerto della rassegna “Festival Barocco Napoletano”. L’Ensemble Barocco Accademia Reale (soprano: Erin Wakerman; direttore e violino barocco di concerto: Giovanni Borrelli) eseguirà musiche di Pergolesi, Haendel, Bach, Mascitti e Purcell, all’ombra del gruppo scultoreo più imponente pervenutoci dall’antichità (anche per questo evento, prenotazione obbligatoria sino ad esaurimento posti, scrivendo a info.fbn@libero.it).

Napoli. Al Mann torna la grande tradizione della fiaba con la presentazione del libro “Il cane di fuoco” di Massimo Andrei

La locandina della presentazione del libro “Il cane di fuoco” di Massimo Andrei al Mann

L’attore Massimo Andrei (foto Mann)

Un ritorno, che è sempre scoperta: giovedì 17 settembre 2020, alle 17, nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli, Massimo Andrei presenta il suo libro “Il cane di fuoco” (Colonnese Editore). Dopo aver proposto, al Museo, il ciclo di incontri “Diversi amori”, il pluripremiato attore e noto voto della web-serie “Snack, uno spuntino di riflessione” sceglie l’Archeologico come tappa del suo tour letterario: chiave di volta della silloge dei racconti è l’ispirazione sempre colta, alla ricerca delle suggestioni provenienti dalla tradizione napoletana. La presentazione de “Il cane di fuoco” sarà introdotta dal direttore del Mann, Paolo Giulierini; al dibattito prenderanno parte Andrea di Maria (noto interprete della webserie “Casa Surace”), Gianni Montesarchio (docente all’università “La Sapienza” di Roma) e Rosaria Rizzo (Colonnese Editore). Letture a cura di Massimo Andrei ed Andrea di Maria, con musiche di Eduarda Iscaro. Per info e prenotazioni contattare il numero 081459858 o scrivere un’e-mail ad info@colonnese.it. Tante le possibilità di lettura del libro: i racconti de “Il cane di fuoco” rievocano mondi fantastici, in cui le rose parlano, i carciofi protestano, le cozze si confessano come antiche “malefemmine”. Nel solco della grande eredità narrativa di Giambattista Basile, Massimo Andrei traccia un itinerario simbolico in cui emergono luoghi insoliti e personaggi bizzarri: si spazia, così, dalla cornice fiabesca all’apologo che fa riflettere, strizzando l’occhio al folclore della Napoli di “cuntìsti” e “parlettère”. Andrei ama definire la sua scrittura come “bio”, perché diviene quasi un percorso teatrale, in cui autore e lettore dialogano anche tramite le pagine del volume.

Napoli. Dal 12 settembre parte ogni 15’ la nuova linea Anm 3M che collega i tre importanti musei e siti culturali cittadini: Museo e Real Bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli e Catacombe di San Gennaro. Soddisfatti Bellenger, Giulierini e padre Loffredo

Il nuovo bus della linea 3M che a Napoli collega il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e le Catacombe San Gennaro (foto dal sito http://www.ilriformista.it)

3M come i tre musei che collega: Capodimonte, Mann e Catacombe. È la nuova linea urbana di Napoli che collega, in meno di 15 minuti, tre importanti musei e siti culturali cittadini: il museo Archeologico nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e le Catacombe San Gennaro. La linea 3M sarà operativa tutti i giorni, dal 12 settembre 2020, tra le 7 e le 20 circa (ultima partenza dal Museo e Real Bosco di Capodimonte-Porta Miano alle 20.05)  con un minibus di recentissima acquisizione. Il percorso circolare prevede fermate a corso Amedeo di Savoia, via Santa Teresa degli Scalzi, via Pessina, via Conte di Ruvo, via Costantinopoli, piazza Museo e ritorno verso Capodimonte. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte avrà due fermate: Porta Miano (capolinea) e Porta Piccola, con un’ulteriore fermata intermedia su via Miano. “L’iniziativa di ANM”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann, “consolida ancora di più il virtuoso rapporto tra Catacombe, Capodimonte e Mann, nell’ottica della valorizzazione del concetto di profonda interrelazione tra rete culturale e infrastrutture: Napoli sta trovando applicazioni pratiche virtuose in tal senso a prescindere dal fatto che il soggetto gestore sia Stato, ente locale o privato”.​ E Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte che da anni si batte per un’intensificazione del trasporto pubblico locale a beneficio dei visitatori della Reggia e della sua importante collezione, ma anche per i tantissimi fruitori del Real Bosco, ancora più numerosi in questo periodo post Covid: “Finalmente con questo servizio si capirà che la leggendaria lontananza di Capodimonte è solo una mancanza di collegamenti. Capodimonte non è più lontano dal Centro di Napoli che il Louvre del 14°, 16° o 20° arrondissement di Parigi, non è più lontano della National Gallery per i londinesi che vivono a Holland Park, a Notting Hill o Camden town. Semplicemente a Londra e Parigi ci sono gli autobus e la metropolitana. Ringrazio perciò ANM e Comune di Napoli per questo collegamento che unisce i musei, la cultura e quindi rafforza la civiltà della Città”. Pienamente soddisfatto anche padre Loffredo, direttore delle Catacombe di Napoli: “Siamo felici della notizia, il trasporto pubblico urbano è parte dell’esperienza del visitatore che sceglie la nostra città e i luoghi della nostra cultura. È un dovere accogliere al meglio i nostri visitatori e metterli in condizione di raggiungere facilmente la collina di Capodimonte. Questo permette anche una migliore collaborazioni tra le nostre istituzioni culturali”.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la conversazione di Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Da Cortona a Napoli, l’esperienza di un giovane direttore che ha cambiato l’approccio al più grande museo archeologico d’Italia e la sua connessione con la città e il mondo

Tutto esaurito nelle piazze di Aquileia per l’edizione 11 dell’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

Paolo Giulierini, direttore del Mann, intervistato da Piero Pruneti all’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

È stata la conversazione del 29 luglio 2020, seconda giornata dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonista Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli,  intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A poco più di un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

Paolo Giulierini racconta la sua esperienza a Napoli, direttore del più importante museo archeologico d’Italia e tra i più importanti al mondo, lui cortonese, etruscologo, partito dall’esperienza di direttore del museo dell’Accademia etrusca di Cortona, una realtà decisamente più piccola ma aperta al mondo e alle collaborazioni con le più grandi e prestigiose istituzioni mondiali, dall’Ermitage di San Pietroburgo al Louvre di Parigi al British museum di Londra. Proprio questa “apertura” e questa esperienza sono stati fondamentali nella nuova avventura napoletana portando in breve tempo il museo Archeologico nazionale di Napoli a essere protagonista attivo sulla scena culturale di Napoli, della Campania, dell’Italia e del mondo. L’incontro aquileiese è stata l’occasione per parlare degli etruschi in generale e degli etruschi del Sud in particolare, una presenza poco nota ma estremamente importante per capire i rapporti delle popolazioni italiche prima di Roma. E ovviamente non si poteva non parlare della grande mostra “Etruschi al Mann”, che si può visitare fino al maggio 2021) risultato di anni di ricerca nei depositi del museo dove sono stati trovati migliaia di reperti etruschi provenienti dalla Campania, frutto di scavi ottocenteschi e novecenteschi, e di acquisizioni del museo. Dalla tradizione all’innovazione nella comunicazione e nell’approccio al museo. Ecco dunque il video game prodotto dal Mann “Father and son”, scaricato già da 5 milioni di utenti nel mondo, che offre un modo diverso per conoscere un grande museo. E poi il cinema, con la produzione di un film, “Agalma”, in anteprima alla mostra del cinema Venezia 77, che non è un documentario storico, ma una finestra sulla vita quotidiana di un museo, con i dietro le quinte e il pubblico. Perché, come conclude Giulierini, un museo “deve tornare a regalare emozioni”.

Il film documentario di Doriana Monaco “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, in anteprima nella sala “Notti Veneziane – L’Isola degli Autori” alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

“Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli,  film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, selezionato alla 17.ma edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, sarà proiettato in anteprima assoluta mercoledì 9 settembre 2020 alle 21.30 nella sala “Notti Veneziane – L’Isola degli Autori” (via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia). Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è  frutto  di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno dei più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  “Agalma” è anche un omaggio al classico  “Viaggio in Italia” di  Roberto Rossellini, oggi più che mai significativo: al centro del racconto c’è  il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Tutto fa emergere il Mann come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019.

Sinossi. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale. Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno.

Doriano Monaco regista del film documentario “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

Sul set del film documentario “Agalma” sul Mann di Doriana Monaco (foto di Angelo Antolino)

Restauratori sul set del film documentario “Agalma” di Doriana (foto Angelo Antolino)

Note di regia. “Prima di varcare la soglia del museo Archeologico”, scrive la regista Doriana Monaco, “avevo individuato come centro della mia ricerca la natura frammentaria delle opere classiche e, di conseguenza, del mondo antico. Il film nasceva con l’intento di avvicinarmi il più possibile a quel mondo e a quelle opere, ponendo l’accento sul fatto che si trattasse per lo più di reperti “riemersi in superficie”, quasi mai integri, che nel corso dei secoli hanno subito continue metamorfosi fisiche e interpretative anche attraverso l’azione del restauro. Il punto di partenza è stato dunque rendere visibili questi frammenti su corpi di statue, ceramiche, affreschi e mosaici. Superfici irregolari, crepe, corrosioni, pezzi mancanti sono diventati segni specifici della narrazione. Con mia sorpresa quando sono approdata al museo lo scenario era tutt’altro che immobile, in virtù dei numerosi cambiamenti in corso che mi hanno catapultato in un universo dinamico. Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei”. E continua: “L’archeologia come materia viva, dunque, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive. Un’altra traccia di riferimento è stata un fotogramma del film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini in cui la protagonista Katherine, interpretata da Ingrid Bergman, si ritrova al cospetto della scultura colossale dell’Ercole Farnese. La visita di Katherine/Bergman all’interno del museo Archeologico avviene, per usare le parole di Giuliana Bruno nel suo Atlante delle emozioni, “attraverso un contatto viscerale, quasi fisico, con sculture che arrivano a turbare il suo animo”. A quello sguardo ho affidato il simbolo del percorso di scoperta e iniziazione. Ed è in qualche modo ciò che vorrei che lo spettatore provasse entrando in relazione con questi oggetti tramite “uno sguardo che si fa contatto”, vederli il più vicino possibile. Un’ulteriore stratificazione è conferita dal testo in voice over che attraversa il film, costruito sul racconto in prima persona di alcune opere del museo, letto da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Nel mondo antico era consuetudine che le statue recassero iscrizioni in prima persona, di modo che fosse l’opera stessa a dire da chi era stata realizzata e per quale ragione. Ho mutuato così il linguaggio archeologico della descrizione dell’opera rielaborandolo a favore del racconto. Zeus ci parla di un ritrovamento, Atlante di una metamorfosi, Hermes della sua condizione di frammento, le danzatrici del mito che si mette in scena, mentre i Tirannicidi sono spettatori a loro volta delle vicissitudini umane che si agitano nel museo. Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini”.

Il ministro Franceschini, il generale della Guardia di Finanza Carrarini e il direttore Giulierini applaudono il ritorno in Italia dello “Zeus in trono”

Le opere ci parlano. Zeus in trono. La statua risale al I secolo a.C. e rappresenta l’iconografia classica del dio greco. Proviene probabilmente dalle acque del golfo flegreo. Un lato è ricoperto da incrostazioni marine, l’altro lato è liscio, si ipotizza seppellito nella sabbia. Dal 1992 al 2017, dopo essere finita in un giro di ricettatori, è stata esposta al Getty Museum di Los Angeles. Nel 2012, in seguito all’analisi di un frammento di marmo ritrovato a Bacoli, si è accertata la corrispondenza con lo spigolo del bracciolo del trono di Zeus. La statua ha fatto ritorno nel giugno 2017 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli per poi trovare la sua dimora definitiva al Castello di Baia.

Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Atlante Farnese. La statua, in marmo, raffigura il titano Atlante che sorregge sulle spalle con estrema fatica la sfera celeste, sulla quale sono rappresentate le costellazioni. Rinvenuta nelle terme di Caracalla, a Roma, intorno al 1546, non si conosce il suo autore ma si sa che è una copia romana di un originale greco databile attorno al II sec. d.C. La statua, per un breve periodo esposta nell’atrio centrale del museo, si trova ora nella Sala della Meridiana. Il film ne ha seguito il delicato spostamento.

Hermes, busto in terracotta, nella collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Hermes. Il busto maschile di terracotta è parte del nuovo allestimento permanente dedicato alla Magna Grecia. Fa parte dei reperti ritrovati a Canosa di Puglia ed era molto probabilmente di destinazione funebre. Le ali presenti sul copricapo fanno pensare che si tratti di Hermes, il messaggero delle divinità.

Una lastra della Tomba delle Danzatrici scoperta a Ruvo di Puglia, oggi nella collezione Magna Grecia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Le Danzatrici. Il 15 novembre 1833 fu scoperta a Ruvo di Puglia una tomba, detta delle Danzatrici per il soggetto della sua decorazione pittorica. Cinque anni dopo la scoperta, le lastre furono staccate dalle pareti della tomba e vendute al Real Museo Borbonico. La rappresentazione del corteo delle danzatrici che incedono con le braccia intrecciate rievoca la danza rituale presente nel mito di Teseo che assume, in ambito funerario, la funzione simbolica di evocare il “passaggio di stato” dalla vita alla morte.

Il gruppo dei Tirannicidi nella collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

I Tirannicidi. Le due sculture in marmo, parte della collezione Farnese, furono rinvenute nella Villa Adriana e giunsero a Napoli nel 1790. Si tratta di una delle tante copie romane realizzate nel ll secolo a.C. degli originali greci in bronzo. Rappresentano Armodio e Aristogitone che liberarono Atene dalla tirannide diventando così i simboli della democrazia ateniese. Si tratta delle prime due sculture della storia dell’arte arte greca che rappresentano personaggi realmente esisti.

La grande mostra “Thalassa” ha chiuso al museo Archeologico nazionale di Napoli con 150mila presenze (20mila in agosto: esauriti gli ingressi contingentati). Ma le storie dal Mediterraneo continuano a Palermo dove apre la mostra “Terracqueo” con l’Atlante Farnese simbolo dell’evento

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” prorogata al 31 agosto 2020

La grande mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo” ha chiuso il 31 agosto 2020 con 150mila presenze. Ma il racconto sul Mediterraneo continua a Palermo dove il 16 settembre 2020, a Palazzo Reale, aprirà la mostra “Terracqueo” con un testimonial caro ai visitatori del Mann, l’Atlante Farnese. “150mila persone. Thalassa è la dimostrazione della centralità del tema del Mediterraneo, dal mondo antico sino ai giorni nostri”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann. “È il primo passo per candidare il Mann a punto di riferimento culturale degli Istituti similari che affacciano sul Mare Nostrum, a partire da Palazzo Reale di Palermo, in cui si allestirà,  dal prossimo 16 settembre, la mostra Terracqueo, che, diversa nel titolo, condivide la stessa visione del Mediterraneo”.

L’Atlante Farnese sarà a Palermo simbolo della mostra “Terracqueo” (foto Luigi Spina)

Pubblico in fila per entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli in agosto 2020 (foto Mann)

“Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”: in programma al Mann dallo scorso dicembre sino a fine agosto, la mostra non soltanto ha rappresentato una vera e propria summa di tesori scoperti grazie alle ricerche dell’archeologia subacquea, ma ha permesso di fare squadra, a livello scientifico e programmatico, tra le istituzioni pubbliche e private che valorizzano la cultura del Mediterraneo. 150mila visitatori nell’arco di otto mesi, segnati anche dal doloroso lockdown per l’emergenza Coronavirus: 20mila presenze ad agosto, periodo in cui il Museo ha avuto il tutto esaurito quotidiano nell’ambito degli ingressi contingentati per le misure anti-Covid. E, restando sui numeri, 400 opere per narrare la cultura antica, che, proprio grazie al mare, trovò molteplici e cangianti forme di integrazione: tra i capolavori di “Thalassa”, sarà l’Atlante Farnese ad essere trait d’union con la mostra “Terracqueo”, che avrà come simbolo la splendida scultura marmorea del Mann. Non soltanto simbolici viaggi artistici nelle sale degli istituti culturali italiani: da mercoledì 2 settembre 2020, al museo Archeologico nazionale di Napoli riapre il bookshop. Un’occasione in più per approfondire conoscenze, con una vasta gamma di titoli presentati in diverse traduzioni.

Il MANN a Venezia 77 con “Agalma” film documentario di Doriana Monaco sulla quotidianità e le attività all’interno di uno dei musei archeologici più importanti del mondo

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

Il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà presente alla 77.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre 2020) con “Agalma”, un film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. “Agalma”, vita al museo Archeologico nazionale di Napoli, è stato infatti selezionato alla 17esima edizione delle “Giornate degli Autori”. Il film documentario descrive la quotidianità e le attività all’interno di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. Un racconto intimo in cui le opere d’arte si rivelano come materia viva, in un luogo dove l’umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata giorno per giorno a preservarlo.

Sul set del film documentario “Agalma” sul Mann di Doriana Monaco (foto di Angelo Antolino)

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il museo Archeologico nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, sviluppato in FilmaP- Atelier di cinema del reale, “Agalma” è un documentario unico nato dalla creatività di un gruppo di giovani e appassionati talenti campani. In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e al montaggio il lavoro di Enrica Gatto e della colorist Simona Infante.

“Essere in selezione alle Giornate degli Autori è un grande onore per questa opera prima. Agalma è un documentario di osservazione e creazione che racconta il museo Archeologico nazionale di Napoli come non l’abbiamo mai visto, luogo in continua tensione tra l’incanto del passato e le passioni del presente”, spiegano i produttori Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi. “Il film rivela del museo la vita nel suo farsi, applicando un rigore estetico non comune nel cinema documentario e uno sguardo che poteva nascere solo da occhi curiosi. Quando abbiamo iniziato a girare, agli inizi del 2018, con la nomina del direttore Paolo Giulierini, che ha mostrato da subito fiducia nel progetto, il Mann stava attraversando una fase di rinnovamento non solo nel restauro e nella riorganizzazione, ma anche nella costruzione di un nuovo modello di gestione con l’idea del museo come un corpo vivente in tutte le sue forme e attività. Ciò ha significato il confronto continuo, quasi quotidiano, con nuove prospettive di narrazione del film: i frammenti sono divenuti frammenti viventi più del previsto e hanno guidato l’immaginario per la crescita del film. Prova ne è la straordinaria riapertura della sezione Magna Grecia, avvenuta “sotto i nostri occhi” proprio nel luglio 2019, che si è fatta spazio nel racconto filmico. Il progetto rappresenta un cerchio che si chiude perché unisce una compagine produttiva, espressione del territorio ma con forti legami internazionali, il contributo della legge cinema regionale, la crescita e promozione dei talenti locali e la valorizzazione di un luogo fiore all’occhiello dell’offerta culturale campana”.

Il direttore Paolo Giulierini sul set del film “Agalma” di Doriana Monaco (foto Angelo Antolino)

“Ringraziamo i selezionatori delle Giornate degli Autori”, interviene il direttore Paolo Giulierini. “La presenza, in questo momento, di un film come Agalma a Venezia assume un particolare significato. Raccontiamo la “vita” all’interno di uno dei più” importanti musei archeologici del mondo, il Mann, ma ci sentiamo di rappresentare tutti gli sforzi e il lavoro dei musei italiani per ribadire oggi più che mai il proprio ruolo centrale nella ripartenza del paese. Il progetto Agalma è uno dei primi realizzati nel nostro piano di digitalizzazione e non poteva esserci miglior partenza per premiare l’ impegno di tutta la nostra squadra verso nuove sfide. La decima musa, quella delle arti cinematografiche, è di casa nel nostro museo, da Rossellini a Ozpetek, e ispira oggi il nostro racconto attraverso due voci importanti, quelle di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Ringrazio la regista Doriana Monaco e i produttori Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi per la grandissima professionalità dimostrata in questi anni di lavoro insieme e la Regione Campania che ha sostenuto, con la consueta sensibilità verso la comunicazione dei nostri beni culturali, questo ambizioso lavoro”.

Doriano Monaco regista del film documentario “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Restauratori sul set del film documentario “Agalma” di Doriana (foto Angelo Antolino)

Sinossi. Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno: il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il museo Archeologico nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Lo spostamento dell’Atlante Farnese sul set di “Agalma” (foto Angelo Antolino)

Note di regia. “Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei. L’archeologia come materia viva, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive. Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini”.

Napoli. Da agosto la sperimentazione del progetto Negozio Amico del Mann, indicato dall’Ercole Farnese. Sconti e promozioni per cittadini, turisti ed abbonati OpenMANN. Giulierini: “Un’alleanza con la parte commerciale della città”

L’adesivo con l’Ercole Farnese che identifica il Negozio Amico del Mann

Col mese di agosto 2020 è iniziata la sperimentazione di un nuovo progetto: si chiama Negozio Amico del Mann, ed ha un’inconfondibile opera d’arte per rappresentare una rete: la scultura dell’Ercole Farnese. Cittadini e turisti, passeggiando nelle strade del centro cittadino, identificheranno i Negozi Amici dalle vetrofanie presenti all’ingresso dei punti vendita convenzionati, che aderiscono al Consorzio Centro Commerciale Museo. “Il Quartiere della Cultura, caratterizzato da connessioni che partono dal Mann, compie un fondamentale passo con la prima sperimentazione della rete dei Negozi Amici”, interviene Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Nell’idea di alleanza con la parte commerciale della città si introducono i concetti di accoglienza, accessibilità, economicità, che hanno caratterizzato dalle prime ore uno degli assi portanti della politica dell’Archeologico. Il sistema dei punti di presidio, che parlano un’unica lingua, contribuisce a orientare meglio il turista e a cogliere le tante identità cittadine”.

La locandina che rappresenta la grafica dei totem per i Negozi Amici del Mann

Tanti gli esercenti coinvolti: per citarne soltanto alcuni, negozi di abbigliamento, parrucchieri, caffetterie; via Pessina, la galleria e piazza Museo nazionale, via Foria, via Costantinopoli e via S. Teresa degli Scalzi, nonché le traverse limitrofe, saranno le prime aree in cui sarà possibile trovare la vetrofania con l’Ercole, che suggellerà un’alleanza ancora più significativa in tempi di ripresa post-Covid. I clienti dei Negozi Amici, presentando alla biglietteria del Museo lo scontrino timbrato con il logo della rete, avranno diritto a due euro di sconto sulla tariffa intera di ingresso all’Archeologico; d’altro canto, i negozi (l’elenco sarà consultabile sul sito web del Museo) non soltanto riserveranno a possessori di ticket del Mann ed a titolari di abbonamento delle promozioni speciali, ma distribuiranno materiale informativo sulle mostre e sulle iniziative del Museo; i punti vendita potranno allestire vetrine a tema dedicate al Mann. Parallelamente al progetto Negozio Amico, il Mann lancerà anche un accordo con i punti Decathlon della Campania, sempre nell’ottica di promuovere la conoscenza del patrimonio archeologico e delle iniziative museali.