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Comacchio. Da giugno a ottobre, “I giovedì di Spina”: rassegna di incontri a corollario della mostra “Spina100”, la mostra dedicata al centenario dal ritrovamento della città etrusca

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Inaugurata con successo lo scorso 1° giugno 2022 a Comacchio “Spina100”, la mostra dedicata al centenario dal ritrovamento della città etrusca (vedi Comacchio. A Palazzo Bellini apre la mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta” per le celebrazioni nazionali del centenario della scoperta della città etrusca di Spina (1922-2022) | archeologiavocidalpassato), non si fermano gli appuntamenti per celebrare i cent’anni dalla scoperta che ha rivoluzionato il mondo dell’archeologia e non solo. Dal 16 giugno al 13 ottobre 2022, ecco la rassegna di incontri “I giovedì di Spina”: alle 18.30, al Pronao Museo Delta Antico. Il primo appuntamento, quello del 16 giugno, ha visto la partecipazione di Maurizio Cattani dell’università di Bologna su “Il delta nell’età del Bronzo”. Ecco il programma completo: 23 giugno, Tiziano Trocchi, direttore museo Archeologico nazionale di Ferrara, su “Il delta nell’età del primo Ferro”; 30 giugno, Elisabetta Govi, docente Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, su “Gli Etruschi”; 7 luglio, Caterina Cornelio , direttrice del museo Delta antico di Comacchio, su “Introduzione a Spina”; 14 luglio, Guido Barbujani, docente università di Ferrara, su “Il DNA degli etruschi (e di qualcun altro)”; 21 luglio, Sara Campagnari, funzionario archeologo Sabap per Bologna città metropolitana e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, su “L’Etruria padana”; 4 agosto, Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, su “Spina e l’Etruria”; 11 agosto, Marco Marchesini, Ursula Thun, Silvia Marvelli, docenti università di Ferrara, Giogio Nicoli, referente Centro Agricoltura e Ambiente di San Giovanni in Persiceto, su “Elementi di vita quotidiana a Spina”; 18 agosto, Simonetta Bonomi, Sabap Friuli Venezia Giulia, su “Spina e Adria”; 25 agosto, Andrea Gaucci, docente Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, e Carmela Vaccaro, docente università di Ferrara, su “Studi e riflessioni sulla necropoli di Spina”; 1° settembre, Christoph Reusser, docente università di Zurigo, su “L’abitato di Spina e i rapporti con Atene”; 8 settembre, Sauro Gelichi, docente università Ca’ Foscari di Venezia, su “Il delta nell’alto medioevo”; 15 settembre, Jacopo Ortalli, docente università di Ferrara, su “Il delta in età romana”; 22 settembre, Tiziano Trocchi, direttore museo Archeologico nazionale di Ferrara, e tenente colonnello Giuseppe De Gori, Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale – Sede di Bologna, su “La tutela del patrimonio archeologico”; 29 settembre, Marco Bruni, archeologo Comune di Comacchio, Gruppo archeologico Ferrarese, su “Recenti scoperte archeologiche per una nuova visione sull’antico assetto territoriale del Ferrarese”; 4 ottobre, Anna Maria Visser, docente università di Ferrara, presentazione volume “Musei: proposte per il futuro”, con la partecipazione di Cristina Ambrosini, direttrice Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna; 13 ottobre, Gianpiero Orsingher, giornalista RAI, su “Comunicare gli Etruschi”. Quindi Caterina Cornelio, direttrice museo Delta Antico di Comacchio, conclusioni a margine del ciclo di conferenze per Spina100.

Siracusa. Al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” si presenta il libro “Ladri di antichità” di Simona Modeo e Serena Raffiotta

siracusa_archeologico_giornate-europee-archeologia_presentazione-libro_ladri-di-antichità_locandinaL’associazione di volontariato culturale regionale SiciliAntica in collaborazione con il parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, nell’ambito delle giornate Europee dell’Archeologia, presenta il libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta. Appuntamento sabato 18 giugno 2022, alle 17, al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Ingresso libero. Presenta il volume Lorenzo Guzzardi, direttore del parco archeologico di Leontinoi che dialogherà con le curatrici Simona Modeo e Serena Raffiotta. Interverranno il direttore del parco archeologico di Siracusa Carlo Staffile, il magistrato Francesco Augusto Rio, il luogotenente c.s. Carabinieri TPCR di Siracusa Maurizio Cassia. Per SiciliAntica saranno presenti il presidente regionale Tonino Bellomo e la presidente locale Rosalia Giangreco. Il volume (Edizioni Lussografica) raccoglie i contributi di archeologi, studiosi, giornalisti e rappresentanti delle Istituzioni che, a vario titolo, in passato e di recente, hanno operato al fine di contrastare il traffico clandestino di testimonianze culturali, rubate o scavate illecitamente per arricchire musei e collezioni private di tutto il mondo. In questo contesto, si vuole focalizzare l’attenzione sui danni gravi e irreparabili causati dall’azione devastante dei tombaroli e dei trafficanti di antichità. Contrastare questo fenomeno, che da secoli danneggia la nostra ricchissima terra, equivale a salvaguardare in eterno la nostra storia e le nostre radici.

Al museo civico Archeologico di Orbetello il workshop “Conoscere senza scavare. La storia del territorio attraverso l’archeologia non invasiva: risultati e prospettive”, due giorni di studio in presenza e online con la presentazione dei risultati di tre progetti nelle aree di Orbetello (GR), Altinum (VE) e Sant’Andrea Priu a Bonorva (SS)

È sempre necessario scavare o esistono altri metodi per conoscere un giacimento archeologico? Quale aiuto può dare la cartografia digitale per conoscere e tutelare il patrimonio? E come si combinano le due cose? C’è da tutto questo un vantaggio per le comunità interessate? Da domande simili e da esperienze maturate sul campo scaturisce il workshop “Conoscere senza scavare. La storia del territorio attraverso l’archeologia non invasiva: risultati e prospettive” in programma al museo civico Archeologico nell’ex Polveriera Guzman di Orbetello sabato 12 marzo (ore 9.30-17.30) e domenica 13 marzo 2022 (ore 9.30-13.30), promosso dall’Istituto centrale per l’Archeologia (ICA), nell’ambito della Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio (DG-ABAP), con la collaborazione dell’amministrazione comunale di Orbetello e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Arezzo Grosseto e Siena (SABAP-SI). Le due giornate di studio si svolgono in presenza nella ex Polveriera Guzman (sede del museo civico Archeologico di Orbetello) e si possono seguire on line sulla pagina Facebook dell’Istituto centrale per l’archeologia (@IstitutoCentraleArcheologia). L’incontro di studi fa parte dei “Discorsi sul metodo”, finora promossi e organizzati dall’ICA in varie sedi istituzionali, con l’obiettivo di approfondire temi legati alla ricerca archeologica e al suo ruolo per la collettività. L’evento di Orbetello, che il Comune ha voluto ospitare, è un esempio di collaborazione e condivisione fra un’Amministrazione comunale e uffici centrali e periferici del ministero della Cultura, in cui la comunità locale non è teatro passivo della ricerca, ma svolge un ruolo attivo in una fase fondamentale qual è la prima presentazione dei risultati raggiunti; da parte loro, l’idea di spostare il workshop “dal centro al territorio” attua il principio secondo cui fine ultimo di qualsiasi ricerca è la sua condivisione con il pubblico, anche dei non addetti ai lavori, così da dare l’opportunità alla cittadinanza di partecipare alla costruzione di un futuro ben saldo, perché basato sulle proprie radici, creando un modello di sinergia che potrà essere riproposto per altri temi scientificamente fondati.

Il programma (vedi getFile.php (beniculturali.it) inizia con la presentazione del “modello Orbetello” e del suo contesto archeologico per proseguire, dopo l’inquadramento disciplinare curato da esperti del settore, con l’illustrazione del piano di interventi, attuato negli anni appena trascorsi su fondi della Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, con sperimentazione nei 3 siti campione: il centro storico di Orbetello (GR), quello di Sant’Andrea Priu a Bonorva (SS) e gli scavi di Altinum a Quarto d’Altino (VE). In questi siti, metodi di indagine non distruttiva sono stati applicati per “conoscere senza scavare” contesti differenti sia per caratteristiche del popolamento antico sia per dinamiche dell’insediamento contemporaneo. Ora si testerà l’inserimento di una sintesi dei dati raccolti nel Geoportale nazionale per l’Archeologia, secondo lo standard di descrizione e rappresentazione adottato per questo strumento di cartografia digitale, curato dall’ICA, grazie anche alla costante e proficua collaborazione del Servizio II della stessa DG-ABAP e dell’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD). A seguire, si mostrano aspetti del contesto generale in cui il piano illustrato si inserisce: il significato delle riserve archeologiche, presente nella Convenzione de La Valletta 1992 ma già teorizzato dalla Commissione Franceschini prima del 1967; il quadro scientifico, normativo e amministrativo entro cui si opera; le ricadute per le comunità coinvolte.

Si continua con relazioni che forniscono parametri sia di metodo sia all’interno dell’azione amministrativa, e particolari esempi di applicazione, come le indagini subacquee. Segue il confronto con la presentazione di alcune esperienze di ricerca e di approcci metodologici da alcuni Paesi europei, come Norvegia, Regno Unito, Germania. Si giunge infine alla presentazione di aspetti legati allo sviluppo del piano: per primo, l’ambito della legalità, affidato al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; quindi l’inserimento delle indagini non invasive nel piano di valorizzazione di aree archeologiche. Conclude i lavori l’esposizione di alcuni significativi interventi operati recentemente direttamente dalla SABAP-SI o comunque nell’ambito delle sue funzioni di tutela del territorio grossetano: lo scavo del sito di Monterotondo Marittimo e il recupero del relitto di Follonica (interventi condotti grazie a finanziamenti della DG ABAP); il progetto di ricollocamento nella sua posizione originaria del Mosaico del Labirinto della villa romana di Giannutri (realizzato grazie alla sponsorizzazione del Rotary Club di Grosseto); gli interventi di carotaggio e geofisici in laguna e nei suoi tomboli, fino al ruolo della carta archeologica nella pianificazione urbanistica a Orbetello.

Capo Colonna (Kr). Operazione del ministero della Cultura con i Carabinieri del Nucleo Sub di Messina e Nucleo Tutela di Cosenza per la salvaguardia dei resti archeologici di epoca romana, a rischio dopo il nubifragio del novembre 2020

Panoramica degli effetti del nubifragio del novembre 2020 sulla falesia di Capo Colonna (Kr) (foto mic)
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Operazione di recupero di parte di strutture murarie romane a Capo Colonna (Kr) (foto mic)

A Capo Colonna operazione di salvaguardia dei resti archeologici di epoca romana messa in atto dal ministero della Cultura con i Carabinieri del Nucleo Sub di Messina e Nucleo Tutela di Cosenza. I lavori di somma urgenza a protezione del Santuario di S. Maria di Capo Colonna (KR) e dei resti archeologici di epoca romana posizionati sul ciglio est della falesia si sono conclusi l’11 febbraio 2022. A marzo 2021 il ministero della Cultura aveva disposto, in procedura di somma urgenza, l’esecuzione dei lavori con un intervento necessario e improcrastinabile a causa del violento nubifragio che si era abbattuto sul promontorio nel mese di novembre 2020. Con il coinvolgimento del personale di tutti gli Uffici territoriali del ministero della Cultura, il Segretariato Regionale per la Calabria, la Soprintendenza ABAP per le province di Catanzaro e Crotone, la Direzione Regionale Musei per la Calabria e il Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza, le operazioni sono state seguite direttamente dal personale del Segretariato Regionale per la Calabria. Le opere di difesa costiera sono state precedute da mirate prospezioni subacquee, di carattere archeologico e naturalistico, nelle aree interessate dalla posa in opera dei massi e dalle lavorazioni ad essa attinenti, e, nei giorni 5, 6 e 7 febbraio 2022, dalle operazioni di recupero di parti di strutture murarie e di un blocco rettangolare in calcarenite locale, pertinenti a uno dei triclinia della domus CRr databile agli ultimi decenni del I sec. a.C., precipitati al piede della falesia, in ultimo, negli anni ’50 del secolo scorso.

I tre setti murari romani recuperati nell’operazione di salvaguardia a Capo Colonna (Kr) (foto mic)
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Il muro antico a Capo Colonna (Kr) danneggiato dal nubifragio del novembre 2020 (foto mic)

La particolare ubicazione dei setti murari e del blocco rettangolare, disposti irregolarmente su un tratto di scogliera molto accidentato raggiungibile, in sicurezza, solo via mare e sottoposto all’oscillare periodico delle maree, ha determinato, per le operazioni di recupero, il ricorso a personale specializzato dei Carabinieri subacquei e a mezzi e uomini specializzati in opere marittime. Nello specifico sono stati recuperati 3 setti murari di dimensione e peso variabili, costituiti da fondazione in conglomerato cementizio e alzato in opera reticolata, e una soglia di accesso di circa 220 chili. Il blocco A giaceva in posizione verticale, appoggiato a porzioni distaccate di falesia e al blocco B; il blocco B, con la fondazione lesionata e in parte staccata, giaceva in orizzontale sopra il blocco C, si appoggiava al blocco A e a grosse sezioni di falesia distaccate; il blocco C era in giacitura orizzontale, parzialmente obliterato da B; la soglia in calcarenite locale era incastrata, in giacitura verticale, tra più sezioni distaccate della falesia. La dimensione dei blocchi, la posizione degli stessi, lo stato di conservazione molto compromesso, il loro peso, l’accidentalità del luogo e le condizioni meteo-marine hanno fortemente condizionato la tempistica delle operazioni e le azioni lavorative con il ricorso, anche, a specifici cuscini di sollevamento per i blocchi orizzontali. Ogni singolo blocco, una volta assicurato a una struttura lignea di supporto, per mezzo di apposite fasce, di diverso tonnellaggio, veniva sollevato dalla gru presente sul moto pontone dove veniva caricato per poi essere trasportato al Porto di Crotone.

I blocchi antichi posizionati nel giardino del museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Kr) (foto mic)

Il recupero delle porzioni di strutture murarie, necessario al completamento della somma urgenza per la messa in sicurezza dei resti archeologici presenti sulla sommità, ha evidenziato e, allo stesso tempo, confermato la particolare cura dell’elaborazione planimetrica della domus CRr; uno dei setti recuperati, infatti, conserva in opera la base di un plinto angolare in calcarenite locale. Le murature e la soglia, recuperate, sono state trasferite al museo Archeologico nazionale di Capo Colonna, temporaneamente disposte nell’aiuola di fronte all’ingresso del Museo nel raggio di azione delle telecamere. Oggetto immediato di sopralluogo tecnico da parte di restauratori specializzati, saranno in tempi celeri sottoposte a interventi di trattamento conservativo.

“100 opere tornano a casa”. Grazie al progetto del Mic il Gladiatore Giustiniani, conservato al parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa”: Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt)

La presentazione del gruppo scultoreo del “Gladiatore Giustiniani” a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) (foto mic)
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L’arrivo a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) del “Gladiatore Giustiniani” dal parco archeologico di Ostia antica (foto mic)

Il “Gladiatore Giustiniani” è tornato a casa a Villa Giustiniani di Bassano Romano, in provincia di Viterbo, e dal 22 gennaio 2022 è in esposizione nella Sala di Amore e Psiche nel piano nobile di Villa Giustiniani. L’iniziativa rientra nel progetto “100 opere tornano a casa” presentato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, a dicembre scorso a Palazzo Barberini, per dare visibilità e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali e per promuovere i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Così Il “Gladiatore Giustiniani”, conservato nei depositi del parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa” di Bassano Romano a Villa Giustiniani, il luogo dal quale proveniva e dove, in passato, decorava la grande vasca del parco. Alla presentazione dell’opera erano presenti: Emanuele Maggi, sindaco di Bassano Romano; Danilo Ottaviani, vicecomandante del Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale; Federica Zalabra, direttrice di Villa Giustiniani; Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia Antica.

Il torso del Gladiatore Giustiniani ritornato a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) (foto mic)

L’opera è un pastiche tardo rinascimentale, composta da frammenti antichi e moderni riuniti e fatti integrare dal marchese Giustiniani secondo il gusto del tempo: una testa di leone e un antico torso romano. In origine, la parte romana, di cui resta il torso, raffigurava il dio Mitra che uccide il toro. Mitra teneva fermo l’animale poggiandogli sul dorso un ginocchio, con la mano sinistra tirava verso di sé la testa e con la destra era pronto a colpire con un coltello.

La loggia del piano nobile di Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt) (foto mic)

Con l’aspetto di un gladiatore che uccide un leone, invece, si presentava nel Seicento. In un gladiatore che uccide un leone, infatti, si era voluto trasformare nel Seicento l’antico torso di Mitra conservato nella collezione del marchese Vincenzo Giustiniani, poi riutilizzato come ornamento per la grande vasca nel parco della villa a Bassano Romano.

Il gruppo del Gladiatore Giustiniani ricomposto nella sala di Psiche e Amore di Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt) (foto mic)

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Nel corso del Novecento, la statua fu smembrata e i pezzi venduti separatamente sul mercato antiquario. Il torso antico è stato poi recuperato dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale al Getty Museum di Malibù e restituito all’Italia nel 1999, mentre la testa del leone è stata ritrovata nella Villa Capo di Bove, oggi parte del parco archeologico dell’Appia antica (vedi Alla mostra “Archaeology and Me” a Palazzo Massimo a Roma per la prima volta insieme due dei tre pezzi trafugati del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani | archeologiavocidalpassato). Dopo il recupero, entrambe le sculture sono state conservate al parco archeologico di Ostia: qui si trova anche un’altra scultura, raffigurante “Mitra che uccide il toro”, attribuita allo scultore neoattico Kriton, di cui il torso Giustiniani sarebbe una replica. 

Reggio Calabria. Prorogata fino a maggio la mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”. Visite guidate con giovani “ciceroni”

La locandina della mostra “Salvati dall’oblio” al MArRC fino al 9 gennaio 2022: prorogata fino al 15 maggio 2022
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Il direttore Carmelo Malacrino con i carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza all’inaugurazione della mostra “Salvati dall’oblio” (foto MArRC)

È stata la grande mostra del 2021 al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, prevista in chiusura il 9 gennaio 2022. Ma non è finita. Ora ci sono ancora quattro mesi per visitarla. È stata prorogata fino al 15 maggio 2022 la mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”, curata dal direttore Carmelo Malacrino, dal Capitano Bartolo Taglietti, già Comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza, e dall’archeologo Maurizio Cannatà (vedi Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”: in vetrina oltre 150 reperti trafugati o destinati al mercato clandestino | archeologiavocidalpassato). “Promuovere il valore identitario del patrimonio culturale e l’importanza della sua tutela presso le giovani generazioni”, ha dichiarato il direttore Carmelo Malacrino, “è uno degli obiettivi della missione istituzionale del MArRC. Questa esposizione lancia un messaggio significativo su tutto il territorio e si è rivelata finora un grande successo. Oltre 75mila visitatori, a partire dallo scorso 18 giugno, al loro ingresso al Museo hanno trovato ad accoglierli, nel suggestivo spazio di Piazza Paolo Orsi, oltre 150 preziosi reperti restituiti alla collettività dallo straordinario lavoro dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Per questo motivo, in accordo con il Comando generale e con il Nucleo T.P.C. di Cosenza, si è deciso di prorogare l’esposizione ancora per qualche mese”. La funzione sociale del Patrimonio Culturale, la sua appartenenza a tutta la collettività e l’importanza di garantirne l’accessibilità a tutte le categorie di pubblico, dunque, saranno ancora protagonisti al MArRC, proprio in contemporanea con le celebrazioni per il 50° anniversario dalla scoperta dei Bronzi di Riace, simboli identitari della Calabria nel Mondo. L’obiettivo è stato possibile grazie alla preziosa sinergie intessute dal MArRC, in primo luogo con il Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza oggi al comando del Ten. Giacomo Geloso, oltre che con la Direzione Regionale Musei Calabria guidata da Filippo Demma e con il Dipartimento Culture Educazione e Società dell’Unical, diretto da Roberto Guarasci. Incontri formativi coordinati dai Servizi Educativi Museali hanno formato giovani ‘Ciceroni’ che al termine di un importante percorso formativo umano e professionale metteranno a disposizione dei loro coetanei le loro conoscenze, attraverso visite e percorsi guidati alla mostra. Le attività saranno prenotabili all’indirizzo mail man-rc.mostre@beniculturali.it a partire dal mese di febbraio e si svolgeranno nel rispetto dei protocolli anticontagio.

Hydria a figure rosse, del IV secolo a.C., recuperata dai carabinieri con l’operazione “Purgatorio” del 2011 (foto MArRC)

“La ripresa dell’emergenza sanitaria ha purtroppo frenato nuovamente l’affluenza di pubblico, soprattutto dei gruppi scolastici, tra i principali destinatari del messaggio culturale dell’esposizione”, ha commentato Cannatà, responsabile dei servizi educativi del Museo. “Per tale ragione abbiamo lavorato per consentire la fruizione della mostra fino alla prossima primavera, per permettere ai bambini e ai ragazzi delle comunità scolastiche del territorio di non perdere questa straordinaria opportunità”. Valore aggiunto della nuova programmazione dell’esposizione sarà uno specifico protocollo d’intesa, stipulato tra il MArRC, l’Ufficio Servizi Sociali dei Minorenni del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, l’Istituto professionale alberghiero di Villa San Giovanni e l’Associazione culturale Biesse, con l’obiettivo di rafforzare nei ragazzi le radici classiche dell’identità calabrese e con esse i suoi valori positivi da contrapporre a quelli della cultura massificante e dell’illegalità. “Uno strumento fondamentale per il riscatto di tanti giovani”, ha dichiarato Bruna Siviglia, presidente dell’associazione culturale Biesse. “Una sinergia importantissima per divulgare i valori di legalità e di giustizia attraverso l’arte e la bellezza. La bellezza salverà il mondo”.

Milano. Alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano il convegno “Libri, lettori, ladri. La protezione del patrimonio librario in Italia” organizzato dalla Fondazione Enzo Hruby. Si entra col Green Pass

Giovedì 11 novembre 2021, alle 14.30, alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano si svolge il convegno “Libri, lettori, ladri. La protezione del patrimonio librario in Italia” organizzato dalla Fondazione Enzo Hruby insieme alla Biblioteca Nazionale Braidense e all’associazione Cento Amici del Libro APS. Per partecipare al convegno è necessario prenotare chiamando il numero 02.38036625 o scrivendo all’indirizzo  info@fondazionehruby.org. L’ingresso è consentito previa esibizione del Green Pass. L’occasione sarà preziosa per affrontare un tema tanto attuale e importante come quello legato all’inestimabile e altrettanto fragile patrimonio librario del nostro Paese, fare un punto sulla situazione della sua tutela e valorizzazione, portare esempi concreti e tracciare una rotta per gli anni a venire.

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Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby

“I libri”, dichiara Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby, “sono da sempre prede ambite dai ladri, in ogni epoca e parte del mondo, e nell’ambito dei beni culturali sono tra gli oggetti più difficili da proteggere e anche tra i più rubati. Da sempre la nostra Fondazione dispiega un grande impegno per contrastare questo fenomeno, diffondendo la cultura della sicurezza del patrimonio librario attraverso convegni e sostenendo la protezione di alcuni tra i più importanti luoghi del sapere attraverso le più moderne e avanzate tecnologie. Un evento in particolare è entrato nella storia della Fondazione Enzo Hruby e della tutela del patrimonio librario: il convegno “Libri, lettori, ladri”, che si è svolto nel 2011 a Firenze nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Nel decennale di questo evento così significativo siamo orgogliosi di dar vita insieme alla Biblioteca Nazionale Braidense e all’associazione Cento Amici del Libro APS ad una nuova e importante occasione di dialogo e di confronto che non a caso porta lo stesso titolo di allora, per fare un punto oggi su questo tema così attuale e tracciare una strada per il futuro”.

Il monumentale interno della Biblioteca nazionale Braidense a Milano (foto fondazione Hruby)

Il convegno sarà aperto dai saluti istituzionali del direttore della Pinacoteca e della Biblioteca di Brera James Bradburne. A seguire porteranno i loro contributi autorevoli esponenti del mondo dei beni culturali che affronteranno varie tematiche legate alla protezione del patrimonio librario in Italia, come si può evincere dai titoli degli interventi in programma: Fabiola Giancotti, studiosa d’arte ed editore (Il libro: la scrittura della memoria); Luca Nannipieri, critico d’arte e giornalista (La memoria è il futuro del libro); Maria Goffredo, già direttore della Biblioteca Nazionale Braidense (La conservazione del patrimonio librario in Braidense); Claudio Sanzò, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza (Le attività di tutela del patrimonio librario); Laura Nicora, CTU presso il Tribunale di Milano e Cultore Ricerca Bibliografica – Università di Pavia (Come difendersi dai falsi); Carlo Hruby, vice presidente Fondazione Enzo Hruby (Le tecnologie di sicurezza per la protezione del patrimonio librario). Modera il convegno Laura Tirelli, presidente dell’associazione Cento Amici del Libro APS. Nel corso dell’evento si svolgerà la cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio H d’oro 2021, il concorso organizzato dalla Fondazione Enzo Hruby e giunto alla sua quindicesima edizione che valorizza le migliori realizzazioni di sicurezza e con esse diffonde la conoscenza delle straordinarie possibilità offerte dalle attuali tecnologie in tutti contesti e con una particolare attenzione rivolta all’ambito dei beni culturali, ancora oggi troppo spesso esposti a furti, sottrazioni, atti di vandalismo e danneggiamenti.

Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano

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Veduta zenitale della “Stanza degli schiavi” scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto m. gravili / parco archeologico pompei)

La stanza è piccola, senza affreschi alle pareti e mosaici al pavimento, ma decorosa, sufficiente a contenere due letti grani e uno più piccolo, qualche oggetto personale, qualche anfora poggiata negli angoli-ripostiglio, brocche in ceramica, il “vaso da notte”, e poi un timone di carro e una cassa con oggetti in metallo e tessuti forse finimenti di cavalli: è la stanza degli schiavi, di una famigliola chiamata a governare i cavalli, in uno straordinario stato di conservazione, l’ultima eccezionale scoperta nella grande villa suburbana di Civita Giuliana, a un tiro di schioppo da Pompei, indagata dal 2017 e dalla quale sono già emersi – nel quartiere servile – un carro cerimoniale e una stalla con i resti di 3 equini, di uno dei quali è stato possibile realizzare il calco (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato). Lo scavo offre uno sguardo straordinario su una parte del mondo antico che normalmente rimane all’oscuro, dalla quale affiora uno spaccato rarissimo della realtà quotidiana degli schiavi. Grazie all’affinamento della tecnica dei calchi inventata da Giuseppe Fiorelli nell’Ottocento, sono stati portati alla luce letti e altri oggetti in materiali deperibili, che permettono di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano.

Lo scavo archeologico nella Stanza degli Schiavi della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)

Lo scavo dell’ambiente rientra in un’attività che il parco archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso. Risale a pochi mesi fa il rinnovo di un protocollo d’intesa tra Procura e Parco archeologico per il contrasto alle attività di scavo clandestino nel territorio pompeiano, che vede impegnati anche il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale Campania e il Nucleo investigativo Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri (vedi Contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici: rinnovato per altri due anni il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata | archeologiavocidalpassato).

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

Oggetto di un saccheggio sistematico per anni, dopo un’indagine della procura, la villa di Civita Giuliana è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si aggiunge ora la stanza degli schiavi. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi 2 milioni di euro (vedi Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana | archeologiavocidalpassato).  

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Uno scorcio della Stanza degli Schiavi scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici”, dichiara il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “È un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica”.

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Uno scorcio della Stanza degli Schiavi scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Pompei è la prova che quando l’Italia crede in sé stessa e lavora come una squadra raggiunge traguardi straordinari ammirati in tutto il mondo”, interviene il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Questa nuova incredibile scoperta a Pompei dimostra che oggi il sito archeologico è diventato non soltanto una meta tra le più ambite al mondo, ma anche un luogo dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie. Grazie a questo nuovo importante ritrovamento si arricchisce la conoscenza sulla vita quotidiana degli antichi pompeiani, in particolare di quella fascia della società ancora oggi poco conosciuta. Pompei è un modello di studio unico al mondo”.

La planimetria dell’ala della villa suburbana di Civita Giuliana con, in basso a destra, la stalla; sul lato sinistro il grande portico col carro cerimoniale; e, al centro del lato destro, la stanza degli schiavi (foto parco archeologico pompei)
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Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinvenimento è avvenuto non lontano dal portico dove, nel mese di gennaio 2021, fu scoperto un carro cerimoniale che attualmente è oggetto di interventi di consolidamento e restauro (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato). A pochi passi dal luogo in cui il prezioso veicolo fu parcheggiato e non lontano dalla vicina stalla scavata nel 2018, ora emerge uno degli alloggi modesti degli addetti che si occupavano del lavoro quotidiano in una villa romana, inclusa la manutenzione e la preparazione del carro.

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Il calco del prezioso e ben conservato timone da carro rinvenuto della Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nell’ambiente, dove sono state trovate tre brandine in legno, infatti, è stata rinvenuta una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli. Inoltre, appoggiato su uno dei letti, è stato trovato un timone di un carro, di cui è stato effettuato un calco.

Uno dei letti della Stanza degli Schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei, composto da poche assi lignee sommariamente lavorate (foto parco archeologico pompei)

I letti sono composti da poche assi lignee sommariamente lavorate che potevano essere assemblate a seconda dell’altezza di chi li usava. Mentre due hanno una lunghezza pari a 1,70 m circa, un letto misura appena 1,40 m per cui potrebbe essere di un ragazzo o di un bambino. La rete dei letti è formata da corde, le cui impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite, e al di sopra delle quali furono messe coperte in tessuto, anch’esse conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore poggiate per conservare oggetti, brocche in ceramica e il “vaso da notte.”

La modesta Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei, illuminata, in alto, da una piccola finestra (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto e non presentava decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio per un gruppo di schiavi, forse una piccola famiglia come lascerebbe intuire la brandina a misura di bambino, l’ambiente serviva come ripostiglio, come dimostrano otto anfore stipate negli angoli lascati appositamente liberi per tal scopo.

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Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

“Ancora una volta uno scavo nato dall’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico, in questo caso grazie ad una proficua collaborazione con la procura di Torre Annunziata”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, sotto la cui direzione al parco archeologico di Pompei sono stati avviate nel 2017 le attività di scavo a Civita Giuliana, “ci permette di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza del mondo antico  Lo studio di questo ambiente, che sarà arricchito dai risultati  delle analisi in corso, ci permetterà di acquisire nuovi interessanti  dati sulle condizioni abitative e di vita dagli schiavi a  Pompei e nel mondo romano”.

La Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

“L’ulteriore significativo ritrovamento negli scavi di Civita Giuliana”, conclude il procuratore capo, Nunzio Fragliasso, “è l’ennesima conferma della sinergia tra la direzione del parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della efficacia del protocollo d’intesa stipulato tra le suddette Istituzioni che, con il prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, ha portato, da un lato, alla condanna in primo grado degli autori degli scavi abusivi di Civita Giuliana e, dall’altro, al rinvenimento di beni archeologici di eccezionale rilevanza. In attuazione del suddetto protocollo continueranno le attività investigative e di ricerca sia presso gli scavi di Civita Giuliana che presso altri siti di scavi archeologici abusivi ricadenti nel territorio di Pompei”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”: in vetrina oltre 150 reperti trafugati o destinati al mercato clandestino

Hydria a figure rosse, del IV secolo a.C., recuperata dai carabinieri con l’operazione “Purgatorio” del 2011 (foto MArRC)
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Il direttore Carmelo Malacrino con i carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza all’inaugurazione della mostra “Salvati dall’oblio” (foto MArRC)

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La locandina della mostra “Salvati dall’oblio” al MArRC fino al 9 gennaio 2022

In vetrina possiamo ammirare una lekythos sovradipinta del IV sec. a.C., una splendida oinochoe a vernice nera del IV sec. a.C., o una tazza daunia del VI sec. a.C., tutti capolavori sequestrati dai carabinieri nel 2010 nell’ambito dell’operazione “Brettii”. E ancora una hydria a figure rosse, del IV secolo a.C., recuperata con l’operazione “Purgatorio” del 2011. Sono solo alcuni degli oltre 150 preziosi reperti archeologici rinvenuti illecitamente o pronti per essere venduti sul mercato clandestino, recuperati dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza, e ora esposti in tre sezioni nella mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, curata dal direttore Carmelo Malacrino; dal capitano Bartolo Taglietti, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza; e dall’archeologo Maurizio Cannatà. L’esposizione si avvale anche della collaborazione del dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’università della Calabria e della Direzione Regionale Musei della Calabria. La mostra, allestita nel suggestivo spazio della Piazza Paolo Orsi, sarà visitabile fino al prossimo 9 gennaio 2022.

Lekythos sovradipinta del IV sec. a.C. recuperata dai carabinieri nell’operazione “Brettii” del 2010 (foto MArRC)
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L’ingresso del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con lo striscione della mostra “Salvati dall’oblio” (foto MArRC)

“Siamo onorati di poter ospitare in Museo questi manufatti”, commenta il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino, “non soltanto per il contributo archeologico e di ricerca, ma soprattutto per il valore civile che essi testimoniano nei confronti della collettività per la tutela dello straordinario patrimonio culturale italiano e calabrese in particolare. L’obiettivo della mostra non è soltanto quello di esporre reperti archeologici che, diversamente, sarebbero rimasti sconosciuti in qualche vetrina di collezionisti privati, ma anche quello di descrivere e comunicare al pubblico l’eccezionale azione di contrasto alle attività illecite e ai reati contro il Patrimonio Culturale condotta con orgoglio dai Carabinieri in sinergia con il ministero della Cultura e con le sue diramazioni regionali. Ringrazio quindi l’Arma per le sinergie proficue messe in campo per la realizzazione di questa esposizione. Una mostra che vede la luce dopo i mesi di chiusura al pubblico determinati dalla pandemia e della cui realizzazione siamo fieri. Sono certo – conclude Malacrino – che essa rappresenterà un valore aggiunto alla collezione permanente del Museo, entusiasmando gli animi e la vista dei calabresi e dei turisti che attendiamo numerosi”.

Tazza daunia del VI sec. a.C. recuperata dai carabinieri nell’operazione “Brettii” del 2010 (foto MArRC)
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Splendida oinochoe a vernice nera del IV sec. a.C. recuperata dai carabinieri nell’operazione “Brettii” del 2010 (foto MArRC)

Tre le sezioni della mostra “Salvato dall’oblio”. “La prima sezione tematica della mostra evidenzia il valore identitario che il patrimonio culturale riveste per l’intera collettività, l’importanza della sua tutela e della sua valorizzazione come valori fondamentali della nostra Nazione, così come sanciti dall’art. 9 della nostra Costituzione”, spiega il funzionario archeologo Cannatà. “L’allestimento prosegue rimarcando il rapporto tra la Costituzione repubblicana e la moderna legislazione contenuta nel Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, sottolineandone la lunga tradizione derivante dalla normativa vigente negli stati preunitari. Nella seconda sezione della mostra sono descritti i compiti, le funzioni, le attività operative del Comando TPC e del suo Nucleo calabrese, che hanno permesso di salvare dalla distruzione numerosi siti di interesse culturale e paesaggistico, nonché di recuperare migliaia di opere d’arte trafugate illecitamente. Una volta conclusi i procedimenti giudiziari scaturiti dalle attività investigative, il patrimonio culturale di proprietà statale recuperato dai Carabinieri TPC viene affidato al ministero della Cultura. La terza sezione – conclude Cannatà – descrive l’intensa attività dei tecnici del Ministero, Archeologi, Architetti, Storici dell’Arte e Restauratori, finalizzata a recuperare il valore culturale e storico dei beni”.

“Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: la Liguria”: tavola rotonda digitale promossa dalla Fondazione Enzo Hruby

La Liguria è una regione che può vantare un patrimonio culturale ricchissimo presente ovunque sul territorio, dispiegandosi in innumerevoli luoghi e iniziative di straordinario valore culturale, economico e sociale, capaci di attrarre ogni anno un gran numero di turisti dall’Italia e da tutto il mondo. Ma la pandemia ha creato una nuova esigenza, ovvero quella di rendere sicuri i luoghi della cultura anche dal punto di vista sanitario. I responsabili dei musei e dei luoghi dello spettacolo si trovano oggi di fronte a questo nuovo paradigma e anche alla possibilità, finora poco esplorata, di cogliere le importanti opportunità che le attuali tecnologie possono offrire non solo in termini di protezione ma anche di valorizzazione, consentendo ad esempio di ottimizzare l’offerta al pubblico dei tesori conservati e di gestire al meglio i flussi delle persone per migliorare l’esperienza di visita. Cosa può fare dunque il settore della sicurezza per aiutare i responsabili della conservazione delle opere d’arte e dei luoghi dello spettacolo dal vivo a dare le risposte che il loro pubblico si aspetta e si aspetterà per lungo tempo? Quali sono le tecnologie di sicurezza più adatte per passare dal problema all’opportunità? E cosa ha determinato l’emergenza sanitaria sull’economia del territorio e dal punto di vista della sicurezza del patrimonio e dei luoghi della cultura? È dedicato alla Liguria l’appuntamento di lunedì 14 giugno 2021, alle 17, del ciclo di incontri digitali “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte, teatro e musica nella nuova normalità” (l’ultimo il 13 maggio 2021 sul caso Puglia: “Dalla sicurezza alla valorizzazione. Le attuali tecnologie per arte teatro e musica nella nuova normalità. Le esperienze dal territorio: la Puglia”: tavola rotonda digitale promossa dalla Fondazione Enzo Hruby | archeologiavocidalpassato). Questo percorso è stato ideato dalla Fondazione Enzo Hruby e da essecome/securindex, per sottolineare il valore e le opportunità concrete che le attuali tecnologie possono offrire al settore della cultura in un’ottica di ripartenza, e per stimolare un dialogo sempre più proficuo tra il mondo dei beni culturali e il settore della sicurezza. Tra l’altro proprio in Liguria, regione così ricca di storia, di arte e di cultura, la Fondazione Enzo Hruby è spesso intervenuta nel corso degli anni nell’ambito della propria attività volta a sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano contro furti, sottrazioni e vandalismi attraverso l’utilizzo delle più moderne e avanzate tecnologie, e per diffondere la cultura della sicurezza. Tra i progetti sostenuti ricordiamo, a Genova, quelli destinati alla protezione della Lanterna – insieme alla società Tecnosicurezza – dei musei di Strada Nuova, del museo Luxoro. Più recentemente, nel 2020, quello dedicato al controllo accessi del Teatro della Gioventù, sede del Paganini Genova Festival; attualmente è impegnata per sostenere la protezione puntuale dei capolavori esposti nella mostra in corso a Palazzo Ducale “Michelangelo: divino artista”, organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e dall’Associazione Culturale MetaMorforsi. Alla tavola rotonda digitale intervengono su questi temi il ten. col. Antonio Quarta, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Genova; Giuseppe Acquaviva, sovrintendente del Teatro Sociale di Camogli; Carlo Hruby, vice presidente Fondazione Hruby; Andrea De Caro, direttore del Complesso della Lanterna di Genova; Massimo Ghisolfi, direttore della società Tecnosicurezza. Modera l’incontro Raffaello Juvara, editore e direttore di essecome-securindex. La partecipazione è libera previa registrazione al seguente LINK. Per informazioni: info@fondazionehruby.org – tel. 02.38036625 – segreteria@securindex.com – tel. 02.36757931