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Giornate europee dell’Archeologia 2021. Il parco archeologico del Colosseo partecipa con attività speciali, nell’ottica dell’accessibilità, per approfondire le collezioni archeologiche e il patrimonio culturale custodito

Tornano, finalmente in presenza, le Giornate Europee dell’Archeologia: appuntamento questo week-end, il 18, 19 e 20 giugno 2021. Il parco archeologico del Colosseo partecipa anche quest’anno alle Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), istituite dall’Institut national de recherches archéologiques préventives (Inrap) in Francia e dal 2019 estese all’Europa, con attività speciali che permetteranno, nell’ottica dell’accessibilità, di approfondire le collezioni archeologiche e il patrimonio culturale custodito. Tutte le attività sono incluse nel biglietto di accesso al PArCo: per acquistare il biglietto d’ingresso al PArCo visitate la pagina dedicata del sito; i posti sono limitati, per partecipare alle attività è obbligatoria la prenotazione via mail all’indirizzo: pa-colosseo.didattica@beniculturali.it. Si ricorda l’obbligo di utilizzo durante le attività dei dispositivi di protezione individuale, dei guanti per le visite tattili, delle mascherine e del mantenimento della distanza di sicurezza.

Veduta aerea della Vigna Barberini sul Palatino dopo gli scavi recenti (foto PArCo)
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Il grandioso pilone che sosteneva l’edificio circolare ritrovato nel 2009 sullo sperone nord-orientale della Vigna Barberini, panoramico sulla valle del Colosseo. Si tratta forse della famosa “coenatio rotunda” (foto PArCo)

Venerdì 18 giugno 2021, ore 10.30, visita dello scavo della Vigna Barberini; appuntamento: alla Vigna Barberini. Durata dell’attività: 1 ora ca. Per partecipare alla visita è obbligatorio indossare scarpe da ginnastica. Con la guida di un archeologo è in programma l’apertura straordinaria dello scavo in corso sulla Vigna Barberini al Palatino, dove è stata rinvenuta una complessa struttura di età neroniana in cui va forse riconosciuta la cosiddetta coenatio rotunda della Domus Aurea. Nella visita sarà possibile conoscere la storia di questo settore del Palatino e i risultati delle più recenti indagini archeologiche, toccando con mano il metodo di indagine stratigrafico.

Guida tattile: piano Interrato del Museo Palatino (foto PArCo)
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La guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia” (foto PArCo)

Venerdì 18 giugno 2021, ore 16.30, e sabato 19 giugno 2021, ore 10, visite tattili del Museo Palatino; appuntamento: all’Arco di Tito. Durata delle attività: 2 ore ca. Il programma prevede venerdì e sabato visite tattili del Museo Palatino rivolte a persone con disabilità visiva, e loro accompagnatori, e persone normovedenti, senza limiti di età. Il carattere inclusivo delle attività permetterà ai partecipanti di approfondire l’archeologia attraverso una selezione di reperti significativi e di arricchire l’esperienza sensoriale di fruizione dei reperti e delle opere d’arte attraverso la sperimentazione della tattilità. Nel Museo Palatino l’attività didattica sarà supportata dall’utilizzo della guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”. La lettura tattile dei reperti originali e l’esplorazione delle schede a rilievo della guida permetteranno di approfondire il tema del mestiere dell’archeologo, attraverso una reale interazione tra i partecipanti sia dal punto di vista tattile che del racconto verbale.

Panoramica sul Foro Romano visto dal Palatino (foto PArCo)

Domenica 20 giugno 2021, ore 10.30, visita tattile del Foro Romano; appuntamento: al Tempio del Divo Giulio nel Foro Romano. Durata dell’attività: 2 ore ca. La visita guidata tattile al Foro Romano è un percorso inedito per toccare con mano il paesaggio del Foro. Mediante un approccio tattile e integrato dei sensi, la visita si concentrerà sulle evidenze archeologiche dell’area e sui momenti più significativi del Foro Romano, oltre alla lettura di brani storico-letterari che ci aiuteranno a calarci nella dimensione antica. Dopo l’esplorazione in situ dei monumenti, nella Curia Iulia sarà possibile godere degli eccezionali Plutei traianei, ritrovando quindi i monumenti esplorati nel Foro rappresentati in un documento storico-artistico di eccezionale valore che restituisce in un rilievo storico il paesaggio del Foro Romano.

Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)

Sabato 19 e domenica 20 giugno 2021, ore 16.45, cacce al tesoro per bambini alle pendici del Palatino; appuntamento: Foro Romano, presso la Basilica Giulia, inizio del percorso lungo le pendici del Palatino. Durata: 90 minuti ca. Ai bambini dai 6 ai 12 anni sono invece dedicate le cacce al tesoro alla scoperta del patrimonio del PArCo che permetteranno di conoscere, attraverso il gioco, la storia della nascita della città, la leggenda di Romolo e Remo e della lupa, la flora e la fauna del luogo, esplorando le pendici del Palatino.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel sesto appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere al museo Archeologico nazionale e Grotta di Tiberio a Sperlonga, alla scoperta – seguendo il Palladio – del mito delle origini di Roma, legato all’arrivo di Enea nel Lazio

L’edificio che ospita il museo Palatino sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Sesto appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano) il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dal museo Palatino, dove si conserva il Palladio, per giungere, dopo un viaggio di quasi 130 chilometri, alla villa di Tiberio a Sperlonga (Lt).

Il Palladio Palatino è esposto all’interno del museo Palatino nella Sala di Augusto perché trovato nell’area della Casa di Augusto (foto PArCo)

Il museo Palatino è il luogo in cui si conserva il Palladio, l’oggetto protagonista di questo itinerario che ci porta a quasi 130 chilometri da Roma. Ma le caratteristiche dell’opera in questione ci spingono altrove, nel Mediterraneo orientale: ci sono invisibili fili che grazie a esso collegano il Palatino a Troia. C’è una tradizione che lega in modo indissolubile la storia di Roma al mito greco: l’arrivo di Enea, fuggito da Troia, in Italia e il suo ruolo di progenitore dei romani. Tra le numerose versioni del mito, Dionigi di Alicarnasso narra che fu proprio Enea a portare in Italia il Palladio, l’immagine sacra di Pallade Atena venerata dai Troiani e considerata il pegno per la difesa della città; altre tradizioni narrano invece che furono Ulisse e Diomede a sottrarre il Palladio e a portarlo in occidente.

Il frammento del volto del Palladio, copia in marmo dell’originale ligneo, conservato al museo Palatino (foto PArCo)
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Il profilo del Palladio Palatino mostra la presenza dell’elmo di Atena (foto PArCo)

“Il Palladio, in origine una statua lignea (in greco xoanòn)”, raccontano gli archeologi del PArCo, “era fortemente simbolico anche per i Romani, tanto che il primo imperatore, Augusto, lo conservava nel tempio di Vesta dove, assieme al fuoco sacro, garantiva la salvezza della città. L’imperatore aveva istituito il culto di Vesta anche sul Palatino e alcuni studiosi sostengono che il Palladio fu trasportato in questo secondo tempio, o duplicato per avere due simulacri, uno per ogni tempio. Questa seconda ipotesi è però meno sostenuta. Del Palladio oggi al museo Palatino, probabilmente una copia in marmo della mitica statua lignea, si conserva solo un frammento del volto: ma anche così è evidente la forte influenza orientale dell’opera, che dovette essere realizzata tra il tardo arcaismo e la prima età severa (VI-V sec a.C.). L’occhio a mandorla della dea Atena mostra un disegno delicato; il sopracciglio è allungato, lo zigomo pronunciato, e la chioma ordinata disposta attorno al viso scende sulle tempie e copre parte dell’orecchio, che presenta un forellino per l’inserimento di un orecchino”.

I resti della Villa di Tiberio a Sperlonga (Lt): sullo sfondo la cittadina di Sperlonga e, simile a un’isola, il promontorio del Circeo (foto PArCo)
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Ciò che rimane del gruppo scultoreo del Ratto del Palladio conservato al museo di Sperlonga. A sinistra la testa di Diomede e parte del braccio che regge il Palladio. Sulla destra la statua di Ulisse, acefala; la testa è stata rinvenuta ed è esposta nello stesso Museo ma in un altro ambiente (foto PArCo)

Ma esiste una seconda raffigurazione del Palladio tra le sculture antiche del Lazio, fanno sapere gli archeologi del PArCo: “Nel 1957, durante la realizzazione della nuova via Flacca, a poche centinaia di metri dalla cittadina di Sperlonga, i costruttori s’imbatterono in una serie di resti archeologici, che furono presto identificati con la villa di Tiberio, più volte citata dalle fonti antiche ma la cui collocazione era sconosciuta. Durante gli scavi furono rinvenuti dei gruppi scultorei che narrano alcuni episodi delle gesta di Ulisse. Le sculture, tutte di pregevole valore artistico (quello di Scilla riporta le firme di tre scultori rodii, che sono ritenuti autori anche del Laocoonte dei musei Vaticani), erano in antico collocate in un teatro naturale costituito da una grotta resa ancor più suggestiva da una serie di accorgimenti decorativi”.

Gruppo in marmo del “Ratto del Palladio” al museo Archeologico nazionale di Sperlonga: si conserva la testa di Diomede e parte del suo braccio con la mano che afferra con forza e vigoria la statua del Palladio (foto PArCo)

“Il gruppo del Ratto del Palladio – continuano – narra uno degli episodi che incisero sull’esito finale della guerra di Troia, ossia proprio il momento in cui l’immagine sacra di Pallade Atena viene rubata da Ulisse e Diomede, privando così Troia della sua protezione divina. La composizione conservata al museo Archeologico nazionale di Sperlonga immortala uno degli istanti più significativi della narrazione, ossia il balenare degli occhi e il vibrare della lancia, segni tramite i quali il Palladio rivela sé stesso, e impedisce ad Ulisse, che nasconde la spada nel mantello avvolto intorno al braccio, già pronto a sguainarla, la realizzazione del suo piano -dettato dall’invidia- di colpire alle spalle l’amico Diomede e di presentarsi ai Greci come portatore del Palladio”.

Villa di Tiberio, Sperlonga: il suggestivo paesaggio che si può ammirare dalla grande grotta naturale in cui erano collocati i gruppi scultorei (ora conservati nel vicino museo Archeologico nazionale) (foto PArCo)

Il museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Grotta di Tiberio si possono visitare dal giovedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19). L’area archeologica: dal giovedì alla domenica, dalle 8.30 alle 16 (invernale), dalle 8.30 alle 19 (estivo). Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del ministero della Cultura.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo celebra la giornata del Mare promuovendo il progetto “La rotta di Enea”, itinerario culturale che segue il viaggio del mitico eroe da Troia al Lazio. Annunciati convegno sul Tempio di Vesta e una mostra sul Palladio. E nel 2022 convegno su “Le città di Troia, Cartagine e Roma tra mito e storia”

La copertina del libro “Enea. L’ultimo dei Troiani. Il primo dei Romani” (Salerno Editrice)
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Giornata nazionale del Mare 2021

Oggi, 11 aprile 2021, è la Giornata nazionale del Mare, istituita in Italia nel 2018. Il parco archeologico del Colosseo celebra la Giornata nazionale del Mare sull’onda grande progetto “La rotta di Enea”, promosso dall’associazione Rotta di Enea (www.aeneasroute.org ), al quale il PArCo partecipa sin dalle fasi di avvio. Il progetto coinvolge un ampio network di istituzioni internazionali presenti nel bacino del Mediterraneo, unite da un itinerario culturale che segue il viaggio del mitico eroe, fuggitivo da Troia in fiamme e poi fondatore della città di Lavinium, mentre il figlio Ascanio fonderà sui Colli Albani Alba Longa e dalla sua stirpe nascerà Romolo, fondatore di Roma e suo primo re. Di questo e molto altro ha parlato recentemente in Curia Iulia Mario Lentano (Università di Siena) a proposito del suo volume “Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani”, edito da Salerno editrice. Chi non ha avuto la possibilità di seguire l’incontro, è disponibile il podcast Dialoghi in Curia | Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani – Parco archeologico del Colosseo | Podcast on Spotify.

Ara Pacis (Roma): Enea, con il capo velato, compie un sacrificio agli dei appena giunto a Lavinium; di fronte a lui il figlio Ascanio, in alto a sinistra il tempio dei Penati portati da Troia (foto da http://www.aeneasroute.org)
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Il logo dell’associazione Rotta di Enea

“Un progetto nel nome del mito di Enea”, spiega Giovanni Cafiero, presidente dell’associazione Rotta di Enea, “è un patto tra generazioni per non abbandonare il vecchio Anchise, ma allo stesso tempo per pre-occuparsi del futuro di Ascanio, un progetto di ripresa da un lungo periodo di smarrimento, che ruota intorno a un progetto umanistico comune. Uno smarrimento che ha portato a gravi crisi economiche e ambientali preesistenti, ma apparse più evidenti alla luce dell’emergenza pandemica. La Rotta di Enea costituisce un nuovo itinerario marittimo a tema archeologico, culturale e paesaggistico, che rappresenta – attraverso il mito di Enea e il racconto virgiliano dell’Eneide – la fusione del patrimonio culturale mediterraneo di cui la Roma antica fu erede e che sistematizzò attraverso istituzioni e leggi comuni che hanno costituito il riferimento per tutta l’Europa”.

Mappa della rotta di Enea da Troia alle coste del Lazio (foto associazione Rotta di Enea)

Le tappe del viaggio di Enea. “Leggere l’Eneide – spiega l’associazione Rotta di Enea -vuol dire scoprire le radici mitiche della nostra storia nata intorno al Mediterraneo, culla di civiltà e luogo di incontro fra culture, quasi il liquido amniotico della nostra Europa. La Rotta di Enea, attraverso un itinerario fatto di secoli e di molte soste nel Mediterraneo, è un percorso fisico, attraverso le località toccate dall’eroe troiano in fuga dalla sua città in fiamme in cerca di un nuovo inizio in una terra sconosciuta. È un viaggio ideale, perché parla della storia dell’uomo, sempre pronto a viaggiare, per scelta o per necessità, e a cercare casa dove regnano pace e prosperità, portando con sé affetti e saperi. È una rotta culturale, perché racconta attraverso l’archeologia, la natura, la letteratura, una storia avvincente nella quale tutti possiamo riconoscerci. Il viaggio tocca cinque paesi diversi, ventuno località diverse, tra le quali ben cinque siti Unesco, ma anche molti altri luoghi straordinari ed affascinanti, tutti da scoprire”.

Smontaggio dei ponteggi del cantiere di restauro del Tempio di Vesta (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo intende promuovere il patrimonio archeologico e culturale dei paesi coinvolti affacciati sul Mediterraneo, organizzando (dopo la riapertura) una serie di attività ed eventi che ne raccontano storia e leggende, natura e paesaggi. “Il 9 giugno 2021”, spiegano al PArCo, “abbiamo intenzione di proporre un convegno su “Il Tempio di Vesta – Archeologia, Architettura e Restauro” in occasione della conclusione delle attività di manutenzione straordinaria condotte sul monumento tra il 2020 e l’inizio del 2021. Verranno analizzati i diversi aspetti connessi all’evidenza archeologica e i differenti approcci alla conservazione e restauro di inizio Novecento”.

La testa di Atena, il cosiddetto Palladio, conservata al museo Palatino (foto PArCo)

Tra i progetti in cantiere una mostra sul Palladio, la statua in legno (xoanon) di Pallade Atena che aveva il potere di proteggere l’intera città. Ulisse e Diomede la sottrassero ai troiani ed Enea la portò a Roma, dove fu conservata nel Tempio di Vesta nel Foro Romano per secoli. In questa occasione verrà esposto anche il famoso Palladio del museo Palatino. “Si tratta di una testa in marmo greco insulare, proveniente molto probabilmente dall’area del Colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “che appartiene ad una statua di Atena armata di dimensioni minori rispetto al naturale (circa 1 metro di altezza). La testa è caratterizzata da un elmo liscio che lascia in vista la capigliatura. L’occhio a mandorla, di taglio ionico con sopracciglio allungato, e le ciocche di capelli ondulate ad incorniciare la fronte datano l’originale al periodo tardo arcaico o alla prima età severa (480-450 a.C.). La raffigurazione di Atena armata, di dimensioni ridotte, prende il nome di Palladio, statuetta sacra che aveva il potere di proteggere un’intera città e che, secondo una tradizione, era stata portato a Roma da Enea ed era conservata nel tempio di Vesta nel Foro Romano”. Per il prossimo anno sono in programma altri eventi. Tra questi, una conferenza internazionale su “Le città di Troia, Cartagine e Roma tra mito e storia”, un momento di confronto e di analisi delle più recenti informazioni archeologiche.

Roma. Il 18 febbraio ha riaperto il museo Palatino, scrigno della storia del colle che ha visto la nascita di Roma e la formazione del potere imperiale

La Sala di Augusto nel museo Palatino (foto PArCo)

Un’altra buona notizia. Da oggi, giovedì 18 febbraio 2021, ha riaperto il museo Palatino, scrigno della storia del colle che ha visto la nascita di Roma e la formazione del potere imperiale. È visitabile dalle 10.30 alle 16.30 (ultimo ingresso, alle 15.30) con il biglietto ordinario 24h – Colosseo, Foro Romano, Palatino https://parcocolosseo.it/…/24h-colosseo-foro-romano…/. Il museo Palatino è allestito nell’ex convento delle Monache della Visitazione, costruito nel 1868 sui resti del palazzo di Domiziano sul colle Palatino. Qui l’archeologo Alfonso Bartoli, negli anni Trenta del Novecento, allestì il nuovo Antiquario Palatino. Bartoli, per consentire l’ampliamento degli scavi archeologici allora in corso sul colle, fece demolire l’edificio in stile neogotico che lo scozzese Carlo Mills aveva fatto costruire sulla sua sommità. Nel 1882 e poi durante la Seconda Guerra Mondiale, molti dei materiali rinvenuti nei numerosi scavi che dalla seconda metà dell’Ottocento interessarono il colle Palatino furono trasferiti al museo delle Terme (di Diocleziano). Al termine del conflitto, solo una minima parte della collezione fece definitivamente ritorno al Palatino. Negli anni Novanta del secolo scorso il museo fu riorganizzato e in occasione del Bimillenario Augusteo è stato riallestito migliorandone la fruibilità grazie anche a installazioni multimediali. Il percorso si articola su due piani. Al pian terreno, in ambienti che conservano le strutture originarie delle domus preesistenti, è narrata la storia del colle dalle origini di Roma fino all’avvento del Principato (I secolo a.C.). Al primo piano, fra le molte opere esposte, da non perdere, nella sala VI, i reperti dell’epoca di Augusto, l’imperatore che per primo modificò l’aspetto del Palatino, e, nella sala VII, i mosaici e le preziose pitture provenienti dalla neroniana Domus Transitoria.

Parco archeologico del Colosseo. Presentata la nuova guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” nell’ambito del progetto “Il PArCo tra le mani”. Presto nuovi pannelli tattili, guide e la WebApp

“Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” è la nuova guida tattile, ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, con testi delle stesse assieme a Silvia D’Offizi e Donatella Garritano che ha curato le traduzioni in inglese, per la realizzazione di Atipiche edizioni con Spazio Attivo Zagarolo FabLab. È stata presentata on line dal parco archeologico del Colosseo giovedì 3 dicembre 2020 in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. La guida, pensata per tutti, raccoglie 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi ad alta leggibilità (in italiano e inglese con trascrizioni in braille) illustrate con immagini tattili e un cassetto “immersivo” contenente le riproduzioni in 3D dei reperti.

Mappa dei pannelli tattici installati nel parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

La guida tattile del museo Palatino è l’ultimo atto di un percorso iniziato qualche anno fa. Tra il 2018 e il 2019 e ancora nel 2020 l’attenzione del PArCo nei confronti della disabilità visiva si è declinata in una serie di azioni coordinate, originate da un principio imprescindibile, ossia favorire l’autonomia di visita agli ipo e non vedenti, senza rinunciare al valore del contatto fisico e all’esperienza della visita guidata. Per garantire un supporto adeguato alle necessità del pubblico non vedente, il PArCo ha organizzato in collaborazione con il museo statale Tattile Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca, il corso dal titolo “Metodi e strumenti per rendere accessibili musei e luoghi della cultura alle persone con disabilità visiva”. Nell’arco di un anno, il corso ha formato 25 dipendenti del MiBACT tra il personale del Parco e di altri istituti e luoghi della cultura di Roma e del Lazio. È stato così messo a punto il progetto “Il PArCo tra le mani”, per favorire un turismo di prossimità attraverso un percorso tattile multilingue (italiano, inglese e alfabeto braille) composto da 11 pannelli illustrativi distribuiti all’interno del parco. Il percorso consta di 11 postazioni accessibili a tutti: Colosseo (1 pannello), Foro Romano (3 pp.), Palatino (3 pp), Museo Palatino (4 pp.). Pannelli a cura di Paola Quaranta e Federica Rinaldi.  In più, nel museo Palatino sono stati sistemati 4 pannelli dotati di riproduzioni in 3D in scala 1:1:  un’antefissa arcaica, una porzione di lastra Campana, un mosaico e la testa ritratto marmorea di Nerone. A questi reperti si associano anche oggetti dell’industria litica quali selci e punte di freccia, oltre a vasellame arcaico e monete destinate ai laboratori tattili con bambini e adulti.

Il “museo tattile” all’interno del percorso espositivo al museo Palatino (foto PArCo)

Il progetto va avanti. Sarà aumentato il numero dei pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti (l’Arco di Augusto al Foro Romano) o di singoli tematismi (quali le superfici decorate marmoree della Domus Flavia e Augustana). Un nuovo pannello, posto all’ingresso presso l’Arco di Tito,  aiuterà il visitatore a orientarsi all’interno del PArCo, segnalando la “salita” al Colle Palatino e la “discesa” verso la valle del Foro Romano. In più, ognuno dei pannelli esistenti sarà dotato di un QrCode che permetterà di accedere a un’App multisensoriale, dotata non solo di testi di approfondimento, per tutti, riguardanti i 25 monumenti selezionati, tradotti in 9 lingue straniere, ma anche di clip video, videoguide nella lingua dei segni e spazi di racconto dedicati solo ai bambini. Il progetto della WebApp è curato da Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli e realizzato dallo Studio Ruschena Projects. Anche per l’area del Foro Romano sono in corso di realizzazione due guide tattili a stampa in nero, braille e con figure in rilievo, dedicate a percorsi tematici incentrati sulla Casa delle Vestali e sulla Basilica Giulia; le guide, stampate in più copie, potranno essere prese in prestito gratuitamente presso le biglietterie all’ingresso del PArCo. Un primo test dei percorsi si è avuto in occasione della Giornata delle Famiglie al Museo del 2019, grazie alla partecipazione dell’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma con cui sono costanti e frequenti i contatti per l’organizzazione di visite speciali. Guide tattili del Foro a cura di Andrea Schiappelli, Francesca Boldrighini, Elena Ferrari, Francesca Ioppi e Sabrina Violante. Il principio fondante di questi percorsi si basa sulla convinzione che, affinché una visita tattile condotta in situ abbia davvero senso, non ci sia cosa migliore che toccare direttamente i manufatti antichi originali, utilizzando riproduzioni e modelli in scala solo a integrazione dell’esperienza.

“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Prima puntata: le capanne del IX sec. a.C.

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu infatti una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino.

Il plastico delle capanne del Cermalus realizzato nel 1950 dall’architetto Alberto Davico, e conservato al museo Palatino (foto PArCo)

Le capanne. Oggi sappiamo che il Palatino fu abitato e occupato stabilmente fin dal X secolo a.C. Sulla cima del colle, proprio dove la tradizione storica antica collocava la mitica fondazione di Roma, si conservano infatti i resti di un abitato di capanne, utilizzato fino alla fine del VII secolo, che ne costituisce la prima testimonianza. Si trattava di edifici molto semplici, di forma ovale, con le pareti di fango, paglia e canne, ed il tetto sostenuto da pali di legno infissi nel tufo. All’interno un’unica stanza, dotata di focolare al centro, e, in alcuni casi, di un piccolo portico davanti alla porta. Tra queste capanne, nell’angolo sud-occidentale del colle, si trovava la cosiddetta Casa Romuli, secondo la tradizione abitazione del fondatore della città: Romolo. Non a caso la capanna e quelle adiacenti furono risparmiate dalle costruzioni successive e, come ci raccontano Plutarco e Dionigi di Alicarnasso, mantenute per secoli nel loro stato originale con accurati restauri. Al museo Palatino è conservato il Plastico delle Capanne del Cermalus, una delle alture del Palatino, realizzato nel 1950 dall’architetto Alberto Davico. Le tre capanne non ricostruite di cui si vedono solo le impronte nel banco di tufo, davanti al centro, sono quelle scavate da Salvatore Maria Puglisi nel 1948, mentre il resto del villaggio è ricostruito liberamente. I dati archeologici e lo studio dei materiali ceramici rinvenuti permettono di ricostruire un villaggio databile almeno dal IX secolo a.C. fino al VII secolo a.C.

Modellino della Capanna A del Cermalus realizzato dall’architetto Alberto Davico, ed esposto al museo Palatino (foto PArCo)
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Il disegno ricostruttivo e il rilievo archeologico della capanna A del Cermalus (foto PArCo)

Modellino della Capanna A del Cermalus, esposto al museo Palatino. La ricostruzione, realizzata da Alberto Davico nel 1950, si basa sulle tracce archeologiche nel banco di tufo e sul confronto con le urne a capanna rinvenute nelle tombe ad incinerazione nel Lazio e in Etruria, tra Bronzo finale e prima età del Ferro (XI-X secolo a.C.) che riproducono abitazioni reali. La Capanna A è una delle capanne conservate in modo migliore tra le tre rimesse in luce nel 1948 da Salvatore Maria Puglisi. Si conservano il disegno ricostruttivo e il rilievo archeologico con due sezioni della Capanna A del Cermalus.

Giornate Europee del Patrimonio 2020 al parco archeologico del Colosseo. Aperture straordinarie, eventi ed attività speciali a Colosseo, Foro Romano e Palatino

Colosseo, Foro Romano, Palatino: aperture straordinarie, eventi ed attività speciali nel programma 2020 delle Giornate Europee del Patrimonio. Sabato 26 settembre 2020, tra le 15 e le 18, sarà protagonista il museo Palatino con la nuova guida tattile del museo ideata e promossa dal parco archeologico del Colosseo e la realizzazione di atipiche edizioni: in programma un laboratorio inclusivo per vedenti e non vedenti per presentare e testare in anteprima la nuova guida tattile del Museo Palatino. La sera di sabato 26 settembre invece l’attenzione sarà tutta per il Foro Romano con una visita serale “La vita politica nella Roma antica, tra il Foro e la Curia” al costo simbolico di 1 euro. Domenica 27 settembre 2020 il piano dell’arena del Colosseo, tra le 10 e le 12.30, ospiterà i festeggiamenti ufficiali per il centenario della nascita di Gianni Rodari (www.100giannirodari.it): i bambini che tra maggio e giugno hanno partecipato inviando il fumetto “L’uomo che rubava il Colosseo” avranno la possibilità di assistere alla performance musicale del quintetto di fiati “Gianni Rodari” che per l’occasione musicherà alcune delle favole più note e famose del grande scrittore.

Un mosaico con tessere bianco-nere conservato all’interno della Schola Praeconum a Roma (foto PArCo)

Per tutto il week end tra sabato 26 e domenica 27 settembre sarà poi possibile visitare grazie all’apertura straordinaria e all’accompagnamento dello staff del PArCo la Schola Praeconum, sede dell’associazione degli araldi del Circo Massimo (ingresso da via dei Cerchi senza acquisto di biglietto di ingresso), gli Horrea Agrippiana e il Complesso Severiano sul Palatino (per questi due ultimi siti la visita è compresa nel biglietto di ingresso). Infine nell’ambito del progetto Salus per artem del PArCo e grazie al protocollo di intesa con S.Komen Italia il PArCo aderisce al nuovo format della Race for the Cure per la lotta contro i tumori al seno: sabato 26 settembre 2020 dalle 11 alle 18 saranno attivi nella cornice di Vigna Barberini al Palatino laboratori teorico-pratici di terapie integrate (Mindfulness), su prenotazione.

Informazioni. 26 settembre 2020: 15-18, museo Palatino: presentazione e visita inclusiva con la nuova guida tattile del Museo Palatino, su prenotazione; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Horrea Agrippiana, Complesso Severiano: visita guidata inclusa nel biglietto “24h” e “Full Experience”; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Schola Praeconum: visita guidata con accesso da via dei Cerchi, su prenotazione; 19.15-21.45 (ultimo ingresso alle 21), Foro Romano, “La vita politica nella Roma antica, tra il Foro e la Curia”: visita serale al costo simbolico di 1 euro. Ingresso e uscita da largo della Salara Vecchia. 27 settembre 2020: 10-12.30, Colosseo: festeggiamenti per i 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari, con accesso riservato ai partecipanti del concorso a fumetti “L’uomo che rubava il Colosseo”; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Horrea Agrippiana, Complesso Severiano: apertura straordinaria inclusa nel biglietto “24h” e “Full Experience”; 10.45/ 11.45/ 12.45/ 14.30/ 15.30/ 16.30, Schola Praeconum: visita guidata con accesso da via dei Cerchi, su prenotazione.

Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”

Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.

Foro Romano ️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.

Palatino ️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.

Domus Flavia ️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.

“Sulle tracce di Nerone”: seconda tappa dell’itinerario in sei tappe proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: conosciamo i Bagni di Livia, parte della Domus Transitoria

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

Sono noti come Bagni di Livia, ma si tratta di una parte della Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone edificata tra il Palatino e l’Esquilino. È questa la seconda tappa “Sulle tracce di Nerone” proposta dal parco archeologico del Colosseo. Lo storico Svetonio nelle Vite dei Cesari (Nerone, 31, 1) critica senza mezzi termini l’opera edificatoria dell’imperatore: “Nerone in nessun’altra cosa fu altrettanto dannoso quanto nel costruire: fece una casa che andava dal Palatino fino all’Esquilino, che chiamò in un primo tempo ‘transitoria’ e, dopo che fu distrutta da un incendio [evidentemente quello del 64 d.C.] e ricostruita, aurea”. Svetonio parla della prima reggia edificata da Nerone tra Palatino ed Esquilino, ma della quale ben poco conosciamo, a parte le strutture sottostanti la coenatio Iovis della successiva domus Flavia.

Ipotesi di ricostruzione della Domus Transitoria di Nerone (foto PArCo)

“La Domus Transitoria, prima residenza di Nerone sul Palatino, distrutta dall’incendio del 64 d.C. che portò alla successiva edificazione della Domus Aurea”, spiegano gli archeologi del parco del Colosseo, “permetteva di “transitare” – come sottintende il nome – dai possedimenti imperiali del Palatino a quelli dell’Esquilino. Oggi, dell’originario edificio neroniano, è ancora possibile riconoscere alcuni suggestivi ambienti. Tra questi, uno spazio occupato da un ninfeo con giochi d’acqua tra forme architettoniche che ricordano una quinta teatrale e un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi, destinato al riposo e allo svago dell’imperatore. Altre due stanze recano, invece, i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, che sono in parte conservati e visibili nel vicino museo Palatino”.

I Bagni di Livia sul Palatino a Roma (foto PArCo)

Ma perché questa struttura, un monumentale ninfeo e triclinio semi-ipogeo scoperto nel 1721, fu chiamata erroneamente “bagni di Livia”? Perché la presenza di condutture per gli zampilli d’acqua, interpretati allora come bidet, fece pensare che gli ambienti fossero proprio dei bagni, attribuititi all’epoca di Livia per via di una fistula (conduttura, appunto) in piombo con il nome Augustus e la figura di un’aquila.

Parco archeologico del Colosseo: firmato il protocollo d’intesa con l’ASL Roma 1 per la riapertura nel segno della sicurezza. Visita del direttore Alfonsina Russo al museo Palatino

Il parco archeologico del Colosseo si prepara a riaprire dopo l’emergenza Covid-19 (foto PArCo)

Parco archeologico del Colosseo: la riapertura si avvicina. Firmato nei giorni scorsi un importante protocollo d’intesa tra il Parco archeologico del Colosseo e la ASL Roma 1 che consentirà, dopo un periodo di chiusura determinato dalla pandemia da CoVID-19, la riapertura del Parco archeologico del Colosseo, nel segno della sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori che torneranno a frequentare la storia e la cultura di Roma. La ASL Roma 1 garantirà un supporto su due fronti: dal punto di vista tecnico-scientifico e formativo, per l’attuazione delle misure necessarie alla fruizione del PArCo in sicurezza (anche attraverso la definizione di criteri e linee guida) e dal punto di vista sanitario, con un presidio aperto dalle 10 alle 19 per la gestione dei visitatori risultati “febbrili” con procedure codificate, e l’attivazione di sorveglianza su eventuali casi sospetti, oltre a un più generale intervento di primo soccorso in caso di necessità. Il PArCo contribuirà a sostenere la ASL Roma 1 nell’attivazione del servizio e a favorire la fruizione del suo patrimonio agli operatori sanitari. Il PArCo e l’Azienda Sanitaria realizzeranno congiuntamente materiale informativo per i visitatori, relativamente ai comportamenti corretti anti contagio da tenere durante la visita. Si tratta di una cooperazione che si svilupperà nell’arco di due anni e che prevede anche per il futuro l’organizzazione di iniziative ed eventi, rivolti alla comunità di Roma, finalizzati allo sviluppo di percorsi di promozione della salute e di valorizzazione del legame fra arte e benessere, destinate a fasce di cittadini distinti per età o per esigenze specifiche.

Angelo Tanese, direttore Asl Roma 1, e Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

“Il benessere del nostro personale e dei nostri visitatori”, dichiara il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “è una priorità assoluta da sempre, e tanto più ora in questo momento di emergenza. Il PArCo ha lavorato in questi mesi per mettere in campo tutte le azioni volte alla tutela della sicurezza del proprio pubblico, fondamentale per consentirne la riapertura. In questo senso ringrazio il Direttore Generale dell’Asl Roma 1 Angelo Tanese per l’assoluta disponibilità dimostrata a supportare il PArCo con la professionalità e l’importante esperienza maturata in tema di misure di prevenzione e di monitoraggio del contagio CoVID-19. Grazie a questa collaborazione è stato possibile definire tutte le preliminari procedure di sicurezza. E sarà sempre la ASL Roma 1 ad assicurare il costante supporto medico-sanitario in caso di possibili situazioni di emergenza durante gli orari di apertura al pubblico del PArCo. La collaborazione fra le nostre istituzioni, decisiva in questa fase, si pone anche in una prospettiva di servizio di lungo periodo per la comunità di Roma, che si realizzerà attraverso iniziative finalizzate a favorire il benessere dei cittadini. La riapertura del PArCo – conclude Alfonsina Russo – diventa dunque anche un’occasione per rafforzare, in un progetto assolutamente condiviso, il binomio “salute” e “arte” e di questo ringrazio nuovamente la ASL Roma 1, con la sua struttura, per la straordinaria sensibilità e disponibilità dimostrate”. E il direttore generale della ASL Roma 1, Angelo Tanese: “In questo momento storico la mission di una azienda sanitaria deve comprendere anche una funzione di supporto alle altre istituzioni, mettendo a disposizione le proprie competenze per la ripresa delle attività in sicurezza e una gestione tempestiva di persone bisognose di assistenza. Sono particolarmente lieto che questo possa avvenire in un luogo simbolo della nostra storia. Siamo peraltro nel solco di quella tradizione secolare di accoglienza e assistenza sanitaria che è sempre stata offerta ai pellegrini in visita nella città Eterna dalle nostre strutture, a cominciare dall’Ospedale Santo Spirito in Sassia. Ringrazio quindi la direttrice Alfonsina Russo per aver colto questa opportunità, proponendoci una collaborazione di ampio respiro”.

In attesa della riapertura, Alfonsina Russo ci regala una visita nel museo Palatino. Il percorso si articola su due piani. Al pian terreno, in ambienti che conservano le strutture originarie delle domus preesistenti, è narrata la storia del colle dalle origini di Roma fino all’avvento del Principato (I secolo a.C.). Al primo piano, fra le molte opere esposte, da non perdere, nella sala VI, i reperti dell’epoca di Augusto, l’imperatore che per primo modificò l’aspetto del Palatino, e, nella sala VII, i mosaici e le preziose pitture provenienti dalla neroniana Domus Transitoria.