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#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.

Roma. A Palazzo Massimo “Con sobria chiarezza”, due giornate di studio in onore di Giovanni Becatti a cinquant’anni dalla scomparsa: in presenza e on line. Il programma

roma_palazzo-massimo_giornata-di-studio-con-sobria-chiarezza_locandina“Con sobria chiarezza” giornate di studio in onore di Giovanni Becatti. A cinquant’anni dalla scomparsa, il parco archeologico di Ostia antica celebra la figura di Giovanni Becatti con due giornate di convegno a Roma, a Palazzo Massimo alle Terme, il 4 e 5 dicembre 2023: in presenza e on line sul canale YouTube del Parco: https://www.youtube.com/@parcoarcheologicodiostiaan4711. Grazie al contributo di allievi, colleghi e continuatori della sua opera nell’ufficio degli Scavi di Ostia, verrà ripercorsa la carriera di uno studioso che ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte antica e nell’archeologia del XX secolo. Di multiformi interessi, Becatti seppe spaziare dall’arte minoica alla paletnologia e dall’arte greca arcaica alla tarda antichità, affrontando con uguale competenza e passione l’arte, la storia e la filologia classica. I vari contributi consentiranno di delineare il profilo di un vero umanista, capace di coniugare l’attività di ricerca sul campo con una conoscenza enciclopedica delle fonti antiche e dell’iconografia, unite a una grande versatilità scrittoria e divulgativa.

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Il leone: dettaglio della sala di rappresentanza in opus sectile di una villa (domus) monumentale fuori Porta Marina a Ostia, conservato al museo dell’Alto Medioevo (foto Muciv)

Del periodo ostiense verranno esaminati i molteplici filoni di ricerca che Becatti seppe dipanare nella sua lunga attività al servizio della Soprintendenza archeologica. Giunto ventiseienne a Ostia, ma già con l’esperienza formativa degli scavi a Lemno con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, divenne il principale collaboratore del direttore degli Scavi Guido Calza, che gli affidò la pubblicazione delle sculture trovate negli sterri per l’Esposizione Universale del 1942 e lo studio tipologico di tappeti musivi e mitrei. Nel frattempo coltivava la sua vocazione per l’insegnamento, iniziando a Pisa quella feconda attività didattica che l’avrebbe portato a Milano, Firenze e Roma, coltivando in ogni cattedra una prolifica scuola di allievi ed epigoni. La carriera accademica non gli impedì di continuare la collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Ostia, portando a termine il volume della Topografia Generale – primo della serie di Scavi di Ostia – e pubblicando nella stessa collana l’Edificio con Opus Sectile fuori Porta Marina, esempio eccezionale dell’arte dell’intarsio marmoreo fiorita nella tarda antichità. Le testimonianze dei colleghi e di chi lo conobbe sono concordi nel delineare una figura modesta, laboriosa, collaborativa e disponibile, che fino all’ultimo portò il suo contributo sia in ambito editoriale, con la grandiosa impresa dell’Enciclopedia dell’Arte Antica, sia continuando a stimolare la ricerca sul campo, con l’avvio dello scavo universitario delle Terme del Nuotatore. In occasione del convegno verrà affissa una targa in ricordo dello studioso sulla facciata del Museo Ostiense, dove sono ugualmente onorati i colleghi e i collaboratori dei suoi esordi, quasi a voler ricostituire quell’affiatato gruppo di lavoro e di ricerca che “con sobria chiarezza” seppe avviare gli studi moderni su Ostia.

Programma 4 dicembre 2023: “Giovanni Becatti e Ostia”, modera Alessandro D’Alessio. Alle 9, saluti istituzionali: Stéphane Verger (direttore del museo nazionale Romano), Massimo Osanna (direttore generale Musei); 9.15, introduzione al convegno con Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica); 9.30, Fausto Zevi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un ricordo ostiense”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) “Il silenzioso ardore per la ricerca: Giovanni Becatti a Ostia (1938-1954) e a Milano (1954-1957)”; 10.30, Claudia Valeri (Musei Vaticani) “Giovanni Becatti e la scultura ostiense”; pausa caffè; 11.30, Cristina Genovese (parco archeologico di Ostia antica) “Mosaici e pavimenti marmorei di Ostia: attualità dello studio di Giovanni Becatti”; 12, Carlo Pavolini (già università della Tuscia – Viterbo) “Considerazioni sulle Case ostiensi del tardo impero 75 anni dopo”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Claudia Tempesta (parco archeologico di Ostia antica), Stella Falzone (università Roma Tre) “Rileggere Becatti alla luce di Gismondi: il contributo della documentazione d’archivio alla ricostruzione del contesto della Domus sotto il Vicolo del Dioniso”; 15, Filippo Marini Recchia (archeologo indipendente), Paola Olivanti (archeologa indipendente) “La basilica forense di Ostia: una revisione dei dati d’archivio a ottant’anni dalla pubblicazione di Giovanni Becatti”; 15.30, Clementina Panella (già Sapienza Università di Roma), Maura Medri (università Roma Tre) “Le Terme del Nuotatore in Ostia Antica. Lo scavo, i contesti, l’architettura”; 16, discussione.

Programma 5 dicembre 2023: “Giovanni Becatti, gli studi e l’insegnamento”, modera Patrizio Pensabene. Alle 9.30, Graziella Becatti (storica dell’arte indipendente) “Chi era Giovanni Becatti”; 10, Carlo De Domenico (università Statale di Milano) “Giovanni Becatti in Grecia (1936-1937)”; 10.30, Gabriella Capecchi (già università di Firenze) “Giovanni Becatti professore di Archeologia Classica nella “tradizione giovane” dell’Ateneo fiorentino”; pausa; 11.30, Maria Grazia Picozzi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti storico dell’arte antica”; 12, Stefano Tortorella (già Sapienza Università di Roma) “Gli studi di iconografia di Giovanni Becatti”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Marco Ruffini (Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti e la critica d’arte”; 15, Patrizio Pensabene (già Sapienza Università di Roma) “Lo stile è una fiction? Sono da considerare superati i cataloghi tipologici?”; 15.30, Andrea Carandini (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un uomo bravo e buono”; 16, discussione e tavola rotonda.

Musei e parchi archeologici a ingresso gratuito il 4 e 5 novembre: Colosseo, Pantheon e Pompei ai primi tre posti. Il ministro Sangiuliano: “Felice sia stata apprezzata questa proposta”

ministero_weekend-4-novembre_ingresso-gratuito_locandinaministero_weekend-5-novembre_ingresso-gratuito_locandinaArcheologia protagonista anche nel weekend del 4 e 5 novembre 2023 a ingresso gratuito: nei primi tre posti figurano il Colosseo, il Pantheon e Pompei. “Sono particolarmente felice che sia stata apprezzata l’idea di aprire gratuitamente i musei e i parchi archeologici anche in una giornata altamente simbolica come il 4 novembre”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che così commenta i primi numeri disponibili relativi all’affluenza dei due giorni di aperture gratuite del 4 e 5 novembre dei luoghi della cultura statali. “La decisione di aggiungere all’appuntamento mensile della #domenicalmuseo altre date fortemente identitarie, come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre 2023, è un’ulteriore possibilità offerta a tutti per vivere a fondo la straordinaria bellezza e vastità del nostro patrimonio culturale. La notevole affluenza di ieri e oggi lo testimonia. I musei rappresentano sempre più la geografia identitaria della Nazione e questo è confermato da una rinnovata consapevolezza da parte di cittadini e turisti dell’importanza di visitare un sito culturale. Un momento vissuto a pieno come arricchimento spirituale ed esperienza necessaria che migliora la qualità della vita”.

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Code di visitatori all’ingresso del museo Archeologico nazionale di Napoli per il ponte di Ognissanti (foto mann)

Ecco i primi dati provvisori, tra parentesi i numeri relative alle singole giornate, relativi a siti, musei e parchi archeologici: Colosseo. Anfiteatro Flavio 35.700 (16.688+19.012); Pantheon 28.256 (15.800+12.456); Area archeologica di Pompei 28.068 (13.462+14.606). Seguono Foro Romano e Palatino 11.586 (5.905+5.681); museo Archeologico nazionale di Napoli 8.350 (3.000+5.350); Terme di Caracalla 6.765 (3.185+3.580); Parco archeologico di Ercolano 4.516 (2.443+2.073); Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 4.459 (1.456+ 3.003); Villa Adriana 3.056 (1.276+1.780); museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 2.516 (535+1.981); MArRC – museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.394 (685+1.709);  museo e area archeologica di Paestum 2.142 (922+1.220); Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione 2.949 (890+2.059); museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 2.022 (516+1.506); museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.855 (451+1.404); museo delle Civiltà 1.434 (217+1.217). A questo elenco va aggiunto il museo Egizio di Torino con 21.266 visitatori ma nell’intero Ponte di Ognissanti, da mercoledì 1° a domenica 5 novembre 2023, con la maggior affluenza mercoledì 1° novembre con 4.259 ingressi e venerdì 3 novembre con 4.491 visitatori.

Roma. Convegno internazionale “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi, idee” in presenza e on line. Tre giorni in tre sedi di diverse per una riflessione sul ruolo giocato dal Lazio antico nel contesto dell’Ellenismo italico

ostia-antica_parco_convegno-ellenismo-il-lazio-in-italia-e-nel-mediterraneo_locandinaTre giorni di convegno internazionale a Roma, il 25, 26 e 27 ottobre 2023, su “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme processi idee”, promosso da Sapienza università di Roma; università dell’Aquila; parco archeologico di Ostia antica; parco archeologico di Ercolano; parco archeologico di Sibari; museo nazionale Romano; Deutsches Archäologisches Institut Rom; École française de Rome; Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma. Il convegno si svolge in presenza su sedi diverse, ma sarà possibile seguirlo in diretta streaming collegandosi al canale YouTube del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza, Università di Roma: https://www.youtube.com/c/ScienzeDellAntichitaSapienza. La giornata inaugurale del 25 ottobre si svolgerà nella sede di Palazzo Massimo del museo nazionale Romano. Giovedì 26 ottobre (seconda giornata del convegno), l’appuntamento sarà all’École française de Rome (piazza Navona, 62). L’ultima data, venerdì 27 ottobre, si svolgerà invece alla Sapienza università di Roma, nell’Odeion del museo dell’Arte classica. Questo è il programma completo con gli interventi.

Il convegno costituirà un’occasione per stimolare la riflessione sul ruolo giocato dal Lazio antico – e dalle comunità che ad esse in qualche modo si riferivano – nella formazione di uno specifico linguaggio culturale “latino” nel contesto dell’Ellenismo italico. La tematica è stata, finora, affrontata dal punto di vista di Roma, la cui ovvia egemonia e centralità ha relegato la regione latina in una dimensione di sostanziale subalternità nel processo di costruzione dell’identità culturale dell’Italia ellenistica. Al contrario, gli studi e le ricerche hanno da tempo dimostrato la spiccata vitalità dei centri latini durante il periodo ellenistico che si esprime, con grande evidenza, nei più diversi ambiti: dall’urbanistica all’architettura, dall’arte alla produzione artigianale, dalla religione ai rituali funerari. Si tratta di una vitalità che mostra elementi di autonomia – a volte anche di precocità – rispetto alla stessa Roma e che, rapidamente, trasforma il Lazio in uno straordinario laboratorio di forme e modelli di grande originalità, destinati a connotare la costruzione dell’Italia romana in una vera e propria “latinizzazione” della Penisola e, di riflesso, delle regioni occidentali del Mediterraneo.

Ma da quando e in quali momenti storici il mondo latino ebbe ragioni e occasioni di inserirsi nel globale processo culturale ellenistico? Quali furono i suoi interlocutori privilegiati nella Penisola, in Grecia e in Oriente? Quali furono i “modelli” adottati e rielaborati, con o senza la mediazione di Roma? Fino a quando il Lazio mantenne una riconoscibile identità culturale? Come quest’ultima agì nei confronti di Roma, delle altre entità italiche di antica origine e della colonizzazione latina? Quali figure – persone, famiglie o gruppi latini e non latini attivi nel Lazio – e con quali strumenti – politici, economici, sociali – si resero protagoniste delle dinamiche di cambiamento? Quali meccanismi, non solo “istituzionali”, agirono nella trasmissione di idee, modelli, programmi e prassi? Il convegno tenta di dare una riposta a questi quesiti con studi e approfondimenti che tengano conto delle ricerche storiche e delle acquisizioni archeologiche più recenti e significative, offrendo un’occasione di confronto e discussione per meglio definire il ruolo del Latium vetus e adiectum in Italia, nel Mediterraneo e nei confronti di Roma all’origine e nei successivi sviluppi del fenomeno culturale dell’Ellenismo.

Bologna. Al museo civico Archeologico “Bononia racconta. Storie dal lapidario del museo”: un ciclo di tre appuntamenti per conoscere in modo piacevole e coinvolgente le epigrafi, vero e proprio mezzo di comunicazione di massa nell’Antica Roma

bologna_archeologico_bononia-racconta_locandinaAlzi la mano chi non ha mai pensato almeno una volta che leggere le lapidi latine sia un po’ ostico e noioso! Scommettiamo invece che ne può saltare fuori un o splendido viaggio nella storia dell’antica Bononia? Viene annunciata così “Bononia racconta. Storie dal lapidario del museo” la nuova iniziativa promossa dal museo civico Archeologico di Bologna con la collaborazione della Legio XIII Gemina: un ciclo di tre appuntamenti – il 15, il 21 e il 28 ottobre 2023 – per conoscere un bene prezioso dell’antica Bononia e del mondo romano: le epigrafi. Il progetto, curato da Federica Guidi e Marinella Marchesi, si inserisce nelle attività di divulgazione del rilevante patrimonio epigrafico del museo civico Archeologico per avvicinare il pubblico non solo specialistico a una migliore fruizione e comprensione degli oggetti lapidei e delle iscrizioni incise come fonte storica primaria per conoscere la storia sociale e culturale del mondo antico romanizzato, in cui le pietre erano utilizzate come vero e proprio mezzo di comunicazione di massa.

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La Legio XIII Gemina (foto daniele gay, courtesy legio XIII gemina)

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Lapide dei Cornelii (fine del I secolo a.C.), proveniente da San Pietro in Casale (Bologna), località Gavaseto, rinvenuta nel 1533, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

“Bononia racconta”: domenica 15 ottobre 2023, alle 11, e sabato 28 ottobre 2023, alle 17. Visita guidata gratuita al lapidario con Legio XIII Gemina, Federica Guidi e Marinella Marchesi (museo civico Archeologico): ingresso con biglietto museo. Le archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi conducono un’insolita visita guidata al lapidario del museo civico Archeologico, con la partecipazione dei rievocatori in costume storico della Legio XIII Gemina che daranno voce e corpo agli antichi abitanti di Bononia, colonia latina fondata nel 189 a.C. La Legio XIII Gemina è un’associazione culturale di rievocazione storica e archeologia sperimentale fondata a Rimini nel 2011. L’associazione deve il suo nome all’omonima e leggendaria legione romana che fu reclutata da Giulio Cesare nel 57 a.C. per la conquista della Gallia e con la quale il grande condottiero varcò il Rubicone.

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Altare funerario con raffigurazione di un legionario (seconda metà del III secolo d.C.), proveniente da Egitto, Nicopolis (Alessandria), cimitero militare della legio II Traiana Fortis, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

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Lapide di Q. Manilius Cordus (prima metà del I secolo a.C.), proveniente da San Pietro in Casale (Bologna), località Sant’Alberto o San Benedetto. Rinvenuta nel 1502. Conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

“Parole, parole, parole. Le iscrizioni latine dalla noia allo storytelling”: sabato 21 ottobre 2023, alle 17. Incontro con Carlotta Caruso (museo nazionale Romano), Valentina Uglietti (dottoressa di ricerca Unibo), Federica Guidi e Marinella Marchesi (museo civico Archeologico). L’incontro si svolge nella Sala conferenze. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’incontro riflette sulle potenzialità comunicative delle testimonianze epigrafiche del mondo romano attraverso l’esperienza due narratrici di grande talento: Carlotta Caruso, archeologa del museo nazionale Romano e autrice del libro “101 cose svelate. Le iscrizioni del museo nazionale Romano raccontano Roma” (Dielle Editore, 2022) e Valentina Uglietti, dottoressa di ricerca in epigrafia latina e storyteller. Conducono l’incontro le archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi, curatrici del recente scenario tematico dedicato al lapidario del museo civico Archeologico sul portale “Storia e memoria di Bologna” curato dall’Area Storia e Memoria del Settore Musei Civici Bologna.

Roma. “Metti una sera… al museo nazionale Romano”: aperture serali a settembre e ottobre alle Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Palazzo Altemps

roma_nazionale-romano_metti-una.sera-al-museo-nazionale-romano_locandina“Metti una sera… al museo nazionale Romano”: tornano le aperture straordinarie. Dal 15 settembre 2023, ogni settimana, fino alla fine di ottobre 2023, sarà possibile visitare le sedi di Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Palazzo Altemps anche in orario serale, dalle 19.15 alle 22.45, con un biglietto alla tariffa speciale di 5 euro (che comprende anche il contributo di 1 euro in sostegno all’Emilia Romagna). Le aperture serali non coinvolgono la Crypta Balbi perché è temporaneamente chiusa al pubblico. Questo il calendario delle serate: venerdì 15 settembre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 16 settembre, Palazzo Altemps; venerdì 22 settembre, Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano e Palazzo Altemps; venerdì 29 settembre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 30 settembre, Palazzo Altemps; venerdì 6 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 7 ottobre, Palazzo Altemps; venerdì 13 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 14 ottobre, Palazzo Altemps; venerdì 20 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 21 ottobre, Palazzo Altemps; venerdì 27 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 28 ottobre, Palazzo Altemps.

Sperlonga (Lt). Visto il successo, prorogata di un mese la mostra “Depositi (ri)scoperti… Ulisse e i suoi viaggi” dedicata alla figura dell’eroe greco e alle sculture che lo rappresentano

sperlonga_archeologico_mostra-ulisse-e-i-suoi-viaggi_prorogata_locandinaAncora un mese per visitare la mostra “Depositi (ri)scoperti… Ulisse e i suoi viaggi” al museo Archeologico nazionale di Sperlonga (Lt). Visto infatti l’enorme successo, la mostra “Depositi (ri)scoperti… Ulisse e i suoi viaggi”, che doveva chiudere il 30 luglio 2023, è stata prorogata fino al 27 agosto 2023. Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione tra il museo nazionale Romano e la direzione regionale Musei del Lazio per ridare voce ai tanti reperti conservati nei depositi, che ha visto, nella prima tappa, la mostra organizzata presso il museo delle Navi romane di Nemi (Rm) (vedi Roma. Alle Terme di Diocleziano chiude la prima parte della mostra “Ulisse e gli altri” nell’ambito del progetto “Depositi (ri)scoperti” del museo nazionale Romano: opere solitamente custodite all’interno dei depositi | archeologiavocidalpassato). La mostra nasce anche nell’ambito dell’esposizione “L’istante e l’eternità – Tra noi e gli antichi”, che si tiene nel museo nazionale Romano alle Terme di Diocleziano (vedi Roma. A un mese dalla sua chiusura, scopriamo la grande mostra “L’istante e l’eternità” alle Terme di Diocleziano, 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Intervento esclusivo del direttore Stéphane Verger | archeologiavocidalpassato) e che ha visto un importante contributo del museo Archeologico nazionale di Sperlonga con il prestito di alcune delle sue sculture più significative, come la testa di Ulisse e il gruppo del Palladio.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: testa di Ulisse (ora al museo di Sperlonga) in marmo greco proveniente dal sepolcreto degli Statili (prima età imperiale) (foto mnr)

“Ulisse e i suoi viaggi” è dedicata alla figura dell’eroe greco e alle sculture che lo rappresentano: le opere provenienti dai depositi del museo nazionale Romano integrano quelle del museo Archeologico nazionale di Sperlonga creando un dialogo vivo e fattivo tra istituzioni. Proprio al museo nazionale Romano, che aveva il compito di accogliere i principali ritrovamenti di Roma e del Lazio, erano state destinate, in un primo tempo, le sculture di Sperlonga; per accoglierle nel luogo in cui erano state scoperte fu invece realizzato nel 1963 il museo Archeologico nazionale.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano (ora al museo di Sperlonga): grande mosaico di Ulisse e le Sirene (da Quarto di Corzano, provincia di Rieti, II secolo d.C.) (foto mnr)

Il percorso espositivo inizia dal grande mosaico di Ulisse e le Sirene (da Quarto di Corzano, provincia di Rieti, II secolo d.C.), presentato in un suggestivo allestimento multimediale che immerge il visitatore nel racconto del viaggio di Ulisse. Intelligente, tenace e assetato di sapere e di avventura, l’eroe è rappresentato nelle sue fattezze dalla testa di Ulisse in marmo greco (proveniente dal sepolcreto degli Statili, prima età imperiale): un uomo maturo, con chioma fluente e fitta barba, riconoscibile dal caratteristico copricapo, il pileus, suo comune attributo.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano (ora al museo di Sperlonga): testa di Circe in marmo greco rinvenuta nel 1928 sul promontorio del Circeo (foto mnr)

A dare risalto alle virtù di Ulisse contribuiscono le numerose figure femminili che animano il mito: l’amata moglie Penelope (esposta una testa in marmo del II secolo d.C.); l’affascinante Circe, con i suoi magici sortilegi (esposto un suo ritratto in marmo greco rinvenuto nel 1928 sul promontorio del Circeo); e la sua protettrice divina Atena, rappresentata da un busto rinvenuto nel suburbio di Roma.

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Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano (ora al museo di Sperlonga): sarcofago con raffigurazione di Achille tra le figlie di Nicomede (da Isola Sacra, seconda metà del II secolo d.C.) (foto mnr)

A raccontare le avventure di Ulisse, e degli altri personaggi che gravitano intorno alla sua figura, sono inoltre esposti un sarcofago con raffigurazione di Achille tra le figlie di Nicomede (da Isola Sacra, seconda metà del II secolo d.C.) e un’urna con scena della contesa per le armi di Achille (proveniente da Ostia Antica, seconda metà del II secolo d.C.).

Brescia. Al nuovo Capitolium apre la mostra “Il Pugile e la Vittoria Alata”, per Bergamo Brescia 2023: per la prima volta insieme i due straordinari bronzi di età ellenistica e romana

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Locandina della mostra “Il Pugile e la Vittoria” al Capitolium di Brescia dal 12 luglio al 29 ottobre 2023

Il Pugile e la Vittoria, due straordinari bronzi di età ellenistica e romana per la prima volta insieme a Brescia, esposti in un’evocativa installazione artistica site specific del maestro spagnolo Juan Navarro Baldeweg, in cui il metaforico dialogo sul significato della “vittoria” ci riporta all’universale tensione verso l’alto, sia esso il traguardo sportivo o la pace ritrovata. La mostra “Il Pugile e la Vittoria”, punta di diamante di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, sarà visitabile dal 12 luglio al 29 ottobre 2023 al parco archeologico di Brescia Romana, sito UNESCO. Catalogo Skira.

L’ambizioso progetto, promosso dal Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei con il museo nazionale Romano e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, permette di compiere un confronto culturale tra due assoluti capolavori dell’arte occidentale e sigla un nuovo prezioso tassello del programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei sta sviluppando intorno all’area archeologica di Brixia romana.

Legata al progetto espositivo – in collaborazione con Il museo nazionale Romano – è l’esposizione dell‘Ala di Vittoria nella sezione archeologica L’età romana. La città, in corrispondenza della narrazione digitale dedicata alla Vittoria Alata. Un’ala bronzea rinvenuta nell’alveo del fiume Tevere nel 1891, in corrispondenza di ponte Sisto, che sarà visitabile fino al 29 ottobre 2023 al museo di Santa Giulia. Il pezzo venne ritrovato insieme ad altri resti di statue in bronzo che potevano appartenere in origine ad un unico gruppo scultoreo onorario posto proprio a decorazione del Ponte, con la statua della Vittoria in posizione sommitale, in occasione di un restauro effettuato per volontà di Valentiniano e Valente tra il 365 e il 367 d. C., impiegando elementi scultorei più antichi. Contemporaneamente nella sede di Palazzo Massimo a Roma al posto del Pugile sarà esposta una statua in bronzo di un personaggio togato proveniente sempre dal gruppo scultoreo di ponte Sisto.

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La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

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Juan Navarro Baldeweg, curatore della mostra “Il Pugile e la Vittoria” (fondazione brescia musei)

“Il Pugile e la Vittoria” costruisce l’ideale legame tra il patrimonio archeologico dell’Urbe, unico al mondo, e quello di Brescia, la Brixia latina, oggetto di un esemplare programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei ha intrapreso con l’installazione della Vittoria Alata nel nuovo Capitolium disegnato da Juan Navarro Baldeweg. Tramite il Pugilatore in riposo e la Vittoria Alata, entrambi protagonisti di recenti valorizzazioni e restauri epocali, Fondazione Brescia Musei si protende verso l’arte fondativa della cultura europea, suggellando il rapporto tra la Vittoria bresciana e la cultura ellenistica e romana.  Il tema astratto che lega questi due straordinari bronzi, nell’assenza e nella personificazione, è quello del successo, di un esito positivo, della vittoria appunto. Per il Pugilatore è il responso dell’arbitro al termine dello scontro nel quale si è strenuamente difeso senza esclusione di colpi, come indicano le ferite e gli ematomi sapientemente resi nel bronzo con altissima perizia tecnica; per la Vittoria Alata è la designazione del vincitore sul campo di battaglia e la ricostituzione della pace, la cessazione del conflitto. L’uno attende il verdetto, l’altra omaggia il vincitore militare affidando al bronzo dello scudo, che doveva trattenere in origine nelle mani, il suo nome. Il progetto espositivo sarà l’occasione per ridurre la distanza che ha separato le due opere in antico, con una triangolazione di elementi che grazie all’allestimento permetterà comunque di comprenderla, ma nello stesso tempo di cogliere i numerosi fili rossi che le legano.

brescia_fondazione-brescia-musei_mostra-il-pugile-e-la-vittoria_allestimento_2_Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia - foto A. Chemollo

La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

Nello spazio dell’aula del Capitolium si insinuerà un racconto visivo, spaziale, in cui l’invocazione del Pugile, che chiede protezione, si incanala attraverso il riflesso speculare della Vittoria Alata, con contrappunti armonici e l’aiuto di un cristallo specchiante, che porteranno lo spettatore a prendere parte, nel raggio di pochi metri, a una narrazione concettuale sui valori assoluti che i due capolavori rappresentano ancora oggi per l’uomo contemporaneo.

Ecco il progetto “Il Pugile e la Vittoria” raccontato dalle voci di chi lo ha pensato, ideato e realizzato: Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei; Stéphane Verger, direttore del museo nazionale Romano; e Fabrizio Paschina, executive director Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo.

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Il pugilatore a riposo (IV-I sec. a.C.), scoperto nel 1895 alle pendici del Quirinale, e conservato al museo nazionale Romano (foto fondazione brescia musei)

LE OPERE. Il Pugilatore in riposo, uno dei bronzi di più alta qualità che siano giunti a noi dal mondo antico, fu rinvenuto nel 1885 alle pendici del Quirinale, occultato tra i muri di fondazione di un tempio. Rappresenta un pugile nel momento del riposo dopo una competizione, seduto con le gambe divaricate e gli avambracci poggiati sulle cosce. La critica non è unanime nella datazione di questo capolavoro che oscilla tra il IV e il I secolo a.C. La statua è stata realizzata in bronzo con la tecnica della fusione cava a cera persa con metodo indiretto; fusa in più parti, al busto sono saldate la testa, le braccia e la gamba sinistra, mentre la gamba destra è fusa con il torso. Ogni dettaglio è reso con soluzioni di altissima qualità estetica e sofisticatezza tecnica, con ampio utilizzo anche di metalli di colore contrastante per dare policromia e icasticità all’insieme. Le porosità e i difetti di superficie successivi alla fusione sono stati riparati con estrema cura inserendo piccoli tasselli quadrangolari. Gli occhi non sono conservati, ma dovevano essere realizzati con un materiale differente come pasta vitrea, pietre dure o avorio.

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La Vittoria alata, capolavoro del I sec. d.C., è conservata dal 2020 nel Capitolium di Brescia, dove fu ritrovata nel 1826 (foto Fotostudio Rapuzzi / fondazione Brescia musei)

La statua della Vittoria Alata venne portata in luce la sera del 20 luglio 1826, durante la campagna di scavi avviata nel 1823 dall’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia, su delega della municipalità e grazie a una raccolta pubblica di fondi, nell’area del Capitolium. La realizzazione della Vittoria Alata – sappiamo oggi – è da circoscrivere a poco dopo la metà del I secolo d.C. e va ricondotta a un atelier di alto livello – da collocarsi nel territorio bresciano – che ha saputo creare un modello statuario nuovo e originale; la tecnica utilizzata è quella della fusione a cera persa cava indiretta, che richiede grande maestria e capacità tecnologica. Alcune parti della statua presentano tracce di doratura, lasciando intendere che il suo aspetto in antico doveva essere diverso da come la percepiamo oggi. La presenza di questa statua, con un significato così strettamente legato a una battaglia militare, lascia supporre che si possa trattare di un dono fatto dalla casa imperiale a Brixia per il supporto dato in un evento militare, forse proprio gli scontri del 69 d.C. verificatisi tra Brixia e Cremona tra gli eserciti di Vespasiano, Ottone e Vitellio. Brescia supportò il primo, che risultò vincitore; il nome di Vespasiano è ricordato anche nel frontone del Capitolium dove non si esclude che la statua fosse esposta.

Roma. A un mese dalla sua chiusura, scopriamo la grande mostra “L’istante e l’eternità” alle Terme di Diocleziano, 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Intervento esclusivo del direttore Stéphane Verger

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Le grandi aule delle Terme di Diocleziano riaperte in occasione della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

 

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Locandina della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” alle Terme di Diocleziano dal 4 maggio al 30 luglio 2023

Ancora un mese per visitare la grande mostra del museo nazionale Romano. Chiude infatti al 30 luglio 2023 alle Terme di Diocleziano la mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” che, attraverso circa 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee, esplora in modi inaspettati e spettacolari il rapporto complesso e variegato che noi intratteniamo con gli antichi. Un’occasione per il pubblico anche di ammirare, riaperte dopo decenni, alcune delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, che ospitarono nel 1911 la Mostra Archeologica nell’ambito delle celebrazioni per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia e che conservano, ancora oggi, parte dell’allestimento storico degli anni Cinquanta (vedi Roma. Alle Terme di Diocleziano, con l’apertura delle Grandi Aule chiuse da decenni, al via la grande mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”: 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Il ministro Sangiuliano la visita in anteprima con il cantiere aperto | archeologiavocidalpassato). La mostra, promossa dal ministero della Cultura italiano e dal ministero della Cultura e dello Sport della Grecia (Eforia delle Antichità delle Cicladi), e organizzata dalla direzione generale Musei e dal museo nazionale Romano in collaborazione con Electa, è ideato e curato da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del parco archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale. È proprio Stéphan Verger, uno dei curatori della mostra e direttore del museo nazionale Romano, a introdurre alla grande esposizione con un intervento per i lettori di archeologiavocidalpassato.com in occasione della presentazione alla stampa il 3 maggio 2023.

“Siamo davanti all’Artemide di Ariccia”, esordisce Verger: “questa grande statua, copia romana di un’opera greca del V secolo, che era qua nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano, finora chiuse al pubblico, e adesso insieme allo spazio possiamo anche vedere i capolavori che erano allestiti già da più di un secolo: perché questi spazi sono stati quelli della mostra del 1911 di Rodolfo Lanciani per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia. Quindi spazi importanti, che dopo 111 anni, come i Ludi secolari romani, abbiamo voluto fare una grande mostra, con tanti capolavori. Ma una mostra che ha un senso: qual è il nostro rapporto con l’antichità, con gli antichi. È un rapporto di cultura, è un rapporto di sapere, ma è anche un rapporto di emozioni. Gli antichi hanno vissuto le stesse cose di noi, prima di noi. Ci sono le vittime di Pompei che ci ricordano anche i terremoti attuali, le guerre, le epidemie. Quindi è anche il modo di ricordare tutto quello che ci lega con l’antichità.

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Stele con l’Atena pensosa dal museo dell’Acropoli di Atene (foto graziano tavan)

“E questo percorso – continua Verger – l’abbiamo fatto con dei grandi capolavori noti, che sono capolavori da manuali, come l’Atena pensosa del museo dell’Acropoli, che conosco da bambino perché l’ho visto sui miei libri di scuola, e poi capolavori assolutamente sconosciuti, come il carro di Civita Giuliana (Pompei), che è stato restaurato veramente da poco.  Ieri (2 maggio 2023, ndr) abbiamo ricevuto l’Ercole della via Appia, che è stato trovato 100 giorni fa e che è stato restaurato, il restauro si è concluso solo due giorni fa, e l’abbiamo allestito ieri. E poi c’è un vaso etrusco da Norcia dalla grande tomba Lattanzi che è stato scoperto ad agosto 2022 che racconta la storia di Troia con delle didascalie in etrusco (Achille e Aiace, …). E poi abbiamo messo anche un oggetto per me molto caro, la Tabula Chigi, che è stata acquistata per il museo nazionale Romano nel 2022, un oggetto veramente importante perché per la prima volta c’è la personificazione dell’Europa e dell’Asia, che reggono un grande scudo che raffigura la battaglia di Gaugamela e quindi la battaglia decisiva di Alessandro Magno contro i Persiani di Dario III.

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La grande aula II delle Terme di Diocleziano: opere contemporanee dialogano con l’antico (foto graziano tavan)

“Quindi tante opere – conclude Verger -. Opere antiche, opere medievali, opere rinascimentali e anche alcune opere contemporanee tra cui un ciclo che rappresenta la bellezza femminile insieme al racconto del ciclo troiano, quindi con Afrodite, con Elena, il giudizio di Paride. Ecco l’opera di Caterina Gemma che è stata fatta apposta per questa mostra specifica alle Terme di Diocleziano”.

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I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il nostro rapporto con gli antichi è sostanzialmente doppio: da una parte, si è costruito attraverso un lungo e discontinuo processo storico di trasmissione intellettuale e artistica che ha plasmato la nostra cultura classica fra continuità, fratture e manipolazioni; dall’altra, ha talvolta preso la forma di un rapporto di immedesimazione, sviluppato con persone che, pur vissute molto tempo fa, hanno affrontato, come noi, tutte le vicende della vita, dalle più gioiose alle più drammatiche, e a queste hanno dato voci e forme che sono giunte fino a noi. Per questo, gli antichi ci sembrano allo stesso tempo lontani e vicini. “Il valore della libertà, il valore dell’Occidente è il filo conduttore di questa mostra”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “L’intento è quello di proporre le origini e il cammino della nostra storia. Ringrazio il ministero della Cultura e dello Sport della Grecia per la collaborazione fattiva e amichevole. Nella civiltà greco-romana affondano le nostre radici ed è nostro compito salvaguardare e rendere fruibile a tutti questo patrimonio che ci ricorda la nostra eredità culturale e che ispira la nostra filosofia contemporanea. Tradizione e modernità, due facce della stessa medaglia, fanno parte del percorso della mostra L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”. Tutte le tematiche della mostra sono ripercorse e approfondite dai numerosi saggi pubblicati nel catalogo edito da Electa.

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I calchi di due vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, forse uno schiavo e il suo padrone, aprono la mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

IL PERCORSO DELLA MOSTRA. La prima sala della mostra (Aula I – L’eternità di un istante) si apre con un reperto che più di tutti esplicita questo doppio rapporto: il calco di due vittime anonime dell’eruzione del Vesuvio che l’archeologia ci ha restituito come eternamente immobilizzate nell’istante della morte. Attorno ad esse invece, sono presentate diverse forme popolari e colte di reinterpretazione moderna dell’antico.

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Testa di Ulisse dalla grotta di Tiberio di Sperlonga (foto graziano tavan)

La seconda sala (Aula II – La fama eterna degli eroi) esplora le forme della trasmissione e tradizione culturale dell’antichità attraverso l’arte e la letteratura: come i moderni hanno ereditato modi antichi di ostentare e rappresentare il potere, da Cesare a Cosimo da Medici; come i grandi cicli mitici – quelli omerici dell’Iliade e dell’Odissea – tramandati in varie forme fin dall’antichità, sono rimasti vivi nell’immaginario popolare contemporaneo; e come, al contrario, altre tradizioni mitiche siano cadute nell’oblio, e poi recuperate solo grazie alla riscoperta erudita e filologica della letteratura antica operata in età post-antica.

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Statua di Osiride Chronokrator (creatore del tempo) dal museo nazionale Romano (foto graziano tavan)

Dal mito si passa, nell’Aula III (L’ordine del cosmos) alle rappresentazioni antiche dello spazio e del tempo, che prendono la forma di divinità, di personificazioni e di entità astratte che hanno dato origine alle nostre categorie spaziali e temporali. Così si conclude un primo percorso verso l’eternità – Aion – e l’ordine immutabile del mondo – il kosmos: tra le forme che gli antichi dettero a nozioni sovrumane come queste, spiccano alcuni reperti eccezionali che popolano questa sezione, come l’omphalos – l’ombelico del mondo – che si trovava nel grande santuario di Apollo a Delfi.

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La grande aula IV delle Terme di Diocleziano che ospita la sezione “Le opere e i giorni” della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

Nella seconda parte del percorso, si illustra il rapporto intimo di immedesimazione che, malgrado la distanza culturale e temporale che ci separa dagli antichi, ce li rende vicinissimi ogni volta che identifichiamo le vicende delle loro vite con le nostre. Nell’Aula IV (Le opere e i giorni) si ricostruiscono, attraverso una serie di spettacolari scoperte recenti, importanti momenti della vita sociale, sia nella casa sia nella città, scandite da rituali privati e pubblici.

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Statua di fanciulla (kore) da Santorini (foto graziano tavan)

L’antichità ha tramandato un’inesauribile varietà di modi di rappresentare l’individuo, dalle potenti statue-stele neolitiche alle raffinate composizioni classiche ed ellenistiche. Una scelta significativa di queste raffigurazioni è esposta nell’Aula V (Umani divini). Spiccano in particolare la monumentale statua femminile di Santorini, una della più antiche di tutta la scultura greca, esposta per la prima volta in assoluto al grande pubblico, la statua in bronzo dell’arringatore e uno dei giganti sardi di Mont’e Prama. Intorno a queste figure umane divinizzate, si segue il lungo percorso che porta il defunto nell’aldilà, sia attraverso le diverse raffigurazioni del rituale funerario, sia tramite le varie credenze nell’oltretomba che l’antichità ci ha tramandato.

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Statua di personaggio in veste di Ercole scoperto nel parco Ardeatino del parco archeologico nazionale dell’Appia antica (foto graziano tavan)

Accompagnano il visitatore in questo percorso di scoperta e confronto, alcune opere straordinariamente rappresentative, provenienti non solo dai principali musei italiani, nell’ambito del Sistema Museale Nazionale coordinato dalla direzione generale Musei, ma anche da importantissimi istituti della Grecia. Molte delle opere in mostra sono presentate al pubblico per la prima volta: nuove scoperte, come il carro da parata di Civita Giuliana e la statua di Ercole del parco archeologico dell’Appia Antica, nuove acquisizioni, come la Tabula Chigi del Museo Nazionale Romano, e soprattutto numerosi capolavori solitamente conservati nei depositi dei musei dell’Italia e della Grecia, come la statua di Santorini.

Maria Luisa Catoni, co-curatrice della mostra “L’istante e l’eternità”, professore ordinario di Storia e Archeologia dell’Arte antica, coordinatore del programma di dottorato in Gestione e sviluppo dei Beni culturali all’IMT di Lucca, ha proposto alcune riflessioni sull’esposizione durante l’anteprima alla stampa il 3 maggio 2023. “L’istante e l’eternità”, spiega, “significa molte cose. L’istante e l’eternità è esemplificato al meglio all’inizio della mostra: le vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, scavate molto recentemente, diventano eterne perché la scienza archeologica, che ha imparato e ne ha coscienza, ha reso scientifico l’amore per l’antichità; in questo caso attraverso una tecnologia, quella inventata da Fiorelli del calco che riempie dei vuoti, che diventano oggetti eterni, che resistono e che la natura avrebbe dissolto.

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Monumento funerario con fanciulle danzanti dalla via Prenestina, conservato al museo nazionale Romano (foto graziano tavan)

“Quindi questi due assi – continua Catoni – vengono raccontati al visitatore che si troverà su un asse delle “forze cristallizzanti” (il mito, la ripetizione) e delle forze della vita istantanea. Dell’istante e l’eternità però vorrei ricordare una cosa e cioè questa mostra ci dice che nonostante ripetiamo che siamo eredi della cultura greca e di quella romana e delle molte culture che l’hanno utilizzata, in realtà ogni gesto di riuso che ha reso eterno, che ha spinto un po’ più in là un gesto della cultura antica, non è scontato. Quello che questa mostra ci ricorda è che ogni gesto in cui un artista guarda e cerca nell’antichità il gesto del compianto funebre – Verrocchio, per esempio, per immortalare la morte di Francesca Pitti Tornabuoni, morta di parto – ogni gesto di quell’istante che è una ripresa di un gesto che non appartiene alla propria cultura, appartiene a una cultura finita, alla fine del Quattrocento la cultura antica è lontana, ognuno di quei gesti è un tassello per realizzare una cosa assolutamente straordinaria e non ovvia, cioè la sopravvivenza di una cultura coi suoi gesti coi suoi rituali al proprio tempo.

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Compianto sul Cristo morto, bassorilievo di Bertoldo di Giovanni, conservato al museo nazionale del Bargello di Firenze (foto graziano tavan)

“La sopravvivenza della cultura greca e romana implica sempre manipolazioni, errori, reinterpretazioni. Si diceva: è lo stesso gesto. Esistono forze cristallizzanti come il rituale funerario – sottolinea Catoni -. Eppure ogni gesto è lo stesso gesto che possiamo riconoscere in un rilievo del Compianto di Cristo, eppure è lo stesso gesto che vediamo in una rappresentazione funeraria antica. È lo stesso gesto, o quasi: in realtà non è mai lo stesso gesto perché viene reinterpretato e riusato in un contesto diverso. Nel rituale funerario antico l’espressione del dolore umano che ci interroga e che è anche il nostro attraverso il rituale viene contenuto, cristallizzato, reso ripetibile, e reso immagine. Attraverso questa possibilità se qualcuno, molti secoli dopo, come Bertoldo Di Giovanni allievo di Raffaello, guarda a quel gesto può utilizzarlo per esprimere il dolore invisibile non di una morte dell’antichità classica ma di Cristo. E questo è quello che si vede in mostra: questo rapporto di ogni istante con questa costruzione di un percorso che poi giunge fino a noi.

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Busto con ritratto di Omero, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

“Naturalmente di tutto questo fanno parte le riprese del mito, del mito omerico. Dobbiamo immaginare sullo sfondo – per esempio delle sculture di Sperlonga – certamente tutta una serie di cose che non sono in mostra se non ricordate, accennate. Per esempio il busto di Omero è lì a dirci il mito della presa di Troia che ha avuto una grande forza cristallizzante anche in letteratura ma di cui noi mostriamo gli esiti figurativi. Questo dialogo tra ciò che gli archeologi che vengono in ultimo come esito di questa continua ricerca dell’antichità, e i primi tentativi i primi gesti i primi istanti di riuso dell’Antico, è sempre presente in mostra. Se mi chiedo che cosa vorrei che i visitatori di questa mostra ricordassero – conclude Catoni -, mi piacerebbe ricordassero questa grande impresa di collaborazione tra Italia e Grecia, questa curiosità di mettere l’accento sulla non ovvietà della sopravvivenza dell’antico che ci chiama a curarcene con sempre maggiore impegno perché non è affatto ovvio che una civiltà sopravviva a se stessa”.

Roma. Alle Terme di Diocleziano (museo nazionale Romano) la mostra “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 359 di Castel di Decima (Roma)” che racconta i risultati del restauro e la ricerca sulla Tomba 359 scoperta nel 1991 e rimasta nei depositi fino al 2021

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La Tomba 359 dalla necropoli di Castel di Decima esposta alle Terme di Diocleziano dopo i restauri (foto mnr)

Il museo nazionale Romano conserva, nei depositi delle Terme di Diocleziano, i ricchi corredi funerari provenienti dalle grandi necropoli di Castel di Decima e della Laurentina, che risalgono all’VIII e al VII sec. a.C. Da due anni, è stato avviato un lavoro sistematico di salvaguardia, inventariazione, restauro e studio di questo patrimonio unico, che permette di caratterizzare in modo molto preciso la società, l’economia e la cultura laziale al momento della fondazione di Roma e nei decenni successivi. Il programma “Urbs, dalla città alla campagna romana” del Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al PNRR prevede un intervento di restauro e di allestimento della galleria superiore del grande chiostro di Michelangelo, che sarà dedicata alla presentazione dei primi secoli della storia di Roma. Una delle quattro ali di questa galleria sarà dedicata all’VIII-VII sec. a.C. e quindi alle necropoli di Castel di Decima e della Laurentina. Il partenariato tra il museo nazionale Romano, l’Istituto Centrale per il Restauro e la fondazione “Paola Droghetti per una cultura della conservazione d’arte” ha permesso di recuperare uno dei corredi funerari più importanti della necropoli di Castel di Decima. Si tratta di quello della tomba 359, scoperta nel 1991, prelevata in un grande pane di terra e rinchiusa in un deposito del museo, dentro una cassa di legno, fino al 2021.

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Copertina del libro “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 350 da Castel di Decima” a cura di Francesca Capanna e Stéphane Verger

I risultati del restauro e della ricerca, anche attraverso vari altri reperti importanti conservati nei depositi del museo nazionale Romano, li possiamo seguire nella mostra “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 359 di Castel di Decima (Roma)” nell’Aula XI bis delle Terme di Diocleziano dal 14 giugno al 3 settembre 2023, organizzata dal museo nazionale Romano, dall’Istituto Centrale del Restauro e dalla Fondazione Paola Droghetti. La mostra è stata inaugurata dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, con interventi del direttore del museo nazionale Romano Stéphane Verger, della direttrice dell’ICR Alessandra Marino e del presidente della fondazione Paola Droghetti onlus, Vincenzo Ruggeri. La fondazione Paola Droghetti ha finanziato una borsa di studio per una giovane restauratrice formata all’Istituto Centrale per il Restauro, che ha effettuato lo scavo e il restauro della tomba, sotto la guida delle restauratrici e degli archeologi del museo nazionale Romano. Questa sponsorizzazione ha permesso anche di pubblicare una monografia sulla tomba a cura di Francesca Capanna (direttrice della Scuola di Alta Formazione ICR, sede di Roma) e Stéphane Verger, e produrre un video di Edoardo Mariani e Francesco Scognamiglio che racconta la riscoperta, il restauro e lo studio.

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Pendente antropomorfo in bronzo rinvenuto nella Tomba 359 da Castel di Decima (foto mnr)

Il restauro e lo studio hanno permesso di mettere in luce la tomba di una giovane donna morta ad un’età compresa tra 18 e 24 anni, intorno al 730 a.C. Si può dunque dire che la defunta in questione fosse nata proprio al momento della fondazione di Roma, secondo la data tradizionale trasmessa delle fonti antiche. La donna è stata seppellita con un vestito coperto di gioielli: una collana di pendenti di bronzo a forma di animali e di figure umane, una serie di grandi anelli fissati al vestito con delle fibule di bronzo e d’ambra, degli ornamenti in argento per i capelli, ecc. Era accompagnata da un servizio da banchetto con coltelli per il sacrificio, spiedi per la cottura della carne, vasi di bronzo e di ceramica per il consumo del vino. Accanto alle produzioni di Roma e del Latium Vetus, si riconoscono degli oggetti etruschi della zona di Tarquinia e dei vasi di ispirazione greca e orientale di origine campana. L’ambra proviene dal mar Baltico. Questo contesto eccezionale contribuisce a ricostruire le prime reti di scambi sviluppate da Roma già al momento della fondazione della città.