“Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”: il progetto del Polo museale del Veneto coordinato da Federica Gonzato protagonista alla rassegna del cinema archeologico di Rovereto con “Fuoco Colore Movimento”, tre video di Igor Imhoff

Screenshot del video “Movimento” che viene presentato alla 29.ma rassegna del cinema archeologico di Rovereto
Raccontare il Paleolitico sotto una nuova veste. È stato questo l’impegno preso nei mesi scorsi dal Polo museale del Veneto col progetto della direzione generale Musei del Mibact “MuSST-Musei e sviluppo dei sistemi territoriali”. E se le pitture paleolitiche potessero davvero muoversi? Si sono chiesti gli esperti del Polo museale. “Bisonti, leoni, gufi, orsi, cervi e addirittura sciamani… attendono solo che una torcia li illumini per riprendere vita. Come al cinema. Ed ecco, basta la poesia di quelle prime “macchinette” usate per dare movimento alle immagine statiche (taumatropi, zootropi, lanterne magiche, tachiscopi e prassinoscopi) per animare le figure dipinte nelle grotte, interpretate come fotogrammi di animazione”. Ecco quindi il progetto del Polo museale del Veneto, coordinato da Federica Gonzato, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e del museo nazionale Atestino di Este, “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”, proposta declinata in molteplici eventi culturali nella primavera 2018 ai musei nazionali di Este e Verona e in altre location partner per sviluppare il tema delle relazione fra Paleolitico e Precinema (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/10/raccontare-per-immagini-il-primo-cinema-della-storia-obiettivo-sul-paleolitico-al-museo-nazionale-atestino-di-este-si-inaugura-il-nuovo-allestimento-della-sala-della-preistoria-co/).
Giovedì 4 ottobre 2018, alle 16, a Rovereto al teatro Zandonai, all’interno della 29.ma edizione della rassegna internazionale del Cinema Archeologico, verrà presentato il video “Fuoco, Colore, Movimento”, realizzato dal Polo Museale del Veneto nell’ambito del progetto Musst “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”. Il progetto complessivo deve la sua realizzazione anche grazie al sostegno e alla collaborazione di partner qualificati quali l’università di Ferrara; la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo Vicenza; il parco regionale della Lessinia; EvolutaMente-associazione Culturale; il Film Festival della Lessinia; il museo del Pre-Cinema Minici Zotti; la Fabbrica del Vedere; Gambero Nero Escursioni. “Grazie ai moderni strumenti di comunicazione (cortometraggi di animazione, esperienze laboratoriali, conferenze e performance) si è sperimentata una nuova via per avvicinare il pubblico al fascino del Paleolitico”, spiegano i promotori. “Considerando l’esigenza, da sempre insita nell’Uomo, di comunicare, utilizzando strategie diverse, dalle Grotte dipinte paleolitiche al cinema, dalla pietra alla pellicola, è stata proposta una nuova lettura della storia umana, “messa in scena” in modi e su supporti diversi, attraverso diverse forme artistiche giocando sul tema delle immagini in movimento”.

Screenshot del video “Colore” alla 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto
“Il primo cinema della storia: “obiettivo” sul Paleolitico. Fuoco, Movimento, Colore” di Igor Imhoff (Italia, 2018; 11’), nuova lettura dell’iconografia paleolitica, giocando sul tema delle immagini in movimento che lega l’esperienza espressiva di 40.000 anni fa alle sperimentazioni del pre-cinema. I tre video dedicati al Paleolitico, realizzati dal regista Igor Imhoff, con la progettazione scientifica di Federica Gonzato, direttrice dei due musei nazionali coinvolti, e la consulenza di Carlo Montanaro (Fabbrica del Vedere) e Marco Peresani (università di Ferrara), “ripropongono le immagini dipinte nelle grotte paleolitiche utilizzando gli strumenti visivi propri del pre-cinema: serie di disegni (tratti dalla documentazione scientifica fornita dagli scavi archeologici, in particolare da Grotta di Fumane in provincia di Verona) si formano e si cancellano, combinandosi senza sosta, riproducendo le figure e i colori usati comunemente nella pittura paleolitica: il bianco, il nero, il giallo ed il rosso dell’ocra. I video trattano argomenti strettamente legati alle prime pitture della storia Umana: il fuoco, ovvero la luce, il movimento e il colore”.
“Raccontare per immagini: il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”: al museo nazionale Atestino di Este si inaugura il nuovo allestimento della sala della Preistoria con tre cortometraggi che danno vita alle figure di bisonti, leoni, gufi, orsi, cervi e addirittura sciamani… dipinti nelle grotte preistoriche
Raccontare il Paleolitico sotto una nuova veste. È l’impegno preso dal Polo museale del Veneto col progetto della direzione generale Musei del Mibact “MuSST-Musei e sviluppo dei sistemi territoriali”. E se le pitture paleolitiche potessero davvero muoversi? Si sono chiesti gli esperti del Polo museale. “Bisonti, leoni, gufi, orsi, cervi e addirittura sciamani… attendono solo che una torcia li illumini per riprendere vita. Come al cinema. Ed ecco, basta la poesia di quelle prime “macchinette” usate per dare movimento alle immagine statiche (taumatropi, zootropi, lanterne magiche, tachiscopi e prassinoscopi) per animare le figure dipinte nelle grotte, interpretate come fotogrammi di animazione”. Ecco quindi il progetto del Polo museale del Veneto “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”, proposta declinata in molteplici eventi culturali per sviluppare il tema delle relazione fra Paleolitico e Precinema. Il progetto complessivo deve la sua realizzazione anche grazie al sostegno e alla collaborazione di partner qualificati quali l’università di Ferrara; la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo Vicenza; il parco regionale della Lessinia; EvolutaMente-associazione Culturale; il Film Festival della Lessinia; il museo del Pre-Cinema Minici Zotti; la Fabbrica del Vedere; Gambero Nero Escursioni.
Con gli strumenti di comunicazione moderni (cortometraggi di animazione, esperienze laboratoriali, conferenze e performance) si è sperimentata una nuova via per avvicinare il pubblico al fascino del Paleolitico. “Considerando il portato culturale comune, ovvero l’esigenza – da sempre insita nell’Uomo – di comunicare, utilizzando strategie diverse, dalle Grotte dipinte paleolitiche al cinema, dalla pietra alla pellicola”, spiegano gli archeologi, “è stata proposta una nuova lettura della la storia umana, messa in scena in modi e su supporti diversi, attraverso diverse forme artistiche giocando sul tema delle immagini in movimento”.
Domenica 11 marzo 2018, alle 16.30, al museo nazionale Atestino il direttore del Polo museale del Veneto, Daniele Ferrara, e la direttrice del museo, Federica Gonzato, presenteranno il nuovo allestimento della Sala I dedicata ai notevoli rinvenimenti archeologici provenienti dal territorio dei Colli Euganei databili ad un periodo compreso tra il Paleolitico e l’età del Bronzo. Vengono presentati i video dedicati al Paleolitico, realizzati dal regista Igor Imhoff e destinati alle postazioni multimediali del museo nazionale Atestino. I tre nuovi cortometraggi ripropongono le immagini dipinte nelle grotte paleolitiche utilizzando gli strumenti visivi propri del pre-cinema: serie di disegni si formano e si cancellano, combinandosi senza sosta, riproducendo le figure e i colori usati comunemente nella pittura paleolitica: il bianco, il nero, il giallo ed il rosso dell’ocra. I video trattano argomenti strettamente legati alle prime pitture della storia Umana: il fuoco, ovvero la luce, il movimento e il colore. Al termine dell’evento, nella Sala delle Colonne, avverrà il taglio del nastro della suggestiva mostra “Prima del Cinema” che vede esposti oggetti legati al mondo dell’immagine e del pre-cinema provenienti dall’Archivio Carlo Montanaro di Venezia. L’esposizione conduce il visitatore alla scoperta dei primi “marchingegni” inventati per dare movimento alle immagini statiche: taumatropi, zootropi, lanterne magiche e prassinoscopi creano l’illusione dell’azione agli occhi meravigliati di chi guarda.
“Le meraviglie dello Stato di Chu”: nella mostra a Este, Adria e Venezia per la prima volta in Europa gli straordinari reperti del regno segreto venuto alla luce in Cina dopo 25 secoli. Giade, bronzi, strumenti musicali del I millennio a.C. dialogano con le produzioni dei Veneti antichi
Prima dell’Impero Romano in Occidente, prima del Celeste Impero in Oriente. Due storie parallele nel tempo, il primo millennio a.C., ma che si avverano a più di 8mila chilometri di distanza l’una dall’altra: nelle antiche terre dei Veneti, tra Po e Adige, e lungo le sponde del fiume Azzurro, in quella che poi sarà la Cina. In questi fertili territori, nei secoli che precedono l’era cristiana, si affacciano alla storia due grandi civiltà, capaci di proporre manufatti di straordinaria raffinatezza e di accogliere il meglio della cultura locale e dei popoli contemporanei. Civiltà che diventeranno parte integrante e costituente di realtà molto più potenti: l’Impero Romano nel caso dei Veneti, il regno di Qin per il futuro Celeste Impero. Dal 13 marzo 2016 e fino al 25 settembre 2016 per la prima volta in Europa le testimonianze e la storia dell’antica civiltà dello Stato di Chu, il regno segreto tornato alla luce dopo 25 secoli nel cuore della Cina, dialogano con i reperti coevi dei Veneti antichi nella grande mostra “Meraviglie dello Stato di Chu” allestita in tre sedi: il museo nazionale Atesino di Este (Padova), il museo Archeologico nazionale di Adria (Rovigo) e quello di Arte Orientale di Venezia. Un accordo tra Italia e Cina, e più precisamente tra Veneto e la Provincia cinese del Hubei, consente infatti per la prima volta in Europa di scoprire le testimonianze, davvero magnifiche, della civiltà dell’antico Regno. E successivamente, una mostra allestita al museo Provinciale del Hubei, consentirà ai cinesi di avvicinarsi alla grande storia che precedette di secoli la nascita di Venezia.
Giade, bronzi, strumenti musicali, testimonianze dell’antichissimo Regno di Chu, capolavori, riemersi dopo 2500 anni grazie a imponenti campagne di scavi, raccontano una civiltà che iniziò a prendere forma intorno all’VIII secolo a.C., per affermarsi quasi in parallelo con quella romana, come documentano le opere coeve custodite nei musei veneti. Il progetto, promosso, per parte italiana, dai Comuni di Este e di Adria, dalla soprintendenza Archeologia del Veneto, dal Polo Museale del Veneto (e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dalla Regione del Veneto), è curato da Adriano Madaro e Wang Jichao, che hanno selezionato i reperti rispettivamente dei musei veneti e di quello di Hubei per costruire questo inedito e ideale parallelo tra antichissime culture. Con l’organizzazione poi di Cultour Active, per la prima volta una esposizione di tesori archeologici sarà completamente rivisitata integrando l’allestimento espositivo in modo dinamico, multimediale e coinvolgendo il pubblico in un’esperienza multisensoriale.
Con Adriano Madaro, curatore della mostra, cerchiamo di conoscere meglio la civiltà dell’antico regno di Chu. “Le straordinarie scoperte archeologiche avvenute in Cina nell’ultimo trentennio”, spiega Madaro nel saggio del catalogo della mostra, “hanno fornito agli storici una grande quantità di informazioni sullo Stato di Chu, un regno che ebbe un suo ruolo fondamentale nella civiltà cinese tra l’VIII e il III secolo a.C.,nelle due grandi epoche storiche conosciute come il Periodo delle Primavere e degli Autunni (722 – 481 a.C.) e dei Regni Combattenti (481 – 221 a.C.). Fino alla sua totale distruzione ad opera del potente Stato di Qin (221 – 206 a.C.), la sua massima estensione copriva un vasto territorio della Cina centro-meridionale attraversato in parte dal maggiore dei fiumi cinesi, lo Yangzi, conosciuto in Occidente come il fiume Azzurro. Esso comprendeva le odierne province di Hubei, Hunan, Henan , Chongqing e parte del Jiangsu compresa l’area dell’attuale Shanghai. La sua capitale era Ying, nei pressi dell’odierna Jingzhou, nel Hubei. Il nome deriva dalla popolazione chiamata Chu, la quale abitava lo Stato di Jing, storicamente noto come Jingchu, governato dalla nobile famiglia Mi, imparentata con i sovrani Zhou e regnante con il titolo nobiliare Zi”.
“All’origine Chu era uno Stato di impronta fortemente militare”, continua Madaro, “quindi di carattere espansionista, e in effetti all’epoca delle Primavere e Autunni annesse territori degli altri Stati confinanti, finendo poi per fagocitarli completamente nonostante avesse stretto con essi alleanze. Nel passare dei secoli la sua aggressività militare si trasformò in compiacimento nella vita sedentaria allietata dalle arti, soprattutto la musica e la sofisticata lavorazione del bronzo e delle lacche, raggiungendo livelli ineguagliati. Sono questi, infatti, i preziosi reperti restituitici dalle tombe Chu del Hubei che oggi attraggono il nostro interesse per essere esposti nei musei archeologici nazionali di Este e di Adria. Gli oggetti in bronzo costituivano un elemento fondamentale per affermare il prestigio delle classi nobili, la loro stessa potenza politica ed economica, distinguendosi dal popolo”. Infatti gli oggetti in bronzo erano suddivisi in due grandi categorie : vasi sacrificali e recipienti di uso comune. I primi erano riservati ai riti in onore degli antenati o di divinità da placare; gli altri erano utilizzati per gli usi quotidiani (contenere l’acqua, le vivande, le granaglie, ecc). I vasi sacrificali a loro volta erano riservati – secondo il tipo – per il vino da cerimonia, l’ offerta delle carni cotte di animali, cibi rituali a seconda delle circostanze.
Altri oggetti di grande valore rituale erano le campane di bronzo (niuzhong e yongzhong) che componevano set di diverse decine di pezzi e di differenti dimensioni, creando un unico enorme strumento musicale con tanti musicisti quante erano le campane da percuotere. “Si può affermare”, assicura Madaro, “dopo quanto venuto alla luce nella tomba del Marchese Yi di Zheng nel 1978, che la musica aveva un posto d’onore tra le arti nello Stato di Chu. Gli esperti musicologi sono riusciti, secondo la disposizione delle campane (non solo di bronzo, ma anche di tavolette di diaspro) a ricostruire le melodie e addirittura la musica rituale di oltre venticinque secoli fa”. Ma c’è dell’altro, sempre di bronzo, che è venuto alla luce negli scavi di Chu. E sono per l’appunto i bronzi yanqi, come specchi, lampade, piatti, tazze, incensieri, mestoli, scatole, scrigni e naturalmente armi. Non soltanto spade, pugnali, punte di frecce, ma anche le loro impugnature e parti in legno che si sono conservate pressoché intatte solo perché laccate, per non menzionare le corazze di cuoio laccato… “A proposito di lacche”, sottolinea il curatore della mostra, “se hanno sbalordito per vetustà e ottima conservazione quelle venute alla luce nelle tombe Han nelle aree archeologiche di Xian e di Mawangdui, le quali sono più “giovani” di almeno tre secoli, non c’è che da trasalire di fronte agli oggetti in lacca usciti dalle tombe Chu del Hubei. Esse ci testimoniano una tecnica d’avanguardia che gli artigiani dello Stato di Chu conoscevano perfettamente. Le lacche di Chu sono di una varietà sorprendente : non solo si laccavano il legno e il bambù, ma anche il bronzo, la terracotta e il cuoio, con risultati davvero eccezionali. La conservazione stessa dei colori è a dir poco sbalorditiva”.
Un altro capitolo non certo trascurabile è quello relativo alle giade. Fin dai tempi ancestrali la giada ha avuto presso i cinesi una reputazione che l’Occidente non può capire. Come si sa, la giada è un minerale nemmeno tanto raro in natura. In Cina da tempi immemorabili la giada più preziosa è ritenuta quella del Xinjiang, in modo particolare quella ricavata dai sassi raccolti nei greti dei torrenti di Khotan. Non è propriamente la giada verde quella ritenuta più preziosa, ma quella definita “imperiale”, o più volgarmente “grasso di montone”. “La ragione di questa reputazione non è stata del tutto chiarita. Tuttavia i manufatti in giada rinvenuti nelle tombe imperiali e nobiliari dello Stato di Chu, ma anche delle dinastie precedenti e di quelle successive, sono immancabilmente scolpiti nella giada “imperiale”, ritenuta consona per oggetti rituali sia in vita che in morte. Infatti alla giada viene attribuita una forte influenza sulla salute del corpo e anche dell’anima. Re, nobiltà, alti funzionari civili e militari, a seconda del grado e dei meriti, esibivano le giade sui loro abiti come simboli evidenti del loro status. Placche di cinture, pendagli, bracciali, anelli, acconciature per capelli. Sia per il mondo maschile che per quello femminile, la giada era (e in certo senso lo è ancora oggi nella tradizione cinese) il più potente degli amuleti, autentico toccasana. Sul corpo di un defunto, poi, la giada era creduta un “salvacondotto” per l’Aldilà, tra l’altro le venivano attribuiti poteri che avrebbero prevenuto la decomposizione del corpo”.
La potenza militare di Chu nell’arco di mezzo millennio si trasformò in potenza culturale destinata alla parabola della decadenza e della corruzione. Nel 221 a.C. il suo potente vicino, lo Stato di Qin, spazzò via tutti. Il suo giovane e ambizioso sovrano, Qin Shi Huangdi si autoproclamò Primo Augusto Imperatore e in appena 15 anni fece tutto : creò l’Impero Cinese, costruì la Grande Muraglia e il Grande Canale Imperiale, unificò i pesi e le misure, costruì la sua mitica tomba seppellendovi seimila guerrieri e cavalli di terracotta, cancellò perfino la memoria dei suoi ex vicini. “L’odiato Regno di Chu”, conclude Madaro, “entrò nella leggenda, nulla rimase a testimoniare ciò che esso fu. Soltanto ventidue secoli dopo, con la scoperta di alcune tombe, esso riemergerà dal profondo della terra, testimoniando finalmente il suo glorioso passato”.
Le palafitte diventano patrimonio dell’Unesco: a Verona la mostra “PALAFITTE. Un viaggio nel passato per alimentare il futuro” celebra i siti dell’arco alpino e studia l’alimentazione nell’età del Bronzo (II millennio a.C.)
Sono per lo più invisibili, sepolte nei depositi torbosi di antichi laghetti o corsi fluviali, o sommerse lungo le coste degli specchi d’acqua: sono le palafitte dell’arco alpino, che offrono una visione unica della vita nei primi villaggi agricoli. Ma proprio per la loro peculiarità l’Unesco ha inserito le palafitte nel Patrimonio culturale dell’umanità: “momenti fondamentali per capire l’evoluzione delle comunità umane tra il Neolitico e l’età del Bronzo”. Grazie all’abbondante ricchezza di ritrovamenti le palafitte offrono un’immagine precisa e dettagliata di questi periodi preistorici in Europa, dove si sviluppa l’agricoltura, permettendo di fornire dettagli della vita quotidiana, delle pratiche agricole, dell’allevamento di animali e delle innovazioni tecnologiche. Inoltre la dendrocronologia (metodo di datazione che misura gli anelli di crescita degli alberi) permette di datare con precisione le strutture in legno (pali) che compongono le case dei villaggi e che possono raccontare l’evoluzione dell’occupazione dello spazio in intervalli cronologici anche molto lunghi. Questi siti palafitticoli sono la miglior fonte di informazione archeologica a nostra disposizione oggigiorno per approfondire le culture e le popolazioni preistoriche.
Proprio per far conoscere questi nuovi siti Unesco e al contempo rendere omaggio al tema di Expo 2015, il 2 ottobre 2015 apre a Verona, al museo civico di Storia naturale (dove rimarrà aperta fino al 10 aprile 2016) la mostra ideata e curata da Federica Gonzato, Claudia Mangani e Nicoletta Martinelli, e dedicata all’alimentazione nell’età del Bronzo (II millennio a.C.): “PALAFITTE. Un viaggio nel passato per alimentare il futuro”, promossa dalla soprintendenza Archeologia del Veneto, in collaborazione con le associazioni culturali Il Genio Italiano, Adige Nostro e il Comune di Verona col Museo Civico di Storia Naturale, e con il patrocinio di EXPO – Milano 2015. Scoperte a partire da un secolo e mezzo fa, le palafitte alpine hanno permesso agli specialisti di ricostruire la vita nelle società di agricoltori e allevatori degli ultimi cinque millenni prima di Cristo; hanno contributo ad approfondire il rapporto tra i popoli di cacciatori e raccoglitori della preistoria e le prime grandi civiltà europee. Fra gli oltre 1000 insediamenti conosciuti, 111 (distribuiti fra sei nazioni: Francia, Germania, Italia, Svizzera, Austria e Slovenia) sono stati selezionati per far parte del sito seriale transnazionale Unesco denominato “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”. Fra questi, quattro siti si trovano in Veneto: due nella zona di Peschiera del Garda, cioè Belvedere e Frassino; uno nella Bassa veronese, a Tombola di Cerea; e l’ultimo nel Padovano: Laghetto della Costa, vicino ad Arquà Petrarca.
La mostra di Verona racconta, attraverso i reperti provenienti dai quattro siti Unesco e da altre palafitte scoperte in Veneto e Lombardia, gli aspetti più significativi del grande tema dell’alimentazione, dalle conoscenze agropastorali alle produzioni degli ingredienti, dalla preparazione dei cibi alla loro conservazione, con particolare attenzione anche ai prodotti secondari. Al visitatore è proposto un percorso che illustra, grazie ai dati scientifici provenienti dalle più aggiornate ricerche e all’osservazione diretta dei reperti esposti, cosa e come mangiavano i nostri antenati palafitticoli. Proprio le particolari condizioni di giacitura in ambiente umido di questi villaggi, infatti, ha permesso la conservazione anche delle materie organiche che hanno fornito agli studiosi molti dati. In mostra sarà così possibile osservare la spiga dal sito del Belvedere di Peschiera del Garda o il panino combusto da Lazise-La Quercia.
“Numerosi reperti”, spiegano le curatrici, “sono esposti al pubblico per la prima volta. Segnaliamo in particolare gli oggetti provenienti dal contesto del laghetto del Frassino. Non a caso, proprio un vaso dalla palafitta di Frassino, unico nella sua foggia con quattro versatoi verticali, è stato scelto come “simbolo” della mostra”. Obiettivo della mostra è far conoscere un particolare aspetto della preistoria delle regioni alpine, quando le capanne venivano realizzate su impalcati lignei in ambienti umidi. La mostra è anche occasione per esporre reperti solitamente conservati nei depositi della soprintendenza Archeologia-Nucleo Operativo di Verona, del museo civico di Storia naturale di Verona, del museo Archeologico nazionale Atestino e di alcuni musei civici: Legnago, Cavaion Veronese, Castelnuovo Bariano. “Valorizziamo il patrimonio archeologico, con un’idonea azione didattica a supporto: pannelli con testi originali e immagini aprono finestre di approfondimento immediate e di facile lettura per ogni pubblico”.
La mostra si articola in due sezioni. Nella prima c’è la presentazione del sito seriale transnazionale Unesco “Siti palafitticoli preistorici dell’Arco alpino”: un’alternanza di pannelli e vetrine sui siti Unesco e alcuni siti palafitticoli del Veneto. Nella seconda, l’alimentazione all’epoca delle palafitte. Introduzione alle strategie di sussistenza alimentare, con un focus particolare su agricoltura, caccia, pesca, allevamento, cottura e conservazione dei cibi, oltre alla lavorazione delle materiale prime fornite da queste attività primarie.
Notte europea dei Musei 2015: le proposte dei musei nazionali del Veneto, del civico di Montebelluna e di Archeonaute a Verona
Sabato 16 maggio, in occasione della “Notte Europea dei Musei”, anche i musei archeologici nazionali presenti in Veneto, cioè Adria, Altino e Fratta Polesine, il Concordiese di Portogruaro e l’Atestino di Este offrono un’apertura serale straordinaria (dalle 20 alle 23.30), accompagnata da iniziative di divulgazione, concerti e inaugurazioni. Il biglietto d’ingresso per la serata avrà il prezzo simbolico di 1 euro. Ecco il programma di massima.
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI ADRIA. Alle 21: “Quando eravamo Re”. Inaugurazione della mostra fotografica di Matteo Sauli e presentazione del libro d’artista, con fotografie di Matteo Sauli e poesie di Daniele Serafini. Iniziativa nell’ambito di DeltArte, Festival d’arte contemporanea. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI ALTINO. Alle 20.30: “Passeggiando tra Altino romana e Altino preromana”. Percorso guidato alle aree archeologiche e alla sezione preromana del nuovo Museo. MUSEO NAZIONALE ATESTINO DI ESTE. Alle 21: “Foglie, fiori e frutti. Materie prime vegetali tra antichità e contemporaneità”. Percorso interattivo con visita guidata. Iniziativa in collaborazione con l’Associazione Studio D. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FRATTA POLESINE. Alle 21: “To a certain Mr. Andrea Palladio”. Concerto per chitarra del maestro Franco Guidetti, con esecuzione di testi musicali ispirati alle ville venete del Polesine e all’opera di Andrea Palladio. MUSEO NAZIONALE CONCORDIESE DI PORTOGRUARO. Alle 21.30: “Musica e feste nel mondo romano”. Visita guidata tematica., in collaborazione con l’associazione studio D. L’apertura straordinaria riguarderà anche l’area archeologica di Concordia Sagittaria.
MUSEO DI STORIA NATURALE E ARCHEOLOGIA DI MONTEBELLUNA. Ma il Veneto propone anche altre iniziative culturali in adesione alla Notte internazionale dei Musei. A Montebelluna dalle 19 alle (ingresso libero) una serata per immergersi nei grandi temi di Expo, declinati in tante e coinvolgenti espressioni. Un’occasione per tutti per vivere gli spazi del Museo di Montebelluna in modo insolito e in un orario insolito: luogo di sperimentazione, dialogo, confronto ed esperienza rispetto ai temi che Expo 2015 ha posto all’attenzione mondiale: nutrire il pianeta, energia per la vita. Partire dal museo significa partire dalla cultura e partire dall’approccio culturale significa recuperare usi e costumi antichi, come anche sapori antichi, mettendo al centro le persone e le loro emozioni, orientando gli stili di vita e di consumo verso modalità più sostenibili per la salute, l’ambiente e l’integrità sociale. Attività previste: “Il vino di Omero”, “Il sorbetto di Nerone”, “Acqua, l’oro blu”, “Energie: tra passato e futuro”, “Gioca in cucina”, “Musiche e danza del ventre dal vivo” con Venice Oriental Ensamble. Percorso sensoriale al buio: 4 sensi in azione! Con Unione Italiana Ciechi-sezione di Treviso e CoopAdriatica. Incontri: “La biodiversità”, “Le eccellenze alimentari del territorio”, “Le cucine solari”, “Osservazione del cielo” con Astrofili Gruppo Bellona; video: “Il Viandante del Sole”, video documentario di Dimitri Feltrin.
CORTE SGARZERIE A VERONA. In occasione della Notte Europea dei Musei, sabato 16 maggio sarà possibile visitare gratuitamente a Verona l’area archeologica di Corte Sgarzerie dalle 20.00 alle 23.30 e passeggiare nel criptoportico romano che sorgeva sotto il Capitolium della Verona romana. Un’opportunità unica proposta dall’associazione onlus Archeonaute per esplorare in notturna un gioiello archeologico della Verona sotterranea!
Giornata nazionale dell’Archeologia. Domenica 7 dicembre nei musei archeologici del Veneto visite guidate, eventi speciali e ingresso gratuito
Domenica 7 dicembre in Veneto le aree archeologiche di Altino, Concordia Sagittaria, Feltre, Montegrotto Terme, San Basilio di Ariano Polesine e Vicenza, e il laboratorio di restauro del museo nazionale Atestino aderiscono alla Giornata nazionale dell’archeologia, del patrimonio artistico e del restauro. ALTINO Dalle 14: itinerario attraverso le aree archeologiche; dalle 16: itinerario archeologico virtuale nelle sale del Museo. A cura di Mariolina Gamba, funzionario archeologo per Altino della soprintendenza. Accesso alle aree dal museo archeologico nazionale di Altino. CONCORDIA SAGITTARIA Alle 11: passeggiata archeologica nell’antica Iulia Concordia con sosta all’area dei Signini. A cura di studio D archeologia.
ESTE Porte aperte al laboratorio di restauro del museo nazionale Atestino di Este. Visite guidate a cura del restauratore Stefano Buson. Orario: 15.15 – 16.15 – 17.15 – 18.15. Il laboratorio di restauro è operativo dal 1979 e svolge la propria attività su materiali archeologici provenienti dal territorio veneto. Il campo di applicazione comprende corredi funerari, materiali d’abitato e da santuario in ceramica, bronzo, ferro, argento, oro, vetro, osso-corno, corallo e pietra. Si consiglia la prenotazione (tel. 0429.2085). Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti. FELTRE Alle 10.30 e 14.30: visita guidata all’area archeologica di Feltre, durante la quale sarà illustrato il complesso delle strutture archeologiche sottostanti il sagrato del Duomo, nella loro articolazione dalla fase di romanizzazione a quella medievale. Saranno inoltre illustrati i criteri che hanno determinato l’individuazione di particolari soluzioni strutturali e tecniche per la realizzazione dell’area archeologica. Numero massimo di 25 partecipanti per ciascuno dei due turni. Si consigla la prenotazione, allo 0439.83879, da martedì a venerdì dalle 9.30 alle 10.30. All’area archeologica si accede dal sagrato del Duomo (via Vecellio). A cura della soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, con la collaborazione dell’associazione “Il Fondaco per Feltre”.
MONTEGROTTO TERME Alle 10:30: conferenza alla sede Iat in viale Stazione, 60; seguiranno un percorso archeologico lungo viale Stazione, e la visita al Punto Informativo “Aquae patavinae” alla stazione dei treni di Terme Euganee / Abano / Montegrotto. Un itinerario inedito attraverso i luoghi diinteresse archeologico di Montegrotto Terme con Marianna Bressan e Benedetta Prosdocimi, archeologhe della soprintendenza per i beni archeologici del Veneto.
SAN BASILIO DI ARIANO POLESINE Alle 10.30: vista guidata agli scavi, a cura di Giovanna Gambacurta, direttore del museo archeologico nazionale di Adria. L’area archeologica si trova presso la SP 44.
VICENZA Alle 10.30 e 11.30: visita guidata al Criptoportico di piazza Duomo e passeggiata fino a corso Fogazzaro. Da una delle aree archeologiche più suggestive della città ai resti dell’acquedotto di recente valorizzazione. Per ragioni di sicurezza è previsto un numero massimo di 15 partecipanti per ciascuno dei due turni di visita. A cura di Cinzia Rossignoli, funzionario di zona della soprintendenza.

Un prezioso vetro conservato al museo archeologico di Adria: domenica visita guidata e caccia al tesoro
INGRESSO GRATUITO Domenica 7 dicembre, è anche previsto l’ingresso gratuito nei musei archeologici nazionali del Veneto con alcune iniziative collegate. Museo Archeologico Nazionale di Adria: alle 16.30: Artigiani e artisti del vetro, relazionerà l’ingegnere Michele De Bellis; 15.30 e 17: L’archeologia per “La città della Speranza” – visite guidate per adulti e caccia al tesoro per i bambini dai 5 ai 12 anni. Ingresso, visita e attività gratuite, è gradita la prenotazione; per info, Studio D: 346.3257139. Museo Archeologico Nazionale di Altino: alle 16: “il Natale prima del Natale: le festività romane dalla dea Strenna alla Befana”. Animazione archeologica per famiglie a cura dell’associazione Studio D Archeologia. Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine: alle 11.30: inaugurazione della mostra fotografica “Fratta. Momenti”; proiezione di un filmato con gli scorci più suggestivi di Fratta Polesine (a cura del Fotoclub di Adria); 15.30: il prof. Gianfranco Cordella, presidente del Foto Club di Adria, presenterà “IRAN. Da Persepolis a Qom”, reportage fotografico dedicato all’Iran, con particolare focus sugli aspetti culturali. Evento in occasione della XX Settimana dei Beni Culturali in Polesine. Museo nazionale Concordiese di Portogruaro “Giochiamo con l’archeologia – Memory al Museo”, laboratorio di disegno al Museo con alcuni oggetti della vita quotidiana di età romana. Alle 15.30: accoglienza dei partecipanti; 16.00 – 17.30: laboratorio di disegno tenuto da Daniela Gambolò, a cura di Associazione Accordi – Associazione Studio D Archeologia. Info e prenotazioni cell. 346 3010609
La notte dei Musei – Aperture serali e iniziative nei musei e nelle aree archeologiche nazionali del Veneto
Anche quest’anno il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo aderisce alla Notte dei Musei 2014, iniziativa collegata alla Nuit européenne des musées. Sabato 17 maggio, i cinque musei Archeologici nazionali del Veneto e alcune aree archeologiche prolungheranno pertanto il loro orario di apertura fino alle 24. A partire dalle 20, e per tutta la serata, il biglietto d’ingresso avrà il prezzo simbolico di 1 euro. Durante l’apertura serale saranno inoltre organizzate in ciascun museo iniziative gratuite di valorizzazione e divulgazione (visite guidate tematiche, letture e altro).
Museo Archeologico Nazionale di Adria Ore 21.30 – SPIRITI DIVINI – Un viaggio nel mondo del vino nell’antichità. Visita guidata tematica. Iniziativa in collaborazione con l’associazione StudioD. Si consiglia la prenotazione (telefonare al Museo – 0426.21612)
Museo Archeologico Nazionale di AltinoOre 21.30 – Percorsi tra toilette, vestiti e gioielli degli Altinati antichi Iniziativa in collaborazione con l’associazione StudioD
Museo Nazionale Atestino di Este Ore 18 – Concerto dell’Ensemble del liceo musicale “C. Marchesi” Direzione: prof.ssa Maria Grazia Seren. Ingresso gratuito. Ore 19 – La voce delle cose. I reperti del museo nazionale Atestino di Este si raccontano. Percorso archeologico con recitazione di brani di letteratura classica e contemporanea. Commento archeologico a cura del direttore del museo nazionale Atestino e Studio D. Lettura recitata dei brani a cura del gruppo teatrale “Laboratorio Elisa” del liceo “G.B. Ferrari” di Este. Ingresso gratuito. Ore 21 – La voce delle cose. I reperti del museo nazionale Atestino di Este si raccontano. Percorso archeologico con recitazione di brani di letteratura classica e contemporanea. Commento archeologico a cura del direttore del museo nazionale Atestino e Studio D. Lettura recitata dei brani a cura del gruppo teatrale “Laboratorio Elisa” del liceo “G.B. Ferrari” di Este. Ingresso 1 euro.
Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro Ore 15.30 – Visite guidate alle collezioni museali A cura di Gr.A.V.O. e Fondazione “A. Colluto”. Ingresso gratuito. Ore 17 – “Interazioni” Inaugurazione della mostra di arte contemporanea dell’artista Elena Ortica. Ingresso gratuito Dalle 20 alle 24 – La voce e la forma delle cose Visita guidata animata tra i reperti del museo e della mostra “Interazioni”, a cura della direzione del Museo e di Studio D Friuli. Recita Marzia Bonaldo (Ass. Culturale Mondonovo). La performance sarà sviluppata in tre turni (ore 20.45, ore 21.45, ore 22.45), per un massimo di 30 persone per ciascun turno. Iniziative collegate alla X edizione di “Terre dei Dogi in festa”
Area Archeologica di Concordia – Cattedrale Ore 20-24 – apertura straordinaria.Ingresso gratuito. Ore 21 – “Da centro veneto a fulcro della cristianità. Storia di una colonia” Visita guidata della dott.ssa Benedetta Prosdocimi (soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto).
Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine Ore 18.30 – Concerto al Buio L’evento sarà un’esperienza unica durante la quale, al buio, si potrà apprezzare la magnificenza del suono del violino senza l’ausilio della vista, proprio come solo i non vedenti riescono a fare. Ingresso 15 euro fino ad esaurimento posti. Vivamente consigliata la prenotazione. Ore 21.30 – Suoni dal Passato Percorso tattile e sonoro che evoca il passato “rumoroso” del villaggio di Frattesina e della villa di Arcole, a cura dell’Associazione Culturale Studio D.
Area Archeologica del Criptoportico di Vicenza Apertura straordinaria dalle 20 alle 24 Le visite avranno luogo ogni mezz’ora, con gruppi di 15 persone per volta.
Archeologia a Este: riscoprire le nostre origini attraverso la storia e la cultura del territorio
Segnatevi l’appunto sull’agenda: domenica 11 e domenica 25 maggio tenetevi liberi per una gita a Este, nel Padovano. C’è “Archeologia. Riscopriamo chi siamo e da dove veniamo attraverso la storia e la cultura del nostro territorio”, mini-rassegna organizzata da associazione culturale Novecentonovantanove con Cinzia Tagliaferro, associazione culturale Studio D e museo nazionale Atestino.
Il primo appuntamento, come si diceva, è domenica 11 maggio, alle 10, al museo nazionale Atestino di Este: Cinzia Tagliaferro guiderà i partecipanti in una visita “non convenzionale” al museo, con l’obiettivo di fare riscoprire il patrimonio archeologico del territorio veneto (“Troppo spesso dimenticato dalle istituzioni”, sottolinea con una punta di amarezza l’associazione Novecentonovantanove, “e purtroppo anche da noi cittadini”), la storia e le origini. Il museo di Este rappresenta la chiave per accedere al nostro passato e alle nostre origini. La visita inizia dal primo piano con la sezione pre-protostorica e si conclude al piano terra con la sezione romana e una piccola sezione medievale; le esposizioni si articolano in 11 sale e seguono un ordine rigorosamente cronologico, dai materiali più antichi a quelli più recenti, e una disposizione per temi come gli abitati, la vita quotidiana, gli usi e costumi funerari, le pratiche religiose. Al termine, aperitivo organizzato da Novecentonovantanove ai Giardini del Castello. È opportuno comunicare la partecipazione entro sabato 10 maggio scrivendo a eventi@novecentonovantanove.it oppure chiamando il 3498316420 (in modo che, domenica mattina, il Museo fa trovare i biglietti d’ingresso pronti). Costo del biglietto: intero 4 euro; ridotto 2. A norma di legge, ingresso gratuito per: gli allievi dei corsi di alta formazione delle scuole del Ministero; docenti e studenti iscritti alle Accademie di Belle Arti (o corrispondenti istituti della Ue); docenti e studenti dei corsi di laurea, di perfezionamento post-universitario e dottorati di ricerca delle facoltà di Architettura, Conservazione dei beni culturali, Scienze della formazione o Lettere e filosofia con indirizzo archeologico o storico-artistico (o corrispondenti facoltà/corsi/istituti degli Stati membri della Ue); studiosi italiani e stranieri di materie pertinenti lo studio dei beni culturali, mediante attestazione rilasciata dall’Unione Internazionale degli istituti di archeologia, storia e storia dell’arte di Roma; docenti di storia dell’arte di istituti liceali; giornalisti in regola; cittadini della Ue portatori di handicap e loro familiare o altro accompagnatore.
Il secondo appuntamento, Arkeowalking, sarà domenica 25 maggio, in concomitanza con laDomenica Ecologica organizzata dal Comune di Este, e prevede una passeggiata al Parco Archeologico di Este. Il ritrovo è alle 15 al parcheggio di Cementizillo: da qui si parte alla volta di un percorso urbano di circa 2 ore e mezzo (adatto a tutti) con Cinzia Tagliaferro, che guiderà i partecipanti alla scoperta dei luoghi dove si sono verificati i più importanti rinvenimenti archeologici, già apprezzati durante la visita al museo. L’itinerario, della lunghezza complessiva di circa sei chilometri, si snoda all’interno della città di Este ed è percorribile a piedi o in bicicletta. Vengono descritti i luoghi dove si sono verificate importanti scoperte archeologiche e messi in luce anche alcuni punti di interesse del centro storico e della periferia, con i suoi suggestivi scorci paesaggistici. L’itinerario è segnalato da sedici pannelli illustrati che restituiscono il quadro dell’antico insediamento di Este preromana e romana. Grazie alla ricchezza di informazioni raccolte, sono state identificate tre zone con diverse destinazioni d’uso: 1. area abitata: si estendeva in corrispondenza dell’attuale centro storico e delle sue propaggini occidentali ed era solcata dall’antico corso dell’Adige, che si divideva in più rami; 2. area delle necropoli: le aree cimiteriali erano poste sia a nord, a ridosso dei primi rilievi collinari, che a sud, nella pianura alluvionale oltre l’attuale strada Padana Inferiore; 3. area dei santuari extraurbani: in posizione periferica ma strategica, a nord ovest e a sud est dell’antica città. Mentre per il I millennio a.C. all’interno dell’abitato si può ipotizzare solo una distinzione tra aree residenziali e aree produttive e artigianali, per l’epoca romana si definisce più chiaramente la presenza di aree destinate a quartieri privati e zone destinate a edifici pubblici. I pannelli, collocati in punti accessibili e accoglienti e numerati seguendo l’ordine del percorso, sono composti da testi che contengono le informazioni essenziali e aggiornate, relative alle scoperte archeologiche di quella zona, e da una serie di fotografie degli scavi eseguiti e dei reperti ora esposti in Museo, nonché di disegni che riportano piante e ricostruzioni.

La mappa del parco archeologico di Este con il percorso e le tappe alla scoperta dei siti più importanti
1. Stazione ferroviaria: necropoli preromane Boldù Dolfin; 2. Via Principe Amedeo: Borgo Canevedo, il più antico insediamento di Este; 3. Contrada Deserto: Santuario Baratella; 4. Via Restara: resti di abitazioni preromane; 5. Via Gambina: resti di strutture abitative preromane; 6. Via San Fermo e Via Settabile: quartiere residenziale preromano e romano; 7. Strada Statale Padana Inferiore: Necropoli Morlungo e Capodaglio; 8. Chiesa della Salute: Il fiume e la città; 9. Via Olmo: quartiere pubblico romano; 10. Via Pietrogrande e Via Rubin de Cervin: quartiere pubblico romano; 11. Via Augustea – Cimitero: quartiere pubblico romano e zone artigianali preromane (visitabile); 12. Via Augustea – Serraglio Albrizzi: Domus del Serraglio Albrizzi; 13. Via Sostegno – Casale: Santuario dei Dioscuri; 14. Via Caldevigo: Santuario di Caldevigo e Necropoli Rebato; 15. Via Santo Stefano: Necropoli Ricovero e Necropoli Benvenuti; 16. Parco Comunale: Necropoli preromane e romane e complesso medievale del Castello.
Tesori d’arte restaurati: il ritorno da Napoli al museo nazionale Atestino della stele funeraria augustea di Publio Emilio Breve

La stele funeraria di Publio Emilio Breve di età augustea è tornata a al museo nazionale Atestino di Este
La stele funeraria di Publio Emilio Breve è tornata a casa: nel museo archeologico Atestino di Este. “Nell’ambito delle manifestazioni per il bimillenario della morte dell’imperatore Augusto”, spiega il direttore del museo Elodia Bianchin Citton, “il Museo Nazionale Atestino di Este presenta per la prima volta al pubblico di specialisti e di appassionati, con l’ausilio della proiezione di immagini, il restauro di un importante monumento funerario di età augustea”. L’appuntamento-evento è domenica 6 aprile alle 16.30, nella sala VIII del museo. Il monumento che viene presentato domenica è – come si diceva – una stele (come definita con termine specialistico) rinvenuta qualche anno prima del 1847 nelle vicinanze del centro romano di Este ed entrata a far parte dapprima delle raccolte del Museo Civico Lapidario e successivamente di quelle del Museo Nazionale Atestino. Restaurata nell’ambito dell’iniziativa Restituzioni-tesori d’arte restaurati di Intesa Sanpaolo, giunta alla sua sedicesima edizione nel 2013, fu esposta, assieme agli altri capolavori restaurati per l’occasione al Museo di Capodimonte di Napoli.
Ora la stele di Publio Emilio Breve è nuovamente esposta nella sala VIII del nostro museo, dove primeggia tra gli altri monumenti funerari proprio grazie al recente restauro. “Si tratta di un monumento funerario in calcarenite dei Colli Berici (nota comunemente come pietra di Nanto)”, spiega il direttore dell’Atestino, “di forma parallelepipeda con coronamento a frontone; la decorazione figurativa, resa a bassorilievo, è di tipo simbolico (aironi, colombe, un leprotto e un erote alato, ecc.) e allusiva all’idea della morte come viaggio nell’aldilà, alla felicità eterna e all’immortalità attesa dal defunto. Di notevole importanza è stata la nuova lettura dell’iscrizione, che documenta che il monumento funerario era la tomba di un membro della gens Aemilia, famiglia attestata a Este già nel I secolo a.C., quando l’antico centro dei Veneti antichi divenne città romana con il nome di Ateste”.
Nel corso della presentazione – a ingresso gratuito – interverranno gli specialisti delle varie discipline che attraverso un continuo e proficuo confronto hanno seguito nelle varie fasi il restauro, la determinazione petrografica ed effettuato un aggiornato studio archeologico ed epigrafico del monumento. Agli Indirizzi di saluto di Eleonora Florio, assessore alla cultura del Comune di Este, e di Elodia Bianchin Citton, direttore del Museo Nazionale Atestino, seguiranno gli interventi di Stefano Buson, funzionario restauratore della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto; Giampaolo De Vecchi, già professore ordinario di Mineralogia e Petrografia dell’Università di Padova; Marisa Rigoni, già direttore archeologo della Soprintendenza beni archeologici del Veneto; Cinzia Tagliaferro, collaboratrice della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto; e Patrizia Toson, restauratrice libera professionista.











































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