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Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con la curatrice Federica Facchetti su “I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi”

“I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi” è il titolo del nuovo incontro (in presenza e on line) al museo Egizio di Torino con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca”: appuntamento giovedì 10 marzo 2022, alle 18, nella sala conferenze insieme a Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. Introduce Federico Poole, curatore del museo Egizio. Ingresso libero fino a esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la conferenza si percorreranno i 4000 anni di storia dell’antico Egitto attraverso l’oggetto più comune e più utilizzato in tutto il mondo antico prodotto dall’uomo per rispondere a molteplici necessità. I vasi saranno presentati in base al sito di provenienza, con un particolare focus sulle tipologie più interessanti, sulle informazioni che possiamo trarne e i diversi studi in corso da parte di specialisti interni al museo e esterni. L’intervento metterà in luce la ricchezza della collezione di vasi torinese e la sua importanza nello studio della cultura materiale dell’antico Egitto.

Il ministero della Cultura lancia la campagna social “La cultura unisce il mondo” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina: ecco una carrellata di musei e parchi archeologici che hanno aderito all’iniziativa

Il Colosseo illuminato con i colori della bandiera dell’Ucraina (foto PArCo)

ministero-cultura_contro-la-guerra_locandinaAl via la campagna social con le opere del patrimonio culturale italiano per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Il ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini, con la campagna digitale “la cultura unisce il mondo”, che coinvolge musei, biblioteche, archivi e istituti culturali statali, ricorda che l’Italia ripudia la guerra ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina. Con gli hashtag #cultureunitestheworld e #museumsagainstwar il sistema museale nazionale e la rete degli archivi e delle biblioteche stanno condividendo immagini significative riguardanti il dolore e la sofferenza della guerra o, al contrario, l’armonia e la prosperità del tempo di pace. Tante le realtà museali che hanno già aderito: dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con la decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi raffigurante la lotta bestiale degli alleati Tideo e Capaneo sotto le mura di Tebe, al museo Archeologico nazionale di Orvieto, con una testa equina lapidea che ricorda la stravolta espressione del cavallo del Guernica, dal museo Egizio di Torino, con l’amuleto ankh di lunga vita e protezione, al museo di Capodimonte, con l’Allegoria della Giustizia di Giorgio Vasari, dalle statue di Villa Adriana a Tivoli, fino alle opere della Galleria Borghese, del museo nazionale Romano, del museo Omero di Ancona, di Palazzo Grimani a Venezia e di Palazzo Reale di Genova. La campagna è iniziata nei giorni scorsi con l’illuminazione con i colori della bandiera dell’Ucraina del Colosseo.

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Dettaglio del frontone dell’antico santuario portuale di Pyrgi conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. La decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi, sul Tirreno a pochi chilometri da Cerveteri. La scena è densamente popolata di figure e copriva la testata posteriore della trave di colmo del tetto del tempio A; quest’ultimo costruito intorno al 470 a. C. era dedicato a Thesan, dea etrusca dell’aurora. L’artista con uno sforzo di estrema sintesi e originalità riesce a raccontare le storie di due personaggi del mito, Tideo e Capaneo, di cui bisogna conoscere l’antefatto. Siamo sotto le mura della città di Tebe, dove Eteocle e Polinice, i due figli maledetti di Edipo, lottano per il potere: Eteocle, che allo scadere del suo turno di regno non ha voluto cedere il trono al fratello come pattuito, è asserragliato con i Tebani nella città, mentre fuori i guerrieri provenienti da Argo, chiamati in aiuto da Polinice, ne tentano l’assalto. Come sempre gli dei assistono allo scontro ed intervengono. E infatti al centro della scena Zeus adirato scaglia il suo fulmine contro Capaneo che ha bestemmiato gli dei, mentre sulla sinistra alla vista di Tideo, che pur ferito a morte azzanna il cranio di Melanippo, la dea Atena si allontana disgustata con la pozione che avrebbe dato l’immortalità al suo protetto. La nudità di Tideo e Capaneo sottolinea la bestialità dei loro atti e la loro punizione è la punizione di ogni comportamento improntato al disprezzo degli dei e delle leggi degli uomini (hybris), in chiave politica è una condanna della tirannide e un monito a non violare mai i valori della civiltà per lasciarsi prendere da brutalità e barbarie.

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Dettaglio scodella in sigillata da Taranto conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Il museo Archeologico nazionale di Taranto si schiera contro ogni guerra e contro ogni violenza condividendo un reperto, decorato con colombe, simbolo e augurio di Pace, esposta nella Sala XXV, vetrina 73. Si tratta di una scodella in sigillata africana D da Taranto rinvenuta nell’ipogeo funerario di Palazzo Delli Ponti, 1990. All’interno croce gemmata, marginata e decorata con una serie di cerchi concentrici, ai lati tre colombe. Prima metà del VI sec. d.C.

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Amuleto ankh conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il museo Egizio di Torino è contro ogni forma di guerra, violenza e discriminazione. L’amuleto ankh aveva lo scopo di conferire protezione e lunga vita. Condividiamo questa immagine per ricordare la bellezza della vita, l’importanza della pace e del dialogo tra i popoli.

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Rython a testa d’asino del museo Archeologico nazionale di Orvieto (foto drm-umbria)

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Testa di cavallo impazzito: dettaglio di “Guernica” (1937) di Pablo Picasso (foto da Flikr, licenza Creative Commons)

Il museo Archeologico nazionale di Orvieto propone un’associazione di idee tra un rhytòn configurato a testa d’asino (ca. 460 a.C.) da Campo della Fiera, Tempio C, e un particolare di Guernica dipinto da Pablo Picasso nel 1937. Il richiamo di questa testa con la stravolta espressione del cavallo del Guernica non è nulla di più che una suggestione derivata dal nostro substrato culturale. Ma rende con efficacia l’atmosfera dei giorni che stiamo vivendo.

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I Bronzi di Riace messaggeri di pace dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria aderisce alla campagna digitale promossa dal ministero della Cultura per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Su tutti i social del MArRC, infatti, saranno pubblicate le immagini dei reperti del museo accompagnati dagli hashtag ufficiali #laculturaunisceilmondo e #museumagainstwar, per esprimere la condanna dell’invasione russa e piena e incondizionata solidarietà al popolo ucraino. “Abbiamo deciso di avviare la campagna social con i Bronzi di Riace che esprimono, in tutto il pianeta, il valore identitario della Calabria”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Possano le due statue assumere, nel cinquantesimo anno dalla loro scoperta, il valore di simboli della pace e dell’unione tra i popoli. Quanto sta accadendo in questi giorni in Ucraina ci lascia sgomenti – aggiunge Malacrino -. Oggi più che mai siamo qui per ribadire che l’umanità non ha bisogno di guerre. Ci auguriamo che le tristi immagini che i media ci stanno sottoponendo in queste ore, possano essere sostituite da quelle della speranza. Il Museo e i reperti d’arte che custodisce, possano, attraverso la bellezza, ricordarci sempre i valori dell’unità e della fratellanza”.

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La statua della Concordia dall’Edificio di Eumachia in Pompei lancia un messaggio di pace dall’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)

Nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli, alta e imponente, attende i visitatori. È la statua della Concordia Augusta che è stata installata proprio all’ingresso del Mann. Un gesto simbolico, voluto dal direttore Paolo Giulierini per accompagnare queste drammatiche giornate di negoziati e guerra fra Russia e Ucraina. Ancora una volta, dall’arte antica proviene un messaggio di perenne attualità: la scultura marmorea della Concordia (dall’edificio di Eumachia, Pompei, I sec. d. C.) venne realizzata per celebrare la pace e la stabilità, che si candidavano a essere valori guida del principato augusteo dopo un periodo doloroso di guerre civili. Un messaggio che, scolpito nella pietra, ci parla soprattutto oggi. Lo spostamento della statua in Atrio è raccontato sui social del Mann con l’hashtag #Museumsagainstwar, lanciato dal ministero della Cultura quando è stata invasa l’Ucraina.

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La de Minerva, dettaglio del Salone delle Scienze, al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto muciv)

Al museo delle Civiltà a Roma, nel salone delle Scienze “Mario Tozzi” che presenta elementi decorativi relativi alla scienza. Al centro campeggia la figura di Minerva, dea protettrice delle scienze. I suoi più consueti attributi (l’elmo, la lancia, lo scudo) sono abbandonati da una parte: un chiaro messaggio di pace e di speranza in tempo di guerra.

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Il messaggio social “La cultura unisce il mondo” dal museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Anche il museo Archeologico nazionale di Verona aderisce alla campagna contro la guerra. A pochi giorni dall’inaugurazione nell’ex caserma asburgica San Tomaso lancia sui social lo slogan “La cultura unisce il mondo”.

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Dal parco archeologico del Colosseo il messaggio “La cultura unisce il mondo” (foto alessandro serranò)

Il parco archeologico del Colosseo aderisce alla campagna lanciata dal ministero della Cultura “La Cultura Unisce il Mondo – L’Italia ripudia la guerra” illuminando il Colosseo con i colori della bandiera dell’Ucraina.

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Aiace Telamonio porta sulle spalle il corpo di Achille: dettaglio della raffigurazione del Vaso François al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Il museo Archeologico nazionale di Firenze per “La cultura unisce il mondo” propone la scena più drammatica dipinta sul Vaso François, raffigurata simmetricamente su entrambe le anse, con sapienti variazioni. Il lato più crudo e vero della guerra! L’imponente Aiace Telamonio, cugino e fedele compagno di Achille, ed uno dei più valorosi eroi greci, trasporta il corpo inerte dell’eroe caduto in battaglia. L’enorme guerriero senza vita ha le braccia e le gambe distese nell’abbandono della morte e la lunghissima chioma aristocratica pende quasi fino al suolo. Questo resta di Achille, che a una vita lunga e serena ne preferì una breve ma gloriosa…la guerra non ha risparmiato neppure lui!

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Il tempio di Nettuno nel parco archeologico di Paestum con i colori della bandiera dell’Ucraina (foto pa-paeve)

Il parco archeologico di Paestum e Velia aderisce alla campagna “L’Italia ripudia la guerra” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina, Paese colpito nella propria legittima sovranità. Così il Tempio di Nettuno si colora di blu e giallo in segno di vicinanza.

Torino. Al museo Egizio visita guidata alla mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” con il curatore Paolo Del Vesco

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” è curata da Paolo Del Vesco (foto museo egizio)
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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Martedì 1° marzo 2022 Paolo Del Vesco, curatore della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” (vedi Torino. Al museo Egizio quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagoniste la dea Anuket e le altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan nella mostra curata da Paolo Del Vesco “Un santuario portatile per la dea Anuket” | archeologiavocidalpassato) guiderà i partecipanti alla scoperta di un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramses II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Assuan, nell’Egitto meridionale. Grazie ad altri oggetti esposti sarà possibile comprendere la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina, luogo in cui i reperti furono ritrovati. Appuntamento alle 16.30. Costo 7 euro a persona + ingresso al museo. Durata 60 minuti. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 25 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. La visita è in lingua italiana.

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso” è aperta fino al 20 marzo 2022, al piano 1 del museo Egizio, dove si può conoscere più da vicino la ricerca condotta sul Santuario portatile della dea Anuket. In questa intervista, il curatore della nuova mostra ci racconta il suo percorso, le sue attività di ricerca e cosa significa per lui essere un archeologo.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line con Johannes Auenmüller curatore del museo Egizio su “A chapel and its Visitors: Secondary stelae and graffiti at Ellesija / Una cappella e i suoi visitatori: Stele secondarie e graffiti a Ellesija”

Il museo Egizio di Torino è uno dei pochi Musei al mondo ad avere al proprio interno un tempio originale. Si tratta del tempio di Ellesija, che giunse a Torino nel 1967. Negli anni Sessanta la costruzione della grande diga di Assuan avrebbe sommerso numerosi monumenti. La comunità egittologica si mobilitò e prese avvio grazie alla sezione culturale delle Nazioni Unite (Unesco) la missione internazionale di recupero dei templi nubiani. Quattro templi furono donati dal governo egiziano ai paesi che maggiormente contribuirono alla missione di salvataggio, tra questi ci fu l’Italia a cui andò il tempio di Ellesija. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 18, al museo Egizio conferenza egittologica, in presenza e on line, “A chapel and its Visitors: Secondary stelae and graffiti at Ellesija / Una cappella ei suoi visitatori: Stele secondarie e graffiti a Ellesija” con uno dei curatori del museo, Johannes Auenmüller. A introdurre la conferenza, che si terrà in lingua inglese, sarà Alessia Fassone, curatrice delle sale di epoca tolemaica, romana e tardoantica e della sala del tempio di Ellesija. L’incontro si svolge in sala conferenze al museo Egizio e verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2.

Il tempio di Ellesiya ricostruito al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La cappella rupestre di Ellesija è un affascinante monumento a più livelli. Oltre al suo programma iconografico originale, presenta un’ampia gamma di interazioni epigrafiche secondarie, da stele reali, tableaux “ex voto” d’élite e stele votive integrate a iscrizioni rupestri e graffiti, nonché croci cristiane e pentagrammi. Durante la conferenza saranno analizzati nel dettaglio i proprietari e i produttori delle stele secondarie, dei tableaux e dei graffiti del Nuovo Regno. Così facendo, scopriremo chi erano quelle persone che hanno visitato la cappella dopo il suo completamento e hanno lasciato un segno di iscrizione. Discuteremo da dove provengono e quali ruoli hanno svolto all’interno della società locale o dell’amministrazione sovraregionale. La motivazione dei visitatori a lasciare un’iscrizione o una stele nella cappella sarà affrontata anche utilizzando la cornice dell’abito epigrafico dell’Egitto faraonico.

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L’egittologo Johannes Auenmüller, curatore del museo Egizio di Torino

Johannes Auenmüller ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia alla Free University Berlin e ha svolto ricerche sulla tecnologia della fusione del bronzo all’università di Bonn. Auenmüller ha comparato le iscrizioni e le stele del tempio conservato al Museo, con testimonianze storiografiche e fotografiche del tempio nella sua posizione originaria, giungendo così a nuove importanti conclusioni su testi e iscrizioni.

San Valentino al museo, tra selfie, baci, visite guidate e ingressi gratuiti. Ecco alcune idee dal museo Archeologico di Napoli, l’Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, l’Egizio di Torino, l’Archeologico di Taranto, l’Etrusco di Villa Giulia a Roma, al Bailo di Treviso

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“Amore e Psiche”: affresco da Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

San Valentino al museo, con amore. Succede in molti musei, da nord a sud. Durante tutta la giornata di lunedì 14 febbraio 2022 le coppie al museo Archeologico nazionale di Napoli pagheranno un solo biglietto intero. Ma soprattutto al Mann sarà un San Valentino di baci. Nell’ambito della rassegna “Lo scaffale del MANN”, curata dai Servizi Educativi dell’Archeologico, Elisabetta Moro (professore ordinario di Antropologia culturale/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) e Marino Niola (professore ordinario di Antropologia dei simboli/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) intraprendono il viaggio culturale raccontato nel libro “Baciarsi” (Einaudi, 2021) con queste parole: “Il più epidermico dei gesti umani, ma anche il meno superficiale”.

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Elisabetta Niola e Marino Moro con il loro libro “Baciarsi” (foto mann)

Elisabetta Moro e Marino Niola presenteranno il loro saggio proprio lunedì 14 febbraio 2022, alle 16, in Auditorium: così la tradizionale festa degli innamorati sarà celebrata al Museo con un excursus antropologico sulle fondamenta degli affetti e delle relazioni sociali. L’incontro con gli antropologi Moro e Niola sarà anticipato, sui canali Facebook e Instagram del MANN, da post e stories sul tema dell’amore. A conclusione dell’evento, il direttore del Museo, Paolo Giulierini, donerà al pubblico un pensiero simbolico: un bacio Perugina. La partecipazione alla presentazione del libro “Baciarsi” sarà gratuita; per accedere all’Auditorium, richiesti Green Pass rafforzato e mascherina ffp2.

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Polifemo e Galatea: affresco dalla Casa dei Capitelli colorati di Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un percorso affascinante attraverso i baci di ieri e di oggi, alla scoperta dei mille significati di un gesto che caratterizza gli esseri viventi da quando, agli albori della storia, le mamme scimpanzé masticano il cibo e lo passano bocca a bocca ai propri cuccioli. Nato come strumento per la nutrizione, nel tempo il bacio diventa passione, dedizione, emozione. E, quando il Covid ci ha chiusi in un lockdown del corpo e dell’anima, abbiamo capito quanto questo contatto a fior di labbra sia vitale. In questo senso, il bacio è la prima vittima della pandemia. Individuo e comunità, intimità e prestigio, eros e pathos, sentimento e tradimento, religione e rivoluzione, sottomissione e liberazione. Tutto in un bacio. Insieme a Paolo Giulierini (direttore del Mann) e Paola Villani (direttrice del dipartimento di Scienze Umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa), Moro e Niola tracceranno così un percorso dialettico e coinvolgente, ricco di rimandi ad arte, archeologia, cinema, tecnologia e filosofia dell’amore.

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Satiro e menade: affresco da Ercolano (intorno I sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un focus ad hoc sarà dedicato alle più celebri immagini dei baci, partendo dall’antichità, quando questo gesto non aveva una frequente rappresentazione iconografica: gli splendidi affreschi vesuviani con le effusioni di Amore e Psiche, Satiro e Menade, Polifemo e Galatea, saranno accostati non soltanto ad antiche raffigurazioni in cui il bacio era un segno di ossequio (Piritoo riceve l’omaggio dei centauri e Teseo liberatore), ma anche ad opere di arte moderna e contemporanea.  Per citare solo alcune delle immagini raccontate al pubblico del Museo, ecco gli indimenticabili baci di Hayez, Klimt e Picasso, l’emozionante bianco e nero del celebre scatto di Doisneau, il “verismo”metropolitano dei Kissing Coppers di Bansky, il contatto che diventa correlativo oggettivo di una presa di posizione civile nel bacio sulla bocca fra l’immunologo Fernando Aiuti e Rosaria Iardino, una paziente sieropositiva.

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San Valentino al MArTa: “Innamorarsi al museo”

“Innamorarsi al Museo” è il motto del museo Archeologico nazionale di Taranto che a San Valentino omaggia l’amore in tutte le sue forme. Amori carnali, travolgenti, mitici e struggenti, romantici ed eroici. Tutte le sfumature del sentimento più celebrato si trovano all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Il giorno di San Valentino il MArTA apre le sue porte a un percorso tematico e diventa così una delle proposte più originali per celebrare la festa degli innamorati. L’amore per la terra e per la fertilità con le statuette preistoriche delle Veneri di Parabita, fino all’abbraccio travolgente fissato sull’argilla di Eros e Psyche, passando dall’arte della ceramica a figure rosse che raffigura Andromeda e Perseo sull’imponente loutrophoros recuperata agli inizi degli anni 2000 dal Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. “Una storia di un amore ritrovato anche quella del ritorno in patria di tanti reperti trafugati”, dice la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Storia che abbiamo omaggiato nella mostra “Mitomania” che ha anticipato di quasi due anni l’impegno assunto alcune settimane fa dal Governo italiano con la ratifica della Convenzione di Nicosia, che ha l’obiettivo di contrastare il traffico illegale di opere, di cui anche il territorio tarantino è vittima”. Lunedì 14 febbraio 2022, alle 17.30, il MArTA presenta “Innamorarsi al Museo”: un percorso guidato – a cura dell’archeologa prof.ssa Silvia De Vitis – in cui i visitatori si immergeranno nel mondo dei sentimenti rappresentanti nelle opere conservate all’interno del museo tarantino. Secoli d’amore, passione e sentimenti saranno narrati nel percorso tematico guidato. La visita è inclusa nell’acquisto del biglietto della fascia oraria delle 17.30 del 14 febbraio 2022. Per acquistare il biglietto, si deve accedere alla piattaforma www.shopmuseomarta.it e selezionare l’ingresso del lunedì 14 febbraio 2022.

torino_egizio_san-valentino_locandinaPer San Valentino basta essere in due per visitare il museo Egizio di Torino al costo di un solo biglietto intero. Domenica 13 febbraio 2022, dalle 9 alle 18.30, e lunedì 14 febbraio 2022, dalle 9 alle 14, il museo Egizio celebra San Valentino: chi si presenta in coppia alla biglietteria del Museo pagherà un solo ingresso.

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“Aspettando San Valentino: d’amore e d’ozio” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

“Aspettiamo insieme San Valentino al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” con il nuovo “Itinerario dell’ozio” da scoprire ed apprezzare come un vero e proprio pegno d’amore: appuntamento al Muvet di Vetulonia domenica 13 febbraio 2022, alle 11, con il percorso nel percorso dedicato ai temi della musica, della poesia, del simposio, nei quali si racchiude e sintetizza il senso delle “non attività” che scandiscono dall’antichità ad oggi i momenti del relax e del “tempo libero”, quel tempo che l’essere umano prende per se stesso, dedicandosi per intero a ciò che più ama. Punto di partenza “materiale” del nuovo itinerario è la vetrina riallestita nel cosiddetto “Angolo dell’otium” ricavato nella sala B del museo che, attraverso l’esposizione di inediti originali e copie di reperti conservati in altri musei d’Italia, introduce il visitatore all’interno di una nuova narrazione che prende vita dai pochi oggetti esposti capaci di raccontare i “temi dell’ozio”, per guidarlo alla scoperta degli altri oggetti custoditi nelle sale del museo, come i dadi e le pedine da gioco, il sonaglio per ninnare i bambini, i vasi per bere il vino mescolato con l’acqua, il miele e le spezie e il kottabos per giuocare insieme al termine di una festa, ed altro ancora, riscoprendo insieme un passato che continua senza interruzioni nel nostro presente. L’evento, programmato nel rispetto delle vigenti norme sanitarie, è a ingresso libero, sarà gradita la prenotazione: 0564927241, 0564948058.

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L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Dal progetto archeologico e musicale di Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet, e di Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista jazz di fama internazionale, ha preso l’avvio un viaggio assolutamente inedito, quello “alla ricerca di un suono”, volto a recuperare la voce autentica degli strumenti musicali a fiato del nostro “passato etrusco”, a partire dallo studio e riproduzione al vero di un piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperati nelle acque della Baia del Campese dal relitto di una nave affondata presso l’Isola del Giglio 2.600 anni fa, e di due strumenti a fiato in osso di cervo restituiti dal corredo funerario di una tomba scoperta accanto a quella celeberrima del Tuffatore nella necropoli extraurbana di Paestum. Musica, canti, esibizioni, mescolati alle essenze che bruciavano negli incensieri di bronzo, formavano l’atmosfera che si respirava, al termine del banchetto, durante il simposio, la cerimonia dedicata alla mescita del vino, da attuare fra “uguali”, ossia fra convitati appartenenti al medesimo elevato ceto sociale. E fra tutti i giuochi, quello “che di preferenza soleva rallegrare i banchetti galanti”, come ci racconta l’archeologo Luigi Pernier (1919), genero di Isidoro Falchi, il medico-archeologo cui si deve la riscoperta di Vetulonia, era il gioco del kottabos, inventato in Sicilia e largamente diffuso in Grecia e in Etruria. Al celebre kòttabos di Vetulonia, l’arredo che ha il medesimo nome del giuoco restituito da un deposito votivo scoperto sull’Acropoli della città etrusca, è stata riservata nel nuovo allestimento una vetrina apposita, ove ancora si esibisce il piccolo Sileno danzante, personaggio del mito al seguito di Fufluns dio del vino, che coronava l’asta dell’arredo bronzeo.

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“Il pegno” d’amore di Eugenio Montale per Clizia al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto muvet)

E infine, al centro della vetrina, una vera e propria sorpresa, che ha sancito l’ingresso del MuVet negli itinerari montaliani d’Italia. Accanto al cofanetto entro il quale era riposto, accompagnato dall’autografo di Irma con la dicitura “Il pegno”, il piccolo pendaglio etrusco inviato da Eugenio Montale alla sua musa e amante americana di origine ebraica Irma Brandeis, celebrata come Clizia nelle sue poesie, a suggello e ricordo del loro amore e come amuleto portafortuna. Recuperato da Marco Sonzogni, italianista e poeta pavese, dalle mani dell’ultima “erede” delle memorie di Irma e donato al museo di Vetulonia, il “pegno” coronava un nettaunghie etrusco-piceno in bronzo indossato in antico come pendente per collana e riproduce l’immagine di una figurina femminile nuda, una sorta di piccola Venere o dea della fertilità, simbolo dell’eternità della vita. Durante la giornata che precede San Valentino, le coppie presenti all’interno del Falchi si potranno scattare un selfie accanto al pegno d’amore fra Eugenio ed Irma e condividerlo anche sulla pagina Facebook della struttura, utilizzando l’hastag #MuVet2022.

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“Aspettando San Valentino” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Si avvicina il 14 febbraio 2022, la festa degli Innamorati. Ma quest’anno viene di lunedì e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è chiuso per riposo settimanale. “Allora”, spiegano all’Etru, “dato che non possiamo certo rinunciare a raccontare l’Amore… vi aspettiamo domenica 13 febbraio 2022, con Aspettando San Valentino: due visite guidate comprese nel costo del biglietto e dedicate al tema dell’Amore”. Alle 11, “Storie d’Amore: fra mito e realtà quotidiana”: visita guidata a cura di Luca Mazzocco; alle 17, “Giardini d’Amore: la sala di Venere a Villa Giulia”: visita guidata a cura di Francesca Montuori. Le visite sono comprese nel costo del biglietto. Prenotazione obbligatoria entro sabato 12 febbraio all’indirizzo mn-etru.comunicazione@beniculturali.it “Venite a trovarci e pubblicate i vostri scatti d’Amore a Villa Giulia. Taggate il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con l’hashtag #LoveETRU. Le foto più belle saranno pubblicate sui canali social ufficiali del Museo!”.

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Un selfie e una promessa con Amore e Psiche di Antonio Canova al museo Bailo di Treviso

Al museo Bailo, per San Valentino un selfie e una promessa d’amore davanti ad “Amore e Psiche” di Canova, con ingresso gratuito per gli innamorati il 13 febbraio e il 14 febbraio al pomeriggio. A Treviso, un appuntamento che ricorda a tutti gli innamorati che niente e nessuno può fermare l’Amore, nemmeno gli Dei e nemmeno una “suocera” che non vuol proprio saperne della “nuora” troppo bella, com’è accaduto ad Amore e Psiche. Antonio Canova da questa antica vicenda tramandata da Apuleo ha tratto una celeberrima opera, quell’ “Amore e Psiche” il cui gesso originale sarà eccezionalmente esposto il 13 e il 14 febbraio pomeriggio, al Museo Bailo. In omaggio a San Valentino. Saranno due giorni di anteprima di un’opera che dal prossimo 14 maggio, sarà tra i capolavori della grande mostra “Canova Gloria Trevigiana. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico”, curata dal direttore dei musei Civici Fabrizio Malachin, e dai professori Giuseppe Pavanello e Nico Stringa. Il gruppo scultoreo di “Amore e Psiche” sarà al centro di una delle sale ancora non allestite del Nuovo Bailo. Tutti gli innamorati potranno avvicinarsi ad esso per lasciarsi suggerire un bacio come i tanti che appassionatamente si scambiarono Amore e Psiche e per farsi un selfie con loro. Giurandosi, ovviamente, amore eterno, quali che siano gli ostacoli presenti, passati e futuri.  Che, per quanto grandi possano essere, ben difficilmente eguaglieranno quelli con cui si ebbero a misurare i due antichi amanti. E in effetti prima di poter coronare il loro immenso amore, Amore e Psiche dovettero combattere non poco e non contro gli uomini ma contro gli dei.

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Dettaglio di “Amore e Psiche” di Antonio Canova (foto mann / Electa)

Psiche era una ragazza dolcissima, ammirata da tutti e paragonata per bellezza alla stessa Venere, la dea della bellezza e dell’amore. Lui, Amore, o con altro nome, Cupido, altrettanto bello, è colui che accende la passione amorosa della fanciulla. Forse involontariamente, la freccia che scocca dal suo arco colpisce proprio Psiche ed entrambi vengono travolti dall’amore. Che è un amore impossibile, sgradito alla suocera, Venere appunto, ostacolato anche dai genitori di lei e dalle sue invidiosissime sorelle. Papà e mamma, non sapendo che fare per far rinsavire la figlia, si rivolgono ad un oracolo che li invita ad abbandonarla su un’alta rupe. Con l’aiuto di Zefiro, re dei venti, Cupido trasporta l’amata nel suo palazzo. Qui i due si amano appassionatamente, ogni momento possibile, ma  sempre e  solo al buio, per evitare  di essere scoperti da Venere. Lei non ha mai visto il volto del suo Amore,  sino a che, spinta dalle sorelle, decide di illuminarlo. Ma, mentre avvicina la lampada al corpo del giovane dio dormiente, una goccia d’olio bollente cade ustionandolo. Il giovane dio, risentito dal fatto che lei non aveva saputo mantenere la promessa di amarsi senza svelarsi, l’abbandona. Psiche è disperata; tenta e ritenta il suicidio, poi comincia a vagabondare, passando da un luogo all’altro, facendo tappa nei principali templi, dove si ferma per rendersi utile. Giunge anche al tempio di Venere e si consegna alla dea sperando così di placarla per averle disonorato il figlio. Venere condanna Psiche a prove impossibili, che lei incredibilmente riesce a superare grazie ad insperati aiuti. L’ultima prova non è altrettanto fortunata ma Amore risolve la situazione ricorrendo all’aiuto del Padre Giove che, mosso da compassione, consente ai due amanti di ricongiungersi. Tutto termina in festa, con un grandioso banchetto al  quale partecipano tutti gli dei, offrendo anche i loro servizi. Così Vulcano alimenta i fuochi per i cibi, Bacco offre il vino e le tre Grazie suonano e danzano. A coronare l’unione c’è la nascita di una bambina, naturalmente bellissima, cui viene dato il nome di Voluttà, ovvero di piacere supremo. Così, superate difficoltà e prove, “vissero per sempre felici e contenti”. Che è quanto si augurano tutti gli innamorati.

Varallo Sesia (Vc). Incontro con l’egittologo Beppe Moiso del museo Egizio di Torino su “Virginio Rosa: Varallo Sesia e l’Egitto” alla vigilia della chiusura della mostra “Liberi di Imparare”

Alla vigilia della chiusura della mostra “Liberi di Imparare”, che fino al 13 febbraio 2022 espone a Varallo Sesia copie di reperti del Museo Egizio, realizzate dai detenuti delle sezioni scolastiche della Casa Circondariale dell’Istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico di Torino, in seguito a un corso di formazione con gli egittologi del Museo, Beppe Moiso, curatore dell’Egizio, tiene un incontro sulla figura di Virginio Rosa. Appuntamento sabato 12 febbraio 2022, alle 15, nel salone dell’Incoraggiamento di Palazzo dei Musei a Varallo Sesia, per l’incontro su “Virginio Rosa: Varallo Sesia e l’Egitto” con l’egittologo Beppe Moiso, curatore del museo Egizio di Torino, i cui studi si rivolgono in particolare alla formazione della collezione torinese, comprendendo l’intera attività archeologica condotta da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina. Curatore della riproduzione informatica degli archivi cartacei e fotografici per la creazione di una banca dati centralizzata, si occupa degli scavi condotti a Gebelein e Assiut, riconducibili all’attività svolta da Virginio Rosa nella campagna del 1911.

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Storica insegna stradale della Pinacoteca di Varallo (foto eventivalsesia.info.it)

L’incontro è organizzato in collaborazione con Unpli (Unione Pro Loco Piemontese), con cui il museo Egizio ha collaborato per il tour regionale della mostra “Liberi di imparare”. Ingresso gratuito su prenotazione: 0163.51424 oppure info@pinacoteavarallo.it. La mostra itinerante “Liberi di imparare” – L’Antico Egitto nel Carcere di Torino era stata inaugurata il 18 dicembre 2021 nella Pinacoteca di Varallo, grazie a UNPLI che ha fatto da collante sul territorio tra Palazzo dei Musei e il Museo Egizio di Torino. Si tratta di un rilevante e ambizioso progetto che ha promosso l’avvio di una collaborazione tra il museo Egizio, che vanta la più antica collezione al mondo dedicata alla cultura egizia e la Pinacoteca di Varallo, che si annovera tra le più importanti a livello regionale.

La pianta della Tomba di Ignoti disegnata da Virginio Rosa (foto Graziano Tavan)

Virginio Rosa, botanico e chimico, cultore di studi archeologici e di antico Egitto, affonda le sue radici a Varallo Sesia, paese natale della madre. A cavallo tra il 1910 e il 1911, l’allora direttore del museo Egizio, Ernesto Schiaparelli, affidò al giovane Rosa la direzione degli scavi a Gebelein e Assiut, in Egitto, nell’ambito della Missione Archeologica Italiana. La sua attività sul campo fu preziosa non solo come direttore degli scavi, ma anche per aver documentato con disegni e sul suo inseparabile “Giornale di Scavo” tutte le fasi dei lavori e i reperti egiziani. Proprio sulla base dei suoi documenti di inizio Novecento, all’Egizio si è potuto procedere ad alcuni riallestimenti delle sale. Tra i reperti scoperti nel corso degli scavi diretti da Rosa si possono ammirare al museo Egizio: la tomba degli Ignoti, quella di Ini e quella di Iti e Neferu. Rosa morì prematuramente a 26 anni, proprio di ritorno dall’Egitto.

Altino. Lo Stato acquisisce con 3 milioni alcuni terreni agricoli per scavare Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali della città romana. Ecco tutto il piano dei Cantieri della Cultura: in totale 200 milioni per 38 interventi, e 13 per le acquisizioni. Molti riguardano l’archeologia

L’ok al Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, è arrivato solo nel tardo pomeriggio di mercoledì 9 febbraio 2022. Ma la notizia è rimbalzata subito ai margini della laguna nord, nella “Venezia prima di Venezia”. A pochi giorni dall’annuncio dell’avvio del progetto per la creazione del parco archeologico di Altino, il primo in Veneto, ecco una nuova buona notizia per Altino, e Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica: nelle tre nuove acquisizioni al patrimonio dello Stato previste dai “Cantieri della Cultura” c’è anche Altino. Dei quasi 13 milioni di euro stanziati, 7,5 vanno all’acquisizione di Villa Massenzia, estesa proprietà tra Cecilia Metella e Circolo Massenzio lungo la via Appia Pignatelli a Roma (una volta acquisita allo Stato diverrà la base per i servizi aggiuntivi a favore dell’intero parco archeologico dell’Appia Antica); 2,3 all’acquisizione della storica Villa Buonaccorsi a Potenza Picena, aggiudicata da un fondo immobiliare privato (sarà indispensabile alle successive operazioni di valorizzazione sotto il profilo ambientale, storico, culturale ed economico per una nuova fruizione pubblica della splendida villa settecentesca); e infine con 3 milioni di euro la terza acquisizione avviene in provincia di Venezia e riguarda alcuni terreni agricoli -privi di fabbricati- che, secondo i rilevamenti scientifici, corrispondono al contesto di giacenza della massima estensione della città romana di Altino (corrispondente a Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali) la cui acquisizione permetterebbe di rendere unitaria e organica l’area archeologica e il percorso di visita comprendente il Museo Nazionale, AltinoLab e le aree archeologiche di Altino. “Un altro importante segnale di attenzione da parte del ministero della Cultura, che ormai con tutta evidenza considera Altino un cantiere culturale sul quale investire”. Commenta la direttrice Marianna Bressan. “Questo stanziamento ci permetterà finalmente di indagare con scavi archeologici il cuore monumentale della città antica e di ampliare il circuito di visita, sempre più verso la realizzazione del parco archeologico altinate”.

Cantieri della Cultura. È di 200 milioni di euro l’ammontare degli investimenti per i 38 nuovi progetti e le 3 nuove acquisizioni al patrimonio dello Stato contenuti nel Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ha ricevuto oggi il parere favorevole della Conferenza Unificata Stato-Regioni dopo il passaggio in Consiglio Superiore dei beni Culturali. “Trentotto interventi strategici, diffusi in tutta Italia, e tre nuove acquisizioni che confermano la centralità della cultura nell’azione di politica economica del governo”, commenta il ministro della Cultura Dario Franceschini, che sottolinea come “il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale è uno degli assi fondamentali su cui si fonda la crescita economica e sociale del Paese”. Gli interventi approvati si incardinano nella strategia portata avanti dal ministero della Cultura negli ultimi anni per favorire il rilancio della competitività territoriale del Paese e la crescita economica e sociale ponendo al centro i beni e i siti di eccezionale interesse culturale e di rilevanza nazionale che necessitano di interventi organici di tutela e riqualificazione, di valorizzazione e promozione culturale, anche nell’ottica dell’incremento dell’offerta turistico culturale. I 199.076.000 euro sono destinati a finanziare 38 interventi di recupero e valorizzazione per 186.285.510 euro in 16 regioni italiane e 3 nuove acquisizioni al Patrimonio dello Stato di beni immobili per un valore di 12.790.490 euro.

La mappa degli interventi e delle acquisizioni previste nei Grandi Progetti Beni Culturali

Interventi. Dei 38 finanziati, alcuni riguardano aree o musei archeologici. Villa Diana / isola Gallinara (SV): 3 milioni di euro. Restauro conservativo, consolidamento statico, risanamento igienico, riqualificazione funzionale e opere di allestimento espositivo e valorizzazione per destinare l’immobile a “Centro di documentazione per la ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’isola e dei fondali marini”, che costituirà una base logistica per campagne di indagini archeologiche, e sarà sede del parco archeologico-naturalistico subacqueo di Albenga e dell’isola di Gallinara

Colosseo (Roma): 4,5 milioni di euro. In continuità con la ricostruzione in legno dell’arena, l’intervento prevede il restauro delle due porte di accesso: Porta Trumphalis, da cui entravano in scena i gladiatori e gli animali, e Porta Libitinensis, da cui venivano portati via i corpi senza vita dei combattenti. Sarà inoltre sistemato il podio dell’arena per la collocazione della grande iscrizione di Teodosio II e Valentiniano III, promotori dei restauri durante i due regni congiunti

Archeologia green del Pan di Milano: 3,5 milioni di euro. Il progetto PAN Parco Anphitheatrum Naturae mira a completare lo scavo archeologico e a recuperare un grande fabbricato da destinare a laboratorio di restauro e a luogo espositivo, dove mostrare le opere scoperte in situ, compreso un importante corredo in ceramica di età celtica del IV – III sec. a.C.

Anfiteatro romano di Volterra: ulteriori 3 milioni di euro. Dopo la grande scoperta del 2015, è ora previsto il completamento dello scavo archeologico dell’Anfiteatro e la realizzazione di un ambizioso progetto di restauro e valorizzazione del monumento per coinvolgere il territorio dando vita a un’area archeologica diffusa migliorando l’attrattività turistica.

Sito archeologico di Iulium Carnicum (Zuglio – UD): 1,25 milioni di euro. Oggetto dell’intervento è il completamento dello scavo archeologico, il rinnovamento della copertura e la realizzazione di un punto panoramico che permetta una migliore e completa comprensione dell’area archeologica valorizzando tutto il percorso di visita del Foro.

Sito nuraghe e villaggio Costa nella foresta di Burgos (SS): 1 milione di euro. I lavori di tutela e conservazione riguarderanno pulizia, documentazione preliminare e prosieguo degli scavi e dei restauri nel nuraghe e nel villaggio, attività indispensabili nell’ottica anche della successiva valorizzazione del sito attraverso la realizzazione di un percorso archeologico e naturalistico a cura del Comune di Sassari.

Circuito dei nuraghi (Quartu Sant’Elena, CA; Pompu, OR; Ussaramanna, SU): 890mila euro. Intervento di consolidamento e restauro delle parti già messe in luce dei tre impianti nuragici e creazione di un circuito per la fruizione pubblica delle aree archeologiche per costituire una nuova offerta turistica, lenta e sostenibile, con ricadute positive su un territorio interno attualmente soggetto a grave spopolamento.

Museo Egizio di Torino: 5 milioni di euro. In occasione del bicentenario della nascita del museo, sono previsti la copertura della corte interna dell’edificio con una cupola in vetro e acciaio e l’allestimento del Giardino Egizio, con specie vegetali tipiche dell’ambiente nilotico. La copertura consentirà di trasferire gli spazi di accoglienza e servizi al pubblico, restituendo alla città un’altra piazza.

Torino. Per “Incontri con gli autori” al museo Egizio presentazione del libro “Chiese chiuse” di Tomaso Montanari, in presenza e on line

Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento. Oggi non sappiamo cosa farcene, di tutto questo “ben di Dio”, e bene pubblico: mancano visione, prospettiva, ispirazione. Ma è anche lì che si potrebbe costruire un futuro diverso. Umano. Il tema viene affrontato al museo Egizio di Torino nel ciclo “Incontri con gli autori”, lunedì 7 febbraio 2022, alle 18: in sala conferenze presentazione del volume “Chiese Chiuse” (Einaudi) di Tomaso Montanari che dialogherà con Enzo Bianchi. L’incontro sarà introdotto da Evelina Christillin; modera Christian Greco. Per l’occasione sarà possibile acquistare il volume in sala conferenze del museo Egizio. L’ingresso alla sala conferenze è libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una e-mail a comunicazione@museoegizio.it. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. Per l’accesso è necessario esibire il Green Pass rafforzato e indossare mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

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Tomaso Montanari

“Le antiche chiese italiane ci chiedono di cambiare i nostri pensieri”, spiega Montanari. “Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo. Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all’omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo”.

Torino. Conferenza on line di Heba Abd el Gawad, Corinna Rossi e Irene Morfini su “Transforming the Egyptian Museum in Cairo: an Egyptian European Partnership” per presentare il progetto di riallestimento del museo Egizio de Il Cairo: il museo Egizio di Torino, alla guida di un consorzio di musei europei, cura la galleria dell’Antico Regno

L’imminente apertura del Grand Egyptian Museum e di altri musei regionali in Egitto, ha portato a una redistribuzione degli oggetti che ha interessato il vecchio allestimento del museo di piazza Tahrir. Questa situazione ha rappresentato un’occasione per pensare al futuro del museo e per individuare le direzioni di sviluppo adeguate in modo coordinato. Giovedì 27 gennaio 2022, alle 18, nuovo appuntamento on line con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti” del museo Egizio di Torino. Heba Abd el Gawad, Corinna Rossi e Irene Morfini con la conferenza “Transforming the Egyptian Museum in Cairo: an Egyptian European Partnership” ci guidano alla scoperta del progetto di riallestimento del museo Egizio de Il Cairo. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. La conferenza in inglese si tiene ONLINE sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Progetto “Transforming Egyptian Museum in Cairo”

Il progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” ha visto il museo Egizio di Torino guidare un consorzio di musei europei, tra cui l’Ägyptische Papyrussamlung di Berlino, il British Museum, il Louvre e il Rijksmuseum van Oudheden di Leida per disegnare un masterplan complessivo a supporto della riorganizzazione dell’iconico museo egizio de Il Cairo. Per testare e applicare i criteri scelti, ad ogni museo partecipante al progetto è stata assegnata una galleria da riallestire parzialmente e il museo Egizio di Torino si è focalizzato sulla sezione dell’Antico Regno. Heba Abd el Gawad, Irene Morfini e Corinna Rossi presenteranno il lavoro che sta per essere completato, le sfide che questo progetto ha dovuto affrontare, i criteri che sono stati individuati per suggerire il progetto di riallestimento, e i risultati preliminari della conservazione effettuata su alcuni oggetti selezionati.

Heba Abd el Gawad

Heba Abd el Gawad è egittologa e curatrice del museo Egizio di Torino

Heba Abd el Gawad è egittologa e curatrice/coordinatrice del progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” per il museo Egizio di Torino. Precedentemente ha co-curato il progetto di mostra “Beyond Beauty: Transforming the Body in Ancient Egypt”, nel 2016, al Two Temple Place; ha curato il progetto Assiut al Dipartimento Egitto e Sudan del British Museum ed è ricercatrice del museo Egizio de Il Cairo, per il Dipartimento Greco e Romano del British Museum relativamente al progetto Naukratis. Recentemente è stata curatrice ospite per la mostra “Listen to her! Turning up the Volume on Egypt’s Ordinary Women” al Petrie Museum of Egyptian and Sudanese Archaeology. Nel 2021 è stata selezionata come una delle 21 donne egiziane più influenti per il suo lavoro sulle comunità riguardo il patrimonio culturale.

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L’archeologa Corinna Rossi ideatrice del progetto “Living in a Fringe Environment” (Life)

Corinna Rossi è professore associato di Egittologia al Politecnico di Milano. Si è laureata in architettura a Napoli (Italia) e si è specializzata in Egittologia a Cambridge (UK), dove ha conseguito un MPhil e un PhD e poi è diventata Junior Research Fellow al Churchill College. Il suo principale argomento di ricerca è il rapporto tra architettura e matematica nell’antico Egitto. Ha co-finanziato e co-diretto il North Kharga Oasis Survey insieme a Salima Ikram ed è attualmente direttore della missione archeologica italiana a Umm al-Dabadib (Oasi di Kharga). È membro del team della missione italo-olandese a Saqqara del museo Egizio e del Rijksmuseum van Oudheden oltre che membro della missione congiunta IFAO/Museo Egizio a Deir al-Medina. È direttrice del progetto LIFE (Living In a Fringe Environment) incentrato sul sito archeologico di Umm al-Dabadib con base al Politecnico di Milano in partnership con l’università di Napoli Federico II.

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Irene Morfini, egittologa, fa parte del CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies)

Irene Morfini è egittologa e archeologa. Nata a Lucca, si è laureata in Egittologia sia all’università di Pisa (Italia) che all’università di Leiden (Paesi Bassi). Nel 2019 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Leiden sotto la supervisione del dr. Demarée con una tesi sugli atti amministrativi del villaggio di Deir el-Medina. Ha partecipato a numerosi scavi in ​​Italia dal 2000 e in Egitto dal 2007, prima nella Tomba di Harwa (Luxor) e poi a Saqqara. Dal 2013 è condirettore del Min Project a Luxor, lavorando nella tomba di Min. Dal 2011 è vicepresidente dell’associazione delle Canarie di Egittologia svolgendo attività di ricerca, studio e diffusione delle conoscenze nel campo del patrimonio archeologico, storico e scientifico dell’antico Egitto, sviluppando progetti culturali in Egitto, Cuba e Ghana. Dal 2017 fa parte dello staff del CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) che ha organizzato nel 2019 il congresso internazionale Rethinking Osiris. Dal 2019 lavora sul campo per il progetto finanziato dall’UE “Transforming the Egyptian Museum al Cairo”, prima per il museo nazionale delle Antichità di Leida e poi per il museo Egizio.

Torino. Il museo Egizio mette a disposizione del pubblico, per la prima volta, l’archivio fotografico sul sito web: si inizia con gli 11 siti indagati ai primi del Novecento

I templi sull’isola di File in un’immagine dei primi del Novecento (foto archivio museo egizio)

45mila immagini, suddivise tra circa 25mila lastre fotografiche su vetro o celluloide, 15mila diapositive e 4500 stampe Otto/Novecentesche: sono i numeri impressionanti dell’archivio fotografico del museo Egizio di Torino che ora apre le sue porte al pubblico, mettendo a disposizione per la prima volta, attraverso il sito web dedicato (VISITA L’ARCHIVIO FOTOGRAFICO ONLINE), la prima parte del ricco patrimonio di immagini che documentano le ricerche condotte durante le campagne archeologiche guidate da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina tra il 1903 e il 1937. Il recente lavoro di digitalizzazione, riordino e studio, permette oggi al pubblico di consultare le immagini, corredate di didascalie e brevi descrizioni, degli 11 siti indagati dagli archeologi agli inizi del Novecento, ricontestualizzando così i reperti visibili nelle sale e rivivendo una delle fasi più emozionanti della storia del Museo. Lo studio del materiale presente nell’Archivio è ancora in corso e il sito sarà costantemente aggiornato alla luce delle nuove scoperte, nell’intento di costituire una fonte documentaria per studiosi e specialisti.