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Milano. Al museo civico di Storia Naturale l’incontro “M4 e le trasformazioni dello spazio urbano”, ultimo appuntamento del ciclo “La Storia di Milano lungo la Linea Blu”, il progetto di valorizzazione culturale dedicato alla scoperta dei beni culturali – archeologici, architettonici e storico-artistici – emersi, tutelati e valorizzati nel corso dei lavori di realizzazione della linea Blu. Ecco il programma

Lunedì 19 ottobre 2026, alle 14.30, in aula magna del museo civico di Storia Naturale di Milano, in corso Venezia 55, l’incontro “M4 e le trasformazioni dello spazio urbano”, ultimo appuntamento del ciclo “La Storia di Milano lungo la Linea Blu”, il progetto di valorizzazione culturale promosso da M4 S.p.A., soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano e Comune di Milano dedicato alla scoperta dei beni culturali – archeologici, architettonici e storico-artistici – emersi, tutelati e valorizzati nel corso dei lavori di realizzazione della linea Blu della metropolitana di Milano, oltre agli interventi di riqualificazione superficiale degli ambiti interessati dai cantieri M4. Per partecipare all’evento è necessario prenotare (clicca qui e segui il link in fondo alla pagina; verificare bene evento, data e orari sulla sinistra).

Ecco il programma dell’incontro che avrà come tema le sistemazioni superficiali che hanno interessato le aree sovrastanti le nuove stazioni della metropolitana: alle 14.30, apertura e saluti istituzionali con Arianna Censi, assessore alla Mobilità, Comune di Milano; Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano; Alessandro Lamberti, presidente M4 S.p.A.; alle 15, le comunicazioni: Salvatore Barbara, direttore Infrastrutture e Spazio pubblico, Comune di Milano, su “Dietro le quinte”; Paolo Savio, funzionario architetto SABAP-MI, su “M4 nel contesto monumentale”; Demetrio Scopelliti, direttore Area Sviluppo del Territorio e Spazio pubblico, AMAT, su “C’è vita sopra la metro. Come un’infrastruttura può cambiare la città”; Loredana Brambilla, direzione Infrastrutture e Spazio Pubblico – Unità Arredo Urbano, Comune di Milano, su “Rigenerazione e riqualificazione degli spazi pubblici lungo la tratta Centro della M4”; Riccardo Balzarotti, progettista Studio AOUMM, su “Un walkscape urbano. La passerella ciclopedonale di San Cristoforo e i suoi approdi”. L’incontro sarà moderato dall’architetto Luca Simi. Evento organizzato in collaborazione con il museo civico di Storia Naturale di Milano.

Milano. Al museo di Storia Naturale apre “Tracce”, il nuovo percorso immersivo e coinvolgente dedicato all’evoluzione umana. Due giorni di ingresso gratuito e di incontri aperti al pubblico con studiosi e ricercatori

milano_storia-naturale_mostra-tracce-storia-dell-evoluzione-umana_locandinaAl museo di Storia Naturale di Milano apre “Tracce”, il nuovo percorso immersivo e coinvolgente dedicato all’evoluzione umana. Il 19 dicembre 2023, alle 10, ci sarà l’evento di inaugurazione, con ingresso libero fino a esaurimento posti e trasmessa in diretta streaming su scienzainrete.it. Martedì 19 e mercoledì 20 dicembre 2023 sono previsti l’ingresso gratuito al Museo e un programma di incontri aperti al pubblico con studiosi e ricercatori. L’allestimento con cui il museo di Storia di Naturale di Milano riapre la sala dedicata alle origini della nostra specie ha coinvolto, oltre ai Conservatori e al personale del Museo, progettisti, tecnici, grafici e artisti. Programma dell’inaugurazione martedì 19 dicembre 2023: alle 10, i saluti istituzionali di Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano; Domenico Piraina, direttore Cultura e Area Mostre e Musei scientifici; Chiara Fabi, responsabile Musei scientifici. Introduce: Anna Alessandrello, conservatore di Paleontologia MSNM. Alle 10.30, lectio magistralis di Giorgio Manzi, paleoantropologo (Sapienza Università di Roma), “Sulle tracce dell’evoluzione umana”; 12, apertura al pubblico della nuova esposizione; 14.30, “Tracce. Una conversazione sull’evoluzione umana”: Silvia Bencivelli, giornalista scientifica, incontra Marco Cherin, paleontologo (università di Perugia); Jacopo Moggi Cecchi, paleoantropologo (università di Firenze); Marco Peresani, archeologo (università di Ferrara); Fabio Di Vincenzo, paleoantropologo (università di Firenze); Olga Rickards, antropologa molecolare (università di Roma Tor Vergata).

Benevento. Il dinosauro Scipionyx samniticus (noto come Ciro) sottoposto a nuove analisi, a 42 anni dalla sua scoperta, per cercare di capire la transizione dai dinosauri carnivori agli attuali uccelli

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Il fossile di dinosauro Scipionyx samniticus, più noto come Ciro, scoperto nel 1980 a Pietraroia (Bn) straordinariamente ben conservato (foto sabap-ce-bn)

Il dinosauro “Ciro” torna sul tavolo degli studiosi. A 42 anni dalla sua scoperta e a mezzo secolo dal suo riconoscimento internazionale, il fossile di dinosauro Scipionyx samniticus, il primo dinosauro scoperto in Italia, considerato il reperto fossile più importante rinvenuto nel nostro Paese, noto ai media e a livello popolare appunto col soprannome di “Ciro”, da lunedì 19 dicembre 2022 sarà sottoposto a nuove indagini, promosse da Matteo Fabbri del Field Museum of Natural History di Chicago. Lo comunica la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento, diretta da Gennaro Leva. Le analisi sul fossile, conservato nell’ex Convento San Felice a Benevento sede di Benevento della Soprintendenza, di cui è responsabile Gerardo Marucci, sono state autorizzate dal funzionario archeologo Simone Foresta, considerata l’eccezionale possibilità di ottenere nuovi dati scientifici sul reperto. Nell’ex convento il fossile è ammirato ogni anno dalle scolaresche provenienti da tutta la regione e non solo, ed è stato protagonista di numerose attività e approfondimenti a cura dei Servizi educativi, di cui ora è responsabile Mariangela Mingione.

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Ecco la mappa delle informazioni note dalle precedenti analisi sul piccolo dinosauro Ciro (foto sabap-ce-bn)

Portato alla luce nel 1980 a Pietraroia (BN) da un privato cittadino, fu identificato solo tredici anni più tardi dai paleontologi del museo di Storia naturale di Milano, che si adoperarono per affidarlo alla soprintendenza di Salerno, che aveva la competenza territoriale sul sito di rinvenimento. Negli anni successivi, il museo di Milano restaurò e studiò con immutato interesse il reperto (1994-1999; 2004-2011). Nel 1998 Scipionyx fu riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno dei fossili più importanti nella storia della paleontologia, conquistando la copertina di Nature per il suo eccezionale stato di conservazione: caso tuttora unico al mondo, Scipionyx è un esemplare neonato, che conserva, oltre alle prede di cui si nutrì nella sua brevissima vita, una varietà incredibile di tessuti molli interni, tra cui legamenti intervertebrali, cartilagini articolari nelle ossa delle zampe, muscoli e connettivi del collo, parte della trachea, residui dell’esofago, tracce del fegato e di altri organi ricchi di sangue, l’intero intestino, vasi sanguigni mesenterici, capillari, muscoli del cinto pelvico, degli arti posteriori e della coda, tutti ben visibili sino a livello subcellulare.

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Dettaglio della testa di pochi centimetri del fossile di dinosauro Scipionyx samniticus (più noto come Ciro) (foto sabap-ce-bn)

Nonostante Scipionyx sia stato studiato intensamente, molto rimane ancora da scoprire, in particolare riguardo alla modalità di conservazione dei tessuti molli e alla loro organizzazione tridimensionale. Queste nuove informazioni darebbero una prospettiva unica per comprendere più a fondo la transizione evolutiva più spettacolare avvenuta nel nostro Pianeta: quella dai dinosauri carnivori agli uccelli attuali. Il progetto, promosso dal Field Museum of Natural History di Chicago, prevede un programma di studio dei tessuti scheletrici e molli di Scipionyx, attraverso la digitalizzazione in tre dimensioni del fossile, tramite scansioni tomografiche computerizzate (microCT scanning). Questa tecnologia, applicabile anche in Italia, si basa sulla scansione tridimensionale di oggetti in maniera non invasiva, senza alcun rischio di danno o alterazione degli stessi. Contrariamente alle radiografie comuni, la tomografia computerizzata ottiene sezioni del volume analizzato, permettendo non solo la digitalizzazione superficiale del reperto, ma anche la visione delle strutture interne, altrimenti impossibili da studiare. A tal fine è stato individuato un adeguato microCT scanner nel laboratorio dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), all’Osservatorio Vesuviano di Napoli.