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Egitto. La barca solare del faraone Cheope/Khufu è arrivata “sana e salva” al Grande Museo Egizio. Nuovo trasporto spettacolare, e tecnicamente impegnativo, dell’imbarcazione intera (42 metri) dal museo all’ombra della piramide al Gem: 7 km e mezzo coperti in 48 ore. Il personale del museo è riuscito a installarla nella nuova esposizione permanente in attesa dell’apertura del Gem

Il museo della Barca Solare di Cheope all’ombra della piramide, aperto nel 1982 su progetto dell’architetto Franco Minissi

Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni. È la barca solare di Cheope (Khufu per gli egiziani): “il più grande e antico manufatto in legno della storia dell’umanità” secondo il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Era stata scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato Sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla ci sono voluti tredici anni. E finalmente, nel 1982, è stata esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Fino all’agosto 2021, quando ha abbandonato la “vecchia” casa per raggiungere la nuova dimora, definitiva: il Khufu Boat Museum all’interno del Grand Epyptian Museum (Gem) di cui si attende ora l’apertura, continuamente rinviata.

Per coprire i 7 chilometri e mezzo che corrono tra i due musei senza smontare l’enorme imbarcazione che – ricordiamolo – a più di 4600 anni, è stato necessario allestire un altro spettacolare trasporto, che ha ricordato quello delle 22 mummie dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo della Civiltà egizia a Fustat (vedi Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali | archeologiavocidalpassato), ma stavolta soprattutto tecnicamente impegnativa, anche se non ha raggiunto la popolarità del trasferimento delle mummie reali. Per preparare l’operazione c’è voluto quasi una anno, da quando cioè il museo all’ombre della piramide è stato chiuso al pubblico. E per realizzarla sono state necessarie 48 ore.

La mattina di sabato 7 agosto 2021 la Barca solare di Cheope è arrivata al Grande Museo Egizio. “Il gruppo di lavoro del Gem è riuscito a installare la struttura metallica contenente la prima imbarcazione del re Khufu dove troverà sistemazione definitiva, nell’edificio museale dedicato alle barche del re Cheope/Khufu nel Grande Museo Egizio, dopo che è arrivata sana e salva al museo all’alba di sabato 7 agosto, provenendo dalla zona delle Piramidi di Giza”: lo ha affermato Al-Tayeb Abbas, viceministro del Turismo e delle Antichità per gli affari archeologici al Grand Egyptian Museum, spiegando che la barca rimarrà all’interno del suo involucro metallico fino al completamento dell’edificio del Khufu Boat Museum, dove all’interno dello scafo è stato predisposto un sistema di controllo per il monitoraggio della temperatura e dell’umidità, facendo attenzione a mantenere le corrette proporzioni adeguate al mantenimento del mix ambientale. E Isa Zeidan, direttore generale del restauro e del trasporto di monumenti nel Grand Egyptian Museum, ha indicato che “non appena la barca è arrivata ed è stata installata, gli archeologi e il centro di restauro nel museo hanno esaminato la barca, sottolineando che i lavori di screening hanno dimostrato che la barca era in buone condizioni e non è stata interessata dal processo di trasporto, grazie al buon lavoro di conservazione e imballaggio svolto dal team di restauratori e archeologi, e ai dispositivi di misurazione e controllo che sono stati messi per regolare l’atmosfera circostante e assorbire vibrazioni”. Ha aggiunto che i restauratori solleveranno la cassa di legno che copre la barca per iniziare i lavori di restauro e riabilitazione fino a quando non sarà mostrata nella sua forma definitiva.

Egitto. Il ministero dà l’annuncio atteso da mesi e rinviato più volte: il 3 aprile ci sarà la parata d’oro per le vie del Cairo, cioè lo spostamento in corteo di 22 mummie reali dal museo Egizio al nuovo museo nazionale della Civiltà Egizia. “Un evento unico, irripetibile”

“Un evento unico che il mondo attende…”. Il ministero per il Turismo e le Antichità dell’Egitto ne è sicuro. È la Pharaohs’ Golden Parade, la parata reale, cioè lo spostamento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Al-Fustat al Cairo e dovrebbe essere inaugurato (e il condizionale è d’obbligo) entro quest’anno, 2021. Del resto anche lo stesso spostamento in pompa magna, con un corteo per le vie della città del Cairo, era stato annunciato nel 2019 da Zahi Hawass e avrebbe dovuto tenersi nell’estate di quell’anno. Poi fissato per marzo 2020, e nuovamente rinviato per lo scoppio della pandemia. È passato “qualche” mese, ma stavolta sembra la volta buona. Da giorni la capitale egiziana è attraversata da un convoglio speciale che sta mettendo a punto le prove generali della parata faraonica. “Non perdete questo evento impareggiabile, succede una volta nella vita”, annuncia il ministero. “Restate sintonizzati sui nostri canali social per la parata d’oro dei faraoni il 3 aprile 2021!”

Le mummie reali erano state scoperte nel 1881 in una cachette di Deir el Bahari. Tra queste 18 faraoni e 4 regine del Nuovo Regno, con nomi famosi come Tutmosi, Amenofi, Seti, Ramses. E dal 1902 sono ospitate nella “sala delle mummie” del museo Egizio del Cairo. Ma la sala non fu sempre aperta al pubblico. Il primo fu re Fouad I (1917-1936) che decise di sottrarle alla vista dei visitatori. E lo stesso fece il presidente Sadat (1971-1980), ritenendo che fosse più appropriato concedere la pace dovuta alle mummie, ponendo anche la questione della loro ri-sepoltura. La sala espositiva rimase quindi chiusa fino al 1982. Nel 1985 è stata riaperta al pubblico una selezione di mummie di re e regine del Nuovo Regno di cui è visibile solamente il volto, come si vede nel video realizzato nel dicembre 2020 da L’Alba News, sito di notizie in tempo reale con approfondimenti su fatti più importanti accaduti in Egitto, Italia, mondo arabo, ed estere. E ora 22 mummie reali raggiungeranno la loro nuova dimora, il museo nazionale della Civiltà Egizia. Sarà proprio il 3 aprile 2021? Lo vedremo presto.

Egitto. Scoperti alla periferia del Cairo, dove tremila anni fa sorgeva la grande città di Eliopoli, i frammenti di una statua colossale di Ramses II. Probabilmente veniva dal tempio che il grande faraone della XIX dinastia aveva costruito proprio a Eliopoli. Entusiasmo delle autorità egiziane

Bambini di el-Matariya, un sobborgo del Cairo, si fotografo accanto al frammento della statua colossale di Ramses II appena scoperta

La cartina del Basso Egitto con al centro il sito di Eliopoli

“Una delle più importanti scoperte dell’Egitto”: il ministro egiziano delle Antichità, Khaled al-Anani, ha usato tutti i mezzi a sua disposizione per far sapere al mondo della scoperta da parte di un gruppo di archeologi egiziani e tedeschi dei frammenti di una statua colossale di Ramses II alla periferia del Cairo, nel sobborgo di el-Matariya, oggi poco più di una baraccopoli annessa alla zona industriale, ma quattromila anni fa sede di Eliopoli, una delle più importanti città dell’Antico Egitto, che ospitava – tra l’altro – un grande tempio solare analogo – si ritiene – a quello di Abu Gurab, tra la piana di Giza e Saqqara. “Abbiamo visto il busto e una parte della testa, poi la corona e ancora un frammento dell’orecchio e dell’occhio destro”, continua il ministro. “Accanto alla statua gigante anche un’altra di circa un metro del faraone Seti II, entrambi appartenenti alla XIX dinastia”. E conclude: “Il colosso di Ramses II appena rinvenuto a el-Matariya verrà con tutta probabilità esposto all’ingresso del Grande museo egizio che dovrebbe essere inaugurato il prossimo anno al Cairo”. Non è una novità che le autorità egizie sfruttino le nuove scoperte come promozione della terra dei faraoni, in questo Zahi Hawass è stato insuperabile, ma oggi l’Egitto ha particolarmente bisogno di rialzare attenzione e interesse dei viaggiatori internazionali che latitano dallo scoppio della rivoluzione nel 2011. Il Paese ha bisogno dei turisti. Non è un caso che proprio l’Egitto sia stato il Paese ospite d’onore della recente edizione di TourismA, il salone internazionale dell’archeologia, a Firenze.

Archeologi e autorità, tutti attorno al frammento della testa colossale di Ramses II scoperta al Cairo

Entusiasta anche il capo del dipartimento Antichità egiziane del dicastero, Mahmud Afifi, parlando della monumentale statua di Ramses II in quarzite, ritornata alla luce spezzata in grandi pezzi. E il capo della missione egiziana, il professor Ayman al-Ashmawy:  “Proprio a Eliopoli sono stati trovati in passato rovine di un tempio dedicato al grande faraone che ha governato dal 1279 al 1213 a.C. che era uno dei più grandi dell’antico Egitto visto che raggiungeva il doppio delle dimensioni del tempio di Karnak a Luxor”. E ora i frammenti di una statua monumentale che secondo Zahi Hawass  “in considerazione delle dimensioni della statua, non possono che appartenere a Ramses II e non a un qualsiasi altro re antico”.

L’escavatrice al lavoro per sollevare la testa di Ramses II a el-Matariya

Per sollevare l’enorme testa, trovata separata dal busto, è stato utilizzato un carrello elevatore, mentre il resto della statua, del peso di 7 tonnellate, è stato recuperato con corde e paranchi. Il ministero delle Antichità, viste le non poche polemiche sollevate sul web, ha negato che la gigantesca statua del faraone possa essere stata danneggiata da una scavatrice durante i lavori di recupero: “Soltanto la testa è stata spostata utilizzando la scavatrice. Il tutto è avvenuto sotto la supervisione del team di archeologi tedeschi autore del ritrovamento. Sono state inoltre utilizzate travi di legno e sughero per evitare danni”.  Anche il capo il capo della missione archeologica Dietrich Raue assicura che la scultura non è stata danneggiata durante lo spostamento, sottolineando anche che diversi monumenti subirono danni in epoca greco-romana.

Restaurata l’ala est del museo Egizio del Cairo che inizia a tornare agli splendori del primo Novecento. Ma alla fine perderà il tesoro di Tut e le mummie

L'ala est della galleria di Tutankhamon al museo Egizio del Cairo dopo i restauri

L’ala est della galleria di Tutankhamon al museo Egizio del Cairo dopo i restauri

Il museo Egizio del Cairo torna lentamente agli antichi splendori del primo Novecento. Questo l’obiettivo dichiarato del progetto “Egyptian Museum Revival”, partito nel 2012 con un cospicuo contributo dell’Unione Europea e, in particolare, del governo tedesco, per il restauro e il ripristino dell’allestimento del 1902. Per il momento le collezioni rimangono al loro posto, e si interviene sulla struttura. Di qui l’eliminazione degli strati di pittura più recenti delle pareti scoprendo quello bianco e rosso originale, e il tappeto di linoleum che ricopriva il pavimento. Lo ha spiegato bene qualche giorno fa il primo ministro Ibrahim Mahlab e il ministro delle Antichità Mamduh Eldamaty, in occasione della cerimonia di inaugurazione di quattro sale (30, 35, 40 e 45) dell’ala est della Galleria di Tutankhamon, rinnovata grazie al contributo dell’Ue e della Germania. “Nulla è cambiato nell’esposizione permanente dei tesori della galleria”, spiega il ministro. “Il restauro ha riguardato il pavimento e le pareti che, deteriorati dal tempo, sono tornati al verde chiaro e al rosso scuro dell’inizio del secolo scorso”. Il rinnovamento del museo comprende anche la sostituzione dei vecchi vetri delle finestre con alcuni capaci di filtrare la luce del sole, l’allestimento di nuovi sistemi antincendio, di sicurezza e di controllo dell’umidità e la demolizione dell’adiacente palazzo del Partito nazionale Democratico, che garantirà nuovi spazi espositivi.

La monumentale facciata del museo Egizio del Cairo inaugurato nel 1902

La monumentale facciata del museo Egizio del Cairo inaugurato nel 1902

Ma c’è anche un contributo italiano, quello di Italcementi, che con una donazione di 40mila euro ha consentito il rinnovo della sala n.30. Italcementi, il primo produttore di cemento in Egitto, “fornì il materiale per la costruzione del Museo” tra il 1898 e il 1902. “E ora abbiamo voluto contribuire al restauro di questo luogo simbolico, un’icona del Cairo e di tutto il Paese, anche per il legame storico che abbiamo con il museo», sottolinea l’ad di SuezCementi, Bruno Carré. “I lavori sono cominciati un anno fa, questo è il primo passo. L’idea è di rinnovare un’ala all’anno»”, aggiunge.

Il cantiere del Grand Egyptian Museum a Giza: i lavori vanno a rilento

Il cantiere del Grand Egyptian Museum a Giza: i lavori vanno a rilento

L’Egitto punta molto al restauro delle sue bellezze archeologiche, culturali e turistiche nel tentativo di attirare sempre più visitatori, dopo lo stop degli ultimi anni dovuto all’instabilità della situazione politica. “La presenza costante di turisti nel museo”, commenta il premier alle tv egiziane, “dimostra che il Paese ora è sicuro”. Il completamento del progetto “Egyptian Museum Revival”, previsto per l’agosto 2015, segnerà un passaggio epocale per il museo Egizio del Cairo che perderà la sua attuale funzione di museo nazionale, per tornare all’allestimento originario precedente la scoperta della tomba di Tutankhamon e dei suoi tesori: migliaia di reperti, compreso il tesoro di Tutankhamon, verranno trasferite al Grand Egyptian Museum di Giza (quando e se riusciranno ad aprirlo), mentre le mummie reali di Nuovo Regno passeranno già quest’anno al museo nazionale della Civiltà egiziana.

L’Egitto oggi: grandi progetti dal Grande museo Egizio a Giza al viale delle Sfingi a Luxor. Colloquio col segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità

La monumentalità dell'allestimento del Museo Egizio al Cairo

La monumentalità dell’allestimento del Museo Egizio al Cairo

Missioni archeologiche garantite, e poi grandi progetti: dal museo di Tutankhamon al recupero del viale delle Sfingi a Luxor al museo della Civiltà Egizia al Cairo. È un vulcano di idee e di buone intenzioni Mostafa Amin Mostafa Sayed, il segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità della Repubblica araba d’Egitto, che qui completa il colloquio avuto a Rovereto in occasione della Rassegna internazionale del Cinema archeologico.

Una missione archeologica al lavoro in Egitto

Una missione archeologica al lavoro in Egitto

Missioni archeologiche. “Nonostante sia una situazione oggettivamente difficile quella che l’Egitto sta vivendo, posso assicurare che non ci sono mai state interruzioni nell’attività delle molte missioni archeologiche internazionali impegnate lungo il Nilo: stanno tutte lavorando – o hanno lavorato, se le campagne del 2013  sono già state concluse – regolarmente come negli anni passati. L’attività di ricerca archeologica è direttamente sostenuta dal Governo”, tranquillizza Mostafa Amin. “Anche in questo momento” conferma Aly Ibrahim El Sayed El Asfar, responsabile dell’Alto Egitto, inserendosi nella discussione, “a Luxor sono numerose le missioni straniere attive e operanti. Noi, da parte nostra, cerchiamo di aiutarle e incoraggiarle tutte”. E aggiunge, cambiando tono: “Ma c’è un aspetto che ci preoccupa: la conservazione del nostro ingente patrimonio archeologico: Ora per noi il restauro dell’esistente, tra siti noti e meno noti, e milioni di reperti musealizzati, è doveroso e più importante dello scavo stesso. Del resto sappiamo tutti che la terra d’Egitto, per le sue particolari condizioni climatiche, conserva molto meglio (e lo fa da molti millenni) di quanto sappia fare l’uomo: finché i tesori stanno sotto la sabbia sono al sicuro”.  Aly Ibrahim El Sayed El Asfar ricorda come la prima risorsa del Paese, il turismo, che ha portato (e si spera lo possa tornare a fare al più presto) milioni di persone da tutto il mondo a calcare le vestigia degli antichi faraoni, sia anche la prima fonte di preoccupazione: “Dobbiamo tenere ben presente l’impatto di milioni di visitatori che rappresenta un serio pericolo per la conservazione dei monumenti. Per questo riteniamo il restauro un aspetto fondamentale e lo chiediamo caldamente anche alle missioni straniere”.

Il museo Egizio del Cairo, inaugurato nel 1902

Il museo Egizio del Cairo, inaugurato nel 1902

Grandi progetti. È proprio pensando ai visitatori e al loro ritorno in massa che il Supremo consiglio delle Antichità sta portando avanti al Cairo due ambiziosi progetti: il museo della Civiltà dell’Egitto e il Grande museo Egizio nella piana di Giza, vicino alle Piramidi. “Purtroppo l’attuale situazione politico-sociale dell’Egitto, che porta come prima conseguenza una profonda crisi economica”, spiega Mostafa Amin, “sta rallentando la realizzazione dei due nuovi musei per ovvia mancanza di finanziamenti. Ma confido che presto questa fase difficile sarà passata e lentamente la vita e l’economia del Paese torneranno alla normalità”.

Il cantiere del nuovo museo nazionale della Civiltà egizia

Il cantiere del nuovo museo nazionale della Civiltà egizia

Il progetto sicuramente più vicino alla sua realizzazione  è quello del museo della Civiltà (Civilizzazione) dell’Egitto. “È nuovissimo, anche nella concezione”, continua il segretario generale con entusiasmo, “si trova a El Fusat, alla periferia del Cairo, dotato di ampio parcheggio e di tutti i servizi che si richiedono a un moderno museo (dalla caffetteria al bookshop  alle audioguide ai video) in grado di accogliere – nelle previsioni – migliaia di visitatori e di accompagnarli nella visita delle sale espositive. All’interno, molto spazioso, troveranno posto reperti dalla preistoria (e quindi dal pre-dinastico) ai giorni nostri (non solo quelli che già abbiamo a disposizione, ma anche quelli che verranno scoperti in futuro): sei millenni di storia e cultura lungo le sponde del Nilo. L’obiettivo era di aprire il museo entro la fine dell’anno, ma slitterà di qualche mese: manca qualche rifinitura della facciata e completare la collocazione delle opere”.

Il rendering del Grande museo Egizio a Giza dell'architetto Peng

Il rendering del Grande museo Egizio a Giza dell’architetto Peng

È invece prevista non prima del 2015 (ma i tempi sono destinati ad allungarsi) l’apertura del Grande museo Egizio all’ombra delle piramidi di Giza, che ruoterà attorno al tesoro di Tutankhamon. “Sarà dedicato ai grandi faraoni che hanno fatto grande l’Antico Egitto. E qui troverà posto tutto il tesoro di Tutankhamon, finalmente esposto e raccolto in un’unica sala. Sarà un evento epocale che però comporterà tutta una serie di problemi logistici e culturali di non poco conto da risolvere”, anticipa Mostafa Amin. “Prima di tutto c’è da affrontare in assoluta sicurezza il trasferimento dell’immenso, fragile e prezioso tesoro di Tut: come e quando procedere? Stiamo valutando un piano operativo che tenga conto di tutti i potenziali pericoli. Sarà l’occasione di verificare se qualche pezzo avrà bisogno di restauri”. Ma poi si presenterà un problema ancora più impegnativo: mentre il nuovo Grande museo a Giza avrà un suo allestimento organico pensato proprio per la nuova struttura museale che ruoterà attorno al tesoro di Tutankhamon, cosa ne sarà dello “storico” museo Egizio del Cairo? Tornerà all’allestimento del 1902, quando fu inaugurato? Cioè tornerà nell’allestimento originario pensato prima di essere costretti a trovare posto al tesoro di Tut, la cui tomba fu scoperta nel 1922? Oppure sarà completamente ripensato?   “Il problema è ancora aperto. Dobbiamo valutare anche alla luce della possibile acquisizione del vicino edificio occupato da un partito politico che amplificherebbe gli spazi disponibili. La soluzione comunque richiederà tempi lunghi”.

Il grande cantiere del viale delle Sfingi a Luxor

Il grande cantiere del viale delle Sfingi a Luxor

Sul territorio il progetto più importante portato avanti dal Supremo consiglio delle Antichità dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011 è a Luxor e riguarda, come chiarisce Aly Ibrahim El Sayed El Asfar, il recupero del viale processionale delle Sfingi tra il tempio di Luxor e quello di Karnak. “Si ricreerà così l’aspetto originale dell’antica Tebe animata dalle processioni rituali col passaggio delle navi sacre tra i due templi. Percorrendo il viale, che rimarrà staccato dalla viabilità ordinaria di Luxor, Il visitatore potrà sentirsi come il gran sacerdote di Amon o – se preferisce – lo stesso faraone, dio in terra, in dialogo con la divinità”. Questo progetto comporta l’abbattimento di molti edifici, anche pubblici (tra cui la sede del Governatore e una moschea) , e il lavoro non è ancora concluso. “Contemporaneamente – precisa il responsabile dell’Alto Egitto – devono essere riportate alla luce, restaurate e collocate in situ le varie sfingi, all’interno di un percorso che si deve armonizzare con la città moderna che ha le sue esigenze: di qui l’eliminazione degli incroci a raso e la creazione di sottopassi  per il traffico veicolare moderno”. Anche questo grande progetto ha subito rallentamenti, dovuti alla crisi e alla rivoluzione. Ma si va avanti”.

L'egittologo Zahi Hawass

L’egittologo Zahi Hawass

Prima di concludere il colloquio con il segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità non poteva mancare un accenno al suo predecessore, Zahi Hawass, cui Mostafa Amin è subentrato dopo la destituzione del presidente Hosni Mubarak. “È un ottimo archeologo. È stato mio maestro”, taglia corto. Ma Hawass, forse il più noto egittologo egiziano, all’indomani della sua destituzione, era stato oggetto di accuse pesanti, anche penali. “Tutte queste accuse sono cadute”, assicura Mostafa Amin. “Ora Zahi, anche senza avere un incarico pubblico preciso, riveste ancora un ruolo importante per la ricerca archeologica e l’egittologia. Ha un suo ufficio di consulenza e lavora principalmente per i privati, ma anche per noi”.

(3 – fine. Precedenti post il 20 e 23 novembre)