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Taranto. Al museo Archeologico nazionale primo appuntamento dell’anno del “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma il concerto “Vivaldi suona Vivaldi” col maestro Paolo Vivaldi e l’orchestra della Magna Grecia

taranto_marta-in-musica_vivaldi-dirige-vivaldi_locandinaPrimo appuntamento dell’anno al museo Archeologico nazionale di Taranto con “MArTA in Musica – Le matinée domenicali”. Domenica 22 gennaio 2023, alle 11.45, nella sala Incontri, apre la rassegna concertistica del 2023 il concerto “Vivaldi suona Vivaldi”: il maestro Paolo Vivaldi, direttore e compositore di importanti colonne sonore, e il maestro Paolo Carlini, fagottista solista di fama mondiale, proporranno un programma di musiche tratte da fiction TV di grande successo, in collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia. Ingresso dalle 11.15. Biglietti acquistabili presso l’Orchestra della Magna Grecia – Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28 e su www.ticketsms.it/it/event/IiVxm5ec.

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Lo schiaccianoci in bronzo e lamina d’oro, uno dei tesori più ammirati del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Testimonial del concerto di domenica 22 gennaio 2023 è uno schiaccianoci in bronzo e lamina d’oro, uno dei tesori più ammirati del MArTA arrivato a noi perfettamente funzionante. Questo raffinato oggetto a forma di avambracci femminili nasconde un piccolo dettaglio seminascosto: il reperto ha una cerniera, posta tra i palmi delle mani, che consente di muovere le due parti, facendo leva. I polsi sono impreziositi da bracciali a forma di serpente, con mani elegantemente accostate in una stretta, come se stessero comprimendo qualcosa. Non è chiaro ancora quale significato rituale o simbolico potesse rivestire la presenza in un contesto funerario di tale oggetto che fu ritrovato in contrada Rondinella, nel 1930, e risale alla fine del IV – inizio del III secolo a.C.

Grandi mostre tra 2022 e 2023. Al museo Archeologico nazionale di Taranto la mostra “ATHENAION: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro” di Francesco D’Andria ed Eva Degl’Innocenti. Occasione per mettere a confronto i materiali di Castro con le produzioni artistiche di Taranto

taranto_archeologico_mostra-athenaion_locandina“Athenaion” è una delle grandi mostre che il 2023 eredita dal 2022. La mostra “ATHENAION: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro” è stata inaugurata il 20 dicembre 2022 al museo Archeologico nazionale di Taranto dove rimarrà aperta fino al 18 giugno 2023. A cura di Francesco D’Andria (accademico dei lincei, professore emerito dell’università del Salento e direttore degli scavi e del museo Archeologico di Castro) e Eva Degl’Innocenti (direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto), la mostra rappresenta l’occasione per mettere a confronto i materiali di Castro con le produzioni artistiche di Taranto, offrendo ai visitatori anche l’opportunità di conoscere uno dei contesti della Puglia antica in cui maggiormente si manifesta la diffusione della cultura artistica tarantina.

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Mostra “Athenaion”: ricostruzione del frontone del santuario (foto marta)

La mostra è un racconto inedito della città di Taranto perché dal punto di vista scientifico apre un contesto nuovo per la lettura della storia e del suo territorio. Le indagini archeologiche condotte a Castro (LE), nel Salento leccese, a partire dall’anno 2000, in collaborazione tra il Comune di Castro, l’università del Salento e le soprintendenze del ministero della Cultura, tra cui attualmente la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce, hanno permesso di identificare il Santuario di Atena (Athenaion) citato da numerose fonti letterarie, in particolare da Virgilio che, nel libro III dell’Eneide, descrive il primo approdo in Italia dei Troiani in fuga da Troia, guidati da Enea. Gli studi effettuati hanno posto l’attenzione sul ruolo svolto dal luogo sacro come spazio di incontro tra genti diverse, greci, messapi, popoli dell’opposta sponda balcanica, in un punto strategico della navigazione antica, all’ingresso del mare Adriatico.

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Mostra “Athenaion”: produzione artigianale e artistica (foto marta)

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Il prof. Francesco D’Andria (foto marta)

“Da Taranto sono arrivati commercianti e militari che controllavano l’ingresso nell’Adriatico, ma sono arrivati anche degli artisti che hanno scoperto le potenzialità della pietra leccese”, spiega il prof. Francesco D’Andria. “Ispirati dalla sua duttilità, gli scultori hanno scoperto le infinite possibilità inventando il Barocco leccese. Si ispirano alla loro visione dell’arte, quando si scopre il capitello corinzio fatto di foglie d’acanto. In questo clima di scoperta della natura, gli scultori tarantini inventano a Castro un fregio di 8 metri, probabilmente molto più grande, e incominciano a decorarlo inserendo all’interno alcune figure umane e animali. Questo corrisponde a quello che era la pittura di Taranto e successivamente la ceramica del IV secolo. Esiste un rimando continuo tra gli scultori di Taranto che lavorano a Castro e coloro che hanno lasciato le loro opere a Taranto. Questa mostra è un’occasione unica anche dal punto di vista scientifico. Abbiamo riprodotto la statua di culto dell’Athena rinvenuta a Castro: è la più grande statua mai trovata in Magna Grecia ed è lo straordinario confronto dell’altra statua che abbiamo perso, la statua di Ercole, realizzata da Lisippo, che troneggiava sull’acropoli di Taranto”.

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Mostra “Athenaion”: ricostruzione del fregio a girali del santuario (foto tommaso ismaelli / cnr-ispc)

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La direttrice Eva Degl’Innocenti (foto marta)

“I reperti portati alla luce dagli scavi di Castro, in particolare le sculture prevalentemente in calcare (pietra leccese), ma anche in marmo greco”, sottolinea Eva Degl’Innocenti, “sono la statua colossale di Atena Iliaca e i rilievi a girali abitati (peopled scrolls) che delineano forti connessioni con l’arte di Taranto e sono da attribuire a un’officina di scultori della città dei due mari attivi nella seconda metà del IV sec. a.C. Tali documenti restituiscono riferimenti importanti della grande arte pubblica tarantina che, per la continuità di vita di Taranto stessa, non si è purtroppo conservata. La mostra rappresenta l’occasione per mettere a confronto i materiali di Castro con le produzioni artistiche di Taranto, offrendo ai visitatori anche l’opportunità di conoscere uno dei contesti della Puglia antica in cui maggiormente si manifesta la diffusione della cultura artistica tarantina”.

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Statua 3D della statua colossale di Atena nella hall del MArTa: rilievo di Marco Callieri, Marco Potenziani, Eliana Siotto (foto cnr-ispc)

La collaborazione con l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e l’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) ha consentito di sviluppare ricerche specifiche sui reperti (rilievi laser 3D e indagini sulle tracce di colore presenti sulle superfici scultoree), con l’applicazione di tecnologie innovative. L’esposizione “Athenaion: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro” è corredata anche di ricostruzioni in 3D: tra cui la riproduzione della metà della statua di Atena, creata dal FabLab (laboratorio di artigianato digitale e innovazione) del museo Archeologico nazionale di Taranto, che è esposta nella hall del museo, valorizzata nella sua parte inferiore da una ricostruzione in metallo realizzata dall’artista pugliese Nicola Genco.

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Una sala del MArTa che ospita la mostra “Athenanion” (foto marta)

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La soprintendente Francesca Riccio

“A Castro il lavoro continua al di là della ricerca sul campo”, ricorda Francesca Riccio, soprintendente ABAP di Brindisi e Lecce: “è allestita un’esposizione permanente dei reperti dove si stanno svolgendo importanti restauri in vista di un’esposizione. I ritrovamenti sono della Soprintendenza, ma sono conservati dal Comune. Insieme al professore D’Andria abbiamo svolto un lavoro di grande sinergia anche con l’Università, con i soggetti privati e la Banca Popolare Pugliese che ha messo a disposizione i fondi per sponsorizzare il lavoro di restauro della statua in tempi strettissimi, grazie anche all’ottimo clima di collaborazione”.

Roma. Il gruppo scultoreo “Orfeo e le sirene” ancora per pochi giorni al museo dell’Arte Salvata e poi tornerà a casa: il museo Archeologico nazionale di Taranto

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Il gruppo “Orfeo e le sirene” esposto temporaneamente nella sala Ottagona del museo dell’Arte Salvata nel museo nazionale Romano (foto Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi / Mic)

Ancora pochi giorni. E poi “Orfeo e le Sirene”, il gruppo scultoreo in terracotta a grandezza naturale del IV sec. a.C., che negli anni ’70 venne illecitamente trafugato da un sito archeologico tarantino e acquistato poi dal The Paul Getty Museum di Malibu di Los Angeles, tornerà a casa: il museo Archeologico nazionale di Taranto. A grande richiesta il gruppo di Orfeo e le Sirene e tutti i reperti attualmente esposti al museo dell’Arte Salvata, nella sala Ottagona del museo nazionale Romano, resteranno a Roma fino all’8 gennaio 2023. È infatti stata prorogata la prima mostra del museo dell’Arte salvata che comprende, oltre allo straordinario gruppo in terracotta appena rientrato dall’Italia, anche recenti ritrovamenti del Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC).

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“Orfeo e le Sirene”, il gruppo scultoreo magnogreco del IV sec. a.C. quando era esposto nelle sale del Getty Museum di Los Angeles (foto MArTa)

Il gruppo è rientrato da Los Angeles in Italia il 17 settembre 2022. Il rimpatrio dell’opera è stato possibile grazie alla complessa attività investigativa condotta in Italia e all’estero dell’Arma dei Carabinieri della Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Taranto, in collaborazione con le autorità americane (vedi Roma. Dal Getty Museum di Los Angeles arriva al museo dell’Arte Salvata il gruppo di Orfeo e le Sirene: il ministero della Cultura e il Comando carabinieri TPC oggi presentano gli aspetti del rientro in Italia | archeologiavocidalpassato). L’inestimabile opera d’arte raffigura il mitico poeta Orfeo, capace di ammaliare con il suo canto tutti gli animali. Lo affiancano due sirene, che nella mitologia greca erano esseri per metà donne e per metà uccelli: anche il loro canto era capace di incantare i marinai, spesso inducendoli al naufragio. Ora, finalmente, con una complicata operazione di trasporto legata alla particolare fragilità delle opere, tornano a casa per incantare gli italiani. In attesa del rientro al museo Archeologico nazionale di Taranto del gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene”, ecco un contributo del direttore generale Musei, Massimo Osanna, in una video-intervista realizzata dall’ufficio stampa del Mic.

“Orfeo e le sirene, un gruppo straordinario proveniente probabilmente dal territorio di Taranto”, esordisce Osanna, “che racconta un mito antico, un mito di confronto tra due mistiche diverse: quella primordiale melodiosa delle sirene che porta la morte, e quella di Orfeo con la lira che porta l’anima alla sopravvivenza post mortem. Orfeo significa un movimento religioso, l’orfismo. Forse queste statue adornavano la tomba di un addetto ai misteri orfici, colui che facendo una vita in purezza e giusta dal punto di vista sociale assicurava poi all’anima una sopravvivenza. E quindi dobbiamo immaginare questa statua di Orfeo con una lira in mano e, di fronte, le sirene che sono già meste perché sanno di aver perso e si suicideranno. La morte delle sirene, che sono degli esseri ibridi, di passaggio tra la vita e la morte, sono ancora una volta, un simbolo funerario che ci rimanda appunto verso rituali del mondo dei morti.

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Orfeo canta alle sirene: il gruppo scultoreo nella sala Ottagona del museo dell’Arte salvata nel museo nazionale Romano (foto mic)

“Ci sono poi gli antichi che raccontano di questo mito: negli Argonauti di Apollonio Rodio – ricorda per esempio Osanna – Orfeo canta, canta ai marinai che con la nave Argo incontrano le sirene e stanno per essere ammaliati. Tanto che uno di loro si getta in mare. Orfeo canta e salva i compagni che passeranno indenni da questa nuova avventura. Anche qui un rito di passaggio tra la vita e la morte.

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Il gruppo Orfeo e le sirene: figure ibride di donna e di uccello (foto Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi / Mic)

“Le sirene non sono come ce le immaginiamo nel nostro contemporaneo: donne con corpo di pesce – spiega Osanna -. Sono come lo erano in antico, nel mondo greco e romano, figure ibride di donna e di uccello. Questa è l’iconografia più antica delle sirene che durerà per tutto l’evo antico. Le sirene come le conosciamo noi vanno di moda in età medievale. L’aspetto di uccello assicura che siano esseri canori. Le sirene cantano, un canto melodioso che, come sappiamo dall’Odissea, spinge poi i marinai alla perdizione.

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Il volto di Orfeo del gruppo Orfeo e le sirene (foto Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi / Mic)

“Un gruppo di terracotta che originariamente era dipinto come dipinta era tutta la scultura del mondo antico, da quella in marmo a quella in terracotta – continua Osanna -. La terracotta è costantemente dipinta. Quindi le dobbiamo immaginare molto colorate. E questo spiega anche delle stranezze. Il volto di Orfeo, per esempio, con questa strana mancanza di capigliatura che ovviamente non doveva essere così in antico. Probabilmente grazie alla pittura, c’erano i capelli. Ci doveva essere un gioco di sguardi. Quindi molto abbiamo perso ma quello che resta comunque è straordinario.

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Dettaglio di Orfeo del gruppo scultoreo Orfeo e le sirene (foto Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi / Mic)


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Dettaglio di una sirena del gruppo scultoreo Orfeo e le sirene (foto Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi / Mic)

“Sono dei capolavori talmente unici che qualcuno ha pensato a dei falsi. Ma non è così. Anche indagini sull’argilla fatte in America hanno testimoniato che si tratta di opere antiche, forse in qualche parte ritoccata come si usa spesso nei frutti degli scavi clandestini. Questo viene fuori da uno scavo degli anni ’70 fatto da tombaroli che sono riusciti a far emigrare oltreoceano questo gruppo. Raramente un gruppo di terracotta rappresenta una scena mitica come questa. Non abbiamo paralleli in antico. Proprio per questo si è pensato a dei falsi. Invece – conclude Osanna – si tratta veramente di capolavori che ci insegnano anche quanto sia fragile il nostro patrimonio e quanto bisogna lavorare e lottare contro un fenomeno che ahimè esiste ancora anche se non raggiunge quella dimensione che ha avuto negli anni ’70 e ’80 quando il nostro patrimonio è stato sistematicamente saccheggiato da Pompei all’Etruria, dall’Etruria alla Puglia”.

Taranto. Dopo otto anni, Eva Degl’Innocenti chiude la sua esperienza alla guida del museo Archeologico nazionale. Dal 16 gennaio sarà direttrice dei Musei civici di Bologna. Ecco il suo saluto, il suo bilancio e la sua eredità

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Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

taranto_marta_past-for-future_logoDopo otto anni alla guida di uno dei più importanti musei archeologici del mondo, la direttrice Eva Degl’Innocenti lascia il museo Archeologico nazionale di Taranto. Dal 16 gennaio 2023 sarà la nuova direttrice dei musei civici di Bologna. Prima di lasciare la Città dei due Mari, ha voluto salutare la comunità con cui ha instaurato, nel corso del suo doppio mandato, un rapporto saldo di reciproca stima e collaborazione. L’incontro è stato l’occasione per un bilancio della sua gestione che lascia in eredità un museo al futuro, frutto di una politica culturale basata non su una visione passatista dell’archeologia, ma su un dialogo proficuo con la contemporaneità.

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Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, al centro di un gruppo nel chiostro del MArTa (foto MArTa)

“Quando sono arrivata – ricorda la direttrice – mi sembrava una città che aveva perduto la sua memoria e una città che non ha memoria, un proprio passato, le proprie radici e una propria identità, non può garantire uno sviluppo. Inclusione, democrazia culturale e accoglienza non sono in contraddizione rispetto a ricerca, accademia e lavoro scientifico con altri centri di eccellenza accademici. Lo abbiamo dimostrato”.

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La copia della testa di Eracle al centro del foyer del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)


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Locandina della mostra “Hipgnosis studio: Pink Floyd and beyond” al MArTa

“In questi anni – continua Eva Degl’Innocenti – abbiamo cercato di fare un lavoro in cui il passato, il presente e il futuro potessero essere coesi con l’archeologia in dialogo con la contemporaneità. Abbiamo fatto un lavoro collettivo con il territorio dando concretezza a quel museo che nato con la nascita della città moderna alla fine dell’800, aveva bisogno però di ritrovarsi attorno alla sua vocazione identitaria e al concetto di Magna Grecia”.

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Grandi vasi dal museo Archeologico nazionale di Taranto esposti a Buenos Aires in Argentina (foto MArTa)


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Locandina della mostra “Tesoros del Museo Arqueologico Nacional de Taranto” a Baires

“Taranto ha sempre avuto una grande volontà di riscatto e autorevolezza che si basa su un passato importante”, sottolinea la direttrice. “Il MArTA è stato esportato al Museo di Belle Arti in Argentina con 60 opere in mostra, mettendo in luce il ruolo importante di Taranto storicamente come Capitale culturale del Mediterraneo occidentale, la Parigi del mondo antico”.

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Il totem in occasione del rinascimento di Taranto città d’arte: e il MArTa è il suo museo (foto MArTa)

“Ora – conclude – questo è un Museo aperto, luogo di scambio e propulsore culturale ed economico e sono certa riuscirà a camminare e progredire anche senza di me”.

Ecco tutto il lungo e articolato intervento che la direttrice del MArTa ha tenuto nel suo saluto alla città di Taranto.

Taranto. Aperture straordinarie il 1° e il 2 gennaio al museo Archeologico nazionale: domenica ingresso gratuito, lunedì aperto a tutti e non solo ai gruppi

taranto_archeologico_apertura-1-2-gennaio_locandinaCome iniziare il nuovo anno in maniera stimolante e originale. La proposta viene dal museo Archeologico nazionale di Taranto che invita tutti al MArTA nei giorni 1° e 2 gennaio 2023. Il primo gennaio coincide con il programma previsto per la prima domenica del mese, che secondo quanto disposto dalla circolare ministeriale offre a tutti i visitatori l’ingresso gratuito ai luoghi di cultura italiani. Dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30, si potrà dunque godere della fruizione gratuita di tutti i piani espositivi del museo di Taranto e della mostra “Athenaion: Tarentini Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro”. Lunedì 2 gennaio 2023 il museo non sarà riservato, come di consueto, ai gruppi, ma sarà aperto a tutti osservando l’orario d’ingresso previsto dal martedì al sabato, e orario continuato dalle 8.30 alle 19.30, con ultimo ingresso prenotabile alle 19. Per prenotare la propria visita www.shopmuseomarta.it.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale è la “Notte delle Candele” legata al culto di Santa Lucia e alla festa della luce, promossa con l’Unione italiana Ciechi: speciale visita guidata a lume di candela (elettrica)

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“Notte delle candele” al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Il 17 dicembre 2022 al museo Archeologico nazionale di Taranto è la “Notte delle Candele”, la rassegna ideata da Euforica Aps per celebrare in modo contemporaneo il culto di Santa Lucia e le tradizioni legate alla festa della luce il 13 dicembre con l’obiettivo di mettere in rete le radici comuni alle varie culture europee. Tema della rassegna 2022 è “Puglia meets Sweden”, iniziata a Stoccolma il 16 novembre 2022, si conclude il 17 dicembre 2022 dopo aver fatto tappa in importanti località culturali e turistiche pugliesi: Locorotondo, Fasano, Cisternino, Bari, Taranto. A Taranto, la rassegna che mette in connessione tutte le culture collegate alla luce e crea un filo diretto tra la Puglia e la Svezia con i suoi usi e costumi collegati alla data del 13 dicembre, si svolge all’interno delle sale espositive del museo Archeologico nazionale di Taranto, che il 17 dicembre 2022, alle 18.30, ospita una inedita visita guidata a lume di candela. La partecipazione alla visita del 17 dicembre è a pagamento e su prenotazione all’indirizzo www.shopmuseomarta.it. Il costo del biglietto è di 8 euro (ridotto a 2 euro per la fascia d’età tra i 18 e i 25 anni). Il pagamento del biglietto può avvenire all’ingresso del Museo e può essere effettuato solamente con bancomat e carte di credito. La luce delle candele (elettriche) sarà l’elemento conduttore della visita guidata al museo Archeologico nazionale di Taranto (MArTA) realizzata in collaborazione con l’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS – APS consiglio regionale pugliese e il Comune di Taranto. Prima esperienza nel suo genere in Puglia, questa particolare attività vuole sensibilizzare il visitatore circa le tematiche dell’accessibilità universale e del risparmio energetico tra i tesori e le meraviglie di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. L’evento è stato preceduto il 15 dicembre 2022 da una visita ufficiale da parte di una delegazione dell’Ambasciata svedese in Italia e dai componenti del Coro Svedese di Santa Lucia.

Taranto. Ultimo appuntamento al museo Archeologico nazionale del “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma “Christmas Gospel” col coro gospel “Voices’ Power” e il L.A. Chorus diretti da Giusi Tedesca

taranto_marta-in-musica_christmas-gospel_locandinaTermina in un tripudio di voci e testimonianze archeologiche la rassegna “MArTA in Musica. Le matinée domenicali”, nata dalla progettualità congiunta della direttrice del museo Archeologico nazionale, Eva Degl’Innocenti, e del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, m° Piero Romano, e a cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro. Domenica 18 dicembre 2022, alle 11.45, andrà in scena, infatti, l’ultimo appuntamento del calendario delle matinée che dallo scorso 18 febbraio hanno proposto all’interno delle sale del MArTA, non solo un programma culturale, ma anche una modalità di interazione di successo tra eccellenze territoriali. A testimoniarlo vi è il grande successo registrato da tutti i sedici appuntamenti della rassegna che ha messo insieme musica e archeologia contribuendo, così, anche alla rinascita dei settori culturali così fortemente penalizzati durante gli anni della pandemia. “Concludiamo la rassegna dando particolare rilievo ai riti di passaggio”, spiega la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti: “da una parte con le tre terrecotte policrome datate tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., realizzate in serie e utilizzate probabilmente nella liturgia laica del passaggio tra fasce d’età differenti, e dall’altra preparandoci all’Avvento con un viaggio musicale che riporta chiaramente all’atmosfera natalizia”. Il biglietto per assistere a “Christmas Gospel” di domenica 18 dicembre alle 11.45 nell’ambito di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali” potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/FRzwR6S5. Ingresso consentito dalle 11.15. Il costo del biglietto è di 8 euro.

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Apollo che suona la cetra: terracotta policroma conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

Domenica 18 dicembre 2022 le terrecotte policrome raffiguranti Apollo intento a suonare la lira e la cetra, rinvenute in contrada Carmine a Taranto nel 1950, saranno infatti i reperti testimonial dello spettacolo “Christmas Gospel” eseguito dal coro gospel “Voices’ Power” in collaborazione con il L.A. Chorus, diretti entrambi per l’occasione dalla maestra Giusi Telesca. Un repertorio musicale corposo che va dagli spirituals tradizionali fino al gospel contemporaneo caratterizzato da esecuzioni ritmate, dinamiche e coinvolgenti. Direttrice del coro è la vocal coach Giusi Telesca, fondatrice del coro gospel “Voices’ Power – La Potenza delle Voci” che dello spettacolo ha curato anche le trascrizioni e gli arrangiamenti musicali in tutto lo spettacolo. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

Taranto. Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: “Dal ciel venne messo novello”, il racconto del Natale di Nostro Signore attraverso letture e musica medievale eseguita dall’Ensemble Concentus

taranto_marta-in-musica_dal-cidel-venne-messo-novello_ensemble-concentus_locandinaLa storia di due annunci: quello dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine che precede la nascita di Gesù e quello meno fortunato di Anfiarao, l’indovino di Argo che si oppose con tutte le sue forze alla spedizione di Sette contro Tebe e che, malgrado la sua previsione di insuccesso, fu costretto a partire per la guerra da cui non fece più ritorno. Il principio e la fine in un tutt’uno che è la vita nell’appuntamento che il prossimo 4 dicembre 2022 farà tornare la musica e l’archeologia protagoniste della matinée domenicale del museo Archeologico nazionale di Taranto. Da una parte, la musica dell’Ensemble Concentus e dall’altro il cratere a mascheroni con partenza di Anfiarao attribuito al pittore di Dario: un’opera monumentale vero e proprio capolavoro della ceramografia apula, databile al 330 a.C., rientrata in Italia nel 2009 dal Cleveland Museum of Art, grazie al lavoro investigativo del Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Artistico. La rassegna concertistica “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali”, nata dalla progettualità congiunta della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, Piero Romano e a cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro, propone “Dal ciel venne messo novello”, il racconto del Natale di Nostro Signore attraverso letture e musica medievale eseguita dall’Ensemble Concentus.

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L’Ensemble Concentus di Lecce fondato da Maurizio Ria

Con questo programma l’Ensemble Concentus, gruppo fondato da Maurizio Ria nel 1992, propone un viaggio musicale attraverso la musica devozionale sia mariana che natalizia legata ai pellegrinaggi verso i più importanti santuari dell’Europa medievale. I canti e le musiche verranno corredati da brevi letture sul Natale. I brani selezionati provengono soprattutto da preziosi codici medievali conservati in Italia, Francia, Spagna e Paesi Scandinavi quali il “Llibre Vermell de Montserrat”, il “Laudario di Cortona”, le “Piae Cantiones”, il “Laudario di Bobbio” e le “Cantigas de Santa Maria” di Re Alfonso X di Castiglia ‘El Sabio’.
I brani vocali saranno eseguiti nelle antiche lingue originali e verranno accompagnati da copie fedeli di strumenti dell’epoca trattata. L’ Ensemble Concentus è composto da Vania Palumbo (Canto, Lyra, Citola), Sara Valli (Canto e Organistrum), Gianluca Milanese (Flauti a becco), Maurizio Ria (Viella), Angela Lacalamita (Liuto e Salterio) e Francesco Patruno (Percussioni). Il biglietto per assistere a “Dal cielo venne messo novello” di domenica 4 dicembre alle 11.45 nell’ambito di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali” potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/ojdgeoww. Ingresso consentito dalle 11.15. Inizio alle 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto a un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

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Il monumentale cratere a mascheroni con partenza di Anfiarao attribuito al pittore di Dario: capolavoro della ceramografia apula, databile al 330 a.C., conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Il monumentale cratere a mascheroni attribuito al Pittore di Dario rappresenta, sul lato principale, Anfiarao, guerriero e indovino della città di Argo, che, con indosso l’armatura e con lancia e scudo nella mano sinistra, sale sulla quadriga per partire alla volta della spedizione dei “Sette contro Tebe”. Anfiarao, in realtà, invitato a unirsi alla spedizione, aveva tentato di sottrarvisi poiché aveva previsto la fatale conclusione della guerra, ma venne costretto a partire dalla moglie Erifile, spinta con l’inganno dal fratello Adrasto a convincere il marito. Accanto agli dei che assistono alla partenza dell’eroe, Anfiloco, uno dei figli, si rivolge alla vecchia nutrice. L’altro figlio, Alcmeone, ritratto all’estremità sinistra del registro inferiore, regge un’oinochoe con la mano destra, mentre con l’altra si tocca il capo in un gesto di afflizione che lascia forse presagire la tragica fine di Anfiarao, nonché il proprio destino futuro, che lo vedrà macchiarsi dell’omicidio della madre per adempiere al giuramento di vendetta fatto al padre. La personificazione di una Erinni che precede la quadriga allude alla pazzia che perseguiterà Alcmeone. Diversi dettagli della scena lasciano supporre il riferimento a una tragedia di non chiara identificazione. Sull’altro lato del cratere, all’interno di un edificio funerario (naiskos), è ritratto in colore bianco sovra dipinto un giovane abbigliato con corto mantello, corazza e cinturone, che regge la lancia con la sinistra e l’elmo a pileo con la destra. Attorno al naiskos, un corteo funebre di figure maschili e femminili ritratte in atto di libare (con phiale e patera) o presentare offerte (cista e corona). Sul collo del vaso, tra rami vegetali, sono raffigurati Helios sul suo carro e Dioniso, con phiale e tirso, seduto tra un satiro e una menade.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale conferenza, in presenza e on line, “Alti e bassi della scultura a Taranto nella prima età ellenistica” con il prof. Francesco D’Andria

taranto_archeologico_conferenza-alti-e-bassi-dlla-scultura-a-taranto_d-andria_locandinaAl MArTA focus sulla scultura a Taranto. Giovedì 24 novembre 2022, alle 18, il prof. Francesco D’Andria, accademico dei Lincei, professore emerito dell’università del Salento, nella sala Incontri del museo Archeologico nazionale di Taranto Taranto (ingresso da corso Umberto 41), tiene la conferenza “Alti e bassi della scultura a Taranto nella prima età ellenistica”, organizzata dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dalla Delegazione di Taranto “Adolfo F. Mele” dell’Associazione Italiana di Cultura Classica – AICC. L’ingresso alla conferenza è libero fino ad esaurimento posti, ma è consigliata la prenotazione su http://bit.ly/alti-e-bassi-della-scultura-a-taranto-nella…. La conferenza sarà anche trasmessa in diretta sugli account Facebook, LinkedIn e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto. La relazione del prof. Francesco D’Andria, già membro del Consiglio nazionale per i Beni culturali e ambientali (1993-1997), direttore di alcune importanti missioni archeologiche in Turchia e in tutto il Salento (tra cui il parco di Castro), redattore di numerose pubblicazioni scientifiche, parlerà dell’arte scultorea tarantina, dei suoi caratteri di particolare innovazione e delle sue contaminazioni di stile provenienti da città come Atene e Pergamo, sarà introdotta dagli interventi della direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti e dalla presidente della delegazione di Taranto “Adolfo F. Mele” dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, Francesca Poretti.

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Decorazione in pietra tenera di età ellenistica dalle necropoli conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Un appuntamento scientifico di grande rilievo anche alla luce delle nuove prospettive di studio aperte dalle scoperte di Castro, ma anche a valle dell’ultimo convegno di studi sulla Magna Grecia, in cui si è discusso del ruolo svolto in età ellenistica da due grandi capitali del Mediterraneo: Taranto e Siracusa. “Della scultura pubblica della città di Taranto possediamo purtroppo rare attestazioni”, afferma il prof. Francesco D’Andria, “mentre la creatività degli scultori si conserva nelle straordinarie decorazioni in pietra tenera presenti nell’architettura delle necropoli. Ma molti interventi nel corso del convegno dell’Istituto di Studi sulla Magna Grecia – continua l’accademico dei Lincei –, riferiscono della città bimare come centro primario di creazione artistica in particolare nel IV sec. a.C., quando vi operavano scultori celebri come Lisippo”. Si tratta di un momento di approfondimento di grande importanza”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti, “perché con il prof. Francesco D’Andria e l’Associazione Italiana di Cultura Classica delegazione di Taranto, proviamo a fornire ulteriori elementi di discussione sulla scultura tarantina che recenti letture hanno proposto con una datazione tarda, e che anche grazie alle ultime scoperte effettuate in scavi pugliesi, a cominciare da quello di Castro, in provincia di Lecce, possiamo certamente considerare pietra miliare per l’arte del IV e del III sec. a.C.”.

Taranto. Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: “Simboli e Misteri”, madrigali di Monteverdi con L.A. Chorus diretto dal maestro Antonio Magarelli

taranto_marta-in-musica_simboli-e-misteri_magarelli_locandinaPezzi cerimoniali composti per la polifonia vocale nel 1600 e la musica che accompagnava il rituale dell’allenamento ginnico ritratto nella Lekythos attica a figure nere rinvenuta a Taranto, nel 1934, durante lavori alla Caserma Mezzacapo e nella Batteria Archita. È l’unione culturale che si celebra all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto domenica 20 novembre 2022 nell’appuntamento con i concerti proposti dalla rassegna “MArTA in Musica. Le matinée domenicali”. Di scena, alle 11.45, all’interno della sala multimediale del MArTA, sarà il concerto con l’esecuzione di madrigali tratti dal VI libro di Claudio Monteverdi, con clavicembalo e viola da gamba. “Simboli e Misteri”, questo il titolo dell’appuntamento, vedrà sul “palco” del museo tarantino, la polifonia del L.A. Chorus, la viola da gamba di Antonella Parisi, il clavicembalo di Gaetano Magarelli, sapientemente diretti dal maestro Antonio Magarelli, diplomato in pianoforte, pedagogia musicale, musica corale e direzione di coro, nonché direzione d’orchestra al Conservatorio di Musica di Bari e Monopoli. Il biglietto potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/xv6vwlsu. Ingresso consentito dalle 11.15, inizio alle 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro.

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Lekythos attica a figure nere con con un suonatore di doppio flauto intento a suonare mentre tre ragazzi si allenano nel lancio del disco e del giavellotto e nel salto in lungo, conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Domenica 20 novembre 2022 si accendono dunque i riflettori sulla musica di Claudio Monteverdi e sulla pregevole fattura del Lekythos che racconta ancora di musica ma al cospetto di un paidotrìbes (insegnante di ginnastica), con un suonatore di doppio flauto intento a suonare mentre tre ragazzi si allenano nel lancio del disco e del giavellotto e nel salto in lungo, alcune delle specialità che insieme alla corsa e alla lotta rappresentano la versione antica del pentathlon. Piccole rivoluzioni culturali che caratterizzano anche i grandi cambiamenti musicali all’epoca di Claudio Monteverdi, protagonista indiscusso della polifonia vocale del Rinascimento che poi seppe cedere il passo alle trame compositive del primo Barocco. Il programma eseguito dal L.A. Chorus e dai solisti diretti dal maestro Magarelli prevede l’esecuzione dei madrigrali tratti dal “Lamento d’Arianna” e dalla “Sestina. Lagrime d’amante al sepolcro dell’amata”. La rassegna concertistica “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali” è nata dalla progettualità congiunta della direttrice del museo Archeologico nazionale, Eva Degl’Innocenti, e del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, maestro Piero Romano, ed a cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro.

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Il maestro Antonio Magarelli

A dirigere il L.A. Chorus, formazione corale attiva dal 2014, ci sarà – come si diceva – un’altra eccellenza del territorio: il maestro Antonio Magarelli, diplomato in pianoforte, pedagogia musicale, musica corale e direzione di coro, nonché direzione d’orchestra al Conservatorio di Musica di Bari e Monopoli. Molfettese di nascita, Magarelli ha proseguito gli studi di tecnica di direzione e interpretazione del repertorio corale e orchestrale con Peter Neumann, Gary Graden, Nicole Corti, Javier Busto, Bo Holten e Dominique Rouits. Ha frequentato l’Accademia Internazionale per direttori di coro e cantori a Fano e il seminario di direzione corale al Conservatorio di Monopoli, con Filippo Maria Bressan. Ha studiato tecniche di canto con Claudio Cavina e Steve Woodbury. Si è specializzato nell’interpretazione e nella pratica del repertorio rinascimentale e barocco con Giovanni Acciai, Ottavio Dantone e Filippo Maria Bressan. Ha frequentato un corso annuale di Semiografia e Paleografia musicale e un Laboratorio di musica rinascimentale e barocca con Giovanni Acciai presso l’Istituto “S. Cecilia” di Brescia. Ha diretto la prima mondiale di due nuove opere di compositori pugliesi: la Passio Domini Nostri Jesu Christi Secundum Joannem (1816), oratorio sacro per soli, coro e orchestra di Vito Antonio Raffaele Cozzoli (1777-1817), e l’Inno al Sole, di Giuseppe Millico (1737- 1802), una cantata per due soprani e orchestra con strumenti d’epoca. Ha inciso con l’etichetta DIGRESSIONE MUSIC la Passio Domini Nostri Jesu Christi Secundum Joannem (1816), oratorio sacro per soli, coro e orchestra di Vito Antonio Raffaele Cozzoli e Officia in feria V et VI maioris hebdomadae di Antonio Pansini (1703- 1791). È direttore della “Cappella Musicale Corradiana”, coro e orchestra.