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Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

vetulonia_archeologico_mostra_taras-e-vetl_locandina_foto-muVetDue giganti delle civiltà antiche a confronto. Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. È in questo connubio stretto che si è inaugurata al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (fino al 7 novembre 2021) che segna il primo passo di un progetto più organico che culminerà con una mostra e un convegno internazionale al MArTA sui rapporti tra Taranto, Magna Grecia e Etruschi. Il mondo magno-greco e quello etrusco si incontrano tra similitudini e importanti correlazioni: oltre 70 reperti partiti dal MArTA, insieme a una trentina dal museo Archeologico nazionale di Firenze, cui si aggiunge una piccola selezione dai sequestri della Guardia di Finanza di Roma, ora ospitati al museo “Isidoro Falchi”, ora raccontano l’antica colonia spartana ma anche i popoli indigeni pugliesi, in un percorso espositivo che integra la narrazione etrusca con quella magno-greca.

Mosaico di immagini di alcuni reperti esposti nella mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo “Isidoro falchi” di Vetulonia (foto muVet)

La mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” è aperta sempre dal martedì alla domenica con orario 10-14 e 15-19. Info: tel. 0564948058, 0564927241; mail: museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it. Per la visita della mostra gli ingressi saranno organizzati in piccoli gruppi in modo da mantenere il distanziamento sociale e svolgere l’attività in sicurezza, anche in questo caso nel rispetto delle direttive imposte per il Covid-19. Si ricorda che per l’accesso in Museo è obbligatorio l’uso della mascherina. Nel mese di luglio, dedicato alle #NottidellArcheologia2021, sono in programma eventi e serate dedicate alla nuova esposizione.

Il suggestivo allestimento della mostra “Taras & Vatl” al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto muVet-MArTa)

Primo passo di un grande progetto. “A quasi 30 anni dall’edizione del convegno di Studi sulla Magna Grecia che analizzò il rapporto tra queste civiltà”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “oggi dedichiamo un progetto di studio, educazione, conservazione e valorizzazione a questo dialogo culturale attraverso un lavoro scientifico e culturale congiunto tra il MArTA e il museo Isidoro Falchi dì Vetulonia”. Le tappe del progetto prevedono: dal 20 giugno al 7 novembre 2021, la mostra “Taras e Vatl. Dèi del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, nella sede del museo Ccvico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia; dal 23 luglio 2021 al 9 gennaio 2022 la mostra “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto”: nelle sale del MArTA saranno esposti i reperti provenienti dal tumulo di Poggio Pelliccia a Vetulonia e appartenenti alle collezioni del museo civico Archeologico. Sarà ricostruito in scala 1:1 dai maestri cartapestai di Massafra e Putignano il tumulo di Poggio Pelliccia; dal 17 al 19 novembre 2021 a Taranto si svolgerà un convegno di studi internazionale sul rapporto tra Taras e Vatl, Magna Grecia e Etruschi.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Federico Cantini (Università di Pisa) su “Aristocrazie e potere pubblico nella Toscana settentrionale tra tarda Antichità e Alto Medioevo” introdotta da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale. In giugno a Vetulonia la mostra “Taras e Vatl. Dèi del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì del MArTA” con Federico Cantini sulle aristocrazie nella Toscana settentrionale tra tarda antichità e alto medioevo
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Il prof. Federico Cantini dell’università di Pisa

In vista dell’importante mostra che nel prossimo giugno metterà in correlazione Taranto con il mondo degli Etruschi e in particolare con il sito di Vetulonia, il MArTA crea un ponte ideale verso la Toscana settentrionale e le aristocrazie del luogo. Domenica 20 giugno 2021, infatti, apre a Vetulonia la mostra “Taras e Vatl. Dèi del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, già programmata per il 2020, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze, e in tandem con il museo Archeologico nazionale di Taranto, che nel medesimo periodo ospiterà un prestigioso corredo di Vetulonia. Sarà questo il tema della conferenza che nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, il prof. Federico Cantini, professore ordinario di Archeologia medievale all’università di Pisa, tiene il 28 aprile 2021, alle 18, in diretta live sulle pagine Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto. Titolo dell’appuntamento sarà “Aristocrazie e potere pubblico nella Toscana settentrionale tra tarda Antichità e Alto Medioevo”.

Mosaico pavimentale della villa dei Vetti a Capraia e Limite (Fi), metà IV secolo d.C. (foto unipi)

Nella conferenza, introdotta dalla direttrice del museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti, saranno illustrati alcuni scavi archeologici che stanno permettendo di ricostruire il ruolo delle aristocrazie e dei rappresentanti del potere pubblico nella definizione dei nuovi paesaggi urbani e rurali tra IV e IX secolo d.C. Un focus particolare sarà acceso sulle città di Pisa, Lucca e Firenze e sui siti rurali di Villa dei Vetti e San Genesio, posti nella parte Nord della Toscana: area che l’università di Pisa sta investigando attraverso nuove indagini, integrate con la rilettura di vecchi scavi rimasti inediti.

Torino. Al museo Egizio Anna Consonni del museo Egizio di Firenze su “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Dal 2017 un gruppo di ricerca italiano è associato agli scavi condotti dalla Missione franco-egiziana sull’area del Ramesseum, diretta da Christian Leblanc nell’ambito della missione archeologica francese di Tebe Ovest (MAFTO), in partnership con il Centro di Studi e Documentazione sull’Antico Egitto (CEDAE, Egyptian Ministry of Antiquities), l’associazione per la salvaguardia del Ramesseum (ASR) e il Centro di Egittologia Francesco Ballerini (CEFB). Martedì 13 aprile 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (associazione amici collaboratori del museo Egizio di Torino) presenta la conferenza egittologica online “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”, tenuta da Anna Consonni, curatrice della sezione “Museo Egizio” presso il museo Archeologico nazionale di Firenze, che si focalizzerà sugli scavi italiani al Ramesseum. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’incontro verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Gli annessi nord del Ramesseum a Tebe Ovest affidati agli archeologi italiani (foto museo Egizio)

Agli archeologi italiani è stata affidata in particolare la ripresa degli scavi negli “annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12mila mq ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio. La destinazione originaria di questi ambienti, indagati nei secoli passati in modo non esaustivo, non è in molti casi ancora chiara. Allo stesso modo necessita di essere meglio definita la dinamica complessa di riutilizzo che l’area ha subito a partire dal Terzo Periodo Intermedio. Le nuove ricerche, condotte con l’ausilio di moderne metodologie e un approccio multidisciplinare, hanno già consentito di raccogliere nuove interessanti informazioni.

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L’archeologa Anna Consonni, curatrice del museo Egizio di Firenze

Anna Consonni si è laureata in Egittologia all’università di Milano e specializzata nella stessa università in Preistoria e Protostoria, e ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto). Ha partecipato a numerosi scavi preistorici e protostorici in Italia, sia da libero professionista che in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, partecipando inoltre a diverse missioni archeologiche in Egitto. Dal 2018 al 2020 è stata funzionario archeologo al museo Archeologico nazionale di Taranto dove è stata curatore delle sezioni dedicate alla Preistoria-Protostoria e alla cultura indigena, e responsabile dell’area operativa “Educazione e Ricerca, Servizi al Pubblico” e dei Servizi educativi. Da gennaio 2021 è in servizio al museo Archeologico nazionale di Firenze, come curatore della sezione “Museo Egizio”.

Il museo Archeologico nazionale di Firenze ricorda la prof.ssa Edda Bresciani a pochi giorni dalla sua scomparsa: per il museo Egizio ha curato alcune mostre con la direttrice Maria Cristina Guidotti, sua allieva

A qualche giorno dalla scomparsa della professoressa Edda Bresciani, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha postato sul proprio sito un ricordo della grande egittologa (Ricordo della professoressa Bresciani – Museo Archeologico Nazionale di Firenze (wordpress.com).

La professoressa Edda Bresciani accanto a una statua leonina a Medinet Madi nel Fayyum (foto unipi)

“Ricordiamo oggi la professoressa Edda Bresciani, professore emerito dell’università di Pisa e membro dell’Accademia dei Lincei ma anche personalità certamente molto significativa per il “Museo Egizio” di Firenze, recentemente scomparsa. Durante la sua lunga carriera ha dedicato studi e articoli a Ippolito Rosellini e alla spedizione franco-toscana in Egitto, durante la quale furono trovati tanti dei reperti oggi conservati al Museo. Maria Cristina Guidotti, per tanti anni curatrice del “Museo Egizio” di Firenze e sua allieva, ricorda gli scavi in Egitto e le tre mostre che la prof.ssa Bresciani ha organizzato con la collaborazione dell’allora soprintendenza Archeologica della Toscana con il materiale conservato proprio a Firenze: “Il Nilo sui Lungarni. Ippolito Rosellini egittologo dell’ottocento”, a Pisa, 29 maggio – 30 giugno 1982; “Le vie del vetro. Egitto e Sudan”, a Pisa, 28 maggio – 12 giugno 1988; “L’argilla e il tornio. La produzione fittile dell’Egitto antico in Toscana”, a Pisa, 21 dicembre 1991 – 23 febbraio 1992, e poi a Firenze presso il Museo Archeologico, 20 giugno – 30 settembre 1992.

Il sarcofago di Bakenrenef conservato al Maf (foto da Wikimedia Commons)

“Al MAF è conservato ed esposto nelle ultime sale del “Museo Egizio” il sarcofago in pietra di Bakenrenef, acquistato da Rosellini nel 1828, la cui tomba è stata studiata a Saqqara proprio dalla prof.ssa Bresciani. Un ricordo in più che va ad arricchire l’intreccio di storie sussurrate dai reperti a chi li guarda…”.

Al museo Archeologico nazionale di Firenze (dopo il rinvio primaverile per il Covid-19) aperta la mostra “Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona”: per la prima volta riunita dopo 150 anni la collezione con quasi 300 opere

Il cratere tra i più antichi e importanti della produzione etrusca a figure rosse, utilizzato nei simposi dell’aristocrazia etrusca dell’Ager Clusinus (foto Maf)

Ben 293 reperti, fra i quali spiccano vasi ateniesi di grande qualità, alcuni con iconografie rarissime, e uno dei più antichi e più importanti vasi etruschi dell’intera produzione a figure rosse, un grande vaso per mescolare l’acqua e il vino utilizzato nei simposi dell’aristocrazia etrusca dell’Ager Clusinus, il territorio dell’antica Chiusi. E poi 18 ricordi e cimeli di Napoleone Passerini, tra cui persino la sua pipa personale, gentilmente concessi in prestito dai pronipoti. Ecco finalmente visitabile nel salone del Nicchio al museo Archeologico nazionale di Firenze la mostra “Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona”, già programmata per la tarda primavera e rimandata a causa dell’emergenza sanitaria, a cura di Mario Iozzo, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze e da Maria Rosaria Luberto, archeologa della Scuola Archeologica Italiana di Atene, con il coordinamento generale di Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei della Toscana. Il catalogo scientifico, edito da Sillabe, è a cura di Mario Iozzo e Maria Rosaria Luberto.

La locandina della mostra “Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 29 ottobre 2020 al 30 giugno 2021

Dal 29 ottobre 2020 al 30 giugno 2021, per la prima volta dopo 150 anni viene esposta al pubblico, interamente riunita nei suoi nuclei principali, la collezione archeologica che fu del conte Napoleone Passerini (1862-1951) e della sua famiglia, in gran parte conservata nei magazzini del museo Archeologico di Firenze, ora completata da 82 pezzi prevalentemente etruschi e greci, consegnati da una generosa donatrice nel 2016 al Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze. Grandi pannelli iconografici presentano i capolavori che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento lasciarono la collezione e raggiunsero il Metropolitan Museum of Art di New York, l’allora Walters Art Gallery di Baltimora, il Museum of Fine Arts di Boston, il Bible Lands Museum di Gerusalemme, la collezione Silver di Los Angeles, inclusi alcuni pregevoli vasi che molto probabilmente transitarono dalla collezione Passerini prima di finire all’estero, fornendo così un quadro completo dell’insieme degli oggetti raccolti dal Passerini.

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Il conte cortonese Nicola Passerini (foto Maf)

“Napoleone Passerini, il conte cortonese figlio del facoltoso Pietro Passerini da Cortona”, ricordano gli archeologi del Maf, “oltre ad essere agronomo di chiara fama, fondatore e proprietario dell’Istituto Agrario di Scandicci, e aver selezionato la razza Chianina nelle sue fattorie in Val di Chiana, fu appassionato collezionista e fin dall’adolescenza radunò la straordinaria raccolta,  in parte ereditata dal padre, promuovendo scavi e acquistando capolavori. I primi reperti provengono da una trentina di tombe etrusche con splendidi corredi, rinvenute nei suoi vasti possedimenti di Bettolle (Sinalunga) e Scandicci, e da una grande necropoli di 60 tombe della collina di Foiano della Chiana. Già nel 1877 la sua collezione annoverava almeno 400 vasi, senza contare ossi, avori, ferri, paste vitree, una ingente quantità di oggetti domestici e funerari in bronzo, suppellettili di ogni genere, vasi da dispensa e da commercio, orci da miele e vasi per derrate solide e liquide, molti dei quali con iscrizioni che contribuiscono in modo sostanziale ad accrescere le conoscenze sul lessico della lingua etrusca. Inoltre, il valore della collezione è straordinario perché proviene da un preciso e ben definito contesto territoriale e culturale, quello della Val di Chiana, da sempre cerniera fra i territori di Chiusi, Siena e Arezzo, del quale documenta aspetti di vita e cultura tra  VII e I secolo a.C., in particolare quelli espressione dell’aristocrazia di Chiusi”.

Giornate europee del Patrimonio 2020. Apertura straordinaria con visite guidate al museo Archeologico nazionale di Firenze: “Reinterpretare il Passato”

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Tavoletta scrittoria in avorio, Marsiliana d’Albegna, Circolo degli Avori, decenni centrali del VII secolo a.C. (foto Maf)

n occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020, dal tema “Imparare per la vita”, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha deciso di aprire le proprie porte per scoprire insieme al pubblico come gli antichi possano essere per noi grandi maestri di architettura, di scrittura e di vita. “Reinterpretare il Passato” sarà il fulcro di tutte le visite guidate proposte in questa giornata. Il percorso si articolerà attraverso le sale soffermandosi sulle testimonianze dirette, ma anche su quelle che per le loro particolari caratteristiche possono insegnarci molto sulle abitudini dei nostri antenati. Una serie di visite guidate rivolte a piccoli gruppi, brevi e diversificate, permetteranno a tutto il pubblico di godere del museo e delle sue opere nel pieno rispetto della normativa vigente per l’emergenza Covid-19. Orario: domenica 27 settembre 2020 apertura straordinaria dalle 9 alle 13 (con biglietto normale). Visite guidate al giardino, con le ricostruzioni dei monumenti etruschi e la rivisitazione “etrusca” della struttura del giardino stesso (Michele Recanatini). Segni e parole del passato sui monumenti del Museo: Iscrizioni greche e latine “parlanti “ (Mario Iozzo); Iscrizioni etrusche “parlanti” (Claudia Noferi).

Il museo Archeologico nazionale di Firenze protagonista di “San Giovanni x 3” con Torino, Genova e Firenze unite nei festeggiamenti del santo patrono: dalla sezione egizia con 14500 reperti ai capolavori delle sezioni greca e romana, come il Vaso François, la Chimera, l’Arringatore, la Minerva

Il logo del museo Archeologico nazionale di Firenze

Il museo Archeologico nazionale di Firenze tra i protagonisti di “San Giovanni x 3” per la prima volta Torino, Genova e Firenze unite nei festeggiamenti del santo patrono. Mercoledì 24 giugno 2020, nel rispetto delle norme anti Covid-19, le celebrazioni diventano un format nazionale “La Notte di San Giovanni”, in diretta tv su Rai Premium (canale 25 ddt) alle 21 circa, in streaming su RaiPlay e sulla piattaforma digitale http://www.sangiovannix3.it. Il museo Archeologico nazionale di Firenze sarà tra i protagonisti dell’evento con un focus sui suoi capolavori e sulla straordinaria raccolta di arte egizia in Italia, seconda per importanza solo a Torino e decima in tutto il mondo. Il museo vanta anche una delle raccolte pubbliche di monete più grandi d’Italia e il suo Monetiere espone un tesoretto di splendidi fiorini d’oro 24 carati, le monete coniate da Firenze a partire dal 1252, che raffigurano su un lato il giglio (il fiore della città, da cui fiorino) e sull’altra il protettore S. Giovanni.

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all’Egizio di Torino

Il carro da caccia, una delle opere straordinarie conservate al museo Egizio di Firenze (foto Maf)

“Visitare la sezione egizia – raccontano al Maf – è un viaggio nel regno dei faraoni alla scoperta di oltre 14500 reperti tra sarcofagi, stele, vasi, ushabti, amuleti e bronzetti con opere uniche al mondo come il Carro da caccia, quasi intatto in osso e legno appartenuto a un privato e non a un Faraone; un calice di faience con la bocca quadrata (il solo altro esemplare è al Louvre); il sarcofago di una nutrice di corte con il corredo, fra cui uno specchio con custodia; il rilievo dalla Tomba di Seti I, una delle più belle della Valle dei re, dalla qual proviene anche il bellissimo rilievo con la dea Maat”.

Il vaso Francois al museo Archeologico di Firenze

La Minerva di Arezzo dal museo Archeologico di Firenze

“Uniche e di fama mondiale le opere d’arte delle sezioni greca e romana, alcune provenienti dalle collezioni dei Medici e dei Lorena, tra i capolavori il Vaso François del 570 a.C. circa, uno dei più grandi crateri a volute attici a noi pervenuto, decorato con duecentosettanta figure mitologiche; le celebri sculture di bronzo della Chimera di Arezzo, mostro mitologico dal corpo multiforme con testa di leone, capra e coda di serpente (ca. 400 a.C.), l’Arringatore (150-100 a.C.), la Minerva di Arezzo (300-280 a.C.) e l’Idolino di Pesaro (ca. 30 a.C.). Tra gli straordinari spazi architettonici del museo è il Corridoio di Maria Maddalena de’ Medici, sospeso tra il museo e la Basilica della SS. Annunziata, oggi riallestito con 34 vetrine che mettono in mostra una parte delle gemme mediceo-lorenesi”.

Firenze. Al via il ciclo “Incontri al Museo” archeologico nazionale: otto appuntamenti in sei mesi. Si inizia con un approfondimento di Luigi Donati sul simposio etrusco e greco

Alcune kylix conservate al museo Archeologico nazionale di Firenze con scene di simposio (foto Maf)

L’invito per l’incontro al Maf con Luigi Donati dell’Accademia Etrusca di Cortona sul simposio tra gli etruschi e i greci

Otto incontri distribuiti in sei mesi, da gennaio a giugno 2020: il nuovo ciclo di “Incontri al Museo”, proposto dal museo Archeologico nazionale di Firenze, che attraverserà un’intera stagione e si concluderà a giugno 2020. Anche quest’anno studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condivideranno con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà nelle conferenze in programma, come di consueto il giovedì alle 17, al piano terra del museo Archeologico di Firenze, nel mediceo Palazzo della Crocetta. Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per informazioni: tel. 055.2357717, 2357744, 2357768, 2357704. Si inizia giovedì 16 gennaio 2020, alle 17, con la conferenza “Nunc est bibendum! Simposi etruschi e greci: analogie e differenze nell’uso del vino” di Luigi Donati dell’Accademia Etrusca di Cortona. Gli altri appuntamenti in calendario: giovedì 13 febbraio 2020, Stefania Berutti (archeologa) su “Un “addio al nubilato” su una hydria del Museo Archeologico di Firenze”; giovedì 12 marzo 2020, Anna Revedin (Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria) su “Legno, farina… tracce inaspettate del più antico popolamento della Toscana”; Giovedì 2 aprile 2020, Paolo Persano (Scuola Normale Superiore, Pisa) su “Antiope perde la testa! Nuove ricerche sulle sculture frontonali del tempio di Apollo Daphnephoros a Eretria”; Giovedì 30 aprile 2020, Graziella Becatti (Université Catholique de Louvain, Belgio) su “Hypnos-Somnus: il dio del sonno, un demone custode”; Giovedì 14 maggio 2020, Alessandro Diana (Scuola Normale Superiore, Pisa) su “Atene e Firenze fra Medioevo e Rinascimento: il ducato degli Acciaiuoli”; giovedì 28 maggio 2020, Anna Maria D’Onofrio (Università “L’Orientale”, Napoli) su “I kouroi e i canoni della perfezione maschile nella Grecia arcaica”. Il ciclo chiude giovedì 4 giugno 2020 con Vincenzo Baldoni (Università di Bologna) su “Nuove scoperte a Numana e nel Piceno preromano”.

Tesori italiani all’estero. Dal museo Archeologico nazionale di Firenze la kylix attica di Chachrylion vola in prestito per 4 anni al Met di New York. Il direttore Iozzo: rappresenta Eros in una forma primordiale, forza dell’armonia del cosmo, da cui scaturisce la creazione

La kylix di Chachrylion in vetrina al museo Archeologico nazionale di Firenze: per quattro anni, fino al 2023, sarà esposta al Met di New York (foto Maf)

La kylix di Chachrylion con l’Eros alato è volato dal museo Archeologico nazionale di Firenze al Metropolitan Museum of Art di New York dove rimarrà quattro anni. La preziosa coppa corallina con la raffigurazione di Eros, firmata dal vasaio ateniese Chachrylion, datata al 510 a.C. e proveniente da Orvieto, ha attraversato l’oceano per essere esposta al Met. Il prestito, concesso per ben 4 anni, rientra nel quadro dell’Accordo Internazionale Italia-USA firmato nel 2006, in base al quale gli USA hanno restituito molte opere d’arte antica e moderna illecitamente uscite dall’Italia, mentre il nostro Paese concede prestiti a lungo termine e favorisce mostre importanti con opere che generalmente sarebbero difficilmente concesse. La coppa resterà a New York da ottobre 2019 a ottobre 2023; in occasione del trasferimento il direttore del museo Mario Iozzo ha tenuto una conferenza per illustrare l’importanza del vaso e i vari aspetti che lo rendono così raro e speciale. Al suo posto, nel museo fiorentino, è stata collocata un’analoga coppa, della medesima importanza, custodita da decenni nei magazzini, con una singolare raffigurazione di Efesto (dio del fuoco e dei lavori artigianali, quindi anche dei vasai stessi e dei pittori che lo raffiguravano), assiso su un singolare trono alato, probabilmente forgiato da lui stesso, dio dei metalli e delle tecniche di fusione! Esiste solo un’altra raffigurazione simile, su una coppa attica a figure rosse della stessa epoca, oggi esposta nel museo di Berlino.

L’esterno della kylix di Chachrylion con le imprese di Teseo (foto Maf)

All’esterno della coppa – spiegano gli archeologi del Maf – si trovano le imprese di Teseo, mentre l’interno è dipinto con vernice corallina e decorato da una figura centrale isolata, nel tondo: Eros alato che sembra sospeso nel vuoto. Il dio, rappresentato in questo periodo come un giovane nudo (e non, ancora, con l’immagine del puttino che ci è tanto familiare), è ritratto con una prospettiva piuttosto contorta, con il torso di prospetto, le gambe di profilo e le ali una dietro l’altra. Fluttua in aria, mentre regge un fiore di loto, simbolo di bellezza, desiderio e fertilità. Questa pittura vascolare è ritenuta una delle più antiche raffigurazioni sulla ceramica attica di Eros senza Afrodite, e sembra rientrare in un filone iconografico del dio sviluppatosi proprio a partire dagli ultimi decenni del VI secolo, probabilmente in relazione alla creazione di culti ufficiali in suo onore ad Atene.

Il volo di Eros al centro dell’interno della La kylix di Chachrylion (foto Maf)

È un dio strano, Eros – continuano gli esperti del Maf -: non è annoverato tra gli dei dell’Olimpo da Omero, ma sarebbe, secondo le più antiche cosmogonie, la forza creatrice primigenia a cui si deve addirittura l’origine della stirpe divina; secondo Esiodo alla sua potenza sarebbero da ricondurre l’origine del Buio e della Notte, che a loro volta generano il Vento, la Luce del giorno e tutta la progenie di Urano e Gea. Secondo Platone l’etimologia del nome Eros lo qualificherebbe come “colui che scorre dentro” e altrove il filosofo si riferisce a lui come a un daimon, cioè una figura intermedia tra gli uomini e gli dei. Secondo le dottrine orfiche, che vivono nel VI secolo un periodo di particolare favore ad Atene, Eros sarebbe nato da un uovo d’argento. Alla sua schiusa, il giovane dio avrebbe svelato il contenuto dell’uovo, le due metà primordiali della Terra e del Cielo, che spinti dall’Amore avrebbero procreato tutti i loro discendenti.

Maio Iozzo, direttore del Maf

L’ipotesi del direttore del MAF Mario Iozzo è che si tratti proprio di questa versione di Eros quella che troviamo rappresentata sulla coppa fiorentina: “Non vediamo dove stia volando Eros, che sembra fluttuare tra terra e cielo, e il disegno nasconde un interessante dettaglio: i genitali del dio non ci sono, mentre in tutte le altre figure maschili che volano, nell’arte greca, si vedono sempre! E se questa omissione fosse voluta? Non potrebbe trattarsi di un riferimento alla natura androgina ed ermafrodita del dio? Nei Poemi Orfici si dice infatti che i suoi genitali fossero “posti dietro, verso l’ano”, e quindi non erano visibili di profilo, proprio come è nella nostra coppa. Questo Eros sarebbe dunque colui che garantisce, con la sua forza catalizzatrice e la spinta alla coesione, l’armonia del cosmo, da cui scaturisce la creazione; la forza inarrestabile da cui scaturisce la vita”.

Al museo Archeologico nazionale di Firenze inaugurato il nuovo allestimento del Monetiere: esposte oltre 2300 monete antiche, greche, magnogreche, etrusche, romane. Con 60mila esemplari conservati la raccolta del Maf è tra le più importanti raccolte visibili in Italia

La sala del Monetiere al museo Archeologico nazionale di Firenze con le vetrine del nuovo allestimento e gli arazzi restaurati (foto Maf)

Il museo Archeologico nazionale di Firenze

Tetradracma in argento di Atene (479-363 a.C.)conservata nel Monetiere dell’Archeologico di Firenze (foto Maf)

Il Monetiere del museo Archeologico nazionale di Firenze cambia volto. Da venerdì 8 febbraio 2019 apre al pubblico la sezione interamente dedicata alle monete antiche in un allestimento completamente rinnovato, grazie a Friends of Florence al contributo di Jack e Laura Winchester (già donatori nel museo per le sale del Vaso François, del Sarcofago delle Amazzoni e dei bronzetti greco-romani): oltre 2000 esemplari in 34 vetrine con testi e didascalie in doppia lingua (italiano e inglese). Il nucleo più antico probabilmente viene dalla collezione di monete e medaglie raccolte da Piero de’ Medici il Gottoso (1416-1469), poi passate a suo figlio Lorenzo il Magnifico, che raddoppiò la collezione paterna e alla sua morte, nel 1492, poteva lasciare ben 2330 esemplari in eredità ai propri figli. Anche Francesco Valori, biografo del Magnifico, nel 1471 scrive “coloro che volevano affezionarselo, avevano cura di portargli o di mandargli delle medaglie preziose”. Il Monetiere è ospitato in un ambiente, che fu una delle stanze private di Maria Maddalena de’ Medici (sorella di Cosimo II, che nel 1619-20 fece restaurare per lei il Palazzo della Crocetta), adiacente alla sala che ospita la Chimera. Mostra sul soffitto un affresco di Giovanni da San Giovanni (Santa Caterina trasportata dagli Angeli, del 1635 circa), con ai lati decorazioni di impianto seicentesco ma ritoccate nel tardo Ottocento. Le pareti sono impreziosite da arazzi settecenteschi, oggi completamente restaurati, anch’esse con riprese neoclassiche di certo legate alla prima inaugurazione del Monetiere nel 1895, quando il Medagliere Granducale fu distaccato dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi nel 1895 per essere trasferito nella nuova ed attuale sede del Museo Archeologico nel palazzo della Crocetta.

Asse in bronzo della serie etrusca c.d “del Sacrificio” (prima metà III secolo a.C.) conservata nel Monetiere dell’Archeologico di Firenze (foto Maf)

Tetradracma in argento di Atene (479-363 a.C.) conservato nel Monetiere del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto Maf)

“Il Monetiere del museo Archeologico nazionale di Firenze rappresenta”, spiegano al Maf, “una delle più grandi e importanti raccolte di monete antiche visibili in Italia con circa 60mila monete di oro, argento, bronzo, rame ed elettro, di cui – come detto – oltre 2000 quelle esposte, che documentano le più belle e le più importanti emissioni di tutte le città greche che costellavano le coste del Mediterraneo, tra cui Magna Grecia e Sicilia, così come del mondo etrusco e soprattutto di quello romano, in particolare di età imperiale. A queste si affiancano oltre 400 medaglioni e contorniati (grandi medaglie di bronzo del IV e V sec. d.C.), che offrono uno straordinario e luccicante repertorio di conii e di iconografie del mondo antico”. Il Monetiere del museo Archeologico custodisce inoltre decine di ripostigli di monete antiche, medievali e moderne rinvenuti nel sottosuolo toscano, a partire dal 1763 (ripostiglio di Pisa) fino al 1984 (ripostiglio di Castel Volterrano), testimonianze dirette dell’uso e della circolazione della moneta nelle diverse epoche, oltre a centinaia di singole monete rinvenute in occasione di regolari scavi archeologici condotti nel tempo, da Populonia e Vetulonia a Roselle, da Firenze a Grosseto, da Siena a Lucca e in tutto il territorio dell’antica Regio VII Etruria.