Archivio tag | museo archeologico nazionale di Firenze

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visita guidata di Barbara Arbeid per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 7 novembre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 15 e alle 17, visita guidata “La storia in tasca: alla scoperta della collezione numismatica del Museo Archeologico”, a cura di Barbara Arbeid, curatrice del museo Archeologico nazionale di Firenze. “Il museo Archeologico nazionale di Firenze conserva un importante patrimonio di monete antiche, provenienti dal collezionismo mediceo e lorenese o confluite da acquisti e doni più recenti. Piccoli capolavori in metallo sono testimoni di grandi imperi, rotte commerciali e miti dell’antichità. Attraverso monete etrusche, greche e romane, la visita svela come l’arte, il potere e la propaganda viaggiassero di mano in mano”. Inoltre, in collaborazione con l’associazione culturale Antichi Popoli a partire dalle 15 fino alle 17, “Gli Etruschi e l’acqua. Come una risorsa vitale ha modellato una civiltà. Come una risorsa vitale ha modellato una civiltà”: i rievocatori tramite la ricostruzione di alcune figure chiave della società etrusca illustreranno lo stretto contatto tra questo popolo e l’acqua nelle sue varie forme. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Firenze. Nel 60mo dell’alluvione del 1966, aprono due mostre: “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze” al museo Archeologico nazionale, e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” al museo degli Innocenti. Contributi per “archeologiavocidalpassato.com” del direttore Maras e della curatrice Claudia Noferi

Il pannello che annuncia la mostra “Salvati dal fango” all’ingresso del museo Archeologico nazionale di Firenze: nella foto dell’Archivio MAF si intravvede l’Urna del Bottarone (foto graziano tavan)

“Verso le 10.30 del 4 novembre (1966, ndr) le acque dell’Arno dilaganti in Firenze cominciarono a entrare nei locali terreni della sovrintendenza alle Antichità da via della Pergola”, comincia così il racconto, drammatico, di quel giorno annotato da Guglielmo Maetzke, fresco direttore del museo Archeologico di Firenze. “Il personale di servizio tentò di creare degli sbarramenti, e come questi venivano rapidamente superati cercò di opporne altri, più interni per impedirne l’ingresso nel museo. Poi la piena premette sulle volte e il pavimento della seconda sala si gonfiò, si sollevò, e finalmente scoppiò con un rumore sordo, facendo capovolgere una grande vetrina e l’acqua irruppe liberamente nel museo salendo fino a un metro e mezzo di altezza. Cominciò a defluire verso le 9 di sera. Per circa nove ore quest’acqua fangosa, sporca di innumerevoli detriti, ricca di imprevedibili e inconoscibili reagenti, su cui galleggiavano larghe chiazze di nafta, tenne sommerse le collezioni del museo Topografico dell’Etruria, e i Gabinetti fotografico e di restauro, e tutti i magazzini sotterranei. Immersi in quel bagno, vasi di bronzo e ceramiche si mossero, galleggiarono se interi, o si sfasciarono se restaurati per la dissoluzione delle colle. Le vetrine centrali, più leggere, si rovesciarono. I palchetti in legno delle vetrine più grandi si sollevarono, si scollarono, e versarono sui piani inferiori gli oggetti che avevano sostenuti per anni. Da tutti gli oggetti decine di migliaia di cartellini inventariali si staccarono e si dispersero. Quando finalmente le acque si furono ritirate, rimase su tutto la coltre di marmo vischioso e maleodorante”.

Piazza Santissima Annunziata a Firenze (foto graziano tavan)

Da quel giorno sono passati 60 anni. E non sono passati invano. E Firenze vuole ricordare. Il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’Istituto degli Innocenti, le due istituzioni culturali affacciate sulla piazza della Santissima Annunziata di Firenze, ricordano il drammatico evento con il progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti” sviluppato in due esposizioni parallele ma distinte – per materiali ed estensione – nelle due sedi museali: dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027, al museo Archeologico nazionale di Firenze, la mostra “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”; dal 4 novembre al 31 dicembre 2026, al museo degli Innocenti, la mostra “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, che propongono proiezioni video realizzate con fotografie d’archivio, testimonianze dei protagonisti e una vasta selezione di oggetti e documenti dell’epoca. Il progetto è curato da Daniele Federico Maras e Claudia Noferi per il museo Archeologico e da Arabella Natalini per l’Istituto degli Innocenti. Le mostre intendono proporre un’opera di ricostruzione e restituzione di quanto accadde in quei giorni nelle due istituzioni. L’alluvione non rappresentò infatti solo uno spartiacque nella storia generale della città, ma segnò profondamente entrambi gli enti che, per riparare ai danni subiti, diedero il via a importanti interventi: al museo Archeologico si diede avvio a una straordinaria azione di salvataggio e recupero, che portò anche al potenziamento del laboratorio di restauro già esistente, divenuto eccellenza a livello internazionale mentre agli Innocenti si rafforzò l’urgenza di intraprendere l’opera di ricostruzione della Fabbrica e di riallestimento della Galleria d’arte al terzo piano.

“L’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, tragico, ma anche identitario per Firenze, che si è riconosciuta unita di fronte a una tragedia”, spiega Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, ad archeologiavocdalpassato.com, “per la solidarietà, per l’impegno dei cittadini, e che ha scoperto una grande solidarietà e impegno da parte di tutta l’Italia, di tutte le istituzioni. Lo Stato italiano ha mobilitato le proprie risorse. È nata la Protezione civile. Sono state introdotte delle borse di studio. Gli angeli del fango, giovani che da tutto il mondo si sono mossi per salvare il patrimonio di Firenze.

L’effetto dell’alluvione del 1966 sulle collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto archivio Maf)

“Qui nel museo Archeologico – continua Maras – Firenze ha visto anche la nascita di un centro di eccellenza, perché non era mai successo che un patrimonio archeologico così vasto fosse messo a repentaglio. E quindi fu istituito presso il museo Archeologico il Centro di restauro archeologico della Toscana che divenne presto un centro di eccellenza con apparecchiature avanzatissime all’epoca, la propria macchina a Raggi X, attrezzature per analisi chimico-fisiche. Quindi diciamo che il restauro moderno archeologico ha cambiato da prima a dopo l’alluvione.

“Quindi è un momento in cui Firenze può essere orgogliosa del proprio impegno, delle proprie capacità, quella che oggi chiameremmo resilienza, e di produrre qualcosa di eccezionale a partire da una tragedia. E grazie a questo impegno il museo Archeologico vuole rinnovare l’abbraccio con la sua città, perché questo museo è la casa dei fiorentini”.

“Il progetto Curare il passato, proteggere il futuro”, illustra ad archeologiavocidalpassato.com il direttore del MAF Daniele F. Maras, “è un progetto che vuole mettere insieme realtà del territorio di Firenze, di questa parte di Firenze in particolare intorno alla piazza della Santissima Annunziata: e infatti ci siamo alleati, associati con l’Istituto degli Innocenti che nel suo museo ospita un’altra parte di questa mostra, una doppia mostra che è diffusa su due istituti, per raccontare quella che fu una tragedia cittadina che vide diverse realtà colpite. Nel loro caso non furono tanto le opere d’arte quanto i mezzi di sostentamento degli orfani, dei bambini ospitati nell’istituto. Noi ospitiamo qui alcune testimonianze dell’istituto colpito, vicino ai materiali archeologici colpiti dall’alluvione. E la stessa cosa succede presso l’istituto degli Innocenti dove viene raccontato di più il momento del colpo, della tragedia. Diciamo che qui, presso il museo Archeologico, raccontiamo il dopo, ciò che è successo subito dopo. In questo modo riallacciamo il rapporto con la città attraverso le sue istituzioni gloriose, potremmo dire, storiche, che uniscono tutti i cittadini di Firenze”.

“La mostra”, spiega Daniele F. Maras, direttore del MAF, ad archeologiavocdalpassato.com, “racconta diversi momenti a partire dalle voci dei protagonisti dell’epoca. Era appena divenuto soprintendente Guglielmo Maetzke che si trovò subito a fronteggiare una tragedia e un momento così drammatico. Ci fu l’impegno di archeologi e ispettori come Anna Talocchini che si mise immediatamente a catalogare i materiali e a recuperare tutto quello che si riusciva a recuperare dal giorno dopo la fine dell’alluvione. O Emilio Pecorella che salvò il patrimonio fotografico insieme a tutto un gruppo di fotografi.

Il cinerario col defunto disteso e il demone femminile Vanth, dopo l’alluvione e dopo il restauro (foto graziano tavan)

“Noi – continua Maras – abbiamo voluto raccontare la storia di persone che si sono impegnate, ma non hanno semplicemente salvato il salvabile di fronte a una situazione così drammatica, ma hanno costruito un futuro migliore mettendo tutte le risorse a disposizione. La storia viene raccontata dal momento in cui c’è l’alluvione che colpisce, devasta, distrugge: basti pensare che ha riempito gli scantinati e i depositi sotterranei fino a far saltare i pavimenti per aria e buttando giù tutte le vetrine. Quindi la situazione era un bombardamento alla fine dell’alluvione. Dopodiché c’è stato un lavoro meticoloso di ricostruzione, e il personale all’epoca ebbe la prontezza d’animo di salvare i registri inventariali grazie ai quali si è potuto poi ricostruire e mettere insieme tutto il resto. Questo lungo lavoro, quasi uno scavo archeologico all’interno di un museo coperto di fango, ha permesso di ricostruire un patrimonio che oggi possiamo ancora vedere grazie a quegli eroi”.

Arredi dall’archivio alla mostra “Salvati dal fango” al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“La mostra Salvati dal fango è sicuramente anche un racconto della storia di questo museo. Abbiamo attinto dagli archivi: l’archivio documentario, che il visitatore trova all’inizio della mostra; l’archivio fotografico, che invece è la guida dell’intero percorso espositivo”, spiega l’archeologa del MAF Claudia Noferi, curatrice della mostra, ad archeologiavocidalpassato.com. “E abbiamo attinto anche dalle cantine, dai magazzini, perché il visitatore troverà dei mobili, dei complementi di arredo, degli oggetti, che veramente hanno fatto parte della vita di quegli anni, dell’alluvione e del post alluvione. Il visitatore quindi potrà svolgere un percorso a tutto tondo all’interno di quello che è stato l’alluvione del 4 novembre del 1966 a Firenze, al museo Archeologico e anche di come il museo Archeologico e il personale ha reagito a questa immensa tragedia”.

La stele del dio Arno proveniente dal foro romano di Firenze (foto graziano tavan)

“In questa mostra”, illustra la curatrice Claudia Noferi, “si troveranno ancora degli oggetti che sono stati conservati a futura memoria con le tracce del fango dell’alluvione. E si troverà addirittura una stele che rappresenta proprio il dio Arno, che viene dal Foro di Firenze, quindi dal centro, dallo storico cinema Gambrinus per noi fiorentini, adesso Hard Rock Cafè, che a inizio mostra ci ricorda proprio il rapporto tra l’Arno e i fiorentini nella storia”.

“Il museo Topografico dell’Etruria”, ricorda Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, ad archeologiavocidalpassato.com, “fu quello che è stato colpito di più dall’alluvione perché all’epoca era disposto al pian terreno e quindi fu duramente devastato.

Oggetti in mostra a “Salvati dal fango” lasciati ancora con le tracce del fango a memoria dell’alluvione (foto graziano tavan)

Dopo d’allora ci sono stati vari momenti di recupero e di ripresentazione. In questo momento il museo Topografico dell’Etruria è in corso di riallestimento: prima ristrutturazione degli spazi e poi riallestimento, grazie anche a una donazione internazionale che consentirà l’allestimento del nuovo Topografico. I lavori sono in corso. È difficile, in un edificio storico, riuscire a prevedere le date per cui avevo sperato di poter arrivare in tempo per questo appuntamento (4 novembre 2026, ndr). Ma siamo ancora al lavoro e quindi l’anno prossimo dovrebbe essere quello buono, ma non voglio dare date visto che possono esserci sempre delle sorprese. Quello che stiamo facendo però è costruire un rapporto tra il museo Topografico dell’Etruria, anche quando è chiuso, e il resto del mondo. In questo momento a Cabras in Sardegna c’è una mostra con i materiali che saranno esposti nel Topografico, che sono stati spostati in Sardegna temporaneamente per una mostra di Etruschi e Sardi a confronto in collaborazione con la Fondazione Mont’e Prama (vedi Cabras (Or). Alla vigilia della grande mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, al museo “Marongiu”, il direttore Maras fa qualche anticipazione e invita tutti a visitarla – archeologiavocidalpassato(. Prima c’era stata un’occasione del genere a Vetulonia (vedi Vetulonia. Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa: apre la mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (con passeggiata alla Tomba del Duce), con il ricco corredo scoperto nella tomba a circolo nel 1886 da Isidoro Falchi. È la prima iniziativa dell’accordo tra Maf e Muvet – archeologiavocidalpassato). Quindi il museo esce dai propri spazi. Il Piombo di Magliano in questo momento è a Magliano in Toscana (vedi Magliano in Toscana (Gr). Al museo Archeologico aperta la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”: il museo Archeologico nazionale di Firenze porta il Piombo di Magliano dopo oltre 140 anni nel luogo del suo ritrovamento – archeologiavocidalpassato). Sono tutte occasioni in cui il museo – come dovrebbe essere – è un centro nazionale: quindi esce dal proprio spazio per poter presentare quello che ha, anche quando una parte del museo è chiuso per rinnovamento a tutto il mondo”.

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 31 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 14 e alle 16, visita guidata “Esplora il MAF: storie, luoghi e tesori nascosti delle sue collezioni”, a cura di Gabriella Sabatini, curatrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; alle 15 e alle 17, visita guidata “Le collezioni del MAF: un viaggio unico tra arte e storia antica”, a cura di Gregorio Aversa, curatore del museo Archeologico nazionale di Firenze. Visitare un Museo significa viaggiare nel tempo alla ricerca di storie, conoscere luoghi, approfondire relazioni riguardo a capolavori d’arte e non solo. Accompagnati dai curatori Gabriella Sabatini e Gregorio Aversa sarà possibile esplorare le collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze per scoprire ciò che lega il nostro presente ad un passato tanto lontano ma in fondo molto vicino, fatto di commercio, perizia artigiana, e soprattutto di umanità. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

4 novembre 1966 – 2026: nel 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze al via due mostre “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” nell’ambito del progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. Ecco il programma di tre giorni di iniziative

4 novembre 1966: l’Arno esonda prima dell’alba, l’acqua raggiunge altezze impressionanti nel centro storico, fino a circa 5–6 metri in zone come Santa Croce, circa 3 metri in piazza del Duomo e oltre un metro a Santo Spirito. Nonostante la posizione leggermente più riparata rispetto ad altre zone vicine all’Arno, il museo Archeologico nazionale di Firenze subisce gravi danni a causa dell’acqua e del fango che travolgono vetrine, scaffali, lastre e stampe fotografiche, oltre a spazzare via il museo Topografico dell’Etruria. In occasione del 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti propongono un progetto espositivo comune: “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. In due mostre, “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, fotografie dell’epoca, reperti archeologici restaurati, esposizione di oggetti ancora ricoperti dal fango e contenuti multimediali.

“L’alluvione del 1966”, ricorda Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “è stato un momento cruciale della storia contemporanea di Firenze, qualcosa che ha cambiato quello che c’era prima rispetto a quello che c’era dopo. Un evento catastrofico legato al maltempo e anche al cambiamento climatico, che quindi è un argomento di estrema attualità oggi. E per il quale la città si è trovata indifesa, inerme, con una catastrofe di queste proporzioni che ha attaccato tutto il patrimonio culturale. Nel museo Archeologico l’alluvione è stata particolarmente dannosa – continua -, perché praticamente ha invaso tutto il primo piano e ha messo in ginocchio il Museo. La reazione positiva dello Stato italiano, di Firenze, dei fiorentini e di tutte le persone appassionate e dei volontari, degli studiosi che hanno collaborato per salvare il patrimonio culturale è stato un momento importantissimo in cui le istituzioni si sono date da fare. È stato istituito il grande laboratorio di restauro archeologico qui a Firenze che è diventato poi il centro di eccellenza del restauro internazionale. Sono state gettate le basi per la protezione civile: la protezione civile è nata allora, dopo l’alluvione di Firenze. Insomma, tutta una serie di collaborazioni con istituzioni internazionali nate allora per il salvataggio del patrimonio che ancora oggi funzionano in difesa di città che hanno catastrofi a volte non solo naturali, ma a volte legate a eventi umani come le guerre. Quindi diciamo che l’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, una tragedia devastante, ma è stata anche un punto di partenza per una costruzione di un futuro migliore. E ancora oggi stiamo lavorando per questo futuro. Queste storie, questo racconto – conclude -, saranno l’oggetto della grande mostra che stiamo realizzando qui nel museo, e che ci accompagnerà alla scoperta non solo dell’alluvione, ma soprattutto della resilienza di Firenze: Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”.

Affacciati sulla stessa piazza, la Santissima Annunziata, il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti condividono non solo uno dei luoghi più riconoscibili della città, ma anche una storia segnata dall’alluvione del 1966. È da questo legame che nasce il progetto espositivo comune Curare il passato e proteggere il futuro, con cui i due musei, a 60 anni dall’alluvione, raccontano insieme le conseguenze del disastro, il lavoro di recupero e restauro e le storie degli oggetti e delle persone che hanno attraversato quei giorni, attraverso due mostre parallele: Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze visitabile all’Archeologico dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027 e L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi visitabile al museo degli Innocenti dal 4 novembre al 31 dicembre 2026. I due progetti espongono nei rispettivi spazi fotografie d’epoca, reperti archeologici restaurati, filmati, oggetti ancora ricoperti dal fango e documenti provenienti dall’archivio di entrambi i musei. Inoltre, una parte della mostra all’Archeologico è dedicata alla nascita del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, il laboratorio realizzato all’indomani della tragedia negli spazi del museo per volontà del Ministero dell’Istruzione e affermatosi poi come un’eccellenza italiana internazionale.

Mercoledì 4 novembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze a 60 anni dall’alluvione di Firenze, che colpì gravemente anche il museo, ricorda quei drammatici giorni con l’inaugurazione della mostra “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze”, e con tre giorni di iniziative, tra le quali oltre alle visite guidate alla mostra, anche un incontro con i testimoni della tragedia e un’apertura straordinaria del laboratorio di restauro.

MERCOLEDI’ 4 NOVEMBRE 2026 apertura al pubblico della mostra: visita guidata del direttore alle 12. Apertura straordinaria ore 18-22: visite guidate della curatrice Claudia Noferi ogni ora. A seguire visite guidate con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi al laboratorio di restauro “Erminia Caudana” in piccoli gruppi.

GIOVEDI’ 5 NOVEMBRE 2026: ore 16, “IO C’ERO”, un incontro sulla narrazione dell’accaduto attraverso le parole dei testimoni dell’alluvione e delle sue conseguenze, tra i quali Filippo Delpino, all’epoca giovane borsista e oggi eminente etruscologo. Ingresso gratuito su prenotazione: man-fi@cultura.gov.it.

VENERDI’ 6 NOVEMBRE 2026: visita guidate alla mostra della curatrice Claudia Noferi alle 10 e alle 11.30. Visite comprese nel costo del biglietto di ingresso.

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 24 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 14 e alle 16, visita guidata “Esplora il MAF: storie, luoghi e tesori nascosti delle sue collezioni”, a cura di Gabriella Sabatini, curatrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; alle 15 e alle 17, visita guidata “Le collezioni del MAF: un viaggio unico tra arte e storia antica”, a cura di Gregorio Aversa, curatore del museo Archeologico nazionale di Firenze. Visitare un Museo significa viaggiare nel tempo alla ricerca di storie, conoscere luoghi, approfondire relazioni riguardo a capolavori d’arte e non solo. Accompagnati dai curatori Gabriella Sabatini e Gregorio Aversa sarà possibile esplorare le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze per scoprire ciò che lega il nostro presente ad un passato tanto lontano ma in fondo molto vicino, fatto di commercio, perizia artigiana, e soprattutto di umanità. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Firenze. Alla LdM Gallery apre la mostra fotografica “Ancient Voices”, realizzata da CAMNES e dal museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con l’Istituto Lorenzo de’ Medici e la LdM Gallery, e curata da Anna Consonni (MAF), Massimiliano Franci, Irene Morfini e Valentina Santini (CAMNES)

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 17, nei locali della LdM Gallery in via de’ Pucci 4 a Firenze, inaugurazione della mostra fotografica “Ancient Voices”, realizzata da CAMNES e dal museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con l’Istituto Lorenzo de’ Medici e la LdM Gallery, e curata da Anna Consonni (MAF), Massimiliano Franci, Irene Morfini e Valentina Santini (CAMNES). Una mostra per riscoprire le voci dei protagonisti del passato. Nelle sale della Sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Firenze sono conservate centinaia di stele, rilievi e statuette che i visitatori di oggi rischiano di percepire come semplici e inerti “opere d’arte”. Per i loro committenti, tuttavia, si trattava di strumenti magico-rituali concepiti per garantire la sopravvivenza del proprio nome e della propria identità oltre la morte. La mostra fotografica Ancient Voices nasce per restituire voce ai loro proprietari, rispondendo all’antico appello che i defunti rivolgevano ai vivi: pronunciare il loro nome e recitare un’offerta per il loro Ka.

Lontana dalla storia tradizionale di faraoni e piramidi, l’esposizione si fonda sulla microstoria: nessuno degli oggetti apparteneva a re o membri della corte reale. I protagonisti sono scribi di provincia, artigiani, sacerdoti, contadini, prefiche, cantanti, padri e madri: quella “classe media” che costituiva l’ossatura del Paese. Nei dettagli decorativi degli oggetti – come l’abbraccio di una moglie, le offerte di pane e birra o gli animali accovacciati sotto le sedie – si intravede un Egitto fatto di affetti domestici, lutti e devozioni personali, nel quale i visitatori possono riconoscersi. Poiché molti dei defunti ci hanno lasciato solo il proprio nome, o talvolta nemmeno quello, gli egittologi hanno scelto il linguaggio poetico per dar loro voce. Nell’antico Egitto, la poesia era un elemento strutturale e sacro della vita, utilizzato per dialogare con gli dei ed esprimere i sentimenti umani più intimi. Ancient Voices, tramite quel linguaggio poetico con cui i visitatori saranno accompagnati tra le sale dell’esposizione, vuole così dimostrare che la grande Storia è la somma di singole vite individuali e si pone come obiettivo quello di riaffermare il valore universale della memoria.

La mostra a ingresso libero si può visitare dal 22 ottobre al 13 novembre 2026: lunedì, martedì e giovedì, dalle 10 alle 14; mercoledì, dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 19; venerdì, dalle 15 alle 19.

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Mercoledì 21 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 19 e alle 21, visita guidata “Alla scoperta delle collezioni del MAF. Storie, luoghi e contesti da conoscere” con Gregorio Aversa e Gabriella Sabatini, curatori del museo Archeologico nazionale di Firenze. Un viaggio nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra reperti celebri e testimonianze meno note, per riscoprire le storie che si celano dietro gli oggetti esposti. In ogni appuntamento un percorso diverso condurrà alla scoperta di epoche, luoghi e protagonisti del passato, seguendo le tracce lasciate dai reperti e dalle circostanze del loro rinvenimento. Perché un reperto non è mai soltanto un oggetto: il luogo da cui proviene, il contesto nel quale è stato ritrovato e le vicende che lo hanno portato fino al museo possono restituirgli una storia e nuovi significati. Alle 18.15 e alle 20.15 visita “L’Arringatore fuori dalla vetrina. La statua, il ritrovamento, il processo, il paesaggio” a cura di Gabriella Sabatini. Un viaggio oltre l’immagine della celebre statua, per ricostruirne la storia attraverso le tracce documentarie del ritrovamento, il processo per la sua proprietà e il paesaggio di Pila, dove fu rinvenuta nel 1567. Dagli archivi al territorio, nuove domande per guardare l’Arringatore con occhi diversi. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visite guidate di Gregorio Aversa e Anna Consonni per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 17 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), con un nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”. Alle 14 e alle 16, visita guidata “Uomini e dei nel Mediterraneo antico” con Gregorio Aversa, curatore della sezione magnogreca. Scoprire le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze significa, tra le altre cose, riuscire ad avere un contatto diretto non solo con grandi capolavori dell’arte antica, ma anche con immagini che rimandano ad uno dei temi di maggiore fascino delle culture mediterranee antiche, il rapporto dinamico tra esseri umani e dimensione del divino. Alle 15 e alle 17, visita guidata “Lasciati sorprendere dall’antico Egitto. Visite guidate tutte da scoprire” con Anna Consonni, curatrice della sezione egizia. Un sorprendente viaggio attraverso la seconda collezione egizia più ampia d’Italia. La curatrice in ogni appuntamento proporrà un percorso a sorpresa, approfondendo alcuni degli aspetti più importanti della vita quotidiana, della religione e dell’arte di questa affascinante civiltà, scoprendo ogni volta reperti più e meno noti della Sezione Egizia. Attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it

Firenze. Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visita guidata “Dei, devoti e sacerdoti. Il mondo degli Etruschi nelle collezioni del MAF” a cura di Barbara Arbeid per il ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”

Sabato 10 ottobre 2026, in concomitanza con l’apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.15), nuovo appuntamento del ciclo “Scopriamo le collezioni del MAF”: alle 14.30 e alle 16, visita guidata “Dei, devoti e sacerdoti. Il mondo degli Etruschi nelle collezioni del MAF” con la curatrice della sezione etrusca Barbara Arbeid. La centralità delle pratiche religiose nella vita e nella mentalità degli Etruschi era nel mondo antico un vero e proprio luogo comune, a noi giunto attraverso le fonti, come il noto passo dello storico Livio (V, 1, 6), che li definisce “un popolo dedito alle pratiche religiose più di qualsiasi altro”. Gli Etruschi si distinguevano, agli occhi dei loro contemporanei, per l’attenzione dedicata all’esecuzione dei rituali e la profonda conoscenza delle liturgie: la visita si snoderà fra le tracce di un mondo complesso e sfaccettato, ricco di gesti, parole, profumi e musica, che ancora riecheggia nelle opere del nostro Museo. Visita compresa nel costo del biglietto di ingresso al museo. Info: man-fi@cultura.gov.it

Firenze. Al museo Archeologico nazionale, per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, presentazione del libro “La riscoperta della città medievale di Tusculum (Monte Porzio Catone, Roma): quando storia e archeologia da “sorelle gelose” si trasformano in alleate preziose per la ricerca” di Valeria Beolchini

Giovedì 8 ottobre 2026, alle 17, per “I pomeriggi dell’Archeologico”, al museo Archeologico nazionale di Firenze presentazione del libro “La riscoperta della città medievale di Tusculum (Monte Porzio Catone, Roma): quando storia e archeologia da “sorelle gelose” si trasformano in alleate preziose per la ricerca” di Valeria Beolchini (EEHAR-CSIC; IH-CSIC).

Nell’immaginario collettivo, il nome Tusculum richiama inevitabilmente alla memoria l’antica città romana, in cui sorgeva la villa di Cicerone che ospitò le celebri Tusculanae disputationes. Meno noto è invece che nei secoli centrali del medioevo la città visse un periodo di rinnovato splendore, divenendo la roccaforte dinastica dal potente casato dei Conti di Tuscolo, fino a quando nel 1191 fu distrutta dalla vicina Roma proprio a causa della sua potenza e ricchezza. Il secolare abbandono del sito di fatto ne ha garantito la conservazione, al punto che quando agli inizi del XIX secolo Tusculum venne riscoperta, fu definita “la Pompei alle porte di Roma”. Ma, come consueto per l’epoca, l’attenzione dei primi archeologi fu riservata esclusivamente alle rovine romane, mentre le tracce dell’insediamento medievale furono eliminate senza lasciare traccia. A partire dal 1994 la EEHAR-CSIC, ente di ricerca spagnolo, ha avviato un progetto di ricerca archeologica nel sito su concessione ministeriale. I risultati delle indagini hanno permesso di ricostruire gradualmente la fisionomia della città nella sua diacronia, grazie all’apporto fornito da molteplici indagini interdisciplinari. La recente pubblicazione del volume Tusculum VII dedicato alle fasi di vita archeologicamente più labili e, conseguentemente, meno note dell’insediamento, si propone di contribuire a far riemergere dall’oblio del passato la storia della roccaforte medievale dei Conti di Tuscolo rimasta per secoli invisibile, la cui storia millenaria e la cui realtà materiale complessa e articolata la rendono un caso di studio particolarmente interessante per la medievistica italiana.

Come sempre ingresso gratuito su prenotazione, scrivendo a man-fi@cultura.gov.it