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Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, su “La cenatio rotunda della Domus Aurea”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 7 maggio 2026, alle 17, la conferenza “La cenatio rotunda della Domus Aurea” con Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, che esplorerà forma, struttura e funzionamento di uno degli ambienti più affascinanti dell’antichità. Un viaggio tra archeologia, fonti antiche e meraviglie dell’ingegneria romana, alla scoperta di uno dei più suggestivi enigmi della Roma imperiale. Ingresso gratuito su prenotazione scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Ricercata per decenni e alternativamente individuata nella sala ottagona del Padiglione di Colle Oppio o sul Palatino (sotto la cenatio Iovis della Domus Flavia e più di recente nell’area di Vigna Barberini), la celebre cenatio rotunda citata da Svetonio (Nero, 31) può essere oggi identificata proprio nella sala ottagona. Il riconoscimento e la collazione di una notevole messe di dati ed evidenze archeologiche, messe a confronto con le informazioni riportate nelle fonti letterarie, ci consente infatti di ricostruire, con buonissima approssimazione, forma, struttura e funzionamento della “sala rotante”: una controcalotta a lacunari aperti la quale girava, diebus ac noctibus vice mundi, a ridosso del rivestimento in lamine presumibilmente bronzee della grande cupola, azionata da un meccanismo idraulico e carica di significati simbolici di natura astronomica.

Firenze. Per le festività primaverili visite guidate a Villa Corsini a Castello ristrutturata nel ‘600 dall’architetto e scultore granducale Foggini, oggi arricchita con marmi della raccolta del museo Archeologico nazionale

Veduta dall’alto del salone di Villa Corsini a Castello (Fi) (foto maf)

Facciata della Villa Corsini a Castello (Fi) (foto maf)

Occasione speciale per trascorrere un pomeriggio diverso, tra cultura e bellezza, nel cuore della primavera: “Storia e bellezza aprono i battenti a Villa Corsini a Castello” a Firenze. In occasione delle festività primaverili è possibile visitare guidati la villa comprata dal Consigliere del Granduca Cosimo III de’ Medici, Filippo Corsini, che ne affidò la ristrutturazione a Giovan Battista Foggini (1652-1725), architetto e scultore granducale, oltre che direttore delle manifatture di corte. La Villa rimase in proprietà dei principi Corsini fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando venne occupata dalle armate tedesche, per passare poi agli alleati della Divisione Fulgore. Successivamente i Corsini la diedero in affitto alle suore Dorotee che vi ospitarono il loro Educandato, ma fu requisita dal Commissariato per gli alloggi del Comune di Firenze perché fosse assegnata a quattro famiglie di sfrattati. Rimase così occupata fino al 1956, quando Tommaso Corsini avviò le pratiche di vendita. Passata dal 1971 al demanio dello Stato, dal 2015 è entrata a far parte della Direzione regionale musei della Toscana.

Salone di Villa Corsini a Castello (Fi) con i marmi romani (foto maf)

Visite guidate. Sabato 25 aprile 2026, alle 14, 15, 16, 17. Chiusura alle 18. Domenica 26 aprile 2026, alle 9, 10, 11, 12, 13. Chiusura alle 14. Venerdì 1° maggio 2026, alle 14, 15, 16, 17. Chiusura alle 18. Nel salone sono stati collocati alcuni fra i marmi più significativi della raccolta del museo Archeologico nazionale di Firenze fra cui spiccano la statua in porfido dell’imperatore Adriano, unica nel suo genere, e quella della Peplophoros da palazzo Cepparello, splendida replica d’età romana da un originale greco del V sec. a.C. Lungo le pareti del cortile, invece, hanno trovato posto numerosi sarcofagi etruschi in nenfro da Tuscania, provenienti dalla tomba gentilizia degli Statlane, databili dalla fine del IV al II secolo a. C., oltre ad un pregevolissimo sarcofago femminile da Tarquinia, decorato a bassorilievo con scene figurate cariche di valenze simboliche che alludono a riti e a culti salvifici. In altri ambienti del piano terra si è voluto invece recuperare parte della fastosa decorazione di marmi antichi un tempo nel “Ricetto delle Iscrizioni” degli Uffizi, allestito dal Foggini per Cosimo III quale maestoso ingresso alla Galleria e smantellato entro il 1920, dopo alterne fasi allestitive. Al primo piano il visitatore potrà invece ripercorrere la millenaria storia della piana fiorentina attraverso un’esposizione permanente di reperti rinvenuti nel territorio. Fra essi spiccano i resti del corredo della Tomba della Mula (fine VII sec. a.C.) e sculture funerarie di botteghe fiesolane arcaiche, tre i quali l’eccezionale Cippo di Settimello (metà VI sec. a.C.). È importante ricordare che dell’esposizione fanno parte anche reperti provenienti dalla città etrusca di Gonfienti, scoperta ormai oltre dieci anni fa non lontano da Calenzano.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro Alessia Amenta, curatore reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani su “La litania in pietra della dea leonessa Sekhmet. Presentazione della più straordinaria scenografia d’Egitto”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, la conferenza “La litania in pietra della dea leonessa Sekhmet. Presentazione della più straordinaria scenografia d’Egitto” con Alessia Amenta, curatore reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. La conferenza presenta il Progetto Sekhmet, un progetto di ricerca internazionale e multidisciplinare diretto da Alessia Amenta, curatore del Reparto per le Antichità Egizie e del Vicino Oriente, e dedicato allo studio delle centinaia statue della dea leonessa Sekhmet in granodiorite, realizzate per il tempio funerario di Amenhotep III a Tebe Ovest a Kom el-Hettan (Tebe Ovest), eretto tra il 1390 e il 1353 a.C., ma distrutto qualche tempo dopo per un terribile terremoto. Le statue di Sekhmet, disposte nella parte più intima del tempio, avrebbero funzionato come una grandiosa scenografica litania di protezione per il faraone Amenhotep III e contro ogni possibile pericolo per il cosmo ordinato. Il progetto, diretto da Alessia Amenta, curatore del Reparto di Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani, ha sviluppato metodi di ricerca innovativi. Nell’assenza di documentazione scritta antica relativa a questo gigantesco cantiere, la linea guida è stata quella di ‘far parlare le statue’ attraverso un software che utilizza l’Intelligenza Artificiale (AI). Il sito ha restituito statue finite, ma anche ‘non finite’, che rappresentano la scoperta archeologica più importante, poiché cristallizzano nello spazio e nel tempo un preciso momento della lavorazione della pietra. Siamo davanti a un gigantesco cantiere a cielo aperto, una straordinaria produzione fluida di ‘varietà seriali’.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Idoli di potere e bellezza” a cura di Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, parte del progetto “Idoli di bronzo” con la Fondazione Brescia Musei e la mostra “Victoria Mater. L’idolo e l’icona” al Capitolium di Brescia (pure prorogata)

La mostra “Idoli di potere e bellezza” al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto alessandra chemollo ( man-fi)

Dopo il grande successo di pubblico la mostra “Idoli di potere e bellezza”, in chiusura al 9 aprile al museo Archeologico nazionale di Firenze, è prorogata fino al 14 giugno 2026. L’esposizione si propone di analizzare lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione, la conservazione e la trasmissione del potere imperiale. Curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, rispettivamente direttore e curatrice del Museo fiorentino, “Idoli di potere e bellezza” presenta 20 oggetti antichi di forte valore simbolico provenienti dalle raccolte medicee, riuniti attorno a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali provenienti dal museo di Santa Giulia a Brescia, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, e una testa di Venere dalle antiche collezioni granducali. In particolare, si possono ammirare medaglioni e monete (aurei, sesterzi, denari, assi) che veicolavano il ritratto imperiale come simbolo e garanzia della continuità del potere, ma anche gemme, anelli e collane d’oro, destinati a un uso “privato”, ma non meno ricco di significato simbolico, e una splendida testa d’aquila a grandezza naturale, simbolo della maestà di Giove. A maggio 2026, al museo Archeologico nazionale di Firenze si terrà la presentazione del catalogo della mostra “Icone di potere e bellezza”, Allemandi Editore, a cura di Daniele F. Maras e Barbara Arbeid, con saggi, tra gli altri, di Stefano Karadjov, Maria Elisa Micheli, Massimiliano Papini, Javier Deferrari e Lavinia Modesti, e fotografie di Alessandra Chemollo.

La rassegna s’inserisce nel quadro istituzionale di una virtuosa collaborazione tra la Fondazione Brescia Musei e il museo Archeologico nazionale di Firenze, sotto gli auspici della direzione generale Musei del ministero della Cultura, dal titolo complessivo “Idoli di bronzo”. L’appuntamento fiorentino si pone in linea di continuità con “Victoria Mater. L’idolo e l’icona” in corso e prorogata fino al 21 giugno 2026 all’interno del Capitolium, al parco archeologico di Brescia romana, che propone un’inedita installazione di Francesco Vezzoli, in grado di far dialogare la Vittoria Alata, una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e l’Idolino di Pesaro, esempio raffinato di artigianato artistico classico, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’intero progetto, promosso da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, in collaborazione con la direzione generale Musei del ministero della Cultura, il museo Archeologico nazionale di Firenze, l’Opificio delle Pietre Dure e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, è stato appositamente studiato per accompagnare l’apertura delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano, dove si conservava la Vittoria Alata.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Barbara Arbeid, curatrice Man-Fi, e Michele Bueno, archeologo SABAP-Fi, su “Troppo bello per essere vero? Viaggio tra i falsi archeologici”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, la conferenza “Troppo bello per essere vero? Viaggio tra i falsi archeologici” con Barbara Arbeid, curatrice museo Archeologico nazionale di Firenze, e Michele Bueno, funzionario archeologo – SABAP per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato. Ingresso gratuito su prenotazione scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. L’archeologia non è solo lo studio della cultura materiale delle civiltà del passato, ma anche un palcoscenico di inganni magistrali che hanno sfidato esperti e istituzioni: analizzarli non (solo) come semplici truffe, ma come proiezioni culturali e specchi delle ossessioni collezionistiche di un’epoca ci consente di comprendere come è mutato, nel corso del tempo, il rapporto con l’antico. Dai guerrieri etruschi del Metropolitan ai vasi figurati dispersi a centinaia nelle collezioni private, il confine tra l’originale e il contraffatto si rivela spesso permeabile, mediato dal desiderio di scoperta e di possesso a ogni costo. L’obiettivo è dimostrare come il falso, anche una volta smascherato, non perda valore conoscitivo: esso smette di parlarci del passato remoto per diventare un prezioso documento della storia del gusto e della ricezione dell’antico. Un viaggio tra estetica e inganno, dove l’occhio dell’archeologo deve farsi detective. Tuttavia, nell’attività di monitoraggio delle collezioni disseminate sul territorio, emergono talvolta anche casi fortunati di reperti archeologici autentici di interesse eccezionale per qualità intrinseche e storia collezionistica: piccoli cimeli dal valore affettivo, passati di mano in mano nel corso dei secoli, scomparsi e poi ricomparsi inaspettatamente. Tra falsi d’autore e ritrovamenti eclatanti, la conferenza esplorerà le diverse sfaccettature del collezionismo archeologico, attraverso alcuni casi studio significativi, tratti anche dall’esperienza diretta dei relatori.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Caterina Parigi dell’università di Genova su “Le sculture della Galleria di Arazzi e Tessuti antichi nel Palazzo della Crocetta: una storia travagliata”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, la conferenza “Le sculture della Galleria di Arazzi e Tessuti antichi nel Palazzo della Crocetta: una storia travagliata” con Caterina Parigi dell’università di Genova. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Il rinvenimento casuale della dicitura Galleria degli Arazzi” all’interno dell’inventario del 1914 delle Gallerie degli Uffizi, in corrispondenza di un nucleo di 52 sculture, ha dato avvio a una specifica indagine archivistica. L’attività di ricerca è stata finalizzata all’identificazione dei singoli esemplari e alla ricostruzione dei loro passaggi collezionistici e, tra le tappe fondamentali emerse dallo studio, si segnala la permanenza delle opere nella Galleria di Arazzi e Tessuti antichi del Palazzo della Crocetta durante gli ultimi anni dell’Ottocento. L’intervento presenterà l’esito delle ricerche effettuate, ripercorrendo le complesse vicende storiche e conservative che hanno interessato questo gruppo di sculture.

Caterina Parigi (Dafist, UniGe)

Caterina Parigi si è laureata in Archeologia e Storia dell’Arte greca all’università di Firenze con una tesi su “La Tholos e gli edifici del settore sud-occidentale dell’Agora di Atene” e ha poi conseguito il Dottorato di ricerca all’università di Roma Tor Vergata con la tesi “Atene e il sacco di Silla: distruzioni, restauri e ricostruzioni fra l’86 a.C. e il 27 a.C.”. Attualmente è ricercatrice a tempo determinato in Archeologia classica al dipartimento di Antichità, filosofia e storia (DAFIST) dell’università di Genova.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” incontro con Fabio Negrino, docente di Preistoria e Protostoria al dipartimento di Antichità Filosofia Storia dell’università di Genova su “La fine di un mondo: gli ultimi neandertaliani di Liguria” 

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 19 marzo 2026, alle 17, la conferenza “La fine di un mondo: gli ultimi neandertaliani di Liguria” con Fabio Negrino, docente di Preistoria e Protostoria al dipartimento di Antichità Filosofia Storia dell’università di Genova. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. I recenti scavi condotti presso l’Arma delle Manie (Finale Ligure, Savona) offrono nuovi e rilevanti dati sulla fase finale della presenza neandertaliana in Liguria. Il sito, collocato in una posizione strategica tra il litorale tirrenico e l’entroterra alpino-appenninico, documenta occupazioni musteriane attribuibili agli ultimi gruppi di Homo neanderthalensis dell’Italia nord-occidentale. L’analisi stratigrafica e dell’industria litica evidenzia strategie tecnologiche consolidate, un forte radicamento territoriale e un approvvigionamento prevalentemente locale delle materie prime, suggerendo comunque una mobilità non limitata e ben definita. I dati dell’Arma delle Manie si inseriscono nel più ampio quadro della transizione tra Paleolitico medio e superiore, contribuendo al dibattito sulla persistenza, l’adattamento e la scomparsa delle popolazioni neandertaliane in un’area di cerniera ecologica e culturale, poco prima dell’arrivo stabile di Homo sapiens nella regione.

 

#domenicalmuseo. Nella prima domenica di marzo nel podio della classifica assoluta tra il primo posto del Colosseo (15.876 ingressi) e il terzo di Foro Romano e Palatino (13.114 ingressi), come a febbraio, si inserisce al secondo posto la Reggia di Caserta con 13.671 ingressi

Sono stati 260mila gli ingressi domenica 1° marzo 2026, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di marzo, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. A marzo il podio della classifica assoluta è uguale a quella del mese precedente per il primo posto con il Colosseo (15.876 ingressi) e per il terzo con il Foro Romano-Colosseo (ingressi 13.114), mentre al secondo posto si inserisce la Reggia di Caserta (ingressi 13.671) che fa scalare il Pantheon al quarto posto.

Visitatori al museo Archeologico nazionale di Aquileia nei riaperti depositi arricchiti dalla mostra “Gli dei ritornano” (foto graziano tavan)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 15.876 ingressi; Foro Romano e Palatino 13.114; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 11.957; area archeologica di Pompei 11.833; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.030; Terme di Caracalla 3.383; museo e area archeologica di Paestum 3.235; Terme di Diocleziano 3.157; parco archeologico di Ercolano 2.899; Villa Adriana 2.578; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.194; museo Archeologico di Venezia 2.160; Palazzo Massimo 2.097; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.968; Palazzo Altemps 1.853; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.563; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.071; museo delle Civiltà 1.022; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 853; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 785; museo Archeologico nazionale di Firenze 571; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 554; Scavi archeologici di Stabiae – Villa Arianna e Villa San Marco 551; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 528; musei nazionali di Cagliari 513; anfiteatro e teatro romano di Lecce 513; Villa di Poppea-Oplontis 509; area archeologica del Teatro romano di Benevento 500; parco archeologico delle Terme di Baia 456; museo Archeologico nazionale di Pontecagnano e parco archeologico di Pontecagnano 437; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 408; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 362; museo Archeologico nazionale “Giuseppe Andreassi” e parco archeologico di Egnazia 328; Antiquarium di Lucrezia Romana 305.

 

Firenze. In anteprima per tre giorni a tourismA l’Urna del Bottarone, danneggiata dall’alluvione del 1966, e recuperata nei suoi splendidi colori originali dopo un prezioso restauro. Poi sarà finalmente esposta al museo Archeologico nazionale. Ne parla ad “archeologiavocidalpassato.com” il direttore del MAF, Daniele Maras

L’Urna del Bottarone, in alabastro (400 a.C.), esposa a tourismA dopo i restauri (foto graziano tavan)

Tre giorni per ammirare in anteprima assoluta l’Urna del Bottarone, danneggiata dall’alluvione del 1966, e recuperata nei suoi splendidi colori originali dopo un prezioso restauro curato dal laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze, dove l’urna etrusca di 2400 anni fa è conservata. Questa opportunità unica è offerta dalla mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, allestita al Palazzo dei Congressi di Firenze in occasione di tourismA 2026. archeologiavocidalpassto.com ha incontrato il r del MAF, Daniele Maras, che ci illustra questo eccezionale reperto etrusco.

“L’Urna del Bottarone qui a tourismA per una primizia”, spiega Maras ad archeologiavocidalpassto.com, “una prima occasione di poter ammirare questo meraviglioso oggetto etrusco restaurato recentissimamente grazie a un finanziamento dell’istituto federale svizzero della Cultura che ci ha permesso di riportare i colori originali, dei pigmenti di questa meravigliosa urna etrusca di nuovo alla luce, e restituirli al pubblico. L’urna sarà qui per tre giorni fino a domenica esposta tourismA e poi tornerà al museo Archeologico nazionale di Firenze dove sarà finalmente esposta al pubblico dopo 60 anni dall’alluvione di Firenze che l’aveva completamente coperta di fango. Ora, grazie alla possibilità di restaurare con nuove tecnologie diagnostiche e di pulizia, è stato possibile riportare l’urna in condizioni persino migliori di com’era prima dell’alluvione. È un oggetto – continua Maras – che risale al 1864 come ritrovamento, ma ha 2400 anni, perché è praticamente contemporanea alla Chimera di Arezzo, intorno al 400 a.C. ed è un pezzo unico nel suo genere.

Dettaglio del gesto di affetto tra la coppia raffigurata sull’Urna del Bottarone (foto graziano tavan)

È un’urna di alabastro dipinto con questi colori meravigliosi che sembrano veramente riportare in vita i tessuti antichi, che raffigura una coppia di defunti, marito e moglie, cosa rarissima per la statuaria chiusina funeraria che normalmente in epoca tardo-arcaica raffigurava sempre il defunto insieme con un leone funerario. In questo caso vediamo che è un gesto di affetto inequivocabile in cui il marito abbraccia le spalle della moglie e la moglie si svela, svela il suo volto come una sposa. Quindi è un gesto di affetto, è un bene nuovo augurio, un’occasione bene augurale per Firenze, per il museo Archeologico e per l’Italia tutta che – a distanza di 60 anni da una catastrofe naturale come l’alluvione che demolì, distrusse il museo Topografico dell’Etruria e danneggiò completamente la città -, dà invece la possibilità di guardare a un futuro migliore grazie proprio all’impegno che viene profuso dalle istituzioni nazionali e internazionali, e alla possibilità di guardare a nuove tecnologie per la conservazione e la fruizione dei Beni culturali”.

Firenze. Per “I pomeriggi all’Archeologico” al MAF presentazione del libro “Alkedo. Storia e archeologia di una nave (15-50 d.C.)” di Andrea Camilli, sulla più famosa imbarcazione delle Navi antiche di Pisa

Per il ciclo “I Pomeriggi dell’Archeologico”, giovedì 26 febbraio 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, in via della Colonna 38, presentazione del libro “Alkedo. Storia e archeologia di una nave (15-50 D.C.)” di Andrea Camilli, direzione regionale Musei nazionali Toscana. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria a man-fi@cultura.gov.it. Il Cantiere delle Navi Antiche di Pisa ha rappresentato un punto miliare nella archeologia marittima e navale, e nello sviluppo delle tecniche di ricerca e restauro. A distanza di 27 anni dalla scoperta, di 20 dal recupero, e di 6 anni dalla musealizzazione, presentiamo l’edizione definitiva della più famosa e meglio conservata imbarcazione, l’Alkedo, comprensiva di un esaustivo studio del contesto di rinvenimento e della suppellettile di bordo. Allo studio dei contesti e dell’imbarcazione si affiancano studi specialistici sulle analisi fisico-chimiche effettuate e l’analisi delle modalità di restauro e musealizzazione della nave. Un’ opera che ha richiesto molti anni di studio ed analisi da parte di una equipe internazionale, e che viene edita in una forma che unisce la correttezza scientifica con un linguaggio che la rende accessibile al più ampio pubblico.