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Da tutta Europa al museo Archeologico nazionale di Aquileia per studiare le ceramiche di età tardo-ellenistica e romana prodotte e commercializzate nell’Adriatico dal II secolo a.C. al VI-VII secolo d.C.

I corsisti impegnati ad Aquileia nello studio sulla ceramica di età romana

Il volantino della Summer School al Man di Aquileia

Una settimana per perfezionare le conoscenze sulla ceramica di età romana: è la Summer School Internazionale sulla ceramica romana, che si è tenuta dal 22 al 26 ottobre 2018 ad Aquileia, organizzata dall’università di Verona in collaborazione con il Polo museale del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, l’università di Innsbruck e il Römisch-Germanisches Zentralmuseum Mainz e sotto il patrocinio della Fondazione Aquileia. Al corso intensivo di formazione e apprendimento sulle più aggiornate metodologie di studio delle ceramiche di età tardo-ellenistica e romana prodotte e commercializzate nell’Adriatico dal II secolo a.C. al VI/VII secolo d.C. hanno partecipato oltre cinquanta persone, tra studenti ed esperti del settore provenienti dall’Italia, dalla Germania, dall’Austria, dalla Spagna, dalla Francia, dalla Croazia, dalla Repubblica Ceca e dalla Slovenia. Tramite le lezioni teoriche e un confronto diretto svolto durante le esercitazioni pratiche con le più innovative esperienze di ricerca nazionali ed internazionali, la Scuola è diventata momento di acquisizione di informazioni e luogo ideale di scambio e discussione sui più recenti strumenti di conoscenza delle produzioni artigianali e dell’economia antica del mondo ellenistico e romano.

Un’anfora di età romana conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Corsisti con reperti ceramici di età romana conservati al Man di Aquileia

Aquileia è stata scelta dagli organizzatori Diana Dobreva e Florian Schimmer proprio per lo straordinario patrimonio di reperti ceramici custoditi nei depositi del museo Archeologico nazionale, che riflettono la vivacità economica della metropoli altoadriatica durante tutto il periodo romano. Aquileia fu infatti un punto cardine dei traffici che connettevano il Mediterraneo ai confini nord-orientali dell’Impero. Non è un caso quindi che in città circolassero manufatti provenienti dalla Grecia, dall’Africa, dalla penisola iberica e dalle coste siro-palestinesi. Contemporaneamente le numerose officine collocate intorno al centro abitato e nel territorio circostante producevano vasellame da mensa e da cucina, lucerne e anfore. Ed è proprio a questa vivacità economica fatta di scambi e produzioni che il nuovo percorso espositivo del museo Archeologico nazionale dà grande risalto, in un allestimento che vuole raccontare attraverso i reperti i traffici commerciali su breve e lunga distanza e le attività produttive che caratterizzavano il territorio. “Le ceramiche – ricordano gli archeologi – sono importantissimi documenti storici, indicatori archeologici particolarmente significativi per ricostruire le dinamiche commerciali antiche: si tratta infatti di manufatti che resistono al tempo, a differenza delle derrate alimentari, e che, variando con le mode e gli stili di vita, suggeriscono agli archeologi informazioni preziose per ricostruire l’evoluzione dell’economia e dei contatti tra i popoli nel corso dei secoli”.

Una dimostrazione di archeologia sperimentale al Man di Aquileia

Marta Novello, direttrice del Man di Aquileia

Il programma del corso ha previsto, accanto alle più tradizionali lezioni, anche dimostrazioni di archeologia sperimentale e visite guidate ai depositi e al nuovo percorso espositivo del museo. “Per il museo Archeologico nazionale di Aquileia”, sottolinea la direttrice Marta Novello, “è molto importante poter ospitare attività di formazione come questa; la ricerca rappresenta infatti uno degli elementi cardine dell’attività museale ed è grazie a essa e ai suoi risultati che il museo può continuare a essere un organismo vivo, in grado di rinnovarsi e di acquisire gli strumenti per presentarsi al pubblico in forme continuamente aggiornate”.

Ovidio, il poeta alle radici dell’Europa. Alle Scuderie del Quirinale la grande mostra “Ovidio. Amori miti e altre storie” nel bimillenario della morte del poeta. Nostra intervista alla curatrice Francesca Ghedini: temi, ricerche, miti raccontati attraverso 200 opere, molte inedite

Alle Scuderie del Quirinale a Roma la mostra “Ovidio. Amori miti e altre storie” dal 17 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova

Ancora poche ore e le Metamorfosi di Ovidio si materializzeranno alle Scuderie del Quirinale a Roma nella mostra “Ovidio. Amori miti e altre storie” dal 17 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019, declinate in oltre duecento opere, alcune esposte per la prima volta al grande pubblico, che vanno dall’antichità (sculture, rilievi, affreschi, gemme, monete…), al medioevo (codici miniati con le illustrazioni dei diversi miti), fino alla grande stagione pittorica del Rinascimento e del Barocco, con quadri dei più grandi pittori del tempo. La mostra, che rientra nelle celebrazioni per il bimillenario della morte del poeta Publio Ovidio Nasone, morto in esilio a Tomi, sul mar Nero, appunto fra il 17 e il 18 d.C., nasce da un progetto di Francesca Ghedini, con Giulia Salvo e Isabella Colpo, ed è stata curata dalla stessa Francesca Ghedini unitamente a Vincenzo Farinella, Giulia Salvo, Federica Toniolo, Federica Zalabra. La mostra presenta la cultura e la società della Roma della prima età imperiale, ricostruita attraverso il filtro dei testi ovidiani: dall’Ars Amatoria alle Metamorfosi alle disperate lettere dal mar Nero. Archeologiavocidalpassato ha incontrato la curatrice della mostra, l’archeologa Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova.

Il “ritratto” del poeta Publio Ovidio Nasone

Professoressa Ghedini, come nasce questa mostra “archeologico-artistica” con un soggetto che è più letterario-filologico?
“Dietro questa mostra, frutto di molte professionalità dell’università di Padova, ci sono 10 anni di ricerche, convegni e mostre. Basti ricordare i contributi ovidiani pubblicati sulla rivista “Eidola. International journal of classical art history” nel 2011; e poi l’anno successivo la pubblicazione degli atti del convegno “Il gran poema delle passioni e delle meraviglie. Ovidio e il repertorio letterario e figurativo fra antico e riscoperta dell’antico” tenutosi qualche anno prima all’università di Padova; e sempre nel 2012 la mostra “Metamorfosi. Miti d’amore e di vendetta nel mondo romano” tenutasi a Padova che ho curato insieme a Isabella Colpo”. Per la mostra odierna fondamentale è stato l’apporto della Direzione Generale del MiBAC e delle Scuderie del Quirinale che hanno accettato con entusiasmo l’ambizioso progetto.

A Mantova nel 2011 la mostra “Virgilio, volti e immagini del poeta”

Ovidio è il più immaginifico degli scrittori antichi. Attraverso le sue parole/versi è il più tradotto … dal mondo antico ai giorni nostri. Ma da qui a farne una mostra…
“Abbiamo pensato e voluto realizzare una mostra che sia accattivante per il grande pubblico, nonostante sia dedicata a un poeta. Il nostro intento è stato quello di raccontare il poeta attraverso le immagini. Non siamo comunque i primi che si sono cimentati nell’impresa di raccontare un poeta in una mostra. Ci sono dei precedenti illustri in questo senso: ad esempio, la grande mostra a Mantova su Virgilio nel 2011 (“Virgilio, volti e immagini del poeta”), curata da Vincenzo Farinella; e la stupenda mostra sull’Ariosto a Ferrara nel 2016 (“Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”), curata da Guido Beltramini.

Manifesto della mostra “Ovidio. Amori miti e altre storie” alle Scuderie del Quirinale

Ma le nostre conoscenze su Ovidio, rispetto ai citati Virgilio e Ariosto, sono ben poca cosa.
“È vero. Noi ci siamo trovati a narrare, a raccontare di un grande poeta di cui sappiamo ben poco: il suo volto è a noi sconosciuto, e neppure la sua data di morte in esilio è certa: oscilla tra il 17 e il 18 d.C. Noi ci agganciamo a questa data che va per la maggiore (per il bimillenario). Però, diversamente dal caso di Virgilio, per esempio, di Ovidio sappiamo molte cose grazie a una specie di autobiografia contenuta in una delle più toccanti elegie scritte in esilio sul mar Nero (la decima del quarto libro dei Tristia). Comunque sono molte le opere straordinarie esposte alle Scuderie del Quirinale, alcune presentate per la prima volta al pubblico. E l’impatto sui visitatori credo proprio sarà di grande effetto, grazie anche alla sensibilità dell’architetto Francesca Ercole che ha realizzato un allestimento eccezionale, adottando spesso soluzioni ancora più efficaci di quelle che avevamo pensato noi. Inoltre la mostra è accompagnata da un ricco catalogo, curato molto bene da Artem”.

Gli spazi alle Scuderie del Quirinale si articolano in dieci sale, cinque per piano. Come ha sfruttato questi grandi spazi?
“La mostra è organizzata per grandi temi. Al piano terra, la prima sala è dedicata alle opere del poeta, a quelle opere che lo hanno fatto grande e ne hanno preservato la memoria; poi proseguiamo illustrando la sua concezione dell’amore e lo scontro con Augusto, personaggio chiave nella vita di Ovidio, basato anche sulla diversa concezione di divinità come Apollo, Diana e Giove. Invece le cinque sale del secondo piano sono tutte dedicate alle Metamorfosi”.

L’Ermafrodito conservato al museo nazionale Romano

Allora vediamo un po’ più da vicino l’articolazione di questa mostra. Ci accompagni in una piccola visita guidata virtuale?
“Tema fondamentale nella produzione ovidiana è l’Amore. Sappiamo come nelle opere giovanili il poeta abbia evocato corteggiamenti e amplessi. I suoi versi danno vita a un vero e proprio vademecum del perfetto seduttore. Così per illustrare i suoi versi immortali abbiamo proposto in mostra immagini di scene amorose, arredi e oggetti di uso femminile. E poi ci sono i baci appassionati, le scene erotiche: protagonisti negli elementi decorativi all’interno della casa romana. Anche Augusto non disdegnò di averne alcune, nonostante la sua politica di moralizzazione. Quindi vediamo in mostra – come in uno specchio – le immagini che si ritrovano nei versi di baci appassionati e di amplessi. C’è quindi un gioco di rimandi tra versi e immagini”.

L’Augusto velato, capolavoro proveniente dal museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Graziano Tavan)

Nella seconda sala propone la storicizzazione della figura di Ovidio. Cosa intende?
“La seconda sezione affronta il grande scontro tra l’imperatore Ottaviano Augusto e il poeta, costretto alla fine all’esilio. Sappiamo che i motivi alla base dell’ira di Augusto sono legati ai versi “licenziosi” di Ovidio sull’amore, e al suo modo dissacrante di rapportarsi e trattare le divinità, proprio quelle divinità che sono le fondamenta della politica e della morale di Augusto. In particolar modo Ovidio se la prende con Apollo, Diana e Giove. Non è un caso che abbiamo dedicato le tre sale successive a descrivere i miti più famosi legati a queste tre divinità. È proprio in questa sezione che chiude il piano terra delle Scuderie del Quirinale, e in qualche modo anche il rapporto di Ovidio con il mondo antico, che compaiono i primi codici, che è possibile esporre grazie al contributo di Federica Toniolo, collega di Storia dell’arte all’università di Padova. Sono proprio i codici medievali e i primi libri a stampa illustrati con soggetti ovidiani che fanno da trait d’union tra il mondo antico e il Medioevo e l’età Moderna, mondi che sono ben rappresentati nell’altra metà della mostra, al secondo piano”.

L’incipit delle “Metamorfosi” di Ovidio

I miti raccontati nelle Metamorfosi superano dunque il mondo antico per arrivare fino a noi. Come li avete resi per il grande pubblico?
“Come si diceva, tutto il secondo piano è dedicato alle Metamorfosi, con l’illustrazione di una decina di miti: quelli più importanti e famosi. In questa sezione abbiamo la possibilità di esporre anche quadri di grandi artisti del Rinascimento, dal Tintoretto al Poussin, la cui scelta è stata affidata a Federica Zalabra del MIBAC e Vincenzo Farinella dell’università di Pisa. Ogni mito è raccontato in poche righe. E poi immagini e versi di Ovidio si rincorrono in un mix antico-moderno”.

Il gruppo scultoreo “Venere ed Eros” proveniente dal museo di Eretria in Grecia

Come si presenta in mostra questo mix antico-moderno?
“L’illustrazione del mito la affidiamo a una grande varietà di oggetti: dall’affresco romano ai sarcofagi, dai codici antichi ai quadri rinascimentali, e alle parole di Ovidio stesso. Così il visitatore potrà cogliere che c’è un filo rosso che corre attraverso i secoli dall’età augustea ai giorni nostri. Ovidio fissa la cultura occidentale. Ancora oggi nel nostro modo di dire e di fare c’è tanto di Ovidio, anche se non ce ne rendiamo conto. In poche parole possiamo dire che Ovidio è alle radici dell’Europa”.

Come si chiude la mostra alla decima sala?
“La mostra si conclude con l’apoteosi di Ovidio che raccontiamo attraverso l’apoteosi di Ganimede, metafora dell’apoteosi del poeta che supera l’esilio e il tempo. È lui stesso che scrive: “Io sopravviverò alla morte”. E non si è sbagliato”.

Ha parlato di grandi pezzi in mostra. Ce ne anticipa qualcuno?
“Innanzitutto il mio pezzo preferito. Viene dal museo di Eretria, in Grecia, e fa bella mostra nella sala 6: si tratta del gruppo scultoreo “Venere ed Eros” che racconta il mito di Adone. E ancora il cosiddetto “Ritratto di Ovidio”, cosiddetto perché in realtà non abbiamo alcun ritratto attribuibile al poeta. È stato realizzato dal pittore ferrarese Ortolano. Lo abbiamo posto nella prima sala”.

“Venere callipigia”, capolavoro conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Qualche altro…
“Mi piace ricordare tre pezzi eccezionali che vengono da altrettanti grandi musei italiani: la Venere Callipigia, scultura romana del I-II sec. d.C., conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli; l’Ermafrodito del museo nazionale Romano; e la statua dell’Augusto velato dal museo Archeologico nazionale di Aquileia”.

Tra tanti capolavori anche dei pezzi inediti.

La testa di Giulia Minore ritrovata a Fiumicino

“Ci sono pezzi frutto di nuove e recenti scoperte archeologiche: come è il caso della testa di Giulia Minore (nipote di Augusto) trovata a Fiumicino, o il ritratto di Tiberio proveniente da Sessa Aurunca. (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/24/il-carro-del-principe-sabino-di-eretum-in-lamine-dorate-vii-vi-sec-a-c-protagonista-della-mostra-testimoni-di-civilta-lart-9-della-costituzione-la-tutela-del-patrimonio-cu/)”.

Come si può intuire, chiude la prof. Francesca Ghedini, “non è una mostra di cassetta, ma una mostra che appassionerà sicuramente il grande pubblico proponendo un messaggio culturale di qualità frutto di un lungo lavoro di preparazione”.

“Tempora”: per tre giorni Aquileia rivive le atmosfere della sua fondazione nel 181 a.C. con una grande rievocazione storica e centinaia di figuranti: ci si potrà imbattere in un legionario romano o in un guerriero celta. E tra le vie e piazze della cittadina rivivrà la quotidianità antica, tra spettacoli gladiatori e danze

Il foro romano di Aquileia, cuore della città fondata nel 181 a.C.

Correva l’anno 181 a.C. I triumviri romani Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio furono inviati dal Senato a sbarrare la strada ai barbari che minacciavano i confini orientali d’Italia. E fondarono Aquileia: prima come base militare per le campagne contro gli Istri altri popoli, fra cui i Carni, e poi per l’espansione romana verso il Danubio. Romanizzata la regione, Aquileia, divenuta nel frattempo municipio (dopo l’89 a.C.) si ingrandì a più riprese, fino a diventare centro politico-amministrativo (capitale della X Regione augustea, Venetia et Histria) e prospero emporio, avvantaggiata dal lungo sistema portuale e dall’intersezione di importanti strade che se ne dipartivano sia verso il Nord, oltre le Alpi e fino al Baltico (“la via dell’ambra”), sia in senso latitudinale, dalle Gallie all’Oriente. Per tre giorni Aquileia tornerà alle atmosfere del 181 a.C. e regalerà a tutti un viaggio nel tempo e nella storia di quella che è stata una delle più grandi città dell’Impero romano.

“Tempora”: ad Aquileia tre giorni di rievocazione storica della fondazione della colonia romana nel 181 a.C.

Legionari in parata tra le vie del centro di Aquileia

Venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 giugno 2018 figuranti da tutta Italia riempiranno le strade, le piazze e i luoghi simboli della storia di Aquileia per la settima edizione di “Tempora Aquileia”, la grande rievocazione storica organizzata e coordinata dalla associazione Tempora in Aquileia in collaborazione con il Comune di Aquileia, il Polo Museale e la soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, con la direzione artistica di Emanuele Zorino e il sostegno della Fondazione Aquileia. La manifestazione a ingresso gratuito si svolgerà nell’area del fondo Cal dove troverà spazio l’accampamento celta, nell’area del fondo Pasqualis con l’accampamento romano e in piazza Patriarcato dove si svolgeranno i combattimenti tra gladiatori. Il centro sarà animato inoltre dai mercati che troveranno spazio in via Popone e via dei Patriarchi. La cerimonia di inaugurazione è prevista venerdì 15 giugno 2018 e proseguirà nelle giornate di sabato 16 e domenica 17 giugno con una fitta serie di appuntamenti programmati tra rievocazioni, sessioni di didattica e che avranno come unico obiettivo quello della divulgazione storico-culturale. E così, immersi nel centro storico e nelle aree archeologiche, “ci si potrà imbattere nella quotidianità di un legionario romano o in quella di un guerriero celta. La vita tra le vie e piazze della cittadina rivivrà e con essa spettacoli gladiatori e danze”, spiegano i promotori. Ci sarà spazio per chi ama cibo e buon vino: nel termopolio l’oste offrirà i suoi migliori piatti, secondo le semplici ricette di allora che costituiscono la base del nostro patrimonio eno-gastronomico.

Legionari romani pronti al combattimento a “Tempora Aquileia”

Danze antiche al campo romano in fondo Pasqualis

Una fase dell’antico gioco dell’harpastum a “Tempora Aquileia”

Grande affluenza di pubblico a “Tempora Aquileia”

Tre giorni ricchi di eventi. Venerdì 15 alle 19 si apriranno i mercati storico e gastronomico, alle 20 all’interno del lapidarium del museo Archeologico nazionale verrà proposto uno spettacolo di danze, teatro e cucina antica, alle 20.30 fra i monumenti funerari del lapidario del museo Archeologico nazionale gli spiriti degli antichi abitanti di Aquileia si raccontano attraverso storie di vita e leggende del nostro antico territorio. Alle 21.45 al fondo Cal si terrà la cerimonia d’apertura con la festa del fuoco di Beleno tra riti e danze. Sabato 16, con l’apertura degli accampamenti alle 10, inizierà una lunga giornata di rievocazione. Alle 11 nell’arena gladiatoria in piazza Patriarcato, i gladiatori si sfideranno nei ludi, alle 12.30 è il momento del banchetto per i nuovi coloni: dopo il lusso delle raffinate pietanze, alcune fanciulle allietano il simposio dei propri signori con danze antiche al campo romano. Alle 16 al campo romano spettacolo di cavalleria celtica e la danza dei sacerdoti Salii, alle 18 ancora ludi gladiatori in piazza Patriarcato e alle 19 il simposio. Alle 20 verrà proposto l’antico gioco dell’harpastum, alle 21 “Historia muneraria”, spettacolo della gladiatura nella storia e alle 22 si rievocherà il rito del “sulcus primigenius”, momento solenne in cui il Senato, per ribadire il potere di Roma su queste terre, conferisce il mandato ai consoli di scavare il solco primigenio della futura città di Aquileia. Domenica 17, la rievocazione si aprirà alle 11 con i ludi gladiatori in piazza Patriarcato, alle 12 si terrà il simposio all’interno del campo romano sul fondo Pasqualis. Alle 16 spettacolo di cavalleria celtica e prove di abilità tra cavalieri, alle 17 i ludi gladiatori in piazza Patriarcato, e conferenza “La posca come strategia militare” di Marco Berardinelli  e “Il lavoro militare delle legioni romane” di Filippo Crimial al museo Archeologico nazionale. Alle 18 la danza dei sacerdoti Salii, alle 19 si rinnoverà il rito del Solco Primigenio, con cui si fonda la futura città di Aquileia. Alle 20 il simposio e alle 21, in piazza Patriarcato, lo spettacolo finale di gladiatura. Inoltre sabato e domenica, per tutta la giornata, agli accampamenti romano e celta gli abitanti dei villaggi coinvolgeranno il pubblico facendo provare l’arceria celta e romana, proponendo la filatura, la tintura e la tessitura della lana, la lavorazione del mosaico, della ceramica, la battitura del ferro, avvincenti duelli, il tiro con l’arco. Nell’area della Basilica troverà spazio il mercato artigiano storico e in tutta la città stand enogastronomici e antiche tabernae.

“I fuochi di Beleno”, la festa del solstizio fra riti e danze del popolo celtico

Ecco il programma completo. Si inizia venerdì 15 giugno 2018: alle 19, apertura aree enogastronomiche e mercato storico; 19.30, “Alba nocte: simposium”: all’interno del lapidario romano del museo Archeologico di Aquileia lo spettacolo della cucina antica riproposta fra danze, teatro e dimostrazioni enogastronomiche; 20, “Alba nocte: panem et circenses”; 20.30, “Alba nocte: imago”: fra i monumenti funerari del lapidario del museo Archeologico gli spiriti degli antichi abitanti di Aquileia si raccontano attraverso storie di vita e leggende del nostro antico territorio; 21.45, cerimonia di apertura al fondo Cal, campo celtico: “I fuochi di Beleno”, la festa del solstizio fra riti e danze del popolo celtico; 22.45, al fondo Cal, campo celtico: “Roma incontra le terre di Aquileia”, la delegazione della Repubblica Romana incontra le popolazioni autoctone celtiche.

Sulcus primigenius: rito della fondazione della città di Aquileia

L’accampamento romano a fondo Pasqualis

Mercatini, stand e tabernae in centro ad Aquileia

Sabato 16 giugno 2018. Dalle 10 alle 23, didattica nei campi storici (campo romano al fondo Pasqualis e campo celtico al fondo Cal). Dalle 10 alle 20, al fondo Cal, campo celtico, “L’arte della Falconeria nei tempi antichi”. Dalle 10 alle 23, apertura aree enogastronomiche e mercato storico. Alle 11, in piazza Patriarcato, “Ludi gladiatori”: insediatisi ormai sul territorio, la repubblica fa giungere ad Aquileia uno degli spettacoli più cruenti e più seguiti del tempo, l’arena gladiatoria. In piazza Patriarcato, gladiatori si sfideranno tra il sangue e la sabbia per il giubilo dei coloni aquileiesi. Alle 12.30, al campo romano in fondo Pasqualis, “Il simposio”: lo spettacolo della cucina antica riproposta fra danze, teatro e dimostrazioni enogastronomiche. Alle 16, al campo romano in fondo Pasqualis, “La cavalleria celtica”: Equus, lezione spettacolo sulla cavalleria e prove di abilità tra i cavalieri. Alle 16.30, al campo romano in fondo Pasqualis, “Danza dei Salii”: la danza saltellante che i sacerdoti Salii dedicavano a Marte, prima protettore dei campi, dei contadini e del bestiame. Alle 17, al campo romano in fondo Pasqualis, “Honesta missio”: già nel periodo tardo-repubblicano la ferma militare poteva durare fino ad un massimo di 16 anni. Al termine del servizio veniva concesso un premio per il congedo onorevole (honesta missio) e poteva consistere in un terreno o una somma di denaro. Alle 18, in piazza Patriarcato, Arena Gladiatoria “Ludi gladiatori”: spettacolo e didattica sulla gladiatura. Alle 19, in piazza Patriarcato, “Il simposio”: lo spettacolo della cucina antica riproposta fra danze, teatro e dimostrazioni enogastronomiche. Alle 20, in piazza Patriarcato, “Harpastum”: dimostrazione didattica dell’antico gioco con la palla dei legionari romani. Alle 21, in piazza Patriarcato, “Historia muneraria”: lo spettacolo della gladiatura nella Storia, spettacolo in tre Atti: Origines: dai Campani agli Etruschi passando per le legioni romane. Caena libera: l’ultima cena e le pratiche amministrative e rituali. Munus: gli eroi in anfiteatro; pubblico, regole e giudizio finale. Alle 22, al campo romano in fondo Pasqualis, “Rito della fondazione della città di Aquileia: sulcus primigenius”: un aratro tirato da due possenti buoi parati a festa e condotto dal fondatore della città incide nella nuda terra il futuro percorso della cinta muraria più esterna, il confine tra la civiltà romana e il resto del mondo: la ricostruzione del rito con cui i Triumviri, Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino diedero vita alla magnifica storia di Aquileia.

“Il simposio”, lo spettacolo della cucina antica riproposta fra danze, teatro e dimostrazioni enogastronomiche

La rievocazione di uno scontro tra legionari romani e guerrieri celti

Domenica 17 giugno 2018. Dalle 10 alle 23, didattica nei campi storici, campo romano in fondo Pasqualis e campo celtico in fondo Cal. Dalle 10 alle 20, “L’arte della Falconeria nei tempi antichi” al campo celtico in fondo Cal. Dalle 10 alle 23, apertura aree enogastronomiche e mercato storico. Alle 11, in piazza Patriarcato, “Ludi gladiatori”, spettacolo e didattica sulla gladiatura. Alle 12, al Campo Romano in Fondo Pasqualis, “Il simposio”, lo spettacolo della cucina antica riproposta fra danze, teatro e dimostrazioni enogastronomiche. Alle 16, al campo romano in fondo Pasqualis, “La cavalleria celtica”, Equus: lezione spettacolo sulla cavalleria e prove di abilità tra i cavalieri. Alle 15, in piazza Patriarcato, “Ludi gladiatori”, spettacolo e didattica sulla gladiatura. Alle 17, al lapidario del museo Archeologico nazionale, conferenza: “La posca come strategia militare” di Marco Berardinelli, e “Il lavoro militare delle legioni romane” di Filippo Crimi. Alle 18, al campo romano in fondo Pasqualis, “Danza dei Salii”: la danza saltellante che i sacerdoti Salii dedicavano a Marte, prima protettore dei campi, dei contadini e del bestiame. Alle 18.30, al campo romano in fondo Pasqualis, “Honesta missio”: già nel periodo tardo repubblicano la ferma militare poteva durare fino ad un massimo di 16 anni. Al termine del servizio veniva concesso un premio per il congedo onorevole (honesta missio) e poteva consistere in un terreno o una somma di denaro. Alle 19, un aratro tirato da due possenti buoi parati a festa e condotto dal fondatore della città incide nella nuda terra il futuro percorso della cinta muraria più esterna, il confine tra la civiltà romana ed il resto del mondo: la ricostruzione del rito con cui i Triumviri, Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino diedero vita alla magnifica storia di Aquileia. Alle 20, al campo romano in fondo Pasqualis, “Il simposio”: lo spettacolo della cucina antica riproposta fra danze, teatro e dimostrazioni enogastronomiche. Alle 21, al campo romano in fondo Pasqualis, “Ludi gladiatori – il munus”: spettacolo finale di gladiatura.

Speciale focus sulla distruzione del patrimonio culturale in Siria e Iraq all’8^ edizione dell’Aquileia Film Festival: sei documentari, incontri con Matthiae, Volpe, Angela. Prima nazionale del film “Destruction of Memory” presente il regista Tim Slade e l’archeologo Daniele Morandi Bonacossi

Dal 26 luglio al 29 luglio 2017 l’ottava edizione dell’Aquileia Film Festival

Alberto Angela con Piero Pruneti, qui a Firenze

La Siria e la distruzione del patrimonio culturale, ma anche grandi scoperte archeologiche in Egitto e il fascino dei tesori dell’Estremo Oriente: sono alcuni temi affrontati dai film, selezionati da Dario Di Blasi, Gianluca Baronchelli tra i capolavori della produzione internazionale a tema archeologico, storico, etnologico, e dalle conversazioni con Paolo Matthiae (26/7), Giuliano Volpe (27/7), Alberto Angela (28/7), Tim Slade e Daniele Morandi Bonacossi (29/7), a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, dell’ottava edizione di Aquileia Film Festival, rassegna del cinema archeologico in programma dal 26 al 29 luglio 2017, alle 21, in piazza Capitolo, davanti alla maestosa basilica dei Patriarchi di Aquileia. Ancora una volta il pubblico sarà l’unico giudice dei film in concorso, tutti doppiati in italiano, e decreterà con il proprio voto il vincitore del Premio Aquileia, un pregiato mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli. L’ingresso alla manifestazione è gratuito e, in caso di pioggia, le proiezioni si svolgeranno nella Sala Romana affacciata su piazza Capitolo (capienza 240 persone: assegnazione posti con ritiro del numero a partire dalle 19 all’ingresso della Sala Romana).

Il manifesto della mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” al museo Archeologico nazionale di Aquileia

L’Aquileia Film Festival apre dunque mercoledì 26 luglio 2017 alle 21, realizzato dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva con un’edizione che si lega a filo doppio alla mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/01/archeologia-ferita-ad-aquileia-gli-eventi-collaterali-alla-mostra-volti-di-palmira-ad-aquileia-apre-morandi-bonacossi-sulla-distruzione-della-memoria-in-iraq-e-si/) e vuole esplorare da diverse prospettive, attraverso film e interviste con esperti, il tema del patrimonio culturale e dell’archeologia ferita. I film in concorso per l’ottava edizione affrontano temi diversi: il commercio di antichi tesori d’arte come fonte di finanziamento di guerre e un commovente omaggio a Khaled al-Asaad, responsabile del sito di Palmira, trucidato dai miliziani dell’Isis; un viaggio in Egitto alla scoperta del tempio di Amenhophis III, la storia ultramillenaria della grandiosa Moschea di Jamé a Esfahan e la ricerca dell’antica Mahendraparvata, alle origini di Angkor. E sabato 29 luglio una serata evento straordinaria con l’anteprima italiana del film di produzione statunitense “Destruction of Memory” del regista australiano Tim Slade dedicato alla distruzione del patrimonio culturale nel mondo e la conversazione-intervista di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e Tim Slade, regista del film e il professor Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino oriente all’Università di Udine e direttore della missione archeologica a Ninive in Iraq. Per il terzo anno, in collaborazione con Arbor Sapientiae, casa editrice e di distribuzione editoriale specializzata del settore storico-archeologico, verrà allestito in piazza Capitolo un bookshop che proporrà un’ampia scelta di titoli per appassionati e studiosi. Ecco il programma completo.

L’archeologo Khaled Asaad, per decenni “custode” di Palmira, assassinato dai miliziani dell’Isis

MERCOLEDÌ 26 LUGLIO, ore 21: il film “Des trésors contre des armes/ Tesori in cambio di armi” (51’, Germania/Belgio, 2014) di Tristan Chytroschek. Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia la guerra e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato finanzino la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate alcune tombe in un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata. Segue la conversazione con Paolo Matthiae, decano degli archeologi assiriologi, scopritore di Ebla, su “L’utopia possibile: ricostruire il Vicino Oriente” Cosa rimane, cosa rimarrà – purtroppo le distruzioni sono ancora in corso – dell’immensa ricchezza archeologica e monumentale di Siria e Iraq? Dei luoghi dove tutto ha avuto inizio? Della madre della nostra civiltà? La risposta, affidata a Matthiae, è difficilissima, ma possibile sotto il profilo politico e tecnico e si inserisce nell’eterna lotta dell’uomo per salvare se stesso insieme alla propria memoria. Chiude la prima serata l’omaggio al martire di Palmira con il film di Alberto Castellani “Khaled al-Asaad. Quel Giorno a Palmira” (23’, Italia, 2015). Una ricerca d’archivio ha portato il regista a recuperare la lunga intervista concessagli dal famoso archeologo siriano, responsabile del sito di Palmira, trucidato barbaramente dai miliziani dell’Isis, per aver tentato di difendere quell’inestimabile patrimonio di una delle più preziose aree archeologiche del mondo. L’intervista risale a una decina di anni fa, al tempo in cui Castellani era impegnato in un programma dedicato alla regina Zenobia. Il recupero dell’intervista vuole offrire una sorta di viaggio della memoria per tener vivo il ricordo di un autentico eroe e meditare non solo sulle macerie ma anche sul dramma umano che la Siria sta oggi vivendo.

I Colossi di Memnone i resti più significativi del tempio funerario di Amenofi III a Tebe Ovest

GIOVEDÌ 27 LUGLIO, ore 21: apre il film “A la dècouverte du temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” (54’, Francia, 2016) di Antoine Chènè. Solo i colossi di Memnone, a Luxor, indicavano fino a pochi anni fa il luogo dove sorgeva il più grande tempio mai costruito da un faraone. Le grandi tappe di una campagna internazionale condotta dall’egittologa Hourig Sourouzian sono rivissute attraverso i filmati girati a partire dal 2004, che documentano le spettacolari scoperte che hanno coronato le ricerche. Segue la conversazione con Giuliano Volpe, professore ordinario di archeologia all’Università di Foggia e presidente del Consiglio Superiore ‘Beni culturali e paesaggistici’ del MiBACT, su “Un patrimonio protagonista”. Negli ultimi due anni si è discusso di patrimonio culturale più che negli ultimi venti. Dopo un lungo periodo di disinteresse, il patrimonio culturale è diventato di grande attualità, riceve attenzione sui giornali, in televisione, sui social. Insomma il patrimonio culturale è tornato fra gli italiani. E in Europa: l’unica risposta davvero vincente in un continente in crisi può venire dalle “armi” della formazione e della cultura. Chiude la serata il film “Die Freitagsmoschee von Isfahan. Tausend Jahre Islamische Kunst / La moschea del Venerdì di Esfahan. Mille anni di cultura islamica” (15’, Iran, 2015) di Rüdiger Lorenz¨ Faranak Djalali. La storia ultramillenaria della grandiosa Moschea di Jamé, comunemente nota come Moschea del Venerdì di Esfahan. Un viaggio tra le varie epoche e culture che si sono intrecciate nei secoli alla vita di questo straordinario monumento nel cuore della città iraniana.

Alla Rassegna di Aquileia i segreti della città di Angkor, uno dei siti archeologici più importanti della Cambogia

VENERDÌ 28 LUGLIO, ore 21: apre la terza serrata il film “Aux sources d’Angkor / Alle origini di Angkor” (52’, Francia, 2015) di Olivier Horn. La pianura di Angkor è sovrastata da un altopiano fitto di boschi nei quali un’antica città medioevale giaceva sepolta. Alla ricerca di un insediamento più antico di Angkor, l’archeologo francese Jean-Baptiste Chevance e i suoi colleghi cambogiani, avvalendosi della tecnologia degli aerolaser, scoprono interi quartieri di una città, forse l’antica Mahendraparvata. Segue la conversazione con Alberto Angela, paleontologo, divulgatore scientifico, scrittore. Chiude la serata l’assegnazione del Premio Aquileia al film più votato dal pubblico.

“Destruction of memory”, film di Tim Slade

SABATO 29 LUGLIO, ore 21: serata speciale con l’anteprima italiana del film “Destruction of Memory / La distruzione della memoria” (fuori concorso, 80’, Usa, 2015) di Tim Slade. La guerra contro la cultura ha portato a esiti catastrofici nel secolo passato e non è finita, sta crescendo velocemente. In Siria e Iraq sono stati distrutti millenni di storia, singoli uomini hanno perso la vita per proteggere non solo altri esseri umani ma la nostra identità culturale, per proteggere la memoria delle nostre radici. Basato sul libro “The Destruction of Memory ” di Robert Bevan, il film non racconta solo le azioni di Daesh ma contiene interviste al Direttore generale dell’Unesco, al procuratore della Corte Internazionale per i Crimini di Guerra e a molti esperti internazionali e cerca di capire come siamo arrivati a questo punto. Segue la conversazione con il regista del film Tim Slade, e con Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine e direttore della missione archeologica a Ninive in Iraq.

“Archeologia ferita”: ad Aquileia gli eventi collaterali alla mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”. Apre Morandi Bonacossi sulla distruzione della memoria in Iraq e Siria. Con Matthiae e Castellani giornata omaggio a Khaled Asaad. Mostra fotografica di Elio Ciol “Sguardi su Palmira”

La storia cancellata con l’esplosivo: così è stata distrutta dall’Is la città assira di Nimrud in Iraq

L’archeologo Daniele Morandi Bonacossi in missione in Kurdistan

Il catalogo (Gangemi editore) della mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”

“Mai nella storia dell’uomo, neppure nei momenti più bui dei conflitti mondiali del secolo scorso, il patrimonio culturale dell’umanità aveva subito devastazioni così sistematiche e intenzionali come oggi in Siria e Iraq. Dopo oltre sei anni di guerra civile siriana una parte significativa dello straordinario patrimonio culturale di questi Paesi si trova ancora sotto il controllo di forze islamiste, che perseguono la deliberata distruzione dei monumenti e siti archeologici come strumento politico e di lotta per il potere”. Così scrive nella premessa al catalogo della mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” (Gangemi editore) Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine e direttore di missioni archeologiche a Palmira in Siria e a Ninive in Iraq. È proprio l’archeologo dell’ateneo friulano a inaugurare gli eventi collaterali della grande mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”, aperta al museo Archeologico nazionale di Aquileia fino al 3 ottobre. Domenica 2 luglio 2017, alle 17.30, nelle gallerie lapidarie del museo Archeologico nazionale di Aquileia (ingresso gratuito), Daniele Morandi Bonacossi parlerà de “L’archeologia ferita in Siria e Iraq: la distruzione della memoria dell’uomo e la sua rinascita”. Distruzioni che, come rileva il presidente della Fondazione Aquileia, Zanardi Landi, “hanno sottratto una parte rilevante del patrimonio artistico dell’Umanità e non solo colpiscono l’identità culturale, religiosa, ideale e artistica di siriani, iracheni, egiziani, tunisini, ma anche la nostra, costituendo un danno gravissimo e irreparabile al nostro essere italiani ed europei”.

L’archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall’Isis il 18 agosto 2015

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

“Destruction of memory”, film di Tim Slade

Mercoledì 26 luglio 2017 sarà per Aquileia una giornata speciale con un omaggio particolare a Khaled Asaad, oltre che a Palmira e alla Siria: nell’ambito della prima serata dell’Aquileia Film Festival, giunto all’ottava edizione, alle 21, in piazza del Capitolo, verrà prima proiettato il film “Tesori in cambio di armi” (2014), sul commercio illegale di reperti archeologici che finanzia guerre e violenze; quindi Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, intervisterà il prof. Paolo Matthiae, decano degli archeologi in Siria, scopritore di Ebla, di cui ha diretto la missione per 47 anni. Matthiae sarà chiamato a rispondere alla domanda che tutti noi ci facciamo: cosa rimarrà dell’immensa ricchezza archeologica e monumentale di Siria e Iraq devastate dall’Isis? Chiuderà la serata il film di Alberto Castellani “Quel giorno a Palmira” (2015)  con un’intervista recuperata da materiale d’archivio al direttore-custode Khaled Asaad, trucidato dall’Isis il 18 agosto 2015 per aver tentato di difendere l’inestimabile patrimonio della “sposa del deserto” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/10/06/aperta-la-xxvi-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-nel-nome-di-khaled-asaad-larcheologo-di-palmira-decapitato-dallisis-e-sabato-instant-movie/). Il film è una sorta di viaggio della memoria per tener vivo il ricordo di un autentico eroe e meditare non solo sulle macerie ma anche sul dramma umano che la Siria sta oggi vivendo. E il 29 luglio 2017 Aquileia ospita la prima italiana del film “Destruction of memory” di Tim Slade, narrato da Sophie Okonedo e basato sul libro “La distruzione della memoria: Architecture at War” di Robert Bevan, documento sugli eroi che hanno rischiato la vita per proteggere non la loro identità culturale, ma per salvaguardare la memoria preziosa di ciò che siamo. Infine venerdì 8 settembre 2015 il terzo incontro in programma:  il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale affronterà la piaga del commercio illegale di antichità che, come è noto, è uno dei mezzi di finanziamento dei terroristi. “Il nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri”, interviene il il generale comandante Fabrizio Parrulli, “è un reparto speciale che opera dal 1969 per la tutela del patrimonio culturale di tutti i Paesi del mondo. Nell’incontro affronteremo anche il tema dei caschi blu della cultura. Un’iniziativa nuova e fortemente voluta dal ministro Franceschini per realizzare un team di esperti che possano essere impiegati rapidamente dove richiesto a seguito di eventi naturali o anche a seguito di crisi provocate dall’uomo”.

La via colonnata di Palmira chiusa dal monumentale arco trionfale (distrutto dall’Isis) in una foto di Elio Ciol del 1996

La scultura di Elias Naman “Le memorie di Zenobia”

In piazza del Capitolo possiamo ammirare la scultura “Le memorie di Zenobia” dell’artista contemporaneo siriano Elias Naman, generosamente prestata da Danieli: essa vuole ricordarci con il suo sguardo la drammaticità del momento presente. A un passo dalla scultura si accede al complesso archeologico della Domus e Palazzo episcopale, recentemente restaurato (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/04/23/aquileia-aperta-dalla-fondazione-una-nuova-area-archeologica-domus-e-palazzo-episcopale-viaggio-a-ritroso-nel-tempo-dal-palazzo-episcopale-del-v-sec-d-c-a-una-domus-romana-del-i-ii-sec-d-c/), che ospita la mostra fotografica “Sguardi su Palmira” con fotografie di Elio Ciol eseguite il 29 marzo 1996.  “Elio Ciol, che della fotografia europea è riconosciuto protagonista”, scrive Fulvio Dell’Agnese, “da oltre mezzo secolo si misura con gli antitetici poli della sua arte: istantaneità e permanenza. Le scene di vita popolare fissate negli scatti degli anni cinquanta parlavano dell’emozione umana in presa diretta, mentre lo sguardo di Ciol si è spinto oltre il quotidiano in memorabili serie di immagini dedicate al paesaggio e all’idea del sacro. L’immediatezza del reale e la sua trasfigurazione poetica si fondono anche nelle fotografie che l’autore scattò a Palmira nel 1996. I soggetti sono architetture e sculture, segnacoli di permanenza secolare contemplati da uno sguardo che li rispetta quali opere d’arte, ma contemporaneamente ne ricompone e fa proprie le geometrie nella metafisica libertà del chiaroscuro, proiettandole contro incombenti cieli cinerei. L’addensarsi di un presagio? Fatto sta che i monumenti vengono ripresi pochi anni – istanti, in termini storici – prima del loro ritorno a una fragilità del tutto quotidiana, vittime dell’opaca violenza di una bestialità distruttiva”. “Se la scultura Le memorie di Zenobia dell’artista siriano Elias Naman ci ricorda il dramma attuale”, conclude il presidente Zanardi Landi, “se le conferenze tematiche illustreranno le ricerche archeologiche e le istruzioni provocate dalla guerra, il documentario di Alberto Castellani Quel giorno a Palmira, sarà l’omaggio di Aquileia a Khaled Asaad, martire della cultura”.

Apre al museo Archeologico nazionale di Aquileia la mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”, terza tappa del ciclo “Archeologia ferita”, la prima dedicata in Europa alla città siriana dopo le distruzioni perpetrate dall’Isis: l’eleganza e la ricchezza degli antichi palmireni a confronto con i ritratti degli antichi aquileiesi

La distruzione del tempio di Baal Shimin a Palmira, patrimonio dell’Unesco, da parte dei miliziani dell’Isis

L’archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall’Isis il 18 agosto 2015

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

La mostra “Leoni e tori dall’antica Persia ad Aquileia”: ne parla Carlo Cereti

Le nuvole di fumo e polvere e gli echi delle detonazioni che avvolgono quel che resta dell’imponente tempio di Bel, dell’austero castello medievale, dell’elegante tetrapilo, del prezioso tempio di Baal-Shamin, dello slanciato arco trionfale, dell’articolata scena del teatro antico sono ancora davanti ai nostri occhi, increduli di fronte a tanta violenta follia dei miliziani dell’Isis decisi a distruggere i monumenti più famosi di Palmira. E continuiamo a commuoverci per il sacrificio supremo del custode più fedele di Palmira, l’archeologo Khaled Asaad, trucidato il 18 agosto 2015 per essersi rifiutato di lasciare la città e collaborare con i jihadisti. La “città delle palme”, la “sposa del deserto”, la “Venezia delle sabbie”, come era chiamata Palmira nelle varie epoche, rappresenta l’esempio più eclatante, e per questo più doloroso, del sistematico tentativo da parte dell’Isis di annientare l’altro (sia esso inteso come il regime di Assad, o come l’Occidente crociato, o come l’Islam meno ortodosso), attraverso la distruzione della sua cultura, del suo patrimonio, delle vestigia più lontane e profonde che ci hanno reso ciò che siamo e che pensiamo, nel tentativo di attuare una “pulizia etnica”, come la definisce Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, specchio delle peggiori pulizie etniche. Non meraviglia quindi che, dopo il museo del Bardo di Tunisi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/03/archeologia-ferita-il-museo-di-aquileia-apre-le-porte-ai-reperti-da-musei-e-siti-colpiti-dai-terroristi-prima-tappa-otto-capolavori-dal-museo-del-bardo-di-tunisi/) e del museo archeologico Iran Bastan di Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/22/archeologia-ferita-leoni-e-tori-dallantica-persia-ad-aquileia-in-mostra-allarcheologico-capolavori-achemenidi-e-sasanidi-da-persepoli-e-dal-museo-di-teheran-per-l/), Aquileia dedichi proprio a Palmira la terza tappa del progetto espositivo “Archeologia ferita”, per celebrare la città siriana come simbolo di resistenza dagli attacchi al patrimonio culturale mondiale.

Busto muliebre da sarcofago palmireno conservato al Terra Sancta Museum di Gerusalemme (foto Gianluca Baronchelli)

Il manifesto della mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Apre il 2 luglio 2017 al museo Archeologico nazionale di Aquileia, dove sarà visitabile fino al 3 ottobre 2017, la mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”, la prima dedicata in Europa alla città dopo le distruzioni recentemente perpetrate. L’esposizione, a cura di Marta Novello e Cristiano Tiussi, nata dalla collaborazione tra la fondazione Aquileia e il polo museale del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, gode del patrocinio della commissione nazionale italiana per l’Unesco, del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e del ministero degli Affari esteri e Cooperazione internazionale. Grazie ai sedici prestiti originari di Palmira concessi dal Terra Sancta Museum di Gerusalemme, dai musei Vaticani, dai musei Capitolini, dal museo delle Civiltà – collezioni di Arte orientale “Giuseppe Tucci”, dal museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, dal civico museo Archeologico di Milano e da una collezione privata, raccoglie sedici pezzi originari di Palmira – alcuni dei quali riuniti per la prima volta dopo la loro dispersione nelle collezioni occidentali – e agli otto da Aquileia la mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” vuole dimostrare, pur nella distanza geografica e stilistico-formale, il medesimo sostrato culturale che accomuna le due città, mediante l’utilizzo di modelli autorappresentativi e formule iconografiche affini. “Questa mostra”, interviene il presidente della fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, “al di là del suo notevole valore artistico, ha anche un chiaro fine politico: richiamare l’attenzione sui luoghi che sono il nucleo centrale della nostra civiltà, oggi teatro di conflitti e devastazioni”. L’esposizione ha costituito, inoltre, l’occasione per restaurare i reperti concessi in prestito dalla Custodia di Terra Sancta, con un intervento finanziato e coordinato dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia che, alla conclusone della mostra, restituirà i rilievi pronti per la loro esposizione nel nuovo allestimento del Terra Sancta Museum.

Stele romana con coppia di coniugi conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Gianluca Baronchelli)

“Sia Palmira che Aquileia erano luoghi di tolleranza e fruttuosa convivenza tra culture e religioni diverse”, sottolineano Antonio Zanardi Landi e Cristiano Tiussi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Aquileia, “oltre a esser testimoni che diciotto secoli fa il Mediterraneo costituiva un’unità integrata non solo dal punto di vista dei commerci, ma anche di quello della circolazione delle idee e dei canoni artistici e narrativi”. Per Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia, e Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il fine della mostra è anche quello di far emergere “quell’unità culturale che attraverso la contaminazione di modelli eterogenei, nelle pur diverse espressioni formali, costituì la peculiarità del mondo romano e sulla quale si vuole porre l’accento, attraverso il gioco di sguardi che l’allestimento contribuisce a sottolineare, per superare le ferite che ormai già troppe volte in questi ultimi anni sono state inflitte al patrimonio culturale universale”. Palmira era città carovaniera che “sviluppò l’arte del commercio, vendendo ai romani quei beni di lusso che comprava dai persiani e che provenivano dalle lontane India e Arabia”, come scrive nella prefazione del catalogo Debora Serracchiani, presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. “Incenso, mirra, pepe, avorio, perle e stoffe che venivano scambiati per grano, vino, olio e garum. Gli scambi con il mondo diedero un carattere particolarissimo, aperto e cosmopolita a quest’oasi aramaica, proprio come secoli dopo plasmarono il carattere di Venezia”. Anche Aquileia era città di commerci e di confine, porta verso Oriente dell’Impero Romano, e anche “Porta da Oriente”, visto che proprio via Aquileia raggiunsero Roma contaminazioni orientali che ebbero influssi profondi sull’Impero Romano in termini di idee, canoni artistici e sensibilità. Se il grande, e temuto, vicino di Palmira era la Persia, il grande vicino di Aquileia erano i popoli barbarici.

Rilievo funerario palmireno conservato al museo Barracco di Roma

La mostra vuole far conoscere al mondo contemporaneo gli antichi palmireni, indicandone mansioni e ruoli. Il carattere di Palmira, vivace crocevia di idee, aspirazioni, usi e costumi, di correnti formali e stilistiche locali, orientali, ma anche greche e romane, ha dato infatti forma all’immagine che i suoi abitanti hanno voluto fare e lasciare di sé, consegnandola all’eternità attraverso i loro monumenti funerari. Fra i materiali maggiormente significativi dell’arte palmirena, i rilievi funerari rivestono un ruolo di grande importanza nell’affermazione della fama mondiale della città. Grazie alla diffusione di questi originali reperti, gli antichi cittadini di Palmira, “con i loro volti, i loro abiti e i loro gioielli”, per usare le parole del famoso archeologo francese Paul Veyne, sono diventati ora “cittadini del mondo”. Un esempio di questa forte individualità è la raffinata testa proveniente dai musei Vaticani, in cui la mansione di sacerdote è riconoscibile dal copricapo tronco-conico (modius) considerato proprio dei sacerdoti di Bel, o la testa che arriva dalla Custodia di Terra Santa ornata da una corona di foglie e bacche di alloro fissata da un medaglione. “Anche commercianti o funzionari della pubblica amministrazione”, ricordano i curatori della mostra, “sono presenti nelle sale del museo Archeologico nazionale di Aquileia, appositamente riallestite, riconoscibili da un foglietto di papiro nella mano sinistra, come il rilievo del Salamallat da Gerusalemme o quello di Makkai da collezione privata. Senza parlare del celebre universo femminile di Palmira – di cui l’illuminata regina Zenobia, colei che osò sfidare l’autorità di Roma marciando sulla capitale dell’Impero, non è che l’epigona – benissimo rappresentato nella mostra da cinque dame elegantemente vestite e acconciate”. Come Charles Baudelaire, che magnificò nel suo poema I fiori del Male i gioielli di Palmira, il visitatore della mostra – assicurano alla fondazione Aquileia – non potrà che rimanere incantato davanti all’originalità e alla ricchezza degli ornamenti delle donne palmirene, abituate a sfoggiare più bracciali simultaneamente, fibulae e diademi, e anelli su tutte le parti delle dita, come nel magnifico rilievo dal museo Barracco, dove il monile è indossato sulla falangina del mignolo sinistro. Altrettanto curioso è il pendente dello stesso rilievo, un gioiello a forma di campana agganciato a un bracciale a torciglione, un amuleto diffuso in tutta la Siria romana.

Il ritratto di Batmalkû e Hairan sul rilievo funerario palmireno conservato al museo Tucci di Roma

“Che Palmira fosse un ricco crocevia di culture”, continuano Novello e Tiussi, “è immediatamente riscontrabile dall’abbigliamento dei suoi cittadini rappresentati in mostra nella splendida lastra del museo Tucci, dove la figura femminile è vestita alla greca con il chiton (tunica) e l’himation (mantello), e i capelli acconciati da un turbante con un velo trattenuto da un prezioso diadema di cui si percepisce ancora chiaramente l’originaria splendida policromia, mentre il fanciullo ritratto poco più in alto è abbigliato alla moda partica, con una tunica al ginocchio con galloni dipinti, orlo svasato alle estremità e pantaloni a sbuffo. Pur a fronte dei caratteri spiccatamente orientali e della rigida frontalità che li contraddistinguono, i rilievi palmireni condividono forme e modalità di auto-rappresentazione comuni a tutto l’Impero romano. L’occhio più attento potrà così notare la diversità di stili, e le abitudini simili, così come la comune scarsa caratterizzazione fisionomica dei volti: gli aquileiesi appaiono modesti, quasi schivi a confronto degli abitanti di Palmira, che trasmettono invece un senso di sicurezza e di compiacenza dovuto anche alla compattezza e impenetrabilità tipica dell’arte provinciale e in particolare orientale. Si potrà ammirare l’inconfondibile stile scultoreo caratteristico delle botteghe palmirene, che quasi ritaglia nella materia in modo minuzioso i dettagli decorativi, in modo grafico, poco profondo e molto efficace”.

Accordo storico: alla Fondazione Aquileia la gestione di tutto il sito archeologico di Aquileia romana (104mila metri quadri) con l’obiettivo di valorizzare la città antica attraverso un percorso storico unico tra scavi e musei

Il foro romano di Aquileia: ora la gestione dell'intero sito è affidato alla Fondazione Aquileia

Il foro romano di Aquileia: ora la gestione dell’intero sito è affidato alla Fondazione Aquileia

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Il ministro Dario Franceschini ad Aquileia con il presidente della Fondazione Zanardi Landi e il governatore della Regione Debora Serracchiani

Il ministro Dario Franceschini ad Aquileia con il presidente della Fondazione Zanardi Landi e il governatore della Regione Debora Serracchiani

Il sito archeologico di Aquileia ha un solo gestore: la Fondazione Aquileia. Con un obiettivo: creare un grande percorso culturale unico. È stato infatti siglato un accordo storico tra il Mibact e la Fondazione Aquileia per il conferimento in uso alla Fondazione Aquileia di tutte le aree archeologiche dell’antica città romana. La Fondazione Aquileia si occuperà di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria e valorizzazione del sito archeologico, alla soprintendenza rimarranno la tutela e alcuni immobili e la gestione del museo Archeologico nazionale e del museo Paleocristiano che fanno capo al Polo Museale Friuli-Venezia Giulia. La presenza della Fondazione nella gestione del sito non è comunque una novità. Nel 2008-2009 era stato conferito alla Fondazione il 28% delle aree. Ora si completa il passaggio con il restante 72 (che comprende foro, porto fluviale, via Sacra, area Grandi terme-Comelli, fondo ex Moro con Casa delle bestie ferite, fondo Cassis con Casa dei putti danzanti e fondo Violin). “La Fondazione esce da una lunga adolescenza e diviene oggi adulta e nel pieno delle sue potenzialità e capacità”, spiega il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi. Per Corrado Azzolini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli – Venezia Giulia, “non verrà meno naturalmente il ruolo di ricerca degli istituti universitari ma si avrà un passaggio più veloce dallo scavo alla fruizione”. “L’accordo con il Mibact rappresenta un’importante affermazione del ruolo della Regione nella tutela e valorizzazione dei beni archeologici. È davvero uno straordinario salto di qualità”, affermato la presidente Debora Serracchiani. “È un risultato che è stato perseguito e raggiunto grazie all’ottima qualità dei rapporti tra Regione e ministero dei Beni culturali, in particolare grazie alla attenzione del ministro Franceschini il quale ha saputo cogliere il livello del lavoro che si sta sviluppando nel nostro territorio. In quest’opera di crescita e accreditamento sono stati fondamentali l’esperienza e il prestigio del presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, che, con l’efficace collaborazione di dirigenti e tecnici, ha creato i presupposti perché Aquileia letteralmente risorgesse nella visibilità internazionale. Anche attraverso l’acquisizione concordata e progressiva di competenze su nuove aree del patrimonio regionale che si afferma il senso della specialità del Friuli Venezia Giulia”.

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Antonio Zanardi Landi (Presidente Fondazione Aquileia) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia)

Antonio Zanardi Landi (Presidente Fondazione Aquileia) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia)

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

“Questo risultato ci rende particolarmente orgogliosi poiché significa da un lato che la strada tracciata dalla Regione ormai dieci anni fa fosse quella giusta, dall’altro che l’azione intrapresa due anni fa di cambiare la dirigenza, si sia dimostrata vincente per il conseguimento di questo successo”, ribadisce l’assessore alla Cultura FVG Gianni Torrenti. “C’era senz’altro bisogno di una guida autorevole che sapesse coniugare il risparmio della spesa corrente con la necessità di far ripartire gli investimenti, azioni che hanno consentito di avere il giusto credito in sede ministeriale. È proprio la considerazione maturata al ministero e un periodo di intenso lavoro hanno portato al passaggio di competenze alla Fondazione. Questa firma consente ottimisticamente di pensare al rinnovo decennale dell’accordo Stato-Regione per dare alla Fondazione un giusto traguardo temporale in vista dell’impegnativo compito che le viene assegnato. Un grazie è quindi doveroso alle persone che hanno consentito questo risultato, al presidente Zanardi Landi e al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi, alla dottoressa Anna del Bianco, direttore regionale della cultura e a Caterina Bon Valsassina, direttrice generale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio del Mibact». Sottolinea Zanardi Landi: “Passiamo dalla gestione di circa 33mila a 104mila metri quadrati di aree archeologiche, un salto di quantità che è anche di qualità e che ci permette di andare concretamente nella direzione di creare un parco archeologico vero e proprio collegando le aree in modo efficace con percorsi di visita che consentano di apprezzare i resti della grande città romana e soprattutto di capire e di coglierne il messaggio che ancora ne proviene”. E il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, conclude: “Una delle sfide, oltre alla manutenzione su cui interverremo immediatamente, sarà la progettazione di nuovi interventi di valorizzazione a medio e lungo termine, un primo intervento sarà riservato al porto fluviale e alla via Sacra e al percorso di collegamento con il museo Paleocristiano. Il punto di arrivo dovrà essere la consegna a un pubblico di visitatori sempre più ampio ed esigente di un percorso storico culturale unico”.

Aquileia incontra la Persia: a Grado il documentario Rai sulla mostra “Leoni e Tori dall’Antica Persia ad Aquileia” aperta al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Rithon d'oro achemenide in mostra al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Rithon d’oro achemenide in mostra al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Il filo rosso che lega questa estate Aquileia alla Persia si arricchisce lunedì 29 agosto 2016 di un altro evento a corollario della mostra “Leoni e tori dall’antica Persia ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia. Secondo appuntamento del ciclo “Archeologia Ferita” avviato l’inverno scorso con l’esposizione dedicata ai reperti provenienti dal museo del Bardo di Tunisi, la mostra “Leoni e tori” che ha avuto finora un grande successo di pubblico con oltre 16mila visitatori, proseguirà fino al 30 settembre, anche se si sta cercando di ottenerne il prolungamento per tutto il mese di ottobre. Tra gli eventi collaterali, in luglio, durante l’Aquileia Film Festival (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/26/al-via-la-7-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-tre-serate-ad-aquileia-nella-prestigiosa-piazza-capitolo-con-film-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-e-le-conversazion/) c’era stato l’incontro con Carlo Cereti, addetto culturale dell’Ambasciata d’Italia a Teheran, che, davanti a un pubblico numeroso e attento, ha tracciato un quadro dell’Iran di oggi e di una cultura che ha avuto molti contatti col mondo occidentale, oltre a illustrare caratteristiche e motivazioni della mostra, ideata e organizzata dalla Fondazione Aquileia e realizzata in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il National Museum of Iran e l’Iranian Cultural Heritage Handcrafts and Tourism Organization, portando ad Aquileia 25 tesori dell’antica Persia mai usciti dai confini della Repubblica Islamica dell’Iran, tra cui alcuni oggetti in oro particolarmente preziosi, che raccontano della magnificenza dell’impero achemenide, fondado da Ciro e reso grande da Dario (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/22/archeologia-ferita-leoni-e-tori-dallantica-persia-ad-aquileia-in-mostra-allarcheologico-capolavori-achemenidi-e-sasanidi-da-persepoli-e-dal-museo-di-teheran-per-l/).

"Leoni e tori. Aquileia incontra la Persia", documentario della Rai Friuli Venezia Giulia per la regia di Tiziana Toglia

“Leoni e tori. Aquileia incontra la Persia”, documentario della Rai Friuli Venezia Giulia per la regia di Tiziana Toglia

Ora il racconto della mostra “Leoni e tori” diventa un film. La sede regionale del Friuli Venezia Giulia della Rai ha infatti realizzato il documentario “Leoni e tori – Aquileia incontra la Persia” che verrà proiettato lunedì 29 agosto 2016 alle 19 al Grand Hotel Astoria di Grado alla presenza della regista Tiziana Toglia e del direttore della sede regionale della Rai Guido Corso. La serata, aperta al pubblico, e moderata dalla giornalista del Messaggero Veneto Elisa Michellut, si aprirà con i saluti del presidente della Git-Terme e Spiaggia Alessandro Lovato, con cui la Fondazione Aquileia ha da tempo un rapporto di collaborazione per una promozione integrata dell’offerta turistica, e proseguirà con gli interventi del direttore della sede Rai Fvg, Guido Corso, del direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, che illustrerà il percorso di visita e l’idea della mostra, e di Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia che ospita i preziosi reperti provenienti dall’Iran. Il documentario è un viaggio alla scoperta dell’archeologia e della cultura persiana, guidato anche dalle parole del professor Carlo Cereti, e un “invito a riscoprire Aquileia”, come sottolinea nel filmato il presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, “quale luogo di incontro e dialogo tra culture”.

Archeologia ferita. “Leoni e tori dall’Antica Persia ad Aquileia”: in mostra all’Archeologico capolavori achemenidi e sasanidi da Persepoli e dal museo di Teheran per la prima volta concessi dall’Iran

Il leone che azzanna il toro: rilievo achemenide a Persepoli in Iran

Il leone che azzanna il toro: rilievo achemenide a Persepoli in Iran

Il re nella caccia al leone: rilievo del palazzo di Dario a Persepoli

Il re nella caccia al leone: rilievo del palazzo di Dario a Persepoli

Il leone che azzanna il toro è un po’ il simbolo di Persepoli: nella città-palazzo voluta dal re dei re Dario I come capitale del suo impero, fiore all’occhiello della dinastia achemenide, il rilievo del leone col toro (forse simbolo dell’anno nuovo che caccia il vecchio, o astronomico perché all’equinozio di primavera la costellazione del Leone è “sopra” quella del Toro) ricorre spesso e accoglie oggi i visitatori, come 2500 anni fa accoglieva i sudditi, ai piedi della scalinata che portava all’apadana, la grande, immensa sala delle udienze. Ma poi il toro lo troviamo contrapposto nei monumentali capitelli dei palazzi del potere di Persepoli, come due grandi tori androcefali fanno la guardia all’ingresso della porta delle Nazioni sempre a Persepoli. E il leone popola i rilievi dei palazzi di Dario e Serse protagonista di lotte cruente che mettono in risalto la potenza quasi divina del re. Le stesse scene le troviamo alcuni secoli più tardi rappresentate su piatti d’argento dorato dell’ultima dinastia dell’impero persiano, quella sasanide che si rifà proprio alla tradizione achemenide.

Bracciale a cerchio aperto con terminazioni a teste leonine, dal museo di Teheran alla mostra di Aquileia

Bracciale a cerchio aperto con terminazioni a teste leonine, dal museo di Teheran alla mostra di Aquileia

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

Quei tori e quei leoni sono ora protagonisti di una mostra unica ed eccezionale insieme perché presenta reperti provenienti esclusivamente dall’Iran, e in alcuni casi mai usciti prima dal territorio della Repubblica islamica. L’appuntamento dal 25 giugno al 30 settembre 2016 è al museo nazionale Archeologico di Aquileia con la mostra “Leoni e Tori dall’antica Persia ad Aquileia”, realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia nell’ambito del ciclo “Archeologia Ferita”, avviato lo scorso anno dalla mostra incentrata sui reperti provenienti dal museo tunisino del Bardo. “La mostra”, dice il presidente della Fondazione Antonio Zanardi, “è dedicata all’arte achemenide e sasanide, con pezzi di eccezionale rilievo provenienti dall’Archeologico di Teheran e da quello di Persepoli, e non si collega direttamente alle tragiche vicende del passato recente e dell’attualità nel Mediterraneo e nel Medio Oriente”. Per individuare l’autore delle ferite e della distruzione della capitale dell’impero di Dario, prosegue Zanardi, è invece “necessario risalire sino al IV secolo a.C. e ad Alessandro Magno, molto lontano dunque dal terrorismo e dalla violenza dei nostri giorni. Eppure, a ben guardare, la maggior parte del patrimonio archeologico del mondo è proprio originato da una ferita, da devastazioni, dalla volontà di cancellare l’identità del nemico o, semplicemente, dell’altro”. “Una rassegna di grande significato”, interviene il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, “perché costituisce la prima opportunità di apprezzare in Europa reperti provenienti da Persepoli e dal Museo Nazionale di Teheran dopo la firma dell’Accordo sul Nucleare iraniano».

Rithon d'oro achemenide in mostra ad Aquileia

Rithon d’oro achemenide in mostra ad Aquileia

L’importanza della mostra di Aquileia sta infatti proprio nell’essere composta esclusivamente da reperti provenienti dall’Iran e non, come le maggiori iniziative del genere (nel 2005 al British Museum), con opere già presenti in musei europei. In particolare, molti dei pezzi allestiti non sono mai usciti dai musei iraniani, come la gigantesca zampa di leone in porfido, la testa di un bovino proveniente dai depositi di Persepoli e molti degli oggetti in oro, tra cui il magnifico bracciale con due teste leonine. Questi preziosi reperti, del resto, coprono un arco temporale assai lungo e sono testimonianza di due dinastie fondamentali dell’Iran pre-islamico, gli Achemenidi e i Sasanidi, e dello sfarzo delle corti persiane che lasciarono stupefatti persino gli autori greci che descrivevano le bellezze e la grandiosità di regge e città. “In mostra – spiegano gli organizzatori – per la prima volta uno accanto all’altro pezzi straordinari di oreficeria achemenide, come il rithon d’oro con leone alato, la daga aurea, il bracciale con due teste leonine, il piccolo toro e le placche di straordinaria fattura orafa. Anche i rilievi e le sculture esposte ad Aquileia vogliono sottolineare l’incredibile potenza figurativa di quell’arte. Senza contare che, trattandosi di frammenti (sebbene di grandi dimensioni) la mostra riesce in questo modo a evocare il concetto di arte e civiltà ferite. Come recita il titolo, le raffigurazioni, a partire dalle più antiche, riguardano soprattutto i tori e i leoni, in un forte collegamento con le tradizioni mesopotamica, elamita e persino quella del mondo iranico dell’Età del Ferro, in cui la presenza di elementi animalistici è ovviamente connessa a un’origine nomadica”. Eccezionale dunque la lastra di bronzo raffigurante una serie di leoni alati, che costituiva il fiancale di un carro da guerra achemenide, per non parlare del piatto d’argento raffigurante una scena di caccia al leone, tra l’altro uno dei pochi pezzi sasanidi esposti, che a sua volta evidenzia il perdurare di grandi capacità espressive fino ai secoli che hanno preceduto la nascita del mondo islamico.

Archeologia ferita. Un successo la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: 16mila visitatori in meno di tre mesi. E a giugno arrivano i tesori dell’antica Persia dal museo di Teheran

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli) nella mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Aquileia ha scommesso sulla qualità dell’offerta e ha fatto centro con il progetto “Archeologia ferita”. In meno di tre mesi per la prima iniziativa sui tesori del Bardi sfiorati i 16mila visitatori. Numeri da record dunque per la mostra “Archeologia ferita. Il Bardo ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia e promossa dalla Fondazione Aquileia, dall’istituto nazionale per il Patrimonio tunisino e dal Polo museale e soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia. E ora pronti per una nuova proposta: i tesori del museo Archeologico dell’Iran antico di Teheran in mostra ad Aquileia dal prossimo giugno, frutto della disponibilità della Repubblica islamica e del museo Archeologico di Teheran, maturata nella recente visita istituzionale della Regione. I dati sulla mostra “Il Bardo ad Aquileia” sono stati resi noti dal presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha commentato: “Siamo veramente soddisfatti per un evento che ha portato a Aquileia 16mila persone nei due mesi e venti giorni di apertura della mostra, inaugurata nel dicembre scorso: è un dato che confrontato a quello dei 35mila visitatori che mediamente in un anno visitano il Museo archeologico di Aquileia fa capire il successo straordinario di questa iniziativa: una ricaduta per tutto il Friuli Venezia Giulia a livello nazionale e internazionale”.

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La mostra si era aperta con la presentazione a Roma del ministro Franceschini, che la presidente della Regione Serracchiani ha tenuto a ringraziare: “Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra e devo un grazie anzitutto al ministro perché ha supportato questo evento sin dall’inizio, ma anche all’ambasciatore Zanardi Landi, al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi e anche al sindaco di Aquileia, determinato a raggiungere questo obiettivo con noi, e a tutti gli operatori privati con cui abbiamo chiuso una partnership che ci ha permesso di affrontare le spese più importanti dell’esposizione”. Zanardi Landi ha ricordato i tanti articoli usciti a livello regionale, nazionale e internazionale, i molti commenti e articoli su stampa e siti web di Russia, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Iran, Egitto: 32 testate italiane e 25 estere per un totale di 90 articoli sulla stampa, 160 siti web, 15 servizi televisivi e 5 interviste radio anche in Francia e Svizzera. Il presidente ha parlato di una «stimolante scommessa vinta, non solo per il grande afflusso di visitatori, ma perché ha segnato l’inizio di un percorso importante per il rilancio di Aquileia, proposta come luogo simbolo del dibattito sui danni inferti al patrimonio culturale e artistico dal terrorismo fondamentalista”.

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia "Archeologia ferita" (foto Valerio Ricciardi)

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia “Archeologia ferita” (foto Valerio Ricciardi)

Zanardi Landi, come anticipato nella recente edizione di Tourisma a Firenze, ha confermato anche che, dopo la recente visita della presidente Serracchiani a Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/), si sta lavorando alacremente per poter inaugurare a giugno una mostra sull’archeologia persiana: 15-20 reperti molto importanti provenienti dall’Iran, “oggetti di grande forza comunicativa, che hanno il potere di stupire e di innescare un processo di riflessione. Sarà una mostra importante, la prima da molti anni, che si collocherà in un momento di riapertura dei contatti con l’Iran e che potrà accompagnare l’azione del Governo e della Regione, nonché dei nostri imprenditori che si stanno riaffacciando in forze su quel mercato”. Serracchiani, definendolo “un risultato straordinario”, ha ricordato che questa nuova mostra aprirà nel periodo più intenso dell’afflusso delle presenze nell’area aquileiese. “L’obiettivo resta comunque quello di un’offerta che completi l’afflusso in tutto l’arco dei dodici mesi e che vada di pari passo all’impegno per l’approfondimento dell’attività di scavo nel sito aquileiese”.