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Altino. Conclusi i lavori di messa in sicurezza dell’ex risiera, sede del museo Archeologico nazionale: la collezione archeologica sarà di nuovo visitabile in tutti i suoi spazi

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Riaprono le sale del museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

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Il sottotetto del museo Archeologico nazionale di Altino dopo i lavori di messa in sicurezza (foto drm-veneto)

Conclusi i lavori di messa in sicurezza dell’ex risiera, sede del museo Archeologico nazionale di Altino, così mercoledì 30 agosto 2023, a partire dalle 14, la collezione archeologica sarà di nuovo visitabile in tutti i suoi spazi (vedi (vedi Altino (Ve). Lavori in corso al museo Archeologico nazionale: alcune aree chiuse durante l’estate | archeologiavocidalpassato). Su una superfice di quasi 5000mq di strutture lignee la direzione regionale Musei del Veneto aveva richiesto l’apporto della classe di reazione al fuoco B-s1, d0 che è stata ottenuta applicando un ciclo di vernice ignifuga, in questo caso a base solvente. Con la riapertura della ex risiera, il costo dei biglietti sarà: Intero 6 euro, ridotto 3 euro, eventi e convenzioni 4 euro, eventi serali 2 euro, #Altino365 – abbonamento annuale 15 euro. Il prezzo dei biglietti comprende la maggiorazione di 1 euro prevista dal ministero della Cultura per finanziare la ricostruzione del patrimonio culturale danneggiato dall’alluvione del maggio 2023; l’aumento rimarrà in vigore fino al 15 dicembre 2023.

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Museo Archeologico nazionale di Altino: reperti e vetrine sigillati per consentire la messa in sicurezza delle parti lignee (foto frezza group)

L’ex risiera era stata chiusa il 3 luglio 2023, lasciando visibili le aree archeologiche, la mostra “Antenati altinati” e la torretta panoramica. In queste settimane, Frezza Group all’interno di un museo, dove sono presenti numerosi reperti nelle teche di vetro o esposti nelle sale, ha dovuto procedere con estrema cura. Le vernici sono state applicate con pompe airless che, nebulizzando il prodotto, hanno reso necessario una copertura meticolosa degli ambienti applicando doppi nylon e sigillando le sovrapposizioni con nastro.

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Le colonne in ferro restaurate all’esterno del museo Archeologico nazionale di Altino (foto frezza group)

Invece all’esterno del museo Frezza Group ha rimosso la vernice intumescente esistente per poter successivamente applicare un nuovo ciclo intumescente per la protezione R 60 delle colonne metalliche esterne al museo. Le colonne sono state sottoposte a idrolavaggio ad alta pressione prima e all’applicazione di primer e vernice intumescente dopo. Ed essendo un ambiente esterno soggetto agli effetti della brezza marina è stata adottata una vernice a base solvente poi protetta con una finitura poliuretanica bicomponente, sempre a base solvente, in tinta antracite come da indicazioni progettuali.

Altino (Ve). Lavori in corso al museo Archeologico nazionale: alcune aree chiuse durante l’estate

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La mostra esperienziale permanente “Antenati Altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

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La torretta al centro del museo Archeologico nazionale di Altino: da lì si può cogliere con uno sguardo tutta l’estensione del realizzando parco archeologico di Altino (foto drm – veneto)

Lavori in corso al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve). Per questo motivo, durante il periodo estivo, saranno chiuse al pubblico alcune aree, in modo alternato. Fino alla fine di giugno 2023, sarà chiuso l’accesso alla torretta panoramica e alla mostra “Antenati altinati”. Dal 3 luglio 2023 e per le successive sei settimane, l’ex-risiera (sede del Museo) sarà chiusa. Le aree archeologiche saranno sempre visitabili in questi orari: 8-19 (martedì-sabato) e 14-19 (domenica e festivi). Fino al termine dei lavori, sarà applicato un ingresso a 4 euro (biglietto intero). Il biglietto di ingresso è stato aumentato di 1 euro per finanziare e avviare gli interventi di tutela e ricostruzione del patrimonio culturale, pubblico e privato (inclusi i musei), danneggiato a causa degli eventi alluvionali del mese di maggio 2023 (in base al DL 1° giugno 2023, n. 61, “Interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal I° maggio 2023”).

Altino. Undicesima puntata della rubrica #archeoaltino: focus sul secondo santuario di Altino, quello del dio celtico Belatukadro. Al museo Archeologico nazionale un frammento di cornice d’altare con iscrizione ne prova l’esistenza

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso località Maraschere dove è stato individuato ilsantuario di Belatukadro (foto drm-veneto)

Undicesima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su Belatukadro: l’altro santuario. Ad Altino erano presenti due santuari: uno dedicato al dio Altino, dal quale la città prese il nome e al quale si accedeva arrivando da Sud, da vie d’acqua; l’altro, invece, si trovava a Nord ed era accessibile da vie di terra. Entrambi erano in posizione strategica rispetto alle rotte commerciali. Il santuario presente a Nord dell’abitato veneto di Altino, in località Maraschere, era dedicato al dio Belatukadro, divinità celtica guerriera.

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Dettaglio frammento di cornice d’altare con iscrizione dal santuario di Belatukadro, conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

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Frammento di cornice d’altare con iscrizione dal santuario di Belatukadro, conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Il principale reperto che testimonia la presenza di un santuario è un frammento di cornice di altare con iscrizione, il cui testo recita: ?] -KADRIAKOS KVERON oppure ?] -KADRIAKOS KVERON -]ONIO[ e che potrebbe fare riferimento ad un sacerdote o addetto al culto di Belatukadro, dio celtico della guerra, forse in seguito assimilato al dio Beleno.

Altino. Decima puntata della rubrica #archeoaltino: focus su i Celti ad Altino: da località Le Brustolade provengono sepolture celtiche a inumazione e incinerazione, ora al museo Archeologico nazionale

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso località Le Brustolade da cui provengono le sepolture celtiche (foto drm-veneto)

Decima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su i Celti ad Altino. La necropoli a Nord dell’antico abitato di Altino, oltre ad averci fornito molte informazioni preziose sulla fase veneta della città, ci ha dato interessanti testimonianze sulla mobilità dei popoli preromani: da località Le Brustolade, infatti, provengono anche alcune sepolture celtiche.

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Museo Archeologico nazionale: Tomba Brustolade 1, corredo funerario di una sepoltura maschile a inumazione, riferibile a un Celta (spada, fibula e olla con due coppe di produzione etrusco-padana), fine IV sec. a.C. (foto drm-veneto)

Da località Le Brustolade provengono infatti alcune sepolture databili tra il IV e l’inizio del III sec. a.C., caratterizzate dalla deposizione di armi e dall’inumazione: questi elementi sono del tutto estranei alla ritualità funeraria veneta, ma caratteristici delle popolazioni celtiche.

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Museo Archeologico nazionale: Tomba Brustolade 32, sepoltura maschile a incinerazione con deposizione di armi (una delle quali, una spada, ripiegata ritualmente) e coppe, II sec. a.C. (foto drm-veneto)

Sono state trovate anche sepolture con elementi “misti”: ad esempio corredi con presenza di armi, ma con l’uso dell’incinerazione al posto dell’inumazione.

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Museo Archeologico nazionale: ipotesi ricostruttiva di una tomba a inumazione celtica con panoplia e corredo (foto drm-veneto)

La presenza di piccoli nuclei di Celti della Altino preromana è spiegabile in base alla necessità di importare forza-lavoro, oppure alla presenza di mercenari; il fatto che questi individui siano stati sepolti con la panoplia (corredo di armi) e altri oggetti del corredo funerario nella necropoli settentrionale, la più prestigiosa dell’abitato, fa intuire che avessero raggiunto un buon livello di integrazione sociale e culturale.

Altino. Nona puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un reperto di eccezionale importanza: la stele sepolcrale “di Ostiala”, proveniente dalla necropoli settentrionale di Altino

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso l’area da cui proviene la stele sepolcrale di Ostiala (foto drm-veneto)

Nona puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un reperto di eccezionale importanza: la stele sepolcrale “di Ostiala”, proveniente dalle sepolture della necropoli settentrionale di Altino.

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La stele sepolcrale di Ostiala proveniente dalla necropoli settentrionale e conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

La zona a Nord dell’antico abitato di Altino, il “sepolcreto settentrionale”, ha restituito molte interessanti testimonianze della fase veneta della città. Tra queste la stele sepolcrale di Ostiala. Si tratta di un monumento funerario in trachite, databile tra la fine del V sec. a.C. e il III sec. a.C.: la stele reca un’iscrizione a spirale che in origine doveva correre lungo tutta la cornice, ma che ci è giunta danneggiata e frammentaria. L’iscrizione era dedicata a due donne: una si chiamava Ostiala, dell’altra non ci è giunto il nome; entrambe, però, avevano come nome anche Fremaist[ : forse un patronimico? Se questa ipotesi fosse vera, le due donne sarebbero sorelle. Un’altra parola molto importante che compare nel testo è “ekvopetars”: in questo caso il termine venetico può significare “oggetto pertinente alla classe dei cavalieri” (pet- = “signore”, ekvo- = “cavallo”; quindi ekvopetars = “cavaliere”). L’epitaffio può essere ricostruito così: “monumento funebre per Ostiala A… e per … …-na, (figlia/e di) Fremaist[ “.

ConversAzioniAltinati – Altnoi: Uomini, Animali e Dei: incontro on line di Margherita Tirelli su “Altino, Juppiter e un plurisecolare luogo di culto”. E video della conversazione di Giovanna Gambacurta su Altino preromana

Nuovo appuntamento con le ConversAzioniAltinati – Altnoi: Uomini, Animali e Dei. Mercoledì 26 aprile 2023, alle 21, incontro on line con Margherita Tirelli, la direttrice storica del museo Archeologico nazionale di Altino, su “Altino. Juppiter e un plurisecolare luogo di culto”. Ecco il link: https://unipd.zoom.us/j/82668330311. Intanto, per chi c’era ma vuole rivedere, e per chi non ha potuto partecipare ma vuole recuperare, ecco la registrazione dell’intervento del 4 aprile 2023 di Giovanna Gambacurta (università di Venezia) su “Uno sguardo su Altino preromana”.

Giovanna Gambacurta ha parlato dell’importanza di Altino, il più dinamico porto dei Veneti antichi prima della romanizzazione. Altino era una città aperta alla comunicazione, un hub che accoglieva genti di mare, dei monti, dalle città e dalle campagne. Fossero celti, veneti, etruschi o greci, qui trovavano ospitalità in uno scenario di scambi e relazioni che anticipa di molto quello della futura Venezia. Dalle offerte lasciate al santuario alle iscrizioni in venetico, dai cavalli famosi nel mondo fino all’arte di piegare alle proprie necessità un ambiente anfibio, affascinante ma certamente non facile, questa prima delle ConversAzioniAltinati del 2023 ci aiuta a conoscere meglio le origini e gli sviluppi del più antico capoluogo lagunare.

Altino. Ottava puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un particolare aspetto dell’acqua strumento di malefici, tra fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana

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Il canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (defixio) (foto drm-veneto)

Ottava puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un particolare aspetto del rapporto di Altino con l’acqua. Ad Altino l’acqua è sempre stato infatti un elemento di centrale importanza, vitale nel suo fornire la possibilità di pescare, navigare, fare commerci e scambi con tutto il Mediterraneo. Tuttavia, l’acqua è stato anche strumento per… malefici. Nel canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (oggi esposta al museo Archeologico nazionale di Altino), che originariamente doveva essere stata ripiegata e trafitta da un chiodo prima di essere gettata in acqua: la pratica del trafiggere con un chiodo, che in latino si chiama defixio, nell’antichità identificava anche quelli che noi chiameremmo malefici.

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Laminetta – defixio in piombo incisa a sgraffio (metà del I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Sulla lamina, incisa a sgraffio, erano scritti i nomi di una ventina di persone (sia di condizione libera che liberti e schiavi) verso i quali era diretta la maledizione attraverso l’intermediazione di una divinità, il cui nome è andato perduto. Anche del personaggio che lanciò la maledizione non sappiamo nulla, nemmeno il nome; i destinatari del maleficio erano forse la ciurma di una nave, una famiglia oppure i lavoratori di un’impresa commerciale. La laminetta è interessante perché attesta la presenza di fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana.

Altino. Settima puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un santuario del I sec. a.C. in località Fornasotti, vicino all’accesso della Via Annia ad Altinum

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Mappa dell’antico abitato di Altino: nel cerchietto rosso la posizione del santuario trovato in località Fornasotti (foto drm-veneto)

Settima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un santuario che con grande probabilità sorgeva nel I sec. a.C. in località Fornasotti, in prossimità dell’accesso della Via Annia ad Altinum, lungo la sponda attrezzata del canale meridionale. Di questo edificio sacro rimangono alcune graziose decorazioni fittili, oggi esposte al museo Archeologico nazionale di Altino.

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Lastra-gocciolatoio a testa di animale dal santuario in località Fornasotti conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Dal santuario in località Fornasotti proviene una lastra di rivestimento in terracotta con gocciolatoio a forma di animale e decorazione a motivi vegetali, ovoli e astragali.

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Antefissa in terracotta con la Potnia Theron dal santuario di località Fornasotti oggi al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

In museo esposta anche una bella antefissa in terracotta con figura femminile attorniata da due animali rampanti che rappresenta la Potnia Theròn o Signora degli animali, divinità connessa alla natura e agli animali, sui quali esercitava il potere. Questo esemplare trova confronti con altre rappresentazioni presenti in edifici templari in Italia settentrionale all’inizio del I sec. a.C., periodo al quale si data anche questa antefissa.

Altino. Si inaugura la pista ciclo-pedonale che porta al museo nazionale, step importante verso il parco archeologico

altino_archeologico_inaugurazione-pista-ciclo-pedonale_locandinaSabato 8 aprile 2023 è in programma un evento importante per il territorio altinate: si inaugura la pista ciclabile che congiunge la Greenway del Sile alle aree archeologiche di Altino e, con il nuovo attraversamento stradale davanti ad AltinoLab, al tratto già presente che dalle aree conduce al Museo. L’appuntamento è appunto sabato 8 aprile 2023, alle 10, nel parcheggio di via Marconi 45 (ex ICM) o alle 10.30 nel parcheggio di borgo Trepalade. Come? In bicicletta. Con un traguardo: le aree archeologiche e il museo nazionale di Altino. E per chi non desiderasse fare tutto il percorso, il ritrovo è alle 10.45 ai piedi del nuovo ponte di Altino per il taglio del nastro alla presenza delle autorità. Qui per il parcheggio si può usufruire la vicina piazza di Sant’Eliodoro. All’inaugurazione della pista ciclo-pedonale di Altino seguirà un brindisi nella barchessa del museo Archeologico nazionale. È questo un altro step per concretizzare l’idea del parco archeologico di Altino: patrimonio culturale, paesaggio, miglioramento della qualità della vita locale, offerta turistica all’insegna della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.

Altino. Sesta puntata della rubrica #archeoaltino: focus sui ritrovamenti dall’area sepolcrale lungo la Via Annia che collegava Altinum ad Aquileia

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La mappa dell’antica Altinum con il tracciato della Via Annia (foto drm-veneto)

Sesta puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su una delle principali aree sepolcrali della città che si trovava lungo la via Annia, strada che correva lungo la costa veneta e collegava Altinum ad Aquileia, in accordo con la tradizione romana di prevedere i sepolcreti lungo i principali assi viari di accesso agli abitati. Dal tracciato altinate dell’antica via Annia, quindi, provengono molti monumenti sepolcrali, cippi e iscrizioni: alcuni di questi sono esposti nel giardino della vecchia sede del Museo, altri si trovano esposti al Museo.

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Elementi architettonici da un grande mausoleo, nel giardino dell’ex museo di Altino (foto drm-veneto)

Nel giardino dell’ex museo troviamo alcuni elementi architettonici in calcare d’Aurisina (architrave decorato con foglie e girali d’acanto, cornice con mensole a volute e cassettoni, capitelli corinzi e colonne) provenienti da un grande mausoleo a edicola circolare dalla necropoli nord-orientale della Via Annia.

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La stele di Titus Poblicius conservata nel museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Nel museo Archeologico nazionale è conservata la stele sepolcrale di Titus Poblicius, che attesta le prime fasi di contatti e assimilazioni culturali tra Veneti e Romani: T. Publicius (questo il nome originale del personaggio, che aveva origini latine) trasferitosi ad Altino, assimilò la cultura locale, tanto da far scrivere sulla sua stele sepolcrale il proprio nome con la modalità di scrittura propria del venetico e la particolare pronuncia locale (Poblicius al posto di Publicius, scrittura retrograda da destra a sinistra). La stele, che identificava il terreno in cui Publicius fece costruire il sepolcro per sé e per la propria famiglia, proviene dalla Via Annia.

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La collezione epigrafica esposta nel chiostro dell’ex museo di Altino (foto drm-veneto)

La collezione epigrafica del Museo di Altino è esposta nel chiostro dell’ex Museo dove, in particolare, si trovano iscrizioni e cippi recanti le misure dei recinti sepolcrali, cioè le dimensioni dei lotti di terreno che accoglievano sepolture e monumenti funerari.