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“Il mondo che non c’era”: incontro a Venezia sull’arte precolombiana esposta a Firenze dal Centro studi ricerche Ligabue

Maschera funebre in rame ricoperta da lamina d'oro (Perù, 1300 d.C.) simbolo della mostra "Il mondo che non c'era"

Maschera funebre in rame ricoperta da lamina d’oro (Perù, 1300 d.C.) simbolo della mostra “Il mondo che non c’era”

Vita, costumi e cosmogonie delle culture del Centro e Sud America prima di Colombo raccontati da oltre 230 opere d’arte. Ecco la grande mostra “Il mondo che non c’era”, promossa dal Centro studi ricerche Ligabue fino al 6 marzo 2016 al museo archeologico nazionale di Firenze (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/09/11/in-mostra-a-firenze-il-mondo-che-non-cera-viaggio-alla-scoperta-delle-civilta-precolombiane-del-centro-e-sud-america-con-i-tesori-mai-visti-della-collezione-ligabue-in-dia/). Capolavori mai visti della collezione Ligabue, preziose testimonianze delle antiche raccolte dei Medici e prestiti internazionali ci accompagnano in uno spettacolare viaggio nelle civiltà precolombiane, dal Messico alle Ande. Chi non ha ancora avuto l’occasione di ammirare gli eccezionali pezzi della mostra fiorentina o vuole approfondire le tematiche delle civiltà del Nuovo mondo, può approfittare dell’incontro “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella collezione Ligabue” lunedì 14 dicembre 2015 alle 17 all’istituto veneto di Scienze, lettere e Arti in Palazzo Cavalli-Franchetti (San Marco, 2842) a Venezia. Due gli ospiti di eccezione che saranno moderati da Adriano Favaro, direttore del Ligabue Magazine e curatore della mostra “Il mondo che non c’era”: André Delpuech, curatore capo del Patrimonio, responsabile delle collezioni americane del Musée du quai Branly e uno dei curatori della mostra fiorentina; e Davide Domenici del dipartimento di Storia culture e civiltà dell’università di Bologna, esperto di archeologia americana.

Venere in ceramica policroma dal Messico occidentale (400-100 a.C.) in mostra a Firenze

Venere in ceramica policroma dal Messico occidentale (400-100 a.C.) in mostra a Firenze

“Con la mostra di Firenze e con il catalogo che l’accompagna”, racconta Inti Ligabue, presidente del Centro Studi Ligabue nell’introduzione al catalogo, “ho cercato di raccontare le storie delle culture di un altro continente che ci hanno affiancato per millenni senza farsi conoscere. Lo stesso continente al quale devo la metà delle mie radici. Mia madre, Sylvia, originaria delle vallate di Tiahuanaco della Bolivia, si è sempre adoperata affinché mantenessi in me vive origini ed orgoglio, a cominciare dal mio nome, Inti. Ho appreso invece da mio padre Giancarlo – scomparso all’inizio del 2015 (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/01/26/e-morto-giancarlo-ligabue-imprenditore-archeologo-paleontologo-mecenate-sostenne-130-spedizioni-nei-cinque-continenti-fondo-il-centro-studi-ricerche-e-stato-lo-scienziato-veneziano-piu-famoso-a/) – appassionato e curioso collezionista per decenni prima di me, l’importanza di raccogliere le testimonianze di questi popoli rimasti senza voce e dei quali si diventa conservatori di messaggi, poeti narranti. La convivenza con la sua costante ed appassionata ricerca di ritornare indietro all’archetipo mi ha contagiato antropologicamente. A lui si devono gran parte delle opere esposte a Firenze. In queste decine di capolavori dell’arte precolombiana si sono concentrati i segni dei villaggi centroamericani, delle aree olmeche, della grande testimonianza della città di Teotihuacan, delle meraviglie mixteche, azteche, maya. Vi sono trattenute le voci – che ora parlano – degli abili artigiani di Valdivia, Chorrera o Tairona. Per arrivare alle impressionanti testimonianze dei grandi imperi andini: chavin, vicus, nazca, moche, chimù e infine inca. Queste Arti Nuove – continua  Inti Ligabue – completamente diverse da quelle del vecchio mondo, troppo estranee alla mitologia classica e perciò diverse nell’estetica artistica, esprimono la propria realtà del “mito” e i misteriosi nessi degli elementi naturali con grandi realizzazioni nel campo dell’arte figurativa e non solo”.

Mortaio zoomorfo della cultura valdivia dall'Ecuador (2000-1000 a.C.) tra i pezzi pregiati in mostra

Mortaio zoomorfo della cultura valdivia dall’Ecuador (2000-1000 a.C.) tra i pezzi pregiati in mostra

“Gli occidentali, distratti anche dalla loro storia e dalla loro cultura permeate dell’asse tradizionale Oriente-Grecia-Roma”, riprende Inti, “non riescono ad immaginare quasi niente di quei mondi che hanno comunicato con glifi scolpiti, dipinti e cordicelle annodate o che hanno realizzato insuperati capolavori di idraulica, usando le loro energie per dialogare con l’ambiente e l’aldilà. Per cinque secoli il tesoro dell’antica Mesoamerica e del Sudamerica è stato visto solo come un’eredità misurata da quelle tonnellate d’oro e d’argento arrivate in Europa sui galeoni. È giusto ricordare come i Medici a Firenze – mentre gli spagnoli fondevano quelle stupende manifatture per trasformarle in banale oro e argento – raccoglievano nei loro gabinetti oggetto come quelli esposti in questa mostra: atleti, maschere di giada, collane. Solo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, successivamente all’esposizione universale di Parigi, dove anche Van Gogh rimarrà sbalordito dalla forza di queste creazioni, l’arte dell’America antica (o del “mondo che non c’era”) verrà considerata in tutta la sua grandezza. I primi collezionisti europei cominciano a raccogliere opere d’arte precolombiana a partire dagli anni Venti. E i musei li seguono poco dopo”. Nel frattempo, nota il presidente del Centro Ligabue, erano passati cinque secoli per tornare a vedere con gli occhi dell’ambasciatore veneto in Spagna, Francesco Corner, che aveva visto e toccato i doni di Montezuma a Cortes: tessuti, piume d’uccello, mosaici di pietre dure, inventariati con lo scrupolo di un raffinato intenditore rinascimentale.

Al museo Egizio di Firenze lavori in corso in vista dell’XI International Congress of Egyptologists di agosto

Le sale egittizzanti del museo Egizio di Firenze: sono progressivamente riallestite

Le sale egittizzanti del museo Egizio di Firenze: sono progressivamente riallestite

Il museo Egizio si rifà il look in vista del grande appuntamento di agosto, l’11°congresso internazionale degli Egittologi. Da fine aprile le sale dell’Egizio sono progressivamente interessate da un riallestimento che, senza mutare particolarmente il percorso espositivo attuale, consentirà però una migliore fruizione delle opere e degli oggetti esposti. Il riallestimento seguirà infatti i criteri già utilizzati per la sala I, andando a uniformare così l’aspetto delle sale del Museo. Nella prima settimana di lavori, dal 27 al 30 aprile, sono state chiuse le sale II e III. Progressivamente, con l’avanzamento dei lavori, la prima settimana di maggio la sala II è stata riaperta, mentre la sala III restava chiusa insieme alle sale IV-V. A seguire, con la riapertura della sala III, sono state chiuse le sale VI e VII e infine è toccato alla sala VIII, la più delicata e particolare del museo, che espone le mummie e gli oggetti di uso comune in materiale deperibile e che ancora conserva, unica in tutto il museo, le vetrine in stile egittizzante del primo allestimento, di fine ‘800. ll museo Egizio di Firenze – ricordiamolo – è secondo in Italia solo al famoso museo Egizio di Torino e vanta una collezione di oltre 14mila reperti, formatasi soprattutto nel XIX secolo: comprende materiale che va dalla preistoria all’epoca copta, con notevoli raccolte di stele, statue, sarcofagi, ushabti, amuleti, bronzetti, tessuti copti e oggetti di vita quotidiana di varie epoche. Il materiale è esposto con criteri cronologici in 11 sale.

In agosto a Firenze si ritroveranno a congresso i più grandi egittologi del mondo

In agosto a Firenze si ritroveranno a congresso i più grandi egittologi del mondo

I lavori, come si diceva, sono svolti anche in vista dell’XI congresso internazionale di Egittologia che Firenze ospiterà dal 23 al 30 agosto organizzato dalla soprintendenza per l’Archeologia della Toscana e dal museo Egizio con l’università di Firenze e l’associazione culturale Camnes (Center of Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies). Firenze è stata scelta come sede di questo appuntamento fondamentale per la ricerca egittologica internazionale al quale partecipano i maggiori esperti del settore, aderenti all’Iae (International Association of Egyptologists). L’evento costituisce il primo incontro dopo una lunga pausa: l’Iae si era riunita infatti l’ultima volta a Rodi nel 2008 al X congresso. Il congresso si svolge in coincidenza con un anno particolare: il 2015 è stato infatti proclamato “Anno della cultura egiziana in Italia” e vedrà lo svolgersi di numerosi eventi in tutto il Paese legati alle maggiori collezioni egizie italiane.

Mostra kolossal a Firenze. “Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico”: capolavori per la prima volta insieme. Poi andranno a Los Angeles e Washington

Statua equestre in bronzo di Alessandro Magno dal museo Archeologico di Napoli

Statua equestre in bronzo di Alessandro Magno dal museo Archeologico di Napoli

La mostra "Potere e pathos" a Palazzo Strozzi di Firenze dal 14 marzo al 21 giugno

La mostra “Potere e pathos” a Palazzo Strozzi di Firenze dal 14 marzo al 21 giugno

Una mostra unica e irripetibile: si potranno vedere affiancati l’Apoxyomenos di Vienna in bronzo e la versione in marmo degli Uffizi utilizzata per il suo restauro; due Erme di Dioniso, una proveniente da Tunisi (firmata dallo scultore del II secolo a.C. Boeto di Calcedonia), l’altra dal J. Paul Getty Museum di Malibu; i due Apollo-Kouroi, arcaistici conservati al Louvre e a Pompei.  Ma anche la Minerva di Arezzo o la testa in bronzo di cavallo Medici-Ricciardi, o il Satiro danzante di Mazara del Vallo. Sono più di cinquanta i capolavori in bronzo, che dal 14 marzo al 21 giugno saranno esposti a Palazzo Strozzi di Firenze alla mostra-colossal “Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico”, che racconta gli straordinari sviluppi artistici dell’età ellenistica (IV-I secolo a.C.), periodo in cui, in tutto il bacino del Mediterraneo e oltre, si affermarono nuove forme espressive che, insieme a un grande sviluppo delle tecniche, rappresentano la prima forma di globalizzazione di linguaggi artistici del mondo allora conosciuto. L’utilizzo del bronzo, grazie alle sue qualità specifiche, permise di raggiungere livelli inediti di dinamismo nelle statue a figura intera e di naturalismo nei ritratti, in cui l’espressione psicologica divenne un marchio stilistico. Così, in un clima di cosmopolitismo, l’arte si internazionalizzava. Questa di Palazzo Strozzi a Firenze sarà la prima sede della grande mostra concepita e realizzata in collaborazione con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana. Dopo la tappa fiorentina l’esposizione si sposterà al J. Paul Getty Museum di Los Angeles dal 28 luglio al 1° novembre 2015 per poi concludersi alla National Gallery of Art di Washington, dal 6 dicembre 2015 al 13 marzo 2016.

Il Satiro danzante di Mazara del Vallo

Il Satiro danzante di Mazara del Vallo

Curata da Jens Daehner e Kenneth Lapatin, del J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la mostra offrirà una panoramica del mondo ellenistico attraverso il contesto storico, geografico e politico. Lo sterminato impero ellenistico fondato da Alessandro Magno si estendeva dalla Grecia e dai confini dell’Etiopia all’Indo e comprendeva la Mesopotamia, la Persia, l’Egitto: la straordinaria produzione artistica, letteraria e filosofica ebbe così un vastissimo bacino di circolazione. Statue monumentali di divinità, atleti ed eroi saranno affiancate a ritratti di personaggi storici e a sculture di marmo e di pietra, in un percorso che condurrà il visitatore alla scoperta delle affascinanti storie dei ritrovamenti di questi capolavori, la maggior parte dei quali avvenuti in mare (Mediterraneo, Mar Nero), oppure attraverso scavi archeologici, che pongono i reperti in relazione ad antichi contesti. Dai Santuari, dove venivano utilizzati come «voti», agli Spazi pubblici, dove commemoravano persone ed eventi, alle Case, dove fungevano da elementi decorativi e ai Cimiteri, dove rappresentavano simboli funerari.

La Minerva di Arezzo dal museo Archeologico di Firenze

La Minerva di Arezzo dal museo Archeologico di Firenze

“Queste importanti collaborazioni confermano la reputazione di eccellenza a livello internazionale di Palazzo Strozzi”, sottolinea orgoglioso il soprintendente ai Beni archeologici della Toscana, Andrea Pessina. La rassegna vedrà infatti riuniti, per la prima volta a Firenze, alcuni tra i maggiori capolavori del mondo antico, provenienti dai più importanti musei archeologici italiani e internazionali come il museo Archeologico nazionale di Firenze, il museo nacional del Prado di Madrid, il museo Archeologico nazionale di Napoli, il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il museo Archeologico nazionale di Atene, il museo Archeologico di Herakleion (Creta), il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il museo Archeologico di Salonicco, il Musée du Louvre di Parigi, i Musei Vaticani, i Musei Capitolini di Roma.

2015, anno dell’archeologia in Toscana: a Tourisma il soprintendente Pessina anticipa il ricco programma di eventi

Lo stand della Toscana negli spazi espositivi di Tourisma (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Lo stand della Toscana negli spazi espositivi di Tourisma (foto Valerio Ricciardi, Roma)

2015 anno dell'Archeologia in Toscana

“Venite a scoprire l’archeologia in Toscana”. L’invito lanciato da Andrea Pessina, soprintendente per i Beni archeologici della Toscana, dal palco di Tourisma, il primo salone internazionale dell’archeologia promosso a Firenze dalla rivista Archeologia Viva dal 20 al 22 febbraio, quest’anno ha una valenza particolare. Sì, perché il 2015 è “l’anno dell’archeologia in Toscana”: un anno speciale, dunque, ricco di iniziative che si intrecciano – come vedremo – anche con altri anniversari come “l’anno dell’Egitto in Italia” e il 150° di Firenze capitale. “Il 2015 sarà un anno di grandi eventi di altissima qualità”, ribadisce Pessina presentando il programma di massima della stagione, di cui archeologiavocidalpassato darà ampio conto nelle prossime settimane. Intanto vediamo il programma di massima.

La Minerva di Arezzo conservata al museo Archeologico di Firenze

La Minerva di Arezzo conservata al museo Archeologico di Firenze

Si inizia con due grandi mostre dedicate alla bronzistica nel mondo antico in generale e della Grecia in particolare. La mostra “Potere e pathos. Bronzi nel mondo ellenistico” apre il 14 marzo a Palazzo Strozzi di Firenze dove si potrà visitare fino al 21 giugno. Attraverso l’esposizione di eccezionali esempi di sculture in bronzo di grandi dimensioni provenienti dai più importanti musei archeologici italiani e stranieri, il visitatore potrà seguire lo sviluppo dell’arte dell’età Ellenistica, diffusa in tutto il Mediterraneo e oltre tra il IV e il I sec. a.C. “Ci saranno 50-60 capolavori che non si sono mai visti insieme, e che difficilmente li si potranno vedere in futuro”, spiega il soprintendente. “Il museo Archeologico di Firenze è uno dei grandi prestatori di bronzi. Ci sarà anche il famoso cavallo Medici-Ricciardi, che fu già di Lorenzo il Magnifico, un capolavoro che in questi giorni è ancora in restauro, aperto alla vista del pubblico”. Una settimana dopo, il 20 marzo (e sempre fino al 21 giugno), ma stavolta al museo Archeologico nazionale di Firenze, apre la mostra “Piccoli grandi bronzi. Capolavori greci, etruschi e romani”: “Sarà l’occasione per presentare parte della collezione di statuette bronzee raccolte in circa tre secoli dalle dinastie dei Medici e dei Lorena”, continua Pessina. In tutto 170 reperti che costituiscono un affascinante percorso artistico, mitologico e iconografico.

Il manifesto dell'XI congresso di Egittologia

Il manifesto dell’XI congresso di Egittologia

In agosto sarà il turno dell’Egitto e, quindi, del museo Egizio di Firenze, un’altra eccellenza della città gigliata, seconda per qualità delle collezioni (circa 15mila oggetti conservati) solo all’Egizio di Torino. Dal 23 al 30 agosto il museo Egizio (archeologico) di Firenze ospita l’11° congresso internazionale di Egittologia, promosso dalla soprintendenza ai beni archeologici della Toscana e dal museo Egizio di Firenze con l’università di Firenze e l’associazione Camnes (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies). Un vero successo per Firenze e l’Egittologia italiana se pensiamo che l’ultimo congresso, cioè il 10°, si è tenuto nel lontano 2008. E sempre quest’estate torna un appuntamento di successo “Le notti dell’archeologia”, giunto alla XV edizione. Anche quest’anno parteciperanno all’iniziativa sia i musei e le raccolte che espongono una collezione archeologica, assieme ai parchi e alle aree archeologiche, sia quei musei che, pur non archeologici, intendono valorizzare e promuovere il patrimonio archeologico del proprio territorio, organizzando attività ed esposizioni destinate a diffondere l’interesse per il più lontano passato. “La costante ricerca di occasioni di divulgazione e diffusione dell’attenzione attorno al patrimonio archeologico”, spiegano in Regione, “è un fiore all’occhiello delle strutture espositive e di accoglienza toscane, che hanno saputo fidelizzare un pubblico che ha imparato, proprio con le “Notti dell’Archeologia”, come le tracce delle civiltà antiche siano le fondamenta dell’identità locale odierna, le nostre radici condivise; un patrimonio che è la più concreta e tangibile testimonianza della cultura dell’uomo, fatta non solo di capolavori unici, ma anche di piccoli oggetti apparentemente banali o di uso comune nella quotidianità, dietro ai quali si celano i sogni, le paure, le speranze di vita, il benessere ed il disagio sociale di ogni tempo, in infiniti racconti di esistenze diverse”.

Andrea Pessina, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Andrea Pessina, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana (foto Valerio Ricciardi, Roma)

L'area archeologica dell'etrusca Roselle

L’area archeologica dell’etrusca Roselle

Intanto per chi vuole organizzarsi un viaggio/vacanza alla scoperta dei tesori archeologici della Toscana, la soprintendenza ha preparato una nuova guida archeologica che è al tempo stesso una rilettura con gli occhi dei viaggiatori del III millennio delle emozioni provate due – tre secoli fa dai pionieri del Grand Tour e un vademecum di itinerari per le strade della Toscana illustrati con le straordinarie foto dall’alto (palloni aerostatici, aquiloni) di Paolo Nannini, fotografo specializzato della stessa soprintendenza toscana. La guida “Sulle strade del Grand Tour. Itinerari archeologici in Toscana”, anticipata da Pessina nella sua introduzione a Tourisma, è stata presentata in anteprima all’XI incontro nazionale di Archeologia Viva.

Il Cortile dei Fiorentini all'inizio del Novecento

Il Cortile dei Fiorentini all’inizio del Novecento

E così arriviamo a settembre con altri due appuntamenti da non perdere. Il primo è intimamente fiorentino. Il soprintendente Pessina l’ha definito come “archeologia per il 150° di Firenze capitale”. Si tratta del restauro e riallestimento – e quindi della riapertura al pubblico – del cosiddetto “Cortile dei Fiorentini”, lo spazio verde del Palazzo della Crocetta, che oggi ospita il museo Archeologico di Firenze, che accolse il materiale archeologico rinvenuto durante i lavori di risistemazione urbanistica di Firenze capitale. Grazie al materiale d’archivio della soprintendenza è stato possibile riconoscere quei reperti e valorizzarli.

L'arte precolombiana sarà protagonista nella mostra "Il mondo che non c'era" promossa dal Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia

L’arte precolombiana sarà protagonista nella mostra “Il mondo che non c’era” promossa dal Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia

L’ultimo evento anticipato da Pessina non solo ha una valenza intrinseca indiscussa, ma inaugura una collaborazione, che tutti si augurano porterà risultati positivi, tra la soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana e il Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia. La mostra “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana della collezione Ligabue” è prevista al museo Archeologico di Firenze tra settembre 2015 e febbraio 2016. Vita, costumi e cosmogonie delle culture del Centro e Sud America prima di Colombo verranno raccontate attraverso oltre 150 opere d’arte della collezione Ligabue e di importanti musei nazionali e privati. “La mostra Il mondo che non c’era narra di quella parte dell’umanità che apparirà all’Europa solo dopo i viaggi di Colombo e degli altri navigatori ed esploratori”, anticipa a Firenze Inti Ligabue, che ha raccolto l’eredità del padre Giancarlo scomparso recentemente. “Se Spagna e Portogallo sono i due paesi europei che hanno svolto un ruolo centrale nella scoperta e la conquista delle Americhe, anche l’Italia ha giocato un ruolo chiave in questo evento considerato senza dubbio il più importante nella storia dell’umanità, come ha avuto modo di considerare Claude Lévi-Strauss”. La mostra sarà curata da Jaques Blazy, esperto internazionale di arte precolombiana, che ha aiutato a costruire le più importanti collezioni al ondo di musei e privati. “Colgo l’occasione per ringraziarlo: egli mi ha personalmente guidato in musei e gallerie e mi ha fatto conoscere altri collezionisti che condividono la passione verso queste antiche civiltà”. Andrè Delpuech, curatore del patrimonio delle Collezioni Americane al Museo del Quai Branly di Parigi, è invece presidente del comitato scientifico della mostra e riporta tutta la sua vastissima esperienza nel campo con un importante studio sul ruolo del mecenatismo nelle collezioni europee. Il coordinamento sarà assicurato dal Centro Studi e Ricerche Ligabue, nato nel 1973, che ha all’attivo più di 135 spedizioni archeo-paleo ed etnografiche possiede un archivio con oltre 80 mila tra documenti, video e foto. “Mi auguro dunque che questa mostra – conclude Inti –  possa fornire una fresca prospettiva sull’arte dell’antico mondo precolombiano e che la fascinazione verso queste antiche e importanti civiltà possa trovare un numero sempre maggiore di appassionati”.