#domenicalmuseo: Pompei è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di agosto, seguito da Colosseo e Pantheon. Il ministro Sangiuliano: “Anche questa domenica al museo di agosto si chiude con un bel risultato in termini di affluenza nei musei e nei parchi archeologici statali”
Per la prima domenica di agosto 2024 a ingresso gratuito Pompei torna – nella classifica assoluta – il sito più visitato (17.463 ingressi), seguito dal Colosseo (15.880) e dal Pantheon (12.573). “Anche questa domenica al museo di agosto si chiude con un bel risultato in termini di affluenza nei musei e nei parchi archeologici statali”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Tantissimi visitatori hanno potuto trascorrere parte della loro giornata immersi nella bellezza del patrimonio culturale della nazione. Questi risultati confermano la nostra azione e spingono ad aumentare il nostro impegno per rendere le nostre strutture sempre più accoglienti, moderne ed efficienti. Il mio grande ringraziamento va a tutti i lavoratori che, anche oggi, hanno garantito con la loro professionalità l’apertura dei siti”.

Visitatori all’ingresso dell’antiquarium di Ercolano (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 17.463; Colosseo 15.880; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.573; Foro Romano e Palatino 8.995; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.467; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 2.710; museo e area archeologica di Paestum 2.310; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.689; Villa Adriana 1.232; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.077; museo Archeologico nazionale di Taranto 866; museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 846; musei nazionali di Cagliari 731; museo nazionale romano – Palazzo Altemps 729; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 493; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 485; museo Archeologico nazionale di Ravenna 418; museo delle Civiltà 378; museo Archeologico nazionale di Firenze 373; necropoli della Banditaccia e museo nazionale archeologico Cerite a Cerveteri 306.
Ministero. Assunti 151 funzionari archeologi: esaurita la graduatoria del concorso di novembre 2022
Assunti 151 archeologi. Con questa immissione in ruolo di questi 151 funzionari archeologi – comunica il ministero della Cultura – è stata esaurita la graduatoria relativa a questa categoria professionale del concorso per 518 unità di personale a tempo indeterminato per vari profili tecnici, bandito a novembre 2022. Nei prossimi mesi, la programmazione delle assunzioni, prevede inoltre, l’ingresso entro l’autunno di altre 1482 unità così suddivise: 251 funzionari architetti, 86 funzionari amministrativi-gestionali; 193 funzionari storici dell’arte; 121 funzionari restauratori; 39 funzionari bibliotecari, 450 funzionari archivisti e 342 assistenti amministrativi e gestionali.
Roma. Alle Scuderie del Quirinale apre la mostra “Tlapitzalli. Riti e suoni del Messico antico”: strumenti antichissimi, documenti, immagini e sorprendenti riproduzioni sonore per conoscere aspetti della cultura quotidiana e rituale dei popoli preispanici
Martedì 30 luglio 2024 riaprono le porte delle Scuderie del Quirinale a Roma con un nuovo interessante progetto: la mostra “Tlapitzalli. Riti e suoni del Messico antico” a cura di Frida Montes de Oca Fiol, che presenta strumenti antichissimi, documenti, immagini e sorprendenti riproduzioni sonore per conoscere aspetti della cultura quotidiana e rituale dei popoli preispanici. I prestiti provengono dalle collezioni di venti prestigiosi musei messicani. Per i popoli preispanici, il mondo era stato creato da un insieme di divinità che personificavano il cielo, la terra, l’acqua e gli altri elementi. Per rendere omaggio alle divinità, queste antiche popolazioni hanno iniziato a immaginare e costruire strumenti sonori che permettessero di mettere in comunicazione il mondo terreno con quello divino: i suoni prodotti dagli strumenti riuscivano, infatti, a imitare quelli prodotti sulla Terra dagli elementi e dai suoi abitanti. Per questo motivo, gli strumenti che si vedono in mostra compongono una sorta di galleria fantastica di animali esistenti e mitologici combinati con elementi della flora e antropomorfi. Esclusivamente per questa mostra, dal 30 luglio al 15 settembre 2024, le Scuderie aprono dalle 9 alle 15, tutti i giorni dal lunedì alla domenica. L’ultimo ingresso possibile è alle 14. Il biglietto intero costa 7 euro e alcune riduzioni – come quelle per gli over 65 e gli studenti universitari – sono valide tutti i giorni senza limitazioni di orari. Durante tutto il periodo di apertura della mostra sarà straordinariamente visitabile anche la Terrazza delle Scuderie, quella affacciata sulla Piazza del Quirinale. Inoltre, uno speciale corner, predisposto dalla Caffetteria, e alcuni tavoli allestiti proprio sulla Terrazza permetteranno a tutti i visitatori l’esperienza unica di una colazione o una pausa in un luogo normalmente non accessibile.

Copertina del catalogo Artem della mostra “Tlapitzalli. Riti e suoni del Messico antico”
Scrive la curatrice della mostra Frida Montes de Oca Fiol sul catalogo edito da Artem, a cura di Frida Montes de Oca Fiol, Gonzalo Sánchez Santiago, Luis Antonio Gómez Gómez, Marina Alonso Bolaños, Benjamín Muratalla, Dora M. Méndez Sánchez, Norma Valentín, Maldonado e Mariana Lemus Aldana: “Se vi è capitato di visitare un museo in cui erano esposti degli strumenti musicali, forse vi sarete chiesti quali suoni emettessero, nutrendo la speranza di poterli sentire prima o poi. Sarebbe davvero fantastico sentirli suonare! […] Gli obiettivi del progetto sono stati far conoscere al pubblico i suoni emessi dagli oggetti musicali e sonori del Messico antico […]. Sottolineare la capacità di osservazione e la conoscenza della natura degli artisti che crearono e svilupparono gli strumenti sonori o musicali. Far vivere al pubblico l’esperienza di un’immersione nel passato attraverso le immagini e le narrazioni raffigurate nei manoscritti che precedono il contatto con gli spagnoli”. Attraverso ricerche storiche e analisi rigorose dei reperti antichi, i piccoli oggetti decorativi precolombiani raffiguranti animali o figure umane si rivelano strumenti musicali sorprendenti e fantasiosi: flauti a doppia, tripla e quadrupla camera, raffigurazioni di divinità, musicisti, danzatori e animali, strumenti ricavati da ossa umane e carapaci di tartaruga. Un viaggio attraverso le sonorità di una civiltà sepolta, una musicalità ricca di sfumature che incrocia materia, suono e danza con i rituali sacri dei popoli amerindi del Messico antico.
“Ci si addentra con ammirazione e rispetto dentro questa mostra archeo-musicologica dedicata al Messico preispanico”, scrive sul catalogo il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano. “L’ammirazione è rivolta al gran numero di disparate competenze scientifiche coinvolte in un progetto del genere che va dalla storia all’etnologia passando per la musicologia fino al restauro specializzato in strumenti della antica civiltà azteca. Restituire per questa via, sia pur frammentariamente, in base ai reperti ed alle conoscenze disponibili, il paesaggio sonoro di una cultura del lontano passato significa condurre una indagine al fine di comprendere meglio se stessi: sono pur sempre le radici sotterranee ed invisibili che nutrono le rigogliose fronde visibili. Quanto al rispetto, esso è spontaneo e doveroso in questo caso specifico, perché la mostra ci porta gli echi di una civiltà che proprio noi europei abbiamo soppiantato, non senza iniquità e violenze; e dunque ospitare in un luogo altamente simbolico come le Scuderie del Quirinale questa esposizione dedicata ad un capitolo significativo della storia del Messico pre Cortés è anche un tributo di conoscenza dell’altro che alcuni secoli fa non abbiamo, sbrigativamente, voluto pagare privilegiando interessi materiali, talora senza scrupoli”.
Aquileia. Al via la XV edizione dell’Aquileia Film Festival all’ombra della basilica patriarcale: cinema, archeologia, esperti si alterneranno per sei serate. Ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria. Ecco il programma
Dal 30 luglio al 6 agosto 2024 agosto al via la XV edizione dell’Aquileia Film Festival nella cornice naturale di Piazza Capitolo, affacciata sulla millenaria Basilica patriarcale: cinema, archeologia, esperti si alterneranno per sei serate in un programma ricco di appuntamenti. La rassegna è organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm con il sostegno di PromoTurismoFVG e Cassa Rurale FVG e con il patrocinio di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo. L’evento è realizzato in collaborazione con ministero della Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, Basilica di Aquileia. L’ingresso all’evento è gratuito su prenotazione obbligatoria (online tramite piattaforma Eventbrite): Link prenotazione. Il pubblico sarà chiamato a votare il vincitore del Premio Aquileia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli che sarà consegnato la sera di venerdì 2 agosto 2024. I film in concorso sono stati scelti tra il meglio della produzione cinematografica internazionale, a tema storico, culturale e archeologico.
PROGRAMMA MARTEDÌ 30 LUGLIO 2024, alle 21, apre il film “Mesopotamia, la riscoperta dei tesori dell’Iraq / Mesopotamie, la redécouverte des trésors d’Irak” di Olivier Julien (Francia 2023, 52′). Dopo un’assenza di 50 anni, e in un contesto di ricostruzione postbellica, il ritorno degli archeologi nei principali siti dell’Iraq sta inaugurando una nuova era nell’archeologia della Mesopotamia. Le risorse tecniche e i nuovi approcci di questa generazione di ricercatori consentono loro di gettare nuova luce sulla nascita e sullo sviluppo delle prime città, lavorando allo stesso tempo per preservare il patrimonio della regione.
Segue la conversazione con Daniele Morandi Bonacossi, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico all’università di Udine. Ha diretto numerose campagne di scavo e ricognizione archeologica in diversi siti del Vicino Oriente (Siria, Oman, Yemen, Iraq). Dal 2012 dirige il “Land of Nineveh Archaeological Project”. Dal 2013 è responsabile del progetto di formazione di personale iracheno specializzato nella conservazione e gestione del patrimonio archeologico e del progetto di creazione del parco archeologico del sistema di canali e rilievi rupestri assiri di Sennacherib e del loro inserimento nella World Heritage Tentative List dell’UNESCO, finanziato dal ministero degli Affari Esteri e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. A cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.
Chiude la serata il film “Persepoli: delirio di grandezza / Persepolis: delusion of greatness” di Angèle Berland (Francia 2023, 52’). Sognata come un vero e proprio giardino dell’Eden, Persepoli, in Iran, è la città di tutti gli eccessi e uno dei centri nevralgici dell’Impero. Un luogo che, nel corso dei secoli e attraverso le scoperte archeologiche, ha svelato tanti misteri. Come è emersa dalla terra una tale meraviglia? In che modo i recenti scavi portano in luce il suo vero ruolo? Il film cerca di svelare i suoi incredibili segreti.
PROGRAMMA MERCOLEDÌ 31 LUGLIO 2024, alle 21, apre il film “Saving Venice” di Duncan Bulling (Regno Unito 2022, 54’). Venezia è minacciata dal cambiamento climatico. Il livello del mare sta aumentando rapidamente. Le inondazioni stanno diventando sempre più frequenti ed estreme. A ogni inondazione, è sempre di più il sale che impregna gli edifici storici della città erodendo i mattoni, la malta e la pietra. L’esistenza stessa di Venezia è in bilico. Riusciranno scienziati e ingegneri a trovare il modo di proteggere questo gioiello unico di architettura, bellezza e cultura prima che sia troppo tardi?
Segue la conversazione con Emilio Casalini, conduttore televisivo, giornalista, scrittore e progettista culturale. Dal 2000 lavora come inviato RAI vincendo, tra gli altri, il premio Ilaria Alpi nel 2012. Dal 2014 si occupa di strumenti di narrazione del patrimonio materiale e immateriale e di valorizzazione delle identità dei territori. Ha scritto il libro “Rifondata sulla Bellezza” diventato un programma di RAIRADIO3 “Bella Davvero” e un programma televisivo per la prima serata di RAI3, “GenerAzione Bellezza” giunto alla quarta edizione. A cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.
Chiude la serata il film “Philae, il santuario sommerso / Philae, the sunken sanctuary” di Olivier Lemaitre (Germania 2023, 52′). L’isola di Philae affascina i viaggiatori da secoli. Su questa roccia che sorge dal Nilo, potenti sovrani fecero costruire santuari monumentali. Per salvare i preziosi resti dall’innalzamento del livello dell’acqua dopo la costruzione delle dighe, una campagna internazionale si è posta l’obiettivo di smantellare i monumenti pietra dopo pietra per ricostruirli su un’isola vicina. Il film incrocia le interviste degli ex soccorritori con gli egittologi di oggi che ancora esplorano le rovine.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 1° AGOSTO 2024, alle 21, apre il film “La terra di Yrnm” di Nicola Ferrari (Italia 2022, 52’). L’isola di Pantelleria rimanda a vacanze, passito e capperi, ma in questa terra c’è anche una delle aree archeologiche più importanti ma meno note del Mediterraneo. Da 20 anni archeologi e studenti, provenienti da tutto il mondo, si recano sull’isola siciliana e riaprono gli scavi interrotti l’anno precedente. Ad accompagnare la loro attività di ricerca e divulgazione, il racconto di Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale prematuramente scomparso.
Segue la conversazione con Rita Auriemma, archeologa, professoressa associata al dipartimento di Beni culturali dell’università del Salento. Linea direttrice delle sue attività è l’archeologia dei paesaggi, in particolar modo costieri e subacquei, attraverso lo studio delle forme e dei modi del popolamento costiero nell’antichità e le dinamiche di interazione tra uomo e ambiente. A cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.
Chiude il film “Iznik, l’enigma sommerso / Iznik, the sunken enigma” di Pascal Guérin (Francia 2023, 52’). 2014, Turchia. Un volo di ricognizione di routine sul lago Iznik rivela inaspettatamente i resti sommersi di una basilica bizantina del IV secolo. Questa scoperta spinge gli scienziati internazionali a indagare la storia e la geologia dietro la scomparsa di una chiesa costruita nell’antica città romana di Nicea, ora conosciuta come Iznik. Come è possibile che la Basilica sia stata inghiottita da uno dei laghi più grandi della Turchia? Come e perché è stata distrutta? Tra Turchia, Francia, Inghilterra e Vaticano, seguiamo passo dopo passo un team di fama mondiale nello scavo di questo tesoro sottomarino, nominato tra le 10 più grandi scoperte degli ultimi anni dall’Archaeological Institute of America. Ma in questa regione a rischio sismico, il tempo potrebbe stringere…
PROGRAMMA VENERDÌ 2 AGOSTO 2024, alle 21, fuori concorso il film “Quell’incosciente di Zeno / Zeno the reckless” di Davide Ludovisi (Italia 2023, 29’). Nel 1923 Italo Svevo pubblica “La Coscienza di Zeno”. Che cos’ha di speciale quel romanzo che lo rende ancora attuale? Tre personaggi: uno scrittore (Mauro Covacich), una professoressa di Letteratura contemporanea (Maria Cristina Benussi) e il responsabile del Museo Sveviano (Riccardo Cepach) nella loro Trieste si interrogano con ironia sul perché un romanzo tanto improbabile continui a essere un punto di riferimento nella letteratura italiana e internazionale. A seguire la consegna del Premio Aquileia al film più votato dal pubblico.
Chiude la conversazione con Paolo Mieli, giornalista e storico. Negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato all’“Espresso”, poi alla “Repubblica” e alla “Stampa”, che ha diretto dal 1990 al 1992. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 è stato direttore del “Corriere della Sera”. Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS Libri. Tra i suoi saggi per Rizzoli, oggi disponibili nel catalogo BUR, Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002), I conti con la storia (2013), L’arma della memoria (2015), In guerra con il passato (2016), Il caos italiano (2017), Lampi sulla storia (2018), Le verità nascoste (2019), La terapia dell’oblio (2020), Il tribunale della Storia (2021) e Ferite ancora aperte (2022). Presenterà il suo ultimo libro “II secolo autoritario. Perché i buoni non vincono mai” edito da Rizzoli. A cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

PROGRAMMA LUNEDÌ 5 AGOSTO 2024, alle 21, fuori concorso il film “Uomini e Dei. Le meraviglie del Museo Egizio” di Michele Mally (2023, 90’). Sfingi, statue colossali, sarcofagi e piccoli amuleti, portano i visitatori alla scoperta del mondo segreto della mitologia e del culto egizio. Il film evento non porta solo lo spettatore alla scoperta del Museo Egizio di Torino, ma fa rivivere questa affascinante civiltà intrecciata alla storia del museo, fondato nel 1824. Il viaggio nel tempo continua attraverso la visita a luoghi iconici come Giza, Tebe e il villaggio di Deir el[1]Medina, abitato dagli scribi e dagli artigiani delle tombe della Valle dei Re e delle Regine.
Chiude la conversazione con Christian Greco, direttore del museo Egizio dal 2014. È responsabile dei progetti di ristrutturazione e riorganizzazione del percorso museale del 2014-2015 e del 2023-2025. Supervisiona gli aspetti legali e finanziari del Museo e tutte le attività scientifiche. Alla guida del Museo, ha promosso la realizzazione di numerose mostre temporanee e itineranti, l’organizzazione di convegni e workshop e progetti di inclusione sociale e ha sviluppato collaborazioni con musei, università e istituti di ricerca, in ambito sia nazionale che internazionale. È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche ed è stato keynote speaker in numerosi convegni nazionali e internazionali. Affianca all’attività di insegnamento in Egittologia e Museologia in università e istituti di ricerca sia in Italia che all’estero una fitta agenda di impegni pubblici di divulgazione scientifica. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui Miglior Direttore di Museo Italiano per Artribune nel 2019 e nel 2022, Torinese dell’Anno 2023, Premio Ghislieri 2014. A cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.
PROGRAMMA MARTEDÌ 6 AGOSTO 2024, alle 21, evento di chiusura: in prima visione il film “Riccardo Muti ad Aquileia dirige il Concerto per la Pace” di Marco Manin (2024, 80’). Un evento straordinario prende vita nel cuore della Basilica Patriarcale di Aquileia, dove la musica e la storia si fondono in un tributo alla pace. Sotto la magistrale direzione del maestro Riccardo Muti, l’Orchestra Giovanile Cherubini di Ravenna con il solista dei Wiener Philharmoniker Daniel Ottensamer, hanno regalato un’esperienza indimenticabile, ripresa il 14 giugno 2024. Il film del concerto della Pace cattura non solo l’essenza musicale dell’evento, ma arricchisce la visione con inserti inediti e immagini delle ricchezze storiche di Aquileia. Ogni nota suonata dai giovani talenti risuona tra le antiche mura della Basilica, creando un dialogo armonioso tra passato e presente. Lasciatevi trasportare dalla magica location e dalle sinfonie di Schubert, Mozart e Catalani, dove l’arte e la spiritualità si incontrano in un perfetto equilibrio, rendendo omaggio alla pace e alla bellezza eterna della musica. Il Maestro Riccardo Muti appare per gentile concessione di www.riccardomutimusic.com.
Unesco: la “Via Appia. Regina Viarum” è nella Lista del Patrimonio Mondiale. È il 60esimo sito italiano riconosciuto dall’Unesco. Sangiuliano: “Orgoglioso del risultato. Ora la valorizzazione”
La decisione era attesa, le aspettative alte, e oggi, 27 luglio 2024, il responso dell’Unesco è arrivato: la Via Appia è nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Nuova Delhi nella 46esima sessione, ha deliberato l’iscrizione della “Via Appia. Regina Viarum” nella Lista del Patrimonio Mondiale che diventa così il 60esimo sito italiano riconosciuto dall’UNESCO. Mercoledì 31 luglio 2024, alle 19, a Roma, avrà luogo l’evento celebrativo per l’iscrizione del sito “Via Appia. Regina Viarum” nella Lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, del Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi e di tutte le istituzioni pubbliche e private coinvolte nel percorso di candidatura. “Fino all’ultimo abbiamo tenuto le dita incrociate ma ora è giusto celebrare questo importante risultato che porta a 60 i siti UNESCO presenti in Italia – riferiscono dagli uffici ministeriali – Nelle prossime ore sarà reso noto il luogo dove si svolgerà l’iniziativa insieme a tutte le realtà che hanno contribuito a ottenere questo risultato”.
Si tratta della prima candidatura promossa direttamente dal ministero della Cultura, che ha coordinato tutte le fasi del processo e ha predisposto tutta la documentazione necessaria per la richiesta d’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il risultato è il frutto di un lavoro di squadra che ha visto il coinvolgimento di molteplici istituzioni: 4 Regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 13 Città metropolitane e Province, 74 Comuni, 14 Parchi, 25 Università, numerosissime rappresentanze delle comunità territoriali, nonché il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e la Pontificia commissione di Archeologia sacra della Santa Sede.
“Esprimo tutta la mia soddisfazione e il mio orgoglio per il grande risultato ottenuto”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La Via Appia. Regina Viarum da oggi è patrimonio mondiale dell’umanità. L’UNESCO ha colto l’eccezionale valore universale di una straordinaria opera ingegneristica che nei secoli è stata essenziale per gli scambi commerciali, sociali e culturali con il Mediterraneo e l’Oriente. Congratulazioni a tutte le istituzioni e comunità che hanno collaborato con il ministero della Cultura per arrivare a questo prestigioso traguardo. È un riconoscimento del valore della nostra storia e della nostra identità, dal quale può nascere una valorizzazione in grado di portare benefici economici ai territori interessati”. “La Via Appia Patrimonio UNESCO è un grande successo per il Ministero della Cultura”, ha commentato il sottosegretario alla Cultura con delega all’UNESCO, Gianmarco Mazzi, “ma soprattutto per quei milioni di italiani che vivono nei territori della Via Appia, simbolo mondiale della storia da cui proveniamo. Si aggiunge alla straordinaria affermazione ottenuta meno di un anno fa dalla lirica italiana e sono felice che coincida con il mio mandato”.
L’Appia fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri e propri capolavori di ingegneria civile che si affiancarono alle vie naturali e che costituiscono i monumenti più durevoli della civiltà romana. Il tracciato, iniziato nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma a Capua, fu poi prolungato fino a Benevento, Venosa, Taranto e Brindisi, testa di ponte verso la Grecia e l’Oriente, man mano che avanzava la conquista romana e lungo la Via Appia Traiana, la variante fatta realizzare dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. per agevolare il percorso nel tratto da Benevento a Brindisi.

Un tratto ben conservato della Via Appia Antica, la Regina Viarum (foto mic)
Concepita per esigenze militari, la Via Appia divenne da subito strada di grandi comunicazioni commerciali e di primarie trasmissioni culturali e, nel tempo, è diventata il modello di tutte le successive vie pubbliche romane così come, in un certo senso, l’origine del complesso sistema viario dell’Impero, che è anche alla base dell’attuale rete di comunicazione del bacino del Mediterraneo. La creazione di questa rete stradale ha permesso la strutturazione di rotte di scambio anche con le vie d’acqua, permettendo così, nel corso dei secoli, un flusso praticamente ininterrotto di persone, idee, civiltà, merci, religioni e idee, percorsi che sono ancora vivi e sentiti da chi abita ancora oggi questi territori. Gli appellativi con cui gli stessi autori antichi la definirono, insignis, nobilis, celeberrima, regina viarum, testimoniano tutte le valenze politiche, amministrative, economiche, sociali e propagandistiche che le valsero la sua millenaria fortuna.
Napoli. Successo di pubblico per le mostre sui bronzi di San Casciano e su Tolkien: oltre 310mila visitatori. Il ministro: “Napoli deve essere capitale della cultura”. In agosto i bronzi di San Casciano andranno a Reggio Calabria accanto ai bronzi di Riace

Statua di donna orante (II sec. a.C.) scoperta a San Casciano dei Bagni (foto graziano tavan)

Il ministro Gennaro Sangiuliano, al centro, accompagnato dal dg sabap Luigi La Rocca (a sinistra) e dal dg musei Massimo Osanna (a destra) alla mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al Mann (foto mann)
Dopo Roma (Il Quirinale) e Napoli (il Mann) i bronzi di San Casciano approdano ai primi di agosto 2024 a Reggio Calabria, proprio in quel museo, l’Archeologico nazionale, in cui sono conservati i Bronzi di Riace. Lo ha annunciato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, nel tracciare un bilancio delle due grandi mostre che hanno caratterizzato l’offerta culturale del capoluogo partenopeo in questi primi dei mesi del 2024. Oltre 310mila visitatori in totale, da febbraio a inizio luglio di quest’anno, hanno avuto infatti la possibilità di vivere a Napoli l’emozione unica di due esposizioni di eccezionale valore artistico e culturale: la mostra al museo Archeologico nazionale sui preziosissimi reperti in bronzo ritrovati a San Casciano dei Bagni e quella a Palazzo Reale dedicata alla vita, alle opere e all’avventura umana di John Ronald Reuel Tolkien, uno dei più popolari e rilevanti autori del Novecento. Una duplice e affascinante esperienza immersiva nei due siti napoletani, che si confermano come vere e proprie eccellenze museali internazionali e crocevia di culture, dove l’arte e la storia trovano la loro massima espressione nei rinnovati spazi espositivi fortemente voluti dal ministero della Cultura.


Jacopo Tabolli. Agnese Carletti e Massimo Osanna al Mann (foto graziano tavan)
Nello specifico, la mostra “Gli Dei ritornano – I bronzi di San Casciano”, dedicata alle statue in bronzo ritrovate durante gli scavi a San Casciano dei Bagni e realizzata all’interno del museo Archeologico nazionale di Napoli (oltre 160mila ingressi dal 16 febbraio al 30 giugno 2024), ha acceso ancora una volta un potente riflettore sul contributo della cultura allo sviluppo socio-economico dell’area metropolitana e della Campania. “A Napoli, durante l’esposizione dei bronzi”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “abbiamo celebrato un vero e proprio matrimonio tra uno dei più importanti musei archeologici al mondo e il più significativo ritrovamento di archeologia sul territorio nazionale, dopo i Bronzi di Riace. Non a caso, i reperti di San Casciano saranno esposti proprio al MArRC, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, a partire dai primi giorni di agosto”.

Altro successo annunciato, poi, quello della mostra “TOLKIEN. Uomo, Professore, Autore”, tenutasi dal 16 marzo fino al 2 luglio 2024 che ha registrato oltre 149mila ingressi, ideata e promossa dal ministero in collaborazione con l’università di Oxford che ha superato, per numero di presenze, l’esposizione nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. “Il numero davvero impressionante di visitatori”, ha aggiunto il Ministro, “conferma la nostra scelta di puntare sulla città di Napoli come capitale della cultura, che non deve essere prerogativa di ristretti circoli culturali ma essere diffusa anche con esposizioni che attirano centinaia di migliaia di persone in pochi mesi e in grado di approdare in numerosi siti museali italiani. Il duplice successo delle mostre napoletane ci autorizza a rafforzare l’impegno a favore del nostro patrimonio culturale, un tesoro unico al mondo che dobbiamo tutelare e valorizzare perché è un bene di tutti gli italiani e dell’umanità”. La mostra dedicata a Tolkien farà tappa nei prossimi mesi a Torino alla Reggia di Venaria.
Roma. A San Giovanni in Laterano emergono le mura medievali del Patriarchio databili tra il IX ed il XIII secolo d.C., uno spaccato della vita e dello sviluppo di questa area di Roma, fino alla sistemazione voluta da Sisto V nel XVI secolo. I ritrovamenti verranno lasciati in situ

Veduta generale degli scavi archeologici in piazza San Giovanni n Laterano a Roma con le mura medievali del Patriarchio (foto mic)
A San Giovanni in Laterano a Roma emergono le mura medievali del Patriarchio. Le indagini archeologiche condotte sotto la direzione scientifica della soprintendenza speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, propedeutiche ai lavori di riqualificazione di piazza San Giovanni in Laterano, hanno restituito un’importante e complessa stratigrafia dove spiccano, tra l’altro, strutture murarie databili tra il IX ed il XIII secolo d.C., forse riconducibili al Patriarchio. Si tratta di un ritrovamento di straordinaria importanza per la città di Roma e la sua storia medievale, poiché in epoca moderna non sono mai stati effettuati scavi archeologici estensivi nella piazza. “Le nuove scoperte di piazza San Giovanni in Laterano”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “sono l’ennesima dimostrazione della ricchezza del territorio di Roma, una miniera inesauribile di tesori archeologici. Ogni singola pietra ci parla e racconta la sua storia: grazie a questi importanti ritrovamenti gli archeologi potranno sapere di più del nostro passato. Desidero manifestare il mio compiacimento per l’impegno e per la passione che i ricercatori stanno mettendo nel loro lavoro. È fondamentale coniugare la salvaguardia della nostra storia alle esigenze di tutela e modernizzazione del tessuto urbano”. L’insieme delle scoperte venute alla luce a piazza San Giovanni restituisce uno spaccato della vita e dello sviluppo di questa area di Roma, fino alla sistemazione voluta da Sisto V nel XVI secolo, e grazie alla analisi e allo studio dei rinvenimenti e dei reperti raccolti (monete, metalli, maioliche, ceramiche) arriveranno ulteriori informazioni sulla storia della città. I ritrovamenti verranno lasciati in situ e sono allo studio soluzioni per il futuro completamento dello scavo e per la valorizzazione.

Veduta da drone degli scavi archeologici in piazza San Giovanni n Laterano a Roma con le mura medievali del Patriarchio (foto mic)
Costruito per volere di Costantino nel IV secolo d.C. al posto della caserma degli Equites Singulares, la guardia a cavallo dell’imperatore che si era schierata con Massenzio, il Patriarchio consisteva inizialmente in una basilica monumentale, ma durante il Medioevo venne più volte ingrandito e ristrutturato e divenne la sede papale fino al trasferimento della sede ufficiale del pontefice ad Avignone nel 1305. I ritrovamenti riconducibili al Patriarchio sono stati rinvenuti nella parte orientale dello scavo, per tutta la sua lunghezza: si tratta di una struttura che poteva avere funzione sia di cinta muraria a difesa della residenza papale sia di sostruzione del pendio che caratterizzava in antico l’area del Laterano. Alla luce delle diverse tecniche edilizie riscontrate, la sua costruzione è databile al IX secolo dopo Cristo ed è stata oggetto di diversi interventi di restauro e di ricostruzione fino almeno al XIII secolo.

Il muro medievale con blocchi di tufo emerso negli scavi di piazza San Giovanni in Laterano a Roma (foto mic)
Il muro è costituito da grandi blocchi di tufo, sicuramente reimpiegati da altre strutture non più esistenti. A dimostrare uno o più interventi di restauro è la presenza di una fasciatura dei blocchi su ambo i lati, realizzata con un paramento in blocchetti di tufo che presentano una serie di contrafforti. Proseguendo verso Ovest, il muro è invece realizzato a sua volta con contrafforti a cuneo e una tecnica più irregolare. La parte finale del muro, che corre fin sul sagrato della Basilica, si presenta con un paramento in blocchetti di tufo e contrafforti stavolta di forma quadrata.

Strutture emerse negli scavi di piazza San Giovanni in Laterano a Roma (foto mic)
L’edificazione della struttura è avvenuta durante un lungo periodo di tempo in cui Roma era oggetto delle razzie dei saraceni e al suo interno erano continue le lotte, talvolta violente, tra le famiglie aristocratiche che rivendicavano l’accesso al soglio di Pietro: di qui l’ipotesi che questo possente muro, anche per la sua conformazione, avesse la funzione di cinta difensiva del complesso della Basilica e dei palazzi annessi. Dopo la cattività avignonese, in seguito al rientro a Roma dei pontefici e al trasferimento della sede papale in Vaticano, viene a cadere la necessità di avere una struttura a difesa del Patriarchio. Di conseguenza, il muro perde di funzionalità e viene demolito e interrato, e di esso si perde ogni memoria.

Fondazioni a reticolo di età Severiana emerse negli scavi di piazza San Giovanni in Laterano a Roma (foto mic)
Le indagini archeologiche, seppure condotte in emergenza per le tempistiche dettate dalla consegna dei lavori per l’apertura dell’anno giubilare, hanno permesso di portare in luce anche i resti di altre strutture, risalenti a epoche precedenti il Patriarchio. Al centro dello scavo è stata identificata una porzione di un muro in opera reticolata, databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., la cui funzione è di terrazzamento del pendio che caratterizzava l’area. Più interessante sono imponenti fondazioni a reticolo collocabili in età Severiana (III secolo), forse da mettere in relazione con i Castra Nova equitum singularium, già documentati sotto l’attuale impianto della Basilica. Della stessa epoca due muri in opera laterizia che corrono paralleli e, considerato la profondità (3,5 metri sotto l’attuale piano di calpestio) e la breve distanza che intercorre tra loro, sono probabilmente parte di una struttura ipogea. Sempre nella porzione centrale dello scavo è stato ritrovato infine un tratto di struttura muraria in opera listata, databile tra il IV ed il VII secolo.
#domenicalmuseo compie dieci anni: 2014-2024. Il ministro Sangiuliano: “Un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”. Il Colosseo è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di luglio, seguito da Pompei e Pantheon
Anche per la prima domenica di luglio 2024 a ingresso gratuito il Colosseo si conferma – nella classifica assoluta – il sito più visitato (20.986 ingressi), seguito da Pompei (18.409) e dal Pantheon (11.821). Ma il 7 luglio 2024 rappresenta anche un anniversario importante: l’iniziativa #domenicalmuseo compie 10 anni. È stata infatti Istituita con il decreto n. 94 del 27 giugno 2014, prevedendo l’ingresso gratuito nei musei, nei parchi archeologici e in tutti i luoghi della cultura statali. “Si tratta di un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano commentando i primi dati disponibili relativi alla #domenicalmuseo di luglio. “Alle 12 giornate gratuite previste in origine, ho fortemente voluto aggiungere altre tre date iconiche della storia italiana: il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. In queste 15 giornate gratuite, come quella che s’è appena conclusa, molte centinaia di migliaia di visitatori hanno deciso di trascorrere alcune ore immersi nella bellezza e nell’arte del patrimonio culturale della Nazione. Numeri che confermano lo straordinario successo dei musei italiani, come dimostrano i dati degli ingressi che abbiamo presentato questa settimana che hanno fatto segnare, per il 2023, la cifra di 57.730.502 visitatori, mai registrato nelle serie storiche (vedi Sistema museale nazionale. Bilancio della App Musei Italiani a un anno dal lancio: oltre 400 musei presenti, 150 già con l’e-ticketing. E nel 2023 record di 57.730.502 visitatori (+23% sul 2022). Sul podio sempre il Colosseo con oltre 12 milioni di ingressi, ma tutti i musei e parchi hanno registrato incrementi significativi | archeologiavocidalpassato). I musei italiani hanno un immenso valore storico e identitario, a questo stiamo aggiungendo la qualità dei servizi tra cui la nuova app, uno strumento innovativo e moderno di accesso alle strutture museali che rappresenta una ulteriore tappa verso la modernizzazione e la valorizzazione nel solco di quanto previsto dall’art. 9 della Costituzione”.

Visitatori sull’antica spiaggia di Ercolano, da poco aperta al pubblico (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo 20.986; area archeologica di Pompei 18.409; Pantheon 11.821; Foro Romano e Palatino 6.153; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.381; Terme di Caracalla 2.821; museo e area archeologica di Paestum 2.435; parco archeologico di Ercolano 1.828; Villa Adriana 1.609; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.302; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.088; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.032; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 991; Villa Romana e Antiquarium di Desenzano 980; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 903; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 853; musei nazionali di Cagliari 792; museo Archeologico nazionale di Taranto 600; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 430; museo delle Civiltà 429; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 411; mausoleo di Teodorico 382; museo Archeologico nazionale di Firenze 363; anfiteatro campano, museo Archeologico dell’antica Capua e mitreo di Santa Maria Capua Vetere 318; abbazia di Pomposa e museo Pomposiano 308; Battistero degli Ariani 302.






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