Archivio tag | ministero della Cultura

#domenicalmuseo: il 1° dicembre, ultima domenica a ingresso gratuito dell’anno, Pompei esce dal podio: il sito più frequentato è il Colosseo, seguito da Pantheon e Reggia di Caserta

ministero_domenicalmuseo_dicembre-2024_locandina#domenicalmuseo: per domenica 1° dicembre 2024, l’ultima dell’anno a ingresso gratuito, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali, Pompei esce dal podio dei primi tre posti della classifica assoluta dei siti visitati: sul primo gradino torna il Colosseo con 13.691 ingressi, seguito dal Pantheon (12.564) e dalla Reggia di Caserta (11.675).

caserta_reggia_visitatori_foto-reggia-caserta

Grande affluenza di visitatori alla Reggia di Caserta (foto reggia caserta)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo – Anfiteatro Flavio 13.691; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.564; Foro Romano e Palatino 11.459; Area archeologica di Pompei 11.207; Terme di Caracalla 3.641; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.600; Area archeologica di Ostia antica 2.109; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.903; Area archeologica e museo di Paestum 1.635; museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.538; Villa Adriana 1.522; parco archeologico di Ercolano 1.467; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.403; Anfiteatro Campano – Santa Maria Capua a Vetere 1.300; museo Archeologico di Venezia 1.194; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 965; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 925; museo Archeologico nazionale di Taranto 880; museo di Palazzo Grimani 859; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 720; Mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 491; Ostia antica – Castello Giulio II 472; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 461; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 411; Basilica di Sant’Apollinare in Classe 354; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 348; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 339; museo Archeologico nazionale di Ravenna 336; parco archeologico di Cuma 317.

Roma. Il Nucleo TPC dei carabinieri ha recuperato due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve (Pg), tutte riferibili allo stesso ipogeo riconducibile alla gens Pulfna. L’intervento di Luigi La Rocca

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_foto-emanuele-antonio-minerva_tpc

I carabinieri del TPV riconsegnano sarcofagi e urne etrusche recuperate da scavo clandestino di Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

Nuovo importante successo dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che grazie a una lunga e minuziosa indagine hanno sventato la sottrazione allo Stato di un significativo nucleo di reperti etruschi databili nell’ultimo quarto del III sec. a.C. trafugati da un contesto funerario nel territorio di Città della Pieve località San Donnino. La complessa e articolata attività di indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale – sezione archeologia, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, col recupero di due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve, è stata presentata a Roma, nella sede del Reparto operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_greco-gargaro-cantone-giuli-la.rocca_foto-emanuele-antonio-minerva_tpc

Urne e sarcofagi etruschi recuperati dai carabinieri del TPC: da sinsitra, il sostituto procuratore di Perugia, Annamaria Greco; il Gen. D. Francesco Gargaro; il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone; il ministro della Cultura Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del Mic, Luigi La Rocca (foto emanuele antonio minerva / tpc)

Sono intervenuti il procuratore capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Raffaele Cantone; il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Perugia, Annamaria Greco; il comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il ministro della Cultura, Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del ministero della Cultura, Luigi La Rocca. L’operazione di recupero di queste urne è considerata dagli esperti uno dei più importanti recuperi di manufatti etruschi mai realizzato durante un’azione investigativa. La circostanza, altresì, che le opere sequestrate siano riferibili a un unico ipogeo rendono particolarmente rilevante il valore archeologico, artistico e storico del recupero stesso. I materiali provengono infatti da una tomba costituita probabilmente da due piccole camere ipogee, che è stata quasi completamente distrutta dai responsabili dello scavo clandestino.

Le attività sono state avviate nel mese di aprile 2024, a seguito di una comunicazione dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che segnalava un possibile scavo abusivo nella zona fra Chiusi e Città della Pieve e il ritrovamento di importanti reperti archeologici etruschi. L’indagine, svolta dalla sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, ha preso il via dall’acquisizione di fotografie ritraenti numerose urne cinerarie con personaggi semi-recumbenti, tipici della cultura etrusca, che circolavano sul mercato illecito dell’arte. La collaborazione scientifica da parte di un docente dell’università di Roma Tor Vergata ha permesso di contestualizzare l’appartenenza dei reperti a una necropoli etrusca, verosimilmente del territorio chiusino già ricco di analoghe testimonianze artistiche.

Ulteriori accertamenti, con il supporto specializzato della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura e della Soprintendenza dell’Umbria, hanno permesso di focalizzare l’attenzione su un rinvenimento fortuito, già denunciato nel 2015 a Città della Pieve: un agricoltore, durante i lavori di aratura del terreno, si era imbattuto in un ipogeo etrusco contenente quattro urne funerarie e due sarcofagi riconducibili alla gens Pulfna, il cui medesimo patronimico era presente proprio su alcune delle urne raffigurate nelle fotografie da ricercare. Tuttavia, mentre l’ipogeo dei Pulfna scoperto nel 2015 era costituito da sepolture maschili, le immagini reperite dagli investigatori raffiguravano prevalentemente principesse etrusche. Le indagini sono state quindi concentrate nei luoghi limitrofi al predetto sito umbro, al fine di accertare se altri ipogei fossero stati violati di recente.

Valutata la necessità di disporre di adeguate attrezzature e mezzi meccanici per la movimentazione e il trasporto di tali reperti, considerato il peso e le dimensioni delle urne, i Carabinieri si sono concentrati su determinati soggetti ritenuti in grado di gestire le complesse operazioni di un recupero clandestino. L’analisi di ulteriori dati acquisiti negli archivi amministrativi locali e l’interpolazione con gli elementi raccolti nella prima fase delle indagini, hanno consentito di incentrare l’interesse investigativo su un imprenditore locale, titolare di una società in grado di svolgere anche movimento terra, che possedeva, tra l’altro, terreni adiacenti a quelli in cui era stato scoperto nel 2015 l’ipogeo.

Avendo avuto i militari del TPC conferma di una imminente commercializzazione dei beni sul mercato antiquario clandestino, è stata richiesta al gip l’autorizzazione allo svolgimento di intercettazioni telefoniche. Tale attività è stata supportata anche da servizi di osservazione e pedinamento, con l’utilizzo di un drone in dotazione al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pratica di Mare. Ciò ha permesso di individuare con rilevante probabilità la presenza dei reperti all’interno di un’area ben delimitata nel territorio di Città della Pieve. È stato, quindi, emesso decreto di perquisizione locale ed in sede di esecuzione sono state proprio le urne ritratte nelle fotografie individuate nella fase iniziale dell’indagine. Inoltre, utilizzando anche gli elementi topografici acquisiti dal sorvolo del drone, i militari TPC hanno potuto individuare con precisione il sito di scavo. In particolare, sono state individuate quali eventuali responsabili due persone, nei confronti delle quali si procede per i reati di furto e ricettazione di beni culturali e soprattutto sequestrate 8 urne litiche etrusche, due sarcofagi e il relativo corredo funerario di età ellenistica del III secolo a.C.

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_reperti-fittili-e-di-bronzo_foto-emanuele-antonio-minerva_tpc

Reperti fittili e in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_scheletro-di-donna_foto-emanuele-antonio-minerva_tpc

Lo scheletro di una donna di circa 40 anni all’interno di uno dei sarcofagi recupertai dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

“Dal momento del trasporto a Roma”, ricorda Luigi La Rocca, “i reperti sono stati affidati alla cura di un gruppo di lavoro costituito da funzionari archeologi della DG ABAP (Sara Neri e Federica Pitzalis) e della Soprintendenza ABAP dell’Umbria (Luca Pulcinelli e Paola Romi), funzionari restauratori (Adriano Casalgrande, Stefania Di Marcello, Giulia Severini, Serena Di Gatano) e una antropologa (Elena Dellù) dell’ICR, a cui si deve un primo inquadramento del contesto. Si tratta di oltre 50 elementi fittili e metallici pertinenti al corredo funebre, di due sarcofagi, di uno dei quali si conserva la sola copertura poiché la cassa è stata distrutta e trovata in frammenti all’esterno della tomba, l’altro completo, la cui copertura reca una formula onomastica femminile incisa (VELIA LEFNI PULFNASA) e la cui cassa contiene lo scheletro di una donna di circa 40 anni; otto urne litiche per lo più realizzate in alabastro, che presentano casse decorate a rilievo e coperchio coronato dalla figura del defunto nella posizione semirecumbente (distesa) propria del banchetto, anch’esse ancora riempite di terra e contenenti ancora i resti delle incinerazioni”.

roma_tpc_urne-etrusche-da-città-della-pieve_decori-in-foglia-d-oro

Dettaglio dei monili rivestiti in foglia d’oro indossati dalle defunte sui coperchi dei sarcofagi recuperati dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto tpc)

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_specchi-in-bronzo_foto-emanuele-antonio-minerva_tpc

Specchi in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

“Sulla base delle prime ricostruzioni”, continua La Rocca, “in una delle camera erano deposti i due sarcofagi, le due urne di maggior pregio, che si contraddistinguono anche per l’eccezionale stato conservativo dei pigmenti policromi e del rivestimento a foglia d’oro, che esalta la sontuosità dei molteplici monili indossati dalle defunte raffigurate sui coperchi e gli oggetti di corredo che pure fanno riferimento all’universo femminile tra cui spiccano – accanto a un consistente nucleo di vasellame in bronzo (olpai, oinochoai, situle e fiasca) – quattro specchi con decorazione incisa figurata, che nelle more degli interventi conservativi rivelano raffigurazioni di indubbio interesse. Uno in particolare è decorato con la scena di una lupa che allatta un bambino in presenza di figure tra cui sembra di potere riconoscere Eracle e Mnerva, scena che naturalmente richiama il mito di fondazione di Roma anche se non sfugge l’anomalia dell’assenza di uno dei gemelli. Sarà quindi l’approfondimento dell’analisi tecnica a fornire elementi utili per una interpretazione definitiva dell’iconografia rappresentata. Altro dato interessante è che lo specchio è certamente più antico dell’epoca della deposizione, fine IV a.C. e quindi costituisce oggetto di famiglia, tesaurizzato e poi posto nella tomba”.

“Le urne sono decorate con episodi del mito, raffiguranti la caccia al cinghiale calidonio da parte di Meleagro e Atalanta, connotata come cacciatrice dal corto chitone e dall’ascia bipenne brandita sopra la testa e una variante etrusca dell’uccisione di Troilo, uno dei figli del re Priamo, da parte di Achille assistito da Aiace, alla presenza di una coppia di Vanth (demoni inferi). Davanti a un altare, sul ventre di un cavallo atterrato, il corpo dell’eroe troiano è scompostamente disteso e privato dalla testa, sollevata per la capigliatura dall’antagonist. Le caratteristiche stilistiche e la raffinatezza dell’esecuzione permettono di ricondurre entrambe le urne al Gruppo dei Purni Curce, attivo tra il 240 e il 220 a.C. e identificato da studi recenti quale cerchia produttiva di primaria importanza nella scultura chiusina di età ellenistica”.

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_urna-iscrizoone-e-gorgone_foto-emanuele-antonio-minerva-tpc

Urna con protome di gorgone e coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….): proveniente da Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

roma_TPC_sequestro-riconsegna-urne-e-sarcofagi-etruschi_da-Citta-Della-Pieve_urne(4)_foto-tpc

Le urne etrusche recuperate nella seconda camera ipogea a Città della Pieve dai carabinieri del TPC (foto tpc)

“All’altra, e prossima, camera ipogea – descrive La Rocca – sono invece riconducibili le altre cinque urne: una con coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….) e cassa ornata da una protome di gorgone sorgente da un cespo d’acanto, compresa tra lesene scanalate, con policromia ben preservata, una con cassa liscia sostenuta da due sfingi e coperchio con defunto di età matura a torace scoperto, altre due recanti sul coperchio un personaggio semirecumbente ma con superfici fortemente degradate per fenomeni post deposizionali; su una si riconosce una nuova scena con l’agguato di Achille a Troilo, un’ultima con figura acefala sul coperchio nella posizione canonica del banchetto e cassa con scena figurata con una scena di battaglia tra un personaggio maschile in nudità eroica, con lembo sui fianchi, armato di un aratro, individuabile con ECHETLO, l’eroe di Maratona e guerrieri con scudo e armatura. Più incerta appare, infine, l’originaria localizzazione di un’ultima urna di piccole dimensioni, posta forse all’interno di una nicchia e caratterizzata dalla raffigurazione della defunta sul coperchio e sulla cassa da quella dell’uccisione reciproca di Eteocle e Polinice, tratta dal ciclo tebano”.

“Grazie alla presenza di iscrizioni onomastiche sul sarcofago deposto nella prima tomba e dell’urna con Medusa nella seconda di proprietà di un Vel”, sottolinea La Rocca, “entrambi i sepolcri afferiscono alla ricca gens dei Pulfna – titolare anche con il ramo Pulfna Peris di un’altra camera ipogea venuta fortuitamente in luce nel 2015 a poca distanza e indagata dalla Soprintendenza territoriale. È presumibile, dunque, che nell’area dovessero collocarsi residenze e fattorie appartenenti a questa famiglia secondo una modalità di popolamento diffuso. Come documentano le attestazioni epigrafiche, i Pulfna, insieme ai Purni, rappresentano, infatti, le famiglie di spicco di Città della Pieve, la cui presenza ricorre a Chiusi stessa (Tomba del Granduca) e in altre località dell’agro (Dolciano, Prunellato. La nuova scoperta, al di là dell’indubbio valore intrinseco dei reperti, offre una preziosa occasione di lettura contestuale dei beni depredati e di valorizzazione delle possibilità documentarie dell’intero palinsesto funebre, dal momento che il tempestivo intervento dei CC, a scavo appena concluso si potrebbe dire, ha consentito la possibilità di registrazione di dati importanti che diversamente sarebbero stati definitivamente perduti: la presenza di sepolture a cremazione e a inumazione, la tipologia e il materiale dei monumenti ivi presenti, il corredo di accompagno (urne, sarcofagi, ecc.; alabastro, travertino, ecc.), il nome della famiglia titolare della tomba, gli alfabeti usati nelle iscrizioni”.

“Al fine di dispiegare la potenzialità scientifica del contesto e restituire un patrimonio di indubbia rilevanza al territorio”, conclude La Rocca, “si è avviato un progetto più ampio che vede coinvolti DG ABAP ICR e Soprintendenza che possa reinserire nel proprio tessuto storico le evidenze rinsaldando così il legame indissolubile tra conoscenza, tutela e valorizzazione attraverso attività da svolgere nell’area del rinvenimento (Indagini non invasive e, in seguito, scavo stratigrafico) e in laboratorio (microscavo del contenuto delle urne, trattamento dei resti antropologici, interventi di prima conservazione e restauro delle urne e degli oggetti di corredo), finalizzate alla diffusione scientifica delle conoscenze e alla restituzione alla pubblica fruizione di concerto con la DG Musei”.

Roma. Al Collegio Romano, in presenza e on line, il convegno “APPIA REGINA VIARUM. Grande patrimonio italiano. Un esempio bene complesso” promosso dalla Società Magna Grecia in collaborazione col MIC: due giorni per fare il punto sul progetto di recupero e valorizzazione della Via Appia, patrimonio UNESCO

roma_collegio-romano_convegno-appia-regina-viarum-grande-patrimonio-italiano_locandina

Lunedì 25 e martedì 26 novembre 2024, in Sala Spadolini del Collegio Romano a Roma, il convegno “APPIA REGINA VIARUM. Grande patrimonio italiano. Un esempio bene complesso” promosso dalla Società Magna Grecia in collaborazione con il ministero della Cultura, Servizio VIII con il contributo della direzione generale Educazione ricerca e istituti culturali. Il convegno è un’occasione per fare il punto sul progetto di recupero e valorizzazione della Via Appia, recentemente inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti scrivendo a smg@animi.it. La conferenza sarà accessibile anche live sul canale YouTube del ministero della Cultura.

PROGRAMMA LUNEDÌ 25 NOVEMBRE 2024. Alle 10, Giampaolo D’Andrea, presidente dell’associazione nazionale degli Interessi del Mezzogiorno d’Italia – A.N.I.M.I. e della Società Magna Grecia, apertura del Convegno e saluti istituzionali. Presidente Sessione: Fausto Zevi, comitato direttivo Società Magna Grecia – Accademia Nazionale dei Lincei. Alle 11, Giuliana Tocco Sciarelli, comitato direttivo della Società Magna Grecia – Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “L’Appia bene complesso. L’impegno della Società Magna Grecia: dal contributo alla tutela alla elaborazione di una banca dati. Presentazione delle tematiche”; 11.30, Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, “Il popolo dell’Appia”; 12, Luigi Scaroina, MIC – dirigente Servizio VIII – Attuazione PNR e coordinamento della programmazione strategica del Segretariato Generale, “Insignis, Nobilis, Celeberrima: “Appia Regina Viarum”, un progetto articolato del Ministero della Cultura”; 12.30, Giovanni Biallo, Paolo Silvagni, Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “La tecnologia GIS per il Cammino e la Candidatura UNESCO dell’Appia Antica”; 13, Pausa pranzo/buffet. Presidente sessione: Nadia Murolo, dirigente Ufficio Valorizzazione Beni Culturali Regione Campania. Alle 14.30, Maria Grazia Filetici, già dirigente MIC – Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “Il restauro dei complessi monumentali – L’esempio del tratto romano dell’Appia”; 15, Riccardo Carnovalini, Irene Zambon, Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “L’Appia e la fragilità dei paesaggi attraversati”; 15.30, Egizia Gasparini, raggruppamento temporaneo di progettisti – Sab s.r.l. – Dodi Moss srl – Sca s.r.l., “Appia Regina Viarum. L’evoluzione di un progetto complesso”; 16, Alessandro Scillitani, Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “Raccontare in cammino. La via Appia vista da dentro nella storia di ieri e di oggi”; 16.30, pausa caffè; 17.30, Tavola Rotonda “Prospettive: la rigenerazione dei centri urbani e dei paesaggi attraversati dall’Appia Il grande progetto Appia Regina Viarum: promozione dei territori, dalla ricerca alla valorizzazione”. Presiede: Adriano La Regina, comitato scientifico Società Magna Grecia – Accademia Nazionale dei Lincei. Partecipano: Luigi La Rocca,  MIC – capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale e del Paesaggio; Alfonsina Russo, MIC – capo dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio culturale; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Angelantonio Orlando, MIC – direttore generale dell’Unità di Missione per l’attuazione del PNRR del ministero della Cultura; Luigi Scaroina, MIC – dirigente Servizio VIII – Attuazione PNR e coordinamento della programmazione strategica del Segretariato Generale; Paolo Rumiz, giornalista e scrittore.

PROGRAMMA MARTEDÌ 26 NOVEMBRE 2024. Presidente Sessione: Eugenio Polito, università di Cassino e del Lazio Meridionale. “Gli interventi nei territori: Lazio”: alle 9.30, Simone Quilici, parco archeologico Appia Antica – MIC, “Gli interventi di valorizzazione nel parco archeologico dell’Appia Antica: scavi, restauri e valorizzazione”; 9.50, Lisa Lambusier, soprintendenza SABAP area metropolitana di Roma e provincia di Rieti – MIC, “Il progetto Appia Regina Viarum a Castel Gandolfo, Albano Laziale ed Ariccia: il sepolcro degli Orazi e i Curiazi, la sostruzione della Via Appia. Dalla tutela alla valorizzazione”; 10.10, Alessandro Betori, soprintendenza SABAP Frosinone e Latina – MIC, “La via Appia nel territorio della provincia di Latina: interventi di tutela e valorizzazione in occasione della candidatura UNESCO”; 10.30, Lorenzo Quilici, Stefania Quilici Gigli, università della Campania “Luigi Vanvitelli”, “La via Appia nella pianura pontina: un modello di ingegneria romana”. “Gli interventi nei territori: Campania”: alle 10.50, Giuseppe Ceraudo, università del Salento, “Considerazioni topografiche sulla via Appia in Hirpinia: la variante dei miliari tra Aeclanum e Pons Aufidi”; 11.10, pausa caffè; 11.40, Alfonso Santoriello, università di Salerno, “Lungo l’Appia nel territorio di Beneventum: Nuceriola un vicus alle porte della città. Le ricerche dell’Università di Salerno”; 12, Mariano Nuzzo, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento – MIC, “Interventi di scavo e restauro nel tratto dell’Appia sotto la tutela della Soprintendenza di Caserta e Benevento”; 12.20, Raffaella Bonaudo, Lorenzo Mancini, Sandra Lo Pilato, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino -MIC, “Aeclanum (Mirabella Eclano): lo scavo archeologico e le nuove prospettive di ricerca e di valorizzazione dell’Appia in territorio irpino”. “Gli interventi nei territori: Basilicata”: alle 12.40, Maria Luisa Marchi, università di Foggia, “Dalle ricerche per la carta archeologica al riconoscimento UNESCO: la ricostruzione dell’itinerario della via Appia in area apulo-lucana”; 13, Luigina Tomay, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Basilicata – MIC, “Nuove scoperte, restauri e attività lungo il tracciato dell’Appia in Basilicata”; 13.20, pausa pranzo. Presidente Sessione: Teresa Cinquantaquattro, segretariato generale per la Campania- MIC. “Gli interventi nei territori: Puglia”: alle 14.50, Luciano Piepoli, università di Bari, “La via Appia nei paesaggi della Puglia centrale. Insediamenti, produzioni e scambi lungo il tratto Gravina-Taranto”; 15.10, Giovanna Cera, università del Salento, “Il tratto finale dell’Appia. Il percorso tra Taranto e Brindisi alla luce di vecchi e nuovi dati”; 15.30, Giovanna Cacudi, Caterina Annese, Mara Carcavallo, Elena Dellù, Angelica Montedoro, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari -MIC, “Appia Regina Viarum. Nuove indagini archeologiche tra Gravina in Puglia e Altamura (BA)”; 15.50, Francesca Romana Paolillo, soprintendenza nazionale per Il Patrimonio Culturale Subacqueo – Taranto – MIC, “Interventi lungo il percorso della via Appia nel territorio di Taranto fra indagini archeologiche e valorizzazione”; 16.10, Anita Guarnieri, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Foggia – MIC, “L’attività di tutela restauro e valorizzazione svolta dalla Soprintendenza BAT- FG lungo i tratti dell’Appia Regina Viarum dei Comuni di Canosa di Puglia, Ordona e Rocchetta Sant’Antonio”: 16.30, Francesca Riccio, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce – MIC, “Ricerche, restauri e valorizzazione tra l’Appia Claudia e la Traiana nel territorio di Brindisi: il caso del viadotto di Apani”; 16.50, Pietro Giovanni Guzzo, comitato direttivo Società Magna Grecia – Accademia Nazionale Lincei, conclusioni.

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali si tingono di arancione

roma_colosseo_giornata-contro-la-violenza-alle-donne_arancione_foto-PArCo

Il Colosseo illuminato in arancione per la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne” (foto PArCo)

UN-Women_logoIl ministero della Cultura aderisce alla campagna di sensibilizzazione “Orange the World”, promossa da UN Women in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne”, istituita nel 1999 dall’Onu. Lunedì 25 novembre 2024 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali si tingeranno di arancione per diffondere la cultura della promozione dell’uguaglianza di genere e del contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne. Il MiC si impegna costantemente a promuovere i valori dell’inclusività e della diversità, condannando qualsiasi atteggiamento o comportamento discriminatorio o lesivo della persona.

Torino. Al museo Egizio il presidente Mattarella col ministro Giuli apre i festeggiamenti per il bicentenario: consegnato alla città e all’Italia il tempio di Ellesiya e riaperta la Galleria dei Re che stupisce e convince anche i più prevenuti

torino_egizio_mostra-materia_sala-vasi_greco-christillin-mattarella-giuli_foto-museo-egizio

Il direttore Christian Greco (con la presidente Evelina Christillin) illustra al presidente Sergo Mattarella e al ministro Alessandro Giuli la sala dei vasi dell’ala “Materia. Forma del tempo” (foto museo egizio)

Un mese e mezzo fa, lo ricordate, in occasione dell’apertura dell’ala “Materia. Forma del tempo”, l’ultimo allestimento del museo Egizio di Torino in ordine di tempo in vista dei festeggiamenti del bicentenario, il direttore Christian Greco aveva descritto la sala delle ceramiche, con l’esposizione di 5mila vasi, un vero coup de théâtre che lascia a bocca aperta il visitatore (vedi Torino. Il direttore Christian Greco ci introduce a “Materia. Forma del tempo”, il nuovo allestimento permanente che indaga la materia nell’antico Egitto, tra legni, pigmenti, vasi in ceramica e oggetti in pietra, dall’Epoca Predinastica (ca. 4000-3100 a.C.) a quella Bizantina (565-642 d.C.) | archeologiavocidalpassato).

torino_egizio_mostra-materia_sala-vasi_mattarella_foto-museo-egizio

Il presidente Sergio Mattarella tra i vasi dell’allestimento “Materia. Forma del tempo” (foto museo egizio)

Mercoledì 20 novembre 2024, a rimanere sbalordito davanti a questa monumentale “libreria” di vasi è stato un ospite d’eccezione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che insieme al ministro della Cultura Alessandro Giuli, al ministro del Turismo e delle Antichità dell’Egitto Hurgada Sherif Fathy e al Secretary General of the Supreme Council of the Antiquities of the Arab Republic of Egypt Khaled Mohamed Ismail, ha aperto ufficialmente la tre giorni – 20-22 novembre 2024 – di festeggiamenti per il bicentenario del museo Egizio di Torino (1824 – 2024), la più antica esposizione di antichità egizie del mondo.

torino_egizio_cerimonia-bicentenario_galleria-dei-re_greco-mattarella-giuli_foto-museo-egizio

Il direttore Christian Greco, il presidente Sergio Mattarella e il ministro Alessandro Giuli nella Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Ma il direttore Christian Greco non finisce mai di stupire. Perché la festa del bicentenario è coincisa con la conclusione di uno dei cantieri più discussi e più attesi del complesso e articolato progetto architettonico firmato dallo Studio Oma – Office for Metropolitan Architecture di Rotterdam, che prevede una piazza, un giardino e una sala immersiva; nuove gallerie e nuovi servizi (vedi 1824-2024: Bicentenario dell’Egizio di Torino. Il museo cambia pelle con il progetto architettonico di OMA: si apre alla città, con una piazza, un giardino e una sala immersiva; nuove gallerie e nuovi servizi. Ecco il ricco programma delle celebrazioni già iniziate. Greco: “Un nuovo inizio” | archeologiavocidalpassato).

torino_egizio_cerimonia-bicentenario_galleria-dei-re_sfingi_foto-graziano-tavan

Galleria dei Re: le sfingi contrapposte a ricreare la strada processionale di Luxor (foto graziano tavan)

Parlo della riapertura, dopo il restauro e il riallestimento, della Galleria dei Re: “From darkness to light” non è solo il titolo del progetto, ma è l’effetto – stupefacente – che fa sul visitatore, e che farà alle centinaia di migliaia di persone che dalla sera del 20 novembre 2024 accederanno – magari un po’ prevenuti – alla Galleria dei Re sapendo che non avrebbero più trovato l’allestimento “hollywoodiano” di Dante Ferretti (del quale un po’ tutti ci eravamo innamorati).

torino_egizio_cerimonia-bicentenario_galleria-dei-re_mattarella_foto-museo-egizio

Il presidente Sergio Mattarella nella Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

E sicuramente, come ha provato in anteprima il presidente Mattarella, rimarranno favorevolmente impressionati: la luce domina le due grandi aule, dove sono stati recuperati i soffitti a botte e sono state tolte le tamponature delle finestre che ora permettono l’affaccio su piazza Carignano. La luce accarezza le statue, le avvolge, rimbalza diafana sulle pareti in alluminio dove la teoria di Sekhmet o le sfingi finalmente contrapposte a ricordare la grande strada processionale di Luxor diventano riflessi evanescenti che danno più volume alle sculture.

torino_egizio_cerimonia-bicentenario_tempio-di-ellesiya_effetti-speciali_foto-graziano-tavan

Effetti speciali sul tempio di Ellesiya al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Mercoledì 20 novembre 2024 è stato anche il giorno della restituzione ufficiale del Tempio di Ellesiya alla città e all’Italia, con una consegna simbolica al Capo dello Stato: così il dono del governo egiziano all’Italia per aver contribuito al salvataggio dei templi nubiani non è più un “bene” del museo, ma un “bene” della comunità. A distanza di oltre mezzo secolo – il Tempio di Ellesiya era giunto a Torino nel 1966 – il museo Egizio, nell’ambito del rinnovamento per il bicentenario, ha scelto di rendere accessibile gratuitamente al pubblico la Cappella rupestre, che avrà un suo ingresso indipendente da via Duse e alla fine dei lavori anche dalla corte coperta del Museo – la corte Egizia -, liberamente fruibile dai visitatori.

Ciliegina sulla torta di questa festa speciale, alla vigilia della celebrazione del bicentenario, è stata la conferma per altri quattro anni, fino al 2028, di Evelina Christillin alla presidenza del museo Egizio da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ed è stato proprio il ministro, nel breve saluto alla stampa, a congratularsi con Christilin per il suo rinnovo alla presidenza dell’Egizio: “Voglio confermare la dichiarazione di amore personale per ciò che rappresenta questo straordinario museo dal valore mondiale e tutta la comunità che gli sta intorno e lo alimenta, lo tiene vivo, lo anima, e ogni giorno lo rende più prezioso”.

torino_egizio_cerimonia-bicentenario_galleria-dei-re_foto-graziano-tavan

Il nuovo allestimento della Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)


torino_egizio_cerimonia-bicentenario_christillin-greco_foto-graziano-tavan

La presidente del museo Egizio Evelina Christillin e il direttore Christian Greco (foto graziano tavan)

“Celebrare il bicentenario del Museo Egizio è un esercizio sia di memoria sia di proiezione verso il futuro”, hanno dichiarato la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco. “Il progetto architettonico di OMA nasce da una nuova visione del Museo come istituzione di ricerca di livello mondiale e luogo inclusivo dove tutti i visitatori sono invitati a scoprire il mondo dell’antico Egitto. È con grande orgoglio che presentiamo la Galleria dei Re rinnovata e offriamo per la prima volta l’accesso gratuito al Tempio di Ellesiya, che fu a sua volta un dono del governo egiziano al popolo italiano. Basandoci sulla grande trasformazione completata nel 2015, i lavori di ristrutturazione in corso sosterranno il museo Egizio nel nostro obiettivo di aprirci al mondo e raccontare ai visitatori non solo la cultura materiale, ma anche la storia nascosta dei reperti e della civiltà dell’antico Egitto. Per il bicentenario, abbiamo deciso di riflettere sul ruolo del Museo, ponendoci domande difficili: il museo è un luogo di conservazione o di distruzione? Cosa ci manca ancora a 200 anni dalla nostra fondazione? Sono queste domande che hanno guidato la nostra strategia per la prossima fase della storia di questa straordinaria istituzione e collezione”.

torino_egizio_cerimonia-bicentenario_mattarella-con-staff-scientifico-museo_foto-quirinale

Il presidente della Repibblica Sergio Mattarella con il direttore Christian Greco, la presidnete Evelina Christillin e tutto lo staff del museo Egizio di Torino (foto quirinale)

Dal discorso di Christian Greco alla presenza del Presidente della Repubblica: “La squadra – coordinata dalla guidata sapiente e attenta della presidente Evelina Christillin – ha lavorato senza risparmiarsi per trasformare il Museo e perché l’Egizio possa essere: di anch mi Ra dj.t. Ovvero: dotato di vita come il dio sole per sempre”.

Altino (Ve). Riprendono gli incontri “Scavi aperti” nel primo parco archeologico del Veneto: i nuovi resti riportati in luce della città romana del I secolo rivelano tracce di attività metallurgica adiacente alla grande cloaca scavata nel 2022

altino_parco-archeologico_scoperte_scavi-aperti_foto-vlman

Pubblico numeroso agli appuntamenti “Scavi aperti” nel parco archeologico di Altino (foto vlman)

Ritrovamenti dell’assetto urbano di Altino nel I secolo dopo Cristo, un tratto della città romana e materiali residuali di un edificio con tracce di un’attività metallurgica adiacente alla grande cloaca scavata nel 2022. Sono questi i principali ritrovamenti degli scavi in corso nella zona del parco archeologico di Altino, che ora sono visitabili durante gli appuntamenti di “Scavi aperti” (prenotazioni 0422.789443 e drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it). Il prossimo sarà giovedì 21 novembre 2024, alle 15.30. Il parco archeologico sta infatti collaborando con l’università di Padova (e in particolare con la prof. Rita Deiana) che si occupa di fare prospezioni geofisiche mirate all’apertura dei saggi di scavo. “Le prospezioni geofisiche sono indagini che non prevedono scavi (per questo sono dette «non invasive») ma attraverso impulsi elettrici o magnetici inviati nel sottosuolo restituiscono una sorta di radiografia di quello che c’è sotto – spiega la direttrice Marianna Bressan – i dati raccolti vanno interpretati, perché la prospezione rileva tanto il manufatto antico quanto il manufatto moderno, come un semplice tubo del gas, ma permette di capire dove concentrare gli scavi”.

altino_area-archeologica_cloaca_ripresa-scavi_3_foto-drm-veneto

Quartiere residenziale augusteo di Altino (Ve): il cantiere di scavo nella cloaca (foto drm-veneto)

altino_area-archeologica_cloaca_reperto-in-vetro-colorato_frammento_foto-drm-veneto

Frammento di oggetto in vetro colorato dalla cloaca dell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La cloaca. La cloaca scoperta nel 2022 è un’infrastruttura sotterranea del quartiere urbano conservato nell’area archeologica del decumano. Questo quartiere fu uno dei primi a essere scoperto dell’Altino romana, negli anni Sessanta; successivamente fu interessato da scavi a più riprese, fino ai primi anni Novanta, senza che ne venissero esaurite le potenzialità archeologiche. Nel 2022, nell’ambito del progetto tutt’ora in corso, si è presentata l’occasione di riprendere a scavare. Da lì le sorprese inaspettate. Durante gli scavi è emerso il corpo di un imponente manufatto funzionale allo smaltimento idrico che ha permesso di raccontare i dettagli della vita quotidiana degli abitanti della zona. “Questo ultimo scavo – chiarisce Marianna Bressan – è avvenuto su un’area mai indagata prima, scelta per il suo potenziale e con un duplice obiettivo: procedere con la risistemazione dell’area già aperta al pubblico, con la speranza, ampiamente ripagata, di trovare qualcosa di nuovo”. E quel qualcosa di nuovo non si è fatto attendere troppo.

altino_parco_museo_mostra-modus-vivendi_vetri-romani_foto-vlman

Bottiglie in vetro dalla cloaca romana dell’area archeologica di Altino, esposte nella mostra “Modus vivendi” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto vlman)

altino_archeologico_mostra-modus-vivendi_logoI reperti. I reperti più interessanti ritrovati nella cloaca sono esposti nella mostra “Modus vivendi” inaugurata a maggio 2023 e ancora visibile al museo (La mostra è stata ideata in collaborazione con il MUB – museo della Bonifica di San Donà di Piave e P.ET.R.A. soc. coop con il contributo di Regione del Veneto L.R. 17/2019 “Legge per la cultura”, annualità 2022 e di ministero della cultura Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali). Nella mostra si possono vedere recipienti di vetro di colori vivaci, suppellettili di ceramica decorata che facevano parte dell’arredo della casa ma anche un raro balsamario blu con inserti in foglia d’oro che serviva a contenere profumi o unguenti per la cura del corpo (in tutto l’Impero romano se ne conoscono soltanto nove di simili). Dall’allestimento facevano capolino tre coppette decorate che vivacizzavano la tavola imbandita e le lucerne, piccole lampade portatili ma anche gli oggetti “preziosi”, perle in pasta di quarzo, a forma di melone, che facevano parte di collane di uso quotidiano o l’ago, anch’esso di osso, che era una forcina per capelli.

altino_parco_area-archeologica_veduta-zenitale(38)_foto-vlman

Area archeologica di Altino intressata dagli scavi (foto vlman)

altino_parco-archeologico_logo_azzurroGli scavi sono ripresi grazie a un finanziamento ad hoc erogato per la prima volta da parte del ministero della cultura, in particolare della direzione generale Musei, e destinato proprio a campagne di scavo nei parchi archeologici nazionali (svolti oggi ad Altino dalla SAP Società archeologica). Il museo archeologico e l’area archeologica di Altino inoltre sono infatti ufficialmente diventati un Parco archeologico. Con il decreto del ministero della Cultura di marzo scorso (il decreto di istituzione del Parco è il numero 57 del 15 marzo 2024) il percorso cominciato tre anni fa è arrivato a compimento dando la spinta definitiva al nuovo progetto.

altino_archeologixo_marianna-bressan_nuovo-direttore-musei-archeologici-di-venezia_foto-drm-veneto

Marianna Bressan, già direttore del museo nazionale e area archeologica di Altino, è ora direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti. “Ogni parco archeologico – commenta il direttore generale Musei prof. Massimo Osanna – è espressione di un sistema integrato che vede resti archeologici e paesaggio come elementi inseparabili, un contesto in cui la memoria storica si intreccia con il valore paesaggistico e ambientale, nello spirito della Costituzione. Il parco archeologico di Altino assume così un ruolo chiave nella ricerca, conservazione e valorizzazione di questo peculiare ambito territoriale, in un’ottica di promozione e fruizione sostenibile dei luoghi della cultura, in quella prospettiva di rete che caratterizza il nostro Sistema museale nazionale”. Il parco archeologico di Altino è inoltre stato inserito nel nuovo istituto dotato di autonomia speciale denominato Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che comprende anche il museo archeologico nazionale di Venezia, il museo di Palazzo Grimani, il futuro museo Archeologico nazionale della laguna di Venezia sull’isola del Lazzaretto vecchio. Il nuovo istituto è diretto da Marianna Bressan.

Veio (Roma). Apertura straordinaria del parco archeologico (col santuario etrusco del Portonaccio) per tre domeniche con visite gratuite grazie ai volontari del Corpo di San Lazzaro

veio_parco_programma-riaperture_locandinaQuella di mercoledì 20 novembre 2024 è l’unica apertura (su prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: booking@csli-roma.eu) dedicata alle scuole del parco archeologico di Veio, all’interno del programma delle tre domeniche di apertura straordinaria al pubblico, annunciate dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nell’ambito del protocollo d’intesa stipulato con l’ente regionale Parco di Veio e la collaborazione del Municipio XV di Roma Capitale. Appuntamento dunque per tutti, nelle domeniche del 10, 24 novembre e 8 dicembre, dalle 10 alle 16, per visitare il Parco liberamente con ingresso gratuito e senza prenotazione, grazie ai volontari del Corpo di San Lazzaro – gruppo Roma e Viterbo. Il parco archeologico di Veio, affidato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con l’ultima riforma del ministero della Cultura, è situato ai confini settentrionali della città metropolitana di Roma, all’interno dell’area naturale protetta del parco regionale di Veio. È possibile visitare il Santuario etrusco dell’Apollo (o santuario di Portonaccio, dal nome della località), che sorgeva subito al di fuori della città etrusca e che conobbe una lunga vita, dalla metà del VII secolo a.C. fino alla piena età romana (II secolo a.C.). Si tratta del più antico e del più notevole esempio di tempio tuscanico finora conosciuto, ornato originariamente da una splendida decorazione in terracotta policroma culminante sulla sommità del tetto in una serie di statue, tra le quali il celebre gruppo di Apollo ed Ercole, oggi esposto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, insieme alle decorazioni architettoniche e a tutte le offerte rinvenute. È un luogo dal connubio perfetto fra natura e cultura, un ambiente paesaggistico ideale per escursioni e passeggiate dove scoprire un contesto archeologico straordinario.

Ministero della Cultura. Annunciati i direttori delegati dei quattro istituti cui Giuli non ha rinnovato il mandato: museo nazionale Romano, Palazzo Reale di Napoli, musei nazionali di Matera, musei nazionali di Bologna

ministero-della-cultura_logo

A pochi giorni dall’annuncio da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, della pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia, con il contestuale annuncio che per quattro direttori non ci sarebbe stato il rinnovo del mandato (vedi Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico | archeologiavocidalpassato),il ministero della Cultura ha comunicato che il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale, Alfonsina Russo, di concerto con il ministro della Cultura, ha conferito le deleghe di direttore del museo nazionale Romano a Edith Gabrielli, direttrice generale dell’istituto ViVe – Vittoriano e Palazzo Venezia. Il ministero della Cultura ha poi comunicato che la direzione generale Musei ha provveduto a coprire gli altri tre posti rimasti scoperti incaricando altrettanto delegati, “nelle more della pubblicazione e dell’espletamento della procedura di selezione dei nuovi direttori titolari”. A Palazzo Reale di Napoli arriva l’arch. Paola Ricciardi, dirigente MiC; ai musei nazionali di Matera – Direzione regionale Musei nazionali Basilicata il dott. Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari; ai musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia Romagna il dott. Costantino D’Orazio, direttore dei musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria. I direttori delegati, sulla base degli obiettivi assegnati dal direttore generale Musei, si occuperanno non solo di garantire la continuità amministrativa e la gestione ordinaria, ma anche di assicurare l’efficace realizzazione dei progetti in essere o in programmazione, con particolare riferimento a quelli relativi al PNRR.

Spoleto (Pg). Al teatro Caio Melisso il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum; due giorni di riflessione scientifica per condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi

spoleto_teatro_convegno-sulle-tracce-dei-longobardi_locandina

sito-unesco-longobardi-in-italia_logoMercoledì 13 e giovedì 14 novembre 2024 al teatro Caio Melisso di Spoleto (Pg) il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum, ente di gestione del sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Il convegno, a partecipazione libera e organizzato grazie alle risorse erogate dal ministero della Cultura a valere sulla legge 77/2006 dedicata ai siti UNESCO, rappresenta un importante momento di riflessione scientifica, che si rivolge non solo agli specialisti, ma a una platea ampia ed eterogenea, con l’obiettivo di condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi. Dopo numerose iniziative di successo sui temi della promozione, della divulgazione conoscitiva e dell’educazione culturale, connessi alla valorizzazione del sito seriale UNESCO, l’Associazione Italia Langobardorum punta nuovamente i riflettori sui temi della ricerca coinvolgendo studiosi di rilevanza internazionale, con interventi che spazieranno dalla geopolitica del VI secolo alle pratiche funerarie, fino all’architettura religiosa longobarda, le forme di insediamento e la presenza dei Longobardi nei musei, presentando anche una serie di case studies focalizzati sui sette gruppi monumentali appartenenti al sito seriale UNESCO.

associazione-italia-langobardorumIl programma e il taglio scientifico del convegno sono stati messi a punto e definiti grazie al comitato scientifico composto da: Immacolata Aulisa (direttrice del Centro Studi Micaelici e Garganici dell’università di Bari Aldo Moro), Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova), Angela Maria Ferroni (già ministero della Cultura), Paola Mercurelli Salari (direttrice museo del Ducato e Tempietto sul Clitunno), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva e Tourisma), Marcello Rotili (già università del Sannio), Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Donatella Scortecci (università di Perugia) e Luca Villa e al coordinamento tecnico scientifico di Francesca Morandini, Fondazione Brescia Musei e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; Maria Stovali, Comune di Spoleto e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; e Arianna Petricone, responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum.

La prima giornata di studio, incentrata sul tema “I Longobardi in Italia. Un possibile quadro delle conoscenze”, vedrà gli interventi di sei specialisti che si concentreranno su argomenti trasversali della storia longobarda in Italia, tra storiografia, contesti funerari e integrazione etnica, architetture residenziali e religiose, produzioni artistiche, patrimonio museale, con lo scopo di fornire una panoramica completa e dettagliata dello stato della ricerca mantenendo, nel contempo, un taglio divulgativo capace di rendere la trattazione accessibile a un’ampia varietà di pubblico.

La seconda giornata di studio, dal titolo “Le sette componenti del sito seriale UNESCO. Stato delle ricerche e prospettive”, sarà invece impostata sulla trattazione di specifiche case studies riferite ai sette gruppi monumentali del sito seriale UNESCO e ai rispettivi territori, con l’obiettivo di fornire un quadro esaustivo non solo delle ricerche in atto, ma anche della programmazione a medio e lungo termine delle attività scientifiche e divulgative promosse da diversi attori nelle aree di pertinenza.

In occasione di entrambe le giornate di studi, è prevista una sessione di flash talks, con una serie di interventi brevi in grado di ampliare la panoramica storico-archeologica offerta dal convegno anche a contesti e territori non compresi all’interno del sito seriale UNESCO dei Longobardi in Italia.

Oltre alle conferenze, il convegno sarà anche l’occasione per partecipare ad attività collaterali gratuite aperte al pubblico, quali le visite guidate alla mostra “Trame longobarde” (ottobre – dicembre 2024) al museo del Tessuto e del Costume e le attività laboratoriali sulla tessitura. In alcuni ristoranti sarà inoltre possibile gustare “piatti longobardi”, con cui scoprire sapori ispirati alle tradizioni alimentari di questo antico popolo.

danilo-chiodetti_associazione-langobardorum

Danilo Chiodetti, presidente dell’Associazione Italia Langobardorum

“Questo convegno”, racconta Danilo Chiodetti, presidente dell’Associazione Italia Langobardorum, “vuole essere una finestra sul passato alla scoperta di una cultura, quella dei Longobardi, che tanto ha dato al nostro territorio e alla nostra società. Grazie agli studiosi e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, si avrà modo di analizzare in senso trasversale tematiche connesse sia alle sette componenti del sito seriale UNESCO, sia a contesti al di fuori di essi, ma relativi alla presenza longobarda nel nostro Paese. Auspico che questo convegno possa essere un’occasione di condivisione e di arricchimento ed accendere in tutti noi una rinnovata passione per la storia”.

angela-maria-ferroni_mic

Angela Maria Ferroni, già ministero della Cultura

“L’archeologia è una disciplina in continua evoluzione perché lo stato delle nostre conoscenze, e le relative interpretazioni, dipendono in buona parte dalla casualità dei rinvenimenti”, spiega Angela Maria Ferroni, P.O. ministero della Cultura. “La candidatura del sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-77 d.C.) ricomprese significativi complessi monumentali, su alcuni dei quali le opinioni degli studiosi non erano allora sempre concordi. Una rilettura delle stesse evidenze, a 13 anni dall’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale, e un confronto con i numerosi beni, che negli anni sono stati indagati anche in altre aree dell’Italia longobarda, appare quindi un momento significativo e doveroso, che non potrà che innalzare il livello della conoscenza su queste gentes che rinnovarono l’antichità classica, rafforzando i valori che hanno portato al riconoscimento UNESCO”.

IL PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 13 NOVEMBRE. Alle 9.30, saluti di apertura; 10.30, Inizio lavori, Angela Ferroni, Francesca Morandini, Associazione Italia Langobardorum. “I Longobardi in Italia: un possibile quadro delle conoscenze”: modera Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova). 11, Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa) “Perché i Longobardi entrarono in Italia? Geopolitica del VI secolo fra Europa e Mediterraneo”; 11.30, Caterina Giostra (università Cattolica del Sacro Cuore) “Verso l’al di là: le sepolture longobarde”; 12, Fabio Scirea (università degli Studi di Milano) “Architettura religiosa nella Langobardia: un profilo”. Modera: Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore). 15, Marco Valenti (università di Siena) “Insediamento in ambito rurale e urbano tra VII secolo e metà VIII secolo”; 15.30, Vasco La Salvia (università di Chieti e Pescara Gabriele d’Annunzio) “La presenza dei Longobardi nei musei”; 16, Marina Righetti (Sapienza Università di Roma) “Antichi e nuovi linguaggi: la sintesi dell’arte longobarda”; 17, Flash Talks: Roberto Farinelli (università di Siena) “I lambardi nei castelli della Toscana meridionale e il loro rapporto con gli arimanni di età longobarda”; Giorgio Postrioti (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria), Gaia Battistini (libera professionista), Lorenzo Bigo (università Ca’ Foscari di Venezia), Jacopo Paiano (libero professionista), Lorenzo Passera (università di Udine), Federico Thaler (libero professionista) “La necropoli in località Cerbara di San Giustino (PG)”; Silvana Rapuano (università della Campania Luigi Vanvitelli) “Nuovi dati su Sant’Ilario a Port’Aurea di Benevento (VII-VIII secolo)”; Elena Stambuco (Sapienza Università di Roma) “Il reimpiego nella chiesa di Salvatore a Spoleto: da ipotetico tempio del culto imperiale a basilica cristiana”; Erika Bergamaschi (università Cattolica del Sacro Cuore) “L’evoluzione delle fibule longobarde tra mondo barbarico e mondo bizantino”.

IL PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE. 9.45, “Le sette componenti del sito seriale UNESCO: stato delle ricerche e prospettive”: modera Piero Pruneti (Archeologia Viva); 10, Luca Villa, Annalisa Giovannini (civico museo Archeologico di Romans d’Isonzo) “Longobardi a Cividale, Romans d’Isonzo e nel ducato friulano”; 10.30, Fabio Saggioro (Università degli Studi di Verona), Andrea Breda (già Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia): Brescia e il suo territorio in età longobarda. Lo stato dell’arte”; 11, Sara Masseroli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Como Lecco Monza-Brianza Pavia Sondrio e Varese), Stefano Aiello (direzione regionale Musei nazionali Lombardia) “Castelseprio e il suo territorio – Il castrum e il borgo: novità, aggiornamenti e prospettive future”; 11.30, Donatella Scortecci (università di Perugia), Giorgio Flamini, Massimiliano Bassetti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), Antonio Ciaralli (università di Perugia) “Riflessioni su un decennio e oltre di studi sul San Salvatore di Spoleto e il Tempietto sul Clitunno (2011-2024)”; 12.10, Paola Mercurelli Salari (museo nazionale del Ducato di Spoleto) “Nuovi percorsi per il Museo nazionale del Ducato di Spoleto”. Modera Marcello Rotili, già università della Campania Luigi Vanvitelli. 15, Simone Foresta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento) “Studi e ricerche recenti su Benevento longobarda”; 15.30, Alessandro Lagioia, Marcello Mignozzi (università di Bari Aldo Moro) “Dalle testimonianze scritte a quelle pittoriche: recenti acquisizioni sul Santuario micaelico”; 16, Flash Talks: Francesca Pandimiglio (liceo Classico e Linguistico “Buratti” VT) “Testimonianze dei luoghi di vita e di morte in età longobarda: il sito rupestre di Santa Cecilia a Soriano nel Cimino e la necropoli di Santa Lucia a Bagnoregio”; Lucina Caramella, Pierluigi Piano (Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese) “Alcune considerazioni sulla diffusione del culto micaelico nella Diocesi di Milano e il San Michele di Golasecca”; Andrea Santolini (Associazione Longobardia) “L’anima longobarda nell’odierna Europa”; Tetyana Shyshnyak (Associazione culturale internazionale Orbisophia), Matthew Peattie (University of Colorado Boulder) “Il patrimonio sonoro dei longobardi. Vecchi Neumi alle nuove tradizioni. L’antico canto beneventano nel XXI secolo”; Gabriele Zorzi (Associazione La Fara) “Raccontare i Longobardi attraverso la ricostruzione e la didattica immersiva”; 17.30, conclusioni: Danilo Chiodetti, presidente Italia Langobardorum; 18, chiusura lavori.

 

Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico

ministero-della-cultura_logo

Alessandro-Giuli_ministro-cultura_foto-wp

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto quirinale / wp)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli – promosso dalla seconda alla prima fascia – è senza direttore ormai da un anno, Ma l’attesa potrebbe stavolta essere agli sgoccioli per il Mann e non solo (e ciò significa che tra pubblicazione del bando, selezioni, nomina ed entrata in servizio si arriverà a primavera). Il ministero della Cultura si appresta infatti a pubblicare un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di livello dirigenziale generale (cioè di prima fascia) giunti a scadenza del proprio mandato o di nuova istituzione: musei Reali di Torino (dal 1° dicembre 2023 direttore ad interim Mario Turetta dopo il pensionamento di Enrica Pagella); Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello (dal 31 maggio 2024, in seguito all’accorpamento dei due musei, e in attesa della nomina del direttore unico, è direttore avocante il DG Musei Massimo Osanna); parco archeologico del Colosseo (dal 18 dicembre 2017 è direttore Alfonsina Russo, ad interim da luglio 2024 quando è stata nominata alla guida del DIVA – dipartimento per la valorizzazione del patrimonio  culturale del MIC); museo nazionale Romano (Stéphane Verger, direttore dal 2 novembre 2020: il ministro Alessandro Giuli non gli ha rinnovato il mandato per il secondo quadriennio); museo Archeologico nazionale di Napoli (il 30 settembre 2023 è scaduto il secondo mandato – prorogato al 14 novembre 2024 – di Paolo Giulierini, che era stato nominato direttore del Mann il 1° ottobre 2015. Nel frattempo il museo è passato dalla seconda alla prima fascia. E dal 15 novembre 2024 è direttore ad interim Massimo Osanna). A selezionare i candidati, i cui requisiti saranno precisati nel bando stesso, sarà una commissione di esperti di altissimo profilo attraverso una serie di prove in grado di evidenziare le necessarie competenze culturali e manageriali.

Successivamente il ministero della Cultura procederà a pubblicare il bando per la nomina dei direttori di 11 istituti autonomi di seconda fascia: complesso monumentale della Pilotta (dal 15 gennaio 2024  direttore ad interim Stefano L’Occaso, perché il direttore Simone Verde è passato a dirigere la Galleria degli Uffizi); musei nazionali di Ferrara (nell’autunno 2023 i musei ferraresi sono diventati autonomi, e attendono il direttore; sono stati staccati da Modena con la quale prima Ferrara era insieme sotto l’insegna delle Gallerie Estensi); musei nazionali di Lucca (dal 2022 è direttrice Luisa Berretti); Ville monumentali della Tuscia (è l’ente nato nell’estate 2023 con l’accorpamento di Villa Lante e Palazzo Farnese); Palazzo Reale di Napoli (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato l’incarico a Mario Epifani, il cui primo mandato è scaduto il 2 novembre 2024); musei nazionali del Vomero – Napoli (è il nuovo polo creato nel 2023 e comprende il museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e la Villa Floridiana); musei e parchi archeologici di Capri (è il nuovo polo autonomo creato nell’estate 2023); Castello Svevo di Bari (dal 10 luglio 2020 è stata direttore Alessandra Mongelli, con durata triennale. Nel 2023 è diventato museo autonomo); musei nazionali di Matera (l’8 novembre 2024 si conclude il mandato di Annamaria Mauro alla direzione dell’ente ora divenuto autonomo); musei nazionali di Bologna (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato il mandato a Maria Luisa Pacelli, direttore dal 2020); Pantheon e Castel Sant’Angelo (sono stati accorpati con la Direzione Musei nazionali della città di Roma, di cui è direttore Mariastella Margozzi dal 4 novembre 2020).