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Musei e parchi: ingressi del 1°, 5 (#domenicalmuseo) e 6 gennaio. Roma fa il pieno nella classifica assoluta: 1° Colosseo (43.327 ingressi), 2° Foro romano e il Palatino (31.010 ingressi) e 3° Pantheon (25.796). Il ministro Giuli: “I musei italiani sono sempre più visitati, anche durante le festività natalizie”

ministero_ingressi-1-5-6-gennaio-2025_locandinaRoma inizia il nuovo anno col botto e conquista l’intero podio nazionale per gli ingressi del 1°, 5 e 6 gennaio 2025, portando al primo posto il Colosseo (43.327 ingressi), al secondo il Foro romano e il Palatino (31.010 ingressi) e al terzo il Pantheon (25.796). “I musei italiani sono sempre più visitati, anche durante le festività natalizie”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, commentando i primi dati disponibili relativi agli ingressi nei musei di inizio anno. “I dati positivi sulle aperture straordinarie di queste festività, in crescita rispetto al 2024, confermano la tendenza degli ultimi anni e il sistema museale italiano risulta sempre più attrattivo per i cittadini italiani e per i turisti, con una partecipazione incoraggiante anche nei siti meno noti. Un successo che si basa sull’impegno di tutto il personale in servizio nei musei a cui va il mio caloroso ringraziamento”.

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Famiglie per la #domenicalmuseo al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo – Anfiteatro Flavio 43.327; Foro Romano e Palatino 31.010; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 25.796; area archeologica di Pompei 20.222; museo Archeologico nazionale di Napoli 6.247; Terme di Caracalla 3.650; parco archeologico di Ercolano 3.089; museo e area archeologica di Paestum 3.032; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 2.536; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.481; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 2.011; museo Archeologico di Venezia 1.833; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.727; Basilica di Sant’Apollinare in Classe 1.603

Roma. Riaperto il Passetto di Borgo, il suggestivo corridoio fortificato tra Vaticano e Castel Sant’Angelo tornato fruibile dopo sei anni con un programma permanente di visite guidate speciali. Entro gennaio accesso possibile anche ai disabili

Il Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano illuminato di blu (foto dms-roma)

Costruito nel Medioevo, ha svolto un ruolo cruciale per la sicurezza dei Papi nei momenti di crisi. Durante il Sacco di Roma del 1527, Papa Clemente VII fuggì attraverso questo corridoio cercando rifugio a Castel Sant’Angelo. Parliamo del Passetto di Borgo: dal 23 dicembre 2024, a poche ore dall’apertura del Giubileo 2025, il suggestivo corridoio fortificato tra Vaticano e Castel Sant’Angelo è tornato fruibile dopo sei anni con un programma permanente di visite guidate speciali. Oggi, percorrere di nuovo il Passetto significa rivivere uno dei capitoli più intensi della storia della città. La riapertura del Passetto è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra la soprintendenza Speciale di Roma, che ha curato i lavori di messa in sicurezza, conservazione e restauro, e la direzione generale Musei / Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma, responsabile del progetto di valorizzazione e della nuova narrazione museologica. All’inaugurazione erano presenti Luca Mercuri, dirigente delegato dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC; la soprintendente speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma, Daniela Porro; e l’on. Federico Mollicone, presidente della VII Commissione (Cultura, Scienze e Istruzione) alla Camera dei Deputati.

Le visite guidate, realizzate in collaborazione con Coopculture e acquistabili sull’app e la piattaforma Musei Italiani, permettono di percorrere l’intero tratto del Passetto, dalla Torre del Mascherino su piazza della Città Leonina, fino al Bastione San Marco a Castel Sant’Angelo. Il percorso alterna due livelli: il livello superiore, scoperto, offre una passeggiata panoramica con viste spettacolari sulla città; il livello inferiore, coperto, rappresenta invece il corridoio “segreto” che consentiva ai Pontefici di spostarsi in sicurezza dagli appartamenti papali al castello fortificato. All’arrivo al Bastione San Marco, i visitatori sono accolti in un ambiente allestito per l’occasione con opere e oggetti che raccontano le vicende storiche legate al Passetto e a Castel Sant’Angelo. Una installazione multimediale, realizzata in collaborazione con Studio Azzurro, offre ulteriori spunti per un’esperienza immersiva. Un virtual tour, infine, disponibile sul sito web di Castel Sant’Angelo, consente di poter fruire del Passetto da qualsiasi luogo e distanza.

Visite guidate al Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano (foto maximiliano massaroni / dms-roma)

Le visite guidate, per gruppi di 25 persone, prevedono 3 diverse formule: la visita guidata diurna al Passetto e al Bastione San Marco senza ingresso a Castel Sant’Angelo, la visita guidata diurna integrata con l’ingresso ordinario a Castel Sant’Angelo e la visita speciale notturna che include la visita guidata al Passetto e una suggestiva passeggiata all’interno di Castel Sant’Angelo tra Bastioni e Sala Paolina, senza altro pubblico presente. L’ingresso diurno al solo Passetto e al Bastione San Marco costa 4 euro (con riduzioni e gratuità di legge) + 12 euro per la visita guidata obbligatoria della durata di un’ora (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti). L’ingresso diurno integrato al Passetto + Castel Sant’Angelo prevede il costo del biglietto di accesso ordinario a Castel Sant’Angelo (16 euro con riduzioni e gratuità di legge) + 10 euro per la visita guidata al Passetto di Borgo e al Bastione San Marco della durata di un’ora (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti). L’ingresso speciale notturno prevede la visita guidata di un’ora al Passetto di Borgo e al Bastione San Marco e una passeggiata suggestiva all’interno di Castel Sant’Angelo, senza altro pubblico presente, che include il dromos, i bastioni e la Sala Paolina: costa 4 euro (con riduzioni e gratuità di legge) + 24 euro per la visita guidata speciale (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti).

Autorità sul Passetto di Borgo: da sinistra a destra, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura Camera; Giulia Ghia, assessore alla Cultura del I Municipio; Massimo Osanna, direzione generale Musei; Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma; Luca Mercuri, Musei Statali città di Roma (foto ssabap-roma)

“Sono particolarmente lieto”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei, “di celebrare la riapertura al pubblico del Passetto di Borgo, dopo anni di chiusura. Questo passaggio fortificato non è soltanto un elemento architettonico di rara suggestione, ma rappresenta un capitolo fondamentale della storia di Roma, capace di raccontare momenti cruciali della città e della sua dimensione universale. Oggi viene restituito ai cittadini e ai visitatori un luogo che invita alla scoperta e alla conoscenza, proponendo un dialogo tra storia, cultura e paesaggio urbano. Le nuove modalità di fruizione, con percorsi guidati diurni e serali, l’allestimento del Bastione San Marco e soluzioni accessibili, confermano l’impegno verso un patrimonio culturale che possa essere sempre più esperienza condivisa, capace di connettere passato e presente in una narrazione viva”. “Il grande intervento del Passetto di Borgo”, commenta Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, “in collaborazione con la direzione generale Musei e il segretariato regionale del Lazio, non poteva non concludersi che con il restauro realizzato dalla Soprintendenza con i fondi del Giubileo di Porta Angelica, in epoca medioevale parte integrante delle Mura Leonine e oggi ingresso privilegiato a piazza San Pietro e alla Basilica Vaticana. Ma è con soddisfazione che sottolineo come questi interventi abbiano reso Passetto più accessibile, anche alle persone con difficoltà di deambulazione, grazie a due nuovi ascensori e alla riconfigurazione di alcune pendenze del percorso. Un grande traguardo che offriamo ai visitatori romani e di tutto il modo per il Giubileo”.

Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano: visite guidate serali in notturna (foto alice bella / dms-roma)

Questa riapertura del Passetto rappresenta un punto di partenza verso una fruizione sempre più ampia e inclusiva di un monumento tanto significativo e affascinante quanto, per sua natura originaria, concepito per essere impervio, segreto e inaccessibile. Un percorso che oggi si apre al pubblico con l’obiettivo di trasformare quella che era una fortificazione difensiva e una via di fuga in un luogo di scoperta e partecipazione. Grazie al nuovo elevatore installato presso la Torre del Mascherino, a partire da gennaio 2025 saranno attivate visite accessibili, pensate per garantire questa esperienza anche ai visitatori con difficoltà motorie. Dalla primavera, inoltre, saranno disponibili pacchetti e attività dedicate alle scuole, con percorsi didattici pensati per avvicinare i più giovani alla storia e al valore di questo luogo. Durante la prossima estate, grazie ai progetti di valorizzazione promossi dal ministero della Cultura, sarà anche avviato un programma di aperture speciali che permetterà l’accesso e la visita autonoma, offrendo un affaccio privilegiato sulla città eterna. Infine, finanziamenti pari a 2,5 milioni di euro, provenienti dalla programmazione straordinaria Lavori Pubblici, permetteranno all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con la soprintendenza speciale di Roma e la direzione generale Musei, di proseguire, nel prossimo triennio, con ulteriori interventi mirati alla valorizzazione e tutela del Passetto, consolidando così, sempre di più, questo ampio progetto di fruizione, accessibilità e condivisione del patrimonio culturale.

Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano: il passaggio coperto (segreto) dei Papi (foto dms-roma)

IL PASSETTO DI BORGO: TRA STORIA E MEMORIA. Il Passetto di Borgo, progettato per collegare il Vaticano con Castel Sant’Angelo, vanta una storia ricca e stratificata. Le prime fortificazioni dell’area risalgono all’impero del re ostrogoto Totila nel VI secolo d.C. Successivamente, papa Leone IV, nel IX secolo, ampliò le difese costruendo una cinta muraria a protezione del Vaticano e della Basilica di San Pietro, per contrastare i ripetuti attacchi dei Saraceni. Nel 1277, sotto papa Niccolò III Orsini, fu realizzato il collegamento tra il Passetto e Castel Sant’Angelo, con l’intento di garantire un passaggio sicuro per i Pontefici. Successivi interventi, come quello di Alessandro VI Borgia (1492-1503), aggiunsero un passaggio coperto, conferendo al Passetto l’aspetto che conosciamo oggi.

Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano: il passaggio coperto (segreto) dei Papi illuminato di blu per le visite guidate (foto alice bella / dms-roma)

La funzione difensiva e strategica del Passetto divenne celebre durante il Sacco di Roma del 1527, quando papa Clemente VII riuscì a sfuggire alle milizie imperiali di Carlo V utilizzandolo come via di fuga verso Castel Sant’Angelo. Questa via sicura permise al Pontefice di mettersi al riparo e, successivamente, di progettare la sua fuga verso Orvieto. Nel 1565, sotto il pontificato di Pio IV Medici, furono realizzate ulteriori modifiche urbanistiche con la costruzione delle mura di Borgo Pio, Vittorio e Angelico, segnando il passaggio del Passetto da struttura difensiva a elemento urbano integrato. Oggi, grazie al completamento dei lavori di restauro e alla nuova proposta di valorizzazione, il Passetto di Borgo torna a raccontare le sue storie, accogliendo i visitatori in un percorso che intreccia passato e presente, offrendo un’esperienza unica di scoperta e conoscenza.

Parchi archeologici di Paestum e Velia. Ingresso gratuito per la #domenicalmuseo e per la Befana i laboratori di ceramica “Keramos” dedicati a Demetra

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Due occasioni da non perdere per visitare i parchi archeologici di Paestum e Velia. Il 5 gennaio 2025 torna #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici italiani ogni prima domenica del mese. A Paestum, sarà possibile visitare anche la nuova sezione del Museo, intitolata all’archeologo Mario Torelli, che racconta le tappe della città romana fino al Medioevo. A Velia, l’esperienza si arricchisce con il percorso sul Crinale degli Dei, tra terrazze sacre e scorci suggestivi. Durante la giornata sarà possibile accedere ai depositi del Museo di Paestum, una visita esclusiva per scoprire tesori nascosti e storie affascinanti. Sono inoltre previste attività didattiche per tutte le età, con percorsi che riscoprono i viaggiatori del Grand Tour e le divinità di Velia, accompagnati da guide esperte. Per rendere l’esperienza ancora più completa, è previsto un servizio navetta gratuito che collega i due siti. I siti saranno aperti dalle 8.30 alle 19.30, con ultimo ingresso consentito alle 18.30.

paestum_parco_6-gennaio_locandinaIl 6 gennaio 2025, giorno dell’Epifania, il museo Archeologico nazionale di Paestum invita a un evento speciale che celebra l’arte e la tradizione: i laboratori di ceramica “Keramos” dedicati a Demetra, la dea della fertilità e del rinnovamento. I laboratori, adatti a visitatori di tutte le età, offrono un’occasione unica per immergersi nell’arte ceramica e creare con le proprie mani manufatti ispirati al mondo antico. Potrete modellare ex voto, vasi miniaturistici, statuette votive e giocattoli in ceramica, rivivendo antiche tradizioni in un contesto festivo e inclusivo. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’associazione Pandora Artiste Ceramiste, garantendo un’esperienza autentica e guidata da esperte del settore.

Musei e parchi archeologici statali: il 5 gennaio ingresso gratuito e per l’Epifania aperture straordinarie

ministero_domenica-al-museo_5-gennaio_locandinaIl 2025 si apre all’insegna dell’arte e dell’archeologia, con un lungo fine settimana di accessi e aperture straordinarie nei luoghi della cultura italiani. Domenica 5 gennaio 2025 torna l’iniziativa del MiC #domenicalmuseo, con ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali. Lunedì 6 gennaio 2025, in occasione dell’Epifania, saranno aperti straordinariamente, con le consuete tariffe d’accesso, anche gran parte dei musei che solitamente, quel giorno, osservano il riposo settimanale. Un’opportunità speciale per trascorrere la festa all’insegna della cultura e della scoperta del nostro straordinario patrimonio storico-artistico.

Capodanno a Roma con l’archeologia: aperture straordinarie delle Terme di caracalla, villa di Livia, Arco di Malborghetto e santuario Siriaco

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Capodanno a Roma con l’archeologia. Apertura straordinaria di alcuni siti della soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma che aderiscono all’iniziativa del ministero della Cultura “Buone feste al Museo”.

Alle Terme di Caracalla sarà possibile visitare la mostra “Narciso. Fotografia allo Specchio”. Il 1° gennaio 2025 è attivo, con le sue fontane e le sue nebulizzazioni, lo Specchio d’acqua. Ingresso con biglietto ordinario. Orario: 9 – 16.30, ultimo ingresso 15.30

I siti archeologici della via Flaminia sono il simbolo di due momenti fondamentali della storia romana: la Villa di Livia era il rifugio dove Augusto e sua moglie Livia Drusilla trovavano riposo dagli impegni pubblici del fondatore dell’impero. Ingresso libero, via Villa di Livia 187 (all’interno del parco comunale di Prima Porta). Orario: 9 – 16.30, ultimo ingresso 15.30

L’Arco di Malborghetto, immerso nel verde e nella natura, è il luogo dove Costantino passò la notte prima della battaglia di Ponte Milvio. Ingresso libero, via Barlassina 1. Orario 9 – 16.30, ultimo ingresso 15.30

Alle pendici di Villa Sciarra, sul Gianicolo, il Santuario Siriaco è la testimonianza dei culti misterici di origine orientale dell’epoca tardo antica, un luogo pieno di fascino da poco riaperto dopo un restauro conservativo. Ingresso libero, via Dandolo 47. Orario 9.30 – 13, ultimo ingresso 12.15

Teramo. Nel cuore della città, lo scavo archeologico del Teatro Romano diventa un cantiere aperto per condividerne la riscoperta e la valorizzazione. La soprintendenza ha fatto il punto sulle ricerche e gli scavi: dal terrapieno di età augustea alle sepolture post-romane

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Il cantiere di scavo archeologico del teatro Romano di Teramo (foto sabap-te-aq)

A Teramo, nel cuore della città, lo scavo archeologico del Teatro Romano diventa un cantiere aperto per condividerne la riscoperta e la valorizzazione. Un progetto che parte da lontano, esattamente tre anni fa, quando il Comune di Teramo scriveva così: “Il Teatro Romano di Teramo, il più grande bene archeologico d’Abruzzo, trova nuovo splendore. La riqualificazione funzionale della struttura, dopo decenni di attesa, ha preso il via lunedì 20 dicembre (2021, ndr), col sindaco Gianguido D’Alberto che ha simbolicamente dato il primo colpo di piccone per l’abbattimento dei Palazzi Adamoli e Salvoni. L’amministrazione comunale ha voluto celebrare tale momento storico, nell’abbraccio di tutta la collettività e alla presenza delle massime autorità. L’evento ha avuto anche la finalità di illustrare i passaggi progettuali che porteranno alla definizione dell’opera nella sua completa prospettiva. Teramo attendeva questo intervento da tempo: si restituisce alla città un simbolo identitario per i cittadini di oggi e per le generazioni di domani, riconsegnandolo alla bellezza di Teramo e al patrimonio dei teramani”.

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Sopralluogo nel cantiere di scavo archeologico del teatro Romano di Teramo (foto sabap-te-aq)

Oggi gli scavi e la rimozione dei palazzi Adamoli-Salvoni hanno rivelato un quadro affascinante ma complesso della storia del Teatro Romano di Teramo. Situato fino a una profondità di circa 4 metri sotto il livello stradale attuale, il sito ha mostrato una sovrapposizione di strutture moderne che ha complicato l’identificazione di fasi medievali o successive. Tuttavia, tra le tracce di frequentazione post-romana, è stata scoperta una struttura in laterizi e malta, utilizzata come sepoltura per circa 14 individui, risalente al XVI/XVII secolo, associata presumibilmente alla vicina chiesa di San Bartolomeo. Il progetto è finanziato attraverso il “CIS Area Sisma”, il ministero della Cultura, la Regione Abruzzo e la Fondazione TERCAS. Il Comune di Teramo ha affidato la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori a un’ampia rete di professionisti e cooperative, tra cui Meg Costruzioni S.r.l., C.C.T. Cooperativa Costruttori Teramani, e AR/S Archeosistemi Soc. Coop. La direzione dei lavori è affidata all’arch. Stefania Di Sabatino, con un team multidisciplinare che copre aspetti tecnici, archeologici e di sicurezza.

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Gilda Assenti fa il punto delle ricerche nel cantiere di scavo archeologico del teatro Romano di Teramo (foto sabap-te-aq)

Qualche giorno fa nell’incontro sullo stato di avanzamento dei lavori di riqualificazione del Teatro Romano, a cui hanno partecipato la soprintendente Cristina Collettini, il sindaco Gianguido D’Alberto e i tecnici degli enti e delle imprese coinvolte nelle attività di valorizzazione e rifunzionalizzazione del sito, l’archeologa della soprintendenza Gilda Assenti ha fatto il punto della situazione. “L’indagine archeologica, attestata, dopo una prima fase di rimozione di terreno di riporto, sul livello in cui si ritiene la struttura romana sia crollata all’epoca del suo abbandono”, spiega l’archeologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, “ha già restituito importanti riscontri al team di tecnici al lavoro. Finora infatti si è riusciti a definire l’origine artificiale del terrapieno su cui è nato il teatro in età augustea, grazie al rilievo di materiale sabbioso regolarizzato, al di sotto dell’ima cavea, la parte più bassa delle gradinate. È stata inoltre individuata una condotta ad anello utilizzata per il deflusso delle acque e la proedria, vale a dire l’area solitamente riservata, nei teatri greci e romani, alle sedute dei senatori, magistrati e altre cariche cittadine”.

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La soprintendente Cristina Collettini alla presentazione del cantiere di scavo e valorizzazione del Teatro Romano di Teramo (foto sabap-te-aq)

La soprintendente Collettini ha ribadito l’importanza dell’intervento per la città di Teramo e le modalità con il quale lo stesso è stato pensato, con una prima fase di scavo conoscitiva, tesa a guidare successive scelte di rifunzionalizzazione condivise con il territorio, al fine della valorizzazione del bene, in un’ottica di continuo dialogo ed equilibrio tra le esigenze della collettività e quelle dalla tutela. Il cantiere, che ha restituito, tra le sorprese inaspettate, delle sepolture di circa 14 individui databili a partire dal XVI/XVII secolo, sarà gradualmente aperto al pubblico, con visite guidate e attività di comunicazione specifiche, per condividere l’andamento delle attività di valorizzazione e rifunzionalizzazione del monumento con la comunità cittadina e i turisti.

Roma. Nel Foro Romano aprono per la prima volta al pubblico gli Horrea Piperataria, i magazzini delle spezie egizie e arabe, dopo lunghi anni di scavi e ricerche archeologiche oltre che di restauri: il nuovo itinerario di visita è stato concepito come un affascinante percorso illuminotecnico e multimediale di scoperta

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Gli Horrea Piperataria nel Foro Romano a Roma: il nuovo percorso ipogeo di visita su passerelle vetrate (foto simona murrone / PArCo)

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, all’apertura degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

Sono stati aperti venerdì 20 dicembre 2024, per la prima volta in assoluto, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, gli Horrea Piperataria, i magazzini “delle spezie egizie e arabe”, così citati da Plinio e soprattutto da Cassio Dione, costruiti dall’imperatore Domiziano sulle pendici sud ovest della Velia, la collina posta tra Esquilino e Palatino. Da sabato 21 dicembre 2024 i magazzini sono visitabili grazie a un nuovo ingresso posto sull’antico vicolo delle Carinae, anch’esso completamente risistemato e accessibile a tutti, dotato di una nuova pannellistica e percorribile dal Foro Romano fino al Tempio della Pace. Apertura: martedì, giovedì e sabato; ingresso con biglietti Forum Pass SUPER (18 euro) con aggiunta della visita guidata obbligatoria (8 euro); orario delle visite: 10-11.45-13.15 (italiano), 10.30-12.15-13.45 (inglese). Gruppi di massimo 10 persone. Durata 75 minuti (30’ visita + 45’ multimediale). Progetto a cura di Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Stefano Borghini, Aura Picchione.

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Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli all’apertura degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

“Il parco archeologico del Colosseo inaugura e apre al pubblico un nuovo e affascinante spazio di visita, dopo lunghi anni di scavi e ricerche archeologiche oltre che di restauri”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Sotto la Basilica di Massenzio, e lungo il cosiddetto Vicus ad Carinas, tra Sacra Via e Foro della Pace, si collocano i magazzini costruiti dall’imperatore Domiziano per stoccare spezie e aromi provenienti dall’Egitto, Arabia e India e ritenuti particolarmente preziosi, tra cui erbe dalle proprietà farmacologiche. Il percorso offre un racconto che alterna la visione delle strutture archeologiche alle proiezioni immersive multimediali. Questa apertura amplia l’offerta al pubblico e, fornendo un nuovo tassello alla conoscenza dell’area archeologica centrale, contribuirà a diversificare i percorsi di visita, rendendo ancora più attrattiva l’offerta del Parco archeologico del Colosseo ai visitatori di tutto il mondo”.

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La strada basolata che delimita l’area degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

Il contesto archeologico e gli scavi. Gli Horrea Piperataria, magazzini imperiali delle spezie, uno dei prodotti più preziosi del monopolio imperiale, sono ricordati dalle fonti antiche come opera di Domiziano, posti in un settore della città destinato all’immagazzinamento già a partire dall’età repubblicana, delimitato dalla Sacra Via, dal cd. Vicus ad Carinas e da una strada basolata, alle pendici meridionali della Velia. Le molteplici trasformazioni di questa piccola collina, posta tra Esquilino e Palatino, e la sequenza urbanistico-architettonica di particolare complessità – tra la pianificazione di Nerone post incendio del 64 d.C. e i programmi monumentali di Massenzio qui avviati nel 306/7 d.C. – hanno determinato l’oblio degli Horrea Piperataria, fino alla scoperta da parte di Maria Barosso nel 1915.

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La stratificazione archeologica negli Horrea Piperataria nel Foro romano dopo le ricerche archeologiche del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università (foto simona murrone / PArCo)

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L’area degli Horrea Piperataria nel Foro romano è stata oggetto si indagini sistematiche nel 2019 dal dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma (Progetto Velia – Grandi Scavi Sapienza) (foto simona murrone / PArCo)

Le indagini sistematiche avviate nel 2019 dal dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma (Progetto Velia – Grandi Scavi Sapienza) che ha scavato, su concessione del ministero della Cultura e in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo, hanno consentito di chiarire meglio l’articolazione planimetrica di questi magazzini, gli accessi e le percorrenze, le fasi costruttive e di trasformazione della struttura, destinata allo stoccaggio e alla vendita delle spezie pregiate, impiegate, in primo luogo, ad uso medico/farmaceutico. Lo scavo ha documentato inoltre le fasi monumentali che hanno preceduto gli Horrea Piperataria tra Augusto e l’incendio del 64 d.C., che diede avvio alla ripianificazione urbanistica voluta da Nerone. Gli Horrea Piperataria costituiscono l’unica struttura identificata archeologicamente nel complesso sistema logistico dello stato romano preposto all’approvvigionamento e alla commercializzazione delle spezie.

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Horrea piperataria situati lungo il vicus ad Carinas al Foro Romano: disegno (foto PArCo)

L’edificio era organizzato attorno a cortili porticati scoperti, provvisti di vasche funzionali con pozzi di deflusso, e articolato su più piani come mostrano le tracce di diversi corpi scala. Infatti, il complesso si sviluppava su terrazzamenti per seguire la naturale pendenza della collina. Le spezie d’altronde rappresentavano una ricchezza reale: basti pensare che alcune province dell’impero le usavano, in qualità di beni di prestigio, per versare tasse all’erario. Erano inoltre sfruttate, e importantissime a tal fine, in campo farmacologico. Tutta l’area intorno a cui sorsero gli Horrea Piperataria assunse, e mantenne per secoli, una vocazione “medico/sanitaria”, senza dubbio favorita dalla presenza di questi magazzini. Poco prima della Seconda guerra Punica, in questa zona aveva una domus e una taberna medica Arcagato, originario del Peloponneso, chiamato a Roma a spese dello Stato e primo medico pubblico della città. Il celebre Galeno di Pergamo, vissuto nel II secolo e medico anch’esso, aveva in questo settore della città la sua apotheca, ovvero un deposito di beni preziosi, proprio perché il quartiere forniva ampie garanzie di sicurezza, sorvegliato da presidi militari.

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La basilica dei Santi Cosma e Damiano è la più antica delle chiese che si affacciano sul Foro Romano: papa Felice IV la consacrò nel 526 d.C. in un’aula dell’antico Tempio della Pace (foto PArCo)

Non è dunque un caso se, proprio in una delle aule del Tempio della Pace, nel 526 d.C. si installò la basilica dedicata ai Santi medici Cosma e Damiano, continuando così la consolidata vocazione medica dell’area. L’8 marzo 1429, papa Martino V donò alla Universitas Aromatariorum Urbis (il “Collegio degli Speziali”), la chiesa di San Lorenzo eretta all’interno del Tempio di Antonio Pio e Faustina, perpetrando così fino al giorno d’oggi la tradizione medica del quartiere. Il complesso, infatti, è ancora sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico che svolge funzioni accademiche, culturali e sociali nell’ambito della storia della Farmacia.

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Il percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano parte dal Vicus ad Carinas (foto simona murrone / PArCo)

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L’ingresso negli Horrea Piperataria al Foro Romano (foto simona murrone / PArCo)

Il percorso di visita. In ragione di questa estesa stratificazione archeologica e cronologica, il progetto di allestimento è stato concepito come un affascinante percorso illuminotecnico e multimediale di scoperta che parte dal Vicus delle Carinae per arrivare fino all’interno degli ambienti ipogei degli Horrea Piperataria. Si snoda poi lungo una passerella quasi interamente vetrata e appesa al solaio in calcestruzzo degli anni ’30, lasciando visibili le sottostanti strutture archeologiche, come fosse un piano sospeso e sottile su cui i visitatori “levitano”, muovendosi a pochi centimetri dalle antiche pavimentazioni.

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Le luci illuminano i dettagli architettonici lungo il percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

Il solaio moderno e la struttura metallica, con i loro colori scuri, spariscono avvolti nella penombra, interrotta solo dalle videoproiezioni e dalla progressiva e alternata accensione delle luci architetturali sulle strutture antiche, che illuminano e spengono elementi architettonici a supporto del racconto.

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Il sistema di passerelle per la visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

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Il ministro Alessandro Giuli e il direttore Alfonsina Russo davanti agli apparati multimediali nel percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

La fruizione, avvalendosi della pannellistica e dell’esperienza immersiva, diventa un viaggio a tappe, dove l’elemento architettonico diviene dapprima guida discreta nella scoperta, poi supporto al racconto multimediale dell’interno. Qui il visitatore è accompagnato passo dopo passo da un allestimento fatto di luci, videoproiezioni, musica in un susseguirsi di emozioni e di scoperte: il progetto architettonico è completamente orientato alla lettura pluristratificata del sito archeologico e si avvale di un percorso cronologico di disvelamento delle strutture, che partono dagli strati più recenti e finiscono a quelli più antichi. La successione stratigrafica corrisponde anche alla successione temporale e, nel racconto, si procede a ritroso nel tempo in un’esperienza davvero coinvolgente.

Ravenna. Al museo nazionale presentazione del libro “Museo Nazionale di Ravenna. Il Medagliere”, a cura di Erica Filippini, Anna Lina Morelli, Serafina Pennestrì, ventesimo numero del Notiziario del Portale Numismatico dello Stato – Medaglieri Italiani

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Copertina del libro “Museo Nazionale di Ravenna. Il Medagliere”, a cura di Erica Filippini, Anna Lina Morelli, Serafina Pennestrì

A Ravenna si presenta il volume dedicato alle raccolte numismatiche dei musei nazionali di Ravenna: “Museo Nazionale di Ravenna. Il Medagliere”, a cura di Erica Filippini, Anna Lina Morelli, Serafina Pennestrì. Si tratta del ventesimo numero del Notiziario del Portale Numismatico dello Stato – Medaglieri Italiani, parte di una collana editoriale inserita nel sistema Biblioteca Virtuale e promossa dal ministero della Cultura, direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio. La monografia, edita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, rappresenta uno strumento fondamentale per la conoscenza del medagliere ravennate, fino ad ora parzialmente noto solo agli specialisti e perlopiù sconosciuto al pubblico. Appuntamento il 13 dicembre 2024, alle 17, al museo nazionale di Ravenna (via San Vitale 17. Alla presentazione interverranno il direttore dei musei nazionali di Ravenna Andrea Sardo; Serafina Pennestrì, funzionaria archeologa coordinatrice dell’unità organizzativa Beni numismatici della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio; Erica Filippini e Anna Lina Morelli, docenti di Numismatica dell’Alma Mater Studiorum università di Bologna, insieme ad alcuni degli autori dei saggi. L’incontro si concluderà con un intervento di Serena Ciliani, direttrice di sito e responsabile delle collezioni del museo nazionale di Ravenna.

portale-numismatico-dello-Stato_home-pageL’inserimento di un’ampia selezione della sua collezione numismatica nel Portale Numismatico dello Stato (www.numismaticadellostato.it), promosso dal ministero della Cultura rappresenta un importante riconoscimento per il museo nazionale di Ravenna; monete e medaglie saranno infatti visibili nelle “vetrine virtuali”, permettendo al pubblico di ammirarle, studiarle e contestualizzarle. Questo progetto collega la raccolta ravennate ad altre prestigiose collezioni italiane, come quelle di Firenze, Parma e Torino, integrandola in un sistema digitale innovativo che, da oltre quindici anni, combina rigore scientifico e valorizzazione del patrimonio numismatico.

Realizzato grazie a una collaborazione con il dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum università di Bologna, il progetto ha incluso campagne fotografiche, verifiche sul campo e catalogazioni che hanno fatto emergere aspetti inediti di un patrimonio in parte ancora inesplorato. La pubblicazione si inserisce così in un percorso di indagini che, dagli anni ottanta del secolo scorso fino a oggi, ha visto il medagliere protagonista di mostre e studi specifici, confermando il valore storico, artistico e scientifico di questa collezione legata al collezionismo illuministico e ottocentesco. La pubblicazione segue un percorso cronologico che abbraccia un arco temporale vastissimo: nato grazie ai monaci camaldolesi del cenobio di Classe, che vedevano in monete e medaglie un complemento alle loro ricerche sulle Antichità, il medagliere ha progressivamente acquisito altri nuclei attraverso acquisizioni, ritrovamenti archeologici e collezioni private, spesso perdendo la tracciabilità originaria. Vi trovano così spazio monete greche e romane, dalle emissioni repubblicane a quelle tardoimperiali, oltre a quelle ostrogote, bizantine, medievali e moderne. Particolare attenzione è dedicata alla zecca di Ravenna, che ebbe un ruolo di rilievo nella produzione monetale del passato. Accanto alle monete, il volume esplora anche il mondo delle medaglie, soffermandosi sulla preziosa collezione illuministica appartenuta all’architetto ravennate Camillo Morigia, una testimonianza del gusto eclettico e dello spirito erudito dell’epoca.

Catania. Al museo dei Saperi dell’università la mostra internazionale “Da Babilonia a Baghdad. Sulle tracce di Hammurabi” sulla figura del visionario sovrano babilonese partendo dagli scavi archeologici del Baghdad Urban Archaeological Project di Unict (BUAP) a Tell Muhammad. E convegno “The Multiple Lives of Hammurabi”: ecco il programma dei due giorni di incontri

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catania_università_mostra-da-babilonia-a-baghdad-sulle-tracce-di-hammurabi_logo_foto-unictVenerdì 6 dicembre 2024, alle 10, al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane dell’università di Catania al palazzo Centrale, in piazza Università 2 di Catania, si inaugura la mostra internazionale “Da Babilonia a Baghdad. Sulle tracce di Hammurabi”, un’iniziativa significativa che unisce istituzioni italiane, europee ed irachene in un contesto culturale e scientifico di cooperazione internazionale, organizzata dall’università di Catania in collaborazione con la Fondazione OELLE, grazie ai finanziamenti dei progetti PNRR-Cultura, e con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ministero della Cultura, ICOM Sicilia, Regione Siciliana, FAI Catania e Comune di Catania. La mostra è visitabile gratuitamente fino all’11 febbraio 2025 (dal lunedì al giovedì: ore 9-17.30; venerdì: 9-13:30; sabato e domenica: apertura straordinaria su prenotazione museodeisaperi@unict.it). Apertura straordinaria, dalle 9 alle 19, per il weekend inaugurale, 6-7-8 dicembre 2024.

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Il prof. Nicola Laneri (università di Catania) direttore della Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq) (foto unict)

Il percorso espositivo – curato dall’archeologo Nicola Laneri, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente e direttore della Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq) e dalla prof.ssa Germana Barone, delegata al Sistema Museale d’Ateneo e direttrice del Museo dei Saperi, e realizzato in collaborazione con l’arch. Daniele Leonardi (Area della Terza Missione) e con la Fondazione OELLE – si sviluppa intorno ai recenti ritrovamenti e risultati degli scavi archeologici del Baghdad Urban Archaeological Project di Unict (BUAP) proprio a Tell Muhammad, sito localizzato nella capitale irachena Baghdad e datato a circa 4 mila anni fa, ai tempi della prima dinastia di Babilonia del grande sovrano Hammurabi. Ed è proprio sulla figura del visionario sovrano babilonese che è centrato il percorso espositivo, con manufatti provenienti da rinomati musei quali il Vorderasiatischen Museum del Pergamon di Berlino, il British Museum di Londra e i Musei Reali di Torino, oltre ad una riproduzione in 3D della famosa Stele di Hammurabi, in collaborazione con il Louvre di Parigi.

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Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq): i navigli di Hammurabi (foto unict)

 

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Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq): una pagina del diario di scavo della campagna 2023 dell’università di Catania (foto unict)

 

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Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq): una fase dello scavo (foto unict)

La mostra rappresenta pertanto un’opportunità unica per confrontarsi con rari manufatti archeologici del periodo della I Dinastia di Babilonia tra i quali gli oggetti in metallo raccolti da F. Jones e A. H. Layard a Tell Muhammad nel 1850, due dei quali presentano l’iscrizione “E.GAL Hammurabi – Palazzo/Fortezza di Hammurabi”. Questi oggetti, insieme alle ricostruzioni architettoniche, ad una galleria di suggestive foto di scavo e una sala multifunzionale, sono anche uno straordinario viatico per il grande pubblico per confrontarsi con i primi risultati archeologici degli scavi svolti a Tell Muhammad in collaborazione con il Board of Antiquities and Heritage (SBAH) dell’Iraq e con il supporto del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq): il team di scavo dell’università di Catania diretto dal prof. Nicola Laneri (foto unict)

 

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Missione archeologica di Tell Muhammad (Iraq): tramonto sull’area di scavo (foto unict)

La mostra racconta anche il lavoro degli archeologi dallo scavo fino alle analisi archeometriche e alle ricostruzioni virtuali realizzate in collaborazione con i diversi dipartimenti dell’università di Catania: l’emozione di toccare i mattoni d’argilla che mani sapienti hanno modellato quattromila anni fa, di ricostruire tecnologie produttive e sistemi di scambio, di riportare alla luce tavolette che parlano della vita quotidiana di una città che prosperava lungo il fiume Tigri, ma anche di sorprendenti conoscenze scientifiche, delle credenze e delle superstizioni dei suoi antichi abitanti. Il percorso espositivo accompagna dunque i visitatori, anche i più piccoli attraverso attività dedicate, nel cuore dell’affascinante civiltà mesopotamica, la cui eredità è ancora vitale nell’Iraq contemporaneo, e può essere riconosciuta persino nella nostra società come si evince dall’abito disegnato da Gabriella Ferrera e dall’installazione sonora di Michele Spadaro.

catania_università_mostra-da-babilonia-a-baghdad-sulle-tracce-di-hammurabi_convegno-the-multiple-lives-of-hammurabi_locandinaIL CONVEGNO. Nell’ambito della mostra, il 6 e il 7 dicembre 2024, si svolge, sempre al Palazzo Centrale, il convegno “The Multiple Lives of Hammurabi” organizzato con la partnership dal centro d’eccellenza Einstein Center Chronoi di Berlino che vede la partecipazione di esperti internazionali per ridiscutere della straordinaria figura del sovrano e della sua ricezione attraverso i secoli. Il comitato scientifico è composto da Cinzia Pappi (Einstein Center Chronoi), Eva Cancik-Kirschbaum (Freie Universität Berlin) e Nicola Laneri (Unict). Sin dalla scoperta della stele contenente le 282 leggi, il re Hammurabi di Babilonia è stato ampiamente riconosciuto come una delle figure storiche più importanti dell’antico Vicino Oriente nel mondo occidentale. Il suo codice non è solo una significativa rappresentazione della cultura mesopotamica, ma ha anche una grande importanza nell’istruzione europea nel secolo scorso. Anche prima che la sua eredità guadagnasse popolarità tra gli studiosi moderni, la costruzione intellettuale dell’impatto culturale di Hammurabi era già iniziata sotto i suoi successori. La personalità complessa e carismatica di Hammurabi, plasmata attraverso le sue conquiste politiche e militari, divenne lo spirito della sua epoca, durando per migliaia di anni nei ricordi delle successive civiltà del Vicino Oriente antico. Fu una pietra miliare politica e culturale significativa nella coscienza collettiva della Mesopotamia. Questa conferenza internazionale mira a indagare la percezione storiografica di Hammurabi e della sua epoca, in varie fasi della storia successiva e nei contesti culturali moderni.

PROGRAMMA VENERDÌ 6 DICEMBRE 2024. SESSION 1 | OPENING OF THE EXHIBITION: alle 9, Welcome Desk; 10, Institutional Greetings; 10.30; Exhibition Opening. SESSION 2 | OPENING OF THE CONFERENCE: alle 12, Nicola Laneri (University of Catania) and Cinzia Pappi (EC-C/FU-Berlin), “Conference Introduction”; 12.30, Dominique Charpin (Collège de France, Paris), Lectio Magistralis: “Hammurabi’s Kingdom over Time. The Evolution to an Empire”. SESSION 3 | HAMMURABI THROUGH THE AGES | CHAIR: DOMINIQUE CHARPIN: alle 15, Lorenzo Nigro (Sapienza University of Rome), “The Hammurabi Stela: Shamash Lord of Time and Divine Kingship”; 15.30, Nele Ziegler (CNRS, Paris), “The Origins of Hammurabi’s Historiographic Tradition: Understanding ‘Hammurabi’s Deeds’”; 16, Coffee Break; 16.30, Eva Cancik-Kirschbaum (EC-C/FU-Berlin), “The Legacy of Hammurapi in Ancient Mesopotamia”; 17, Felix Wiedemann (EC-C/FU-Berlin), “Temporal Entanglements: Ancient Babylonia and German Conceptions of Law, Morality, and History at the Turn of the 20th Century CE”; 17.30, Cinzia Pappi, “Building up Hammurabi: Assyriology and Modern Historiography”; 18, Discussion, Respondents: Elena Devecchi (University of Torino) and Nicola Laneri.

PROGRAMMA SABATO 7 DICEMBRE 2024. SESSION 4 | HAMMURABI BEYOND BABYLON | CHAIR: NICOLA LANERI: alle 9.30, Annunziata Rositani (University of Messina), “Hammurabi’s Words, Words for Hammurabi: Personality and Fortune of the Babylonian King Through the Old Babylonian Letters”; 10, Hanan Hamza (Iraq Museum, Baghdad), “Fragments of Hammurabi’s Laws at the Iraq Museum”; 10.30, Sophie Cluzan (Louvre, Paris), “When the God Enlil Gave the Land and People to Him to Rule and Entrusted Their Nose-Rope in His Hands”: Hammurabi and his Neighbors in the Collections of the Louvre Museum; 11, Coffee Break; 11.30, Nancy Highcock (Ashmolean Museum, Oxford), “Gaining Great Influence in the Country…”: The Rise (and Fall?) of Hammurabi in British and American Museums During the 20th Century CE; 12, Helen Gries (Pergamon Museum, Berlin), “Babylon’s Ishtar Gate: From the Old Babylonian Period to Nebuchadnezzar II and Beyond”; 12.30, Discussion and Closing Remarks, Respondents: Eva Cancik-Kirschbaum, Cinzia Pappi and Felix Wiedemann

San Casciano dei Bagni (Si). Dal serpente agatodemone in bronzo alle uova di gallina, dagli ex voto in foglia d’oro alle statue in bronzo, dalle monete alle iscrizioni etrusche e latine: presentati gli eccezionali risultati della campagna 2024 nella vasca grande del santuario etrusco e romano del Bagno Grande: in febbraio li vedremo su Rai Cultura seconda puntata di “Italia, Viaggio nella Bellezza”

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: vasca sacra, recupero del serpente agatodemone in bronzo (foto ludovico salerno / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

Dal temenos alla vasca più antica, dalle lucerne agli unguentari, bronzetti votivi, ex voto in foglia d’oro, un serpente agatodemone in bronzo protettore della fonte sacra, quattro nuove statue, strumenti di rito e ancora monete, e nuove eccezionali iscrizioni in etrusco e in latino, e infine reperti organici come uova frutta pigne. La terza campagna di scavo nel santuario etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si) non ha deluso le aspettative. Anzi.

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Il ministro Giuli al centro del gruppo di autorità intervenute alla presnetazione dei risultati della campagna 2024 nel Bagno Grande del santuario etrusco e romano a San Casciano dei Bagni (foto comune san casciano)

Come dimostrano gli eccezionali risultati illustrati nel piccolo borgo senese presenti Alessandro Giuli, ministro della Cultura; Agnese Carletti, sindaco di San Casciano; Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Luigi La Rocca, capo dipartimento Tutela del MIC; Massimo Osanna, direttore generale Musei del MIC; Tomaso Montanari, rettore università per Stranieri di Siena; Gabriele Nannetti, soprintendente ABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Con l’occasione è stata presentata l’anteprima della nuova puntata del programma di Rai Storia “Italia, viaggio nella Bellezza” dedicata a questo straordinario luogo di culto dal titolo “Oltre il bronzo- Lo scavo di San Casciano dei Bagni” e firmata da Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli, che andrà in onda su Rai Storia a febbraio 2025.

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Campagna 2024: panoramica dell’area di scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (foto SABAP-SI Comune di San Casciano dei Bagni Unistrasi)

Lo scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni è in concessione di scavo al Comune di San Casciano dei Bagni, da parte della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio e nasce in collaborazione con la Soprintendenza ABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo e il coordinamento scientifico dell’Università per Stranieri di Siena. Gli interventi di conservazione e restauro avvengono in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro.

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Scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni: foto di gruppo a fine campagna 2024 (foto ludovico salerno)

Hanno preso parte alla campagna di scavo 2024 più di 80 studenti e studentesse di archeologia provenienti da università di tutto il mondo. Il gruppo interdisciplinare e internazionale di ricerca e studio coinvolge oltre 90 specialisti di varie discipline. Al progetto stanno inoltre lavorando numerosi professionisti esterni e interni al Ministero della Cultura che si occupano della progettazione e dell’esecuzione degli interventi architettonici e di restauro necessari alla conservazione e alla tutela delle strutture archeologiche e dei reperti. Lo scavo beneficia del finanziamento economico, oltre che del Comune di San Casciano dei Bagni, del Centro CADMO dell’università per Stranieri di Siena e della soprintendenza APAB per le province di Siena Grosseto e Arezzo, anche del contributo di Robe Cope per Vaseppi Trust, di Friends of Florence, del Gruppo E, di Iren e di Heureka Ambiente. La locale associazione archeologica Eutyche Avidiena assicura un fondamentale contributo alla vita e alla logistica dello scavo, oltre ad aver guidato più di 5000 visitatori nelle passeggiate archeologiche alla scoperta del patrimonio culturale di San Casciano dei Bagni.

In questo video prodotto dal ministero della Cultura le interviste per il Tg con alcuni protagonisti alla presentazione dei risultati della campagna di scavo 2024 a San Casciano dei Bagni: al ministro della Cultura, Alessandro Giuli; al direttore generale Musei del MIC, Massimo Osanna; al sindaco di San Casciano dei Bagni, Agnese Carletti; al rettore dell’università per Stranieri di Siena – UniStraSi, Tomaso Montanari; al capo dipartimento Tutela del MIC, Luigi La Rocca; al professore associato di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia, Jacopo Tabolli.

“Questo è un progetto”, dichiara il ministro Giuli, “che nasce in una comunità straordinaria con dei ritrovamenti di rilievo non locale, ma nazionale e aggiungo internazionale, e che ci inducono come ministero della Cultura a sostenere tutto il progetto con la sindaca Carletti affinché i beni ritrovati e l’area archeologica vengano valorizzati e la struttura museale prenda forma nel più breve tempo possibile. Si tratta di un progetto di grandissimo rilievo per noi”. E il dg Musei Osanna: “Si presenta oggi il progetto museale del nuovo museo di San Casciano, un museo che sarà in un palazzo storico ma che ovviamente è collegato con il parco archeologico. Un bel progetto in un palazzo storico ma un progetto allestitivo contemporaneo all’insegna delle tecnologie, della multimedialità e soprattutto dell’accessibilità”. Entusiasta il sindaco Agnese Carletti: “Una grande soddisfazione oggi per la comunità di San Casciano dei Bagni avere qui il ministro Alessandro Giuli, insieme al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il rettore dell’università per Stranieri di Siena Tommaso Montanari, presenza che per noi significano quanto tuti questi enti continuano a credere nel progetto di San Casciano dei Bagni che per noi è fondamentale, e fondamentale è che vada avanti nel più breve tempo possibile”. “Come università per Stranieri di Siena”, interviene il rettore Montanari, “acquistiamo il primo edificio fuori delle mura di Siena e lo facciamo qui a San Casciano dei Bagni. Sarà una foresteria e sarà un hub della ricerca archeologica. Crediamo che accanto alla conoscenza dei contesti archeologici, dei contesti antichi si debba vivere il contesto attuale e che il nesso tra la città dei vivi a San Casciano e la città degli studiosi e la città degli scavi debba essere rinforzato. Per cui essere qua ha anche questo significato: accanto alla ricerca la cosiddetta terza missione, cioè la ricaduta sociale della conoscenza che si costruisce”. E il capo dipartimento Tutela La Rocca: “Oggi ci immergiamo di nuovo in questo straordinario contesto archeologico ma anche paesaggistico di San Casciano dei Bagni dove le campagne di scavo condotte tra i mesi di giugno e di ottobre di quest’anno hanno consentito il rinvenimento di altri reperti archeologici di straordinaria importanza perché la vasca grande e il fango delle acque termali che ha conservato perfettamente i reperti antichi ha consentito di scoprire nuove statue di bronzo che arricchiscono la conoscenza di questo santuario, e anche numerosissimi reperti organici, in particolare uova frutta pigne, che arricchiscono la nostra conoscenza sulla tipologia delle offerte che venivano dedicate agli dei per ottenere la guarigione dalle malattie”. Conclude il direttore scientifico dello scavo Tabolli: “La campagna di scavi del 2024 è stata particolarmente fortunata. Con oltre 90 studenti e studentesse da tutto il mondo abbiamo indagato insieme alla soprintendenza il cuore del deposito votivo, le offerte che per oltre 800 anni furono poste all’interno della vasca sacra. E quest’anno la grande novità è nel tipo di offerte: abbiano oggetti in oro, tra cui una meravigliosa corona, anelli, foglie d’oro stesse, e poi centinaia di uova, alcune delle quali integre che dimostrano la velocità con cui furono deposte nell’acqua calda e poi allo stesso tempo il senso del potere di generazione che ha l’acqua stessa. E sul fondo della vasca, a oltre 4.80 metri di profondità, un’intera stratificazione di serpenti in bronzo il senso stesso della natura della sorgente”.

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: dettaglio testa maschile di bronzo (foto alessandra fortini / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: monete (foto claudia petrini / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

L’estensione delle indagini e l’ampliamento dell’area di scavo nel santuario del Bagno Grande hanno portato tra giugno e ottobre 2024 al rinvenimento del temenos, il muro di recinzione dello spazio sacro, che racchiudeva più edifici tra i quali il tempio costruito attorno alla grande vasca sacra. Un edificio più antico, o forse un grande recinto, costruito in blocchi di travertino, già in età etrusca circondava la sorgente del Bagno Grande, definendo lo spazio sacro del culto, almeno dal III secolo a.C. Lo scavo ha ora messo in luce gran parte della vasca più antica, che fu poi ricostruita tra i regni degli imperatori Tiberio e Claudio, forse a seguito di un prodigio associato alla caduta di un fulmine. Se all’esterno del tempio sono stati portati alla luce gli strati di vita e, soprattutto, i resti di doni e cerimonie che avvennero nel corso dei secoli, con deposizioni di lucerne, unguentari di vetro, bronzetti votivi, ex voto anatomici in terracotta dipinta e perfino foglie d’oro, è all’interno della vasca sacra che la stratificazione dei doni votivi continua a restituire un contesto assolutamente unico, protetto dall’acqua termale e dal fango argilloso. Dopo un complesso lavoro di gestione dell’acqua proveniente dalla sorgente, alla profondità di quasi 5 metri, lo scavo ha raggiunto nuove sequenze stratigrafiche.

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: Emanuele Mariotti, Jacopo Tabolli e Ada Salvi con orante (foto claudia petrini / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: lamina d’oro con iscrizione (foto ludovico salerno / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

Ancora una volta sono le offerte in metallo pregiato a costituire l’elemento caratterizzante del deposito votivo. Quattro nuove statue e poi braccia, teste votive e gambe iscritte, assieme a strumenti del rito, come un’elegante lucerna, o un piccolo toro in bronzo, a richiamare quel mondo agro-pastorale così importante in questo contesto e già rappresentato dal bassorilievo all’interno della vasca sacra. E ancora monete di età repubblicana e imperiale, ormai più di 10.000, rinvenute nel santuario del Bagno Grande. Ma accanto al bronzo, il rinvenimento di una corona e di un anello d’oro si associa alla moltiplicazione di aurei romani. Sono metalli preziosi, tra cui gemme, ambra e altri gioielli, che legano il dono per le capacità terapeutiche delle acque calde alle pratiche divinatorie che nel santuario dovevano certamente trovare il loro fulcro.

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: recupero statua corpo nudo maschile è offerto esattamente a metà, come reciso dal collo ai genitali da un taglio chirurgico (foto emanuele mariotti / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: bimbo augure, con iscrizione in etrusco sulla gamba destra, e ella mano sinistra una palla (foto claudia petrini / SABAP-SI – Comune San Casciano – Unistrasi)

Nuove, eccezionali iscrizioni rinvenute sono in Etrusco e in Latino. Appaiono voti che recano il nome etrusco di Chiusi, Cleusi, accanto a dediche alle Ninfe e alla Fonte calda, Flere Havens in Etrusco, giuramenti sulla Fortuna e sul Genio dell’Imperatore. Un eccezionale corpo nudo maschile è offerto esattamente a metà, come reciso dal collo ai genitali da un taglio chirurgico. Dedicato da un Gaio Roscio alla Fonte Calda, questo mezzo corpo testimonia forse la guarigione della parte immortalata nel bronzo. Un bimbo augure, un piccolo sacerdote della fine del II secolo a.C., con una lunga iscrizione in etrusco sulla gamba destra, reca nella mano sinistra una palla, con i classici pentagoni cuciti, che ancora ruota tra le dita: forse un elemento divinatorio, da far ruotare in un rito. Il gesto dell’offerente è reso da una statua femminile, quasi identica a quella rinvenuta nel 2022, con eleganti trecce che ricadono sul petto e deposta su un lato. Le teste votive sono eleganti ritratti proto-imperiali, con la prima dedica in Latino alla fonte, sul collo di una testa, i cui tratti sembrano quasi ricordare Cesare, che menziona anch’essa la Fonte.

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: dettaglio serpente agatodemone in bronzo (foto alessandra fortini / SABAP-SI Comune San Casciano Unistrasi)

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San Casciano dei Bagni, scavi 2024: uovo integro (foto alessandra fortini / SABAP-SI Comune San Casciano Unistrasi)

Nella stratificazione del deposito – che fu rapida, come ci suggerisce la conservazione di migliaia di frammenti di uova in alcuni casi rinvenute intere, o praticamente integre con il tuorlo ancora visibile all’interno, la cui deposizione rimanda ai riti di rinascita e rigenerazione – si alternano strati di offerte, scaglie di travertino e piani d’argilla. E ancora pigne, rametti tagliati e decorati con intrecci vegetali, a ricordare come le acque salutifere debbano essere in qualche modo “nutrite” dalla forza rigenerante della natura. Alla base di grandi tronchi lignei, infissi in verticale nel deposito, in uno dei punti focali della vasca più antica, lo scavo ha portato alla luce una serie di serpenti in bronzo, concentrati nella profondità del deposito. Di forme diverse, presentano misure di scale differenti: dai piccoli serpentelli ad un esemplare di oltre 90 cm, quasi la mensura honorata, la misura perfetta di tre piedi romani, barbuto e cornuto. Si tratta, con ogni probabilità, di un serpente agatodemone, il più grande ad oggi rinvenuto – se ne conoscono in bronzo al museo Archeologico nazionale di Napoli e al British Museum a Londra – protettore della sorgente e detentore di un ruolo fondamentale nelle pratiche divinatorie, come si può osservare in molti altri contesti del Mediterraneo antico. La varietà delle offerte votive, che ricalca quanto già emerso nel 2022 e, allo stesso tempo, lo arricchisce e lo completa, offre uno squarcio ulteriore sul significato e suo ruolo di questo luogo di culto e cura, dove il rapporto col sacro, tra umano e divino, è forse percepito come diretto, quasi affidato al continuo scorrere delle acque calde e al genius loci nella forma del serpente agatodemone.

 

Tutto questo verrà raccontato nella puntata del programma di Rai Storia “Italia, viaggio nella Bellezza”, dal titolo “Oltre il bronzo, lo scavo di San Casciano dei Bagni” e firmata da Brigida Gullo ed Eugenio Farioli Vecchioli, che andrà in onda su Rai Storia a febbraio 2025 e racconterà le nuove scoperte e i nuovi filoni della ricerca, sempre più interdisciplinare, che sta ricostruendo con sempre maggiori dettagli il passato sacro di questo meraviglioso paesaggio termale, a partire dalle nuove statue in bronzo: dai corpi femminili e maschili, tra cui una bellissima figura in preghiera, alcuni lasciati come dono nella loro metà esatta, fusa con la precisione di un taglio chirurgico, agli animali, come una serie di serpenti bronzei di forme e dimensioni diverse, come un serpente barbuto e crestato, lungo quasi un metro. È quello che gli antichi chiamavano agatodèmone, lo spirito buono e profetico della sorgente incarnato in un corpo di rettile. Non solo oggetti in bronzo, ma anche dei preziosissimi materiali organici perfettamente conservati. Centinaia di uova deposte nell’acqua. E ritrovate nel fango. Alcune intatte. Ciò che di più raro possa emergere da uno scavo, segno tangibile di un dono che forse allude anch’esso alle capacità generatrici della vasca sacra.