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San Casciano dei Bagni (Si). Terminato lo scavo archeologico al Bagno Grande. Riaperti i vasconi al pubblico e ogni sabato mattina passeggiate archeologiche al Santuario Ritrovato

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Veduta zenitale sull’area di scavo archeologico del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si) (foto sabap-si)

Terminati i lavori al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si). Dopo quattro settimane si è concluso il cantiere di scavo finanziato dal ministero della Cultura e condotto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto Arezzo in accordo con il Comune di San Casciano dei Bagni. Nell’area indagata, a ridosso della sorgente termale, sono emerse strutture che ci raccontano la continuità d’uso del Bagno Grande, in forme e modi diversi nel tempo, che saranno oggetto di studio da parte degli archeologi. La ricerca sarà fondamentale per la comprensione delle varie fasi di vita del sito, per la salvaguardia della sorgente e per la progettazione delle future ricerche. Sono quindi di nuovo aperti al pubblico i vasconi ed è tornata regolare la viabilità su via della Fontaccia. Dal 1° marzo 2025 sono riprese le passeggiate archeologiche organizzate dal Gruppo archeologico Eutyche Avidiena. Ogni sabato mattina, alle 11, passeggiate archeologiche al Santuario Ritrovato. Percorso di circa due ore con ingresso al museo “Le Stanze Cassianensi” e al sito archeologico del Santuario. Su prenotazione al numero 0578 58141; info@sancascianoliving.it.

#domenicalmuseo. Ai parchi archeologici di Paestum e Velia tante le iniziative in programma: visite ai depositi del Museo, attività didattiche per tutti, passeggiata sul Crinale degli Dei e servizio di navetta gratuita tra i due siti e a Velia

paestum-velia_parchi_domenicalmuseo-2-marzo_locandinaDomenica 2 marzo 2025 torna l’appuntamento con #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici italiani. Un’occasione meravigliosa per immergersi nella cultura e nella storia dei siti di Paestum e Velia, accessibili a tutti e aperti dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30). Al museo di Paestum sarà possibile visitare la nuova sezione “Paestum: dalla città romana ad oggi”, un percorso espositivo che accompagna i visitatori in un emozionante viaggio nel tempo dedicato al racconto del periodo romano del sito archeologico. Con l’iniziativa “Paestum e Velia on the road”, raggiungere Velia partendo da Paestum sarà semplicissimo con la navetta gratuita messa a disposizione dai Parchi. Tante le iniziative in programma per grandi e piccini: visite ai depositi del Museo, attività didattiche per tutti, passeggiata sul Crinale degli Dei e servizio di navetta gratuita tra i due siti e a Velia.

paestum_parchi_domenicalmuseo-2-marzo_locandinaPAESTUM. Visite ai depositi del museo. A Paestum, alle 10, 12, 15 e 17, si potranno scoprire i depositi del Museo e i suoi tesori nascosti che risvegliano antiche leggende e che permettono di vivere un’esperienza unica con l’iniziativa “Oltre il Museo. Storie dai depositi di Paestum”. Prenotazione obbligatoria al numero 0828811023 o alla mail pa-paeve.promozione@cultura.gov.it

Attività didattiche. A Paestum, alle 11, “ENIGMISTICA PESTANA”, percorso tematico alla scoperta dell’antica Poseidonia, attraverso un quiz di enigmistica. A Velia, alle 15:30, “PASSEGGIATA FILOSOFICA”, visita guidata dell’acropoli accompagnata dalle parole di Parmenide. A seguire presentazione del libro “ESSERE FILOSOFO” del piccolo Ferdinando Carrozza Schettino. Le attività didattiche sono svolte in collaborazione con Le Nuvole e Effetto Rete Cooperativa Sociale. Appuntamento in biglietteria. Costo dell’attività 3 euro. Per prenotazioni arte@lenuvole.com  oppure dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, telefonare al 0812395653. Il biglietto per le attività può essere acquistato direttamente presso le biglietterie di Paestum e Velia.

velia_parchi_domenicalmuseo-2-marzo_locandinaVELIA. Crinale degli dei. A Velia, alle 10, passeggiata lungo il Crinale degli dei, il percorso archeo-paesaggistico che si snoda lungo le terrazze sacre di Velia, tra l’Acropoli e l’entroterra. Durante la passeggiata si potranno ammirare panorami e scorci unici di Velia, del suo mare e del suo territorio. Lungo il crinale, oltrepassando Porta Rosa, ci si immerge in un territorio vivace e ricco. Appuntamento in biglietteria. Prenotazione obbligatoria alla mail pa-paeve.promozione@cultura.gov.it

Attività didattiche. A Velia, alle 15:30, “PASSEGGIATA FILOSOFICA”, visita guidata dell’acropoli accompagnata dalle parole di Parmenide. A seguire presentazione del libro “ESSERE FILOSOFO” del piccolo Ferdinando Carrozza Schettino. Le attività didattiche sono svolte in collaborazione con Le Nuvole e Effetto Rete Cooperativa Sociale. Appuntamento in biglietteria. Costo dell’attività 3 euro. Per prenotazioni arte@lenuvole.com  oppure dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, telefonare al 0812395653. Il biglietto per le attività può essere acquistato direttamente presso le biglietterie di Paestum e Velia.

paestum-velia_parchi_on-the-road_locandinaPaestum e Velia on the road. Navetta gratuita in partenza da Paestum a Velia e ritorno: un’occasione unica per ammirare la bellezza di due importanti città della Magna Grecia. Si parte alle 14 dal parcheggio Voza, nei pressi del bar Anna, a pochi passi dall’area archeologica. Lo stesso bus ripartirà da Velia alle 17 e vi riporterà a Paestum. Per usufruire del servizio è necessario ritirare il “ticket navetta” in biglietteria.

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Il veicolo elettrico off-road Zoom UpHill (foto pa-paeve)

Zoom Uphill. Per una visita più coinvolgente è disponibile gratuitamente lo Zoom Uphill, un veicolo elettrico off-road con quattro ruote motrici che permette anche alle persone con difficoltà di deambulazione di ammirare alcuni dei luoghi più suggestivi ed iconici delle aree archeologiche di Paestum e Velia.

#domenicalmuseo: il 2 marzo ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

ministero_domenicalmuseo_2-marzo_locandinaIl 2 marzo 2025 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata e obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, il 2 febbraio, ha registrato 254.081 ingressi. Info e biglietti sull’app “Musei Italiani”.

Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto, in una sala per banchetti, un eccezionale fregio a figure grandi con Baccanti satiri e il corteo di Dioniso per l’iniziazione di una donna: nuova luce sui misteri dionisiaci a 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri. Gli interventi del direttore Zuchtriegel e del ministro Giuli

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Veduta generale della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: aperta sul giardino con il corteo di Dioniso a megalografie che si sviluppa lungo tutti i tre lati (foto parco archeologico pompei)

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: megalografia con baccante (foto parco archeologico pompei)

Scoperto a Pompei un fregio a figure grandi con Baccanti, satiri, Sileno e il corteo di Dioniso, il Tiaso, che ha dato il nome alla domus, la Casa del Tiaso, in corso di scavo nella Regio IX. A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri, un nuovo grande affresco getta luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico. In una grande sala per banchetti, scavata in queste settimane nell’area centrale di Pompei, nell’insula 10 della Regio IX, è emerso un fregio a dimensioni quasi reali, ovvero una “megalografia” (dal greco “dipinto grande”- ciclo di pitture a grandi figure), che gira intorno a tre lati dell’ambiente; il quarto era aperto sul giardino. La scoperta è stata presentata ufficialmente mercoledì 26 febbraio 2025, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli. E sempre mercoledì 26 febbraio 2025 su Raiuno alle 21.30 Alberto Angela ha dedicato una striscia di approfondimento proprio a queste ultime scoperte del parco archeologico di Pompei.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: il fregio col corteo di Dioniso a megalografie si sviluppa lungo le pareti (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente del Tiaso dionisiaco sarà visibile per il pubblico fin da subito nell’ambito delle visite al cantiere, già avviate dall’inizio dello scavo per i vari ambienti via via indagati. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì, alle 11 – previa prenotazione al numero 327 2716666 – sarà possibile accedere in due gruppi da 15 persone, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Per accedere alle visite sarà necessario munirsi del regolare biglietto di ingresso al parco archeologico.

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Il salone da banchetto (oecus tricliniare), dalle eleganti pareti nere, scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Oggi il cantiere è nella sua fase di conclusione, che prevede gli ultimi interventi di messa in sicurezza, al termine dei quali un progetto di valorizzazione consentirà anche una futura fruizione permanente dell’area da parte di tutti i visitatori. Il progetto di “Scavo, messa in sicurezza e restauro dell’Insula 10 Regio IX” era stato intrapreso ai fini della riconnessione con il tessuto urbano di via di Nola e della riduzione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici. 

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Dettaglio della decorazione superiore della nicchia centrale del sacrario scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo, in cui sono stati individuati oltre 50 nuovi ambienti distribuiti su di una superficie di oltre 1500 m2, ha restituito due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive: una fullonica (lavanderia) e un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città. A sud di queste due case officine sono emersi alcuni ambienti di soggiorno, pertinenti ad una grande domus.  Tra questi, oltre al grande ambiente con scene dionisiache, un salone nero con scene tratte dalla saga troiana; un sacrario a fondo azzurro con le quattro stagioni e allegorie dell’agricoltura e della pastorizia e un grande quartiere termale. Restano ancora inesplorati l’ingresso, il quartiere dell’atrio e gran parte del peristilio (giardino colonnato).

“Siamo di fronte a una portentosa scoperta di un ciclo di affreschi di iniziazione dionisiaca”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “E di fronte a noi c’è una matrona o chissà pronta per l’iniziazione. Credo che sia una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni se non di più. Qui a Pompei c’è molto da studiare ma soprattutto adesso molto da ammirare. La ricerca è appena iniziata ma la scoperta è prodigiosa”.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della donna che si avvia all’iniziazione accompagnata da un Sileno (foto parco archeologico pompei)

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della baccante con interiora e spada, e sopra il fregio con cacciagione e pescato (foto parco archeologico pompei)

“A più di 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri fuori le porte di Pompei”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “ecco un altro grande affresco, una megalografia in greco, che parla dei rituali di Dioniso. Vediamo il suo corteo, i suoi seguaci; vediamo le Baccanti, le donne come danzatrici, come cacciatrici anche; vediamo anche i giovani satiri che suonano strumenti musicali, flauti doppio flauto; e vediamo al centro una donna che poteva forse essere una donna che girava anche per le strade dell’antica Pompei. Non è chiaro – nota Zuchtriegel – se è una donna mitica – Semele o Arianna – o appunto una donna che viveva in questi tempi, in questi spazi. Ed è accompagnata da un vecchio Sileno con una torcia. Lui la conduce verso i riti notturni di iniziazione: una scena di iniziazione nei misteri di Dioniso. Nell’antichità esistevano questi culti cosiddetti misterici anche in altri ambiti, Demetra Iside e appunto Dioniso. Culto misterico perché prevedeva che attraverso l’atto di adesione, di iniziazione, si aveva accesso a un sapere segreto, misterico appunto, che solo gli iniziati potevano conoscere. A questo tema profondamente religioso – continua – in questo caso ne viene aggiunto un altro che è assente nella Villa dei Misteri (il caso molto noto e dibattuto da più di un secolo), ed è quello della caccia. Vediamo al di sopra del grande fregio con le Baccanti un altro fregio con animali morti, vivi, pesci vari e frutti di mare, e vediamo anche che c’ì un legame tra i due fregi. Non solo perché sono vicini l’uno all’altro ma anche perché le Baccanti sono rappresentate una con un capretto appena sgozzato sulle spalle, un’altra con nelle mani una spada e le interiora di un animale appena sventrato. Dunque – concluse Zuchtriegel – qui si parla della caccia di Dioniso, della caccia frenetica di queste donne e del dio stesso che in questo periodo diventa una specie di metafora – potremmo dire – di filosofia di vita, dove alla fine la domanda è: tu che cosa vuoi essere nella vita? Cacciatrice/cacciatore o preda?”.

Il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino: Baccanti rappresentate come danzatrici, ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa). Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci. Un dettaglio curioso consiste nel fatto che tutte le figure del fregio sono rappresentate su piedistalli, come se fossero delle statue, mentre al tempo stesso movimenti, carnagione e vestiti le fanno apparire molto vive.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: il fregio col corteo di Dioniso a megalografie si sviluppa lungo le pareti (foto parco archeologico pompei)

Gli archeologi hanno battezzato la dimora con il fregio come “Casa del Tiaso”, con riferimento al corteo di Dioniso. Nell’antichità esistevano una serie di culti, tra cui quello di Dioniso, che erano accessibili solo a chi compiva un rituale di iniziazione, come suggerito nel fregio di Pompei. Tali culti si chiamavano “misterici”, perché solo gli iniziati potevano conoscerne i segreti. Spesso erano legati alla promessa di una nuova vita beata, sia in questo mondo sia in quello dell’oltretomba.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: al centro del fregio col corteo di Dioniso c’è la donna inizianda (foto parco archeologico pompei)

Il fregio scoperto a Pompei è attribuibile al II Stile della pittura pompeiana, che risale al I sec. a.C. Più precisamente, il fregio può essere datato agli anni 40-30 a.C. Questo significa che nel momento dell’eruzione del Vesuvio, che seppellì Pompei nel 79 d.C. sotto lapilli e ceneri, il fregio dionisiaco era già vecchio di circa un secolo. L’unico altro esempio di una megalografia con rappresentazioni di simili rituali è il fregio detto “dei Misteri” nella omonima villa fuori le porte di Pompei, anche esso in II Stile pompeiano.

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Scorcio della sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: dettaglio del fregio superiore con cacciagione e pescato (foto parco archeologico pompei)

Il nuovo fregio trovato a Pompei, rispetto alla villa dei Misteri aggiunge un altro tema all’immaginario dei rituali iniziatici di Dioniso: la caccia, che viene evocata non solo dalle baccanti cacciatrici, ma anche da un secondo, più piccolo fregio che corre al di sopra di quello con baccanti e satiri: qui sono raffigurati animali vivi e morti, tra cui un cerbiatto e un cinghiale appena sventrato, galli, uccelli vari, ma anche pesci e molluschi.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: dettaglio delle piastrelle del pavimento. Quelle mancanti sono state asportate probabilmente durante gli scavi borbonici (foto parco archeologico pompei)

“Tra 100 anni la giornata di oggi verrà vissuta come storica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “perché storica è la scoperta che mostriamo. La megalografia rinvenuta nell’insula 10 della Regio IX apre un altro squarcio sui rituali dei misteri di Dioniso. Si tratta di un documento storico eccezionale e, insieme a quella della Villa dei Misteri, costituiscono un unico nel loro genere, facendo di Pompei una straordinaria testimonianza di un aspetto della vita della classicità mediterranea in gran parte sconosciuto. Tutto questo rende importante e preziosa la ripresa delle attività di scavo a Pompei, che il Governo sostiene convintamente e per la quale, di recente, ha stanziato 33 milioni di euro per interventi di scavo, manutenzione programmata, restauro e valorizzazione in questo sito e nel territorio circostante. Viviamo un momento importante per l’archeologia italiana e mondiale che ha registrato anche un forte incremento dei visitatori, a partire da questo parco archeologico: oltre 4 milioni e 87mila presenze nel 2023 e 4 milioni e 177mila unità nel 2024”.

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Sala per banchetti Casa del Tiaso (insula 10, Regio IX) di Pompei: corteo di Dioniso, dettaglio della baccante con un capretto appena sgozzato sulle spalle (foto parco archeologico pompei)

“La caccia delle baccanti di Dioniso”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, co-autore di un primo studio del nuovo rinvenimento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, “a partire dalle Baccanti di Euripide del 405 a.C., una delle più amate tragedie dell’antichità, diventa una metafora per una vita sfrenata, estatica, che mira a qualcosa di diverso, di grande e di visibile, come dice il coro nel testo di Euripide. La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna; la donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile, per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi; insomma, l’opposto della donna carina, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si fa bella. Sia il fregio della Casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste… un po’ come quando troviamo una copia della Creazione di Adamo di Michelangelo su una parete di un ristorante italiano a New York, per creare un po’ di atmosfera. Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco con illusione e realità, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, che era chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici”.

 

Napoli. Doccia fredda del Mic sulle aspettative di una città: “Paolo Giulierini non può ricandidarsi alla guida del Mann”. Lo annuncia lo stesso Giulierini: “Le ali sono spezzate e non voleremo più insieme”. Le reazioni: attestazioni di stima e di affetto

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Paolo Giulierini, già direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)

“Oggi è un giorno difficile perché le ali sono spezzate e non voleremo più insieme”, comincia con queste parole che grondano amarezza il breve saluto di commiato postato l’8 febbraio 2025 da Paolo Giulierini col quale il Direttore con la “D” maiuscola si congeda dal “suo” Mann e da quella Napoli che l’ha adottato come un figlio illustre e che non ha esitato a tappezzare col suo volto i luoghi più significativi partenopei, accanto ad altri grandi come Maradona, in una campagna che voleva tributare il grazie della città a chi l’ha valorizzata e portata nel mondo. “Niente sarà come prima ma nessuno mi potrà mai togliere l’orgoglio di aver riportato in prima fascia il Mann. Vi assicuro che ho dato tutto quello che potevo, così come enorme è l’affetto che ho ricevuto dai colleghi e dai cittadini di questa superba città. Dura lex sed lex. FORZA NAPOLI SEMPRE”. Una postilla inattesa in un bando macchinoso, già aperto il 4 febbraio, e inserita il 7 febbraio 2025, impedirebbe al momento a Paolo Giulierini la partecipazione, nascondendo il tutto dietro la saracinesca burocratica del “principio di rotazione”: “…al fine di evitare il consolidarsi di relazioni che possono favorire dinamiche improprie nella gestione amministrativa, conseguenti alla permanenza prolungata…”. “Un delitto perfetto”, è stato definito.  

“Lavorare otto anni in città come Napoli – aveva dichiarato Paolo Giulierini ad archeologiavocidalpassato alla vigilia della fine del suo mandato, nel settembre 2023 – è come in qualche modo aprire il cuore a un grande amore. Insomma questi sono stati anni importanti per la mia crescita, per l’affetto che la città mi ha dato, per l’impegno che ho cercato di fornire nel restituire una fiducia incondizionata da parte dei cittadini e delle istituzioni. Adesso si profila all’orizzonte una nuova fase. È molto importante non lasciare a metà il museo ed è per questo che abbiamo presentato tutti i progetti per il futuro (vedi Napoli. “Ecco il Mann del futuro”: il direttore Giulierini a chiusura del suo mandato annuncia progetti e interventi (tutti esecutivi già finanziati) per i prossimi cinque anni, a cominciare dai depositi e nuovi servizi nei sotterranei. Una strada tracciata ben precisa per il direttore che verrà. I dettagli e le considerazioni | archeologiavocidalpassato) che consegnano o a chi sta parlando o a un nuovo direttore una strada ben più chiara di quella che ho trovato io quando arrivai. Quindi io credo che onestamente sia importante amare il proprio lavoro, amare il proprio museo. Ma è un po’ come l’amore per i figli: bisogna predisporli e crescerli perché diventino grandi in autonomia a prescindere. Poi se ci sarà la possibilità di accompagnarli ancora, appunto come un figlio, lo faremo volentieri”.

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Il saluto dei dipendenti del museo Archeologico nazionale di Napoli al direttore Paolo Giulierini a fine mandato il 14 novembre 2023 scandendo “O capitano, mio capitano” (foto mann)

Le attestazioni di stima e di affetto si sono susseguite in queste ore. Quelle poche righe postate da Giulierini cancellavano con un colpo di spugna lunghi mesi di attesa e di speranza, dopo quel 14 novembre 2023 quando i dipendenti hanno salutato il direttore Paolo Giulierini mostrando cartelli e scandendo: “O capitano, mio capitano”. Contraccambiati dall’abbraccio simbolico di Giulierini che commentava: “Ci sono cose che ti segnano la vita e che ti ripagano di tutto. Grazie Napoli!”. E l’archeologo Mario Grimaldi sottolineava: “Mai vista una cosa del genere … mai visto una persona saper creare una tale unità di intenti tra l’interno e l’esterno di un ambito lavorativo … una squadra grandissima … in attesa di un ritorno, un nostos epico, perché il meglio deve ancora venire …”.

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Conferenza con Giulia Longo e Paolo Giulierini su Thorvaldsen nel novembre 2022 all’Accademia di Danimarca a Roma

Quel ritorno non ci sarà, salvo soprese, ripensamenti o ricorsi. Scrive l’archeologa Giulia Longo: “Nulla concessero gli dei agli uomini senza fatica, caro Paolo. Sono certa che porterai successi e sorrisi in qualsiasi altro museo andrai a dirigere in futuro. Beato chi potrà iniziare o continuare a collaborare con te e con la tua mente vulcanica, instancabile, visionaria. God vind dicono i danesi per augurare il meglio in una fase di cambiamento, e letteralmente significa infatti Buon vento. Cogli allora la tua rosa, caro Paolo. Napoli per te sarà sempre casa. Qualunque cosa farai, non ci deluderai. Questo adesso è il tuo momento. Grazie di cuore per tutto, e buon vento!”. E un napoletano doc, Roberto Cinquegrana, esperto di arte equestre, e “studente” di archeologia: “Voglio solo ringraziare il direttore Paolo Giulierini per l’enorme contributo che ha dato alla mia città ed al Mann. Molteplici sono state le attività con lui nella vastità di interventi che ha fatto con la sua grande proiezione e disponibilità verso tutti. La città di Napoli tutta è grata incondizionatamente così come la mia persona nella speranza che il suo futuro possa essere sempre radioso portando con sé una Napoli che gli ha voluto bene. Ma tanto tanto bene”. E un’altra napoletana doc, esperta d’arte, Luciana Mastrangelo: “Grazie carissimo e splendido direttore del museo Archeologico di Napoli, che hai portato il Mann ai vertici, rendendolo uno tra i più bei Musei al mondo. Con te il Mann era il MyMann. Grazie per l’impegno, la professionalità ma soprattutto l’amore e la dedizione con cui hai svolto il tuo lavoro, creando uno staff di energie positive e propositive. Grazie per aver donato alla città di Napoli Cultura e passione come mai prima… ma io spero e credo che prima o poi riporterai la tua luce qui”.

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Antonella Carlo, Paolo Giulierini e Mario Grimaldi in un evento al Mann nel 2018 (foro di leva)

Antonella Carlo, responsabile Comunicazione del Mann: “Come cittadina, non dimentico la luce che Paolo Giulierini ha fatto brillare su uno dei tesori della nostra Napoli. Come funzionario del Mann, non dimentico il bene che ha fatto al Museo. Come persona, non dimentico l’ascolto e la fiducia che mi ha sempre concesso. Auguri, caro Paolo, per tutti i successi che meriti”. E la storica dell’arte Lucia Emilio: “Paolo Giulierini grande competenza ed enorme passione. Ha reso il museo il “Mann internazionale”, una realtà immensa per Napoli, per i napoletani e non solo. Grazie di tutto Paolo. Con l’affetto di sempre”. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Come vuole la prassi … si utilizzano le regole con sapiente uso e abuso … in questi ultimi anni abbiamo assistito a tante cose strane ma la luce che il Mann ha avuto per se stesso e per la città trasformandosi in una piazza coperta è qualcosa che nessuna regola ad hoc potrà cambiare … l’intelligenza di chi verrà si misurerà dal modo in cui si saprà confrontare e collegare a questo passato aureo dopo un grigio presente per andare verso un futuro che assomigli a quanto fatto in termini di connessione, cooperazione e fervore scientifico … magari un giorno riprenderemo da dove abbiamo lasciato con un rassicurante “dove eravamo rimasti” ma per ora resta tanta gratitudine verso una persona che ha fatto comprendere che esiste un metodo di far stare le persone assieme diverso, basato sul rispetto e la cooperazione … merce rara, rarissima e quindi preziosa”.

Roma (parco Colosseo e museo nazionale Romano), Firenze (Accademia e Bargello), Napoli (Archeologico) e Torino (musei Reali) in estate avranno il direttore: il MIC ha pubblicato il bando internazionale

ministero_bando-direttori-musei-prima-fascia_locandinaministero_bando-direttori-museo-archeologico-napoli_locandinaministero_bando-direttori-museo-nazionale-romano_locandinaministero_bando-direttori-parco-colosseo_locandinaSalvo sorprese o intoppi burocratici, l’estate 2025 porterà (finalmente) in dote i nuovi direttori di cinque musei e parchi archeologici di livello dirigenziale generale la cui nomina era ormai attesa da (molti) mesi. Con comunicazione del ministero della Cultura del 4 febbraio 2025, è ufficialmente aperto il nuovo bando pubblico internazionale per la selezione dei nuovi direttori dei musei Reali di Torino, la Galleria dell’Accademia di Firenze e musei del Bargello, il parco archeologico del Colosseo, il museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano, il museo Archeologico nazionale di Napoli. Gli interessati a partecipare alla selezione possono presentare la propria candidatura sul sito del Mic, entro le 12 (ora italiana) del giorno 6 marzo 2025. L’incarico di Direttore ha una durata di quattro anni e può essere rinnovato una sola volta, con decisione motivata sulla base di una valutazione positiva dei risultati ottenuti, per ulteriori quattro anni. Questo bando rappresenta un passo fondamentale verso il rinnovamento e il rafforzamento del nostro patrimonio culturale, con l’obiettivo di promuovere l’innovazione, la valorizzazione e la gestione efficace dei nostri musei, luoghi simbolo della nostra identità storica e artistica. La selezione dei nuovi direttori si baserà su criteri di professionalità, esperienza internazionale e capacità di promuovere la cultura in modo inclusivo e sostenibile. I nostri musei saranno capaci di coinvolgere un pubblico sempre più ampio e diversificato, nel rispetto della tradizione ma con uno sguardo sempre vigile e aperto al futuro. Le candidature, infatti, verranno esaminate da una commissione di valutazione, composta da cinque membri esperti di altissimo profilo nominati dal ministro della Cultura, scelti tra magistrati, professori universitari ordinari in materie giuridiche, professori universitari in materie attinenti al settore del patrimonio culturale, esperti di chiara fama nel settore del patrimonio culturale, dirigenti generali o equiparati del ministero della Cultura o di altre pubbliche amministrazioni, esperti di economia ed organizzazione aziendale. I candidati saranno convocati entro maggio 2025. Tutta la procedura si concluderà entro il 15 luglio 2025, salvo richiesta motivata dalla Commissione di una proroga di massimo 90 giorni.

#domenicalmuseo: anche il 2 febbraio, seconda domenica a ingresso gratuito dell’anno, Roma fa il pieno nella classifica assoluta: 1° Colosseo (16.690 ingressi), 2° Foro romano e il Palatino (14.173 ingressi) e 3° Pantheon (12.569)

ministero_domenicalmuseo_2-febbraio-2025_locandinaDecine di migliaia di cittadini e turisti hanno visitato musei e parchi archeologici statali aperti gratuitamente per la #domenicalmuseo di febbraio, godendo liberamente del patrimonio culturale nazionale. E anche per la prima domenica del mese di febbraio 2025 Roma fa il pieno nella classifica assoluta: 1° Colosseo (16.690 ingressi), 2° Foro romano e il Palatino (14.173 ingressi) e 3° Pantheon (12.569). #domenicalmuseo “ha permesso di ammirare – ricordano al Mic -, oltre alle collezioni permanenti, i nuovi spazi e le opere presenti nelle diverse mostre in corso nei luoghi della cultura statali: dalla galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea di Roma con la mostra “Il tempo del futurismo” al parco archeologico del Colosseo con la nuova apertura degli Horrea Piperataria, dalla mostra “Gabriele Basilico. Roma” a Palazzo Altemps ai nuovi spazi di Palazzo Citterio al museo della Grande Brera di Milano, dai capolavori della GNAM in esposizione ai musei reali di Torino alle opere di Michelangelo Pistoletto alla Reggia di Caserta, solo per citarne alcune.

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Pieno di visitatori al museo Archeologico nazionale di Napoli per la #domenicalmuseo (foto mann)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo – Anfiteatro Flavio 16.690; Foro Romano e Palatino 14.173; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.569; area archeologica di Pompei 10.192; museo Archeologico nazionale di Napoli 4.760; Terme di Caracalla 4.096; museo nazionale romano – Palazzo Altemps 3.219; museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 2.578; museo nazionale romano – Palazzo Massimo 2.383; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 2.217; Villa Adriana 1.971; museo Archeologico di Venezia 1.919; museo e area archeologica di Paestum 1.828; parco archeologico di Ercolano 1.488; Villa della Regina 1.464; museo delle Civiltà 1.209; grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.104; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 1.018; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 784; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 766; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 665; museo Archeologico nazionale di Firenze 663; museo Archeologico nazionale di Taranto 651; museo Archeologico nazionale di Ravenna 612; Ostia antica – Castello Giulio II 600; museo Archeologico nazionale di Aquileia 541.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Pittori di miti. Vasi, racconti e ritorni” di Claudia Lucchese con visita alla mostra “Miti greci per principi dauni” apre la terza edizione di “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo”, dieci incontri tra gennaio e dicembre

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_2025_17-gennaio_locandinaCon la conferenza “Pittori di miti. Vasi,

racconti e ritorni” di Claudia Lucchese si apre il nuovo ciclo di incontri di “Chi (Ri)cerca Trova” che torna per il terzo anno a presentare la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Appuntamento venerdì 17 gennaio 2025, alle 16, in Sala Fortuna con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Claudia Lucchese parlerà di “Pittori di miti. Vasi, racconti e ritorni”, illustrando la mostra “Miti greci per principi dauni” in corso nelle sale del Museo, al piano nobile di Villa Giulia (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Miti greci per principi dauni”: 25 reperti trafugati, importante gruppo di vasi apuli e attici a figure rosse, recuperati dai Carabinieri del Tpc e provenienti dall’Altes Museum di Berlino. Destinazione finale il costruendo museo della Legalità a Foggia | archeologiavocidalpassato).

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Rientrati dall’Altes Museum di Berlino lo scorso giugno, a seguito di una complessa operazione di diplomazia culturale, i preziosi vasi a figure rosse decorati con scene mitologiche e di vita quotidiana tratteggiano uno degli aspetti più importanti dell’immaginario delle popolazioni apule del IV secolo a.C. Esposti durante il funerale e deposti poi nel corredo funebre, questi vasi monumentali erano scelti per la loro capacità narrativa e simbolica. La conferenza mira a far conoscere una delle più importanti operazioni di rimpatrio condotte dal ministero della Cultura e dai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale, grazie alla quale questo importante nucleo di reperti è stato riportato in Italia per tornare definitivamente nel territorio di provenienza. L’incontro si concluderà nella sale espositive dove potremo ammirare gli interessanti miti greci, scelti da alcuni dei più importanti pittori apuli, come i celebri Pittori di Dario e dell’Oltretomba, per decorare i grandi vasi e accompagnare i ricchi defunti della Daunia, la regione settentrionale della Puglia, nel viaggio verso l’aldilà.

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L’archeologa Claudia Lucchese (drm-puglia)

Claudia Lucchese, archeologa classica, è funzionaria archeologa alla direzione regionale Musei nazionali Puglia. Si occupa, fin dagli studi accademici, di ceramica apula a figure rosse, in particolare del significato che le immagini e le scene dipinte potevano rivestire per antichi utenti dei vasi. Dal 2018 è direttrice del museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia.

CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi anche nel 2025 apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Un ciclo di appuntamenti di approfondimento sugli studi condotti intorno al museo di Villa Giulia: ci occuperemo dei vasi apuli rientrati dalla Germania, di Veio, Agro Falisco, Cerveteri e Tarquinia, di tutela e conservazione delle pitture etrusche, di novità emerse dagli studi d’archivio e di molto altro ancora. Da gennaio a dicembre 2025, 10 conferenze più un appuntamento speciale extra calendario con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti.

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_2025_locandinaCALENDARIO 2025. Venerdì 17 gennaio, ore 16: Claudia Lucchese “Pittori di miti. Vasi, racconti e ritorni”; venerdì 21 febbraio, ore 16: Luca Mazzocco “Lucio Mariani e Villa Giulia: storie di persone e di capolavori”; venerdì 28 marzo, ore 16: Laura Michetti “Veio Lost City? Ricerche in corso su una città che riemerge”; venerdì 18 aprile, ore 16: Maria Cristina Tomassetti “Tecnica e conservazione della pittura funeraria etrusca nel Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia”; venerdì 16 maggio, ore 16: Carla Tulini “Donare agli dei: le terrecotte votive da Veio. Storie di dispersione e nuove domande di ricerca”; venerdì 20 giugno, ore 16: Claudia Carlucci “Sul tetto e non solo: dei ed eroi nei templi di Veio e Falerii”; venerdì 19 settembre, ore 16: Chiara Mottolese “Tornando a Nepi, centro di confine: nuovi dati dalla necropoli di S. Paolo”; venerdì 17 ottobre, ore 16: Manuela Bonadies “Morire bambini. Testimonianze dall’Agro Falisco”; venerdì 21 novembre, ore 16: Fernando Gilotta, Martin Benz, Alessandra Coen, Marina Micozzi “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro Università al lavoro”; venerdì 19 dicembre, ore 16: Antonietta Simonelli “Fuori dell’ordinario. Scoperte e ricerche negli archivi di Villa Giulia”. APPUNTAMENTO SPECIALE: venerdì 3 ottobre, ore 16, John N. Hopkins “Nuovi approfondimenti sull’ecologia creativa di terrecotte in Italia centrale: “Antefixa Project” a Villa Giulia”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Miti greci per principi dauni”: 25 reperti trafugati, importante gruppo di vasi apuli e attici a figure rosse, recuperati dai Carabinieri del Tpc e provenienti dall’Altes Museum di Berlino. Destinazione finale il costruendo museo della Legalità a Foggia

roma_villa-giulia_mostra-miti-greci-per-principi-dauni_locandinaFino al 16 marzo 2025 si potranno ammirare al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia nella mostra “Miti greci per principi dauni”, per poi passare al Castello Svevo di Bari, in attesa di trovare sede nel costituendo museo Archeologico nazionale di Foggia. Sono i 25 reperti archeologici, un importante gruppo di vasi apuli e attici a figure rosse, recuperati nell’ambito di una riuscita operazione di diplomazia culturale condotta con i Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio Culturale e provenienti dalle collezioni di antichità classica dell’Altes Museum di Berlino.

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Inaugurazione della mostra “Miti greci per principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: da sinistra. Massimo Osanna, Alessandro Giuli, Luana Toniolo, Liuigi La Rocca (foto agnese sbaffi / mic)

All’inaugurazione della mostra “Miti greci per principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia col ministro della Cultura Alessandro Giuli sono intervenuti la direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Luana Toniolo; il direttore generale Musei e curatore della mostra, Massimo Osanna; il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale e curatore della mostra, Luigi La Rocca; il procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Roma, Giovanni Conzo; il comandante dei carabinieri Tpc, Gen. D. Francesco Gargaro; il capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, Alfonsina Russo; l’Ambasciatore tedesco in Italia, Hans-Dieter Lucas.

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Inaugurazione della mostra “Miti greci per principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: il ministro Alessandro Giuli col dg Massimo Osanna (foto agnese sbaffi / mic)

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Cratere a volute rosse apulo con Ratto di Persefone, attribuito al Pittore di Dario (340-320 a.C.) esposto nella mostra “Miti greci per i principi dauni” (foto mic)

Il progetto espositivo, a cura di Luigi La Rocca, Massimo Osanna e Luana Toniolo, nasce nell’ambito dell’Accordo di cooperazione culturale siglato il 13 giugno 2024 a Berlino tra i ministeri della Cultura italiano e tedesco, la Fondazione per l’Eredità Culturale della Prussia (SPK) e il Museo di Berlino. Grazie a questa intesa, raggiunta a valle di un importante lavoro delle Procure della Repubblica di Roma e Foggia e dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, oltre che degli uffici del ministero della Cultura, è potuto rientrare in Italia un prezioso contesto funerario di 21 vasi apuli provenienti dalla Puglia settentrionale, area abitata dall’antica popolazione dei Dauni, assieme a due vasi attici a figure rosse, un cratere lucano a figure rosse e un frammento di affresco proveniente da una villa di Boscoreale, dichiarati di dubbia provenienza. In virtù della provenienza daunia, i materiali torneranno poi in Puglia e saranno assegnati definitivamente all’istituendo Museo di Foggia presso Palazzo Filiasi, all’esito dei lavori di restauro e adeguamento funzionale attualmente in corso e finalizzati alla realizzazione di un museo dedicato proprio alle attività di contrasto al fenomeno dello scavo clandestino e della illecita esportazione di beni archeologici. Con l’occasione e in virtù del dialogo virtuoso tra Italia e Germania, è stato avviato un programma di prestiti di opere a lungo termine con lo stesso museo berlinese, grazie alla collaborazione dei parchi archeologici di Paestum e Velia e del museo Archeologico nazionale di Napoli.

“Questa mostra porta con sé il concetto di diplomazia culturale, di cooperazione, di amicizia con una nazione così importante come la Germania”, interviene il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “e con un allestimento completamente orientato all’idea dell’inclusione e dell’accessibilità che è un esempio modello da seguire in tutte le realtà museali”.

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Allestimento della mostra “Miti greci per i principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto agnese sbaffi / mic)

“Grazie all’attività di diplomazia culturale del ministero della Cultura è stato possibile sottoscrivere questo importante Accordo di cooperazione con la Fondazione dell’Eredità Culturale Prussiana che ha consentito la restituzione all’Italia di 25 preziosi reperti archeologici, precedentemente esposti presso l’Altes Museum di Berlino”, commenta il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, Luigi La Rocca. “I pregiati manufatti di produzione apula e attica, tra cui crateri di grandi dimensioni a figure rosse, piatti decorati, una kylix, skyphoi, anfore e un’hydria, possono ora essere ammirati nella suggestiva cornice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per essere restituiti alla collettività e infine esposti in Puglia, il luogo dal quale furono scavati clandestinamente e successivamente esportati.  Un nuovo successo delle istituzioni italiane deputate alla tutela del patrimonio culturale e al contrasto dei traffici illeciti dei nostri beni archeologici”.

“Questo progetto è il risultato emblematico di un’operazione culturale di successo, incarnata dall’intesa conclusa con la Fondazione dell’Eredità Culturale Prussiana”, ricorda il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Grazie a questo accordo, frutto di un significativo lavoro delle Procure, dei Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale e, naturalmente, degli uffici del ministero della Cultura, torna in Italia un importante nucleo di vasi apuli e attici a figure rosse, originari dell’area della Puglia settentrionale, storicamente abitata dagli antichi Dauni. Considerata la loro provenienza, dopo l’esposizione a Villa Giulia e il successivo allestimento presso il Castello Svevo di Bari, questi materiali saranno definitivamente destinati al costituendo Museo di Foggia, che sarà dedicato proprio alle attività di contrasto all’illecita esportazione di beni archeologici. Un progetto di ampio respiro dunque, che parla di diplomazia culturale, salvaguardia del patrimonio, pubblica fruizione e promozione della legalità, in un’ottica di rete e collaborazione tra istituzioni”.

“La restituzione di questi manufatti è in linea con la posizione di principio dei Musei Berlinesi nei confronti delle antichità”, spiega l’ambasciatore tedesco in Italia, Hans-Dieter Lucas, “e rappresenta un altro bell’esempio per la già esemplare cooperazione tra Germania e Italia nel settore della tutela e della restituzione di beni culturali. Abbiamo un interesse comune a proteggere i beni culturali con valore identitario da saccheggi, scavi illegali, furti e contrabbando. Poiché il furto e il contrabbando di opere d’arte e beni culturali non creano solo ingiustizia e danni materiali, già di per sé gravi, ci privano anche dell’opportunità di conoscere meglio la tradizione, i proprietari e gli ideatori di questi reperti”.

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Inaugurazione della mostra “Miti greci per principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: il comandante dei carabinieri Tpc, Gen. D. Francesco Gargaro (foto agnese sbaffi / mic)

“Il patrimonio culturale di una nazione rappresenta la propria identità storica da proteggere e conservare, quale testimonianza incancellabile delle proprie radici e tradizioni”, sottolinea il comandante dei carabinieri Tpc, Gen. D. Francesco Gargaro. “Quando opere d’arte vengono sottratte al loro contesto originario, non solo viene violata la norma a tutela del Paese di provenienza, ma viene cancellata la traccia dell’identità culturale di un popolo. È per questo che con profonda soddisfazione, con l’inaugurazione al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia della mostra “Miti greci per principi dauni”, viene celebrato un altro importante recupero di straordinari reperti archeologici costituiti da un corredo di 21 vasi apuli del IV sec. a.C. di inestimabile valore, frutto di scavi clandestini operati in Puglia negli anni ’70-’80. Questo rimpatrio testimonia un’efficace azione sinergica posta in essere tra i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il ministero della Cultura, le autorità giudiziarie di Roma e Foggia e l’istituzione museale di Berlino. Pertanto, l’accordo siglato tra il ministero della Cultura italiano e l’Altes Museum di Berlino costituisce un vero e proprio modello di cooperazione per tutte le future attività di diplomazia culturale tra lo Stato italiano e le altre nazioni nell’opera di recupero e restituzione di beni d’arte sottratti ai territori e alle comunità di origine”.

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Inaugurazione della mostra “Miti greci per principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: il capo dipartimento Alfonsina Russo con l’ambasciatore Hans-Dieter Lucas (foto agnese sbaffi / mic)

“Il museo di Villa Giulia già custode del celebre Cratere di Eufronio dal 2009 al 2015, simbolo del successo delle politiche di diplomazia culturale del nostro Paese, rappresenta il luogo ideale per celebrare il ritorno di questo significativo gruppo di reperti archeologici, finora conservati all’Altes Museum”, aggiunge il capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, Alfonsina Russo. “Questi vasi straordinari, con le loro affascinanti narrazioni mitologiche, saranno ora protagonisti, prima di tornare definitivamente in Puglia, di due importanti mostre che ne potranno esaltare il valore storico e culturale. Con l’occasione e in forza del proficuo dialogo tra Italia e Germania, è stato inoltre avviato un programma di prestiti di opere a lungo termine con lo stesso museo berlinese, grazie alla collaborazione dei parchi archeologici di Paestum e Velia e del museo Archeologico nazionale di Napoli. Una iniziativa che non solo conferma la qualità dell’impegno dell’Italia per la protezione del patrimonio culturale, ma che dà vita ad un ampio programma di valorizzazione e fruizione integrata”.

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Allestimento della mostra “Miti greci per i principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto agnese sbaffi / mic)

“La mostra “Miti greci per principi dauni” allestita a Villa Giulia”, spiega la direttrice Luana Toniolo, “è una mostra che celebra il rientro di 25 reperti dall’Altes Museum di Berlino. Una mostra accessibile, anzi direi accogliente. Una mostra che infatti nella prima sala, con un allestimento immersivo che integra LIS, racconta gli specifici miti dei primi cinque grandi vasi: miti a volte poco noti come il mito di Reso o di Diomede come fondatore della Daunia ad altri miti più grandi come la gigantomachia o il ratto di Persefone. Nella seconda sala un grande video ci racconta i rituali funerari dauni e il rientro dei vasi in Italia e la loro apertura nell’emozione generale a Villa Giulia. La mostra si conclude con altri reperti non pertinenti all’area di Arpi, il più importante e esteso insediamento della Daunia, ma provenienti dal mondo attico e dalla Lucania”.

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Cratere a volute rosse apulo con scena di Gigantomachia, attribuito al Pittore dell’Oltretomba (330-310 a.C.) esposto nella mostra “Miti greci per i principi dauni” (foto mic)

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Il ministro Giuli segue i supporti multimediali della mostra “Miti greci per i principi dauni” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto agnese sbaffi / mic)

Tra gli oggetti in mostra un gruppo di straordinari vasi a figure rosse di grandi e medie dimensioni – ben attribuibili per caratteristiche stilistiche ad alcuni dei ceramografi più noti e prolifici, attivi nella seconda metà del IV secolo a.C., come il Pittore di Dario e il Pittore dell’Oltretomba -, e due vasi attici, prodotti cioè nella regione di Atene, e uno lucano pure appartenenti al rimpatrio da Berlino. Oggetti di lusso prodotti essenzialmente per essere deposti nelle tombe e decorati con scene mitologiche. Grazie a un allestimento immersivo e accessibile, le opere raccontano la loro storia e quelle degli dei e degli eroi in essi raffigurati. Il nucleo di reperti compariva nell’elenco di beni trafugati dal noto trafficante d’arte Giacomo Medici, condannato nel 2009 per traffico illecito di beni culturali. In base alle indagini, fu prima acquisito da una famiglia svizzera (collezione Cramer) e poi venduto all’Altes Museum dal commerciante di antichità Christopher Leon, per 3 milioni di marchi nel 1984.

 

Aquileia. Bilancio campagna 2024: nuove scoperte alle Grandi Terme, dalla grande abside del frigidarium alle statue, alle colonne colossali. Gli archeologi dell’università di Udine hanno anche anticipato all’inizio del IV secolo d.C. la costruzione del maestoso complesso termale

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Grandi terme di Aquileia, scavi archeologici dell’università di Udine: la grande abside del frigidarium, vista dal drone (foto uniud)

Un’abside (ambiente semicircolare) monumentale di circa 30 metri di ampiezza, una decina di parti di statue di divinità e di imperatori, o alti dignitari, e frammenti di colonne, tra cui una colossale del cosiddetto marmo africano (l’odierna Turchia). Sono le principali scoperte fatte nell’area delle Grandi Terme di Aquileia dagli archeologi dell’università di Udine nell’ultima campagna di scavi. Gli studiosi dell’ateneo friulano hanno inoltre scoperto che la costruzione del complesso è iniziata intorno al 300 d.C., cioè almeno un decennio prima di quanto finora ipotizzato. E questo grazie all’analisi radiocarbonica di un palo di ontano utilizzato dai romani per la bonifica dell’area al momento della costruzione dell’edificio e portato alla luce durante gli scavi. La missione è condotta su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione scientifica e il supporto finanziario della Fondazione Aquileia. Le ricerche sono condotte da un team di archeologi del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’università di Udine guidato da Matteo Cadario, insieme a Marina Rubinich e Antonio Dell’Acqua, e con la collaborazione scientifica della Fondazione Aquileia e del suo direttore, Cristiano Tiussi. Agli scavi hanno partecipato anche 35 studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale dell’Ateneo e della Scuola di specializzazione in beni archeologici. La presenza dell’Ateneo friulano alle Grandi Terme è ormai consolidata da oltre due decenni. Le prime ricerche infatti risalgono al 2002. Nelle campagne di scavo annuali, in concessione ministeriale, si sono formati oltre 700 studenti di archeologia che hanno potuto acquisire i crediti di tirocinio previsti dal loro percorso di studio. Dal 2016, anno della prima concessione di scavo dal Ministero, allora dei beni e delle attività culturali, fu avviata una nuova e proficua collaborazione con la Soprintendenza e con la Fondazione Aquileia, che aveva appena acquisito l’area in gestione, e che partecipa attivamente alla progettazione dei nuovi interventi di scavo e alla loro valorizzazione.

“Le novità portate alla luce nella campagna 2024 sono di valore straordinario sia per lo stato di conservazione delle strutture che per il significato dei reperti rinvenuti per la ricostruzione della funzione dell’edificio”, sottolinea il direttore degli scavi Matteo Cadario. Nel corso dei 23 anni di scavo dell’area, iniziato nel 2002, l’Ateneo friulano sta progressivamente mettendo in luce la grandiosità e lo sfarzo delle Grandi Terme, confermando anche l’importanza strategica di Aquileia durante l’impero romano. “Le evidenze emerse e i nuovi dati acquisiti grazie agli scavi dell’università di Udine”, dichiara la soprintendente, Valentina Minosi, “dimostrano l’importanza della collaborazione proficua che si è da anni instaurata fra Università e Soprintendenza e che si esplicita attraverso l’affidamento in concessione delle attività di scavo da parte del Ministero della cultura e attraverso il costante confronto fra le Istituzioni sulle indagini conoscitive svolte e per assicurare le attività di tutela”.

LA GRANDE ABSIDE DEL FRIGIDARIUM. La scoperta dell’abside di 30 metri, muri compresi, è avvenuta nell’area del percorso balneare delle terme. Era infatti aperta sulla grande aula del frigidarium (la zona destinata ai bagni in acqua fredda). Pavimentata in lastre di marmo e di calcare, l’abside chiude a est l’asse centrale delle terme. Trova una perfetta corrispondenza nella più piccola abside del calidarium (la zona destinata ai bagni in acqua calda), larga 15 metri, situata sul lato opposto e messa in luce tra il 2021 e il 2023. Le fondazioni dei muri dell’abside, larghe più di 5 metri, dovevano sostenere un imponente alzato a più piani che doveva contenere nicchie per statue e serviva anche da facciata monumentale delle terme verso la città di Aquileia. “È una novità eccezionale”, spiega il professor Cadario, “che conferma ulteriormente lo splendore e la maestosità dell’edificio e consente di comprenderne meglio la pianta. Come si comprende dai confronti con le terme Erculee di Milano e con le Kaiserthermen di Trier, il modello è caratteristico delle terme imperiali di età tetrarchica, ossia costruite tra il 293 e il 305 d.C., quando l’impero fu governato da quattro imperatori”.

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Frammento di statua togata proveniente dalle Grandi Terme di Aquileia, scoperta nella campagna 2024 (foto uniud)

LE STATUE E LA COLONNA. Nel corso dello scavo è stata scoperta anche una decina di frammenti di statue di epoche diverse. Le statue furono riunite all’inizio del IV secolo d.C. per ornare adeguatamente il frigidarium, che si presentava quindi come la sala più splendida dell’edificio. Spiccano due parti di statue maschili in toga, una in origine colossale, e una statua con indosso la corazza di dimensioni pari al vero, probabilmente raffiguranti in origine imperatori o alti dignitari. Ma sono stati trovati anche alcuni frammenti di statue di divinità, tra cui la parte inferiore di un Esculapio, dio della medicina, e una probabile statuetta di Giove con egida (la pelle della capra Amaltea che il dio usava come mantello). Sono stati portati alla luce anche diversi elementi dell’architettura dell’edificio, che spesso dovevano essere stati recuperati da edifici più antichi per essere riusati. “Il frigidarium doveva ospitare colonne colossali di marmo africano”, commenta Antonio Dell’Acqua, “e basi riccamente decorate, simili a quelle impiegate nelle terme inaugurate da Caracalla a Roma nel 216 d.C.”. Dalla stessa zona proviene anche la statua di Diomede scoperta dagli archeologi dell’Ateneo friulano nel 2003 a conferma della ricchezza dell’arredo scultoreo che contribuiva a trasformare le terme imperiali tardoantiche in “musei”. Le indagini proseguiranno anche nel settore dove sorgeva il caldarium e nel settore corrispondente a una serie di ambienti di più fasi adiacenti il corpo centrale nella zona Nord-Est dell’edificio.

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Grandi Terme di Aquileia: campagna di scavo 2024, veduta da drone dell’abside del calidarium (foto uniud)

Retrodatato l’inizio della costruzione. Gli archeologi dell’università di Udine hanno anche scoperto che i lavori di costruzione delle Grandi Terme sono iniziati probabilmente all’inizio del IV secolo d.C. anziché diversi decenni più tardi. “Abbiamo fatto analizzare al carbonio 14”, racconta Marina Rubinich, “un palo di ontano che abbiamo scoperto effettuando un carotaggio nell’area dell’abside del frigidarium, e che era stato utilizzato dai romani per bonificare la zona prima di costruire il muro”. La costruzione dell’edificio iniziò quindi al tempo di Massimiano e Diocleziano, i due Augusti che abdicarono nel 305 d.C. Costantino, che conquistò Aquileia nel 312 d.C., potrebbe quindi aver solo completato l’opera, prima del 325, appropriandosi però del merito e intestandosi le terme.

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: fotopiano dell’abside del frigidarium (foto uniud)

La collaborazione con Fondazione Aquileia. “L’area delle Grandi Terme non smette di rivelare nuovi e importanti tasselli della sua affascinante storia grazie all’impegno congiunto dell’università di Udine e della Fondazione Aquileia sancito da un accordo di collaborazione scientifica ed economica”, affermano il presidente Roberto Corciulo e il direttore Cristiano Tiussi. “La prosecuzione e l’ampliamento delle ricerche archeologiche nelle aree conferite dal ministero della Cultura rappresentano una fonte inesauribile di conoscenza e costituiscono perciò una delle linee strategiche fondamentali della Fondazione Aquileia verso la costituzione del parco archeologico”, spiegano Corciuolo e Tiussi. “Il Piano strategico degli interventi, approvato ad aprile 2024, definisce anche per il prossimo quinquennio un sostanzioso impegno economico per le indagini in collaborazione con le Università – evidenziano i vertici della Fondazione –. Nel caso specifico, abbiamo inteso intraprendere programmaticamente nel Piano i passaggi preliminari per l’apertura al pubblico dell’area delle Grandi Terme, la più vasta tra quelle conferite dal ministero della Cultura alla Fondazione Aquileia con i suoi 8 ettari di estensione. Essa include – spiegano Corciulo e Tiussi – due complessi monumentali di primaria importanza nell’urbanistica aquileiese, le terme e il teatro, e inoltre si collega a due aree già aperte al pubblico, il decumano di Aratria Galla con le mura altomedievali e il Sepolcreto. Due distinti itinerari attraverseranno questa zona: uno più prettamente archeologico, l’altro di carattere naturalistico collegato alla storica Roggia del Mulino, della quale stiamo trattando con il Demanio il conferimento e la gestione. Così come per lo scavo del vicino teatro, la collaborazione con l’università di Udine – sottolineano infine Corciulo e Tiussi – pone anche le basi per pensare concretamente alla futura valorizzazione del complesso termale, di cui nel progetto scientifico allegato all’accordo di programma si è inteso prima di tutto determinare le considerevoli dimensioni. L’emozionante scoperta dei numerosi frammenti di statue avvenuta quest’anno, oltre a quella già nota dei bellissimi mosaici, rendono la sfida ancor più affascinante”. 

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: colonna colossale in marmo africano (foto uniud)

Il contesto storico. Le Grandi Terme di Aquileia, o Thermae felices Constantinianae, come sono chiamate nell’iscrizione di una base di statua di Costantino rinvenuta nell’area, erano state realizzate in una città che era uno dei porti principali del Mediterraneo e una delle nuove residenze imperiali. In età tetrarchica l’impero era stato infatti suddiviso tra quattro imperatori, due Augusti e due Cesari. Gli imperatori cessarono di abitare a Roma, scegliendo altre città, tra cui Aquileia, come loro sedi e dotandole degli edifici adeguati al prestigio di una “capitale”. “La collocazione delle terme nello spazio dell’ampliamento della città protetto dalle nuove mura tardoantiche”, sottolinea Cadario, “prova inoltre la volontà imperiale di beneficare l’otium della popolazione aquileiese, dotandola di una magnifica struttura termale, come avvenne anche a Milano, Trier, Arles, Antiochia e poi Costantinopoli”.

Gli scavi dell’università di Udine, ricollegandosi a quelli condotti dalla locale Soprintendenza archeologica nel corso del ‘900, hanno permesso di ricostruire un edificio “fuori scala” anche per una città importante come Aquileia. Un complesso con elevati superiori a 10 metri e un corpo centrale di circa 10000 metri quadrati di estensione e un fronte di ben 138 metri, paragonabile quindi solo alle grandi terme imperiali costruite a Roma e nelle altre nuove “capitali”. Come di norma nelle terme imperiali, l’edificio era organizzato intorno a un asse centrale di più di 90 metri di lunghezza, formato dalle sale che offrivano bagni in acque di temperature diverse (caldariumtepidarium e frigidarium) secondo il modello di pratica balneare tipico del mondo romano.

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: pavimento dell’abside in lastre di pavonazzetto (foto uniud)

Il fulcro dell’edificio era l’enorme frigidarium pavimentato in lastre di marmi colorati, affiancato da due grandi spogliatoi (apodyteria), a nord e a sud, con raffinati pavimenti musivi. In particolare, dall’aula nord provengono gli splendidi mosaici opera di maestranze greco-orientali, oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, e raffiguranti soggetti marini e atletici. Questi ultimi ricordano che le terme imperiali ospitavano anche spazi per allenamento e agonismo sportivo, attività che proprio i tetrarchi stessi spesso sponsorizzarono, confermando così la coerenza dell’impianto aquileiese con l’ideologia tetrarchica. Al corpo centrale si ricollegano gli ambienti del settore nord-orientale dove è ancora visibile la sovrapposizione di tre fasi successive, con ambienti musivi nelle ultime due. Questa sequenza dimostra che la frequentazione dell’edificio continuò fino alla fine del V secolo d.C. In seguito, tra il VI e il VII secolo i resti dell’edificio, parzialmente crollati, furono riutilizzati a fini abitativi, mentre, dopo il definitivo abbandono e il crollo finale di volte ed elevati, l’edificio diventò una cava di marmi e mattoni da riutilizzare come materiale da costruzione o da cuocere per ottenere calce.

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Grandi terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: frammenti di tre statue (foto uniud)

La spoliazione dei resti delle terme continuò tra XIII-XIV secolo eliminando tutti i resti delle strutture fino alle fondazioni dei muri e trasformando completamente l’aspetto del sito. Prima dell’inizio degli scavi moderni l’area si presentava infatti come un campo coltivato (Braida Murada), reso tale proprio grazie a grandi riporti di terra disposti sulle macerie. Oggi delle terme si conservano quindi solo i pavimenti circondati dalle trincee di spoliazione dei muri depredati fino all’età moderna. Varie zone dell’edificio sono state indagate più volte nel corso del XX secolo dalla locale Soprintendenza e da alcuni dei nomi più noti dell’archeologia aquileiese: Giovanni Battista Brusin (1922-1923); Luisa Bertacchi (1961); Paola Lopreato (1981-1987).