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Il futuro di Pompei con un turismo sostenibile dopo l’emergenza coronavirus: il direttore Massimo Osanna ne parla al webinar “Sostenibilità territoriale del Patrimonio culturale e del turismo” con la partecipazione del ministro Franceschini

Il Vesuvio domina l’orizzonte dal foro di Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Come far interagire proficuamente la cultura, i trasporti, l’ambiente attraverso un supporto multimediale e tecnologico intelligente, al fine di migliorare la fruibilità dei siti museali e del turismo in genere? Ne parlerà il direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna intervenendo il 29 maggio 2020 alle 15.30 al webinar dedicato alla “Sostenibilità territoriale del Patrimonio culturale e del turismo”, organizzato dalla Camera Forense Ambientale, organismo tecnico di valenza nazionale, insieme a Remtech, società impegnata in tecnologie per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il tema del turismo sostenibile sarà trattato in un confronto con il ministro per i Beni le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini, e il direttore generale ISPRA, Alessandro Bratti, nella prima parte dell’evento a partire dalle 14; a seguire (ore 15.30) sono previsti gli interventi del direttore generale Massimo Osanna, assieme a Fabio Pressi, CEO di Infoblu S.p.A (Gruppo Telepass) e Renzo Iorio, CEO di Nugo S.p.A. (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane). Il turismo sostenibile risponde ad alcuni requisiti essenziali: accettabile a lungo termine dal punto di vista ecologico; dimensionato nel tempo, per ridurre gli effetti legati alla stagionalità, e nello spazio, individuando la capacità di accoglienza del territorio; realizzabile ed equo sul piano economico e sociale, prodotto di un’interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori; non estraneo all’identità del luogo.

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Le prospettive di ripresa di Pompei, luogo simbolo per eccellenza della cultura e del turismo, sia da un punto di vista economico, culturale, sia in termini di cambiamenti della fruizione, imposti dalla recente emergenza sanitaria, e di prospettive future e opportunità di migliorare qualitativamente e in piena sicurezza le visite, grazie al supporto della tecnologia e del digitale, saranno oggetto dell’intervento del Direttore Osanna. Per le iscrizioni al webinar: https://www.bitmat.it/webinar-restart-in-green-sostenibilita-territoriale-patrimonio-culturale-e-turismo

Pompei. Il parco archeologico riapre il 26 maggio con un percorso prestabilito in sicurezza. Ecco quello che si può vedere con alcune novità in anteprima

Riapre il parco archeologico di Pompei con percorsi in sicurezza (foto parco archeologico di Pompei)

L’annuncio “generico” qualche settimana fa: Pompei pronta alla riapertura. Ora c’è la data. Si parte il 26 maggio 2020 con una prima fase di due settimane che consentirà una passeggiata lungo le strade della città antica, per tornare ad ammirare i luoghi più rappresentativi del sito e godere delle loro atmosfere uniche, secondo un percorso prestabilito, su fasce orarie, e con le necessarie misure di distanziamento previste dal Ministero della Salute. Già in questa prima fase sarà possibile accedere ad alcune case dotate di ampi spazi, e scoprire alcune novità in anteprima, come la Domus di Cornelio Rufo dal bel peristilio (giardino colonnato) che ingloba il florido giardino, di recente restaurata. Dal 9 giugno 2020 seguirà una seconda fase, con due itinerari accessibili dagli ingressi di Porta Marina e Piazza Anfiteatro, con l’apertura di ulteriori spazi inediti e domus, dotate di ingresso e uscita separate, e con il supporto della tecnologia per organizzare e monitorare i flussi.

Il peristilio con florido giardino della domus di Cornelio Rufo a Pompei (foro parco archeologico di Pompei)

La casa degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

“Siamo lieti di annunciare finalmente la riapertura di Pompei”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna, “e di consentire il riavvio delle attività turistiche, che daranno respiro a tante categorie che di cultura e turismo vivono. Le attività di manutenzione, grazie al lavoro dei tanti restauratori, operai e tecnici del Parco, non si sono mai fermate in questo periodo, al fine di garantire la tutela e la salvaguardia del sito ed essere pronti alla ripartenza. Riapriamo nel pieno rispetto della normativa, ma anche con novità che arricchiranno gli itinerari, trasformando le limitazioni di una visita con percorsi contingentati e obbligati, in un’opportunità di approfondimento. Sarà una Pompei da godere senza fretta e con maggiore tranquillità. Inoltre, già nella prima fase sarà possibile attraversare tutta la città, dall’Anfiteatro al Foro, anche con possibilità di seguire un itinerario del verde dei giardini pompeiani. Dai Praedia di Giulia Felice, agli Amorini dorati, alla Casa di Cornelio Rufo, riaperta dopo lungo tempo, ai giardini della Palestra grande e alla stessa necropoli di Porta Nocera o al vigneto dell’orto dei fuggiaschi. La prima fase sarà occasione, soprattutto, per le comunità dell’area vesuviana di tornare in un luogo, Pompei, che più di ogni altro rappresenta l’identità di un territorio e che si trasforma in un vero Parco urbano. Dalla seconda fase speriamo di poter accogliere visitatori da più parti di Italia e riprendere le numerose iniziative in programma, dalle mostre alle riaperture di ulteriori domus restaurate, ma anche di proseguire in maniera spedita con i vari cantieri in corso e avviare i nuovi progetti di scavo”.

La pianta dell’area archeologica di Pompei con i percorsi in sicurezza alla riapertura dopo il lockdown

La palestra grande di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)

Il biglietto di ingresso in questa prima fase, avrà un prezzo agevolato di 5 euro (fino all’8 giugno) e sarà acquistabile esclusivamente on-line sul sito http://www.ticketone.it ( gratuità e riduzioni come da normativa). Gli orari di visita saranno i seguenti: 9-19 (ultimo ingresso alle 17.30), con un giorno di chiusura settimanale, il lunedì. La prenotazione sarà possibile anche nella stessa giornata, fino a esaurimento disponibilità. Al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 40 persone per turno. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta. L’abbonamento Pompei365 sarà prorogato per il numero di giorni, corrispondenti a quelli di chiusura connessi all’emergenza sanitaria. Il biglietto gratuito per l’accesso singolo dovrà essere richiesto sul sito http://www.ticketone.it I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner e dovranno indossare la mascherina obbligatoriamente anche durante tutta la presenza nel sito, oltre rispettare la distanza fisica di 1 m all’aperto e 1,50 al chiuso, nel sito e al suo esterno.

La palestra grande e l’anfiteatro di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)

Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da COVID-19 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata dal Parco. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. L’ingresso unico sarà quello di Piazza Anfiteatro, con possibilità di uscita, attraverso il tempio di Venere, da Piazza Esedra o da Porta Marina. La visita si svilupperà lungo un percorso a senso unico, segnalato all’interno del sito. Sarà possibile passeggiare all’interno dell’Anfiteatro, nel giardino della Palestra grande e nei Praedia di Giulia Felice, ma anche attraversare la necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei fuggiaschi, arrivare al quartiere dei teatri e al Foro triangolare. Da via dell’abbondanza, inoltre, si potrà raggiungere il Foro con tutti i suoi edifici pubblici e religiosi, visitare lo spazio esterno delle Terme Stabiane o risalire via Stabiana fino a via del Vesuvio dove ammirare la casa di Leda e il cigno, la domus gli Amorini Dorati e le Terme centrali. Presso l’ingresso di Piazza Anfiteatro sarà possibile richiedere un servizio visite guidate, dalle 9 alle 13, a cura delle guide della Regione Campania e nazionali. I visitatori con difficoltà motoria potranno, entrando dall’ingresso di piazza Anfiteatro, seguire il percorso facilitato “Pompei per tutti”. In questa fase, è previsto il ritorno, rispettando le distanze e le precedenze di visita, verso il varco di piazza Anfiteatro, unica uscita in questa fase.

Pompei si prepara alla riapertura in due fasi: prima la comunità a fine maggio con una passeggiata sicura, poi a metà giugno i turisti con un’offerta innovativa, visita delle domus e monitoraggio dei flussi

Il parco archeologico di Pompei, chiuso per emergenza coronavirus, potrebbe riaprire a fine maggio 2020

Pompei si prepara alla riapertura in due fasi. Il parco archeologico di Pompei ha avviato in questi giorni un confronto con le istituzioni locali – il Comune, il Santuario, e le forze dell’ordine, Polizia e Carabinieri – per coordinare le modalità di riapertura in sicurezza del sito di Pompei e definire le varie fasi operative. “Si sta lavorando in piena sinergia con il territorio e con i vari attori coinvolti, affinché i visitatori possano quanto prima, nuovamente accedere al sito”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna. “La prima fase di apertura sulla quale stiamo ragionando, ci consentirà di valutare la risposta della comunità, che è stata la prima a risentire delle conseguenze della chiusura del sito, in vista poi della fase successiva. Per questo secondo momento, stiamo definendo percorsi di visita sicuri, ma che possano anche trasformare la visita in un momento di approfondimento, con un’offerta innovativa. Saranno, infatti, previsti accessi anche ad ambienti e domus inediti. Oltre alle istituzioni locali e ai sindacati, abbiamo ascoltato le associazioni di categoria turistiche per recepire le loro richieste e andare incontro alle loro esigenze. Ora è importante ripartire per rimettere in moto la macchina organizzativa e soprattutto lanciare un positivo segnale di ripresa, che interesserà non solo direttamente il sito archeologico ma tutto il comparto turistico cittadino e nazionale”.

L’arco onorario al foro di Pompei in un’immagine di Cesare Abbate

Come già precedentemente condiviso con le organizzazioni sindacali del Parco archeologico, si è proposto di iniziare con una fase sperimentale di due settimane, da fine maggio, che prevedrà una passeggiata lungo le strade della città antica, per tornare ad ammirare i luoghi più rappresentativi del sito, secondo un percorso predefinito e con le necessarie misure di distanziamento previste dal ministero della Salute, a garanzia tanto dei visitatori quanto dei lavoratori e del personale di vigilanza in servizio. In attesa di una seconda fase, con itinerari che contempleranno anche l’accesso a diverse domus, ampie o dotate di ingresso e uscita separate, e con il supporto della tecnologia per organizzare e monitorare i flussi. L’ingresso privilegiato all’inizio sarà quello di piazza Anfiteatro, in quanto vicino al centro della città moderna, per offrire un segnale di apertura alla comunità pompeiana e far dell’area archeologica un Parco Urbano fruibile ai cittadini. Successivamente saranno diversificati gli accessi e i relativi itinerari di visita.

#iorestoacasa. Il direttore del parco, Massimo Osanna, ci fa scoprire un altro aspetto particolare del Foro triangolare di Pompei: nel II sec. a.C. si costruisce il teatro in pietra e si ristruttura il tempio di Atena

Nuovo flash del direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, dal Foro Triangolare di Pompei, che stavolta si sofferma sulle trasformazioni avvenute nel II sec. a.C. proprio di questo luogo emblematico della città vesuviana. “Nel II sec. a.C. quando si costruisce il teatro di Pompei”, spiega Osanna, “si ristruttura completamente il santuario di Atena nel foro triangolare. In quell’occasione si costruisce il grande sagrato che circonda il santuario e che borda il teatro. Per realizzare questo piazzale si creano delle enormi colmate che vanno a riempire lo spazio con interstizio che ancora esisteva tra la cavea del teatro e il tempio dorico. Quindi un enorme lavoro di colmata che abbiamo scavato proprio quest’estate e che ci ha dato importanti informazioni per ricostruire la storia di questo luogo emblematico di Pompei. Tutti i materiali che vengono scaricati nella colmata sono materiali sacri, materiali che decoravano i templi più antichi, sono votivi che non erano più in funzione e che erano stati danneggiati. Un’enorme colmata piena di materiali che ci racconta un pezzo straordinario di storia pompeiana. Tutti questi materiali si arrestano nella seconda metà del II sec. a.C., confermando quindi l’epoca di ristrutturazione del santuario da un lato e la costruzione di questo teatro che doveva dare a Pompei l’aspetto di una grande città adeguata alle mode del momento. Un teatro per spettacoli tragici, per commedie alla greca che doveva ospitare 4mila persone in un momento, questo, il II sec. a.C., in cui neanche Roma aveva un teatro in pietra. Ma le città ricchissime della Campania nel II sec. a.C. erano già molto avanti”.

#iorestoacasa. Pompei: un volo con il drone sulla città antica e nei nuovi scavi alla scoperta delle domus venute alla luce nella Regio V. Un esclusivo tour virtuale con la narrazione del direttore Massimo Osanna

Il mosaico di Orione nella Casa di Orione a Pompei (foto da drone del parco archeologico di Pompei)

È la primavera del 2018 quando Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, annuncia che a Pompei si torna a scavare su vasta scala. “La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici”. Gli interventi interessano soprattutto la Regio V. In questi due anni è stato tutto un susseguirsi di grandi ritrovamenti e di eccezionali scoperte (di cui archeologiavocidalpassato ha dato puntuale notizia): la casa del Giardino con gli splendidi affreschi del triclinio e il portico dipinto; la casa di Orione con le pitture di Primo stile e il mosaico di Orione, unico nel suo genere; ma anche gli ambienti della vita di tutti i giorni. Uno spaccato straordinario della vita quotidiana della città.

Un volo con il drone sulla città antica e nei nuovi scavi alla scoperta delle domus venute alla luce nella Regio V: un esclusivo tour virtuale con Massimo Osanna direttore del Parco archeologico di Pompei. Tutto questo è visibile sul canale YouTube del MiBACT, dove dall’inizio dell’emergenza coronavirus i musei, i parchi archeologici e gli istituti autonomi statali stanno fornendo contributi audiovisivi di ogni genere per permettere alle persone di continuare a godere del patrimonio culturale nazionale. Gli scavi della Regio V, resi possibili dal Grande Progetto Pompei, hanno portato alla luce ambienti straordinari dell’antica città: strade, edifici con balconi, la Casa del Giardino, di cui i paleobotanici hanno ricostruito interamente la flora, e la Casa di Orione, con i due straordinari mosaici di ispirazione egizia che narrano il catasterismo dell’eroe greco nell’omonima costellazione. Come visibile dalle suggestive immagini riprese dall’alto grazie al volo del drone, la Regio V si affaccia sulla via di Nola, una delle grandi arterie di Pompei, una zona ricca di attività commerciali e di case sfarzose, benché non di grandi dimensioni. Segno di quella classe media che nella antica città aveva prosperato fino all’eruzione del 79 d.C.

#iorestoacasa. Il direttore del parco, Massimo Osanna, ci fa scoprire un altro monumento particolare del Foro triangolare di Pompei: un edificio rettangolare ritenuto un heroon, ma che probabilmente era un altare per gli olocausti

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, in questo nuovo video per gli appassionati che sono a casa parla di un luogo particolarmente misterioso del Foro triangolare di Pompei. Un edificio rettangolare, probabilmente a cielo aperto, che ingloba un recinto più piccolo, posto immediatamente a ridosso del tempio arcaico. Si è pensato che fosse un heroon, un luogo di culto dedicato all’eroe, in questo caso ad Eracle che a Pompei ebbe un ruolo così importante da esserne designato come fondatore. “Ma ci potrebbero essere anche altre ipotesi, altre suggestioni”, spiega Osanna. “Forse questo non è altro che un altare. Gli altari sono di solito davanti ai templi: questo è proprio in asse con la scalinata d’ingresso, quindi sarebbe nel luogo ideale per poter individuare un altare”. Ma perché un altare così strano? “Forse era un altare destinato a sacrifici particolari, che richiedevano un fuoco particolarmente corposo perché c’erano delle vittime da sacrificare con un rito che i greci chiamavano olocausto, quel rito in cui si bruciavano completamente le vittime da dedicare alla divinità”. Mentre in altri riti si bruciano le vittime dividendone una parte per gli dei e una parte per gli uomini, che quindi possono anche mangiare queste carni, nel rito che prevede l’olocausto la vittima viene completamente bruciata all’interno dell’altare. “E forse questo è proprio il caso dell’altare nel foro triangolare di Pompei”. Questo luogo è un po’ misterioso anche per la sua cronologia. “Si è pensato che fosse un luogo antico dove qui si svolgevano dei riti già prima della colonia romana. Gli scavi più recenti mostrano invece una situazione diversa. Il muro che recinge l’altare è stato realizzato dopo il terremoto del 62 d.C., quindi era uno di quei luoghi ristrutturati per consentire, in questo caso, il prosieguo del culto. Dell’altare del periodo arcaico ormai non abbiamo più traccia”.

#iorestoacasa. Nel Foro Triangolare di Pompei la base di una statua di Marco Claudio Marcello dà l’occasione al direttore Osanna di raccontare la storia del nipote prediletto di Augusto

Il Parco archeologico di Pompei è chiuso, si sa. Ma nel rispetto dell’impegno #iorestoacasa ecco una nuova “pillola” per gli appassionati. Nel Foro Triangolare di Pompei si possono ripercorrere delle tracce significative della storia romana. In questo nuovo video il Direttore Generale Massimo Osanna, partendo dalla base della statua sulla quale poggiava la sua statua, ci racconta la storia di Marco Claudio Marcello, un personaggio di grande rilievo per la storia di Roma del I secolo a.C. Marco Claudio Marcello, figlio di Gaio Claudio Marcello, console nel 50 a.C., e di Ottavia minore, sorella dell’imperatore Augusto, di cui era il nipote prediletto. La sua importanza crebbe quando fu chiaro che era uno dei primi candidati alla successione di Augusto. E per scavalcare Tiberio nella linea di successione il suo cursus honorum fu “accelerato” di 10 anni per decreto del Senato del 24 a.C. Ma fu inutile. L’anno dopo, il 23 a.C., Marcello morì a Baia a soli 19 anni. Virgilio lo ricorda nel VI libro dell’Eneide: “Ohi, ragazzo degno di pianto: se mai rompessi i tuoi fati, tu resterai Marcello”. Si racconta che quando Virgilio lesse ad Augusto in anteprima i versi dell’Eneide che parlavano del defunto Marcello, Ottavia svenne per l’emozione.

#iorestoacasa: il parco archeologico di Pompei è chiuso. Ma a fine emergenza Covid-19 si potranno ammirare tre nuove domus (Casa degli Amanti, Casa della Nave Europa, Casa del Frutteto) riaperte al pubblico dopo anni di restauri

I siti di Pompei, Oplontis, Stabia e Boscoreale sono chiusi lo si è detto più volte – fino al 3 aprile 2020 in ottemperanza alle nuove “Misure di contrasto e contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19 “, previste dal DPCM 8 marzo 2020. Come si è scritto che il parco archeologico di Pompei sostiene l’iniziativa #iorestoacasa. Ma quando finalmente si riapriranno i cancelli dell’antica città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. i visitatori troveranno tre domus in più: la Casa degli Amanti, la Casa della Nave Europa, la Casa del Frutteto. Sono state aperte in occasione della visita del ministro Dario Franceschini il 18 febbraio scorso, ma sono state ammirate solo per pochi giorni prima dello stop per decreto. Allora possiamo sfruttare questi giorni chiusi in casa per conoscerle meglio e prepararci a visitarle appena sarà possibile.

Il quadretto con anatre sul fondo del peristilio della Casa degli Amanti a Pompei con inciso il verso Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa degli Amanti. Portata alla luce nel 1933, prende il nome dal verso inciso in un quadretto con anatre sul fondo del peristilio che recita Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt (Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele). La casa, situata nel cuore della Regio I, era chiusa al pubblico dagli anni Ottanta quando, con il sisma, si rese necessario realizzare un ordito di puntelli a sostegno della copertura dell’atrio e del peristilio, occultando e stravolgendo la lettura degli spazi e delle decorazioni della domus. Negli anni lo stato di conservazione della domus era divenuto tale da impedirvi l’accesso perfino ai tecnici. La particolarità più rilevante dell’abitazione consiste nella presenza e nella conservazione pressoché completa del secondo piano del peristilio (giardino colonnato), un tempo accessibile attraverso una scala nel portico settentrionale (di cui è visibile la traccia sulla parete di fondo). Questo secondo piano sembra essere stato aggiunto nel corso del I secolo d.C.

La Casa degli Amanti di Pompei con il peristilio del secondo piano ancora integro (foto parco archeologico di Pompei)

Restauratrice al lavoro nella Casa degli Amanti a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Lo stato di sostanziale integrità in cui furono rinvenute le strutture pertinenti al livello superiore permise, già all’indomani dello scavo, di recuperare la configurazione originaria di questo spazio, restituendo alla percezione e alla conoscenza una soluzione architettonica (peristilio a doppio ordine), che ad oggi rappresenta un unicum a Pompei. Fatta eccezione per le pitture delle fauces e per alcuni pavimenti del II stile, le pitture presenti nella domus furono realizzate in IV stile nel corso del I sec. d.C. In questa domus la messa in sicurezza ha riguardato anche il consolidamento della copertura e dei solai. L’intervento di ripristino delle coperture dell’atrio si è posto in continuità con la riconfigurazione che la domus aveva ricevuto nel complesso, durante i lavori di restauro degli anni Trenta concomitanti allo scavo. Alcuni oggetti rinvenuti nella casa (un braciere, un bacile, una lucerna in bronzo e delle cerniere in osso) sono esposti in una vetrina collocata nell’atrio. L’esposizione rientra nel progetto di musealizzazione diffusa, già avviata da tempo in diversi edifici degli scavi, allo scopo di ricollocare e contestualizzare i reperti negli ambienti del loro ritrovamento.

Il grande graffito inciso sulla parete Nord del peristilio, dove è raffigurata una grande nave da carico, chiamata “Europa” (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa della Nave Europa. La domus deve il suo nome al grande graffito inciso sulla parete Nord del peristilio, dove è raffigurata una grande nave da carico, chiamata “Europa”, affiancata da altre imbarcazioni minori. La casa, il cui nucleo originario risale al III sec. a. C., ha avuto una storia edilizia complessa fatta di numerose modifiche e ampliamenti; nella sua veste attuale, presenta un ampio peristilio con numerosi ambienti disposti in successione sui lati settentrionale e occidentale. Le monumentali colonne in tufo del peristilio e le decorazioni in I stile conservatesi in alcuni ambienti serbano memoria delle fasi edilizie più antiche e dei momenti di maggiore splendore della domus. Di particolare pregio è la decorazione nel cubicolo adiacente all’ingresso, dove il finto rivestimento a blocchi di marmo colorato, tipico di questo stile decorativo, è arricchito dalla presenza, nella parte superiore della parete, di semicolonne ioniche realizzate anch’esse in stucco. Nell’ultima fase di vita della città, la domus doveva, con ogni probabilità, ospitare un’attività produttiva di tipo agricolo; il settore posteriore della casa era, infatti, occupato da un ampio spazio verde, posto su due livelli, coltivato essenzialmente a vigneto con un piccolo orto per legumi e ortaggi.

Il grande albero di fico, immerso nel buio, cui è avvinghiato un serpente dipinto nei cubicoli floreali della Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, mostra gli affreschi della Casa del Frutteto (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa del Frutteto. La casa è stata interessata da interventi di messa in sicurezza nonché dal restauro degli apparati decorativi, questi ultimi realizzati con fondi ordinari del Parco archeologico di Pompei. Limoni e corbezzoli, piante da frutto e ornamentali, uccelli svolazzanti, e un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente. Così erano decorati i cubicoli floreali della Casa del Frutteto a Pompei. Una vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti di questa dimora posta su via dell’Abbondanza, che conserva uno dei più begli esempi di pittura di giardino rinvenuti nella città. Gli affreschi raffigurano in uno degli ambienti un giardino luminoso, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una precisione di dettagli tale da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali e nell’altro, un giardino immerso nel buio della notte, con tre alberi di diversa grandezza, tra cui il grande fico con il serpente, auspicio di prosperità.

Un giardino luminoso della Casa del Frutteto a Pompei, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una precisione di dettagli tale da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali (foto parco archeologico di Pompei)

A differenza di altre case dove la pittura di giardino era riservata alle sale di rappresentanza, qui la si trova nei cubicoli. In alcuni ambienti, le raffigurazioni sono, inoltre, arricchite da motivi egizi con riferimenti a Iside, probabile segno di devozione alla dea da parte del proprietario. La domus, scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951, presenta il classico impianto ad atrio, attorno al quale si dispongono vari ambienti e nella parte posteriore uno spazio verde con un triclinio estivo, utilizzato durante la stagione calda in alternativa al più interno triclinio. I giardini ornamentali, sia raffigurati sulle pareti ad ampliare lo spazio visivo degli ambienti, sia come spazi verdi interni, laddove la dimora lo consentiva, caratterizzavano molte delle abitazioni dell’antica città.

Il Mibact lancia la maratona streaming “L’Italia Chiamò”: così il Paese reagisce all’emergenza Coranavirus. Tra i partecipanti, Massimo Osanna, direttore di Pompei, che ha portato gli appassionati alla scoperta della lunga storia del Foro Triangolare

“L’Italia Chiamò”, diciotto ore di trasmissione in diretta: tutti uniti nel più grande live streaming di tutti i tempi per raccontare al mondo come reagisce l’Italia davanti all’emergenza Coronavirus. “L’Italia Chiamò” è una maratona online promossa da tutti gli italiani. Un modo per contribuire a cambiare la narrazione del Paese e mostrare al mondo la sua capacità di reazione. Una lunga staffetta tra conduttori radio e tv di tutte le emittenti, venerdì 13 marzo 2020 in live streaming, dalle 6 alle 24 su litaliachiamo2020.it, sul canale YouTube del MiBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, su ANSA.it, tra i promotori dell’iniziativa, e su centinaia di altri siti di news e di emittenti che mettono a disposizione le proprie frequenze e i propri spazi per dare un contributo al “risorgimento” del nostro Paese. Si raccontano le storie di chi sta tenendo le scuole aperte con il digitale; delle aziende che si reinventano con lo smart working, di artisti, festival culturali, spettacoli, concerti e mostre sospesi a causa del virus, che trovano nel digitale una nuova forma di intrattenimento. E poi, la più importante: una grande raccolta fondi per sostenere lo sforzo delle professioniste e dei professionisti del sistema sanitario nazionale, con donazioni sul conto corrente della protezione civile destinate ai reparti di terapia intensiva. È possibile effettuare un versamento con causale “L’Italia Chiamò” sul conto corrente messo a disposizione dalla Protezione Civile. CONTO CORRENTE di tesoreria 22330 intestato a Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della protezione civile CF 97018720587, IBAN: IT49J0100003245350200022330, BIC: BITA IT RR ENT, CIN: J. Il ricavato verrà destinato ai reparti di terapia intensiva maggiormente “stressati” dall’emergenza in corso.

Tra gli interventi che si sono succeduti nello streaming, anche quello di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei che ha accompagnato gli appassionati alla “scoperta” del cosiddetto Foro Triangolare e della sua lunga storia, ben prima che arrivassero i romani.

“Sono momenti nuovi per tutti noi, ma ne usciremo presto. Il Parco Archeologico di Pompei è chiuso fino al 3 aprile. Voi restate a casa. Noi vi mostriamo la bellezza di questi luoghi”. Le parole del Direttore Generale Massimo Osanna. #iorestoacasa

Parco archeologico di Pompei. Al ministro Franceschini in visita presentato il bilancio del Grande Progetto Pompei: conclusa la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III. Risultati raggiunti e scoperte in cifre

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Pompei, obiettivo raggiunto: si è conclusa con la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III il piano straordinario di salvaguardia delle strutture archeologiche della città antica, avviato nel 2014 con il Grande Progetto Pompei. In cinque anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento previsti dal Grande Progetto Pompei, di cui 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche), 8 per il piano della conoscenza, 2 per il piano della sicurezza, 7 per il piano della capacity building, 8 per la fruizione e comunicazione. 75 sono gli interventi conclusi, di cui su 5 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Resta in via di conclusione il cantiere “di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo” (GPPM), ovvero dei 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Di questo grande cantiere è stato già portato a termine l’intervento sui fronti di via del Vesuvio, di recente restituita alla fruizione con l’apertura della casa di Leda e il cigno, e nell’area del cosiddetto “cuneo”, dove sono venute in luce due domus di pregio con suggestivi affreschi, mosaici e reperti e il vicolo dei balconi, che ha ricongiunto il vicolo delle Nozze d’argento con l’arteria principale di via di Nola. Il totale della spesa al 30 gennaio 2020 è di 92 milioni di euro. “Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari”, commenta Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, in visita ufficiale nell’area degli scavi. “Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia“. E il direttore generale Massimo Osanna: “A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”.

Il grande cantiere di via dell’Abbondanza a Pompei dove si affacciano le sei domus restaurate (foto parco archeologico Pompei)

Messa in sicurezza nelle Regiones I, II e III. Il cantiere diretto da un team di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori si è concluso dopo quindici mesi di lavoro, interessando una vasta area – le Regiones I e II nel quadrante sud orientale della città e la Regio III, solo parzialmente scavata, che si sviluppa tra via dell’Abbondanza a Sud e via di Nola a Nord, comprendente le botteghe e i numerosi thermopolia lungo la via Stabiana, le domus poste tra via dell’Abbondanza e via di Castricio, le grandi dimore urbane di Octavio Quartio e Giulia Felice, la casa del Triclinio all’aperto e il Foro Boario con gli annessi vigneti fino all’Anfiteatro. I lavori hanno attuato interventi specifici di restauro strutturale delle murature, messa in sicurezza degli apparati decorativi e rifacimento delle coperture, oltre che nella messa in opera controllata di presidii per salvaguardare situazioni specifiche di instabilità delle strutture murarie. In particolare, l’utilizzo di presidii statici sempre più snelli e sofisticati ha consentito di liberare le strade e le antiche strutture da ingombranti puntelli. Il rifacimento dei battuti dei pavimenti ha poi migliorato il livello di fruizione delle aree. Resta in via di completamento il grande intervento di consolidamento dei fronti di scavo, con i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo nella Regio V. Già alla fine del 2018, lungo via del Vesuvio, la restituzione alla fruizione della strada ha permesso di rendere visibile per la prima volta al pubblico la domus di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più recenti e suggestivi dei nuovi scavi della Regio V.

Il Grande Progetto Pompei doveva essere ultimato entro il dicembre 2019

Pompei in cifre. Ecco alcuni dati che danno un’idea dell’impegno e della misura degli interventi nel cuore del parco archeologico di Pompei che, in questi anni, ha visto crescere progressivamente il numero di visitatori, dai 2.668.178 del 2014 ai 3.937.468 del 2019, pari a un +47,5%. Il Grande Progetto Pompei ha contato su un importo complessivo di 105 milioni, il 75% del quale coperto da un cofinanziamento Ue e il 25% da una quota nazionale, con il quale sono stati finanziati 76 interventi. La messa in sicurezza del sito archeologico ha interessato 50 km di colmi murari, con 30mila mc di murature e 10mila mq di intonaci. E la messa in sicurezza ha interessato 2,7 chilometri di fronti di scavo, con l’indagine archeologica di oltre 2mila mq, noti come il “cuneo”. Per il GPP sono state coinvolte 781 imprese. E oggi, nell’ambito del progetto “Percorso Pompei per tutti”, sono disponibili 4 chilometri di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Scoperte nella Regio V. È stata portata in luce un’ulteriore parte della città antica, con vicoli e domus, rivelando apparati decorativi (affreschi, mosaici) di grande pregio oltre a numerosi reperti (tra cui diversi oggetti di uso quotidiano) e a ritrovamenti di vittime dell’eruzione. Nell’area del cosiddetto cuneo, posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio frontone sono emerse 2 domus e “il vicolo dei balconi”, che ha permesso di ricongiungere la grande arteria di via di Nola, già alla luce e visitabile dai turisti, con il vicolo delle Nozze d’argento, finora non interamente riportato in luce. Durante l’intervento sono stati rimossi 30mila mc di materiale di scavo (lapilli, cenere e terreno), con la scoperta di 1167 cassette e 168 colli di reperti archeologici (tra frammenti di intonaci, marmi, gocciolatoi, vasi in vetro, oggetti in bronzo e altro ), 73 anfore di cui 52 integre, 7 ricomponibili e 14 tagliate e riutilizzate per altri scopi. Nelle ricerche sono stati coinvolti archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, geologo, vulcanologo, antropologo, paleobotanico, zooarcheologo. E nei cantieri di scavo sono state utilizzate tecniche di rilievo (Drone, asta telescopica, laser scanner, georadar); Indagini di conoscenza delle strutture e tecniche murarie (endoscopia, prove soniche, prelievo di campioni di malte nella fase immediatamente successiva allo scavo); indagini sui reperti durante le attività di scavo (indagini paleobotaniche sui reperti rinvenuti nei giardini, analisi morfologiche e chimico fisico per la determinazione dei materiali utilizzati, analisi palinologiche); analisi antropologiche.