#iorestoacasa. Il direttore del parco, Massimo Osanna, ci fa scoprire un altro monumento particolare del Foro triangolare di Pompei: un edificio rettangolare ritenuto un heroon, ma che probabilmente era un altare per gli olocausti

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, in questo nuovo video per gli appassionati che sono a casa parla di un luogo particolarmente misterioso del Foro triangolare di Pompei. Un edificio rettangolare, probabilmente a cielo aperto, che ingloba un recinto più piccolo, posto immediatamente a ridosso del tempio arcaico. Si è pensato che fosse un heroon, un luogo di culto dedicato all’eroe, in questo caso ad Eracle che a Pompei ebbe un ruolo così importante da esserne designato come fondatore. “Ma ci potrebbero essere anche altre ipotesi, altre suggestioni”, spiega Osanna. “Forse questo non è altro che un altare. Gli altari sono di solito davanti ai templi: questo è proprio in asse con la scalinata d’ingresso, quindi sarebbe nel luogo ideale per poter individuare un altare”. Ma perché un altare così strano? “Forse era un altare destinato a sacrifici particolari, che richiedevano un fuoco particolarmente corposo perché c’erano delle vittime da sacrificare con un rito che i greci chiamavano olocausto, quel rito in cui si bruciavano completamente le vittime da dedicare alla divinità”. Mentre in altri riti si bruciano le vittime dividendone una parte per gli dei e una parte per gli uomini, che quindi possono anche mangiare queste carni, nel rito che prevede l’olocausto la vittima viene completamente bruciata all’interno dell’altare. “E forse questo è proprio il caso dell’altare nel foro triangolare di Pompei”. Questo luogo è un po’ misterioso anche per la sua cronologia. “Si è pensato che fosse un luogo antico dove qui si svolgevano dei riti già prima della colonia romana. Gli scavi più recenti mostrano invece una situazione diversa. Il muro che recinge l’altare è stato realizzato dopo il terremoto del 62 d.C., quindi era uno di quei luoghi ristrutturati per consentire, in questo caso, il prosieguo del culto. Dell’altare del periodo arcaico ormai non abbiamo più traccia”.

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