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Pompei. Campagna di scavo con archeologi, architetti e geofisici per capire com’erano il foro e il tempio di Giove (Capitolium) nella fase precedente l’età imperiale romana

Indagini archeologiche al Foro e al Capitolium di Pompei (convenzione PAP e università di Catania) (foto parco archeologico di Pompei)

ndagini archeologiche al Foro e al Capitolium di Pompei (convenzione PAP e università di Catania) (foto parco archeologico di Pompei)

Archeologi, architetti e geofisici per capire com’erano il foro e il tempio di Giove a Pompei nella fase precedente l’età imperiale romana. È l’obiettivo della campagna di scavo dell’università di Catania avviata nell’area del Foro di Pompei e al Capitolium (Tempio di Giove) il 31 agosto 2020, e che si concluderà in questa settimana. Le ricerche fanno seguito a quelle già condotte nell’estate del 2017 dall’università Sapienza di Roma, che aveva intrapreso un progetto di studio centrato sull’analisi del monumento, inserito all’interno dell’impianto urbano. La prematura scomparsa del professor Enzo Lippolis, che ne aveva diretto l’intervento, non ha consentito il progredire delle ricerche. Così, per riprendere lo studio di questo settore centrale della città, è stata stipulata una convenzione tra il Parco Archeologico di Pompei e l’università di Catania. “Le attuali indagini”, spiegano Massimo Osanna e Luigi Caliò che dirigono la missione, “puntano a individuare le fasi pre-imperiali dell’edificio di culto e della piazza forense. Perciò ci siamo avvalsi di un’equipe eterogenea, costituita da più figure professionali, tra i quali archeologi, architetti e geofisici”. Per primo sono state effettuate analisi geofisiche su tutta l’area della piazza, a cura di Marilena Cozzolino dell’università del Molise, che hanno consentito di ottenere nuovi dati sul sottosuolo, in modo non invasivo, e di mappare le strutture che si celano al di sotto del lastricato. In superficie, con l’ausilio del Politecnico di Bari, è stato avviato lo studio architettonico delle strutture che adornano la piazza e delle stratificazioni murarie che raccontano la storia di questa area centrale della città, delineandone gli sviluppi e le trasformazioni monumentali avvenute nel corso del tempo. In parallelo è iniziato lo scavo stratigrafico nell’area posta di fronte al Capitolium, con l’obiettivo di individuare le stratigrafie antecedenti la sistemazione del Foro di età proto-imperiale, tramite l’analisi delle strutture sepolte e della cultura materiale.

Pompei. La rassegna “Scena mitica. Incontri con i mondi classici” apre con un tutto esaurito: il primo incontro dedicato a “Leda e il cigno” sarà però disponibile sul sito web nei prossimi giorni

Locandina della rassegna “Scena mitica. Incontri con i mondi classici” organizzata dal Parco archeologico di Pompei con la collaborazione dell’associazione A voce Alta

Si apre nel segno di Leda il ciclo “Scena mitica. Incontri con i mondi classici”: il primo appuntamento è per l’11 settembre 2020 alle 17.30 (ingresso pubblico alle 17) al Teatro Grande degli Scavi con una Lectio di Laura Pepe e la lettura scenica dell’attrice Elena Bucci. L’evento ha riscontrato un grande interesse da parte del pubblico ed è già sold-out, ma sarà integralmente fruibile sul sito web del Parco www.pompeiisites.org, nei giorni successivi. Leda inaugura un trittico, dal titolo “Storie di seduzione e castigo”, dedicato alla rilettura di tre figure chiave della mitologia classica (le altre due sono Arianna con Teseo e Diana con Atteone), le cui rappresentazioni abbondano a Pompei e a Stabia. La partecipazione agli incontri è gratuita su prenotazione obbligatoria all’indirizzo scenamitica@gmail.com per un numero limitato di spettatori, come imposto dalle misure di contingentamento e distanziamento previste dalla normativa sanitaria. La disposizione del pubblico sarà soggetta alle misure di distanziamento sociale previste dalla normativa sanitaria in corso.

Nuove scoperte a Pompei: affresco di Leda e il cigno (foto Cesare Abbate)

“Il riavvio  degli eventi a Pompei, come per le campagne di scavo, a seguito di un complicato periodo di stasi per il Paese vuole rappresentare un segnale verso la ripresa  culturale e turistica dei luoghi d’arte e del turismo”, dichiara Massimo Osanna. “Da qui la scelta di un evento di grande qualità artistica, a partecipazione gratuita, seppur soggetto alle limitazioni imposte dalle misure sanitarie. Aprire, inoltre, la rassegna con il mito di Leda, che rinvia alla recente e ormai nota scoperta dell’affresco dall’omonima casa lungo via del Vesuvio, rinvenuto nel corso degli interventi di consolidamento dei fronti di scavo, intende essere un omaggio, ma soprattutto un buon auspicio a una nuova stagione del sito”.

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Elena Bucci (foto di Vito Pavia)

Il mito di Leda, la bellissima regina di Sparta, madre di Clitennestra e posseduta da Zeus che assume sembianze di cigno, sarà l’occasione per un discorso più ampio sul tema della seduzione nel mondo antico, affidato a Laura Pepe, professoressa di Diritto greco all’università Statale di Milano, autrice, tra l’altro, del fortunato Gli eroi bevono vino. Il mondo antico in un bicchiere (Laterza). Dall’amplesso con Zeus nascerà Elena: il che ci fa capire quanto questo mito sia cruciale per l’immaginario dell’Occidente. Coerentemente con la formula del ciclo, il racconto storico e la messa a punto critica di Laura Pepe si integreranno con la lettura scenica inedita di Elena Bucci, autrice, regista, attrice più volte vincitrice del Premio UBU, che al cinema ha recitato anche in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.  Elena Bucci si forma nella compagnia di Leo de Berardinis e fonda e dirige, con Marco Sgrosso, la compagnia teatrale Le belle bandiere. Dirige e interpreta testi classici e contemporanei, scrive drammaturgie originali spesso intrecciate con la musica, crea progetti dove dialogano diverse arti, conoscenze e discipline e ha riaperto al pubblico spazi della memoria dimenticati. Si affaccia a tratti al cinema e ha costruito solide collaborazioni con artisti ed enti in Italia e all’estero. Si occupa di alta formazione teatrale e ha pubblicato su volumi e riviste. Tra i premi: Premio Ubu per le sue drammaturgie e regie, Premio Ubu per le interpretazioni con Claudio Morganti, Premio Duse, Premio Hystrio-Anct, premio Hystrio Altre Muse, premio Olimpici per il Teatro.  Per altre notizie: www.lebellebandiere.itwww.buccielena.blogspot.itwww.facebook.com/ElenaBucci.FanClub

Gennaro Carillo

“Quello di Leda non è solo un mito di metamorfosi; è anche una storia perturbante di fascinazione animale che inaugura una tradizione lunghissima (si pensi a un film come Max mon amour di Nagisa Oshima). Qui Leda ammicca allo spettatore, più compiaciuta che meravigliata dall’amplesso incongruo col dio/bestia”, aggiunge Gennaro Carillo. “Fossimo al cinema, e non nell’alcova di un ricco pompeiano, diremmo che la regina di Sparta guarda in macchina, rompendo l’illusione drammatica, come a voler prendere le distanze dal mito, ridotto a mero preludio alle delizie della vita coniugale. Questo riuso prefigura il destino moderno del mito classico: una sopravvivenza a bassa intensità, magari sotto forma di allegoria, di rinvio a qualcos’altro. Il tempo in cui i mortali credevano alle proprie finzioni è finito. Ma ripensando a quel tempo dell’origine, feroce e ingenuo, a quelle età che Vico chiamava degli dei e degli eroi, i moderni possono solo struggersi di nostalgia”.

Al via la rassegna “Scena mitica. Incontri con i mondi classici”: un viaggio nel mito tra “Storie di seduzione e castigo” e la riscoperta del cinema classico d’autore. A Pompei e Stabia lectiones e reading teatrali con Leda, Arianna e Diana: tre donne, tre miti classici. A Castellammare “Che cosa è stato il cinema italiano”

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Leda, Arianna e Diana. Tre donne, tre miti classici, tre racconti di passioni e tormenti. Con altrettante donne in scena: Elena Bucci, Valentina Carnelutti, Federica Rosellini. Apre con queste “storie di seduzione e castigo” la prima parte della rassegna “Scena mitica. Incontri con i mondi classici” organizzata dal Parco archeologico di Pompei con la collaborazione dell’associazione A voce Alta. Un progetto che, fin dal titolo, amplia il concetto di ‘classico’, estendendolo al contemporaneo, secondo una prospettiva multifocale e angoli visuali differenti. Ecco perché si parla di mondi classici, al plurale. Due incontri al Teatro grande di Pompei (11 e 25 settembre 2020) e uno a Villa Arianna di Stabia (18 settembre 2020) dedicati alla mitologia antica, e una seconda parte “Che cosa è stato il cinema italiano” nei mesi di ottobre e novembre, con la visione di classici d’autore restaurati, presso il Cinema Montil di Castellammare. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

Locandina della rassegna “Scena mitica. Incontri con i mondi classici” organizzata dal Parco archeologico di Pompei con la collaborazione dell’associazione A voce Alta

Il progetto è organizzato dal Parco archeologico di Pompei con la collaborazione dell’associazione A voce alta, presieduta da Marinella Pomarici. La curatela è e di Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico di Pompei e di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico nell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli e alla Federico II. Per la sezione cinema ci si vale della collaborazione di Stefano Francia di Celle, Direttore del Torino Film Festival e curatore della sezione Classici della Mostra del Cinema di Venezia. La rassegna si è avvalsa, inoltre, della collaborazione del Cinema Montil e di Surf Film. Informazioni per gli spettacoli. Teatro Grande e Villa Arianna: la partecipazione agli incontri è gratuita su prenotazione obbligatoria al seguente indirizzo mail scenamitica@gmail.com per un massimo di 200 persone. La disposizione del pubblico sarà soggetta alle misure di distanziamento sociale previste dalla normativa sanitaria in corso. Cinema Montil: partecipazione gratuita fino ad esaurimento posti. Il calendario delle proiezioni sarà a breve comunicato sul sito www.pompeiisites.org. Prenotazione obbligatoria al seguente indirizzo mail: scenamitica@gmail.com.

L’affresco di Arianna e Teseo che ha dato il nome alla Villa Arianna di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

Elena Bucci (foto di Vito Pavia)

Valentina Carnelutti

Federica Rossellini

Diana in un affresco delal Casa di Loreio Tiburtino a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

La rassegna “Scena mitica. Incontri con i mondi classici” è divisa in due sezioni. La prima “Storie di seduzione e castigo” ha in programma tre incontri di riflessione sul mito tra letteratura e teatro e prevede le letture di tre Signore della scena italiana. Si parte con Leda e il cigno, l’11 settembre 2020 (alle 17.30)  al Teatro Grande degli Scavi con una Lectio di Laura Pepe e la lettura scenica di Elena Bucci. Segue il 18 settembre 2020, a Villa Arianna di Stabia (ore 17.30), con Arianna e Teseo, la Lectio di Corrado Bologna, accompagnata dalla lettura scenica di Valentina Carnelutti. E di nuovo al Teatro Grande di Pompei, il 25 settembre 2020 (alle 17.30) l’appuntamento dedicato al mito di Diana e Atteone, Lectio di Gennaro Carillo e lettura scenica di Federica Rosellini. “Tre temi mitici che hanno avuto grande fortuna iconografica a Pompei e a Stabia e che saranno destinati a lunga durata nell’immaginario dell’Europa occidentale”, spiega Massimo Osanna. “Il titolo scelto, “Storie di seduzione e castigo”, identifica nell’eros e nella hybris (la tracotanza) il denominatore comune di questi meravigliosi racconti immorali, che tanto turbavano, attraendolo, Platone. Un denominatore che si salda perfettamente ai percorsi di ricerca, ed espositivi, da tempo intrapresi dal Parco Archeologico di Pompei: dalla mostra Venustas – che è una mostra sulla grazia e la bellezza, nonché sulla seduzione – e al film appena prodotto sul tema dell’eros, con Isabella Rossellini, in uscita a novembre nelle sale cinematografiche”.

Una scena del film “Viaggio in Italia” di Rossellini girata a Pompei

La seconda parte della rassegna “Che cosa è stato il cinema italiano” in programma al cinema Montil di Castellammare di Stabia, avrà inizio con Viaggio in Italia di Rossellini, al quale seguirà la proiezione di un campione rappresentativo non solo dei migliori restauri degli ultimi anni, ma soprattutto di una stagione in cui il cinema italiano riusciva a cogliere i tratti distintivi dell’ethos nazionale e al tempo stesso si affermava nel mondo come un modello di linguaggio nuovo. Una stagione aurea, e per molti versi irripetibile. Le opere selezionate – Una giornata particolare di Ettore Scola, I mostri e Il sorpasso di Dino Risi, La donna scimmia di Marco Ferreri, Todo modo di Elio Petri – offrono uno spaccato che, per quanto parziale, aiuta a comprendere il valore assoluto di quei classici, immuni dall’usura del tempo. Un’opportunità unica per apprezzare pagine così cruciali, e globalmente riconosciute della nostra cultura, vedendo o rivedendo le pellicole – al cinema – restituite in forma smagliante. “Il legame tra un classico restaurato e Pompei è in sé”, dichiara Gennaro Carillo, “non solo perché in uno di questi titoli, Viaggio in Italia di Rossellini, Pompei e l’archeologia giocano un ruolo decisivo, ma perché questi classici hanno in comune con Pompei la caducità, l’estrema vulnerabilità, quella deteriorabilità che soltanto l’amorevolezza e la costanza di una cura scientificamente rigorosa possono contrastare. Non solo: il classico, che è un’opera senza tempo (o comunque senza scadenza: se Sciascia paragonava alle uova i libri normali, Pontiggia definiva i classici i contemporanei del futuro), vive nella sua tradizione, che è fatta di riusi e di abusi, di volgarizzamenti e trivializzazioni, di deferenza e infedeltà”.

Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei, passa alla direzione generale dei Musei: “Non abbandonerò Pompei, anzi porterò l’esperienza di Pompei in altre realtà”

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, sarà direttore generale dei Musei (foto parco archeologico di Pompei)

Il 1° settembre 2020 il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, assumerà l’incarico di direttore generale dei musei, come ufficialmente annunciato dal ministro Dario Franceschini, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato. “Sono onorato della scelta del ministro Franceschini, della stima manifestatami e soprattutto del riconoscimento per l’attività svolta in questi anni a Pompei”, dichiara il direttore Osanna. “Un impegno grande che ha alle spalle un importante lavoro di squadra. Nei mesi a venire proseguiranno regolarmente le attività in corso, saranno portati a termine gli interventi avviati e gli eventi in programma, fino all’arrivo del nuovo direttore. Non è mia intenzione abbandonare Pompei, ma anzi continuare a seguirla da un altro punto di vista e soprattutto portare l’esperienza qui maturata anche ad altre realtà: dalla manutenzione programmata raggiunta a Pompei, al ruolo fondamentale della ricerca e delle tecniche del restauro nella tutela, al confronto con i grandi musei internazionali verso i quali rapportarsi come “sistema”, lavorando sulla valorizzazione, la comunicazione, la tecnologia e finanche sulla contaminazione tra arte contemporanea e antico. Alla Direzione dei Musei sono chiamato ad una responsabilità ancora più grande nei confronti del patrimonio culturale italiano, che cercherò di adempiere al meglio, in continuità con l’attività di Antonio Lampis, a cui auguro il meglio per il futuro”.

Il Grand Palais di Parigi apre il 1° luglio dopo il lockdown con una mostra-evento “POMPÉI. Promenade immersive. Trésors archéologiques. Nouvelles découvertes”: un percorso scientifico ma dal forte impatto emozionale che, attraverso un evento digitale immersivo e un linguaggio diretto, permette di far conoscere le recenti scoperte di Pompei e la sua storia

Dopo tre mesi di chiusura per emergenza Covid-19, il 1° luglio 2020 riapre a Parigi il Grand Palais. E lo fa proponendo una mostra-evento “POMPÉI. Promenade immersive. Trésors archéologiques. Nouvelles découvertes”, una mostra archeologica che diventa una “passeggiata immersiva” nel più famoso sito di una città romana dell’antichità: Pompei. Un percorso scientifico ma dal forte impatto emozionale che, attraverso un evento digitale immersivo e un linguaggio diretto, permetterà di far conoscere le recenti scoperte di Pompei e la sua storia. La mostra, curata da Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei, e organizzata da Réunion des musées nationaux – Grand Palais e GEDEON Programmes in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, era programmata per il 25 marzo 2020. Poi la pandemia ha bloccato tutto. Ora ci siamo: la mostra “Pompei” sarà visitabile sempre con prenotazione obbligatoria dal 1° luglio al 27 settembre 2020, al Salon d’honneur del Grand Palais (entrata Square Jean Perrin) dal giovedì al lunedì dalle 10 alle 20, il mercoledì dalle 10 alle 22, chiusura settimanale il martedì.

La locandina della mostra “POMPÉI. Promenade immersive. Trésors archéologiques. Nouvelles découvertes” al Grand Palais di Parigi dal 1° luglio al 27 settembre 2020

Fin dalla scoperta delle sue rovine sepolte, la città di Pompei ha affascinato gli archeologi e non solo. Ricca di una storia plurisecolare, crocevia di popoli del mondo mediterraneo, Pompei sotto la dominazione di Roma prosperava grazie al commercio e al suolo fertile. L’arte era fiorente, l’agiata borghesia abbellì la città, ma nel giro di una giornata del 79 d.C., si compì il tragico destino della città. L’eruzione del Vesuvio che la devastò e annientò la popolazione, tuttavia, fermò il tempo preservando la città e sottraendola agli sguardi, per molti secoli. Oggi Pompei costituisce la testimonianza più straordinaria di una città di età romana e da nessun’altra parte è stato possibile trovare una simile concentrazione di edifici, affreschi e manufatti romani. Questo importante sito archeologico, inscritto nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, è visitato da quasi 4 milioni di visitatori ogni anno: cifre, purtroppo, ora destinate a cambiare nel rispetto delle nuove regole imposte dall’emergenza sanitaria.

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Quanto restava della Schola Armaturarum dopo il crollo del 2010 (foto coordinamento Uil beni culturali)

Ma questa situazione idilliaca non è sempre stata così. Sono passati dieci anni, era il 2010, dal crollo della Schola Armaturarum che ha richiamato l’attenzione della comunità internazionale sull’assoluta necessità di tutelare le rovine più famose del mondo. Proprio a seguito di quell’evento, è stato avviato un grande progetto per la messa in sicurezza e il restauro del sito (il Grande Progetto Pompei), associato a scavi di ampia portata, come non accadeva da decenni, che hanno permesso di riportare alla luce un intero quartiere, con straordinari esempi di apparati decorativi, come il raffinato ritratto di donna dalla Casa con giardino, di affreschi raffiguranti divinità e animali e di mosaici eccezionali, ma anche oggetti d’uso quotidiano, scheletri delle vittime dell’eruzione. Queste nuove scoperte, che archeologiavocidalpassato ha seguito passo passo, permettono di approfondire le conoscenze di questo sito emblematico della civiltà romana e della sua storia.

Proprio per condividere con il pubblico le recenti scoperte, la Réunion des musées nationaux – Grand Palais propone una esposizione digitale immersiva: un’esperienza nuova che mostra Pompei in maniera spettacolare e suggestiva. Per realizzare ciò la Rmn-GP ha collaborato con il Parco archeologico di Pompei e con la società GEDEON Programmes, leader francese nel settore dei documentari archeologici e del patrimonio, che utilizzando tecnologie d’avanguardia sul sito (cartografia laser, termografia a infrarossi, fotogrammetria,…) ha effettuato riprese ad altissima risoluzione e realizzato ricostruzioni in 3D di estrema precisione. L’esperienza digitale propone proiezioni immersive, accompagnate dai rumori della città e da musiche originali che risveglieranno i sensi immergendo il visitatore nel cuore di Pompei, dandogli l’impressione di partecipare di volta in volta alla vita frenetica della città, al suo funesto destino, alla sua gloriosa riscoperta.

Preziosi reperti da Pompei esposti al Grand Palais di Parigi (foto parco archeologico di Pompei)

La prima parte della mostra mette l’accento sulla vita effervescente delle strade, ricostruite in 3D grazie, soprattutto, alle riprese effettuate con i droni. Al centro del percorso, un dispositivo invita il visitatore a entrare nel cuore del dramma e segue la cronologia del disastro: al culmine dell’eruzione la città è investita dal flusso piroclastico. La terza parte è consacrata alla riscoperta di Pompei, dimenticata per secoli, narrando la storia degli scavi dal XVIII secolo, ricordandone il mito e ponendo l’accento sulle scoperte recenti, in particolare quelle che, nel 2018, hanno consentito di riconsiderare con maggiore precisione la data dell’eruzione.

I grandiosi affreschi delle ville pompeiane in mostra al Grand Palais di Parigi (foto parco archeologico di Pompei)

L’ultimo spazio della mostra invita a contemplare, a grandezza naturale e in tutto il suo splendore, gli affreschi che decorano le più belle ville pompeiane. È anche possibile ammirare alcune scoperte frutto dei nuovi scavi esposte per la prima volta al pubblico, tra le quali il tesoro di monili e amuleti in pasta di vetro, avorio, osso, ambra, bronzo, un coniglio di marmo e un magnifico mosaico del ninfeo Arianna e Dioniso. Viene presentata anche una selezione di oggetti provenienti dagli scavi precedenti: gioielli, una statua di Livia e un affresco raffigurante Venere su un carro trainato da elefanti. Infine, le copie di alcuni calchi delle vittime ricorderanno la tragica fine dei pompeiani nel 79 d.C. Questa mostra propone un’esperienza sensoriale avvincente, che immerge il visitatore nel cuore della città antica e gli fa rivivere in maniera spettacolare la vita quotidiana dei pompeiani e l’epopea della sua riscoperta.

A Terzigno (Napoli) il museo Matt riapre e si allarga con l’allestimento degli affreschi del salone della Villa 6 di Terzigno. Tutti possono seguire l’evento che sarà trasmesso in streaming

Particolare degli affreschi del salone della Villa 6 di Terzigno (foto Matt)

Il museo Matt di Terzigno (Napoli), riapre dopo la chiusura forzata, ampliando l’offerta di vista con un nuovo prestigioso allestimento, grazie alla collaborazione e con i reperti del parco archeologico di Pompei. E per la presentazione ufficiale ha fatto le cose in grande. A causa delle misure di contenimento della pandemia, la cittadinanza e molti addetti ai lavori non potranno esserci di persona, così la conferenza sarà trasmessa in diretta sui social del museo MATT e degli altri enti coinvolti nel Progetto (Comune di Terzigno, parco archeologico di Pompei, parco nazionale del Vesuvio), in modo da poter partecipare tutti, in modalità online. Il salone della Villa 6 di Terzigno, con un ciclo figurativo (megalografie) di grande suggestione, sarà per la prima volta fruibile al pubblico, nell’esposizione allestita nella Sala 4 al piano superiore del MATT. L’ambiente, probabilmente usato con funzione di triclinio con affaccio sul portico, era una delle più belle e raffinate sala della villa. La Villa 6 viene considerata la più importante tra quelle ritrovate a Terzigno. Fu scoperta nell’area della Cava Ranieri dove sorgerà il Parco Archeologico Naturalistico Geologico, ed è ubicata tra la Villa 1 e la Villa 2, che furono esplorate con diverse campagne di scavo a partire dal 1993 e l’ultima nel 2011. Al taglio del nastro e alla conferenza stampa di presentazione in programma giovedì 18 giugno 2020 alle 11.30 interverranno, il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri; l’assessore alla Cultura, Genny Falciano; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna; il direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta; il presidente del parco nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo e rappresentanti di altre Istituzioni. L’evento di presentazione, con alcuni interventi istituzionali e una conferenza stampa che si terranno all’aperto, proseguirà, sempre nel rispetto della normativa vigente per il contenimento del Covid, con una visita agli affreschi per gli operatori della comunicazione. Intanto conosciamo un po’ Terzigno con il video prodotto dal Matt nel novembre 2019 in occasione della mostra “Pompei oltre le mura”.

 

Aperta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Etruschi al Mann”: un inedito focus sulla realtà di una Campania etrusca con 600 reperti (di cui 200 visibili per la prima volta). I tesori “scoperti” nei depositi del Mann costituiranno una nuova sezione permanente del museo napoletano

Una vetrina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Giorgio Albano)

La locandina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al Mann (12 giugno 2020 – 31 maggio 2021)

“Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata e dall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche”: così Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, che nel giorno dell’inaugurazione della mostra “Gli Etruschi e il Mann” in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli, dal 12 giugno 2020 al 31 maggio 2021, annuncia che diventerà un’altra sezione del museo. L’esposizione, che raccoglie circa 600 reperti (di cui 200 visibili per la prima volta), è curata da Paolo Giulierini (direttore del Mann) e Valentino Nizzo (direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia); il coordinamento scientifico è di Emanuela Santaniello (funzionario archeologo del Mann) e l’organizzazione è di Electa. La mostra “Gli Etruschi e il MANN” è accompagnata dal catalogo edito da Electa, a cura di Valentino Nizzo. Per l’occasione è stato inoltre edito nelle pubblicazioni scientifiche “Quaderni del MANN” il volume, a cura di Valentino Nizzo, “Gli Etruschi in Campania. Storia di una (ri)scoperta dal XVI al XIX secolo”, strettamente correlato alle tematiche della seconda sezione del percorso espositivo.

La locandina della mostra “Pompei e gli Etruschi” alla Palestra Grande di Pompei fino al 2 maggio 2019

Una mostra preziosa, sorprendente, innovativa, che nasce anche dalla rete stabilita con il parco archeologico di Pompei, dove è stata ospitata la tappa iniziale del percorso con la mostra “Pompei e gli Etruschi” (dicembre 2018-maggio 2019). Già con “Egitto Pompei” (2016) e “Pompei e i Greci” (2017), esposizioni che hanno confermato la collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e il Mann, è stato intrapreso un suggestivo viaggio per scoprire le civiltà del passato: anche grazie al coordinamento di Electa, la sinergia tra le due istituzioni proseguirà dopo la mostra sugli Etruschi, con la mostra “Pompei e Roma” prevista nella programmazione del parco archeologico. All’anteprima riservata a stampa ed istituzioni, hanno partecipato, insieme ai curatori, Rosanna Romano (direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo/ Regione Campania), Carlos Maldonado Valcàrcel (console generale di Spagna a Napoli), Teresa Elena Cinquantaquattro (soprintendente SABAP per l’area metropolitana di Napoli) e Luigi La Rocca (soprintendente SABAP per il Comune di Napoli). Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, non è intervenuto all’evento, ma ha mandato un messaggio di saluto ai partecipanti, ricordando che la rete tra istituzioni ha favorito itinerari espositivi dedicati ai legami tra la città vesuviana e le diverse culture dell’antichità.

Una delle “scoperte” nei depositi del Mann: coppia di orecchini in oro, lamina, applicazioni a stampo, filigrana (produzione dell’Etruria meridionale) della seconda meta del VI sec. a.C. (foto Mann)

Il direttore Giulierini al dispenser con gel disinfettante (foto Mann)

“Gli Etruschi sono abitualmente associati ad altri territori, come la Toscana, il Lazio e l’Emilia Romagna. Solo dalla seconda metà dell’Ottocento, più o meno con l’Unità d’Italia, è stata accettata ufficialmente l’idea di una loro presenza in Campania. Ma nessuno aveva mai dedicato a questo tema una mostra di simili dimensioni”, ha detto Paolo Giulierini. “Attraverso reperti provenienti dai depositi del Museo, insieme a prestiti di altre istituzioni e collezioni, ricostruiremo una storia di frontiera, nella quale gli Etruschi possono essere considerati quasi come dei cowboy. Partendo probabilmente dall’Umbria, raggiunsero le pianure campane e le dominarono per diversi secoli, intrecciando legami culturali, commerciali e artistici molto stretti con gli altri abitanti di quei luoghi, gli altri popoli italici e i Greci”. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. “Ma, soprattutto – continua Giulierini -, nei depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del Mann, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”.

Cista in bronzo da Palestrina conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (fine IV-inizio III sec. a.C.) (foto Mann)

L’esposizione abbraccia un arco temporale di circa sei secoli (X- IV sec. a.C.) e definisce un percorso di indagine che, sulle orme degli Etruschi, cerca di ricostruire le fondamenta storiche di questa popolazione, la cui grandezza derivava anche dal controllo delle risorse di due fertilissime pianure (quella padana nel Nord e quella campana nel Sud). Come ricordava, ancora nel II secolo a.C., il celebre storico greco Polibio “chi vuol conoscere la storia della potenza degli Etruschi non deve riferirsi al territorio che essi possiedono al presente, ma alle pianure” da loro controllate. La storia della scoperta della Campania etrusca si configura, quindi, come uno dei capitoli più avvincenti della ricerca archeologica in Italia e nel Mediterraneo: in tal senso, il ricchissimo patrimonio, custodito nei depositi del Mann e studiato in occasione della mostra, fornisce uno spaccato inedito nel panorama espositivo internazionale. L’allestimento della mostra negli ambienti collegati alla sezione “Preistoria e Protostoria”, appena riaperta al pubblico, crea un trait d’union con la sezione museale che, nel suo ultimo livello di visita, raccoglie reperti dell’Età del Bronzo e della prima Età del Ferro.

affibiaglio della Tomba Bernardini di Palestrina (inzio del secondo quarto del VII sec. a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di “Villa Giulia” (foto Villa Giulia)

Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mann)

“Scavare negli sterminati depositi del Mann è sempre un privilegio unico”, interviene Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. “Farlo per ‘andare a caccia di Etruschi’ lo ha reso ancora più avvincente. Da un lato perché si è così potuto delineare un rigoroso percorso storico-archeologico volto a ricostituire la trama di relazioni che caratterizzò la plurisecolare presenza degli Etruschi in Campania. Dall’altro perché l’approfondimento delle vicende antiquarie e collezionistiche legate alla riscoperta dell’importanza del loro dominio nella regione ha offerto una prospettiva per molti versi inedita sull’evoluzione della disciplina archeologica e sul contributo dato ad essa da generazioni di studiosi che, da Camillo Pellegrino a Giovanni Patroni, passando attraverso nomi del calibro di Giovan Battista Vico, Alessio Simmaco Mazzocchi, Johann Joachim Winckelmann, Pietro Vivenzio, Eduard Gerhard, Raffaele Garrucci, Theodor Mommsen, Giuseppe Fiorelli, Julius Beloch, si sono confrontati con questo presunto enigma, fino ad arrivare alla sua definitiva soluzione, al principio del ‘900, quando il reperto più prezioso, la Tegola di Capua, aveva ormai irreparabilmente lasciato il nostro Paese alla volta di Berlino”.

Piccolo calderone in argento dorato dell’Inizio del secondo quarto del VII sec. a.C. dalla Tomba Bernardini di Palestrina, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto Villa Giulia)

Lekythos in ceramica a figure nere dell’Inizio del V sec. a.C. conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Il percorso si articola in due nuclei tematici principali, corrispondenti ad altrettante sezioni espositive con inestimabili reperti. “Gli Etruschi in Campania”: dal carattere prevalentemente archeologico, questo segmento dell’itinerario di visita è dedicato all’approfondimento della documentazione relativa alla presenza degli Etruschi nella regione, dagli albori del I millennio a.C. alla fase dell’affermazione del popolo dei Campani. Il declino della popolazione è sancito dalle sconfitte subite presso Cuma tra VI e V secolo a.C., in seguito alla quali comincia ad incrinarsi progressivamente la potenza etrusca nella Penisola e nel Mediterraneo; “Gli Etruschi al Mann”: questa sezione valorizza i materiali etrusco-italici, generalmente provenienti da aree esterne alla Campania, acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo di Napoli in varie fasi della sua storia. Accanto ai capolavori in mostra, volumi, plastici e documenti d’epoca illustrano al visitatore l’evoluzione del pensiero scientifico in campo archeologico dal Settecento sino alla fine del Novecento, focalizzando l’attenzione sui protagonisti dell’archeologia campana ed, in particolare, su quelli che maggiormente hanno contribuito alla riscoperta del suo passato etrusco.

Dal 9 giugno Pompei amplia l’offerta di visita in sicurezza con due nuovi itinerari, aperture inedite e doppia fascia tariffaria. E dal 10 giugno riapre Villa Regina con fasce orarie e ingresso a 2 euro

Il giardino della Domus della Nave Europa, tra le novità della riapertura (foto parco archeologico di Pompei)

A due settimane di distanza dalla riapertura, il sito di Pompei si prepara ad accogliere i visitatori con un’offerta di visita più ampia, novità nei percorsi, sempre più verdi e due fasce tariffarie. Nel pieno rispetto di tutte le prescrizioni sanitarie imposte del ministero della Salute, dal 9 giugno 2020 sarà possibile accedere dai due ingressi di Porta Marina e Piazza Anfiteatro, con itinerari unidirezionali differenziati e uscita dai 3 varchi (Porta Marina, Piazza Anfiteatro e Piazza Esedra). I due itinerari appositamente segnalati, secondo sensi obbligati, permetteranno al visitatore di scegliere da quale punto della città iniziare la visita, con un’ampia possibilità di scelta e accesso non solo agli edifici pubblici ma anche a diverse domus.

Le Terme Suburbane di Pompei vicino all’ingresso di Porta Marina (foto parco archeologico di Pompei)

La domus degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Tra le novità di questa seconda fase, si ripropone all’ingresso di Porta Marina la visita alle suggestive Terme Suburbane, che riaprono dopo gli interventi di manutenzione. Le terme, un tempo in posizione panoramica sul mare, sono note per gli affreschi erotici dell’Apodyterium (spogliatoio), che curiosamente contrassegnavano le casette poggia vestiti. Risalendo verso il Foro, con tutti i suoi monumenti pubblici e religiosi, ci si potrà spostare a nord verso la Casa del Fauno e verso via del Vesuvio, per visitare la Domus degli Amorini Dorati o ammirare l’affresco di Leda e il cigno dall’omonima casa. Riscendere da via Stabiana, visitare le Terme centrali e la casa di Marco Lucrezio fino al quartiere dei Teatri, passando per la casa del Criptoportico e del Menandro.

Il rigoglioso vigneto della domus della Nave Europa (foto parco archeologico di Pompei)

Il grande complesso dei Praedia di Giulia Felice a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Un itinerario all’insegna del verde si sviluppa invece dall’ingresso Piazza Anfiteatro, che aggiunge alla passeggiata già percorribile, alcune novità. Passando per il giardino della Palestra Grande o nell’Anfiteatro e attraversando i Praedia di Giulia Felice tra alberi di melograni e il giardino fiorito su cui affaccia il bel portico della villa, si potrà visitare la Casa di Octavio Quartio, al cui centro dello spazio verde spicca il canale con le vasche, un tempo animato da giochi d’acqua, che riapre dopo due anni a seguito di interventi di messa in sicurezza. E da qui raggiungere la Domus della Nave Europa, che per la prima volta apre alla visita il rigoglioso vigneto sul retro, un tempo utilizzato dai proprietari della dimora per la produzione e il commercio del vino e ripristinato in epoca moderna sulla base di fonti storiche e indagini di botanica della studiosa Jashemski. È restituito al suo splendore anche il giardino interno, grazie al recente progetto di ricostruzione storica, con l’impianto della vite maritata, una tecnica che prevede la coltivazione della vite su altro albero che funge da sostegno, utilizzata fin dai tempi antichi e fino a tutto l’800 nel territorio vesuviano.

Il Cisium, tipico carro urbano per trasporto merci, nella Casa del Menandro (foto parco archeologico di Pompei)

Altra novità del percorso è il carro per il trasporto delle merci, conservato negli ambienti servili della casa del Menandro. Il Cisium, il tipico carro utilizzato per consentire di spostarsi nelle vie della città, oltrepassando facilmente gli alti passaggi pedonali grazie alle grandi ruote, presenta parti originali che sono state oggetto di un apposito restauro e che grazie alla ricostruzione della struttura circostante, proposta negli anni ’30 da Amedeo Maiuri, restituisce un’idea precisa della sua forma. Dall’Anfiteatro è possibile anche attraversare la necropoli di Porta Nocera e visitare l’orto dei Fuggiaschi con il suo vigneto. E lungo via dell’Abbondanza visitare la Domus di Cornelio Rufo con il bel peristilio (giardino colonnato), riaperta di recente.

Il cortile della Casa del Menandro a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

“Queste due settimane ci hanno consentito di monitorare l’impatto dei visitatori e il rispetto delle misure sanitarie, registrando un positivo riscontro”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna. “Anche gli accessi al sito, benché limitati ai visitatori campani, sono progressivamente cresciuti con alcune giornate di sold out, come il 2 giugno, a conferma della grande voglia di tornare a godere di questi luoghi. Con l’apertura dei confini regionali ci aspettiamo un ulteriore incremento dei flussi. In questa nuova fase si aggiungono alcune novità ai percorsi, rese possibili grazie agli interventi di manutenzione e restauro portati avanti durante il lockdown, Abbiamo approfittato per intervenire anche sul decoro degli ingressi, in particolare a Porta Marina e Piazza Esedra, che sono stati oggetto di alcuni interventi di sistemazione. In particolare si è provveduto alla riqualificazione pavimentale del viale delle Ginestre, per migliorare il percorso di accesso al quartiere dei teatri. E sono proseguiti gli interventi sul verde, che in tutta la città antica è oggetto di monitoraggio da parte degli esperti dei giardini del Parco. Se in alcuni casi è stato inevitabile l’abbattimento di alcuni alberi, a tutela delle strutture archeologiche e dell’incolumità dei visitatori, a seguito di indagini fitostatiche, deputate alla verifica della stabilità e delle condizioni di vita delle piante – come nel caso del pino posto all’ingresso del quadriportico, che non è stato in nessun modo possibile recuperare – contestualmente si sta portando avanti il piano di ripristino dei giardini delle domus, con la ricostruzione storica e l’ integrazione delle diverse specie vegetali”.

Villa Regina a Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)

Villa Regina a Boscoreale. Anche i siti minori riapriranno in maniera scaglionata nelle prossime settimane. Si riparte con Villa Regina a Boscoreale che dal 10 giugno 2020 accoglierà i visitatori dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso 17.30). Il numero di visitatori per fascia oraria è di massimo 15 persone, ogni 30 minuti al costo di 2 euro (più prevendita on-line 1 euro). L’Antiquarium sarà accessibile in un secondo momento. Il sito resterà chiuso il martedì.

Mappa del sito di Pompei con ingresso e percorso dell’Itinerario n° 1 dal 9 giugno 2020

Mappa del sito di Pompei con ingresso e percorso dell’Itinerario n° 2 dal 9 giugno 2020

Info per l’accesso a Pompei. Gli orari di visita al sito si confermano dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso alle 17.30), con chiusura settimanale, il lunedì. Il biglietto sarà acquistabile esclusivamente on-line sul sito http://www.ticketone.it, con possibilità di prenotazione nella stessa giornata, fino a esaurimento disponibilità. Saranno previste due fasce tariffarie: la prima al costo di 14,50 euro (più prevendita on-line 1,50 euro) per gli ingressi dalle 9 alle 16.45; la seconda al costo di 10 euro (più prevendita on-line 1,50 euro) dalle 16.45 alle 17.30. Permangono le gratuità e riduzioni come da normativa. Contestualmente è esteso il numero massimo di accessi al sito fino a 150 persone ogni 15 minuti. Al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria e l’itinerario di preferenza. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta. I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner e dovranno indossare la mascherina obbligatoriamente anche durante tutta la presenza nel sito, oltre rispettare la distanza fisica di 1 m all’aperto e 1,50 al chiuso, nel sito e al suo esterno. Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da COVID-19 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata dal Parco. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. Presso l’’ingresso di Piazza Anfiteatro sarà possibile richiedere un servizio visite guidate, dalle 9 alle 13. I visitatori con difficoltà motoria potranno, entrando dall’ingresso di piazza Anfiteatro, seguire il percorso facilitato “Pompei per tutti”. L’uscita prevede il ritorno lungo il percorso, rispettando le distanze e le precedenze di visita, verso il varco di piazza Anfiteatro.

Il futuro di Pompei con un turismo sostenibile dopo l’emergenza coronavirus: il direttore Massimo Osanna ne parla al webinar “Sostenibilità territoriale del Patrimonio culturale e del turismo” con la partecipazione del ministro Franceschini

Il Vesuvio domina l’orizzonte dal foro di Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Come far interagire proficuamente la cultura, i trasporti, l’ambiente attraverso un supporto multimediale e tecnologico intelligente, al fine di migliorare la fruibilità dei siti museali e del turismo in genere? Ne parlerà il direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna intervenendo il 29 maggio 2020 alle 15.30 al webinar dedicato alla “Sostenibilità territoriale del Patrimonio culturale e del turismo”, organizzato dalla Camera Forense Ambientale, organismo tecnico di valenza nazionale, insieme a Remtech, società impegnata in tecnologie per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il tema del turismo sostenibile sarà trattato in un confronto con il ministro per i Beni le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini, e il direttore generale ISPRA, Alessandro Bratti, nella prima parte dell’evento a partire dalle 14; a seguire (ore 15.30) sono previsti gli interventi del direttore generale Massimo Osanna, assieme a Fabio Pressi, CEO di Infoblu S.p.A (Gruppo Telepass) e Renzo Iorio, CEO di Nugo S.p.A. (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane). Il turismo sostenibile risponde ad alcuni requisiti essenziali: accettabile a lungo termine dal punto di vista ecologico; dimensionato nel tempo, per ridurre gli effetti legati alla stagionalità, e nello spazio, individuando la capacità di accoglienza del territorio; realizzabile ed equo sul piano economico e sociale, prodotto di un’interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori; non estraneo all’identità del luogo.

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Le prospettive di ripresa di Pompei, luogo simbolo per eccellenza della cultura e del turismo, sia da un punto di vista economico, culturale, sia in termini di cambiamenti della fruizione, imposti dalla recente emergenza sanitaria, e di prospettive future e opportunità di migliorare qualitativamente e in piena sicurezza le visite, grazie al supporto della tecnologia e del digitale, saranno oggetto dell’intervento del Direttore Osanna. Per le iscrizioni al webinar: https://www.bitmat.it/webinar-restart-in-green-sostenibilita-territoriale-patrimonio-culturale-e-turismo

Pompei. Il parco archeologico riapre il 26 maggio con un percorso prestabilito in sicurezza. Ecco quello che si può vedere con alcune novità in anteprima

Riapre il parco archeologico di Pompei con percorsi in sicurezza (foto parco archeologico di Pompei)

L’annuncio “generico” qualche settimana fa: Pompei pronta alla riapertura. Ora c’è la data. Si parte il 26 maggio 2020 con una prima fase di due settimane che consentirà una passeggiata lungo le strade della città antica, per tornare ad ammirare i luoghi più rappresentativi del sito e godere delle loro atmosfere uniche, secondo un percorso prestabilito, su fasce orarie, e con le necessarie misure di distanziamento previste dal Ministero della Salute. Già in questa prima fase sarà possibile accedere ad alcune case dotate di ampi spazi, e scoprire alcune novità in anteprima, come la Domus di Cornelio Rufo dal bel peristilio (giardino colonnato) che ingloba il florido giardino, di recente restaurata. Dal 9 giugno 2020 seguirà una seconda fase, con due itinerari accessibili dagli ingressi di Porta Marina e Piazza Anfiteatro, con l’apertura di ulteriori spazi inediti e domus, dotate di ingresso e uscita separate, e con il supporto della tecnologia per organizzare e monitorare i flussi.

Il peristilio con florido giardino della domus di Cornelio Rufo a Pompei (foro parco archeologico di Pompei)

La casa degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

“Siamo lieti di annunciare finalmente la riapertura di Pompei”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna, “e di consentire il riavvio delle attività turistiche, che daranno respiro a tante categorie che di cultura e turismo vivono. Le attività di manutenzione, grazie al lavoro dei tanti restauratori, operai e tecnici del Parco, non si sono mai fermate in questo periodo, al fine di garantire la tutela e la salvaguardia del sito ed essere pronti alla ripartenza. Riapriamo nel pieno rispetto della normativa, ma anche con novità che arricchiranno gli itinerari, trasformando le limitazioni di una visita con percorsi contingentati e obbligati, in un’opportunità di approfondimento. Sarà una Pompei da godere senza fretta e con maggiore tranquillità. Inoltre, già nella prima fase sarà possibile attraversare tutta la città, dall’Anfiteatro al Foro, anche con possibilità di seguire un itinerario del verde dei giardini pompeiani. Dai Praedia di Giulia Felice, agli Amorini dorati, alla Casa di Cornelio Rufo, riaperta dopo lungo tempo, ai giardini della Palestra grande e alla stessa necropoli di Porta Nocera o al vigneto dell’orto dei fuggiaschi. La prima fase sarà occasione, soprattutto, per le comunità dell’area vesuviana di tornare in un luogo, Pompei, che più di ogni altro rappresenta l’identità di un territorio e che si trasforma in un vero Parco urbano. Dalla seconda fase speriamo di poter accogliere visitatori da più parti di Italia e riprendere le numerose iniziative in programma, dalle mostre alle riaperture di ulteriori domus restaurate, ma anche di proseguire in maniera spedita con i vari cantieri in corso e avviare i nuovi progetti di scavo”.

La pianta dell’area archeologica di Pompei con i percorsi in sicurezza alla riapertura dopo il lockdown

La palestra grande di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)

Il biglietto di ingresso in questa prima fase, avrà un prezzo agevolato di 5 euro (fino all’8 giugno) e sarà acquistabile esclusivamente on-line sul sito http://www.ticketone.it ( gratuità e riduzioni come da normativa). Gli orari di visita saranno i seguenti: 9-19 (ultimo ingresso alle 17.30), con un giorno di chiusura settimanale, il lunedì. La prenotazione sarà possibile anche nella stessa giornata, fino a esaurimento disponibilità. Al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 40 persone per turno. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta. L’abbonamento Pompei365 sarà prorogato per il numero di giorni, corrispondenti a quelli di chiusura connessi all’emergenza sanitaria. Il biglietto gratuito per l’accesso singolo dovrà essere richiesto sul sito http://www.ticketone.it I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner e dovranno indossare la mascherina obbligatoriamente anche durante tutta la presenza nel sito, oltre rispettare la distanza fisica di 1 m all’aperto e 1,50 al chiuso, nel sito e al suo esterno.

La palestra grande e l’anfiteatro di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)

Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da COVID-19 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata dal Parco. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. L’ingresso unico sarà quello di Piazza Anfiteatro, con possibilità di uscita, attraverso il tempio di Venere, da Piazza Esedra o da Porta Marina. La visita si svilupperà lungo un percorso a senso unico, segnalato all’interno del sito. Sarà possibile passeggiare all’interno dell’Anfiteatro, nel giardino della Palestra grande e nei Praedia di Giulia Felice, ma anche attraversare la necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei fuggiaschi, arrivare al quartiere dei teatri e al Foro triangolare. Da via dell’abbondanza, inoltre, si potrà raggiungere il Foro con tutti i suoi edifici pubblici e religiosi, visitare lo spazio esterno delle Terme Stabiane o risalire via Stabiana fino a via del Vesuvio dove ammirare la casa di Leda e il cigno, la domus gli Amorini Dorati e le Terme centrali. Presso l’ingresso di Piazza Anfiteatro sarà possibile richiedere un servizio visite guidate, dalle 9 alle 13, a cura delle guide della Regione Campania e nazionali. I visitatori con difficoltà motoria potranno, entrando dall’ingresso di piazza Anfiteatro, seguire il percorso facilitato “Pompei per tutti”. In questa fase, è previsto il ritorno, rispettando le distanze e le precedenze di visita, verso il varco di piazza Anfiteatro, unica uscita in questa fase.