Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” a cura di Alessandra Cirafici e Luigia Melillo
Mercoledì 10 aprile 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Napoli nuovo appuntamento della rassegna “Lo scaffale del Mann”: presentazione del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” a cura di Alessandra Cirafici e Luigia Melillo. Con le curatrici interverranno Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Luigi Maffei, già direttore del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; e Riccardo Lorenzino, direttore editoriale e progetti museali Hapax Editore.

Copertina del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” (Hapax Editore)
I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti (Hapax Editore). Eumachia era una donna formidabile! Era una sacerdotessa del culto di Venere, ma innanzitutto era una donna intelligente e accorta, che esercitava il suo potere su un gran bel numero di uomini che la rispettava e ne riconosceva le indubbie doti di imprenditrice. Parte metaforicamente da lei e dalla sua esemplare storia di donna il nostro racconto che è un racconto fragile, costruito su brandelli di tessuto, ombre quasi evanescenti di un mondo prezioso di lane, sete, lini e ori intrecciati, che le donne di Pompei, tutte le altre, tessevano con cura e indossavano con eleganza. Un lavoro prezioso fatto da mani esperte e operose i cui esiti sono ancora visibili nei frammenti di tessuto giunti in modo sorprendente sino a noi, in cui a ben guardare ancora si intravedono trame, decori, frange, si intuiscono colori, e in cui con un po’ di immaginazione risuonano ancora fruscii di impalpabili leggerezze e di seducente bellezza. Proprio questo è il senso che ha avuto per noi lavorare sulla vasta collezione di reperti tessili del Mann. Entrare in contatto con un universo impalpabile nelle cui ‘pieghe’ rintracciare gli elementi di una storia particolare. Una storia che parte dalla ricognizione sui luoghi di provenienza e sugli itinerari dell’approvvigionamento delle materie prime, si sofferma poi sulle loro lavorazioni e sulle antiche tecniche di tessitura e filatura per giungere infine all’analisi degli aspetti linguistici di un materiale così intimamente legato all’ambito della moda, del costume, della società pompeana e, più in generale, in alcuni aspetti fortemente identitari della cultura romana, così come si declinava nella ricca ed elegante Pompei del I secolo d.C. Sicché Eumachia e le altre, le donne di Pompei, ci hanno metaforicamente accompagnato in questo viaggio che è stato al tempo stesso un viaggio di ricognizione scientifica, sulla vasta collezione di reperti tessili, tessuti, fibre, provenienti dai siti vesuviani e custodita al museo Archeologico nazionale di Napoli, ed un itinerario di riflessione più ampia che, inserendosi a pieno nel dibattito contemporaneo, si è interrogato sul ‘senso’ del museo e cioè sulle modalità con cui il ‘museo’, nella sua accezione contemporanea, deve porsi nei confronti dei processi di valorizzazione del proprio patrimonio e delle strategie di fruizione cognitiva ed emotiva, oltre che fisica, degli oggetti preziosi che custodisce.
Serata speciale a Vetulonia con “Archeologia sotto le stelle”: l’archeologa Luigia Melillo svela i segreti dell’Efebo di via dell’Abbondanza, star della mostra “L’Arte di Vivere al tempo di Roma” al museo Etrusco “Isidoro Falchi”

L’Efebo di via dell’Abbondanza star della mostra “L’Arte di Vivere al tempo di Roma” al museo Etrusco “Isidoro Falchi” e protagonista della rassegna “Archeologia sotto le stelle” a Vetulonia
“Quel lontano 25 maggio del 1925, trascorsi ormai molti anni dalla importante scoperta della statua bronzea dell’Apollo della Casa del Citarista nel 1859”, scrive Simona Rafanelli direttore del museo civico Etrusco “Isidoro Falchi” di Vetulonia, nel catalogo della mostra “L’Arte di Vivere al tempo di Roma” (L’Erma di Bretschneider), “proprio quando (sono parole dell’archeologo Amedeo Maiuri, all’epoca direttore degli scavi a Pompei) … poteva sembrare che il suolo della distrutta città … non ci riserbasse più … alcun’altra opera di vero pregio artistico, riemerge, dal cuore di una delle maggiori abitazioni signorili di Pompei, aperta su via dell’Abbondanza con ben tre ingressi, una straordinaria statua in bronzo di dimensioni di poco inferiori al vero, degna di essere annoverata (annotava ancora Maiuri) tra le più importanti scoperte della città dissepolta: l’Efebo di via dell’Abbondanza”. L’Efebo era riemerso dal cumulo di cenere e lapilli che per quasi duemila anni l’aveva occultata agli occhi del mondo e tornava ad offrirsi agli attoniti occhi degli astanti come un fanciullo “non più adolescente”, dal corpo nudo di radiosa bellezza (la magistrale descrizione di Maiuri), in cui l’armonico e perfetto sviluppo delle membra, agili e snelle e già adusate … all’esercizio della palestra, ci rivela la figura di un giovanetto atleta offerente, immortalato nel gesto di offerta, fatto con l’ancora timida e reverente grazia della divina giovinezza.
L’Efebo di via dell’Abbondanza, protagonista assoluto della mostra “L’Arte di Vivere al tempo di Roma. I luoghi del tempo nelle domus di Pompei” al museo “Isidoro Falchi”, per ammirare il quale vale un viaggio a Vetulonia, è anche il protagonista del secondo appuntamento di “Archeologia sotto le stelle 2017: conversazioni in piazza sui temi della mostra “L’Arte di Vivere al tempo di Roma”, rassegna promossa dal museo civico di Vetulonia, dal Comune di Castiglione della Pescaia e dai Musei della Maremma. Venerdì 4 agosto 2017, alle 21.15, in piazza a Vetulonia, “Focus sull’Efebo di Via dell’Abbondanza” con Luigia Melillo, responsabile ufficio Restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli. Con Melillo sarà interessante ripercorrere le vicende che hanno interessato l’Efebo dalla sua scoperta fino all’ultimo restauro curato dal Paul Getty Museum di Los Angeles prima del suo arrivo a Vetulonia. Così si scopre che il primo restauro risale ancora al 1925 quando furono ricongiunte le parti staccate degli arti inferiori, ricomposto l’avambraccio destro e creata una solida armatura interna che desse stabilità alla statua. Ma solo nel 1996, di fronte alle precarie condizioni statiche della statua, quando si procedette allo smontaggio dell’Efebo, si scoprì che, come scrive Luigia Melillo, “per dare stabilità all’armatura interna e per fornire una superficie d’appoggio compatta su cui fissare i frammenti da ricomporre, le gambe e parte delle cosce furono riempite di cemento, principale causa delle precarie condizioni statiche dell’Efebo”. Ma è solo una delle tante curiosità legate alla grande scoperta fatta da Amedeo Maiuri nel 1925.
La serata si chiude al museo. Al termine dell’incontro con Luigia Melillo è possibile partecipare a un brindisi dolce/salato a prezzo speciale nel Borgo (Info 0564 948058). Ma la rassegna “L’Archeologia sotto le stelle” offre anche l’occasione veramente ghiotta, tra le ore 22 e le 23, di partecipare a visite guidate con l’archeologo alla mostra evento 2017 “L’Arte di Vivere al tempo di Roma. I luoghi del tempo nelle domus di Pompei”.
















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