Torino. Al museo Egizio conferenza, in presenza e on line, del direttore Christian Greco su “La scoperta della tomba di Tutankhamon”
L’apertura della tomba di Tutankhamon rappresentò uno spartiacque: c’è un “prima” della scoperta, e un “dopo”. L’evento della scoperta della sepoltura del giovane faraone ha provocato un’onda tellurica che si è propagata in tutte le direzioni: in quel momento nel presente e certamente verso il futuro, raggiungendo anche noi al giorno d’oggi, ma anche verso il passato, in ondate che continuano a susseguirsi. Lo studio della sepoltura nel suo insieme e degli oggetti singoli continua a fornirci nuove informazioni sul passato, sia su quello remoto che li generò che su quello recente, che ha condotto ad una delle scoperte archeologiche più importanti di sempre. Martedì 31 gennaio 2023, alle 18, nella sala Conferenze del museo Egizio di Torino, conferenza del direttore Christian Greco su “La scoperta della tomba di Tutankhamon”. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo.

Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon
La ricerca continua a svelare le tessere di un mosaico complesso, una grande storia composta in realtà da molte storie intrecciate. Certamente quelle di Tutankhamon e di Howard Carter, e degli oggetti che furono rinvenuti nella tomba, ma anche dell’evoluzione dell’archeologia in generale, dell’egittologia in particolare e dei rapporti tra Europa e Egitto all’interno dello scenario coloniale e post-coloniale. Infine, risulta particolarmente interessante un riesame dell’evoluzione metodologica. Carter condusse lo studio e lo svuotamento della tomba con estrema cautela e attenzione ai dettagli, utilizzando al meglio gli strumenti a sua disposizione. Oggi, dopo cent’anni, quando la TAC ci permette di operare lo sbendaggio virtuale delle mummie evitando quello fisico, possiamo permetterci di guardare con spirito critico al passato, alle azioni compiute da chi ci ha preceduti nello studio di questi reperti, così come nel futuro faranno coloro che verranno dopo di noi. La storia della scoperta della tomba di Tutankhamon ci coinvolge dunque tutti, in un continuum spazio-temporale. Ci fornisce l’occasione per comprendere meglio eventi lontani, e allo stesso tempo comprendere meglio anche noi stessi.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
Nato nel 1975 ad Arzignano (VI), Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (national museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino, di Pisa, di Napoli, della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e della New York University di Abu Dhabi con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.
Venezia. Alla mostra “Tutankhamon, 100 anni di misteri” in Palazzo Zaguri si potrà entrare nella tomba del “faraone bambino” grazie alla realtà virtuale provando le stesse emozioni vissute da Carter cento anni fa. Aperte le prevendite

Raffronto fra le foto scattate da Howard Carter appena scoperta la tomba di Tuthankamon e la ricostruzione virtuale realizzata da Webn’go per la mostra di Venezia (foto italmostre)

Raffronto fra le foto scattate da Howard Carter appena scoperta la tomba di Tuthankamon e la ricostruzione virtuale realizzata da Webn’go per la mostra di Venezia (foto italmostre)

Raffronto fra le foto scattate da Howard Carter appena scoperta la tomba di Tuthankamon e la ricostruzione virtuale realizzata da Webn’go per la mostra di Venezia (foto italmostre)
L’obiettivo è far rivivere al pubblico le stesse emozioni vissute dall’archeologo inglese Howard Carter quel 4 novembre 1922 quando alla domanda del suo finanziatore Lord Carnarvon su cosa vedesse rispose “Vedo cose meravigliose!”. Era appena stata scoperta la tomba di Tutankhamon. A cento anni di distanza, a Venezia, a Palazzo Zaguri, Tutankhamon “apparirà” restituito dall’ipervisione virtuale in 8k. È fra le sorprese promesse dalla mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri” che aprirà i battenti il 29 ottobre 2022, allestita da Venice Exhibition nelle 36 sale espositive distribuite nei cinque piani del trecentesco Palazzo Zaguri in campo San Maurizio in occasione del centenario dalla scoperta della tomba del “faraone bambino” scomparso a poco meno di 19 anni nel 1323 a.C., ben 3345 anni fa. Al lavoro archeologi, egittologi, scenografi, informatici, maestri di musica, per ricostruire, in ogni dettaglio della vivida realtà virtuale in 8k, tutto lo sfarzo interno e l’atmosfera della tomba riportandola esattamente a quando fu aperta per la prima volta il 4 novembre 1922. Ai visitatori basterà infatti indossare uno dei 50 visori virtuali messi a punto da Webn’Go di Treviso per venire immediatamente proiettati di fronte allo splendore che ha affascinato generazioni di appassionati dell’Antico Egitto. “Abbiamo lavorato al più avanzato progetto di ricostruzione 3D della tomba di Tutankhamon, impiegando le più innovative tecnologie grafiche realtime e di fotogrammetria” spiega Fabio Visentin, amministratore di Web’nGo – OneVR società che ha sede in Italia, Germania e Florida, “impiegando, nei vari mesi di sviluppo del software che guiderà le sensazioni dei visitatori amplificate dall’ipervisione virtuale. Ben 8 gli specialisti informatici che si sono occupati della ricostruzione completa in 3D delle sale del tesoro del faraone sotto la stretta supervisione di egittologi e altri esperti. Nella seconda virtual room si vivrà invece in prima persona l’esperienza esoterica del viaggio egizio dei morti visitando la camera funeraria e tutte le sue meraviglie come sacrari e sarcofagi”.


Howard Carter e Lord Carnarvon davanti all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re a Tebe Ovest
Il centenario: 4 novembre 1922 – 4 novembre 2022. I protagonisti del ritrovamento della tomba del faraone Nebkheperura Tutankhamon (1341 a.C. circa – gennaio/febbraio 1323 a.C. circa) furono l’archeologo inglese Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon. Il 1° novembre 1922 Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima. Proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala d’accesso ad un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62. Il giovanissimo sovrano della XVIII dinastia, che salì al trono a 9 anni e morì a 18 giorni dalla vigilia del 19esimo compleanno, divenne famoso per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la sua mummia reale. I reperti trovarono spazio nel museo Egizio del Cairo che dedicò un’intera ala al faraone bambino.
La mostra di Venezia celebrerà Tutankhamon, ma anche e soprattutto il secolo di misteri, di domande e risposte. Una mostra che si distinguerà per i molti fronti d’indagine, anche metodologica, sulla realtà dell’Antico Egitto mostrando in quante maniere il faraone sia contestualizzato in quella cultura antica, e nel contempo come quella cultura fu fortemente condizionata dal territorio egiziano stesso, indagandone, nell’ambito del percorso espositivo, addirittura l’origine preistorica. I visitatori potranno inoltre confrontare i lineamenti della famosa maschera d’oro del sarcofago di Tutankhamon con un inedito ritratto pittorico analitico del giovane faraone. L’identikit scientifico multidisciplinare restituirà la sua immagine tenendo conto dell’indagine psicologica sul suo vissuto, oltre che dell’analisi comparata dei suoi resti e di tutte le opere artistiche che lo hanno rappresentato nell’arco di oltre tre millenni. “Sembrerà di guardare negli occhi il giovane Tuthankamon” spiegano gli organizzatori “il ritratto che verrà esposto a Venezia è stato commissionato ad una famosa ritrattista, con l’intento di restituircelo come una sua fotografia proveniente dal passato. Renderà visibili i suoi lineamenti e le sue abitudini espressive, grazie ad un’elaborata tecnica ritrattistica amplificata nei dettagli non solo grazie alla sovrapposizione grafica delle molteplici rappresentazione artistiche a lui dedicate in tutte le epoche, ma anche tenendo conto dei momenti cardine della sua esistenza scandagliati da studi multidisciplinari di psichiatria, antropologia e archeologia, che hanno tra l’altro approfondito la forma mentis degli antichi egizi, per specificare ed individuare con maggiore precisione il suo identikit”.

Un dettaglio della stanza affrescata con il sarcofago all’interno della camera funeraria della tomba d Tutankhamon (foto ministry of Tourism and Antiquities)
“I reperti stanno già arrivando a Venezia in 5 container per i quali ci vorranno oltre 60 viaggi in Canal Grande per trasportarli. con grande cautela e sotto gli occhi attenti di egittologi, fino alla sede espositiva in campo San Maurizio per comporre il ricco allestimento”, commenta Mauro Rigoni, amministratore di Venice Exhibition. “L’obiettivo è aprire la mostra il 29 ottobre, a pochi giorni dalla ricorrenza della scoperta”. Si preannuncia un evento culturale internazionale di grande livello, quindi, che vuole uscire dal cliché della mera analisi dei reperti archeologici, arricchendo il percorso espositivo di contenuti storici, aneddoti e curiosità meno noti, oltre ad indagini sui misteri mai risolti dell’egittologia, nella convinzione che del faraone Tutankhamon, e delle evidenze che sono emerse dalla sua tomba, negli ultimi 100 anni si sia parlato molto, ma tanto ci sia ancora da scoprire. Alcune cifre: 5 piani di esposizione, 36 sale allestite da 25 allestitori, oltre 180 vetrine, 1000 reperti esposti, 600 faretti di illuminazione, un percorso espositivo lungo 1000 metri per il quale serviranno 3 ore di visita. “L’audioguida sarà gratuita per tutti i visitatori” aggiunge Rigoni “per garantire una visita più approfondita. Fra le grandi novità saranno esposti anche materiali dell’epoca usati da Carter per gli scavi. 500 fra scolaresche e gruppi hanno già chiesto informazioni, anche provenienti dalla Svizzera, Austria, è Slovenia, oltre a richieste da parte di 11500 visitatori pronti a prenotare sul portale italmostre.com i biglietti della mostra Tuthankamon, 100 anni di misteri, in prevendita dal 5 ottobre 2022”.
Venezia. Il 29 ottobre riapre Palazzo Zaguri con una grande mostra “Tutankhamon. Misteri e tesori” nel centenario della scoperta della tomba del “faraone bambino” (1922-2022): 1000 reperti da ammirare oltre ad esperienze immersive nel metaverso dell’Antico Egitto

Logo della mostra “Tutankhamon” che apre a Palazzo Zaguri a Venezia il 29 ottobre 2022 (foto italmostre)
“Tutankhamon. Misteri e testori” sbarca a Venezia nel centenario della scoperta della tomba del “faraone bambino”, scomparso a poco meno di 19 anni nel 1323 a.C., 3345 anni fa. Il 29 ottobre 2022 riapre il centro museale privato del trecentesco Palazzo Zaguri inaugurando l’imponente mostra archeologica nel cuore pulsante di Venezia: 1000 reperti da ammirare oltre ad esperienze immersive nel metaverso dell’Antico Egitto, con la realtà virtuale e la realtà aumentata. Un evento culturale “faraonico” per la ricchezza dei contenuti e l’unicità dei pezzi esposti, allestito da Venice Exhibition Srl nelle 36 sale espositive distribuite nei cinque piani del trecentesco Palazzo Zaguri in campo San Maurizio.

Palazzo Zaguri in campo San Maurizio a Venezia riapre al pubblico il 29 ottobre 2022 (foto italmostre)
“Sarà un’esposizione di grande valore contenutistico”, anticipano gli organizzatori, “per celebrare un secolo da quel lontano 4 novembre 1922, data cruciale dell’archeologia mondiale, ricordata come il momento ufficiale della scoperta della tomba di Tutankhamon nella valle dei Re, a Tebe Ovest, a non molta distanza dalla sponda occidentale del Nilo. Palazzo Zaguri, dopo un periodo di pausa, torna in grande stile con una grande mostra e nuove proposte culturali per ritagliare a Venezia uno spazio dedicato alle mostre tematiche”. Un evento culturale internazionale, quindi, che vuole uscire dal cliché della mera analisi dei reperti archeologici, arricchendo il percorso espositivo di contenuti storici, aneddoti e curiosità meno noti, oltre ad indagini sui misteri mai risolti dell’egittologia, nella convinzione che del faraone Tutankhamon, e delle evidenze che sono emerse dalla sua tomba, negli ultimi 100 anni si sia parlato molto, ma tanto ci sia ancora da scoprire.

Howard Carter e Lord Carnarvon davanti all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re a Tebe Ovest
Centenario della scoperta: 1922-2022. I protagonisti del ritrovamento della tomba del faraone Nebkheperura Tutankhamon (1341 a.C. circa – gennaio/febbraio 1323 a.C. circa) furono l’archeologo inglese Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon. Il 1° novembre 1922 Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima. Proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala d’accesso ad un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62. Il giovanissimo sovrano della XVIII dinastia, che salì al trono a 9 anni e morì a 18 giorni dalla vigilia del 19esimo compleanno, divenne famoso per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la sua mummia reale. I reperti trovarono spazio nel museo Egizio del Cairo che dedicò un’intera ala al faraone bambino.

Nella mostra “Tutankhamon. Misteri e tesori” a Venezia un migliaio i reperti da ammirare (foto italmostre)
“Venezia torna protagonista con un’importante mostra sull’antico Egitto, la cui inaugurazione coinciderà con la riapertura di Palazzo Zaguri”, annuncia con soddisfazione l’amministratore unico di Venice Exhibition Srl, Mauro Rigoni. “Dopo anni di silenzio per calamità come l’Acqua Granda e la Pandemia, finalmente il centro museale potrà riprendere le sue attività culturali legate alla città di Venezia portando avanti i suoi obiettivi tra cui: il circuito di grandi mostre tematiche e l’allestimento del museo ufficiale di Casanova”.

Nella mostra “Tutankhamon. Misteri e tesori” a Venezia un migliaio i reperti da ammirare (foto italmostre)
“Con questo evento di caratura internazionale sui tesori di Tutankhamon”, aggiunge Rigoni, “la mostra con tutta la sua ricchezza e spettacolarità occuperà l’intero Palazzo Zaguri. Allestiremo il più grande evento espositivo temporaneo sul faraone più discusso e famoso della storia egiziana, senza precedenti in Europa. Saranno in mostra centinaia di reperti originali, alcuni in anteprima mondiale, grazie alla collaborazione con importanti istituzioni egiziane”. I reperti inizieranno ad arrivare a Venezia a fine settembre in 5 container e ci vorranno oltre 60 viaggi in Canal Grande per trasportarli, con grande cautela e sotto gli occhi attenti di egittologi, fino alla sede espositiva in campo San Maurizio per comporre il ricco allestimento. L’obiettivo sarà aprire la mostra il 29 ottobre 2022, a pochi giorni dalla ricorrenza della scoperta.

Dal 29 ottobre 2022 il pubblico tornerà a visitare Palazzo Zaguri a Venezia (foto italmostre)
“Verranno potenziati tutti i sistemi di sicurezza di Palazzo Zaguri e una sezione della mostra sarà dedicata ad Howard Carter, l’archeologo che scoprì la tomba di Tutankhamon”, anticipano infine da Venice Exhibition Srl. “L’imponente allestimento rimarrà a Venezia per qualche mese, la data di chiusura non è stata ancora comunicata: rimarrà visitabile il tempo necessario ad attrarre l’attenzione degli osservatori internazionali ed offrire al pubblico eterogeneo che frequenta la città galleggiante un evento culturale di alto valore scientifico. Per questi motivi è stato coinvolto un autorevole comitato scientifico nella realizzazione della mostra temporanea. Saranno disponibili visite guidate multilingue studiate per rispondere alle esigenze del turismo e delle scolaresche di ogni ordine e grado”.
Non mancherà infine la più avanzata fruizione tecnologica dei contenuti con una sezione dedicata alla realtà aumentata applicata alla ricostruzione in 3D degli scenari e dei reperti archeologici. Si tratterà di un’area molto futuristica con una sorta di metaverso dell’Antico Egitto che farà rivivere ai visitatori l’esperienza della scoperta della famosa tomba e molte altre emozioni da archeologi.
Il 2022 è un anno speciale per l’Archeologia, segnato da importanti anniversari: decifrazione geroglifici (200 anni), scoperta della tomba di Tutankhamon (100), della necropoli di Spina (100), dei Bronzi di Riace (50)

Per l’archeologia il 2022 è un anno di grandi anniversari. A cominciare l’Antico Egitto (vedi il video promo (3) Facebook): 100 anni della scoperta della tomba di Tutankhamon e 200 della decifrazione della stele di Rosetta e della scoperta dell’antica lingua egizia che segna la nascita ufficiale dell’Egittologia. Ma anche l’Italia ha un calendario di tutto rispetto, dai 100 anni della scoperta della necropoli di Spina ai 50 anni dal rinvenimento dei Bronzi di Riace.


La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino
4 novembre 1922: è la data ufficiale della scoperta della Tomba di Tutankhamon nella valle dei Re, a Tebe Ovest, quindi sulla sponda occidentale del Nilo. Ma l’evento che avrebbe avuto una risposta mediatica eccezionale portando per la prima volta in prima pagina l’Archeologia. Il racconto di quei giorni è noto, a cominciare dal famosissimo dialogo tra l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon del 24 novembre 1922: “Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”. “Potete vedere qualche cosa?”. “Sì, cose meravigliose”. In realtà la scoperta della sepoltura del re bambino era avvenuta all’inizio del mese di novembre 1922. Il 1° novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima, ma che aveva incomprensibilmente abbandonato. Qui erano precedentemente stati rinvenuti i resti (ritenuti archeologicamente privi di importanza) di alcune capanne costruite dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9 e proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala di accesso a un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62, giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono a 9 anni e morì a 18, poco prima di compierne 19, divenuta famosa per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la mummia reale, che costrinse le autorità egiziane dell’epoca a rivedere l’organizzazione degli spazi del museo Egizio del Cairo, riservando un’intera ala al faraone bambino (vedi 4 novembre 1922 – 4 novembre 2020: nel 98.mo anniversario della scoperta del secolo, ingresso scontato nella tomba di Tutankhamon. Il ministro El-Anani: “L’anno prossimo tutto il tesoro del faraone bambino esposto al Grand Egyptian Museum” | archeologiavocidalpassato).


Jean François Champollion ritratto da Leon Cogniet nel 1831
27 settembre 1822, Jean François Champollion detto Champollion il Giovane annuncia la decifrazione dei geroglifici: nasce l’Egittologia. Secondo quanto raccontato dal nipote, Aimé Champollion-Figeac, Champollion il 14 settembre 1822 aveva notato che un cartiglio di Abu Simbel conteneva quattro segni geroglifici. Intuì che il primo segno circolare rappresentasse il sole che in copto si dice “ri”. Mentre il segno che appariva due volte alla fine del cartiglio era la “s” nel cartiglio di Tolomeo. Ciò gli fece concludere che se il nome nel cartiglio inizia con Re e termina con “ss”, potrebbe quindi corrispondere a “Ramesse”, suggerendo che il segno al centro rappresentasse “m”. Un altro cartiglio conteneva tre segni, due uguali a quelli del cartiglio Ramesse: un ibis, simbolo del dio Toth. Seguendo il ragionamento fatto per Ramesse giunse a indicare che il nome nel secondo cartiglio sarebbe Thothmes, cioè il faraone Thutmosis. Il passo successivo su sulla Stele di Rosetta: Champollion conosceva le parole copte che avrebbero tradotto il testo greco e poteva dire che segni fonetici come “p” e “t”, che erano già stati identificati nel nome di Tolomeo, si sarebbero adattati a queste parole. Da lì poteva indovinare i significati fonetici di molti altri segni. L’annuncio ufficiale delle sue proposte di letture dei cartigli greco-romani nella Lettre à M. Dacier (titolo completo: Lettre à M. Dacier relative à l’alphabet des hiéroglyphes phonétiques “Lettera a M. Dacier riguardante l’alfabeto dei geroglifici fonetici”) che completò il 22 settembre 1822. Questa comunicazione scientifica, sotto forma di una lettera, inviata a Bon-Joseph Dacier, segretario francese dell’Académie des Inscriptios et Belles-Lettres, è considerata il documento fondante dell’Egittologia, ma rappresentava solo un inizio. Champollion non dice nulla della scoperta sui cartigli di Ramesse e Thutmose, non dice ancora nulla (forse per prudenza) di quanto già sa o intuisce, e si limita a suggerire che segni fonetici avrebbero potuto essere usati nel lontano passato dell’Egitto. Ma la strada è aperta.


Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)
23 aprile 1922: scoperta della necropoli della città greco-etrusca di Spina, nelle Valli di Comacchio. La scoperta del sito è legata alle opere di bonifica del primo dopoguerra, come ricostruisce Nereo Alfieri in “Spina. Storia di una città tra Greci ed etruschi” (catalogo mostra, 1994). La prima comunicazione, infatti, è dell’ing. Aldo Mattei, direttore della sezione staccata del Genio civile a Comacchio, con una lettera alla soprintendenza agli Scavi e Monumenti archeologici di Bologna: “Nella valle Trebba (Valli settentrionali di Comacchio), in cui è stata compiuta la bonifica idraulica a cura dello Stato e dove si stanno facendo da Comuni interessati opere di bonifica agraria, è stato scoperto casualmente da un operaio un sepolcreto probabilmente dell’epoca etrusca: così almeno ritengo vai vasi istoriati scoperti”. Questa sobria segnalazione – scrive ancora Alfieri – dette l’avvio a un’impresa archeologica tra le più notevoli dell’Italia settentrionale. La ricerca dell’antica Spina tra le paludi nel delta del Po era stata fino ad allora un vero giallo archeologico che aveva appassionato eruditi e studiosi illustri fin dal Medioevo. Il primo che ipotizzò il sito di Spina a Valle Trebba fu il medico bolognese Gian Francesco Bonaveri (fine del XVII secolo) attratto dalla singolarità di quell’ambiente lagunare da cui emergevano di tanto in tanto manufatti antichi, ma del celebre e florido emporio marittimo descritto dagli autori greci e romani sembrava essersi persa ogni traccia. E la sua intuizione trovò conferma solo due secoli dopo. Alla scoperta casuale del 1922 seguirono le indagini scientifiche dirette dalla soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935 dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture i cui materiali sono oggi esposti al museo Archeologico nazionale di Ferrara. Ma la ricerca continua. L’obiettivo è scoprire il nucleo abitato dell’antica Spina (vedi Ritrovare l’antica città etrusca di Spina (le vaste necropoli sono state una delle scoperte più importanti del Novecento): è l’obiettivo del progetto Eos (Etruscans on the Sea) dell’università di Bologna all’interno del progetto interreg Value. A Comacchio la presentazione in streaming della prima campagna di scavo e le attività future. Intanto a Stazione Foce sta nascendo la ricostruzione dell’abitato di Spina | archeologiavocidalpassato).


Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini
16 agosto 1972: rinvenimento dei Bronzi di Riace. Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace. Da quel momento è iniziato un delicato, lungo processo di restauro. Prima all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e poi direttamente a Reggio Calabria, man mano che si riscontravano nuove problematiche sui fragili bronzi. L’ultimo spettacolare intervento di restauro conservativo, dal 2009 al 2013, in una sala appositamente predisposta a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, da dove a un certo punto era sembrato non dovessero più tornare a casa. Ciò avvenne grazie a un blitz notturno dell’allora ministro ai Beni culturali Massimo Bray con la soprintendente Simonetta Bonomi: il guerriero A e B furono rimessi in piedi e trasportati in assoluta sicurezza a Palazzo Piacentini, sede del museo Archeologico nazionale della Magna Grecia, alloggiati in una speciale sala dotata di uno specifico sistema di filtraggio, e di un percorso di depurazione, attraverso il quale transitano i visitatori, per mantenere sempre costante il clima in cui sono conservati i Bronzi. Inoltre è stata attivata una protezione antisismica (vedi 16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica | archeologiavocidalpassato).
4 novembre 1922 – 4 novembre 2020: nel 98.mo anniversario della scoperta del secolo, ingresso scontato nella tomba di Tutankhamon. Il ministro El-Anani: “L’anno prossimo tutto il tesoro del faraone bambino esposto al Grand Egyptian Museum”


Howard Carter e Lord Carnarvon nella tomba di Tutankhamon scoperta nella Valle dei Re nel novembre 1922

La prima pagina del New York Times del febbraio 1923 con la notizia della scoperta della tomba di Tutankhamon
“Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”
“Potete vedere qualche cosa?”
“Sì, cose meravigliose”
È il 24 novembre 1922. Siamo nella Valle dei Re, a Tebe Ovest, quindi sulla sponda occidentale del Nilo, davanti a Luxor, sulla riva opposta. Quel breve dialogo, che è passato alla storia dell’archeologia, intercorre tra l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon, e sancisce la conferma di una scoperta che avrebbe lasciato il segno non solo negli studi egittologici ma nel costume della società: la tomba del faraone Tutankhamon. Ma solo il successivo 17 febbraio 1923, quando l’anticamera era stata sgombrata, furono ammessi i primi visitatori per assistere all’apertura della tomba: membri del governo e scienziati. E la notizia fece il giro del mondo.

In realtà la scoperta della sepoltura del re bambino era avvenuta all’inizio del mese di novembre 1922. Il 1° novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima, ma che aveva incomprensibilmente abbandonato. Qui erano precedentemente stati rinvenuti i resti (ritenuti archeologicamente privi di importanza) di alcune capanne costruite dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9 e proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala di accesso a un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62, giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono a 9 anni e morì a 18, poco prima di compierne 19, divenuta famosa per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la mummia reale, che costrinse le autorità egiziane dell’epoca a rivedere l’organizzazione degli spazi del museo Egizio del Cairo, riservando un’intera ala al faraone bambino.

Il 4 novembre 2020, per celebrare il 98° anniversario della scoperta della tomba del faraone d’oro Tutankhamon, il ministro del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Anani, ha concesso una riduzione del 50% sui prezzi dei biglietti per entrare nella Tomba del Giovane Re, sulla terraferma occidentale a Luxor, per egiziani e stranieri. E poi ha annunciato: “Quando aprirà il prossimo anno, il Grand Egyptian Museum ospiterà i tesori del re Tutankhamon”, trovati all’interno della tomba, oltre 5mila reperti, che si stanno progressivamente trasferendo dal museo di piazza Tahrir alla nuova sede del Gem con vista sulle piramidi di Giza.
Nella tomba di Tutankhamon con gli occhi di Carter: a Jesolo la mostra “Egitto. Dei, faraoni, uomini” fa rivivere al visitatore le emozioni della scoperta del tesoro del giovane faraone e di poter entrare nella camera sepolcrale ricostruita in scala 1:1

Howard Carter e Lord Carnarvon nella tomba di Tutankhamon scoperta nella Valle dei Re nel novembre 1922

Il logo della mostra “Egitto. Dei, faraoni, uomini” che Jesolo ospita dal 26 dicembre 2017 al 15 settembre 2018: prorogata al 30 settembre 2018
Novembre 1922: Howard Carter riporta sul suo diario il dialogo con Lord Carnarvon. “Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”. “Potete vedere qualche cosa?”, chiede Lord Carnarvon tradendo speranze e ansia. “Sì, cose meravigliose”, la risposta estasiata di Carter. Avevano appena scoperto la tomba inviolata del faraone Tutankhamon. Quell’emozione di intravedere, nel buio rotto dalla fiamma tremolante di una candela, i tesori ammassati nella tomba di Tut è stata ricreata nella sala 7 della mostra “Egitto. Dei, faraoni, uomini” aperta non più fino al 15 ma fino al 30 settembre 2018, nello Spazio Aquileia di Jesolo: un viaggio nello spazio e nel tempo che ti porta a tu per tu con la grande civiltà del Nilo. Con l’arrivo nella valle dei Re si chiude il nostro viaggio alla scoperta della terra dei faraoni attraverso le testimonianze esposte nella mostra jesolana. Abbiamo attraversato il Mediterraneo incrociando le navi di quei popoli che trafficavano con la terra dei faraoni. Abbiamo solcato il Nilo ammirando le grandi città che erano sorte lungo le sue sponde. Abbiamo fatto la conoscenza con i signori di queste terre, i faraoni, e con le divinità che sovrintendevano a questo mondo. Con gli imbalsamatori, ci siamo inoltrati nel mondo dell’aldilà, il regno di Osiride. Infine abbiamo scoperto Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani, dove abitavano gli operai specializzati che hanno realizzato le tombe reali della Valle dei Re, e abbiamo conosciuto la tomba di uno di questi artigiani, Pashed.
La Valle dei Re sorge in una stretta gola che si insinua, con due diramazioni principali, nella catena montuosa che delimita, verso Ovest, la piana del Nilo, e contiene un centinaio di tombe a ipogeo scavate nella roccia dagli artigiani di Deir el-Medina. “I lavori di scavo di una tomba reale”, ricorda l’egittologa Sara Demichelis, “iniziavano subito dopo l’incoronazione del faraone, sotto la supervisione del visir e delle mappe conservavano la memoria dell’ubicazione delle tombe già esistenti: minuscoli frammenti di papiro, oggi conservati al museo Egizio di Torino, sono l’unica testimonianza giunta a noi dell’esistenza di questi documenti”.

In mostra a Jesolo si è ricreata la situazione della scoperta della tomba di Tut: un foro nel muro e la luce flebile di una candela che svela il tesoro del faraone (foto Graziano Tavan)

Tutankhamon al cospetto di Osiride: dettaglio delle pitture della stanza del sarcofago ricostruita nella mostra di Jesolo (foto Graziano Tavan)
I faraoni, nel corso della millenaria storia dell’Egitto, furono centinaia. “Di alcuni”, interviene Alessandro Roccati, co-curatore della mostra jesolana, “restano monumenti imponenti, ma di pochi si conservano elementi del corredo funebre, che li accompagnò nella tomba. Trovare una tomba intatta di un faraone pareva un’impresa disperata, fino al 1922, quando Howard Carter ebbe premiata la sua pertinacia con la straordinaria scoperta della tomba di Tut”. E continua: “Il regno di Tutankhamon cade in un periodo che fu associato all’esecrazione per una rivoluzione religiosa (e culturale) abortita. Tutti i personaggi di questo periodo storico, la cosiddetta età di Amarna, furono condannati all’oblio: i loro regni cancellati e attribuiti a un generale che riportò l’ordine nel Paese: Haremhab. Sopra il sepolcro di Tutankhamon, inoltre, meno di duecento anni dopo, non vi furono esitazioni a impiantare la grandiosa tomba di Ramses V che finì per coprire completamente con gli scarichi il sepolcro di cui forse si era anche persa la memoria”. Anche la tomba di Tutankhamon celava un segreto: “Non tutto il prezioso corredo era stato usato o confezionato per il giovane re. Alcuni degli oggetti più preziosi erano destinanti all’origine a una regina che meditava di diventare faraone, come aveva fatto Hatshepsut. Fallito il suo progetto, essa perse il diritto a una sepoltura da dio, quale era considerato il faraone. Così lo splendido corredo che essa si era preparato fu quindi riadattato per un vero faraone, quale fu il giovane Tutankhamon”.

La decorazione parietale della stanza del sarcofago della tomba di Tutankhamon ricostruita a Jesolo (foto Graziano Tavan)
La tomba KV62 fu costruita per un membro importante della casa reale, probabilmente durante la seconda metà della XVIII dinastia. Quando la sua destinazione d’uso fu cambiata per la sepoltura di Tutankhamon era ancora incompleta e la camera sepolcrale (e l’annesso laterale) fu scavata sul lato sinistro del primo ambiente. “La camera funeraria”, spiega Roccati, “è l’unica parte della tomba che riporta decorazioni parietali, presumibilmente eseguite in modo frettoloso per l’improvvisa morte del giovane re. Tale fretta si ripercuote anche a livello qualitativo sulle pitture, che appaiono sgraziate nelle proporzioni e piuttosto semplici nel programma decorativo. Ciononostante, i tratti distintivi dello stile amarniane sono facilmente riconoscibili in un programma pittorico che ricorda quello del successore di Tutankhamon, Eie. A livello formale risulta assolutamente amarniano il modo in cui sono rese le figure antropomorfe, così come tutta amarniana è anche la sostanza del programma decorativo che abbandona quell’idea di aldilà come prosecuzione ideale della vita terrena per lasciare posto a immagini più ieratiche ed eteree, disseminate di piccoli gesti di intimità”.

L’egittologa Donatella Avanzo all’interno della tomba di Tutankhamon ricostruita a Jesolo (foto Graziano Tavan)
A Jesolo il pubblico ha l’emozione di esplorare di persona la camera sepolcrale della leggendaria tomba di Tutankhamon, “il faraone fanciullo” dodicesimo re della XVIII dinastia egizia, perfettamente ricostruita in scala 1:1. La stanza del sarcofago di Tutankhamon è stata realizzata dall’artigiano e appassionato di egittologia Gianni Moro, dopo tre anni di studio e lavoro su un progetto scientifico delle università di Torino Padova e Venezia. “Entrando”, spiega l’ideatrice del progetto, l’egittologa Donatella Avanzo, tra i curatori della mostra di Jesolo, “si respira un fascino sospeso, come se fossimo accolti anche noi nell’aldilà del sovrano”.
(7 – fine; precedenti post 12 e 17 aprile, 23 maggio, 22 giugno, 5 luglio, 17 agosto 2018)
Katriona Munthe, nipote e custode della memoria di Axel Munthe, una delle personalità svedesi più rilevanti del Novecento, ha voluto aprire i suoi archivi di famiglia selezionando 140 fotografie degli inizi del XX secolo, immagini che testimoniano la passione del nonno per il mondo classico: una vera e propria avventura esistenziale che, partendo da Napoli e dal cuore del Mediterraneo, testimonia la ricerca del senso della Bellezza. Il mondo privato di Axel Munthe si scopre al Mann: il celebre medico svedese è raccontato con testimonianze inedite nella mostra “Honesta Voluptas – Il Giardino di Axel Munthe, riportato alla luce da Jordi Mestre”, in programma dal 19 gennaio al 19 marzo 2023 nelle sale della cosiddetta Farnesina del museo Archeologico nazionale di Napoli. L’esposizione, curata dalla nipote Katriona Munthe e da Michele Iodice, ripercorre la biografia di Munthe, appassionato di archeologia e natura e legato a doppio filo alla nostra regione, dove elesse la sua residenza a Capri, in Villa San Michele. Il restauro delle immagini è opera del maestro catalano Jordi Mestre, uno dei massimi esperti nel recupero della fotografia d’archivio. Nell’allestimento, figurano anche piante da giardino e due sagome di Munthe e Amedeo Maiuri. “Abbiamo accolto con entusiasmo il progetto di Katriona Munthe e Michele Iodice e, quindi, con piacere ospitiamo le memorie del celebre medico svedese che tanto amò l’archeologia, la città di Napoli e la cultura mediterranea”, commenta il direttore del museo, Paolo Giulierini. “Nell’occasione voglio ricordare che già da qualche anno con il sito di Villa San Michele ad Anacapri, ricco di antiche vestigia e importanti rimandi alle collezioni del Mann, è attiva una convenzione per la realizzazione di attività culturali e di promozione”. E i curatori: “Munthe inseguiva il mito e la magia della Vis medicatrix naturae, adorava gli animali, ed era consapevole dell’effetto straordinario dello spirito del luogo e l’energia rigenerativa dell’ambiente. Per cui la sua scelta di creare la sua dimora sull’isola di Capri, e la costruzione della stessa casa, con gli scavi che portavano alla luce le sculture, i marmi, i bronzi dell’Impero romano, era una scelta che gli consentiva di abbracciare il fascino e la grazia del mondo antico attraverso l’armonia della bellezza”.




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