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Filo diretto tra la Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e la “Sposa del deserto”: siglato il gemellaggio tra Paestum e Palmira. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled Al-Asaad” 2018 alla scoperta di Vienne, la “piccola Pompei”: “Sarà aperta al pubblico entro il 2021”

A Vienne, in Francia, è stata scoperta una città romana del I sec. d.C. distrutta da incendi come Pompei

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Filo diretto tra la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum e Palmira: prima con la consegna dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled Al-Asaad”, poi con il gemellaggio Paestum-Palmira. Il premio assegnato dalle testate archeologiche è andato all’archeologo Benjamin Clèment, per la scoperta della “piccola Pompei” a Vienne, in Francia. Il premio, intitolato a Khaled al-Asaad, l’archeologo ucciso il 18 agosto 2015 a Palmira dai terroristi, è stato consegnato dal direttore di Archeo Andreas M. Steiner. “Vogliamo restituire il sito al pubblico entro il 2021”, ha detto Clèment, “e ringraziare gli sponsor che ci permetteranno di completare in tempi brevi il restauro di 27 mosaici”. Alla consegna del Premio hanno partecipato il direttore della Borsa Ugo Picarelli, il sindaco di Capaccio-Paestum Francesco Palumbo, Irina Bokova, già direttore generale Unesco, il direttore Andreas M. Steiner e il figlio di Khaled Al-Asaad, Omar Asaad (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/).

Gemellaggio tra Paestum Palmira: il sindaco di Paestum Francesco Palumbo e il presidente della Federazione delle Camere del Turismo della Siria Mouhamed Al Khaddour firmano la pergamena

Emozionante e dal forte carattere internazionale è stata la cerimonia di gemellaggio tra le città di Paestum e Palmira. La pergamena, firmata in due lingue, dal sindaco di Paestum Francesco Palumbo e dal presidente della Federazione delle Camere del Turismo della Siria Mouhamed Al Khaddour, testimonia la volontà di valorizzare condivisione, amicizia, dialogo e incontro tra i popoli. Cittadinanza onoraria di Paestum a Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. Quindi c’è stato uno scambio di targhe: da Ugo Picarelli e dalla BMTA a Saleh e Al Khaddour. E da Mohamad Saleh ad Alfonso Andria, Francesco Palumbo, Irina Bokova, Mounir Bouchenaki, Paolo Matthiae, Ugo Picarelli. “Si rafforza il dialogo interculturale tra due Città”, ha affermato il sindaco di Capaccio Paestum, Francesco Palumbo, “unite dalla bellezza di due aree archeologiche che fanno parte del Patrimonio Unesco. È un gemellaggio che consolida i rapporti di amicizia e di solidarietà con la Città di Palmira, già in essere da alcuni anni. Il gemellaggio con Palmira, che vanta uno dei siti archeologici più belli al mondo e purtroppo pesantemente danneggiato nel corso della guerra siriana, diventa anche l’occasione per rilanciare la necessità di tutelare il patrimonio culturale in funzione della difesa dei valori in grado di rafforzare la democrazia ed il dialogo tra popoli e nazioni”.

Al via a Paestum la XXI Borsa mediterranea del Turismo archeologico: 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta. Ecco i momenti da non perdere nel ricco programma

Dodicimila visitatori, 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: ecco i numeri della XXI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018, promossa e sostenuta da Regione Campania, città di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum. La Bmta, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, si conferma un evento originale nel suo genere: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali Unesco e Unwto. La location per il Salone Espositivo, il Programma Conferenze e il Workshop ENIT e AIDIT sarà il centro espositivo del Savoy Hotel, a soli 2 km dal parco archeologico, dal museo e dalla basilica, dove avranno luogo le altre sezioni (ArcheoExperience, ArcheoLavoro, la mostra ArcheoVirtual, le Visite Guidate). Vediamo un po’ il ricco programma.

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Eventi al centro espositivo del Savoy Hotel. Giovedì 15 novembre 2018, “Buone pratiche di orientamento e alternanza scuola-lavoro per la promozione del turismo culturale”, a cura della direzione generale Ufficio scolastico regionale per la Campania Miur; “Le regioni e le nuove camere di commercio insieme per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del turismo”, incontro pubblico tra assessori regionali – turismo e beni e attività culturali – con i presidenti delle Camere di Commercio, in collaborazione con Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Unioncamere; “Ecosistema digitale per la cultura della Regione Campania: esperienze, buone prassi e programmi in corso”, a cura della direzione generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania. Venerdì 16 novembre 2018, “Il patrimonio culturale in Africa Orientale. La Farnesina e le ricerche italiane in Etiopia ed Eritrea”, a cura della direzione generale per la promozione del Sistema Paese del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; “Gemellaggio tra Paestum e Palmira”, alla presenza di Paolo Matthiae che portò alla luce l’antica città di Ebla e di una delegazione siriana, tra cui Talal al-Barazi governatore di Homs e Mohamad Saleh ultimo direttore per il Turismo di Palmira, per suggellare il legame con la “Sposa del Deserto” che tornerà fruibile dal 2019, come da poco annunciato (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/07/palmira-riaprira-ai-turisti-entro-lestate-2019-lannuncio-del-governatore-di-homs-a-un-anno-e-mezzo-dalla-sua-definitiva-liberazione-dallisis-a-montereale/); “Il dialogo interculturale valore universale delle identitá e del patrimonio culturale #pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra”, con Moncef Ben Moussa direttore del museo del Bardo di Tunisi all’epoca dell’attentato del marzo 2015 (attuale direttore per lo Sviluppo dei musei), Irina Bokova già direttore generale Unesco e Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco; 4a edizione dell’International archaeological discovery award “Khaled al-Asaad”, alla presenza di Omar Asaad, figlio dell’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, la consegna del premio alla scoperta archeologica più significativa del 2017: la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione), una città romana di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici, statue monumentali e uffici pubblici, esistita per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/); “Distretti turistici: sviluppo del territorio tra zona a burocrazia zero e politiche comunitarie”, a cura dell’assessorato Sviluppo e promozione del Turismo della Regione Campania e del coordinamento regionale Distretti turistici della Campania; “Incontro con i buyer esteri selezionati dall’Enit e nazionali dell’Aidit”, in collaborazione con Enit, Aidit di Federturismo e Trenitalia; venerdì 16 e sabato 17 novembre 2018, “20 anni di Paestum e Troia quali siti Unesco”, celebrazione del 20° anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco delle aree archeologiche di Paestum e Troia.

Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia

Gli incontri con i protagonisti, dedicati ai siti archeologici del mondo. Sabato 17 novembre 2018: Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia (in collaborazione con l’ufficio cultura e informazioni dell’ambasciata di Turchia); Dan Bahat, per decenni l’archeologo ufficiale di Gerusalemme (in collaborazione con l’Ufficio nazionale israeliano del Turismo); Marie Bardisa, conservatrice Grotta di Chauvet; Azedine Beschaouch, segretario scientifico del comitato internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo di Angkor – Cambogia; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo.

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

Il Workshop Enit e Aidit al centro espositivo del Savoy Hotel

Premio Paestum Archeologia “Mario Napoli”. Assegnato a quanti contribuiscono, con il loro impegno, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico e al dialogo interculturale. Dal 2018, in coincidenza del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, il premio è intitolato all’archeologo Mario Napoli che, il 3 giugno 1968, data del ritrovamento dell’unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, dirigeva la soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. Ricevono il Premio per il 2018: Irina Bokova, già direttore generale Unesco; Sackona Phoeurng, ministro della Cultura del Regno di Cambogia; Paolo Verri, direttore generale Fondazione Matera-Basilicata 2019. Da non perdere il Salone Espositivo, l’unico al mondo dedicato al patrimonio archeologico con la presenza di istituzioni, enti, Paesi Esteri, Regioni, organizzazioni di categoria, associazioni professionali e culturali, aziende e consorzi turistici. La stretta collaborazione con le Regioni ha determinato una notevole partecipazione: Abruzzo, Basilicata (APT Agenzia Promozione Territoriale), Calabria, Campania, Lazio (Agenzia Regionale per il Turismo), Sicilia (assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo). Rappresentate anche altre regioni italiane: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna. Da sottolineare l’autorevole presenza del MiBAC, con uno stand di oltre 300 mq nel quale è previsto un ricco programma di incontri, e la partecipazione per la prima volta di Roma Capitale. Tra i 100 espositori, previsti come ogni anno numerosi Paesi esteri: Albania, Azerbaigian, Cambogia, Croazia, Ecuador, Estonia, Etiopia, Georgia, Giordania, Grecia, Israele, Mongolia, Montenegro, Perù, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Tunisia, Turchia, Uzbekistan. Inoltre, come in passato, la Borsa ha ritenuto di dare attenzione rilevante a Palmira dedicandole uno spazio nel Salone Espositivo. Per quanto riguarda l’aspetto economico, nel rispetto del nome Borsa, il Workshop di sabato 17 novembre dedicato al turismo culturale si arricchisce dei buyer nazionali dell’Aidit Associazione Italiana Distribuzione Turistica di Federturismo Confindustria, che si aggiungono a quelli europei selezionati dall’Enit provenienti da 7 Paesi (Austria, Belgio, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera).

La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico di Paestum presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici

Eventi alla Basilica, Parco e Museo Archeologico di Paestum. Attraverso i Laboratori di archeologia sperimentale nei pressi del Museo Archeologico, ArcheoExperience permette di rivivere le antiche tecniche utilizzate per creare gli oggetti adoperati dai nostri lontani antenati e ora conservati nelle vetrine dei musei archeologici, testimoni della cultura materiale che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo: la lavorazione dell’ambra nella Preistoria, la vita delle Legioni romane, l’arte del vasaio dalla Magna Grecia ad oggi, la produzione di calzature in pelle, lucerne in terracotta e gioielli nell’antichità. La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici in collaborazione con l’Itabc Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali Cnr e la direzione generale Musei del ministero per i Beni e le attività culturali. La mostra vuole essere un laboratorio interattivo e stimolante in cui le applicazioni siano strumento di comunicazione culturale e di promozione turistica ad ampio spettro, abbracciando il pubblico più eterogeneo e gli ambiti più diversi. I visitatori potranno, solo per fare alcuni esempi, camminare nei templi di Paestum all’epoca della loro costruzione, sorvolare la Valle del Tevere in un viaggio attraverso il tempo, o difendere il Castello Sforzesco nei panni di un arciere virtuale. ArcheoVirtual, attraverso la mostra e il workshop di sabato 17 novembre, intende valorizzare le soluzioni tecnologiche che hanno reso i luoghi della cultura più appetibili per il grande pubblico e più leggibili in termini di comprensione e sensibilità culturale.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Archeolavoro presso la Basilica da giovedì 15 a sabato 17 novembre 2018: orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle università presenti nel Salone: Alma Mater Studiorum università di Bologna, università Cattolica del Sacro Cuore, università di Salerno, università Europea di Roma, università Giustino Fortunato, Universitas Mercatorum; presentazione delle figure professionali e incontri con i protagonisti dedicati a scuole e università con la partecipazione di Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano; Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence università della Calabria: Lorenzo Nigro, archeologo e associato dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sezione di Orientalistica “Sapienza” università di Roma; Francesco Scoppola, direttore generale Educazione e Ricerca MiBAC; Giusy Sica, Founder Re-Generation (Y)outh e Dina Galdi consulente in politiche del turismo; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano; Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione Cives; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum; ArcheoTeatro, workshop di orientamento e formazione a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum con la direzione artistica di Sarah Falanga. E ancora: giovedì 15 e venerdì 16 novembre, Masterclass a cura di Universitas Mercatorum riservate ai diplomati; venerdì 16 novembre, premio “Antonella Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico.

Apre al museo Archeologico nazionale di Aquileia la mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”, terza tappa del ciclo “Archeologia ferita”, la prima dedicata in Europa alla città siriana dopo le distruzioni perpetrate dall’Isis: l’eleganza e la ricchezza degli antichi palmireni a confronto con i ritratti degli antichi aquileiesi

La distruzione del tempio di Baal Shimin a Palmira, patrimonio dell’Unesco, da parte dei miliziani dell’Isis

L’archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall’Isis il 18 agosto 2015

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

La mostra “Leoni e tori dall’antica Persia ad Aquileia”: ne parla Carlo Cereti

Le nuvole di fumo e polvere e gli echi delle detonazioni che avvolgono quel che resta dell’imponente tempio di Bel, dell’austero castello medievale, dell’elegante tetrapilo, del prezioso tempio di Baal-Shamin, dello slanciato arco trionfale, dell’articolata scena del teatro antico sono ancora davanti ai nostri occhi, increduli di fronte a tanta violenta follia dei miliziani dell’Isis decisi a distruggere i monumenti più famosi di Palmira. E continuiamo a commuoverci per il sacrificio supremo del custode più fedele di Palmira, l’archeologo Khaled Asaad, trucidato il 18 agosto 2015 per essersi rifiutato di lasciare la città e collaborare con i jihadisti. La “città delle palme”, la “sposa del deserto”, la “Venezia delle sabbie”, come era chiamata Palmira nelle varie epoche, rappresenta l’esempio più eclatante, e per questo più doloroso, del sistematico tentativo da parte dell’Isis di annientare l’altro (sia esso inteso come il regime di Assad, o come l’Occidente crociato, o come l’Islam meno ortodosso), attraverso la distruzione della sua cultura, del suo patrimonio, delle vestigia più lontane e profonde che ci hanno reso ciò che siamo e che pensiamo, nel tentativo di attuare una “pulizia etnica”, come la definisce Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, specchio delle peggiori pulizie etniche. Non meraviglia quindi che, dopo il museo del Bardo di Tunisi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/03/archeologia-ferita-il-museo-di-aquileia-apre-le-porte-ai-reperti-da-musei-e-siti-colpiti-dai-terroristi-prima-tappa-otto-capolavori-dal-museo-del-bardo-di-tunisi/) e del museo archeologico Iran Bastan di Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/22/archeologia-ferita-leoni-e-tori-dallantica-persia-ad-aquileia-in-mostra-allarcheologico-capolavori-achemenidi-e-sasanidi-da-persepoli-e-dal-museo-di-teheran-per-l/), Aquileia dedichi proprio a Palmira la terza tappa del progetto espositivo “Archeologia ferita”, per celebrare la città siriana come simbolo di resistenza dagli attacchi al patrimonio culturale mondiale.

Busto muliebre da sarcofago palmireno conservato al Terra Sancta Museum di Gerusalemme (foto Gianluca Baronchelli)

Il manifesto della mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Apre il 2 luglio 2017 al museo Archeologico nazionale di Aquileia, dove sarà visitabile fino al 3 ottobre 2017, la mostra “Volti di Palmira ad Aquileia”, la prima dedicata in Europa alla città dopo le distruzioni recentemente perpetrate. L’esposizione, a cura di Marta Novello e Cristiano Tiussi, nata dalla collaborazione tra la fondazione Aquileia e il polo museale del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, gode del patrocinio della commissione nazionale italiana per l’Unesco, del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e del ministero degli Affari esteri e Cooperazione internazionale. Grazie ai sedici prestiti originari di Palmira concessi dal Terra Sancta Museum di Gerusalemme, dai musei Vaticani, dai musei Capitolini, dal museo delle Civiltà – collezioni di Arte orientale “Giuseppe Tucci”, dal museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, dal civico museo Archeologico di Milano e da una collezione privata, raccoglie sedici pezzi originari di Palmira – alcuni dei quali riuniti per la prima volta dopo la loro dispersione nelle collezioni occidentali – e agli otto da Aquileia la mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” vuole dimostrare, pur nella distanza geografica e stilistico-formale, il medesimo sostrato culturale che accomuna le due città, mediante l’utilizzo di modelli autorappresentativi e formule iconografiche affini. “Questa mostra”, interviene il presidente della fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, “al di là del suo notevole valore artistico, ha anche un chiaro fine politico: richiamare l’attenzione sui luoghi che sono il nucleo centrale della nostra civiltà, oggi teatro di conflitti e devastazioni”. L’esposizione ha costituito, inoltre, l’occasione per restaurare i reperti concessi in prestito dalla Custodia di Terra Sancta, con un intervento finanziato e coordinato dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia che, alla conclusone della mostra, restituirà i rilievi pronti per la loro esposizione nel nuovo allestimento del Terra Sancta Museum.

Stele romana con coppia di coniugi conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Gianluca Baronchelli)

“Sia Palmira che Aquileia erano luoghi di tolleranza e fruttuosa convivenza tra culture e religioni diverse”, sottolineano Antonio Zanardi Landi e Cristiano Tiussi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Aquileia, “oltre a esser testimoni che diciotto secoli fa il Mediterraneo costituiva un’unità integrata non solo dal punto di vista dei commerci, ma anche di quello della circolazione delle idee e dei canoni artistici e narrativi”. Per Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia, e Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il fine della mostra è anche quello di far emergere “quell’unità culturale che attraverso la contaminazione di modelli eterogenei, nelle pur diverse espressioni formali, costituì la peculiarità del mondo romano e sulla quale si vuole porre l’accento, attraverso il gioco di sguardi che l’allestimento contribuisce a sottolineare, per superare le ferite che ormai già troppe volte in questi ultimi anni sono state inflitte al patrimonio culturale universale”. Palmira era città carovaniera che “sviluppò l’arte del commercio, vendendo ai romani quei beni di lusso che comprava dai persiani e che provenivano dalle lontane India e Arabia”, come scrive nella prefazione del catalogo Debora Serracchiani, presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. “Incenso, mirra, pepe, avorio, perle e stoffe che venivano scambiati per grano, vino, olio e garum. Gli scambi con il mondo diedero un carattere particolarissimo, aperto e cosmopolita a quest’oasi aramaica, proprio come secoli dopo plasmarono il carattere di Venezia”. Anche Aquileia era città di commerci e di confine, porta verso Oriente dell’Impero Romano, e anche “Porta da Oriente”, visto che proprio via Aquileia raggiunsero Roma contaminazioni orientali che ebbero influssi profondi sull’Impero Romano in termini di idee, canoni artistici e sensibilità. Se il grande, e temuto, vicino di Palmira era la Persia, il grande vicino di Aquileia erano i popoli barbarici.

Rilievo funerario palmireno conservato al museo Barracco di Roma

La mostra vuole far conoscere al mondo contemporaneo gli antichi palmireni, indicandone mansioni e ruoli. Il carattere di Palmira, vivace crocevia di idee, aspirazioni, usi e costumi, di correnti formali e stilistiche locali, orientali, ma anche greche e romane, ha dato infatti forma all’immagine che i suoi abitanti hanno voluto fare e lasciare di sé, consegnandola all’eternità attraverso i loro monumenti funerari. Fra i materiali maggiormente significativi dell’arte palmirena, i rilievi funerari rivestono un ruolo di grande importanza nell’affermazione della fama mondiale della città. Grazie alla diffusione di questi originali reperti, gli antichi cittadini di Palmira, “con i loro volti, i loro abiti e i loro gioielli”, per usare le parole del famoso archeologo francese Paul Veyne, sono diventati ora “cittadini del mondo”. Un esempio di questa forte individualità è la raffinata testa proveniente dai musei Vaticani, in cui la mansione di sacerdote è riconoscibile dal copricapo tronco-conico (modius) considerato proprio dei sacerdoti di Bel, o la testa che arriva dalla Custodia di Terra Santa ornata da una corona di foglie e bacche di alloro fissata da un medaglione. “Anche commercianti o funzionari della pubblica amministrazione”, ricordano i curatori della mostra, “sono presenti nelle sale del museo Archeologico nazionale di Aquileia, appositamente riallestite, riconoscibili da un foglietto di papiro nella mano sinistra, come il rilievo del Salamallat da Gerusalemme o quello di Makkai da collezione privata. Senza parlare del celebre universo femminile di Palmira – di cui l’illuminata regina Zenobia, colei che osò sfidare l’autorità di Roma marciando sulla capitale dell’Impero, non è che l’epigona – benissimo rappresentato nella mostra da cinque dame elegantemente vestite e acconciate”. Come Charles Baudelaire, che magnificò nel suo poema I fiori del Male i gioielli di Palmira, il visitatore della mostra – assicurano alla fondazione Aquileia – non potrà che rimanere incantato davanti all’originalità e alla ricchezza degli ornamenti delle donne palmirene, abituate a sfoggiare più bracciali simultaneamente, fibulae e diademi, e anelli su tutte le parti delle dita, come nel magnifico rilievo dal museo Barracco, dove il monile è indossato sulla falangina del mignolo sinistro. Altrettanto curioso è il pendente dello stesso rilievo, un gioiello a forma di campana agganciato a un bracciale a torciglione, un amuleto diffuso in tutta la Siria romana.

Il ritratto di Batmalkû e Hairan sul rilievo funerario palmireno conservato al museo Tucci di Roma

“Che Palmira fosse un ricco crocevia di culture”, continuano Novello e Tiussi, “è immediatamente riscontrabile dall’abbigliamento dei suoi cittadini rappresentati in mostra nella splendida lastra del museo Tucci, dove la figura femminile è vestita alla greca con il chiton (tunica) e l’himation (mantello), e i capelli acconciati da un turbante con un velo trattenuto da un prezioso diadema di cui si percepisce ancora chiaramente l’originaria splendida policromia, mentre il fanciullo ritratto poco più in alto è abbigliato alla moda partica, con una tunica al ginocchio con galloni dipinti, orlo svasato alle estremità e pantaloni a sbuffo. Pur a fronte dei caratteri spiccatamente orientali e della rigida frontalità che li contraddistinguono, i rilievi palmireni condividono forme e modalità di auto-rappresentazione comuni a tutto l’Impero romano. L’occhio più attento potrà così notare la diversità di stili, e le abitudini simili, così come la comune scarsa caratterizzazione fisionomica dei volti: gli aquileiesi appaiono modesti, quasi schivi a confronto degli abitanti di Palmira, che trasmettono invece un senso di sicurezza e di compiacenza dovuto anche alla compattezza e impenetrabilità tipica dell’arte provinciale e in particolare orientale. Si potrà ammirare l’inconfondibile stile scultoreo caratteristico delle botteghe palmirene, che quasi ritaglia nella materia in modo minuzioso i dettagli decorativi, in modo grafico, poco profondo e molto efficace”.

Siria. L’Isis riconquista Palmira e distrugge il proscenio del teatro antico e il tetrapilo. Condanna dell’Unesco e dell’Onu, su iniziativa italiana. Matthiae: “Danni gravissimi”. Rutelli: “Pensiamo alla ricostruzione”. Franceschini: “A Firenze in marzo il primo G7 della Cultura”

L'esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l'aiuto dei raid aerei russi

L’esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l’aiuto dei raid aerei russi

Colpo di grazia alla “sposa del deserto”. I miliziani dell’Isis hanno distrutto parte del proscenio del teatro romano e il tetrapilo: due gioielli architettonici di Palmira che finora si erano salvati alla furia jihadista. Sembrano distanti un’era geologica le manifestazioni di esultanza delle truppe regolari del regime di Assad per la cacciata dei jihadisti da Palmira. Era il 27 marzo 2016, quasi un anno fa (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/03/29/siria-liberata-palmira-primo-bilancio-delle-distruzioni-dellisis-cancellati-il-tempio-di-baalshamin-e-il-santuario-di-bel-e-le-tombe-a-torre-devastato-il-museo-salvo-l80-per-cen/). Ma quel successo, che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo al mondo dopo gli scempi perpetrati nel sito archeologico siriano, patrimonio dell’Unesco, aveva avuto il supporto determinante delle truppe russe. E non fu un caso che qualche tempo dopo lo stesso Putin abbia promosso un concerto “di riconciliazione” dell’orchestra dell’Armata Rossa proprio nel teatro antico di Palmira. Quel teatro che ora è stato oggetto dell’ennesimo scempio jihadista. Ma poi i russi hanno lasciato all’esercito governativo il compito di presidiare il territorio di Palmira. Scelta fatale.

Una bella veduta panoramica di Palmira: in primo piano il teatro antico ancora integro, e dopo il colonnato, si può vedere il tetrapilo

Una bella veduta panoramica di Palmira: in primo piano il teatro antico ancora integro, e dopo il colonnato, si può vedere il tetrapilo

A metà dicembre, mentre l’attenzione e il grosso delle forze della coalizione erano concentrate nella battaglia di Aleppo, per liberare la seconda città della Siria dove resistevano ancora i ribelli al regime di Assad, l’Isis con un blitz nel deserto si riprendeva il controllo dell’oasi di Palmira. È il 12 dicembre 2016 quando una breve nota di agenzia annuncia che “lo Stato islamico ha ripreso il controllo totale di Tadmor (l’antico nome di Palmira)”. La notizia è diffusa da un attivista locale,  Ahmad Daas, che lancia un allarme anche sulla popolazione: “Molti abitanti sono stati arrestati sulla base di liste che erano in possesso dei miliziani”, denuncia, “ma la cosa strana è che queste liste contenevano nominativi di persone rimaste neutrali rispetto all’Isis e note per le loro posizioni vicine all’opposizione e alla presenza russa”. Sempre secondo gli attivisti locali l’Isis avrebbe riconquistato Palmira a una “velocità record”, percorrendo i sette chilometri che li separavano dal primo quartiere della città in 24 ore e senza incontrare alcuna opposizione militare e in 10 ore avevano preso tutti gli altri quartieri. Nel frattempo, tutte le caserme e i check-point erano stati evacuati, fatta eccezione per pochi miliziani filo-regime. Si è sperato che la notizia fosse solo un’azione di propaganda per distrarre dagli obiettivi di Aleppo e Mosul, ma mano a mano che passavano le ore la presa di Palmira veniva confermata. È stato Talal Barazi, governatore della provincia di Homs, in cui Palmira è situata, a confermare a metà pomeriggio la caduta della città nelle mani dell’Isis. L’esercito siriano, disse Barazi parlando alla televisione Al Ikhbariya, si è rischierato fuori dalla città e “sta impiegando tutti i mezzi per impedire ai terroristi di rimanere a Palmira”. “Ma la ritirata dell’esercito siriano è stata resa inevitabile dalle forze superiori del nemico”.

L'immagine satellitare mostra la distruzione della parte centrale del proscenio del teatro antico di Palmira e delle colonne del tetrapilo

L’immagine satellitare mostra la distruzione della parte centrale del proscenio del teatro antico di Palmira e delle colonne del tetrapilo

Di colpo tornava l’incubo per possibili nuove distruzioni di antichi monumenti in quello che è uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente. Durante la loro prima occupazione i miliziani del Califfo Abu Bakr al Baghdadi avevano demolito l’Arco di Trionfo, i templi di Baal Shamin e di Bel, oltre a radere al suolo una prigione tristemente famosa in cui il regime aveva incarcerato e torturato migliaia di oppositori. I jihadisti avevano inoltre usato il teatro romano per le esecuzioni pubbliche e ucciso l’ottantunenne ex direttore del sito, Khaled al Asaad.  La segnalazione da parte di satelliti militari di spostamento di esplosivo nell’area di Palmira è stato solo il campanello di allarme di quello che sarebbe successo di lì a pochi giorni. Si arriva così al 20 gennaio 2017. Il telegramma arriva dall’agenzia ufficiale della Siria, Sana. Ed è uno di quelli che lascia il segno:  “L’Isis ha distrutto il proscenio dell’antico teatro romano di Palmira, nella Siria centrale, e il Tetrapilo, una struttura colonnata sempre nel sito archeologico patrimonio dell’Unesco”. Notizia secca, senza fornire dettagli.  L’agenzia Sana cita non meglio precisate “fonti locali”, perciò non era possibile – al momento – garantire in maniera indipendente la veridicità della notizia.  La conferma, purtroppo, arriva dal satellite. Ad annunciarlo è l’American Schools of Oriental Research che sulla sua pagina Facebook afferma di aver ottenuto immagini satellitari che rivelano “nuovi danni” al sito Unesco. Le immagini mostrano “significativi danni al Tetrapilo e al teatro romano, presumibilmente risultato di distruzioni deliberate da parte dell’Isis”, ma l’American School of Oriental Research sottolinea comunque di non essere attualmente in grado di verificare la reale origine dei danni che risalirebbero al periodo “tra il 26 dicembre 2016 e il 10 gennaio 2017”.  Il Tetrapilo, che era stato parzialmente ricostruito negli anni Sessanta del secolo scorso per i danni provocati dal tempo e che contava in totale 16 colonne, sembra ora “essere stato deliberatamente distrutto con l’uso di esplosivi. Due colonne restano in piedi – si legge – ma la maggior parte della struttura è stata gravemente danneggiata”. Il teatro romano ha riportato “danni” che interessano “il proscenio, soprattutto nell’area del Porticato”.

Il tetrapilo di Palmira prima della distruzione da parte dei miliziani dell'Isis

Il tetrapilo di Palmira prima della distruzione da parte dei miliziani dell’Isis

Immediate le reazioni.  “Questa distruzione è un nuovo crimine di guerra e una perdita immensa per il popolo siriano e per l’umanità”, denuncia il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, dopo le notizie e le immagini satellitari sulla distruzione del Tetrapilo e di parti del proscenio del teatro romano della città siriana di Palmira.  “È un nuovo attacco contro il patrimonio culturale che, a poche ore dalle notizie ricevute dall’Unesco riguardo esecuzioni di massa nel teatro, dimostra come la pulizia culturale da parte degli estremisti violenti stia cercando di distruggere sia vite umane che monumenti storici per privare il popolo siriano del suo passato e del suo futuro. È per questo che la tutela del patrimonio è inalienabile della difesa delle vite umane”. E il prof. Paolo Matthiae, decano degli archeologi in missione in Siria, scopritore di Ebla: “Danni gravissimi e senza precedenti per l’evidente intenzionalità dell’Isis di distruggere il patrimonio della Siria. Fermare questo scempio con la sola deplorazione da parte dell’opinione pubblica è impossibile, quello che invece si può fare è dare il massimo sostegno all’eroica e isolata azione della direzione generale dell’Antichità e dei Musei di Damasco”. E continua: “Ricordiamoci che l’azione delle istituzioni di Damasco a protezione del patrimonio della Siria, che ha consentito di mettere in salvo nella capitale siriana 300mila oggetti dei musei periferici, è costata la vita a una quindicina di funzionari e all’archeologo Khaled Assad, l’ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, decapitato dai militanti del sedicente Stato Islamico nell’agosto 2015.  In questo senso l’azione e l’appoggio dell’Unesco allo sforzo della direzione generale Antichità e Musei di Damasco è estremamente apprezzabile per aiutare i funzionari siriani sia nel salvataggio delle opere, sia in prospettiva nella ricostruzione di quello che si sta perdendo”.

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Una ricostruzione possibile grazie alle moderne tecnologie, come lo stesso archeologo ha dimostrato, nell’ambito della mostra “Rinascere dalle Distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmirà, da lui curata insieme a Francesco Rutelli, allestita al Colosseo dal 7 ottobre all’11 dicembre 2016 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/05/rinascere-dalle-distruzioni-ebla-nimrud-palmira-al-colosseo-la-mostra-curata-dallarcheologo-paolo-matthiae-propone-la-ricostruzione-in-3d-del-toro-androcefalo-di-nimrud/). Proprio Rutelli ha promosso come presidente di “Incontro di Civiltà” una campagna internazionale contro le distruzioni del patrimonio culturale siriano. “Tutto ciò che l’Isis distrugge, come sfregio alla civiltà dell’umanità intera, noi lo dovremo  ricostruire”, afferma. “Ci indigna e addolora la strage di persone innocenti che sta continuando a strappare migliaia di vite umane in Siria e Iraq. Allo stesso tempo, vogliamo continuare a mobilitare la comunità internazionale per non subire la volontà criminale dei terroristi, che appena entrano in contatto con beni insostituibili, Patrimonio dell’Umanità, li distruggono deliberatamente, e ne fanno teatro del vanto della loro inciviltà. La demolizione del proscenio del Teatro di Palmira, e le crudeli uccisioni in quello stesso contesto archeologico di molte persone segnano un apice di questa sfida contro l’umanità e la civiltà. La risposta concreta deve accomunare tutte le popolazioni e le istituzioni internazionali”. Dopo Roma annuncia nuove iniziative ed esposizioni, assieme a scienziati, studiosi, fondazioni, istituzioni e governi di tutto il mondo. “L’Unesco sarà al centro di questa mobilitazione”, conclude, “e così l’Iccrom, assieme a cui stiamo preparando per il prossimo maggio a Roma un incontro internazionale con nuovi e concreti progetti e proposte”. Ma Matthiae mette in guardia da facili entusiasmi: “La ricostruzione è possibile con le moderne tecnologie perché in alcuni casi si tratta di restauri difficili e delicati, ma per così dire tradizionali, in altri casi si tratta di integrare restauri con materiali che possono essere ottenuti grazie alle più avanzate tecnologie.  Questo però a mio parere dovrà avvenire sulla base di tre principi: il rispetto della sovranità della Repubblica Araba Siriana sulla progettazione e realizzazione dei restauri e delle ricostruzioni; il controllo e la ratifica dell’Unesco su questi progetti perché siano approvati dalla comunità scientifica internazionale; un’ampia collaborazione internazionale, perché si tratterà di uno sforzo molto rilevante anche finanziariamente e la collaborazione dovrà avvenire da parte di tutti i Paesi con competenze scientifiche, capacità tecniche e volontà politica e culturale di fornire un aiuto finanziario per la ricostruzione”.

Il teatro antico di Palmira, ancora integro, usato dai jihadisti per le pubbliche esecuzioni

Il teatro antico di Palmira, ancora integro, usato dai jihadisti per le pubbliche esecuzioni

Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, proprio su iniziativa della diplomazia italiana al Palazzo di Vetro, ha espresso la propria condanna per la distruzione del patrimonio culturale in Siria da parte dell’Isis. L’Italia, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dal primo gennaio 2017, ha ottenuto il consenso dei Quindici membri dell’organismo su una dichiarazione che riporta l’attenzione sulla grave minaccia al patrimonio culturale portata dalla campagna di distruzione intrapresa dal sedicente Stato islamico. I membri del Consiglio di Sicurezza sottolineano con preoccupazione come l’Isis e altri gruppi traggano profitto dal traffico di beni culturali sottratti a musei, siti archeologici, librerie e archivi in Siria. Profitto utilizzato per rafforzare le capacità operative dell’Isis per la preparazione e attuazione di attacchi terroristici. I Quindici hanno reiterato dunque la necessità di “sconfiggere l’Isis e di sradicare l’intolleranza, la violenza e l’odio che incarna”. Il Consiglio di Sicurezza ha altresì espresso allarme per le notizie di esecuzioni avvenute nel Teatro di Palmira e espresso preoccupazione per la sicurezza di migliaia di civili residenti nella città. E il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, commentando il voto favorevole del Consiglio di sicurezza dell’Onu alla dichiarazione, promossa dalla diplomazia italiana, per condannare la distruzione del patrimonio culturale in Siria: “L’Italia sui temi della cultura e del patrimonio ha il dovere di essere guida nel mondo. E il primo G7 della Cultura, che si terrà a Firenze il 30 e il 31 marzo, sarà l’occasione per condividere azioni concrete contro queste devastazioni che, giustamente, la direttrice dell’Unesco, Irina Bokova ha definito veri e propri crimini di guerra”.

Sarà a Palmira in Siria la prima missione del contingente italiano dei caschi blu della cultura. Corso di addestramento preparatorio

La prima missione dei Caschi blu della Cultura sarà al sito archeologico di Palmira

La prima missione dei Caschi blu della Cultura sarà al sito archeologico di Palmira

La prima missione dei “caschi blu della cultura”, una task force voluta e promossa dall’Italia, sarà a Palmira, “la sposa del deserto” siriano violentata dai miliziani dell’Isis. Ma per essere inviati in Siria, dove opereranno in un’area di estremo pericolo per la loro sicurezza, devono ricevere una formazione adeguata su come agire in zone ad alto rischio e come minimizzare il pericolo di incorrere in imboscate o di essere coinvolti in incidenti. Così questo primo contingente di “caschi blu della cultura” è stato chiamato a seguire un corso sulla sicurezza personale, della durata di cinque giorni, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dal Reggimento Tuscania dei Carabinieri. Il corso si suddivide in lezioni teoriche e in una serie di esercitazioni pratiche, che includono situazioni tipiche nelle quali possono essere coinvolti gli operatori delle emergenze. La parte pratica del corso si sofferma su scenari come: quali azioni intraprendere in caso di improvviso attacco, come reagire in presenza di ‘cecchini’, come avvicinarsi a un posto di controllo illegale, come pianificare attività all’interno di un’area pericolosa. “La task force dei caschi blu della cultura”, spiegano Andrea de Guttry della Scuola Superiore Sant’Anna, in qualità di direttore del corso, insieme al colonnello Antonio Frassinetto, comandante del Reggimento Tuscania, “rappresenta un contributo fondamentale del governo italiano per la salvaguardia del patrimonio culturale in tutto il mondo”.

Autorità civili e militari alla presentazione a Roma dei Caschi blu della cultura

Autorità civili e militari alla presentazione a Roma dei Caschi blu della cultura

“Le distruzioni operate dall’Isis a Palmira hanno sconvolto tutti e richiedono interventi coraggiosi, delicati e urgenti allo stesso tempo, per non compromettere un patrimonio dell’umanità”, aggiunge il professore Andrea de Guttry. “Il compito che spetta ai caschi blu della cultura è importantissimo e la Scuola Superiore Sant’Anna può dirsi orgogliosa di essere stata richiesta di fornire, insieme ai Carabinieri, la formazione necessaria per consentire di svolgere il ruolo loro affidato in sicurezza”. La task force dei “caschi blu per la cultura”, composta per intero da italiani, con sede a Torino, è nata ufficialmente dall’intesa siglata nel febbraio scorso tra il governo italiano e l’Unesco nell’ambito della coalizione globale “Unesco Unite4Heritage” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/02/19/istituiti-i-caschi-blu-della-cultura-sotto-legida-dellunesco-la-prima-task-force-united4heritage-e-italiana-con-tecnici-specializzati-e-carabini/). L’accordo, firmato alla presenza dei ministri Gentiloni, Franceschini, Pinotti, Giannini e della direttrice generale Unesco, Irina Bokova, ha dato vita a un contingente costituito da carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale, da storici dell’arte, da studiosi e da restauratori dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, dell’Istituto centrale per la conservazione e il restauro del patrimonio archivistico e librario, dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione.

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati

Il compito della task force, oggi composta da circa 60 unità che potranno essere incrementate in futuro, sotto la supervisione del ministero per i Beni culturali, sarà di intervenire su richiesta di uno Stato che sta affrontando una crisi o una catastrofe naturale per stimare i danni sul patrimonio culturale, per pianificare azioni di salvaguardia, per fornire supervisione tecnica e formazione per il personale locale, per facilitare il trasporto in sicurezza di beni culturali mobili e anche per contrastare attività criminali ai danni del patrimonio culturale. La formazione di “caschi blu della cultura”, addestrati a operare in situazioni di pericolo, aveva già ricevuto un primo impulso in ottobre 2015 con l’approvazione per acclamazione della risoluzione italiana da parte del Consiglio esecutivo dell’Unesco e si inserisce in una serie di recenti iniziative promosse dall’Onu per contrastare il danneggiamento e il traffico illecito di beni culturali, come la Dichiarazione di Bonn sulla protezione del patrimonio culturale, adottata dall’Unesco nel giugno 2015, e la “Risoluzione 2199” del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a febbraio 2015, che condanna la distruzione del patrimonio culturale in Iraq e in Siria e adotta misure vincolanti per colpire il traffico illecito di beni culturali. Anche l’Assemblea Generale dell’Onu nella Risoluzione del dicembre 2015 sulla restituzione dei beni culturali ai Paesi d’origine e il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 30 aprile 2015 sulla distruzione dei siti culturali da parte di Isis/Daesh condannano le attività criminali e terroristiche che prendono di mira il patrimonio artistico ed esprimono sostegno alla campagna “Unesco Unite4Heritage”.

Siria. Liberata Palmira. Primo bilancio delle distruzioni dell’Isis: cancellati il tempio di Baalshamin e il santuario di Bel e le tombe a torre. Devastato il museo. Salvo l’80 per cento del sito. Si discute per la sua ricostruzione. Il museo dell’Ermitage offre la sua collaborazione

L'esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l'aiuto dei raid aerei russi

L’esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l’aiuto dei raid aerei russi

Nel giorno di Pasqua liberata Palmira. Ma la “sposa del deserto” sfregiata dall’Isis non sarà più come prima. L’esercito siriano ha ripreso il “pieno controllo” di Palmira, che lo scorso anno era stata conquistata dallo Stato islamico. Lo hanno reso noto fonti militari citate dai media di Damasco e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui l’esercito è rientrato a Palmira, con il sostegno dei raid russi: più di 200 solo nelle ultime ore dell’attacco. Secondo l’agenzia di stampa Sana le truppe governative e le milizie loro alleate hanno “ripulito” la città da tutti i militanti dell’Isis e “distrutto i loro ultimi covi”, mentre gli artificieri hanno eliminato tutte le mine e gli ordigni lasciati dai terroristi. Dal canto loro, gli attivisti dell’Osservatorio, con sede a Londra, citando “più fonti attendibili”, hanno fatto sapere che i militanti dello Stato islamico hanno ricevuto l’ordine di lasciare Palmira dalla leadership del Califfato a Raqqa. Le tre settimane di guerra per riconquistare la città, secondo l’Osservatorio, sarebbero costate la vita ad almeno 400 militanti e 180 soldati. “Un importante successo nella guerra contro il terrorismo”, proclama il presidente siriano, Bashar al-Assad.

Una veduta aerea del sito archeologico di Palmira: si vedono bene ancora integri il teatro romano e il lungo colonnato

Una veduta aerea del sito archeologico di Palmira: si vedono bene ancora integri il teatro romano e il lungo colonnato

La città di Palmira, sito Unesco patrimonio dell’umanità, ricordiamolo, è una delle più antiche della regione. Esisteva già nel XIX secolo a.C. quando era conosciuta e citata negli antichi documenti con il nome di Tadmor o Tamar, nome registrato anche nella Bibbia che la ricorda come fortificata da Salomone. Per oltre un millennio, però, sulla città cala il silenzio, fino alla conquista da parte dei Seleucidi che, nel 323 a.C. prendono il controllo della Siria. Palmira si mantiene indipendente fino a circa il 19 a.C., nonostante il Paese fosse ormai nelle mani dei Romani. È sotto il regno di Tiberio e poi di Nerone che la città viene annessa all’Impero. Plinio il Vecchio ne racconta le ricchezze del suolo e l’importanza che essa ricopre all’epoca nei commerci tra Roma e l’Oriente, soprattutto Cina, India e Persia. Nel II secolo d.C. Adriano la visita e la proclama città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana. Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, Settimio Severo o il suo successore, il figlio, Caracalla, concede a Palmira lo statuto di città libera. È nel III secolo che la città diventa famosa sotto il regno della regina Zenobia e del figlio Vaballato, che sognano di formare un impero d’Oriente da affiancare a quello di Roma. La mitica regina, infatti, inizia a ribellarsi al potere della città eterna e conquista Egitto, Palestina e Arabia, spingendosi fino alla Cappadocia e alla Bitinia. Ma la proclamazione di Aureliano a imperatore pone fine alle ambizioni di Zenobia e del figlio. Palmira viene conquistata, abbandonata e diventa base militare per le legioni romane. Dopo un periodo di nuova fioritura con l’impero bizantino, la città va in rovina sotto il dominio arabo.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/03/26/siria-ecco-cosa-resta-del-sito-archeologico-di-palmira-video_f8f1ed4d-cf16-4892-ada2-4cabef0e931a.html

 

La foto scattata il 27 marzo 2016 conferma che il tetrapilo non è stato distrutto dai jihadisti

La foto scattata il 27 marzo 2016 conferma che il tetrapilo non è stato distrutto dai jihadisti

Un portale in una distesa di detriti è il muto testimone di quanto resta del grande santuario di Bel a Palmira distrutto dai jihadisti

Un portale in una distesa di detriti è il muto testimone di quanto resta del grande santuario di Bel a Palmira distrutto dai jihadisti

“L’80 per cento dell’architettura dell’antica città siriana non sarebbe stata distrutta dall’Isis, anche se quel 20% non è perdita da poco, se pensiamo solo al tempio romano di Baalshamin e al grande santuario di Bel”, sostiene Selon Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria (Dgam), dopo l’esame delle immagini riprese dal drone russo su Palmira liberata. Il colonnato, l’agorà, il teatro, i bagni di Diocleziano, il tempio di Nébo e d’Allat sono ancora in piedi, a testimoniare millenni di arte e di storia, contaminazioni culturali assire, bizantine e greco romane nella città patrimonio dell’Unesco. Distrutto invece il tempio di Bel e Baalshamin, come decine di torri funerarie e l’arco trionfale, e le sculture e i reperti del museo archeologico. Proprio il museo, difeso fino a pagare con la vita dal suo direttore Khaled Asaad, è stato oggetto di saccheggio. “Ci vorranno cinque anni per ricostruirla”, sostiene Maamoun Abdulkarim, direttore di Antichità e Musei in Siria. Dopo la riconquista dell’antica città siriana, la Russia promette il suo aiuto per lo sminamento dell’area e il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo offre la collaborazione di un team di esperti per i restauri. Il direttore Abdul-Karim ha detto che un team di esperti farà una stima dei danni. Ma gli esperti internazionali sono scettici. Credere di poter restaurare il sito archeologico potrebbe rivelarsi illusorio, ha dichiarato Annie Sartre-Fauriat, membro della Commissione di esperti dell’Unesco per il patrimonio siriano. E il 1° aprile a Parigi si terrà un incontro proprio su Palmira.

Una sala devastata del museo di Palmira che Khaled Asaad aveva difeso pagando con la propria vita

Una sala devastata del museo di Palmira che Khaled Asaad aveva difeso pagando con la propria vita

Esperti di antichità siriani si sono detti profondamente scioccati dalla distruzione dei jihadisti al museo di Palmira: innumerevoli reperti dispersi e statue demolite. Il museo, infatti, ospita una “importante collezione” dell’arte palmirena, frutto di antiche donazioni. “In quanto custodi del patrimonio di Palmira – ha detto Piotrovsky – potremo aiutare ad analizzare la situazione e dare consigli così che questo sito storico diventi un monumento alla cultura, un monumento alla vittoria sul fanatismo e non una replica moderna, semplice attrazione turistica”. La direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova ha detto di sperare in una stretta collaborazione con l’Ermitage.

L'archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall'Isis nel 2015

L’archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall’Isis nell’agosto 2015

“Palmira è stata liberata dalle truppe di Assad grazie anche al supporto aereo dell’aviazione russa e di alcuni corpi speciali dispiegati sul campo. Le bande criminali di Daesh sono in ritirata e non hanno potuto portare a termine lo scempio preannunciato del sito archeologico dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Le cancellerie occidentali ed il governo italiano brillano per il loro assordante silenzio, con il quale sembrano voltarsi dall’altra parte mentre qualcuno fa il lavoro sporco della guerra, anche se di liberazione”, denuncia Paolo Romani, presidente del Gruppo Forza Italia al Senato. “Ricordiamo in questa occasione oltre alle centinaia di morti di combattenti siriani due uomini valorosi: Khaled al-Asaad, archeologo e custode dei siti romani, di quell’esempio unico nel mondo della civilizzazione dell’antica Roma, decapitato dai criminali di Daesh perché non ha voluto rivelare il luogo dove erano stati nascosti preziosissimi reperti dell’antica Palmira; e l’anonimo ufficiale delle forze speciali russe che trasmetteva le coordinate dei terroristi del Daesh per effettuare i raid ed ha deciso di indirizzare il fuoco contro se stesso, una volta circondato, pur di non cadere vivo nelle loro mani. È morto da eroe, comunicando la sua ultima posizione così da consentire di eliminare i jihadisti che lo avevano raggiunto. Ora e solo ora, il ministro Franceschini può inviare i caschi blu della cultura approvati dall’Unesco. Grazie al coraggio ed all’abnegazione di tanti altri sconosciuti eroi di guerra”.

Istituiti i “caschi blu della cultura” sotto l’egida dell’Unesco. La prima task force “Unite4Heritage” è italiana, con tecnici specializzati e carabinieri del nucleo tutela, a disposizione della comunità internazionale. Centro di formazione a Torino

Istituiti i "caschi blu della cultura": la prima task force operativa è italiana

Istituiti i “caschi blu della cultura”: la prima task force operativa è italiana

Sono i “monuments men” del Terzo millennio. E sono italiani. Sono i “caschi blu della cultura”. L’idea era stata proprio l’Italia a lanciarla all’Onu all’indomani dello scempio di Palmira da parte dell’Isis. Idea che fu subito approvata dall’Unesco. E la prima task force “Unite4Heritage” sarà composta da esperti italiani al servizio dell’Unesco per la tutela e la ricostruzione di siti culturali danneggiati da guerre e terrorismo, ma anche per il contrasto del traffico di opere d’arte, coordinati dal ministero dei Beni culturali, con la partecipazione dei ministeri degli Esteri, della Difesa e dell’Istruzione, oltre al Comando dei carabinieri per la Tutela del patrimonio Culturale. “Siamo il primo Paese che mette in pratica la risoluzione approvata dall’Unesco”, ha detto il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, alla cerimonia alle Terme di Diocleziano della firma dell’accordo con il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, alla quale hanno partecipato i titolari della Difesa, Roberta Pinotti, dell’Istruzione, Stefania Giannini, e degli Esteri Paolo Gentiloni, oltre al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e al sindaco di Torino, Piero Fassino con il quale è stato sottoscritto un protocollo per l’istituzione nel capoluogo piemontese di un centro per la formazione sulla tutela dei Beni culturali. La task force, ha spiegato Franceschini, “sarà a disposizione della comunità internazionale e non si muoverà su iniziativa di un singolo Stato ma su richiesta dell’Unesco per situazioni in cui è richiesto l’intervento”.

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale operativi in Iraq

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale operativi in Iraq

I firmatari del protocollo: da sinistra, Franceschini, Giannini, Pinotti, Bokova e Gentiloni

I firmatari del protocollo: da sinistra, Franceschini, Giannini, Pinotti, Bokova e Gentiloni

Il gruppo di pronto intervento, composto da personale specializzato civile e carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, avrà diversi compiti: valutare i rischi e quantificare i danni al patrimonio culturale, ideare piani d’azione, formare personale nazionale locale, fornire assistenza al trasferimento di oggetti in rifugi di sicurezza e rafforzare la lotta contro il saccheggio e il traffico illecito di reperti. “L’Italia esercita il suo naturale ruolo di leadership nella tutela del patrimonio culturale mondiale con oltre 170 missioni archeologiche in tutto il mondo”, ha aggiunto Franceschini. E il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “La task force italiana, la prima in assoluto, rappresenta un pezzo molto italiano della lotta al terrorismo. “Colpire un monumento è un crimine di guerra”, ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, aggiungendo che il compito della task force sarà anche quello di ridisegnare una nuova “topografia della bellezza” nelle aree violate dai terroristi. Un’operazione che rappresenta un “salto di qualità non solo culturale ma anche politico”. Il ministro della Difesa Pinotti ha posto l’accento sul successo delle missioni italiane di peacekeeping, che è fondato sul “rispetto delle popolazioni locali” e ha ricordato il ruolo dei Carabinieri con “specificità che non si trovano altrove”. Il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette ha citato ad esempio il recupero di “oltre un milione e centomila reperti rubati”. L’iniziativa italiana ha riscosso “l’entusiasmo e la gratitudine” del direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, che ha evidenziato come si sia aperto “un nuovo capitolo della lotta al terrorismo, che ha paura della storia e dei simboli”.

Iraq. L’impegno del governo all’Onu: “Obiettivo, recuperare 2700 reperti rubati dai jihadisti dai siti archeologici”

L'abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

L’abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

Le immagini dello sfregio, della distruzione, della cancellazione da parte dei miliziani dello Stato islamico di millenni di storia e di arte mesopotamica, da Mosul a Nimrud, da Khorsabad ad Hatra, fanno ancora male. Ma qualcosa si muove. Con un obiettivo ben preciso: recuperare i 2700 reperti artistici e archeologici rubati dai jihadisti dell’Is in Iraq. Lo ha annunciato l’ambasciatore iracheno presso le Nazioni Unite, Mohammed Alhakim, a commento della riunione a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell’Onu, cui hanno partecipato il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock e il numero uno dell’Unesco Irina Bokova per discutere della lotta al contrabbando d’arte da parte dell’Is. “È la prima volta che si tiene un incontro a questo livello sulla cultura e il patrimonio. Siamo andati oltre le questioni tecniche e abbiamo discusso di come la distruzione del patrimonio sia un crimine di guerra e di come il Consiglio di sicurezza Onu possa affrontare la questione”, ha detto Alhakim. I miliziani dello Stato Islamico (Is) hanno saccheggiato le zone archeologiche e museali di Nimrud, Khorsabad, Hatra, Mosul e altri siti vicino ai campi di battaglia che hanno visto confrontarsi i jihadisti con i peshmerga curdi. Le autorità irachene stanno lavorando con l’Onu e con l’Interpol per inserire in un database i manufatti rubati dall’Is in modo che possano essere individuati alla dogana e possa essere fermata la loro vendita sul mercato nero, ha spiegato il diplomatico iracheno. “Abbiamo fatto un inventario di 2700 pezzi che sono stati catalogati e messi nel database dell’Interpol dall’Iraq – ha spiegato – Abbiamo catalogato tutti i pezzi piccoli che possono essere contrabbandati in tasche o borse e anche quelli più grandi che possono essere spediti”.

Iraq. Un altro scempio contro il patrimonio dell’umanità: “Is ha raso al suolo Nimrud, la grandiosa capitale di Assurbanipal”. È allarme nella comunità internazionale. A rischio millenni di storia

Foto ricordo dal palazzo reale di Assurbanipal a Nimrud: se la distruzione sarà confermata, questa oggi potrebbe essere un documento d'archivio

Foto ricordo dal palazzo reale di Assurbanipal a Nimrud, nel nord dell’Iraq: se la distruzione sarà confermata, questa oggi potrebbe essere un documento d’archivio

Il re Salmanassar I (1274-1245 a.C.) la fondò 32 secoli fa a sud di Ninive lungo le sponde del fiume Tigri facendo di Nimrud una delle città più belle e potenti dell’impero assiro di cui fu capitale con Assurbanipal II: gli scavi archeologici avevano riportato alla luce resti del palazzo reale, basamenti, sculture e statue, insieme a ori, gioielli e avori preziosi. Nimrud resistette agli assalti dei nemici e del tempo, è capitolata sotto i colpi dei bulldozer dei miliziani dell’Is. È stato un attacco proprio all’antica città assira di Nimrud, in Iraq, l’ultimo assalto sferrato dallo Stato Islamico (Is) contro l’eredità storica del Paese. Lo ha denunciato il ministero del Turismo e delle Antichità iracheno sulla sua pagina ufficiale di Facebook, dove scrive che i jihadisti hanno “assaltato la città storica di Nimrud e l’hanno rasa al suolo con mezzi pesanti”. L’opera di distruzione con i bulldozer è iniziata nei giorni scorsi, dopo la preghiera di mezzogiorno, con l’uso di alcuni camion a bordo dei quali sono anche stati prelevati antichi manufatti. “Al momento non sappiamo quanto estesa sia la distruzione”, ha detto un funzionario del ministero a condizione di anonimato. Nimrud, considerata uno dei gioielli dell’epoca assira, è stata fondata nel tredicesimo secolo prima di Cristo e si estende lungo il fiume Tigri per circa trenta chilometri a sud di Mosul, roccaforte dell’Is in Iraq. “Il loro piano è quello di distruggere il patrimonio iracheno, un sito alla volta”, ha detto l’archeologo Abdulamir Hamdani della Stony Brook University di New York. “Hatra sarà certamente la prossima”, ha sostenuto riferendosi a una meravigliosa città di duemila anni fa nella provincia di Nineveh, patrimonio storico dell’Unesco.

Il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert, davanti alla Porta di Ishtar di Babilonia

Il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert, davanti alla Porta di Ishtar di Babilonia

“Quello che stanno compiendo i jihadisti dell’Is nel nord dell’Iraq è un vero e proprio genocidio culturale”, dichiara lo scrittore iracheno Riad Abdul Karim. “Hanno distrutto le persone e ora stanno distruggendo il patrimonio umano e la storia”. E il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert: “La distruzione è una catastrofe per il patrimonio culturale. È la sirena d’allarme per la comunità internazionale che qualcosa va fatto, altrimenti questo grande e unico patrimonio scomparirà nel giro di 10-15 anni”. Una “deliberata distruzione del patrimonio culturale costituisce un crimine di guerra”, stigmatizza il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova. “Un attentato all’umanità intera”, rincara il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Da parte sua, il Grande Ayatollah Ali Sistani, principale autorità sciita irachena e del Medio Oriente arabo, sostiene che l’atto dell’Isis contro Nimrud “dimostra barbarie e l’ostilità (dei jihadisti) contro il popolo iracheno, per il presente e per la sua storia”.

Il sito archeologico della città assira di Nimrud, fondata nel XIII sec. a.C. da Salmanassar I

Il sito archeologico della città assira di Nimrud, fondata nel XIII sec. a.C. da Salmanassar I

La scrittrice Agatha Christie nel 1931 in Iraq tra due famosi archeologi orientalisti, a sinistra il marito Max Mallowan e a destra Leonard Wooley

Agatha Christie nel 1931 in Iraq tra due famosi archeologi: a sinistra il marito Max Mallowan e a destra Leonard Wooley

Fu il marito di Agatha Christie, la famosissima scrittrice britannica, a condurre la prima approfondita campagna di scavo sull’antico sito di Nimrud, nel nord dell’Iraq. La città venne scoperta nel 1820 dall’inglese Claudio James Rich, Austen Henry Layard iniziò gli scavi archeologici dal 1845 al 1847 e dal 1849 fino al 1851. Fra i suoi ritrovamenti l’obelisco nero, ora al British Museum, di notevole importanza per l’archeologia biblica. I lavori quindi si interruppero, fino al 1949, quando un team inglese guidato da Max Mallowan riprese i lavori. Nimrud, 30 chilometri a sud-est di Mosul, è il nome arabo per Kahlu, una delle più importanti capitali assire. La città, che arrivò a contare oltre centomila abitanti, nel IX secolo a.C. ospitò la residenza di Assurbanipal II, l’indiscusso sovrano dell’impero neo assiro, che si estendeva dall’attuale Egitto fino al Golfo persico. Parte delle antiche vestigia della città furono scoperte tra il 1949 e il 1963 dagli scavi condotti da archeologi britannici, il primo dei quali fu sir Max Mallowan, marito di Agatha Christie. Con l’indipendenza formale dell’Iraq, la responsabilità di condurre le indagini è passata alla soprintendenza di Baghdad, e alla fine degli anni ’80 hanno scavato a Nimrud archeologi italiani dell’Università di Torino. Secondo le iscrizioni rinvenute e altre fonti documentarie, nella città c’erano giardini zoologici e botanici oltre a numerosi templi, tra cui una colossale Ziggurat, una struttura a forma di piramide tronca diffusa in Mesopotamia e nell’altipiano iranico. Oltre a numerosi bassorilievi, manufatti d’avorio, sculture e oltre 600 gioielli d’oro e pietre preziose, a Nimrud sono state ritrovate alcuni enormi statue di lamassu, i leoni androcefali posti ai lati degli ingressi dei palazzi reali e delle porte delle mura cittadine.

Una città affascinante: così doveva apparire agli assiri tremila anni fa la loro capitale Nimrud, sulle rive del fiume Tigri

Una città affascinante: così doveva apparire agli assiri tremila anni fa la loro capitale Nimrud, sulle rive del fiume Tigri

Un prezioso avorio da Nimrud: placchetta con sfinge dell'VIII-VII sec. a.C.

Un prezioso avorio da Nimrud: placchetta con sfinge dell’VIII-VII sec. a.C.

“Sono scempi tragici, quelli perpetrati dalle milizie dello Stato islamico, perché fanno parte di un’operazione di pulizia etnica nel nord dell’Iraq. Questi forsennati si accaniscono contro comunità non islamiche, come la caldea, la cristiana e la yazida, ma anche contro comunità islamiche come la turcomanna, per costringerle alla fuga prima di operare un sistematico annientamento della loro storia e della loro cultura”, denuncia Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia e soprintendente degli scavi di Ninive, commentando le distruzioni da parte dell’Isis. Al museo di Mosul “alcune statue distrutte erano copie di gesso. Ma molte altre erano purtroppo statue originali”, spiega. Sono stati devastati siti che hanno fatto la storia dell’archeologia della Mesopotamia: “Le notizie sulle distruzioni operate con le ruspe a Nimrud sono scioccanti, ma finché gli islamisti non pubblicheranno un video non avremo riscontri precisi sull’entità dei danni. Non sono edifici in pietra quelli di cui stiamo parlando, ma in mattoni crudi e se schiacciati, ne resta solo polvere: è come se un’orda di barbari avesse raso al suolo tutto il Foro romano”.

I lamassu (tori androcefali alati) sulla porta del palazzo di Nimrud: potrebbero essere già stati distrutti dai Jidaisti

I lamassu (tori androcefali alati) sulla porta del palazzo di Nimrud: potrebbero essere già stati distrutti dai Jidaisti

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

L’interpretazione estremista del Corano che segue l’Is spinge i jihadisti a considerare inammissibili edifici risalenti all’epoca pre-islamica, ma anche quelli riconducibili ad altre fedi o ad altre sette dell’Islam o quelli in cui si onorano leader religiosi defunti. Il sito archeologico di Nimrud, raso al suolo da una colonna di bulldozer, è solo l’ultimo monumento iracheno a scomparire per sempre, sotto la furia cieca dei jihadisti. Poco prima, lo stesso sedicente califfato si vantava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive, dove si trova Mosul. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite. Bulldozer ed esplosivo dei jihadisti non hanno risparmiato, ovviamente, i luoghi di culto cristiani. Sono decine i siti archeologici ‘blasfemi’ distrutti o danneggiati: cerchiamo di fare un bilancio sommario di questi mesi.

SITO ARCHEOLOGICO DI NIMRUD: la città nei pressi di Mosul fu fondata dal re Shalmaneser (1274-1245 a.C.) e fu capitale dell’impero assiro. Nelle scorse ore il ministero delle Antichità ha annunciato la sua distruzione da parte di una colonna di bulldozer dell’Is. I danni non sono per ora calcolabili, ma secondo il ministero sono ingenti.

La distruzione del museo di Mosul

La distruzione del museo di Mosul (Nord Iraq)

MUSEO DI MOSUL: è uno dei più importanti del Medio Oriente. Un video diffuso il 26 febbraio mostra jihadisti con mazze e martelli pneumatici che distruggono statue e altri reperti. La maggioranza delle opere distrutte sembra provenire dal sito archeologico di Hatra. In alcuni casi sembra trattarsi di calchi in gesso, ma l’entità reale dei danni per ora non è verificabile.

Il rogo dei libri a Mosul

Il rogo dei libri a Mosul

BIBLIOTECHE DI MOSUL: all’inizio di febbraio l’Unesco ha lanciato un altro allarme: l’Is sta facendo falò di libri,con un’operazione sistematica che porta alla progressiva distruzione di tutte le biblioteche pubbliche e private della città e delle raccolte di libri rari nei musei, oltre allo svuotamento delle librerie.

MURA ASSIRE DI MOSUL: il 29 gennaio sono state diffuse immagini che mostrano la distruzione delle antiche mura, il sito storico più importante della regione di Ninive, risalenti all’ottavo secolo avanti Cristo. L’Is ha minato con grossi quantitativi di esplosivo le mura che sorgevano nel quartiere Tahrir, distruggendole quasi completamente. Le mura erano state fatte costruire dai re assiri nell’ottavo secolo a.C.

La cittadella di Tal Afar

La cittadella di Tal Afar

CITTADELLA DI TAL AFAR: a dicembre 2014 militanti dell’Is hanno danneggiato l’antica cittadella, che sorge 70 chilometri a ovest di Mosul ed è di epoca assira. Gli estremisti hanno fatto esplodere alcune bombe nelle zone nord e ovest della cittadella, distruggendo una parte delle mura antiche della fortezza. I militanti hanno poi effettuato scavi, in cerca di oggetti antichi da rivendere.

SANTUARI DELL’IMAM MUHSIN E DEL SULTANO WAIYS: situati nella città di Mosul, a gennaio l’Is ha mostrato le immagini della loro distruzione, tramite esplosione.

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

MOSCHEA DI GIONA A MOSUL: considerata uno dei più importanti monumenti storici e religiosi dell’Iraq e luogo di pellegrinaggio di musulmani sia sunniti sia sciiti, a luglio 2014 è stata minata e fatta esplodere dall’Is. Per dare maggiore enfasi al loro gesto, i jihadisti hanno costretto la popolazione locale ad assistere alla distruzione della moschea, completata con bulldozer e picconi.

SANTUARI SUNNITI E SUFI, MOSCHEE SCIITE: sempre a luglio 2014, il sedicente califfato annunciava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite.

EDIFICI CRISTIANI: nel corso dei mesi, croci e altri simboli del cristianesimo sono stati asportati da chiese e monasteri. In alcuni casi, come in quello di un’antica statua della Madonna a Mosul, si è trattato di interventi distruttivi.

Baghdad riapre il museo archeologico mentre a Mosul si contano i danni: condanna unanime dello sfregio dell’Isis ai reperti partici da Hatra e assiri da Ninive. Molte erano copie

I miliziani dell'Isis si accaniscono contro i tesori del museo di Mosul in Iraq

I miliziani dell’Isis si accaniscono contro i tesori preislamici del museo di Mosul in Iraq

Baghdad rivive mentre Mosul muore. Le autorità irachene hanno ufficialmente riaperto al 1° marzo il museo nazionale di Baghdad, in Iraq. Era chiuso da dodici anni e il suo patrimonio era stato danneggiato dai saccheggi causati dalla guerra del 2003. Si stima che solo un terzo dei circa quindicimila reperti trafugati siano stati recuperati negli anni successivi. Una buona notizia certamente, una risposta chiara e decisa delle autorità irachene a quanto successo a Mosul, con la distruzione da parte dell’Isis delle testimonianze delle civiltà preislamiche, dall’assira alla partica. “Quell’evento – sottolineano – ha ricordato brutalmente alla comunità internazionale i rischi del patrimonio artistico nelle zone mediorientali ancora devastate dalla guerra”. E il presidente del Parlamento iracheno, Salim al Jubury: “Queste forze delle tenebre provano ad essere nemici del presente, del futuro e del passato dell’Iraq”. Mentre il vice presidente della Repubblica, Osama al Nujaify, non ha dubbi: “Ora il popolo attende il segnale per liberare Mosul dagli invasori che l’hanno inquinata. Quanto avvenuto a Mosul va oltre la capacità di descrivere la barbarie e l’orrore”.

I proclami degli jihadisti a giustificazione dello scempio fatto a Mosul hanno fatto il giro del mondo

I proclami degli jihadisti a giustificazione dello scempio fatto a Mosul hanno fatto il giro del mondo

2001: i talebani fanno saltare con l'esplosivo i budda di Bamiyan

2001: i talebani fanno saltare i budda di Bamiyan

Orrore e sgomento. Sono immagini di una violenza insensata e scioccante, quelle che hanno fatto il giro del mondo. Cinque minuti di video diffusi dall’Isis in cui miliziani jihadisti, uomini barbuti e donne in chador nero, si sono accaniti contro “i simboli pagani, idoli venerati invece di Allah da gente che viveva nei secoli passati”, abbattendo e dandosi metodicamente alla distruzione di statue e bassorilievi conservati nel museo di Mosul, dove sono custoditi i reperti di Ninive, l’antica capitale dell’impero assiro. E questo è solo l’ultimo episodio – ma forse il più grave – di una campagna contro le vestigia del passato in nome di una presunta purezza islamica portata avanti dai miliziani del Califfato su imitazione dei Taleban che nel 2001 fecero saltare in aria le gigantesche statue del Buddha a Bamiyan, in Afghanistan, tra lo sconcerto della comunità internazionale. Dopo avere conquistato Mosul e la circostante piana di Ninive con una fulminea offensiva nel giugno dello scorso anno, l’Isis ha bruciato migliaia di libri sottratti alle biblioteche, improvvisando roghi nelle piazze, ha danneggiato una parte della cinta muraria di Ninive, ha distrutto con l’esplosivo moschee e chiese meta di pellegrinaggi considerati eretici. Le statue vengono abbattute con rabbia dai loro piedistalli, per essere poi decapitate e distrutte a colpi di mazza o con l’uso di martelli pneumatici.

L'abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

L’abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

Francesco Rutelli promuove la campagna internazionale per la salvaguardia del patrimonio a rischio

Francesco Rutelli promuove la campagna internazionale per la salvaguardia del patrimonio a rischio

Immediata e generale l’indignazione della comunità internazionale, non solo del mondo accademico. L’Unesco ha condannato con forza la distruzione a picconate di statue e altri manufatti del museo di Mosul da parte dell’Isis e chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza (Cds) per la protezione delle tradizioni culturali dell’Iraq come «elemento essenziale» per la sicurezza del Paese. «È stato un deliberato attacco alla storia e alla cultura millenaria dell’Iraq», ha detto la direttrice dell’agenzia Onu Irina Bokova secondo cui questo ultimo atto di vandalismo «è molto più di una tragedia per la cultura, è un problema di sicurezza dal momento che alimenta violenza settaria, estremismo e conflitti». La Bokova ha detto di aver investito il Consiglio di Sicurezza invocando la risoluzione 2199 sui finanziamenti illeciti all’Isis approvata di recente dai Quindici. Sono infatti numerose le denunce secondo le quali i jihadisti si sono impadroniti di antichi reperti o hanno addirittura effettuato scavi clandestini per rivendere sul mercato nero tutto ciò che trovavano come una delle principali fonti di finanziamento per la ‘guerra santa’, accanto al petrolio. “Occorre una ‘Coalizione di Civiltà’ contro l’ISIS, che unisca, con l’Occidente e i Paesi emergenti, le nazioni arabe ed islamiche”, interviene Francesco Rutelli, che da quasi due anni sta promuovendo una Campagna Internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale a rischio. “Stiamo denunciando un aspetto cruciale della deriva islamista-fondamentalista: la deliberata distruzione del Patrimonio Culturale come strumento di potere politico-ideologico-religioso-terroristico. Questa nostra azione è stata dapprima ignorata – a partire dall’Unione Europea, dove la signora Ashton non ha voluto fare assolutamente nulla – in ragione di una malintesa contrapposizione al dittatore siriano Assad. Un immobilismo demenziale, incapace di cogliere la gravità della minaccia e delle distruzioni in Siria, quindi tragicamente dilagate in Iraq. Con la nostra Campagna per la Salvezza del Patrimonio minacciato – grazie all’impegno di prestigiosi studiosi guidati da Paolo Matthiae (che recentemente ha rilanciato l’appello da Tourisma, il salone internazionale dell’archeologia. Vedi: https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/02/21/paolo-matthiae-lo-scopritore-di-ebla-premiato-a-tourisma-da-dove-lancia-un-grido-di-dolore-per-la-siria-e-poi-ammonisce-larcheologia-del-vicino-oriente-e-finita-in-futuro-non-sa/) – abbiamo denunciato tre crisi gravissime: la distruzione del Patrimonio dell’umanità in teatri di battaglia, gli scavi illegali e traffico illecito di Patrimonio archeologico, sia per finanziare la sussistenza, sia l’armamento dei gruppi islamisti e, infine, il ritorno dell’iconoclastia, ovvero la distruzione deliberata da parte dell’ISIS delle tracce delle culture additate come diverse, o perverse (riesumando il modello nazista hitleriano)”. E conclude amaro: “Chi uccide la Memoria unica ed irripetibile dell’Umanità, non compie opera meno grave dell’uccisione, dello stupro, del rapimento, della conduzione in schiavitù degli esseri umani. Forse, la diffusione deliberata di queste immagini di Mosul da parte dell’ISIS, con la sua sprezzante immonda arroganza, farà risvegliare qualche anima bella che negli ultimi anni ha preferito far finta di non sapere e non vedere, per non dover agire”.

Le mura ricostruite di Ninive sarebbero state danneggiate dall'Isis

Le mura ricostruite di Ninive sarebbero state danneggiate dall’Isis

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini

Condanna unanime. Se il presidente francese, Francois Hollande, a margine della sua visita nelle Filippine, definisce lo sfregio al museo di Mosul “un atto di barbarie”, il ministro delle antichità della Repubblica d’Egitto, Mamdouh El Damati, a Rovereto per la firma di una convenzione con il Museo civico della città trentina sulla catalogazione fotografica dei siti del Medio Egitto, “atti intollerabili di vandalismo”. Investito dall’Unesco che ne ha chiesto una riunione urgente, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato “con forza” i “barbarici atti di terrorismo” attribuiti all’Isis che includono rapimenti, uccisioni e la “deliberata distruzione di insostituibili manufatti religiosi e culturali del Museo di Mosul” e il rogo di migliaia di libri e manoscritti rari dalla biblioteca di quella città. Thomas Campbell, il direttore del Metropolitan Museum che nelle sue raccolte ospita una importante collezione di arte mesopotamica: “A nome del Metropolitan, un museo che nelle sue raccolte protegge e mostra con orgoglio opere d’arte della Mesopotamia antica e islamica, condanniamo con forza questo atto di catastrofica distruzione inferta a uno dei più importanti musei del mondo, l’attacco insensato non colpisce tragicamente solo Mosul ma il nostro impegno universale a usare l’arte per unire i popoli e promuovere la comprensione umana”. E il ministro italiano ai Beni culturali, Dario Franceschini: “Dopo la violenza atroce sulle persone, ora la follia cieca e distruttrice dell’Isis sulle statue assire a Mosul, patrimonio di tutta l’umanità”.

Secondo gli esperti molte delle opere distrutte a Mosul erano copie: gli originali sarebbero a Baghdad

Secondo gli esperti molte delle opere distrutte a Mosul erano copie: gli originali sarebbero a Baghdad

Ma cosa è andato veramente distrutto a Mosul? Il museo di Mosul è/era uno dei principali del paese, dopo quello di Baghdad, e uno dei più importanti del Medio Oriente. Era articolato in quattro sezioni, dedicate all’arte islamica, preistorica, assira e partica. Nel 2003, nelle prime fasi della guerra in Iraq, molti reperti vennero rubati o danneggiati. Quello stesso anno il personale del museo trasportò 1500 reperti al museo di Baghdad. Ci sono poche informazioni su che cosa sia stato del museo tra il 2009 e oggi, dice l’Arca, associazione con attività in Italia e negli Stati Uniti che si occupa della tutela del patrimonio artistico. Proprio da Baghdad, fonti della commissione nazionale per il patrimonio culturale hanno detto che parte dei reperti del museo di Mosul distrutti nel video diffuso dall’Isis erano copie e che gli originali sono custoditi al Museo iracheno della capitale o all’estero. Altri pezzi erano invece originali, ma le autorità non precisano la loro quantità. Il filmato, diffuso dall’Isis, è “devastante” secondo Daniele Morandi Bonacossi, docente di archeologia all’università di Udine e direttore della missione archeologica “Terra di Ninive” nel nord Iraq. “I nostri riferimenti a Mosul sono stati costretti ad andare via. I loro dipartimenti sono stati chiusi. Senza lavoro e sotto minaccia sono ora lontani dalla città”, afferma Morandi Bonacossi con una lunga esperienza di scavi e ricerche in Siria e Iraq. “Ero a Dohuk (in Kurdistan iracheno) quando due settimane fa abbiamo appreso la notizia della distruzione di un tratto delle mura di Ninive. Ma nessuno può confermare questo fatto”.

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Ninive

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Ninive

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Sui danni inflitti dall’Isis al museo di Mosul e al sito di Ninive, il docente dell’ateneo friulano afferma che alcune delle statue distrutte sono copie in gesso di statue di epoca partica (secondo secolo a.C. – primo secolo d.C.), provenienti dal sito di Hatra, a circa 100 km a sud ovest di Mosul e scavato in passato da una missione dell’università di Torino. Altri pezzi erano invece originali, come conferma Morandi Bonacossi. “Ci sono molte statue originali di calcare, che rappresentano divinità e sovrani”.  Sul sito di Ninive, i jihadisti hanno distrutto con diabolica metodicità delle statue colossali che rappresentano tori androcefali di epoca assira. Nel filmato dell’Isis si vede in particolare la distruzione di due «lamassu» (così venivano chiamati in assiro) posti accanto a una delle 15 porte di Ninive, quella dedicata al dio Nergal. Sul valore commerciale di queste statue il docente italiano non può esprimersi: “Il loro valore è incalcolabile. Ma non sarebbe possibile per i jihadisti metterle sul mercato. Sono statue che pesano centinaia di tonnellate e c’è bisogno di uno sforzo logistico enorme per poterle rimuovere da dove si trovano. È più probabile – conclude Morandi Bonacossi – che l’Isis abbia venduto gli oggetti più piccoli e abbia invece distrutto le statue che non avrebbe potuto piazzare nel mercato nero”.

Le straordinarie vestigia di Hatra, la città partica nel nord dell'Iraq

Le straordinarie vestigia di Hatra, la città partica nel nord dell’Iraq

Nelle prime ricostruzioni giornalistiche si è parlato soprattutto dei reperti artistici che risalgono al periodo assiro-babilonese, ma nel video la maggioranza delle opere distrutte sembra provenire dal sito archeologico di Hatra, città-stato alleata dell’impero partico, e risalgono per lo più al II-III secolo dopo Cristo. L’impero dei Parti si sviluppò tra il III secolo avanti Cristo e il III secolo d.C. e si estendeva, al momento della sua massima espansione, nei territori degli odierni Iran, Iraq e sulle coste orientali della penisola arabica.