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Verona. Al museo di Storia naturale l’incontro “Francesco Zorzi & Franco Mezzena. Un viaggio tra Verona e Aosta nel segno della ricerca e della memoria” per riflettere sul valore della memoria scientifica e sulla capacità di comunicare l’archeologia con passione e umanità, con presentazione di un libro su Zorzi e un film su Mezzena

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 16.30, nella Sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia Naturale di Verona, è in programma il quinto appuntamento con le “Conferenze dei Musei Civici 2025-2026” dal titolo “Francesco Zorzi & Franco Mezzena. Un viaggio tra Verona e Aosta nel segno della ricerca e della memoria”. Un doppio appuntamento per riflettere sul valore della memoria scientifica e sulla capacità di comunicare l’archeologia con passione e umanità, che prevede la presentazione del libro “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” a cura di Massimo Saracino e, a seguire, la proiezione del docu-film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di N. Castangia e A. Fenu, vincitore del Premio Firenze Archeofilm 2024. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Porgono i saluti istituzionali Jacopo Buffolo, assessore alle Politiche giovanili e alla Memoria storica del Comune di Verona, e Stefano Vallani, presidente del consiglio comunale. Moderano Nicoletta Martinelli e Massimo Saracino della sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale.

Presentazione del libro “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” a cura di Massimo Saracino. Il volume, a 60 anni dalla scomparsa di Zorzi, ripercorre la sua attività scientifica, il contributo istituzionale e il profilo umano, restituendo un ritratto ricco e articolato. Interviene Massimo Tarantini, funzionario e responsabile dell’area Educazione e ricerca alla soprintendenza ABAP di Firenze: è allo stesso tempo archeologo e storico dell’archeologia. Come archeologo si è occupato soprattutto di archeologia mineraria, coordinando sul Gargano le ricerche sul più antico distretto minerario preistorico d’Europa. Come storico dell’archeologia si occupa soprattutto delle ricerche preistoriche in Italia tra Ottocento e Novecento. È membro della commissione History of archaeology dell’Unione internazionale delle scienze preistoriche e protostoriche. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La nascita della paletnologia in Italia (2012), la cura di vari volumi – tra i quali Archivi dell’archeologia italiana (2020) e New advances in the history of archaeology (2021) – e il recente capitolo sulla stratigrafia nella storia dell’archeologia pubblicato nel prestigioso Oxford Handbook of the History of archaeology.

A seguire la proiezione del docu-film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di N. Castangia e A. Fenu, vincitore del Premio Firenze Archeofilm 2024 attribuito dal pubblico. Il docu-film rende omaggio alla figura dell’archeologo veronese Franco Mezzena (1940-2024) e a una delle sue scoperte archeologiche più celebri e sorprendenti: il sito megalitico di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta. Interviene Alessandra Armirotti, soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Valle d’Aosta, con un ricordo inviato e letto in sala. Quindi Nicola Castangia e Andrea Fenu, videomessaggio; Marcello Mezzena, figlio di Franco; Franco Nicolis, già Ufficio Beni Archeologici Provincia Autonoma di Trento, archeologo con consolidata esperienza istituzionale nella tutela, studio e valorizzazione del patrimonio culturale trentino. È stato Direttore dell’Ufficio Beni Archeologici della soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento. Tra le sue attività, è stato curatore della collana AdA – Archeologia delle Alpi, che documenta le ricerche archeologiche più recenti sul territorio provinciale, in collaborazione con studiosi locali e internazionali. Ha diretto numerose pubblicazioni di studi su temi diversificati, quali archeologia alpina, archeologia della Grande Guerra, indagini su siti preistorici e protostorici, oltre a interventi su memoria, ambiente montano, tutela dei reperti da contesti particolari (es. ghiacciai). È riconosciuto per la capacità di coniugare rigore scientifico e impegno divulgativo, rendendo accessibili i risultati delle ricerche anche al grande pubblico.

 

Riva del Garda. Al centro congressi il convegno internazionale “The Transformation of Europe in the Third Millennium BC” in presenza e on line. Focus sul fenomeno campaniforme e sui meccanismi della sua grande diffusione, uno dei misteri più persistenti della preistoria europea

riva-del-garda_centro-congressi_convegno-the-transformation-of-europe-in-the-third-millennium-bc_locandinaCosa rivelano le recenti ricerche sulle comunità umane del terzo millennio avanti Cristo? Quali sono le dinamiche sociali e i processi culturali che caratterizzano il nostro continente in quel periodo cruciale per la nostra storia comune? A quali cambiamenti sono soggette le compagini sociali stanziate nell’Europa di 5000 anni fa? Ne discuteranno archeologi provenienti da molti paesi europei in occasione del convegno internazionale “The Transformation of Europe in the Third Millennium BC” che si terrà al Centro Congressi di Riva del Garda dal 25 al 28 ottobre 2023. L’incontro, a cura di Franco Nicolis, già direttore dell’Ufficio Beni archeologici provinciale, e Volker Heyd docente dell’università di Helsinki, Finlandia, è organizzato dall’Ufficio beni archeologici dell’Umst soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’appuntamento in Trentino è il primo di due convegni scientifici coordinati (il secondo si terrà a Budapest dal 24 al 27 aprile 2024) che hanno come temi principali l’evoluzione culturale, sociale ed economica, la preistoria linguistica, la mobilità umana e le conseguenti interazioni genetiche che hanno trasformato il quadro del popolamento europeo tra il IV e il III millennio a.C. La partecipazione ai lavori, che si svolgeranno in lingua inglese e che potranno essere seguiti anche da remoto, è gratuita previa iscrizione sul sito www.transformeurope1riva2023.com. L’evento è realizzato con la collaborazione e il sostegno di Trentino Marketing, Garda Trentino, MAG Museo Alto Garda, Riva del Garda Fierecongressi e On The Go. Il fitto programma prevede nel corso delle quattro giornate 26 interventi suddivisi in sei sessioni. Studiosi e specialisti di istituti di ricerca e università italiani e di altri Paesi europei avranno modo di confrontarsi al fine di tracciare il quadro aggiornato delle attuali conoscenze in questo particolare settore della disciplina archeologica che vede la collaborazione di molte altre scienze, come l’antropologia, la genetica, la genomica e addirittura la linguistica. Nell’ambito del convegno è inoltre prevista la visita al sito palafitticolo di Fiavé, patrimonio mondiale UNESCO, con il museo delle Palafitte e il Parco Archeo Natura.

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Particolare del fondo decorato di bicchiere campaniforme (seconda meta III millennio a.C.) da Santa Cristina di Fiesse (Brescia) (foto soprintendenza bc-tn)

Il terzo millennio avanti Cristo corrisponde a parte di quella che viene comunemente chiamata l’età del Rame, un periodo di notevoli cambiamenti che hanno interessato anche il territorio trentino. Uno degli aspetti salienti più interessanti di questa fase è il tema che sarà affrontato nell’intervento di Franco Nicolis ed Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici provinciale. Si tratta del cosiddetto “fenomeno del Bicchiere Campaniforme” (in inglese Bell Beaker). Con questa espressione si identificano le manifestazioni culturali relative alla presenza di un particolare tipo di vaso, dalla tipica forma di campana rovesciata e solitamente decorato con caratteristici motivi a fasce orizzontali. Nel corso del III millennio a.C. questo tipo di recipiente è largamente diffuso nei siti archeologici e nelle sepolture su buona parte del continente europeo, dal Portogallo alla Polonia, dalla Scozia alla Sicilia, arrivando persino alle coste dell’Africa Settentrionale.

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Tomba dell’Arciere di Amesbury (Inghilterra) o “The King of Stonehenge” (foto wikipedia)

Il fenomeno campaniforme e i meccanismi della sua grande diffusione rappresentano uno dei misteri più persistenti della preistoria europea. Numerose teorie sono state avanzate per dare una risposta plausibile a tale diffusione, da quella che ha considerato il popolo portatore del vaso campaniforme come una vera e propria realtà etnica, a quella che vi ha identificato invece piccoli gruppi itineranti dediti al commercio e depositari delle conoscenze legate alla metallurgia, alla teoria che ha visto nel vaso campaniforme un simbolo di ricchezza detenuto da un ristretto segmento della popolazione, oppure un elemento connesso ad attività rituali o infine un recipiente destinato a contenere particolari bevande fermentate (birra, idromele). Sembra indubbio, tuttavia, che il bicchiere campaniforme possedesse un alto valore simbolico e una grande forza di rappresentazione dello stato sociale. Ne è una esemplificazione il rinvenimento ad Amesbury, a pochi chilometri da Stonehenge in Inghilterra, di una sepoltura di un individuo adulto con un corredo funerario ricchissimo composto da più di cento oggetti. Tra questi figuravano cinque bicchieri campaniformi, due bracciali da arciere (un altro elemento tipico dell’armamentario campaniforme), numerose punte di freccia, tre pugnali in rame e due orecchini in oro. L’individuo sepolto è stato ribattezzato “The King of Stonehenge”, il re di Stonehenge. Infatti, il massimo sviluppo del celeberrimo monumento megalitico, con l’erezione degli enormi monoliti, risale proprio alla fase campaniforme, tra il 2400 e il 2100 a.C.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 25 OTTOBRE 2023. Alle 9, Franco Nicolis & Volker Heyd, “Introduzione all’incontro”. SESSIONE 1 “Origini e significato del fenomeno del bicchiere a campana: paradigmi e dati”: alle 9.30, relazione di apertura João Luís Cardoso, “La necropoli della grotta di Verdelha dos Ruivos e la genesi del complesso del bicchiere a campana nell’Estremadura portoghese”; 10.15, Karsten Wentink, “Viaggiare nello spazio e nel tempo. Tumuli funerari, stereotipi e cosmologia del bicchiere a campana”; 10.45, pausa caffè; 11.15, Maria de Jesus Sanches e Maria Helena Lopes Barbosa, “Il fenomeno del bicchiere a campana nel nord-ovest della penisola iberica: considerazioni sulla sua cronologia, sui contesti archeologici e sugli stili ceramici”; 11.45, keynote paper Martin Furholt “I Bell Beaker hanno davvero un’origine?”; 12.30, discussione dopo la prima sessione; 13, pranzo. SESSIONE 2 “Terre di confine del Bell Beaker: interazione e trasformazione nel Mediterraneo centrale”; 14.30, keynote paper Stašo Forenbaher, “L’enigma al bivio: stile, cultura e fenomeno Cetina”; 15.15, Maja Gori, “Vivere nelle terre di confine senza percepire i confini: i Bell Bekers e i Balcani”; 15.45, Elisabetta Borgna e Giulio Simeoni, “Componenti culturali d’impatto marittimo e alpino nell’Adriatico settentrionale agli albori del Bronzo Antico”; 16.15, pausa caffè; 16.45, Franco Nicolis ed Elisabetta Mottes, “Relazioni, connessioni, interazioni, risorse, mobilità umana: i bicchieri (fuzzy) nel Nord Italia”; 17.15, keynote paper Giulia Recchia, “Cross-cultural encounters and transformation: overlapping spheres of interactions in the 3rd millennium BC Central Mediterranean”; 18, final discussion of the day.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 26 OCTOBER 2023. SESSION 3 “Bell Beaker Ideology, Religion, Cosmology, Ritual and Social Practice”. Alle 9, keynote paper Marc Vander Linden, “Places of shared belief, places of collective action: on the role of ideologies in the maintenance of the Bell Beaker network”; 9.45, Ralph Grossmann, “Bell Beaker, Corded Ware, Schönfeld: Material links and the Reflux Theory – A Reconsideration”; 10.15, coffee break; 10.45, Eni Soriano, “From east to west: sex/gender system in Bell Beaker elite”; 11.15, Volker Heyd, “The Trinity of the Bell Beaker Phenomenon or a network of the Rising Sun?”; 11.45, keynote paper Alfredo Mederos Martín and Thomas X. Schuhmacher, “Social and ideological change with the first bell beakers in the Iberian Peninsula (2550-2400 BC)”; 12.30, discussion after the third session; 13, lunch. SESSION 4 “Bell Beaker Economies, Technology, Diets and Lifeways”. Alle 14.30, keynote paper Marie Besse, Jessica Ryan-Despraz, Florian Cousseau, Claudine Abegg, “When craftspeople move: a social approach of the Bell Beaker societies around the Alps”; 15.15, Eve Derenne and Delia Carloni, “Beakers, jars and dolmens: A history of Western Alpine societies and their constellations of practice between 3300 and 1600 BCE”; 15.45, coffee break; 16.15, Quentin Favrel, “Beyond the standard: the organisation of Bell Beaker ceramic production”; 16.45, keynote paper Mike Parker Pearson, “Transformations and continuities in subsistence and society: Bell Beaker-users in Britain”; 17.30, final discussion of the day; 20.30, Conference Dinner in Riva del Garda.

PROGRAMMA VENERDÌ 27 OCTOBER 2023. SESSION 5 “Beaker Folk versus Regional Identities”. Alle 9, keynote paper Pilar Prieto Martinez, “Defining levels of identity through materiality: inquiring into the North and Northwest of Iberia”; 9.45, Ana Catarina Basílio and António Valera, “We don’t want those pots: interpreting the Bell Beaker absence at Santa Vitória ditched enclosure (Southern Portugal)”; 10.15, coffee break; 10.45, Neil Carlin, “Understanding Bell Beaker identities in Ireland – people, places and identities”; 11.15, keynote paper Olivier Lemercier, “Humans and Cups: an archaeological perspective”; 12, discussion after the fifth session; 12.30, Lunch & Poster Session; 14, Leaving for Excursion to Fiavè Archaeological Dwelling Site, Park and Museum.

PROGRAMMA SABATO 28 OCTOBER 2023. SESSION 6 “Special session as link to the 2nd part of the ‘Transformation of Europe’. Bell Beakers, Corded Wares and Steppe Ancestry”. Alle 9, keynote paper Ian Armit, “A sea change? Mobility, genetics and the Beaker Complex in Britain”; 9.45, Alissa Mittnik, Claudio Cavazzuti et alii, “Investigating the 4th-2nd millennium BCE transition in Italy”; 10.15, Coffee Break; 10.45, giornale online Iñigo Olalde, “L’arrivo degli antenati delle steppe nella penisola iberica”; 11.15, Guus Kroonen, “Sulle tracce dei principali gruppi indoeuropei d’Europa: problemi linguistici riguardanti le culture archeologiche derivate dalla steppa del Terzo millennio a.C.”; 11.45, keynote paper Wolfgang Haak, Sandra Penske, Luka Papac, Adam Ben Rohrlach, “I profili genomici degli individui associati a Bell Beaker nell’Europa centrale e orientale”; 12.30, discussione generale, guidata dai relatori principali della sessione (uno per ogni sessione); 13.30, Volker Heyd e Franco Nicolis, conclusione dell’incontro e invito al secondo incontro dal 24 al 27 aprile 2024 a Budapest.

Rovereto (Tn). Tavola rotonda in presenza e in streaming su “La Sicilia di Paolo Orsi. Diario degli scavi e riflessioni storiche e topografiche dell’archeologo roveretano nei volumi dei Taccuini pubblicati dall’Accademia nazionale dei Lincei” promossa dall’Accademia roveretana degli Agiati

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi i cui Taccuini coprono un arco temporale di quasi mezzo secolo, dal 1888 al 1934 (foto agiati)

“La Sicilia di Paolo Orsi. Diario degli scavi e riflessioni storiche e topografiche dell’archeologo roveretano nei volumi dei Taccuini pubblicati dall’Accademia nazionale dei Lincei”. È il titolo della tavola rotonda promosso dall’Accademia roveretana degli Agiati venerdì 11 novembre 2022 alle 16, in presenza nella sala conferenze della Fondazione Caritro di Rovereto in piazza Rosmini 5 a Rovereto (TN), e in modalità webinar, registrandosi al link: https://us06web.zoom.us/…/reg…/WN__OInQkhTRMKBiKMQLdCQCQ (dopo la registrazione verrà inviato un link personale per accedere all’incontro). La partecipazione è libera e gratuita. L’incontro sarà registrato e successivamente pubblicato sul canale YouTube Accademia Roveretana degli Agiati.

rovereto_agiati_incontro-la-sicilia-di-paolo-orsi_locandinaI partecipanti alla Tavola rotonda ripercorreranno le vicende tormentate dei Taccuini che l’Accademia dei Lincei si è impegnata a pubblicare integralmente per restituire appieno i caratteri e il metodo di lavoro di chi ha contribuito in modo determinante alla moderna ricerca archeologica. Dopo i saluti delle autorità, Franco Nicolis (Ufficio Beni archeologici della Provincia di Trento) modera e introduce su “Nato per scavare: Paolo Orsi prima dei taccuini”. Quindi gli interventi: Paola Pelagatti (Accademia nazionale dei Lincei | Sezione Monumenti antichi) su “Perché è importante che i Taccuini di P. Orsi siano resi noti nella loro interezza? Vicende e prospettive”; Gioconda Lamagna (già direttore del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa) su “Il ruolo del museo “Paolo Orsi” dall’acquisizione dei Taccuini all’avvio della pubblicazione”; Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa – museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”) su “L’edizione dei primi due volumi dei Taccuini di Orsi”; Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Appunti sulla vicenda della compravendita dei Taccuini Orsi”; Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “L’archivio Paolo Orsi conservato al Museo Civico di Rovereto: l’epistolario e i primi taccuini”.

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

I 150 taccuini lasciati da Orsi coprono un arco temporale di quasi mezzo secolo, dal 1888 al 1934, quando si interrompono in coincidenza con il collocamento a riposo del loro autore. Essi comprendono relazioni di visite e sopralluoghi, ispezioni nel territorio soprattutto della Sicilia orientale e della Calabria, veri e propri giornali di scavo, note e riflessioni personali. Oggetto di interesse da parte di privati e varie istituzioni, finalmente nel 1964 furono acquisiti dallo Stato italiano e destinati al Museo di Siracusa, per tanti anni diretto dall’archeologo roveretano. La seconda parte del primo volume registra i primi contatti con l’ambiente siciliano, in particolare è descritto il primo approccio a Megara Hyblaea, che poi diventerà luogo straordinario di scavi e riflessioni storico-topografiche. Sono inoltre redatte molte schede epigrafiche del Museo di Siracusa. Questi volumi permettono di entrare nel ‘laboratorio’ di un grande archeologo, che ha innovato metodi e ricerche, aprendo il campo a quell’archeologia della Sicilia e della Magna Grecia che conoscerà poi sviluppi straordinari nei decenni successivi alla sua scomparsa. Paolo Orsi si rivela un pioniere di una ricerca che pone al centro la dimensione paesaggistica, il rapporto città-territorio, una documentazione capillare con particolare attenzione alla cultura materiale. Il tutto accompagnato dal prodigioso riordino topografico e cronologico del Museo di Siracusa.

Avio, “La preistoria e la montagna”. La soprintendenza presenta all’auditorium la spada dell’età del Bronzo rinvenuta casualmente nel 2021 sul monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Il prezioso e raro reperto andrà ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium al Palazzo del Vicariato

avio_auditorium_la-montagna-e-la-preistoria_la-spada-dal-monte-baldo_locandinaProviene dal monte Baldo e risale a oltre 3300 anni fa: si tratta di una spada dell’età del Bronzo, rinvenuta casualmente nel 2021 in prossimità del crinale del monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Per questo, la spada era stata consegnato alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona ma poi, grazie alla collaborazione degli archeologi veronesi, una volta appurato che proveniva dal Trentino, in particolare dal territorio del Comune di Avio, è stata recapitata all’Ufficio beni archeologici provinciale. Nel caso di fortuiti ritrovamenti, come accaduto sul Monte Baldo, gli oggetti vanno consegnati alla Provincia, a tutti gli effetti proprietaria del materiale rinvenuto, come previsto dalla legge in materia. “Dei rinvenimenti di spade in Trentino”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “non si conoscono quasi mai le esatte condizioni del deposito originario, trattandosi di scoperte casuali. Tuttavia, sembra sempre trattarsi di luoghi di culto legati all’acqua e/o connessi alla frequentazione non occasionale di zone montane come le spade dal fiume Leno, presso Rovereto, dal letto del Sarca, presso Arco, o quella dalla torbiera dell’antico lago Pudro, presso Pergine Valsugana. Un esempio più simile a quello di Avio è quello delle due spade rinvenute presso il passo Vezzena, sugli altipiani di Lavarone e Luserna”. Venerdì 6 maggio 2022, alle 17, all’Auditorium di Palazzo Brasavola di Avio, la soprintendenza per i Beni culturali di Trento ha organizzato l’incontro “La montagna e la preistoria. La spada della tarda età del Bronzo da Avio – Monte Baldo” per presentare l’eccezionale reperto al pubblico. Con un obiettivo: sensibilizzare la popolazione alla valorizzazione del patrimonio culturale e restituire alla cittadinanza un bene archeologico che contribuisce a gettare nuova luce sulla storia antica del territorio. La spada andrà infatti ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium di Avio, allestito a Palazzo del Vicariato. Dopo i saluti di Ivano Fracchetti sindaco di Avio, Mirko Bisesti assessore all’Istruzione Università e Cultura della Provincia autonoma di Trento, di Paola Salzani per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e di Franco Marzatico soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, la presentazione prevede brevi interventi sull’archeologia locale introdotti e moderati da Paolo Bellintani archeologo della soprintendenza: Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio beni archeologici, su “La cazzuola tra le nuvole. Tutela archeologica alle alte quote”; Marco Avanzini, del Muse, su “Il Monte Baldo trentino: le prime tracce dell’uomo”; Mara Migliavacca, dell’università di Verona, su “Armi e pastori: la frequentazione protostorica degli Alti Lessini”; Maurizio Battisti, della Fondazione Museo Civico Rovereto, su “La protostoria del territorio di Ala-Avio e della Vallagarina”; Franco Marzatico su “Nel segno della spada: guerrieri, capi, eroi dell’età del Bronzo”.

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La spada dell’età del Bronzo (3300 anni fa) scoperta sul monte Baldo, in quota (foto archivio ufficio beni archeologici provincia autonoma trento)

Datato alla tarda età del Bronzo (1350 – 1000 a.C. ca) e realizzato in lega di rame e stagno, il reperto è sostanzialmente integro, salvo la perdita degli elementi mobili dell’immanicatura (forse in materiale deperibile), di cui però rimangono i ribattini per il fissaggio. La spada risulta piegata giusto all’altezza dell’attacco dell’immanicatura. “Le caratteristiche della spada di Avio”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “rimandano alle cosiddette spade a lingua da presa (forma “Naue II”) peculiari dell’Italia del Nord e dell’Europa centro-orientale. La lingua da presa, ossia la parte del manico fusa assieme alla lama, è un’innovazione tecnologica che consente una presa di precisione e un miglior controllo dello strumento sia come arma da punta che da fendente. Rinvenimenti di questo tipo, ossia provenienti da luoghi isolati in prossimità di percorsi, valichi o picchi montani, vengono in genere interpretati come testimonianza non solo della frequentazione delle alte quote (per il pascolo estivo) ma anche di pratiche di culto che richiamano l’uso delle offerte votive nei santuari pagani e poi della tradizione cristiana. Nel caso della spada di Avio – continuano -, in mancanza di precisi dati sulle condizioni di giacitura originaria, il fatto che risulti intenzionalmente piegata all’attacco dell’immanicatura, ossia che sia stata resa inutilizzabile, potrebbe indicarne la destinazione come offerta votiva. Questa ipotesi può essere avanzata anche nel caso di un rinvenimento molto vicino al punto di scoperta della stessa spada e ad essa grossomodo contemporaneo: un coltello in bronzo da Malga Artilone, anch’esso intenzionalmente piegato. L’origine della spada, strumento da combattimento per eccellenza, risale a più di 5000 anni fa, quando fa la sua prima comparsa nel nord della Mesopotamia, ma si diffonde nel mondo mediterraneo e in Europa oltre mille anni più tardi. Nella provincia di Trento sono note circa una decina di spade dell’età del Bronzo (4300-3000 anni fa) le più antiche delle quali risalgono alla sua fase media (3650-3350 anni fa). Le ricerche archeologiche – concludono – hanno appurato che le spade dell’età del Bronzo erano strumenti con funzionalità molto specifica, destinati ad una élite guerriera e dalla forte connotazione simbolica e sacrale”.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
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La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.

Fondazione museo civico di Rovereto: in #apertipercultura dedicati a Paolo Orsi un documentario di Osvaldo Maffei (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza di Barbara Maurina (“Paolo Orsi, le lettere”)

La Fondazione Museo Civico di Rovereto, in questo lungo periodo di lockdown, si è aperta virtualmente, ponendosi al servizio della comunità, anche a distanza, per continuare a offrire appuntamenti scientifici e culturali. Sul sito del museo è stato attivato un piccolo portale #apertipercultura, simboleggiato proprio da una porta di casa che si apre sul mondo della scienza, sulle sezioni, sui reperti, sui siti, sulla storia, sul territorio, su temi interessanti, che si approfondiscono anche a distanza attraverso la voce di esperti, scienziati, ricercatori “amici” del Museo, con pillole di scienza, conferenze, video, articoli, a portata di clic e adatti davvero a tutti. Cinque le sezioni previste: “Succede al Civico – Talk”, “Pillole di scienza”, “Conferenze”, “Documentari”, “Approfondimenti”. Sul grande archeologo roveretano Paolo Orsi la Fondazione Museo Civico di Rovereto in #apertipercultura ha dedicato un documentario (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza (“Paolo Orsi, le lettere”).

Nel documentario “Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità” l’artista Osvaldo Maffei racconta la genesi della sua installazione di arte contemporanea realizzata nell’ottobre 2018 in occasione della XXIX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto al teatro Zandonai di Rovereto e della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento italiano nel mondo” al Mart di Rovereto. L’installazione di Maffei raccorda i due personaggi, l’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) e la scrittrice e critica d’arte veneziana Margherita Sarfatti (1880-1961), e i due eventi culturali roveretani, la Rassegna internazionale del cinema archeologico e la mostra sulla Sarfatti al Mart. Il documentario è realizzato con il contributo di Franco Nicolis, direttore ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento; Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Patrizia Regorda, Archivi Storici del Mart. “Paolo Orsi – racconta Maffei – nel 1930 dona a questa gentildonna di grande potere un piccolo omaggio che ha una grandissima valenza culturale e rimanda a un vissuto di tipo arcaico”. Si tratta di una serie di 70 calchi in gesso di monete antiche siracusane, oggi in un cofanetto conservato nel fondo archivistico “Margherita Sarfatti” al Mart-Archivio del Novecento, dove è arrivato nel 2009. Come rappresentare in forma artistica il dono? “È la domanda che mi sono fatto”, continua Maffei. “E ho pensato subito a che cosa significa, per esempio, portare delle rose a una signora o magari dei dolcetti, dei cioccolatini. La prima cosa che si fa, si cerca di infiocchettarli, di renderli più attraenti, più piacevoli, con delle carte, delle veline, dei fiocchi. L’idea di scambiare, di giocare sull’equivoco, di scambiare questi piccoli calchi in gesso con delle mentine, con dei piccoli dolcetti di pan di zucchero mi è sembrata un’idea molto divertente, ed è stato l’unico approccio che mi permettesse di lavorare senza entrare in concorrenza, senza diventare un piccolo scienziato inadeguato, ma lavorare per solleticare l’intelligenza e la curiosità degli spettatori del festival e della mostra della Sarfatti che si teneva al Mart in quel periodo”.

“Paolo Orsi. Le lettere”. In questa “pillola di scienza” Barbara Maurina, conservatrice e responsabile della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico, racconta dell’archeologo Paolo Orsi e delle straordinarie lettere arrivate fino a noi da una soffitta di un palazzo di Ala. “Da alcuni anni – spiega Maurina – stiamo conducendo uno studio sistematico su una serie di documenti di archivio di grande importanza conservati dalla Fondazione del museo civico di Rovereto. Ma il museo civico di Rovereto fin dalla sua nascita alla metà dell’Ottocento si è sempre occupato di raccogliere e studiare non soltanto reperti ma anche dati archeologici e naturalistici”. Tra i padri fondatori del museo c’è anche Paolo Orsi, che entrò nell’istituzione a 16 anni nel 1875. E alla sua morte nel 1935 lasciò al museo la sua preziosa collezione, un importantissimo patrimonio archeologico e archivistico. “Dal 2010 – continua – è partito un progetto per riordinare, studiare e poi pubblicare sull’archivio on line del museo gli archivi sui grandi protagonisti dell’archeologia a cavallo del Novecento, tra cui i due roveretani Federico Halbherr e Paolo Orsi. Seguo questo lavoro con il collega Maurizio Battisti. I dati raccolti vengono inseriti su un sito on line che viene continuamente implementato”. Dal 2013 nel progetto si è inserito un tassello molto importante: un archivio di 8mila lettere scoperto in una soffitta di un palazzo di Ala in provincia di Trento di proprietà degli eredi di Paolo Orsi. L’archivio era stato suddiviso in 57 faldoni dallo stesso Orsi che definiva questo documenti, come ha scritto lui stesso, “dal naufragio della mia corrispondenza”: lettere sopravvissute alla dispersione. “In realtà questo enorme patrimonio epistolare lo credevamo ormai perduto. Grande è stata quindi la sorpresa al suo ritrovamento. La Fondazione Museo Civico di Rovereto già nel 2013 ha acquisito questo archivio e ha deciso di renderlo subito pubblico con un lavoro di studio, analisi, acquisizione digitale, catalogazione, schedatura e inventariazione. Questo lavoro viene progressivamente pubblicato on line e divulgato attraverso conferenze, convegni, articoli scientifici. Contiamo di portarlo a termine per la primavera del 2021”.

Al via a Rovereto la XXX rassegna internazionale del cinema archeologico: 44 film da 20 Paesi in concorso per il XIV premio “Paolo Orsi” assegnato da una giuria internazionale. Poi il premio del pubblico e degli archeoblogger

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita proiezioni ed incontri della rassegna internazionale del cinema archeologico

Tutto è pronto a Rovereto per la 30ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del ministero ai Beni e alle Attività culturali e del ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2019 a Rovereto, per la prima volta comprendendo anche la domenica per agevolare la partecipazione, il palinsesto cinematografico dedicato all’antichità sarà ricco di proposte, con 44 film in concorso da 20 nazioni diverse, 3 incontri, un evento speciale di celebrazione del trentennale della Rassegna con la première della docufiction su Paolo Orsi, voluto dalla Fondazione con la collaborazione dei produttori trentini della Filmwork (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/24/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-per-ledizione-del-trentennale-cambia-la-giornata-finale-sara-la-domenica-dedica-ed-evento-speciale-per-larcheologo-rove/). Graditissima la presenza di numerose e nuove produzioni italiane, quasi la metà dei film in cartellone. Full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Si confermano anche le collaborazioni con National Geographic Italia, media partner della manifestazione e con la rivista di settore Archeo, oltre alle quali vanno segnalate le sinergie costruite con numerose realtà che arricchiscono gli eventi della settimana con appuntamenti “Rassegna in città” di grande qualità e interesse. L’intera settimana della manifestazione sarà ospitata nella splendida cornice del Teatro Zandonai, salotto buono cittadino che la città di Rovereto apre al pubblico della Rassegna. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il premio più importante sarà il XIV premio Paolo Orsi attribuito da una giuria internazionale di esperti, composta da Gabriele Carletti, Elli Kriesch, Maria Longhena, Franco Nicolis, Andreas M. Steiner. Per il 2019, il “Premio Paolo Orsi” per la migliore realizzazione cinematografica consisterà in una targa e una somma di tre mila euro che saranno consegnati al produttore dell’opera. Si tratta quindi di un piccolo ma significativo incentivo a nuovi progetti e realizzazioni cinematografiche ad argomento archeologico.

Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico sono 44 i film in concorso da 20 Paesi

I documentari 2019. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi 49 film in palinsesto in questa XXX Rassegna. Sempre acceso l’obiettivo sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Roma, per il Medioevo, per le civiltà africane o orientali, per i nativi americani, la preistoria di Malta, la paleontologia dell’Alaska e molto altro ancora di curioso e affascinante, come gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Oltre 1200 i film arrivati alla Rassegna da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, alla cinquantina di film in programma, che cercano di coprire un ampio panorama storico e geografico, oltre a garantire un’elevata qualità della proposta cinematografica, che vuole dare spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari come i corti d’autore o l’animazione.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma

Le conversazioni e gli incontri. Ma la Rassegna è molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dall’archeologia nelle Alpi, al colore nell’antichità e fino al Rinascimento, al movimento di popoli nell’Anatolia, a un evento speciale per il Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e alla fine delle conversazioni le domande si potranno fare a tu per tu, incontrando i protagonisti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole. In particolare, Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento e Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, parleranno di Archeologia nelle Alpi insieme al giornalista e archeologo Marco Perinelli; successivamente si parlerà deI colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, in una conversazione moderata da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Infine con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, si parlerà dell’attualissimo argomento del movimento di popoli con la conversazione “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica”, moderata da Alessandra Clementi di National Geographic Italia.