“Lapilli sotto la cenere”: con l’undicesima clip del parco archeologico di Ercolano il direttore ci porta alla scoperta degli scavi borbonici della villa dei Papiri

Villa dei Papiri è uno dei luoghi simbolo dell’antica città di Ercolano, ne abbiamo già parlato. Fu oggetto di scavo in epoca borbonica e moderna. Con l’ottava clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”, serie di video che permette la visita digitale integrando quella reale ed ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche ad esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili, il direttore Francesco Sirano ci ha accompagnato alla scoperta degli scavi moderni della villa dei Papiri (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/20/lapilli-sotto-la-cenere-con-lottava-clip-del-parco-archeologico-di-ercolano-il-direttore-ci-porta-alla-scoperta-degli-scavi-moderni-della-villa-dei-papiri/). Con questa undicesima clip il direttore Francesco Sirano torna a esplorare la Villa dei Papiri attraverso i tunnel borbonici e la pianta settecentesca redatta dall’ingegnere Karl Weber per conoscere la storia eccezionale della scoperta dell’edificio.
La gran parte della Villa dei Papiri fu esplorata nel periodo borbonico tra il 1750 e il 1765. “Questi scavi avvenivano in galleria – ricorda Sirano – con una tecnica molto simile a quella utilizzata nelle miniere. Infatti a dirigerli erano ingegneri dell’esercito che si occupavano proprio delle mine che servivano sia per ricerca di materiale sia per minare – per esempio – le fortificazioni dei nemici durante gli assedi. Si facevano dei pozzi verticali e dai pozzi verticali poi si realizzavano dei cunicoli orizzontali che in mancanza di punti di riferimento seguivano le strutture, i muri e, come si può vedere, tunnel che sono stati utilizzati per esplorare sia il limite degli ambienti che si affacciano sul porticato, gli ambienti legati all’atrio, sia il porticato stesso che si affacciava con la vista sul mare. Questi tunnel – continua Sirano – ponevano tantissimi problemi non solo perché durante gli scavi si incontravano ancora spesso delle esalazioni venefiche con perdite di operai, di solito galeotti ai lavori forzati e utilizzati per questi scavi. Ma anche molti degli ingegneri che dirigevano gli scavi si ammalarono, come Roque Joaquín de Alcubierre che ebbe un problema agli occhi, Karl Weber che addirittura morì a seguito di una malattia contratta proprio durante questo lavoro. Vi erano anche molti problemi statici. Infatti questi tunnel tendevano a crollare. Quindi molto spesso bisognava costruire dei pilastri per sostenerli oppure si riempivano di nuovo di terra. Un modo per evitare di trasportarla in superficie con un grande dispendio di energie. Su questo problema mano a mano che gli scavi avanzavano si generò una disputa tra alcuni ingegneri, come Alcubierre che voleva appunto richiudere i tunnel per ragioni di sicurezza ma anche per impedire a chiunque di andare poi a esplorare per sottrarre altri materiali alla proprietà reale, mentre Weber cominciava ad avere – lo vediamo nei suoi scritti – una sensibilità per rendere questi tunnel visitabili per far sì che i turisti che cominciavano già ad arrivare potessero godere di questi tunnel. La cosa interessante è che nonostante questi fossero scavi in galleria, attraverso la tecnica trigonometrica delle strumentazioni molto rudimentali si riusciva a creare delle piante estremamente precise. Quando all’inizio degli anni 2000 furono realizzati i primi rilievi digitali si vide che gli scarti corrispondevano a pochi decine di centimetri che, in considerazione degli ampi spazi, è davvero un dato eccezionale”.

La pianta della Villa dei Papiri fu redatta da Karl Weber nel 1758. E oggi l’originale è conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli, mentre una copia è al parco archeologico di Ercolano. “Si tratta di un documento eccezionale perché testimonia di un vero e proprio cambio di passo nel modo in cui si facevano gli scavi borbonici”, spiega Sirano. “Infatti Weber progetta secondo una precisa strategia sia lo scavo che la sua documentazione. Al numero 9 e al numero 10 sono segnati i famosi pozzi dei Ciceri che erano i pozzi da cui è cominciata l’esplorazione della Villa dei Papiri. Tra le prime scoperte il mosaico circolare che si trovava a decorare il Belvedere della villa, che dava verso il mare. Weber stabilisce una grotta principale – la gruta derecha – un tunnel principale, che è più largo e più alto di tutti gli altri, che va in senso più o meno Nord-Sud e attraversa per l’intera lunghezza la Villa dei Papiri. Tutti i cunicoli successivi di verifica e di controllo delle dimensioni dei vari spazi oppure l’esplorazione dei singoli ambienti della villa sono fatti a partire e attestandosi su questa gruta derecha”.

Appena entrati si incontra un bellissimo pavimento con un disegno a meandro. Si attraversa la cornice. “Siamo nella zona del peristilio quadrato”, descrive Sirano, “il peristilio minore della Villa dei Papiri. Siamo ora all’altezza del lato Nord del peristilio quadrato. C’è la cunetta dove scorreva l’acqua quando pioveva e veniva raccolta: qui si deve immaginare alla sinistra il giardino, l’area aperta che veniva circondata dal peristilio di cui si vedono ancora le basi delle colonne. Andando avanti si arriva fino al punto in cui parte un cunicolo che è stato chiuso in un secondo momento: dall’altro lato si trova il tablinum, cioè l’ufficio del padrone di casa dove furono recuperate statue molto importanti e anche una cassa con all’interno una parte dei papiri che danno il nome alla villa. Sul lato occidentale del peristilio quadrato, ci troviamo all’interno di uno dei cosiddetti orniglios che Weber faceva per allargare i tunnel e capire meglio alcune situazioni architettoniche o controllare delle ipotesi circa l’articolazione degli ambienti. Si vedono altre basi di colonne del peristilio e soprattutto un bellissimo pavimento che delimita tutto intorno il giro delle colonne a cornice del piccolo giardino quadrato. All’angolo dove gira il peristilio verso Sud si incontra un tunnel secondario che è stato chiuso dopo l’esplorazione e i rilievi con particolare cura. Sono stati utilizzati pietre e frammenti di laterizio, crollati da qualche muro, per chiudere e rendere stabili le pareti di questi tunnel”.
Emergenza Covid-19: il parco archeologico di Ercolano chiuso per Dpcm. Il direttore Sirano: “I nostri visitatori sulle nostre pagine social continueranno a essere condotti in nuovi viaggi virtuali alla scoperta di contenuti, oggetti, storie dal passato”

Il Parco Archeologico di Ercolano, come da DPCM del 4 novembre 2020, rimarrà chiuso da oggi 6 novembre fino al 3 dicembre 2020 salvo nuove successive disposizioni, per contenere la diffusione del COVID-19. Si spengono le luci sul parco, ma non le attività. “I nostri visitatori continueranno a essere condotti in nuovi viaggi virtuali alla scoperta di contenuti, oggetti, storie dal passato”, assicura il direttore Francesco Sirano. “Noi continueremo a lavorare per la conservazione del sito UNESCO e per rendere il Parco di Ercolano ancora più accogliente. Ci rivedremo al più presto per scoprire insieme nuove storie e ritrovare di nuovo in presenza una parte delle nostre radici culturali”. E continua: “Un grazie da parte di tutto lo staff del Parco è rivolto proprio ai nostri utenti che hanno permesso un’accelerazione esponenziale delle pagine social del Parco di Ercolano nel 2020, che pur nella dolorosa circostanza della chiusura al pubblico imposta dall’emergenza sanitaria, hanno offerto un arricchimento della visita con tanti contenuti ad hoc pensati non più solo per informare ma soprattutto per accompagnare il momento storico e creare senso di aggregazione, vicinanza, identità”. Le attività del parco si possono seguire sul web: https://ercolano.beniculturali.it/; su Facebook: https://it-it.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano; su Instagram: https://www.instagram.com/ercolanoscavi/; su YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCgpO_-ANFzlATc0CbObaQzg
L’eccezionale scoperta a Ercolano dei neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione di 2000 anni fa, è raccontata dai protagonisti Sirano e Petrone nella nona clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”. E annunciano presto nuove scoperte
Individuati i neuroni del cervello umano in una vittima dell’eruzione del Vesuvio a Ercolano: la notizia della straordinaria scoperta scientifica a Ercolano l’hanno data all’inizio di ottobre 2020 il direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, e l’antropologo forense dell’università “Federico II” di Napoli, Pier Paolo Petrone (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/12/nuova-straordinaria-scoperta-scientifica-ad-ercolano-del-team-di-petrone-individuati-i-neuroni-nel-cervello-vetrificato-dello-scheletro-carbonizzato-del-custode-del-collegio-degli-augustali-trovato-d/). Ora con la nona clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”, serie di video che permette la visita digitale integrando quella reale ed ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche ad esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili, sono gli stessi Sirano e Petrone a raccontarci questa nuova eccezionale scoperta ercolanese, a seguito del ritrovamento del cervello vetrificato del giovane custode del Sacello degli Augustali: la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa.

“Il parco archeologico di Ercolano vuole essere un laboratorio a cielo aperto”, spiega il direttore Sirano. “A tal fine promuove studi multidisciplinari in ogni campo della scienza. Con l’università “Federico II” di Napoli abbiamo lanciato un programma di antropologia fisica che si annuncia particolarmente promettente. Abbiamo ripreso gli studi sugli scheletri dei fuggiaschi sull’antica spiaggia e stiamo approfondendo quelli riguardanti altri importanti rinvenimenti all’interno della città antica. In particolare, una delle vittime del Vesuvio, il custode del sacello degli Augustali, ci sta rivelando delle informazioni preziosissime. All’altezza del cranio è stata riconosciuta una massa vetrosa che attraverso gli studi condotti da un’equipe multidisciplinare coordinata da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli hanno rivelato prima l’appartenenza al cervello, e poi la presenza di cellule neuronali”.

“Questa scoperta – continua Sirano – apre una pagina nuova non solo dal punto di vista degli studi di antropologia ma anche per ricostruire le dinamiche della distruzione della città antica. Infatti si sono create delle condizioni che normalmente si creano in laboratorio al momento in cui il primo flusso piroclastico si è abbattuto sulla città antica. Questo è un dato che noi possiamo combinare con altri dati che conosciamo dal sito: per esempio, il repentino cambio di colore di alcune pareti a fondo giallo che sono diventate di colore rosso, qui come a Pompei, e che evidentemente devono essere studiate in maniera più approfondita per capire come a Ercolano si abbatté l’onda di questi flussi piroclastici sul sito antico. Ma gli studi di antropologia ci servono soprattutto per ricostruire, insieme a dati epigrafici, insieme a dati archeologici, insieme alle analisi paleo-nutrizionali, questa comunità che ci è stata preservata in maniera eccezionale da una tragedia quale quella del Vesuvio. Attraverso questi studi contiamo anche di trarre degli utili insegnamenti per vivere nella maniera sempre più equilibrata possibile all’onda di un vulcano”.


Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli
“Ercolano è di nuovo alla ribalta internazionale”, interviene Petrone. “Il nostro gruppo di ricerca, formato da archeologi, antropologi, biologi, matematici, biochimici, vulcanologi, è nuovamente riuscito a raggiungere la notorietà internazionale attraverso una pubblicazione fatta su Plos One che riporta i risultati di ricerche che abbiamo condotto su questo cervello vetrificato, scoperto di recente e pubblicato all’inizio di quest’anno sul New England Journal of Medicine (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/07/ercolano-eccezionale-scoperta-per-la-prima-volta-al-mondo-trovati-i-resti-vetrificati-di-cervello-umano-erano-in-una-vittima-delleruzione-del-79-d-c-lo-studio-frutto-della-collaborazion/), all’interno del quale siamo riusciti eccezionalmente a rinvenire un intero sistema nervoso centrale. Quindi una scoperta eccezionale nella scoperta già eccezionale di per sé in quanto fino ad oggi non era mai stato prima rinvenuto un cervello vetrificato. Quindi la vittima, l’ultima delle vittime ancora presenti sullo scavo archeologico di Ercolano, un corpo carbonizzato che si trova all’interno di un letto carbonizzato nella stanzetta dentro il collegio degli Augustali, edificio dedicato al culto di Augusto, e quindi ritenuto il custode di questo edificio: questo individuo, dunque, l’ultimo lasciato per fortuna “musealizzato” da Amedeo Maiuri che lo rinvenne all’inizio degli anni ’60, e decise di lasciarlo così com’era. Per nostra fortuna, perché abbiamo avuto così la possibilità, dopo 60 anni, di poter studiare i resti di questo corpo incredibilmente preservato. Un corpo che, diversamente da quelli rinvenuti sull’antica spiaggia, mostrava effetti del calore particolarmente elevati. Quindi molto più forti rispetto alle vittime rinvenute all’interno dei cosiddetti fornici sull’antica spiaggia di Ercolano”.


I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)
“Durante gli studi condotti in situ su questo corpo per la prima volta”, continua Petrone, “mi accorsi di resti vetrificati che scintillavano all’interno di quanto rimaneva del cranio esploso, quindi all’interno della cenere. Perciò doveva essere il cervello, come poi abbiamo dimostrato perché all’interno del materiale vetroso abbiamo identificato tutta una serie di acidi grassi dei capelli, trigliceridi del cervello umano, e soprattutto sette proteine ampiamente rappresentate in tutti i distretti cerebrali umani. E quindi, nell’approfondimento di studio che è stato fatto in questo frangente, abbiamo visto che queste proteine sono codificate da geni particolarmente interessanti perché sono correlati a tutta una serie di patologie umane, quindi un discorso molto interessante. Questo ulteriore studio, che è soltanto il secondo capitolo di una lunga storia che già sta dando nuovi risultati, e che quindi porterà a ulteriori pubblicazioni, ci dimostra ancora una volta che Ercolano è un sito eccezionale in quanto qui a Ercolano l’eruzione per le particolari condizioni verificatesi, distanza, temperatura, rapido seppellimento dell’intera città, si sono potute conservare non solo strutture e vittime, ma anche tessuti biologici, in questo caso il cervello con addirittura un intero sistema nervoso centrale”.

“Quindi è importantissimo capire che questa è una scoperta pazzesca perché mai prima è stato visto un sistema nervoso centrale a così alta risoluzione così perfettamente conservato con neuroni, assoni e strutture che sono evidentissime e che abbiamo analizzato al microscopio elettronico e attraverso tutta una serie di elaborazioni matematiche. Quindi questo gruppo di ricerca molto forte formato dal sottoscritto, dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano, dal prof. Guido Giordano dell’università Roma Tre vulcanologo, dal prof. Giuseppe Castaldo del Ceinge – Biotecnologie avanzate alla “Federico II” di Napoli, dal prof. Massimo Niola medico legale, e dalla dottoressa Maria Giuseppina Miano che conduce un laboratorio presso il Cnr a Napoli, e molti altri ricercatori: insieme hanno permesso uno studio multidisciplinare. Tutte queste forze, tutte queste menti ha permesso di arrivare a tutte queste conclusioni eccezionali. Quindi tutto ciò è fondamentale non solo dal punto di vista archeologico e biologico, ma anche dal punto di vista del rischio vulcanico perché tutte queste evidenze ci stanno dando indicazioni in una certa direzione, che riguardano finalmente al valutazione del rischio vulcanico. Quindi rinviamo alla prossima puntata i risultati che nel frattempo stanno venendo fuori”.
“Lapilli sotto la cenere”: con l’ottava clip del parco archeologico di Ercolano il direttore ci porta alla scoperta degli scavi moderni della villa dei Papiri
È uno dei luoghi simbolo dell’antica città di Ercolano. Stiamo parlando della villa dei Papiri, oggetto di scavo in epoca borbonica e moderna. Con l’ottava clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”, serie di video che permette la visita digitale integrando quella reale ed ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche ad esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili, il direttore Francesco Sirano ci accompagna alla scoperta degli scavi moderni della villa dei Papiri.

“Oggi visitiamo poco più di un terzo della città antica”, ricorda Sirano. “Il resto si trova al di sotto della città moderna. Sul lato Nord tuttavia esiste una zona al confine tra la città moderna e la città antica dove, a partire dagli anni ’90, sono stati realizzati degli scavi che hanno ripreso in parte le ricerche borboniche della famosa villa dei Papiri e in parte hanno effettuato nuove scoperte che ci hanno posto di fronte ai quartieri più settentrionali dell’antica Herculaneum. Tra i principali impegni del Parco c’è quello di creare le condizioni per l’apertura al pubblico di questa parte della città antica”. Secondo lo storico romano Sisenna Ercolano antica sorgeva su una piccola altura delimitata a Nord e a Sud da due fiumi. Prendiamo in considerazione la piccola valle dove scorreva il fiume, che delimitava da Nord, la città antica, all’esterno della quale sorgeva la villa dei Papiri. “Si tratta di un edificio di grandissima importanza anche dal punto di vista architettonico, un vero e proprio palazzo. Se immaginiamo di sovrapporre la sola lunghezza della villa dei Papiri alla città antica scopriremmo subito la sproporzione e quanto essa giganteggia. Infatti la villa dei Papiri occupa più di quattro isolati e mezzo della città antica. Questo nel senso della lunghezza. Ma la villa dei Papiri sorgeva su almeno quattro piani. Quindi parliamo davvero di un edificio straordinario, i cui resti oggi sono a circa tre metri al di sotto dell’attuale quota del mare e più o meno all’altezza della quota del mare nell’età romana”.

La villa dei Papiri si affacciava direttamente sul mare. Aveva una splendida vista verso il mare e aveva una base, la cosiddetta basis villae, che si sviluppava su almeno due piani, al di sopra dei quali c’era l’atrio. Un corpo probabilmente staccato della villa era costituito da un padiglione che si affacciava direttamente sulla scogliera, antistante la villa. L’ingresso alla villa poteva avvenire sia via terra sia via mare. Dal mare una scaletta conduceva dalla scogliera al padiglione che aveva una facciata monumentale e si elevava per almeno due piani. Oggi si vedono le tracce del crollo di questo edificio avvenuto durante l’eruzione vesuviana.

In uno degli ambienti ricavati nella base della villa oggi si entra attraverso una finestra perché questo spazio non è stato completamente scavato. Appena entrati si nota la presenza della cornice della porta da cui probabilmente si accedeva a questo sito. “L’ambiente è articolato in due zone”, spiega Sirano: “Una sorta di anticamera e l’ambiente vero e proprio, come si ricava dalla diversa lavorazione della volta, una a crociera e una a botte. Se cominciamo a osservare meglio il luogo, che doveva essere affacciato sul mare e garantire freschezza nei periodi di maggiore calura, ci accorgiamo che ci troviamo in un vero e proprio cantiere. Non solo un cantiere archeologico, ma anche un cantiere antico perché poco prima dell’eruzione del 79 d.C. qui si stavano svolgendo lavori di restauro come si comprende dai tanti indizi ritrovati durante gli scavi archeologici. Abbiamo infatti i resti dell’impalcatura che serviva agli operai per poter dipingere: siamo a poco più di un metro dall’altezza del pavimento antico. Sulla parete ci sono dei quadretti solo preparati, non ancora completati. Se alziamo lo sguardo vedremo che la decorazione in stucco non è completa: mancano ancora molti dettagli e una parte presenta l’intonaco solo preparato. È rimasta la sinopia, cioè il disegno preparatorio che serviva da guida agli artigiani dell’officina per poter completare un disegno che doveva essere come quello sull’altro lato dello stesso ambiente che è stato già completato: pitture di quarto stile che ci rimandano al mondo di Dioniso. E lo vediamo dalle maschere, i tirsi, la vite con l’uva e vediamo anche i flauti e tutta una serie di cose che ci riportano ai piaceri della permanenza in quest’ambiente”.

“Ma secondo gli studiosi se nell’ultima fa la decorazione si rifaceva ai temi dionisiaci, ci deve essere stato un momento precedente durante il quale si poneva l’accento anche su un altro aspetto: quello militare. Il pannello principale della volta di stucco completa ci rappresenta infatti una serie di armi. Si tratta di armi barbariche, una vera e propria catasta di armi. Sono le spoglie che i generali vittoriosi prendevano al nemico e che venivano portate in processione a Roma durante il trionfo. Ora sappiano dalle fonti letterarie che solamente alcuni alti livelli dell’esercito, generalmente i generali vittoriosi, potevano fare riferimenti, anche all’interno della propria abitazione, a questo passato glorioso che aveva caratterizzato i padroni di casa o qualcuno dei suoi antenati”.

Siamo arrivati all’atrio della villa dei Papiri. Il nome, come è noto, deriva dal ritrovamento durante gli scavi del 1700 di più di mille rotoli di papiro che facevano parte dell’unica biblioteca antica sinora recuperata. “Questi testi, interessantissimi”, continua Sirano, “ci hanno dato informazioni preziose sulla vita culturale di Roma di quel periodo e anche sul padrone di casa. Alla villa si accedeva sia dal mare sia dalla terra, e l’ingresso via terra si trovava alle spalle dell’atrio. Lì infatti gli scavi borbonici hanno evidenziato la presenza di un piccolo porticato quadrato, e al di là di questo porticato ci doveva essere l’ingresso alla villa. Questa struttura segue le indicazioni tipiche nel modo romano per la costruzione di una villa suburbana, cioè una villa al di fuori della città o anche in campagna una villa rustica. Questo prevedeva infatti l’inversione tra il porticato e l’atrio. Laddove in una casa romana la prima cosa che si trovava in città era l’atrio, invece fuori dalla città la prima cosa che si trovava era un porticato e poi veniva l’atrio vero e proprio che era il punto dove il padrone di casa riceveva i suoi ospiti. E gli ospiti di questa casa dovevano essere rapiti da una vista incredibile che si parava ai loro occhi una volta attraversato l’atrio, perché questi ambienti affacciano su un portico di cui si sono conservate solo le basi delle colonne in mattoni che sono state spazzate via dalla furia dell’eruzione del 79 d.C. Ma dobbiamo immaginare davanti a noi una vista mozzafiato sull’intero golfo di Napoli”.

Su questa zona signorile della villa si aprivano gli ambienti più suntuosi. “Questo lo comprendiamo dalle soglie di marmo che dovevano supportare delle porte monumentali per entrare in ognuno di questi ambienti dalla splendida decorazione a mosaico che è stata strappata dagli scavi borbonici. Le bellissime pitture che decoravano i muri erano in secondo stile scenografico che sono state in parte recuperate già durante gli scavi borbonici, oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli, e in parte invece recuperate e oggi nei depositi dell’antiquarium di Ercolano. Questi ambienti avevano anche una serie di ingressi secondari che venivano utilizzati dalla servitù che passava senza disturbare chi era presente, gli ospiti e il padrone di casa. C’è un’immensa sala utilizzata come sala da pranzo. Questo lo vediamo dalla presenza al centro dello splendido tappeto a mosaico geometrico di più colori intorno al quale c’è un’ampia fascia risparmiata per poter collocare i letti triclinari che secondo la tradizione romana venivano utilizzati per i banchetti in grandi occasioni, particolarmente importanti”.

Le pareti della villa dei Papiri avevano delle decorazioni particolarmente curate ed eleganti anche negli ambienti secondari. Ma queste decorazioni diventavano ancora più impressionanti quando si passava nella stanze di rappresentanza. “Nella grande sala triclinare abbiamo i resti di una megalografia, cioè una pittura figurata dove i personaggi sono rappresentati in proporzioni più o meno simili al vero. Si vede una figura femminile che ha in mano un tirso, strumento che ci riporta al mondo di Dioniso. Al centro di questa scena dobbiamo immaginare il dio dei piaceri della tavola, del vino, il dio Dioniso, in una rappresentazione più o meno simile a quella che si trovava nella villa dei Misteri a Pompei”.
Nuova straordinaria scoperta scientifica ad Ercolano del team di Petrone: individuati i neuroni nel cervello vetrificato dello scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali trovato da Maiuri. La ricerca multidisciplinare utile anche per la valutazione del rischio vulcanico

Straordinaria scoperta dal parco archeologico di Ercolano: trovati neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. Lo scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali di Ercolano, ritrovato negli anni ’60 durante gli scavi condotti dall’allora soprintendente Amedeo Maiuri nella cenere vulcanica, continua a stupire gli studiosi. Ricordate? Era fine gennaio di quest’anno quando veniva annunciato il primo rinvenimento dei resti di cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. nella città di Ercolano. “La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia”, spiegano gli esperti, “ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un’eruzione”. Lo studio portato avanti da un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli era stato pubblicato dal New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/07/ercolano-eccezionale-scoperta-per-la-prima-volta-al-mondo-trovati-i-resti-vetrificati-di-cervello-umano-erano-in-una-vittima-delleruzione-del-79-d-c-lo-studio-frutto-della-collaborazion/).


Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli
Sono passati pochi mesi. Ed ecco la nuova straordinaria scoperta, neuroni umani, ad opera dello stesso team che ha proseguito le ricerche sul cervello vetrificato proveniente dallo scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali di Ercolano. Lo studio condotto in collaborazione con il parco archeologico di Ercolano dai ricercatori della Federico II, del CEINGE-Biotecnologie Avanzate, delle università Roma Tre e la Statale di Milano e del CNR è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica americana PLOS ONE (l’articolo è stato ricevuto il 5 agosto 2020, accettato il 17 settembre 2020, e pubblicato il 6 ottobre 2020). Lo studio è stato eseguito dal team di ricerca dell’antropologo Pier Paolo Petrone di cui fanno parte il professor Massimo Niola (Medicina Legale della “Federico II” di Napoli), il professor Giuseppe Castaldo (CEINGE-Biotecnologie avanzate di Napoli) e il professor Guido Giordano (università Roma Tre), in collaborazione con il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, insieme ad altri ricercatori del CNR di Napoli e delle università “Federico II” di Napoli, di Roma Tre e della Statale di Milano. La straordinaria scoperta è dunque tutta italiana, frutto del prestigioso lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense alla sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’università di Napoli “Federico II”, in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici di atenei e centri di ricerca nazionali, che hanno raggiunto risultati eccezionali nonostante le limitazioni imposte dal Covid-19. “Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito”, spiega Petrone, coordinatore del team. “Ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti”.

“Rilevare l’ultrastruttura del tessuto cerebrale nei resti archeologici umani – si legge nell’Abstract che introduce la pubblicazione del team italiano su PLOS ONE -, è un evento raro che può offrire approfondimenti unici sulla struttura dell’antico sistema nervoso centrale (SNC). Eppure i cervelli antichi riportati in letteratura mostrano solo una scarsa conservazione delle strutture neuronali. Utilizzando la microscopia elettronica a scansione (SEM) e strumenti avanzati di elaborazione delle immagini, descriviamo la visualizzazione diretta del tessuto neuronale nel cervello vetrificato e nei resti del midollo spinale che abbiamo scoperto in un maschio vittima dell’eruzione del 79 d.C. a Ercolano. Mostriamo neuroni antichi eccezionalmente ben conservati da diverse regioni del sistema nervoso centrale umano con una risoluzione senza precedenti. Questo tessuto è tipicamente costituito da materia organica, come rilevato utilizzando la spettroscopia a raggi X a dispersione di energia. Per mezzo di una rete di elaborazione di immagini neurali auto-sviluppata, mostriamo anche dettagli specifici della nanomorfologia neuronale, come la periodicità tipica della mielina evidenziata negli assoni cerebrali. Il perfetto stato di conservazione di queste strutture è dovuto al singolare processo di vetrificazione avvenuto ad Ercolano. La scoperta di proteine i cui geni sono espressi nella diversa regione del cervello umano adulto concorda ulteriormente con l’origine neuronale dell’insolito ritrovamento archeologico. La conversione del tessuto umano in vetro è il risultato di un’improvvisa esposizione alla cenere vulcanica bruciante e al concomitante calo rapido della temperatura. Il processo di vetrificazione naturale indotto dall’eruzione, che blocca la struttura cellulare del SNC, ci ha permesso di studiare forse l’esempio più noto in archeologia di tessuto neuronale umano straordinariamente ben conservato dal cervello e dal midollo spinale”.

L’eruzione, che causò la devastazione dell’area vesuviana e la morte di migliaia di abitanti, seppellendo in poche ore la città di Ercolano ha permesso la conservazione di resti biologici, anche umani. “La straordinaria scoperta ha potuto contare sulle tecniche più avanzate e innovative di microscopia elettronica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, un’eccellenza italiana”, spiega Guido Giordano, ordinario di Vulcanologia al Dipartimento di Scienze dell’Ateneo romano, “dove le strutture neuronali perfettamente preservate sono state rese possibili grazie alla conversione del tessuto umano in vetro, che dà chiare indicazioni del rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche roventi che investirono Ercolano nelle prime fasi dell’eruzione”. E Petrone aggiunge: “I risultati del nostro studio mostrano che il processo di vetrificazione indotto dall’eruzione, unico nel suo genere, ha congelato le strutture cellulari del sistema nervoso centrale di questa vittima, preservandole intatte fino ad oggi”.

Le indagini sulle vittime dell’eruzione proseguono in sintonia tra i vari ambiti della ricerca. “La fusione delle conoscenze dell’antropologo forense e del medico-legale stanno dando informazioni uniche, altrimenti non ottenibili”, afferma Massimo Niola, ordinario e direttore della U.O.C. di Medicina Legale alla “Federico II”. Lo studio ha anche analizzato i dati di alcune proteine già identificate dai ricercatori in un lavoro pubblicato a gennaio scorso dal New England Journal of Medicine. “Un aspetto di rilievo potrebbe riguardare l’espressione di geni che codificano le proteine isolate dal tessuto cerebrale umano vetrificato”, spiega Giuseppe Castaldo, Principal Investigator del CEINGE e ordinario di Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio della “Federico II”. “Tutte le trascrizioni geniche da noi identificate sono presenti nei vari distretti del cervello quali, ad esempio, la corteccia cerebrale, il cervelletto o l’ipotalamo”, aggiunge Maria Pia Miano, neurogenetista all’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli.


Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano
Le indagini sui resti delle vittime dell’eruzione non si fermano qui. Il Parco Archeologico ha inserito tra i temi di ricerca prioritari le indagini bioantropologiche e vulcanologiche per l’eccezionale interesse che possono avere non solo nello stretto ambito scientifico ma anche nel campo degli studi storici e del rafforzamento della capacità di gestire catastrofi come l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Gli straordinari risultati ottenuti”, conclude Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, “dimostrano l’importanza degli studi multidisciplinari condotti dai ricercatori della Federico II e l’unicità di questo sito straordinario, ancora una volta alla ribalta internazionale con il suo patrimonio inestimabile di tesori e scoperte archeologiche”. Le ricerche in corso vanno nella direzione di una ricostruzione a ritroso delle varie fasi dell’eruzione, valutando i tempi di esposizione alle alte temperature e del raffreddamento dei flussi, che hanno importanza non solo per l’archeologia e la bioantropologia, ma anche per il rischio vulcanico. Queste ed altre informazioni che verranno dagli studi in corso potranno offrire importanti parametri per la gestione delle emergenze nell’area vesuviana”.
Parco archeologico di Ercolano. Da ottobre a dicembre al venerdì torna l’appuntamento con “Close Up Cantieri”: i visitatori condividono i risultati dei lavori di manutenzione e di restauro con la speciale guida di restauratori, archeologi e architetti. Annullate per Covid-19 le visite serali del 2-3 ottobre

Per il terzo anno al parco archeologico di Ercolano torna l’appuntamento del venerdì con “Close Up Cantieri” (foto Paerco)
Riparte “Close-Up Cantieri” al Parco Archeologico di Ercolano. Proprio mentre vengono annullati gli eventi serali del 2 e 3 ottobre 2020, nell’ambito dei “Venerdì di Ercolano”, nel rispetto dell’ordinanza n. 75 del 29.09.2020 della Regione Campania per l’emergenza Covid-19, il Parco archeologico di Ercolano annuncia che per il terzo anno di seguito, tra ottobre e dicembre, torna l’appuntamento che coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco. Nell’ambito dei Progetti di miglioramento dei servizi resi dall’Amministrazione all’utenza per l’anno 2020, nei venerdì dei mesi di ottobre, novembre e dicembre, i visitatori potranno condividere gli ultimi sviluppi e i risultati dei lavori di manutenzione e di restauro con la speciale guida di restauratori, archeologi e architetti. Quest’anno “Close-up cantieri” propone una vera full immersion nella vita del sito, permettendo ai visitatori di entrare nei cantieri in corso e dialogare con i funzionari che si occupano della gestione dei progetti d’intervento. Saranno loro infatti ad accompagnare le persone interessate e ad illustrare le attività che giornalmente sono necessarie per la cura, la manutenzione ed il restauro dell’area archeologica. Il progetto “Close-up Cantieri” oltre ad essere per i visitatori un’occasione di partecipazione al lavoro svolto dagli addetti ai lavori, fornisce anche all’Istituto un utile feedback da parte del pubblico sulle attività del Parco. Il raggiungimento degli obiettivi del progetto e il grado di partecipazione da parte del personale, saranno riscontrati attraverso la compilazione di un report finale sulle attività svolte, i cantieri visitati, il numero dei visitatori coinvolti e i loro commenti sull’iniziativa.

A “Close Up Cantieri” a fare da guida ai visitatori sono restauratori, archeologi, architetti del Parco (foto Paerco)
Primo appuntamento venerdì 2 ottobre 2020 con tre turni di visita: ore 11.00, 11.30 e 12.00, per gruppi di massimo 10 visitatori. L’attività sarà supportata anche dal personale Ales. Gli altri appuntamenti saranno: a ottobre il 9, 16, 23, 30; a novembre il 6, 13, 20, 27; a dicembre il 4, 11, 18. Le visite si svolgeranno nel rispetto delle norme di prevenzione anti COVID 19 (misurazione della temperatura corporea, igienizzazione delle mani all’ingresso, utilizzo delle mascherine e rispetto del distanziamento fisico). Ogni settimana i visitatori saranno guidati nei cantieri in corso e diffusi su tutto il sito: un modo per scoprire insieme il patrimonio archeologico del Parco come un organismo vivo in costante attività e fermento e di vivere da protagonisti il dietro le quinte dei lavori in corso al Parco. La prenotazione avviene nell’area della biglietteria, dove i visitatori troveranno dalle 10.30 alle 11.45, un funzionario del Parco che accoglierà le prenotazioni fino ad esaurimento della disponibilità.
“Si rinnovano i fortunati appuntamenti del Venerdì mattina “Close-Up cantieri”, progetto che intende dare continuità all’iniziativa già realizzata nel 2018 e nel 2019, che ci ha donato un riscontro davvero positivo da parte del pubblico”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Close-up cantieri è un programma di inclusione del pubblico e di partecipazione nelle attività di restauro e manutenzione dell’eccezionale patrimonio archeologico dell’antica città, e il nostro principale intento è di sensibilizzare i turisti verso le problematiche conservative di un sito archeologico complesso come quello di Ercolano, stimolandoli nella direzione di una fruizione sempre più consapevole e partecipata”. Il respiro ancora più ampio del Progetto di miglioramento messo in campo dal Parco nel 2020 si esprime nell’iniziativa Situational Dialogues, mirato a dotare tutto il personale preposto all’accoglienza e alla vigilanza degli strumenti linguistici basilari in inglese e in francese, cioè le due lingue maggiormente utilizzate per comunicare con i turisti stranieri, così da migliorare concretamente il servizio di accoglienza al pubblico. Infatti, da settembre fino a tutto il mese di novembre, i funzionari archeologi del Parco in possesso di un’adeguata competenza linguistica, accompagneranno il personale addetto all’accoglienza e alla vigilanza in un percorso di apprendimento e di pratica del vocabolario e del frasario inglese e francese, selezionati in base a quanto ritenuto più utile nel rapporto con i visitatori, contemplando le nozioni grammaticali indispensabili. Il programma coinvolge anche gli assistenti e gli operatori tecnici, considerando che, nell’ambito delle rispettive attività, si trovano molto spesso ad operare con studiosi e tecnici stranieri.
“Lapilli sotto la cenere”: la sesta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la Basilica di Ercolano, ripercorrendo gli antichi cunicoli borbonici
Nella sesta clip dei Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano in compagnia dell’archeologo dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo ci accompagna alla scoperta della Basilica di Ercolano, ripercorrendo gli antichi cunicoli borbonici che mostrano in ogni angolo le meraviglie dell’antico edificio. Secondo le più recenti ricerche il foro di Ercolano si dovrebbe trovare proprio qui alle nostre spalle, all’incrocio tra il cardo terzo e il decumano massimo. Indagando sui resti di un arco che è caduto in crollo sul terzo cardo, attraverso cunicoli, è stata scoperta la Basilica. “La Basilica – ricorda Sirano – era un edificio molto simile alla nostra Borsa valori ma che aveva anche delle funzioni legate alla discussione di cause per lo più di tipo civile nel cosiddetto tribunal. Il nome deriva proprio dalla basilichè aulè: cioè la sala del re che era una delle principali sale dei palazzi dei monarchi ellenistici. A questo modello si ispirarono gli edifici romani”. L’interno della basilica era costituito da una grande sala che aveva colonne su tutti i lati. Sul fondo del lato Sud della basilica c’era una sorta di piccolo sacello, un ambiente nel quale si trovavano statue di imperatori qui venerati come delle divinità. Andando attraverso i cunicoli borbonici si può esplorare quello che si trovava alle spalle del muro di fondo della basilica. “Un piccolo cunicolo borbonico”, interviene Camardo, “costeggia il perimetro di questo sacello che era sul lato di fondo della basilica, e permette però di ricostruire quasi completamente quello che era l’apparato decorativo di questa stanza. In basso si vede che per oltre un metro di altezza vi erano delle lastre di marmo che sono state staccate in epoca borbonica. Subito sopra inizia la parete affrescata per la quale i Borbone hanno tagliato un piccolo quadro, si vede molto bene il distacco. Probabilmente questo è uno dei quadri che oggi sono conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli dove appunto confluivano tutti questi materiali. Invece nella parte di fondo della stanza c’è ancora un quadretto, conservato nella posizione originaria perché era lesionato nella parte centrale, e quindi nel Settecento decisero di non staccarlo. La stanza era illuminata probabilmente da una finestra che si trovava più in alto. Questo lo possiamo affermare per la presenza in alto dei resti di una grata di legno intrecciata, come quelle che nelle case di Ercolano si trovano appunto a chiusura delle finestre. Si vedono emergere appena appena gli elementi in legno dalla massa di materiale vulcanico che ancora riempie la parte alta della stanza”.
L’interno della basilica di Ercolano si raggiunge con un cunicolo borbonico realizzato alla metà del XVIII secolo. Uno corre lungo il lato meridionale della basilica. “Esplorando questi cunicoli”, continua Camardo, “abbiamo potuto determinare con certezza le dimensioni di questa grande sala. Si tratta di un’aula di 16 metri di larghezza per oltre 30 metri di lunghezza: quindi un grande rettangolo con delle colonne addossate lungo tutte le pareti. Presso queste colonne abbiamo rinvenuto anche numerose basi di statue che attestano anche la ricchezza dell’apparato decorativo della stessa basilica. In epoca borbonica sappiamo che furono recuperate cinque statue dalla stessa basilica. E tre appartenevano a Marco Nonio Balbo, la madre e il padre, quindi erano una vera e propria Galleria Balba come veniva chiamata in epoca borbonica. Quindi in basilica si celebrava anche la famiglia di Marco Nonio Balbo che era stato proprio il personaggio che aveva donato alla città questo edificio. E infatti la basilica è stata costruita intorno al 20 a.C., quindi quasi un secolo prima dell’eruzione; e poi ha subito modifiche dal punto di vista architettonico. E anche le pitture della stessa basilica – ne abbiamo le prove – sono state quasi tutte rifatte nel corso dei decenni. Il dato interessante è che noi all’interno dei cunicoli abbiamo potuto riscontrare la presenza di almeno otto basi di statue, il che significa praticamente che, oltre alle cinque statue recuperate in epoca borbonica, nella parte di fango vulcanico sicuramente ci sono altre statue da recuperare nel giorno in cui si riuscirà a scavare completamente a cielo aperto questo edificio”. Le colonne erano realizzate con mattoni di terracotta ed erano rivestite di stucco che imitava il marmo. Quanto erano alte le colonne? “L’edificio era altissimo: era alto circa 15 metri”, conclude Camardo. “Noi lo sappiamo grazie a una porzione della facciata che è crollata sul terzo cardo. Quindi abbiamo proprio potuto rinvenire le diverse parti dell’alzato conservate. Sappiamo che c’erano queste colonne con capitello ionico, poi un alto fregio dove erano dipinte alcune scene dalle fatiche minori di Ercole, e infine un secondo ordine di colonne con capitello corinzio sul quale poggiava il tetto a capriate che era rivestito con tegole”.
Il Parco Archeologico di Ercolano protagonista delle Giornate Europee del Patrimonio 2020. Il direttore Sirano: “Guardiamo con occhi nuovi questo straordinario patrimonio archeologico”
Anche il Parco Archeologico di Ercolano protagonista delle Giornate Europee del Patrimonio 2020, la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa. Il Parco di Ercolano inoltre, nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2020 amplia l’offerta oraria e dal 21 settembre al 15 ottobre 2020 resta aperto 7 giorni su 7. Lo slogan “Imparare per la vita”, scelto dal MiBACT per richiamare i benefici che derivano dalla esperienza culturale e dalla trasmissione delle conoscenze nella moderna società, è preso come motto dal Parco di Ercolano che negli ultimi anni ha intrapreso la strada del coinvolgimento del territorio, della sinergia e valorizzazione dell’intero territorio, per allargare la rete fatta di nodi, connessioni culturali, istituzionali e formative che si espandono oltre il Parco. Nelle giornate del 25 e 26 settembre 2020 i cancelli del Parco di Ercolano apriranno eccezionalmente alle 8.30 incrementando l’orario ordinario e venendo così incontro alle esigenze di tanti turisti che arrivano presto la mattina al sito e sono desiderosi di fruirne in queste particolari e meravigliose condizioni di luce, tornando almeno per due giornate agli orari ordinari del Parco prima dell’applicazione delle restrizioni orarie dovute alla pandemia Covid-19. Sabato 26 settembre 2020 il Parco sarà inoltre aperto per l’evento serale de “I Venerdì di Ercolano” che ha raddoppiato il calendario appunto anche con la serata del 26, con un biglietto dal costo straordinario di 1 euro e per tale data, così come per il venerdì 25 settembre, si annuncia già il sold out con richieste che sono andate ben oltre le possibilità di accoglienza del Parco che continua a rispettare un attento contingentamento per considerare il distanziamento sanitario. “Prendo spunto dal tema di quest’anno per le Giornate del Patrimonio dell’ Imparare per la vita”, interviene il direttore Francesco Sirano, “per invitare tutti a venire a guardare con occhi nuovi questo straordinario patrimonio archeologico, per trovare insegnamento e ispirazione da questi luoghi dove la vita pur dal passato ci parla da ogni angolo. Ed analoghe considerazioni si possono fare sulla cura del sito che dalla sistemazione Maiuri ai più recenti restauri testimoniano di come ricerca e progresso della conoscenza siano di casa ad Ercolano. Ma l’invito è anche a trattenersi sul territorio dopo la visita degli scavi, a fare una visita alle Ville del Miglio d’Oro, alla Reggia di Portici, al MAV, oppure al vivace e colorato mercato di Resina per apprezzare quanto in questi luoghi, pur attraversati da problematiche di ordine socio economico, hanno imparato nei secoli dalla vita a risorgere e ad affermarsi più e più volte a fronte di situazioni insostenibili causate da mano umana o da fenomeni naturali. E, più in generale, tutti in questi mesi complicati e duri stiamo imparando e sperimentando per la vita nuovi modi per lavorare e per avvicinarci al nostro patrimonio che non deve mai essere considerato un lusso superfluo, ma bensì una parte sostanziale della nostra identità e della nostra anima”.
“La sua voce si è spenta, non il suo pensiero”: Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ricorda il prof. Mario Torelli, il grande archeologo recentemente scomparso, che ha dedicato i suoi studi anche a Ercolano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, e il prof. Mario Torelli a Ercolano (foto paerco)
A ricordare il prof. Mario Torelli, accademico dei Lincei, Premio Balzan, studioso di vastissime conoscenze e di grande capacità critica, scomparso il 15 settembre 2020 all’età di 83 anni, dedica il pensiero Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano. “Capita raramente che l’attività professionale e scientifica di uno studioso – scrive Sirano – si intrecci tanto profondamente con avanzamenti fondamentali delle discipline storico archeologiche e con la vita di generazioni e generazioni di allievi e studiosi che sugli scritti del prof. Mario Torelli si sono formati. Nell’immensa produzione scientifica del professore Torelli dedicata all’archeologia romana non sono mancati lavori che hanno riguardato direttamente o indirettamente l’antica Ercolano, come quello sulla cosiddetta Basilica. Nella sua generosità e con grande affetto il 1° dicembre 2017 Mario Torelli aveva regalato al Parco di Ercolano un memorabile intervento in occasione della presentazione della pubblicazione del volume di D. Camardo e M. Notomista dedicato agli scavi Maiuri. Era sempre un onore ospitarlo per eventi culturali dove portava la sua autorevole testimonianza e la sua aurea di saggezza culturale. Una perdita per il mondo della cultura ma una fortuna per le ultime generazioni aver potuto incontrarlo negli anni di formazione e di confronto professionale. Se la sua voce si è spenta, il dialogo con il suo pensiero e con i suoi studi continuerà“.
Il parco archeologico di Ercolano ci riprova: riprogrammati i “Venerdì di Ercolano”. Le visite serali raddoppiano con ingressi il venerdì e il sabato nel nome di Ercole. Percorsi guidati con proiezioni di luci, videomapping e tableaux Vivants

La locandina de “I Venerdì di Ercolano” aggiornati e raddoppiati visite guidate serali nei giorni 18, 19, 25 e 26 settembre 2020
Ercolano ci riprova e incrocia le dita. Dopo la forzata sospensione de “I Venerdì di Ercolano” nel rispetto di un’ordinanza del sindaco di fronte a un aumento dei casi di positività al coronavirus, il parco archeologico di Ercolano ha riprogrammato e raddoppiato le aperture serali (venerdì e sabato) con eventi nei giorni 18, 19, 25 e 26 settembre 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/08/27/il-covid-19-non-ferma-la-programmazione-in-forma-ridotta-e-a-ingressi-contingentati-del-parco-archeologico-di-ercolano-al-via-le-visite-serali-accompagnate-dei-venerdi-di-ercolano/). Le serate evento de “I Venerdì di Ercolano” del programma Campania by night, previste nel Piano di Valorizzazione 2020, sono realizzate dalla SCABEC Regione Campania in collaborazione con il MIBACT, il Parco Archeologico di Ercolano e il Comune di Ercolano, con percorsi accompagnati al sito, arricchiti di proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping di alcuni dei capolavori di pittura e scultura provenienti da Ercolano a partire dagli scavi borbonici. Suggestivi “Tableaux Vivants”, a cura di Teatri 35, valorizzeranno questo percorso tra gli incanti della città antica. I turni di visita si svolgeranno dalle 20 alle 24 con partenze ogni 10 minuti, ultima partenza alle 23 (percorso di un’ora), per un massimo di 19 visite per ciascuna serata; il turno delle 21.30 prevedrà la possibilità di visita in lingua inglese. I visitatori sono invitati a rispettare precisamente l’orario di visita; i gruppi saranno composti da massimo 10 persone ciascuno per le norme di prevenzione anti Covid-19, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di corso Resina. Tutti i visitatori avranno l’obbligo di utilizzo delle mascherine dall’ingresso fino al termine della visita. Il personale che accompagnerà i gruppi avrà cura di verificare il corretto utilizzo dei dispositivi sanitari di protezione da parte dei visitatori lungo il percorso. Nelle attività riguardanti il controllo dei flussi dei visitatori in ingresso e in uscita, il Parco si avvale della collaborazione dei volontari della Pro Loco Herculaneum, della Protezione Civile e dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

“Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)
“Abbiamo raddoppiato le serate de i Venerdì di Ercolano con la speciale guida di Ercole, l’eroe da cui la città prende nome”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Le aperture serali permetteranno al pubblico che accederà al sito di trascorrere ore di piacevole conoscenza intrattenendosi all’interno del Parco per un ulteriore assaggio di normalità verso la quale stiamo incamminandoci con grande impegno”. I temi figurativi selezionati per le proiezioni e per i tableaux vivants dell’edizione 2020 sono infatti legati alla figura di Ercole, l’eroe che dà il nome alla città, e sono presentati in una sequenza che, accompagnata dalla narrazione delle guide, suggerisce l’immenso fascino e la forza dell’esempio che il mito di Ercole ha sempre avuto nella storia non solo romana, dalla nascita, alle fatiche e all’apoteosi tra gli Dei dell’Olimpo, che erano frequentati ogni giorno nei luoghi privati e pubblici dell’antica Ercolano.
Considerato il ristretto numero di biglietti è vivamente consigliato, per non perdersi l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line sul sito www.ticketone.it (con commissione di prevendita di 1,50 euro) fino alle 18 del giorno della visita, per fasce orarie di dieci minuti, coincidenti con i turni di visita. I biglietti che risulteranno invenduti alle 18, saranno acquistabili presso la biglietteria del Parco che sarà in funzione fino alle 23 del giorno della visita serale. Il prezzo del biglietto è di 5 euro; per gli under 30 e over 65, possessori Campania Artecard in corso di validità ingresso agevolato a 2.50 euro; ingresso gratuito per gli under 18. Il costo del biglietto della serata del 26 settembre, che rientra negli eventi delle Giornate Europee del Patrimonio, avrà il costo simbolico di 1 euro. Possibilità di parcheggio presso i parcheggi situati presso la scuola Rodinò in via IV Novembre e la scuola Iovino Scotellaro I traversa via IV Novembre.




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