Regione Siciliana, 10 marzo: Giornata dei Beni culturali siciliani in memoria di Sebastiano Tusa: accesso gratuito a musei, parchi archeologici e luoghi della cultura regionali. E molte iniziative: eccone alcune
La Regione Siciliana, dal 2020, dedica il 10 marzo al patrimonio culturale dell’Isola. La giornata, che coincide con l’anniversario della scomparsa dell’archeologo Sebastiano Tusa, si trasforma in un momento di partecipazione collettiva. Per l’occasione, l’accesso ai musei, ai parchi archeologici e ai luoghi della cultura regionali è gratuito, accompagnato da appuntamenti e iniziative speciali pensate per coinvolgere cittadini, famiglie e studenti. “La figura di Tusa, studioso di fama internazionale e servitore delle istituzioni”, commenta l’assessore ai Beni culturali e Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “continua a rappresentare un punto di riferimento per una politica culturale fondata su ricerca, tutela e valorizzazione. Questa giornata non è soltanto un ricordo, ma un impegno concreto. Vogliamo che il patrimonio siciliano sia sempre più accessibile e protagonista di un progetto di crescita che parta dalle nostre radici per costruire nuove opportunità”.
La Fondazione Sebastiano Tusa rinnova, anche quest’anno, il proprio impegno nel custodirne e diffonderne l’eredità scientifica e culturale, affinché la sua visione continui a promuovere il patrimonio della Sicilia nel mondo. Il 10 marzo 2026, nella sala Mattarella dell’Assemblea Regionale Siciliana in piazza del Parlamento 1 a Palermo, presentazione della rivista Sicilia Archeologica n° 116. L’ingresso è consentito esclusivamente su invito e previa iscrizione in lista nominativa: presidente@fondazionesebastianotusa.org. Nello stesso giorno, a Palazzo d’Aumale di Terrasini (Palermo) — sede del museo regionale di Storia naturale e della mostra permanente del Carretto siciliano — si terrà una cerimonia in memoria di Sebastiano Tusa: sarà svelata una targa commemorativa e gli verrà intitolata la sezione Archeologia del museo. L’appuntamento è per le 16.
Parco archeologico di Siracusa: ‘Musei di notte’, apertura straordinaria del museo Archeologico regionale ‘Paolo Orsi’ e dell’esposizione open air del parco di villa Landolina, dalle 19 alle 23 (con ultimo accesso alle 22.30).
Museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: visita didattica gratuita alle collezioni del museo organizzata da CoopCulture alle 11. Il percorso guiderà alla scoperta della storia del sito, custode di prestigiose collezioni e opere uniche provenienti da alcuni dei più celebri siti archeologici della Sicilia.
Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato: Visita guidata, alle 9, delle scuole del territorio ai depositi dell’Antiquarium Minissi; alle 11, al Tempio della Vittoria e museo Pirro Marconi; alle 15, ai depositi dell’Antiquarium Minissi; alle 16.30, al Tempio della Vittoria e museo Pirro Marconi.
Parco archeologico di Segesta: appuntamento a partire dalle 9 con il progetto “Cum grano salis” che metterà insieme la ricerca delle antiche colture con l’arte contemporanea. Le comunità locali parteciperanno alla semina di 5 ettari di terra all’interno del Parco. Il grano diventerà farina e poi pasta con il marchio Helimos in ricordo degli antichi popoli originari del luogo. Il campo avrà una terrazza che ospiterà opere d’arte dedicate ai culti dell’abbondanza. Sebastiano Tusa amava ripetere che senza il grano e l’uva mancherebbe un pezzo della storia degli uomini e non ci sarebbe stata archeologia.
Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento: visita didattica, alle 16, organizzata dagli archeologi di Coopculture al quartiere ellenistico-romano di Agrigento e alle sale dedicate presso il museo Griffo. La visita ha la durata di 90 minuti al costo di 5 euro, per un totale di 30 posti disponibili, mentre l’accesso al museo e al quartiere ellenistico romano è gratuito in occasione della giornata celebrativa istituita in memoria dell’archeologo.
Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria: visita guidata, alle 10.30, “L’archeologo racconta: i segreti dei templi di Selinunte” condotta dagli esperti di Coopculture tra i resti monumentali sulla collina orientale. L’esperienza sarà anche un’occasione per scoprire i segreti che si celano dietro la costruzione di questi edifici di culto. Durante il percorso, infatti, sarà possibile apprendere le diverse fasi della costruzione, dalla cava fino alla messa in opera dei blocchi lapidei, il trasporto, i macchinari, i sistemi di elevazione e di misurazione; alle 12, auditorium “Falcone e Borsellino”, presso il baglio Florio, all’interno del parco archeologico di Selinunte, proiezione del docufilm di Folco Quilici “Un’isola nel tempo”. Contemporaneamente lo stesso film sarà proiettato nella sala del Consiglio comunale di Pantelleria.
Parco Lilibeo di Marsala: a partire dalle 17 conversazione “Giornata per i beni culturali siciliani in memoria di Sebastiano Tusa”. Il museo Lillibeo racconta il suo impegno per ricordare l’attività profusa dal celebre archeologo nella ricerca resa tangibile dai rinvenimenti marini che si trovano nel museo come la nave tardo romana “Marausa 1” e il rostro “Egadi 13”.
Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci: apertura straordinaria al mattino del Portico dell’Atleta (sito ipogeo in via Crociferi) dalle 9 alle 13.
Parco Archeologico di Tindari: Antiquarium di Tindari, mostra delle monete di Tindari donazione dell’avvocato Giovanni Sciacca; area archeologica di Patti Marina, restauro a porte aperte del mosaico pavimentale di Dioniso; area archeologica di Tusa, cantiere aperto allo scavo archeologico del teatro Ellenistico; visite guidate alla scoperta dei siti archeologici di Milazzo, Tindari, Patti, Capo d’Orlando, un programma di lettura e approfondimento dei mosaici.
Soprintendenza dei beni culturali e ambientali di Caltanissetta: visita guidata dalle 10 alle 12 al cantiere di Orto Fontanelle a Gela con la collaborazione del Comune di Gela. Saranno illustrati i risultati dello scavo di archeologia preventiva, tuttora in corso, nel cantiere di “Orto Fontanelle” dove il Comune sta realizzando il Palazzo della Cultura. La visita sarà condotta dall’archeologo Gianluca Calà.
Gela (Cl). Al Bosco Littorio apre il museo dei Relitti greci con l’allestimento stabile della Nave di Gela del V sec. a.C. (relitto Gela I) scoperta nel 1988 e recuperata tra il 2003 e il 2008. L’assessore Scarpinato: “Il museo restituisce al territorio un patrimonio archeologico di straordinario valore”
Martedì 24 febbraio 2026, alle 11.30, viene inaugurato il museo dei Relitti greci nell’area demaniale di Bosco Littorio a Gela (Cl). “Un luogo della cultura a lungo atteso”, dice l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “che restituisce al territorio un patrimonio archeologico di straordinario valore e si candida a diventare un importante moltiplicatore di sviluppo turistico per l’intera area”. Al taglio del nastro interverranno Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; Daniela Vullo, soprintendente per i Beni culturali e ambientali della provincia di Caltanissetta. Dalle 15 il museo sarà aperto al pubblico. Su disposizione della direzione del parco archeologico, guidata dal soprintendente Ennio Turco, è stata prevista un’apertura straordinaria al pubblico per promuovere la più ampia partecipazione dei cittadini e dei visitatori. Dal 25 febbraio 2026 e per l’intero periodo dei mesi di febbraio e marzo 2026, il museo sarà aperto dal lunedì al venerdì: dalle 9 alle 13, sabato e domenica: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per garantire una visita ordinata e sicura potranno accedere massimo 20 persone alla volta; l’ingresso avverrà in modo progressivo: all’uscita dei visitatori potranno entrare i successivi; l’ingresso sarà completamente gratuito per tutta la durata dell’iniziativa.
Nella struttura iniziata cinque anni fa e ora completata, allestita nell’area di Bosco Littorio, il vanto è la Nave arcaica datata tra il VI e il V secolo a.C., trovata nel 1988 nei fondali marini di contrada Bulala e recuperata tra il 2003 e il 2008. La nave avrà una collocazione stabile nel museo che fa capo alla Regione siciliana e alla Soprintendenza. Il museo è inserito nella rete che si estende dal parco archeologico di Lipari al Lilibeo di Marsala e al museo della navigazione che sarà aperto a Palermo. Mentre la nave arcaica sta per fare il proprio esordio nel museo, sono sottoposti a trattamenti preliminari i resti di un secondo relitto, destinato a futura esposizione.

Il suggestivo allestimento della Nave di Gela per la mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” al Bosco Littorio di Gela (foto regione siciliana)
Un primo passo venne mosso quattro anni fa, con un allestimento provvisorio della nave e dei reperti recuperati nei fondali, collocati in una struttura provvisoria, sempre a Bosco Littorio, in occasione della mostra “Ulisse in Sicilia”, sostenuta dalla Regione (vedi Gela. Al parco archeologico di Bosco Littorio apre la grande mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito”, che con oltre 80 pezzi racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Fulcro è la “Nave di Gela” del V sec. a.C. per la prima volta ricomposta dopo Forlì. Regione Siciliana: “Occasione di rilancio per Gela e il turismo archeologico siciliano” | archeologiavocidalpassato). I visitatori furono oltre 45 mila. Fu l’archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nel 2019 in un incidente aereo (vedi Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano | archeologiavocidalpassato), a insistere con forza per dare vita al recupero di quello che venne catalogato “Relitto Gela I” e per la realizzazione di un apposito museo. La nave arcaica è la punta di una campagna di attività in mare che portò a far riemergere anche i preziosi oricalchi associati alla leggenda di Atlantide. Ricerca e recupero alle quali parteciparono anche sub esperti e appassionati di archeologia, come Franco Cassarino.

L’allestimento della Nave di Gela (relitto Gela I) al museo dei Relitti greci a Gela (foto comune di gela)
L’allestimento del “Museo dei relitti greci” di Bosco Littorio è iniziato nell’aprile 2025 con l’apertura delle prime due casse contenenti gli elementi lignei della nave greca arcaica, recuperata nelle acque antistanti contrada Bulala, a Gela, durante due campagne di scavo svolte dalla Soprintendenza di Caltanissetta, tra il 2003 e il 2008. L’imbarcazione, risalente agli inizi del V secolo a.C. e lunga circa 17 metri, conserva quasi integralmente la sua ossatura, composta dal paramezzale e dai madieri e parte del fasciame. I reperti sono stati restaurati presso il laboratorio del Mary Rose archeological services, una struttura specializzata nel restauro del legno “bagnato”, che si trova all’interno della base della Marina britannica di Portsmouth (Regno Unito), una delle realtà più avanzate in questo settore. Dopo il rientro in Italia, i resti della nave sono rimasti in deposito per anni in attesa della realizzazione della sede museale. La costruzione del museo, la cui copertura lignea richiama la carena di una nave rovesciata, è stata interamente finanziata dall’assessorato dei Beni culturali con oltre 5 milioni di euro a valere sul POR 2000-2006. I lavori, avviati nell’ottobre del 2020, si sono conclusi nel 2023 con il collaudo della struttura. Un ingente furto di cavi di rame dell’impianto elettrico ha causato un ritardo nell’attuazione del progetto, successivamente ripristinato grazie a un ulteriore finanziamento dell’assessorato.
Catania. Apre al pubblico il “Portico dell’Atleta”, sito ipogeo sotto via dei Cruciferi, preceduto da un incontro sul percorso di ricerca, il restauro e la valorizzazione, portati avanti dall’università con il parco archeologico: il programma

Portico dell’Atleta a Catania: il team di ricerca con al centro Daniele Malfitana (UniCt) e Giuseppe D’Urso (parco Ct) con la statua dell’Atleta (foto unict – parco ct)
Venerdì 13 febbraio 2026 la Catania greco-romana, la “città palinsesto” per eccellenza – cancellata e riscritta nei secoli dopo eruzioni e terremoti – svela un nuovo brano della sua lunga e tormentata storia con l’apertura al pubblico, per la prima volta, del cosiddetto “Portico dell’Atleta”. Si tratta di un sito sotterraneo (ipogeo) scoperto negli anni Novanta sotto il piano stradale della monumentale via Crociferi, dove chiese ed edifici barocchi sono “Patrimonio dell’umanità”. La restituzione del sito giunge al termine di importanti lavori di ricerca, recupero e valorizzazione condotti negli ultimi anni dall’università di Catania (progetto PNRR Changes) d’accordo con il parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci della Regione Siciliana che ha la gestione del sito.
Prima dell’inaugurazione del sito, alle 15, nella chiesa di San Francesco Borgia in via Crociferi, un incontro istituzionale presenterà la storia del Portico e del suo atleta, il percorso di ricerca, restauro e valorizzazione che ha visto la piena collaborazione fra l’università di Catania, tramite il progetto PNRR Changes, e il parco archeologico di Catania. Introdotti da Giuseppe D’Urso, direttore del parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, e da Daniele Malfitana, coordinatore scientifico del progetto PNRR Changes e direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’università di Catania, interverranno, nell’ordine: monsignor Luigi Renna (arcivescovo di Catania), Enrico Trantino (sindaco di Catania), Enrico Foti (rettore Unict), Stefania Rimini (direttrice dipartimento di Scienze Umanistiche, Unict), Mario La Rocca (dirigente generale del dipartimento dei BBCC – Regione Siciliana), Maurizio Auteri (soprintendente BBCCAA di Catania); Fabrizio Cobis (dirigente Ufficio II, ministero Università e Ricerca), Ilaria Manzini (direttrice scientifica Fondazione Changes), Pietro M. Militello (coordinatore Spoke 6 Unict – Progetto PNRR Changes); Antonino Mazzaglia, Fabiana Cerasa e Mario Indelicato (CNR – ISPC Catania Progetto PNRR Changes); Stefania Pafumi (CNR- ISMEd Napoli), Francesco Gabellone e Maria Chiffi (CNR – Nanotec – Techne). Le conclusioni saranno affidate a Francesco Paolo Scarpinato (assessore regionale dei BBCC e dell’Identità Siciliana – Regione Siciliana), Valentina Gemignani (capo di Gabinetto del MIC, ministero della Cultura), Gerardo Villanacci (presidente del Consiglio superiore BBCC e paesaggistici del MIC).
Accessibile da una porticina sotto la scalinata Alessi, il Portico dell’Atleta presenta due misteriosi ambienti sotterranei, presumibilmente d’epoca romana: un corridoio coperto e seminterrato, decorato da nicchie ed esedre e con un camminamento a mosaico che, secondo gli studiosi, doveva far parte di un imponente edificio monumentale del I sec. d.C. realizzato nella parte sud-orientale della collina di Montevergine, l’area più antica della città di Catania, abitata sin dall’epoca preistorica. All’interno del “Portico”, dove la naturale penombra proietta il visitatore in un contesto di fascinazione e continua scoperta, sarà esposta la straordinaria Statua dell’Atleta, torso marmoreo di un bellissimo giovane, ritrovato in una nicchia murata all’interno dello stesso sito nel gennaio del 1989. In attesa di ulteriori indagini – petrografiche sul marmo e archeometriche – la datazione dell’Atleta è quella del I sec. d.C. Sia il sito del Portico che la statua dell’Atleta, nei prossimi mesi, saranno oggetto di interventi di restauro a cura del parco archeologico di Catania. cantieri in modalità open, ovvero “a vista”, per essere osservati dal pubblico durante le normali visite. Il progetto include anche una spettacolare ricostruzione virtuale che dà forma compiuta al contesto archeologico, la cui lettura è di difficile comprensione per i non addetti ai lavori per via delle parti mancanti e della stratificazione secolare di interventi per il riuso degli spazi. Immagini in movimento – complete di decorazioni alle pareti, mosaici e arredi scultorei – e una voce narrante che accompagnano il visitatore in un viaggio nel tempo, dalla Catania greca fino a quella romana.
Lentini-Augusta-Carlentini (Sr). “Leontinoi, Megara Hyblaea e il territorio calcidese”: tre giornate di studio in memoria di Dario Palermo organizzate dal parco archeologico di Leontinoi e Megara Hyblaea. Ecco il programma
Dal 19 al 21 novembre 2025, “Leontinoi, Megara Hyblaea e il territorio calcidese”: tre giornate di studio in memoria di Dario Palermo organizzate dal parco archeologico di Leontinoi e Megara Hyblaea, in collaborazione con la Regione Siciliana – assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, i Comuni di Lentini, Augusta e Carlentini, e la soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Siracusa. Tre giornate, tre sedi. A Lentini, al cine teatro Odeon “Carlo Lo Presti” in via Cristoforo Colombo 12, mercoledì 19 novembre 2025, alle 9.30. Ad Augusta, al salone di rappresentanza “Rocco Chinnici” del Palazzo di Città in via Principe Umberto 89, giovedì 20 novembre 2025, alle 9.30. A Carlentini, al complesso “Gabriele Aicardi”, ex convento del Carmine, in via Nino Bixio 6, venerdì 21 novembre 2025, alle 9.30. Le giornate di studio rappresentano un momento di confronto e riflessione dedicato alla memoria del professore Dario Palermo, figura di grande rilievo nel panorama degli studi archeologici siciliani, venuto a mancare nel febbraio 2023 (vedi Archeologia in lutto. Febbraio si porta via due grandi archeologi: Marcello Piperno, innovatore degli studi preistorici, e Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese. Il ricordo di colleghi e amici | archeologiavocidalpassato)e costituiscono un’importante occasione per approfondire le conoscenze relative al territorio calcidese e alle sue antiche colonie greche.
PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 19 NOVEMBRE 2025 A LENTINI Alle 9.30, saluti istituzionali: Francesco Paolo Scarpinato (assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana), Mario La Rocca (dirigente generale assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana), Agostino Messana (direttore parco archeologico di Leontinoi e Megara Hyblaea) e Rosario Lo Faro (sindaco di Lentini). Introduzione al convegno di Massimo Frasca. Interventi, moderati da Luca Marino. Alle 10,20, Alessandra Molinari, “Vecchie e nuove indagini al Castellaccio di Lentini: un’area chiave della città nel corso dei secoli”; 10.40, Antonio Alfano e Alessandra Castorina, “Un butto di età rinascimentale dal Castellaccio”; 11, pausa caffè; 11.20, Marcella Pisani, “Nuove indagini sul colle San Mauro”; 11.40, Giusy Stagnitti, “Carlentini, contrada Pozzanghera. Tre tombe dell’età del bronzo finale”; 12, Francesco M. Galassi e Elena Varotto, “Indagini paleopatologiche nell’antica Leontinoi in memoria di Dario Palermo”; 12.20, Michela Ursino, “Gli scavi nel santuario di contrada Alaimo”; 12.40, Fabrizio Sudano, “Sacro e periferia: il santuario periurbano di Scala-Portazza a Leontini. Contesti e materiali”; discussione; 13.30, pausa pranzo; 15, Maria Musumeci, “Il Museo Archeologico di Lentini: le tappe della sua formazione”; 15.20, Umberto Spigo, “Il pittore di Hekate e la sua “scuola”. Un altro contributo lentinese alla conoscenza di un maestro della pittura vascolare siceliota dallo scavo del complesso rupestre del Crocifisso”; 15.40, Sebastiano Barresi, Alessandra Castorina, Italo Giordano e Luana Tesoro, “La memoria dell’assente e l’hydria delle dee. Saggi archeologici in contrada Carrubbazza-Bottigliere a Lentini”; 16, Fabio Caruso, “La nascita di Atena in un’anfora del Museo di Lentini”; 16.20, pausa caffè; 16.40, Giuseppe Guzzetta, “Rinvenimenti monetali a Lentini agli inizi degli anni ’90”; 17, Francesco Valenti, “Leontini, “misera in civitate atque inani”?”; 17.20, Saverio Scerra, “Le attività e gli scavi della Soprintendenza di Siracusa a Leontinoi negli anni Novanta: breve storia di un apprendistato”. Le associazioni: 17.40, Filadelfio Inserra, presidente archeoclub di Lentini “Alfio Sgalambro”; 18, Carlo Maci, gruppo archeologico leontino; 18.20, Cristina Stuto, presidente SiciliAntica Lentini Carlentini “Maurizio Introna”.
PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 20 NOVEMBRE 2025 AD AUGUSTA Alle 9.30, saluti istituzionali: Agostino Messana (direttore parco archeologico di Leontinoi e Megara Hyblaea) e Giuseppe Di Mare (sindaco di Augusta). Interventi moderati da Alessandra Cilio. Alle 10, Jean-Christophe Sourisseau e Reine-Marie Bérard, “Megara Hyblaea 2017-2025: bilancio sulla ripresa dei lavori sul sito”; 10.20, Massimo Cultraro, “Il CNR e le ricerche a Megara Hyblaea nell’ultimo decennio”; 10.40, Kristian Göransson, “Recenti scavi a Francavilla”; 11, pausa caffè; 11.20, Maria Giovanna Bacci, “La produzione ceramica di Zancle: affinità e divergenze con quella delle altre fondazioni calcidesi della Sicilia orientale: Naxos e Leontini”; 11.40, Maria Costanza Lentini, “Leontinoi e Naxos attraverso la produzione e circolazione della ceramica proto-arcaica”; 12, Rosa Maria Albanese, “La comunità di Villasmundo tra protostoria e arcaismo: rapporti con Leontinoi”; 12.20, Maria Teresa Magro, Michael Bratell, Niklas Kärrman, “Dinamiche insediative e viabilità tra Katane e Leontinoi”; 12.40, Giovanni Di Stefano, “Leontinoi e Camarina nella guerra del 427-424 a.C. e le chorai dopo la pace di Gela”; discussione; 13.30, pausa pranzo; 15, Lorenzo Guzzardi, “La chora di Leontinoi nell’età di Panezio alla luce della documentazione archeologica”; 15.20, Laura Maniscalco, Brian McConnell, “Un incidente per la Via del Grand Tour a Lentini”; 15.40, Orazio Palio, Maria Turco, “Strutture di recinzione e organizzazione degli insediamenti dell’età del bronzo nella piana di Catania”; 16, Grazia Calandra, Francesca Cannizzaro, Carla Cirino, Valeria Grasso, Milena Gusmano, Laura Sapuppo, “Insediamenti dell’antico bronzo nel territorio di Ramacca: aggiornamenti”; 16.40, pausa caffè; 17, Giuseppe Cacciaguerra, Alessandra Castorina, Rosa Lanteri, “Il territorio megarese dalla preistoria al medioevo”; 17.20, Rosario Patanè, “«Superata la pianura di Lentini, ammirò la bellezza del territorio». Contatti tra i Calcidesi e i nativi dell’interno”; 17.40, Francesco Tomasello, Zaira Raimondo, “Rileggere le tholoi in Sicilia: tra archeologia, interpretazione e memoria”. Le associazioni. Alle 18, Mariada Pansera, presidente archeoclub di Augusta; Ilario Saccomanno, presidente Hangar Team Augusta; 18.40, Giuseppe Tringali, presidente Rotary Club Megara Augusta. Discussione.
PROGRAMMA VENERDÌ 21 NOVEMBRE 2025 A CARLENTINI Alle 9.30, saluti istituzionali: Agostino Messana (direttore parco archeologico di Leontinoi e Megara Hyblaea) e Giuseppe Stefio (sindaco di Carlentini). Interventi moderati da Silvio Breci. Alle 10, Massimo Frasca e Marcella Pisani, “I recenti scavi archeologici dell’Università di Tor Vergata nella valle San Mauro”; 10.20, Giuseppina Monterosso, “Il kouros di Lentini. Storie note e meno note di un torso e della sua testa”; 10.40, Agostina Musumeci, “Abitazioni rupestri a Leontinoi: dalla rilettura di vecchi scavi una nuova riflessione”; 11, pausa caffè; 11.20, Angela Maria Manenti, “Un anello per… legare”; 11.40, Giacomo Biondi, “Cinture nel Museo di Lentini”; 12, Andrea Patanè, “Ricerche nel quartiere ellenistico nel Parco archeologico di Occhiolà-Grammichele”; 12.20, Annalisa Montironi e Zaira Raimondo, “Ipotesi di lavoro sull’insediamento di Colle San Basilio”. Le associazioni. Alle 12.40, Amedeo Sequenzia, presidente pro loco Carlentini; discussione; 13.30, pausa pranzo; 15-18, tavola rotonda “Dario Palermo: l’uomo, l’archeologo, l’accademico”. Interventi: Zaira Raimondo, “Itinerari di ricerca e memorie di Dario Palermo”; Irene Berlingò, “Ricordando Dario Palermo: tra Magna Grecia e Sicili”); Gioconda Lamagna, “Dario Palermo e gli ori di Sant’Angelo Muxaro: “incontri ravvicinati” al Museo Paolo Orsi”; Ignazio Alessi, “Dario Palermo a Sant’Angelo Muxaro”; Giuseppe Castellana, “Indagini nella necropoli di Sant’Angelo Muxaro”; Antonio Cucuzza, “Dario Palermo e il Museo di Ramacca”; Antonella Pautasso, “L’altra isola. Ricerche e scavi di Dario Palermo a Creta”; Eleonora Pappalardo, “L’attività di ricerca di Dario Palermo sulla Patela di Priniàs e a Polizzello”; Katia Perna, “Dario Palermo a Priniàs: uno sguardo appassionato sulle origini dell’abitato sulla Patela”; Fabrizio Sudano, “Dario Palermo e la sinergia istituzionale del sistema museale”; Flavia Zisa, “Dario Palermo e l’archeologia classica”; discussione generale e chiusura lavori.
Catania. Al teatro antico al via la prima edizione del Catania Archeofilm: 9 film in concorso per il premio del pubblico; incontri con studiosi e archeologi di fama; assegnazione del Premio “Sebastiano Tusa” per la divulgazione scientifica all’archeologo Paolo Matthiae. Ecco il programma
Il meglio del cinema internazionale di archeologia, arte e ambiente approda anche a Catania, fra le gradinate del Teatro Antico, uno dei luoghi archeologici più “parlanti” della Sicilia, che dal 25 al 27 settembre 2025 si trasforma in una straordinaria arena cinematografica sotto le stelle. L’occasione è quella della prima attesa edizione di “Catania Archeofilm”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia, Arte, Ambiente. Un progetto, a ingresso libero e gratuito, del parco archeologico di Catania e Valle dell’Aci in collaborazione con Archeologia Viva / Firenze Archeofilm (Giunti editore), e l’università di Catania – Scuola di specializzazione in Beni archeologici, e Fondazione Sebastiano Tusa, pensato per il grande pubblico, le famiglie, gli appassionati, con il meglio della produzione cinematografica mondiale sui temi del nostro passato antico e recente, ma anche opportunità di incontro con studiosi e archeologi di fama. Il tutto con quello stile narrativo semplice e avvincente che contraddistingue il “Firenze Archeofilm” e le sue ben nove tappe in tutta la Penisola tra cui – dopo il capoluogo toscano – Aquileia, Cuneo, Grosseto, Mont’e Prama, Ustica, Varese, Cividate Camuno e Vieste. Due i premi che saranno consegnati nella straordinaria cornice del Teatro Antico nella serata finale del 27 settembre: il “Catania Archeofilm 2025” attribuito dal pubblico, in qualità di giuria popolare, che ogni sera potrà esprimere il proprio voto su apposite schede scegliendo il film preferito; e il “Premio Sebastiano Tusa” assegnato dall’omonima fondazione, presieduta da Valeria Livigni, alla personalità italiana o straniera che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali.
“Un evento pensato per il grande pubblico, le famiglie e gli appassionati”, assicura l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “con il meglio della produzione cinematografica mondiale sui temi del nostro passato antico e recente, ma anche opportunità di incontro con studiosi e archeologi di fama”. Sul valore sociale e culturale della manifestazione interviene Giuseppe D’Urso, direttore del parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci: “Siamo lieti di aprire al Firenze Archeofilm le gradinate del Teatro Antico di Catania, un complesso monumentale dal fascino unico, abbracciato dalla città barocca e che, dopo fondamentali interventi di recupero, un poco alla volta ritrova la sua funzione originale: quella di luogo di aggregazione e imponente contenitore d’arte e spettacolo. Dopo la musica e il teatro, oggi tocca al cinema archeologico, un’occasione di svago e di informazione culturale “formato famiglia” e totalmente gratuita che siamo certi sarà apprezzata anche dalle migliaia di turisti di questo scorcio di fine estate”.

Tra gli ospiti l’archeologo Paolo Matthiae cui sarà assegnato il Premio “Sebastiano Tusa” per la divulgazione scientifica (foto parc-arch-ct)
Gli ospiti: ogni sera, fra le due proiezioni è in programma una parentesi di approfondimento con interviste a cura di Piero Pruneti, fondatore e direttore della rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) a grandi personalità della cultura. A dare il benvenuto al pubblico con un focus sul Teatro Antico di Catania e sul patrimonio del Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, giovedì 25 settembre, sono il direttore Giuseppe D’Urso e l’archeologa del Parco Giulia Falco, cui segue un intervento di Daniele Malfitana, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Catania. Venerdì 26 settembre si parla invece di preistoria: ospite Massimo Cultraro, dirigente di ricerca CNR, docente di Preistoria e Archeologia Egea all’Università di Palermo e dal 2015 responsabile di un progetto di ricerca nel Caucaso. Special guest sabato 27 settembre Paolo Matthiae, celebre archeologo al quale si deve, nel 1975, la più grande scoperta del XX secolo: la città di Ebla in Siria e l’archivio reale di migliaia di tavolette con testi di scrittura cuneiforme del terzo millennio a.C.
GIOVEDÌ 25 SETTEMBRE 2025. Alle 21, apre il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling (Regno Unito, USA, 53’). All’ombra del Vesuvio, un vulcano meno noto minaccia il territorio: i Campi Flegrei. Un’eruzione potrebbe mettere in pericolo i milioni di residenti della città di Napoli. Gli scienziati ottengono nuove informazioni su ciò che è accaduto nella vicina Pompei e proseguono gli studi sulla geologia unica dei Campi Flegrei. Riusciranno a scoprire se il terreno in continua evoluzione sta raggiungendo un punto di rottura? E un innovativo sistema di allarme eruzioni può impedire a Napoli di diventare la prossima Pompei? Segue la conversazione con Giuseppe D’Urso, direttore parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, e Giulia Falco, funzionaria archeologa del Parco. Interviene: Daniele Malfitana, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici (università di Catania). Chiude la serata il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia, 56′). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), finita a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali. L’aspirazione più alta per uno studioso quella di produrre conoscenza: ovvero interrogare i reperti e restituire al pubblico la loro storia.

Frame del film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry
VENERDÌ 26 SETTEMBRE 2025. Alle 21 apre il film “I misteri della grotta Cosquer” di Marie Thiry (Francia, 56’). A più di 35 metri sotto il mare, nel Parco Nazionale dei Calanchi, si nasconde l’ingresso di uno dei più grandi capolavori dell’arte rupestre: la grotta Cosquer. Poco nota, in quanto accessibile solo ai subacquei, questa incredibile grotta custodisce dipinti di 27.000 anni. Oggi è però minacciata dall’innalzamento delle acque. Il film ripercorre l’incredibile storia di una delle grotte dipinte più importanti d’Europa. Segue la conversazione con Massimo Cultraro, dirigente di ricerca Cnr-Ispc, docente università di Palermo. Quindi tre corti: il film “La Grotta preistorica di Cala dei Genovesi, 1953” di Luca Bachechi e Guido Melis (Italia, 12′). La Grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo e la vita al campo nelle riprese filmate in 16 mm. nel 1953 da Paolo Graziosi. Il film “Le ossa raccontano / Stories through bone” di Matthew Wilbur (Stati Uniti, 10′). Ambientato nel Bacino Big Horn del Montana, il breve documentario si concentra sul lavoro sul campo dei paleontologi. Li seguiamo da vicino nell’attività di scavo… Chiude il film “Stromboli: a provocative island” di Pascal Guérin (Francia, 11’). Il corto è incentrato sugli scavi diretti dagli archeologi Sara Levi e David Yoon sull’isola di Stromboli. La scoperta di una chiesa crollata e di alcune sepolture è la dimostrazione di una occupazione medievale, precedentemente sconosciuta, del XIV secolo.

Frame del film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling
SABATO 27 SETTEMBRE 2025. Alle 21 apre il film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling (Regno Unito, 54’). Per tre anni lo Stato islamico ha terrorizzato Mosul, l’antica capitale degli Assiri, Ninive, e distrutto inestimabili reperti. Ora gli archeologi stanno portando alla luce nuove testimonianze, risolvendo alcuni enigmi di questa civiltà: come è stato forgiato il primo impero dell’umanità? Quali progressi hanno permesso loro di costruire una città di oltre 100.000 abitanti? Ninive potrebbe essere la sede di una delle sette meraviglie del mondo ovvero i Giardini Pensili di Babilonia? Segue la conversazione con Paolo Matthiae già ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico alla Sapienza Università di Roma e scopritore della città siriana di Ebla. Quindi assegnazione Premio “Catania Archeofilm 2025” al film più votato dal pubblico, e assegnazione Premio “Sebastiano Tusa” per la divulgazione scientifica all’archeologo Paolo Matthiae. Chiudono la serata e il Catania Archeofilm due corti: il film “Water is Life” di Anıl Gök (Turchia, 5’). L’incredibile storia di persone che portano acqua, l’ancora di salvezza, ai pesci che cercano di sopravvivere in un lago prosciugato della Turchia… E il film “Greenland response” di Alice Watterson (Islanda, 21’). Il film esplora le archeologie del cambiamento climatico nell’area della Kujataa, in Groenlandia. I siti archeologici nel nord circumpolare si stanno rapidamente degradando a causa dell’aumento delle temperature globali. Questo cortometraggio racconta la sfida contro il tempo per documentare e salvare ciò che resta e racconta gli scavi di insediamenti agricoli norvegesi (vichinghi) risalenti al X-XIV secolo, esplorando al contempo le connessioni tangibili con le odierne comunità agricole Inuit che lavorano nelle stesse terre.
Mozia (Tp). Al penultimo giorno della campagna della missione dell’università di Palermo la grande scoperta di una statua greca all’interno del Ceramico: una figura femminile con chitone e himation, priva della parte superiore del torso e della testa. A 46 anni dal rinvenimento del Giovinetto, Mozia stupisce ancora

La statua greca di fanciulla scoperta nel Ceramico di Mozia dalla missione dell’università di Palermo (foto unipa)
Quando dalla terra è cominciato ad affiorare l’elegante panneggio che copriva la gamba destra che accenna un movimento leggermente in avanti, per il team della missione archeologica dell’università di Palermo che opera sull’isola di Mozia, in provincia di Trapani, è corso un brivido: già quei pochi elementi riportati in luce erano bastati agli archeologi per capire che erano davanti a una grande scoperta. E il prosieguo dello scavo all’interno del “Ceramico” di Mozia (Area K), una delle più grandi officine ceramiche puniche del Mediterraneo centrale, e che fu scenario dell’ultima disperata difesa di Mozia contro l’assedio di Dionisio di Siracusa nel 397 a.C., ha confermato le aspettative: ecco la parte inferiore della statua di una giovinetta. La statua è alta 72 centimetri, incluso il piccolo piedistallo su cui poggia i piedi. Ma La frattura del torso non è accidentale ma determinata tecnicamente dal taglio della pietra, poiché era assemblata da almeno due blocchi, come confermato dalla presenza di due fori con i resti di tenoni metallici sulla superficie del taglio.

La statua greca di donna scoperta a Mozia dalla missione dell’università di Palermo diretta da Paola Sconzo (foto unipa)
A quarantasei anni di distanza dal rinvenimento del famoso Giovinetto, la missione archeologica dell’università di Palermo a Mozia, su concessione della soprintendenza dei Beni culturali di Trapani, ha celebrato la fine della campagna con la scoperta di una nuova meraviglia: il penultimo giorno di scavo la terra ha infatti restituito questa statua marmorea di straordinaria fattura. Nonostante se ne conservi solo la metà inferiore, l’iconografia e lo stile sono ben leggibili: si tratta stavolta di una figura femminile realizzata verosimilmente da maestranze greche e inquadrabile nell’ambito della statuaria tardo-arcaica.
“Questo ritrovamento”, dice l’assessore regionale ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “conferma l’importanza del lavoro di ricerca e tutela che portiamo avanti ogni giorno. Una scoperta importante che testimonia, ancora una volta, quanto la Sicilia sia stata nei secoli un crocevia di civiltà, ma soprattutto quanto l’isola continui a restituirci testimonianze preziose che meritano di essere conosciute e condivise”.
La statua greca, una figura femminile in posa incedente, abbigliata con chitone e himation, priva della parte superiore del torso e della testa, giaceva in posizione orizzontale sul margine di una vasca contenente l’argilla usata per la produzione di vasi e terrecotte figurate nel V secolo a.C., il periodo di massimo splendore e vigore produttivo della città. La dismissione della scultura e la sua deposizione sono attribuibili all’ultima fase d’uso dell’officina, probabilmente in concomitanza con l’inizio dell’assedio dionigiano del 397 a.C. È inoltre possibile ipotizzare una sua collocazione originaria all’interno della stessa officina, in connessione con le nuove strutture murarie riportate alla luce nel corso della campagna. La statua conferma la presenza nella città fenicia di capolavori dell’arte greca e aiuta a ricostruire un quadro di strette connessioni culturali nella Sicilia greco-punica.

La statua greca di donna scoperta a Mozia dalla missione dell’università di Palermo diretta da Paola Sconzo (foto unipa)
“La giovinetta ci parla ancora una volta di una Mozia multietnica e plurale – concludono gli archeologi dell’università di Palermo -, una città in cui altri Greci convivevano con i Fenici, condividendo non solo gli spazi materiali ma anche le tendenze del gusto e le espressioni culturali”.

Il team della missione dell’università di Palermo a Mozia, diretta da Paola Sconzo, nella campagna 2025 (foto unipa)
XIX campagna di scavo e ricerche a Mozia. “Quest’anno ci siamo concentrati sugli ambienti e le strutture legate alla produzione ceramica”, spiegano all’università di Palermo, “continuando allo stesso tempo a esplorare i luoghi della morte e ad approfondire gli spazi dell’abitare”. Paola Sconzo è field director e responsabile scientifico della Missione insieme ad Aurelio Burgio, del dipartimento Culture e società dell’università di Palermo. La missione UniPa è stata coadiuvata dal Penn Museum di Philadelphia e dall’Archaeometry Research Group di Tübingen e supportata dallo stesso Penn Museum (Jason Herrmann, geofisico e digital archaeologist) e dalla Gerda Henkel Stiftung. Grazie a Giuseppina Mammina e alla soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Trapani per il costante supporto alle nostre ricerche e alla Fondazione Giuseppe Whitaker per l’ospitalità e il sostegno logistico.
Non solo scavo, come spiegano gli archeologi della missione UniPa: “Grazie alle nostre collaborazioni plurali, sono proseguite le prospezioni geomagnetiche di superficie e le analisi chimico-fisiche sui materiali, e abbiamo rilanciato le indagini paleobotaniche. Abbiamo arricchito la collaborazione con il Museo Whitaker, allestendo nuovi spazi espositivi. Abbiamo rinnovato il nostro impegno per l’archeologia pubblica, con la giornata di Studi “Mozia, una città punica svelata”: con interventi specialistici su topografia e urbanistica della Sicilia antica, la consueta visita guidata agli scavi e la dimostrazione delle tecniche di indagine geofisica. Sempre nello spirito del dialogo pubblico, abbiamo partecipato alla conversazione “Passaggio a Mozia: viaggi, memorie e archeologie nel mare di mezzo”, organizzata dal parco archeologico di Lilibeo-Marsala. Infine, sono proseguite le riprese del docufilm “People of Motya”, di Giovanni Calcagno e Alessandra Pescetta”.
Selinunte (Tp). Eccezionale scoperta che riscrive i confini della città greca e conferma le intuizioni dell’archeologo Mertens: torna alla luce la porta Nord di accesso alla polis, individuate anche le mura della città arcaica prima della distruzione dei Cartaginesi. L’obiettivo è rendere l’area accessibile al pubblico. Introdotti una nuova segnaletica e un logo ispirato alla foglia di selinon, simbolo dell’antica Selinunte

La porta monumentale a nord della polis greca di Selinunte scoperta dagli scavi del prof. Carlo Zuppi al parco archeologico di Selinunte (foto regione siciliana)

Panoramica della zona nord del parco archeologico di Selinunte dove è stata scoperta una porta monumentale (foro regione siciliana)
Rivedere la mappa dell’antica Selinunte. Che restituisce le mura della città arcaica, prima della distruzione dei Cartaginesi nel 409 a.C. Nuove scoperte archeologiche al parco archeologico di Selinunte (Castelvetrano, Tp) che stanno infatti riscrivendo la storia della città arcaica, confermando a distanza di trent’anni le intuizioni dell’archeologo tedesco Dieter Mertens. Gli scavi hanno portato alla luce una porta monumentale e tratti della cinta muraria settentrionale, estendendo di circa 300 metri verso nord i confini della città rispetto a quanto si pensava finora.

Presentazione della scoperta della porta monumentale di Selinunte al Baglio Florio: da sinistra, Correra, Zoppi. Scarpinato, Crescente e Cusenza (foto regione siciliana)

La didracma con la foglia di selinon che ha ispirato il nuovo logo del parco archeologico di Selinunte (foto regione siciliana)
La scoperta è stata annunciata il 25 marzo 2025 al Baglio Florio di Selinunte, in occasione della presentazione della nuova immagine visiva del parco archeologico che recupera e declina l’elemento iconico della foglia del selinon (il sedano), rappresentata su una didracma del periodo arcaico (540-510 a.C.). Sono intervenuti Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana; Giovanni Lentini, sindaco del Comune di Castelvetrano; Felice Crescente, direttore del Parco di Selinunte; Carlo Zoppi, università del Piemonte Orientale; Marco Correra, dell’ArcheOfficina; Maria Elena Cusenza, società Cooperativa Culture, Antonino Giancontieri, Atelier 790 e in videoconferenza Dieter Mertens, Istituto Germanico di Roma. E dal 6 aprile 2025 entrano in programma le nuove visite guidate alle Mura dell’Acropoli, tra i tratti più suggestivi della Selinunte post-cartaginese. “Il parco archeologico continua a lavorare riuscendo, con fondi propri, a riscrivere la storia di Selinunte”, sottolinea l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato. “Il nuovo logo, la segnaletica, le visite e i servizi raccontano un Parco vitale, al servizio del pubblico, che continua ad attirare nuovi visitatori innamorati di questo lembo di Sicilia colmo di storia”.

Scoperta una porta monumentale a Nord di Selinunte: veduta zenitale (foto regione siciliana)

I resti della porta monumentale scoperta nella zona Nord del parco di Selinunte (foto regione siciliana)
I nuovi scavi del parco archeologico hanno spostato molto in avanti l’estensione della polis verso Nord, rispetto a quanto pensato finora, confermando la sua enorme importanza e potenza tra i centri di cultura greca del Mediterraneo: a fine V secolo a.C. a Selinunte vivevano almeno 26mila abitanti, il suo territorio di influenza andava dall’attuale Mazara a Monte Adranone, sopra Sambuca, a Sciacca e Eraclea Minoa, per un totale di altri 90mila abitanti. Individuate almeno 5000 tombe in tre diverse necropoli, tutte saccheggiate nei secoli dai tombaroli. Sono tornate alla luce porzioni di mura fortificate che chiudevano la città da Nord, e la porta, da cui passava la Via sacra verso la necropoli monumentale fuori le mura. Di fatto, era questa la via di accesso più difficile da difendere perché non protetta dai due fiumi e dal mare. Quando nel 409 a.C. i Cartaginesi assediarono e distrussero Selinunte, attraversarono probabilmente anche questo ingresso: Diodoro Siculo descrive l’offensiva da Nord, dieci giorni di assedio e riporta 16mila morti in battaglia.

La porta monumentale Nord della polis greca di Selinunte: veduta zenitale (foto regione siciliana)

I resti della porta monumentale scoperta nella zona Nord del parco di Selinunte (foto regione siciliana)
Il parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, guidato da Felice Crescente, ha lavorato sull’intuizione del grande archeologo tedesco Dieter Mertens (oggi 83enne) che, a fine anni Novanta, scavò due delle porte di accesso che guardavano al porto orientale; e aveva intuito una cinta muraria molto più ampia di quella conosciuta. Ma Mertens, pur avviando indagini georadar sulla zona, si fermò. La sua emozione alle nuove scoperte di Selinunte, oggi è tangibile. “In fondo sono stato io a suggerirlo: intervenire su questo luogo era un desiderio che mi era rimasto dentro”, dice il grande archeologo che giunse per la prima volta in Sicilia nel 1971. “Allora mi ero accorto di questa cosiddetta “anomalia” di Galera Bagliazzo, nei pressi della necropoli monumentale. Era un luogo bellissimo, immenso, direi obbligatorio dal punto di vista difensivo della città, da quassù si ha un panorama di 360 gradi. Quando ho visto le immagini, mi sono emozionato: questa è la vera porta Nord della città, abbiamo finalmente un’idea esatta della monumentalità e della pianta urbana della città arcaica, anche l’assemblaggio dei blocchi mi sembra di grande ambizione. È veramente una grande scoperta, la più importante degli ultimi decenni”.

Il prof. Carlo Zoppi e il direttore Felice Crescente osservano i resti della porta monumentale scoperta a Selinunte (foto regione siciliana)
“Siamo partiti dall’intuizione di Mertens e dagli scavi dell’Istituto Germanico che ha dimostrato l’esistenza di un primo abitato”, spiega il direttore del Parco archeologico di Selinunte, Felice Crescente. “Superando le recinzioni del Parco che risalgono a trent’anni fa, abbiamo trovato la cinta muraria e la porta monumentale di circa 3 metri, identica alle altre due scavate da Mertens, quindi riconducibile al V secolo. Il fatto che guardi alla necropoli monumentale ci porta a pensare che da qui passavano i cortei funebri”. La porta presenta una sorta di “anticamera” controllata da due torri gettanti di guardia, una delle quali già individuata; il ritrovamento di particolari reperti fa pensare a un certo numero di botteghe artigiane che erano a ridosso delle mura. “Di questi scavi resterà il metodo: il Parco archeologico è in grado di sostenere le campagne di scavo, sperimentando tecniche innovative” come la tomografia geoelettrica tridimensionale, più veloce ed economica del georadar, che permette di sondare il terreno fino a 4 metri.

I resti della porta monumentale scoperta nella zona Nord del parco di Selinunte (foto regione siciliana)
Per questa campagna di scavo hanno lavorato i giovani archeologi di ArcheOfficina sotto la direzione scientifica di Carlo Zoppi dell’università del Piemonte Orientale. “C’erano zone in cui anno dopo anno, non cresceva mai l’erba, sotto doveva esserci qualcosa”, spiega Zoppi che da giovane archeologo, lavorava già a Selinunte trent’anni fa. “Esaminando le fotografie aeree ci siamo resi conto di una traccia precisa che poteva solo indicare la presenza di mura. Ma non avremmo mai immaginato allora, di poter vedere affiorare questo tratto della cinta con la sua porta. Adesso bisognerà continuare gli scavi per portarla interamente alla luce”.

Il logo e l’immagine grafica del parco di Selinunte sono declinati sulla nuova linea di merchandising in vendita al bookshop (foto regione siciliana)
L’idea del Parco è quella di musealizzare l’intera area e renderla fruibile al pubblico, anche con la ricostruzione virtuale dell’antica cinta muraria. Sono capitoli di un progetto complessivo di fruizione che guarda al futuro prossimo: si parte dalla nuova segnaletica e dalla rilettura dell’immagine coordinata del Parco, ideata da Atelier 790, che ruota attorno all’elemento iconico della foglia di selinon, riportata su un’antica didracma (540-510 a.C.), simbolo distintivo dell’antica Selinunte. Anche la palette cromatica attinge alle decorazioni dei templi; il logo e l’immagine grafica sono declinati sulla nuova linea di merchandising in vendita al bookshop.

Veduta zenitale della zona nord del parco archeologico di Selinunte dove è stata scoperta una porta monumentale (foro regione siciliana)
Coopculture, su richiesta della direzione del Parco, ha prodotto uno studio che razionalizza la segnaletica, individuando i punti di maggiore interesse – Collina Orientale, Acropoli, Collina di Manuzza, Malophoros e le aree intermedi – e i servizi al pubblico; suggerendo percorsi con indicazioni delle distanze, che in un Parco enorme come Selinunte, daranno ai visitatori un’idea dei tempi della visita, del grado di accessibilità, dei mezzi disponibili (navette elettriche o bici). “Visitare il Parco”, aggiunge Scarpinato, “diventa sempre più un’esperienza immersiva, affrontata da soli, complice la nuova segnaletica, o con l’ausilio di approfondite e percorsi inediti”. Tra questi ideati da CoopCulture, le nuovissime visite alle Mura dell’Acropoli, lanciate in anteprima a febbraio con grande successo del pubblico: dal 6 aprile 2025 (prima domenica del mese a ingresso gratuito) entreranno infatti nell’offerta abituale.

I resti della porta monumentale scoperta nella zona Nord del parco di Selinunte (foto regione siciliana)
Quando, dopo la distruzione cartaginese, il siracusano Ermocrate giunge a Selinunte, la rinchiude in una cinta muraria che abbraccia l’Acropoli, un territorio che corrisponde a circa un decimo dell’antica città: saranno queste mura, con il loro passaggi segreti, ad affascinare i visitatori. In un Parco che in questi giorni è un vero giardino di margherite gialle e acetosella. Il Parco archeologico di Selinunte è aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica. Fino al 30 aprile 2025, dalle 9 alle 19 (chiusura biglietteria alle 18), dal 1° maggio al 15 settembre 2025, dalle 9 alle 20 (chiusura biglietteria alle 19). Da metà luglio il Parco apre di sera per ospitare la stagione di spettacoli e concerti, secondo il calendario sul sito www.cooopculture.it da cui è possibile acquistare ogni tipologia di biglietti di ingresso e di visita al sito.
Riserva naturale dell’isola di Vendicari (Sr). Scoperta una quarantina di anfore romane a 70 metri di profondità nella posizione dello stivaggio originale. Scarpinato: “Nuove informazioni sulle antiche rotte commerciali e sui traffici di merci preziose nel Mediterraneo”

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
Una quarantina di anfore antiche risalenti a un’epoca che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C., allineate nella posizione di stivaggio originale, sono state ritrovate nel tratto di mare della Riserva naturale di Vendicari, in provincia di Siracusa, grazie a un rilievo fotogrammetrico tridimensionale realizzato dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con il Capo Murro Diving Center di Siracusa.

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
Il ritrovamento è avvenuto a circa 3 miglia dalla costa, a una profondità di 70 metri. Le anfore, di tipo “Richborough 527”, una tipologia di contenitore ceramico rinvenuta sia nell’Inghilterra meridionale che nelle Isole Eolie, fanno parte di un importante relitto di una nave da trasporto, individuato nel gennaio del 2022 grazie alla segnalazione di due pescatori di Avola, che non era stato mai indagato nella sua profondità.

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
“Si tratta di anfore piuttosto rare”, ha detto l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, “il cui ritrovamento rappresenta un’opportunità unica per approfondire lo studio sia del carico che del relitto. Questa scoperta ci permetterà di acquisire nuove informazioni sulle antiche rotte commerciali e sui traffici di merci preziose nel Mediterraneo”.

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
I prossimi studi verificheranno, infatti, se le anfore siano della stessa tipologia di quelle ritrovate negli anni ’90 a Lipari, legate al commercio di allume, un minerale la cui estrazione è documentata nell’antichità. Se questa ipotesi venisse confermata, il ritrovamento arricchirebbe le conoscenze sulle antiche tratte dei commerci nel bacino del Mare Nostrum.
Palermo. A Palazzetto Mirto “Soprintendenza del Mare 2004-2024: 20 anni dopo”, una giornata per ripercorrere i primi vent’anni di attività della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Ecco il programma

Una giornata per ripercorrere i primi vent’anni di attività della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Appuntamento mercoledì 16 ottobre 2024, Palazzetto Mirto, sede della Soprintendenza del Mare, in via Lungarini 9 a Palermo, con “Soprintendenza del Mare 2004-2024: 20 anni dopo” per una giornata di celebrazioni e studi. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.
PROGRAMMA. Alle 9, saluti istituzionali: Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale per i Beni culturali e l’Identità siciliana; Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; contrammiraglio (CP) Raffaele Macauda, comandante Direzione marittima della Sicilia Occidentale; colonnello Alessandro Bucci, comandante Reparto operativo Aeronavale (ROAN) Sicilia Guardia di Finanza; tenente colonnello Gianluigi Marmora, comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Palermo. Quindi gli interventi, presiede Ferdinando Maurici, soprintendente del Mare della Regione Siciliana. Alle 10, Roberto La Rocca, archeologo subacqueo, funzionario soprintendenza del Mare, “Vent’anni di ricerche e scavi nei mari della Sicilia”; 10.20, pausa caffè; 10.40, Salvo Emma, fotografo e operatore subacqueo, Soprintendenza del Mare, “Gli itinerari culturali subacquei”; 11, Fabrizio Sgroi, archeologo, Soprintendenza del Mare, “Le collaborazioni scientifiche con Università e Fondazioni”; 11.20, “L’attività di Catalogazione della Soprintendenza del Mare” a cura del personale di catalogazione della Soprintendenza del Mare; 11.40, Valeria Li Vigni Tusa, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, “Ricordo di Sebastiano Tusa”; 12, Salvo Emma, fotografo e operatore subacqueo, Soprintendenza del Mare, “Le missioni all’estero della Soprintendenza del Mare e le produzioni video editoriali”; 12.20, discussione; 13, pausa pranzo, Sessione Pomeridiana: “Uno sguardo sopra e sotto il Mediterraneo”, presiede Roberto la Rocca, Soprintendenza del Mare. Alle 15, Gianni Eugenio Viola, italianista, “Ma il mare bagna la Sicilia?”; 15.20, Francesca Romana Paolillo, soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, “La Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo”; 15.40, Darío Bernal Casasola, niversidad de Cadiz, “Archeologia Marittima nello Stretto di Gibilterra: progetti e sfide”; 16, Tim Gambin, University of Malta, “L’archeologia subacquea a Malta”; 16.20, Mario Arena, The Society for the Documentation of Submerged Sites (SDSS), “L’attività della SDSS in Sicilia”; 16.40, pausa caffè; 17, José António Bettencourt, direttore del Centro Nacional de Arqueologia Náutica e Subaquática, Portugal, “A arqueologia Náutica e Subaquática em Portugal (con traduzione dal Portoghese)”; 17.20, A. Goold, RPM Nautical Fountation (USA), “The RPM in Sicily”; 17.40, discussione; 18.30, Ferdinando Maurici, conclusioni.






























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