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Torino. Per la prima volta il festival Borgate dal vivo apre in città con un evento speciale al museo Egizio: Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino accompagnata da una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza che capterà in tempo reale segnali da radiosorgenti provenienti dallo spazio

borgate-dal-vivo_2021_logoSeduti nel centro di Torino, ma con le orecchie rivolte al cielo. Un meraviglioso inizio per “Borgate dal vivo” 2021 sabato 12 giugno 2021, alle 21, con l’evento speciale al museo Egizio “Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino”, già sold out da tempo (per aggiornamenti sulla disponibilità di nuovi biglietti consultare il sito www.borgatedalvivo.it). Evento in collaborazione con il museo Egizio e Seeyousound. Un festival delle borgate alpine che si apre dunque in città. Una meravigliosa attrice, che nel 2020 era stata protagonista di uno degli ultimi e più suggestivi appuntamenti, e che nel 2021 torna per inaugurare la nuova edizione. Racconti che prendono spunto dalla scienza e dalla musica che proviene dallo spazio. Sono molti gli elementi che rendono speciale l’appuntamento di sabato 12 giugno 2021, evento di apertura della sesta edizione di “Borgate dal vivo”, a partire dalla cornice. Forse per la prima volta, il festival si allontana dalle vallate e dai piccoli borghi, obiettivo di un più ampio progetto di decentramento della cultura che da sempre guida l’operato della rassegna, e scende in uno degli spazi più noti del capoluogo, vero centro di attrazione e divulgazione: il museo Egizio di Torino, nuovo e prestigioso partner che si aggiunge a questa edizione. “È la prima volta che collaboriamo con Borgate dal vivo, che ‘scende in città’ per inaugurare il festival 2021 con un reading tratto da Le Cosmicomiche di Italo Calvino, una gloria del Piemonte, nel cortile del nostro Museo”, ha dichiarato Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie alla presentazione del festival. “Credo sia molto bella questa collaborazione, questo mettere in rete i saperi e i patrimoni culturali. Auguro al festival un grande successo e ringrazio Borgate dal vivo per averci voluto al suo fianco”.

Riccardo Mazza, compositore e musicista
Isabella Ragonese photo DIRK VOGEL

L’attrice Isabella Ragonese (foto Dirk Vogel)

Sarà infatti nel cortile di via Accademia delle Scienze che Isabella Ragonese darà il via a tre mesi di eventi diffusi in quattro regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta), con una lettura de Le Cosmicomiche di Italo Calvino, raccolta di racconti riuniti per la prima volta sotto questo titolo da Einaudi nel 1965. Ispirati a concetti scientifici, ma fortemente surreali e venati di comicità, i racconti guardano in particolare all’universo e all’astronomia, e sono uno dei molteplici campi di interesse che l’autore tradusse in letteratura nel corso della sua carriera. La stessa Ragonese, ad agosto 2020 all’arena delle Alpi di Venaus, aveva letto la Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico di Luis Sepúlveda, accompagnata dalle musiche scritte e dirette da Giorgio Mirto. Per l’attrice si tratta quindi di un ritorno a Borgate dal vivo, e anche questa volta la sua voce si unirà a una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza: Cosmomusiche. Esplorazione sonora per radiosorgente e sintesi audio. In omaggio al testo di Calvino, infatti, il compositore e musicista costruirà un intreccio di tessiture sonore partendo dai segnali che capterà in tempo reale da radiosorgenti provenienti dallo spazio, rielaborati dal vivo utilizzando sintetizzatori analogici e con l’uso di un piccolo radiotelescopio ricavato da un ricevitore satellitare. La perfomance diventa così un’esperienza dove il cosmo entra nella composizione stessa interagendo con l’universo interiore del compositore. L’universo, nell’equazione cosmologica di Einstein, è dinamico e in espansione: le radiosorgenti, dunque, rappresentano il quanto temporale e di fatto rendono il momento unico e mai ripetibile.

“Nefertari e la Valle delle Regine. Dal museo Egizio di Torino”: all’Ermitage in mostra i capolavori conservati nella città sabauda parte delle ricche collezioni Drovetti e Schiaparelli

La regina Nefertari, grande sposa reale di Ramses II, ritratta nella sua tomba scoperta nel 1904 da Schiaparelli

Il curatore Mikhail Borisovich Piotrovsky, lo sponsor Francesca Lavazza, e il direttore dell’Egizio Christian Greco

La regina Nefertari col suo ricco corredo ha lasciato la sua “casa”, il museo Egizio di Torino, per approdare – fino al 10 gennaio 2018 – nella prestigioso palazzo del museo dell’Ermitage a San Pietroburgo, grazie al protocollo firmato tra la fondazione Ermitage Italia e la fondazione museo Egizio di Torino con la mediazione di Villaggio Globale International e il supporto fondamentale della società Lavazza che, nella persona di Francesca Lavazza, ha permesso l’arrivo dei preziosi reperti nella capitale culturale russa.  La mostra “Nefertari e la Valle delle Regine. Dal Museo Egizio di Torino”, curata da Andrei Olegovich Bol’sakov, responsabile del settore Antico Oriente nel dipartimento d’Oriente dell’Ermitage, e da Andrei Nikolayevich Nikolayev, vice capo del dipartimento d’Oriente, presenta i reperti provenienti dalla valle delle Regine nell’antica Tebe e acquisiti dagli scavi di Drovetti e Schiaparelli, e dove la regina Nefertari, della quale proprio Schiaparelli scoprì la sua tomba monumentale nel 1904, rappresenta la protagonista assoluta. È noto, infatti, che il nucleo principale del museo Egizio di Torino, il più importante al mondo dopo il museo Egizio del Cairo, è il risultato di due eventi: il primo, l’acquisizione nel 1824 da parte di Carlo Felice, Duca di Savoia e Re di Sardegna, della collezione di Bernardino Michele Maria Drovetti, diplomatico italiano al servizio della Francia, che ha portato a Torino gli oggetti più grandi (statue e sarcofagi), insieme a un gran numero di stele, corredi funerari e una ricchissima gamma di papiri, principalmente dalla regione di Tebe. Il secondo, gli scavi condotti dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli, direttore dell’Egizio di Torino dal 1894 al 1928, anno della sua morte. Nel 1903 Schiaparelli inaugurò l’attività della Missione Archeologica Italiana in Egitto, portando a termine una quindicina di fruttuose campagne di scavi, tra le quali spiccano per importanza e notorietà la scoperta nel 1904 della splendida tomba di Nefertari, grande sposa reale di Ramses II e una delle regine più influenti dell’Antico Egitto, considerata tra le tombe più belle della Valle delle Regine; e la scoperta, fatta nel 1906 nella necropoli di Tebe, della famosa tomba dell’architetto reale Kha perfettamente intatta e con un ricco corredo funerario, splendidamente conservata a Torino. I risultati degli scavi nella Valle delle Regine (1903-1905) e a Deir el-Medina (1905-1908) hanno fatto del museo Egizio di Torino una delle più belle collezioni di reperti di Tebe e uno dei centri più importanti per lo studio della cultura egizia nel Nuovo Regno e il primo millennio a.C.

Le sale espositive della mostra “Nefertari e la Valle delle Regine” all’Ermitage di San Pietroburgo

Il modellino della tomba di Nefertari nella Valle delle Regine

Un elemento del corredo funerario della regina Nefertari

La mostra all’Ermitage si apre con una sezione dedicata a Nefertari, la grande sposa reale di Ramses II, considerata l’incarnazione vivente della dea Hathor, la moglie del dio-sole. Statue monumentali da Tebe illustrano le funzioni del re, che era non solo sovrano del paese, ma anche l’intermediario tra il popolo e gli dei, e della sua consorte. Molti elementi in questa parte della mostra illustrano la fusione dell’immagine di Nefertari con una serie di dee. Particolarmente importanti gli oggetti trovati nella camera di sepoltura della regina Nefertari e un modello della tomba che è stata fatta immediatamente dopo la sua scoperta nel 1904. Nei corredi di Nefertari in mostra ci sono frammenti del coperchio del sarcofago fracassato da tombaroli, amuleti, vasi, sandali intrecciati da foglie di palma che la regina potrebbe avere indossato e 34 ushabti in legno rifinito con vernice nera che portano il suo nome. Inoltre alcuni oggetti rituali e di uso quotidiano appartenuti a nobili dame e utilizzati alla corte reale, come statue e rilievi, articoli igienici, articoli cosmetici e gioielli, aiutano il visitatore ad avere un quadro della vita di corte e della posizione della donna in Egitto al tempo di Nefertari, cioè nella XIX dinastia, durante i primi 30 anni del regno di Ramses II. Mentre alcuni rari reperti  – oggetti decorativi, frammenti di strumenti musicali, un poggiatesta in legno a sostegno della base del cranio durante il sonno, vasi e ciotole – danno un’idea delle condizioni in cui vivevano la famiglia reale e la nobiltà.

La sala n° 6 nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino con i reperti provenienti da Deir el Medina

Una scena dipinta all’interno delle tombe reali

Un’altra sezione della mostra è dedicata agli operai e artigiani impegnati nel tagliare e decorare le monumentali tombe rupestri dei re e delle regine del Nuovo Regno. I reperti esposti a San Pietroburgo, che costituiscono una componente importante delle collezioni del museo Egizio di Torino, provengono dal villaggio di artigiani e artisti posto in una conca tra le montagne di Tebe e la collina Qurnet Murai, in un sito ora conosciuto come Deir el-Medina. Le tombe realizzate dagli abitanti di Deir el-Medina hanno avuto un destino complicato. Sono state saccheggiate, probabilmente già alla fine del Nuovo Regno, e alcune sono state utilizzate per sepolture successive. Per molti secoli, le tombe dei principi reali dimenticati sono servite come tombe di famiglia per l’elite di Tebe. Completano l’esposizione un certo numero di sarcofagi, trovati nelle tombe di Khaemwaset e Seth-suo-khopsef, due figli di Ramses III (1198-1166 a.C.), e utilizzati come depositi per una famiglia sacerdotale del XXV dinastia (722-656 a.C.). Tracce di bruciature ancora visibili su alcuni dei sarcofagi possono essere collegate al saccheggio delle tombe, senza dimenticare che monaci cristiani sono noti per aver usato gli antichi sarcofagi come legna da ardere.

Gruppi scultorei dal museo Egizio di Torino all’Ermitage di San Pietroburgo

Chiude il percorso della mostra la presentazione dei papiri funerari della ricca collezione Drovetti che, probabilmente, provengono anch’essi dalla necropoli tebana. Questi papiri sono della stessa età dei sarcofagi e riportano i capitoli del Libro dei Morti (una raccolta di formule rituali che consentono al defunto di passare in modo sicuro attraverso il mondo prossimo e unirsi con Osiride e le anime dei beati) e l’Amduat, un importante testo funerario che descrive il viaggio notturno del Sole e la sua vittoria contro tutti i pericoli. Il defunto, identificato con il Sole nel corso di questo viaggio, vince i suoi nemici e diventa immortale come il dio Ra.

Il museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania: firmato l’accordo di collaborazione. Valorizzerà reperti conservati nei depositi con collezioni ellenistiche presenti in Sicilia

La Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino quasi alla fine del percorso espositivo

Il museo Egizio di Torino apre una sezione a Catania per valorizzare reperti conservati nei depositi

La firma dell'accordo a Torino tra il museo Egizio, il ministero e il Comune di Catania

La firma dell’accordo a Torino tra il museo Egizio, il ministero e il Comune di Catania

L'ex convento dei Crociferi a Catania sarà sede distaccata del museo Egizio di Torino

L’ex convento dei Crociferi a Catania sarà sede distaccata del museo Egizio di Torino

Il museo Egizio di Torino sbarca in Sicilia. E apre una sezione a Catania. Il progetto era già stato annunciato nella primavera del 2016 dopo un incontro tra il ministro Dario Franceschini, il direttore dell’Egizio Christian Greco, la presidente della fondazione Evelina Christillin, e il sindaco di Catania Enzo Bianco (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/03/come-i-grandi-musei-internazionali-anche-il-museo-egizio-di-torino-pensa-a-una-sede-distaccata-a-catania-nellex-convento-dei-crociferi-per-sviluppare-i-rapporti-tra-la-sicilia-e-l/). Ma se allora si era ai preliminari, alla verifica della fattibilità, oggi è ufficiale: si può fare. È stato infatti firmato a Torino un accordo quadro finalizzato alla realizzazione di un progetto per l’apertura di una sezione del museo Egizio di Torino a Catania. All’incontro hanno partecipato la presidente Evelina Christillin, il direttore Christian Greco, la soprintendente Luisa Papotti, il sindaco Enzo Bianco e l’assessore alla Cultura Orazio Licandro. “In pieno accordo con il ministero dei Beni culturali”, spiegano in Comune a Catania, “il museo Egizio intende valorizzare una selezione di reperti egizi, attualmente custoditi nei depositi di via Accademia delle Scienze, mettendoli in dialogo con alcune collezioni ellenistiche presenti in Sicilia, attraverso un progetto museale che verrà ospitato nel Convento dei Crociferi”. E il soprintendente Papotti: “Il ministero sostiene fortemente l’iniziativa poiché offre l’opportunità di veicolare un modello culturale e gestionale di successo”. Non a caso il sindaco Bianco sottolinea che questo “è il primo caso italiano di collaborazione fra una grande museo internazionale e una città che punta sulla valorizzazione dei beni culturali come volano di sviluppo e di cambiamento”. “Siamo molto soddisfatti”, conclude Christillin, “perché questo accordo ci consente di proseguire un percorso di diplomazia culturale iniziato a Torino con progetti di inclusione sociale che a Catania e in tutta la Sicilia potranno coinvolgere nuovi pubblici e diffondere i legami tra i popoli e le culture del Mediterraneo”.

 

Il Museo Egizio di Torino dedica la sala di Deir el Medina al giovane ricercatore Giulio Regeni, ucciso in Egitto

La sala n° 6 nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino con i reperti provenienti da Deir el Medina

La sala n° 6 nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino con i reperti provenienti da Deir el Medina

Nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino la sala n° 6 al primo piano è dedicata ai reperti provenienti dal villaggio di Deir el Medina, abitato dagli artigiani che realizzarono le tombe della Valle dei Re, reperti che hanno permesso di ricostruire la vita quotidiana del tempo, e che costituiscono uno dei nuclei più importanti dell’istituzione piemontese. Fu proprio Ernesto Schiaparelli, diventato nel 1887 direttore del museo Egizio di Torino, a organizzare e guidare la Missione archeologica italiana in alcune campagne di scavo a Deir el Medina (1905-1906 e 1909), dove fece alcuni tra i più importanti rinvenimenti, tra cui la tomba del pittore Maia (presente oggi nella sala 6) e la sepoltura intatta dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, cui è dedicata tutta la sala 7.

Una vetrina con alcuni preziosi ostraka provenienti da Deir el Medina

Una vetrina con alcuni preziosi ostraka provenienti da Deir el Medina

Il ricercatore Giulio Regeni ucciso al Cairo

Il ricercatore Giulio Regeni ucciso al Cairo

Perché oggi si parla proprio di questa sala del museo Egizio? Perché la Fondazione museo delle Antichità egizie di Torino ha deciso di dedicare la sala storica di Deir el Medina a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto. Una scelta non casuale dal momento che Regeni in Egitto si occupava in particolare dei sindacati del Paese. Tra i 245 reperti che ospita, testimonianza delle professioni artigiane e operaie nell’Egitto dal XVI al XI a.C., c’è infatti anche il papiro relativo al primo sciopero avvenuto nel 29° anno di regno di Ramses III da parte delle maestranze non pagate del villaggio omonimo. “La memoria di Giulio dovrà essere mantenuta viva attraverso lo studio, la tolleranza e la convinzione che solo attraverso la reciproca comprensione tra fedi, culture e ideali diversi si possa produrre un mondo migliore”, spiegano al museo Egizio di Torino. Che esprime alla famiglia del giovane studioso italiano “le più sincere condoglianze” e “l’affetto di tutti i suoi curatori”, da anni impegnati in “rapporti di studio, collaborazione e scambio culturale coi colleghi egiziani”.

Il Museo Egizio di Torino chiude il 2015 dei record (800mila visitatori) aprendo un museo parallelo nei magazzini (Gallerie della Cultura Materiale) e allestendo il Coffee Shop. E da marzo prima grande mostra temporanea

Il Museo Egizio ha aperto al pubblico i magazzini creando le Gallerie della Cultura Materiale

Il Museo Egizio ha aperto al pubblico i magazzini creando le Gallerie della Cultura Materiale

Sotto l’albero il museo Egizio di Torino si ritrova… un altro museo. Teorie di ushabti, scarabei, vasi canopi, modellini in legno, amuleti, sandali, poggiatesta: alla vigilia di Natale l’Egizio ha inaugurato le “Gallerie della Cultura Materiale”, un nuovo percorso, parallelo all’allestimento permanente, alla scoperta dei magazzini visitabili del museo, che ha chiuso così alla grande un anno eccezionale. Infatti già a sei mesi dall’apertura del nuovo allestimento l’Egizio di Torino – alla fine di novembre – aveva raggiunto la soglia dei 700mila visitatori, che hanno girato la boa del 2015 intorno agli 800mila. “L’afflusso di pubblico”, sottolinea la presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Evelina Christillin, “non ha registrato alcuna inflessione per l’effetto paura dopo i fatti di Parigi”, fatti che comunque hanno portato anche a Torino ad accrescere le misure di sicurezza. Così dal 1° dicembre a vigilare sui visitatori è stata posta all’ingresso la guardia armata, autorizzata a effettuare controlli a campione.

Le vetrine allestite nei magazzini con migliaia di oggetti dell'Antico Egitto

Le vetrine allestite nei magazzini con migliaia di oggetti dell’Antico Egitto

Nel suo primo Natale il nuovo allestimento del museo Egizio, inaugurato il 1° aprile 2015, ha dunque festeggiato con l’anteprima delle “Gallerie della Cultura Materiale”, veri e propri magazzini visitabili allestiti lungo tutto il percorso museale. Si tratta di una serie di armadi che espongono un’ampia rassegna di manufatti, provenienti dalla straordinaria collezione del museo Egizio, ordinati per tipologie in base al materiale con cui sono realizzati, alla loro forma, alla loro funzione e a ciò che rappresentano. “In una società come la nostra, sempre più immersa in una cultura digitale insistere sulla cultura materiale significa tracciare un filo che collega il nostro mondo con quello dell’antichità, in particolare egizia: gli oggetti di cui l’uomo si è sempre circondato sono espressione della sua cultura materiale, studiata dagli archeologi per comprendere le società del passato”.

Le Gallerie della Cultura Materiale permettono un viaggio parallelo all'interno del museo Egizio di Torino

Le Gallerie della Cultura Materiale permettono un viaggio parallelo all’interno del museo Egizio di Torino

Le Gallerie della Cultura Materiale rappresentano per il pubblico un affascinante viaggio tra gli oggetti prodotti dall’ingegno dell’uomo nell’antico Egitto oltre a un’occasione per accedere anche ai magazzini che diventano finalmente visitabili mostrando una selezione di circa 10mila oggetti sui 40mila custoditi dal museo Egizio. Le Gallerie sono un work in progress e saranno continuamente arricchite offrendo contenuti ed esperienze tattili che consentiranno al visitatore di acquisire maggiori informazioni sui reperti in mostra. Attualmente il percorso si compone di 38 armadi collocati lungo il percorso museale, nei primi mesi del 2016 saranno inaugurate tre nuove sale, sempre dedicate alla cultura materiale. “Con l’inaugurazione di un nuovo percorso a soli otto mesi dalla riapertura”, sottolineano alla fondazione, “’Egizio intende mantenere la promessa di essere un Museo vivo, capace di rinnovarsi per offrire al suo pubblico sempre nuove possibilità di visita”.

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La nuova caffetteria del museo Egizio di Torino (Foto Daniele Solavaggione)

La nuova caffetteria del museo Egizio di Torino (Foto Daniele Solavaggione)

proprio in questa direzione va l’apertura del Coffee Shop del museo Egizio: 350mq su due piani, comprensivi di un magnifico terrazzo di inverno in cui concedersi una pausa durante la visita delle collezioni. Il Coffee Shop è accessibile sia dall’interno del museo (ingresso dalla sala 6, dedicata a Deir el Medina – 1° piano) sia da via Accademia delle Scienze, senza obbligo di acquistare il biglietto, attraversando il cortile e salendo al 2° piano della manica su via Eleonora Duse. La caffetteria osserva l’orario del Museo, 8.30 – 18.30 (prolungato fino alle 19.30 nei periodi festivi di massima affluenza). “Con il nostro museo stiamo dando una grande spinta all’internazionalizzazione di Torino”, conclude Christillin, che dopo l’apertura dei magazzini visitabili (“due soppalchi ricchi di materiale straordinario”), annuncia per marzo la prima mostra temporanea nel rinnovato percorso museale, dedicata a “Pompei e l’Egitto”. A proposito di mostre, la Christillin ricorda che il bando per la scelta dei gestori della nuova caffetteria “è stato un bando pilota”. L’azienda aggiudicataria infatti, la Serenissima Spa, sarà anche sponsor delle mostre itineranti organizzate dall’Egizio, per le quali mette a disposizione 132mila euro l’anno.