Per i “Giovedì della geologia” al museo civico di Rovereto i dinosauri dei Lavini di Marco, sito unico in Europa, raccontati da chi li ha “riconosciuti”: il prof. Giuseppe Leonardi
Un sito unico in Europa. Centinaia di orme di dinosauri carnivori ed erbivori di forme e dimensioni differenti sono impresse lungo un ripido colatoio di circa duecento metri presso i Lavini di Marco, alle pendici del monte Zugna, a Sud di Rovereto. Gli affioramenti rocciosi sono riferibili all’inizio del Giurassico, circa 200 milioni di anni fa, e rappresentano quello che rimane, allo stato fossile, di una grande piana carbonatica di marea per molti versi paragonabile alle attuali coste del Golfo Persico. Si tratta di sei livelli stratigrafici compresi in un pacchetto di strati potente poco più di cinque metri. Proprio i “dinosauri di Lavini” sono protagonisti dei “Giovedì della geologia” promossi dalla Società del Museo Civico e dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il patrocinio della Società Paleontologica Italiana e il sostegno della Fondazione CARITRO, quest’anno dedicati a “I vertebrati fossili del museo civico di Rovereto: dai reperti il racconto di una storia antica centinaia di milioni di anni”.
Giovedì 21 febbraio 2019, alle 18, nella sala convegni “Federico Zen” di Palazzo Parolari, a Rovereto, “Seguendo la pista, ti trovo il dinosauro: i Lavini di Marco”: Giuseppe Leonardi, specialista di fama internazionale in orme fossili, racconterà al pubblico come sono avvenute la scoperta e le immediate ricerche, le caratteristiche e le prospettive delle orme dei dinosauri dei Lavini di Marco, risalenti al Giurassico. Le orme dei dinosauri dei Lavini di Marco non avranno dunque più segreti: Leonardi fu infatti il primo specialista, dopo il ritrovamento “casuale” di Luciano Chemini alla fine degli anni Ottanta, a certificare le orme dinosauriane dei Lavini. Giuseppe Leonardi, nato a Venezia, 79 anni, vanta origini roveretane, essendo di Rovereto il trisnonno paterno, Demetrio Leonardi, laureato a Padova, farmacista, geologo, socio accademico dell’Accademia Roveretana degli Agiati e primo cugino dell’Abate Antonio Rosmini Serbati. È paleontologo dei Vertebrati, laureato in Scienze Naturali all’Università la Sapienza di Roma, specializzato in Paleontologia dei Vertebrati e particolarmente specialista di orme fossili di vertebrati (Icnologia dei Vertebrati).
Il sito dei Lavini di Marco, con l’ambiente favoloso, i suoi sentieri attrezzati e le piazzole di osservazione, rimane il sito icnologico o “icnosito” più conosciuto e senz’altro il più spettacolare d’Italia, con il suo elevato numero di individui, l’estensione dell’affioramento (un quarto di chilometro quadrato), le dimensioni e la spettacolarità di alcune piste, lo splendore dell’ambiente naturale circostante, l’accessibilità durante tutto l’anno. Le piste fossili appartengono a centinaia di dinosauri carnivori (teropodi, ceratosauri) erbivori (soprattutto sauropodi primitivi, tra i più antichi del mondo, vulcanodontidi; ma anche prosauropodi e forse ornitopodi).
Darwin Day a Rovereto. Tre appuntamenti con esperti etologi e biologi nel 210° anniversario della nascita del famoso naturalista britannico: “Il formichiere intelligente”, “Evoluzione a tutta birra”, “Le forme della natura”
Tre appuntamenti per celebrare il compleanno di Charles Darwin, il famoso naturalista, biologo e geologo britannico, che formulò la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale, nato proprio il 12 febbraio di 210 anni fa. Li promuove la Fondazione Museo Civico di Rovereto, il CIMeC dell’università di Trento e la Società Museo Civico con il sostegno della Fondazione Caritro. Si inizia proprio martedì 12 febbraio, alle 18, in occasione del Darwin Day, alla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con l’incontro con l’etologo Donato Grasso che presenta il suo ultimo libro “Il formicaio intelligente”, edito da Zanichelli. Quali strategie può apprendere l’uomo dal comportamento delle formiche? Si chiede Grasso. Può sembrare strano ma le società di Homo sapiens – fa capire – potrebbero avere molto da imparare dalle colonie di formiche, microcosmi organizzati, efficienti, autonomi, collaborativi. Un super organismo dove i singoli individui, obbedendo ciascuno a semplici regole, fanno emergere complessi comportamenti collettivi da cui senza dubbio si può trarre spunti, studiando il successo evolutivo di questi insetti per inventare applicazioni pratiche utili alla nostra specie.
Donato Grasso è etologo, professore all’università di Parma ed esperto mirmecologo (studioso di formiche). “Le formiche – spiega – costruiscono nidi complessi, coltivano, allevano, sanno combattere come un esercito addestrato ma senza capi. Le nostre società di Homo sapiens sono molto diverse da quelle delle formiche. Possiamo. Gli algoritmi che si ispirano alle regole di un formicaio sono utili in molti ambiti, dall’ottimizzazione di Internet alla gestione del traffico stradale. Le formiche sanno bene come trovare la via più breve ed evitare ingorghi. Le zattere che formano intrecciando i loro corpi quando il nido viene alluvionato potrebbero ispirare la progettazione di nuovi materiali e di robot autoassemblanti. Alcune specie di formiche potrebbero essere usate nella lotta biologica agli insetti nocivi. Nuove molecole che sono state isolate dal veleno delle formiche potrebbero risultare efficaci contro i ceppi di batteri patogeni super resistenti. Ci sono migliaia di modi diversi di essere formica: frammenti di natura che nascondono tesori preziosi di inimmaginabile bellezza”.
Gli altri appuntamenti. Venerdì 15 febbraio, alle 18, al Loco’s Bar (via Valbusa Grande, 7 Rovereto), “Evoluzione a tutta birra”. Il racconto di 9000 anni di arte birraia in compagnia di due biologi evoluzionisti: Omar Rota-Stabelli della Fondazione Edmund Mach e Lino Ometto dell’università di Pavia. Ingresso libero. Si chiude domenica 17 febbraio, nella sede di Palazzo Parolari (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), con “Le forme della natura. Ali, pinne, uova, semi… a cosa servono?”. Dalle 14.30 alle 18, si fanno scoperte insieme al Museo Civico in un pomeriggio di attività, per conoscere le sorprendenti forme degli esseri viventi e le loro funzioni. Per l’occasione saranno esposti curiosi reperti zoologici risalenti alla metà dell’Ottocento e conservati nei depositi del museo. Le attività sono comprese nel costo del biglietto d’ingresso al museo.
Rassegna di film archeologici: a Isera (Tn) tre venerdì con i documentari sul mondo antico
Tre film per altrettanti venerdì sera con il mondo antico a Isera. È la Rassegna di Film Archeologici, tre appuntamenti storico-culturali a ingresso libero nei venerdì 9, 16 e 23 novembre 2018 alle 20.45, nella sala della Cooperazione, sopra la Biblioteca Comunale di Isera, promossi dall’assessorato alla Cultura di Isera (Tn), in collaborazione con l’associazione Lagarina di Storia Antica, la Fondazione Museo Civico di Rovereto, la Cassa Rurale Vallagarina e la Cantina d’Isera. La Rassegna di Isera fa parte del circuito degli eventi legati alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto con film provenienti dall’archivio della Fondazione Museo Civico di Rovereto.
Si inizia venerdì 9 novembre 2018, con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016, 69’). Il film segue un gruppo di scienziati al lavoro su uno scavo multidisciplinare a Must Farm in Inghilterra, dove sono state scoperte le strutture ottimamente conservate di un antico villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Le case di legno, a pianta circolare, sono state rinvenute con tutto il loro contenuto: dalla più antica ruota trovata sul suolo britannico, a ciotole ancora piene di zuppa, a spade da combattimento, fino al materiale necessario per realizzare vestiti, una vera novità per la Gran Bretagna. I dati emersi contribuiscono a chiarire i rapporti che legavano i popoli del continente europeo nell’Età del Bronzo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/23/preistoria-scoperto-a-must-farm-in-inghilterra-il-piu-antico-e-meglio-conservato-villaggio-palafitticolo-delleta-del-bronzo-definito-la-pompei-britannica/).
Secondo appuntamento venerdì 16 novembre 2018, con il film “Tesori in cambio di armi / Des tresors contre des armes” di Tristan Chytroschek (Francia, 2014; 51’). Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia la guerra e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato sostengano la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate alcune tombe in un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata.
Serata finale venerdì 23 novembre 2018, con il film “Bajo la duna / Sotto alla duna” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016; 50’). La scoperta di alcuni disegni sulle pareti di un riparo sottoroccia presso lo stretto di Gibilterra, ci parla di antiche colonizzazioni e della più notevole città fenicia dell’est: Gadir. La ricchezza archeologica di questa città ha riempito il vecchio museo di reperti e continua a farlo anche oggi. Il film illustra alcune di queste scoperte e i curiosi ritrovamenti legati al sarcofago fenicio di Sidone.
Il sito palafitticolo di Lucone di Polpenazze del Garda protagonista ai “Giovedì dell’archeologia” di Rovereto. Interviene il direttore dello scavo, Marco Baioni. Tra le scoperte più interessanti il cranio di un bambino di 4000 anni fa: culto dei crani? Rito di rifondazione? E quest’anno anche uno scheletro di bambino
Un sito palafitticolo del lago di Garda protagonista ai “Giovedì dell’archeologia 2018”, organizzati a ingresso gratuito dalla Società Museo Civico, con la Fondazione Museo Civico e la Fondazione Comel. Appuntamento giovedì 18 ottobre 2018, alle 18, in sala convegni “F. Zeni”, a Palazzo Parolari di Rovereto, sede della Fondazione Museo Civico: titolo dell’incontro “Vivere sull’acqua. Scavi nel sito palafitticolo di Lucone di Polpenazze”, con Marco Baioni, direttore del museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS) nonché direttore degli scavi del sito di Lucone, sito palafitticolo dell’età del Bronzo che sta regalando anche scoperte eccezionali, come il recentissimo rinvenimento dello scheletro di un bambino vissuto oltre 4000 anni fa. Proprio nell’ultima campagna di scavo di questa estate 2018 al cosiddetto Lucone D gli archeologi hanno trovato lo scheletro parziale di un bambino di circa due anni e mezzo o tre risalente al 2010/2020 a.C. Non è stato rinvenuto il cranio ma al momento non si sa se possa essere lo stesso bambino del quale era stato rinvenuto proprio il cranio nel 2012. Baioni è entusiasta: “Questo è sicuramente il ritrovamento più importante degli ultimi tempi. Tra i resti significativi di questa campagna c’è una fornace di argilla cotta al sole, con all’interno dei frammenti di ceramica, che ipotizziamo possa essere stata utilizzata come silos per i semi”.
“Dal 2 luglio 2012” scrive Baioni sul sito del Mibact, “sono riprese le ricerche del Museo Archeologico della Valle Sabbia nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze, iniziate nel 2007 e sostenute economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia, nell’ambito di una serie di progetti sulle palafitte del Garda che hanno avuto come partner i comuni di Polpenazze del Garda e Desenzano del Garda”. Il Lucone è un ampio bacino del settore nord-occidentale dell’anfiteatro morenico del Garda, anticamente occupato da uno specchio d’acqua che venne bonificato in epoca rinascimentale. “Il sito, a differenza di altri bacini inframorenici – continua Baioni -, non conobbe ricerche ottocentesche e venne praticamente riscoperto negli anni ’50 e ’60. Dal 1965 al 1971 P. Simoni dell’Associazione Gruppo Grotte Gavardo, su incarico della soprintendenza, avviò i primi scavi (Lucone A). Le ricerche successive hanno individuato cinque aree (denominate A, B, C, D, E), verosimilmente corrispondenti ad insediamenti di tipo palafitticolo. Dal punto di vista cronologico il bacino del Lucone, dopo una fase tardo-neolitica rappresentata dal Lucone C, risulta abitato stabilmente per tutto il Bronzo Antico e in alcuni punti anche durante il Bronzo Medio iniziale. Nel Bronzo Medio avanzato si assiste a una forte contrazione delle aree abitate e col Bronzo Recente il bacino sembra abbandonato. Di recente il sito di Polpenazze è stato iscritto nella lista del patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.
Tra le scoperte fatte sul sito palafitticolo di Lucone ricordiamo un vaso contenente cereali (“Straordinario rinvenimento: è un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato in loco e deformato dall’esposizione al calore, che conserva ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali”); un cranio umano in palafitta (“Nella porzione nord-occidentale dello scavo, quella rivolta verso quello che allora era il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio è stato rinvenuto nel 2012 un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento degli immaturi nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca. Per ora sono in corso accertamenti per capire se si tratti di un resto umano che era conservato nella palafitta bruciata, oppure se la deposizione del cranio possa essere inquadrata in un momento di rifondazione delle strutture, quale rito di fondazione di una casa”); due straordinarie falci (“In due punti differenti del villaggio sono stati rinvenuti due falcetti in legno con lame in selce trattenute da mastice. Essi rappresentano due differenti tipologie di falce in legno. Entrambe presentano una profonda incisione in cui sono inserite lame in selce a ritocco piatto, trattenute da un mastice di origine vegetale. Il primo è però un coltello messorio a corpo rettilineo desinente in un’appendice ricurva, mentre l’altro esemplare è sempre una falce in legno con armatura in selce, ma con corpo ricurvo, detto a mandibola, e manico distinto in un’impugnatura”).
La 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto chiude in un crescendo rossiniano. Assegnato al film francese “L’enigma della tomba celtica” il premio “Città di Rovereto” e attribuite tre menzioni speciali

L’eccezionale sepoltura di Lavau protagonista del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot vincitore del premio “Città di Rovereto” 2018
Con il film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” la Francia si aggiudica il premio “Città di Rovereto” della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (2-6 ottobre 2018), assegnato dal pubblico alla fine di cinque giorni di proiezioni, che si sono susseguite nella splendida cornice del teatro Zandonai in un vero e proprio “crescendo rossiniano” come quello proposto al pubblico in chiusura della serata delle premiazioni dal Milano Saxophone Quartet (Stefano Papa, sax soprano; Massimiliano Girardi, sax tenore; Damiano Grandesso, sax contralto; Livia Ferrara, sax baritono) dopo il concerto in cartellone “La sinfonia della Storia. Musica e immagini archeologiche”, con immagini su Roma e Pompei tratte da film conservati nell’archivio della Fondazione Museo Civico che per l’evento ha contato sulla collaborazione del Musica Riva Festival, e del sostegno della fondazione Caritro. Dopo i saluti della direttrice Alessandra Cattoi e del presidente della Fondazione, Giovanni Laezza, si è proceduto all’assegnazione del premio “Città di Rovereto” e alle tre mezioni attribuite da altrettanti giurie specializzate.

Un gioiello dalla sepoltura di Lavau: frame del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot
Il premio “Città di Rovereto” attribuito dal pubblico al più gradito sui 35 documentari in concorso nelle cinque giornate di proiezioni è andato – come detto – al film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot (Francia, 2017; 88’). La scoperta, nel 2014, di una tomba celtica del V secolo in Francia, a Lavau, rivela un periodo poco documentato della storia dei Celti europei, il periodo di Hallstatt, che durò circa un secolo e scomparve lasciando poche tracce. In quel tempo i Celti commerciavano con il resto d’Europa, costruendo città e porti, senza scrittura e senza l’uso della moneta.

Andreas Steiner, direttore di Archeo, con le consulenti scientifiche del film “La fragilità del segno” Anna Revedin e Silvia Florindi (foto Graziano Tavan)
Menzione speciale della rivista Archeo. La prima menzione è stata attribuita dalla redazione di Archeo, che da quest’anno collabora con la manifestazione roveretana. Sono stati valutati i 15 film in concorso che avevano per tema la valorizzazione e la conservazione del patrimonio italiano. Andreas M. Steiner , direttore di Archeo, ha consegnato il premio al film “La fragilità del segno” di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, prodotto dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italia, 2017; 22’), con la seguente motivazione: menzione Archeo a “La fragilità del segno” per la sua sapiente capacità di unire, seguendo un filo rosso coerente e dinamico, fotografie, filmati e suoni d’epoca a ricostruzioni digitali, facendo “rivivere”, nel miglior modo possibile, quel meraviglioso mondo perduto rappresentato dall’arte rupestre sahariana (già definito dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan “patrimonio dell’umanità”) quale è emerso dalle straordinarie e avventurose ricerche condotte nella prima metà del Novecento dallo studioso italiano Paolo Graziosi.

Antonia Falcone legge la motivazione della menzione al film “Katman” con i consulenti scientifici Gül Pulhan e Stuart Blaylock (foto Graziano Tavan)
Menzione speciale Archeoblogger. La seconda menzione è stata attribuita da un gruppo dei più noti archeoblogger italiani: Antonia Falcone, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra, Astrid D’eredità, Giovanna Baldassarre, Michele Stefanile, Marina Lo Blundo. I 10 blogger hanno visionato online i 14 documentari che hanno come tema il patrimonio europeo. La menzione speciale è stata attribuita parimerito ai film “Le fils de Neandertal / Il figlio del Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017; 52’) e “Katman / Lo strato” di Melek Ulagay Taylan (Turchia, 2017; 65’), con la consulenza scientifica di Gül Pulhan e Stuart Blaylock, che, presenti a Rovereto, hanno presenziato sul palco. Le motivazione degli archeoblogger sono state rispettivamente: “Le fils de Neanderthal” è un film vero e proprio che gioca con la finzione per disvelare piano piano le verità scientifiche sul rapporto Neanderthal Sapiens, uno degli aspetti più affascinanti della nostra storia evolutiva, nonché uno dei più dibattuti. Uno dei punti di forza del film è la capacità di mettere a nudo il problema del sensazionalismo e delle fake news anche in ambito archeologico perché la nostra disciplina si presta da sempre alla proliferazione di fantasiose interpretazioni e ricostruzioni. In questo senso si pone come esperimento rischiosamente provocatorio, riuscendo comunque a costruire una narrazione articolata e scientificamente corretta. E per “Katman”: il film entra nella quotidianità dello scavo archeologico. Non soltanto il momento del rinvenimento o della ricerca, ma quello della condivisione degli spazi, dei tempi, dello scambio con la popolazione locale, della vita degli operai del luogo. Katman veicola anche un forte messaggio relativo al valore identitario e socio culturale dell’archeologia nel quadro di una nazione in veloce trasformazione come l’odierna Turchia. Questo, insieme al richiamo a una maggiore attenzione al consumo del suolo e dei giacimenti archeologici, fa sì che Katman sia una perfetta fotografia, per una volta non patinata, dell’Archeologia di oggi.

Tommaso Bonazza (Cinemamore) legge la motivazione della menzione del film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (foto Graziano Tavan)
Menzione CinemAMoRe. Attribuita da una giuria congiunta dei tre Festival cinematografici del Trentino, cioé il Trento FilmFestival, il Religion Today e la Rassegna, rappresentati da Tommaso Bonazza, Rossana Stedile, Olha Vozna, visionando i 6 film sul patrimonio extraeuropeo, al film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26’) con questa motivazione: “Con una tecnica documentaristica sobria e anti-sensazionalistica, il lavoro di Agnès Molia e Peter Eeckhout è in grado di illuminare il passato con tinte evocative e al contempo definite. Lo spettatore viene condotto, passo dopo passo, alla scoperta delle città costiere dell’Africa orientale e l’immaginazione viene coadiuvata da efficaci rappresentazioni in 3D. La straordinaria storia degli Swahili, protagonisti di una civiltà aperta al mondo, diviene così un inno ante litteram all’intreccio tra i popoli”.
Rovereto. Tutto è pronto per la 29.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico. Film e molto altro: documentari, libri, conferenze, musica e nuovo logo

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018
Tutto è pronto per il ciak della 29.ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2018 a Rovereto, 35 nuovissimi film si succederanno in un intenso palinsesto: svariate le nazioni di provenienza dei film, una ventina gli ambienti e le culture rappresentate, cinque incontri con i protagonisti dell’archeologia, per una full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/13/xxix-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-35-film-che-spaziano-dalla-preistoria-allegitto-dalla-grecia-a-roma-al-medioevo-dalle-civilta-africane-allisola-di/). Quello del documentario è un modo di raccontare il passato che riesce a riportarlo vivo, e lo avvicina al grande pubblico con il linguaggio semplice e immediato del cinema, con documentari sempre più contaminati dalla fiction di qualità. “È una rassegna che cambia pelle”, questa la premessa di Alessandra Cattoi, direttora della Fondazione Museo Civico di Rovereto “e, mantenendo al centro la proposta cinematografica, si sforza di guardare oltre, ai libri, agli incontri, alle visite, nell’ottica di una manifestazione diffusa, che allarga i propri orizzonti e vuole dialogare con tutti coloro a cui preme capire chi siamo attraverso ciò che siamo stati” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/10/rovereto-presentata-la-29-ma-edizione-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-allinsegna-delle-novita-nuovo-logo-nuova-sede-nuove-partnership-nuova-programmazione-nuovo-co/). Primissima novità dell’edizione 2018: l’intera settimana della manifestazione sarà ospitata al Teatro Zandonai, una splendida cornice che la città di Rovereto mette a disposizione del pubblico, accogliendolo nel salotto buono cittadino. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il programma nella sua interezza è consultabile sul sito ufficiale del festival http://www.rassegnacinemaarcheologico.it.
“Notte d’estate” al museo di Rovereto con film su Ötzi “l’uomo dei ghiacci”, degustazione, e spettacolo al Planetario. Nel pomeriggio escursione al castrum di Sant’Andrea
Una “Notte d’estate” al museo con attività a tema, degustazione e spettacolo al Planetario. È quanto propone la Fondazione Museo Civico di Rovereto che apre le sue porte al pubblico anche fuori orario in uno degli ultimi week-end estivi per una serata speciale domenica 26 agosto 2018. A Palazzo Parolari, sede del museo civico di Rovereto, in Borgo Santa Caterina 41, è infatti prevista un’apertura serale straordinaria dalle 20.30 alle 22.30 con alcune iniziative comprese nel costo del biglietto d’ingresso. Alle 20.40, proiezione del film “Iceman Reborn (La rinascita di Iceman)”, regia di Bonnie Brennan (Usa, 2016; 52’), dall’archivio della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico. Ucciso più di 5000 anni fa, Ötzi – l’uomo dei ghiacci – è la più antica mummia naturale europea. Miracolosamente preservata nel ghiacciaio, i suoi notevoli resti intatti continuano a fornire agli scienziati, agli storici e agli archeologi scoperte dirompenti su un periodo cruciale nella storia dell’umanità. All’artista e paleo-scultore Gary Staab è stata data la possibilità di accedere nel rifugio ghiacciato dove Iceman è custodito con il compito di realizzare una sua replica esatta. Alle 21.30, degustazione della C-sana, la tisana del Civico; alle 21.45, spettacolo al Planetario.

Il sito archeologico dell’isola di Sant’Andrea sul lago di Loppio (Mori, Tn) (foto da drone di Alessandro Dardani)
Pomeriggio alla scoperta del Castrum di S. Andrea. E per chi volesse conoscere un luogo intatto e affascinante, visita guidata al sito archeologico di Loppio, alla scoperta del Castrum di S. Andrea, sempre domenica 26 agosto 2018, alle 16. Sull’isola di Sant’Andrea a Loppio (Mori) si trova un sito archeologico con testimonianze che vanno dalla preistoria all’epoca tardoantica a quella medievale, per giungere fino alla Prima Guerra Mondiale (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/10/13/a-mori-tn-larcheologa-barbara-maurina-del-museo-civico-di-rovereto-presenta-i-risultati-degli-scavi-e-delle-ricerche-condotte-nellisola-di-santandrea-di-loppio-postazione/). Partenza all’ingresso dell’isola, sulla pista ciclabile tra Loppio e Passo San Giovanni. Per la visita guidata il biglietto è di 5 euro (ridotto 3 euro). La visita prevede un numero massimo di partecipanti. È perciò preferibile la prenotazione in biglietteria: tel. 0464 452800.
Divulgazione archeologica: la rivista National Geographic Italia sarà il media partner della 29. Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Alesandra Cattoi, direttrice del museo civico di Rovereto e della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

La rivista National Geographic Italia media partner della rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto
Mancano meno di due mesi alla 29. Edizione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, in calendario a Rovereto dal 2 al 6 ottobre 2018, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in attesa di conoscere il programma, c’è già un’importante anticipazione: il media partner del Festival da quest’anno è la prestigiosa rivista National Geographic Italia, una partnership di ampio respiro per una collaborazione delle due realtà nella divulgazione archeologica. “Avere la possibilità di contare su un partner con una tale credibilità”, sottolinea il direttore Alessandra Cattoi, che non nasconde la sua soddisfazione, “ci permetterà di ampliare ulteriormente gli orizzonti di una manifestazione che ha l’ambizione di essere un vero punto di riferimento nel panorama nazionale”.
Alla scoperta dei segreti del Castrum di origine ostrogota e longobarda (VI- VII secolo) sull’isola di Sant’Andrea nel lago prosciugato di Loppio (Tn): escursione speciale al sito archeologico pluristratificato, con testimonianze che vanno dalla preistoria all’epoca tardoantica a quella medievale, per giungere fino alla Prima Guerra Mondiale

Il sito archeologico dell’isola di Sant’Andrea sul lago di Loppio (Mori, Tn) (foto da drone di Alessandro Dardani)
Alla scoperta dei segreti del Castrum dell’Isola di Sant’Andrea: appuntamento per un’escursione speciale domenica 22 luglio 2018 (e domenica 26 agosto 2018), sempre alle 16, sull’isola di S. Andrea sul lago di Loppio (Mori, Tn), situata in un affascinante scenario, a tutt’oggi naturalisticamente intatto, nel punto più stretto di una valle di origine glaciale, a circa sette chilometri a nord-est del Lago di Garda. Prosciugato nel 1956 durante la costruzione della galleria Adige-Garda, il lago di Loppio oggi costituisce una delle più estese riserve naturali provinciali. Partenza dal parcheggio situato accanto alla chiesa di Maria Assunta nella frazione di Loppio (Mori). Le attività prevedono un numero massimo di partecipanti. È perciò preferibile la prenotazione alla biglietteria del museo civico di Rovereto, tel. 0464 452800.

Panoramica degli scavi del sito dell’isola di Sant’Andrea sul lago di Loppio (Mori, Tn) (foto Flamini)
Le indagini archeologiche – avviate negli anni Novanta del secolo scorso e a tutt’oggi in corso – hanno portato alla scoperta di un sito archeologico pluristratificato, con testimonianze che vanno dalla preistoria all’epoca tardoantica a quella medievale, per giungere fino alla Prima Guerra Mondiale, e in particolare hanno permesso di indagare un antico abitato che occupava, per un’estensione di circa 6400 mq, la parte sommitale dell’isola. Lungo il versante nord-est e presso il margine sud dell’isola sono stati rinvenuti i resti di alcuni edifici riconducibili a un insediamento fortificato di epoca tardoantica/altomedievale (castrum), mentre sulla parte sommitale del dosso si sono indagati i ruderi pertinenti a alla chiesa romanica di Sant’Andrea.
Nel biennio 2008-2009 le attività di ricerca su questo sito archeologico sono state condotte con il sostegno e il contributo della Fondazione Caritro. Nel 2011 la Soprintendenza per i Beni Librari Archivistici e Archeologici della Provincia Autonoma di Trento ha finanziato e coordinato un progetto di consolidamento e restauro architettonico delle strutture archeologiche rinvenute nel sito. Nel 2012 è seguito un intervento di ripristino, riqualificazione ambientale e messa in sicurezza del sito, realizzato dal Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale, che ha anche curato, con la collaborazione del Museo Civico di Rovereto, un’apposita installazione pannellistica, quale supporto informativo per i visitatori.
Quindici secoli fa dunque il castrum fu la sede fortificata – in posizione soprelevata e protetta per il controllo della via tra la Vallagarina e il Garda – di un contingente di soldati e delle loro le famiglie. La visita a questo straordinario sito è condotta dagli esperti della Fondazione Museo Civico di Rovereto, la cui Sezione Archeologia ne ha svelato ì segreti con scavi che hanno portato alla luce un sito con testimonianze che vanno dalla preistoria al Castrum di origine ostrogota e longobarda (VI- VII secolo), alla chiesa romanica del XII secolo, per giungere fino a reperti risalenti alla prima guerra mondiale. I numerosi oggetti rinvenuti tipici dell’armamento e dell’abbigliamento militare hanno ricondotto alla funzione strategica e difensiva del castrum tardoantico, naturalmente ben protetto e in posizione dominante. Il contingente militare, però, doveva essere organizzato su base famigliare, come indicano i reperti relativi alla sfera femminile (come fibule e pettini) e la scoperta di una tomba infantile (la prima del genere scoperta nell’arco alpino, con l’utilizzo di un’anfora di Gaza).
Gli oggetti rinvenuti sono in mostra nelle due nuove vetrine delle sale archeologiche della Fondazione Museo Civico di Rovereto (visitabile con lo stesso biglietto della visita guidata). Le vetrine, corredate da pannelli e didascalie, presentano una significativa selezione dei reperti provenienti dai depositi stratigrafici del sito, riconducibili a attività domestiche, artigianali e agropastorali. Particolarmente interessanti sono proprio i manufatti pertinenti all’armamento e all’abbigliamento dei soldati, oltre a oggetti della sfera femminile e a una sepoltura infantile. I reperti rivelano – come si diceva – che il sito era dunque abitato da militari accompagnati dalle proprie famiglie.





























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