Stazioni-museo lungo la linea C della Metro di Roma: dal film “Roma sotterranea” (premiato al RAM film festival) agli approfondimenti per “archeologiavocidalpassato.com” col direttore del PArCo Quilici e l’archeologa Elisa Cella sullo scavo nel cantiere della metro, l’allestimento museale, la periferia che dialoga col centro, le tappe verso un museo diffuso a 40 metri di profondità

Linea Metro C a Roma: dodici anni di lavori per raggiungere, da San Giovanni in Laterano, la stazione Colosseo-Fori Imperiali, attraversando nel sottosuolo il cuore della città antica. Quell’impresa, tra ricerca archeologica e innovazione tecnologica applicata alla mobilità urbana, che ha visto il taglio del nastro il 16 dicembre 2025 alla presenza, tra gli altri, del ministro della Cultura Alessandro Giuli, è diventata un film: “Roma sotterranea – una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia 2025, 52’). Produzione: MyMax Edutainment, Artline Films, Idéacom International, che al 37mo RAM Film Festival di Rovereto, è stato premiato con la Menzione speciale Archeoblogger (vedi Rovereto. La direttrice Alessandra Cattoi fa un bilancio del 37mo RAM film festival. Ed ecco tutti i film premiati nell’edizione 2026 – archeologiavocidalpassato).

Come si è proceduto lo scavo archeologico nel cantiere della Metro C? quali difficoltà sono state superate? Come si è arrivati alla realizzazione della stazione-museo? Quali scelte sono alla base dell’allestimento? Cosa rappresenta la stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali per il parco archeologico del Colosseo e per Roma? Quali sono le prossime tappe di questo museo diffuso a 40 metri di profindità? Tutte domande che abbiamo girato ai diretti interessati, il direttore del parco archeologico del Colosseo Simone Quilici, e l’archeologa del PArCo Elisa Cella che ha seguito da vicino lo scavo archeologico e l’allestimento. Ecco come hanno risposto ad archeologiavocidalpassato.com.
“La stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C”, spiega Simone Quilici ad archeologiavocidalpassato.com, “permette di far conoscere il patrimonio archeologico-storico dell’area del colle della Velia, che non c’è più, grazie alla musealizzazione dei pozzi. È stata infatti una grande sorpresa che a 40 metri di profondità, quota alla quale normalmente non ci sono più evidenze archeologiche, la scoperta di questi pozzi che rappresentano un’importante occasione di conoscenza archeologica.
“Grazie al fatto che all’interno della stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C transitano milioni di persone”, continua Quilici, “è possibile avvicinare all’archeologia anche chi probabilmente in un museo non c’è mai stato o difficilmente viene. E quello che è importante è che tra questi milioni di visitatori non ci sono solo turisti ma anche romani. La Metro C, infatti, collega la zona Est di Roma, quartieri popolari, con il centro di Roma. Lo spazio dei Fori Imperiali è ampio, pensato per le parate. Con questa stazione, al di là dei numeri assoluti che tutti conosciamo, noi riequilibriamo la presenza dei romani con i turisti.
“Ora c’è operativa solo la stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C. Ma tra qualche anno”, fa sapere Quilici, “sarà aperta la stazione-museo di Piazza Venezia, e allora avremo un sistema. Tra l’altro, mentre la stazione Colosseo ha l’uscita direttamente sul piano stradale dei Fori Imperiali, quella di Piazza Venezia sarà un modello tentacolare con uscite a più livelli: ci sarà infatti non solo il livello verso la città, ma anche uno con uno sbocco direttamente nell’area archeologica del Foro di Traiano.

“Per la valorizzazione di questa stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della Metro C”, conclude il direttore Quilici, “potenzieremo il punto informativo, posto all’uscita delle scale mobili su via dei Fori Imperiali, che è gestito dal Comune e dal PArCo. Verranno allestiti degli apparati esplicativi e sarà posta in vendita una guida del museo della stazione della Metro C che è un corollario necessario per informare e indirizzare meglio i viaggiatori-visitatori”.
“L’allestimento della stazione Colosseo-Fori Imperiali”, spiega Elisa Cella ad archeologiavocidalpassato.com, “costituisce solo l’ultimo dei capitoli che riguardano un’attività che è iniziata diversi anni fa scavando nel cuore della Roma monumentale, ai piedi del Colosseo e al di sotto dell’attuale piano di calpestio di via dei Fori Imperiali. È stato un lavoro corale, iniziato prima dalla soprintendenza speciale di Roma, poi portata avanti dal parco archeologico del Colosseo. Lì archeologi giorno e notte hanno prima avviato delle indagini preventive e successivamente scavato ogni centimetro mentre veniva realizzata la stazione Colosseo-Fori Imperiali.

“Si pensava che non ci potessero essere grandi sorprese”, continua Cella, “poiché il corpo della stazione si trova esattamente lì dove un tempo si trovava la collina della Velia che venne di fatto sbancata, asportata nel 1932. E invece soprese ce ne sono state. Sono stati rinvenuti degli elementi che sono l’indizio della vita brulicante in età repubblicana di un quartiere popoloso che si era sviluppato sulla Velia. Sono stati rinvenuti ben 28 pozzi, molti di questi foderati con lastre di tufo, tutti utilizzati per la captazione dell’acqua dalla falda acquifera che quando però questa è andata ad abbassarsi hanno cambiato uso. E sono diventati oggetto di complesse cerimonie e di azioni votive, di offerte, i cui resti sono stati rinvenuti dagli archeologi.

“Ma un altro dei contesti che sono stati individuati”, ricorda Cella, “è stato proprio ai piedi del Colosseo. Si tratta di una domus, una domus sicuramente un tempo proprietà di un’abbiente famiglia romana che visse e la utilizzò tra la fine dell’età repubblicana e l’età giulio-claudia fino all’incendio famoso avvenuto durante il regno di Nerone nel 64 d.C. che distrusse quei muri, così come accadde per buona parte delle case di quell’area. Quella struttura fu distrutta e di fatto colmata da strati di macerie, andando quindi letteralmente a disseppellirla da queste macerie. Sono emersi i resti di qualcosa di eccezionale: un piccolo ma preziosissimo impianto termale privato, dotato di una piscina con gradini per godere di bagni in acqua fredda, e di un laconicum, cioè di una piccola sauna nella quale si poteva godere del calore sprigionato dal braciere in ceramica”.
“L’armonizzazione di quanto è emerso nel corso degli scavi e l’infrastruttura della stazione del Colosseo-Fori Imperiali è stata doverosa”, spiega Elisa Cella ad archeoologiavocidalpassto.com, “ed è stata anche possibile, mettendo al centro i bisogni degli utenti, che sono sì quelli di utilizzare una nuova linea che unisca la periferia al centro della città, ma anche di entrare in contatto, di godere, di conoscere quello che è il proprio passato e quello che è stato restituito dal sottosuolo.

“Siamo quindi partiti insieme al dipartimento di Architettura e Paesaggio della Sapienza università di Roma”, continua Cella, “mettendo al centro i flussi di pubblico all’interno della stazione, individuando delle aree che letteralmente li accompagnassero e consentissero a chiunque, sia a chi corre per andare a prendere un treno, sia chi – una volta arrivato al centro della città – ha tempo per cominciare a esplorare, quindi consentissero di godere delle diverse aree dell’allestimento. Quindi è un allestimento che non è realizzato a parte, non è disgiunto dai percorsi di transito, ma al contrario li affianca, li accompagna, dando anzi maggiore valore all’opera.
“Tutta la stazione di fatto è divenuta oggetto di un’attività di valorizzazione e di comunicazione. Ed è per noi, per il parco archeologico del Colosseo, un luogo essenziale per entrare in contatto con la città e quindi anche in qualche modo per consentire a chiunque di riappropriarsi di uno sguardo nuovo su questi rinvenimenti che parlano della Roma di età repubblicana, una volta varcati i tornelli. Ma prima di salire su via dei Fori Imperiali”, conclude l’archeologa Cella, “illustrano anche la monumentalità di queste grandi piazze realizzate dagli imperatori, e che quindi in qualche modo introducono a tutto quello che troveranno sul suolo e nel sottosuolo”.
“La stazione Colosseo – Fori Imperiali è la prima stazione-museo realizzata all’interno del parco archeologico del Colosseo, ma non è destinata a restare l’unica”, spiega Elisa Cella ad archeologiavocidalpassato.com. “La prossima stazione con queste caratteristiche sarà quella che è già in corso di realizzazione a Piazza Venezia. E va detto che la nostra stazione, quella che è visibile oggi ed è aperta al pubblico, in qualche modo si rifà e richiama la felice esperienza della prima stazione-museo di Roma, che è quella alla fermata di San Giovanni, sempre lungo la linea C, che con il tempo va di fatto acquisendo le caratteristiche quasi di un polo museale diffuso lungo la linea.
“È bellissimo immaginare che a breve, passando da San Giovanni a Porta Metronia, di prossima apertura come area archeologica da parte della soprintendenza di Roma; poi ancora lungo Colosseo-Fori Imperiali e Piazza Venezia, e oltre lungo Chiesa Nuova, con un biglietto chiunque potrà godere di una visita lungo la linea ma attraverso diversi contesti della città. Questa”, conclude Cella, “è anche un’intuizione che è stata accolta e sostenuta dal capo dipartimento Alfonsina Russo, all’epoca della realizzazione della stazione Colosseo-Fori Imperiali direttrice del parco archeologico, che ho potuto affiancare nella direzione scientifica e cura dell’allestimento che oggi possiamo offrire al pubblico”.
Centuripe (En). All’ex chiesa del Purgatorio “Cineforum ArcheoCiak”, rassegna dedicata al cinema archeologico: due giornate di proiezioni e approfondimenti guidati da Dario Di Blasi. Ecco il programma
Week end a Centuripe (En) tra cinema e archeologia per un viaggio nel tempo con “Cineforum ArcheoCiak”, rassegna dedicata al cinema archeologico, promossa dal Comune di Centuripe, con il supporto organizzativo della cooperativa Controvento, nell’ambito del progetto “Educare in Comune – EmozioniAMOci”: sabato 18 e domenica 19 aprile 2026, all’ex chiesa del Purgatorio, in via Battisti 30 a Centuripe, il cinema diventa strumento di conoscenza e racconto del passato in un affascinante percorso dalla Preistoria al Medioevo. Due giornate di proiezioni e approfondimenti, dalle 17 alle 19, pensate per rendere accessibile e coinvolgente il racconto del mondo antico. A guidare il pubblico sarà Dario Di Blasi, tra i più autorevoli esperti di cinema archeologico a livello internazionale, che accompagnerà le proiezioni con spiegazioni e chiavi di lettura. Nel corso delle due giornate saranno presenti ospiti del settore legati al mondo dell’archeologia e della divulgazione culturale, che arricchiranno il programma con momenti di confronto e dialogo con il pubblico.
Programma di sabato 18 aprile 2026 “Comunicare l’antico nel modo più immediato ed efficace”: apre il pomeriggio la proiezione del film “I pozzi cantanti di Etiopia” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia 2009, 50’). Nell’Etiopia meridionale nella terra dei pastori Borana, ci sono pozzi che sprofondano fino a trenta metri nel sottosuolo. Fino a pochi anni fa, uomini e donne scendevano, all’alba, nel buio dello scavo per raggiungere la falda acquifera. Diciotto – venti persone, posizionate le une sulle altre su legni scivolosi di muffa, portavano in superficie l’acqua necessaria agli uomini e agli animali. Un canto scandiva il lavoro. Sei litri ogni tre secondi per ogni uomo. Cori antichi che uscivano dalla terra e che si udivano da lontano. “Pozzi Cantanti” arrivati fino a noi da innumerevoli generazioni di pastori.
Segue il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia 2019, 50’). Il film intende proporre un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito.
Programma di domenica 19 aprile 2016: “Un percorso a ritroso nel tempo. Preistoria e medioevo”: apre il pomeriggio la proiezione del film “Roma sotterranea. Una metro nella storia” di Laurent Portes, scritto con Massimo My e Bettina Hatami (Italia 2025, 53’). Il film racconta l’avventura archeologica legata ai quasi 18 anni di scavi della Linea C della metropolitana di Roma, che hanno riportato alla luce reperti eccezionali della città antica. Grazie alla collaborazione fra ingegneri e archeologi, le stazioni del centro sono diventate veri siti museali: tra le scoperte più straordinarie, la caserma romana di Porta Metronia, 1700 mq di mosaici e affreschi ritrovati a 9 metri di profondità e poi ricollocati, e gli Auditoria di Adriano emersi a Piazza Madonna di Loreto. Con consulenza della storica Claudia Devoto, voce narrante di Domenico Strati e musiche di Siegfried Canto, il documentario è una co-produzione internazionale (Italia, Francia, Canada) distribuita da Cineflix Rights, sostenuta da importanti enti culturali europei e nordamericani.
Segue il film d’animazione “Matilde, una donna oltre il suo tempo” di Pasquale Celano e Monica Fornaciari (Italia 2012, 40’). Matilde, una donna oltre il suo tempo racconta la storia di Matilde di Canossa: una delle prime grandi figure della diplomazia europea, entrata nella storia e nella leggenda come nessuna donna prima di lei. Siamo nel XII secolo e Matilde governa un territorio vastissimo, che comprende buona parte dell’Italia settentrionale e centrale, strategico nella lotta tra Papato e Impero. Matilde è legata all’Imperatore da un vincolo di parentela, ma ideologicamente e umanamente sostiene la Chiesa Riformata. Saranno coraggio, determinazione, arte della mediazione e buon cuore, le doti che le permetteranno di sopravvivere nel mondo brutale dell’epoca, facendo trionfare quella riforma del clero indispensabile per il miglioramento dell’umanità.
“Sarà un’occasione per stare insieme e condividere cultura”, sottolinea il sindaco Salvatore La Spina, evidenziando l’importanza di iniziative capaci di rafforzare il legame tra comunità e patrimonio. “In un territorio come quello di Centuripe, tra i più esposti nel tempo al fenomeno dei tombaroli e al traffico illecito di reperti archeologici, diventa ancora più urgente promuovere consapevolezza e responsabilità verso il proprio patrimonio storico. L’archeologia, in questo contesto, non è solo memoria del passato, ma uno strumento fondamentale per costruire identità e futuro. Cineforum ArcheoCiak si propone così come un momento di riflessione e partecipazione collettiva, capace di trasformare la conoscenza del passato in una risorsa viva per la comunità”.



Commenti recenti